TRENBOLONE E ALZHEIMER

Trenbolone_svg
Trenbolone

 

I Bodybuilder che usano il Trenbolone possono aumentare le loro possibilità di sviluppare la malattia di Alzheimer, o almeno questa è la paura degli scienziati molecolari Fucui Ma e Daicheng Liu della Shandong Normal University in Cina. Ma e Liu hanno somministrato tramite iniezione del Trenbolone a dei topi e hanno osservato quasi immediati cambiamenti nei cervelli degli animali dando ai neurologi materiale su cui riflettere.(1)

Le cellule del cervello sono in grado di conservare le informazioni e di elaborarle perché creano continuamente nuove connessioni tra loro. La Proteina precorritrice della beta-amiloide [APP] svolge un ruolo importante in questo processo. Per essere precisi: la APP è una proteina di trans-membrana di tipo 1.

Gli enzimi scompongono la APP in pezzi e se questo processo si svolge correttamente le cellule cerebrali funzionano in modo normale. Ma se gli enzimi iniziano a non agire come dovrebbero – a causa di geni difettosi o fattori ambientali pericolosi – si formano frammenti proteici tossici. Il più rischioso di questi è l’amiloide-beta-42, che si accumula nel cervello, formando placche e uccidendo infine le cellule cerebrali. Il cervello delle persone decedute a causa dell’Alzheimer contengono grandi quantità di amiloidi-beta-42, per cui la maggior parte dei neurologi pensa che l’amiloide-beta-42 sia la causa dell’Alzheimer e di forme legate alla demenza.

Il Testosterone, l’Estradiolo e il DHT offrono protezione contro l’Alzheimer. Ecco perché Ma e Lui si sono chiesti quale effetto avrebbe avuto il Trenbolone sulla formazione di amiloide-beta-42. Così, hanno somministrato a dei topi 5 iniezioni di Trenbolone in un periodo di 48 ore. L’equivalente umano delle dosi utilizzate dai ricercatori sarebbe circa 0,85mg per kg di peso corporeo.

L’amiloide-beta-42 si è accumulata nel cervello dei ratti maschi trattati con Trenbolone. Il grafico seguente mostra i risultati emersi nel periodo di 48 ore nel quale sono state distribuite le 5 iniezioni di Trenbolone.

linktrenbolonealzheimers

linktrenbolonealzheimers2

I ricercatori hanno inoltre svolto esperimenti con le cellule cerebrali esponendole per 48 ore a 100 nanomoli di Trenbolone [TB]. L’aggiunta di un antiandrogeno come la Flutamina [Flu] ha ridotto l’accumulo di amiloide-beta-42. Così è emerso che i danni cerebrali causati dal Trenbolone sono dovuti dagli effetti androgeni di questa molecola.

Una combinazione di Trenbolone e DHT ha mostrato di aumentare l’accumulo di amiloide-beta-42.

I ricercatori affermano che, dal momento che i danni ai neuroni possono verificarsi molto prima dei sintomi clinici dei disturbi neurodegenerativi, l’esposizione al Trenbolone dovrebbe essere considerata come un fattore ambientale ad alto rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer. I ricercatori discutono a favore di ulteriori ricerche.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25461682

Fentermina

Phentermine_Structural_Formula_V1_svg
Fentermina

La Fentermina [2-methyl-1- phenylpropan-2-amine (2-methyl-amphetamine)],(fenil-terziario-butilammina), nota anche come α,α-dimethylphenethylamine, commercializzata come Fentermina cloridrato, è uno stimolante simpaticomimetico della famiglia delle anfetamine. Come altri derivati delle amfetamine, viene classificato come agente anoressizzante (soppressore dell’appetito). La Fentermina è comunemente prescritta come coadiuvante per la perdita di peso in pazienti obesi purché in associazione con esercizio fisico e una dieta dimagrante. Viene di solito utilizzata per brevi periodi di tempo (meno di 12 settimane). L’obiettivo principale del farmaco è quello di ridurre il desiderio di mangiare, riducendo così l’assunzione calorica totale. Anche se i dati sembrano variare da uno studio all’altro, gran parte di essi supportano almeno una modesta perdita aggiuntiva di massa grassa con l’uso di Fentermina cloridrato. (1) Gli atleti usano la Fentermina cloridrato per lo stesso scopo, in genere durante i periodi di forte restrizione calorica.

phentermine-image

Nel 1959, la Fentermina base ricevette l’approvazione da parte della FDA degli Stati Uniti come farmaco anti-appetito. (2) Alla fine divenne disponibile in forma di sale cloridrato e in forma di resina. (2) La Fentermina cloridrato è stata introdotto per la prima volta nel mercato degli Stati Uniti negli anni ’70. La Fentermina era da tempo utilizzata come soppressore dell’appetito, anche se godette di maggiore attenzione nei primi anni ’90, quando il farmaco è stato associato con successo alla Fenfluramina durante studi dietetici. I ricercatori hanno dimostrato che questo tipo di combinazione di farmaci era effettivamente più efficace nel promuovere la perdita di peso rispetto alla sola dieta ed esercizio fisico,  risultati che hanno portato rapidamente il Fen-Phen ad essere di primo piano nel mercato dei farmaci da prescrizione per la perdita di peso. Nel 1997, tuttavia, emerse che una percentuale molto elevata di utilizzatori di Fen-Phen aveva riportato difetti alla valvola cardiaca a causa dei farmaci. La Fenfluramina è stata identificata come causa principale di tale evento, e venne ritirata dal mercato USA nello stesso anno. La Fentermina oggi rimane disponibile negli Stati Uniti e in molte altre nazioni. I nomi commerciali più popolari sotto i quali viene venduta la Fentermina cloridrato includono Adipex, Ionamin, Anoxine, Phentrol e Obenix. Si noti che come derivato delle anfetamine, questo farmaco ha la tendenza a portare ad assuefazione e dipendenza. Per questo motivo è stato aggiunto alla lista IV delle sostanze controllate negli Stati Uniti.

La Fentermina ha qualche somiglianza nella sua farmacodinamica con il suo composto madre, l’anfetamina, in quanto entrambe agonisti TAAR1 (3), dove l’attivazione di questi nei neuroni monoammina facilita l’efflusso o il  rilascio nella sinapsi di questi neurochimici; A dosi clinicamente rilevanti, la Fentermina agisce principalmente come agente di rilascio della norepinefrina nei neuroni, anche se, in misura minore, rilascia anche la dopamina e la serotonina nelle sinapsi. (4)(5) La Fentermina può anche innescare il rilascio di monoammine dal VMAT2, che è un effetto farmacodinamico comune tra i sostituti delle anfetamine. Il meccanismo d’azione principale della Fentermina nel trattamento dell’obesità è la riduzione della percezione della fame, che è un processo cognitivo mediato principalmente attraverso diversi nuclei all’interno dell’ipotalamo (in particolare il nucleo ipotalamico laterale, il nucleo arcuato e il nucleo ventromediale). Al di fuori del cervello, la Fentermina rilascia norepinefrina e epinefrina – note anche come noradrenalina e adrenalina – causando il rilascio di acidi grassi da parte delle cellule adipose.

Per un’efficacia ottimale, la Fentermina cloridrato non deve essere assunta con il cibo. La dose per i soggetti adulti è una capsula o compressa (37,5 mg) al giorno, somministrata prima o dopo 1-2 ore dalla prima colazione. Per alcuni pazienti mezza compressa (18,75 mg) al giorno può essere sufficiente, mentre in altri casi può essere consigliabile la somministrazione di mezza compressa (18,75 mg) due volte al giorno. Se assunta più di una volta al giorno, la seconda dose non deve mai essere somministrata nelle 4-6 ore precedenti all’andare a dormire. Il farmaco viene utilizzato tipicamente per 3-4 settimane alla volta, con terapia raramente superiori alle 12 settimane. Gli atleti usano tipicamente la quantità da prescrizione e a breve termine, a causa della elevata probabilità di effetti collaterali, poiché la possibilità che ciò si verifichi è elevata oltre i normali tempi terapeutici.

La Fentermina cloridrato è disponibile in diversi Paesi. Non è ampiamente contraffatta. In Italia non è in commercio pertanto è vietata l’importazione anche per uso personale.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- Phentermine Drug Information. MedlinePlus. 

2-  Ryan, Donna A.; Bray, George A. (2014). “Sibutramine, Phentermine, and Diethylproprion: Sympathomimetic Drugs in the Management of Obesity”. In Bray, George A.; Bouchard, Claude. Handbook of Obesity – Volume 2 Clinical Applications, Fourth Edition. (4th ed.). Hoboken: Taylor and Francis. p. 234. ISBN 9781841849829.

3- Barak LS, Salahpour A, Zhang X, Masri B, Sotnikova TD, Ramsey AJ, Violin JD, Lefkowitz RJ, Caron MG, Gainetdinov RR (September 2008). “Pharmacological characterization of membrane-expressed human trace amine-associated receptor 1 (TAAR1) by a bioluminescence resonance energy transfer cAMP biosensor”. Mol. Pharmacol. 74 (3): 585–94. doi:10.1124/mol.108.048884. PMC 3766527Freely accessible. PMID 18524885. we confirmed agonistic activity at human TAAR1 of several other compounds, including the trace amines octopamine and tryptamine, the amphetamine derivatives l-amphetamine, d-methamphetamine, (+)-MDMA, and phentermine, and the catecholamine metabolites 3-MT and 4-MT (Bunzow et al., 2001; Lindemann and Hoener, 2005; Reese et al., 2007; Wainscott et al., 2007; Wolinsky et al., 2007; Xie and Miller, 2007; Xie et al., 2007).

4- Haslam D (February 2016). “Weight management in obesity – past and present”. International Journal of Clinical Practice. 70 (3): 206–217. doi:10.1111/ijcp.12771. ISSN 1368-5031. PMC 4832440Freely accessible. PMID 26811245.

5- Rothman RB, Baumann MH, Dersch CM, et al. (January 2001). “Amphetamine-type central nervous system stimulants release norepinephrine more potently than they dopamine and serotonin”. Synapse. 39 (1): 32–41. doi:10.1002/1098-2396(20010101)39:1<32::AID-SYN5>3.0.CO;2-3. PMID 11071707.

Ketotifene

ketotifene
Ketotifene

 

Il Ketotifene è un farmaco antistaminico di seconda generazione, antagonista non competitivo dei recettori H1 dell’istamina. Il farmaco si trova in commercio come un sale dell’acido fumarico, Ketotifene fumarato [4- (1-Metil-4-piperidilidene-4Hbenzo[4,5] cicloespta [1,2-b] tifene-1- (9H) -one fumarato.], ed è disponibile sia nella forma di soluzione oftalmica allo 0.025% che di compresse da 2 mg. Il Ketotifene è venduto in Italia dalla società farmaceutica Thèa Farma con il nome di Zaditen. Poiché il brevetto è scaduto diverse società farmaceutiche commercializzano la molecola come medicinale equivalente.

zaditen-1mg-500x500

Il Ketotifene è stato reso un farmaco da prescrizione a livello globale da parte della Novartis. È attualmente prescritto per le allergie, condizioni allergiche e (più comunemente) la gestione dell’asma in più di tre dozzine di paesi del mondo. Il nome commerciale più ampiamente disponibile è Zaditen (Novartis), che viene venduto in gran parte d’Europa e Asia. Oltre alle forme generiche del farmaco, decine di altri nomi commerciali possono essere trovati in mercati diversi.  Il Ketotifene fumarato è approvato per la vendita negli Stati Uniti, ma attualmente solo come soluzione antiallergica oftalmica (Zaditor), non come farmaco orale per il trattamento di allergie o asma. Il dosaggio di Ketotifene fumarato in questo prodotto è troppo basso per essere considerato utile per qualsiasi altro scopo (off label). Data la pronta disponibilità di Ketotifene fumarato in altri paesi, il farmaco viene facilmente deviato per la vendita nel mercato nero. Comunque sia, non è estremamente popolare tra gli atleti.

Le linee guida UK sulla gestione clinica dell’asma considerano il Ketotifene un composto inefficace per la gestione di questa malattia. I dati disponibili sulla potenziale utilità del Ketotifene fumarato a tal  fine sono conflittuali, con alcuni studi che riportano risultati positivi e altri che mostrano un effetto insignificante. Una revisione approfondita dei dati pubblicati sul Cochrane Database delle revisioni sistematiche del 2004 ha concluso che la molecola sembrava avere qualche utilità nel controllare l’asma e il respiro affannoso in molti bambini, ma la variabilità della malattia e della risposta al farmaco evidenzia che questi risultati positivi potrebbero non essere generalizzati per tutti i pazienti con asma. (1)

Il Ketotifene fumarato aumenta la concentrazione dei recettori beta-adrenergici nel corpo (in particolare i recettori beta-2). Farmaci che stimolano i recettori beta-2 sono comunemente prescritti come broncodilatatori, usati per aumentare il flusso d’aria nei polmoni e contrastare la costrizione causata dall’asma. Sebbene potenzialmente efficaci da soli, un effetto terapeutico chiave del Ketotifene fumarato è quello di aumentare la sensibilità del corpo ai farmaci beta-agonisti.

La sovraregolazione dei recettori beta-2 ad opera del Ketotifene fumarato  rende questo farmaco interessante per gli atleti. Ciò è dovuto al forte ruolo del recettore beta-2 nel supportare la perdita di grasso. Anche se non è un forte composto per la perdita di grasso assunto da solo, in combinazione con un beta-2 agonista come il Clenbuterolo, il Ketotifene fumarato può aumentarne la potenza termogenica e prolungare notevolmente la finestra della lipolisi attiva. Il Clenbuterolo e gli altri beta-2 agonisti hanno normalmente una durata limitata di utilità in quanto i recettori beta-2-adrenergici diminuiscono di numero con una stimolazione regolare. Dopo un paio di settimane dall’inizio della terapia con questi composti, in genere cominciano a diminuire di efficacia. Il Ketotifene può prolungare notevolmente questo periodo di tempo.

La capacità del Ketotifene di potenziare gli effetti dei farmaci beta-2 agonisti è stata dimostrata in numerosi studi clinici. Ad esempio, uno studio pubblicato nel 1990 ha dimostrato che quando il Ketotifene e il Clenbuterolo vengono assunti insieme, si  registra un significativo aumento della densità dei recettori beta-adrenergici rispetto all’uso del solo Clenbuterolo, che invece ne riduce  di poco la densità in modo rapido. (2)Altri studi nei quali è stato usato il Salbutamolo hanno dimostrato che la riduzione dei recettori  beta-adrenergici causata dall’utilizzo a lungo termine di questo agente potrebbe essere rapidamente invertita con appena 2 mg di Ketotifene fumarato al giorno. (3)

Se usato per ridurre la frequenza, la durata e la gravità degli attacchi d’asma, il Ketotifene fumarato viene solitamente somministrato inizialmente ad un dosaggio di 1 mg due volte al giorno (2 mg in totale). Se necessario, questo dosaggio può essere aumentato ad un dosaggio massimo di 2 mg due volte al giorno (4 mg totale). Gli atleti usano comunemente un dosaggio di 1 mg due volte al giorno (2 mg in totale) per l’uso (off-label) per la  prevenzione della sottoregolazione dei beta-recettori  dovuta all’uso di composti beta-agonisti come il Clenbuterolo e il Salbutamolo. Ciò può consentire a un individuo di ottenere un maggiore effetto termogenico, e di poter svolgere cicli più lunghi con farmaci beta-2 agonisti. Si noti che, data la capacità del Ketotifene di aumentare la sensibilità ai farmaci beta-agonisti, può essere necessario ridurre il dosaggio di questi ultimi se co-somministrati con Ketotifene fumarato.

L’emivita del Ketotifene fumarato è di 12 ore.

Gli effetti collaterali comuni con l’uso del Ketotifene fumarato includono secchezza delle fauci, stimolazione dell’appetito, aumento di peso, vertigini, stimolazione del SNC e sonnolenza. Questi effetti collaterali sono tutti comunemente associati a composti antistaminici forti. In rari casi possono verificarsi reazioni allergiche gravi a livello cutaneo o un’infiammazione vescicale chiamata cistite. Altri effetti collaterali connessi all’uso del Ketotifene fumarato comprendono  Cefalea, nausea, vomito, dispepsia, e epigastralgia.

L’uso di Ketotifene fumarato deve essere evitato in soggetti sotto trattamento con antidiabetici orali e in caso di epilessia.

Il Ketotifene fumarato è ampiamente disponibile e viene venduto sotto numerosi nomi commerciali in molti paesi. La contraffazione su larga scala di questo medicinale non è attualmente nota da rappresentare un problema. 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1-  Ketotifen alone or as an additional medication for the long-term control of asthma and wheeze in children. Bassler D, et al. The Cochrane Database of Systematic Reviews; Issue 1. Chichester: John Wiley; 2004.

2- Effects of ketotifen and clenbuterol on beta-adrenergic receptor functions of lymphocytes and on plasma TXB-2 levels of asthmatic patients. Huszar E, Herjavecz I et al. Z Erkr Atmungsorgane 1990;175(3):141-6

3-  Effect of prednisolone and ketotifen on beta 2-adrenoceptors in asthmatic patients receiving beta 2-bronchodilators. Brodde OE, Howe U et al. Eur J Clin Pharmacol 1988;34(2):145-50

 

 

Sibutramina

Sibutramine_svg
Sibutramina

 

La Sibutramina (commercializzata come Meridia negli USA, Leptos in India, Reductil in Europa e altrove), solitamente in forma di idrocloruro monoidrato, è un riduttore dell’appetito per via orale, usato nel trattamento dell’obesità. È un inibitore del reuptake della serotonina e della noradrenalina ma non della dopamina; strutturalmente è simile alle amfetamine (1) anche se agisce diversamente.  La Sibutramina è chimicamente una miscela racemica di (+) e (-) enantiomeri di 1- (4-clorofenil) -N, N-dimetil-α- (2-metilpropil)-cyclobutanemetanammina.

La Sibutramina esercita un effetto sulla perdita di peso attraverso due meccanismi distinti. Ha una marcata capacità di sopprimere l’appetito. Durante alcuni studi, i pazienti hanno ridotto la loro assunzione energetica di ben 1.300 Kcal durante l’assunzione di questo farmaco. (2) Oltre ai suoi effetti sull’assunzione calorica, la Sibutramina stimola anche il metabolismo e la spesa calorica giornaliera. Una singola dose di 10 mg ha dimostrata di aumentare il tasso metabolico basale fino al 30%, un effetto che viene mantenuto per almeno sei ore. Questa azione termogenica avviene attraverso l’interazione della molecola con il sistema adrenergico, soprattutto attraverso il supporto indiretto dell’attivazione dei recettori beta 3.  Con l’uso di questo farmaco, si nota un forte aumento della termogenesi del tessuto adiposo marrone (BAT), che è accompagnato da aumenti della temperatura corporea di 0,5-1 grado Celsius.(3) L’elevazione della temperatura corporea è un buon indicatore dell’aumento della termogenesi. 

Per avere un idea più chiara sull’efficacia della Sibutramina, si fa riferimento ad alcuni studi clinici svolti su questo agente. Uno di questi studi è stata condotta presso la Kansas Foundation for Clinical Pharmacology nel 2001. In questo studio, un gruppo di 322 pazienti obesi è stato trattato con 20 mg di Sibutramina o un placebo una volta al giorno per 24 settimane. Alla conclusione di questo studio, il 42% dei pazienti nel gruppo Sibutramina aveva perso il 5% o più del peso corporeo iniziale, mentre il 12% aveva osservato una perdita del peso corporeo del 10% o superiore. La Sibutramina è stata anche associata a significativi miglioramenti nei trigliceride e nei livelli di colesterolo HDL nel siero, in soggetti che presentavano valori scadenti all’inizio dello studio. Un altro studio dettagliato è stata svolto in Cina da parte del Dipartimento di Endocrinologia dell’ospedale Rui-jin nello stesso anno coinvolgendo un gruppo di 120 persone (uomini e donne) i quali sono stati trattati con soli 10 mg al giorno di Sibutramina. (4) Anche i risultati di questo studio sono stati favorevoli, con una media nella perdita di peso dei pazienti trattati pari a 15Kg nelle 24 settimane di utilizzo.

meridia-pills

La Sibutramina ha ricevuto l’approvazione dalla Food and Drug Administration per la vendita come agente da prescrizione per la perdita di peso nel 1998. È stata sviluppata e commercializzata dalla Abbott Laboratories, che ha messo in vendita il farmaco sul mercato americano con il nome commerciale di Meridia. L’azienda ha anche venduto il farmaco in numerosi mercati internazionali sotto il nome di Reductil. La Sibutramina godette di un periodo limitato di vendite negli Stati Uniti, in quanto venne rimossa dal mercato nell’ottobre 2010 sotto pressione della FDA, citando una maggiore incidenza di eventi cardiovascolari avversi. La Abbott ritirò la Sibutramina da molti mercati in diverse aree del mondo. Si noti che la Sibutramina rimane classificata come sostanza controllata negli Stati Uniti. In Italia, nel marzo 2002, il Ministero della Salute ne decretò la sospensione dal commercio a seguito di una revisione dei dati di sicurezza, che rivelarono l’esistenza di un rischio cardiovascolare correlato al suo utilizzo. (5) Contemporaneamente l’Italia avviò una procedura di arbitrato a livello europeo richiedendo un parere al Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia europea per i medicinali. L’agenzia europea diede parere favorevole al mantenimento in commercio del farmaco, pertanto ad agosto dello stesso anno la sibutramina fu riammessa, con l’obbligo tuttavia di presentare ricetta medica specialistica per l’acquisto e di consegna al paziente di una scheda informativa sui possibili rischi.(6) L’agenzia europea aveva tuttavia richiesto all’azienda produttrice del farmaco uno studio multicentrico che valutasse l’efficacia e la sicurezza del farmaco. Lo studio richiesto venne denominato SCOUT (Sibutramine Cardiovascular OUTcome) e i risultati, pubblicati nel 2009, rivelarono che:

  • la perdita di peso ottenuta con la sibutramina è modesta
  • tale perdita di peso non si mantiene dopo la fine del trattamento
  • i pazienti trattati con Sibutramina avevano un aumento del rischio cardiovascolare del 16% rispetto ai pazienti trattati con placebo.

Il 24 gennaio 2010 pertanto, la Sibutramina venne nuovamente sospesa dalla commercializzazione.

La casa farmaceutica produttrice ha dichiarato di voler fare appello contro questa decisione.(7)

La Sibutramina cloridrato, dove ancora commercializzata, è comunemente venduta in capsule da 5 mg, 10 mg e 15 mg.

L’effetto collaterale più comune con la Sibutramina è l’aumento della pressione sanguigna, un tratto che lo rende un farmaco controindicato per l’utilizzo nei soggetti con pressione alta o altri problemi cardiovascolari.  Altri effetti collaterali comuni sono la secchezza delle fauci, l’insonnia, l’irritabilità, il dolore alla schiena, il mal di stomaco e la stitichezza, che tendono a diminuire in termini di gravità quando l’utilizzatore si abitua al farmaco. La Sibutramina cloridrato deve essere sospesa immediatamente se si verificano effetti collaterali o sintomi più gravi di tossicità, inclusi eccitazione, irrequietezza, perdita di coscienza, confusione, agitazione, debolezza, brividi, fastidio, battito cardiaco accelerato, dilatazione delle pupille, vomito, difficoltà respiratorie, Dolori al petto, gonfiore di piedi, caviglie o gambe, svenimenti, disorientamento, depressione, febbre alta, dolore agli occhi, tremori o sudorazione eccessiva. Si ricordi che un’aumentata incidenza di eventi cardiovascolari avversi ha portato al ritiro di questo farmaco dalla maggior parte dei mercati. Non è generalmente più considerato un prodotto sicuro. 

La Sibutramina cloridrato è usata per il trattamento dell’obesità, compresa la perdita e il mantenimento del peso, e deve essere utilizzata in combinazione con una dieta a ridotto apporto calorico. Questo farmaco è stato usato su pazienti con fattori di rischio aggiuntivi correlati al peso, tra cui ipertensione controllata, diabete e dislipidemia (colesterolo alto). Il dosaggio iniziale raccomandato per la maggior parte dei pazienti è 10 mg una volta al giorno, che deve essere regolato fino a 15 mg dopo 4 settimane se la perdita di peso non è stata inizialmente sufficiente. Di solito non sono raccomandate dosi più elevate. Anche gli atleti hanno usato questo farmaco nelle fasi di restrizione calorica, soprattutto per il suo effetto anoressizzante, ai medesimi dosaggi sopra indicati.

Ricordo inoltre che, questo farmaco è soggetto a disponibilità limitata a seguito di un richiamo sostenuto dalla FDA negli Stati Uniti e successivamente alla sua rimozione da molti altri mercati internazionali per ragioni di sicurezza.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

William Llewellyn’s ANABOLICS, 10th ed.

  1. New Drugs, in Australian Prescriber, vol. 25, nº 1, 2002, p. 22. PDF 
  2. Modalities of the food intake-reducing effect of sibutramine in humans. Chapelot D, Marmonier C, Thomas F, Hanotin C. Physiol Behav. 2000 Jan;68(3):299-308.
  3. Thermogenic effects of sibutramine and its metabolites. Connoley IP, Liu YL, Frost I, Reckless IP, Heal DJ, Stock MJ. Br J Pharmacol. 1999 Mar;126(6):1487-95.
  4.  A randomized, double-blind, placebo-controlled, multicenter study on sibutramine in over-weighted and obese subjects. Zhao Y, Wang X, Yan Z. Zhonghua Yu Fang Yi Xue Za Zhi. 2001 Sep;35(5):329-32.
  5. Divieto di vendita delle specialita’ medicinali e preparati magistrali a base di sibutramina., Gazzetta Ufficiale N. 61 del 13 marzo 2002, MINISTERO DELLA SALUTE, 7 marzo 2002. URL consultato il 2009.04.06.
  6. Obesità: riammessa in commercio la sibutramina | Saninforma 
  7. Dieta, vietata la vendita di farmaci contenenti Sibutramina 

Yohimbina

yohimbina-300x194

La Yohimbina (17α-hydroxy-yohimban-16α-carboxylic acid methyl ester) è un alcaloide estratto dalla corteccia della Pausinystalia Johimbe e dalle foglie della Rauvolfia serpentina (nota anche come radice di serpente indiana) venduto in alcuni paesi dietro prescrizione medica per il trattamento della disfunzione erettile, per il trattamento del disturbo da ridotto desiderio sessuale (riduzione della libido), e viene anche utilizzata per i suoi presunti effetti afrodisiaci.

La Yohimbina è un noto antagonista degli adrenocettori α-2. Ciò significa semplicemente che la Yohimbina può bloccare i recettori sulle cellule adipose che normalmente bloccano il processo di rilascio dei grassi nel torrente ematico. Ciò è controllato dagli ormoni Adrenalina e Noradrenalina (detti anche Epinefrina e Norepinefrina) che normalmente si legano agli adrenocettori delle cellule adipose per segnalare il rilascio dei grassi nel sistema circolatorio affinché possano essere bruciati come fonte energetica. Il corpo cerca di fermare questo processo attraverso la stimolazione dei recettori α-2 che dicono alle cellule grasse di accumulare materiale. Quando la Yohimbina blocca i recettori α-2 viene rilasciato più grasso che poi viene bruciato come fonte energetica.

Il principale studio che supporta quanto sopraddetto è “Does yohimbine act as a slimming drug?” di Kucio C., Jonderko, K., Piskorska D., Dipartimento di gastroenterologia, Silesian School of Medicine, Katowice, Polonia [Isr J Med Sci. 1991 Oct;27(10):550-6].

Dal momento che la Yohimbina è un antagonista degli α2-recettori, è stata esaminata per la sua efficacia nella cura dell’obesità.

20 donne obese sono state sottoposte a 3 settimane di dieta ipocalorica (1.000 kcal/giorno) dopo di che sono state assegnate a caso a due trattamenti secondo la procedura dello studio a doppio cieco: 10 soggetti hanno ricevuto 5mg di Yohimbina 4 volte al giorno mentre altri 10 hanno ricevuto un placebo, tutti hanno seguito una dieta ipocalorica di 1.000 kcal/giorno.

I risultati di questo studio hanno mostrato che i soggetti che hanno ricevuto la Yohimbina hanno sperimentato una perdita di grasso media di 3,55 kg mentre il gruppo placebo ha perso solo 2,21 kg. Questi studi hanno mostrato anche che il rilascio di Insulina dovuto all’ingestione del cibo inibisce le azioni della Yohimbina mentre una dieta molto ipocalorica ne agevola l’efficacia. Meno cibo significa anche meno rilascio di Insulina. Quindi una dieta ipocalorica combinata con una somministrazione multidose di Yohimbina può aumentare il dispendio calorico di oltre il 30%.

Ci sono almeno due punti chiave per massimizzare gli effetti della Yohimbina:

1. Una dose adeguata – Molte volte viene consigliata una dose troppo bassa. Negli studi, la quantità minima di Yohimbina assunta oralmente è stata di 0,2 mg/kg al giorno. Quindi una persona di 90 kg ha bisogno di 18 mg di Yohimbina al giorno per ottenere l’effetto lipolitico desiderato. Attenzione: con la Yohimbina alcune persone sperimentano delle risposte molto forti del ritmo cardiaco e della pressione ematica. Per valutare la propria tolleranza è consigliabile cominciate con circa 1/3 della dose ottimale (quindi una persona di 90 kg comincerebbe con 6 mg) incrementando la dose nel corso di un periodo di alcuni giorni (generalmente 2-3 giorni). Se il ritmo cardiaco o la pressione ematica aumentano troppo si consiglia l’interruzione dell’assunzione di Yohimbina.

2. Deve essere assunta a stomaco vuoto – È una cosa fondamentale perché anche una piccola risposta insulinica impedirà qualsiasi effetto della Yohimbina. Assumere la Yohimbina con il cibo produrrà una risposta insulinica maggiore rispetto all’assunzione del cibo da solo (la cosa è legata ai recettori α nel pancreas). In base a questa regola, uno dei momenti migliori per assumere la Yohimbina è prima dell’allenamento aerobico del mattino. Se non si svolge una sessione aerobica al mattino, credo che un altro momento favorevole per assumere la Yohimbina sia 30 minuti prima della sessione di allenamento serale, o comunque almeno 3-4 ore dopo aver mangiato affinché i livelli di Insulina calino a sufficienza. Comunque penso che la prima parte della giornata sia il momento migliore.

Alcuni atleti assumono la Yohimbina con un po’ di Caffeina circa 30 minuti prima della sessione aerobica. Assumono anche l’associazione ECA, ma mai insieme alla Yohimbina. La combinazione ECA + Yohimbina, come l’associazione Yohimbina + Clenbuterolo, è potenzialmente pericolosa (più dei due composti presi singolarmente) a causa dell’interazione sul ritmo cardiaco e sulla pressione ematica. Gli atleti in questione assumono la Yohimbina prima della sessione aerobica del mattino, e per la prima dose di ECA aspettano 4 ore dopo l’assunzione di Yohimbina. L’emivita della Yohimbina è di 0,25-2 ore.

Ricapitolando, gli effetti collaterali della Yohimbina a seconda del dosaggio assunto possono comportare anche importanti alterazioni della pressione arteriosa, in senso ipertensivo, che spesso si accompagnano ad aumento della frequenza cardiaca. Gli eventi avversi a carico del tratto gastrointestinale comprendono nausea e vomito. Per i suoi effetti eccitatori a carico del SNC la molecola comporta spesso la comparsa di irritabilità, ansia generalizzata, eccitazione, iperattività motoria, reazioni maniacali, allucinazioni, insonnia, tremore e vertigine. La contemporanea assunzione di Yohimbina e farmaci antidepressivi o fenotiazine può comportare un aumentato rischio di comparsa e aggravamento degli effetti collaterali.

Concludendo, la Yohimbina si presenta come un efficace agente lipolitico specie nei confronti del grasso testardo. Dati i suoi possibili effetti collaterali, la Yohimbina deve essere usata con cautela calcolando accuratamente le dosi così da evitare o diminuire la comparsa di effetti avversi.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti

– Domande & Risposte senza censura di Author L. Rea (Olympian’s News)

– Chemical Muscle Enhancement II (Author L. Rea)

– Chiedete a Lyle McDonald (THINK MUSCLE – Olympian’s News)

AAS E INIEZIONI SOTTOCUTANEE

aasinjsc

Gli AAS (in base oleosa e acquosa) possono essere iniettati sottocute, anche se la loro somministrazione principalmente consigliata è tramite iniezione intramuscolare. Le iniezioni di AAS che utilizzano il tessuto adiposo sottocutaneo come luogo di deposito del farmaco modificano soltanto il tasso di rilascio dello steroide dal sito di iniezione, anche se non è stata dimostrata molta differenza dalle iniezioni intramuscolari. Gli individui che vogliono assumere un AAS tramite iniezione sottocutanea dovrebbero fare attenzione al quantitativo della soluzione, poiché il tessuto sottocutaneo non può contenere un volume di olio iniettato troppo alto senza creare problemi, arrivando a “tollerare” quantitativi decisamente inferiori rispetto alle iniezioni intramuscolari. Per quanto riguarda le affermazioni circa gli ascessi dovuti a tele metodica di iniezione, c’è da specificare che essi si verificano solo se il sito di iniezione è infetto o se il composto è contaminato.

Come risaputo, quando si parla di iniezioni sottocutanee si sta parlando di un metodo di iniezione che prevede la somministrazione di una soluzione (principalmente) a base acquosa nel tessuto adiposo appena sotto la pelle. Anche le soluzioni a base oleosa possono essere iniettate sottocute, ma non è normalmente raccomandato. Le iniezioni sottocutanee sono utilizzate soprattutto per la somministrazione di Insulina, GH (Ormone della Crescita), HCG (Gonadotropina Corionica Umana) e altri peptidi. Le iniezioni sottocutanee sono utilizzate principalmente per iniettare sostanze a base acquosa e composti che richiedono quantità della soluzione molto piccole (1mL o CC o meno), in quanto i siti di iniezione sottocutanei non possono contenere una quantità elevate di soluzione senza problemi. Gli AAS in base acquosa e oleosa possono quindi essere iniettati sottocute, ma prestando attenzione al volume dell’iniezione, iniettando un quantitativo molto inferiore rispetto alle iniezioni intramuscolari. Gli studi hanno mostrato livelli plasmatici stabili in seguito a somministrazione sottocutanea di AAS con efficienza tale ad una somministrazione intramuscolare. (1) (2)

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- Subcutaneous administration of testosterone. A pilot study report. Al-Futaisi AM, Al-Zakwani IS, Almahrezi AM, Morris D. Saudi Med J 2006;27(12):1843-6.
2- STABLE TESTOSTERONE LEVELS ACHIEVED WITH SUBCUTANEOUS TESTOSTERONE INJECTIONS. M.B. Greenspan, C.M. Chang. Division of Urology, Department of Surgery, McMaster University, Hamilton, ON, Canada.

AAS e Omocisteina

metabolismo_metionina1

L’Omocisteina è un amminoacido solforato di peso molecolare 135,186 che si forma in seguito alla perdita di un gruppo metilico da parte della Metionina, un aminoacido essenziale ossia che necessita di essere introdotto con la dieta.

È un residuo tossico del metabolismo e,  una sua elevata concentrazione nel sangue (iperomocisteinemia) rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare. (1)  

L’iperomocisteinemia induce lesioni endoteliali e disfunzioni endoteliali, incrementa l’attivazione piastrinica nel sito di lesione microvascolare, portando allo sviluppo di aterosclerosi.

L’aumento dei livelli plasmatici di Hcy crea la condizione chiamata iperomocisteinemia (HHcy), caratterizzata da tre varianti; moderata (16-30 µmol/L), intermedia (31-100 µmol/L) e grave (> 100 µmol/L) HHcy.

L’iperomocisteinemia è un sintomo di alcune patologie, ereditarie e non, e di stili di vita errati (2):

  • omocistinuria (malattia metabolica dovuta a deficit dell’enzima cistationina-β-sintetasi).
  • carenza di folati, vitamina B12 o vitamina B6 (3)
  • tabagismo
  • eccessivo consumo di caffè e di bevande alcoliche
  • stile di vita sedentario, ridotta attività fisica
  • esposizione cronica all’inquinamento atmosferico, specialmente al particolato
  • La mutazione MTHFR (metilentetraidrofolato-reduttasi) che ostacola il processo di trasformazione e causa un aumento di Omocisteina. Si tratta di una mutazione piuttosto frequente (frequenza allelica intorno allo 0.5 nella popolazione italiana). (4) La mutazione (o, meglio, il polimorfismo) più comune è C677T.
  • In presenza di varie malattie si può registrare iperomocisteinemia, in particolare in caso di ipotiroidismo, psoriasi, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide. Anche durante trattamenti farmacologici con metotrexate, carbamazepina, fenitoina ed isoniazide inibitori delle COX-2 è possibile l’aumento dei livelli ematici di Omocisteina.

L’iperomocisteinemia in combinazione con altri fattori di rischio (iperlipidemia, ipertensione, fumo, alimentazione scorretta, stress) promuove l’aterogenesi, l’ateromatosi e l’aterosclerosi, che alla fine portano allo sviluppo di coronaropatia , malattie delle arterie periferiche, ictus o trombosi venosa. 

Recenti studi hanno dimostrato che un aumento del 25% (circa 3 µmol/L) dei livelli di Omocisteina è associato ad un rischio superiore al 10% che si verifichino eventi cardiovascolari e un rischio che si verifichi un ictus superiore al 20%. 

Quando queste concentrazioni superano i 15 µmol/l, vi è un aumento del 25% della mortalità.

Inoltre, l’Omocisteina è un importante fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di malattie quali l’Alzheimer, il Parkinson e la sindrome metabolica. 

I valori di normalità dell’Omocisteina sono:

  • valori < 13 µmol/L (uomini)
  • valori < 10.1 µmol/L (donne)

In caso di omocistinuria da MTHRF i valori ematici sono più alti dalle 10 alle 50 volte, mentre le altre cause e patologie danno aumenti solitamente più contenuti.

L’uso di AAS ha effetti sul lungo termine nelle concentrazioni plasmatiche di Omocisteina.

In tale contesto, l’aumento dei livelli di Omocisteina dipende da:

  1. il tipo di AAS:

Gli AAS metilati in C-17 sono epatotossici e alterano il metabolismo dell’Hcy nel fegato.

Le molecole soggette ad aromatizzazione (Methyltestosterone, Methandrostenolone ecc) o che posseggono attività estrogenica (vedi Oxymetholone) aumentano la concentrazione di estrogeni (E2) o agiscono come tali, e riducono i livelli di Cobalamina (Vitamina B12) e folati.

Una deficienza di folati e B12 nel plasma ha dimostrato di elevare la concentrazione ematica di Hcy.

2. Durata d’uso:

C’è una relazione lineare significativa tra abuso di AAS a lungo termine e iperomocisteinemia.
Somministrazioni oltre i 6 mesi portano ad un aumento dei livelli plasmatici di Hcy.

3. Il dosaggio di AAS:

Gli studi hanno mostrato iperomocisteinemia acuta nei Bodybuilder che usano dosi sovrafisiologiche di vari tipi di AAS.

4. L’uso simultaneo-staking di diversi AAS:

Il meccanismo dell’iperomocisteinemia durante o dopo l’abuso di AAS è multifattoriale.

Gli AAS sono noti per causare (a diverso grado) una marcata dislipidemia, con una significativa riduzione delle lipoproteine ad alta densità (HDL) e un aumento delle lipoproteine a bassa densità (LDL) cosa che porta ad un aumento del rischio di sviluppare eventi cardiovascolari. 

Inoltre, gli AAS influenzano il sistema emostatico, attraverso una maggiore attività fibrinolitica e una contemporanea aggregazione piastrinica.
L’attivazione della cascata coagulativa porta ad un tempo di sanguinamento prolungato (INR e PT risultano notevolmente elevati). 
Gli AAS influenzano il sistema ematologico portando ad eritrocitosi, stimolando il midollo osseo e promuovendo la sintesi di eritropoietina nel rene.
L’eritrocitosi è associata alla viscosità sanguinea che porta a problemi coronarici, alle arterie periferiche e alla comparsa di trombosi venosa.
La sintesi di Omocisteina avviene negli eritrociti, in tal modo il loro numero elevato contribuisce alla comparsa di iperomocisteinemia.
Nella maggior parte delle preparazioni si nota che gli atleti che utilizzano AAS prestano particolare attenzione all’aumento dei lipidi ematici, all’epatoprotezione e all’aumento dell’ematocrito rivolgendo una scarsa (o nulla) attenzione all’aumento dell’Omocisteina. Ciò rende parziale il tentativo di far fronte agli effetti collaterali derivanti dall’uso di AAS.
Quindi, come fare fronte all’aumento dell’Omocisteina ed evitare l’insorgere di iperomocisteinemia? 
Per far fronte all’iperomocisteinemia, l’utilizzatore di AAS deve integrare con vitamine del gruppo B (soprattutto vitamina B6 e B12), Acido Folico e Betaina (Trimetilglicina).
Ovviamente, l’utilizzatore di AAS dovrebbe evitare il consumo di alcol ed evitare tutti gli altri fattori che danneggiano l’endotelio vascolare come il fumo, l’ipertensione e la dislipidemia: questi ultimi due fattori sono più difficili da controllare durante l’uso di AAS ma sono comunque riducibili attraverso un adeguata supplementazione (vedi, per esempio,  Riso Rosso Fermentato).
Va notato inoltre che, anche se dopo l’interruzione dell’uso di AAS i livelli di Omocisteina calano, il danno all’endotelio vascolare è irreversibile.
Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • gtoul.com

1- O. Nygård, SE. Vollset; H. Refsum; I. Stensvold; A. Tverdal; JE. Nordrehaug; M. Ueland; G. Kvåle, Total plasma homocysteine and cardiovascular risk profile. The Hordaland Homocysteine Study., in JAMA, vol. 274, nº 19, Nov 1995, pp. 1526-33, PMID 7474221.

2- Catalano R., Rosso V., Spaccamiglio A., Omocisteina e iperomocisteinemia, flipper.diff.org. URL consultato il 13 novembre 2008.

3- Miller JW, Nadeau MR, Smith D, Selhub J, Vitamin B-6 deficiency vs folate deficiency: comparison of responses to methionine loading in rats, in American Journal of Clinical Nutrition, vol. 59, maggio 1994, pp. 1033–1039.

4- http://www.asl2.liguria.it/pdf/Labinforma_8_06.pdf

AAS e soppressione dell’HPTA (Asse-Ipotalamo-Ipofisi-Testicoli).

hpta-feedback-loop

Con Asse-Ipotalamo-Ipofisi-Testicoli (HPTA)  ci si riferisce alla connessione tra ipotalamo, ghiandola pituitaria e testicoli come se queste singole ghiandole endocrine fossero una singola entità. Poiché queste ghiandole spesso agiscono in concerto, i fisiologi e gli endocrinologi ritengono conveniente e descrittivo parlare di esse come di un unico sistema.

L’asse HPTA svolge una parte critica nello sviluppo e nella regolazione di un certo numero di sistemi del corpo, come i sistemi riproduttivi e immunitari. Le fluttuazioni di questo asse causano variazioni negli ormoni prodotti da ciascuna ghiandola e hanno diversi effetti locali e sistemici nel corpo.

In breve, l’asse HPTA rappresenta un sistema di stimolazione/inibizione degli ormoni prodotti dalle rispettiva strutture:

  1. Ipotalamo: GnRH (ormone di rilascio delle gonadotropine; in inglese Gonadotropin-releasing hormone).
  2. Ipofisi (o ghiandola Pituitaria):  dalle cellule beta e gamma rispettivamente l’ormone follicolo-stimolante (FSH) e l’ormone luteinizzante (LH).
  3. Testicoli: Testosterone, Androstenedione, DHEAS, Inibina.  

Come ben sappiamo, diversi AAS sono derivati sintetici del Testosterone, il principale androgeno nei maschi. Il Testosterone sopprime marcatamente l’HPTA, mentre altri derivati lo fanno in misura maggiore o minore. 

Gli AAS sono classificati in tre categorie principali:

  1. Derivati del Testosterone (Boldenone, Fluoxymesterone, Methyltestosterone)
  2. Derivati del DHT (Stanozolol, Methenolone, Oxandrolone) e forme sintetiche del Dihydroxytestosterone (Mesterolone, Drostanolone)
  3. Derivati del 19-nortestosterone  (Nandrolone, Trenbolone).

I fattori che contribuiscono alla soppressione dell’HPTA sono:

  1. L’origine del AAS
  2. Il tasso di conversione del  AAS ad estrogeno, attraverso l’enzima aromatasi in alcuni tessuti (adiposo, mammario)
  3. Dose e tempo d’uso/abuso del AAS
  4. Attività androgena del AAS

Gli AAS che sopprimono maggiormente l’HPTA sono:

  1. Derivati del Testosterone.

Il Testosterone blocca l’HPTA dal primo giorno di utilizzo.

2. AAS altamente estrogenici.

Gli estrogeni (principalmente E2-beta estradiolo) causano un feedback negativo sull’ipotalamo per la produzione di GnRH, che a sua volta stimola LH che stimola la sintesi di Testosterone nelle cellule Leydig nei testicoli. Pertanto, gli AAS fortemente soggetti all’aromatizzazione o che posseggono una attività estrogenica (Oxymetholone, Methyltestosterone, Testosterone, Methandienone) influenzano marcatamente la funzione dell’HPTA.

Un altro motivo per cui gli estrogeni diminuiscono la libido è il fatto che aumentano la concentrazione delle SHBG, che legandosi al Testosterone ne diminuiscono la frazione più attiva (Testosterone libero).

3. AAS progestinici (es. Trenbolone, Nandrolone, Trestolone).

Gli AAS derivati dal 19-nortestosterone sono tendenti ad esplicare  un’alta attività progestinica. La iperprolattinemia è associata all’uso di 19-norsteroidi (soprattutto se co-somministrati con forti aromatizzabili). La Prolattina (o PRL) è un ormone polipeptidico di 199 amminoacidi  prodotto dalle cellule lattotrope dell’ipofisi anteriore (Adenoipofisi) che ne costituiscono il 20%. Ciò è  controverso con la produzione di Testosterone. Pertanto, i livelli elevati di prolattina nel siero sopprimono l’HPTA. Gli effetti collaterali associati con il Progesterone e, quindi, con gli AAS progestinici sono simili a quelli degli estrogeni, compreso il feedback negativo di inibizione della produzione di Testosterone.

4. AAS fortemente androgeni (es. Fluoxymesterone, Trenbolone, Methyltrienolone).

Questi farmaci si legano fortemente con il recettore degli Androgeni (AR).  Gli AAS attraversano la barriera ematoencefalica e si legano ai recettori sull’ipotalamo.  Ciò comporterà una marcata soppressione dell’HPTA. L’attività androgena si traduce nelle caratteristiche sessuali secondarie (crescita dei peli e della barba, allargamento delle spalle e il rafforzarsi dei muscoli, l’ingrandimento del pene, dei testicoli e della prostata.)

Tuttavia, altre funzioni biologiche degli Androgeni coinvolgono:

  •  L’eritropoiesi (stimolazione della sintesi di Eritropoietina nei Reni e aumento delle unità di formazione della colonia eritroide nel midollo osseo e promozione della loro differenziazione nelle cellule responsive dell’eritropoietina)
  • Effetti anabolizzanti, cioè l’aumento della massa muscolare e della forza, e aumento delle dimensioni delle fibre muscolari. La somministrazione di Testosterone porta alla ritenzione positiva dell’azoto e all’aumenta della sintesi proteica.
  • Lipolisi (beta ossidazione nei mitocondri nel tessuto adiposo) con riduzione del grasso addominale, e diminuzione dell’insulino-resistenza e aumento dell’insulino-sensibilità.  Secondo il dottor Michael Scally, autore del libro “A question of muscle”, gli AAS (che non aromatizzano) potrebbero diventare la soluzione contro l’obesità.
  • Impatto sul SNC (Sistema Nervoso Centrale) con effetto neurodegenerativo, induzione dell’apoptosi nel ippocampo e ipertrofia dell’amigdala. L’amigdala con l’ippocampo fa parte del sistema limbico, che determina lo stato emotivo. I sintomi clinici della neurotossicità da AAS includono aggressività (tipico effetto “roid rage-bipolar”), ipomania-mania, depressione, disturbo bipolare, comportamento psicotico (idee sbagliate, deliri, e allucinazioni). 

Gli AAS con elevata androgenicità sono solitamente soggetti ad elevata attività dell’enzima 5-alfa-reduttasi; la conversione del AAS in DHT influenzerà prevalentemente la ghiandola prostatica e il cuoio capelluto (alopecia). I derivati del DHT non sono soggetti ad aromatizzazione ne posseggono attività estrogenica (tranne rari casi come l’Oxymetholone).  Ciò implica praticamente che non vi è alcuna sintesi di beta estradiolo dal AAS, fattore primario nella soppressione dell’HPTA. Il DHT è l’androgeno più forte presente nel corpo, e ha la capacità di sopprime di per se l’HPTA. Tuttavia, il DHT possiede anche proprietà antiestrogene.  Un fattore che dimostra l’effetto antiestrogeno del DHT si verifica quando vengono inseriti inibitori della 5-alfa-reduttasi (finasteride, dustateride) per il trattamento dell’ipertrofia prostatica o della calvizie maschile. Gli uomini sottoposti a terapia con inibitori della 5-alfa-reduttasi notano spesso il conseguente sviluppo di ginecomastia (ma anche depressione e la soppressione della libido, poiché il DHT è altamente androgeno). Il perché è di facile intuizione: – conversione del Testosterone in DHT + Testosterone soggetto all’azione dell’enzima aromatasi + mancata azione antiestrogenica del DHT = maggiori livelli di Estradiolo con conseguenti effetti avversi.

Il tempo e la dose d’uso/abuso del AAS provocheranno alla fine un atrofia testicolare (a diverso grado); Questo è un tipico meccanismo omeostatico, regolato dall’HPTA.

Si tenga sempre presente che, tutti gli AAS se assunti in dosi sufficienti per promuovere l’aumento della massa muscolare causano una soppressione del  Testosterone endogeno. Senza l’intervento con sostanze  Testosterone-stimolante, e una adeguata PCT, i livelli di Testosterone dovrebbero tornare alla normalità entro 1-4 mesi dalla cessione del farmaco. Si noti che un ipogonadismo ipogonadotropo prolungato può svilupparsi secondariamente all’abuso di steroidi, cosa che richiede un intervento medico.

Riferimenti:

  • William Llewellyn’s ANABOLICS, 10th ed.
  1. J Investig Med. 1997 Oct;45(8):441-7. Testosterone suppression of the HPT axis. MacIndoe JH1, Perry PJ, Yates WR, Holman TL, Ellingrod VL, Scott SD.
  2. Baillieres Clin Endocrinol Metab. 1987 Feb;1(1):71-87. Endocrinology of the hypothalamic-pituitary-testicular axis with particular reference to the hormonal control of spermatogenesis. Matsumoto AM, Bremner WJ.
  3. Ann Endocrinol (Paris). 1999 Jul;60(2):102-6. Role of FSH in male gonadal function. Simoni M1, Weinbauer GF, Gromoll J, Nieschlag E.

Dr. John Ziegler il mito sulla creazione del Dianabol

john-ziegler

Uno dei miti più duraturi nella storia degli steroidi anabolizzanti è la convinzione che il Dr. John Ziegler abbia creato il Dianabol. La verità è che Ziegler non ebbe nulla a che fare con l’invenzione del Dianabol.

I veri inventori erano chimici organici europei che lavoravano in un laboratorio svizzero.

Il Dianabol (Methandrostenolone o Metandienone) [17beta-idrossi-17alpha-methylandrosta-1,4-dien-3-one] fu sintetizzato da chimici organici che lavoravano per la CIBA Pharmaceuticals in Svizzera. I ricercatori europei che hanno creato il Dianabol probabilmente non sentirono parlare del Dr. John Ziegler, ne prima ne dopo il suo sviluppo, e certamente non collaborarono con lui.

testosterone-boldenone-methandrostenolone

– Allora, chi creò realmente il Dianabol? –

Ai seguenti illustri chimici che svolsero studi e ricerche sugli ormoni steroidei per la CIBA Pharmaceuticals (Svizzera) vanno tutti i meriti per la sua invenzione: Albert Wettstein, Alfred fame, Charles Meystre, Ludwig Ehmann, Ernst Vischer, Hans Peter Frey e Walter Voser. Facevano tutti parte dell’equipe che per prima ha descritto la sintesi del Methandrostenolone sulla rivista scientifica fondata in svizzera Helvetica Chimica Acta.

  • Vischer E, Meystre C, Wettstein A. Herstellung weiterer 1-Dehydrosteroide auf mikrobiologischem Wege. Helv Chim Acta 1955;38:1502-6.
  • Meystre C, Frey H, Voser W, Wettstein A. Gewinnung von 1,4-Bisdehydro-3-oxo-steroiden. HeIv Chim Acta 1956;39:734-42.

leopold-ruzicka-188x300

Gli inventori della registrazione del brevetto degli Stati Uniti per il Methandrostenolone (US 2.900.398) sono elencati come Wettstein, Fame, Meystre, e Ludwig Ehmann della CIBA. La richiesta di brevetto fa riferimento solo al suddetto studio del 1956 dell’Helvetica Chimica Acta. Questi ricercatori non erano scienziati da poco . Wettstein collaborò con il team di ricerca di Leopold Ružička che vinse il Premio Nobel per la Chimica nel 1939 per il loro notevole lavoro sulla sintesi del Testosterone. La scoperta del Dianabol era solo un altro successo nella sua carriera.

– Perché allora il Dr. John Ziegler è stato erroneamente considerato l’inventore del Dianabol? –

Il racconto romanzato di come in una piccola cittadina americana un medico avesse creato uno steroide anabolizzante sintetico per migliorare le prestazioni di sollevatori olimpici americani contro i loro omologhi russi che utilizzavano testosterone fu certamente creata come un’arma al servizio del nazionalismo U.S.A. durante la Guerra Fredda. La disinformazione contribuì a far accrescere la “mitologia steroidea” narrando in continuazione questa storia nelle riviste di bodybuilding e anche attraverso il giornalismo. Anche se il Dr. John Ziegler non fu davvero l’inventore del Dianabol ciò non sminuisce l’importanza che ebbe nella storia dell’uso degli steroidi negli Stati Uniti. Ziegler contribuì a facilitare l’adozione degli steroidi in generale, e del Dianabol in particolare, da parte degli atleti americani.

Ziegler fu la prima persona a somministrare il Dianabol agli atleti competitivi poco dopo la sua introduzione da parte della CIBA nel 1958. Ebbe accesso al laboratorio CIBA a Summit (New Jersey) nel corso degli anni 50’ e somministrava già ai pesisti il Testosterone Propionato per “scopi di ricerca”. Tuttavia, non vi era nessuna ricerca sulla sintesi del Methandrostenolone presso l’impianto della CIBA nel New Jersey: tutte le ricerche sulla sintesi dell’ormone steroideo erano state riservate alla sede centrale in Svizzera. Quando il Dianabol divenne disponibile, la CIBA (New Jersey) chiese a Ziegler di somministrare il Dianabol ai pesisti olimpici sul finire del 1959. Successivamente prescrisse 10mg di Dianabol al giorno (due dosi da 5mg) ai pesisti John Grimek, Bill March, Tony Garcy e Louis Riecke. Essi furono i primi atleti ad usare il Dianabol.

John-Grimek-Bill-March-Tony-Garcy-Louis-Riecke-1024x375

Anche se steroidi anabolizzanti come il Testosterone Propionato, il Methyltestosterone e il Nilevar erano già stati utilizzati da alcuni culturisti della West Coast, quando la CIBA introdusse il Dianabol nel 1958, e il Dr. Ziegler iniziò a prescriverlo, l’uso degli steroidi andò rapidamente ad integrarsi nel bodybuilding e nel sollevamento pesi prima della graduale diffusione in tutti gli sport competitivi.

Il Dianabol emerse come lo steroide preferito tra i culturisti e atleti americani. Attualmente rimane uno degli steroidi più popolari utilizzati dai culturisti contemporanei. Per i milioni di atleti che hanno utilizzato il Dianabol, John Ziegler continuerà certamente a detenere un posto speciale nei loro cuori.

Gabriel Bellizzi

AAS epatotossicità e protezione epatica

Posizione_del_fegato_al_di_sotto_Dell_arcata_costale_destra_large

Come risaputo, il fattore primario che rende un AAS epatotossico è la presenza di una metilazione in C-17.  L’esposizione prolungata nel tempo o ad alte dosi a molecole con tale metilazione può causare danni al fegato.

Per analizzare e trovare una soluzione al problema, bisogna necessariamente partire dalle basi.

Il parenchima epatico è la parte del fegato che filtra le tossine presenti nel sangue. In sostanza, è un laboratorio biochimico, in cui avvengono diversi processi:

1.Produzione della bile, responsabile per la digestione degli acidi grassi
2. Biosintesi dei fattori di coagulazione (vitamina K), responsabile dei meccanismi di coagulazione
3.Sintesi della maggior parte delle proteine che circolano nel plasma, tra cui l’albumina e la maggior parte delle globuline.
4.Deposito di glicogeno come approvvigionamento energetico (glicogenesi), scomposizione del glicogeno in glucosio (glicogenolisi) e sintesi di glucosio da fonti non glucidiche (gluconeogenesi)
5.Sintesi delle lipoproteine (HLD & LDL), responsabile per l’eterogenesi -amartomatosi infiammatoria nel endotelio arterioso.
6. Produzione ormonale ( IGF1 – Somatomedina C)
7.Deposito di Vitamine (Cianocobalammina-B12)
8.Pulizia e disintossicazione da sostanze chimiche (paracetamolo, farmaci antinfiammatori non steroidei-NSAID, glucocorticoidi, alcool-etanolo, AAS).

fegato
Aspetto tridimensionale del fegato normale di MIT OCW.

 

 

Ogni volta che una sostanza chimica entra nella circolazione passando in seguito per la vena porta del fegato, l’organo deve rilevare se questa è una sostanza tossica o qualcosa di utile per il sistema. Il fegato metabolizza molti farmaci che non causano problemi epatici. Tuttavia, alcuni AAS possono essere responsabile di una vasta gamma di tipi di problemi epatici e lesioni all’organo.  I marcatori biochimici come gli enzimi epatici, noti come transaminasi (alanina transaminasi -ALT / SGOT e aspartato transaminasi-AST / SGPT), fosfatasi alcalina (ALP), γ-glutamil transpeptidasi (GGT), lattato deidrogenasi (LDH) e bilirubina ) sono spesso usati per indicare il danno epatico. Il danno epatico può essere definito da un aumento del:  

• (a) livello della ALT superiore di tre volte il limite superiore al normale,
• (b) livello della ALP più del doppio del limite superiore del normale, o
• (c)  livello totale di bilirubina superiore al doppio del limite superiore al normale, quando è associato ad un aumento ALT o ALP. Il danno epatico è ulteriormente caratterizzato nel tipo epatocellulari (elevazione ALT) e nel tipo colestatico (aumento ALP).

Gli AAS secondo la loro tossicità epatica, primariamente, sono classificati in due categorie principali:

• (a) Gli AAS metilati in C-17 (la maggior parte dei composti orali),
• (b) Gli AAS non metilati in C-17 (la maggior parte dei composti iniettabili).

Uno dei rari AAS iniettabili metilati in C-17 è lo Stanozololo (Winstrol Depot), mentre i maggiori composti orali non metilati in C-17 sono:

  1. Mesterolone (Proviron)
  2. Methenolone (Primobolan Acetato)
  3. Testosterone Undecaonate (Andriol)

Tra gli AAS metilati in C-17 più forti troviamo:

  1. Methyltrienolone (M3)
  2. Fluoxymesterone (Halotestin)
  3. Oxymetholone (Anadrol 50)
  4. Methandrostenolone-Methandienone (Dianabol)
  5. Methyltestosterone (Teston)
  6. Stanozolol (Winstrol)
  7. Methyldrostanolone (Superdrol)
  8. Methylstenbolone (Ultradrol)
  9. Methy-1-testosterone (M1T)
  10. Methylhydroxynandrolone (MOHN)
  11. Methylepitiostanolo (Epistane)
  12. Chlorodehydromethyltestosterone (Oral Turinabol)
  13. Mibolerone (Cheque Drops)
  14. Tetrahydrogestrinone (THG)

Un caso a parte nei composti metilati in C-17 lo fa l’Oxandrolone, per via del suo assorbimento non a totale carico del fegato.

Tutti gli AAS sono responsabili della distorsione dell’indice ateromatico e dell’alterazione del rapporto delle lipoproteine (HDL / LDL). Questo eventualmente può portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari (CVD). La metilazione della molecola steroidea assicura ad essa la capacità di resistere a qualsiasi ambiente ostile, come i succhi gastrici (acido).  Quando la sostanza entra nel parenchima epatico, attraverso la circolazione, il fegato deve metabolizzarla. La metilazione è qualcosa di difficile da scomporre, pertanto questo mette sotto stress gli epatociti. Ciò può comportare un aumento dei livelli sierici di AST e ALT (> 100).

Gli AAS iniettabile che presentano una metilazione in C-17 (come lo Stanozololo iniettabile) mostrano una tossicità epatica leggermente inferiore. Una delle ragioni per cui ciò avviene è dovuta al fatto che la molecola così somministrata bypassa il passaggio attraverso la vena porta del fegato (e la conseguente disattivazione di primo passaggio) entrando nel flusso ematico dalla circolazione intramuscolare (via parenterale). Ciò influenza indirettamente il fegato, quindi lo stress è ridotto. Oltre allo Stanozololo, vi sono altri AAS iniettabili metilati in C-17 e venduti nel mercato nero (vedi, ad esempio, l’Oxymetholone e il Methandrostenolone iniettabile). Un metodo complicato affinché un AAS orale metilato risulti meno tossico per il fegato implica che il farmaco venga assunto per via sublinguale, cioè sotto la lingua. Questa specifica zona nella cavità orale è piena di piccoli vasi sanguigni. Si verifica di conseguenza uno spiccato assorbimento del farmaco; quindi lo steroide entra direttamente nel flusso sanguigno, in modo simile a quanto avviene con la somministrazione intramuscolare. In questo modo, la sostanza non raggiunge concentrazioni elevate a livello epatico come dopo somministrazione orale causando un minore stress epatico (anche se ancora significativo).

C’è da aggiungere che, molecole prive di metilazione in C-17 possono, a diverso grado, causare stress epatico: per esempio, il Trenbolone, che non presenta alcuna metilazione, possiede comunque un forte livello di resistenza alla disattivazione epatica,  e una significativa tossicità epatica è stata osservato nei Bodybuilder che abusano del Trenbolone. Anche il Boldenone Undecilenato ha mostrato, in studi su animali, di causare danno epatico transitorio, nonostante anche questa molecola sia priva di una metilazione in C-17.

Gli AAS sono stati implicati in quattro distinte forme di lesione epatica:

1. Epatite farmacologica; In questo caso, le transaminasi epatiche sono elevate (> 100). Queste elevazioni sono attribuite all’assunzione di AAS orali, e sono di solito asintomatiche, transitorie e i livelli ritornano alle concentrazioni  di base entro alcune settimane dalla cessazione del farmaco. Tali elevazioni sono state maggiormente legate ad AAS quali Fluoxymesterone e Oxymetholone.

Occasionalmente questo aumento è erroneamente diagnosticato come danno muscolare / rabdomiolisi (CPK> 500), piuttosto che come disfunzione epatica, in quanto sia gli epatociti che le cellule muscolari possiedono recettori per gli enzimi SGOT e SGPT. Recentemente, gli studi hanno dimostrato che il GGT è l’enzima più distintivo per la rilevazione della disfunzione epatica.

2.Colestasi; una condizione in cui si verifica ittero. In questo caso non vi è una corretta eliminazione della bile, attraverso il canale biliare e i tubuli biliari intracellulari del parenchima epatico. L’insorgenza è di solito accompagnata da sviluppo di nausea, stanchezza e prurito seguite da urine scure-marroni (urobilinogeno elevato) e ittero (bilirubina elevata). L’ittero può protrarsi anche dopo l’interruzione dell’assunzione di AAS. Tipicamente, sono presenti elevazioni seriche di marcatori colestatici come ALP, γGT, e la bilirubina diretta / indiretta. La biopsia del fegato mostra tipicamente la colestasi con infiammazione, necrosi epatocellulare e iperplasia degli epatociti. Questo fenotipo clinico di colestasi è tipico dell’uso/abuso di AAS.

3.Peliosi epatica; è una rara sindrome in cui i lobi del fegato sono coperti da noduli che contengono cisti piene di sangue. Il fegato può essere ingrossato, e di colore rosso intenso. I livelli degli enzima nel siero sono solitamente normali o lievemente elevati. I pazienti possono lamentare dolore al lato superiore destro. Questa è una condizione critica e talvolta fatale. Tuttavia, la peliosi epatica associata ad abuso di AAS ,in genere, subisce un inversione quando il paziente interrompe l’uso/abuso di AAS. 

4.Carcinoma epatocellulare;  la complicazione più grave dell’utilizzo di AAS è lo sviluppo di tumori epatici, adenoma (HCA) o carcinoma epatocellulare (HCC). E’ generalmente diagnosticato tramite esame obiettivo, esame del sangue, TC (tomografia computerizzata), ecografia, risonanza magnetica, angiografia epatica e biopsia. Anche se nelle fasi iniziali non dà alcun segno di sé, via via che la malattia si diffonde, però, iniziano a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell’addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l’ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l’ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre. Mentre il Fluoxymesterone è associato alla formazione di HCA, altre sostanze come l’Oxymetholone e il Methyltestosterone possono portare allo sviluppo di HCC.  Ci sono diverse strategie terapeutiche per il HCC senza metastasi. In generale il trapianto di fegato è la terapia di scelta per i pazienti selezionati con HCC senza la possibilità di metastasi extraepatica. L’abuso di AAS per un lungo periodo di tempo è un fattore di rischio per lo sviluppo di HCC e quindi gli utilizzatori devono essere ben monitorati. L’ecografia epatica periodica sembra essere una procedura di screening adeguata per rilevare lo sviluppo di lesioni epatiche.

La steatosi epatica è una condizione dovuta principalmente a motivi metabolici. L’obesità e la sindrome metabolica di solito portano all’accumulo di grasso nel parenchima epatico. In alcuni casi, il fegato grasso può essere accompagnato da infiammazione epatica e morte delle cellule epatiche (steatoepatite). Questo caso è reversibile, con un’adeguata alimentazione e l’integrazione di fattori lipotropici (colina, inositolo). La supplementazione fornisce una prevenzione medica e assicura che gli enzimi epatici non siano molto elevati. L’acido Ursodeossicolico (UDCA) sembra essere estremamente utile nei casi di colestasi, in cui avviene l’ittero. Questi sali biliari hanno la capacità di ridurre la concentrazione di bilirubina, diminuire la tossicità del pool biliare e i valori colestatici inversi (ALP, GGT).

Altri potenti antiossidanti, come il Glutatione (iniettabili) o la N-Acetil-Cisteina (NAC), sono inoltre utili. La NAC è un precursore del Glutatione e serve come agente disintossicante del fegato. La NAC serve ad aumentare le riserve di Glutatione nel corpo, insieme con il Glutatione stesso; entrambi si legano direttamente ai metaboliti tossici. Prodotti erboristici come la Silimarina (Cardo Mariano) e il carciofo sono noti come potenti antiossidanti in particolare a livello epatico.  Anche l’Acido Alfa Lipoico è un potente agente contro i radicali liberi e lo stress ossidativo. Il Tarassaco è un’erba diuretica che ripulisce dalle tossine attraverso l’urina. Ci sono diversi prodotti contenenti  formule per la  protezione epatica sul mercato. Personalmente, preferisco evitare i preparati commerciali a causa della loro inadeguatezza nei dosaggi dei vari componenti (cosa spesso riscontrata). Prediligo la creazione di formule per l’epatoprotezione basate sulle esigenze del caso (dal tipo di ciclo e dalle molecole utilizzate). Un’ottima formulazione che ha dimostrato un enorme potenziale prevede l’uso di Silimarina (400-600mg), NAC (3g) e Deursil (300-450mg) a dosaggi adeguati. Tuttavia, queste formulazioni devono essere utilizzate con una dieta bassa in grassi saturi, senza il consumo di alcool né un consumo eccessivo di acetaminofene / paracetamolo. Almeno mentre il soggetto in questione è sotto ciclo di AAS.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

William Llewellyn’s ANABOLICS, 10th ed.

– Chitturi S, Farrell GC. Adverse effects of hormones and hormone antagonists on the liver. In, Kaplowitz N, DeLeve LD, eds. Drug-induced liver disease. 3rd ed. Amsterdam: Elsevier, 2013, pp. 605-20. (Review of hepatotoxicity of androgenic steroids including cholestasis, vascular disorders, benign tumors and hepatocellular carcinoma).
Mumoli N, Cei M, Cosimi A. “Drug-related hepatotoxicity”. N. Engl. J. Med. 2006; 354 (20): 2191–3
Philipp Solbach, Andrej Potthoff, et al. Testosterone-receptor positive hepatocellular carcinoma in a 29-year old bodybuilder with a history of anabolic androgenic steroid abuse: a case report BMC Gastroenterol. 2015; 15: 60.
– Ursodeoxycholic acid and bile-acid mimetics as therapeutic agents for cholestatic liver diseases: an overview of their mechanisms of action. Poupon R. Clin Res Hepatol Gastroenterol. 2012 Sep; 36 Suppl 1:S3-12. doi: 10.1016/S2210-7401(12)70015-3.