Se si beve il tè verde o si assumono capsule contenenti estratto di tè verde, nella speranza di trarne i benefici per i quali le catechine ivi contenute sono conosciute, è preferibile farlo a stomaco vuoto. Nutrizionisti australiane hanno riportato questi consigli in un articolo su Nutrients. I ricercatori australiani hanno scoperto che il corpo non assorbe l’EGCG – la principale sostanza bioattiva nel tè verde – così bene in abbinamento con il cibo. (1)
I ricercatori hanno somministrato a quattro soggetti sani 500 mg di EGCG in tre diverse occasioni. Per l’esperimento hanno usato il Teavigo, prodotto dalla DSM.
L’EGCG è stato somministrato ai soggetti dello studio in tre diverse occasioni:
1) Nella prima occasione, i soggetti hanno assunto la loro dose di EGCG in forma di capsule al mattino a stomaco vuoto [Capsule senza prima colazione].
2) Nella seconda occasione, hanno assunto le capsule insieme con cornflakes e latte [Capsule con prima colazione].
3) Nella terza e ultima occasione, i ricercatori hanno mescolato l’EGCG in un frullato contenente fragole, zucchero e siero di latte [Sorbetto alle fragole], che i soggetti bevevano come prima colazione.
Dopo che i soggetti avevano assunto l’EGCG, i ricercatori hanno monitorato il livello della catechina nel sangue dei soggetti per un periodo di otto ore. I soggetti, su concessione dei ricercatori, hanno consumato il pranzo durante questo lasso di tempo.
I ricercatori hanno scoperto che il livello di EGCG nel sangue dei soggetti che lo avevano assunto a stomaco vuoto era da tre a quattro volte più alto rispetto alle altre condizioni nelle quali i soggetti hanno assunto il supplemento.
Quando il cibo viene ingerito, lo stomaco produce acido per digerirlo. Una volta che il cibo entra nel piccolo intestino il pancreas neutralizza l’acido con bicarbonato. Secondo uno studio del 2001, questo è il momento in cui molto dell’EGCG viene perso. (2)
In conclusione, l’assorbimento sistemico è stato significativamente più alto per l’EGCG assunto in capsule senza cibo al mattino a digiuno rispetto a quando è stato assunto in capsule con una leggera colazione o inserito in un sorbetto alla fragola. Pertanto, sulla base di questi risultati, i ricercatori sottolineano che l’ingestione di EGCG con acqua a stomaco vuoto è il metodo più appropriato per la sua somministrazione orale.
I ricercatori concludono anche dicendo che questo dato dovrà essere preso in considerazione per studi clinici futuri in cui l’EGCG dovrà essere studiato come un potenziale nutraceutico bioattivo negli esseri umani.
Cardarine (GW501,516 o GW1516 o GSK-516) conosciuto anche con il nome Endurobol, è un farmaco che agisce come un modulatore PPARδ. Cardarine attiva l’AMPK e stimola l’assorbimento del glucosio nel tessuto muscolo-scheletrico, ed ha dimostrato di invertire le anomalie metaboliche negli uomini obesi con sindrome metabolica pre-diabetica, molto probabilmente stimolando l’ossidazione degli acidi grassi (leggi a proposito anche Diabete: Metformina e altri farmaci). È stato proposto come potenziale trattamento per l’obesità e le condizioni correlate, soprattutto quando usato in combinazione con un composto sinergico come l’AICAR: questa combinazione ha dimostrato di aumentare significativamente la resistenza in studi su animali.
Cardarine è un agonista selettivo (attivatore) del recettore PPARδ. Esso mostra un’alta affinità (Ki= 1 Nm) e potenza (EC50= 1 Nm) per i PPARδ con >1000 volte la selettività sui PPARα e PPARγ. Nei ratti, il legame del cardarine per i PPARδ recluta il co-attivatore PGC-1a. Il complesso/coattivatore PPARδ a sua volta regola l’espressione delle proteine coinvolte nella spesa energetica. Inoltre, nei ratti trattati con cardarine, è stato osservato un aumento del metabolismo degli acidi grassi nel muscolo scheletrico e la protezione contro l’obesità indotta dalla dieta e il diabete di tipo 2. Nelle scimmie rhesus obese, cardarine ha mostrato di aumentare le lipoproteine ad alta densità (HDL) e abbassare le lipoproteine a bassissima densità (VLDL). Il meccanismo con cui gli agonisti PPARδ aumentano l’HDL sembra essere il risultato di un aumento dell’espressione del trasportatore del colesterolo ABCA1. Comunque, ci sono due principali usi del cardarine in ambito sportivo:
1. Il più comune utilizzo è quello dato dalla sua azione sull’aumento della resistenza. Cardarine è stato per questo motivo inserito nella lista delle sostanze vietate dalla WADA. Chiunque ricerchi un drastico aumento della resistenza trova in questa molecola una grande efficacia. Il cardarine mostra il suo effetto su questo parametro molto rapidamente e il risultato può essere sconcertante. Un dosaggio comune di 10mg al giorno fornisce un significativo aumento della resistenza.
2. Il secondo utilizzo è quello dato dalla sua azione sulla perdita di grasso. Molti atleti utilizzano questa molecola come agente lipolitico senza proprietà cataboliche (salvaguardia del tessuto muscolare). Ciò comporta una marcata conservazione del tessuto muscolare mentre si verifica una riduzione sostanziale del grasso. Il mantenimento di una maggiore condizione muscolare lo si ottiene anche con la combinazione di cardarine con AAS o SARM come l’Ostarina e l’Andarina. Una dose di 10mg al giorno fornisce una buona perdita di grasso, ma un aumento della dose a 20mg al giorno fornisce un risultato nettamente superiore sulla perdita di grasso.
Cardarine può essere utilizzato in cicli di 8 settimane ma, come con qualsiasi altro supplemento, l’assunzione dovrebbe essere ben strutturata facendo passare un periodo di tempo adeguatamente lungo tra un ciclo ed il successivo per evitare la comparsa di eventuali effetti collaterali mantenendo il più possibile la sua efficacia.
Effetti collaterali e dibattito sulle evidenze
Ci sono costanti dibattiti e diversi studi a sostegno dei potenziali effetti collaterali del cardarine sugli utilizzatori. Vi sono studi che dimostrano che cardarine ha causato il cancro nei ratti, mentre altri studi lo confutano. Non ci sono dati sufficienti per convalidare sostanzialmente questa tesi (ma nemmeno a confutarla tassativamente). Nel complesso cardarine ha dimostrato di avere pochi o nessun effetto collaterale, specie se comparato con altre molecole: non si presenta, per esempio, soppressione ormonale o tossicità epatica. Inoltre, va ricordato che gli studi che sono stati fatti sono stati svolti in tempi molto lunghi rispetto ad un ciclo “classico”, e non a un dosaggio corrispondente a quello di un essere umano.
La questione del cardarine e del cancro deriva principalmente da uno studio nel quale veniva somministrata a dei ratti la molecola alla dose di 10mg/kg al giorno; paragonata all’uomo, sarebbe come se una persona di 90Kg assumesse giornalmente 900mg di cardarine! Queste dosi sfidano ogni logica e sono lontanissime dai dosaggi mediamente utilizzati dagli atleti (10-20mg al giorno). Ricapitolando, nello studio citato, i ratti hanno ricevuto l’equivalente di una dose di 900mg di cardarine; questo sarebbe paragonabile all’assunzione di 14625mg di aspirina al giorno. Di solito, una dose di aspirina corrisponde a 325mg (1 pillola). Questa dose di aspirina potrebbe letteralmente uccidere, dimenticate il cancro!
Alcuni studi sono tesi a dimostrare che il cardarine provoca una crescita e un aumento delle cellule tumorali basandosi sulla stima del numero delle cellule utilizzando un metodo che testa l’attività enzimatica: una maggiore attività indicherebbe un maggior numero di cellule. Il problema con questo metodo di prova è la sostanza stessa che viene testata, la quale causa un reale aumento dell’attività enzimatica all’interno delle cellule. Si può vedere che giudicare la proliferazione cellulare dall’attività enzimatica, introducendo una sostanza che aumenta l’attività enzimatica, può dare risultati alterati con riferimento a un aumento delle cellule. Anche se nessun aumento delle cellule si è verificato, la maggiore attività enzimatica potrebbe indurre a credere che esso si sia verificato.
Ci sono rapporti che sostengono che il cardarine aumenta la carcinogenesi in vari modi:
aumentando la crescita delle cellule a causa della inibizione della apoptosi (morte cellulare)
promuovendo la proliferazione cellulare (crescita cellulare) aumentando la cicloossigenasi-2 (COX- 2) e/o il Fattore di Crescita Endoteliale Vascolare (VEGF).
Questi rapporti sostengono quindi che cardarine può portare:
all’inibizione della apoptosi nelle cellule tumorali umane del colon
stimolare la proliferazione delle cellule cancerose nel fegato, nella mammella, nella prostata
aumentare l’espressione dei COX-2 nelle cellule cancerose del fegato umano
aumentare l’espressione del VEGF nelle cellule cancerose del seno e del colon
Principalmente, le relazioni si collegano al fallace studio summenzionato fatto sui roditori.
Anche se alcuni rapporti forniscono un argomento a favore della tesi sul cancro, ci sono molti altri rapporti che sono in contrasto con questo punto di vista. Ad esempio il cardarine ha un’azione antinfiammatoria in molti tipi di cellule:
epitelio del colon
macrofagi
cardiomiociti
cellule immunitarie
cheratinociti
mioblasti
cellule endoteliali
epatociti.
L’evidenza suggerisce anche che il cardarine promuove la differenziazione nell’epitelio intestinale, nelle cellule della mammella e del colon, nel trofoblasto e nei cheratinociti primari. Ciò significa che permette alle cellule di diventare cellule più specializzate mantenendo un limite naturale di alcuni tipi di cellule, senza provocare squilibri. E’ stato anche dimostrato che il cardarine ha un azione inibitoria sulla crescita cellulare in un vasto numero di cellule.
Sintesi degli argomenti contro la tesi del cancro:
è un antinfiammatorio in molte cellule
limita i tumori
inibisce la crescita eccessiva delle cellule
riduce il rischio di cancro
E’ stato fatto uno studio nel tentativo di scoprire il motivo per cui così tante incongruenze esistevano sul cardarine. Questo studio ha preso in esame tre campioni di cellule cancerose del colon e due campioni di cellule cancerose del fegato umano testandole con diversi modelli. Nel modello 1, in presenza od in assenza del siero e, nel modello 2 in presenza o assenza di cardarine, studiando a più periodi le colture. I risultati sono stati quantificati usando il metodo Coulter, che è lo standard di conteggio, per determinare la proliferazione cellulare. Con i metodi di prova per questo esperimento, tutti e cinque i campioni non hanno mostrato cambiamenti nella proliferazione cellulare e non si è riusciti ad offrire alcuna prova che i PPARs quali il cardarine possano aumentare la crescita del cancro.
Cardarine (GSK-516) nella preparazione atletica
Le possibilità di inserimento del cardarine in una preparazione nel periodo “Cut” o Pre-Gara sono molteplici. Alcuni lo inseriscono addizionandolo o sostituendolo ai classici Clenbuterolo e T-3, con l’importante vantaggio dato dalla mancata azione catabolica sul tessuto muscolare. Come accennato in precedenza, il cardarine può essere abbinato a diversi AAS o SARM come Ostarina e Andarina. Nonostante ciò, esiste un AAS che mostra una marcata sinergia con il cardarine: il Trenbolone. Dall’esperienza raccolta dagli utilizzatori, la combinazione Trenbolone/Candarine (GSK-516) è perfetta anche per una fase ReComp.
Ma perché accoppiare questi due composti?
Trenbolone e Cardarine hanno effetti sinergici eccezionali! Il Trenbolone consente agli utilizzatori di aggiungere massa muscolare di qualità, anche quando si è in deficit calorico (purchè si mantenga una buona assunzione proteica). Inoltre, permette di ridurre il grasso corporeo, cosa che si somma alla medesima capacità in possesso di Cardarine. Basterebbe quanto esposto per rendersi conto che si tratta di una combinazione vincente, ma ci sono alcuni punti da tenere in considerazione per comprendere la reale compatibilità di questi due composti:
Gli effetti positivi del Trenbolone
Aumento della massa anche quando si è in deficit calorico
Perdita di grasso corporeo, risparmio di tessuto muscolare, effetti anti-catabolici
Aumento della forza in tempi brevi
Aumento della qualità muscolare e dell’estetica
Effetti negativi del Trenbolone
Calo della resistenza. Il Trenbolone è noto per abbassare notevolmente la resistenza cardiovascolare
Altera il profilo lipidico, aumenta il colesterolo cattivo e diminuisce il colesterolo buono
Causa “Tren tosse”, rendendo la respirazione difficile
Causa “Tren insonnia”, rendendo difficile dormire la notte
Letargia, ci si stanca, anche con esercizi di base
Pressione alta, mal di testa e svenimenti
Effetti positivi di Cardarine
Aumento della resistenza! Il cardarine, come ho detto, è stato vietato dalla WADA a causa della sua capacità di aumentare le prestazioni. Si tratta di un aiuto straordinario per la resistenza cardiovascolare
Aumento della perdita di grasso (rapida riduzione della percentuale di grasso)
Risparmio Muscolare, aiuta a prevenire la disgregazione muscolare
Migliora la salute del fegato
Aumenta il colesterolo buono, diminuendo quello cattivo
Diminuisce la pressione sanguigna
Mantenere elevata la resistenza è essenziale per svolgere allenamenti di qualità, non c’è niente di peggio che dover affrontare con sofferenza un allenamento per mancanza di fiato. Di certo è difficile pensare di riuscire ad usufruire di una maggiore forza se si resta senza fiato dopo 3 ripetizioni! Un rapido sguardo ai prima citati vantaggi/svantaggi del Trenbolone e di Cardarine mostrerà che gli effetti collaterali negativi del Trenbolone possono essere facilmente contrastati inserendo nella propria preparazione il cardarine! Non solo gli utilizzatori possono ottenere tutti i vantaggi del Trenbolone, ma godranno di un benefico aumento della resistenza e della perdita di grasso (sommata), non soffrendo degli effetti collaterali negativi associati con il solo Trenbolone!
Avere un fisico di alta qualità non dovrebbe essere ricercato a costo della propria performance o, ancor più importante, salute. Questi due composti aumentano la capacità di bruciare il grasso e proteggere il muscolo, il tutto mantenendo la resistenza cardiovascolare e, soprattutto, con un occhio alla salute. Queste molecole si completano a vicenda.
Un esempio di ciclo combinato potrebbe essere costituito da 8 settimane con 50mg/die trenbolone acetato e 20mg/die di cardarine. Ovviamente questo è solo un esempio e non costituisce ne sostituisce una prescrizione medica.
In conclusione,il cardarine sta diventando estremamente popolare oltre oceano per la sua estrema efficacia. I suoi effetti sulla resistenza e la perdita di grasso sono stati impressionanti, ha dimostrato di avere effetti drastici ma con pochi o nessun effetto collaterale (se usato correttamente). Ma, come per tutte le altre molecole, sarebbe saggio affiancarsi ad un preparatore esperto prima di inserire il cardarine nella propria preparazione.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti scientifici
• Tachibana et al., “The Role of PPARs in Cancer“. PPAR Research Volume 2008 (2008), Article ID 102737, 15 pages.
• Hollingshead et al., “Peroxisome proliferator-activated receptor-β/δ (PPARβ/δ) ligands do not potentiate growth of human cancer cell lines“. Carcinogenesis (2007) 28 (12): 2641-2649.
Una dose di Salbutamolo – il principio attivo del Ventolin – non aumenta di molto la quantità totale di energia utilizzata durante una sessione di allenamento cardio, ma incide sul tipo di substrato utilizzato per ottenerla. Secondo uno studio condotto da scienziati dello sport della Université d’Orléans, gli atleti bruciano più grassi se prima della loro sessione cardiovascolare (bici) assumono una dose di Salbutamolo.(1)
I ciclisti che assumono Salbutamolo prima della gara riescono ad avere più energia, ma senza sapere esattamente da dove proviene questa energia addizionale. I ricercatori francesi hanno deciso di colmare questo gap di conoscenza facendo un esperimento con otto atleti dilettanti ragionevolmente allenati. I soggetti dello studio eseguivano una sessione di bici della durata di due ore al 60% del loro VO2max – una volta con un placebo e una volta con Salbutamolo, contenente 4 mg di principio attivo. I soggetti di prova hanno iniziato la loro sessione allenante un paio d’ore dopo aver preso le pillole.
Il grafico sottostante mostra quanta energia è stata utilizzata dai soggetti di prova. PLA = placebo; SAL = Salbutamolo.
La quota di joule che i ciclisti hanno bruciato era leggermente aumentata a causa del Salbutamolo, ma non ad una quantità significativa. Tuttavia, quando i ricercatori hanno esaminato se i ciclisti avevano ricavato la loro energia dai grassi o dai carboidrati, hanno notato che il Salbutamolo aveva promosso l’utilizzo dei grassi riducendo quello dei carboidrati.
I ricercatori hanno anche misurato i livelli di insulina, ormone della crescita e ACTH (ormone messaggero che segnala alle surrenali di rilasciare Cortisolo) nel sangue dei soggetti. Il Salbutamolo aveva ridotto la produzione di ACTH. Il Salbutamolo aveva anche provocato un piccolo aumento non statisticamente significativa nel livello di ormone della crescita.
I ricercatori hanno concluso che l’effetto ergogenico mostrato dall’esperimento era lieve: “I nostri dati mostrano che il metabolismo energetico e la sua regolazione non è significativamente influenzata dall’assunzione di una dose terapeutica acuta di Salbutamolo. Ulteriori studi saranno necessari per studiare l’effetto del Salbutamolo su questi parametri in altre condizioni, in particolare negli atleti di elite sottoposti a lunghi allenamento di durata. ”
Bene – mi sento di dissentire. Sostanze e metodi che stimolano la combustione dei grassi e il risparmio dei carboidrati sono sempre di interesse per gli atleti di resistenza, anche se la quantità totale di energia bruciata non aumenta. E forse ancora di più quando si tratta dell’effetto del Salbutamolo sulla riduzione del ACTH.
Secondo uno studio svolto da nutrizionisti olandesi su esseri umani pubblicato su PLoS One, una supplementazione di capsaicina – la sostanza più attiva contenuta nella polvere di peperoncino – impedisce il rallentamento del metabolismo conseguente ad una dieta ipocalorica. (1)
La capsaicina (o capseicina) è un composto chimico presente, in diverse concentrazioni, in piante del genere Capsicum (ad esempio nel peperoncino piccante). Insieme alla diidrocapsaicina, è uno degli alcaloidi responsabili della maggior parte della “piccantezza” dei peperoncini, cui si aggiungono gli altri capsaicinoidi, meno piccanti. Nel corpo la capsaicina interagisce con i recettori vanilloidi, e questo aumenta il tasso metabolico. Questa è la ragione per cui i nutrizionisti olandesi sperarono che la capsaicina potesse essere una sostanza naturale contro il sovrappeso.
Gli scienziati olandesi hanno voluto scoprire se la capsaicina potesse aumentare l’effetto di una dieta a basso contenuto calorico sulla perdita di grasso. Hanno usato 19 soggetti sani per il loro esperimento, e hanno somministrato loro capsaicina durante i pasti. I ricercatori hanno utilizzato del peperoncino in polvere McCormick, che conteneva 2,45 mg di capsaicina, 0,28 mg nordihidrocapsaicina e 1,44 mg dihidrocapsaicina per grammo.
Ai soggetti è stata somministrata una dose di 1,03 g di peperoncino in polvere – che conteneva 2,56 mg di capsaicina – ad ogni pasto. Non tutti i soggetti reagiscono bene a questa elevata quantità, quindi i ricercatori hanno selezionato i soggetti dello studio affinché mangiassero regolarmente peperoncino.
I ricercatori hanno fatto trascorrere 36 ore in una camera di respirazione i soggetti dello studio, in modo da poter misurare il dispendio energetico dei soggetti.
In un’occasione i soggetti hanno consumato il 100% del loro fabbisogno calorico senza aver assunto la capsaicina. In un’altra occasione i soggetti hanno consumato la stessa quantità di energia assumendo capsaicina ad ogni pasto principale.
In una terza occasione i soggetti hanno consumato il 75% del loro fabbisogno calorico senza assumere la capsaicina. E in un’altra occasione i soggetti hanno consumato la stessa quantità di energia assumendo la capsaicina ad ogni pasto principale.
La restrizione calorica ha ridotto la quantità totale di energia consumata dai soggetti, ma la capsaicina ha diminuito il livello di tale riduzione.
Quando i soggetti hanno consumato il 75% del loro fabbisogno calorico e non hanno assunto la capsaicina, essi non hanno avuto un consumo di più grasso secondo i calcoli statistici dei ricercatori. Quando i soggetti hanno assunto capsaicina durante i pasti c’è stato un aumento statisticamente significativo del consumo dei grassi a scopo energetico.
La suplementazione di capsaicina non ha determinato un aumento della pressione ematica.
“In un bilancio energetico negativo efficace del 20,5%, il consumo di 2,56 mg di capsaicina per pasto supporta il bilancio energetico negativo contrastando l’effetto sfavorevole del bilancio energetico negativo della diminuzione delle componenti della spesa energetica” hanno sintetizzato i ricercatori. “Inoltre, il consumo di 2,56 mg di capsaicina per pasto favorisce l’ossidazione dei grassi nel bilancio energetico negativo e non aumenta in modo significativo la pressione sanguigna.”
Il telmisartan (acido 2-[4-[ [4-metil-6-(1-metilbenzimidazol-2-il)-2-propilbenzimidazol-1-il] metil]fenil] benzoico), appartenente alla famiglia dei sartani, è un antagonista dei recettori dell’angiotensina II di tipo 1 (AT1). Diversamente dagli ACE-inibitori che riducono i livelli plasmatici e tessutali di angiotensina II, i sartani bloccano il legame del peptide coi recettori specifici; ne deriva un blocco delle azioni cardiovascolari dell’angiotensina II, senza interferenze sul sistema kallicreina-kinina-prostaglandine e perciò con minori effetti indesiderati rispetto agli ACE-inibitori. Questi ultimi, infatti, inibiscono la conversione dell’angiotensina I in angiotensina II, ma bloccano nel contempo anche la trasformazione catabolica della bradikinina, causando un accumulo di bradikinina e di altri peptidi ritenuti responsabili, almeno in parte, dei principali effetti indesiderati degli ACE-inibitori (es. tosse).
Dopo somministrazione orale, il telmisartan viene rapidamente assorbito e raggiunge il massimo delle concentrazioni plasmatiche dopo circa 1 ora. Il cibo ne riduce solo di poco la biodisponibilità (6% circa) e quindi il farmaco può essere assunto indifferentemente lontano o durante i pasti. L’emivita è superiore alle 20 ore. Viene eliminato pressoché totalmente immodificato con le feci.
Come precedentemente accennato, il telmisartan è un farmaco orale da prescrizione più comunemente usato per trattare l’ipertensione, tra cui l’ipertensione lieve dove la pressione del sangue è solo moderatamente elevata o borderline. Se la scelta del farmaco è indirizzata all’ automedicazione per l’ipertensione lieve o borderline, telmisartan è una scelta migliore o addirittura eccellente. Com’è risaputo, la pressione sanguigna elevata è spesso un effetto collaterale indesiderato che si verifica durante i cicli di steroidi anabolizzanti (in specie aromatizzabili) e può anche limitare l’uso degli androgeni. In questi casi l’uso di telmisartan è già sufficiente a renderlo un farmaco di valore per molti.
Tuttavia, il telmisartan ha anche una applicazione d’uso completamente differente, conseguenza del suo possedere un certo numero di altre proprietà interessanti che possono essere utili in alcuni casi.
Attualmente non conosco un termine per descrivere questa seconda categoria di utilizzo. Il termine che più si avvicina sarebbe quello di ” guaritore metabolico”, anche se questo non è un termine scientifico. L’applicazione secondaria di questo farmaco è tutt’ora in corso e non è ancora completata, ma per i risultati dati fino ad ora è estremamente promettente. Questa categoria di sostanze, e il loro uso o combinazioni, risulta efficace nel modificare l’espressione genica in modo da correggere i danni dell’espressione genica associata con l’età, lo sviluppo di insulino-resistenza, e / o una dieta fortemente ipo-calorica. L’obiettivo è quello di ristabilire l’espressione (produzione di mRNA) e i livelli di questi geni per i recettori, fattori, e citochine ai valori normali tipici di un individuo sano. Questa è una caratteristica del telmisartan, la quale rende questo farmaco molto promettente e, in larga misura, di facile reperibilità.
I benefici di questa azione “secondaria” possono includere la riduzione del grasso, il miglioramento dell’insulino-resistenza, della sensibilità all’insulina, una riduzione del rischio di sviluppare arteriosclerosi, ictus e attacco cardiaco, e possibili benefici per la salute del cervello. In alcuni casi, l’umore o l’energia possono migliorare con l’uso di questo farmaco.
Se la pressione arteriosa deve essere abbassata, la considerazione dell’uso del telmisartan risulta senz’altro indicata. Se non vi è tale necessità, i fattori che potrebbero suggerire il suo utilizzo includono la riduzione del grasso viscerale, il miglioramento della sensibilità all’insulina alterata, la riduzione del rischio di sviluppare aterosclerosi, o per il miglioramento della salute e, possibilmente, della funzione del cervello.
I motivi per non usare telmisartan potrebbero includere la mancanza di volontà nell’accettare il rischio di possibili effetti collaterali, o nel rifiuto di voler spostare l’equilibrio verso la perdita di grasso viscerale invece della perdita di grasso sottocutaneo. L’azione lipo-riducente del telmisartan si manifesta marcatamente nella riduzione del grasso viscerale, notoriamente malsano. Bisogna considerare il fatto che il corpo cerca di mantenere una certa quantità di grasso: teoricamente, la riduzione del grasso viscerale in questo caso potrebbe forzare la ritenzione di una maggiore quantità di grasso sottocutaneo. Quindi non è consigliato l’uso del telmisartan nelle ultime settimane prima di una gara di BodyBuilding.
Per ridurre il rischio di aterosclerosi, malattie cardiovascolari o ictus, la dove il rischio è solo moderata, in primo luogo, si suggerisce una dose dai 20 ai 40 mg per via orale una volta al giorno. Il dosaggio sarebbe lo stesso anche nel caso in cui l’interesse fosse quello di rallentare la perdita della funzionalità celebrale dovuta all’età, o per migliorare potenzialmente la funzione cerebrale.
Per migliorare la perdita di grasso, in particolare del grasso viscerale, o per migliorare l’insulina resistenza si suggerisce un dosaggio di 80-160 mg / die. La dose iniziale, tuttavia, generalmente deve partire da 20-40 mg /die valutando la tolleranza individuale.
Anche se non è obbligatorio per gli utilizzatori di telmisartan, quando si usa questo farmaco si suggerisce un’integrazione di oleuropeina a 200-400 mg / die e vitamina D 5000 UI/die. L’uso di queste due sostanze è atto a ridurre o eliminare le forse due attività del telmisartan che non si considerano auspicabile per il fisico o il miglioramento delle prestazioni. Tra un pò spiegherò il perchè.
Il Telmisartan non deve essere usato in combinazione con un diuretico, e bisogna evitare di incorrere in grave disidratazione durante l’utilizzo di questo farmaco.
La pressione arteriosa deve essere monitorata durante l’utilizzo del telmisartan. In genere, qualsiasi riduzione della pressione arteriosa dovuta alla somministrazione di questo farmaco è moderata, e coloro che non hanno la pressione alta generalmente non diminuiscono la dose del telmisartan. Eppure, ci possono essere eccezioni, quindi la pressione dovrebbe essere monitorata.
L’utilizzo del telmisartan andrebbe comunque coerentemente ciclicizzato piuttosto che usarlo continuamente. Fino ad oggi non v’è alcuna prova che dimostri scientificamente che una metodologia ciclica sia meglio di un’altra, ma sarebbe comunque indicato un uso intermittente come, ad esempio, durante un ciclo di Insulina o nelle settimane nelle quali si sta in forte restrizione calorica. Quanto detto non è a causa di problemi emersi con l’uso di questo farmaco, ma semplicemente perché ci si aspetta che i benefici possano essere completamente o quasi completamente realizzati con questa modalità d’uso.
Come precedentemente detto, il telmisartan fa parte della classe farmacologica degli antagonisti del recettore dell’angiotensina, ma ha molti effetti sull’espressione genica che in genere sono favorevoli al metabolismo, all’isulino-resistenza, e alla composizione corporea. I risultati possono includere l’aumento del PPAR-delta, GLUT4, UCP1, SIRT1, AMPK, HDL, fosfo-AMPK-α, ormone lipasi, adiponectina, leptina, CRP, IL-1β, e ossidazione degli acidi grassi nel muscolo; diminuzione dell’Aldosterone, TNF-alfa, LDL, trigliceridi, infiammazione nel tessuto adiposo, glicemia a digiuno; e inibizione dell’adipogenesi.
Tutto ciò può essere utile per la perdita di grasso o per migliorare la salute; l’attivazione del PPAR-delta può anche risultare in un aumento della resistenza muscolare, aumentando la capacità ossidativa delle fibre di tipo II.
Il telmisartan è anche un agonista parziale del PPAR-gamma che, pur essendo utile per le persone diabetiche, non lo è per un farmaco per il miglioramento fisico, perché l’attivazione del PPAR-gamma lavora per migliorare il deposito di grasso. Telmisartan ha così tante attività che lavorano contro il deposito di grasso che nel complesso è improbabile che si guadagni grasso corporeo dal meccanismo PPAR-gamma, ma comunque è preferibile ridurre al minimo questa attivazione. La supplementazione di Oleuropeina può essere utile per bloccare questa attivazione, quindi è un supplemento suggerito da utilizzare in combinazione con telmisartan.
L’altra attività indesiderate è il blocco parziale del recettore 1,25-diidrossivitamina-D. Per rimediare a ciò è consigliata la supplementazione di vitamina D.
Telmisartan ha un effetto biochimico sulle cellule muscolari che è molto simile all’effetto dell’ esercizio fisico. Una conseguenza di questo è un aumento della capacità ossidativa delle fibre muscolari di tipo II, che può essere chiamato “switching” dal tipo IIb a IIa. E ‘possibile che tale conversione potrebbe essere un problema significativo per i powerlifter, sollevatori olimpici, o altri atleti con caratteristiche di forza esplosiva. D’altra parte, la resistenza di formazione ordinaria induce anche lo stesso effetto, e questo effetto è probabilmente reversibile, in ogni caso.
Il passaggio tra fibre di tipo II a tipo I, che sarebbe di maggiore preoccupazione, non accade con telmisartan per quanto si sa. Una conversione nell’uomo appare possibile solo cambiando il nervo a cui è collegata la fibra muscolare.
In generale, non è necessario essere preoccupati del fatto che l’uso di telmisartan si traduca in una metamorfosi fisica da BodyBuilder ad atleta di resistenza. Ma una maggiore capacità di affrontare allenamenti duraturi è comune.
Non ci sono prove riguardo al fatto che l’uso di telmisartan può far regredire o intervenire parzialmente sull’ipertrofia ventricolare sinistra (IVS) indotta dall’uso di AAS negli uomini, ma in modelli animali il telmisartan può agire per invertire LVH. Il tempo ci dirà se un inversione totale o parziale dell’LVH indotta dall’uso di AAS possa essere ancora un altro vantaggio dell’uso di telmisartan.
Anche se il telmisartan è generalmente ben tollerato, i potenziali effetti collaterali includono mal di testa, vertigini, diarrea, stanchezza. Effetti indesiderati gravi di rabdomiolisi e angioedema sono conosciuti ma molto rari. Una risposta allergica è possibile. Interrompere l’uso di telmisartan se si manifestano effetti collaterali incisivi.
Un elenco più completo dei potenziali effetti collaterali è il seguente http://dailymed.nlm.nih.gov/dailymed/drugInfo.cfm?setid=19615482-4264-45e0-a6d5-fefd2cb06c6c. Va tenuto presente che quasi ogni effetto collaterale menzionato è anche riportato dal gruppo placebo, e generalmente con frequenza simile.
Per concludere, il telmisartan può essere utile per moderare la pressione sanguigna nei soggetti con pressione sanguigna elevata, sia quando si usano AAS o no . Questo farmaco è anche in grado di migliorare l’isulino-resistenza, la perdita di grasso (soprattutto viscerale), e potenzialmente può migliorare la salute a lungo termine.
Il telmisartan è commercializzato sotto il nome di Micardis ® in compresse da 20, 40 e 80mg.
Una miscela composta da EGCG e Caffeina aumenta la quantità di energia spesa giornalmente in media di 158 kcal. I ricercatori della Laval University hanno scoperto questo nel corso di studi svolti su 14 volontari, ciascuno della durata di 24 ore.(1)
La caffeina blocca i recettori cellulari dell’adenosina e inibisce l’enzima fosfodiesterasi, aumentando quindi il metabolismo. L’EGCG inibisce l’enzima che scompone l’adrenalina e la noradrenalina nel corpo. Il composto ha un effetto diretto sulle cellule e rende anche più attivi i mitocondri.
La ricerca è stata commissionata da Iovate Health Sciences. I ricercatori hanno testato le combinazioni di guaranà e tè verde nei loro esperimenti. Gli estratti sono stati standardizzati in modo tale che i soggetti di prova assumessero 600 mg di caffeina [suddivisi in 3 dosi] ogni giorno. La quantità di EGCG variava. I soggetti di prova – uomini di età compresa tra i 20 ed i 50 anni, con uno stile di vita sedentario – hanno ricevuto una dose quotidiana di 270, 600, 900 o 1200 mg di EGCG.
Più la dose di EGCG era elevata più i soggetti di prova hanno aumentato il loro dispendio energetico nel corso di un periodo di tempo di 24 ore in una camera metabolica: si tratta di una stanza nella quale i ricercatori possono misurare in maniera esatta il dispendio chilocalorico di una persona.
L’aumento del dispendio energetico dei gruppi esaminati che assumevano il mix EGCG+Caffeina (ricordando che la dose di Caffeina è la medesima per tutti i gruppi) è stato il seguente:
– 270mg/die di EGCG: 158 kcal extra rispetto al gruppo placebo
– 600mg/die di EGCG: 170 kcal extra rispetto al gruppo placebo
– 900mg/die di EGCG: 188 kcal extra rispetto al gruppo placebo
– 1200mg/die di EGCG: 197 kcal extra rispetto al gruppo placebo.
Le differenze di spesa energetica tra i gruppi EGCG non erano statisticamente significative.
In teoria si potrebbe perdere un chilo di grasso corporeo in 40 giorni con la dose più bassa di EGCG (270mg/die). La dose massima aiuterebbe a farlo in 36 giorni…In teoria!
I due integratori hanno portato ad un aumento della pressione sanguigna diastolica [tra due battiti cardiaci] e sistolica [durante un battito].
Una ricerca tedesca svolta nel 2005, ha dimostrato che una combinazione di Caffeina e EGCG comporta un aumento del dispendio energetico pari a 180kcal/die. Secondo lo studio tedesco, tuttavia, una dose giornaliera di 300 mg di EGCG è sufficiente.(2)
Spesso si dice che gli integratori da banco non siano efficaci. In realtà, però, molto spesso non è il prodotto in se ad essere inefficace ma è l’uso che se ne fa e le aspettative poste in esso che hanno fatto si che diversi prodotti OTC siano stati etichettati come “non efficaci”. Certo, nel panorama degli integratori alimentari esistono svariate fregature commerciali, ma questo non è sicuramente il caso dell’EGCG.
L’adenosina trifosfato (ATP) è qualcosa di più che una sostanza chimica che il corpo utilizza per alimentare le contrazioni muscolari e gli impulsi nervosi. Ovviamente senza di essa moriremmo. Il livello e il funzionamento dell’ATP indica anche a grandi linee quanto siamo muscolosi e grassi.
Il corpo ha bisogno di una fornitura costante di ATP. Quando l’ ATP è utilizzato come energia, rilascia una molecola di fosfato trasformandosi in adenosina difosfato (ADP). L’ADP attinge dalle riserve di creatina fosfato (CP) per recuperare la molecola di fosfato mancante, ricreando così l’ATP. Ecco anche il perché i prodotti di creatina facilitano i guadagni di forza e di tessuto magro.
Il corpo può produrre ATP dalle proteine, dal glucosio o dai grassi. Questo grazie ai mitocondri cellulari. Quando le riserve di ATP cellulare sono basse, come dopo una serie pesante di Squat , e i livelli di ADP incrementano, le cellule devono subire la fosforilazione ossidativa e il trasferimento di elettroni per ripristinare l’ ATP. La fosforilazione ossidativa è il procedimento che aggiunge un gruppo fosfato all’ADP per ricostruire l’ATP. Il trasferimento di elettroni è il procedimento in cui ciò succede. I mitocondri pompano gli ioni di idrogeno dall’interno all’esterno delle cellule. Ciò crea uno squilibrio in cui c’è un numero maggiore di ioni di idrogeno all’esterno dei mitocondri che produce l’accoppiamento dell’ADP con un gruppo fosfato extra. Di conseguenza abbiamo ATP ed energia cellulare. Gli elettroni del trasferimento elettrico provengono dal NADH, creato dai macronutrienti (Proteine- Carboidrati-Grassi). Ovviamente si trasformano in alimento cellulare circolante: amminoacidi, glucosio/glicogeno e acidi grassi.
Quindi il procedimento è il seguente:
Il NADH dona gli elettroni ai mitocondri per il trasferimento.
Il trasferimento di elettroni crea uno squilibrio degli ioni di idrogeno.
Lo squilibrio alimenta l’accoppiamento dell’ADP e di un gruppo fosfato, creando l’ATP.
Senza dubbio vi ricordate il termine “accoppiamento” nel processo di fosforilazione ossidativa ADP/ATP.
Dunque, il disaccoppiamento è, in parole povere, un metodo per rendere l’intero procedimento più difficile.
Nel caso della fosforilazione ossidativa, in questo modo i mitocondri lavorano molto duramente per creare lo squilibrio degli ioni di idrogeno. Le piccole sostanze responsabili per questo disaccoppiamento sono le proteine disaccoppianti che si trovano sia nelle cellule muscolari sia nelle cellule del grasso bruno. Quando queste proteine disaccoppianti entrano nei mitocondri, si verifica una reazione in cui i mitocondri devono lavorare maggiormente per cercare di pompare gli ioni di idrogeno dall’interno all’esterno della cellula. Questo grazie all’effetto delle proteine disaccoppianti che permette agli ioni di idrogeno di rientrare. Poiché il processo spreca gli elettroni del NADH senza che sia creato ATP, il procedimento deve ricominciare da capo. Le proteine disaccoppianti all’interno delle cellule muscolari agiscono per regolare gli acidi grassi liberi nei miociti. Le proteine disaccoppianti all’interno delle cellule del grasso bruno hanno un effetto regolante sulla temperatura corporea, la termogenesi. Il risultato di questo disaccoppiamento è che i mitocondri usano molti più acidi grassi e, in misura minore, più glucosio per normalizzare e rigenerare i livelli di ATP. Quando tutto ciò si verifica, ovviamente un atleta brucia più calorie (gran parte delle quali provengono dalle riserve di grasso) e diventa molto più magro.
Gli atleti aiutati chimicamente utilizzano molti farmaci e sostanze che influenzano il procedimento di disaccoppiamento: DNP, ormoni tiroidei, anfetamine, efedrina, norefedrina (fenilpropanolamina) e caffeina, per nominarne alcuni. Prima di procedere, voglio sottolineare che le anfetamine sono una pessima idea in qualsiasi circostanza. Oltre ad essere illegali non sono dei brucia grassi efficienti e sono dannose per il cervello e sono tossiche. La maggior parte delle anfetamine del mercato nero sono prodotte utilizzando il fosforo rosso che non è rimosso o purificato correttamente in nessun momento del procedimento. Il fosforo rosso è cancerogeno e distrugge i fattori della funzione immunitaria! Solitamente gli utilizzatori sono molto proni all’indolenzimento e sembrano contrarre tutti i virus con i quali entrano in contatto. Non è una cosa ideale nemmeno il giorno della gara.
EFEDRINA – NOREFEDRINA – CLENBUTEROLO
Queste tre sostanze sono dei beta-agonisti, ciò significa che stimolano i beta-recettori sottotipi 1, 2 e 3.
Clenbuterolo
Il Clenbuterolo è un beta-agonista specifico del recettore beta-2. Ciò significa che il suo effetto brucia grassi è dovuto allo stimolo specifico dei recettori beta-2. L’Efedrina è un agonista non specifico dei recettori beta. Significa che i suoi effetti sono dovuti allo stimolo dei recettori beta- 1, 2 e 3. Anche la Norefedrina (fenilpropanolamina) è un agonista non specifico dei recettori beta, però sembra influenzare i recettori beta-2 in modo leggermente diverso.
Tutti i beta-agonisti influenzano il processo brucia grassi attraverso la termogenesi, che ovviamente coinvolge il processo di disaccoppiamento.
La somministrazione di Clenbuterolo tende a causare una riduzione dell’attività dei recettori beta-2. Poiché i recettori beta-2 sono regolatori importanti del procedimento di disgregazione dei grassi (lipolisi), è un problema. La somministrazione continua di Clenbuterolo vanifica l’effetto del farmaco nel giro di poche settimane indifferentemente dalla dose. Per questa ragione, per usare il Clenbuterolo è necessario pianificare un protocollo breve della durata di 14 giorni o un protocollo 2 giorni si 2 giorni no. Questo approccio rallenta la risposta di adattamento e smorzamento dei recettori beta-2.
A differenza del Clenbuterolo, l’Efedrina e la Norefedrina non causano una risposta di adattamento eccessiva e perciò continuano a influenzare l’attività termogena per mesi.
Entrambe inducono il rilascio di noradrenalina che poi stimola tutti i sottotipi di recettori beta; entrambe possono stimolare in parte gli stessi siti recettori direttamente. L’Efedrina induce l’effetto termogeno stimolando tutti e tre sottotipi di recettori beta-adrenergici, però il 35-40% del suo effetto stimolante agisce sui recettori beta-3. Ciò è significativo in quanto la risposta che governa l’attività di smorzamento dei recettori beta-2 non è possibile con i recettori beta-3. Quindi l’Efedrina ha un’efficacia potenziale a lungo termine. Lo stimolo dei recettori beta-3 incrementa in misura maggiore la disgregazione dei grassi. Ciò si traduce in un aumento di proteine disaccoppianti. Andrebbe anche detto che l’Efedrina incrementa la conversione del T-4 in T-3 da parte del fegato.
CAFFEINA
Quando sono utilizzate le sostanze beta-agoniste, il corpo rilascia adrenalina e noradrenalina, secrete grazie allo stimolo dei nervi simpatici, come detto in precedenza. Alla fine però, il corpo ha una risposta di adattamento che regola l’attività a lungo termine dei beta- agonisti e perciò il loro lavoro termogeno (effetto brucia grassi). Le metilxantine, come la Caffeina, Enprofillina, e Teofilina, bloccano o inibiscono la risposta di adattamento del corpo in modo significativo. La cosomministrazione di metilxantine si traduce quindi in un effetto più lungo e potente. Normalmente il rapporto fra efedrina o norefedrina e caffeina è di 1:10 (20 mg di Efedrina con 200 mg di Caffeina).
La chimica alla base di questo meccanismo è piuttosto complessa, comunque l’azione di base è questa:
I beta-agonisti modulano il loro segnale di disgregazione dei grassi attraverso un precursore energetico all’interno della cellula detto adenosinmonofosfato ciclico (cAMP). Sostanze chiamate fosfodiesterasi controbattono questa azione disgregando il cAMP, causando la diminuzione o l’interruzione del segnale per la perdita di grasso. Le metilxantine inibiscono o bloccano la fosfodiesterasi che è l’enzima che degrada il fosfato in cAMP. Così, l’effetto brucia grassi e il valore termogeno del segnale del beta-agonista utilizzato continua.
RECETTORI
La maggior parte delle cellule e degli organi del corpo possiede recettori adrenergici. Questi recettori sono di due sottotipi: ALFA sub-1 e 2, BETA sub-1, 2, 3 e 4. I recettori che inizialmente ci interessano per la perdita di grasso/termogenesi sono gli alfa sub-2 e i beta sub-2 e 3. Sono i recettori adrenergici che hanno l’effetto iniziale maggiore sulla perdita di grasso.
Lo stimolo dei recettori beta sub-2 crea una risposta anticatabolica, cioè di salvaguardia delle proteine muscolari. Sfortunatamente, i recettori beta sub-2 si smorzano dopo 2-3 settimane di stimolo continuo. Il classico meccanismo di azione/reazione del corpo.
Lo stimolo dei recettori alfa sub-2, blocca la mobilitazione delle riserve di grasso.
Un fatto interessante è che in confronto agli uomini, le donne hanno un numero maggiore di recettori alfa sub-2 (e di recettori degli estrogeni) nella parte inferiore del corpo. Ecco perché le donne hanno così tanta difficolta a perdere grasso in queste zone. Ci sono diverse sostanze che bloccano i recettori alfa sub-2 (antagonisti) e perciò l’effetto di inibizione della perdita di grasso.
La yohimbina pura è un buon esempio. La yohimbina inibisce il ciclo di feedback negativo che inibisce la riduzione continua del grasso. Gli effetti della Yohimbina sono mitigati dal rilascio (o somministrazione) dell’Insulina. Ciò significa che la yohimbina è efficace come antagonista del recettore alfa sub-2 solo se l’atleta la utilizza a digiuno (come prima del primo pasto della giornata). Come detto precedentemente l’Efedrina modula il 35-40% del suo effetto termogeno attraverso lo stimolo dei recettori beta sub-3. In misura minore stimola la termogenesi attraverso lo stimolo del recettore beta sub-1.
Poiché l’attività del recettore beta sub-2 si smorza fortemente dopo poche settimane di stimolo continuo, dovrebbe sorgere spontanea la domanda: “quanto passa prima che i recettori beta sub-1 e sub-3 si smorzino?”.
Dopo circa quattro settimane di uso dell’associazione efedrina/caffeina, i livelli di ormoni tiroidei incrementano. Alla 12° settimana d’uso, i livelli di ormoni tiroidei scendono sotto i livelli normali. Come detto precedentemente, i prodotti di efedrina incrementano la conversione del T-4 nel più potente T- 3.
Sfortunatamente , anche questo effetto ha un ciclo di feedback negativo che si attiva dopo 12 settimane di uso continuo di efedrina.
Ma vi sono i recettori adrenergici beta sub-4 che scavalcano il resto e continuano il processo brucia grassi anche con livelli più bassi di ormoni tiroidei circolanti. Gli effetti termogeni di una associazione efedrina/caffeina sono migliori dopo 12 settimane d’uso e restano molto efficaci fino a 50 settimane. Questo grazie alla capacità del corpo di aumentare il numero dei recettori beta sub-3 e sub-4 in risposta allo smorzamento dei recettori beta sub-1 e sub-2.
NOTA: Diversi atleti hanno sperimentato un aumento del 5-10% della forza e della capacità aerobica durante l’uso dei beta-agonisti. Ciò si traduce in maggiori guadagni di massa magra grazie al maggior reclutamento delle fibre muscolari (potenzialmente).
ORMONI TIROIDEI
Gli ormoni tiroidei più noti sono il T-4 (Tiroxina) ed il T-3 (Triiodotironina). In risposta al TSH (ormone stimolante la tiroide), la tiroide rilascia l’ormone T-4 e, in misura minore, l’ormone T-3. Solitamente, la produzione giornaliera di T-4 è di 76mcg circa, quella di T-3 è di 26mcg circa. La maggior parte della produzione di T-3 è data dalla conversione di T-4 in T-3 da parte dell’enzima 5-deiodinasi soprattutto nel fegato e nei reni (una bassa assunzione di selenio riduce di molto gli effetti di questo enzima). Il T-3 è circa 5-10 volte (secondo la fonte della statistica) più attivo/potente del T-4.
Del T-4 circolante, circa lo 0,02% è non legato e circa lo 0,30% del T-3 è non legato o libero:
globulina legante l’ormone tiroideo (TBg);
pre-albumina legante l’ormone tiroideo (TBPA);
albumina legante l’ormone tiroideo (TBA).
Ovviamente, solo gli ormoni tiroidei liberi/non legati possono unirsi e attivare i propri siti recettori. Circa l’80% del T-3 circolante proviene dalla monodeiodinazione del T-4 (conversione epatica del T-4 in T-3).
Gli ormoni tiroidei incrementano i livelli di proteine disaccoppianti. Incrementano anche il ricambio dell’ATP stimolando gli enzimi che influenzano la conduzione dell’impulso nervoso. Molte ricerche sostengono l’idea che i siti recettori degli ormoni tiroidei sono collegati direttamente ai geni che regolano la quantità di proteine disaccoppianti prodotta. Dovrebbe essere evidente che in molti casi gli ormoni tiroidei hanno ricoperto un ruolo importante nella preparazione alla gara degli atleti supportati chimicamente. La mia opinione è che cicli ben strutturati in dose e durata di ormoni tiroidei sono molto più salubri di lunghi periodi di accanita restrizione calorica. Si tratta di un’opinione e non di un consiglio. Come detto precedentemente, i beta-agonisti facilitano la conversione del T-4 in T-3, c’è quindi una sinergia per quanto riguarda la riduzione del grasso o i guadagni di massa magra.
Gli effetti fisiologici positivi riscontrati con dosi ragionevoli di ormoni tiroidei comprendono:
Maggior ritmo della sintesi proteica.
Maggior ritmo dell’ossidazione dei grassi.
Maggior sensibilità dei recettori degli androgeni, insulina, GH, IGF-1, PGE-1, PGE-2, Clenbuterolo, Efedrina ecc…
Maggior metabolizzazione di proteine, carboidrati, grassi e micronutrienti.
Maggior ritmo metabolico e dispendio calorico.
Maggior consumo di ossigeno da parte della maggior parte dei tessuti. Migliore tempo di recupero.
Gli effetti fisiologici negativi riscontrati con dosi eccessive di ormoni tiroidei comprendono:
Perdita di tessuto magro
Incremento del ritmo cardiaco e delle palpitazioni
Insonnia
Diarrea
Vomito
La termogenesi causata dagli ormoni tiroidei è provocata da “speciali proteine solventi” presenti nel grasso, nel muscolo e negli organi, dette UCP-3. UCP-3 significa proteina solvente-3. Quando le UCP-3 aumentano, incrementa anche il ritmo del dispendio calorico attraverso la termogenesi. Una loro diminuzione si traduce in un incremento delle riserve di grasso. Livelli sovrafisiologici di T-3 (che non vuol dire sforare nell’ipertiroidismo) aumentano le UCP-3 del 600% mentre valori sotto il normale si traducono in una diminuzione del 300%. Ecco perché l’efficacia delle diete di restrizione calorica si riduce dopo 2-4 settimane. Il corpo smorza la produzione di ormoni tiroidei nel tentativo di risparmiare calorie e ridurre il dispendio calorico sotto forma di calore. Il risultato è meno UCP-3 e un metabolismo più lento.
Molti atleti ignorano che gli ormoni tiroidei hanno qualità anabolizzanti. Gli ormoni tiroidei governano o regolano il nostro ritmo metabolico, o metabolismo. Il ritmo metabolico è la velocità con cui si verificano tutti i processi chimici e fisici. Questo vale per tutte le cellule viventi del nostro corpo, ciò significa che il ritmo del metabolismo, dell’assorbimento e dell’utilizzo dei nutrienti dipende fortemente dagli ormoni tiroidei.
In pratica gli ormoni tiroidei determinano se il cibo che mangiamo è depositato come tessuto adiposo, è utilizzato per la rigenerazione e costruzione, o è bruciato come calore/energia.
I livelli bassi di ormoni tiroidei rallentano il processo di guarigione e crescita incrementando le riserve di grasso. Mentre livelli eccessivamente alti di ormoni tiroidei si tradurranno in un catabolismo eccessivo di tessuto magro. Ma livelli appropriati di ormoni tiroidei per l’assunzione di nutrienti e per il fabbisogno sono stati comunemente considerati molto anabolizzanti. Se i livelli di ormoni tiroidei sono troppo bassi, nessuna quantità di calorie sarà sufficiente semplicemente perché non sono metabolizzate al ritmo necessario. Ecco perché spesso gli atleti diventano troppo grassi. Mangiano per tenere il passo dell’aiuto chimico ma non creano un ritmo metabolico appropriato. Gli ormoni tiroidei presentano qualità anabolizzanti anche perché inducono l’aumento del trasporto di creatina e l’aumento della sensibilità dei siti recettori per gli androgeni, insulina, GH, IGF-1, IGF-2, PGE-1, PGE-2.
Come ovvio che sia, l’utilizzo di ormoni tiroidei esogeni si è tradotto in un ciclo di feedback negativo della produzione endogena di T-4 e T-3. Ciò significa che i livelli costanti di T-4 o T-3 esogeni hanno innescato un ciclo di feedback negativo che porta l’ipotalamo a produrre meno TRH. Generalmente gli atleti si sono sottoposti a esami del sangue per rilevare il livello degli ormoni tiroidei medi personali prima, durante e dopo la somministrazione di farmaci per la tiroide per determinare le dosi di base.
I ricercatori hanno riportato che le diete di restrizione calorica che forniscono 2gr di proteine per kg di peso al giorno durante la somministrazione di farmaci per la tiroide (senza base anabolizzante) causano una perdita di peso pari al 75% dal grasso e per il 25% dal muscolo.
Un dosaggio efficace per la perdita di grasso utilizzato dagli atleti che seguono protocolli chimici con ormoni tiroidei esogeni sono generalmente i seguenti:
T-4: 100-200mcg/die.
T-3: 25-150mcg/die.
T-2: 150-600mcg/die.
Come accennato in precedenza, il ciclo di feedback negativo indotto dalla somministrazione esogena di ormoni tiroidei è un fattore di azione/reazione del corpo da tenere in considerazione. La funzione tiroidea post ciclo può essere ripristinata piuttosto velocemente con 20mg di estratto puro di Guggulsteroni ogni 11 Kg di peso il giorno divisi in 3-4 dosi. Anche 3-5gr dell’amminoacido Tirosina, 165-250mg di Coleus Forskohlii (standardizzato al 10% in Forskolina) e 1-2gr di fosfati aiutano nel recupero. Questa strategia funziona bene anche durante la prima settimana di uso di GH esogeno. Comunque, non ho mai visto o sentito di persone che hanno abusato a tal punto degli ormoni tiroidei da causare una soppressione permanentemente della tiroide. Però ho visto diverse persone esagerare con la dose e ricavarne una perdita eccessiva di massa magra. Qualsiasi abuso è inutile e deleterio, il giusto va bene.
AAS E LIPOLISI
Gli AAS, anche se non sono esattamente dei termogeni, possono avere un forte effetto lipolitico proporzionale alla loro affinità per i recettori androgeni (AR); infatti i recettori androgeni situati nell’adipe se attivati promuovono la lipolisi (rilascio di acidi grassi).
Un caso a parte è l’OSTARINA che ha un’affinità “modulata” per i recettori androgeni a seconda del tessuto bersaglio e che mostra un‘affinità parziale verso il tessuto adiposo.
Purtroppo l’OXANDROLONE (24 androgeno e 425 anabolizzante), che è un tipico AAS per il Cut, ha una scarsa affinità per gli AR e così pure il WINSTROL (30 androgeno e 320 anabolizzante); molto affini sono invece il PRIMOBOLAN (88 anabolico e 51 androgeno) e il TRENBOLONE (600 anabolico e 185 androgeno). Il DIANABOL (50 androgeno e 210 anabolico), e l’OXYMETOLONE (45 androgeno e 320 anabolizzante) purtroppo hanno affinità AR quasi o prossima allo zero e fortissima aromatizzazione (DIANABOL) e attività estrogena (OXYMETOLONE).
Anche il “semplice” Testosterone se inserito correttamente in una preparazione pre-gara presenta dei vantaggi inibendo l’enzima che permette il deposito del grasso nelle cellule adipose. Ovviamente il controllo degli estrogeni attraverso un AI di terza generazione è d’obbligo in quanto ogni aumento degli estrogeni circolanti porta ad un aumento della ritenzione idrica e dell’accumulo di grasso.
Il Primobolan compresse (Metenolone Acetato), tanto bistrattato dagli atleti per la sua modesta attività anabolizzante e per la sua bassa biodisponibilità, possiede una caratteristica al quanto particolare: diversi atleti, per aumentare anche la biodisponibilità, hanno mischiato 20-25mg di compresse di Primobolan sbriciolate con il DMSO in gel o una soluzione 50/50 di DMSO e acqua. Gli utilizzatori hanno poi applicato la soluzione sulla pelle (specialmente dove il grasso è più testardo). Il 10-20% viene così assorbito passando direttamente nel flusso ematico evitando la disattivazione epatica di primo passaggio. L’operazione deve essere ripetuta da 1 a 5 volte durante il giorno. Il DMSO è un solvente che trasporta direttamente attraverso la pelle le strutture molecolari più piccole mischiate in esso. Si dice che sia reperibile tramite i venditori all’ingrosso di sostanza chimiche.
Un altro metodo utilizzato per aumentare l’assorbimento del Primobolan in compresse è stato miscelare le compresse sbriciolate con l’olio alla vitamina E per l’assunzione orale. In questo modo una grossa parte dell’AAS attivo viene assorbita attraverso il sistema linfatico (come l’Andriol) evitando così la disattivazione di primo passaggio.
Se l’atleta invece decidesse di optare per il Trenbolone o un altro AAS con caratteristiche di stimolo della prolattina in una fase dove sta cercando di ridurre le riserve di grasso, l’utilizzo di un antiprolattinico come la Bromocriptina o la Cabergolina è tassativo. Anche se non si utilizzano AAS stimolanti la prolattina, in alcuni individui il cui livello di prolattina è naturalmente elevato l’inserimento di un antiprolattinico potrebbe essere una buona scelta.
Se dovessi fare una lista di AAS, DS o SARM da utilizzare in una fase pre-gara o di Cut sarebbe la seguente:
Primobolan Depot o compresse.
Trenbolone e derivati.
Methyldrostanolone.
Cyanostane.
Oxandrolone.
Andarine.
Winstrol Depot o compresse.
Ne ho solo nominati alcuni ma ce ne sono altri che presentano un potenziale rilevante in una fase pre- gara o Cut.
GH (Ormone della Crescita) e lipolisi
Quando inserito correttamente in una preparazione alla gara, il GH ha incrementato la qualità fisica complessiva incrementando l’uso del grasso a scopo energetico. Le ricerche hanno mostrato che la somministrazione di 2 UI di GH al giorno possono ridurre le riserve di grasso di circa il 35% quando utilizzato in una dieta con calorie ridotte. Infatti il GH innesca attraverso una serie di reazioni enzimatiche/chimiche il rilascio di acidi grassi dalle riserve adipose per soddisfare i fabbisogni metabolici energetici.
DNP (dinitrofenolo) e lipolisi
Il DNP, come accennato in precedenza, interferisce con il processo cellulare della sintesi dell’ATP.
L’ATP è la fonte di energia immediata per la cellula e tutte le sostanze nutritive che producono energia, compresi i carboidrati, alla fine sono convertiti in ATP. Dal momento che la cellula non può sintetizzare con efficienza l’ATP in presenza di una sostanza disaccoppiante come il DNP, deve ricorrere ad un’altra fonte immediata di energia per avere le calorie necessarie a continuare la produzione di ATP: ai grassi. Il corpo inizia a bruciare i grassi come se fossero ceppi gettati tra le fiamme.
Spesso si dice che l’uso del DNP tra i Bodybuilder sia stato suggerito dallo scomparso Dan Duchaine, collaboratore di IRONMAN che conosceva ampiamente i prodotti ergogeni. Anche se fu Dan a discutere l’impiego del DNP nelle diete dimagranti, non è stato certo il primo ad esplorarne i possibili utilizzi. L’effetto dei farmaci a base di DNP venne osservato inizialmente nel 1885 quando gli scienziati notarono gli effetti termogeni di una sostanza derivata dal catrame di carbon fossile, il giallo marte, un colorante alimentare. L’idea di usare il DNP come farmaco dimagrante venne osservando gli effetti della sostanza su operai francesi che lavoravano alla costruzione delle munizioni e che producevano l’esplosivo durante la 1ª Guerra Mondiale partendo da una miscela con il 40% di DNP e il 60% di TNP. Il DNP passava attraverso la pelle degli operai facendoli dimagrire rapidamente.
Osservato questo effetto si condussero studi sugli animali e venne riscontrato che il DNP aumentava potentemente la re spirazione cellulare portando ad un rapido innalzamento della temperatura corporea.
Quando negli animali si aumentavano le dosi di DNP, morivano in breve tempo perché le cellule erano letteralmente cotte al loro interno. Si osservò anche che gli animali passavano subito al rigor mortis, un irrigidimento del corpo dovuto alla perdita di ATP muscolare nei tessuti. Solitamente quell’effetto si verifica dopo 4-6 ore dal decesso, quindi i ricercatori conclusero che le dosi elevate di DNP avevano esaurito tutte le scorte di ATP negli animali.
Nonostante il destino degli sfortunati animali al quale era stato somministrato il DNP, gli scienziati della Stanford University di Palo Alto, in California, vi scorsero un certo potenziale per la cura dell’obesità (una volta che si sarebbero determinate le dosi terapeut iche corrette). Così nei primi anni Trenta del XX secolo iniziarono a sperimentare con il DNP in soggetti obesi.
Altri ricercatori combinarono il DNP con gli ormoni tiroidei, i quali controllano il metabolismo delle cellule. Determinare le dosi di DNP che non si sarebbero rivelate pericolose fu un’impresa ardua, benché le ricerche fossero ampie. Il DNP ha un margine di sicurezza molto ridotto ed ogni soggetto può rispondere in maniera del tutto diversa, ossia alcuni possono tollerare dosi più elevate mentre altri hanno effetti collaterali piuttosto importanti anche con dosi ridotte.
Valido per tutti i soggetti era senza dubbio il fatto che il DNP aumentava il metabolismo a riposo in media dell’11% per ogni aumento della dose pari a 0,1 mg.
Gli studi mostrarono che la maggioranza dei soggetti tollerava bene dosi fino a 5 mg, per ogni chilogrammo di peso corporeo. Durante l’assunzione venivano riferite però vampate di calore e un aumento della sudorazione. Con una dose pari a 5-10 mg per chilogrammo di peso corporeo si è avuta una notevole sudorazione, ma senza che si sia oggettivamente elevata la temperatura corporea o accelerato il battito cardiaco. A 10 mg il battito cardiaco aumentava, come anche la frequenza della respirazione, e la temperatura corporea saliva verso valori pericolosi.
In base a quelle ricerche mediche svolte nel periodo storico della Grande Depressione, la dose terapeutica corretta per il DNP venne fissata sui 3-5 mg per ogni chilogrammo di peso corporeo. Quell’intervallo di valori permetteva un incremento del metabolismo basale del 20-30% dopo un’ora dall’assunzione. Il metabolismo rimaneva elevato per 24 ore, poi inizia va a scendere gradualmente. Assumendo il DNP quotidianamente si aveva un incremento pari al 40% del metabolismo basale e lo si poteva mantenere elevato per 10 settimane.
Anche se nessuno dei soggetti che assumeva il DNP nei primi studi aveva tentato di seguire una qualche dieta, avevano perso molto peso. Uno studio mostrò che su 170 persone curate con il DNP si aveva una perdita media di 7,8 kg, ossia 640 g la settimana.
Poiché il DNP non promuove direttamente il catabolismo muscolare, la conclusione fu che la perdita di peso consisteva soprattutto di grasso corporeo.
Comunque il DNP faceva venire un edema, ossia ritenzione idrica, e ciò comportava un effetto interessante.
Alcuni soggetti che assumevano il DNP dopo un certo tempo non riuscivano più a perdere peso nonostante il metabolismo continuasse a salire, ma quando ne interruppero l’uso il peso calò rapidamente. Smettendo l’assunzione del DNP, avevano perso la ritenzione idrica e si era reso evidente il dimagrimento, prima mascherato dal gonfiore.
Nonostante il notevole incremento del metabolismo dovuto all’assunzione del DNP, i ricercatori riscontrarono alcune complicazioni cardiovascolari. Non soltanto il DNP non stimola eccessivamente l’apparato cardiovascolare ma addirittura abbassa la pressione sanguigna se elevata. Gli studi attestano una riduzione media del 9,4% della pressione diastolica e del 12,6% della pressione sistolica in 30 persone già ipertese che hanno assunto il DNP. I diabetici che assumono il DNP presentano un incremento della resistenza al glucosio.
L’apparente successo – e la presunta sicurezza – del DNP se assunto alle corrette dosi terapeutiche portò alla sua diffusione come uno dei principali farmaci dimagranti. Purtroppo molti medici che lo prescrissero nei primi tempi non erano molto consapevoli del suo stretto margine di sicurezza. Un altro problema fu che con l’aumentare della sua popolarità, il DNP iniziò a comparire in vari preparati dimagranti distribuiti senza ricetta medica. Si stima che entro il 1934 lo avessero usato 100.000 persone.
Oggi molti Bodybuilder ritengono che il DNP non sia poi tanto pericoloso e che gli effetti collaterali riferiti siano stati esagerati. Si pensava alla stessa maniera negli anni Trenta, quando l’uso del DNP era tanto diffuso. A quel tempo ci furono svariati casi di consumatori non accorti, probabilmente non al corrente della dose corretta, che si erano letteralmente cotti all’interno facendo arrivare il proprio metabolismo a valori incontrollabili prendendo troppo DNP. Chi difendeva il DNP osservò che quei casi sfortunati erano comunque pochi rispetto al grosso numero di persone che usava il farmaco.
Comunque rilevarono alcuni aspetti problematici dell’uso del DNP. Circa il 7% dei consumatori aveva avuto forti rash cutanei. Inoltre pareva che il DNP riducesse i globuli bianchi necessari per contrastare le infezioni e l’inizio delle forme tumorali. Nel 1935 iniziò il declino del DNP come cura dimagrante perché vennero alla luce vari casi di donne che assumendolo si erano ri trovate con la cataratta. La Food and Drug Administration prese nota di quei casi e lo tolse dal mercato nel 1938.
Anche se il DNP in un certo senso venne relegato nel limbo dei farmaci dimagranti, non scomparve del tutto. Continuò ad essere usato per varie applicazioni industriali e mediche. È tuttora una delle sostanze citotossiche preferite per gli studi in vitro, ossia su cellule. Gli scienziati lo prediligono perché è una ottima sostanza tossica per distruggere le cellule ed accedere alla loro attività interna. Nell’industria il DNP è impiegato per la lavorazione delle vernici, come conservante per il legno e come insetticida, da qui nel bodybuilding qualcuno lo ha scherzosamente definito “la dieta dell’insetticida”. Alcuni nomi commerciali del DNP sono Caswell No. 32, Suldo Black B., Nitro Kleenup e Maroxol-50.
Nei primi anni Ottanta del XX secolo il DNP emerse di nuovo come farmaco dimagrante per i Bodybuilder e venne venduto con il nome di Hexalon. Molti professionisti d’élite di quel periodo lo usavano e quasi tutti riferivano potenti effetti dimagranti e di definizione muscolare. I fornitori del DNP avvertivano i potenziali clienti che li avrebbe fatti sentire “come con l’influenza” e ammonivano a non superare le dosi consigliate, sull’eco delle raccomandazioni dei dottori degli anni Trenta. Eppure alcuni Bodybuilder ebbero comunque dei problemi, soprattutto usandolo nel lungo termine. Questo non ci sorprende considerando che i resoconti che abbiamo indicano che alcune persone che lo avevano usato nel passato per molto tempo erano morte con una dose relativamente ridotta pari a 1-4 mg per chilogrammo di peso corporeo. La dose letale stabilita per il DNP è 14-43 mg per chilogrammo di peso corporeo – proprio poco al di sopra della dose terapeutica consigliata.
Nonostante i pericoli associati al DNP, il concetto di indurre un dimagrimento per mezzo di un meccanismo di disaccoppiamento cellulare rimane affascinante. Questo è stato vero soprattutto da quando vennero scoperte le proteine native del disaccoppiamento cellulare delle quali abbiamo parlato in precedenza. Le proteine del disaccoppiamento cellulare agiscono come il DNP ma in modo molto più controllato. In definitiva il DNP non è una sostanza “per tutti”, solamente atleti con grande competenza ed esperienza alle spalle possono usarlo con un relativo margine di sicurezza per brevi periodi di tempo: generalmente 10 giorni. Alcuni di questi atleti hanno ingerito la dose di 5mg/Kg come prima cosa al mattino. Altri invece hanno suddiviso la dose in 2-5 porzioni uguali. Il DNP ha causato anche un incremento dei recettori degli androgeni. Gli utilizzatori hanno sperimentato crampi e strappi muscolari dovuti all’interferenza del DNP con la risintesi dell’ATP e altri fattori.
Conclusioni sulla farmacologia brucia grassi
In conclusione possiamo constatare che l’ ”arsenale chimico” a disposizione dell’atleta che ha come obbiettivo la riduzione del grasso corporeo è ricco di sostanze che presentano i loro pro e i loro contro, chi più chi meno. Ognuna delle sostanza da me riportate hanno trovato un posto nella preparazione alla gara di molti atleti. Ovviamente, se usate in maniera corretta, tali sostanze sono state ben tollerate (caso a parte il DNP). Comunque, va sottolineato che l’alimentazione ricopre il primo posto nel raggiungimento dei risultati preposti dall’atleta. Se l’alimentazione non viene calibrata correttamente anche i risultati potenziali declinano. Un mio consiglio è “usare e bene”, senza mischiare troppe molecole e senza raggiungere livelli di assunzione esagerati e inutili per il progresso nel lungo termine.
La salute viene prima di tutto.
Gabriel Bellizzi
Bibliografia
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Il Salbutamolo (conosciuto anche con il nome di albuterolo) è un composto, a breve durata d’azione, con attività di tipo agonista selettivo sui recettori β2-adrenergici. Il gruppo butile terziario della molecola di salbutamolo (albuterolo) lo rende più selettivo per i recettori β₂. Il farmaco è venduto come una miscela racemica soprattutto perché l'(S)-enantiomero blocca le vie metaboliche, mentre l'( R)-enantiomero evidenzia l’attività. Il Salbutamolo può essere sintetizzato a partire da un derivato dell’acetofenone, a sua volta un derivato dell’acido salicilico (da questa origine il prefisso “sal” nel nome Salbutamolo).
Il Salbutamolo è una molecola adrenergica simile al Clenbuterolo, un agonista selettivo dei recettori β2-adrenergici, particolarmente diffusi a livello della muscolatura liscia bronchiale. La stimolazione di questi recettori da parte del farmaco comporta un incremento dell’AMP ciclico endocellulare. Questo aumento di AMP ciclico porta all’attivazione della protein chinasi A, la quale inibisce la fosforilazione della miosina e riduce la concentrazione intracellulare di calcio ionico, con conseguente rilassamento e determinazione di un effetto di tipo broncodilatatore con risoluzione del broncospasmo. Salbutamolo rilassa la muscolatura liscia di tutte le vie aeree, dalla trachea fino ai bronchioli terminali, agisce perciò come un agonista funzionale che comporta il rilassamento delle vie aeree indipendentemente dal fattore spasmogeno coinvolto, proteggendo così contro tutti gli stimoli broncocostrittori.
La selettività del composto è tale che, alle usuali dosi broncodilatatrici, l’attività di Salbutamolo sui recettori β1-adrenergici cardiaci è sostanzialmente trascurabile. L’esecuzione di test spirometrici ripetuti sui soggetti in trattamento, conferma i dati sperimentali sull’attività broncodilatrice della molecola, in assenza di effetti stimolatori cardiaci rilevabili. Tuttavia è necessario ricordare che, pur essendo i recettori beta2-adrenergici predominanti nei bronchi, vi sono evidenze che una popolazione di recettori beta2 (di non precisata funzione) è presente anche nel muscolo cardiaco umano, normalmente in una concentrazione compresa tra il 10% ed il 50%: da qui la variabile di “tolleranza” della molecola. Un ulteriore effetto di Salbutamolo consisterebbe in un’azione stabilizzante sulla membrana del mastocita, tale da prevenire il rilascio di istotossine. Quest’azione rafforza la validità dell’impiego del farmaco nei soggetti affetti da asma di origine allergico.
Il Salbutamolo è stato il primo agonista β2-selettivo ad essere commercializzato, nel 1968. È stato venduto dalla società Allen & Hanburys con il marchio Ventolin. Il farmaco fu un successo immediato, e da allora continua ad essere ampiamente utilizzato per il trattamento dell’asma bronchiale e di altre patologie che comportano occlusione delle vie respiratorie, come ad esempio la broncopneumopatia cronica ostruttiva.
Il Salbutamolo è stato utilizzato nel trattamento in acuto dell’iperkaliemia: la molecola stimola infatti l’afflusso dello ione all’interno della cellula e ne consegue perciò una riduzione dei valori di potassiemia. Il Salbutamolo è stato sperimentato anche nel trattamento dell’atrofia muscolare spinale, dove sfortunatamente sembra determinare solo modesti benefici. Il farmaco si ritiene sia in grado di modulare lo splicing alternativo del gene SMN2, aumentando in questo modo la quantità di proteina SMN, la cui carenza è considerata la causa principale della malattia.
L’azione beta-2 agonista del Salbutamolo conferisce a questa molecola anche il potenziale in ambito sportivo. Il suo uso più comune in questo frangente è la prevenzione del broncospasmo associato all’esercizio fisico. Ovviamente, però, il Salbutamolo offre un vantaggio molto più ampio di questo. Infatti, il suo utilizzo sportivo, per ciò che concerne il Bodybuilding, si concentra maggiormente come sostanza termogenica da utilizzare nei periodi di “Cut” o “Pre-gara” .
Come ben sappiamo, i recettori beta-2 sono regolatori importanti del procedimento di disgregazione dei grassi (lipolisi), quindi una loro stimolazione aumenta il rilascio e l’utilizzo dei lipidi a scopo energetico. Infatti, uno dei metodi più efficaci per promuovere una rapida perdita di grasso è una aumentata attivazione dei recettori beta-adrenergici. l’attivazione del recettore Beta aumenta il tasso metabolico e la lipolisi, e può far diminuire l’appetito. Tutti questi effetti nel complesso migliorano la perdita di grasso.
Il Salbutamolo si presta egregiamente a questo fine ma, come accade con l’uso del Clenbuterolo, oltre le due settimane di uso continuo si verifica una sotto-regolazione dei recettori beta-2 e, di conseguenza, un arresto o forte limitazione dell’effetto termogeno. Ma su questo ci ritorneremo più avanti.
In ambito medico, per il miglioramento della respirazione negli asmatici e nei pazienti con malattia polmonare ostruttiva cronica, il Salbutamolo viene generalmente somministrato ad una dose iniziale (sicura) di 2-4 mg tre o quattro volte al giorno. (Dosi più elevate risultano necessarie solo sul lungo periodo, a causa del verificarsi della “downregulation”.) E’ interessante notare come ad un dosaggio limitato a 4-6mg totali al giorno la “downregulation” si presenta in modo molto lieve.
Gli stessi dosaggi utilizzati in ambito medico possono essere efficaci per la perdita di grasso, per agevolare la conservazione muscolare durante i periodi di dimagrimento (perdita di grasso), e spesso portano ad un significativo aumento delle prestazioni di resistenza e/o in un lieve aumento della forza.
Un altro effetto positivo dell’attivazione del recettore beta è il miglioramento del profilo lipidico del sangue. Il Salbutamolo può fornire un vantaggio significativo in questo senso .
Ma quali sono le differenze farmacologiche tra il Salbutamolo e gli altri beta-agonisti?
Iniziamo dalle differenze tra il Salbutamolo e l’Efedrina:
• Il Salbutamolo agisce direttamente a livello dei recettori beta, mentre efedrina funziona per lo più indirettamente stimolando il rilascio di noradrenalina. Questo permette una maggiore attività del Salbutamolo.
• Il Salbutamolo agisce selettivamente sui beta-2 recettori che promuovono la perdita di grasso, con relativamente poco effetto sui beta-1 recettori del cuore. Al contrario, l’efedrina funziona ugualmente su entrambi i tipi recettoriali. Questa selettività permette un dosaggio effettivo maggiore di Salbutamolo per un eguale o minore effetto sul cuore.
• Il Salbutamolo non attiva i recettori alfa, che agiscono bloccando la perdita di grasso. L’efedrina attiva indirettamente sia i recettori beta che alfa, cosa che ne riduce la sua potenziale efficacia complessiva.
Le differenze tra Salbutamolo e Clenbuterolo:
• Il Salbutamolo ha una emivita di 4-6 ore, mentre Clenbuterolo ha una emivita di circa 36 ore. Questo significa che i livelli di Salbutamolo possono essere più elevati durante le ore di veglia e più bassi durante il sonno. Al contrario, i livelli di Clenbuterolo rimangono quasi costanti, giorno e notte, esercitando il potenziale stimolante. I disturbi del sonno sono piuttosto comuni.
• Il Clenbuterolo è un agonista efficace dei beta-2 e dei beta-3 recettori, mentre il Salbutamolo ha poco effetto sui beta-3 recettori. Nonostante ci sia qualche contestazione sull’importanza dei beta-3 recettori nell’uomo, la loro attivazione ha sicuramente qualche beneficio per la perdita di grasso. Su questo punto, il vantaggio è portato dal Clenbuterolo.
• Il Clenbuterolo agisce verso il blocco del sodio nelle fibre muscolari, cosa che può interferire con la forza. Il Salbutamolo non possiede tale effetto negativo, e infatti può portare ad un piccolo aumento di forza.
• Il Clenbuterolo sembra comportare un rischio maggiore per il cuore rispetto al Salbutamolo. Ad esempio, la somministrazione di Clenbuterolo può causare lesioni cardiache, mentre il Salbutamolo non ha mostrato di poter causare questo effetto
Inoltre, il Salbutamolo sembra non causare generalmente i classici crampi, cosa che accade tipicamente con il Clenbuterolo. Il Salbutamolo può portare dei benefici sulla concentrazione mentale, e sembra più efficace per il partizionamento dei nutrienti mentre si cerca di aumentare la massa muscolare.
Dai dati esposti, il Salbutamolo risulta una scelta migliore nel complesso rispetto all’uso di Efedrina e Clenbuterolo. Se mettiamo sul piatto della bilancia i “rischi/benefici” di queste tre molecole, è indubbio che il Salbutamolo svetta.
Se lo scopo è la perdita di grasso il Salbutamolo deve essere assunto sotto forma di compresse o liquido, non tramite inalatore (cosa indubbiamente funzionale per migliorare la respirazione anche in ambito sportivo, dove necessario).
Se non si ha esperienza con l’uso del Salbutamolo, una dose iniziale adatta solitamente è di 4 mg divisa in due assunzioni di 2 mg distanziate tra loro da 4-6 ore. Se la tolleranza individuale lo permette il dosaggio può aumentare fino a 16mg complessivi divisi in 3-4 dosi.
Opzionalmente, il dosaggio complessivo del Salbutamolo può essere concentrato in due assunzioni giornaliere, con la seconda dose nel primo pomeriggio. Questa metodica può essere ottimale se il soggetto interessato presenta alterazioni del sonno con la metodica di assunzione classica.
Un dose di Caffeina Anidra pari a circa 200 mg per tre volte al giorno, può migliorare sensibilmente l’effetto della perdita di grasso del Salbutamolo, ed è solitamente raccomandato in alternativa al classico “ECA Stak”.
Come precedentemente esposto, un uso continuo del Salbutamolo (generalmente oltre i 14 giorni) conduce al verificarsi della sotto-regolazione dei recettori beta-2 e, di conseguenza, un arresto o forte limitazione dell’effetto termogeno. Per ovviare a questo esistono due metodiche:
1- La prima metodica comprende l’uso del Ketotifene alla dose di 1mg prima di dormire. Utilizzare il Ketotifene non solo permette una continua efficacia del Salbutamolo senza dover aumentare la dose, e aiuta anche il sonno – che a volte è un problema nel corso di un ciclo di Salbutamolo o altri stimolanti – e fornisce la riduzione benefica del TNF-alfa, che spesso è elevato dall’esercizio fisico intenso. Poiché livelli elevati di TNF-alfa possono abbassare il Testosterone e l’IGF-1, questa azione del Ketotifene può essere un vantaggio aggiunto significativo.
Il Benadryl ad una dose di 25-50 mg può essere utilizzato come alternativa al Ketotifene, ma è meno preferibile.
2- La seconda metodica comprende la ciclizzazione delle molecole con azione beta-agonista, limitando il loro uso a 14 giorni continui seguiti da altri 14 giorni durante i quali si elimina l’utilizzo di qualsiasi beta-agonista e/o, in concomitanza a questo, si aggiunge l’utilizzo di Yohimbina (un beta-1 agonista).
Il Salbutamolo, se usato in combinazione con ormoni tiroidei (T-2, T-3 e T-4) questi ultimi andrebbero accuratamente dosati affinché non si verifichi ipertiroidismo: sembra un ragionamento ovvio ma mai abbastanza ripetuto.
Il Salbutamolo deve essere utilizzato solamente sotto stretto controllo medico in presenza di condizioni cardiache, ipertensione, diabete, convulsioni, glaucoma, malattie renali, squilibrio di potassio, condizioni psichiatriche, ipertiroidismo, o durante gravidanza e allattamento. Non dovrebbe essere combinato con beta-bloccanti, altri farmaci per l’asma, farmaci antiallergici, medicinali per il raffreddore, antidepressivi, o inibitori MAO senza controllo medico.
Tra gli effetti collaterali più comuni si segnalano ansia, cefalea, cardiopalmo, secchezza delle fauci, crampi muscolari. In alcuni pazienti il Salbutamolo può determinare la comparsa di tremori fini a carico della muscolatura scheletrica, in genere più facilmente evidenziabili alle mani. Questo effetto avverso, comune a tutti gli stimolanti beta-adrenergici, è in stretta relazione con la dose. Raramente si può riscontrare cefalea e modesta tachicardia, che tendono a scomparire dopo i primi giorni di terapia, ed in particolare dopo una lieve riduzione del dosaggio. Molto raramente in letteratura medica è riportata la comparsa di aritmie cardiache (comprendenti la fibrillazione atriale, la tachicardia sopraventricolare ed extrasistolia), nonché di ischemia miocardica.
Per concludere, prese in considerazione le cautele necessarie sopra esposte, il Salbutamolo è un composto generalmente sicuro per la perdita di grasso quando usato correttamente e può anche essere utile per migliorare la resistenza e la forza. Il suo miglior uso è tipicamente diviso in due o tre dosi al giorno per un dosaggio massimo di 16 mg totali insieme a 200mg di Caffeina Anidra per tre volte al giorno e Ketotifene a 1 mg/giorno prima di dormire.
L’Orlistat (conosciuto anche come tetraidrolipostatina) è un farmaco specifico per il trattamento dell’obesità. Nella maggior parte dei Paesi è commercializzato dalla Roche con il nome Xenical con obbligo di prescrizione medica, mentre negli Stati Uniti d’America e in Europa è prodotto dalla GlaxoSmithKline come farmaco da banco con il nome commerciale Alli. Il farmaco agisce ostacolando l’assorbimento dei grassi provenienti dall’alimentazione, riducendo così l’apporto calorico, nel contesto di una dieta ipocalorica sotto stretto controllo medico.
Si tratta di un farmaco non molto intelligente, anche se le prove cliniche mostrano che i pazienti che assumono lo Xenical perdono più peso che con un placebo e che impedisce il riaumento del peso per un discreto periodo di tempo una volta interrotta l’assunzione. Probabilmente si è trattato semplicemente di una conseguenza psicologica dovuta agli effetti collaterali che il farmaco può apportare quando si mangiano i grassi; si arriva a non riuscire a contenere le feci.
Nel mondo reale, e in specie in quello del BodyBuilding, credo che lo Xenical sia una scelta per lo meno discutibile rapportando costo e benefici. Innanzi tutto, gli studi sullo Xenical usavano una dieta controllata. Sia il gruppo dello Xenical che quello placebo sono stati sottoposti a una dieta con calorie ridotte. In parole povere, lo Xenical non è un classico farmaco anoressante come il Meridia, la fentermina o la fenfluramina. Lo Xenical non influenza molto l’appetito ma impedisce al corpo di lavorare i grassi alimentari bloccando l’enzima digestivo lipasi. Di conseguenza, quando si assume lo Xenical fino a un terzo dei grassi alimentari è espulso con le feci. Quindi se si hanno due gruppi di persone che consumano la stessa quantità di calorie, con la stessa composizione alimentare, il gruppo che assume lo Xenical perderà più peso perché assorbirà meno calorie dai grassi alimentari.
Ma , per esempio, la persona sovrappeso nella media con una prescrizione di Xenical non vedrà la sua assunzione alimentare controllata da vicino da un “addetto ai lavori”. Comunque, questo paziente sa che fino a un terzo delle calorie provenienti dai grassi se ne andrà magicamente. Quindi pensate che continuerà a mangiare come prima oppure potrebbe essere tentato di aumentare di un terzo la sua assunzione di grassi? Personalmente, sono quasi certo di quale sarà il risultato. Dato che lo Xenical non sopprime l’appetito o aumenta il metabolismo, dubito fortemente che avrà un effetto a lungo termine sulla perdita di peso. Per funzionare lo Xenical necessita di una dedizione rigida a una dieta povera di grassi ma probabilmente il suo uso incoraggerà le persone a mangiare più alimenti spazzatura ricchi di zuccheri e di grassi invece che meno. Lo Xenical causerà anche alcuni spiacevoli effetti collaterali “legati al gabinetto”. Qualsiasi cosa che causa l’espulsione di più feci renderà inevitabilmente l’andare in bagno un’esperienza meno piacevole. Gli effetti collaterali dello Xenical comprendono la diarrea, l’urgenza fecale e l’incontinenza fecale. Quest’ultimo effetto collaterale può essere particolarmente imbarazzante; incontinenza fecale è semplicemente un modo educato e scientifico per dire che lo Xenical ve la farà “fare nei pantaloni”. Un altro problema è che negli studi con lo Xenical i livelli delle vitamine liposolubili, vitamina D e caroteni, si riducono. I ricercatori consigliano l’integrazione multivitaminica giornaliera per quelli che assumono lo Xenical. Probabilmente vengono influenzati i livelli di tutte le vitamine liposolubili: vitamina E, K, ecc.
Lo Xenical non mi piace anche perché promuove la falsità che i grassi sono il male e i responsabili dell’obesità. Sono certo che la maggior parte dei lettori sa che nessuno dei macronutrienti è “il male”. Ci sono grassi che possono aiutare a fare dimagrire, come gli acidi grassi omega-3 e grassi che possono agevolare l’aumento del grasso corporeo come i grassi saturi e i grassi parzialmente idrogenati. La soluzione è seguire una dieta con proteine, grassi e carboidrati bilanciati a seconda delle necessità e caratteristiche individuali, in cui una buona parte dei grassi proviene dagli omega-3. Credo che le uniche persone che possono trarre beneficio dallo Xenical siano quelle con delle abitudini alimentari atroci che non riescono a stare lontani dalle patatine, dal gelato e da altri alimenti simili ricchi di grassi e di amidi. Queste sono anche le ultime persone a cui prescriverei i farmaci per il dimagrimento.
Ricordiamoci che lo Xenical è indicato per gli individui obesi (BMI superiore a 30). Un BodyBuilder già magro che cerca di ridurre ulteriormente il suo grasso corporeo non trarrebbe alcun beneficio reale dall’uso di questo farmaco! Non ho mai sentito parlare di nessun mercato nero fiorente a Venice Beach o a West Hollywood per questi farmaci. Lo Xenical è sconsigliato per i BodyBuilder perché la maggior parte di loro segue già una dieta relativamente sana e bilanciata, anche se essa comprende giorni con pasti liberi. Tutto quello che lo Xenical farà per loro è aumentare il tempo passato in bagno e alleggerire il loro portafogli.
Il prezzo dello Xenical è ridicolmente alto. Nessun esame ha ancora mostrato la sua efficacia per le persone le cui diete non sono tenute strettamente sotto controllo! Quindi, chi, nei periodi dove ci sono “possibili abbuffate”, pensa di risolvere il tutto ingurgitando questo farmaco non otterrà nulla di realmente rilevante! Al massimo rischierà di passare il resto della giornata chiuso in bagno… Credo che poche persone dimagriranno usando lo Xenical o che un atleta che si trova a fare un abbuffata possa trovare vantaggi reali dal suo utilizzo. Quindi sono fondamentalmente soldi buttati nel cesso, visti gli effetti collaterali di questo farmaco.
I principali effetti avversi del farmaco sono gastrointestinali e comprendono: steatorrea (feci liquide e oleose, formatesi in seguito al malassorbimento dei grassi che raggiungono l’intestino crasso), incontinenza fecale e frequenti coliche addominali.
Il 26 maggio 2010 la Food and Drug Administration statunitense ha approvato una nuova scheda tecnica per il farmaco con informazioni di sicurezza aggiuntive su casi di grave danno epatico riportati, sia pur raramente, con l’uso di questo principio attivo.
Uno studio su 900 utilizzatori di orlistat in Ontario ha mostrato in questa popolazione un’incidenza di insufficienza renale acuta più che tripla rispetto a coloro che non assumevano il farmaco. Il meccanismo ipotizzato per questo fenomeno è l’eccessivo assorbimento di ossalato dall’intestino e la sua successiva deposizione nei reni, poiché l’eccessivo assorbimento di ossalati è una conseguenza nota del malassorbimento dei grassi.
Alcuni storceranno il naso ma, se volete provare qualcosa di simile evitando gli effetti collaterali e aggiungendo l’effetto di pienezza, potete assumere 1gm di Chitosano con della fibra idrosolubile 30 minuti prima del pasto libero. Non sarà nemmeno questa una “magica soluzione” ma per lo meno risulterà molto meno costoso e con un efficacia migliore nel complesso (pienezza= assunzione inferiore di cibo).
Per concludere, se un BodyBuilder segue un alimentazione controllata per la stragrande maggioranza dell’anno, non sarà una cena a rovinare la condizione fisica… Come si dice, non si ingrassa da Natale a Capodanno ma da Capodanno a Natale!
Se atleti di forza esperti assumono 450mg di Acido Ursolico ogni giorno, perdono principalmente grasso corporeo come riportato da scienziati dello sport coreani sul Journal of Physiology & Pharmacology. Anche se i ricercatori non hanno osservato gli effetti drammatici sulla massa muscolare i loro soggetti di studio hanno ottenuto guadagni significativi di forza.(1)
L’Acido Ursolico è un idrossiacido triterpenico pentaciclico, presente in alcune piante come il Rosmarino e la Mirabilis jalapa; è contenuto anche nella buccia di mela. In pratica si tratta di uno steroide vegetale con azione inibitoria sulle cellule tumorali. (2)
Studi su animali hanno dimostrato che l’assunzione di Acido Ursolico migliora la composizione corporea: i topi guadagnano tessuto muscolare e perdono tessuto adiposo se l’Acido Ursolico è aggiunto al loro cibo.(3) Altri studi su animali hanno dimostrato che l’Acido Ursolico migliora la resistenza.(4)
Finora a questo momento non ci sono stati studi su umani volti a osservare gli effetti dell’Acido Ursolico, per cui gli scienziati coreani hanno intrapreso alcune ricerche. Per il loro studio hanno usato 16 soggetti, i quali erano allenati per la forza da almeno tre anni. Sette dei soggetti dello studio hanno ricevuto un placebo [RT] per otto settimane; a nove soggetti è stato somministrato Acido Ursolico [RT + UA].
I ricercatori coreani hanno utilizzato per il loro esperimento un supplemento di Acido Ursolico prodotto dalla Labrada. Hanno fatto assumere ai soggetti tre capsule al giorno, le quali hanno fornito loro un totale di 450mg di Acido Ursolico. I soggetti hanno assunto una capsula ad ogni pasto.
Tutti i soggetti dello studio hanno seguito lo stesso – piuttosto consistente- programma di allenamento, sei volte a settimana.
E’ giusto sottolineare che il presente studio non è stato sponsorizzato dalla Labrada. I ricercatori sono stati finanziati dal governo coreano.
Lo studio ha mostrato che una supplementazione di Acido Ursolico comporta una riduzione statisticamente significativa della massa grassa, e un piccolo, ma non significativo, aumento della massa corporea magra.
La forza [better: torque] che i soggetti erano in grado di sviluppare dalla loro gamba destra quando si sono esibiti nella leg extension e nel leg curl era un po’ diminuita nel gruppo placebo. Nel gruppo supplementato la forza era aumentata significativamente.
La supplementazione con Acido Ursolico ha migliorato la concentrazione di IGF-1 e irisina. L’Irisina è un ormone proteico, identificato dai ricercatori della Harvard Medical School, che può replicare alcuni degli effetti positivi dell’attività fisica e della dieta (5, 6, 7); infatti l’Irisina viene secreta dalle cellule muscolari quando sono attive. Gli oncologi ritengono che l’irisina aiuta a spiegare perché l’esercizio fisico protegge dal cancro.
I ricercatori avevano previsto che l’integrazione si traducesse in una maggiore crescita muscolare, e non possono spiegare il motivo per cui l’acido ursolico si è rivelato funzionare in modo più marcato come un aiuto dimagrante e conservativo della massa magra. I coreani non esprimono un parere sul fatto che il supplemento aumenta gli effetti anti-cancerogeni dell’esercizio fisico.
“I nostri risultati mostrano che un programma di allenamento di resistenza di 8 settimane con supplementazione di acido ursolico può ridurre la percentuale di grasso corporeo e aumentare l’IGF-1, l’Irisina e la forza muscolo-scheletrica senza intaccare la massa muscolare negli uomini”, scrivono i ricercatori. “In tal modo, questo approccio sembra essere una strategia promettente per migliorare la forza muscolo-scheletrica negli uomini. Tuttavia, i meccanismi molecolari alla base coinvolti nell’aumento del IGF-1, della Irisina e della forza muscolare raggiunti attraverso la supplementazione con acido ursolico richiedono ulteriori indagini.”