Tiroxina/Levotiroxina Sodica (T4)

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Tiroxina

 

La L-tiroxina o tetraiodo-L-tironina (T4) è uno degli ormoni iodati prodotti dalle cellule tiroidee insieme alla 3,5,3′-triiodo-L-tironina (T3) e alla L-diiodotironina (T2). Si usa denominarla anche T4, in opposizione all’altro ormone tiroideo circolante – T3 (il numero indica il numero di atomi di iodio presenti), che è la forma più attiva dell’ormone, avendo un’affinità di legame con il sito recettore 10 volte maggiore.

È sintetizzata nelle cellule follicolari della tiroide a partire da una grossa glicoproteina nota come tireoglobulina, accumulata nella colloide dei follicoli. Dopo la sintesi, è immessa nel circolo ematico assieme alla T3, dove viaggiano principalmente legate a proteine plasmatiche, che le proteggono dal metabolismo e dall’escrezione: la TBG (globulina legante la tiroxina, in inglese Thyroxine Binding Globulin) ne lega il 75%, il resto è legato all’albumina e alla prealbumina. Una piccola quota (circa lo 0,03% di T4 e lo 0,3% di T3) viaggia come ormone libero, le cosiddette fT4 e fT3 (f=free, cioè libere), che rappresentano la frazione fisiologicamente attiva, cioè capace di legarsi al proprio recettore.

La tiroxina è la più presente nel sangue, rappresentando il 90% del totale degli ormoni tiroidei, e la sua emivita è relativamente elevata (6 giorni) contro 1 giorno per T3. Tuttavia, viene convertita in parte in T3 per esplicare i suoi effetti. Gli ormoni tiroidei agiscono sul metabolismo corporeo in diversi modi:

  • Aumentano il consumo di ossigeno e la produzione di calore (con aumento della temperatura corporea)
  • Stimolano la sintesi proteica e positivizzano il bilancio dell’azoto (indice di utilizzo delle proteine per la loro sintesi)
  • Aumentano la gluconeogenesi e la glicogenolisi
  • Stimolano la sintesi, la mobilizzazione e il catabolismo del colesterolo e dei lipidi in genere. L’azione catabolica è prevalente

Gli ormoni tiroidei aumentano la velocità dei processi ossidativi cellulari e regolano il metabolismo della maggior parte dei tessuti. In generale, si ha un effetto prevalentemente anabolico a basse dosi, mentre a dosi elevate si ha un’azione catabolica. Questa azione bifasica è evidente nei confronti del metabolismo del glicogeno, delle proteine e dei lipidi.

Inoltre, T4 e T3 regolano l’attività del sistema adrenergico agendo sulla responsività dei tessuti periferici alle catecolamine. Un loro eccesso, come negli ipertiroidismi, causa un aumento della frequenza cardiaca e della contrattilità miocardica; un aumento della gittata pulsatoria e della gittata cardiaca; la diminuzione delle resistenze periferiche causata dalla vasodilatazione; un aumento del flusso sanguigno locale nella cute (con conseguente sudorazione e aumento della temperatura), nei muscoli, nel cuore e nell’encefalo. Questi cambiamenti sono il risultato di vari fattori: azione inotropa (aumento della forza di contrazione cardiaca) e cronotropa (aumento della frequenza cardiaca) positiva degli ormoni tiroidei, aumentata responsività all’azione delle catecolamine, aumentata richiesta periferica di ossigeno.

Nel corso della vita giovanile, la tiroxina e la sua forma più attiva T3, in concerto con il GH (ossia l’ormone somatotropo, secreto dall’adenoipofisi) controllano l’accrescimento. Gli ormoni tiroidei sono indispensabili allo sviluppo dell’apparato scheletrico e alla maturazione di quello riproduttivo.

Tra gli effetti biologici degli ormoni tiroidei ricordiamo:

  1. Termogenesi e consumo di ossigeno: l’azione più rimarchevole della T3 è quella di potenziare il consumo di ossigeno e la produzione di calore da parte di vari tessuti, aumentando così il metabolismo basale, attraverso un’azione sia sulla respirazione mitocondriale sia sul tessuto adiposo bruno (2).
  2. Metabolismo glucidico e lipidico: gli ormoni tiroidei aumentano l’assorbimento del glucosio intestinale, la gluconeogenesi epatica, la glicogenolisi e la lipolisi e accelerano il catabolismo dell’insulina, con conseguente ridotta tolleranza al glucosio o aumentato fabbisogno di insulina nei soggetti diabetici. Gli ormoni tiroidei influenzano anche l’assetto lipidico; ad esempio, nell’ipertiroidismo la colesterolemia si riduce grazie alla rimozione delle lipoproteine LDL per un aumento dei loro recettori tessutali; nell’ipotiroidismo, invece, il catabolismo delle LDL è ritardato (2).
  3. Sistema nervoso simpatico: gli ormoni tiroidei favoriscono un aumento del numero dei recettori β-adrenergici e potenziano l’azione delle catecolamine anche a livello post-recettoriale (2).
  4. Apparato cardiovascolare: gli ormoni tiroidei determinano un aumento della frequenza cardiaca (effetto cronotropo positivo) e della forza di contrazione del miocardio (effetto inotropo positivo). La T3, inoltre, ha la capacità di ridurre le resistenze vascolari periferiche, inducendo una vasodilatazione delle arteriole (2).  

In ambito clinico, il dosaggio della frazione libera (quella non legata alle proteine di trasporto plasmatiche) del T4 e del T3 (fT4 e fT3), essendo la quota responsabile delle azioni sui tessuti, unita al dosaggio dell’ormone tireostimolante (TSH), permette la diagnosi della maggior parte delle malattie tiroidee.

A livello farmacologico, la tiroxina (nella sua versione sintetica) è usata per la terapia sostitutiva nei pazienti con ipotiroidismo e cretinismo o per la soppressione del TSH nei pazienti con gozzo non tossico. (1)

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Levotiroxina Sodica

 

 

La Levotiroxina sodica (T4 sintetico) è stata il primo farmaco  tiroideo sintetico ad essere venduto negli Stati Uniti, ed è stato introdotto sul mercato nel 1955 dalla Flint Laboratories sotto il nome di Synthroid. (3) Il farmaco ha una lunga storia di utilizzo terapeutico sia negli USA che a livello internazionale, e per decenni è stato il farmaco più ampiamente prescritto per il trattamento del ipotiroidismo. Il marchio Synthroid è stata storicamente il quello di maggior successo (parlando del T4 sintetico), con una stima che ha mantenuto  l’85% delle vendite totali di Levotiroxina e un fatturato annuo di 600 milioni di dollari(secondo le stime del 1990 ). Nelle comunità del Bodybuilding e del Fitness , tuttavia, l’uso della Levotiroxina è di secondo piano dal momento che l’atleta preferisce la forma sintetica del più attivo T3 (Liotironina sodica). Dal momento che la Levotiroxina è più debole e necessità della conversione epatica in T3; cosa che viene a scarseggiare in situazioni di dieta ipocalorica.

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Il marchio Synthroid in sé ha una lunga e talvolta controversa storia. (4) Molti anni dopo la sua creazione ad opera delle Flint Laboratories, il Synthroid godeva di un monopolio virtuale sul mercato della Levotiroxina sodica. I farmaci generici contenenti Levotiroxina sodica cominciarono finalmente a prendere una quota di vendite nel mercato agli inizi degli anni ’80. In risposta,  la Flint Laboratories finanziò uno studio presso l’Università della California nel 1986, il quale doveva tentare di dimostrare che il Synthroid aveva un valore terapeutico più alto rispetto ai suoi omologhi generici. Lo studio venne completato nel 1990 dimostrando, però,   che i farmaci generici hanno uguale efficacia del Synthroid.(5) La Flint applicò una clausola nel suo contratto affinché l’università potesse pubblicare lo studio solo dopo aver richiesto l’approvazione alla società. Una battaglia legale sulla sua pubblicazione ne seguì. Anche dopo che la Flint Laboratories fu venduta alla Boots e, successivamente, la Boots venne venduta alla Knoll, la pubblicazione dello studio ha subito rigorose opposizioni. Finalmente è stato ordinato in pubblicazione nel 1997. Una causa legale seguì, a causa della cattiva condotta nella questione della pubblicazione dello studio e i seguenti reclami dei consumatori costretti a pagare da 2 a 3 volte di più per un farmaco di marca rispetto all’equivalente generico. Knoll alla fine stabilì un rimborso di 135 milioni di dollari.

Quando la Levotiroxina viene utilizzata per il trattamento dell’ipotiroidismo da lieve a moderato, la dose media è di circa 1,7 mcg / kg / die. Ciò equivale ad un dosaggio di circa 100-125 mcg / die per un adulto di 70Kg. La dose terapeutica completa può essere data dall’inizio della terapia in pazienti adulti altrimenti sani. Si noti che a causa della lunga emivita della Levotiroxina, l’effetto terapeutico di picco a una data dose non può essere raggiunto prima di 4-6 settimane.

Quando viene utilizzato (off-label) per accelerare la perdita di grasso dagli atleti, il protocollo tipico consiste nel partire con una dose minima per poi raggiungere gradualmente la dose piena necessaria in modo che il corpo abbia sufficiente  tempo per adeguarsi ai mutevoli livelli dell’ormone tiroideo. In generale, un soggetto inizia con un basso dosaggio di 25-50 mcg, e lentamente ne aumenta la quantità di 25-50 mcg ogni uno o due giorni. Il dosaggio finale solitamente si attesta nella gamma dei 100-150 mcg, e raramente supera i 250 mcg/die. E ‘importante ricordare che i farmaci tiroidei sono farmaci forti con un significativo potenziale di effetti collaterali. Gli individui prudenti e informati saranno sicuri di non usare quantità eccessive di Levotiroxina sodica, né di continuare il trattamento per più di otto settimane. Inoltre, è generalmente consigliabile anche ridurre il dosaggio di Levotiroxina  gradualmente al termine di ogni ciclo. Ciò è solitamente applicato riducendo la dose di 25 mcg ogni due o tre giorni. Il punto della questione, ancora una volta, è quello di contribuire ad evitare ogni cambiamento improvviso dei livelli ormonali che altrimenti potrebbero innescare effetti collaterali. Si noti che a causa della natura ad azione lenta della Levotiroxina sodica, può richiedere diverse settimane o più affinché il farmaco attivo venga pienamente eliminato dal corpo.

La terapia medica dell’ipotirodismo con Levotiroxina sembra ben tollerata e priva di particolari effetti collaterali, quando il dosaggio utilizzato rispecchia le reali necessità del paziente o l’atleta non esagera con la dose cadendo in uno stato di ipertiroidismo.

Come già accennato, le reazioni avverse rientrano evidentemente  nella sintomatologia dell’ipertiroidismo con :

  • Disturbi cardiovascolari : aritmie, tachicardia, dolore anginoso, ipertensione, insufficienza e arresto cardiaco;
  • Disturbi del sistema nervoso centrale : cefalea, ipereccitabilità, insonnia, tremori, labilità emotiva ed epilessia;
  • Disturbi dermatologici : perdita di capelli e reazioni infiammatorie diffuse;
  • Disturbi endocrini : alterazioni del ciclo mestruale e della funzionalità surrenalica;
  • Disturbi gastro-intestinali e ghiandole annesse : alterazioni transaminasi, nausea, vomito, crampi e dolori addominali;
  • Disturbi muscolo scheletrici : osteoporosi, debolezza e crampi muscolari.

La FDA richiede che il seguente avviso sia presente all’interno della scatola del Synthroid (e della Liotironina sodica, T3): “Gli ormoni tiroidei degli Stati Uniti, tra cui la Levotiroxina sodica, da solo o con altri agenti terapeutici, non deve essere utilizzata per il trattamento dell’obesità o per la perdita di peso. Nei pazienti eutiroidei, le dosi all’interno della gamma di esigenza ormonale giornaliere sono inefficaci per la riduzione del peso. Dosi maggiori possono produrre gravi effetti collaterali minacciosi per la vita coma la tossicità, in particolare quando somministrato in associazione con ammine simpaticomimetiche come quelle utilizzati per i loro effetti anoressizzanti. ”

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Anche se la Levotiroxina sodica è un farmaco ampiamente prodotto in tutto il mondo, non è così comune sul mercato nero come la più potente Liotironina sodica. E’ facilmente reperibile in farmacia con presentazione di regolare ricetta medica; in Italia la Levotiroxina è venduta singolarmente sotto il nome commerciale di Eutirox® (della Merck Serono) o come farmaco generico dalla Teva.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • Wikipedia
  1. ^ Sigma Aldrich; rev. del 03.02.2011
  2. ^ a b c d E. Puxeddu, F. Santeusanio Malattie della Tiroide. Estratto da Trattato di Medicina Interna fondato da Paolo Larizza, Volume III, Malattie delle ghiandole endocrine, del metabolismo e della nutrizione a cura di Paolo Brunetti e Fausto Santeusanio; Piccin Nuova Libraria, 2011.
  3. William Llewellyn’s ANABOLICS 10th edition.
  4. Why do we continue to write for Synthroid? Volume XI, Issue 8 Harold J. DeMonaco, M.S., Director of Drug Therapy Management. A publication of the Drug Therapy Committee, Massachusetts General Hospital and the Massachusetts General Physicians Organization.
  5.  Bioequivalence of generic and brand-name levothyroxine products in the treatment of hypothyroidism. Dong BJ. Hauck WW. Gambertoglio JG. Gee L. White JR. Bubp JL. Greenspan FS. JAMA. 1997; 277: 1205-1213.

L’integratore dimagrante BAIBA è efficace e sicuro?

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Beta-AIBA (BAIBA)

 

 

Di recente ho scritto un articolo sul beta-AIBA, un nuovo integratore dimagrante conosciuto anche come che BAIBA. Come già scritto la volta scorsa, il BAIBA funziona in modo completamente diverso rispetto alle altre sostanze presenti negli integratori dimagranti. Adesso vorrei riportare uno studio su animali che i ricercatori presso il French Inserm hanno pubblicato nel 2008 in Obesity. Questo studio suggerisce che il BAIBA non è solo efficace, ma anche eccezionalmente sicuro.(1)

Per il loro esperimento, i ricercatori hanno usato topi geneticamente modificati affinché guadagnino peso facilmente [OB / +]. I geni dei topi per la leptina non funzionavano in modo ottimale. Come ben sappiamo, la leptina è un ormone prodotto dalle cellule adipose e regola il metabolismo. Infatti, il tessuto adiposo è il principale produttore della leptina, quindi l’aumento della massa grassa causa l’aumento della produzione di leptina, comunicando al cervello che i depositi di grasso sono sufficienti. Quindi la leptina ha un’azione anoressigenica perché inibisce la crescita del tessuto adiposo tramite la diminuzione dell’appetito e della lipogenesi e l’aumento della spesa energetica e della lipolisi.

Questo meccanismo di retroazione negativa garantisce il controllo sulla crescita della massa grassa. La mancanza o resistenza alla leptina può causare un tipo di obesità.

Ai topi utilizzati per lo studio sono stati dati alimenti contenenti grassi e zuccheri per quattro mesi. Ad alcuni dei topi di laboratorio è stato somministrato il BAIBA attraverso la loro acqua potabile. L’equivalente umano della dose testata, per un adulto di 85 kg, equivarrebbe a 850 mg al giorno.

I ricercatori hanno utilizzato un gruppo di topi che non erano stati geneticamente modificati [+ / +] come gruppo di controllo. Questi topi hanno ricevuto lo stesso cibo ingrassante ricco di calorie, ma non hanno ricevuto il BAIBA.

La somministrazione di BAIBA ha ridotto l’aumento del grasso corporeo del 40% nei topi ob / +. Durante l’esperimento la massa corporea magra di questo gruppo è leggermente scesa, ma la supplementazione con Baiba ha ridotto la quantità della diminuzione. Il BAIBA non ha avuto alcun effetto sulla assunzione di cibo dei topi.

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La supplementazione con BAIBA ha portato ad un aumento della quantità di leptina secreta nel sangue, nel tessuto adiposo e nello stomaco dei topi.

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Dopo quattro mesi i ricercatori hanno somministrato ai topi una buona dose di glucosio. Negli animali che erano stati trattati con BAIBA il glucosio è calato più velocemente nel flusso ematico senza che i livelli di Insulina si alzassero eccessivamente.

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Il BAIBA non ha avuto effetti negativi sulla concentrazione di colesterolo nel sangue e non ha ridotto lo stato antiossidante. Il BAIBA ha portato ad una riduzione della concentrazione di LDH e dell’ezima ALT nei topi ob / +. Questo è un effetto positivo, e potrebbe suggerire che il BAIBA effettui ciò almeno nel fegato dei topi sani.

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Quando i ricercatori hanno studiato il tessuto epatico dei topi al microscopio, hanno osservato che il BAIBA era responsabile di meno grasso epatico, meno infiammazione e meno fibrosi.

I ricercatori concludono dicendo che la tossicità del BAIBA sembra essere bassa.” Anche se ulteriori indagini dovrebbero attentamente valutare la tossicità del Baiba, questo derivato endogeno può avere un profilo di sicurezza favorevole che potrebbe essere interessante per usi farmacologici. ”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://dx.doi.org/10.1038/oby.2008.337

BETA-AIBA E PERDITA DI GRASSO

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Beta-AIBA

 

Da non molto tempo, è emerso un nuovo ed interessante integratore dimagrante che viene venduto nei negozi online. Il composto è chiamato Acido Beta-Aminoisobutyrico [ abbreviato in beta-AIBA], e funziona in modo diverso da tutte le altre sostanze che si trovano negli integratori per la perdita di peso. (1)

La struttura chimica del beta-AIBA è mostrata in alto a sinistra. È un composto semplice, ricavato dalle cellule muscolari, che lo sintetizzano a partire dalla Valina e dalla Timina. Maggiore è l’attività muscolare e maggiore è la secrezione di questa molecola. Così i ricercatori considerano il beta-AIBA come una miochina , e sospettano che essa svolga un ruolo in alcuni degli effetti positivi dell’esercizio fisico.

L’Antaeus Labs (2) ha commercializzato il beta-AIBA come integratore dimagrante. Viene venduto come integratore in polvere. Se si pensa di utilizzare il beta-AIBA è meglio iniziare con una dose di 500mg al giorno, come consigliato su priceplow.com. Questo è un ottavo di un cucchiaino da tè. (3)

Nel 2014 i ricercatori della Harvard University hanno pubblicato i risultati di uno studio su Cell Metabolism che rivelano come funziona il beta-AIBA. La figura qui sotto mostra in sintesi tale studio.

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Il beta-AIBA viene rilasciato dai muscoli e quindi stimola la combustione dei grassi nel fegato e nelle cellule adipose. Ciò è reso possibile perché il beta-AIBA trasforma le cellule di grasso bianche in cellule di grasso beige.

Le cellule di grasso bianco sono le cellule adipose più comuni; tutto quello che sono in grado di fare è immagazzinare grasso. Le cellule di grasso bruno sono le cellule di grasso che possono convertire il grasso che hanno immagazzinato in calore. Gli adulti hanno poche cellule di grasso bruno, ma il numero può essere aumentato in seguito all’esposizione a fattori quali freddo e alcune sostanze che imitano gli effetti dell’adrenalina.

La figura qui sotto mostra che nelle cellule adipose dei topi ai quali erano stati somministrati 100 mg [+] o 170 mg [++] di beta-AIBA quotidianamente nella loro acqua potabile si è verificato un aumento dell’attività dei geni tipici delle cellule di grasso ‘bruno’ quali UCP-1, CIDEA e PGC-1-alfa.

I topi del gruppo di controllo non avevano ricevuto il beta-AIBA. [-]

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Come risultato della somministrazione giornaliera di 100mg di beta-AIBA ai topi ha portato alla perdita di peso. E la perdita di peso è stato praticamente tutta a carico della massa grassa.

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Gli animali non sono diventati né più attivi [in basso a sinistra] né meno attivi [in basso a destra].

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La riduzione del peso è interamente dovuta ad un aumento del consumo calorico.

“Identifichiamo il beta-AIBA come una nuova piccolo molecola Miochina che rappresenta la prima nella sua classe di attivatori non adrenergici del programma termogenico nel tessuto adiposo bianco “, i ricercatori hanno sintetizzato.” L’identificazione del beta-AIBA come un […] segnale innescato dall’esercizio fisico ha implicazioni significative non solo per la nostra comprensione dell’ esercizio fisico e il suo ruolo protettivo contro lo sviluppo di malattie metaboliche, ma anche per potenziali terapie per il diabete di tipo 2 e la sindrome metabolica”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. http://dx.doi.org/10.1016/j.cmet.2013.12.003
  2. http://www.antaeuslabs.com/
  3. https://blog.priceplow.com/baiba

FUCOXANTINA E DISPENDIO ENERGETICO ADDIZIONALE

 

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Fucoxantina

 

Un carotene che si trova nell’alga bruna è la Fucoxantina. Navigando sul web ci si può imbattere in integratori alimentari per la perdita di peso che contengono questo composto, come il FucoThin. La sua azione sembra essere impressionante – se dobbiamo credere a quanto riportato dai ricercatori presso l’Accademia Russa delle Scienze Naturali di Mosca. (1)

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I ricercatori hanno fatto il test utilizzando Fucoxantina pura, e Xanthigen, una miscela di olio di melograno e Fucoxantina brevettato dalla American National Bioscience Corporation. La National Bioscience Corporation promuove la ricerca russo sui principi attivi delle piante. L’azienda produce anche il supplemento dimagrante Aralox.

I ricercatori hanno fatto seguire a 151 donne obese una dieta contenente 1800Kcal al giorno per 16 settimane, somministrando ai soggetti dello studio o un placebo o un integratore. Alla fine dell’esperimento, coloro le quali avevano assunto Xanthigen avevano perso 4,9 kg più delle donne del gruppo placebo.

Navigando sul web per avere maggiori informazioni mi sono imbattuto in una pagina sulla Fucoxantina su healthfoodemporium.com. Sembra che sia stato scritto dai creatori di Xanthigen. (2) Sulla pagina si legge che le donne durante l’esperimento russo hanno perso 5,4 kg di massa grassa. Ciò significa che hanno guadagnato una media di 0,5 kg di massa corporea magra.

I ricercatori hanno testato una serie di integratori. I test che hanno utilizzano Fucoxantina pura sono i più interessanti. La tabella qui riportata mostra che le donne che hanno assunto 8 mg di Fucoxantina hanno consumato ogni giorno almeno 457 kcal in più rispetto alle donne del gruppo placebo.

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Secondo i russi, non ci sono stati effetti collaterali. Il fegato delle utilizzatrici di Fucoxantina non sono diventati più grassi; la loro pressione sanguigna si è abbassata, così come la concentrazione della proteina infiammatoria CRP.

Credibile o meno che sia, personalmente rimango scettico, ma non sulla capacità della Fucoxantina di aumentare il dispendio energetico, lo sono sul totale kcalorico consumato addizionalmente… nonostante ciò non scarterei a priori il suo utilizzo a fini dimagranti…

E’ corretto riportare il fatto che, il secondo autore dello studio è Zakir Ramazanov. E lui è il fondatore della National Bioscience Corporation.

Gabriel Bellizzi

Riferimento:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19840063
2- http://www.healthfoodemporium.com/…/fucoxanthin-explained.p…

DOSI ELEVATE DI TESTOSTERONE E GRASSO CORPOREO

 

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Testosterone Enantato

 

Maggiore è il testosterone somministrato agli uomini,  più grasso questi perderanno. Endocrinologi canadesi e americani descrivono l’effetto di uno studio in cui hanno somministrato ad una cinquantina di uomini sani diverse dosi di testosterone Enantato per venti settimane. (1)

Il Testosterone aumenta la massa magra, e quindi anche la massa muscolare. Più massa muscolare significa anche un maggior dispendio energetico, cosa che coinvolge anche l’uso della massa grassa come substrato energetico. Gli effetti della terapia con Testosterone sulla composizione corporea sono ben noti, ma questi effetti sono uguali per tutte le parti del corpo? Questa è la domanda alla quale i ricercatori hanno cercato di dare una risposta- in particolare per ciò che concerne la massa grassa. Per fare questo hanno somministrato a uomini sani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni un’iniezione settimanale di 25.5, 125, 300 o 600 mg di Testosterone Enantato per un periodo di venti settimane. I ricercatori hanno anche somministrato ai soggetti dello studio un GnRH-agonista affinché venisse disattiva la loro produzione di Testosterone endogena.

Le dosi settimanali di 25.5 e 50 mg di Testosterone Enantato hanno determinato un livello di Testosterone più basso del normale. La dose di 125 mg ha determinato un livello di Testosterone più o meno normale, mentre i soggetti che avevano assunto 300 e 600 mg hanno sperimentato livelli di Testosterone sovrafisiologici.

Più alto è il dosaggio, più i soggetti presentavano una migliore composizione corporea con maggiore massa magra. La massa magra, si compone di fluidi, del volume ematico, della massa ossea e dalla massa muscolare.

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Le dosi somministrate che hanno portato a livelli di testosterone inferiori rispetto al normale hanno portato ad un aumento della massa grassa. Le dosi sovra fisiologiche invece hanno portato ad una riduzione della massa grassa.

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Un basso livello di Testosterone favorisce la deposizione del grasso nella zona addominale. Le dosi sovrafisiologiche impediscono l’accumulo del grasso nella zona addominale, ma riducono solo di una piccola parte la quantità di grasso (attività lipolitica connessa al legame con in recettori AR dell’adipocita). Questo vale sia per il grasso sottocutaneo che per quello viscerale.

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Le dosi sovrafisiologiche mostrano di causare una riduzione del grasso sugli arti. In particolare, il grasso intramuscolare è ridotto.

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I ricercatori non hanno esaminato come alte dosi di Testosterone riducano la quantità di grasso. Essi ipotizzano che il Testosterone saboti gli enzimi responsabili dell’immagazzinamento degli acidi grassi nelle cellule adipose e inibisca lo sviluppo delle cellule adipose di nuova formazioni.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://jcem.endojournals.org/cgi/content/abstract/89/2/718

Metformina: caratteristiche e uso nel Body Building

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Metformina

La Metformina è un farmaco appartenente alla famiglia delle biguanidi usato per il trattamento del diabete di tipo II. Il diabete di tipo II è detto anche diabete mellito non insulino dipendente. Comunque, la Metformina può essere prescritta anche per il trattamento del diabete di tipo I (insulino dipendente) per controllare il glucosio ematico in combinazione con iniezioni di Insulina.

La caratteristica principale della Metformina è di interagire fortemente con l’AMPK regolandone l’espressione. Infatti una sua sottoregolazione porta a consumare ATP, sintetizzare colesterolo e acidi grassi e a consumare glucosio: situazione in cui i livelli di insulina sono abbastanza alti (dunque abbondanza energetica). Al contrario invece, una sua sovraregolazione porta a creare ATP, consumare maggiormente acidi grassi per scopi energetici ed è una situazione metabolica simile alla restrizione calorica in cui i livelli d’insulina si mantengono bassi (dunque scarsità energetica).
La Metformina sovraregolando l’AMPK ha mostrato di avere quindi un impiego terapeutico alquanto trasversale nella cura delle disfunzioni metaboliche.

 

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Dunque la Metformina (sovraregolando l’AMPK) attua:

– riduzione della secrezione d’insulina
– riduzione della sintesi di acidi grassi e colesterolo dalle due situazione precedenti deriva:
– incremento della lipolisi
– incremento dell’ossidazione lipidica, captazione di glucosio e glicolisi nei muscoli scheletrici
– incremento dell’ossidazione lipidica e captazione di glucosio da parte del cuore
– inibizione dei processi pro-infiammatori
– riduzione a circa la metà dell’assorbimento di glucosio dal tratto gastrointestinale
– inibizione della gluconeogenesi epatica del 36%
– aumento del numero e della sensibilità dei recettori insulinici,
– incrementando la captazione del glucosio sulle strutture periferiche
– aumenta l’ossidazione lipidica per scopi energetici
Dalla seguente meta-analisi è risultato che la Metformina riduceva del:

– 5,3% il BMI e i trigliceridi
– 4,5% la glicemia a digiuno
– 14,4% l’insulina a digiuno
– 5,6% il colesterolo LDL
– 40% l’insorgenza del diabete (nei soggetti pre-diabetici)

incrementando del 5% il colesterolo HDL. La metformina dunque potrebbe essere usata anche nei soggetti dislipidemici con valori moderatamente alterati dell’LDL, anzichè usare le statine, e in associazione con repaglinide poichè ha mostrato da un lato di incrementare l’insulino sensibilità e dall’altro di migliorare il profilo lipidico.
Non è attualmente chiaro però il meccanismo tramite cui riesce ad attivare l’AMPK, ma altre ipotesi sul come la Metformina riesca ad inibire la produzione epatica di glucosio sono state avanzate. Ad esempio è stato ipotizzato che la Metformina possa inibire la glicerolo 3-fosfato deidrogenasi mitocondriale (mGPD) il che ridurrebbe la produzione di glucosio epatico dal glicerolo e dal lattato, ma il sistema shuttle del glicerolo fosfato è poco rilevante a livello
epatico a differenza di quello del malato aspartato, tant’è che su modello animale la distruzione dello shuttle glicerolo fosfato non ha alterato la glicemia ed inoltre si potrebbe prevedere che la gluconeogenesi dal lattato non sarebbe stata influenzata dato che il NADH prodotto dalla conversione del lattato a piruvato sarebbe stato consumato dalla gliceraldeide 3-f osfato
deidrogenasi durante la gluconeogenesi.
Però è stato trovato un anello di congiunzione tra questi due meccanismi, poichè è stato visto che la sovraregolazione dell’AMPK inibiva la mGPD nei lieviti (molto simile a quella umana), ciò spiegherebbe la possibile interazione fra il pathway che regola la mGPD e l’azione diretta che la Metformina esplica sull’AMPK.

 

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E’ interessante notare che studi relativamente recenti suggeriscono che la Metformina possa inibire direttamente l’azione della leucina sull’mTOR. Non solo ciò sarebbe un cattivo segno per la crescita muscolare, ma l’effetto inibitorio della Metformina sull’mTOR dovrebbe avere un effetto principale per la sua correlazione con la riduzione del rischio di tumori mortali nei diabetici. Interessante quanto postulato dal Dr. Melnik della University of Osnabrück in Germania: la Metformina può essere una concorrente diretta della leucina per il legame e l’attivazione dell’mTORC1. Il dottore ha osservato nel suo articolo che la consueta dose quotidiana nei diabetici di Metformina (2 g) è nel range dei 2 g di leucina derivati dal consumo giornaliero di 100 g di carne o di formaggio. Poiché le due sostanze sono simili di struttura e dimensioni, possono essere in competizione per i medesimi siti nell’attivazione dell’mTOR.

Comunque, la Metformina possiede queste tre caratteristiche di rilevante interessa:

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Rappresentazione schematica della Gluconeogenesi

1) Aumenta il numero e la sensibilità dei recettori cellulari per l’Insulina;
2) Diminuisce la quantità di glucosio/zucchero assorbita dall’intestino;
3) Diminuisce la quantità di glucosio/zucchero prodotta dal fegato (una fonte primaria per la produzione di glucosio epatico sono gli aminoacidi).

 

 

Questi tre effetti spiegano perché raramente la somministrazione clinica di Metformina si traduce in casi di maggiori effetti ipoglicemici durante la somministrazione del farmaco da solo. Comunque, quando somministrato in combinazione con iniezioni di insulina e/o di sulfonylureas (Glipizide) si verifica un incremento significativo dei fabbisogni di carboidrati e aumento del peso.

Le sopra menzionate caratteristiche esplicate dalla Metformina hanno fatto si che questo farmaco entrasse nell’arsenale della supplementazione farmacologica sportiva, soprattutto nel Body Building.

Generalmente i Body Builder utilizzano gli effetti della Metformina in modo diverso per fasi diverse:

1) Durante le fasi di massa (Bulk), con l’utilizzo di insulina esogena, 500-800mg di Metformina 1-2 volte al giorno hanno aumentato l’efficacia dell’insulina. Ciò è stato dovuto a un incremento del numero e della sensibilità dei siti recettori. La Metformina diminuisce anche la quantità di insulina esogena necessaria per ottenere i risultati massimi.

2) Durante la rigenerazione pancreatica o i protocolli che comprendono Glipizide, Glyburide o altri stimolanti del pancreas/insulina, la Metformina ne aumenta l’efficacia e amplifica i risultati. La dose comune di Metformina per questo scopo è di 500mg 2 volte al giorno.

3) Durante le fasi di definizione (Cut), i Body Builder utilizzano la Metformina come mezzo per diminuire la produzione di glucosio da parte del fegato e l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino. Di per se, ciò diminuisce la secrezione di insulina da parte del Pancreas e incrementa la dipendenza del corpo dalle riserve di grasso per i fabbisogni energetici. Ciò viene fatto specialmente durante l’uso di GH e del PGF-2 e crea un effetto sinergico con gli AAS. Dato che i siti recettori cellulari per l’insulina sono più sensibili e dato che esiste una stimolazione incrociata fra l’IGF-1 e l’insulina (e i loro siti recettori opposti) la conservazione della massa magra incrementa notevolmente. Questo effetto favorisce la riduzione degli effetti negativi che una dieta di dimagrimento esercita sulla produzione endogena di IGF-1: se avviene una cosomministrazione di IGF-1 e Metformina il vantaggio riflette sulla minor dose (di IGF-1) necessaria e sulla migliore efficienza recettoriale.

E’ risaputo che durante una dieta con deficit-calorico l’IGF-1 prodotto diminuisce, ed è uno dei fattori per cui la massa magra conservata si riduce. Se i siti cellulari sono più numerosi e sensibili, la stimolazione necessita di meno IGF-1. Solitamente, 500mg al giorno di Metformina sono considerati sufficienti.

La Metformina dovrebbe essere assunta insieme ai pasti e mai meno di sei ore prima di andare a letto. I soggetti con problemi renali non dovrebbero assumere Metformina e la maggior parte degli atleti dovrebbe essere a conoscenza del fatto che in alcuni casi l’associazione con farmaci 17-alfa-alchilati può indurre un danno epatico ancora maggiore.

Il foglietto illustrativo del Glucophage (nome commerciale del farmaco contenete Metformina) descrive i potenziali pericoli di un uso non controllato:

Combinare la Metformina con il Digoxin (Lanoxin), il Furosemide (Lasix) o qualsiasi diuretico è pericoloso per i soggetti con problemi cardiaci. La Metformina ha dimostrato di poter indurre l’acidosi. L’acidosi è un accumulo di acido lattico nel sangue. L’aumento eccessivo e prolungato di acido lattico nel sangue può causare problemi gravi. L’uso di alcol aumenta il rischio di acidosi durante i periodi di uso della Metformina. Prima dell’uso è essenziale un consulto medico e affidarsi a personale qualificato.

I segni dell’acidosi sono:

– Vertigini
– Stanchezza, debolezza, agitazione
– Dolori muscolari insoliti
– Ritmo cardiaco lento o irregolare
– Freddo
– Problemi di stomaco insoliti

Durante l’uso della Metformina, anche da sola, nonostante la rarità di casi ipoglicemici con il solo uso di questa molecola, è consigliato il controllo regolare della glicemia ematica attraverso un misuratore elettronico di facile reperibilità in farmacia o in rete.

Ma è vero che la Metformina ha un effetto negativo sulla Tiroide?

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Lo studio di Fournier et al. (1) uno studio trasversale di osservazione dove sono stati raccolti i dati di 65626 pazienti che hanno ricevuto metformina tra il 1988 e il 2012, sono stati divisi in due coorti di cui una era formata da 5689 ipotiroidei e 59937 eutiroidei. Lo scopo era di vedere la correlazione fra uso di metformina e bassi livelli di TSH, dall’analisi era emerso che in chi presentava ipotiroidismo il rischio di avere bassi livelli di TSH aumentava del 55% rispetto agli eutiroidei; ok, tutto questo può bastare per affermare un nesso causale patologico tra metformina e riduzione dei livelli di TSH? NO certo che no!

n letteratura le evidenze su tale correlazione raccontano una storia un po diversa se solo ci si soffermasse ad analizzarle, infatti nello studio di Karimifar et al (2) andomizzato in doppio cieco placebo controllato (ben diverso da un’analisi retrospettiva osservativa) sono stati analizzati gli effetti della metformina sulla tiroide per 3 mesi in 89 soggetti pre-diabetici divisi in due gruppi, in cui sono stati misurati i valori del TSH ma anche il volume ghiandolare (oltre alle misure antropometriche). Il protocollo del gruppo metformina prevedeva un dosaggio scalare da 500mg fino a 1500mg in base alla tolleranza soggettiva, ma comunque non meno di 500mg. I risultati dello studio sono stati che la metformina non ha inciso significativamente sull’alterazione del TSH, ma dividendo il gruppo in due sottogruppi in base ai valori basali di TSH (quindi 0.3-2.5 μU/ml e 2.6-5.5 μU/ml) è stato visto che una riduzione significativa del TSH si è avuta nel gruppo che mostrava valori basali più elevati; nessuna differenza significativa tra il prima e il dopo sul volume nodulare medio in entrambi i gruppi, ma isolando i noduli solidi è stato visto che il loro volume era diminuito nel gruppo a metformina. Per quanto riguarda l’insulino resistenza ovviamente essa ha presentato una significativa riduzione nel gruppo metformina rispetto ai valori basali.

Ora la correlazione causale tra metformina e bassi livelli di TSH non sembra cosi certa come poteva sembrare da un’analisi superficiale.

un’analisi retrospettiva precedente a quella di Fournier et al. condotta da un team italiano (Cappeli et al.(3) 2012) è stato preso un campione di 393 soggetti diabetici eutiroidei divisi in 3 gruppi, il gruppo che assumeva soltanto metformina (203 soggetti) aveva mostrato una significativa riduzione del TSH solo nel sottogruppo con valori basali compresi fra 2,51 mIU/l e 4,5 mIU/l e non in quello con valori ≥2,5 mIU/l e cosa importante è che i livelli di fT4 non sono cambiati alla fine del trattamento in tutti e 3 i gruppi.

Di per se la riduzione del TSH non vuol dir nulla se non contestualizzata.

In un lavoro precedente sempre di Cappell et al.(4) il gruppo a metformina formato da pazienti diabetici con ipotiroidismo lieve (valori medi di TSH 4,5mIU/l) aveva riportato dopo 1 anno una riduzione del TSH a 2,93mIU/l senza mai scendere a livelli inferiori al normale; anche qui sia in questo che negli altri gruppi i valori dell’fT4 e degli altri parametri non erano cambiati a seguito della riduzione del TSH.

Insomma ciò che possiamo estrapolare è che la metformina ha mostrato di ridurre il TSH solo nei soggetti diabetici con ipotiroidismo che mostravano valori basali di TSH nel range medio-alto e non in quelli nel range medio-basso, inoltre i valori di fT4 e degli altri parametri tiroidei non hanno subito alterazioni; nessun cambiamento significativo si è verificato invece nei soggetti eutiroidei.

Ma è vero che la Matformina abbassa i recettori androgeni e gli androgeni?

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Recettore degli Androgeni

 

Alcuni studi che mostrano una riduzione dei recettori androgeni ci sono ma sono in vitro (5). Esistono anche studi che mostrano una riduzione degli androgeni in vivo (6) ma se i soggetti sono supplementari chimicamente il problema non sussiste. In definitiva non c’è nulla di effettivamente valido in merito. Se si pensa che lo stesso meccanismo ipoglicemizzante della Metformina non è stato ancora compreso a pieno,  direi che di cose da scoprire in merito ci siano ancora…

 

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

  1. Fournier et al., Metformin and low levels of thyroid-stimulating hormone in patients with type 2 diabetes mellitus. CMAJ. 2014 Oct 21;186(15):1138-45. doi: 10.1503/cmaj.140688.
  2.   Karimifar et al., Effect of metformin on thyroid stimulating hormone and thyroid volume in patients with prediabetes: A randomized placebo-controlled clinical trial. J Res Med Sci. 2014 Nov;19(11):1019-26.
  3. Cappelli et al., Thyreotropin levels in diabetic patients on metformin treatment. Eur J Endocrinol. 2012 Aug;167(2):261-5. doi: 10.1530/EJE-12-0225.
  4. Cappelli et al., TSH-lowering effect of metformin in type 2 diabetic patients: differences between euthyroid, untreated hypothyroid, and euthyroid on L-T4 therapy patients. Diabetes Care. 2009 Sep;32(9):1589-90. doi: 10.2337/dc09-0273. 
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25199764.
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24267731http://bbhit.altervista.org/diabete-metformina-farmaci/


    http://bbhit.altervista.org/metformina-pseudoscienziati-disinformazione/
    – Chemical muscle enhancement. Report. B.B. desk reference. A.L.Rea
    – Costruire la bestia perfetta. Chemical muscle enhancement II. A.L.Rea
    http://www.v-power.sm/Notizia.aspx?oidnews=8f1065da-0800-4aba-97a1-7b4afa19aba8

Ormone della crescita, estrogeni, e ispessimento della pelle

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Come preparatore, la ricerca incessante per comprendere gli effetti degli ormoni sul corpo è guidata da un singolare desiderio di essere in grado di manipolarli a nostro vantaggio (in primis dell’atleta) nella ricerca dell’eccellenza fisica. Nel corso dei decenni, tre classi di ormoni sono emerse come le più influenti, sia per la loro vasta gamma di effetti sul corpo e il loro grado complessivo di impatto sul raggiungimento degli obiettivi. Questi sono gli steroidi (AAS e estrogeni), l’ormone della crescita, e l’insulina. Sebbene ciascuno di questi ormoni possa fornire effetti sia positivi che negativi, per la maggior parte, sono visti come vantaggiosi dal punto di vista del bodybuilding. Ma cosa succede quando uno di questi causa un effetto collaterale cosmetico che è in contrasto con i nostri obiettivi? Nella maggior parte dei casi semplicemente impieghiamo una contromisura appropriata e il problema va via. Tuttavia, un tale rimedio non è sempre disponibile, lasciando a noi la scelta tra il minore dei due mali.

Quando si tratta di raggiungere la condizione da gara, l’eliminazione del grasso e dell’acqua sottocutanei sono i due obiettivi più importanti, in quanto hanno il più grande effetto complessivo sul nostro aspetto. Questi non sono gli unici fattori, però. Variabili come la pienezza muscolare, la durezza e la densità muscolare, e le striature giocano un ruolo nel determinare il giudizio degli osservatori. Un altro fattore, anche se molto meno frequentemente esposto rispetto ai precedenti, è lo spessore della pelle.   

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Dorian Yates

Il grande Dorian Yates ha parlato di questo fattore in numerose occasioni, mentre accreditava la sua pelle relativamente sottile come un fattore decisivo per raggiungere l’aspetto estremamente roccioso per il quale era conosciuto. Questo ha senso, dal momento che la pelle, una volta eliminato tutto il grasso sottocutaneo, è l’ultima barriera tra i muscoli e il mondo esterno. Avvolgendo tutto il corpo come un guanto, ci impedisce di vedere chiaramente le nostre fibre muscolari e tendini come realmente sono. Mentre la persona nella media è grata per l’effetto che questa copertura naturale fornisce, nel bodybuilding serve solo a diminuire i dettagli muscolari.

La pelle è composta da tre strati; l’epidermide (strato più esterno), il derma (lo strato centrale), e il tessuto sottocutaneo (lo strato più interno). Anche se lo strato sottocutaneo è tecnicamente considerato parte della pelle, è li dove è conservato il grasso sottocutaneo ed è quindi molto variabile in termini di contenuto totale ed è  distinto dagli altri due strati, che sono ciò che noi di solito pensiamo quando sentiamo la parola “pelle”. Inoltre, il grasso sottocutaneo è in realtà solo un’altra parola per dire “grasso”, dal momento che tutto il grasso visibile comprende questo tipo di grasso (grasso intramuscolare e viscerale compongono il resto del grasso all’interno del corpo e ovviamente non sono visibili). A causa della stretta associazione del tessuto sottocutaneo con il grasso corporeo, da questo punto in avanti, ogni volta che userò la parola “pelle” mi riferirò esclusivamente agli strati di pelle conosciuti come epidermide e derma.

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Di questi due strati, il derma è facilmente il più spesso, dal momento che costituisce circa il 90% dello spessore totale della pelle e di conseguenza, è molto più adatto a sfocare la definizione muscolare che l’epidermide. Tuttavia, entrambi gli strati contribuiscono a questo effetto, rendendo necessaria la loro riduzione al minimo essenziale per la visualizzazione massima dei dettagli muscolari. Purtroppo, sia l’ormone della crescita che gli estrogeni possono avere un effetto profondo sullo spessore della pelle, rendendo la loro cattiva gestione potenzialmente controproducente per raggiungere le condizioni ottimali per la gara.

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Schema riassuntivo della biosintesi del collagene.

L’ormone della crescita aumenta lo spessore della pelle attraverso due meccanismi principali, uno dei quali è un aumento della sintesi di collagene. Il collagene è la principale proteina fibrosa insolubile nella matrice extracellulare (una raccolta di molecole extracellulari secreta dalle cellule che danno sostegno strutturale e biochimico alle cellule circostanti) e del tessuto connettivo. In realtà, è la singola proteina più abbondante nel regno animale, con ben 20 diversi tipi di collagene ad essere già stati isolati e classificati. Tuttavia, l’ 80-90 per cento di tutto il collagene trovato nel corpo umano è costituito dai tipi I, II, e III, con il tipo I ad essere il più comune.

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Agli occhi di molti, la capacità dell’ormone della crescita di aumentare la produzione di collagene è un tratto positivo ed è  uno dei più importanti vantaggi della supplementazione di GH, in quanto è responsabile di fornire non solo l’effetto anti-invecchiamento e il rafforzamento del tessuto connettivo, ma anche molti altri benefici. Tuttavia, la pelle è composto principalmente da collagene di tipo I (particolarmente nello strato del derma); il  GH è responsabile del aumento della produzione di questo. In realtà, il GH ha un effetto dose-dipendente sulla sintesi di collagene di tipo I, tanto che con dosi anche moderate ha dimostrato di aumentarne la produzione di diverse volte. Il secondo meccanismo mediante il quale il GH aumenta lo spessore della pelle, sia pure in modo indiretto, è attraverso l’aumento del IGF-1 , che aumenta la proliferazione cellulare dermica e nei compartimenti epidermici. E’ inutile dire che questo duplice effetto può avere un impatto drammatico sullo spessore totale della pelle, facendo dell’uso di GH durante la preparazione alla gara una contraddizione di sorta, in quanto possiede sia proprietà di perdita di grasso che di ispessimenti della cute.

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Gli estrogeni non sono di certo migliori sotto questo punto di vista, dal momento che interessano sia il derma e l’epidermide attraverso percorsi multipli. Nel valutare i suoi effetti sul derma, troviamo che gli estrogeni operano attraverso uno degli stessi meccanismi del GH sul aumento della sintesi del collagene, ma il modo in cui si compie questo processo è un po’ diverso. In questo caso, gli estrogeni stimolano i fibroblasti dermici (cellule all’interno dello strato del derma che generano il tessuto connettivo), una funzione primaria è produrre collagene. In uno studio, gli estrogeni hanno dimostrato di aumentare la produzione di collagene di tipo I del 76%. Anche se non è così drammatica come con l’ormone della crescita, questo è ancora un aumento di tutto rispetto, soprattutto alla luce della capacità degli estrogeni di promuovere la sintesi di acido ialuronico. Direttamente coinvolto nella idratazione cutanea, un aumento dei livelli di acido ialuronico si traduce in un aumento del contenuto di acqua dermica e una successiva espansione del volume della pelle. In uno studio, la somministrazione di estrogeni ha mostrato un aumento della sintesi di acido ialuronico a un pieno 70% nel giro di due settimane.

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Gli Estrogeni hanno anche pronunciati effetti sull’epidermide, aumentando lo spessore della pelle attraverso tre meccanismi distinti. Il primo è la stimolazione dell’attività mitotica nei cheratinociti; il tipo cellulare principale trovato nell’epidermide (cheratinociti costituiscono circa il 90% di tutte le cellule epidermiche). In parole povere, questo significa che l’estrogeno induce la proliferazione dei cheratinociti tramite scissione cellulare, portando a un aumento complessivo del numero di cheratinociti presenti nella pelle. Il secondo è inibendo direttamente l’apoptosi (morte cellulare) dei cheratinociti e l’ottundimento della produzione di chemochine; molecole infiammatorie che possono potenzialmente contribuire alla distruzione della cellula. Infine, gli estrogeni svolgono un ruolo nella idratazione epidermica, volumizzando questo strato di pelle.

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Ci sono delle applicazioni pratiche per risolvere il problema? Forse alcune. Prima di tutto, sembra che l’uso del GH pre-gara porta ad una perdita di grasso accelerata a scapito di un maggiore spessore della pelle. Solo un pensiero, ma potrebbe essere che l’uso eccessivo e massiccio di GH nei culturisti di oggi abbia contribuito alla mancanza di muscolarità spiccatamente evidente che era più prominente nella metà-fine anni 90? Non c’è dubbio che i bodybuilder di oggi siano pur sempre altrettanto magri (in termini di grasso corporeo), come i ragazzi del ’90, e per certi versi ancora di più- in particolare nella parte posteriore (se avete dubbi, basta confrontare i glutei dei Top 10 del Mr.O. 95 ‘). I livelli di ritenzione idrica sono anche al livello più basso di tutti i tempi. Eppure, molti dei culturisti di oggi sembrano mancare del dettaglio muscolare profondo e duro visto su molti dei grandi del ’90. Mentre all’insulina va una parte della colpa, se non la parte principale, sembra probabile che l’aumento dilagante dell’uso di GH (in termini di dose e durata) è responsabile di almeno alcuni dei problemi (nota: l’ormone della crescita provoca anche ritenzione idrica che può variare da lieve a grave, e che ovviamente influenza negativamente le condizioni quando si è in preparazione alla gara).

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In alto il Mr. Olympia del 1995 mentre in basso il Mr. Olympia del 2015

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Mentre io ho sempre sostenuto di staccare l’uso di GH a circa 7-14 giorni prima della gara, sono riluttante a raccomandare la totale sospensione del GH durante tutta la preparazione alla gara, semplicemente perché offre vantaggi significativi, come ad esempio una maggiore lipolisi e un migliore tasso di conservazione muscolare durante la dieta. Tuttavia, sembra che si dovrebbe sospendere il GH almeno alcuni mesi al fine di invertire completamente gli effetti negativi sullo spessore della pelle. Inoltre, il grado di miglioramento può variare notevolmente da individuo a individuo in base a numerosi fattori diversi, tra cui uno è il livello naturale dello spessore della pelle. A causa di questo, penso che alcuni bodybuilders sarebbero disposti a rischiare la sospensione dell’uso dell’ormone della crescita dal loro programma solo per scoprirlo. Tuttavia, con il GH si ha un effetto dose-dipendente della produzione di collagene, e la soluzione più ragionevole è semplicemente quella di non assumerne più di quanto sia necessario per portare il grasso corporeo nel range adeguato e mantenere la massa muscolare. Questo è un buon consiglio per molte ragioni, come l’uso di GH eccessivo, soprattutto nel lungo termine, può portare a molteplici effetti collaterali indesiderati cosmetici, in ultima analisi, danneggiando il proprio aspetto (senza considerare l’acromegalia, l’ipertrofia cardiaca e il diabete).

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Eliminare  gli effetti negativi degli estrogeni sullo spessore della pelle è un compito molto più gestibile, in quanto richiede il mantenimento dei  propri livelli di estrogeni entro l’intervallo massimo. E’ importante notare che gli effetti negativi degli estrogeni sullo spessore della pelle possono richiedere diversi mesi affinché vangano eliminati completamente, quindi il mantenimento di un elevato livello di estrogeni durante i primi mesi di preparazione alla gara per poi farli calare fino al livello minimo solo un paio di settimane prima dell’esibizione non è l’ideale. Per tutti coloro che usano grandi dosi di AAS aromatizzabili per tutta la maggior parte della preparazione, tenete questo bene in mente.

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A mio parere, frutto di dati empirici raccolti da diversi atleti è confermato anche da esperti del settore come Mike Arnold, la cosa migliore sarebbe optare per il mantenimento di un livello di estrogeni basso-normale (20-30) per tutta la preparazione per poi calare i livelli a 10 o meno nell’ultimo paio di settimane prima della gara. Gli estrogeni hanno un effetto benefico sulla gestione del glucosio e aiutano anche con la perdita di grasso, ma non ci vuole molto per ottenere questi benefici (nota: elevati livelli di estrogeni influenzano negativamente la perdita di grasso). Pertanto, il mantenimento di una normale concentrazione di estrogeni durante i primi mesi di preparazione ci permetterà di continuare a usufruire dei loro benefici senza influire negativamente sulla perdita di grasso. Poi, facendo calare i livelli verso il basso a circa 10 nelle ultime settimane, si elimina quasi completamente la ritenzione idrica persistente che potrebbe ancora essere un problema, lasciando un livello di estrogeni sufficiente a garantire un ottimale accumulo di glicogeno.

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Spero che questo articolo vi abbia dato qualcosa su cui riflettere, soprattutto perché vi sono molti bodybuilders le cui scelte si basano su nient’altro che ipotesi e dicerie. Ma a prescindere dalla strada che si sceglie, sappiate che tutti i farmaci per il miglioramento delle prestazioni hanno dei rischi, sia per la nostra salute che per il nostro aspetto. A volte, è sufficiente una leggera manipolazione per produrre risultati positivi in entrambe queste aree.

Gabriel Bellizzi

COSOMMINISTRAZIONE DI SINEFRINA, NARINGINA E ESPERIDINA.

 

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La Sinefrina, il principio attivo del Citrus aurantium ha avuto un momento di notorietà come “il” successore dell’Efedrina – fino a quando è diventato chiaro che il suo effetto limitato ai beta-3 recettori adrenergici non era all’altezza del precedente composto. Ricercatori americani [finanziati, tra l’altro, dal produttore di integratori Nutratech] hanno scoperto che l’aggiunta di due flavonoidi trasformano la Sinefrina in una sostanza maggiormente attiva. (1)

I ricercatori hanno fatto un esperimento con 50 soggetti di prova, che sono stati divisi in 5 gruppi.

Al primo gruppo [vedi immagine] è stato somministrato un placebo. 

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Al secondo gruppo [seconda barra; T2] è stata somministrata una dose di 50 mg di Sinefrina, sotto forma del supplemento Advantra Z. La Nutratech, il produttore di questo supplemento, è anche il datore di uno dei ricercatori. Altri due ricercatori hanno anche lavorato come consulente per la Nutratech. Nel secondo gruppo, la quantità di energia bruciata a riposo era aumentata di 35 calorie in un periodo di 75 minuti.

Al terzo gruppo [terza barra; T2] sono stati somministrati 50 mg sinefrina più di 600 mg di naringina . La quantità di energia bruciata a riposo era aumentata di 99 calorie in un periodo di 75 minuti.

Al quarto gruppo [quarta barra; T4] sono stati somministrati 50 mg sinefrina oltre a 600 mg di naringina più 100 mg di esperidina . La quantità di energia bruciata a riposo era aumentata di 153 calorie in un periodo di 75 minuti.

Al quinto gruppo [quinta barra; T5] sono stati somministrati 50 di sinefrina più 600 mg di naringina oltre a 1000 mg di esperidina. La quantità di energia bruciata a riposo è aumentata solo di 49 calorie in un periodo di 75 minuti.

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Durante il periodo di 75 minuti i ricercatori hanno anche misurato la pressione sanguigna dei soggetti e la frequenza cardiaca. Sembra che, mentre l’aggiunta di naringina e esperidina aumenta le proprietà sul metabolismo della sinefrina, ma non i suoi effetti indesiderati cardiovascolari.

Esperidina e naringina sono entrambi presenti negli agrumi, come la sinefrina. I ricercatori ipotizzano che l’esperidina e la naringina attivino l’adiponectina. L’adiponectina rende le cellule muscolari più sensibili all’insulina.

I ricercatori riportano che i dati suggeriscono che la combinazione dei flavonoidi naringina e esperidina con la sinefrina può aiutare la gestione del peso. Ulteriori studi sono necessari per determinare le dosi ottimali, nonché la sicurezza e l’efficacia associati con l’uso a lungo termine di questi composti.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3085176/?report=abstract Altro…

ECA STACK E TEMPO DI ASSUNZIONE

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Una domanda che mi viene spesso posta è “per quanto tempo è sicuro assumere l’ECA Stack! ??

Per chi non conosce gli acronimi, ECA sta per significare una combinazione di Efedrina, Caffeina e Aspirina. Non ricordo esattamente quando è entrato in uso questo acronimo, ma erano grosso modo gli anni ’90, quando si è scoperto che la combinazione di efedrina e caffeina aveva azione termogenica (il che significa che aumenta il dispendio energetico), causa soppressione dell’appetito, causa la mobilitazione del grasso e molti altri benefici potenziali per la perdita di grasso durante una dieta ipocalorica (1) (altri termogeni come il tè verde, la capsaicina e la nicotina sono anche stati presi in esame(2)).

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L’Aspirina a volte è stata aggiunta per i suoi potenziali benefici (per una volta vi risparmio i meccanismi coinvolti qui), ma, al di fuori degli obesi, in realtà la sua aggiunta non ha alcun beneficio. (3) Non è mai stato chiarito se basse dosi di aspirina (81 mg) hanno lo stesso beneficio della dose piena di  300 mg utilizzati negli studi e onestamente, se qualcuno sta per usare CE (spesso chiamato semplicemente EC stack), non consiglio l’uso dell’Aspirina.  

In ogni caso, quanto tempo deve essere utilizzato il CE stack? E la risposta dipende dalla propria prospettiva.  

Un aspetto degno di nota è questo: il CE stack è insolito (e forse unico) tra i composti per la perdita di grasso perché l’uso cronico lo rende di fatto più effica nelle sue funzionalità.  Io dico che questo è insolito, in quanto la maggior parte dei farmaci perdono, o almeno sembrano perdere, il loro effetto nel tempo (è un po’ più complicato di così, ma per maggiori informazioni vi rimando a questi due articoli [uno e due] ). L’Efedrina diventa più efficace nel tempo (e l’idea che deve essere ciclicizzata per evitare una perdita dell’effetto non è solo sbagliata ma esattamente controproducente). Il fatto è che nessuno è del tutto sicuro di come questo possa accadere. 

Le primi idee ruotavano intorno al tessuto adiposo bruno (BAT) e ipotizzavano che l’efedrina potesse aumentarlo. Ma gli esseri umani in realtà non hanno molto BAT (abbiamo più grasso Beige / Brite e bianco). L’unico studio del quale sono a conoscenza e che sia stato svolto su esseri umani ha dimostrato che, se non altro, la combinazione  CE diminuisce la quantità di BAT. (4)

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Quindi, onestamente, non ho idea del perché lo stack CE diventi più efficace con l’uso regolare. Ma i dati sembrano suggerire che l’uso cronico è migliore. Ma ciò non risponde al quesito sul tempo massimo di somministrazione. Inoltre, gli effetti collaterali del CE stack includono cose come aumento della frequenza cardiaca,  pressione sanguigna elevata e  diminuzione della stimolazione generale con l’uso regolare. Il CE stack diventa più efficace e sicuro nel tempo. In questo senso, concettualmente, potrebbe essere utilizzato per sempre.

Da un lato, il CE è davvero un supplemento per la perdita di grasso. Si tratta di effetti che sono piccoli, ma se sommati hanno dimostrato avere i benefici sopra elencati durante una dieta. Aumentando l’uso dei grassi, si può risparmiare la perdita del muscolo scheletrico / LBM, per esempio. (5) Così, anche se i suoi effetti metabolici complessivi sono moderati (aumentando il dispendio energetico del 5-10%), questo aiuta a compensare le normali riduzioni legate all’alimentazione in dispendio energetico. (6) E in questo senso, utilizzandolo solo fino a quando il periodo di dieta si conclude è una sorta di conclusione logica. Si tratta di un composto dietetico, da usare durante la dieta. E’ abbastanza logico, anche se potremmo disquisire su quanto tempo una dieta ipocalorica dovrebbe essere seguita prima di prendersi una pausa. (7)

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Ma c’è anche un altro modo di guardare a questo problema. Alla fine della dieta ipocalorica, una serie di adattamenti si sono verificati nel tentativo di facilitare il recupero del grasso. L’appetito e la fame aumentano (e le persone mostrano più attenzione a cibi dall’alto  contenuto calorico, ricchi di zuccheri, e cibi molto grassi) e varie componenti della spesa energetica sono diminuite insieme alla tendenza del corpo di immagazzinare il grasso ad un ritmo accelerato. Ci sono un numero enorme di fattori che entrano in gioco. (8) La leptina è bassa, la grelina è alta, gli altri ormoni della fame, come CCK, PYY, ecc sono diminuiti e questo aggiunge un segnale integrato per l’ipotalamo che diminuisce la stimolazione della tiroide (questo  insieme a una diminuzione della conversione del T4 in T3 nel fegato) e una diminuzione della funzionalità del sistema nervoso. Ed è quest’ultima che è rilevante.

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Anche se leggermente fuori tema, è giusto rammentare che probabilmente gli individui obesi sono diventati obesi a causa della bassa attività simpatica. Questa è stata chiamata l’ipotesi MONA LISA che stava per Most Obesities kNown Are Low In Sympathetic Activity. (9) Ma un altro lavoro dimostra chiaramente che non vi è elevata attività simpatica negli obesi. (10) Ciò che può accadere è che la bassa attività simpatica predispone verso l’obesità e quindi questo normalizza e  sovracompensa quando una persona diventa obesa. Indipendentemente.  

Il punto è che al termine di una dieta, questo stesso tipo di bassa attività del sistema nervoso simpatico è presente. E l’efedrina e la caffeina aiutano a compensare questo anche dopo il termine della dieta ipocalorica. Vale a dire che se si  continua a utilizzare CE oltre la durata effettiva della dieta ipocalorica si può così aiutare il mantenimento della perdita di peso sul lungo termine in quanto contribuisce a compensare la normale riduzione della perdita di grasso per conseguente riduzione della spesa energetica (almeno attraverso questo meccanismo) che si verifica . Ciò presuppone che se il composto è ben tollerato  ed efficace potrebbe divenire una parte permanente della supplementazione. 

E immagino che questo potrebbe riguardare alcuni lettori (e non sto suggerendo l’uso a lungo termine del composto qui preso in esame). Chiaramente il mantenimento del peso sul lungo termine è il grande problema quando si tratta di perdita di grasso; tutti possono perdere una certa quantità di grasso. E’ mantenerlo il problema (anche se il valore spesso citato del 90-95% di fallimento è del tutto errato, solo per la cronaca). Il corpo post-obeso è in uno stato di dispendio energetico abbassato ed è settato sul aumento dello stoccaggio del grasso; combinato con lo stile di vita moderno, dove infiniti spuntini pubblicizzano un alimentazione continua e di bassa qualità, questo è un vero problema. E vi è un crescente interesse per l’idea che l’obesità debba essere trattata come una malattia cronica recidivante. (11) E guarda caso l’assunzione di un farmaco sul lungo termine è necessario per prevenire le ricadute ….  

 

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EGCG

 

L’uso continuo del CE stack migliora almeno la diminuzione del dispendio energetico. Altri composti sono stati testati per tale scopo tra cui il tè verde (e caffeina) e capsaicina (e caffeina, perché la caffeina rende tutto migliore) e sarebbe certamente possibile passare a questi composti al termine della dieta ipocalorica e della supplementazione con CE, cosa che comporterebbe un minore carico di possibili effetti collaterali, tipica di certi composti controversi. Il tè verde può essere assunto con una standardizzazione di EGCG pari a 130-160 mg al giorno con 100 mg di caffeina assunti fino a tre volte al giorno (un programma tipico di dosaggio sarebbe 8, 12 e forse 16:00). Ciò significa che un totale di 390-480 mg di EGCG e 300 mg di caffeina totale potrebbero essere assunti al giorno.  Invece la capsaicina può essere utilizzata ad un dosaggio pari a 2,5-10 mg al giorno, che  equivarrebbe a circa 3-10 grammi di peperoncini interi. Esistono altri approcci, come l’aumento dei livelli di attività in grado di realizzare in modo efficace la stessa cosa. Ormai sappiamo da un po’ che l’esercizio fisico ha il più grande effetto sul mantenimento del peso (12) (piuttosto che aumentare la perdita di peso totale di per sé (13)), anche se ci vuole un bel po’. E una grande parte di questo è che aumentando il dispendio energetico legato all’esercizio, gli altri aspetti della diminuzione del tasso metabolico possono essere compensati. (14) Questo permette di consumare più cibo (critico il controllo della fame a lungo termine) senza l’acquisizione di grasso. 

Tutto ciò che è stato detto non è altro che un modo lungo e sintetizzabile in tre frasi:

1.       L’Efedrina funziona meglio con un uso a lungo termine e non vi è alcuna necessità di ciclicizzarla ad un livello fondamentale

2.       In un certo senso, l’Efedrina è un aiuto alla dieta ipocalorica e deve essere usata durante la fase di dieta attiva

3.       Continuando ad utilizzare l’Efedrina dopo il termine della dieta ipocalorica si contribuisce a compensare alcuni degli adattamenti che si verificano in risposta alla perdita di grasso e che tendono a promuovere il recupero del grasso corporeo. Ciò può essere realizzato attraverso altri metodi come una maggiore attività.

Penso di aver risposto a diversi punti non molto chiari sull’assunzione di Efedrina e Caffeina… 

 Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16840650

2- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/fat-loss-supplements-2.html/

3- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8646257 

4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25725625

5- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1310922

6- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/the-hormones-of-bodyweight-regulation-leptin-part-1.html/

7- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/the-full-diet-break.html/

8- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21677272

9- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9769705

10- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26064978

11- http://www.nature.com/ijo/journal/v28/n1/full/0802479a.html

12- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24739257

13- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/exercise-and-weight-fat-loss-part-1.html/ 

14- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/metabolic-rate-overview.html/

CAFFEINA E PSEUDOEFEDRINA A CONFRONTO

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La Caffeina è considerata doping ad un dosaggio predefinito (quantità nelle urine superiore a 12 mg/ ml), mentre la pseudoefedrina, d’altra parte, lo è a prescindere. Gli atleti di resistenza che pensano che l’illegalità della pseudo-efedrina significhi un miglioramento delle loro prestazioni rispetto a quanto avrebbero con l’uso di caffeina commettono un grosso errore, come riportato dagli scienziati dello sport presso l’Università del Western Australia nel International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism. I ricercatori hanno testato entrambe le sostanze su 10 ciclisti maschi ben allenati e triatleti. (1)

 

Un certo numero di studi recentemente pubblicato hanno riportato risultati negativi sulla pseudoefedrina. Uno studio su esseri umani ha dimostrato che la pseudoefedrina non ha avuto effetto come sostanza dopante. (2) Anche questo studio è stato svolto in Australia. Una teoria afferma che l’effetto vasocostrittore della pseudoefedrina annulli il suo effetto stimolante.

In tre diverse occasioni i ricercatori hanno somministrato ai loro soggetti:

– un placebo
– 200 mg di caffeina
– 180 mg pseudoefedrina.

Per essere precisi: ai soggetti dello studio è stata somministrata una dose di 2,5 mg di caffeina o 2,3 mg di pseudoefedrina per kg di peso corporeo.

Tutti i soggetti consumavano giornalmente caffeina sotto forma di caffè, tè o bevande energetiche. I ricercatori hanno chiesto ai soggetti dello studio di cessare queste abitudini nelle 48 ore precedenti all’inizio dell’esperimento.

Un’ora dopo l’ingestione della dose prestabilita [o placebo, o caffeina o pseudoefedrina] i soggetti dovevano fare un corsa cronometrata di 40km su un ergometro.

I ricercatori hanno scoperto che somministrare pseudoefedrina ai soggetti non ha avuto alcun effetto sul miglioramento delle prestazioni. Nemmeno la loro potenza [in altre parole la loro velocità] era aumentata dopo l’assunzione di pseudoefedrina. Un miglioramento di questa è accaduto dopo l’assunzione di caffeina, anche se l’effetto non era statisticamente significativo.

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La Pseudoefedrina non ha ridotto la quantità di tempo necessario affinché i soggetti completassero i 40 km. La caffeina invece ha ridotto il tempo, ma ancora una volta l’effetto non era statisticamente significativo.

pseudoephedrineversuscaffeine

Questi risultati mostrano favorevolmente che gli effetti della caffeina sono probabilmente migliori di quelli della pseudoefedrina. Quindi, un uso/abuso della pseudoefedrina da parte degli atleti non si traduce in un miglioramento delle prestazioni superiore a quello ottenibile attraverso l’uso di sostanze legali…In pratica, a parte la struttura della molecola e il suo nome, la similitudini con la vituperata Efedrina finiscono qui…Non fatevi ingannare dal nome e non spendete quei 10 euro circa per un Naristar pre-workout perché con 5 euro circa potete acquistare della caffeina anidra ottenendo decisamente dei vantaggi…

 

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23578950
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23988786 Altro…