Autore: Gabriel Bellizzi [also known as Ružička, The Biochemist] - CEO BioGenTech -
Negli anni trenta del ventesimo secolo si è verificata una febbre dell’oro scientifica di proporzioni inaudite nel campo della nascente endocrinologia. Questa impresa è stata portata avanti con tanta celerità grazie al pionieristico lavoro di biochimici Adolf Friedrich Johann Butenandt e Lavoslav Stjepan Ružička, entrambi premi Nobel per la chimica nel 1939 grazie proprio alla pubblicazione dell’articolo “Sulla preparazione artificiale dell’ormone testicolare testosterone (androstene-3-one--17-olio)”.
Il potenziale del Testosterone e dei suoi primi derivati che videro la luce nella seconda metà degli anni trenta del 900, arrivo’ all’orecchio degli sportivi d’élite tanto che nel 1938 vi fu una prima pubblicazione che parlava del potenziale uso del Testosterone nel Bodybuilding.
Grazie agli abbattimenti dei costi di produzione delle molecole di sintesi, resi possibili dal genio della chimica Russell Earl Marker e dalla sua “Marker degradation”, nella seconda metà degli anni quaranta l’uso di AAS si è diffuso nelle squadre olimpiche di molti paesi. Successivamente tocco’ al pubblico amatoriale. E' nel 1976 che vi fu una nuova svolta, cioè la nascita della società di biotecnologie “Genetech” nata dall’incontro tra l’imprenditore Robert Swanson e Herbert Boyer, biochimico dell’Università della California. I due decisero di fondare questa società per lo sfruttamento commerciale delle tecniche del DNA ricombinante messe a punto da Boyer. Insulina e hGH divennero parte del corollario di farmaci utilizzati dai bodybuilder, e l’era dei “Freak” venne inaugurata.
Purtroppo, lo “scandalo DOPING” negli anni 80’, e le successive restrizioni di “facciata” hanno smantellato massivamente quella nicchia di ricercatori che lavoravano a stretto contatto con gli atleti e facevano ricerca sul campo. Essi non sono “estinti” ma sono obliati da una certa narrativa di comodo. Da qui il problema presente: l’atleta è in balia di leggende e metodiche partorite da menti non avvezze alla complessità della farmacologia partendo dalle basi della biochimica.
La BioGenTech è un laboratorio di ricerca che opera direttamente sul campo dapprima della sua fondazione grazie al lavoro del CEO Amedeo Gabriel Bellizzi. Nel 2021, ha visto la luce e ha preso concretezza un idea: fornire informazioni valide e affidabili su una scienza multidisciplinare. Nessun circo delle pulci, ma qualcosa che si può vedere e constatare.
Noi alla BioGenTech, la quale è una realtà collaborativa sebbene diretta da una mente, siamo scienziati puri con un atteggiamento snobistico nei confronti dei soli affari. Riteniamo la sola corsa al denaro una cosa da bottegai, poco stimolante dal punto di vista intellettuale. E la ricerca al servizio del commerciale, quindi resa scientismo, può andare bene solo per chi non e’ dotato di etica o è limitato nella materia.
Quindi il nostro atteggiamento nei confronti di chi e’ impegnato nello scientismo speculativo, e’ essenzialmente di critica e avversione. Il Nostro tradizionale antagonismo fa sì che non subiamo la contaminazione del marketing e, ogniqualvolta si scatena un dibattito su questioni biotecnoiogiche, non manchiamo di porci al di sopra delle parti discutendo dei problemi ai massimi livelli.
Contattaci per informazioni su coaching, anti-aging e TRT/HRT sulle piattaforme Instagram, Telegram, Whatsapp o all’indirizzo mail teamympus86@outlook.it
CEO Amedeo Gabriel Bellizzi [Biochimico, esperto in nutrizione sportiva, coach di BodyBuilding, PEDs consulter, esperto in tecniche Anti-Aging, TRT e HRT, ricercatore e divulgatore scientifico indipendente]
Come si potrà facilmente capire dalle prime righe di questo articolo, la Rauwolscina è una molecola molto simile nella sua struttura alla Yohimbina e probabilmente condivide simili effetti; ipoteticamente potrebbe essere più potente, ma esistono prove limitate.
Dal momento che mi è capitato molto spesso di ricevere domande su questa forma di Yohimbina, ho deciso di scrivere alcune righe in merio trattando gli effetti maggiormente ricercati dall’utilizzatore medio dell’alcaloide in questione.
Rauwolscina: caratteristiche proprie e similitudini con la Yohimbina
La Rauwolscina, nota anche come Isoyohimbina, α-yohimbina e Corynanthidina, è un alcaloide presente in varie specie del genere Rauvolfia e Pausinystalia (precedentemente noto come Corynanthe).[1] È uno stereoisomero della Yohimbina. [1] la Rauwolscina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, un anestetico locale e possiede un certo potenziale afrodisiaco.[1] La Rauwolscina agisce prevalentemente come antagonista del recettore α2-adrenergico.[2][3] È stato anche dimostrato che agisce come agonista parziale del recettore 5-HT1A e antagonista del recettore 5-HT2A e 5-HT2B. [4] [5] [6]
la Rauwolscina, o {3H}Rauwolscina, come già accennato, è un antagonista dei recettori adrenergici alfa-1 e alfa-2 (con una maggiore selettività per quest’ultimo).[7] La Yohimbina condivide il medesimo meccanismo d’azione recettoriale.
Come ormai risaputo, la Yohimbina agisce sul sistema dei recettori adrenergici delle cellule adipose, che regolano la termogenesi. Le subunità beta dei recettori adrenergici (bersagli, per esempio, dell’Efedrina) possono essere viste come stimolanti per la perdita di grasso poiché aumentano l’attività dell’enzima adenil ciclasi e successivamente dei livelli di cAMP (principalmente attraverso le subunità b1 e b2; con la b3 che è meno attiva negli umani).[8][9] Le subunità alfa sono soppressive del metabolismo lipidico, e attraverso la loro attivazione si riduce l’attività dell’adenil ciclasi e si riducono i livelli di cAMP (in particolare per opera degli alfa-2). La Yohimbina, come la Rauwolscina, è un antagonista selettivo del recettore alfa-2 adrenergico (inattivatore), che inibisce l’attivazione del set di recettori soppressivi e preserva l’attività dell’adenil ciclasi e gli effetti mediati dai recettori beta.[10]
Osservando le interazioni della Yohimbina a livello del recettore, la molecola è risultata essere un antagonista alfa2-adrenergico selettivo con un’affinità 44 volte maggiore per la subunità alfa2 rispetto alla subunità alfa1 quando testata su ratti anoccigei e dotti deferenti; questo differisce dal relativo composto Corinantino e Rauwolscina che sono selettivi per il recettore alfa1 (33 volte) e per lo più non selettivi (3,3 volte); rispettivamente.[11] Questi valori sono stati derivati da sperimentazioni in vitro e un secondo test nel quale è stato osservato il legame competitivo in campioni di cervello notando che la selettività era ridotta da 45 a 5,7. Quando si osserva il recettore alfa2 stesso, la Yohimbina sembra avere ulteriore selettività per la subunità alfa2C piuttosto che per la A o la B; nell’intervallo di 4-15 volte la selettività,[12] mentre la Rauwolscina sembra essere non selettiva tra queste tre subunità.[13][12] La Rauwolscina sembra essere efficace a livello del recettore quanto la Yohimbina,[14] con la Coynantina che presenta la minore entità di efficacia.[11]
Oltre a ciò, la stessa Yohimbina può potenzialmente indurre la perdita di grasso per via indiretta attraverso il rilascio di Adrenalina; l’Adrenalina stessa è un attivatore dei recettori beta-adrenergici.[15] Tuttavia, questo aumento di Adrenalina può svanire con il tempo raggiungendo l’irrilevanza statistica 2 settimane dopo l’inizio dell’ingestione giornaliera.[16] L’aumento degli acidi grassi liberi plasmatici e la densità dei recettori alfa2-adrenergici rimangono simili in entrambi i momenti, suggerendo che la Yohimbina perde selettivamente il picco di Adrenalina ma non gli effetti diretti sulla sovra-regolazione della lipolisi recettore-dipendente.
La Yohimbina è stata inizialmente studiata per il suo ruolo nella riduzione degli accumuli adiposi localizzati grazie al suo utilizzo come crema topica (potendo scegliere dove applicare la Yohimbina)[17][18] ma anche secondariamente al suo utilizzo per ridurre l’adipe nelle cosce delle donne, poiché livelli elevati di Estrogeni aumentano l’attività del recettore alfa2-adrenergico.[19] A causa dell’aumento dell’attività alfa2-adrenergica nel tessuto adiposo sito nelle cosce delle donne, si pensava che l’antagonismo di questi recettori riducesse l’adiposità in modo selettivo; i risultati con la soluzione topica sono ad oggi vaghi, con uno studio con esito positivo [18] e l’altro nel quale si sono notati benefici sia con la Forskolina (da Coleus Forskohlii) che con l’Aminofillina ma non con la Yohimbina. [17]
La chetogenesi, o la produzione di corpi chetonici, è potenziata dalla presenza di Noradrenalina in condizioni normali. Il blocco dei recettori alfa adrenergici, tramite l’antagonismo della Yohimbina (e della Rauwolscina) sul recettore alfa-2 adrenergico, aumenta gli effetti chetogenici della Noradrenalina. [20]
Uno studio nel quale si è osservato un aumento della ossidazione lipidica (aumento dei biomarcatori di NEFA e glicerolo) ha anche notato che questo aumento è stato soppresso durante lo stato di alimentazione.[21] È stato ipotizzato che questa interazione con lo stato di digiuno così come gli effetti apparentemente additivi/sinergici della Yohimbina e l’esercizio sulla lipolisi[21] potrebbero portare a tempistiche di assunzione ideale della Yohimbina prima dell’esercizio mattutino.[22] Se abbinata al cibo in modo acuto, la Yohimbina può effettivamente aumentare il rilascio di Insulina indotto dal glucosio attraverso lo stimolo delle cellule pancreatiche[23][24] ma non si verifica a digiuno dopo il consumo orale di 0,2g/kg.[25][21]
Se il meccanismo avviene tramite la stimolazione del rilascio di Insulina che riduce la lipolisi, è teorico che un pasto privo di carboidrati e a basso contenuto proteico (per ridurre la stimolazione indotta dagli amminoacidi) potrebbe essere simile allo stato di digiuno; questo non è stato però studiato.
Uno studio è stato condotto con la somministrazione di Yohimbina a giocatori di calcio d’élite che assumevano 10mg della molecola due volte al giorno (20 mg in totale) per un periodo di 21 giorni. Durante lo studio si è osservato che, in seguito al controllo della dieta, la percentuale di grasso era diminuita dallo 9,3 +/- 1,1% allo 7,1 +/- 2,2% (valutato tramite calibro), mentre nel gruppo placebo è stato registrato un aumento non significativo.[26] La dose di 0,2mg/kg di Yohimbina in uomini altrimenti sani sembra aumentare gli effetti sul miglioramento del metabolismo lipidico e della beta-ossidazione della Noradrenalina endogena e sembra essere più efficace durante i periodi di esercizio e attenuarsi se somministrati dei beta-bloccanti;[21] un altro studio ha rilevato che questa attenuazione deve essere misurata al 70%.[25] Tuttavia, almeno uno studio ha rilevato risultati nulli, in quanto la Yohimbina non ha fatto diminuire il peso nei volontari sani.[27]
La {3H} Rauwolscina è meno potente della Yohimbina nel proteggere dagli aumenti della pressione sanguigna indotti dall’Adrenalina (entrambi meno potenti della Corinantina e più potenti della 3-epi-alfa-yohimbina), questo effetto sembra correlato alla loro affinità per gli alfa -2 adrenorecettori.[28]
Come la Yohimbina, la Rauwolscina è un agonista dei recettori 5-HT1a/b e induce effetti simili alla Serotonina. Mentre la Yohimbina ha più affinità per tale recettore, la Rauwolscina ha un valore IC50 più basso (il che significa che può saturare più recettori alla stessa dose) e può essere considerata leggermente più potente nell’attività serotoninergica.[29][30]
Non mi dilungherò oltre, dal momento che gli argomenti trattati fino a questo momento sono di maggiore interesse per la valutazione di supplementi contenenti Rauwolscina e del loro possibile utilizzo.
Conclusione:
Ora, sappiamo che le caratteristiche di entrambe le forme di Yohimbina sono pressoché identiche sebbene la selettività recettoriale della Rauwolscina sembri minore di quella della Yohimbina. La caratteristica che sembra spostare l’interesse sulla Rauwolscina è la sua più lunga emivita ( Yohimbine 0.25-2.5h; Rauwolscina 0.5-5h ipotetiche). Se però valutiamo quest’aspetto alla luce della sua bassa selettività e alto potenziale di saturazione recettoriale, viene facile intuire che ciò possa influire negativamente sulla percentuale di emersione di effetti collaterali tipici dell’alcaloide (tremori, insonnia, emicrania, tachicardia, ecc…). Con molta probabilità il dosaggio “ideale” con un certo margine di “sicurezza” può essere attestato a 0.1mg/Kg/die.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:
KOHLI JD, DE NN (June 1956). “Pharmacological action of rauwolscine”. Nature. 177 (4521): 1182. doi:10.1038/1771182a0. PMID13334509.
Perry BD, U’Prichard DC (December 1981). “[3H]rauwolscine (alpha-yohimbine): a specific antagonist radioligand for brain alpha 2-adrenergic receptors”. European Journal of Pharmacology. 76 (4): 461–4. doi:10.1016/0014-2999(81)90123-0. PMID6276200.
Arthur JM, Casañas SJ, Raymond JR (June 1993). “Partial agonist properties of rauwolscine and yohimbine for the inhibition of adenylyl cyclase by recombinant human 5-HT1A receptors”. Biochemical Pharmacology. 45 (11): 2337–41. doi:10.1016/0006-2952(93)90208-E. PMID8517875.
Kaumann AJ (June 1983). “Yohimbine and rauwolscine inhibit 5-hydroxytryptamine-induced contraction of large coronary arteries of calf through blockade of 5 HT2 receptors”. Naunyn-Schmiedeberg’s Archives of Pharmacology. 323 (2): 149–54. doi:10.1007/BF00634263. PMID6136920.
Torno a parlare dell’argomento AAS e sistema immunitario con questa piccola parentesi incentrata sulla risposta alle possibilità di sviluppo di eventi avversi in seguito a contaminazione virale, soprattutto da ceppi delle famiglia dei coronaviridae della cui famiglia fa parte l’ormai famoso SARS-CoV-2.
Come ben sapete, io ed altri divulgatori d’oltre oceano abbiamo sottolineato come l’uso di dosi sovrafisiologiche di AAS possano portare ad uno stato di lieve immunosoppressione, tale da poter aumentare il rischio di sviluppare sintomatologia da contagio virale. Secondo recenti studi scientifici, probabilmente avevamo ragione.[1]
Attività androgenica e SARS-CoV-2 (e coronaviridaee)
Le donne con la PCOS hanno livelli elevati di androgeni. Se queste donne sono infettate dal SARS-CoV-2, come da altri ceppi della stessa famiglia, e non solo, i sintomi sembrano essere più gravi rispetto alle donne senza la PCOS.[2]
Gli inibitori della 5α-reduttasi riducono fortemente la conversione del Testosterone nel più androgeno DHT. Se si trattano gli uomini con inibitori della 5α-reduttasi, sembra che l’infezione da SARS-CoV-2 risulti meno grave nella sintomatologia.[3,4]
Una minore attività androgenica nei soggetti di sesso maschile affetti da SARS-CoV-2 sembrano quindi manifestare una sintomatologia lieve. Alcuni ricercatori sospettano che ciò sia dovuto al fatto che gli androgeni attivano l’enzima TMPRSS2. Questo enzima fa sì che le cellule presentino un numero maggiore di recettori ACE2 sulla superficie della membrana fosfolipidica. Come ormai noto, i recettori ACE2 sono il bersaglio di legame per le proteine spike del SARS-CoV-2. Grazie al legame con tali proteine di membrana il virus in questione può penetrare all’interno della cellula e dare avvio ai processi di replicazione.
Meccanismi di infezione cellulare (cardiomiocita) da parte del SARS-CoV-2. Come si può notare, vi è connessione di attività tra l’enzima TMPRSS2 e il recettore ACE2, il legame della proteine spike del virus.
Il caso studio “Oxandrolone e Proxalutamide”
In base a quanto detto in precedenza, significa anche che gli atleti che usano AAS hanno maggiori probabilità di sviluppare una sintomatologia maggiore in seguito ad infezione da SARS-CoV-2? Sembrerebbe di sì, e gli endocrinologi brasiliani dell’Università federale di San Paolo hanno riportato una loro osservazione su BMJ Case Reports.
Quindi, secondo quanto emerso dalle loro osservazioni, gli utilizzatori di AAS sono più vulnerabili all’infezione e sviluppo di sintomatologia acuta da SARS-CoV-2.
I ricercatori si basano sul caso di un bodybuilder di 28 anni con una grave infezione da SARS-CoV-2. Il caso è stato notevole, perché l’uomo non aveva di base fattori di rischio. I genitori del soggetto avevano contratto il virus, ma la sintomatologia non è stata grave. Perché allora il bodybuilder si è ammalato gravemente? Quando gli endocrinologi lo hanno esaminato, è emerso che aveva assunto 40mg di Oxandrolone al giorno per un mese.
I medici hanno convinto l’uomo a interrompere l’assunzione di Oxandrolone prescrivendogli una terapia a base dell’anti-androgeno Proxalutamide. Il Proxalutamide è anche un farmaco sperimentale per il trattamento dell’infezione da SARS-CoV-2 negli uomini.[5]
I medici hanno inizialmente somministrato al bodybuilder una singola dose di 600mg di Proxalutamide. Quindi al soggetto è stata prescritta l’assunzione di 200mg/die del anti-androgeno per una settimana.
Già 24 ore dopo la prima somministrazione, il bodybuilder ha riferito di sentirsi significativamente meglio. Allo stesso tempo, vari marker ematici erano visibilmente migliorati in quel breve periodo di tempo.
L’immagine schematica descrive il ruolo del enzima TMPRSS2 nell’infezione da SARS-CoV-2 e l’espressione androgeno-mediata di ACE2 e di TMPRSS2 che potrebbero potenzialmente essere modulati con l’uso di molecole anti-androgene.
Conclusione
La più alta percentuale di infezioni e manifestazione di sintomatologia severa possibilmente riscontrabile degli utilizzatori di AAS era cosa già conosciuta e constata nel mio articolo dedicato. Detto ciò, adesso abbiamo la conferma che la manifestazione della sintomatologia conseguente all’infezione da SARS-CoV-2 può essere maggiore negli utilizzatori di AAS. E, di certo, questo interessa tutti i virus che possono dare una risposta sintomatologica di varia entità, non solo il SARS-CoV-2 o altri coronaviridaee.
Molti sono convinti che il Boldenone (conosciuto commercialmente con Equipoise) aromatizzi in Estradiolo ad un tasso pari al 50% di quello del Testosterone sulla base di un informazione estrapolata da “Chemical Muscle Enhancement” del compianto A.L. Rea o da “Anabolics” di William Llewellyn.
Il vantaggio del Boldenone come anabolizzante è una questione che è stata pesantemente dibattuta per anni nel mondo del Bodybuilding.
Quanto è potente il Boldenone nello stimolo dell’ipertrofia muscolare? Se si è particolarmente sensibili agli effetti collaterali derivanti da un aumento degli estrogeni per via dell’aromatizzazione dei substrati soggetti come il Testosterone, può il Boldenone essere una alternativa al Testosterone?
Nel corso degli anni ho raccolto molti dati che, per la maggior parte, mi hanno portano a credere che il Boldenone non possa sostituire il Testosterone ne come base per un ciclo e nemmeno per una “TRT”. Ho visionato anche diversi risultati di esami del sangue i quali dimostravano che effettivamente i livelli di Estradiolo, con il solo uso del Boldenone come unico agente aromatizzabile, erano molto bassi.
Ad esempio, se qualcuno volesse usare 500mg di Testosterone, ma non potrebbe usare un tale dosaggio dal momento che presenta particolare difficoltà nella gestione estrogenica in specie senza l’uso di AI come Exemestane o Anastrozolo, una conclusione a cui molti superficialmente sono giunti è che si potrebbe semplicemente usare il Boldenone al dosaggio sopra citato per ridurre della metà l’attività estrogenica, ma comunque supportare un’adeguata produzione di Estradiolo. Ma quando si approfondisci l’ipotesi e la si testa sul campo, è davvero così che stanno le cose? In realtà no, o, comunque, la media delle variabili di risposta spinge a confermare una maggiore validità nel “mixare” Testosterone e Boldenone coprendo la dose base calcolata in precedenza, e con variazione di percentuale T:B ratio da 1:1 a 2:1.
Vi ricordate l’affermazione secondo cui il Nandrolone ha un tasso di aromatizzazione del 20% rispetto al Testosterone? Ecco, questo è un altro assunto semplicistico e simile a quanto si tratterà in questo articolo, che è stato tramandato per anni nella comunità della ghisa, e che ora sappiamo non essere corretto (ne parlerò probabilmente in un articolo a parte).
Quindi, per il Boldenone come stanno le cose? Iniziamo conoscendo la molecola in questione
Caratteristiche del Boldenone
Il Boldenone [1,4-androstadiene-3-one,17b-ol], commercializzato con il nome di Equipoise, Ganabol, Equigan, Ultragan, e Boldane, è uno steroide anabolizzante-androgeno spesso legato all’estere Undecylenato. Strutturalmente molto simile al Testosterone, il Boldenone differisce da questo per il doppio legame tra C1 e C2.
Struttura molecolare del Boldenone
Come detto, il Boldenone non è altro che Testosterone con un doppio legame tra C1 e C2, caratteristica che:
1- Riduce ipoteticamente il tasso di aromatizzazione in rapporto al Testosterone;
2- rende la molecola un substrato molto meno affine all’enzima 5-α reduttasi rispetto al Testosterone. Questo aspetto riduce in modo apprezzabile la conversione del Boldenone a Dihydroboldenone, rendendo l’androgenicità assoluta inferiore rispetto a quella del Testosterone (androgeno:anabolico ratio comune/ipotetica del Boldenone è di 50/100).
Nonostante non ci siano dati sperimentali sull’affinità recettoriale del Boldenone, in base alla sua struttura e alla conversione limitata a Dihydroboldenone, si ipotizza che l’affinità recettoriale della molecola sia “Mix” a livello muscolare come quella del Testosterone. Vi sono altresì diverse ipotesi come quella secondo cui il Boldenone possegga una affinità AR inferiore a quella del Testosterone, speculando che esso possa essere classificato come “Non-AR”.
Il Boldenone condivide con il Testosterone anche una forte affinità per le SHBG. Cosa molto poco importante in un contesto “doped”: è ormai risaputo che dosi sovrafisiologiche di AAS causano una riduzione delle SHBG.
Il Boldenone è privo di qualsiasi tipo di metilazione cosa che lo rende sensibilmente meno efficace per via orale, ma meno di quello che ci si potrebbe aspettare: il doppio legame in C1-C2 incrementa leggermente la resistenza al passaggio epatico.
E arriviamo dunque al tasso di aromatizzazione ad Estradiolo del Boldenone considerato essere del 50% rispetto al Testosterone.
Il Boldenone è spesso raggruppato nella categoria ristretta dei derivati del Testosterone che possono anche servire come base sostitutiva del Testosterone per via della loro interazione con l’Enzima Aromatasi.
Le basi sostitutive del Testosterone sono AAS soggetti all’Aromatasi e si convertono in una quantità sufficiente di Estrogeni per supportare un’adeguata attivazione del recettore degli Estrogeni.
Ma c’è un errore, il Boldenone è stato inserito in questa categoria erroneamente.
Una produzione adeguata di Estrogeni garantisce una migliore neuroprotezione, cardioprotezione, attività dell’asse GH/IGF-1, produzione di fattori di crescita a valle e una miriade di altre importanti funzioni sia per la salute che per le prestazioni.
Si afferma comunemente, come già detto, che il Boldenone aromatizzi la metà del Testosterone, e il libro di William Llewellyn “Anabolics” è comunemente indicato a supporto di questa affermazione.
Molti ritengono che il Boldenone possa essere utilizzato come base sostitutiva del Testosterone per coloro che sono inclini agli effetti collaterali estrogenici. E, in teoria, utilizzando il Boldenone, si potrebbe ridurre il rischio di sviluppare effetti collaterali correlati ad un livello elevato di estrogeni poiché dovrebbe aromatizzare circa la metà del Testosterone.
Nel corso degli anni si sono sviluppate altre teorie sul meccanismo d’azione del Boldenone. Una delle più recenti è che uno (o più) dei suoi metaboliti agisca come un Inibitore dell’Aromatasi (AI). Ma esiste una teoria completamente diversa, che approfondirò dopo aver elaborato l’ipotesi del/i metabolita/i AI.
L’ipotesi dei “metaboliti AI” del Boldenone
Secondo questa ipotesi, i metaboliti del Boldenone sono in realtà la causa del ridotto impatto dell’Enzima Aromatasi su questa molecola e su altri substrati soggetti come il Testosterone.
E’ reperibile in rete una raccolta della ricerca disponibile sui metaboliti del Boldenone [1].
In questa raccolta si esaminano anche aneddoti che affermano sia la necessità di aumentare, diminuire o non avere affatto bisogno di un IA a seconda del dosaggio di Boldenone utilizzato. Logicamente, più la dose di Boldenone sarà alta più si dovrebbe necessitare di AI al fine di marginare l’aromtizzazione in Estradiolo. Tuttavia, molte persone riportano una diminuzione del bisogno di AI quando usano il Boldenone o, addirittura, arrivano ad affermare di non averne affatto bisogno.
Estratto dal libro “Anabolics” di William Llewellyn, sezione dedicata al Boldenone.
Nel libro di William Llewellyn “Anabolics” viene affermato che “gli studi sull’aromatizzazione suggeriscono che il tasso di conversione [del Boldenone] in Estradiolo è di circa la metà di quello del Testosterone”.
Llewellyn fa riferimento a uno studio in vitro per supportare questa affermazione. Ma il precedentemente citato studio non si riferisce al Boldenone in nessuna delle sue parti.[2]
In un’edizione rivista di “Anabolics” il riferimento è cambiato in uno oscuro studio che valuta il ruolo degli androgeni nella crescita e nello sviluppo del feto, bambino e adolescente.[3] Anche in questo studio non ci si riferisce al Boldenone. Potrebbe tuttavia essere un errore di Llewellyn in quanto un composto con un nome simile, Boldione (considerato un PH del Boldenone), è menzionato nel primo studio (lo studio in vitro) e apparentemente interagisce con l’Aromatasi, tuttavia, ha aggiornato la fonte in una copia più recente del suo libro, presumibilmente basato sul fatto che il nuovo studio rappresentava un’informazione corretta, ma nello studio aggiornato non c’è affatto menzione della molecola in questione.
È stato analizzato uno studio svolto su conigli e indagante l’effetto del Boldenone sugli ormoni riproduttivi.[4]
Lo studio era strutturato su due gruppi sperimentali e uno di controllo.
I due gruppi sperimentali sono stati trattati con Boldenone.
Il gruppo di controllo non ha ricevuto alcun trattamento farmacologico.
Entrambi i gruppi sperimentali hanno avuto una significativa diminuzione del Testosterone circolante con un aumento simultaneo dell’Estradiolo.
Nella discussione finale dello studio, i ricercatori ipotizzano che ciò possa essere dovuto all’aromatizzazione in Estradiolo del Boldenone.
Quindi, questo studio è stato condotto in un contesto monoterapico, il che significa che hanno trattato i conigli con solo Boldenone. Vediamo una predicibile diminuzione del Testosterone e un aumento dell’Estradiolo. Logicamente, se non viene somministrato Testosterone ma solo Boldenone, ed i livelli di Estradiolo aumentano sensibilmente rispetto al basale, allora il Boldenone deve aromatizzare in Estradiolo, giusto? Non esattamente… Se guardiamo a come hanno misurato questi biomarcatori, possiamo vedere che hanno raccolto campioni di sangue ed eseguito un successivo test ormonale. I livelli sierici di Testosterone ed Estradiolo sono stati determinati utilizzando kit di test immunologico per elettrochemiluminescenza (ECLIA). Parliamo di uno dei peggiori metodi di test ematico.
Andando oltre, nella raccolta di dati precedentemente citata, si approfondisce la questione del metabolita che molti sostengono essere il responsabile degli effetti AI-simili del Boldenone.
Non è possibile trovare pubblicazioni inerenti specifiche su PubChem.[5, 6]
L’uso di Google come motore di ricerca al fine di chiarire la questione non è di molto aiuto, e non mostra nemmeno ricerche rilevanti per 1,4 dienedione in riferimento al Boldenone. Durante la ricerca, è emerso un composto, l’Androsta-1,4-didenedione. Durante la ricerca sul Androsta-1,4-didendione sono emersi alcuni studi, uno che mostrava che poteva causare difetti alla nascita, un altro sugli “steroidi su micropiastre con gel di silice fisso” e l’ultimo su un chetosteroide. Nessun risultato viene visualizzato quando si cerca 1,4 dienedione, è considerato un errore di battitura.
Uno studio ha esaminato i metaboliti escreti dopo la somministrazione di Boldenone nell’uomo [7]. Essi risultano essere i seguenti:
5β‐androst‐1‐en‐17β‐ol‐3‐one
5β‐androst‐1‐ene‐3α,17β‐diol
5β‐androst‐1‐en‐3α‐ol‐17‐one
5β‐androst‐1‐en‐6β‐ol‐3,17‐dione
5β‐androst‐1‐ene‐3,17‐dione
5α‐androst‐1‐ene‐3,17‐dione (aka 1-AD)
androsta‐1,4‐diene‐3,17‐dione (aka ADD)
androsta‐1,4‐diene‐6β,17β‐diol‐3‐one
androsta‐1,4‐dien‐6β‐ol‐3,17‐dione
Come si può vedere, vengono prodotti nove metaboliti, con due metaboliti (1-AD e ADD) simili a quelli precedentemente menzionati.
Lo studio non menziona alcun effetto anti-aromatase.
L’1-AD è un androgeno sintetico e uno steroide anabolizzante. Agisce anche come pro-ormone dell’1-Testosterone [8].
Dall’alto al basso: 1-AD e 1-Testosterone
In uno studio in vitro è stato dimostrato che l’1-AD è un potente inibitore dell’attività dell’aromatasi e dell’espressione dell’mRNA del CYP19.[9]
L’ADD è uno steroide androgeno anabolizzante correlato a Boldenone e Testosterone. L’ADD metabolizza rapidamente a Boldenone [10, 11]. In uno studio in vitro è stato dimostrato che l’ADD inibisce l’aromatasi.[12]
L’ATD non era elencato nello studio sui metaboliti umani condotto sul Boldenone [13]. Proprio come con l’ADD, l’ATD ha dimostrato di essere sia un metabolita del Boldenone che di metabolizzare in Boldenone [14, 15].
In uno studio in vitro è stato dimostrato che l’ATD riduce significativamente la biosintesi degli estrogeni.[16]
Quando si confrontano le strutture di 1-AD, ADD, ATD e i dati disponibili a riguardo, sembra che l’1,4 Dienedione sia solo un tentativo errato di identificare l’ADD.
PubChem non lo ha mostrato come sinonimo in quanto non era indicizzato su PubMed.
È anche fuorviante chiamarlo AI perché è anche un AAS che si ha effetti simili ad un IA, ma subisce esso stesso l’aromatizzazione.
Tutti gli studi a cui si fa riferimento sono condotti in vitro.
Gli studi in vitro e gli studi sugli animali non si traducono quasi sempre in risposte analoghe una volta applicati agli esseri umani, quindi le estrapolazioni non dovrebbero essere prese come un dato di fatto senza necessità di approfondire.
Un fattore di singolare importanza è senza dubbio la variabilità nella risposta genetica tra individuo e individuo. E’ del tutto plausibile che alcuni individui possano metabolizzare il Boldenone in ADD, 1-AD o ATD a un tasso più elevato di altri, o possano avere una elevata risposta a questi metaboliti. La risposta ai farmaci è diversa da individuo a individuo e anche il metabolismo degli steroidi endogeni prodotti naturalmente differisce notevolmente da persona a persona. Alcuni individui semplicemente non rispondono nemmeno a determinati farmaci, il che deve essere preso in considerazione.
La risultante della ricerca non chiarisce se il Boldenone agisca come un AI o se aromatizza in Estradiolo ad un dato tasso.
Ma qual è il problema con il metodo ECLIA?
Semplice, l’ECLIA rileva in modo incrociato altri estrogeni nel sangue.
Anche in monoterapia con il Nandrolone possono emergere letture errate come, per esempio, Testosterone elevato ed Estradiolo nei range quando non lo sono. Di conseguenza, è di estrema importanza riuscire a fare analizzare i campioni raccolti da un laboratorio analisi utilizzante un test sensibile per l’Estradiolo nello specifico.
Durante diversi esperimenti con solo uso di Nandrolone si sono valutati i livelli di Estradiolo con il metodo ECLIA ottenendo un risultato nella norma del range di riferimento (media tra i 35 ed i 40pg/ml).
L’anomalia di lettura emergeva quando il medesimo soggetto trattato svolgeva un prelievo ematico il cui campione veniva analizzato utilizzando un test ad alta sensibilità, e da esso veniva rivelato un livello di Estradiolo nettamente inferiore (media tra i 10 ed i 15pg/ml).
Per quale ragione si è manifestata una discrepanza così evidente tra i due metodi di test? L’ECLIA rileva in modo incrociato altri estrogeni nel campione ematico leggendo l’Estrone come Estradiolo alterando in modo significativo il risultato del test. Ciò significa che possiamo già concludere che i livelli di Estradiolo nello studio sui coniglio trattati con il Boldenone hanno un sostanziale margine di errore.
Nel caso del solo uso di Nandrolone, esso causa un aumento significativo di Estrone che attraverso il test ECLIA risulta rilevato come Estradiolo dando come risultante un falso livello ematico di quest’ultimo. L’Estrone può si convertirsi in Estradiolo, ma ciò non si verifica ad un tasso significativo.
Quindi, sappiamo che i valori rilevati tramite test ECLIA non sono molto accurati quando si valuta l’Estradiolo.
E’ adesso chiaro come non sia una coincidenza il fatto che ogni qual volta un soggetto trattato con Boldenone riscontri referti ematici differenti rispetto al test ECLIA quando il campione viene sottoposto a test specifici. Infatti, tramite test specifici, si possono osservare costantemente dei bassi livelli di Estradiolo anche con alte dosi di Boldenone, sebbene ciò sia soggetto a variabili soggettive.
Aneddoti e analisi del sangue che mostrano bassi livelli di Estradiolo durante la somministrazione di Boldenone
Su YouTube, a volte, molto raramente, ci si può imbattere in personaggi discretamente preparati in materia di farmaci applicati allo Sport, e questo è, ad esempio, il caso di Vigorous Steve.
Steve afferma di rispondere molto bene ai cicli di Testosterone ad alti dosaggi ed è arrivato a livelli di dosi piuttosto alte. Dice che, di norma, quando assume un grammo di Testosterone a settimana, deve assumere 12,5mg/die di Exemestane per evitare la comparsa di effetti collaterali estrogenici.
Quando ha mixato 1g di Testosterone con 1g di Boldenone a settimana, tuttavia, ha notato che non aveva bisogno della stessa quantità di Exemestane giornaliera, poiché l’introduzione del Boldenone aveva effettivamente ridotto il livello estrogenico.
Nonostante l’aggiunta di 1g di un altro farmaco che presumibilmente aromatizza alla metà del tasso con il quale aromatizza il Testosterone, Steve aveva bisogno di una dose inferiore di AI.
Esempi di risultati ematici dei livelli di Estradiolo con test ad alta sensibilità (specifico)
In rete si trova di tutto e di più, e l’affidabilità lascia molto a desiderare. A volte, però, è possibile reperire testimonianze di buona credibilità come questa che vi espongo qui di seguito e che proviene da un utilizzatore sotto trattamento con Boldenone. I risultati delle sue analisi del sangue sono stati elaborati tramite test ad alta sensibilità, ed hanno aiutato a fare maggiore chiarezza su ciò che realmente accade con l’uso di Boldenone.
Questa è la linea temporale del suo ciclo:
18/02/19 – Esplosione iniziale: 400mg di Testosterone Cypionato/200mg di Nandrolone Fenilpropionato (NPP) a settimana (necessari 0,25 mg di Arimidex due volte a settimana per tenere sottocontrollo gli effetti collaterali estrogenici);
31/5/19 – Passaggio alla TRT composta da: 100mg di Testosterone Cypionato/ 900IU hCG (300UI x 3) a settimana;
19/07/19 – Completamento della TRT. Il risultato dell’analisi del sangue con Estradiolo a 75pg/mL.
19/07/19 – Inizia la fase esplosiva con Equipoise. Dopo il prelievo ematico 400 mg di Testosterone Cypionato/300mg di Boldenone a settimana e 20mg di Oxandrolone al giorno;
2/09/19 – Prelievo ematico durante il periodo di somministrazione di 400mg di Testosterone Cypionato/300mg di Boldenone a settimana e 20mg di Oxandrolone al giorno;
4/09/19 – Il risultato dell’analisi del sangue con Estradiolo a 24pg/mL, nonostante stesse utilizzando 400mg di Testosterone Cypionato e 300mg di Boldenone che presumibilmente aromatizza al 50% del tasso con il quale aromatizza il Testosterone. Il suo livello di Estradiolo è diminuito da 75pg/ml a 24pg/ml.
Il soggetto in questione ha assicurato che i campioni ematici sono stati analizzati con test LC/MS-MS ultra sensibile e non l’ECLIA. Come si può notare, si tratta di un altro individuo che mostra che l’uso del Boldenone ha ridotto significativamente l’Estradiolo durante il ciclo.
Lo Youtuber Symmetry and Fitness ha fatto un ulteriore passo avanti e non solo ha testato i suoi livelli di Estradiolo durante l’uso del Boldenone tramite test di analisi sensibili, ma ha anche testato i suoi livelli di Estrone, ed i risultati sono molto interessanti.
Il suo ciclo comprendeva circa 850mg di Boldenone Undecylenato e 250mg di Testosterone Enantato a settimana.
I risultati mostrano un significativo aumento dei livelli di Estrone, con un risultato di 662pg/mL, con il limite massimo dell’intervallo di riferimento pari a 65pg/mL. Il suo livello di Estradiolo non era rilevabile con meno di 2,5pg/mL.
Normalmente con i livelli sierici di Testosterone derivanti da 250mg/week di Testosterone Enantato portano in media ad avere livelli di Estradiolo pienamente all’interno dell’intervallo di riferimento.
Con la produzione endogena media di Testosterone si raggiungono livelli pari a circa 15-35pg/ml (a seconda di quanto Testosterone sintetizza il soggetto e da altri fattori). I risultati delle analisi del sangue in questione mostrano che l’Estradiolo è persino inferiore a quello di una donna in menopausa.
Dovrebbe essere noto, per lo meno ai miei lettori, che portare i livelli di Estradiolo a quote molto basse (fatte rare eccezioni e per brevissimi periodi di tempo) è qualcosa da evitare per i consequenziali problemi psicofisici.
Comunque, il risultato del test indica che qualcosa nello stack utilizzato dallo youtiuber ha impedito sensibilmente l’aromatizzazione del Testosterone in Estradiolo. Grazie all’accuratezza degli esami svolti, sappiamo che il Testosterone utilizzato dal soggetto in questione è realmente Testosterone (1431 ng/dL), poiché, per l’appunto, i campioni ematici sono stati sottoposti ad un test specifico LC/MS-MS, che è il gold standard per verificare il totale esatto del Testosterone evitando il rilevamento incrociato di altri anabolizzanti.
La quantità di Testosterone rilevata, normalmente, porterebbe ad un livello di Estradiolo medio-alto, non di certo così basso come è risultato. Quindi, probabilmente l’enzima Aromatasi viene inibito. Fortunatamente, con il risultato del suo esame del sangue comprendente l’Estrone, possiamo finalmente risolvere l’enigma su ciò che realmente accade.
Facendo riferimento allo studio sui conigli, sappiamo che per esso hanno utilizzato l’ECLIA per rilevare i livelli di Estradiolo.
Lo studio sui conigli visto in precedenza, ha mostrato un aumento dell’Estradiolo con Boldenone in monoterapia e, guarda caso, tutti gli individui che hanno riportato livelli nella norma di Estradiolo dopo esame ematico svolto durante il ciclo di AAS, i loro campioni non sono stati sottoposti a test ad alta sensibilità (almeno quelli che ho visionato ad oggi, e vi assicuro che sono numerosi).
“Symmetry and Fitness” mostra un livello di Testosterone alto, e nessun livello di Estradiolo alterato dalla falsa lettura del Estrone circolante. Tutti i risultati delle analisi del sangue che mostrano un aumento dell’Estradiolo utilizzano ECLIA.
Quindi, a questo punto, si potrebbe ipotizzare che il Boldenone non aromatizza effettivamente in Estradiolo, né inibisca l’enzima Aromatasi ma, piuttosto, esso potrebbe competere con il Testosterone nell’interazione con l’Aromatasi.
Approfondirò ulteriormente questo aspetto più avanti, ma, per il momento, posso dirvi che, probabilmente, si necessiterà di una co-somministrazione di Estradiolo o di un substrato soggetto all’aromatizzazione in Estradiolo durante l’uso di Boldenone al fine di ottenere effettivamente una quantità fisiologica dell’estrogeno maggiormente bioattivo. Il motivo è che il Boldenone, chiaramente, non aromatizza in una quantità sufficiente ad Estradiolo ma, da come è emerso da esami approfonditi, sembra avere una maggiore conversione in Estrone, un estrogeno con bassa bio-attività. L’Estrone, quindi, non è in grado di sopperire ai bassi livelli di Estradiolo, e sto parlando soprattutto dei benefici connessi a quest’ultimo per la salute psicofisica o la crescita muscolare, e vi sono numerosi studi che dimostrano quanto i livelli di Estrone sproporzionatamente elevati possano essere deleteri per la salute. In alternativa, una dose molto più bassa di Boldenone dovrebbe essere somministrata in rapporto al Testosterone, a meno che non vi sia una competizione o una fase dove i livelli di Estradiolo devono essere maggiormente ridotti.
Abbiamo visto come anche con uno schema di dosaggio quasi identico tra Testosterone e Boldenone (vedi precedente esempio da 300mg di Boldenone e 400mg di Testosterone) i livelli di Estradiolo risultano generalmente bassi.
Quasi nessun “doped” si somministra meno di 300mg/week di Boldenone, e se solo a questi dosaggi può risultare un problema per l’Estradiolo, livelli maggiori richiedono gestioni estremamente più accurate, soprattutto se l’obbiettivo è la massima crescita muscolare.
Effetti potenziali del Boldenone sulla biosintesi estrogenica
Come accennato in precedenza, è molto probabile che l’uso di Estradiolo esogeno, o l’aggiunta di dosaggi maggiori di un substrato soggetto ad aromatizzazione in Estradiolo, sia necessario per mantenere livelli salubri durante un ciclo di Boldenone ad alte dosi.
La via principale attraverso la quale l’Estrone viene biosintetizzato coinvolge l’Androstenedione come intermedio, con quest’ultimo che viene convertito in Estrone dall’enzima Aromatasi. Questa è il punto chiave da ricordare nel contesto di questa profonda anamnesi sul Boldenone.
L’Androstenedione si converte in Estrone attraverso l’azione dell’enzima Aromatasi. Questa reazione si verifica sia nelle gonadi che in alcuni altri tessuti, in particolare il tessuto adiposo, e l’Estrone viene successivamente rilasciato da questi tessuti. Oltre che attraverso l’aromatizzazione dell’Androstenedione, l’Estrone può essere sintetizzato reversibilmente a partire dall’Estradiolo tramite l’azione dell’enzima 17β-idrossisteroide deidrogenasi (17β-HSD) in vari tessuti, compreso il fegato.
Descrizione: le vie metaboliche coinvolte nel metabolismo dell’Estradiolo e di altri estrogeni naturali (ad es. Estrone, Estriolo) nell’uomo. Oltre alle trasformazioni metaboliche mostrate nel diagramma, la coniugazione (ad es. Solfatazione e Glucuronidazione) si verifica nel caso dell’Estradiolo e dei suoi metaboliti che hanno uno o più gruppi idrossilici (–OH) disponibili.
Aneddoticamente, possiamo vedere come la necessità di utilizzo di un AI diminuisce nettamente dal momento che i livelli di Estradiolo vengono marcatamente soppressi, anche con una dose elevata di Testosterone quando si aggiunge del Boldenone a dosaggi del tutto contenuti.
Vediamo anche i risultati degli esami del sangue che mostrano livelli altissimi di Estrone. Alcuni dei metaboliti del Boldenone sono propagandati come AI, ma l’evidenza di ciò si basa sull’estrapolazione da studi su animali, modelli in vitro e sul fatto che vediamo una diminuzione dei livelli di Estradiolo presente nei risultati degli esami del sangue ad alta sensibilità. Tutto questo porta a credere che il Boldenone non agisca, direttamente o indirettamente, come un AI, e anche se i suoi metaboliti lo fanno, il grado in cui svolgono tale azione è chiaramente insignificante, altrimenti non avremmo questo picco enorme di Estrone nel sangue.
Quello che con molta probabilità accade, è che anche il Boldenone è un potente substrato per l’Aromatasi, ma non aromatizza direttamente ad Estradiolo, convertendosi in Estrone o in un altra forma di estrogeno sintetico (non presente in natura ma frutto di un substrato modificato per sintesi di laboratorio). In effetti, molti hanno dato per scontato che il Boldenone si converta in Estradiolo nonostante questo AAS sia sintetico.
Se l’enzima Aromatasi fosse inibito dai metaboliti del Boldenone, non vedremmo picchi dei livelli di Estrone così significativi, né vedremmo picchi di Estradiolo tramite il metodo ECLIA. Quel test incrociato rileva altri estrogeni ed è solo tramite test ad alta sensibilità che possiamo vedere cosa sta effettivamente succedendo sul piano del Estradiolo e dei tassi di aromatizzazione. Il fatto che gli estrogeni vengano rilevati in quei range indica chiaramente che l’enzima Aromatasi agisce senza particolari limitazioni, nonostante non stia operando sul Testosterone dal momento che i livelli di Estradiolo sono decisamente ridotti.
A questo punto ci si può domandare quale sia l’affinità di legame del Boldenone rispetto al Testosterone per l’enzima Aromatasi e quali sono i metaboliti estrogenici derivanti durante il processo di conversione enzimatica.
Considerate che che “Symmetry and Fitness” ha eseguito test ad alta sensibilità per Testosterone ed Estradiolo ma, tuttavia, il metodo usato per rilevare i livelli di Estrone è l’ECLIA. Quindi, l’Estrone potrebbe benissimo essere anche un rilevamento incrociato di un altro metabolita estrogenico sintetico. E ci sono buone probabilità che sia così, poiché il diretto interessato ha riferito di aver fatto dei successivi test di follow-up per valutare i suoi livelli di Estrone tramite LC / MS / MS. E questa volta sono tornati nella norma.
Rapporti tra Testosterone ed Estradiolo e limite di attività dell’Aromatasi
Una cosa che spesso viene trascurato è che esiste un limite nell’attività dell’Aromatasi. Una volta che i dosaggi sovrafisiologici di AAS aumentano, il corpo non risponde con una sintesi di enzima Aromatasi proporzionale causando una conversione massiva e perfettamente proporzionale di Estradiolo (o qualsiasi metabolita che l’AAS somministrato sensibile all’Aromatasi dia come risultato dell’interazione biochimica). Gli studi che hanno misurano la risposta a dosi graduate di Testosterone in uomini giovani e anziani hanno dimostrato che la Estradiolo:Testosterone ratio in realtà diminuisce ulteriormente con dosaggi sovrafisiologici di Testosterone.
Con 25mg di Testosterone a settimana, il rapporto totale E2-T in un giovane è di circa l’1,2%;
A 50mg si scende a circa lo 0,7%;
A 125mg scende a circa lo 0,4%…E così via.
Come si può chiaramente osservare, l’aromatizzazione del Testosterone non avviene in maniera direttamente proporzionale alla dose somministrata, suggerendo che esiste un potenziale di tasso dell’aromatizzazione limitato e che esso può verificarsi. Un’altra possibile aggiunta allo scenario è che l’AAS sintetico somministrato sarà probabilmente in competizione con il Testosterone per quella limitata attività dell’Aromatasi.
È bene che comprendiate come sia fisicamente impossibile in fisiologia (sia di base che alterata e, fino a prova contraria, fatta eccezione per rari stati patologici) un aumento massivo del tasso di aromatizzazione, soprattutto con dosaggi sovrafisiologici. E, quindi, viene difficile pensare al fatto che qualcuno possa aspettarsi che il Testosterone in qualche modo subisca l’azione dell’enzima Aromatasi quando entra in competizione con un altro substrato di pari grado (?) ed a dosaggi maggiori (parlo ovviamente del Boldenone).
Analogamente agli anti-androgeni che competono per il legame con il recettore degli Androgeni con Testosterone e DHT, il Boldenone, molto probabilmente, compete con il Testosterone per l’enzima Aromatasi. Un altro esempio rilevante è ciò che accade dopo aver utilizzato un inibitore della 5α-reduttasi come la Finasteride.
Quando si inibisce la 5α-reduttasi con l’uso di Finasteride o Dutasteride per abbassare i livelli di DHT circolanti, detto nel modo più semplice possibile, il Testosterone raggiungerà concentrazioni più elevate per via dell’azione della Finasteride. Quando la 5α-riduzione del Testosterone viene inibita o fortemente ridotta, si verifica una riduzione del DHT, ma essendoci livelli maggiori di Testosterone, si verrà a creare un livello maggiore di Estradiolo per via della maggiore presenza del substrato soggetto all’azione dell’enzima Aromatasi (vedi, appunto, Testosterone). Questo è il motivo per cui l’uso della Finsteride aumenterà i livelli di Testosterone ed Estradiolo di circa il 15% e la Dutasteride di oltre il 20%.
Quindi, se un enzima ha un limite di espressione e attività, l’introduzione di un altro substrato con affinità di legame e/o dosaggio comparabili (ci sono ovviamente anche altri fattori) nell’equazione riduce ulteriormente la quantità disponibile dell’enzima con cui interagiscono gli “ormoni genitore” (il Testosterone è l’ormone genitore in questo contesto al quale ci stiamo riferendo).
Non sarei sorpreso di constatare che l’uso del Boldenone con il Testosterone possa causare effettivamente un modesto picco nei livelli di Testosterone e DHT al di sopra di quanto constatabile con la medesima dose di Testosterone, allo stesso modo in cui la co-somministrazione di Testosterone e Finasteride aumenta i livelli circolanti di Testosterone ed Estradiolo. Se l’Aromatasi è per la maggior parte legata al Boldenone, ci sarà dio conseguenza più Testosterone circolante, e quindi più testosterone soggetto alla 5α-reduttasi e alla conversione in DHT.
Ora, in teoria si potrebbe probabilmente ancora sfruttare il Boldenone in “Bulk” se la dose di Testosterone fosse significativamente più alta del precedente, ma i risultati delle analisi del sangue suggeriscono che la dose di Testosterone dovrebbe essere MOLTO più alta perché non ci sia una significativa compromissione della conversione di Testosterone in Estradiolo. Anche solo 300mg di Boldenone Undecylenato hanno causato un calo dei livelli di Estradiolo molto al di sotto di quelli che avrebbero dovuto esserci con l’uso di 400mg di Testosterone, compromettendo di conseguenza la salute e la crescita muscolare rispetto a ciò che si sarebbe potuto ottenere con un altro anabolizzante aggiuntivo che non compete con il Testosterone per l’Aromatasi.
Va anche considerato che il Boldenone è considerato dalla maggior parte dei “doped” come un agente anabolizzante relativamente debole, e ad oggi non ho ancora sentito parlare di una persona che sta usando Testosterone alto con Boldenone basso.
Esiste una “regola della broscience” che è stata tramandata fino ad oggi e che afferma che il Boldenone funziona bene solo a dosaggi superiori a 600-700mg7week. Ho anche sentito persone dire che “il Boldenone brilla a 1.5g/week”. Follia nella maggior parte dei casi.
Conclusioni sul Boldenone
A seguito delle mie ricerche, sono quasi certo che il Boldenone interagisca direttamente con l’enzima Aromatasi dando come risultato un metabolita estrogenico che altera il semplice esame ECLIA dando falsi positivi per livelli elevati di Estradiolo. Se possa o meno convertirsi in Estrone non ne sono certo, ma una ipotesi plausibile è che esso non si converta in nulla di bioidentico, ma in un estrogeno sintetico che ha una qualche affinità per i ERα ed ERβ.
Ipotesi della conversione del Boldenone in Estrone
Ora resta da scoprire quale sia questo ipotetico estrogeno sintetico e quanto sia potente in rapporto nell’adempiere alle stesse funzioni fisiologiche dell’Estradiolo. Questa domanda ce la poniamo anche, avendone una risposta, con il Methandrostenolone (Dianabol) ed il Trestolone (MENT), i quali convertono rispettivamente a 17α-Methylestradiolo e 7α-Methylestradiolo. Con il Boldenone, invece, non abbiamo idea di cosa accada realmente in termini di reazione biochimica enzimatica, seppur, aneddoticamente, la sua attività estrogenica sembri limitata, ed il fatto che essenzialmente inibisca marcatamente l’aromatizzazione del Testosterone in Estradiolo lo rende un composto molto più difficile da gestire in modo efficace di quanto si possa essere indotti a pensare da una certa letteratura.
La ricerca suggerisce anche che il Boldenone potrebbe essere uno dei composti più nefrotossici esistenti.[17]
La competizione per l’enzima Aromatasi, la successiva riduzione della cascata a valle che interessa importanti funzioni fisiologiche tra le quali lo stimolo all’ipertrofia muscolare, l’impatto marcato sulla eritropoiesi e la ipotetica tossicità renale fanno di questo AAS un composto poco versatile e, di certo, non facile da gestire/dosare specie in fasi della preparazione dove il fine ipertrofico è di massima importanza.
Sebbene ci siano alcuni contesti che, per via del maggiore controllo estrogenico, possano risultare ottimali per l’inserimento del Boldenone, per la maggior parte delle persone non penso che questo sia un composto di elezione nella strutturazione di un ciclo.
Ed è ovvio, giusto per ribadirlo, che l’uso in monoterapia e/o in contesto TRT risulta una pessima scelta per i motivi sopra esaustivamente riportati.
Ricordatevi, in fine, che la risposta soggettiva nel tasso di aromatizzazione da risultati di molto diversificati tra individuo ed individuo. Per tale motivo, prima di andare in qualche community a gridare “con il Boldenone mi sfondo di d-bol è non aromatizzo!” pensate che senza esami ad alta sensibilità per l’ormone specifico non potete proferire nulla più che vostre ipotesi di scarso valore logico e scientifico! Oltretutto, cosa assai grave, rischiate anche di danneggiare il prossimo!
DISCLAIMER: Il presente articolo è a solo scopo educativo, di intrattenimento e informativo. Non rappresenta in alcun modo una forma di incitamento all’uso/abuso di sostanze dopanti. L’autore ed il sito, per tanto, è esentato da qualsiasi responsabilità dipendente dalla libera scelta individuale.
Introduzione ad un dilemma…
Chiunque frequenti l’ambiente del Bodybuilding e del Fitness avrà letto o sentito almeno una volta nella vita espressioni del genere “se mi dopassi sarei anche io così [indicando Flex Wheeler]” o “ho provato di tutto e senza farmaci non riuscirò ad ottenere risultati”. Andando poi ad approfondire la storia di ognuno di questi soggetti si scopre in percentuale quasi assoluta che si tratta di individui nella norma (o al di sotto) frustrati e/o con personalità deboli, speranzosi omini che attendono placidamente che accada una svolta miracolosa nella loro banale e piatta esistenza e, cosa molto importante, con il minimo dello sforzo (meglio se nessuno).
Nella mia esperienza come ricercatore e operatore nel campo della cultura fisica in qualità di Preparatore Atletico, ho assistito a innumerevoli casi in cui un soggetto aspirava al miglioramento della propria composizione corporea trascurando, consciamente o inconsciamente, le basi fondamentali rappresentate da Nutrizione e Allenamento baipassandole in vista della possibile prescrizione di una pillola miracolosa capace di renderlo/a possessore della forma fisica ambita.
Tralasciando l’ovvio ragionamento che spinge ogni essere umano dotato di un minimo d’intelletto verso la comprensione che la genetica è il blocco d’argilla sul quale si va ad operare, ma le sue qualità e difetti sono presenti in modo eterogeneo nella popolazione mondiale, e ciò non è modificabile nemmeno con la farmacologia più oculata, quando ci si trova davanti al bivio tra “pillola rossa” (PEDs) e “pillola blu” (drug free) bisogna essere pienamente consapevoli non solo del fattore illegalità ma del fattore conoscitivo. Purtroppo, la politica del terrore ha operato in modo fallimentare nel goffo intento di allontanare dalla scelta “rossa”, e ciò si è tradotto in un numero sensibile di soggetti abusatori con tutte le conseguenze cliniche derivanti.
Se un individuo non ha raggiunto un livello di maturità sportiva tale da conferirgli una gestione corretta della nutrizione e della periodizzazione allenante (gestione delle variabili volume, intensità, densità ecc…), è molto meglio per lui/lei rivedere i suoi programmi e scegliere ancora la “pillola blu”. Capita, a volte, di incontrare persone decise ad intraprendere la via del “lato oscuro” che, dopo una approfondita chiacchierata sulla gestione dei suddetti fattori, rivede le proprie posizioni.
Per tutti coloro i quali sono immersi nel dilemma della scelta, vi espongo alcuni punti per rendere l’eventuale decisione meno rischiosa anche se pur sempre illegale nel “bel paese”…
“Pillola blu o pillola rossa?” I punti da tenere in considerazione per una scelta consapevole:
#1 Raggiungere una adeguata maturità sportiva
Per “maturità sportiva”, in particolare riferimento al BodyBuilding, si intende la capacità del atleta di sapersi alimentare e allenare correttamente con piena gestione delle proprie potenzialità fisiologiche/genetiche. Questa è la base, se viene a mancare ciò non solo la vostra esperienza finirà per deludervi e rendervi ancora di più dei frustrati, ma potrebbe rovinosamente portarvi ad un abuso cronico a senso inesorabilmente negativo…
#2 I PEDs non faranno miracoli
Una cosa da tenere bene a mente, e questo non dovrebbe interessare solo gli aspiranti “doped”, è che l’uso di PEDs non renderà diversi da ciò che rientra nelle potenzialità espressive del proprio patrimonio genetico. Certamente le caratteristiche genetiche verranno “iperespresse”, nel bene e nel male, dall’uso di PEDs ma non vi sarà nessun miracolo! Migliorerete ma non sarete ne più ne meno di ciò che potete essere!
Un esempio per capire come la base genetica faccia la differenza anche con protocolli che, ad oggi, spesso non raggiungono nemmeno i livelli del “bridge” più soft..
#3 Ridurre la percentuale di grasso corporeo
Il tessuto adiposo rappresenta uno dei siti dove il Testosterone, ed altri AAS soggetti all’aromatizzazione, viene convertito in Estradiolo. Soggetti con percentuali di grasso corporeo elevate vedrebbero una alterazione marcata della Testosterone:Estradiolo ratio a favore della componente estrogenica, con conseguenze quali alterazione del comportamento sessuale (impotenza, difficoltà nel raggiungere e/o mantenere l’erezione), ritenzione idrica, accumulo di grasso con modello femminile e ginecomastia. E no, l’uso di DHT derivati o di SARM non steroidei senza una base di Testosterone non risolverebbe il problema o, per lo meno, porterebbe ad altre conseguenze negative, che pur non comprendendo, per esempio, ritenzione idrica e ginecomastia, interesserebbero l’attività sessuale e la condizione psichica del soggetto trattato. [1]
Schema esemplificato del processo di aromatizzazione degli androgeni aumentati in un soggetto con percentuale di grasso corporeo alta.
Allo stesso tempo, i rischi cardiovascolari della somministrazione di AAS- come il possibile aumento esponenziale del Ematocrito, l’aumento del LDL e Trigliceridi a discapito di una riduzione del HDL, e l’aumento della pressione sanguigna – sarebbero già presenti in certa misura quando la body fat è già alta e sarebbero quindi soggetti ad un repentino aggravamento.
Se la percentuale di grasso è relativamente alta, si dovrebbe prima di tutto considerare di migliorare la composizione corporea con una adeguata routine alimentare e allenante (senza farmaci) prima di iniziare solo a pensare all’uso di AAS. Sicuramente ciò renderà la scelta più efficace e meno rischiosa.
Nel caso fosse necessario sottolinearlo, no, non è saggio nemmeno utilizzare agenti PEDs a fini lipolitici e/o antiadipogenici e/o termogenici (compresi gli Ormoni Tiroidei). A meno che non siate affetti da ipotiroidismo, e in questo caso la terapia vi dovrebbe essere stilata dal vostro medico, per ridurre in modo sensibile la body fat non sono necessari i farmaci!
#4 Controllare se si ha una storia familiare di trombosi (o qualsiasi altra malattia cardiovascolare)
Molte malattie cardiovascolari hanno una componente di base genetica. Uno stile di vita sano può ridurne sensibilmente la loro insorgenza, ma l’uso di AAS può causare l’attivazione di specifici geni implicati nella comparsa di malattie cardio-circolatorie. Caratteristico dell’interazione tra AAS e geni specifici è un caso studio ben documentato che ricercatori americani hanno pubblicato sul “Blood Coagulation & Fibrinolysis”.[2]
Trombosi venosa
Oltre all’attivazione genica diretta dagli AAS, e nociva per il sistema cardio-circolatorio, vi sono altre condizioni negative innescate dall’uso/abuso di Steroidi Anabolizzanti, e di altri PEDs, come, per esempio, l’aumento del tasso di coagulazione, l’incremento eccessivo dell’Ematocrito con aumento pressorio, rigidità dell’endotelio vascolare con perdita di efficienza strutturale e aumento della pressione ematica con incremento delle possibilità di danno strutturale dei componenti del sistema interessato.
#5 Inserire delle sedute di allenamento cardio prima, durante e dopo l’uso di PEDs
Un moderato allenamento cardiovascolare è sicuramente una delle migliori strategie preventive contro la comparsa di malattie cardio-circolatorie. Tale tipologia di allenamento può portare un miglioramento e/o riduzione delle alterazioni lipidiche ematiche del praticante, fornendo un, seppur minimo, tampone all’azione negativa degli AAS e SARM non steroidei sui livelli di LDL (aumento), Trigliceridi (aumento) e HDL (diminuzione). Secondo quanto riportato da una interessante review del 2013, l’abbinamento di sedute cardio e in sala pesi possono avere una azione additiva benefica sui livelli di LDL, Trigliceridi e HDL.[3]
Risulta interessante anche quanto emerso da alcuni studi su animali a seguito dei quali si è osservato un significativo grado di protezione dato dall’allenamento cardio negli esemplari trattati con AAS.[4]
#6 Assicurarsi di rimanere ben idratati
Oltre ad agevolare il mantenimento di un Ematocrito migliore, una buona idratazione risulta positiva sulla pressione di lavoro renale nel filtraggio del sangue. Diversi AAS come il Trenbolone e i metilati in C-17 presentano una particolare resistenza metabolica che, oltre a causare un aumentato stress epatico, può portare ad una sofferenza renale sfociabile nel patologico. Si è osservato come una combinazione di AAS, dieta iperproteica e supplementazione di Creatina possa aumentare l’incidenza di problemi renali.[5] In un soggetto in fisiologia, la sola dieta ad altro contenuto proteico e la supplementazione di Creatina non hanno mostrato nessun grado di pericolosità, soprattutto sul breve/medio termine.
#7 Non usare “droghe ricreative”
A livello globale, il numero di decessi tra gli abusatori di AAS è in aumento. Alcuni, troppo superficialmente, dicono che questo sia dovuto al fatto che sempre più uomini e donne usano AAS, ma questa è solo una spiegazione dozzinale e limitata. Il sospetto ricade soprattutto sulle modalità di approccio dei consumatori di AAS: i dosaggi sono drammaticamente aumentati e un numero crescente di individui combina PEDs con “droghe ricreative”. Ed è su questi due ultimi punti che risiede la spiegazione principale dell’aumento statistico prima menzionato. Soprattutto la combinazione di PEDs e le così dette “droghe ricreative” risulta essere probabilmente un fattore significativo, come evidenziato alcuni anni fa da ricercatori australiani. Nel loro studio sono state analizzate tutte le morti documentate tra i consumatori di AAS a Sydney tra il 1997 e il 2012, scoprendo che le droghe ricreative come la cocaina avevano avuto un ruolo nella schiacciante molteplicità dei casi. Dagli studi sugli animali ora sappiamo della possibilità che la co-assunzione di un AAS come il Nandrolone con la cocaina vede moltiplicati gli effetti cardiotossici rispetto ai singoli composti.[6] E secondo studi in vitro la combinazione di Testosterone e cocaina aumenterebbe la possibilità di formazione di coaguli nel flusso ematico. [7]
#8 Corretta modalità di iniezione e herpes labiale
Gli utilizzatori di AAS a volte sviluppano ascessi, ma non sempre dovuti alla bassa qualità dei prodotti utilizzati.
Alcuni medici ritengono che gli utilizzatori di AAS dovrebbero effettivamente ricevere una formazione sulle tecniche di iniezione corrette, onde evitare embolie oleose o ascessi per cattiva gestione igienica della procedura. [8]
Molti utilizzatori ancora non sanno che disturbi come l’herpes labiale rendono le iniezioni ancora più rischiose. Perchè? Il virus che causa l’herpes labiale, come altri patogeni, riduce l’efficienza del sistema immunitario, fornendo così terreno fertile per infezioni batteriche i cui microorganismi scatenanti vengono inoculati nel corpo del soggetto attraverso l’iniezione in modo diretto o indiretto.
#9 Non fare affidamento sugli integratori
Secondo un buon numero di studi svolti su animali, alcuni integratori proteggono dagli effetti collaterali degli AAS. Secondo alcune ricerche, la Taurina, la Vitamina C ed E proteggono i testicoli durante un ciclo e la vitamina C e il cacao proteggono la prostata.
L’utilità dei risultati provenienti da questi studi è limitata per tre motivi:
A. gli animali da laboratorio non sono esseri umani, e
B. le dosi utilizzate e rapportate ad un essere umano sono quasi sempre molto inferiori rispetto a quelle utilizzate dai “doped”, e
C. la ricerca in campo psicologico mostra che l’uso di integratori stimola comportamenti rischiosi e malsani. I supplementi fanno pensare agli utilizzatori di essere invulnerabili e di non dover comportarsi in modo sano ed attento.[9]
Gli integratori possono aiutare a creare una mentalità che non si dovrebbe avere da utilizzatore consapevole di AAS.
Ovviamente, alcuni supplementi “protettivi” utilizzati dai soggetti meglio informati hanno un potenziale di “tamponare” in modo discreto alcune alterazioni legate all’uso di AAS e SARM come, ma non limitato a, Riso Rosso fermantato (controllo lipidico) [10], Silimarina (epatoprotezione), NAC (epatoprotezione) [11], Niacina (controllo lipidico) ecc…
#10 Ridurre al minimo (se non eliminare) il consumo di alcolici
Potrebbe sembrare un indicazione superflua ma non lo è.
L’abuso di alcol è indubbiamente uno dei problemi sociali più diffusi. Uno dei problemi correlati all’abuso di alcol e l’epatopatia alcolica. Questo stato patologico è derivante da un processo infiammatorio progressivo ai danni del fegato legato al consumo eccessivo di alcolici. È una malattia a più stadi. La steatosi provoca un ingrossamento del fegato causato da un accumulo di trigliceridi, spesso senza sintomi per molto tempo. I rischi correlati sono la steatosi (fegato grasso), l’epatite alcolica e la cirrosi epatica. Il rapporto con l’alcolismo è complesso. Non tutti i bevitori, infatti, hanno danni al fegato, anche se sono altamente probabili. La causa è da rinvenire in una trasformazione dell’alcol (etanolo) in sostanze tossiche che danneggiano il fegato in maniera irreversibile e cronica, con un rischio elevato di insufficienza epatica e di cancro, fino alla necessità di un trapianto di fegato.
In acuto, invece, l’alcol può essere una causa di alterazione delle transaminasi ma non si può sapere se e con quale modalità si potrebbero innalzare: dipende molto dalla risposta individuale dell’organismo. In caso di stress preesistente, di causa iatrogena e/o alimentare, si può presentare una alterazione significativa. [12]
Il primo caso è una consequenziale possibile se eventi stressori concomitanti si presentano in cronico. Ed è semplice giungere alla conclusione che l’uso di AAS, specie se metilati, possa comportare un aumentato stress epatico che potrebbe degenerare in peliosi epatica, cirrosi ecc…
Che siate “doped” o “natural”, per ragioni legate e non, dovreste evitare di consumare più di 25g per gli uomini, o 12,5g per le donne, di Etanolo al giorno.
#11 Sottoporsi a regolari controlli medici pre, intra e post utilizzo
Il monitoraggio della salute dovrebbe essere la base fondante del comportamento del utilizzatore consapevole e minimamente attento ai potenziali rischi nei quali potrebbe imbattersi.
Gli esami di controllo sono i seguenti:
Esami ematici e delle urine (comprendenti il quadro ormonale secondo necessità);
Elettrocardiogramma ogni 6 mesi circa;
Elettrocardiogramma sotto sforzo (prima di iniziare);
Ecocardiogramma ogni 6 mesi circa;
Coronarografia ogni 6 mesi circa;
Monitoraggio della pressione ematica;
TAC addome completa ogni 6 mesi circa.
Ovviamente, ogni accertamento , al di la degli esami ematici, deve essere gestito in base alle esigenze soggettive, caratteristiche e tipo di PEDs utilizzati.
#12 Essere seguiti da personale qualificato
Fin troppa gente è stata salutisticamente deturpata da gorilla di spogliatoio a mala pena consapevoli dell’esistenza dei macronutrienti e che, nonostante ciò, si sono improvvisati farmacisti. Donne divenuti uomini e uomini divenuti simili a cagne in calore per via di orrende ginecomastie. Evitate il fai da te e l’affidarsi a semianalfabeti … la somaticità sopra la norma è cosa diversa dall’intelligenza e alla competenza in biologia, biochimica e farmacologia… senza offesa per tutti quelli che “io mi facevo e ho vinto! Senzia scienzia!” …
#13 Pensare seriamente al post ciclo prima del ciclo
Molti aspiranti “doped” non considerano il fattore post ciclo. La maggior parte di loro è convinta che la PCT sarà una facile soluzione alla sottoregolazione dell’Asse HPT, ma in realtà non è proprio così. Esistono diversi casi studio che mostrano come gli ex utilizzatori abbiano spesso livelli di Testosterone inferiori rispetto al pre-utilizzo anche a distanza di anni dal cessato uso di AAS. Sembra che i fattori che aumentano le possibilità e il grado di tale effetto sul lungo termine siano:
Tempo di somministrazione;
Età
Molecole utilizzate (con maggiore impatto negativo dato dai19-norsteroidi come il Nandrolone per via della lunga permanenza dei metaboliti nel sistema).
Tutto ciò è indipendente dalla qualità della PCT, anche se essa può avere dei riscontri positivi specie nel primo periodo di stacco dagli AAS. Le alterazioni ormonali legate ad una alterazione dell’Asse HPT comprendono depressione, ansia, bassa libido, difficoltà nel raggiungere e mantenere l’erezione, stanchezza cronica ecc…
Per questa ragione molti scelgono di entrare in TRT (Terapia Sostitutiva del Testosterone) dopo il primo ciclo.
Quale conclusione?…
Se mai non dovesse bastare il disclaimer, questo articolo non rappresenta in alcun modo un consiglio e, ne tanto meno, un incitamento all’uso di sostanze dopanti! E’ semplicemente a fine divulgativo con l’obbiettivo di far comprendere a più persone possibili che la scelta di intraprendere coscientemente certe pratiche (illegali) necessita di una sufficiente (e veritiera) conoscenza del argomento.
Quindi? Leggete e comprendete correttamente ciò che ho riportato in sintesi fruibile ad un largo pubblico… Pensate prima di tutto ad alimentarvi e allenarvi in modo ottimale!
La conoscenza della Verità rende liberi dalla cattiva informazione, dagli strumenti commerciali e dal relativismo… Negarla è semplice e pericolosa manifestazione di profonda ignoranza… di VERO NEGAZIONISMO!
Se avete una buona conoscenza della lingua inglese e volete approfondire l’argomento PEDs e Sport, potete leggere il libro ANABOLICS 11th Edition di William Llewellyn
“Magnitude and Composition of the Energy Surplus for Maximizing Muscle Hypertrophy: Implications for Bodybuilding and Physique Athlete” [1] è una interessante review di Alan Aragon e Brad Schoenfeld nella quale viene esaminata .*la letteratura scientifica ad oggi disponibile per delineare il ruolo dell’assunzione calorica nell’ipertrofia muscolare. In particolare, questa review è rivolta ai BodyBuilder e atleti Physique.
La review è suddivisa in sezioni che coprono i seguenti argomenti connessi al tema centrale:
Condizioni ipocaloriche (deficit energetico)
Condizioni eucaloriche (un apporto energetico pari al dispendio energetico)
Condizioni ipercaloriche (un surplus energetico)
Entità del surplus
Composizione dei macronutrienti
Applicazione pratica.
Nel presente articolo evidenzierò i punti importanti di ciascuna di queste sezioni.
Condizioni ipocaloriche (deficit energetico)
È noto che un deficit energetico ostacola la crescita muscolare. In effetti, può compromettere completamente la crescita muscolare negli individui allenati (specialmente quando sono già con percentuali di grasso ridotte). Meccanicamente, questo potrebbe essere spiegato dalla sottoregolazione del percorso mTORC1 e dall’attivazione della proteina del sensore di energia AMPK.
La regolazione del mTORC1 in base allo stato energetico della cellula è descritta meno bene di quella dei fattori di crescita e appare principalmente mediata dalla chinasi attivata da AMP (AMPK). AMPK è una proteina eterotrimerica che comprende una combinazione di subunità α, β e γ. Attualmente sono note due isoforme delle subunità α (α1 e α2) e β (β1, β2). Esistono tre isoforme note della subunità γ (γ1, γ2, γ3). La subunità α funziona come la subunità catalitica del complesso, mentre le altre due subunità “rilevano” lo stato energetico della cellula. La subunità β può interagire con il glicogeno e la subunità γ con i nucleotidi adenosintrifosfato (ATP), adenosindifosfato (ADP) e adenosinmonofosfato (AMP). L’interazione tra il glicogeno e la subunità β porta all’inibizione allosterica dell’attività dell’AMPK, una diminuzione del glicogeno porterà quindi alla riduzione di questa inibizione e quindi all’attivazione del complesso. In sintesi, le subunità β e γ consentono alla chinasi di misurare lo stato energetico della cellula come riflesso dal suo contenuto di glicogeno e dal rapporto ATP/ADP o AMP. Una diminuzione del glicogeno o del rapporto ATP/ADP o AMP segnala una diminuzione dell’energia disponibile alla chinasi e la attiva. In generale, l’attivazione di AMPK promuove le vie cataboliche al fine di recuperare l’omeostasi energetica cellulare e attenua le vie anaboliche per preservare l’energia.
Teoricamente, le diverse isoforme delle subunità consentono dodici combinazioni uniche. Tuttavia, fino ad oggi sono state trovate solo tre diverse combinazioni nel muscolo scheletrico umano: α2 / β2 / γ1, α2 / β2 / γ3 e α1 / β2 / γ1. La distribuzione quantitativa di queste proteine eterotrimeriche è stata stimata al 15% α1 / β2 / γ1, 65% α2 / β2 / γ1 e 20% α2 / β2 / γ3. I tre eterotrimeri mostrano regolazione ed effetti differenziali. L’eterotrimero α2 / β2 / γ3 si attiva rapidamente a seguito dell’attività fisica, mentre gli altri due impiegano molto più tempo per attivarsi. Inoltre, solo l’eterotrimero contenente α1 sembra attenuare la crescita muscolare, mentre gli eterotrimeri contenenti α2 non sembrano farlo.
L’effetto antagonizzante di AMPK sulla crescita muscolare è mediato, almeno in parte, dall’inibizione dell’attività del mTORC1. AMPK fosforila due residui (Thr1227 e Ser1345) su TSC2 che sono importanti per la sua attivazione. TSC2 agisce quindi inibendo mTORC1 mediante la formazione del complesso TSC-TBC come descritto in precedenza. Inoltre, è stato scoperto che Raptor, una delle proteine che compromettono mTORC1, è anche un substrato del AMPK. Anche la fosforilazione di Raptor ai residui Ser722 e Ser792 inibisce l’attività di mTORC1. In sintesi, l’effetto antagonista del AMPK su mTOR è mediato dalla fosforilazione di TSC2 e Raptor.[2]
Detto ciò, quello che viene evidenziato in questa sezione, è che l’allenamento contro-resistenza in concomitanza con un elevato apporto di proteine può aumentare la massa magra nonostante un deficit energetico. Sebbene questo effetto sia chiaramente diminuito negli individui con percentuali di massa grassa basse allenati, ciò è particolarmente vero per gli individui obesi non allenati. Uno studio interessante che evidenzia questo punto è quello di Donnelly et al. [3].
Nello studio, quattordici donne obese sono state sottoposte a una dieta ipocalorica (803 kcal al giorno) per 90 giorni. Sette di loro hanno eseguito simultaneamente l’allenamento con i pesi e gli altri sette sono rimasti sedentari. Come ci si aspetterebbe con un apporto energetico così basso negli individui obesi, hanno perso molto peso. In media, hanno perso 16Kg, ovvero 35 libbre. Mentre la massa grassa e la massa magra sono diminuite nella stessa misura in entrambi i gruppi, le biopsie muscolari hanno fornito alcune informazioni interessanti. Hanno dimostrato che l’area della sezione trasversale delle fibre muscolari è aumentata in coloro che hanno eseguito l’allenamento con i pesi, ma è rimasta invariata in coloro che sono rimasti sedentari. Mentre l’ipertrofia potrebbe essere stata solo regionale per quel muscolo specifico, non era così scontato (sicuramente dato che è un muscolo della gamba ei soggetti hanno perso molto peso corporeo). Va notato che una certa perdita di massa magra non può essere attribuita alla perdita muscolare. (E allo stesso modo, se misuri un aumento della massa magra, non dovresti attribuirlo direttamente alla massa muscolare.)
Condizioni eucaloriche (un apporto energetico pari al dispendio energetico)
Quando l’apporto energetico è uguale al dispendio energetico, si parla di eucalorica. In altre parole, si sta mangiando per mantenere il livello di energia in equilibrio. Queste condizioni sono più favorevoli per la costruzione muscolare.
L’articolo sembra principalmente partire da una recente meta-analisi di Morton et al. [4]. (Aragon e Schoenfeld erano entrambi coautori di questa meta-analisi.) Gli studi che coinvolgono condizioni ipocaloriche sono stati esclusi dall’analisi. E’ stato esaminato l’effetto dell’integrazione proteica in combinazione con l’esercizio contro-resistenza sull’aumento della massa muscolare.
Sostengono che a causa della mancanza di un aumento significativo dell’assunzione di energia rispetto al basale negli studi analizzati, nonché di guadagni relativamente minori nella FFM, le condizioni possono essere interpretate come eucaloriche (Poiché questo non era uno scopo mirato dello studio.). Hanno scoperto che l’integrazione di proteine ha aumentato la massa magra di 0,75kg in media negli individui allenati contro-resistenza.
Per dare una maggiore prospettiva: gli studi con persone allenate sono durati in media 10 settimane. Onestamente, è abbastanza per un cambiamento dietetico relativamente minore in un lasso di tempo relativamente breve. Basta aggiungere un po’ di proteine in più. I guadagni sono stati complessivamente molto inferiori (0,3 kg) o inesistenti (-0,01 kg) negli anziani. Aragon e Schoenfeld concludono questa sezione con “Questi guadagni relativamente insignificanti indicano l’importanza di un surplus calorico mirato combinato con un allenamento contro-resistenza progressivo quando l’obiettivo è massimizzare l’ipertrofia muscolare”.
Non posso dire di essere pienamente d’accordo con quanto affermato, dal momento che trovo l’aumento abbastanza solido negli individui allenati contro-resistenza per un cambiamento dietetico così limitato. Anche se questo potrebbe non essere ottimale, penso che il messaggio da portare a casa per gli individui allenati contro-resistenza possa essere che è possibile guadagnare una quantità discreta di massa muscolare in condizioni eucaloriche quando l’assunzione di proteine è adeguata.
Condizioni ipercaloriche (surplus energetico)
È ovvio che un surplus di energia consente una maggiore ipertrofia muscolare. Uno studio interessante che menzionano è quello di Bray et al. [5]. Questo studio è stato svolto particolarmente bene. La ragione principale di ciò è che i soggetti sono stati messi in un’unità metabolica, potendo così controllare completamente il loro apporto energetico.
Lo studio ha esaminato 25 soggetti di ambo i sessi sani e stabili di peso che sono stati sovralimentati per 8 settimane dopo una dieta di stabilizzazione del peso iniziale di 13-25 giorni. Sono stati randomizzati con una dieta a basso contenuto di proteine (5% dell’apporto energetico), proteine normali (15%) o ad alto contenuto proteico (25%). L’apporto energetico è stato aumentato di quasi 1000 kcal al giorno.
La cosa interessante è che tutti e tre i gruppi hanno guadagnato circa la stessa quantità di grasso corporeo. Tuttavia, i gruppi con una dieta normale e ricca di proteine hanno anche guadagnato massa corporea magra (misurata con DXA). Quindi solo mangiare molte più calorie, mentre si assumono abbastanza proteine, ovviamente, provoca un aumento della massa corporea magra.
Aragon & Schoenfeld continuano a sottolineare che è importante rendersi conto che la massa magra non è uguale alla massa muscolare. Cosa su cui non si può essere che pienamente d’accordo.
Questo fattore è importante quando si interpreta la ricerca. Misurazioni aggiuntive, come ultrasuoni, risonanza magnetica, TC o area della sezione trasversale delle fibre muscolari, possono dare molta più concretezza nel fatto che un cambiamento nella massa magra sia dovuto o meno a un cambiamento nella massa muscolare.
Entità del surplus energetico
Proprio come l’assunzione energetica può influenzare l’ipertrofia muscolare, così lo possono fare l’allenamento e la composizione corporea. Aragon e Schoenfeld sostengono che gli individui non allenati (deallenati) hanno un potenziale maggiore per realizzare guadagni muscolari, e la pratica lo ha dimostrato diverse volte. Pertanto è possibile che i soggetti magri e allenati siano più inclini a guadagnare grasso con un surplus energetico eccessivamente elevato. Ed anche questo è un qualcosa di verificato molte volte nella pratica.
In generale, consiglio agli atleti più avanzati, con una bassa body fat, così come per le donne (a causa del loro potenziale di crescita relativamente ridotto) un surplus energetico inferiore rispetto ai principianti che desiderano aumentare la loro massa muscolare il più possibile.
Indubbiamente, gli atleti più avanzati guadagneranno anche un po’ più di massa muscolare con grandi eccedenze di energia. Tuttavia, quando ricominciano a ridurre le Kcal in seguito, hanno bisogno di perdere più grasso e immagino che qualsiasi massa muscolare in più guadagnata con fatica verrà persa con esso in percentuali sensibili.
Uno altro studio che menzionano è quello di Rozenek et al. [6]. I soggetti del test hanno ricevuto un surplus energetico di 2010Kcal in aggiunta alla loro dieta di mantenimento.
I soggetti presi in esame sono stati divisi in tre gruppi. Uno ha ricevuto un supplemento di 2010 kcal ad alto contenuto proteico (356g di carboidrati, 106g di proteine), uno ha ricevuto un integratore isocalorici di carboidrati da 2010 kcal e uno è servito come gruppo di controllo. Tutti i soggetti dei tre gruppi hanno eseguito un allenamento contro-resistenza con un ragionevole apporto di proteine (almeno 1,3-1,5 g/kg di peso corporeo al giorno). Alla fine delle 8 settimane di studio, tutti i gruppi avevano acquisito quantità significative di massa magra (2,9, 3,4 e 1,4 kg, rispettivamente). Ciò suggerisce che, almeno negli “allenati principianti”, un surplus calorico può aumentare sostanzialmente i guadagni di massa magra quando l’assunzione di proteine è sufficiente. Tuttavia, come sottolineano Aragon e Schoenfeld, questi risultati dovrebbero essere interpretati con cautela. Entrambi i gruppi che hanno ricevuto il supplemento hanno aumentato notevolmente la loro assunzione di carboidrati. Questo porterà sicuramente ad altro glicogeno e acqua di accompagnamento (Che può essere misurata come massa magra.).
Ora confrontate questi risultati con un altro studio menzionato, ma con bodybuilder maschi d’élite.[6] Un piccolo gruppo di soggetti è stato randomizzato a un elevato apporto energetico (6087 kcal al giorno) o ad un moderato apporto energetico (4501 kcal al giorno) per 4 settimane. L’elevato apporto energetico ha portato ad un aumento maggiore (1,0 kg) della massa magra rispetto al moderato apporto energetico (0,4 kg). Tuttavia, non c’è stato alcun cambiamento significativo nella massa grassa nel gruppo con surplus di energia moderato (+0,8%), mentre il gruppo ad alto apporto di energia ha visto un aumento significativo del 7,4%. Va notato che le misurazioni del grasso corporeo sono state effettuate utilizzando un calibro, quindi è stata utilizzata una formula per ricavare la massa magra. Dubito che sia accurata, soprattutto in un arco di tempo così breve. Ad ogni modo, questi risultati potrebbero suggerire che individui molto ben allenati per lo più ingrassano solo con grandi eccedenze caloriche.
Composizione dei macronutrienti
Immagino che questa sezione possa essere riassunta in poche frasi. Se si consuma una quantità sufficiente di proteine (da 1,6 a 2,2g/kg di peso corporeo al giorno), mangiare troppo forse potrà aiutare un po’ di più con l’ipertrofia muscolare. Inoltre, potrebbe forse avere un effetto sul portare il livello di grasso corporeo fuori da range accettabili (12-15%). L’eccesso di grassi probabilmente non è l’idea migliore, quindi i carboidrati sembrano essere il macronutriente di scelta primaria quando si punta a surplus calorici elevati.
Applicazione pratica
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:
1- Aragon AA, Schoenfeld BJ. Magnitude and Composition of the Energy Surplus for Maximizing Muscle Hypertrophy: Implications for Bodybuilding and Physique Athletes. Strength & Conditioning Journal. Publish Ahead of Print, 2020.
3- Donnelly JE, Sharp T, Houmard J, et al. Muscle hypertrophy with large-scale weight loss and resistance training. Am J Clin Nutr 58: 561–565, 1993.
4- Morton, Robert W., et al. “A systematic review, meta-analysis and meta-regression of the effect of protein supplementation on resistance training-induced gains in muscle mass and strength in healthy adults.” Br J Sports Med 52.6 (2018): 376-384.
5- Rozenek, R., et al. “Effects of high-calorie supplements on body composition and muscular strength following resistance training.” Journal of Sports Medicine and Physical Fitness 42.3 (2002): 340-347.
6- Ribeiro, Alex S., et al. “Effects of different dietary energy intake following resistance training on muscle mass and body fat in bodybuilders: a pilot study.” Journal of Human Kinetics 70.1 (2019): 125-134.
Anni dopo l’interruzione dell’uso di AAS da parte di soggetti di sesso maschile questi ultimi potrebbero riscontrare ancora una condizione di ipo-funzionamento testicolare. La concentrazione ematica del fattor isulino simile 3 (INSL3), un peptide del quale si sa ancora poco, rende chiaro quanto possa durare l’impatto endocrinologico dato dall’uso di AAS. Ciò risulta particolarmente evidente dai risultati di uno studio danese, al quale hanno partecipato 132 bodybuilder.[1]
Fattore Insulino Simile-3 (INSL3)
Dettagli dello studio
I ricercatori, un gruppo di endocrinologi dell’Università di Copenaghen, hanno osservato 132 uomini di età compresa tra 18 e 50 anni che si allenavano con i pesi. Questi uomini sono stati divisi in 3 gruppi formati all’incirca dallo stesso numero di individui:
Un gruppo non aveva mai usato AAS;
un secondo gruppo era sotto ciclo di AAS durante lo studio;
infine, il terzo gruppo aveva usato AAS in passato.
Il partecipante medio allo studio in quest’ultimo gruppo aveva smesso di usare AAS 32 mesi prima. I ricercatori hanno misurato la concentrazione di INSL3 nel sangue dei soggetti partecipanti allo studio. Quell’ormone, che di per sé ha anche proprietà anabolizzanti, è prodotto dai testicoli. Gli endocrinologi sospettano che i testicoli siano più sani in quanto producono più INSL3 e pensano persino che questo peptide sia un marker di riferimento maggiormente importante per la valutazione della vitalità dei testicoli rispetto al Testosterone.
Risultati dello studio
Dei tre gruppi sotto osservazione, i soggetti che utilizzavano AAS nel periodo dello studio avevano la più bassa concentrazione ematica di INSL3. Tuttavia, i soggetti che avevano usato AAS in passato avevano anch’essi meno INSL3 sierico rispetto a coloro che non avevano mai utilizzato AAS:
I non utilizzatori avevano una media di 0,59mcg di INSL3 per litro;
gli ex utenti 0,39mcg per litro.
Più a lungo gli ex utilizzatori erano stati sotto AAS in passato, minore era il INSL3 rilevato attraverso esame ematico.
I dati riportati nella figura sopra sono di notevole interesse. Si guardi all’associazione tra il passare del tempo dopo l’ultima somministrazione di AAS da una parte e la concentrazione sierica di INSL3, dall’altro. Bene, si nota una consequenziale en significativa risposta…
Contrariamente, è ovvio che se non ci fosse stato alcun legame significativo il INSL3 non avrebbe alcuna valenza come marker per la valutazione dello stato di salute dei testicoli.
Conclusioni
Il principale ricercatore dello studio, Jon Jarlov Rasmussen, in un comunicato stampa ha affermato che è ancora dibattuto se l’uso off-label di AAS provochi una carenza di Testosterone sul lungo termine. I loro risultati suggeriscono, però, la presenza di una capacità gonadica compromessa sul lungo termine nei precedenti utilizzatori di AAS. I risultati sollevano la questione se alcuni precedenti utilizzatori di AAS debbano ricevere una terapia di stimolazione medica per aumentare la capacità funzionale delle cellule di Leydig nei testicoli.[2]
Rasmussen ipotizza come base di trattamento inibitori dell’Aromatasi e SERM.
Tempo fa, usando come fonte un brevetto del 1955 dell’americana Upjohn, ho trattato brevemente un particolare gruppo di AAS derivati del Nandrolone con un gruppo 2-α-metile.[1] Inizialmente si poteva ipotizzare che dopo la pubblicazione di quel brevetto nessuno avesse preso in considerazione gli analoghi del 2-α-methyl-Nandrolone. Ma, invece, esiste uno studio giapponese dei primi anni ’60 che analizza le caratteristiche di tale modifica nello scheletro carbossilico del Nandrolone.[2]
Dettagli dello studio:
Il prima citato studio è stato pubblicato nel 1964 in un articolo è frutto del lavoro di ricercatori della società farmaceutica giapponese Dainippon Pharmaceutical . Questo articolo descrive, tra le altre cose, una serie di esperimenti sugli animali con l’utilizzo di diversi AAS che sono descritti anche nel brevetto della Upjohn del 1955. I ricercatori nipponici hanno testato i loro AAS su ratti da laboratorio maschi sterilizzati sottoponendoli ad iniezioni per 7 giorni. Successivamente, i ricercatori hanno misurato il peso del muscolo levator ani per stimare (con un grosso margine d’errore) l’effetto anabolico degli ormoni sintetici inoculati. Per avere un’idea degli effetti collaterali androgeni, hanno anche misurato il peso della prostata degli animali (anche qui la stima non gode della migliore attendibilità).
Risultati:
L’effetto anabolico degli analoghi del 2-α-methyl-Nandrolone era inferiore a quello del Testosterone, ma il loro effetto androgeno era molto inferiore (per l’inattendibilità dei dati riporto ai link sopra riportati). Il rapporto tra effetto anabolico-androgeno [Androgeno:Anabolico ratio = valore indice terapeutico] era quindi un fattore 3-5 più favorevole di quello del Testosterone.
Conclusioni e potenziali effetti collaterali:
La struttura di molte delle sostanze di cui sopra ricorda quella del designer steroid Methyldrostanolone (commercializzato per la prima volta nel 2005 con il nome di Superdrol). Ma a differenza del 2-α-methyl-Nandrolone e derivati, Il Methyldrostanolone, la cui formula strutturale si può vedere di seguito, è un AAS con due metilazioni: una in C-2 (come i sopra citati analoghi) e una in C-17. Tale caratteristica lo rende un AAS epatotossico che, se abusato, può causare danni al fegato oltre che, potenzialmente, ai reni. Poi, ovviamente, il Methyldrostanolone, non è un derivato del Nandrolone, ma del DHT.
Nonostante questa significativa differenza, la epatotossicità degli AAS riportati nell’elenco sopra sia di grado lieve/moderato ma comunque presente. Sulla base di ciò che sappiamo sui derivati del Nandrolone metilati in C-17, questi potrebbero essere anche più epatotossici del Methyldrostanolone. Ma, lo ripeto, questo non è potenzialmente correlabile all’effetto a livello epatico del 5827 o 2-α-methyl-Nandrolone. Questo AAS probabilmente non è solo lieve sul fegato, ma può anche avere effetti collaterali androgeni più moderati rispetto al Nandrolone.
2-α-methyl-Nandrolone
Altri effetti collaterali? I ricercatori hanno anche determinato l’effetto estrogenico e progestinico dei loro AAS. Non era rilevante. Ciò è conforme al contenuto del brevetto della Upjohn.
Ma è disponibile sul mercato “nero” o “grigio”? A quanto ne so no, e anche se lo fosse non è un AAS dal grande potenziale capace di essere concorrenziale con altre molecole con una miotroficità molto più elevata e già presenti sul mercato da decenni.
“Per la prima volta, le persone possono ottenere attraverso i farmaci ciò che era possibile solo attraverso un intervento chirurgico per dimagrire “, è l’affermazione sensazionalistica estratta da un comunicato stampa della endocrinologa e professoressa britannica Rachel Batterham.[1] Il farmaco di cui parla la Batterham è il Semaglutide. In uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, è stato riportato che i soggetti obesi hanno perso in media 15 libbre (circa 6,80Kg) quando trattati con Semaglutide.[2]
Semaglutide? Una spiegazione d’obbligo…
Semaglutide
Il Semaglutide, venduto con i marchi Ozempic e Rybelsus, è un farmaco antidiabetico utilizzato nello specifico per il trattamento del diabete di tipo 2. [3][4]
Il Semaglutide agisce come il peptide Glucagone simile-1 umano (GLP-1) in modo che aumenti la secrezione di Insulina, migliorando di conseguenza il metabolismo glucidico cellulare. È distribuito sotto forma di soluzione iniettabile da praticarsi sottocute all’interno di una penna predosata. Uno dei suoi vantaggi rispetto ad altri farmaci antidiabetici è che ha una lunga durata d’azione, quindi è sufficiente solo un’iniezione una volta alla settimana. [5]
Una versione iniettabile (Ozempic) è stata approvata per uso medico negli Stati Uniti nel dicembre 2017,[6] e nell’Unione Europea,[7] Canada,[8] e Giappone nel 2018. Una versione che viene assunta oralmente (Rybelsus) è stata approvata per uso medico negli Stati Uniti nel settembre 2019,[9] e nell’Unione Europea nell’aprile 2020. [10] E’ il primo trattamento a base di una proteina con affinità per il recettore del peptide glucagone simile 1 approvato per l’uso negli Stati Uniti che non ha bisogno di essere iniettato, ed è stato prodotto dalla Novo Nordisk.
Il Semaglutide è chimicamente simile al GLP-1 umano, con una somiglianza del 94%. Le uniche differenze sono due sostituzioni di amminoacidi nelle posizioni 8 e 34, dove l’Alanina e la Lisina sono sostituiti rispettivamente dall’acido 2-amminoisobutirrico e dall’Arginina. [11] La sostituzione degli amminoacidi nella posizione 8 previene la rottura chimica da parte di un enzima dipeptidile peptidasi-4. Inoltre, la Lisina in posizione 26 è nella sua forma derivata (acilata con diacid stearico). L’acilazione con un distanziale e una catena di diacidi grassi C-18 aumenta il legame del farmaco con la proteina del sangue albumina, il che consente una vita attiva più lunga della molecola. La sua emivita è di circa 7 giorni (165-184 ore), quindi è sufficiente un’iniezione una volta alla settimana. [5][12]
Come precedentemente accennato, il Semaglutide è un agonista del recettore del peptide Glucagone simile-1. Aumenta la sintesi di Insulina, che ovviamente abbassa il livello della glicemia ematica. [13] Sembra anche aumentare la crescita delle cellule β nel pancreas, che sono i siti di sintesi del Insulina. [12] Dall’altra parte inibisce il Glucagone, ormone con effetto iperglicemizzante. Inoltre riduce l’assunzione di cibo abbassando l’appetito e rallentando la digestione gastrica. [14] In questo modo può agire come agente per la riduzione del grasso corporeo. [15]
In sintesi, nel corpo, il GLP-1 viene rilasciato quando il cibo raggiunge la fine dell’intestino tenue e i livelli di glucosio aumentano. Nel cervello il GLP-1 inibisce l’appetito, e nel pancreas stimola il rilascio di Insulina. Il GLP-1 somministrato per via esogena viene rapidamente eliminato dal corpo, ma il Semaglutide presentando le prima citate modifiche strutturali, rimane in circolo per un periodo di tempo prolungato. Gli enzimi che scompongono il GLP-1 in singoli amminoacidi hanno difficoltà nella lisi del Semaglutide.
Studio:
Tornando a parlare nello specifico dello studio citato al principio di questo articolo, la Batterham ei suoi colleghi hanno reclutato 1.961 persone di età superiore ai 18 anni con un BMI ≥30 sottoponendole al loro studio per 68 settimane. Una parte dei soggetti è stata trattata con un placebo, mentre un’altra parte di essi ha ricevuto una iniezione settimanale di Semaglutide.
La dose iniziale per iniezione era di 0,25mg di Semaglutide, ma la dose è aumentata gradualmente fino a 2,4mg nelle prime 16 settimane dello studio. Alcuni soggetti non sono stati in grado di tollerare questa dose di 2,4mg e hanno continuato a usarne una quantità inferiore.
I ricercatori hanno utilizzato un prodotto Novo-Nordisk. Come sappiamo ormai, la Novo-Nordisk produce Semaglutide sia in forma orale che iniettabile. Diabetologi ed endocrinologi somministrano la molecola in questione a una dose inferiore alle persone con diabete di tipo 2.
Nota: lo studio potrebbe godere di credibilità limitata visto che è statpo sponsorizzato dalla Novo-Nordisk.
Risultati dello studio:
Il soggetto medio del gruppo sperimentale ha perso poco più di 15 libbre (circa 6.80Kg). Ciò è principalmente dovuto al fatto che il Semiglutide riduce l’appetito.
La somministrazione di Semaglutide ha anche comportato una certa perdita di massa corporea magra (questa legata alla mancanza di una adeguata routine allenante contro-resistenza). Tuttavia, poiché i soggetti hanno perso significativamente più massa grassa rispetto alla massa corporea magra, il Semaglutide ha migliorato la composizione corporea anche grazie al miglioramento della ripartizione calorica (vedi anche miglioramento del insulino-sensibilità che ne è alla base). I soggetti nel gruppo sperimentale hanno sperimentato una significativa riduzione del girovita. Inoltre, il loro equilibrio del colesterolo è ovviamente migliorato. Infine, i soggetti hanno anche segnalato un aumento della loro qualità di vita.
Effetti collaterali riscontrati con il Semaglutide:
Una piccola percentuale dei soggetti nel gruppo sperimentale si è ritirata a causa di effetti collaterali come nausea, costipazione, diarrea e vomito. Questo non è sorprendente, perché gli analoghi del GLP-1 rallentano la funzione intestinale. Secondo lo studio del NEJM, il Semaglutide è relativamente sicuro.
Bisognerebbe anche tenere presente che il Semaglutide è un nuovo farmaco, i cui effetti collaterali non sono stati ancora del tutto identificati. Sappiamo di altri agonisti del GLP-1 più vecchi, che potrebbero avere effetti collaterali che gli utilizzatori dovrebbero prendere seriamente in considerazione. Ci sono alcune indicazioni che i vecchi analoghi del GLP-1 possono danneggiare i reni in alcuni soggetti. [16] Inoltre, la FDA statunitense è a conoscenza di alcuni casi in cui gli utilizzatori di analoghi del GLP-1 hanno sviluppato un’infiammazione del pancreas. Alcuni di questi casi sono stati fatali.[17]
Breve conclusione sul Semaglutide nel BodyBuilding:
Molti di voi si staranno chiedendo come questo farmaco possa (e in quale circostanza) essere utilizzato per migliorare la composizione corporea. A riguardo, tenendo in considerazione quanto pocanzi esposto, si può essere spinti a pensare che tale peptide possa trovare uso funzionale in fasi ipercaloriche permettendo il mantenimento di un miglior partizionamento calorico anche se, a dire il vero, la soppressione dell’appetito e il rallentamento dello svuotamento gastrico non sono le migliori condizioni da avere in un momento come il “Bulk”. Potrebbe quindi essere funzionale in una leggera ipocalorica o isocalorica seguente una fase “Bulk” con finalità di miglioramento marcato della sensibilità insulinica, della ripartizione calorica ed un effetto sulla soppressione dell’appetito che può tornare utile in tali contesti.
In conclusione? Lasciatelo (almeno per il momento) ai diabetici e obesi…
In rete sono consultabili articoli a tema DNP, scritti da improvvisati biochimici o da qualche “guru” del settore Fitness e BodyBuilding, nei quali si espongono “consigli” sulla riduzione degli effetti collaterali legati all’uso di questo disaccoppiante della fosforilazione ossidativa. Alcuni di questi sono incentrati sulla caratteristica del DNP di aumentare massivamente i radicali liberi. Per ovviare a ciò, si riportano mix integrativi caratterizzati da antiossidanti come la Vitamina C, il NAC o direttamente il Glutatione. Ma tale pratica svolge un reale effetto riduttivo sui potenziali danni di una concentrazione elevata di radicali liberi DNP dipendente? Se si legge lo studio svolto su animali che i biologi finlandesi hanno pubblicato su “Comparative Biochemistry and Physiology Part C”, la risposta a questa specifica domanda potrebbe essere negativa o, comunque, l’effetto potrebbe essere poco rilevante nel contesto del tentativo di ridurre gli effetti collaterali del nitrocomposto in questione.[1] Lo so, stiamo parlando di uno studio su animali, ma ci offre comunque una visione d’insieme abbastanza concreta per porre ipotesi sull’efficacia di questa supplementazione sull’impatto negativo correlato all’uso di DNP.
2,4-dinitrofenolo
Dettagli dello studio:
Antoine Stier dell’Università di Turku in Finlandia ha svolto il suo esperimento utilizzando i fringuelli zebra. Gli animali sono stati divisi in due gruppi: al primo era stata somministrata acqua potabile per 4 anni mentre all’altro gruppo ha ricevuto acqua potabile contenente DNP. Ai fringuelli sono stati somministrati 4mg di DNP per chilo di peso corporeo al giorno. Se il dosaggio usato nei fringuelli fosse stato trasposto agli esseri umani, essi avrebbero ricevuto solo una frazione di quella dose. Il metabolismo dei fringuelli zebra è molto più elevato di quello dell’uomo.
Fringuelli zebra
Risultati dello studio:
I fringuelli trattati con il DNP, ovviamente, risposero alla somministrazione con un calo del peso e della massa grassa. Allo stesso tempo, i fringuelli del gruppo DNP vivevano il 21% in meno rispetto ai fringuelli del gruppo di controllo [solo acqua potabile].
Di per sé, la durata della vita più breve dei fringuelli zebra trattati con DNP non sorprende. Il DNP è un dissipatore di ATP sotto forma di calore, il che causa una produzione massiva di radicali liberi nei mitocondri. Da qui il consiglio di assumere quantità significative di antiossidanti con il DNP . Ma, stranamente, la concentrazione del perossido di idrogeno (uno dei due radicali liberi più conosciuti a contenuto d’ossigeno [ROS da Reacting Oxygen Species]) non è aumentata nei fringuelli zebra del gruppo DNP.
Conclusione:
Lo studio evidenzia che, anche a una dose moderata […], un trattamento cronico con DNP può abbreviare la durata della vita. Il DNP promuove il flusso di protoni non solo attraverso la membrana mitocondriale, ma anche attraverso la membrana plasmatica. Questo potrebbe essere un elemento chiave che spiega l’impatto negativo del DNP sulla durata della vita, ma potrebbe essere potenzialmente risolto utilizzando disaccoppiatori di prossima generazione (ad esempio BAM15) specifici per la membrana mitocondriale. Ulteriori studi che indagano i percorsi molecolari e fisiologici attraverso i quali il DNP riduce la durata della vita nei fringuelli zebra sarebbero utili per consentire indagini mirate di effetti deleteri subletali in altri modelli animali e potenzialmente nell’uomo. Il presente studio dovrebbe essere un potenziale segnale di avvertimento per gli attuali utilizzatori di DNP e sollevare domande per gli scienziati che indagano sull’uso del DNP come medicinale.
Quindi è inutile una supplementazione a base di antiossidanti per attenuare gli effetti collaterali cellulari legati alla somministrazione di DNP? Beh, dai risultati sembrerebbe che la questione radicali liberi sia addirittura molto secondaria nella lista degli effetti collaterali DNP-dipendenti ma, ed è da tenere in considerazione, parliamo di uno studio effettuato utilizzando una specie con caratteristiche nettamente differenti da quella umana e, oltretutto, lo studio è stato svolto con dosaggi di DNP somministrati in cronico (4 anni). Ovviamente, gli utilizzatori di DNP usano tale composto solo per brevi periodi di tempo; parliamo di una media di 2 settimane consecutive. Detto ciò, l’assunzione di antiossidanti non è da considerarsi (al momento) del tutto inutile visto il tasso di stressor aggiuntivi ai quali il soggetto in trattamento con DNP viene sottoposto.
Nota:l’effetto collaterale predominante e incisivo (non che letale) del DNP rimane lo shock termico da dose letale la quale è molto vicina alla dose comunemente utilizzata a scopi termogenici.
La società farmaceutica Novartis sta conducendo studi con l’antagonista della Miostatina Bimagrumab, del quale ho già parlato in un articolo del 2017. Gli studi in cui i soggetti patologici, affetti da miosite da corpi inclusi (IBM), sono stati trattati con Bimagrumab sono risultati non terapeuticamente responsivi [1] ma un recente studio suggerisce che questo nuovo farmaco possa avere più applicazioni oltre ad un uso per aumentare l’anabolismo muscolare. Si è osservato, infatti, che il Bimagrumab riduce la massa grassa.[2]
Cos’è il Bimagrumab?:
Bimagrumab (BYM338) è un anticorpo monoclonale umano sviluppato da Novartis per il trattamento della perdita e la debolezza muscolare patologica. Il 20 agosto 2013, è stato annunciato che Bimagrumab aveva ricevuto una designazione di terapia rivoluzionaria per la miosite sporadica da corpi inclusi (sIBM) dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti. [3] Nel 2014, Bimagrumab è entrato nello sviluppo di Fase II, con alcune ricerche che indicano effetti clinici. [4] Novartis ha presentato domanda nel 2016 per l’approvazione della FDA per il trattamento dei pazienti con sIBM con Bimagrumab. [5] Come accennato precedentemente, nell’aprile 2016, Novartis ha annunciato che Bimagrumab aveva fallito uno studio di Fase IIb / III per la miosite sporadica da corpi inclusi. Nel gennaio 2021, lo studio che andremo a trattare in questo articolo, l’uso di Bimagrumab ha confermato la sua sicurezza ed efficace per il trattamento dell’adiposità in eccesso e dei disturbi metabolici in pazienti adulti con obesità e diabete di tipo II.
Modalità di legame del bimagrumab con ActRIIA e ActRIIB. Strutture cristalline del complesso bimagrumab Fv (nastro blu chiaro / scuro) con (A) ActRIIA umana LBD (nastro dorato) o (B) ActRIIB LBD umano (nastro rosso), mostrate nello stesso orientamento. (C) Struttura cristallina del complesso ActRIIB LBD di topo con activin-β umana (file PDB 1S4Y) (35), mostrato con lo stesso orientamento di A, B e D. (D) Sovrapposizione del complesso ActRIIA Fv (oro nastro) e complesso ActRIIB Fv (nastro rosso). (E) Impronta di activin (superficie grigia, calcolata dall’archivio PDB 1S4Y) e (F) Bimagrumab su ActRIIB LBD. Notare l’ampia sovrapposizione tra le due superfici di rilegatura.
Caratteristiche dello studio:
I ricercatori hanno diviso un gruppo di circa 50 obesi, alcuni dei quali con diabete di tipo II, in 2 gruppi. Per 48 settimane, hanno somministrato ai soggetti di un gruppo il Bimagrumab con una flebo ogni 4 settimane, alla dose di 10mg per chilogrammo di peso corporeo. La dose massima che i soggetti hanno ricevuto è stata di 1.2g per somministrazione. I soggetti in un gruppo di controllo hanno ricevuto un’infusione senza una sostanza attiva (placebo). Entrambi i gruppi hanno ricevuto informazioni da seguire concernenti alimentazione sana e lo svolgimento di esercizio fisico.
Risultati:
Alla fine delle 48 settimane, i soggetti nel gruppo sperimentale avevano perso 3,4Kg di grasso corporeo. Ciò ammontava al 21% della loro massa grassa. I soggetti del gruppo placebo non hanno praticamente perso grasso corporeo in modo significativo.
Allo stesso tempo, i soggetti che hanno ricevuto il Bimagrumab hanno guadagnato quasi 4Kg di massa corporea magra [sebbene non sia specificata quanta massa muscolare effettiva], mentre i soggetti dell’altro gruppo hanno perso quasi 0.5Kg di massa corporea magra.
Effetti collaterali riscontrati:
L’inibitore della Miostatina non è risultato privo di effetti collaterali. Ogni 10 partecipanti allo studio che avevano ricevuto il Bimagrumab, 4 manifestarono diarrea. Un numero uguale di partecipanti allo studio ha riportato spasmi muscolari.
Conclusioni:
I ricercatori riportano che, 48 settimane di esposizione al Bimagrumab, un inibitore di anticorpi di ActRII, sono state sicure ed efficaci per il trattamento dell’eccesso di adiposità e disturbi metabolici in pazienti adulti con obesità e diabete di tipo 2. Mentre il blocco o knockout degli anticorpi di ActRII nei modelli animali è accompagnato da un marcato aumento della massa muscolo-scheletrica, questo studio conferma che l’inibizione di questo recettore nei partecipanti umani porta non solo ad un aumento della massa magra ma anche a una profonda diminuzione del grasso corporeo, insieme a miglioramenti nel controllo glicemico.
L’inibizione di ActRII può fornire un nuovo percorso per la gestione farmacologica dell’eccesso di adiposità e dei disturbi metabolici associati.