Quali sono i migliori steroidi anabolizzanti per le donne? Sono l’Anavar e il Primobolan le migliori scelte su cui puntare per ridurre al minimo gli effetti collaterali mascolinizzanti?
Cominciamo dai “classici”
Può sembrare sorprendente, ma a mio parere, tra gli AAS “classici” l’Anadrol (Oxymetholone) è una buona scelta per le donne prudenti che vogliono conservare la loro femminilità e che desiderano avere risultati estremamente soddisfacenti. Io non sono direttamente specializzato in cicli per donne anche se ho avuto a che fare da vicino con protocolli chimici pianificati per atlete. Comunque, ogni volta che ho osservato da vicino protocolli femminili che contenevano Oxymetholone non ho mai visto effetti virilizzanti con la somministrazione di 25 mg/die in dosi frazionate.
Un medico si stupirebbe nel constatare che queste dosi assunte da donne hanno portato a tassi di virilizzazione molto bassi. Comunque, contrariamente a quanto l’intuizione potrebbe suggerire, l’Anadrol non è una delle scelte più rischiose per le donne.
Paragonato alle molecole più utilizzate nei protocolli femminili (sempre con riferimento agli AAS “classici”) l’Anadrol presenta anche un tasso androgeno tutto sommato favorevole:
Detto qu esto, voglio sottolineare che 15 mg/die di Anavar (Oxandrolone) avranno, nonostante quanto riportato sopra nel rapporto anabolico/androgeno, effetti virilizzanti non così rari come si possa pensare. Probabilmente circa 5 mg/die di Oxandrolone sono paragonabili a 25 mg/die di Anadrol (dosi divise) per ciò che concerne il rischio di virilizzazione: strano ma le ricerche e i dati empirici hanno mostrato questo.
Il Primobolan (Metenolone) fino a 50 mg/settimana, dose divisa durante l’arco dei sette giorni, è una scelta comune e ragionevole in ambito femminile, ma presenta comunque qualche rischio di sviluppare effetti virilizzanti: ma non con un tasso particolarmente elevato.
Ho conosciuto l’uso dell’Anadrol nelle donne attraverso Dan Duchaine. La culturista Denise Rutkowski, quando era seguita da Dan , aveva una preparazione chimica nella quale il “Guru degli Steroidi” gli faceva assumere 25 mg/die di Anadrol. Non credo di stare rivelando un segreto: anche perché quanto riportato è stato rivelato dai diretti interessati. Denise Rutkowski, ovviamente, lavorò molto bene con Dan ed ebbe grandi risultati con il suo protocollo seguendo il quale non mostrò nessun effetto di virilizzazione. In base a questo riscontro ho cominciato ha guardare a questa molecola in modo diverso per quanto riguarda l’uso nelle culturiste.
Le dosi di Oxymetholone utilizzate in medicina anche sulle donne sono abbastanza sorprendenti. La ragione per cui le compresse sono dosate a 50 mg è perché questa è la dose standard minima per l’uso medico, anche per le donne e i bambini! Come ben sapete, fino a pochi anni fa l’Anadrol veniva utilizzato come farmaco antianemico, grazie alla sua capacità di stimolare la produzione di eritrociti (globuli rossi). Dopo essere stato mandato in pensione dall’eritropoietina (EPO) e da farmaci affini, l’Oxymetholone ha trovato recente impiego nella cura dei malati di AIDS. Alcuni studi hanno infatti evidenziato la sua capacità di contrastare attivamente gli stati di grave deperimento fisico (cachessia o wasting syndrome).
Ci sono diversi studi in letteratura medica che riportano le conseguenze riscontrate in pazienti di sesso femminile ai quali venivano somministrate dosi piuttosto elevate di Anadrol riportando una bassa incidenza di effetti collaterali virilizzanti. E queste dosi erano spesso superiori ai 50 mg/giorno, a volte molto più elevate.
A costo di essere ripetitivo, personalmente non ho mai riscontrato effetti virilizzanti con la somministrazione di 25 mg/die di Oxymetholone.
Non sto affermando che non possa capitare: alcune donne possono avere caratteristiche che le conducono allo sviluppo di voce rauca e peli sul viso naturalmente con il tempo, ma queste donne sono più rare di quel che si pensa. Ma in generale, 25mg/die è una dose conservativa, ma abbastanza efficace per una atleta.
La dose in mg di Anadrol che le donne possono tollerare è nettamente superiore a qualsiasi altro steroide anabolizzante “classici”, per quel che concerne la virilizzazione (strano ma vero). Tuttavia, detto questo, è anche vero che l’effetto anabolico mg per mg è inferiore ad altri anabolizzanti “classici” , ma a mio parere non è abbastanza da compensare la differenza di sicurezza nello scongiurare effetti virilizzanti. Io metterei a confronto 25 mg/die di Anadrol (in dosi frazionate) contro di 50 mg/settimana di Primobolan in qualsiasi momento per dimostrare che l’efficacia non solo è maggiore dal punto di vista anabolico ma la molecola è anche altrettanto sicura per quanto riguarda la prevenzione degli effetti virilizzanti.
Un’altra cosa sull’Anadrol che è notevole e che lo differenzia da altri AAS è che a differenza sua altri steroidi anabolizzanti hanno un impatto elevato sul ciclo mestruale. Anche i dosaggi di 2,5mg per 2 volte al giorno di Oxandrolone comunemente fanno emergere questo problema. L’Anadrol tuttavia in medicina ha dimostrato spesso solo un moderato effetto sul ciclo mestruale alla dose di 50 mg/die. Nella mia esperienza, comunque limitata con questa molecola in ambito femminile, 25 mg/die hanno solo leggermente diminuito il flusso mestruale e abbreviato di poco la durata dei cicli. Comunque, si è mostrato notevolmente meno invasivo di altri AAS.
Come regola approssimativa dell’assunzione dell’Oxymetholone nelle donne teniamo in considerazione quanto segue: assumere un dosaggio settimanale che risulterebbe piuttosto moderato per un uomo, praticamente una dose minima raccomandata che si dimostra efficace nel dare risultati ragionevoli ad un
atleta novizio, per esempio 50mg/die (350mg/settimana), poi dividerla per 10 e somministrare il totale nell’arco della giornata, risulterà un protocollo chimico moderato ma efficace per una donna che utilizza l’Oxymetholone.
Esempio pratico:
Dosaggio minimo settimanale per un atleta di sesso maschile = 350mg totali
Dosaggio minimo settimanale per un atleta di sesso maschile (350mg) diviso 10 = 35mg
Dosaggio minimo per una atleta = 35mg/die (35mg è il range minimo sul quale decidere la dose che, per comodità o per risposta individuale, si aggirerà generalmente a 25mg/die)
Anche i protocolli 2 giorni si 2 giorni no , con dosi superiori , sono risultati positivi nelle donne (abbassando anche la tipica ed elevata epatotossicità dell’Oxymetholone). Con questo esempio non mi riferisco a dosi “efficaci” per una pro Bodybuilder.
Per ogni singolo steroide, il mio range di dosaggio minimo ma efficace suggerito per una donna può differire da quello riportato sopra, e naturalmente, quanto sopra riportato è solo approssimativo, perché sicuramente ci saranno opinioni differenti su ciò che possa essere considerato “moderato” per un uomo. Ad esempio, un assunzione minima di Boldenone per una atleta è pari a 100 mg/settimana. Moltiplicare questo dosaggio per 10 significherebbe che il dosaggio minimo da assumere per un uomo sarebbe di 1000 mg/settimana di Boldenone. Questo è un dosaggio piuttosto importante anche se si tratta di un ciclo delicato vista l’entità della molecola.
Mi piacerebbe anche prendere in considerazione in questo calcolo del dosaggio ideale minimo il Winstrol, il quale mostrerebbe (considerando l’orale e non l’iniettabile) un effetto un po’ peggiore nell’equazione del rapporto tra benefici/rischi per le donne rispetto alla maggior parte degli altri steroidi anabolizzanti.
Tornando alla questione principale , riferita agli steroidi anabolizzanti per le donne e all’Anadrol, non sto dicendo che un metodo di somministrazione di dosi maggiori non possa portare un rapporto in guadagni muscolari migliori e un rapporto favorevole per quanto riguarda gli effetti collaterali. I protocolli femminili favorevoli più noti sono composti da singoli AAS, e un singolo AAS ben scelto e ben dosato funziona bene anche da solo. Il Primobolan o l’Anadrol ad oggi sono le mie prime due scelte per il bodybuilding e fitness femminile; l’Oxandrolone è anche una scelta pienamente accettabile, ma deve essere dosato in maniera inferiore e differente rispetto ai due AAS prima citati. Per la valorizzazione della qualità della vita e delle prestazioni, un dosaggio molto basso di Testosterone (meglio se un estere veloce come Propionato o Undecanoato orale) funziona bene per un atleta di sesso femminile.
Oggi sono disponibili diversi PH (Pro-Ormoni) e DS (Designer Steroid) che risultano essere ottime scelte nella costruzione di protocolli chimici per atlete. Queste molecole sono vendute liberamente come integratori alimentari da banco in alcuni paesi (come in UK) e ciò li rende di più facile reperibilità (oltre a garantirne una qualità per la maggior parte delle volte elevata e garantita dai controlli dell’azienda):
MENT (Methylnortestosterone Acetate): Androgeno 650 / Anabolizzante 2300
(Ovviamente le dosi per ogni molecola ed il tempo di esposizione vanno calcolati con estrema cura, specie quando il livello androgeno si presenta maggiormente elevato).
Dopo aver appreso fino a qui determinate informazioni riporterò di seguito alcuni esempi di protocolli per atlete amatoriali creati in base ai dati da me raccolti (NOTA BENE: questi sono solo esempi approssimativi di cicli per donne e non costituiscono un consiglio o una prescrizione medica)
Ciclo per culturiste amatoriali con nessuna precedente esperienza con AAS/PH/DS
INTRODUZIONE
L’acqua ricopre un ruolo importante durante la preparazione alla gara o, se non si è agonisti, nel periodo di definizione. Una pratica comunemente intrapresa da molti atleti prevede l’inserimento di diuretici al fine di facilitare l’espulsione dell’acqua dalla zona sottocutanea. Ovviamente, tale pratica può risultare molto pericolosa i…n special modo se l’atleta in questione segue una filosofia “fai da té”. L’uso di diuretici va pianificato con accuratezza e competenza servendosi di un preparatore che sa il fatto suo; ricordandosi sempre che non è il diuretico a risolvere tutti i problemi, è solo un supplemento utile per gli ultimi ritocchi.
Fatta questa doverosa introduzione, andiamo a vedere nel dettaglio ciò che maggiormente ci può aiutare ad eliminare l’acqua in eccesso prima di un evento.
SALE E PREGARA
Dato che parliamo di ritenzione idrica, mi sembra appropriato sfatare un mito pregara. Prima della gara, il sale è un alleato del BodyBuilder, non un nemico. Molti BodyBuilder eliminano il sodio fiduciosi che il risultato sia il desiderato “aspetto asciutto” il giorno della gara.
Quando si riduce l’assunzione di sale, emergono una serie di nemici dell’aspetto asciutto. Il sale contiene sodio e in misura minore potassio sotto forma di ioduro di potassio. Quando il sale/sodio è ridotto o eliminato dalla dieta, il risultato è un maggiore rilascio di Aldosterone. Ciò fa si che il corpo espella più potassio e trattenga più sodio/acqua. La susseguente ritenzione d’acqua dà all’atleta un aspetto gonfio, a causa degli squilibri fra gli elettroliti.
La minore assunzione di sale influenza negativamente l’importantissima pompa sodio-potassio. Si tratta del meccanismo usato dal corpo per trasportare molti nutrienti nelle cellule come quelle di cui sono composte tutte le fibre muscolari. Se ci pensate un attimo, ciò inibirebbe il trasporto adeguato della creatina e di alcune strutture di amminoacidi, oltre ad inibire la sintesi di glicogeno.
Se si riduce il sale presente nei muscoli, si riduce anche l’acqua presente in essi. Ciò significa catabolismo, muscoli piatti nel momento della gara (o del “bisogno”) e mancanza di vascolarizzazione (inibisce anche la funzione erettile, ma questo è un altro problema).
Sono tre le zone principali dove il corpo deposita l’acqua ed esiste una vera gerarchia.
L’ordine di importanza è:
1°) Il deposito d’acqua più importante si trova nel sangue e nel sistema vascolare. Senza acqua sufficiente nel sistema vascolare il volume ematico è compromesso e se la mancanza è grave, il risultato può essere nefasto. E’ quindi al primo posto nella gerarchia del deposito dell’acqua.
2°) Al secondo posto c’è il tessuto muscolare. L’acqua è necessaria in tutti i tessuti muscolari, sia lisci sia striati, per sostenere i processi metabolici vitali.
3°) Le zone di minore importanza per il deposito dell’acqua sono quelle sottocutanee (sotto la pelle). E’ questa, ovviamente, la zona da cui un BodyBuilder deve eliminare più acqua possibile il giorno della gara. I risultati sono fondamentali. Ma come riuscirci?
Il controllo dell’acqua sottocutanea dipende dal controllo dell’ormone Aldosterone. Ovviamente il controllo degli Estrogeni fa parte di questa cascata ormonale di fattori di azione/reazione. La cosa che più ci interessa è il sale e il controllo dell’acqua, quindi l’elemento fondamentale è l’Aldosterone.
Cominciando 15 giorni prima di una gara , un atleta dovrebbe aumentare l’assunzione di sale del 20-30%. Ciò ovviamente significa che l’assunzione di sale non va mai ridotta. La quantità deve restare ragionevolmente alta e costante ogni giorno. Ciò crea un ambiente in cui il corpo non deve rilasciare Aldosterone. In questo modo il sale resta nel tessuto muscolare attraendo li le riserve d’acqua. In questo modo è soddisfatto anche il mantenimento dell’importante pompa sodio-potassio (durante la fase di dimagrimento, ciò riduce anche il catabolismo).
Durante il periodo di 15 giorni, l’assunzione d’acqua deve assolutamente restare alta. 6-8 litri al giorno sono il minimo. Ciò aiuta il corpo ad espellere il sodio in eccesso dovuto alla riduzione della secrezione di Aldosterone causata dalla maggior assunzione di sale e acqua. Fintanto che si continua a fare così, il corpo continuerà a eliminare tutta l’acqua ed il sodio in eccesso.
Il venerdì sera prima di una gara (che si svolge il sabato), l’atleta interrompe l’assunzione d’acqua. Il corpo pensa che continuerà a ricevere 6-8 litri di acqua al giorno e continua a espellere l’acqua al ritmo normale. Ciò causa una riduzione del volume ematico e ovviamente del volume dell’acqua muscolare. Vi ricordate la prima citata gerarchia dell’acqua nel corpo? Dunque, come risposta o reazione di sopravvivenza, per compensare il corpo elimina l’acqua dalla zona di minore importanza. Avete capito bene. L’acqua sottocutanea è pompata nel sangue e nei muscoli. Il risultato è vascolarizzazione, pance muscolari piene e pelle sottile come la carta.
Per ottenere i progressi e/o i risultati migliori bisogna lavorare sempre con, non contro, i fattori di azione/reazione del corpo.
USO DEL GLICEROLO
Glicerolo
Il glicerolo ha una struttura simile all’alcol e si trova nelle riserve di grasso del corpo. Infatti, un trigliceride è una catena di 3 acidi grassi attaccata a una molecola di glicerolo e rappresenta circa il 95% delle riserve di grasso. Pensate che il corpo gestisca bene il glicerolo? Una quantità molto più piccola di glicerolo è presente in tutti i tessuti del corpo. Integrare con il glicerolo aumenta la concentrazione di fluidi nel sangue e nel muscolo, creando una specie di iperidratazione che dura ore. Il risultato è che l’acqua sarà rimossa solo quando è disgregato il glicerolo in eccesso.
Se il glicerolo è applicato alla strategia sale/aldosterone/acqua (descritta in precedenza) per la preparazione alla gara, il risultato è un incremento della pienezza muscolare e della vascolarizzazione a causa del maggiore volume di liquidi. Dato che il glicerolo non influenza la secrezione di Aldosterone, può essere un grosso vantaggio perchè facilita l’espulsione dell’acqua in eccesso delle zone sottocutanee per immetterla nel sangue.
Il protocollo abituale richiede 10-20ml di glicerolo 3 volte al giorno nell’ultimo giorno di assunzione di acqua/sale prima della gara. L’approccio alternativo prevede 10ml di glicerina con 250ml di acqua con 50gm di destrosio e 5gm di creatina 4 volte al giorno in un periodo di 6 ore che deve terminare 24 ore prima della gara.
Un altro protocollo prevede di bere 15-30ml di glicerolo come prima cosa al mattino insieme a 500ml di acqua e nuovamente un ora prima di andare a letto nei giorni di allenamento durante l’estate. Ciò crea un aspetto leggermente più magro e permette un notevole incremento della durata dell’allenamento negli ambienti caldi. Funziona per la maggior parte degli atleti. Crea anche un grande pompaggio!
USO DEI FARMACI DIURETICI
Se strettamente necessario, per dare l’ultimo tocco, si possono inserire dei diuretici, ma sempre con la supervisione di personale esperto.
Esistono tre gruppi di diuretici:
– Diuretici che salvaguardano il potassio/antagonisti dell’Aldosterone (l’Aldactone e l’Aldactize sono esempi di questo gruppo). – Diuretici thiazide (Maxide e Hydrodiuril sono comuni nomi commerciali di diuretici thiazide) – Diuretici ciclici (Lasix e Brumex sono due nomi commerciali comuni di diuretici ciclici)
Chiarisco subito un punto fondamentale: i diuretici ciclici sono la classe più pericolosa di questa categoria di farmaci, e ne sconsiglio caldamente l’utilizzo. Gli unici diuretici che possiedono un buon margine di “sicurezza” sono gli inibitori dell’Aldosterone (risparmiatori di potassio). Hanno un’azione lenta e ci mettono circa 7-14 giorni per produrre i risultati massimi, ma per questo è facile sbagliare le dosi. Se non si ha una conoscenza profonda dell’azione del farmaco, o non si è seguiti da personale qualificato bisogna evitare di usarli nella propria preparazione!
Molto più sicuro, e decisamente naturale, è l’uso del Tarassaco officinale. Il Tarassaco è un diuretico veramente molto efficace con l’insolito vantaggio di possedere una fonte incorporata di potassio. L’estratto attivo è idrosolubile e perciò facilmente assorbibile. Le dosi utilizzate si aggirano tra i 500mg ed i 1000mg 3 volte al giorno per 3 giorni.
Come precedentemente detto, l’uso dei diuretici dovrebbe essere l’ultima carta a disposizione in una preparazione alla gara (o “alla spiaggia”). Non vanno assolutamente intesi come risolutori di ogni problema idrico fisico. Se applicherete in modo corretto ciò che è stato descritto in questo articolo, molto probabilmente non avrete bisogno di aggiungere un diuretico…”agonismo permettendo”.
Generalmente , l’atleta che segue protocolli chimici per il miglioramento delle prestazioni conosce due ormoni tiroidei commercializzati nella loro versione sintetica come farmaci; ovvero il T-3 (L-triiodotironina) e il T-4 (L-Tiroxina). Ma, qualcuno ancora non conosce un altro ormone tiroideo naturale chiamato T-2 (L-diiodotironina o 3,5-diiodoL-tironina / 3,3-diiodo-L-tironina) esso contiene due atomi di iodio. Questo ormone tiroideo è molto attivo ed è presente in alcuni alimenti come la carne di manzo (anche se dubito fortemente che la sua assunzione tramite il cibo riesca a produrre risultati evidenti). In molti paesi per acquistarlo non è necessaria la ricetta medica in quanto viene venduto come integratore alimentare da banco.
Dai recenti studi il T-2 sembra leggermente più efficace nell’ossidazione (consumo) dei grassi rispetto al T-4 e al T-3 assunti singolarmente e offre un maggiore effetto di salvaguardia delle proteine. Il T-2 stimola maggiormente i mitocondri cellulari (le centrali energetiche cellulari). Ciò significa che, a differenza del T-4 e del T-3, il T-2 tende meno ad attivare altre funzioni cellulari e tende maggiormente a concentrarsi sull’incremento del ritmo metabolico ovvero del dispendio energetico. L’esperienza di molti atleti intervistati ha mostrato un eccellente effetto sinergico fra T-2, norefedrina ed efedrina più caffeina (ciò riguardava gli atleti più avanzati).
Caratteristiche della molecola
Il T-2 incrementa il ritmo metabolico a riposo stimolando il dispendio energetico dei mitocondri dalle calorie (ricavate da grassi, proteine e carboidrati: la percentuale di ossidazione dipendeva fortemente dalla dieta, dall’allenamento e da altre sostanze cosomministrate). Il T-2 incrementa anche la produzione di adenilato ciclasi. L’ adenilato ciclasi è una sorta di “capo enzima” che influenza positivamente la maggior parte degli altri enzimi e ormoni brucia grassi e per la sintesi di nuovo tessuto muscolare. Per esempio, l’aumento dell’ adenilato ciclasi si traduce in un aumento del ritmo di produzione dell’AMP ciclico (cAMP) dall’ATP. Ciò costringe le cellule adipose a fornire le loro riserve affinché siano utilizzate come fonte per la produzione di energia. Il risultato è un incremento dell’ossidazione degli acidi grassi (grasso) e un effetto di salvaguardia delle proteine perché il grasso di deposito diventa il substrato preferito delle cellule muscolari.
La norefedrina e l’efedrina imitano e stimolano il rilascio degli ormoni surrenali noradrenalina e adrenalina. La noradrenalina incrementa il ritmo cardiaco e l’adrenalina stimola il metabolismo dei carboidrati che si traduce in un incremento del ritmo metabolico, del rilascio di acidi grassi dagli adipociti (cellule adipose/grasse) e dell’effetto di salvaguardia proteica. La caffeina serve semplicemente a prolungare l’effetto. Il lettore più attento avrà sicuramente capito che tutto ciò va a incrementare in maniera sinergica gli effetti del T-2 cosomministrato.
Il T-3 è circa cinque volte più attivo del T-4 e diverse ricerche hanno mostrato che il T-2 è più attivo del T-3. I pareri su questa affermazione sono discordanti tra gli stessi utilizzatori. Comunque, dato che il T-2 è venduto in diversi paesi come integratore alimentare da banco lo rende un alternativa relativamente sicura all’uso dei farmaci tiroidei classici T-4 e T-3 sintetici.
Per valutare l’efficacia complessiva c’è da prendere in considerazione anche la sinergia fra le molecole tiroidee quando si associano nelle adeguate proporzioni T-4, T-3 e T-2 che ne diminuisce le dosi necessarie. Con questo tecnica d’assunzione, alcuni atleti hanno sperimentato una riduzione del grasso più rapida e una migliore conservazione del tessuto magro.
La maggior parte degli utilizzatori di T-2 ha riscontrato un incremento del ritmo e dell’attività metabolica proporzionale alle dosi usate. Alla dose di 50mcg quattro volte al giorno (200mcg giornalieri totali), questa molecola è stata considerata eccezionalmente efficace per i soggetti che hanno un ritmo metabolico naturalmente più lento che comporta un accumulo dei grassi di deposito superiore al normale e un cattivo recupero post-allenamento. Altri hanno trovato l’assunzione di dosi più elevate necessario per accelerare il più velocemente possibile la riduzione del grasso corporeo. La maggior parte degli utilizzatori hanno riscontrato un recupero più rapido, un miglioramento del rapporto tra massa magra e grasso (effetto “Recomp”) e spesso un aumento della libido.
Il T-2 ha un emivita di 4-6 ore . A causa di questo breve periodo di attività , gli utilizzatori hanno diviso le dosi in 3-4 somministrazioni al giorno per mantenere costanti i livelli di T-2 circolante e il susseguente incremento del ritmo metabolico.
Le dosi alte e l’uso prolungato di T-2 possono creare un feedback ciclico negativo. Spesso il risultato è la stagnazione metabolica per 3-7 giorni dopo l’interruzione dell’assunzione della molecola: per contrastare questo effetto molti atleti assumono, cominciando anche 10-14 giorni prima dell’interruzione del protocollo, Gugulsteroni, Coleus Forskolii, L-Tirossina e Iodina.
Gli atleti hanno anche usato il T-2 dopo l’uso di AAS/PH/DS per evitare la stagnazione metabolica post-ciclo (50mg quattro volte al giorno).
In definitiva, abbiamo a disposizione una molecola tutto sommato facilmente reperibile, abbastanza sicura (sempre se le dosi somministrate siano ragionevoli), ed efficace specie nei periodi di “Cutting”.
Riferimenti:
Chemical muscle enhancement. Report. B.B. desk reference di Author L. Rea.
Triiodotironina (T3): caratteristiche ed azioni biologiche
La Triiodotironina (T3) è un ormone tiroideo, prodotto dalla ghiandola endocrinatiroide insieme alla tiroxina o prodotto per conversione di quest’ultima principalmente a livello epatico.
Contiene tre atomi di iodio ed è presente nel flusso sanguigno con una concentrazione di 80/180 ng/dl di sangue. Come già accennato, nei tessuti periferici la tiroxina viene trasformata in Triiodotironina.
Il processo di biosintesi della triiodotironina coinvolge i seguenti fenomeni:
Captazione attiva di ioduro tramite cotrasportatori di membrana della cellula follicolare tiroidea, direzionamento dello ioduro al lato apicale della cellula e trasporto attraverso la membrana apicale in direzione del lume follicolare
Ossidazione dello ioduro nel lume follicolare
Iodazione dei residui tirosile della molecola della tireoglobulina, con la formazione di iodotirosine
Accoppiamento ossidativo di due iodotirosine, producendo iodotironine ancora legate alla tireoglobulina.
La tiroide capta lo ioduro circolante tramite un processo attivo che richiede energia. Questo processo di captazione è realizzato dalla proteina NIS (Sodium Iodide Symporter), che utilizza l’energia elettrochimica del sodio intracellulare.
La proteina NIS trasporta all’interno della cellula ioni sodio (Na+) e iodio (I-) in proporzione 2:1. L’attività della Na+/K+ ATPasi garantisce l’energia elettrochimica necessaria all’ingresso dello ioduro, tramite trasporto attivo di sodio fuori dalla cellula contro il suo gradiente elettrochimico, richiedendo una spesa di ATP. Questo trasporto di ioduro è inibito da ioni come il perclorato, il tiocianato e il pertecnetato.
Una volta dentro la cellula, lo ioduro si diffonde verso il lato apicale fino al lume del follicolo tiroideo, essendo trasportato attraverso la membrana apicale tramite la proteina pendrina (PDS).
Lo ioduro è infine ossidato dalla ioduro perossidasi (TPO), enzima situato sulla membrana apicale, che ha il sito catalitico all’interno del lume follicolare. Il processo di ossidazione ha come donatore di elettroni il perossido di idrogeno (H2O2), generato dall’enzima della membrana apicale DUOX.
Dopo l’ossidazione lo ioduro sarà incorporato ai residui di tirosina della molecola tireoglobulina. Quando un radicale iodio è incorporato alla tirosina, si produce una monoiodotirosina (MIT). Quando due radicali iodio, invece, sono incorporati alla tirosina, si produce una diiodotirosina (DIT).
Anche l’accoppiamento dei residui tirosile della tireoglobulina, che avviene dopo l’organificazione dello ioduro, è catalizzato dalla TPO. Ancora legate alla tireoglobulina, alcune tirosine (MIT e DIT) si accoppiano, producendo iodotironine. L’accoppiamento di una MIT con una DIT produce Triiodotironina (T3), oppure rT3 (triiodotironina inversa, che non è biologicamente attiva, dato che uno dei radicali iodio non è legato al carbonio 5 della molecola bensì al carbonio 5′). L’accoppiamento di due DIT produce tetraiodotironina, altro ormone della ghiandola tiroide (T4). Due MIT producono una forma di diiodotironina, che, come la rT3 non possiede attività biologica.
Il colloide del lume follicolare, che contiene le iodotironine ancora legate alla tireoglobulina è endocitato dalla cellula follicolare tramite il processo di pinocitosi. Nel citoplasma, dunque, le vescicole di colloide endocitate si fondono a lisosomi con enzimi di attività proteolitica, che idrolizzano la tireoglobulina, rilasciando molecole libere di T4, T3, rT3, diiodotironina, MIT e DIT. Queste ultime tre molecole, visto che non possiedono attività biologica, perdono i loro radicali iodio grazie all’azione dell’enzima DHAL nel citoplasma.
Circa il 10% della T4 prodotta dalla cellula follicolare è convertita a T3 tramite l’attività dell’enzima 5′-deiodasi ancora nel citoplasma.
Le cellule follicolari esprimo a livello della membrana baso-laterale un trasportatore appartenente alla famiglia dei trasportatori di monocarbossilato (MCT). Nel caso dei tireociti questo trasportatore è indicato come MCT8. Dati recenti indicano che MCT8 sia coinvolto nella secrezione degli ormoni tiroidei in circolo.
La concentrazione totale di triiodotironina nel sangue è di 2,3 nmol/L. Comunque, una piccola frazione si trova libera nel plasma, dato che la maggior parte dell’ormone si trova legato a proteine plasmatiche, come la proteina legante di tiroxina (TBG – thyroid binding globulin), la transtiretina (TTR), l’albumina e le lipoproteine.
Essendo un equilibrio chimico, espresso dalla formula:
T 3 + T B G ⇌ T B G T 3 {\displaystyle T3+TBG\rightleftharpoons TBGT3}
si può definire la costante:
K = [ T B G T 3 ] [ T 3 ] [ T B G ] {\displaystyle K={\frac {[TBGT3]}{[T3][TBG]}}}
La concentrazione libera di T3 sarà quindi:
T 3 = [ T B G T 3 ] [ K ] [ T B G ] {\displaystyle T3={\frac {[TBGT3]}{[K][TBG]}}}
La ghiandola tiroide produce maggiori quantità di tiroxina rispetto a triiodotironina. La triiodotironina è inoltre metabolicamente più attiva. Così, nei tessuti periferici la tiroxina viene trasformata in triiodotironina (80% della triiodotironina viene prodotta dalla tiroxina perifericamente e 20% viene prodotta nella ghiandola tiroide).
La trasformazione di tiroxina a triiodotironina avviene grazie alle deiodasi, enzimi che contengono selenio-cisteina e che rimuovono il radicale iodio della tiroxina, producendo triiodotironina e triiodotironina inversa (dipende dal radicale rimosso). Anche la triiodotironina può perdere radicali iodio, diventando diiodotironina. Questi meccanismi di produzione di rT3 e T2 sono realizzati dalla deiodasi 3 (D3) e costituiscono un metodo di inattivazione della T3 quando i suoi livelli plasmatici sono troppo alti (in situazioni di ipertiroidismo questo meccanismo non è sufficiente).
Da queste informazioni, si conclude, dunque, che la potenziale attività della triiodotironina si trova non nella T3 plasmatica (che è bassa), ma nella T4 plasmatica, che costituisce un “serbatoio” di T3 grazie alla successiva azione delle deiodasi periferiche.
La mancanza di selenio può diminuire l’attività delle deiodasi. Anche il propiltiouracile inibisce le deiodasi, causando ipotiroidismo.
La captazione cellulare della triiodotironina è realizzata da trasportatori di membrana. Sono due le famiglie di queste trasportatori: “trasportatori di anioni organici” e “trasportatori di aminoacidi”.
È di speciale interesse medico la famiglia di trasportatori di aminoacidi che trasporta iodotironine, visto che esse sono costituite da due residui dell’aminoacido tirosina. Il trasportatore di aminoacido responsabile di questa azione è il MCT8 (Monocarboxylate transporter), che trasporta aminoacidi aromatici, come la tirosina.
Nel sistema nervoso, l’azione del MCT8 è di grande importanza per i neuroni perché questo tipo cellulare non ha la deiodasi D2 sulla membrana e la captazione di triiodotironina accade grazie all’azione della D2 degli astrociti. Il MCT8 è, quindi, fondamentale per la captazione neuronale della triiodotironina convertita dall’astrocito. Una mutazione di questo trasportatore causa una sindrome legata al cromosoma X, caratterizzata da un grave ritardo psicomotore e da alti livelli di T3 plasmatica, la Sindrome di Allan-Herndon-Dudley. (1)
L’ormone TSH, prodotto nell’ipofisi è il principale regolatore dell’attività della tiroide. Comunque, anche il TSH è regolato tramite l’ormone ipotalamicoTRH (TSH Releasing Hormone), costituendo un meccanismo di retroazione negativa.
Questo meccanismo è spiegato dalla responsività delle cellule dell’ipofisi che producono il TSH alle variazioni di ormoni tiroidei nel sangue. Quando i livelli sono bassi, c’è una sintesi maggiore di recettori di TRH da queste cellule, aumenta la recettività verso il TRH e quindi si produce più TSH. Il contrario succede quando i livelli plasmatici di ormoni tiroidei sono alti.
Come l’espressione del TSH e di recettori del TRH è regolata dai livelli intracellulari di triiodotironina, i livelli plasmatici di tiroxina hanno un effetto più forte su questa regolazione, visto che la tiroxina plasmatica è la risorsa fondamentale di triiodotironina intracellulare (80% del totale), grazie all’azione della deiodasi D2 della cellula ipofisaria. I livelli di tiroxina plasmatica sono, quindi, importantissimi per la clinica.
Il TSH agisce direttamente sulla cellula follicolare della tiroide, promuovendo la sua crescita, proliferazione e la sua attività. I recettori del TSH nella cellula follicolare, tramite la trasduzione del segnale e l’azione della proteina G fanno aumentare i livelli plasmatici di AMP ciclico. I geni del trasportatore NIS e della tireoglobulina hanno siti regolatori mediati dai livelli di AMP ciclico e, quando essi sono elevati, la sintesi di NIS e tireoglobulina è aumentata. Così, il TSH fa aumentare l’attività degli enzimi responsabili per la sintesi degli ormoni tiroidei.
Il meccanismo auto-regolatore della sintesi della triiodotironina è dovuto alla responsività da parte della cellula follicolare ai livelli intracellulari di iodio organificato. Lo iodio organificato intracellulare inibisce l’attività dell’enzima DUOX, che fornisce il perossido di idrogeno all’ossidazione dello ioduro (2). Diminuisce così, la sintesi di iodio organificato. Quando i livelli plasmatici di ioduro sono alti, causano un effetto di diminuzione della sintesi di ormoni tiroidei, l’effetto Wolff-Chaikoff.
L’effetto Wolff-Chaikoff ha una durata di alcuni giorni, dopodiché l’effetto termina quando la sintesi degli ormoni ritorna al normale.
L’azione genomica della triiodotironina promuove la modificazione dell’espressione genica della cellula bersaglio. La T3 viene dal sangue o dal metabolismo intracellulare della tiroxina da parte delle deiodasi. Il recettore degli ormoni della tiroide (TR, dall’inglese thyroid-hormone receptor) è nucleare e si accoppia a regioni di regolazione del gene-bersaglio. Queste regioni sono denominate TRE (dall’inglese thyroid-hormone responsive element).
Il recettore TR si lega al DNA del gene-bersaglio come un monomero, omodimero o anche eterodimero. La situazione principale è la formazione dell’eterodimero del TR con il recettore nucleare RXR (dall’inglese Retinoid X Receptor, Recettore X Retinoide). Il TR può ancora formare eterodimeri con altri recettori. Comunque il complesso più stabile e con maggiore affinità per le regioni TRE è il complesso TR-RXR.
La triiodotironina genera diversi segnali cellulari che dipendono dai geni e dai tessuti, regolando tanto l’attivazione come la repressione della trascrizione del mRNA.
Il legame chimico del TR con le regioni TRE del DNA avviene indipendentemente dalla presenza della triiodotironina. Molte proteine di regolazione si legano all’omodimero TR-TR o all’eterodimero TR-RXR, come la proteina HDAC (deacetilasi di istone). Questo complesso repressore promuove la deacetilazione degli istoni, rendendo compatta la cromatina e, così, inibendo l’azione dell’enzima di trascrizione RNA polimerasi.
La presenza della triiodotironina può anche reprimere la trascrizione di alcuni geni. Questo fenomeno è importante nell’ipotalamo e nell’ipofisi per garantire la retroazione negativa che regola la secrezione della triiodotironina: la repressione della trascrizione è fondamentale per diminuire la secrezione di TSH e TRH quando i livelli di ormoni tiroidei solo alti.
Il processo di repressione verificato in questo meccanismo di retroazione è realizzato da parte del recettore TRβ2, che è espresso dalle cellule ipotalamiche e ipofisarie coinvolte nel processo di regolazione dell’attività della tiroide. Il recettore TRβ, quindi, diminuisce la trascrizione quando legato alla Triiodotironina (3).
Quando la triiodotironina si lega al TR (eccetto i tipi di TR coinvolti nella regolazione della sintesi di ormoni tiroidei, TRβ2), attiva la trascrizione di mRNA. Ciò accade perché in presenza di T3 il complesso repressore è inattivato. In questo fenomeno è importante il ruolo di proteine co-attivatorie, essendo le principali le proteine della famiglia TRAP (Thyroid Hormone Receptor-associated Proteins, ossia proteine associate al recettore degli ormoni tiroidei) e della famiglia SRC (steroid receptor co-activator, ossia attivatore del recettore steroideo). Queste ultime aumentano la trascrizione mediate non solo da recettori per steroidi, ma anche da altri recettori, come il TR.
L’interazione fra SRC-1 e le proteine della famiglia di co-attivatori p300-CBP promuove l’acetilazione delle istoni. Questa reazione chimica rende la cromatina accessibile alla RNA polimerasi, favorendo la trascrizione (4).
Mutazioni dei recettori TR possono causare resistenza agli ormoni tiroidei. Quando la mutazione è verificata nei recettori espressi da vari tessuti (come il TRα), il quadro è di ipotiroidismo, visto che i recettori TRα non riescono a regolare la trascrizione anche quando si trovano alti livelli di ormoni tiroidei nel sangue (resistenza periferica). Quando la mutazione è verificata nei recettori espressi solo dall’ipotalamo e dall’ipofisi, invece, si ha una situazione di ipertiroidismo, perché i recettori (TRβ2) non sono capaci di inibire la sintesi di TRH e TSH anche quando si trovano alti livelli di ormoni tiroidei nel sangue (resistenza ipofisaria) (5).
La triiodotironina ha anche meccanismi di azione non-genomici che, quindi, non coinvolgono la regolazione dell’espressione genica. Questo meccanismo di azione avviene grazie all’interazione fra la triiodotironina e alcune proteine della membrana cellulare e della membrana mitocondriale, che regolano, per esempio, il traffico di ADP e ATP dall’interno del mitocondrio.
La triiodotironina promuove la trascrizione di diversi enzimi coinvolti nel metabolismo, specialmente il metabolismo respiratorio. Enzimi che hanno un ruolo importante nella catena di trasporto degli elettroni, come la NADPH-citocromo-c2 reduttasi, la citocromo-c ossidasi hanno una sintesi elevata in presenza di ormoni tiroidei e, quindi, incrementano il tasso di respirazione cellulare grazie alla loro aumentata attività.
Altri prodotti dell’attività genomica della triiodotironina sono: la glicerolo-3-fosfato deidrogenasi, l’enzima malica, eritropoietina, proteina-G stimolatoria, ecc.
Aumentano anche i livelli di UCP nel mitocondrio, un forte disaccoppiante della catena respiratoria dalla fosforilazione ossidativa, causando la produzione di calore e non di ATP come risultato della respirazione.
Alcuni effetti non genomici sono osservati in presenza di triiodotironina nella cellula. Questi effetti sono causati dall’interazione con proteine che non sono coinvolte nell’espressione genica.
Come risultato, aumenta l’attività di alcune proteine importanti per il metabolismo cellulare, come alcuni trasportatori ionici (specialmente della pompa di sodio-potassio) e della calmodulina. Sono altri effetti: l’aumento della captazione di glucosio e il controllo della captazione di calcio e della rimodellazione dell’actina, alterando il citoscheletro di molte cellule.
Molti degli effetti della triiodotironina, specialmente nel sistema cardiaco, sono simili a quelli prodotti dalle catecolamine. La T3 presenta grande effetto inotropico e cronotropico nel cuore. L’eccesso di T3 aumenta la responsività adrenergica cardiaca. Gli antagonisti dei recettori β-adrenergici invertono alcuni degli effetti cardiaci dell’ipertiroidismo clinico, come la tachicardia, comunque, non riescono a invertire altri effetti dell’ipertiroidismo. La T3 promuove l’aumento dell’espressione della proteina strutturale miosina MHCα, risultando in una maggiore velocità di contrazione cardiaca.
Come effetto generale di questi fenomeni, si osserva una crescita della gittata cardiaca che garantisce un apporto di ossigeno adatto alla maggiore richiesta da parte dei tessuti che si osserva in presenza della triiodotironina. Questa crescita della gittata cardiaca è causata tanto indirettamente dalla triiodotironina (tramite l’aumento dell’azione delle catecolamine), come direttamente (tramite l’aumento dell’espressione della miosina MHCα, una maggiore captazione di calcio da parte del miocito e l’aumento dell’attività dell’adenilato ciclasi, fenomeni che aumentano la forza di contrazione).
Adeguati livelli di ormoni tiroidei sono necessari per una funzionalità cardiaca normale. Nei casi di deficienza di ormoni tiroidei tanto la gittata cardiaca è più bassa come l’efficienza cardiaca, dato che la frazione di eiezione del ventricolo sinistro è più bassa (rapporto fra la quantità di sangue eiettato alla fine della sistole e la quantità totale di sangue che c’era nel ventricolo all’inizio della sistole).
Una deficienza di triiodotironina durante lo sviluppo embrionale e durante l’infanzia causa una riduzione della crescita delle cortecce cerebrale e cerebellare, della proliferazione di assoni, della migrazione cellulare, della mielinizzazione, della ramificazione dei dendriti e della genesi di sinapsi. Come risultato, questa deficienza nelle fasi iniziali della vita causano un ritardo dello sviluppo del sistema nervoso seguito da un deficit cognitivo e motore. Questo quadro clinico è denominato cretinismo.
Immagini del cervello realizzati tramite la tomografia ad emissione di positroni hanno dimostrato che, quando i livelli di triiodotironina sono ridotti, anche il flusso sanguigno nel cervello e il metabolismo cerebrale di glucosio sono più bassi. Questi dati possono spiegare il deficit psicomotorio degli individui ipotirotici (6)
L’ormone tiroideo aumenta anche la velocità e l’ampiezza dei riflessi nervosi periferici, la vigilanza e reattività a diversi stimoli, la memoria e la capacità di apprendimento.
L’ossificazione endocondrale è stimolata dalla triiodotironina, rendendo l’osso più lungo linearmente tramite la maturazione dei centri ossei epifisari. Anche se non è necessaria per la crescita lineare dell’osso dopo la nascita, la triiodotironina è essenziale per il corretto sviluppo delle ossa del feto.
La triiodotironina partecipa anche alla rimodellazione ossea negli adulti e il suo eccesso può causare osteoporosi.
La triiodotironina partecipa anche alla maturazione dell’epidermide e degli annessi cutanei. Anche il processo di degradazione di queste strutture è promosso dalla triiodotironina. Tanto l’eccesso quanto la deficienza di questo ormone, quindi, possono causare problemi dermatologici.
Anche il derma soffre l’influenza della triiodotironina, che inibisce la sintesi e aumenta la degradazione dei glicosaminoglicani, componenti fondamentali della matrice extracellulare dermale.
La triiodotironina aumenta la produzione di eritropoietina e, quindi, aumenta l’emopoiesi. L’ormone aumenta anche i livelli di 2,3-bisfosfoglicerato negli eritrociti, promuovendo la dissociazione dell’ossigeno dall’emoglobina, elevando quindi la disponibilità di ossigeno libero ai tessuti. Questo è un meccanismo di compensazione per la richiesta più elevata di ossigeno promossa dalla Triiodotironina.
La maturazione dei pre-adipociti ad adipociti è promossa dalla triiodotironina, che esercita diversi effetti riguardanti il metabolismo di lipidi. Tanto la degradazione quanto la sintesi del colesterolo sono promosse dall’ormone. Comunque, come la degradazione soffre un’azione tiroidea maggiore, negli stati di deficienza di triiodotironina i livelli plasmatici di colesterolo (associato alle lipoproteine a bassa densità – LDL) sono più alti. Il metabolismo del colesterolo è aumentato dall’ormone tiroideo anche grazie alla sintesi più elevata di recettori LDL sulla membrana delle cellule. L’ormone aumenta anche la lipolisi degli acidi grassi nel tessuto adiposo.
I mammiferi riescono a mantenere la temperatura corporea costante anche se la temperatura esterna soffre variazioni. Questa capacità coinvolge la generazione interna di calore, un processo denominato termogenesi obbligatoria. Negli ambienti di termoneutralità, la termogenesi obbligatoria è sufficiente. Comunque, negli ambienti più freddi, è necessaria l’attivazione di un altro meccanismo, la termogenesiindottadal freddo, inclusa nella termogenesi facoltativa. La triiodotironina regola entrambi i meccanismi.
L’azione termogenica obbligatoria della triiodotironina avviene grazie all’attivazione dell’espressione delle proteine UCP. Le proteine UCP promuovono il ritorno di protoni attraverso lo spazio intermembranoso della membrana mitocondriale, senza l’attivazione dell’enzima ATP sintetasi e, quindi, senza produrre ATP. Questo flusso di protoni dissipa l’energia potenziale chimica dei protoni sotto la forma di calore. La triiodotironina aumenta anche la lipolisi, elevando la disponibilità di lipidi, fondamentali anch’essi per questo processo di generazione di calore che è denominato disaccoppiamento. Altro meccanismo di generazione di calore nella termogenesi obbligatoria è l’idrolisi dell’ATP da parte delle ATPasi, la cui attività è promossa dalla triiodotironina.
La termogenesi facoltativa è attivata da parte del sistema nervoso simpatico grazie a stimoli esterni, ma subisce un’influenza importante da parte della triiodotironina. Animali che soffrono di deficienza dell’ormone diventano ipotermici negli ambienti freddi poiché una carenza di triiodotironina rende questi animali incapaci di sostenere la risposta noradrenergica per la generazione di calore supplementare (la triiodotironina e le catecolamine hanno effetti sinergici).
Liotironina Sodica: caratteristiche e applicazioni
Liotironina Sodica
La Liotironina Sodica (T3 sintetico) è un farmaco utilizzato come ormone tiroideo sostitutivo nel trattamento dell’ipotiroidismo e del coma mixedematoso (7).
È il più potente degli ormoni tiroidei attualmente in uso e agisce incrementando il metabolismo basale, interessando il metabolismo proteico e aumentando la sensibilità del corpo alle catecolamine. Rispetto alla Levotiroxina, ha un effetto più rapido e un’emivita più breve (emivita di 2,5 giorni).
Il primo farmaco che conteneva T3 era tecnicamente un estratto della tiroide, e venne somministrato per la prima volta ad un paziente con mixedema (una malattia della pelle associato con ipotiroidismo) nel 1891.(8) Gli estratti tiroidei naturali contengono livelli terapeuticamente vitali degli ormoni tiroidei T3 e T4, e sono stati ampiamente utilizzati nella pratica medica per più di 60 anni. Nel 1950, tuttavia, questi farmaci iniziarono lentamente a cedere il passo a nuovi farmaci tiroidei di sintesi, vale a dire la Levotiroxina Sodica e la Liotironina Sodica, che sono stati coerenti nel dosaggio e nell’effetto, e più desiderabile per i consumatori rispetto ai preparati di estratti animali. Anche se la Levotiroxina Sodica e la Liotironina Sodica sono entrambi ampiamente disponibili in molti paesi del mondo, fino ad oggi, la Liotironina conserva una porzione significativamente più piccola del mercato globale dei preparati tiroidei. Dato il suo veloce e potente effetto nell’esplicare le sue proprietà, la Liotironina rimane un farmaco tiroideo popolare tra gli atleti. Il Cytomel ® è il nome commerciale più conosciuto per questo farmaco al di fuori degli USA, dove viene attualmente venduto con il marchio King Pharmaceuticals.
La FDA richiede che il seguente avviso sia inserito nel foglietto illustrativo dei prodotti contenenti Liotironina Sodica venduti negli USA .: “farmaci con attività ormonale tiroidea, da soli o insieme ad altri agenti terapeutici, sono stati utilizzati per il trattamento dell’obesità. Nei pazienti eutiroidei, le dosi all’interno della gamma di esigenza ormonala giornaliera sono inefficaci per la riduzione del peso. Dosi maggiori possono produrre manifestazioni gravi o anche pericolose per la vita come la tossicità, in particolare quando somministrato in associazione con ammine simpaticomimetici come quelle utilizzate per i loro effetti anoressizzanti “.
Quando viene utilizzata per trattare l’ipotiroidismo mite, la dose iniziale tipica raccomandata per la Liotironina è di 25 mcg al giorno. La dose giornaliera quindi può essere aumentata di non più di 25 mcg ogni 1 o 2 settimane. La dose di mantenimento stabilita è di solito 25-75 mcg al giorno. Generalmente è raccomandata un unica somministrazione giornaliera della dose. Anche se la Liotironina Sodica è ad azione rapida, i suoi effetti possono persistere nel corpo per diversi giorni dopo l’interruzione.
Esistono generalmente due approcci nell’assunzione della Liotironina nel Bodybuilding.
Nel primo approccio, l’obiettivo è di ottenere un aiuto nel mantenere una composizione corporea ideale. In questo approccio, il dosaggio di T3 è molto basso, aggirandosi alla dose di 12,5 mcg /die, ma in alcuni casi arrivando fino a 25 mcg / die. Con il dosaggio più basso, generalmente un test della tiroide mostrerà alcuna soppressione rilevabile anche con un uso prolungato. Con il dosaggio più elevato, è a volte osservata una soppressione moderata, ma i risultati sono superiori rispetto alla non assunzione di T3, e la soppressione risulta di breve risolvendosi rapidamente alla sospensione dell’uso di T3 sintetico.
Nel secondo approccio, l’obiettivo è quello di ottenere un calo della percentuale di grasso sostanziale, anche se ciò indurrà una temporanea soppressione tiroidea. La dose migliore soppesando rischi e benefici è di circa 50 mcg / die, ma in alcuni casi può aumentare fino 75 mcg /die. Tale uso è preferibilmente di breve durata, limitandolo nel tempo a circa 8-12 settimane.
La letteratura indica un emivita per la Liotironina di 2,5 giorni. Partendo da ciò, la dose giornaliera può essere concentrata in una sola assunzione. Nonostante ciò, alcuni culturisti, specie con le dosi più alte, tendono a dividere il dosaggio in più volte al giorno.
Alti dosaggii di T3, tipicamente a partire da circa 75 mcg /die, ma in alcuni casi non iniziano fino ad una dose di circa 100 mcg / die, può causare tachicardia (frequenza cardiaca elevata) e debolezza muscolare, e può essere catabolico o almeno ridurre l’anabolismo. Alte dosi di steroidi anabolizzanti, ovviamente, tendono a mascherare quest’ultimo effetto.
Livelli molto elevati di T3 sono pericolosi per il cuore.
Alti livelli di T3 riducono i livelli di IGF-1, e ciò può ridurre gli effetti anabolizzanti del GH, ma non cambia l’efficacia sull’effetto lipolitico del GH.
L’effetto di ottundimento sull’efficacia del GH è particolarmente pronunciato quando il dosaggio di T3 è maggiore di 50 mcg /die, e sembra impercettibile se la dose rimane nel range dei 25 mcg / die.
Dopo un uso prolungato di T3 ad una dose soppressiva, la produzione endogena viene soppressa per qualche tempo dopo la sospensione del farmaco. Generalmente la durata è correlata alla lunghezza del precedente utilizzo del farmaco . In caso di utilizzo breve tipicamente non si verifica un periodo notevole di bassa funzionalità tiroidea post-ciclo , ma con cicli di lunga durata la bassa funzionalità tiroidea può essere misurata per periodi più lunghi fino ad arrivare in alcuni casi a circa sei settimane.
L’articolo presente in letteratura intitolato ““Recovery of pituitary thyrotropic function after withdrawal of prolonged thyroid-suppression therapy” fornisce un esempio delle difficoltà che si possono incontrare durante il recuperare di una buona funzionalità tiroidea dopo un lungo periodo di utilizzo dell’ormone sintetico.
Mentre in questo studio tutti i soggetti hanno ottenuto un recupero della normale funzionalità della tiroide, come accade anche abitualmente nel uso nel bodybuilding, il livello “normale” che hanno finito per raggiungere era comunque ad un livello verso il basso del range di normalità, cioè circa 40 mcg / dl di T4 totale e circa 80 ng / dl di T3 totale nel siero. Questi non sono i livelli auspicabili, e sono abbastanza bassi da compromettere il metabolismo.
Tempo fa scrissi un interessante articolo nel quale esponevo una serie di integratori volti al miglioramento del funzionamento della tiroide, anche dopo un ciclo con T3 sintetico. Vi invito a leggerlo (o rileggerlo): INTEGRATORI ALIMENTARI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA FUNZIONALITA’ TIROIDEA.
L’utilizzo della Liotironina, specie a dosi elevate, può determinare manifestazioni cliniche di ipertiroidismo, quali perdita di peso corporeo, tremori, cefalea, nausea, nervosismo, irritabilità, insonnia, aumento dell’appetito.
La Liotironina è un vecchio farmaco ampiamente prescritto. Si può trovare facilmente in molte aree del mondo, ed è venduto in una varietà di differenti marchi e forme generiche. È importante notare che non si dovrebbe mai acquistare una forma iniettabile di questo farmaco. Questa forma è generalmente utilizzati solamente come prodotto di pronto soccorso, con effetti collaterali potenzialmente molto pericolosi se usato male.
In Italia era venduto sotto il nome di Titre (50cpr 20mcg) della Teofarma. Ora è disponibile solo in forma di soluzione da somministrazione in gocce sotto il nome di LIOTIR ® gocce da 20 mcg/ml di Liotironina sodica. E’ comunque possibile trovarlo farmaceutico in altri paesi d’Europa. E’ possibile reperirlo anche dal mercato nero, con una bassa probabilità di incappare in prodotti non contenenti principio attivo (il rischio è trovarli anche sovradosati).
La Liotironina è un composto molto efficace per favorire la perdita di grasso, ma ha gravi effetti collaterali quando assunta in dosi elevate. Con una cura adeguata nel calcolare le dosi, è un composto abbastanza facile da gestire. Dal momento che la Liotironina ha una stabilità limitata, è meglio che essa provenga da prodotti di qualità farmaceutica, con una seconda scelta sui prodotti generici del Terzo Mondo o in polvere relativamente fresca che deve essere accuratamente misurata nella preparazione delle dosi. Prodotti liquidi possono perdere potenza rapidamente e pertanto non sono una scelta ideale.
La L-tiroxina o tetraiodo-L-tironina (T4) è uno degli ormoni iodati prodotti dalle cellule tiroidee insieme alla 3,5,3′-triiodo-L-tironina (T3) e alla L-diiodotironina (T2). Si usa denominarla anche T4, in opposizione all’altro ormone tiroideo circolante – T3 (il numero indica il numero di atomi di iodio presenti), che è la forma più attiva dell’ormone, avendo un’affinità di legame con il sito recettore 10 volte maggiore.
È sintetizzata nelle cellule follicolari della tiroide a partire da una grossa glicoproteina nota come tireoglobulina, accumulata nella colloide dei follicoli. Dopo la sintesi, è immessa nel circolo ematico assieme alla T3, dove viaggiano principalmente legate a proteine plasmatiche, che le proteggono dal metabolismo e dall’escrezione: la TBG (globulina legante la tiroxina, in inglese Thyroxine Binding Globulin) ne lega il 75%, il resto è legato all’albumina e alla prealbumina. Una piccola quota (circa lo 0,03% di T4 e lo 0,3% di T3) viaggia come ormone libero, le cosiddette fT4 e fT3 (f=free, cioè libere), che rappresentano la frazione fisiologicamente attiva, cioè capace di legarsi al proprio recettore.
La tiroxina è la più presente nel sangue, rappresentando il 90% del totale degli ormoni tiroidei, e la sua emivita è relativamente elevata (6 giorni) contro 1 giorno per T3. Tuttavia, viene convertita in parte in T3 per esplicare i suoi effetti. Gli ormoni tiroidei agiscono sul metabolismo corporeo in diversi modi:
Aumentano il consumo di ossigeno e la produzione di calore (con aumento della temperatura corporea)
Stimolano la sintesi proteica e positivizzano il bilancio dell’azoto (indice di utilizzo delle proteine per la loro sintesi)
Aumentano la gluconeogenesi e la glicogenolisi
Stimolano la sintesi, la mobilizzazione e il catabolismo del colesterolo e dei lipidi in genere. L’azione catabolica è prevalente
Gli ormoni tiroidei aumentano la velocità dei processi ossidativi cellulari e regolano il metabolismo della maggior parte dei tessuti. In generale, si ha un effetto prevalentemente anabolico a basse dosi, mentre a dosi elevate si ha un’azione catabolica. Questa azione bifasica è evidente nei confronti del metabolismo del glicogeno, delle proteine e dei lipidi.
Inoltre, T4 e T3 regolano l’attività del sistema adrenergico agendo sulla responsività dei tessuti periferici alle catecolamine. Un loro eccesso, come negli ipertiroidismi, causa un aumento della frequenza cardiaca e della contrattilità miocardica; un aumento della gittata pulsatoria e della gittata cardiaca; la diminuzione delle resistenze periferiche causata dalla vasodilatazione; un aumento del flusso sanguigno locale nella cute (con conseguente sudorazione e aumento della temperatura), nei muscoli, nel cuore e nell’encefalo. Questi cambiamenti sono il risultato di vari fattori: azione inotropa (aumento della forza di contrazione cardiaca) e cronotropa (aumento della frequenza cardiaca) positiva degli ormoni tiroidei, aumentata responsività all’azione delle catecolamine, aumentata richiesta periferica di ossigeno.
Nel corso della vita giovanile, la tiroxina e la sua forma più attiva T3, in concerto con il GH (ossia l’ormone somatotropo, secreto dall’adenoipofisi) controllano l’accrescimento. Gli ormoni tiroidei sono indispensabili allo sviluppo dell’apparato scheletrico e alla maturazione di quello riproduttivo.
Tra gli effetti biologici degli ormoni tiroidei ricordiamo:
Termogenesi e consumo di ossigeno: l’azione più rimarchevole della T3 è quella di potenziare il consumo di ossigeno e la produzione di calore da parte di vari tessuti, aumentando così il metabolismo basale, attraverso un’azione sia sulla respirazione mitocondriale sia sul tessuto adiposo bruno (2).
Metabolismo glucidico e lipidico: gli ormoni tiroidei aumentano l’assorbimento del glucosio intestinale, la gluconeogenesi epatica, la glicogenolisi e la lipolisi e accelerano il catabolismo dell’insulina, con conseguente ridotta tolleranza al glucosio o aumentato fabbisogno di insulina nei soggetti diabetici. Gli ormoni tiroidei influenzano anche l’assetto lipidico; ad esempio, nell’ipertiroidismo la colesterolemia si riduce grazie alla rimozione delle lipoproteine LDL per un aumento dei loro recettori tessutali; nell’ipotiroidismo, invece, il catabolismo delle LDL è ritardato (2).
Sistema nervoso simpatico: gli ormoni tiroidei favoriscono un aumento del numero dei recettori β-adrenergici e potenziano l’azione delle catecolamine anche a livello post-recettoriale (2).
Apparato cardiovascolare: gli ormoni tiroidei determinano un aumento della frequenza cardiaca (effetto cronotropo positivo) e della forza di contrazione del miocardio (effetto inotropo positivo). La T3, inoltre, ha la capacità di ridurre le resistenze vascolari periferiche, inducendo una vasodilatazione delle arteriole (2).
In ambito clinico, il dosaggio della frazione libera (quella non legata alle proteine di trasporto plasmatiche) del T4 e del T3 (fT4 e fT3), essendo la quota responsabile delle azioni sui tessuti, unita al dosaggio dell’ormone tireostimolante (TSH), permette la diagnosi della maggior parte delle malattie tiroidee.
A livello farmacologico, la tiroxina (nella sua versione sintetica) è usata per la terapia sostitutiva nei pazienti con ipotiroidismo e cretinismo o per la soppressione del TSH nei pazienti con gozzo non tossico. (1)
Levotiroxina Sodica
La Levotiroxina sodica (T4 sintetico) è stata il primo farmaco tiroideo sintetico ad essere venduto negli Stati Uniti, ed è stato introdotto sul mercato nel 1955 dalla Flint Laboratories sotto il nome di Synthroid. (3) Il farmaco ha una lunga storia di utilizzo terapeutico sia negli USA che a livello internazionale, e per decenni è stato il farmaco più ampiamente prescritto per il trattamento del ipotiroidismo. Il marchio Synthroid è stata storicamente il quello di maggior successo (parlando del T4 sintetico), con una stima che ha mantenuto l’85% delle vendite totali di Levotiroxina e un fatturato annuo di 600 milioni di dollari(secondo le stime del 1990 ). Nelle comunità del Bodybuilding e del Fitness , tuttavia, l’uso della Levotiroxina è di secondo piano dal momento che l’atleta preferisce la forma sintetica del più attivo T3 (Liotironina sodica). Dal momento che la Levotiroxina è più debole e necessità della conversione epatica in T3; cosa che viene a scarseggiare in situazioni di dieta ipocalorica.
Il marchio Synthroid in sé ha una lunga e talvolta controversa storia. (4) Molti anni dopo la sua creazione ad opera delle Flint Laboratories, il Synthroid godeva di un monopolio virtuale sul mercato della Levotiroxina sodica. I farmaci generici contenenti Levotiroxina sodica cominciarono finalmente a prendere una quota di vendite nel mercato agli inizi degli anni ’80. In risposta, la Flint Laboratories finanziò uno studio presso l’Università della California nel 1986, il quale doveva tentare di dimostrare che il Synthroid aveva un valore terapeutico più alto rispetto ai suoi omologhi generici. Lo studio venne completato nel 1990 dimostrando, però, che i farmaci generici hanno uguale efficacia del Synthroid.(5) La Flint applicò una clausola nel suo contratto affinché l’università potesse pubblicare lo studio solo dopo aver richiesto l’approvazione alla società. Una battaglia legale sulla sua pubblicazione ne seguì. Anche dopo che la Flint Laboratories fu venduta alla Boots e, successivamente, la Boots venne venduta alla Knoll, la pubblicazione dello studio ha subito rigorose opposizioni. Finalmente è stato ordinato in pubblicazione nel 1997. Una causa legaleseguì, a causa della cattiva condotta nella questione della pubblicazione dello studio e i seguenti reclami dei consumatori costretti a pagare da 2 a 3 volte di più per un farmaco di marca rispetto all’equivalente generico. Knoll alla fine stabilì un rimborso di 135 milioni di dollari.
Quando la Levotiroxina viene utilizzata per il trattamento dell’ipotiroidismo da lieve a moderato, la dose media è di circa 1,7 mcg / kg / die. Ciò equivale ad un dosaggio di circa 100-125 mcg / die per un adulto di 70Kg. La dose terapeutica completa può essere data dall’inizio della terapia in pazienti adulti altrimenti sani. Si noti che a causa della lunga emivita della Levotiroxina, l’effetto terapeutico di picco a una data dose non può essere raggiunto prima di 4-6 settimane.
Quando viene utilizzato (off-label) per accelerare la perdita di grasso dagli atleti, il protocollo tipico consiste nel partire con una dose minima per poi raggiungere gradualmente la dose piena necessaria in modo che il corpo abbia sufficiente tempo per adeguarsi ai mutevoli livelli dell’ormone tiroideo. In generale, un soggetto inizia con un basso dosaggio di 25-50 mcg, e lentamente ne aumenta la quantità di 25-50 mcg ogni uno o due giorni. Il dosaggio finale solitamente si attesta nella gamma dei 100-150 mcg, e raramente supera i 250 mcg/die. E ‘importante ricordare che i farmaci tiroidei sono farmaci forti con un significativo potenziale di effetti collaterali. Gli individui prudenti e informati saranno sicuri di non usare quantità eccessive di Levotiroxina sodica, né di continuare il trattamento per più di otto settimane. Inoltre, è generalmente consigliabile anche ridurre il dosaggio di Levotiroxina gradualmente al termine di ogni ciclo. Ciò è solitamente applicato riducendo la dose di 25 mcg ogni due o tre giorni. Il punto della questione, ancora una volta, è quello di contribuire ad evitare ogni cambiamento improvviso dei livelli ormonali che altrimenti potrebbero innescare effetti collaterali. Si noti che a causa della natura ad azione lenta della Levotiroxina sodica, può richiedere diverse settimane o più affinché il farmaco attivo venga pienamente eliminato dal corpo.
La terapia medica dell’ipotirodismo con Levotiroxina sembra ben tollerata e priva di particolari effetti collaterali, quando il dosaggio utilizzato rispecchia le reali necessità del paziente o l’atleta non esagera con la dose cadendo in uno stato di ipertiroidismo.
Come già accennato, le reazioni avverse rientrano evidentemente nella sintomatologia dell’ipertiroidismo con :
Disturbi del sistema nervoso centrale : cefalea, ipereccitabilità, insonnia, tremori, labilità emotiva ed epilessia;
Disturbi dermatologici : perdita di capelli e reazioni infiammatorie diffuse;
Disturbi endocrini : alterazioni del ciclo mestruale e della funzionalità surrenalica;
Disturbi gastro-intestinali e ghiandole annesse : alterazioni transaminasi, nausea, vomito, crampi e dolori addominali;
Disturbi muscolo scheletrici : osteoporosi, debolezza e crampi muscolari.
La FDA richiede che il seguente avviso sia presente all’interno della scatola del Synthroid (e della Liotironina sodica, T3): “Gli ormoni tiroidei degli Stati Uniti, tra cui la Levotiroxina sodica, da solo o con altri agenti terapeutici, non deve essere utilizzata per il trattamento dell’obesità o per la perdita di peso. Nei pazienti eutiroidei, le dosi all’interno della gamma di esigenza ormonale giornaliere sono inefficaci per la riduzione del peso. Dosi maggiori possono produrre gravi effetti collaterali minacciosi per la vita coma la tossicità, in particolare quando somministrato in associazione con ammine simpaticomimetiche come quelle utilizzati per i loro effetti anoressizzanti. ”
Anche se la Levotiroxina sodica è un farmaco ampiamente prodotto in tutto il mondo, non è così comune sul mercato nero come la più potente Liotironina sodica. E’ facilmente reperibile in farmacia con presentazione di regolare ricetta medica; in Italia la Levotiroxina è venduta singolarmente sotto il nome commerciale di Eutirox® (della Merck Serono) o come farmaco generico dalla Teva.
^abcdE. Puxeddu, F. Santeusanio Malattie della Tiroide. Estratto da Trattato di Medicina Interna fondato da Paolo Larizza, Volume III, Malattie delle ghiandole endocrine, del metabolismo e della nutrizione a cura di Paolo Brunetti e Fausto Santeusanio; Piccin Nuova Libraria, 2011.
Il mercato dei composti anabolizzanti OTC (parliamo ovviamente dei designer steroids) è saturo di molecole di diversa potenza e applicazione che si vanno ad aggiungere alle preparazioni degli atleti soprattutto amatoriali. In questo articolo, voglio esporre l’uso di uno dei più potenti designer steroids applicato alle atlete: sto parlando del famosissimo Methyldrostanolone, comunemente conosciuto come Superdrol (SD). Questa molecola può rivelarsi uno dei più sicuri AAS per le donne che cercano di evitare gli effetti collaterali androgeni.
Il Methyldrostanolone è stato descritto per la prima volta nel 1956 in relazione a una ricerca condotta dalla Syntex Corporation al fine di scoprire un composto con proprietà anti-tumorali. (1) In un articolo pubblicato nel 1959, viene inizialmente menzionato, venendo discusso nel dettaglio il suo metodo di sintesi e le sue proprietà anti-tumorali verificate, descrivendolo come un “potente agente anabolizzante oralmente attivo esibente solo una debole attività androgena.” (2) Successivamente, la ricerca sul Methyldrostanolone è stata interrotta per non far più riemergere il composto fino al 2005, quando è stato portato sul mercato OTC dal brand Xtreme sotto il nome di “Superdrol”.
Da allora, il Superdrol ha rischiato di sparire definitivamente dal mercato in più di un’occasione, iniziando con il brand che lo aveva “rispolverato” per primo, la Xtreme, che ne interruppe la produzione e ne ritirò le confezioni dagli scaffali in seguito ad un avvertimento del governo. Tuttavia, questo non ha impedito a numerose aziende di integratori di voler puntare sulla molecola lanciando nel mercato OTC decine di cloni del SD nel corso degli anni e sotto svariati nomi.
Ancora oggi, 12 anni dopo essere stato rilasciato, il Superdrol, sotto svariati nomi, rimane presente sia nel mercato OTC sia nel mercato “nero” delle UGL. Durante questo periodo il SD si è guadagnato una solida reputazione come composto eccezionalmente potente per indurre rapidi guadagni in termini di massa e di forza. Inoltre, questo farmaco si è guadagnato la fama di essere uno steroide piuttosto “pesante”, a causa del fatto che la sua struttura presenta due metilazioni (una in C-2 e una in C-17) cosa che, specie in condizioni di mal uso o abuso, può portare a spiacevoli, anche se il più delle volte transitorie, effetti collaterali a carico del fegato. C’è da dire che, con un adeguata epatoprotezione e cura nella dose e nel tempo di somministrazione, il problema più grande con questa molecola resta lo squilibrio lipidico. Comunque sia, la nomea di farmaco “pesante” ha fatto si che il SD venisse considerato un composto per atleti e non per atlete… Questa è di certo una valutazione sbagliata, e l’evidenza di ciò emerge semplicemente analizzando da vicino la molecola ed i suoi effetti. In realtà, il SD è uno degli steroidi con meno probabilità di causare effetti collaterali androgeni agli utilizzatori di sesso femminile, per dose efficace. Inoltre, al momento di valutare la potenza androgena relativa al SD e la sua capacità miotrofica (costruzione muscolare), si è dimostrato che essa è superiore a quella di tutti gli altri steroidi tipicamente impiegati in ambito femminile, tra cui l’Oxandrolone, l’Epitiostanol, il Metenolone e il Nandrolone. Questa evidenza da sola è in grado di rende il SD uno steroide formidabile da inserire nell’arsenale di una atleta.
Come ben sappiamo, il SD è una forma Dimetilata del Drostanolone ed è un anabolizzante estremamente potente. In realtà, il SD è così potente che anche il suo cugino più debole, il Dimethazine, è stato dimostrato in letteratura effettuare aumenti maggiori nel tessuto muscolare, mg per mg, confrontato con i più potenti steroidi tradizionali, come l’Anadrol, il Dianabol e il Testosterone. Detto questo, ci sono alcuni fattori che bisogna tenere in considerazione quando bisogna determinare l’efficacia di uno steroide sulla costruzione del tessuto muscolare, riducendo al minimo gli effetti collaterali mascolinizzanti.
Usando come riferimento il libro “Androgens and Anabolic Agents” di Vida, possiamo vedere che al SD viene assegnato un Q-Ratio di 20. Quando si fa riferimento alla Q-Ratio di un AAS ci si riferisce semplicemente alla sua potenza anabolizzante rispetto alla sua potenza androgena, che è determinata attraverso la valutazione del rapporto anabolizzante-androgeno di uno steroide. Come base di riferimento, il Testosterone ha un rapporto androgeno/anabolizzante di 100: 100, esibendo egualmente capacità androgena e anabolizzante. Nel caso del SD, si ha un rapporto pari a anabolizzante/androgeno di 400: 20; questo riferimento è con base al Metyltestosterone (100:150), mentre se rapportato al Testosterone (100:100) il rapporto anabolizzante/androgeno del SD diventa circa 600:20. Con un valore anabolizzante del SD pari a 400 e quello androgeno pari a 20, il SD è 20X più anabolizzante di quanto sia androgeno. In confronto, l’AAS Oxandrolone, che viene regolarmente utilizzato dalle atlete che desiderano evitare gli effetti mascolinizzanti, mantiene un Q-ratio di circa 20-30 (a seconda del numero di riferimento utilizzato).
Un secondo fattore utilizzato per determinare l’idoneità di uno AAS per l’uso nelle atlete è la capacità miotropica (costruzione muscolare) e della forza del farmaco mg per mg. Mentre il valore anabolizzante di una AAS è certamente utile, ci dice solo una parte della storia, in quanto non è sempre indicativo del suo vero potenziale sulla costruzione muscolare. In altre parole, un AAS con un valore anabolizzante 200 potrebbe superare la capacità di costruzione muscolare di uno AAS con un valore anabolizzante pari a 400. A titolo di esempio, lo steroide Dymethazine supera l’Oxandrolone in termini di capacità miotropica, nonostante il Dymethazine abbia un valore anabolizzante il 75% circa inferiore all’Oxandrolone. Per fortuna, quando si tratta di SD, ci ritroviamo davanti ad un AAS che dimostra il potenziale di costruzione muscolare che va al di là di quanto il suo potenziale anabolizzante implica. Questo è vantaggioso per le donne che desiderano evitare gli effetti collaterali mascolinizzanti, dal momento che si necessita di utilizzare una quantità minore del farmaco per vedere un significativo effetto ipertrofico, rispetto agli steroidi che espongono una debole capacità miotropica.
Alla fine, la preoccupazione principale delle donne interessate a evitare gli effetti collaterali mascolinizzanti non dovrebbe essere solamente rivolta al potenziale androgeno di uno steroide mg per mg. Piuttosto, quello che le atlete debbono fare è sapere la capacità miotropica di uno steroide in relazione alla sua potenza androgena, che successivamente informerà l’atleta del carico androgeno utile del AAS per dose efficace. Più basso è il carico androgeno utile per dose efficace, minore sarà l’incidenza degli effetti collaterali androgeni sperimentati con l’uso.
Diamo un’occhiata all’esperienza del mondo reale per un minuto. Farò il mio punto confrontando SD e Oxandrolone, che può dirsi lo steroide più importante per coloro che sono interessati ad evitare effetti collaterali androgeni. La dose tipica di partenza per quanto riguarda l’Oxandrolone è compresa tra i 5-10 mg / die. Mentre la maggior parte delle atlete sperimenteranno notevoli progressi a tale dosaggio, non si può negare che molti altri AAS orali superano il potenziale di costruzione muscolare dell’Oxandrolone ad un dosaggio pari. In questo contesto, non sarebbe forse vantaggioso se l’atleta avesse a disposizione un altro steroide in grado di fornire un eguale effetto androgenico o anche minore, superando al tempo stesso il potenziale di costruzione muscolare dell’Oxandrolone? Naturalmente lo sarebbe e, in realtà, è ciò di cui stiamo parlando qui. Si chiama SD.
In breve, riallacciandosi al valore androgeno di questi 2 farmaci, ci si ricorderà che il SD ha un gradoandrogenico di 40 (40% androgenico per mg di Testosterone), mentre l’Oxandrolone è di circa 25 (25% androgenico per mg di Testosterone) . Il che è solo una discrepanza di 15 punti. Una dose di 10 mg di Oxandrolone fornirà l’equivalente androgeno di 2,5 mg di Testosterone, mentre una dose di 5 mg di SD fornirà l’equivalente androgeno di 2 mg di Testosterone. Ovviamente, 5 mg di SD forniscono un effetto androgenico più debole di 10 mg di Oxandrolone e quindi una ridotta probabilità di sperimentare effetti mascolinizzanti, quindi la domanda finale che deve essere fatta è “Come fanno 5 mg di SD a essere confrontati con 10 mg di Oxandrolone in termini di potenziale di costruzione muscolare?”La risposta: non è nemmeno da mettere vicino. Il SD è senza dubbio uno dei più potenti costruttori muscolari. Pochissimi steroidi venduti oggi, sia sul mercato nero, o in prescrizione farmaceutica oppure OTC, superano la capacità di questo farmaco di aggiungere tessuto muscolare per dose efficace. Al contrario, l’Oxandrolone è conosciuto come uno degli steroidi meno brillanti quando si tratta di crescita muscolare. In termini di risultati reali, il SD primeggia rispetto a quasi tutti gli altri steroidi disponibili.
Le mie raccomandazioni di dosaggio, in linea con quelle di Mike Arnold, per le atlete che desiderano ridurre al minimo gli effetti mascolinizzanti è di 2.5-5.0 mg / die. Qui di seguito riporto una tabella di riferimento androgenico, in modo che le atlete ai livelli più avanzati possono prendere decisioni coscienziose per quanto riguarda il loro uso.
SD @ 2.5 mg/die= 1 mg di Testosterone al giorno.
SD @ 5.0 mg/die= 2 mg di Testosterone al giorno.
SD @ 10 mg/die= 4 mg di Testosterone al giorno.
SD @ 15 mg/die= 6 mg di Testosterone al giorno.
SD @ 20 mg/die= 8 mg di Testosterone al giorno.
SD @ 25 mg/die= 10 mg di Testosterone al giorno.
SD @ 30 mg/die= 12 mg di Testosterone al giorno.
Infine, questa intera conversazione sarebbe resa quasi inutile se non affrontassimo il tema della perdita dei capelli, in quanto questo è in genere una delle principali aree di preoccupazione per la maggior parte delle atlete che desiderano evitare gli effetti mascolinizzanti. Il valore androgenico di uno steroide non è sempre correlato con la propensione di quest’ultimo ad indurre la perdita dei capelli, e quindi dobbiamo valutare ogni steroide singolarmente per determinare la probabilità che questo ha di influenzare la perdita dei capelli sull’utilizzatore. Va inoltre notato che la stragrande maggioranza delle prove aneddotiche sono state ottenute dagli uomini.
Nel mondo reale, l’esperienza degli utilizzatori ha dimostrato che il SD è un AAS molto mite sui capelli, anche se la perdita dei capelli rimane una possibilità con qualsiasi steroide. Solo una piccola minoranza di persone segnala la perdita di capelli con questo farmaco e se si tiene conto della tendenza di altri AAS comunemente usati, si tenderebbe a definire il SD come uno degli AAS “meno probabili” per causare questo effetto.
Personalmente, consiglio vivamente alle donne che non hanno familiarità con questo farmaco di prendersi il tempo necessario per approfondire le proprie conoscenze riguardo al SD prima dell’uso. Questo articolo non è stato destinato a servire come “profilo” del SD (cosa da me già realizzata), ma piuttosto, è stato realizzato per fornire informazioni utili per quanto riguarda la propensione di questo farmaco a causare effetti collaterali mascolinizzanti a dosi efficaci e come si applica in un contesto femminile.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:
1- H. J. Ringold & G. Rosenkranz (1956). “Steroids. LXXXIII. Synthesis of 2-Methyl and 2,2-Dimethyl Hormone Analogs”. Journal of Organic Chemistry. 21: 1333–1335. doi:10.1021/jo01117a625.
2- Jump up ^ Ringold, H. J., E. Batres, O. Halpern, and E. Necoechea (1959). “Steroids. CV.1 2-Methyl and 2-Hydroxymethylene-androstane Derivatives”. Journal of the American Chemical Society. 81 (2): 427–432. doi:10.1021/ja01511a040.
Quando si pensa alla secrezione endogena di Insulina legata alla dieta si fa immediato riferimento ai carboidrati, come fossero l’unico macronutriente a stimolarne marcatamente la secrezione. Tralasciando il blando stimolo insulinico causato dai grassi, lo stimolo insulinico dato dalle proteine non è certo di poco conto. In effetti, lo stimolo insulinico dovuto all’ingestione di proteine può essere altrettanto potente come quello dato dall’ingestione di carboidrati. Un recente studio (1) ha confrontato gli effetti di due pasti di composizione differente sullo stimolo insulinico. Un pasto conteneva 21 grammi di proteine e 125 grammi di carboidrati. L’altro pasto conteneva 75 grammi di proteine e 75 grammi di carboidrati. Entrambi i pasti contenevano 675 Kcal. Ecco qui di seguito un grafico della risposta insulinica:
Confronto tra la risposta insulinica di un pasto a basso contenuto proteico e alto contenuto glucidico, e un pasto ad alto contenuto proteico e basso contenuto glucidico.
Il seguente grafico mostra la risposta di glucosio nel sangue:
Confronto della risposta glicemica ematica di un pasto a basso contenuto proteico e alto contenuto glucidico, e un pasto ad alto contenuto proteico e basso contenuto glucidico.
Si può osservare che, nonostante il fatto che la risposta glicemica ematica era molto più alta nel pasto con più carboidrati, la risposta insulinica non era maggiore. Infatti, la risposta insulinica si è mostrata leggermente più elevata dopo il pasto ad alto contenuto proteico, anche se questo non era statisticamente significativo.
Alcune persone potrebbero sostenere che il pasto “low-carb” non fosse davvero tale dal momento che conteneva 75 grammi di carboidrati. Ma non è questo il punto. Il punto è che il pasto con un alto contenuto di carboidrati ha avuto una dose di questi ultimi quasi doppia del pasto “Low Carb”, insieme ad una risposta al glucosio ematico superiore, ma la secrezione di Insulina è stata leggermente inferiore. Le proteine sono state altrettanto incisive nello stimolo insulinico quanto i carboidrati.
Si può ribattere con argomentazioni del tipo: “Sì, ma la risposta insulinica è più stabile e protratta nel tempo con le proteine.” Questo non è emerso in questo studio .
Risposta insulinica ad un pasto “High Protein” e ad un pasto “High Carb”
Si può vedere dal grafico che si è verificata una tendenza ad un picco insulinico più repentino con la condizione di un pasto ad alto contenuto proteico, con una risposta media di 45 uU / ml a 20 minuti dopo il pasto, rispetto a circa 30 uU / mL nella condizione di un pasto ad alto contenuto di carboidrati.
Questa tendenza ad una risposta insulinica più elevata è stata associata con una tendenza ad una maggiore soppressione dell’appetito. I soggetti presentavano una tendenza minore alla fame e una pienezza maggiore dopo il pasto ricco di proteine:
Confronto tra pasto a basso contenuto proteico e alto contenuto glucidico, e pasto ad alto contenuto proteico e basso contenuto glucidico su fame e pienezza.
Ecco i risultati di un altro studio (2) che ha confrontato gli effetti di 4 diversi tipi di proteine sulla risposta insulinica ad un pasto. Questo studio è stato interessante perché hanno utilizzato frullati da diverse fonti proteiche. Gli shake contenevano solo 11 grammi di carboidrati e 51 grammi di proteine. Ecco la risposta insulinica ai diversi shake:
Risposta insulinica a 4 differenti fonti proteiche.
Si può osservare che tutte e 4 le fonti proteiche hanno prodotto una risposta insulinica, nonostante il fatto che il carboidrato nello shake fosse a dosaggio basso. Come si può vedere c’è anche una differenza nella risposta insulinica tra le diverse fonti proteiche con particolare enfasi sulle proteine del siero di latte, che hanno mostrato la risposta insulinica più alta.
Ora, qualcuno potrebbe obiettare che la risposta insulinica si debba ricercare nella gluconeogenesi (un processo mediante il quale il fegato converte gli aminoacidi in glucosio). L’idea è che gli aminoacidi che compongono le proteina vengano convertiti in glucosio, che poi aumenta i livelli di insulina. Come ho già detto, le persone affermano che questo si tradurrà in una risposta insulinica lenta, dal momento che ci vuole tempo affinché il fegato converta gli amminoacidi delle proteine in glucosio. Tuttavia, non è questo il caso, perché la risposta insulinica è stata rapida, con un picco entro 30 minuti, picco rientrato in fretta in 60 minuti:
Risposta insulinica a diversi tipi di proteine.
Questa risposta insulinica rapida non è stata causata da cambiamenti nella glicemia. In realtà, le proteine del siero, che hanno causato la più maggiore risposta insulinica, hanno causato un calo del glucosio ematico:
Risposta glicemica alle diverse fonti proteiche.
La risposta insulinica è risultata associarsi alla soppressione dell’appetito. Infatti, le proteine del siero di latte, che hanno avuto la massima risposta insulinica, hanno causato la maggiore soppressione dell’appetito. Ecco qui di seguito un grafico che mostra l’apporto calorico dei soggetti quando hanno pranzato 4 ore dopo aver bevuto lo shake:
L’assunzione calorica durante un pranzo avvenuto 4 ore dopo il consumo di 4 diversi tipi di Proteine.
I soggetti hanno mangiato quasi 150 calorie in meno a pranzo quando avevano consumato 4 ore prima delle proteine del siero di latte che, ricordiamolo, hanno anche causato la maggiore risposta insulinica. Infatti, c’era una fortissima correlazione inversa tra insulina e l’assunzione di cibo (una correlazione di -0.93).
Ecco i dati di un altro studio (3) che ha esaminato la risposta insulinica di un pasto contenente 102 grammi di proteine, 18 grammi di carboidrati, e quasi nessun grasso (per un totale di 485 Kcal):
Risposta insulinica ad un pasto ad alto contenuto proteico e basso contenuto glucidico in soggetti magri e obesi.
Si può vedere che la risposta insulinica è stata esagerata nei soggetti obesi, probabilmente a causa dell’insulino-resistenza. Qui sotto potete vedere un grafico della risposta diella glicemia nel sangue. Si può osservare che non vi era alcuna correlazione tra la risposta al glucosio e quella all’insulina, la quale era simile allo studio discusso in precedenza.
Glicemia ematica in risposta ad un pasto ad alto contenuto proteico e basso contenuto glucidico in soggetti magri e obesi.
Il fatto è che le proteine sono un potente stimolatore della secrezione di insulina, e questa secrezione di insulina non è correlata a cambiamenti nella glicemia o alla gluconeogenesi dagli amminoacidi componenti le proteine. Infatti, in uno studio si è osservato che la carne è in grado di stimolare la secrezione di insulina come il riso integrale. (4) La risposta della glicemia ematica di 38 cibi diversi può spiegare solo il 23% della variabilità nella secrezione di insulina in questo studio. Di conseguenza, la questione è molto più complessa di quanto ci si immagina.
Come possono le proteina provocare aumenti rapidi nei livelli di insulina, come mostrato nello studio dove le proteine del siero hanno “spiccato”? Gli aminoacidi (i mattoni che compongono le proteine) sono in grado di stimolare direttamente il pancreas a produrre insulina, senza dover essere prima convertiti in glucosio . Ad esempio, l’aminoacido Leucina stimola direttamente le cellule del pancreas a produrre insulina, (5) e c’è una relazione dose-risposta diretta (cioè, più Leucina e più insulina viene prodotta). (6)
Qualcuno potrebbe dire: “Beh, certo, le proteine provocano la secrezione di insulina, ma questo non sopprimere l’utilizzo dei grassi a scopo energetico perché l’ingestione di proteine provoca anche la secrezione di glucagone, che contrasta gli effetti dell’insulina.” Ho già detto in precedenza come l’insulina sopprimerà la lipolisi. Beh, alcune persone pensano che il glucagone aumenti la lipolisi annullando questo effetto.
L’idea che glucagone aumenti la lipolisi si riferisce a 3 punti:
1) il fatto che il tessuto adiposo umano è provvisto di recettori del glucagone (7);
2)il fatto che il glucagone aumenti la lipolisi negli animali e;
3) il fatto che il glucagone ha dimostrato di aumentare la lipolisi nelle cellule adipose umane in vitro (in una coltura cellulare). (8)
Tuttavia, ciò che accade in vitro non è necessariamente quello che succede in vivo (nel corpo). Abbiamo un caso qui, dove i dati più recenti hanno ribaltato vecchio modo di pensare. La ricerca che utilizza tecniche moderne ha dimostrato che il glucagone non aumenta la lipolisi negli esseri umani. (9) Altre ricerche utilizzando le stesse tecniche hanno mostrato risultati simili. (10) Vorrei anche sottolineare che questa ricerca non è riuscita a trovare alcun effetto lipolitico in vitro.
In primo luogo andrebbe ricordato perché il Glucagone viene rilasciato in risposta alle proteine. Poiché le proteine stimolano la secrezione di insulina, ciò causerebbe una rapida diminuzione del glucosio nel sangue in assenza di carboidrati ingeriti con esse. Il Glucagone impedisce questo rapido calo di zuccheri nel sangue, stimolando il fegato a produrre glucosio (ci sarebbe anche da citare l’aumento del GH oltre che del Glucagone).
Questi dati sono, secondo il mio parere, utilissimi per gestire i macronutrienti (e il loro tipo) durante la giornata. Consumare una colazione prevalentemente proto-lipidica, composta da fonti proteiche a basso stimolo insulinico, in un momento della giornata dove il Cortisolo è biologicamente più alto, ci può portare ad evitare (sul lungo termine) un peggioramento dell’insulino resistenza (Cortisolo e Insulina sono antagonisti, ma creare picchi di entrambi gli ormoni ha il potenziale per peggiorare l’insulino resistenza, specie in soggetti geneticamente predisposti). Consumare fonti proteiche (e glucidiche) con un indice insulinico elevato nel pomeriggio/sera, momento in cui il cortisolo è biologicamente più basso, ci può portare sul lungo periodo ad un miglioramento dell’insulino sensibilità. Infatti, sono solito inserire fonti proteiche quali Uova (intere o albume) e Tacchino nella prima metà della giornata, inserendo nel pranzo della carne rossa per poi aggiungere agli spuntini pomeridiani e all’intra-workout (ovviamente l’esempio è basato su un soggetto che si allena alla sera o al pomeriggio) proteine della carne e Whey idrolizzate accompagnate da Vitargo o Ciclo destrin mentre a cena mi concentro su pesce e patate (due fonti con un elevato indice insulinico). Qualcuno potrebbe obbiettare sul picco del Cortisolo post-workout, ma la risposta è semplice: il Cortisolo sale progressivamente e raggiunge il picco massimo a 15-20 minuti dalla fine dell’allenamento o degli esercizio maggiormente stressanti; ad ogni modo, fin quando l’intensità dell’allenamento si abbassa definitivamente. (11,12) Il tutto si tampona nell’immediato post-workout con Fosfatidilserina (PS) e Vitamina C. Ovviamente non viene consumato un pasto con impatto insulinico marcato fino a 30′-1h circa dal termine del workout (quando generalmente torna l’appetito). Aumentando il picco insulinico ma non quello glucidico, l’inserimento di poche decine di grammi tra EAA e HMB insieme a PS e Vitamina C nell’immediato post workout sembrano non avere un impatto negativo.
Ovviamente, quanto da me detto si basa su una “mia” teoria che ho messo in pratica nel corso dell’ultimo anno riscontrando una buona risposta nella maggior parte dei soggetti trattati; i soggetti con caratteristiche così dette “Hardghainer” sembrano non avere benefici statisticamente significativi senza l’applicazione di modifiche sull’apporto glucidico della prima parte della giornata.
Vorrei infine ricordare che, ciò che è stato detto qui non ha singolare valenza per l’atleta “Natural” ma è utile (con i dovuti “aggiustamenti” contestuali) anche per l’atleta supplementato chimicamente.
Ah, quasi dimenticavo: l’Insulina non è il nemico assoluto del BB’r, ma nemmeno dell’atleta o dell’amente del Fitness, è semplicemente un potente arma da saper maneggiare e usare al meglio.
La supplementazione di Taurina migliora il metabolismo del glucosio e dell’insulina, riportano fisiologi della State University of Campinas su un rapporto pubblicato nel Journal of Nutritional Biochemistry. (1) Nei topi, la Taurina aumenta la secrezione di insulina e aumenta la sensibilità del recettore dell’insulina nei muscoli. Ciò rende la Taurina ancora più interessante per gli atleti di quanto non lo fosse già.
I ricercatori hanno somminist…rato ai loro animali da laboratorio Taurina in grandi quantità attraverso il loro cibo; l’equivalente umano sarebbe una dose veramente alta: 20-22 g Taurina al giorno. Ma i ricercatori hanno anche eseguito esperimenti in cui hanno esaminato gli effetti di dosi molto più basse di Taurina sul metabolismo dell’insulina.
La figura qui sotto mostra l’effetto della somministrazione endovenosa di glucosio sui livelli di glucosio emico. cerchi neri /caselle: topi ai quali è stata data una quantità esorbitante di Taurina nel loro cibo. Cerchi bianchi /caselle: topi alimentati con mangimi che non contenevano Taurina.
Nella figura sotto a sinistra ai topi è stata somministrata una singola dose per via endovenosa di glucosio; nella figura sotto a destra i topi hanno ricevuto una singola dose per via endovenosa di Taurina e glucosio.
I topi ai quali è stata somministrata la Taurina attraverso il cibo erano maggiormente in grado di gestire il glucosio rispetto ai topi che non avevano ricevuto Taurina. Quello che ha funzionato anche meglio era la somministrazione simultanea di glucosio e Taurina.
La quantità di Taurina che i ricercatori hanno somministrato insieme con il glucosio non era così elevata. Se si converte l’importo per un uomo adulto del peso di 80 kg si otterrebbe una dose di 1,6 g.
L’equivalente orale non sarebbe più del doppio di questo importo.
In un esperimento simile i ricercatori hanno esaminato l’effetto della Taurina sul funzionamento del recettore dell’insulina. I ricercatori hanno somministrato ai topi o l’insulina, o la Taurina o una soluzione salina [Sal], quindi hanno monitorato l’attività del recettore dell’insulina. Figura sotto a sinistra: l’effetto sul recettore dell’insulina nei muscoli. Figura sotto a destra: l’effetto sul recettore nel fegato.
La dose di Taurina era circa la stessa utilizzata nell’esperimento descritto in precedenza.
La Taurina potrebbe essere una sostanza interessante per gli atleti che vogliono aumentare il trasporto del glucosio nei loro muscoli durante l’allenamento o le competizioni. Gli atleti di resistenza possono svolgere meglio la loro performance in questo modo e recuperare più velocemente.
Un problema è la tempistica. Assunta per via orale, la Taurina è un nutriente estremamente ‘lento’ da assimilare negli esseri umani. Una volta assunta, la Taurina può richiedere fino a due ore finché possa entrare nel flusso sanguigno …
E’ dubbio che qualsiasi altro farmaco per il miglioramento delle prestazioni sia stato circondato da tanta mistica ammirazione, e molta confusione come l’Ormone della Crescita. Il suo costo elevato accoppiata con i suoi effetti cosmetici e di interni unici hanno reso il GH uno dei farmaci più ricercati nel bodybuilding … per non parlare di uno dei più falsificati. Tra i meno informati, è stato spesso visto come un certo tipo di elisir magico in grado di trasformare completamente il corpo dell’utilizzatore nel giro di pochi mesi. Non è raro sentire commenti del tipo “si può mangiare quanto si vuole quando si utilizza GH e senza ingrassare” … o “il GH è la ragione per cui i BB’rs pesano 25 chili di più oggi di quanto non pesassero negli anni 80” (Naturalmente, tutti gli altri fattori rilevanti sono scontati…) … oppure “non si può essere un pro senza l’utilizzo di 15-20 UI di GH al giorno”, etc. Tra gli iniziati, una visione più equilibrata è in genere presente. In realtà, il GH è per certi versi insostituibile.
Da sinistra: Frank Zane (anni ’70-’80) vs. Markus Ruhl (anni 2000).
La sua capacità di indurre la lipolisi, aumentare i livelli di IGF-1, e rafforzare / guarire i tessuti contenenti collagene è senza rivali ma, allo stesso tempo, non è un super-farmaco in grado di aggiungere 15Kg di massa muscolare magra, né sarà in grado di far raggiungere il 6% di grasso corporeo con una dieta di gelato e torta. Quindi, l’Ormone della Crescita è qualcosa che si dovrebbe prendere in considerazione come aggiunta alla propria preparazione ? Entro la fine di questo articolo, sarete in grado di rispondere da soli a questa domanda.
Allora, che cosa fa esattamente il GH? Nella mente di molti, il ruolo più efficace del GH è quello di un agente lipolitico. Ci sono due passaggi principali coinvolti nel processo di perdita di grasso: la lipolisi e l’ossidazione. Il primo passo nel processo è la lipolisi, cioè il rilascio di acidi grassi dalle cellule adipose nel sangue, al fine di essere utilizzati come fonte energetica. L’ultimo passo è l’ossidazione, che è la combustione (o ossidazione) di tale substrato energetico (acidi grassi) a fini, appunto, energetici. Il GH aumenta il tasso di lipolisi in base dose dipendente. In altre parole, più ne si utilizza, meglio funziona … fino ad un certo punto. Se il tasso di lipolisi supera il tasso di ossidazione, la perdita di grasso cesserà, dal momento che tutto il grasso appena rilasciata deve essere bruciato come combustibile. In caso contrario, sarà semplicemente ri-depositato nelle cellule adipose. D’altra parte, l’ossidazione non potrà mai superare il tasso di lipolisi perché appena il fabbisogno energetico del corpo eccede quanto assunto dal cibo che mangiamo, la lipolisi inizierà automaticamente ad avvenire come mezzo per fornire al nostro corpo l’energia necessaria per funzionare. Pertanto, la lipolisi è il fattore limitante nel processo di perdita di grasso.
Fortunatamente, è raro che si venga a creare una situazione del genere in un contesto di perdita di di grasso GH-indotta, dal momento che si dovrebbe assumere una dose molto elevata di GH affinché questo si verifichi. Parte della ragione di questo è legata al fatto che il corpo è molto più propenso all’utilizzo del grasso nel flusso ematico a fini energetici rispetto a quello depositato nell’adipocita. Sappiamo per esperienza che il tasso di perdita di grasso continuerà ad aumentare fino ad un dosaggio di almeno 15-20 IU al giorno, oltre il quale viene indicato un rendimenti decrescente evidente della lipolisi.
In genere, quando si utilizza un dosaggio compreso tra le 3-5 UI (i risultati saranno blandi quando si utilizzano meno di 3 UI al giorno, o almeno non in misura significativa), ci vorranno tra i 2-3 mesi affinché la perdita di grasso diventi visivamente evidente. Con l’uso di 5-10 UI al giorno, i risultati arrivano più rapidamente, con miglioramenti visivi notevoli nel giro di 6-8 settimane. A 10-15 UI al giorno, i risultati sono rapidi, con miglioramenti visivi che si manifestano entro 1 mese. Qualunque sia il dosaggio di GH, più a lungo viene utilizzato il farmaco, più i risultati sulla perdita di grasso si potranno apprezzare…fino ad un certo punto ovviamente.
Struttura molecolare del IGF-1 umano
Il GH crea anche un ambiente favorevole alla crescita muscolare, aumentando i livelli di IGF-1, che si compie indirettamente segnalando al fegato di aumentare il totale di IGF-1 secreto. Questo è il meccanismo principale attraverso il quale il GH provoca la crescita muscolare, dal momento che la molecola di GH stessa ha poco o nessun impatto sul ipertrofia muscolare. Come con la lipolisi, il GH continua ad aumentare i livelli di IGF-1 in maniera dose dipendente. Ma se ragioniamo in termini di efficacia e costi, si deve mettere in dubbio la logica di usare il GH esclusivamente per questo scopo, dal momento che si possono ottenere aumenti simili nei livelli di IGF-1 utilizzando peptidi secretagoghi del GH o tramite somministrazione di puro IGF-1, che è prontamente disponibile nel mercato odierno per un costo notevolmente inferiore.
Mike Arnold riporta che, basandosi su un recente lavoro di laboratorio condotto da un medico di primo piano nella comunità del BB, il cui nickname è Alpha6164, quando si somministra una combinazione di ModGRF1-29 & GHRP-2 @ 100 mcg ciascuno, 3X al giorno, si è riscontrato un innalzamento del IGF-1 equivalente a quello osservato con l’impiego di 3 UI di GH al giorno. Tenete a mente che questo è un programma con peptidi secretagoghi del GH piuttosto blando, eppure ha raggiunto un aumento totale dei livelli di IGF-1 paragonabili all’utilizzo di 3 UI di GH al giorno. In termini di costi, il programma con peptidi secretagoghi del GH verrà svolto con una spesa di circa 60€ al mese, mentre un programma che contempla l’uso di 3 UI di GH al giorno avrà normalmente un costo di circa 200€ al mese. Se questa combo di peptide secretagoghi del GH fosse stata costruita in modo tale da portare le somministrazioni a 4-5x al giorno, avremmo assistito ad un ancora maggiore aumento sistemico dei livelli di IGF-1. A questo punto devo prendere un minuto per sottolineare che non vi è praticamente alcuna differenza tra i livelli di IGF-1 che sono stati elevati dal GH esogeno o attraverso l’azione dei peptidi secretagoghi del GH. Ora, in termini di GH nel siero, la combinazione di peptidi secretagoghi del GH manterrà i livelli di GH solo per circa 90 minuti a iniezione (che è il motivo per cui sono in genere somministrati più volte al giorno), mentre il GH esogeno manterrà i livelli di GH elevati per circa 12 ore per iniezione. Tuttavia, una volta che i livelli di IGF-1 diventano elevati, tali livelli sono mantenuti indipendentemente da come ci si è arrivati, se sono stati raggiunti con l’uso di peptidi secretagoghi del GH o con GH esogeno. Pertanto, quando si parla di aumento del IGF-1, risultano di gran lunga più convenienti e ugualmente efficaci da utilizzare i peptidi secretagoghi del GH, almeno fino a quando uno non supera circa le 6-7 UI di GH esogeno al giorno.
Quando iniziamo a confrontare l’esogeno IGF-1 LR3 e l’IGF-1 GH-indotto, ci troviamo di fronte a tutto un altro paio di maniche. Senza alcun dubbio, non solo l’IGF-1 LR3 è significativamente meno costoso da utilizzare rispetto al GH esogeno, ma è una forma più efficiente del IGF-1 e rimane attivo per circa 24 ore dopo l’iniezione. Questo rende più facile mantenere i livelli di IGF-1 LR3 tutto il giorno con una singola iniezione. L’esperienza degli utilizzatori ha mostrato che quando si usano tra i 50-100 mcg di IGF-1 LR3 al giorno, si verifica una crescita sostanzialmente maggiore rispetto all’utilizzo di GH esogeno. Naturalmente, questo non è un giudizio totale a favore del IGF-1 LR3 rispetto al GH, ma solo un giudizio quantificato in termini di potenziale di crescita. In sede di valutazione sull'”efficacia” globale del GH bisogna ricordare che stiamo parlando di un composto con numerosi effetti positivi sull’utilizzatore… e ciò non comprende solo la crescita muscolare. Eppure, se la crescita muscolare è l’unico obiettivo dell’individuo, sarebbe di gran lunga migliore l’utilizzo del IGF-1 LR3 invece del GH esogeno, in quanto è sia meno costoso che più efficace.
Il GH è stato spesso utilizzato come farmaco per accelerare la guarigione e la rigenerazione dei tessuti; una reputazione che è ben meritata. Ciò è particolarmente vero quando si tratta di tessuti contenenti collagene. Il GH è stato clinicamente dimostrato aumentare la produzione di collagene (ancora una volta, su base dose dipendente), che può aiutare la forza e riparazione dei tendini, legamenti e della cartilagine. Ciò è particolarmente utile per quelli che usano AAS, compreso il Testosterone, che portano ad una diminuzione della produzione di collagene. Questa è una delle ragioni per cui gli utilizzatori di AAS sperimentano una percentuale sproporzionata di infortuni rispetto ai non-utilizzatori. Il GH aiuta ad alleviare questo effetto negativo degli AAS, assumendo un ruolo proattivo nella prevenzione degli infortuni. Più di un utilizzatore di GH ha notato che il dolore fastidioso del tessuto connettivo articolare sembra “andare via” quando si usa il GH.
Mentre il GH è certamente efficace a questo scopo, nemmeno in questo frangente è insostituibile. Così come altri farmaci possono spesso replicare la perdita di grasso e la costruzione muscolare GH-indotti (anche se a volte attraverso meccanismi alternativi) a un costo inferiore, egualmente ci sono altre opzioni che possono essere utilizzate per aiutare a la guarigione delle articolazioni, tendini, legamenti, ecc. Il TB-500, come è più comunemente conosciuto e del quale ho già parlato in un mio precedente articolo, è una relativamente nuova molecola aggiunta al mercato dei PED. Finora, secondo i feedback degli utilizzatori, il TB-500 si è dimostrato essere altrettanto efficace come il GH, se non di più, nell’alleviare i suddetti problemi. Il TB-500 è originario della comunità delle corse di cavalli, dove ha una lunga storia di utilizzo. I cavalli da corsa sono esposti a rigorose esigenze fisiche, con una massiccia quantità di stress applicato ai loro tessuti connettivi. In uno sport dove questi animali hanno solo pochi anni di possibile attività per far guadagnare ai loro padroni milioni di dollari, essere in grado di estendere la loro vita agonistica anche di un paio di anni può portare a un guadagno economico enorme ai loro proprietari. Inutile dirlo, anche il TB-500 è molto meno costoso da somministrare in dosi efficaci rispetto all’utilizzo del GH alla dose che offre prestazioni analoghe in questo settore.
Prima di andare avanti vorrei chiarire un malinteso comune, che si pone di frequente tra coloro che fanno uso di GH. E’ noto che il GH provoca ritenzione idrica (e ne ho già parlato), che può essere facilmente visibile tramite il gonfiore delle mani e dei piedi, ma ciò che non è così noto è che il GH può causare un notevole grado di ritenzione idrica intramuscolare, che è indistinguibile dalla genuina crescita muscolare. Pertanto, se un individuo finisce per guadagnare 15 chili nel corso di un paio di settimane, questi numeri possono essere ingannevoli nel dirci quanta crescita reale ha effettivamente avuto luogo. Molte volte, l’utilizzatore vede niente di più che un aumento di peso e grandi muscoli pompati allo specchio, cosa che lo spinge ad attribuire questa nuova “crescita” al GH. In realtà, questo periodo di gonfiore iniziale è quasi attribuibile al 100% a una maggiore ritenzione idrica I.M. … non alla crescita muscolare. Questa verità può essere facilmente confermata attraverso una brusca interruzione del farmaco, dopo di che l’utilizzatore guarderà la sua “crescita” sparire rapidamente in un periodo di 1-2 settimane. Alla fine, l’utilizzatore finirà per pesare circa allo stesso modo come prima dell’utilizzo del GH. Voglio chiarire che non sto suggerendo che il GH non promuove la crescita muscolare … lo fa, solo molto lentamente e non vicino al potenziale finale che si ha con gli steroidi androgeni anabolizzanti.
Detto questo, il GH è un farmaco che si dovrebbe inserire in una preparazione? Beh, dipende dagli obiettivi e dalle finanze. Se siete finanziariamente benestanti e avete la possibilità di spendere diverse centinaia di euro al mese non sarà un grosso problema inserire il GH nella propria preparazione. Tuttavia, se siete finanziariamente limitati (la maggior parte di noi lo è), allora sarà necessario applicare un po’ di sano discernimento nel processo decisionale. Se si rientra nella 2 ° categoria, bisognerebbe iniziare a capire quanto si può spendere al mese in modo responsabile e, in seguito, valutare le priorità dei propri obiettivi. Se non ci si può permettere di spendere almeno 200€ al mese (che è il prezzo medio per un kit da 100 UI) allora il GH non è sicuramente alla propria portata. Al fine di ottenere quello che i più considerano “buoni” risultati dall’utilizzo del GH da solo, si necessità di utilizzare circa 5-6 UI al giorno, cosa che aumenterebbe il costo mensile del 75% o più.
La ragione per cui ho citato le priorità dei propri obiettivi quando si tenta di determinare se l’inserimento del GH sia una giusta scelta per se è perché ci potrebbero essere più alternative convenienti se si è alla ricerca di un solo effetto specifico. Ad esempio, se si è già molto magri e l’obiettivo principale è la crescita muscolare, è sciocco spendere 200- 250€ al mese, per 3 UI di GH al giorno quando si potrebbe usare IGF-1 LR3 per una frazione del costo e ottenere risultati migliori. Allo stesso modo, se il proprio obiettivo principale è la riparazione o la cura preventiva dei tessuti connettivi, sarà una miglior scelta l’acquisto e l’utilizzo del TB-500 invece del GH, dal momento che funziona spesso altrettanto meglio del GH, ma è molto meno costoso, anche quando si somministra ali massimi dosaggi. A mio parere, l’uso migliore per il GH è a fine lipolitico (o per mantenere i livelli di BF quando si consumano calorie in eccesso nel corso di una fase di massa)… ma perché spendere una piccola fortuna su un composto quando ci sono così tanti (e superiori)farmaci altrettanto efficaci per la perdita di grasso nel mercato? In breve, perché la stragrande maggioranza dei farmaci di perdita di grasso causano sia una serie di effetti collaterali (che rende il loro uso a lungo termine intollerabile o impraticabile a causa di problemi relativi alla salute), o influenzano negativamente la conservazione/guadagno della massa magra. Non solo il GH è abbastanza mite negli effetti collaterali (dose dipendente) per consentirne l’uso a lungo termine, ma il profilo di sicurezza lo consente. Inoltre, il GH è uno dei pochi farmaci in grado di promuovere la crescita/conservazione muscolare mentre migliora la perdita di grasso.
Non c’è una sola caratteristica intrinseca del GH che ne giustifichi una tale stimata reputazione nella comunità del BB’ing. Ogni effetto positivo che fornisce, dal punto di vista del BB’ing, può essere riprodotto ad un grado maggiore con l’uso di farmaci alternativi. Eppure, la sua reputazione rimane. Il GH non si è guadagnato il suo stato attuale, fornendo un unico effetto drammatico. Piuttosto, fornendo una serie di effetti desiderabili che culminano in modo da formare un risultato finale degno di nota. Nel valutare il valore delle caratteristiche positive del GH caso per caso, nessuna di loro sembra essere nulla di straordinario, ma se combinate, il risultato visivo ottenuto può essere impressionante. Ad esempio, se si perdono 3,5 chili di grasso nel corso di un periodo di 3 mesi, potrebbe essere notevole, ma nulla che sia degno di nota. Allo stesso modo, se si dovesse guadagnare 2 chili di massa muscolare magra nel giro di 3 mesi, si sarebbe felice di averli ottenuti, ma non sarebbe considerato eccezionale. Tuttavia, quando si perdono 3,5 chili di grasso corporeo, aggiungendo 2 chili di massa muscolare, e ottenendo 4 chili di acqua intramuscolare contemporaneamente, questo cambia del tutto l’immagine. Vista da questa prospettiva, ora vediamo un individuo che sembra aver messo su 5 chili di massa magra, riducendo al contempo il suo grasso corporeo del 3-4% nel giro di 12 settimane.
Così, quando si determina se il GH sia la giusta svelta per la nostra preparazione, bisogna cercate di evitare di guardare la cosa da un punto di vista “all-inclusive”. Invece, guardate ad ogni effetto individualmente e decidete se i benefici che desiderate valgono il costo del farmaco, o se sarebbe meglio fare affidamento su un altro farmaco al fine di realizzare i vostri obiettivi. Non siate indotti a pensare che il GH sia indispensabile o che non è possibile raggiungere i propri obiettivi senza di esso. Alcuni aspetti del vostro progresso nel BB’ing possono essere resi più difficili dalla sua assenza, ma ci sono diversi farmaci che, se usati in combinazione, possono fare tutto quello che il GH fa e anche di più. Il GH non è un farmaco fondamentale, ma è semplicemente la ciliegina sulla torta in una prospettiva di uso di PED, che dovrebbe essere aggiunta solo una volta che gli altri componenti di un programma di successo per il BB’ing sono stati messi in atto. L’alone di mistero è stato rotto. Per quanto questo farmaco possa essere affascinante e potenzialmente desiderabile, siamo ora in grado di osservarlo sotto una luce più oggettiva che ci aiuterà di conseguenza a prendere le nostre decisioni future.
Attualmente nel “mercato grigio” degli integratori è emersa una nuova sostanza poco conosciuta: l’ YK11. La ragione per cui vi è una mancanza di informazioni riguardanti questo composto è legata al fatto che esistono solamente dati derivanti da studi in vitro, senza dati derivanti da studi su animali.
Nel 2011 Kanno et al. della Toho University ha pubblicato i risultati di uno studio preliminare nel quale ha riportato che il (17a, 20E) -17,20 – [(1-Methoxyethylidene) bis (ossi)] – 3-oxo-19-norpregna-4,20-diene-21carbossilico estere metilico (YK11) è un agonista parziale del recettore degli androgeni, suggerendo che questo composto è un modulatore selettivo del recettore degli androgeni (SARM).(1)
C’è stato un certo dibattito tra gli utilizzatori di AAS/PH/DS su come classificare l’ YK11. Si tratta in realtà di un nuovo steroide o di un vero e proprio SARM? Ora, il dibattito ha meno a che fare con le azioni di questo composto mentre ha più a che fare con la sua struttura chimica.
Fino ad ora, tutti i composti SARM che abbiamo osservato non possiedono una struttura steroidea.
Caratteristica comune agli Steroidi è la presenza dei quattro anelli condensati di atomi di carbonio, tre cicli a sei atomi [A,B,C] e un ciclo [D] a cinque atomi in disposizione analoga al ciclopentanoperidrofenantrene.
Formula di struttura degli Steroidi; gli atomi di carbonio numerati dal 18 in su possono essere assunti.
L’ YK11 possiede questa struttura che lo rende unico tra tutti i SARM fino ad oggi osservati (con l’eccezione del 17-idrossi-4-aza-androstan-3-oni, che è stato brevettato nel 2009, non disponibile sul mercato anche perché non esiste nulla sulla sua azione). Questo ci porta alla precedente domanda: l’ YK11 è un nuovo steroide o è un SARM vero e proprio?
Struttura chimica del YK11
Il conflitto origina dal fatto che non esiste una nomenclatura universalmente accettata per i SARM ma vi è una nomenclatura degli steroidi ampiamente accettata. Dal momento che sull’ YK11 non si hanno dati sulla sua azione da studi su animali o umani, per rispondere alla domanda possiamo basarci su ciò che la legge considera uno steroide o meno (negli Stati Uniti sulla base del DASCA 2014), e gioco forza ciò classificherebbe l’ YK11 come un nuovo steroide.
I ricercatori degli unici due studi pubblicati, sono stati finanziati da un prestigioso fondo di governo giapponese. Se si ottiene denaro da un istituto del genere è improbabile che si fermino a sole due pubblicazioni.
La maggior parte dei SARM possiedono pochi effetti collaterali androgeni. Sembra che questo non sia il caso del YK11, come riportato nel 2013 da Kanno et al. le cellule muscolari producono fattori più anabolizzanti se le si espone a 500 nmol di YK11 rispetto a quanto accade se si espongono le stesse cellule muscolari a 500 nmol di DHT.(2)
L’ YK11 è un agonista parziale del recettore degli androgeni con un effetto maggiore sull’incremento della Follistatina rispetto a quanto esercitato dal DHT. Come risaputo, quello che la Follistatina fa è inibire l’azione della Miostatina.
La Miostatina inibisce le azioni del Myf5, MyoD e della miogenina. Il Myf5, il MyoD e la miogenina inducono la crescita muscolare. Questa è un’ottima notizia per gli atleti, ma c’è un aspetto negativo del YK11 in quanto agonista parziale del recettore degli androgeni.
L’ YK11 può inibire l’azione del Testosterone e del DHT sul recettore degli androgeni in quanto saranno in concorrenza per il legame recettoriale.
Questo è qualcosa da prendere in considerazione se si vuole utilizzare l’ YK11 in quanto vi è il rischio che gli altri AAS co-somministrati possano veder ridotta la loro efficacia, in quanto l’ YK11 compete per il legame con i recettori degli androgeni.
Tuttavia, in una condizione dove i livelli di testosterone e DHT risultano bassi, l’ YK11 potrebbe essere vantaggioso in quanto si dispone di meno rischi per la saturazione dei recettori degli androgeni.
Detto questo, anche se vi è il rischio che l’ YK11 possa essere un anti androgeno e che possa essere meno anabolizzante del DHT e/o del testosterone, gli effetti sulla Follistatina possono contrastare questo potenziale inconveniente.
Questo è qualcosa che dovrebbe essere considerato quando si decide di utilizzare l’YK11 con altri androgeni.
E’ realmente efficace l’YK11?
Per esperienza personale, posso dire che è un composto efficace ma anche soppressivo (come dovrebbe essere previsto dato che è un derivato progestinico con una stretta somiglianza chimica con il Norethynodrel, un progestinico) in modo similare a qualsiasi altro anabolizzante (lo stesso si può dire per tutti i SARM attualmente disponibili e naturalmente tutti i PH e DS in commercio).
Usato ad una dose di 6 mg al giorno (divisa in 3 dosi da 2 mg ciascuna durante la giornata) ci si può aspettare di vedere qualche aumento di forza e alcuni guadagni moderati di massa magra (in base alla nutrizione, naturalmente).
Ad una dose così bassa molti suggeriscono di usare questa molecola come prolungamento di un ciclo con un composto più potente (alcuni l’hanno inserito in seguito ad un ciclo con Trenbolone).
Funziona quindi bene come molecola per un bridge ai fini di mantenere i guadagni ottenuti con AAS ben più potenti.
Come molecola “stand alone” per un guadagno notevole di forza e massa muscolare, si suggerisce di aumentare il dosaggio fino a 9-12 mg/die (l’ YK11 in commercio riporta in etichetta una dose giornaliera consigliata tra i 4 ed i 12 mg).
Dati empirici raccolti in maniera “amatoriale” suggeriscono che l’YK11 abbia una emivita di circa 6 ore, anche se sembra più vicina alle 10 ore sulla base dei livelli plasmatici mantenuti in questi improvvisati soggetti di prova (dati da prendere con le pinze).
Tenete a mente che non ci sono dati disponibili sugli animali per questo composto e guardando la struttura si osserva la presenza di 4 gruppi metilici che possono fare del YK11 un composto epatotossico. Quindi è meglio non rischiare con le dosi mantenendosi al massimo sui 12 mg/die, almeno fino a quando questo composto non sarà maggiormente analizzato nella pratica.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti scientifici
1. Kanno et al., (17α,20E)-17,20-[(1-methoxyethylidene)bis(oxy)]-3-oxo-19-norpregna-4,20-diene-21carboxylic acid methyl ester (YK11) is a partial agonist of the androgen receptor. Biol Pharm Bull. 2011;34(3):318-23.
2. Kanno et al., Selective androgen receptor modulator, YK11, regulates myogenic differentiation of C2C12 myoblasts by follistatin expression. Biol Pharm Bull. 2013;36(9):1460-5.