Methyldrostanolone (Superdrol)

 

methasterone
Methyldrostanolone  

 

 

Androgenico: 20
Anabolico: 400
Standard:  Metyltestosterone
Nome Chimico: 2a,17a-dimethyl-5a-androstane-17b-ol-3-one
Attività Estrogenica: nessuna
Attività Progestinica: nessun dato disponibile (bassa)

 

Il Methyldrostanolone, detto anche Methasterone, conosciuto al grande pubblico come Superdrol, [2a,17a-dimethyl-5a-androstane-17b-ol-3-one] è uno steroide anabolizzante derivato del Diidrotestosterone (DHT). Per essere precisi il Methyldrostanolone è la forma metilata in C-17 del Drostanolone (da qui l’aggiunta di “Mthyl”).

La molecola presenta le seguenti caratteristiche strutturali:

  1.  L’aggiunta di una metilazione in posizione C-2 (come nel Masteron) che da come risultato un incremento della resistenza alla 3a-HSD da parte del C-3 cheto gruppo, ma senza migliorare la bio-disponibilità orale. Migliora leggermente la bio-attività grazie ad una blanda minor affinità per l’SHBG.
  2. L’aggiunta di una seconda metilazione  in posizione C-17. L’ addizione della metilazione in C-17 comporta, oltre ad un elevata bio-disponbilità orale, anche una diminuzione del legame con le SHBG e un rafforzamento della stabilità del C-3 cheto gruppo, responsabile della potenza della stimolazione del recettore androgeno muscolare. (1)

Il Methyldrostanolone è stato descritto per la prima volta nel 1956 in relazione a una ricerca condotta dalla Syntex Corporation al fine di scoprire un composto con proprietà anti-tumorali. (2) In un articolo pubblicato nel 1959, viene inizialmente menzionato, venendo discusso nel dettaglio il suo metodo di sintesi e le sue proprietà anti-tumorali verificate, descrivendolo come un “potente agente anabolizzante oralmente attivo esibente solo una debole attività androgena.” (3) I risultati dei test successivi alla determinazione dell’attività anabolizzante/androgena del Methyldrostanolone sono stati pubblicati nel Vida’s Androgens and Anabolic Agents, un riferimento datato ma tutt’ora valido, in cui è stato osservato che la molecola possiede la biodisponibilità orale del Metyltestosterone pur essendo il 400% più anabolizzante e androgeno il 20%, ottenendo un Q-ratio (noto anche come rapporto anabolizzante/androgeno) di 20, che è considerato molto elevato. (4)

Rispetto al Testosterone iniettabile il rapporto del Methyldrostanolone diventa circa 20/600.

 

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Differenze strutturali tra la molecola di Drostanolone (sinistra) e la molecola di Methyldrostanolone (destra).

 

Il Methyldrostanolone non è mai stato commercializzato come farmaco. Come risaputo, la sua controparte non-17α-alchilata, il Drostanolone, è stato commercializzato dalla Syntex Corporation con il marchio Masteron.(5)

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Il Methyldrostanolone riemerse nel 2005 nel mercato dei “designer steroid”. (6) E ‘stato portato sul mercato dei designer steroid come ingrediente di un “integratore alimentare chiamato Superdrol. La sua introduzione in commercio può aver rappresentato un tentativo di eludere la U.S. Anabolic Steroids Control Act del 1990  (insieme con la sua revisione del 2004), dal momento che la legge è, in parte, riferita ai farmaci specifici; (7) il Methyldrostanolone, come è accaduto per molti altri designer steroid, non è stato dichiarato nell’atto di controllo delle sostanze anabolizzanti perché non era disponibile in commercio al momento della stesura dell’atto, come non lo era quando fu firmata la successiva revisione. (8) Di conseguenza il Superdrol è stato venduto come un integratore alimentare da banco.

Alla fine del 2005  lo status di steroide anabolizzante del Superdrol, in aggiunta a quello di altri quattro designer steroid, è stato portato a conoscenza del pubblico da un articolo pubblicato sul Washington Post. (9) Don Catlin del Laboratorio Olimpico UCLA, che ha condotto gli studi, ha notato la somiglianza del Superdrol con il Drostanolone. Un avvertimento dalla FDA è stato rilasciato subito dopo al pubblico nonché al distributore, Designer Supplementi LLC, per la commercializzazione di questo composto. (10) Il Methyldrostanolone è stato successivamente aggiunto alla lista World Anti-Doping Agency (WADA) delle sostanze proibite nello sport.(11) Malgrado tutto ciò, il Methyldrostanolone è riemerso nel settore degli integratori in diverse occasioni sin dalla sua messa al bando da parte della WADA. (12)

Come per il Drostanolone, anche il Methyldrostanolone  non è soggetto ad aromatizzazione (essendo un composto 5-alfa ridotto) e  possiede un certa attività antiestrogena. Questa caratteristica, assieme alla sua forte affinità per i recettori androgeni sia adiposi (che stimolano la liposi) sia muscolari (conservazione marcata della massa magra in regime ipo-calorico), ha reso  il Methyldrostanolone un AAS tipicamente usato nel pre-gara.

Il Methyldrostanolone possiede un valore androgeno contenuto (20) ma le possibilità che si verifichino effetti collaterali androgeni non del tutto assenti. Questo può includere pelle oleosa, acne, aumento della peluria, e alopecia androgenetica.  Le donne raramente con questo composto possono sperimentare effetti virilizzanti tra i quali un approfondimento della voce, irregolarità mestruale, cambiamenti nella struttura della pelle, crescita di peli sul viso, e allargamento del clitoride.
Si noti che il Methyldrostanolone non è influenzato dal l’enzima 5-alfa reduttasi, quindi la sua androgenicità relativa non è influenzata dall’uso concomitante di finasteride o dutasteride.

Come già accennato, il Methyldrostanolone è un AAS metilato in C-2 ed in C-17. Il Methyldrostanolone presenta una marcata  epatotossicità (tossico per il fegato). Molti casi di danni al fegato dovuti all’utilizzo di Methyldrostanolone sono stati citati nella letteratura medica. (13,14,15,16) Molti  casi di grave epatotossicità riscontrati con l’uso del Methyldrostanolone sono dovuti ai sovradosaggi utilizzati e non sono esclusivamente attribuibili alla doppia metilazione del composto: anche perché la metilazione in C-2 è praticamente ininfluente a livello epatico.

Gli AAS possono avere effetti deleteri sul colesterolo sierico. Questo include una tendenza alla riduzione del colesterolo HDL (buono) e all’aumento del colesterolo LDL (cattivo), con un alterazione dell’equilibrio tra HDL/LDL favorendo un maggiore rischio di arteriosclerosi. L’impatto relativo di un AAS sui lipidi sierici dipende dalla dose, dalla via di somministrazione (per via orale o iniettabile), dal tipo di steroide (aromatizzabile o non aromatizzabile), e dal livello di resistenza al metabolismo epatico. Il Methyldrostanolone  ha un effetto negativo maggiore sulla gestione epatica di colesterolo rispetto al Testosterone o Nandrolone a causa della sua natura non aromatizzabile e alla sua metilazione in C-17. Gli AAS possono anche influenzare negativamente la pressione del sangue e i livelli dei trigliceridi, ridurre il rilassamento endoteliale, e incrementare l’ipertrofia ventricolare sinistra, tutti potenzialmente fattori di rischio per  malattie cardiovascolari e infarto del miocardio.

Per contribuire a ridurre lo sforzo cardiovascolare si consiglia di mantenere un programma di esercizio cardiovascolare attivo e di ridurre al minimo l’assunzione di grassi saturi, colesterolo e carboidrati semplici in ogni momento durante la somministrazione di AAS.

La supplementazione con oli di pesce (4 grammi al giorno) e un integratore alimentare di Niacina per il controllo del colesterolo è anche raccomandata.

Tutti gli AAS se assunti in dosi sufficienti per promuovere l’aumento della massa muscolare causano una soppressione del  Testosterone endogeno. Senza l’intervento con sostanze  Testosterone-stimolante, e una adeguata PCT, i livelli di Testosterone dovrebbero tornare alla normalità entro 1-4 mesi dalla cessione del farmaco. Si noti che un ipogonadismo ipogonadotropo prolungato può svilupparsi secondariamente all’abuso di steroidi, cosa che richiede un intervento medico.

Anche per il Methyldrostanolone se ne consiglia l’assunzione lontano dai pasti in quanto studi hanno dimostrato che l’assunzione di uno steroide anabolizzante orale con cibo può diminuirne la sua biodisponibilità.(17) Questo è causato dalla natura liposolubile degli ormoni steroidei, che può permettere ad una parte del farmaco di sciogliersi  con i grassi alimentari non digeriti, riducendo l’assorbimento dal tratto gastrointestinale. Per la massima biodisponibilità , questo steroide deve essere assunto a stomaco vuoto.

Il Methyldrostanolone non è mai stato commercializzato come farmaco da prescrizione. Pertanto non sono disponibili linee guida di prescrizione. Un dosaggio efficace di Methyldrostanolone a fini dopanti in ambito maschile si attesta nel range dei 20-30 mg al giorno, assunti per non più di 4 settimane. A questo dosaggio sembra conferire un effetto assai apprezzabile sulla muscolatura, che di solito è accompagnato da perdita di grasso e maggiore definizione. Con questo composto è possibile ottenere guadagni “puliti” di massa magra (una media di 4kg in 4 settimane) in regime ipocalorico.  Nel determinare un dosaggio giornaliero ottimale, è caldamente sconsigliato superare il dosaggio giornaliero di 30mg. La potenziale forte epatotossicità dovrebbe essere tenuta in stretta considerazione con adeguata epatoprotezione ed esami ematici specifici.

Per alleggerire l’impatto epatico della molecola, solitamente si abbina ad un dosaggio giornaliero pari a  20mg di Methyldrostanolone  uno steroide iniettabile non tossico, come  Testosterone o Boldenone. Essendo una molecola prevalentemente AR, il suo abbinamento con molecole fortemente AR (vedi Trenbolone) non è una buona scelta data la competizione recettoriale che si verrebbe a creare.

In ambito femminile, una dose giornaliera orale efficace si aggira intorno ai 10mg, assunti in cicli della durata non superiore alle 4 settimane per ridurre al minimo le probabilità  di virilizzazione (nonostante la bassa androgenicità sono ancora possibili) e lo stress epatico. Il problema però è che il Methyldrostanolone commercializzato è  venduto in compresse da 10mg. Avendo un emivita di circa 8 ore, la dose giornaliera andrebbe divisa in due assunzioni per garantire un livello ematico della molecola stabile . Se il prodotto acquistato è contenuto in capsule, è possibile dividere la dose aprendo la capsula e dividendo il contenuto in polvere in 2 dosi eguali.

Anche se rimane la probabilità di incorrere in effetti collaterali virilizzanti, come accade per ogni AAS, il Methyldrostanolone risulta una delle migliori molecole per uso femminile.

Nonostante l’originale Superdrol sia fuori produzione, nel mercato nero e “grigio” è possibile trovare prodotti contenenti Methyldrostanolone.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- William Llewellyn’s ANABOLICS, 9th ed.

2- H. J. Ringold & G. Rosenkranz (1956). “Steroids. LXXXIII. Synthesis of 2-Methyl and 2,2-Dimethyl Hormone Analogs”. Journal of Organic Chemistry. 21: 1333–1335. doi:10.1021/jo01117a625.

3- Jump up ^ Ringold, H. J., E. Batres, O. Halpern, and E. Necoechea (1959). “Steroids. CV.1 2-Methyl and 2-Hydroxymethylene-androstane Derivatives”. Journal of the American Chemical Society. 81 (2): 427–432. doi:10.1021/ja01511a040. 

4- Julius A. Vida (1969). Androgens and Anabolic Agents: Chemistry and Pharmacology. New York: Academic Press. pp. 23 & 168.

5-“Superdrol, masteron en oxy komen uit hetzelfde nest” [Superdrol, Masteron, and Oxy come from the same nest]”. Ergogenics.org. Retrieved February 2009.  Check date values in: |access-date= (help)

6- Van Enoo, Peter & Frans T. Delbeke (2006). “Metabolism and excretion of anabolic steroids in doping control—New steroids and new insights”. Journal of Steroid Biochemistry & Molecular Biology. 101: 173. doi:10.1016/j.jsbmb.2006.06.024.

7- “Implementation of the Anabolic Steroid Control Act of 2004”. Office of Divesion Control, Drug Enforcement Administration, Department of Justice. Retrieved February 2009.  Check date values in: |access-date= (help)

8- Shipley, Amy, Bonnie Berkowitz and Christina Rivero (October 18, 2005). “Designer Steroids Hide and Seek”. The Washington Post. Retrieved February 2009.  Check date values in: |access-date= (help) CS1 maint: Multiple names: authors list (link)

9- Amy Shipley (November 30, 2005). “Steroids Detected in Dietary Tablets”. The Washington Post. Retrieved February 2009.  Check date values in: |access-date= (help)

10- “FDA Warns Manufacturers About Illegal Steroid Products Sold as Dietary Supplements”. U.S. Food and Drug Administration. March 9, 2006. Retrieved February 2009.  Check date values in: |access-date= (help)

11- “The World Anti-Doping Code: The 2009 Prohibited List: International Standard” (PDF). World Anti-Doping Agency. Retrieved February 2009.  Check date values in: |access-date= (help)

12- David Epstein; George Dohrmann (May 18, 2009). “What You Don’t Know Might Kill You: Would-be experts and untested products feed a $20 billion obsession with better performance across all levels of sports”. Sports Illustrated.

13- Jasiurkowski, Beata, Jaya Raj, David Wisinger, Richard Carlson, Lixian Zou, and Abdul Nadir (2006). “Cholestatic Jaundice and IgA Nephropathy Induced by OTC Muscle Building Agent Superdrol”. American Journal of Gastroenterology. 101 (11): 2659–2662. doi:10.1111/j.1572-0241.2006.00735.x.  CS1 maint: Multiple names: authors list (link)

14- Jump up ^ Nasr, John & Jawad Ahmad (2008). “Severe Cholestasis and Renal Failure Associated with the Use of the Designer Steroid Superdrol (Methasteron): A Case Report and Literature Review”. Digestive Diseases and Sciences. 10: 1007. 

15- Jump up ^ L. Shah, Neeral, Isabel Zacharias, Urmila Khettry, Nezam Afdhal, and Fredric D. Gordon (2008). “Methasteron-Associated Cholestatic Liver Injury: Clinicopathologic Findings in 5 Cases”. Clinical Gastroenterology and Hepatology. 6 (2): 255–258. doi:10.1016/j.cgh.2007.11.010.  CS1 maint: Multiple names: authors list (link)

16- Jump up ^ Singh V, Rudraraju M, Carey EJ, Byrne TJ, Vargas HE, Williams JE, Balan V, Douglas DD, Rakela J (March 2009). “Severe Hepatotoxicity Caused by a Methasteron-containing, Performance-enhancing Supplement”. Journal of Clinical Gastroenterology. 43 (3). doi:10.1097/mcg.0b013e31815a5796.

17- Anabolic Steroids and Sports Volume II. James E. Wright. Sports Science Consultants, Natick, MA 1982.

 

 

Mesterolone (Proviron) come antidepressivo

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L’azienda farmaceutica tedesca Schering eseguì una serie di ricerche negli anni settanta su un analogo iniettabile del Mesterolone, il principio attivo del Proviron. I ricercatori della Schering somministrarono Mesterolone Cipionato e Mesterolone orale a uomini che soffrivano di depressione, ed i risultati sono stati promettenti.

Come ben sappiamo e da come si evince osservando la molecola, il Mesterolone assomiglia al DHT, metabolita androgeno del Testosterone. La differenza del Mesterolone con il DHT sta nell’aggiunta di un gruppo metile in C1. Le caratteristiche del Mesterolone lo rendono uno steroide molto mite (valore Adrogeno/Anabolizzante 30-40/150).

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Secondo gli studi fatti nel 1970, dosi orali di 75-150mg/die hanno un effetto trascurabile sulla sintesi di Testosterone endogeno. Esistono altresì studi che dimostrano che la soppressione non è così mite da considerarsi “trascurabile”[1]; certamente, non risulta una buona scelta in PCT.Allo stesso tempo, la sua metilazione in C-1 ne diminuisce la degradazione epatica aumentandone, se pur di poco, la biodisponibilità orale.

La maggior parte dei testi (più o meno scientifici) affermano che il Mesterolone sia troppo “leggero” per gli utilizzatori di AAS di sesso maschile, senza però contestualizzare questa affermazione a sufficienza. In passato, diversi utilizzatori di AAS inserivano il Mesterolone nelle loro preparazioni nel tentativo di controllare il livello di estrogeni circolanti, ma senza molto successo, e come componente della propria PCT per agevolare la ripresa della propria produzione di Testosterone; un’idiozia che non ha mai dimostrato una reale utilità ma, anzi, ha dimostrato scientificamente di non avere alcun senso.

Allora il Mesterolone non ha nessun potenziale? Assolutamente no! Uno dei potenziali di questa molecola sta appunto nella sua capacità di migliorare la qualità della vita di soggetti afflitti da depressione. Nel 1980 i ricercatori della Schering pubblicarono un paio di studi nei quali avevano monitorato piccoli gruppi di uomini sofferenti di depressione ai quali somministrarono 300-450 mg di Mesterolone al giorno per un periodo di sei settimane. [2]

Questo trattamento ebbe successo nella maggior parte dei soggetti.

In un altro studio i ricercatori hanno confrontato il Mesterolone con l’antidepressivo amitriptilina.[3]

Secondo i ricercatori entrambe le sostanze sono state ugualmente efficaci, ma il Mesterolone ha mostrato meno effetti collaterali.

La ricerca della Schering sull’effetto antidepressivo del Mesterolone ebbe inizio nel 1970, con brevetto datato 1974.[4]

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In tale brevetto i ricercatori citano esplicitamente il Mesterolone e suoi esteri, uno dei quali è il Mesterolone Cipionato. Secondo il brevetto, il Mesterolone Cipionato è particolarmente adatto per uso orale, ma può essere anche iniettato.

Il brevetto è servito anche per coprire l’uso di quasi tutti i possibili analoghi del Mesterolone come antidepressivi, la figura a sinistra dà un’idea delle dosi che i ricercatori hanno utilizzato.

Secondo quanto riportato nel brevetto, i ricercatori hanno somministrato il Mesterolone e i suoi esteri ai soggetti dell’esperimento a dosaggi bassi e alti. Gli alti dosaggi, indicati nella figura “1”, hanno avuto un effetto anti-depressivo, mentre i bassi dosaggi hanno avuto un effetto stimolante. La dose stimolante per il Mesterolone somministrato oralmente si aggira tra 1mg e 20 mg, secondo il brevetto.

«È stato ora scoperto che il Mesterolone e i suoi esteri presentano un effetto psicostimolante a dosi inferiori […] I desiderati effetti stimolanti psicotropi e del SNC del Mesterolone si verificano entro 2-3 ore dalla somministrazione» 

Nonostante la gran parte degli psichiatri, boriosi dall’alto del loro titolo accademico, prescrivano a milioni di persone psicofarmaci dall’enorme carico di effetti collaterali che, se paragonati ai possibili effetti benefici, non hanno nulla di realmente vantaggioso, alcuni AAS, tanto demonizzati dalla classe medica soggetta e collaborativa con il sistema, risultano nettamente superiori nel trattamento di alcune forme di depressione e con un carico di possibili effetti collaterali nettamente inferiori.

Una riflessione è d’obbligo.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti scientifici:

  1. Wang et al., Effect of mesterolone on serum FSH, LH and plasma testosterone in normal men. Andrologia. 1974;6(2):111-8.
  2. Itil et al., The effects of mesterolone, a male sex hormone in depressed patients (a double blind controlled study). Methods Find Exp Clin Pharmacol. 1984 Jun;6(6):331-7.
  3. Vogel et al., A comparison of the antidepressant effects of a synthetic androgen (mesterolone) and amitriptyline in depressed men. J Clin Psychiatry. 1985 Jan;46(1):6-8.
  4. Treatment of mental depression. Patent US 3908007 A

 

Efedrina

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L’ Efedrina è un beta-agonista non selettivo capace di interagire con i beta-recettori 1, 2 e 3. L’Efedrina è classificata come un simpaticomimetico. In quanto simpaticomimetico, l’Efedrina ha la capacità di interagire in maniera più o meno marcata (a seconda della dose) con il sistema nervoso simpatico. Lo fa inducendo le terminazioni nervose pre-sinapsi a rilasciare noradrenalina (NA) nello spazio sinaptico. Esercita anche l’effetto di aumentare l’adrenalina circolante (Adr), il principale beta-2 agonista del corpo. Anche la noradrenalina, una volta rilasciata nello spazio sinaptico, interagisce con i recettori adrenergici sulla superficie delle cellule grasse e di molte altre cellule nel corpo, compreso il muscolo. Nel grasso, ciò dà inizio a una sequenza di eventi all’interno delle cellule che aumenta la lipolisi. Nel muscolo dà inizio a una serie di processi che aumentano la sintesi proteica e/o diminuisce la disgregazione muscolare.

L’Efedrina induce l’effetto termogeno stimolando tutti e tre sottotipi di recettori beta-adrenergici, però il 35-40% del suo effetto stimolante agisce su i recettori beta-3. Ciò è significativo in quanto la risposta che governa l’attività di smorzamento dei recettori beta-2 (recettori stimolati selettivamente dal Clenbuterolo e che mostrano desensibilizzazione/smorzamento nel giro di 2-3 settimane di uso continuo) non è possibile con i recettori beta-3. Quindi l’Efedrina ha un’efficacia potenziale a lungo termine. Lo stimolo dei recettori beta-3 incrementa in misura maggiore la disgregazione dei grassi. Andrebbe anche detto che l’Efedrina incrementa la conversione del T-4 in T-3 da parte del fegato, e ciò aumenta l’efficacia complessiva del composto.

L’intera catena di eventi che si verifica dopo la somministrazione di efedrina segue questo percorso:

  • l’ efedrina stimola il rilascio di NA da parte delle terminazioni nervose simpatiche;
  • l’ NA e l’Efedrina si legano ai recettori beta-adrenergici 1, 2 e 3 sulla superficie di tutti i tessuti che contengono questi recettori. Il tessuto adiposo e il muscolo scheletrico hanno molti adrenocettori sulla loro superficie;
  • quando l’ NA e l’Efedrina si legano ai recettori beta-adrenergici, le proteine regolanti il nucleotide guanina stimolatore (proteine Gs) all’interno della membrana cellulare attivano l’enzima adenilato ciclasi;
  • l’adenilato ciclasi poi converte l’ATP in 3′-5′-cAMP; poi il cAMP si lega alla sottounità regolatore della proteina chinasi A; una volta legata al cAMP, la proteina chinasi A rilascia la sottounità catalitica;
  • la sottounità catalitica fosforilizza la lipasi ormone-sensibilie (HSL), trasformandolo così nella forma attiva HSL-P; ù
  • poi l’HSL-P catalizza una reazione di idrolisi di tre passi per ridurre i trigliceridi in glicerolo e acidi grassi per scopo energetico.

L’ efedrina aumenta la conversione del poco attivo T-4 nel molto più attivo T-3 da parte del fegato.

Come molti di voi forse sapranno, l’ Efedrina è molto più efficace se combinata con la Caffeina. Ciò è stato dimostrato in uno studio che ha esaminato gli effetti di entrambe le sostanze assunte separatamente, insieme, e in confronto a un placebo. (Astrup, 1992b; Toubro, 1993)

In uno studio a doppio cieco casuale con controllo placebo, 180 pazienti obesi sono stati curati attraverso una dieta con calorie ridotte e o una combinazione di efedrina/caffeina (20 mg/200 mg), o efedrina (20 mg), o caffeina (200 mg), o un placebo, tre volte il giorno per 24 settimane. La perdita di peso media è stata molto maggiore con la combinazione che con il placebo dalla settimana 8 alla settimana 24. La perdita di peso nei gruppi solo Efedrina e solo Caffeina è stata simile a quella del gruppo placebo.

Questi risultati dimostrano chiaramente la necessità di combinare l’ Efedrina e la Caffeina quando si cerca di ridurre il grasso. Non solo è necessario combinare l’Efedrina e la Caffeina per stimolare un effetto brucia grassi significativo, ma quando assunte insieme in determinati rapporti, la Caffeina e l’ Efedrina esibiscono effetti sinergici. Confrontando diversi rapporti di efedrina e caffeina, è stato scoperto che 20 mg di Efedrina e 200 mg di Caffeina producevano un effetto sinergico non prodotto da nessun altro rapporto. (Astrup, 1991)

Ciò significa che l’Efedrina e la Caffeina assunte nel rapporto 1:10 (20 mg di Efedrina : 200 mg di Caffeina) creano effetti superiori alla somma degli effetti distinti delle due molecole. Non preoccupatevi del fatto che la maggior parte dell’ Efedrina pura è reperibile solo in compresse da 25 mg, questi 5 mg aggiuntivi non modificheranno in modo significativo gli effetti sinergici della combinazione.

– Ma perché questa compatibilità? –

Quando sono utilizzate le sostanze beta-agoniste, il corpo rilascia adrenalina e noradrenalina, secrete grazie allo stimolo e i nervi simpatici, come detto in precedenza. Alla fine però, il corpo ha una risposta di adattamento che regola l’attività a lungo termine dei beta-agonisti e perciò il loro lavoro termogeno (effetto brucia grassi). Le metilxantine, come la Caffeina, Enprofillina, e Teofilina, bloccano o inibiscono la risposta di adattamento del corpo in modo significativo. La co-somministrazione di metilxantine si traduce quindi in un effetto più lungo e potente.

Il lettore deve anche sapere che i beta-agonisti modulano il loro segnale di disgregazione dei grassi attraverso un precursore energetico all’interno della cellula detto adenosinmonofosfato ciclico (cAMP).

Sostanze chiamate fosfodiesterasi controbattono questa azione disgregando il cAMP, causando la diminuzione o l’interruzione del segnale per la perdita di grasso. Le metilxantine inibiscono o bloccano la fosfodiesterasi che è l’enzima che degrada il fosfato in cAMP. Così, l’effetto brucia grassi e il valore termogeno del segnale del beta-agonista utilizzato continua.

Ecco svelato il perché dell’eccellente compatibilità e sinergia di Efedrina e Caffeina.

C’è uno studio eccellente che ha dimostrato non solo gli effetti brucia grassi dell’Efedrina e della Caffeina ma anche le loro proprietà di salvaguardia dei muscoli. 14 soggetti sono stati trattati con una dieta di 1.000 kcal e o E+C (20 mg di Efedrina + 200 mg di Caffeina) o un placebo, tre volte il giorno per 8 settimane in uno studio a doppio cieco.

I due gruppi hanno sperimentato la stessa riduzione del peso ma il gruppo E+C ha perso 5 kg in più di grasso corporeo e 3 kg in meno di massa magra. (Astrup, 1992)

Si tratta certamente di valori più che significativi! Questo effetto anabolico/anticatabolico dell’Efedrina può manifestarsi anche quando non si riducono le calorie.

Nella mia esperienza personale, o conosciuto atleti che sono riusciti a ridurre in modo significativo la quantità di grasso guadagnato durante una fase di massa di sei settimane. L’unico problema che è stato sperimentato era la difficoltà a mangiare tanto senza appetito.

Un’ultima nota sull’Efedrina e i suoi effetti durante le diete chetogene

Ho riscontrato che usando l’Efedrina durante le diete chetogene, raramente si entra nella vera chetosi. Ciò è stato fonte di grande frustrazione per molti atleti dilettanti e agonisti. Bisogna sapere che l’Efedrina non solo aumenta la mobilitazione dei grassi ma aumenta anche molto la gluconeogenesi (dalla parte di glicerolo -10% del peso). In altre parole, mentre riducete i carboidrati, l’Efedrina stimola il fegato a sintetizzare glucosio. Durante la misurazione della glicemia, spesso i valori scendono sotto a 75 quando si assumono almeno 75 mg di Efedrina e 600 mg di caffeina al giorno, indifferentemente da quanto è bassa l’assunzione di carboidrati.

Comunque non dimentichiamoci la vera ragione per utilizzare una dieta chetogena. Non è una gara per vedere quanto a lungo potete resistere senza carboidrati o quanto potete spingervi nella chetosi, è semplicemente una strategia per perdere più grasso possibile nel minore tempo possibile. Anche se la combinazione Efedrina/Caffeina sembra impedire la chetosi profonda, incrementa comunque la perdita di grasso e la conservazione della massa muscolare. Ciò la rende uno strumento di grande valore durante qualsiasi dieta con pochi o zero carboidrati.

Riassunto sull’ Efedrina

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Spero di essere stato nuovamente utile a chiarirvi alcuni dei concetti che stanno alla base della chimica applicata al Bodybuilding.

Gabriel Bellizzi

Bibliografia

  • Astrup A, Buemann B, Christensen NJ, Toubro S, et al. The effect of ephedrine/caffeine mixture on energy expenditure and body composition in obese women. Metabolism 1992 Jul;41(7):686-688
  • Astrup A, Breum L, Toubro S, Hein P, Quaade F, The effect and safety of an ephedrine/caffeine compound compared to ephedrine, caffeine and placebo in obese subjects on an energy restricted diet. A double blind trial. Int J Obes Relat Metab Disord 1992 Apr;16(4):269-277
  • Toubro S, Astrup AV, Breum L, Quaade F. Safety and efficacy of long-term treatment with ephedrine, caffeine and an ephedrine/caffeine mixture. Int J Obes Relat Metab Disord 1993 Feb;17 Suppl 1:S69-S72 Astrup A, Toubro S, Cannon S, Hein P, Madsen J. Thermogenic synergism between ephedrine and caffeine in healthy volunteers: a double-blind, placebo-controlled study. Metabolism 1991 Mar;40(3):323-329
  • Verità e bugie sugli integratori: Efedrina. Bryan Haycock

 

Nandrolone, recupero ormonale e fertilità

nandrolone

Nei primi anni ottanta endocrinologi di Münster, Germania, hanno somministrato a uomini ventenni del Nandrolone Hexylphenylproprionato [aka Anadur] per un paio di mesi per poi osservarne gli effetti. Anche se le dosi erano molto basse, i soggetti dello studio necessitarono di almeno sei mesi per recuperare il normale equilibrio ormonale alla cessazione della somministrazione del farmaco. (1)

Il Nandrolone Hexylphenylproprionato è simile al Nandrolone Decanoato. I ricercatori hanno iniziato l’esperimento somministrando ai soggetti iniezioni da 100mg dell’AAS a settimana per le prime tre settimane, seguite da dieci settimane ad una dose settimanale di 200mg.

I soggetti dello studio non hanno proferito lamentele: essi non hanno sviluppato acne, la loro prostata non ha mostrato ipertrofia, e non si sono verificati casi di ginecomastia ne cali significativi della libido. Hanno aumentato il loro peso però. Essi pesavano circa 88 kg quando l’esperimento è iniziato e alla fine dell’esperimento pesavano 95 kg. Sedici settimane più tardi gli uomini avevano già perso 3 kg.

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I soggetti dello studio hanno seguito un allenamento con i pesi. Già negli anni ottanta gli scienziati non credevano che gli atleti aumentassero la propria massa muscolare in seguito alla somministrazione di AAS. In quasi tutti gli studi di quel periodo si osserva che gli atleti hanno guadagnato quattro, cinque o più chili se assumevano AAS, ma i ricercatori hanno occultato questa importante informazione. I fatti parlano da soli, ma il “politicamente corretto” è spesso più forte dei fatti.

Come ovvio che sia, la produzione naturale di Testosterone dei soggetti dello studio è diminuita durante il corso dell’esperimento. Dopo aver avuto la loro ultima iniezione ci sono voluti sei mesi prima che i loro livelli di Testosterone tornassero a livelli pre-studio.
Nel corso dell’esperimento i testicoli dei soggetti dello studio sono diminuiti di volume. Il volume medio è diminuito da 39 a 21 millilitri. I ricercatori si aspettavano che questo accadesse, ma non avevano messo in guardia gli interessati. Avevano paura che tale informazione potesse avere un effetto psicologico indesiderabile sui soggetti dello studio.

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Ci sono state grandi differenze nel recupero della fertilità maschile. Un soggetto risultò fertile come lo era stato alla partenza dello studio dopo appena otto settimane, ma per un altro soggetto ci sono volute trenta settimane per ritornare ai suoi livelli di produzione di sperma pre-studio.

In seguito, i ricercatori che lavorarono sulla ‘pillola maschile’ osservarono allo stesso modo grandi differenze. Tuttavia, il vecchio studio tedesco è un importante punto riflessivo.

Nella letteratura medica ci sono casi descritti di culturisti i quali sono diventati sterili dopo anni di abuso di AAS o che si sono iniettati quantità talmente grandi di questi da ritrovarsi in andropausa prima dei trent’anni. I ricercatori hanno riscontrato che i livelli di Testosterone degli ex-utilizzatori di AAS sono più bassi rispetto ai culturisti che non hanno utilizzato farmaci.

E’ facile affiancare i problemi legati al declino del Testosterone e della fertilità in seguito all’abuso di AAS. Ma se si è particolarmente sensibili al loro effetto e ai problemi connessi, ciò avverrà anche se si tiene fede alle linee guida riportate nei libri o nei forum. Nonostante l’impatto sulla produzione ormonale naturale e sulla fertilità sia il “minore dei problemi” legati all’uso o abuso di AAS, ciò non significa che debba essere totalmente trascurato. Anche se alcuni affermano che bastano pochi mesi affinché avvenga un pieno recupero ciò non è sempre vero. Infatti, gli studi – e non solo quello descritto qui – dimostrano che spesso non sono sufficienti nemmeno quattro mesi per recuperare pienamente la produzione ormonale naturale e la fertilità dopo l’utilizzo di AAS.

Certo, i soggetti di prova negli studi non hanno usato anti-estrogeni o hCG, ne hanno seguito una corretta PCT. Gli utilizzatori di AAS nel mondo dello sport, utilizzando questi farmaci dopo un ciclo di steroidi, riescono ad accelerare il recupero della produzione ormonale endogena ma, con molecole di lunga permanenza nel sistema (vedi appunto Nandrolone) la difficoltà nel recupero sembra persistere anche in questo caso.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6142150

BIOTINA, LIPIDI EMATICI E GRASSO CORPOREO

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Alte – ma non troppo – dosi di biotina riducono la quantità di trigliceridi nel sangue e riducono la massa grassa. Ricercatori molecolari presso l’Universidad Nacional Autonoma de Mexico hanno scoperto questo in seguito ad un test sui topi.(1)

Cardiologi negli anni ‘70 scoprirono che se si somministrano ad esseri umani alte dosi di biotina si ottiene una riduzione della quantità di lipidi nel sangue.(2) Questo è interessante perché i trigliceridi sono un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

I ricercatori messicani hanno voluto riproporre questo studio, nella speranza di poter scoprire un aiuto per i soggetti con alti livelli patologici di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

I ricercatori hanno somministrato a topi maschi mangime contenente una dose di biotina appena sufficiente o del mangime contenente alti livelli di biotina, per un periodo di otto settimane. L’equivalente umano della dose di biotina del gruppo trattato era dei circa 1 – 1,5 mg al giorno.

Assumere biotina supplementare si traduce in una riduzione delle concentrazioni di trigliceridi nel sangue del 35%.

La figura 1 mostra l’effetto della supplementazione di biotina sulla produzione di una serie di proteine che le cellule usano per immagazzinare il grasso: glucotrasportatore-2 (GLUT2), glucochinasi (GK), fosfofruttochinasi (PFK1), piruvato chinasi (PK), glucosio 6-fosfato deidrogenasi (G6PDH), acetil-CoA carbossilasi 1 (ACC1), acido grasso sintasi (FAS), stearoil-CoA desaturasi-1 (SCD1), proteina steroli elemento normativo vincolante 1-c (SREBP1c), forkhead box O1 ( FoxO1) e perossisomi proliferatori recettore gamma (PPAR-gamma).

La figura 1 mostra la produzione di proteine lipogeniche nel tessuto adiposo; la figura 2 mostra la produzione di proteine lipogeniche nel fegato. Nelle cellule adipose, la somministrazione di biotina ha ridotto la produzione di tutte le proteine lipogeniche; nelle cellule epatiche ha ridotto la produzione della maggior parte delle proteine.

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L’idea di utilizzare vitamine per scopi medicinali non è una novità. I medici prescrivono vitamina B3 (Niacina) per ridurre i livelli dei lipidi ematici (LDL e trigliceridi). Farmacologi hanno sviluppato analoghi della vitamina A e D per uso farmaceutico.

“Il contenuto di biotina negli integratori commerciali per gli esseri umani è da 40 a 166 volte superiore rispetto alla dose di riferimento di 30 mcg / giorno”, scrivono i ricercatori. “I dati del presente studio hanno dimostrato che, nei topi, un aumento di 55 volte della concentrazione di biotina nella dieta diminuisce i trigliceridi sierici e l’espressione degli enzimi lipogenici, fornendo supporto molecolare per gli effetti di concentrazioni farmacologica di biotina sulla lipemia.”

Potrebbe la biotina agire come integratore dimagrante? I risultati della ricerca suggeriscono che c’è la possibilità. Alla fine dell’esperimento di otto settimane i topi del gruppo di controllo avevano una massa grassa pari al 14,9% mentre i topi del gruppo supplementato con biotina avevano una massa grassa pari al 12,6%.

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20655901
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7011260 Altro…

Mesterolone (Proviron)

 

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Mesterolone

 

Androgenico: 100-150
Anabolico: 30-40
Standard: Testosterone Propionato
Nome Chimico: 17beta-hydroxy-1alpha-methyl-5alpha-androstan-3-one, 1-methyl-5alpha-dihydrotestosterone
Attività Estrogenica: nessuna
Attività Progestinica: non significativa

 

Il Mesterolone (nome commerciale Proviron) [1 alpha-methyl-17 beta- hydroxy-5 alpha-androstan-3-one] è un AAS derivato dal Diidrotestosterone (DHT). A differenza del DHT il  Mesterolone presenta l’aggiunta di un gruppo metilico in  C1 (similmente al Metenolone) cosa che ne aumenta discretamente la biodisponibilità orale, senza però apportare stress epatico. Questa alterazione però non aumenta la stabilità del C3 chetogruppo, essenziale per l’attività anabolizzante a livello muscolare: nonostante il Mesterolone sia, come il DHT, estremamente affine al legame con i recettori AR, al pari della molecola di partenza (DHT) è rapidamente convertito nei tessuti muscolari (ma non negli altri tessuti reattivi agli androgeni), dall’enzima 3alfa-idrossisteroidi reductase (3a-HSD), nel metabolita pressoché inattivo chiamato 5alfa-androstano-3a,17b-diolo.

Secondo la letteratura aziendale, la Schering sviluppò il Proviron® nel 1934, rendendo perciò questo AAS un farmaco estremamente datato. (1) Secondo quanto riportato dalla Schering, il Proviron  è stato anche il primo farmaco clinicamente applicato per il trattamento delle “malattie e disturbi ormonali negli uomini.” Di conseguenza, il Mesterolone sarebbe stato sviluppato intorno allo stesso periodo nel quale vennero sviluppati altri due composti, ovvero il Metyltestosterone (1935) e il Testosterone Propionato (1937), entrambi agenti molto vecchi e generalmente considerati obsoleti per gli standard odierni. Nonostante la sua età, il Proviron ha alle spalle una lunga storia di efficacia clinica e di sicurezza, e rimane tutt’oggi diffuso il suo uso clinico. E ‘generalmente prescritto per il trattamento del declino delle capacità fisiche e mentali causate dall’età e dai livelli di androgeni subnormali negli uomini, nel trattamento della bassa libido causata da insufficienti livelli di androgeni, nel trattamento dell’ipogonadismo (nei maschi pre- e post-pubertà), e nell’infertilità (in certe situazioni il Mesterolone aumenta la qualità e quantità degli spermatozoi).

L’uso del Mesterolone come aiuto per migliorare la fertilità è forse una delle indicazioni più controverse di questo farmaco, considerando che gli AAS sono generalmente legati alla sterilità. E’ anche lo stesso uso del Mesterolone viene spesso frainteso dagli atleti. Il Mesterolone è applicabile per il trattamento dell’infertilità perché è un androgeno efficace che offre una soppressione contenuta delle gonadotropine con normali dosi terapeutiche, non perché aumenta la produzione di LH. Quando la soppressione gonadotropa è assente, il farmaco può integrare i livelli androgenici necessari per la produzione di sperma. E’ ben inteso che gli androgeni hanno effetti stimolanti diretti sulla spermatogenesi, e influenzano anche il trasporto e la maturazione degli spermatozoi attraverso effetti sul epididimo, dotto deferente, e vescicole seminali. Quindi il ruolo di questi ormoni non è del tutto soppressivo. Il Mesterolone sembra avere un’influenza positiva unica su alcuni casi di infertilità maschile perché i suoi potenziali effetti stimolanti sulla quantità e la qualità dello sperma prevalgono sulla soppressione gonadotropa.

Il Mesterolone è ampiamente prodotto dalla Bayer (ex Schering), che attualmente vende il farmaco in più di trenta paesi in tutto il mondo. Il marchio più comune utilizzato per la sua vendita è Proviron, anche se Schering / Bayer ha venduto l’agente sotto altri nomi in alcuni mercati, tra cui Mestoranum e Provironum. Inoltre, altri produttori hanno venduto il Mesterolone nel corso degli anni sotto diversi nomi commerciali tra i quali il Pluriviron (Asche, Germania), il Vistimon (Jenepharm, Germania), e il Restore (Brown & Burke, India). Nonostante questo composto abbia dimostrato sicurezza ed efficacia, il Mesterolone non  è mai stato approvato per la vendita negli Stati Uniti. Resta comunque disponibile in molte nazioni occidentali. Oggi, la Bayer resta il principale (quasi esclusivo) fornitore globale di Mesterolone , anche se in rare occasioni è possibile trovarlo commercializzato da altre marche.

Come già accennato in precedenza, la metilazione in C-1 permette al Mesterolone di raggiungere concentrazioni plasmatiche  sufficienti per consentire una risposta terapeutica ottimale dopo somministrazione orale. Ovviamente, la biodisponibilità complessiva rimane molto inferiore rispetto a quella dei composti orali metilati in C-17 . Il Mesterolone ha anche una forte affinità di legame per le SHBG. (2) Questo risulta un vantaggio dal momento che la spiccata capacità di legame del Mesterolone con le SHBG limita il legame di altri AAS co-somministrati. C’è chi afferma che questa azione induca un rebound in termini di innalzamento delle SHBG; ma questa affermazione manca di dati scientifici che ne comprovino la veridicità.

Data la metilazione in C-1, la tossicità epatica con l’uso di Mesterolone è improbabile.

Essendo il Mesterolone un DHT-derivato, non è soggetto ad  aromatizzazione, e non presenta attività estrogenica misurabile. Come per il Drostanolone anche il Mesterolone presenta una attività anti-estrogeno, se pur blanda e quasi sempre non sufficiente per garantire un adeguato controllo degli estrogeni durante un ciclo di AAS aromatizzabili. L’effetto anti-estrogenico di tutti questi composti è presumibilmente dovuto alla loro capacità di competere con altri substrati per il legame con l’enzima aromatasi. Con l’enzima aromatasi legato allo steroide, nonostante sia impossibilitato a modificarlo,  si raggiunge un effetto inibitorio in quanto l’enzima è temporaneamente bloccato  e impossibilitato all’interazione con altri ormoni.

Il Mesterolone è classificato come uno steroide puramente androgeno. Effetti collaterali androgeni sono comuni con questa sostanza, in particolare con dosi più elevate. Questi effetti possono includere pelle oleosa, acne, crescita aumentata di peli sul  corpo e alopecia androgenetica. Nelle donne la comparsa di effetti virilizzanti con questo composto è una costante e comprende approfondimento della voce, irregolarità mestruali, cambiamenti nella struttura della pelle,  crescita di peli sul viso, e allargamento del clitoride. Ovviamente, l’enzima 5-alfa-reduttasi non metabolizza il Mesterolone, quindi la sua androgenicità relativa non è influenzata da finasteride o dutasteride.

Gli AAS possono avere effetti deleteri sul colesterolo sierico. Questo include una tendenza alla riduzione del colesterolo HDL (buono) e all’aumento del colesterolo LDL (cattivo), con un alterazione dell’equilibrio tra HDL/LDL favorendo un maggiore rischio di arteriosclerosi. L’impatto relativo di un AAS sui lipidi sierici dipende dalla dose, dalla via di somministrazione (per via orale o iniettabile), dal tipo di steroide (aromatizzabile o non aromatizzabile), e dal livello di resistenza al metabolismo epatico. Essendo il Mesterolone  un androgeno orale non aromatizzabile, dovrebbe avere un effetto negativo rilevante sui lipidi. Studi nei quali sono stati somministrati 100mg di Mesterolone al giorno a uomini affetti da ipogonadismo per circa 6 mesi hanno mostrato un significativo aumento del colesterolo totale (18,8%) e del colesterolo LDL (65,2%), accompagnato da una diminuzione significativa del colesterolo HDL (-35,7%). (3) Il Mesterolone non deve essere utilizzato quando i fattori di rischio cardiovascolare non consentono l’uso di AAS orali.

Per contribuire a ridurre lo sforzo cardiovascolare si consiglia di mantenere un programma di esercizio cardiovascolare attivo e di ridurre al minimo l’assunzione di grassi saturi, colesterolo e carboidrati semplici in ogni momento durante la somministrazione di AAS.

La supplementazione con oli di pesce (4 grammi al giorno) e un integratore alimentare di Niacina per il controllo del colesterolo è anche raccomandata.

Il Mesterolone presenta  un effetto soppressivo tutto sommato debole sulle gonadotropine e Testosterone sierico. Gli studi dimostrano che quando somministrato a dosi moderate (150mg al giorno o meno), non si verifica una significativa soppressione dei livelli di Testosterone. (4)  In studi con dosi più elevate (300 mg al giorno e oltre), l’agente si è mostrato fortemente repressivo sui livelli di Testosterone sierico. (5) Esistono altri studi che hanno registrato una soppressione del LH, FSH e Testosterone sierico durante l’uso di Mesterolone. (6) Nonostante la soppressione risulti maggiormente contenuta rispetto ad altri composti, da questi studi emerge la  conferma del fatto che, il Mesterolone, è una molecola off-limits per la PCT.

Per trattare l’insufficienza androgena, il Proviron viene generalmente somministrato alla dose di 25-50mg tre volte al giorno all’inizio della terapia. Il dosaggio del farmaco viene successivamente ridotto, solitamente a 25-50mg  una o due volte al giorno. dosi simili sono utilizzate per sostenere la fertilità maschile, di solito in combinazione con altri farmaci per la fertilità, come FSH iniettabili. Il dosaggio usuale tra gli atleti di sesso maschile è compreso tra i 50mg ed i  150mg di Mesterolone al giorno. Il farmaco è in genere assunto in cicli di 6-12 settimane, che è solitamente un periodo di tempo sufficiente a notare i benefici del farmaco.

Il Proviron non è approvato per l’uso nelle donne. Questo agente non è raccomandato per le atlete a causa della sua forte natura androgena e tendenza a causare marcati effetti collaterali virilizzanti. In passato alcune atlete hanno utilizzato questo composto ad un dosaggio di 25mg/die per non più di quattro o cinque settimane in combinazione con 10 o 20mg di Nolvadex ® al fine di ridurre l’attività estrogenica e accentuare la durezza muscolare e la perdita del grasso su fianchi e cosce. Con l’avvento degli inibitori dell’aromatasi di terza generazione, assai più efficaci per gli scopi sopra citati,  l’uso del Mesterolone in ambito femminile è caduto (giustamente) in disuso.

L’uso del Mesterolone in ambito sportivo è, ad oggi ,  drasticamente diminuito. Come precedentemente accennato, con l’avvento degli inibitori dell’aromatasi di terza generazione l’uso del Mesterolone è divenuto superfluo. Tuttavia, il Mesterolone mantiene un’azione diretta sui recettori androgeni nel tessuto adiposo, cosa che conferisce a questo composto una discreta capacità lipolitica. Soggetti i quali mostrano avversità all’uso di iniettabili, il Mesterolone si presenta come un discreto sostituto del Drostanolone aiutando a mantenere una buona qualità muscolare e  agevolando una riduzione delle riserve adipose. Il Mesterolone risulta una buona scelta anche per compensare il livello di androgeni in una fase di soppressione del Cortisolo che contempli l’uso di Aminoglutetimide o Trilostano.  Non dimentichiamoci della sua versatilità nei bridge “leggeri” o nelle TRT.

 

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

1- William Llewellyn’s ANABOLICS, 10th ed.

2- Relative binding affinity of anabolic-androgenic steroids: comparison of the binding to the androgen receptors in skeletal muscle and in prostate, as well as to sex hormone-binding globulin. Saartok T, Dahlberg E, Gustafsson JA. Endocrinology. 1984 Jun;114(6):2100-6.

3- Influence of various modes of androgen substitution on serum lipids and lipoproteins in hypogonadal men. Jockenhovel F, Bullmann C, Schubert M, Vogel E, Reinhardt W, Reinwein D, Muller-Wieland D, Krone W. Metabolism. 1999 May;48(5):590-6.

4-Comparative studies about the influence of metenolonacetate and mesterolone on hypophysis and male gonads. Trenkner R, Senge T, Hienz A, et al. Arzneim-Forsch. (Drug Res) Jahrgang 30, Nr. 4 (1970):545-7.

5- The effects of mesterolone, a male sex hormone in depressed patients (a double blind controlled study). Itil TM, Michael ST, Shapiro DM, Itil KZ. Methods Find Exp Clin Pharmacol. 1984 Jun;6(6):331-7.

6- Effect of Mesterolone on Serum FSH, LH and Plasma Testosterone in Normal Men

 

CO-SOMMINISTRAZIONE DI SALBUTAMOLO E L-DOPA E SUOI EFFETTI SULLA COMPOSIZIONE CORPOREA

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Più di un decennio fa i neurologi presso la University of Arkansas hanno pubblicato sul Clinical Neuropharmacology i risultati di un piccolo studio che prendeva in esame queste due molecole, e che può essere di interesse per l’atleta. Non si sa con certezza se la combinazione Salbutamolo e L-dopa – la combinazione che i neurologi hanno testato nello studio – sia ragionevolmente sicura. Quello che sappiamo è che gli effetti sulla ricomposizione corporea che i ricercatori hanno osservato sono notevoli.(1)

Le otto persone che sono servite come soggetti per l’esperimento erano tutte sofferenti di Parkinson e avevano un’età media di 59 anni. Stavano già assumendo L-dopa, un aminoacido che stimola la produzione di dopamina nel cervello. La produzione del corpo di dopamina diminuisce rapidamente con l’insorgenza del Parkinson e di conseguenza le cellule cerebrali perdono la loro funzione. Supplementazione di L-Dopa riduce i sintomi nel primo stadio della malattia.

La dose media di L-dopa assunta dai soggetti era di 481mg al giorno.

Le cellule assorbono più L-dopa, e di conseguenza producono più dopamina, quando sono esposte ad adreno-beta-2-agonisti.(2) Gli studi sugli animali hanno dimostrato che gli adreno-beta-2-agonisti migliorano l’assorbimento di L-dopa nel cervello.(3)

Ecco perché i ricercatori hanno voluto provare la combinazione di Salbutamolo, un lieve adreno-beta-2-agonista, e L-dopa, per vedere che effetto avesse sui loro pazienti. Hanno somministrato ai soggetti dello studio 4 dosi orali da 4 mg di Salbutamolo al giorno.

In un paziente sessantenne la co-somministrazione di Salbutamolo/L-dopa ha causato mal di testa, agitazione e tremore. Il paziente a cessato l’assunzione della combinazione dopo due settimane. Gli altri soggetti hanno continuato per 14 settimane. Durante questo periodo hanno anche eseguito due allenamenti incentrati sulla forza a settimana.

La tabella mostra che la forza massima dei soggetti è aumentata modestamente e che la loro composizione corporea è cambiato notevolmente. Mentre non vi è stato alcun cambiamento nel peso corporeo dei soggetti, la loro massa magra è aumentata di 7,7 kg.


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Nella metà dei pazienti l’aggiunta di Salbutamolo al farmaco L-dopa riduce i sintomi del Parkinson.

I ricercatori sottolineano che non sanno se la combinazione che hanno testato sia sicura.

“Il significativo incremento osservato nella frequenza cardiaca media, visto nel dieci per cento dei pazienti che utilizzavano Salbutamolo, e nel caso isolato di aritmie cardiache e angina sottolineano la necessità di una valutazione cardiaca attenta quando l’uso di Salbutamolo è considerato”, scrivono i ricercatori. “Gli effetti collaterali sul sistema nervoso centrale includono un maggiore tremore fisiologico (venti per cento), insonnia, vertigini, sonnolenza, agitazione, irritabilità, nervosismo, allucinazioni visive, e mal di testa.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12897642
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10894789
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1356793

L’impatto dell’Indice Insulinico degli alimenti

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Nello studio più celebre sull’indice insulinico (Holt, 1997) vengono confrontati 38 tipi di cibo in riferimento al pane bianco.
Bisogna sapere che, malgrado il loro Indice Glicemico (IG) “troppo basso per essere definito”, alcuni alimenti (in particolare: carne, pesce, uova e latticini) hanno la capacità di indurre il pancreas a secernere molta insulina, cioè hanno un indice insulinico (IS, da “insulin score” o punteggio insulinico) elevato e non correlato all’IG; questo fatto, rilevato sperimentalmente solo di recente, ha ridimensionato in parte il ruolo centrale che si attribuiva all’indice glicemico nell’insorgenza del Diabete di tipo 2.
La ricerca in questione è quella pubblicata da Holt SH, Miller JC e Petocz P. su Am J Clin Nutr. 1997 Nov;66(5):1264-76 e dal titolo “An insulin index of foods: the insulin demand generated by 1000-kJ portions of common foods”.
Nell’articolo, gli scienziati spiegano che hanno scelto di misurare la risposta insulinica in termini di porzioni di alimenti determinate a parità di contenuto energetico (1000 kJ, pari a circa 240 kcal) anziché a parità di carboidrati, proprio perché cercavano di isolare una risposta insulinica differenziata da quella normalmente relativa al glucosio. Già all’epoca era stato, infatti, ben studiato il concetto di indice glicemico ed era stata ben correlata la risposta glicemica ai diversi tipi di alimenti, ma quasi nessuno studio la aveva messa in relazione con l’effettiva quantità di insulina circolante nei soggetti.
Lo studio ha considerato 38 alimenti, suddivisi in 6 categorie tipologiche; siccome per brevità riporto solo pochi dati, ho bisogno di cambiare la classificazione come segue, in modo da isolare gli alimenti virtualmente privi di carboidrati:

1.frutta: uva, banane, mele ed arance;
2.prodotti da forno: croissants, torta al cioccolato glassata, ciambelle con cannella e zucchero, biscotti al cioccolato, crackers;
3.snacks: Mars°, yogurt alla fragola, gelato alla vaniglia, caramelle gommose, arachidi tostate e salate, patatine fritte, pop-corn;
4.alimenti senza carboidrati: formaggio americano (cheddar), uova in camicia, bistecca di manzo alla griglia, pesce bianco al vapore;
5.alimenti ricchi di carboidrati: pane bianco, pane integrale, pane di segale, riso bianco, riso integrale, pasta bianca, pasta integrale, patate bollite, patatine fritte al forno, lenticchie bollite in salsa di pomodoro, fagioli al forno in salsa di pomodoro;
6.cereali da colazione: Kellog’s° Cornflakes, Special K°, All-Bran°, muesli naturale, zuppa di avena, ed altri sconosciuti in Italia (…).

Ciascuno dei soggetti selezionati per lo studio ha dapprima consumato una porzione di pane bianco, per confermare la sua normale tolleranza al glucosio; il pane bianco è stato anche scelto come riferimento per lo studio, assegnandogli un punteggio insulinico IS = 100%, e contro di esso sono stati analizzati gli effetti di tutti gli altri alimenti, seguendo un metodo del tutto analogo a quello relativo all’IG. L’uso di un alimento di riferimento mette al riparo dagli effetti di confusione che fattori individuali nella risposta al glucosio possono causare nei risultati finali dell’esperimento.
Ogni soggetto ha avuto la misura del livello di glucosio e di quello di insulina dopo 10 ore di digiuno notturno, ed ha poi consumato l’alimento di test insieme a 220 ml di acqua.
I soggetti sono quindi stati lasciati seduti comodamente e sono stati loro misurati i livelli di glucosio ed insulina nel sangue ad intervalli di 15 minuti per le successive 2 ore.
Dunque per ogni soggetto è stato calcolato il punteggio insulinico (IS) di ciascun alimento come percentuale, moltiplicando per 100 il rapporto tra il carico insulinico (area sotto la curva della risposta insulinica – integrale o AUC) generato dall’alimento in esame, e il carico insulinico generato dal pane bianco; l’IS così valutato è stato poi mediato su tutti gli individui partecipanti.

I valori di IS trovati da questa ricerca presentavano significative differenze rispetto agli alimenti: in particolare, i prodotti da forno e gli alimenti ricchi di proteine scatenavano risposte insuliniche sproporzionatamente alte.
Nel valutare i risultati numerici, ricordiamoci che IS=100%, per definizione, per il pane bianco, perché per tutti gli alimenti l’IS è valutato sempre rispetto al carico insulinico generato da una porzione di pane bianco del medesimo valore calorico.
Ecco i risultati in termini di punteggio insulinico (IS) per classe di alimenti e con esempi di alimenti specifici:

1.frutta:

•in media: 71±3%;
•minimo: 59±4% (mele);
•massimo: 82±6% (uva);

2.prodotti da forno:

•in media: 83±5%;
•minimo: 74±9% (ciambelle);
•massimo: 92±15% (pasticcini);

3.snacks:

•in media: 89±7%;
•minimo: 20±5% (arachidi);
•massimo: 160±16% (caramelle gelée);

4.alimenti senza carboidrati:

•uova: 31±6%;
•formaggio: 45±13%;
•manzo: 51±16%;
•pesce: 59±18%;

5.alimenti ricchi in carboidrati:
•in media: 74±8%;
•minimo: 40±5% (pasta, bianca o integrale);
•massimo: 121±11% (patate);

6.cereali da colazione:

•in media: 57±3%:
•minimo: 32±4% (All-Bran);
•massimo: 75±8% (cornflakes).

La novità sostanziale di questo studio sta proprio nell’esistenza di una risposta insulinica ad alimenti privi di carboidrati: a parità di calorie, le uova generano circa un terzo della risposta insulinica generata dal pane bianco, mentre formaggi e carne raggiungono la metà (IS circa 50%); il pesce, poi, raggiunge addirittura il 60% della risposta insulinica del pane bianco senza carboidrati!

Quindi, fermarsi all’Indice Glicemico è estremamente limitante quando si punta alla realizzazione di un piano alimentare funzionale al raggiungimento dei propri obbiettivi; sia se si vuole mettere massa che, maggiormente, quando si vuole perdere grasso e mantenere uno stato di salute ottimale.
Ciò che va considerato sono le Kcal totali, l’Indice Glicemico, il Carico Glicemico e l’Indice Insulinico degli alimenti: quattro variabili che non vanno tralasciate e che non vanno esaltate singolarmente.

Gabriel Bellizzi

SILIMARINA ED EFFETTI ESTROGENICI

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Visionando alcuni studi tra i quali il “Milk Thistle Constituents Inhibit Raloxifene Intestinal Glucuronidation: A Potential Clinically Relevant Natural Product–Drug Interaction”, emerge palesemente che la Silimarina, integratore largamente usato per la sua azione a livello epatico, presenta azione estrogenica. Infatti, la Silimarina ha effetti estrogenici a causa della sua interazione su i recettori ERb. Tale effetto è dato in particolare da alcuni fitocomposti (nel dettaglio quercitina e taxifolina) i quali legandosi a tali recettori (ERb) si comportano come deboli agonisti, da due a quattro volte meno potenti dell’Estradiolo, al pari dello Zearalenone che invece è una micotossina che esplica i medesimi effetti e la si trova nei cereali e nel mais infetti (facente parte della vasta gamma degli Xenoestrogeni). Per via dei flavolignani silibinina A e B contenuti nell’estratto, la Silimarina inibisce l’enzima UGT (UDP-glucuronosiltransferasi) nelle varie isoforme tra cui anche la 1A1 che è quella responsabile della glucuronazione della bilirubina (e del suo smaltimento) e come ampiamente comprovato, un deficit di questo enzima porta all’accumulo di bilirubina che è ciò che succede nel morbo di Gilbert. Dunque la Silimarina inibisce tale enzima, riducendo la capacità epatica di detossificazione dalla bilirubina ma anche da altre sostanze che usano tale enzima come ad esempio è il caso del Raloxifene*, la cui concentrazione aumenta fino a 5 volte rispetto al normale.
Ci sono anche altri estratti che esercitano un azione di inibizione simile sull’UGT, tra i quali vi sono:

– Echinacea;
– Saw palmetto;
– Ginseng;
– Valeriana;
– Epigallocatechina gallato, ecc.

Di conseguenza sono tutti estratti che i soggetti con Gilbert non dovrebbero assumere, o quantomeno soprattutto se in concomitanza usano farmaci o altre sostanze che sono substrato dell’enzima UGT.

* Il Raloxifene è un farmaco che rientra nella categoria dei modulatori selettivi del recettore degli estrogeni (come il più famoso Tamoxifene), uno dei principi attivi creati per contrastare gli effetti negativi degli estrogeni nella cura dell’osteoporosi nella fase successiva alla menopausa.

Gabriel Bellizzi

Fonti:

http://www.in-silico-pharmacology.com/content/3/1/4, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20666626, http://dmd.aspetjournals.org/content/39/9/1522.full, http://dmd.aspetjournals.org/content/43/9/1353.abstract

Effetto protettivo della Pappa Reale sui parametri spermatici, livello di Testosterone e perossidazione lipidica in topi adulti trattati con Oxymetholone

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Obiettivi: Lo scopo di questo studio era quello di valutare l’effetto protettivo della Pappa Reale su parametri spermatici, livello di Testosterone, e la produzione di malondialdeide (MDA) nei topi.

MATERIALI E METODI: Sono stati utilizzati trentadue topi adulti maschi NMRI di peso 30 ± 2 g. Gli animali sono stati divisi in 4 gruppi.

GRUPPO DI CONTROLLO: ha ricevuto singolarmente una soluzione salina pari a 0,1 ml / die per via orale per 30 giorni.
GRUPPO PAPPA REALE(PR): ha ricevuto la Pappa Reale al dosaggio di 100 mg / kg al giorno per 30 giorni per via orale.

GRUPPO OXYMETHOLONE: l’Oxymetholone (OX) è stato somministrato alla dose di 5 mg / kg al giorno per 30 giorni per via orale.

GRUPPO PAPPA REALE+OXYMETHOLONE: ha ricevuto la pappa reale alla dose di 100 mg / kg / die per via orale in concomitanza con la somministrazione di OX.

Il numero degli spermatozoi, la loro motilità, vitalità, maturità e l’integrità del DNA sono stati analizzati. Inoltre, sono state misurate le concentrazioni di Testosterone sierico e MDA.

RISULTATI: nel gruppo Oxymetholone, il numero di spermatozoi, la loro motilità e la concentrazione di Testosterone si erano ridotti in modo significativo (p <0,05), mentre si presentava un significativo aumento (p <0.05) degli spermatozoi immaturi, degli spermatozoi con il DNA danneggiato, e della concentrazione di MDA nel gruppo Oxymetholone confrontato con il gruppo di controllo e il gruppo Pappa Reale + Oxymetholone. La PR in parte ha causato un miglioramento in tutti i parametri sopracitati nel gruppo Pappa Reale + Oxymetholone.

CONCLUSIONE: in conclusione, la PR può essere utilizzata in combinazione con OX per migliorare lo stress ossidativo indotto dalla molecola e la sterilità maschile.

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti allo studio:


Avicenna J Phytomed. 2014 Jan;4(1):43-52. Zahmatkesh E1, Najafi G2, Nejati V1, Heidari R3.
• 1Department of Histology and Embryology, Faculty of Science, Urmia University, Urmia , I. R. Iran.
• 2Department of Anatomy and Embryology, Faculty of Veterinary Medicine, Urmia University, Urmia , I. R. Iran.
• 3Department of Biochemistry, Faculty of Science, Urmia University, Urmia , I. R. Iran.