ERITROPOIETINA (EPO): CARATTERISTICHE E APPLICAZIONI

 

epo-molecule-1024x283
Eritropoietina (EPO)

 

L’Eritropoietina o EPO è un ormone glicoproteico del peso di circa 34000 Dalton, prodotto negli esseri umani dai reni e in misura minore dal fegato e dal cervello, che ha come funzione principale la regolazione dell’eritropoiesi (produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo).

Durante la vita fetale l’EPO è prodotta principalmente dal fegato, nella vita adulta è prodotta per il 90% dai fibroblasti peritubulari del rene.
eritropoietina_ng3
L’EPO agisce a livello del midollo osseo emopoietico stimolando le cellule progenitrici eritroidi CFU-E, riducendone l’apoptosi e aumentandone la frequenza mitotica (ossia un più veloce differenziamento a proeritroblasto). Il risultato è un aumento della disponibilità di eritrociti e di emoglobina. Il maggiore stimolo alla increzione di EPO è data dalla riduzione della tensione di O2. Sono le cellule endoteliali dei capillari peritubulari della midollare del rene ad agire da sensori della tensione arteriosa di ossigeno. Queste, in seguito a ipossia, inducono i fibroblasti peritubulari a produrre e rilasciare l’ormone nel circolo sistemico, che va ad agire a livello del midollo osseo emopoietico. Si rende quindi disponibile un numero maggiore di eritrociti che possono veicolare più ossigeno aumentando la tensione di O2 circolante: il meccanismo a feedback vede quindi una riduzione nel rilascio renale di eritropoieina. Nei pazienti nefropatici con insufficienza renale cronica la produzione di eritropoietina si riduce e contribuisce a spiegare la tendenza alla condizione anemica di questi soggetti.
Symptoms_of_anemia.png
L’EPO è stata sintetizzata in laboratorio e utilizzata come farmaco per curare le anemie in pazienti affetti da malattie renali o da malattie del sangue, o per permettere un recupero più veloce dopo chemioterapia nei pazienti affetti da cancro. In studi recenti è stato osservato un ruolo neuroprotettivo della EPO come agente antinfiammatorio.

La strada per la scoperta dell’EPO iniziò nel XIX secolo, quando si osservò come i soggetti che vivevano in ambienti poveri di ossigeno (ad esempio ad altitudini elevate) avessero la capacità di produrre una maggiore quantità di globuli rossi.
L’esistenza di un ormone in grado di regolare la produzione di eritrociti da parte del midollo osseo fu ipotizzata nel 1906 da Paul Carnot, professore dell’Hôtel-Dieu di Parigi e dalla sua assistente Camille Deflandre[1]. La sostanza fu chiamata emopoietina.
Negli anni quaranta, le ricercatrici finlandesi Bonsdorff e Jalavisto, continuando gli studi sui globuli rossi, diedero a questa sostanza il nome di eritropoietina[2]. Pochi anni dopo, Kurt Reismann dimostrò che il rene era la sede principale di produzione di questa sostanza, ma solo nel 1977 Takaji Miyake riuscì a estrarre la molecola dalle urine di un paziente con anemia aplastica.
Nel 1983 fu possibile identificare e clonare il gene produttore dell’eritropoietina e, dando il via alla sperimentazione su animali e poi sull’uomo, fu dimostrata la sua efficacia nel correggere alcuni tipi di anemia.
Tra il 1970 ed il 1990 l’unica opzione terapeutica all’anemia dei pazienti con insufficienza renale cronica era fornita dalle emotrasfusioni.
Dal 1989 l’EPO è stata resa disponibile come farmaco per i pazienti anemici in emodialisi. Successivamente il suo impiego è stato esteso anche ai pazienti con insufficienza renale cronica in trattamento conservativo, contribuendo a migliorarne la qualità di vita. Il ricorso a procedure emotrasfusionali in questa tipologia di pazienti si è di conseguenza molto ridotto. La produzione farmaceutica di eritropoietina si realizza con la metodica del DNA ricombinante: viene cioè inserito il segmento di DNA umano posto nel braccio corto del cromosoma 7 che codifica per la sintesi dell’EPO nel DNA di una cellula ovarica dell’hamster cinese (un criceto). Queste cellule ovariche possono quindi produrre in laboratorio in opportuni bioreattori grandi quantità della molecola.

Esistono cinque tipi di EPO per uso medico:

• Eprex (conosciuta come EPO α); attiva per 20 ore.
• NeoRecormon (conosciuta come EPO β); attiva per 24 ore.
• Dynepo (anche conosciuta come EPO δ); è la prima forma derivante da culture di cellule umana, quindi presenta la stessa glicosilazione dell’EPO naturale.
• Aranesp (anche conosciuta come Darbepoetina); la darbepoetina presenta una catena aminoacidica leggermente diversa rispetto all’eritropoietina, in quanto sono stati sostituiti 5 aminoacidi, inoltre è maggiormente N-glicosilata, cioè è legata ad altri due oligosaccaridi in più in diverse posizioni con l’azoto degli aminoacidi. Questa è una eritropoietina di seconda generazione con maggiore stabilità nei fluidi corporei, con una durata d’azione più lunga e la stessa attività, di conseguenza necessita di minori somministrazioni. Infatti è attiva per 50 ore. Questa sostanza è stata approvata dalla FDA nel 2001 per il trattamento dell’anemia dovuta ad insufficienza renale.
• Mircera (anche conosciuta come EPO di terza generazione)

Tutti i farmaci stimolanti le cellule eritroidi immature vengono definiti come ESA (Erythropoietic Stimulating Agents).
Nel corso degli anni novanta erano disponibili in Italia due tipi di eritropoietina ricombinante: l’EPO α (nome commerciale in Italia Eprex) e l’EPO β (NeoRecormon), praticamente identiche all’EPO umana. Erano composte da 165 aminoacidi, con una struttura glucidica leggermente diversa tra loro e la somministrazione poteva essere sia endovenosa che sottocutanea, con una frequenza che poteva variare da 1 a 3 volte alla settimana.
L’EPO δ (Dynepo), simile alle precedenti è stata commercializzata in altri paesi mentre non è mai entrata in commercio in Italia.
Nel 2001 la FDA (Food and Drug Adminstration) statunitense ha acconsentito alla commercializzazione di una molecola eritropietinica modificata nella sua componente glucidica, arricchita di residui di acido sialico che ne hanno prolungato l’emivita sia nella somministrazione endovenosa che in quella sottocutanea. Questa molecola è nota come Darbepoetina α (Aranesp). Il suo impiego ha consentito di ridurre la frequenza delle somministrazioni ad una volta ogni una o due settimane semplificando la vita del paziente con malattia renale.

mircera-05
Di recente è stato messo in commercio in Italia il C.E.R.A. (Continuous Erytropoiethin Receptors Activator) o Metossipolietinglicole Epoetina β con nome commerciale di Mircera. La struttura proteica è sempre analoga a quella umana, molto diversa la componente glucidica ed il numero di residui di acido sialico è più elevato. Queste modifiche nella parte non proteica hanno consentito di allungare l’emivita del farmaco a 135 ore se somministrata per via endovenosa e a 139 ore se somministrata per via sottocutanea. Nei pazienti mai trattati in precedenza con E.S.A. si parte con una somministrazione ogni 2 settimane: una volta raggiunti i livelli di Emoglobina targets (Hb 11 – 12 g/dl) si passa alla somministrazione mensile. Nei pazienti già trattati con altri E.S.A. e passati in Mircera la somministrazione è mensile. Va segnalato come l’impiego di tutti i farmaci E.S.A. nei pazienti nefropatici non ha lo scopo di normalizzare i valori di Emoglobinemia, ma di raggiungere un target considerato ottimale compreso tra 11 e 12 g/dl. Si è visto infatti che morbilità e mortalità aumentano in modo esponenziale tanto più ci si allontana verso il basso e verso l’alto da questi valori considerati ottimali.
328167_pap_20010703_07y_34
Viste le proprietà dell’EPO, e principalmente la sua capacità di incrementare il numero di eritrociti anche in soggetti sani, essa viene largamente usata in ambito sportivo (in specie negli sport di resistenza/endurance). Inizialmente il dosaggio viene stabilito tramite un calcolo in UI per Kg di peso corporeo: di solito tra le 20 e le 100 UI per chilogrammo di peso corporeo, dalle 3 alle 6 volte a settimana. Dopo due-quattro settimane, viene somministrata una dose di mantenimento pari a 20 UI per Kg di peso corporeo una volta alla settimana. Nei test anti-doping la Darbepoetina alfa è rintracciabile per 7/8 giorni, circa il doppio dell’EPO.

L’uso dell’EPO per il miglioramento delle prestazioni può essere molto pericoloso se l’utilizzatore permette all’ematocrito di raggiungere livelli eccessivamente elevati. Il livello ideale dell’ematocrito per il miglioramento delle prestazioni atletiche è del 55%. Livelli superiori a questo possono portare ad una eccessiva “viscosità” del sangue, che riduce la microcircolazione. Questo è controproducente per il trasporto dell’ossigeno. Inoltre, alti livelli di ematocrito possono portare ad un maggior rischio di eventi vascolari mortali come ictus, soprattutto se l’atleta va in disidratazione durante la competizione (che aumenta ulteriormente l’ematocrito).

Oltre ad aumentare l’efficienza aerobica attraverso un maggiore trasporto di ossigeno nel sangue, ci sono alcune prove che suggeriscono come l’EPO possa anche avere effetti anabolizzanti. L’EPO ha dimostrato in studi su ratti di accrescere sostanzialmente l’aumento di peso e la cicatrizzazione delle ferita dopo intervento chirurgico. Inoltre, i recettori dell’EPO sono presenti sui mioblasti (cellule progenitrici muscolari immature) e possono avere un potenziale di sviluppo e riparazione muscolare.
L’eritropoietina non è assolutamente una novità nemmeno nel mondo del BodyBuilding, dove fece il suo ingresso poco dopo aver ottenuto l’approvazione della FDA nel 1989. Tuttavia, di qualunque popolarità godesse fu di breve durata e per una buona ragione: perché l’EPO è inutile ai fini del Bodybuilding e può essere addizionalmente pericolosa. La sua “inutilità” nel Bodybuilding è legata agli AAS. In passato gli AAS erano impiegati per il trattamento dell’anemia grave, grazie alla loro capacità di stimolare la produzione di globuli rossi. L’Anadrol è stato il farmaco più prescritto per questo scopo, somministrato alla dose di 200-300 mg al giorno. Anche la terapia sostitutiva del Testosterone (200 mg / settimana) ha dimostrato di poter aumentare l’ematocrito.

Quindi, a mio avviso, in un Culturista o in un Crossfitter, il semplice uso di Boldenone (per fare un esempio) può aumentare l’ematocrito con meno rischi complessivi. Pertanto, un suo uso in queste discipline non ha un reale e necessario motivo di essere.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:


Wikipedia
1. ^ Carnot P. et Deflandre C. Sur l’activité hémopoïétique du sérum au cours de la régénération du sang. CR. Acad. Sei. 1906; 143 :432-5.
2. ^ Bonsdorff E, Jalavisto E. A humoral mechanism in anoxic erythrocytosis. Acta Physiol Scand 1948; 16 : 150-170.

Melanotan II, azione e applicazione

 

melanotanii-molecule-600x315
Melanotan II

 

Il Melanotan II (M2) è un analogo sintetico del ormone peptidico melanocortina α-melanocita-stimolante (α-MSH) il cui uso ha dimostrato di produrre melanogenesi (parte del processo di abbronzatura che produce pigmentazione e scurimento della pelle) ed effetti afrodisiaci in studi preliminari e studi clinici (1, 2, 3). Sviluppato presso la University of Arizona, è un analogo lattamico ciclico del α-MSH con sequenza aminoacidica Ac-Nle-ciclo [Asp-His-D-Phe-Arg-Trp-Lys] -NH2. E’ stato preceduto dalla creazione – sempre alla University of Arizona – del Afamelanotide, conosciuto come Melanotan I, la cui sequenza aminoacidica è Ac-Ser-Tyr-Ser-Nle-Glu-His-D-Phe-Arg-Trp-Gly-Lys-Pro-Val-NH2, ed è inoltre noto come [Nle4, D-Phe7] -α-MSH, che è talvolta abbreviata in NDP-MSH o NDP-α-MSH (soprattutto nella letteratura scientifica).
Come già accennato, il Melanotan II è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori della University of Arizona con l’intento di creare un peptide che potesse ridurre il rischio di cancro della pelle. I ricercatori riuscirono nell’intento scoprendo che potevano aumentare la quantità di melanina con M2, cosa che aiuta a proteggere la pelle e gli organi dai raggi UV. Come ulteriore vantaggio, osservarono anche un aumentato della libido nei maschi che non rispondevano bene al Viagra. Studi hanno dimostrato che Melanotan II potrebbe essere usato come terapia sostitutiva per i pazienti con risposta inadeguata agli inibitori PDE5. E’ stata anche notata la possibilità che il M2 favorisca la perdita di peso a causa della diminuzione dell’appetito.
Melanotan II agisce come un agonista non selettivo dei recettori della melanocortina, MC1, MC3, MC4, MC5. (4,5) Come altri peptidi ergici della melanocortina, e come gli ormoni melanociti-stimolante (MSH) e l’afamelanotide, ma a differenza dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), Melanotan II manca di affinità per il recettore MC2. (4,5) Relativamente l’attività del farmaco è la seguente: (6)

• MC1 (Ki = 0.686 nM)
• MC2 (Ki > 1000 nM)
• MC3 (Ki = 34.1 nM)
• MC4 (Ki = 6.60 nM
• MC5 (Ki = 46.1 nM)

La melanogenesi prodotta dal Melanotan II è causata dall’attivazione del recettore MC1, mentre i suoi effetti sessuali sono ritenuti essere correlati alla sua capacità di attivare il recettore MC4 (si pensa che anche il recettore MC3 venga coinvolto). (4,5,7,8) Altri effetti del Melanotan II, per lo più considerati come effetti collaterali, includono vampate di calore, nausea, vomito, stiramenti, sonnolenza e perdita di appetito (quest’ultimo dovuto all’attivazione del recettore MC4). (9,10)
Dal Melanotan II deriva il Bremelanotide che, comparativamente, è riportato essere approssimativamente 50 volte più potente come induttore dell’eccitazione sessuale nei ratti, come metabolita attivo.(11)
Nella prima fase della sperimentazione clinica condotta su tre soggetti (maschi) presso il College of Medicine, Pharmacology Department, University of Arizona in Tucson, Arizona, pubblicato nel 1996, e’ stato riferito che “Melanotan II ha un attività abbronzante ottenuta nell’uomo con sole 5 basse dosi a giorni alterni iniettate per via sottocutanea.” Gli effetti collaterali riportati sono stati nausea, sonnolenza ed erezioni spontanee del pene (12).
Il Department of Pharmacology, University of Arizona College of Medicine condusse uno studio nel 1998 il quale coinvolse dieci uomini i quali avevano sofferto di disfunzione erettile psicogena. Il loro studio concluse che, “Melanotan-II è un iniziatore potente dell’erezione negli uomini con disfunzione erettile psicogena ed ha effetti collaterali gestibili alla dose di 0,025 mg./kg”. (13)
Uno studio clinico condotto presso la Sezione di Urologia della University of Arizona College of Medicine e pubblicato nel 2000, il quale prendeva in esame 20 uomini con disfunzione erettile psicogena ed organica, ha concluso che “Melanotan II è un iniziatore potente dell’erezione del pene negli uomini con disfunzione erettile.” (14)
Per un Bodybuilder il Melanotan II entra in gioco nella preparazione in prossimità di una competizione. Il periodo “Pre-Gara” è incentrato nella cura dei dettagli che comprendono la pigmentazione della pelle. Muscoli e definizioni sono accentuati solo da una bella abbronzatura che rende l’atleta più evidenti agli spettatori e (soprattutto) ai giudici. Il Melanotan II è usato anche dai Bodybuilder amatoriali, soprattutto in prossimità della bella stagione e delle vacanze estive. L’uso del Melanotan II permette al culturista di proteggersi da una prolungata esposizione al sole, mentre migliora la melanina. Questo si traduce in una carnagione più scura e più abbronzata. Quando Melanotan II viene aggiunto a un protocollo “Pre-Gara”, i livelli di melanina aumenteranno, con conseguente abbronzatura; inoltre, esso contribuisce ad aumentare la perdita di grasso e incrementare la durezza muscolare.
Melanotan II è tipicamente venduto in fiale contenenti 10 mg di polvere liofilizzata. Le fiale sono ricostituite con una comoda quantità di acqua batteriostatica o sterile, aggiunta alla fiala con una siringa. Un esempio pratico della quantità di acqua necessaria è 2,5 ml. Quando si utilizza questa quantità di acqua, la soluzione risulterà contenere 4 mg di Melanotan II per ml. Se per esempio ci si deve somministrare una dose di 1 mg, un volume di 0,25 ml, o “25 UI” come indicato su una siringa da insulina, dovrebbe essere il quantitativo per l’iniezione. L’iniezione può avvenire per via sottocutanea, intramuscolare o endovenosa, in base alle preferenze e possibilità personali.
Per poter utilizzare in modo efficace Melanotan II, è necessario conoscere il proprio tipo di pelle. Per semplificare le cose, possiamo dividere i tipi di pelle in tre categorie:

Pelle di tipo 1: pelle molto chiara, difficile che si abbronzi. Dosi: 50-60mg o 5-6 fiale totali.
Pelle di tipo 2: pelle sensibile, soggetta a ustioni, ma a volte si abbronza. Dosi: 30-40 mg o 3-4 fiale totali.
Pelle di tipo 3: pelle media, a volte si ustiona e si abbronza sempre. Dosi: 20 mg o 2 fiale totali.

Le Iniezioni sono tipicamente giornaliere, cioè un iniezione al giorno. Quando si è alle prime armi con l’uso di M2 si dovrebbe prima di tutto testare la tolleranza dividendo l’iniezione in due piccole quantità al giorno. L’effetto del Melanotan II è cumulativo e il suo uso dovrebbe essere intrapreso circa un mese prima della data del contest/esibizione.

La dose giornaliera tipica si attesta tra 0,5 e 2,0 mg/die, con un range preferito tra 0,5 e 1,0 mg/die. Tuttavia, come detto in precedenza, è meglio valutare prima la tolleranza con un dosaggio inferiore pari a 0,25mg per volta.

Ovviamente, i dosaggi giornalieri variano a seconda della reale esigenza:

Per disfunzione erettile (DE): la dose media è di circa 0.025 mg/kg
Per abbronzatura (pigmentazione della pelle): la dose media è di 0.025-0.030 mg/kg.

Per l’utilizzo in caso di disfunzione erettile, l’iniezione deve essere fatta almeno circa 4-6 ore prima del momento in cui si ricerca l’effetto desiderato. La durata d’azione può protrarsi per circa 6-12 ore dopo l’inizio dell’effetto.

Dosi eccessive di M2 possono causare una tinta giallastra della pelle, quindi è necessario iniziare con dosi più basse e alzarle gradualmente.

Oltre a questo, bisogna sapere che se la pigmentazione è già naturalmente olivastra o più scura, sarà necessario utilizzare meno Melanotan II per le esigenze di abbronzatura.
melanotan-2
Dopo la ricostituzione, la fiala di Melanotan II va consumata del tutto preferibilmente entro 30 giorni. Prima della ricostituzione, M2 deve essere conservato in frigorifero o nel congelatore, ma può anche essere spedito senza refrigerazione.

L’utilizzo del Melanotan II deve essere interrotto, nel singolo caso, se causa problemi come una maggiore crescita, numero, o pigmentazione scura dei nei.
L’effetto del Melanotan II è abbastanza di lunga durata. Può anche volerci un anno o più prima che l’effetto di un ciclo scompaia del tutto. L’utilizzo di cicli di mantenimento in grado di conservare l’effetto pieno a tempo indeterminato consistono generalmente, come regola empirica, in circa 2 o 3 cicli di M2 all’anno.

Gli effetti collaterali associati al Melanotan II sono: viso arrossato, mal di testa, sensazione di vertigini, letargia, nausea, macchie bianche ed eventuale dolore o arrossamento nel sito di iniezione. Durante l’uso, è consigliato il controllo della dimensione e forma dei nei (nonché della presenza di nuovi).
C’è una nota aneddotica sul Melanotan II riferita da alcuni utilizzatori i quali hanno sperimentato grave nausea dopo l’utilizzo. Questo effetto è variabile da utilizzatore a utilizzatore, ma deve comunque essere preso in considerazione.
Melanotan II è un prodotto efficace per migliorare la capacità di abbronzarsi e, quindi, per migliorare l’estetica in prossimità di una gara o di una qualsivoglia esibizione. Il dosaggio medio si attesta tra 0,5 e 1,0 mg /die, e la quantità totale necessaria per un buon effetto è mediamente 30-40 mg totali, anche se per gli individui con pelle più scura, può essere efficace un dosaggio di 10 mg totali per un effetto significativo. Melanotan II può anche essere utilizzato per migliorare l’erezione, ma la frequenza di tale uso deve essere limitata per evitare un eccessivo effetto complessivo sulla pigmentazione della pelle.
Ricordo inoltre che il Melanotan II non è stato autorizzato dalla FDA per l’uso umano. La sua vendita e distribuzione è circoscritta al mercato nero. L’8 agosto 2008 la Danish Medicines Agency (DMA) ha emesso un avvertimento contro l’uso di qualsiasi prodotto chiamato “Melanotan” acquistato su internet. (15) La UK Medicines and Healthcare products Regulatory Agency ha emesso un avviso simile il 17 novembre 2008. (16) La Irish Medicines Board (IMB) ha emesso un avviso di sicurezza cautelare il 27 febbraio 2009 per quanto riguarda l’uso di “medicinale autorizzato Melanotan (I e II). (17) La Norwegian Medicines Agency ha emesso avvisi nel 2009 circa l’uso di “Melanotan” venduto on-line. (18) L‘Australian Therapeutic Goods Administration ha avvertito i consumatori di essere “molto prudenti” nell’usarlo. Nel luglio del 2010 la Swedish Medical Products Agency ha emesso un avvertimento contro l’uso di Melanotan II. (19)

pt-141
Bremelanotide (ex PT-141)

Nota aggiuntiva: E’ interessante il fatto che la Palatin Technologies ha sviluppato un altro ormone mirato per la terapia della disfunzione sessuale basato sul Melanotan II e chiamato Bremelanotide (ex PT-141). Bremelanotide è un metabolita attivo deaminato del Melanotan II che manca della funzione ammide C-terminale. Il farmaco è stato sottoposto a sperimentazione clinica per il trattamento del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo e la disfunzione erettile. Esso è destinato sia per gli uomini che per le donne. I risultati preliminari hanno dimostrato l’efficacia di questo farmaco, [20] ma lo sviluppo è stato brevemente sospeso [21] a causa di un effetto collaterale di aumento della pressione arteriosa osservata in un piccolo numero di soggetti di ricerca ai quali era stato somministrato il farmaco per via intranasale. Il 12 agosto del 2009, Palatin ha annunciato i risultati positivi (nessuno dei precedenti effetti della pressione del sangue intensificati sono stati osservati) di una fase di studio clinico in cui ai soggetti sperimentali è stato somministrato il farmaco per via sottocutanea. [22] A partire dal dicembre 2014 la formulazione sottocutanea del Bremelanotide è in III fase di sperimentazione clinica per la disfunzione sessuale. Inoltre, Palatin ha contemporaneamente sviluppando il PL-6983 per la disfunzione sessuale; un farmaco più selettivo, il quale ha dimostrato di produrre aumenti più bassi della pressione sanguigna in modelli animali rispetto al Bremelanotide.

 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. Jump up ^ Hadley ME (Oct 2005). “Discovery that a melanocortin regulates sexual functions in male and female humans”. Peptides 26 (10): 1687–9. doi:10.1016/j.peptides.2005.01.023. PMID 15996790.
2. Jump up ^ “Tanning drug may find new life as Viagra alternative”. CNN. 1999. Retrieved 2008-06-12.
3. Jump up ^ Jaroff, Leon (1999-06-20). “Tanning Bonus”. Time. Retrieved 2008-09-17.
4. Yang Y, Chen M, Lai Y, Gantz I, Georgeson KE, Harmon CM (2002). “Molecular determinants of human melanocortin-4 receptor responsible for antagonist SHU9119 selective activity”. J. Biol. Chem. 277 (23): 20328–35. doi:10.1074/jbc.M201343200. PMID 11912210.
5. ^ Jump up to: a b c Wikberg, Jarl ES (2001). “Melanocortin receptors: new opportunities in drug discovery”. Expert Opinion on Therapeutic Patents 11 (1): 61–76. doi:10.1517/13543776.11.1.61. ISSN 1354-3776.
6. Jump up ^ Schiöth, Helgi B; Mutulis, Felikss; Muceniece, Ruta; Prusis, Peteris; Wikberg, Jarl E S (1998). “Discovery of novel melanocortin4receptor selective MSH analogues”. British Journal of Pharmacology 124 (1): 75–82. doi:10.1038/sj.bjp.0701804. ISSN 0007-1188.
7. David O. Norris; Kristin H. Lopez (25 November 2010). Hormones and Reproduction of Vertebrates. Academic Press. pp. 4–. ISBN 978-0-08-095809-5.
8. Jump up ^ King SH, Mayorov AV, Balse-Srinivasan P, Hruby VJ, Vanderah TW, Wessells H (2007). “Melanocortin receptors, melanotropic peptides and penile erection”. Curr Top Med Chem 7 (11): 1098–1106. doi:10.2174/1568026610707011111. PMC 2694735. PMID 17584130.
9. Tony M. Plant; Anthony J. Zeleznik (15 November 2014). Knobil and Neill’s Physiology of Reproduction: Two-Volume Set. Academic Press. pp. 2230–. ISBN 978-0-12-397769-4.
10. Jump up ^ Alan J. Wein; Louis R. Kavoussi; Andrew C. Novick; Alan W. Partin, Craig A. Peters (28 September 2011). Campbell-Walsh Urology. Elsevier Health Sciences. pp. 743–. ISBN 1-4557-2298-7. Cite uses deprecated parameter |coauthors= (help)
11. US patent 6579968, Christine H. Blood; Annette M. Shadiack & Joanna K. Bernstein et al., “Compositions and methods for treatment of sexual dysfunction”, published 17 June 2003, assigned to Palatin Technologies, Inc.
12. Dorr RT, Lines R, Levine N, et al. (1996). “Evaluation of melanotan-II, a superpotent cyclic melanotropic peptide in a pilot phase-I clinical study”. Life Sci. 58 (20): 1777–84. doi:10.1016/0024-3205(96)00160-9. PMID 8637402.
13. Wessells H, Fuciarelli K, Hansen J, et al. (Aug 1998). “Synthetic melanotropic peptide initiates erections in men with psychogenic erectile dysfunction: double-blind, placebo controlled crossover study”. J Urol. 160 (2): 389–93. doi:10.1016/S0022-5347(01)62903-3. PMID 9679884.
14. Jump up ^ Wessells H, Levine N, Hadley ME, Dorr R, Hruby V (Oct 2000). “Melanocortin receptor agonists, penile erection, and sexual motivation: human studies with Melanotan II”. Int J Impot Res. 12 (Suppl 4): S74–9. doi:10.1038/sj.ijir.3900582. PMID 11035391.
15. “Warning against the product Melanotan”. Danish Medicines Agency. 2008. Retrieved 2008-08-11.
16. Jump up ^ “”Tan jab” is an unlicensed medicine and may not be safe”. MHRA. 2008. Retrieved 2008-11-17.
17. Jump up ^ “US Lab Research Inc Warning letter”. FDA. 2009-01-29. Retrieved 2009-06-23.
18. Jump up ^ “Legemiddelverket advarer mot bruk av Melanotan”. Norwegian Medicines Agency. 2007-12-13. Retrieved 2009-03-11.
19. Jump up ^ “Läkemedelsverket varnar för användning av Melanotan II”. Medical Products Agency. 2010-07-26. Retrieved 2010-07-26. (Swedish)
20. King, S.H.; Mayorov AV; Balse-Srinivasan P; Hruby VJ; Vanderah TW; Wessells H. (2007). “Melanocortin Receptors, Melanotropic Peptides and Penile Erection”. Curr Top Med Chem. 7 (11): 1098–1106. doi:10.2174/1568026610707011111. PMC 2694735. PMID 17584130.
21. Jump up ^ “Palatin Technologies Announces New Strategic Objectives”. Retrieved 2008-05-13.
22. Jump up ^ “PALATIN TECHNOLOGIES, INC. REPORTS POSITIVE BREMELANOTIDE STUDY; IMPROVED SAFETY PROFILE WITH SUBCUTANEOUS ADMINISTRATION”. Retrieved 2009-08-12.

TB-500 (Timosina beta-4)

TB-500: uso, azioni e applicazioni
tb-500
TB-500 (Timosina beta-4)
La Timosina è una proteina individuata negli anni quaranta da Allan Goldstein come sostanza prodotta naturalmente dalla ghiandola timica, che agiva nella maturazione del sistema immunitario e nella produzione delle cosiddette cellule T. Goldstein produsse artificialmente la cosiddetta “Timosina frazione 5”, che in seguito si dimostrò composta da almeno 40 diverse proteine.
Nel 1972 venne individuata la “Timosina alfa1 (composta da 28 aminoacidi) e nel 1981 la “Timosina beta4” (composta da 43 aminoacidi). Si riscontrò inoltre che la timosina veniva prodotta non solo nella ghiandola timica, ma in molte altre cellule dell’organismo.
Nel 1987 Enrico Garaci osservò gli effetti clinici della Timosina alfa1 nel potenziamento del sistema immunitario e in seguito la sostanza è stata utilizzata nel trattamento di alcuni tipi di melanomi e delle epatiti B e C.
Altri studi hanno individuato una azione completamente diversa per la Timosina beta 4, che regola la produzione di actina, un componente del citoscheletro e la produzione di laminina, una proteina che agisce nel processo di guarigione delle ferite. Sono quindi in corso di studio le possibili applicazioni di questa sostanza nella cura delle lesioni alla cornea o dell’infarto.
Il TB-500 non è altro che una frazione sintetica della Timosina beta4, peptide naturalmente presente in tutte le cellule animali e umane. Per essere chiari, TB-500 non è TB-4, anche se è spesso venduto sotto questo nome. Il TB-4 è ancora una rara sostanza sottoposta a ricerca ed è estremamente costosa e non ancora disponibile per i BodyBuilder o per il miglioramento delle prestazioni negli animali.

timo
Timo


Nel corpo, il TB-4 è prodotto nel timo, una ghiandola che presenta le dimensioni più grandi nei bambini, atrofizzando in età adulta e divenendo praticamente inesistente negli anziani. Inoltre, il TB-4 è prodotto localmente in varie cellule, ed è particolarmente concentrato nei fluidi delle ferite; se ne trovano concentrazioni piuttosto elevate nel citoplasma di alcune cellule. In diversi studi, TB-4 è stato osservato essere in grado di promuovere diverse forme di guarigione delle ferite, promuovere la differenziazione delle cellule staminali e ridurre l’infiammazione.

Ormoni proteici come il TB-4 non impegnano un sito recettore nella loro interezza, in quanto sono troppo grandi per entrarvi. Infatti, solo una regione attiva della proteina si inserisce nel sito recettore.

La sequenza peptidica del TB-500 è identica a quella dell’area regione attiva del TB-4 e condivide con quest’ultimo molte, se non tutte, le sue proprietà, in una forma più economico da produrre.
thymosin-beta-4-2mg-tb500-uk-peptides-com-66-900x900
Il TB-500 è un farmaco iniettabile che può essere usato per promuovere la guarigione dagli infortuni, migliorare la possibilità di movimento in caso di lesioni o ridurre il dolore riducendo l’infiammazione. Fino ad ora il suo uso nell’uomo è stato relativamente raro e limitato alle persone che amano “sperimentare”. Il suo utilizzo sui cavalli da corsa è stato più diffuso, anche se non è un farmaco veterinario da prescrizione.
Lo scopo principale di questo peptide è promuovere la guarigione. Inoltre promuove la creazione di nuove cellule ematiche e muscolari. Gli effetti curativi del TB-500 sono stati osservati in tendini, legamenti, muscoli, pelle, cuore e negli occhi. La Timosina beta-4 è prodotta naturalmente in maggiore concentrazione quando il tessuto è stato danneggiato. Questo peptide è anche un potente agente anti-infiammatorio. TB-500 è diverso da altri fattori di riparazione (vedi Ormone della Crescita e IGF-1), perché promuove la migrazione endoteliale e dei cheratinociti. Inoltre non si lega alla matrice extracellulare ed ha un peso molecolare molto basso. A causa di ciò può percorrere lunghe distanze attraverso i tessuti del corpo umano. Uno dei meccanismi chiave d’azione del TB-500 è la sua capacità di regolare la crescita-cellulare proteina-Actina. Delle migliaia di proteine presenti all’interno delle cellule umane, l’actina rappresenta circa il 10% del totale. E ‘quindi una componente vitale della struttura delle cellule e del movimento.

3m3n_asyr_r_250
TMSB4X


Come accennato in precedenza, la Timosina Beta-4 è una proteina costituita da 43 aminoacidi ed è codificata negli esseri umani dal gene TMSB4X. Le sue azioni sono state osservate in numerosi studi clinici. La ricerca ha dimostrato che se la Timosina beta-4 viene utilizzata dopo un attacco di cuore può riattivare le cellule progenitrici cardiache per riparare il tessuto cardiaco danneggiato.
Molecolarmente la Timosina beta-4 risulta molto grande. In effetti, è così grande che non entra interamente nel recettore bersaglio. Diverse sezioni della molecola hanno diverse attività. Il TB-500 è la parte dalla Timosina beta-4 che promuove gli effetti più utili (guarigione complessiva, riparazione, nuove cellule del sangue e muscolari). Per applicazioni mediche è più pratico usare il TB-500 anziché l’intera proteina Timosina Beta-4.

bigbench_620x4452
L’uso del TB-500 è da prendere in considerazione in caso di lesioni acute in cui, come giudicato dall’esperienza, la guarigione potrebbe altrimenti essere lenta, o nei casi di lesione cronica in cui la guarigione è seriamente compromessa. I tipi di lesioni che possono avere un beneficio dall’uso di questo peptide includono tendinite e strappi muscolari, ma possono includere molti tipi di lesioni muscolari e lesioni del tessuto connettivo, così come lesioni della pelle. Dove risultano infortuni muscolari in termini di flessibilità alterata, TB-500 è in grado di fornire un miglioramento sostanziale. Per quanto riguarda l’uso nei cavalli da corsa, è utilizzato per evitare la formazione di aderenze articolari. Se questo effetto si verifichi negli esseri umani come nei cavalli non è possibile dirlo con certezza, ma ci sono sostanziali indicazione che questo peptide aiuti a trattare aderenze articolari esistenti.
Mentre il TB-500 può essere notevolmente efficace somministrato da solo, molte persone sperimentano risultati migliori con una combinazione di TB-500 e GH rispetto all’uso singolo della molecola.

220px-ghrp-6
GHRP-6


In alternativa, rispetto all’utilizzo del TB-500 da solo, un effetto guaritivo può essere migliorato combinando il TB-500 con un GHRP (come GHRP-2, GHRP-6, Ipamorelin o Hexarelin), o uno stack Mod GRF /GHRP.

Di questi due approcci, dai risultati ottenuti credo che attualmente lo stack più efficace risulti essere TB-500 / GH.
Il TB-500 è generalmente venduto come polvere liofilizzata in flaconi (vial) da 2mg. La polvere deve essere ricombinata con un quantitativo adeguato di acqua sterile o batteriostatica, ad esempio 1ml. Nel protocollo di dosaggio più comune, l’intero contenuto di una vial (2mg) viene iniettato in un’unica volta. La soluzione deve essere caricata solitamente in una siringa da insulina, e iniettata. Le iniezioni possono essere fatte per via sottocutanea, intramuscolare o endovenosa, in base alle preferenze e possibilità personali.
Prima della ricostituzione è possibile tenere il TB-500 in frigo tra i 2-8 gradi centigradi (36-46 gradi Fahrenheit) ed è così conservabile per 24 mesi. A temperatura ambiente (fino a 37 gradi Celsius o 98,6 Fahrenheit) è conservabile per più di 90 giorni; fino a 45 gradi Celsius o 113 Fahrenheit è conservabile per circa una settimana.
10ml-bacteriostatic-water-multi-use-bottle-uk-peptides-com-79-900x900
Dopo la ricostituzione (soluzione ricombinata) il TB-500 deve essere conservato in frigo tra i 2 – 8 gradi Celsius (36 – 46 Fahrenheit). Non congelare. Una volta ricostituito il TB-500 deve essere utilizzato entro 8 giorni.
Il protocollo di dosaggio più comune comporta l’assunzione di 2 o 2,5mg di TB-500 due volte a settimana dalle quattro alle sei settimane, dopodiché la dose viene ridotta ad un dosaggio inferiore per una o due volte al mese come mantenimento.
Il livello di conoscenza sul dosaggio del TB-500 è ancora limitato. Il protocollo di cui sopra può essere il più efficiente su un considerevole numero di soggetti ma non in tutti, ma si tratta comunque del protocollo con il più alto numero di prove a suo favore. L’applicazione individuale corretta si acquisisce con il tempo, e quindi la modalità di utilizzo potrà cambiare. Una possibilità ragionevole, per esempio, è quella di aumentare la frequenza del dosaggio da 2 a 3 volte a settimana (testata con buon effetto), o aumentando il dosaggio a 4 o 5mg due volte a settimana. Prima di intraprendere un programma del genere, però, è consigliabile testare il prima citato protocollo standard.
Se interessati all’uso sugli animali, un tipico protocollo di dosaggio per i cavalli consiste in sei iniezioni da 10 mg ad intervalli di 7-10 giorni. Per un trattamento più intensivo, vengono utilizzati 20 mg ogni settimana. Per i cani da corsa, un protocollo tipico è costituito da sei iniezioni da 5 mg presi settimanalmente.
Il TB-500 è stato conosciuto inizialmente per la sua capacità di promuovere la ricrescita almeno parziale dei capelli in uomini con calvizie, e per scurire almeno una parte dei capelli grigi. È stato osservato anche essere efficace nel aumentare la massa muscolare nei cavalli. Quest’ultimo effetto può essere dovuto all’azione di promozione della differenziazione delle cellule satellite. I Culturisti che hanno usato TB-500 per scopi curativi non hanno generalmente riportato un tale effetto. Tuttavia, potrebbe essere che l’effetto si è verificato, ma è stato attribuito ad altre cause, o tale effetto non si è verificato perché TB-500 è in genere utilizzato solo quando l’atleta è infortunato, e cioè in momenti non particolarmente favorevoli all’ottenimento di migliori guadagni di massa. L’utilizzo del TB-500 allo scopo di aumentare i guadagni di massa magra non è l’ideale, ma durante il suo utilizzo le parti del corpo infortunate otterranno un marcato beneficio. Può anche avere un effetto protettivo sulle parti del corpo deboli (ancora illese). In definitiva, durante l’uso del TB-500 non bisognerebbe avere aspettative sulla crescita o la “qualità” muscolare.

Per concludere, si è visto che il TB-500 è un peptide che può essere molto utile per la guarigione delle lesioni, sia acute che croniche, e per il trattamento delle tendinite. Si può anche migliorare la flessibilità la dove questa è stata compromessa da una lesione, e in alcuni casi ha parzialmente promosso la ricrescita dei capelli persi. Come detto in precedenza, il protocollo ordinario di TB-500 consiste nell’assunzione di 2 o 2,5mg iniettati due volte alla settimana per 4-6 settimane, seguiti da iniezioni mensile o bimensili di 2 o 2,5 mg a seconda delle necessità.

Gabriel Bellizzi

Approfondimenti:

• Articolo sull’uso della timosina beta4 Una proteina naturale contro l’infarto del miocardio sul quotidiano di informazioni scientifiche on line “Salute Europa”, del 29 novembre 2004 (riferisce di un articolo pubblicato sulla rivista Nature del 25 novembre 2004).
• Articolo sull’uso della timosina alfa1 (Vera Martinella, Un nuovo farmaco contro il melanoma, Corriere della Sera del 12 luglio 2007).
• (ES) Storia della timosina sul sito della rivista scientifica on-line Creces.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=thymosin+beta-4

 

MGF E PEG-MGF (MECHANO GROWTH FACTOR AND PEGYLATED MECHANO GROWTH FACTOR): AZIONI E APPLICAZIONI

 

pegmgf
Fattore di Crescita Meccanico (MGF)

 

 

L’MGF, conosciuto principalmente come IGF-1 Ec, è una isoforma dell’ IGF-1 (Fattore di crescita insulino-simile 1). L’MGF ( Fattore di Crescita Meccanico ) prende questo nome in quanto si è riscontrato attivarsi in risposta a stimoli muscolari meccanici. Venne scoperto nel tessuto muscolare da Goldspink, et al.
A differenza dell’ IGF-1 non circola sistematicamente nell’organismo, si attiva in loco ed esplica la sua funzione a livello locale stimolando la maturazione e la crescita oltre che delle cellule muscolari già esistenti anche delle cellule satellite quiescenti, promuove inoltre la sintesi proteica oltre che il trasporto del glicogeno all’interno delle cellule bersaglio stesse. È quindi imputabile alla sua presenza sia ipertrofia che iperplasia delle cellule muscolari scheletriche.(1) Inoltre, differisce principalmente dal IGF-1 “regolare” dalla sua sequenza C-Terminale. Nel muscolo umano, un inserto 49-base cambia la fase di lettura del fattore di crescita meccanico (MGF) rispetto al IGF-1.

Il fegato produce 2 tipi di MGF varianti sequenziali dell’IGF:

1) IGF-1Ec: questa è la prima variante sequenziale dell’IGF rilasciata e sembra stimolare l’attivazione delle cellule satellite. Questa è la variante più vicina al MGF sintetico.
2) IGF-IEa: questa è la seconda variante dell’IGF rilasciata dal fegato, ed è molto meno anabolizzante.

L’MGF differisce dalla seconda variante IGF-IEa in quanto possiede una diversa sequenza peptidica che è responsabile dell’attivazione delle cellule satellite nel muscolo scheletrico; in altre parole, è più anabolizzanti ed agisce più a lungo del rilascio sistematico della seconda variante epatica del MGF.
Quindi, basta pensare al MGF come una variante altamente anabolizzante di IGF. Dopo essersi allenati duramente (stimolo meccanico), il gene IGF è modificato nella sua sequenza nella variante MGF che provoca l’ipertrofia e la riparazione del danno muscolare locale attivando le cellule staminali muscolari nonché altri importanti processi anabolici, compresa la sintesi proteica sopra menzionato, e una maggiore ritenzione di azoto.
Alcuni studi effettuati sui ratti hanno mostrato un aumento del 20% della massa muscolare in seguito ad una sola iniezione di MGF. In particolare, uno studio sui roditori ha mostrato che, una singola iniezione intramuscolare di MGF ha determinato un aumento del 25% nella zona di sezione trasversale delle fibre muscolari in media entro tre settimane. (2) Utilizzando un protocollo simile, l’IGF-1 di derivazione epatica in quattro mesi ha prodotto un aumento del 15%. (3)
Da quanto osservato sembrerebbe anche che l’età ricopri un ruolo importante nella risposta al MGF, dal momento che i giovani hanno una migliore capacità di rispondere alla molecola. (4) Nei soggetti anziani l’esperienza ha invece mostrato una ridotta risposta al MGF che si traduce in una minore capacità di stimolare la crescita di nuovo tessuto muscolare.

Con le parole dell’uomo conosciuto come il padre della ricerca sul MGF:

“MGF è … un ottimo candidato per il doping genetico per il miglioramento delle prestazioni atletiche.” (1)

Quando ci si allena duramente, ciò che accade ai muscoli è il loro esaurimento, le cellule sono danneggiate, il tessuto muscolare deve essere riparato e il corpo produce 2 tipi di MGF varianti sequenziali (come visto in precedenza). La prima versione iniziale della suddetta variante “1” del fegato aiuta il recupero delle cellule muscolari, dal momento che se non c’è MGF le cellule muscolari morirebbero.
Dal momento che il muscolo è un tessuto post-mitotico, la sostituzione delle cellule non è un mezzo di riparazione dei tessuti, e se le cellule non vengono riparate muoiono e i muscoli diventano più piccoli e più deboli. Nel tessuto muscolare, il pool delle cellule staminali è apparentemente stimolato dall’azione del MGF, che è prodotto da un impulso successivo al danno muscolare.

mgfg
Ora, con iniezioni localizzate di MGF sintetico è possibile aumentare la velocità del recupero, aumentare le cellule del tessuto muscolare, stimolando le cellule satelliti a piena maturazione. In termini di dosi, 200mcg iniettati bilateralmente nei muscoli allenati (esempio 100mcg per bicipite) risulta la scelta di dosaggio migliore.
Il problema principale con l’uso del MGF è la sua breve durata d’azione. La sua emivita si aggira intorno ai 5-7 minuti. Per questo motivo deve essere utilizzato immediatamente dopo l’allenamento (nel giro di 30 minuti) poiché la sua funzione si esplica sul tessuto muscolare danneggiato. Alcuni attendono che l’azione del MGF endogeno termini prima di iniettare la versione sintetica, nel tentativo di “sfruttare” l’azione di entrambi; ciò vuol dire che l’atleta in questione attende circa 30 minuti prima di iniettare l’MGF esogeno.
L’IGF-1 interagisce negativamente con l’azione diretta del MGF smorzandone gli effetti per via della competizione recettoriale. Ciò vuol dire che i tempi di iniezione dei due peptidi dovrebbero essere separati: subito dopo il workout si somministra l’MGF e, successivamente all’esaurimento dell’azione di quest’ultimo si procede alla somministrazione dell’IGF-1.

Per sopperire alla breve durata d’azione del MGF, è stata aggiunta una molecola di glicole polietilenico – un aditivo non tossico – , con azione di rivestimento protettivo, così da permettere al MGF di raggiungere il flusso sanguineo e migrare in tutti i tessuti ed avere così una durata d’azione di circa 24 ore.
Questa modifica (detta anche pegilazione) permette alla molecola di MGF di agire in maniera sistemica, ovunque vi sia un danno muscolare e non solo nel muscolo dove è stato iniettato.

 

pegmgf
PEG MGF

Il PEG MGF vede la sua migliore applicazione d’uso nei giorni di recupero (non allenamento) e/o nelle 24 ore tra la fine di un duro allenamento ed un altro. In seguito al danneggiamento muscolare, si viene a creare una proliferazione dei recettori del MGF, e gli effetti sono sistemici e profondi. Tutti i muscoli saranno supportati nel recupero attraverso una maggiore ritenzione di azoto, turnover proteico, e l’attivazione delle cellule satellite.
Nonostante quanto detto prima sul’interazione tra MGF ed IGF-1, il PEG MGF risulta funzionare molto bene in combinazione con l’IGF-1 a lunga durata d’azione. Poiché l’affinità recettoriale del IGF è molto forte, una co-somministrazione dei due peptidi (MGF e IGF) risulterebbe sfavorevole per l’azione del MGF, almeno sulla carta (la scienza supporta questa affermazione). Tuttavia, ulteriori prove sul campo condotte su atleti, hanno mostrato un azione favorevole con la co-somministrazione di PEG MGF e IGF1-LR3 o DES. L’uso combinato di MGF e IGF-1 LR3 risulta molto funzionale come “bridge” tra i cicli di AAS o durante la PCT per prevenire la perdita di massa muscolare e accelerare il recupero.
Anche se la scienza sembra fornire dati impressionante su carta, nel mondo reale, si vede qualcosa di totalmente diverso. Mentre il PEG MGF avrebbe dovuto teoricamente dare agli atleti risultati migliori rispetto al MGF regolare, in realtà difficilmente si riesce a raggiungere gli stessi risultati ottenuti con il classico MGF, anche con un dosaggio più alto (a giudicare dagli atleti seri con cui ho personalmente parlato).
Questo non vuol dire che il PEG MGF sia inutile, anzi. Sulla base delle evidenze sul campo, e sulle conversazioni con diversi atleti e culturisti, il miglior uso del PEG MGF si ha in congiunzione con (non al posto di) l’MGF regolare (e IGF). Utilizzare il PEG MGF nei giorni di riposo e l’MGF nei giorni di allenamento è una scelta funzionale.
Un protocollo correttamente pianificato potrebbe essere composto da una dose di 400-500mcg di PEG MGF nei giorni di riposo, e una dose di 200mcg di MGF con 100mcg di IGF-1LR3 nei giorni di allenamento (post-workout).

Per la maggior parte degli atleti con cui ho parlato e lavorato, questo protocollo è risultato una delle scelte migliori.

 

Quindi, ricapitolando, il PEG MGF risulta un prodotto da usare sempre in combinazione con un ciclo di IGF + MGF, e mai al posto del MGF regolare.
mgf-mechano-growth-factor-2mg-uk-peptides-com-69-900x900
Sia l’MGF che il PEG MGF vengono venduti in flaconcini (vial) contenenti la polvere che deve essere ricombinata con acqua batteriostatica. Generalmente, risulta ottimale ricombinare 2mg di polvere con 1ml di acqua batteriostatica. Una volta ricombinato, il prodotto può essere conservato in frigo per circa sei mesi. Bisogna evitare l’esposizione del prodotto a fonti di calore o alla luce del sole.

Tuttavia, l’MGF non si limita ad essere un brillante aiuto per gli atleti. Esso ha un grande ruolo da svolgere in ambito mendico per il trattamento dei pazienti colpiti da degenerazioni muscolari.

Per concludere, come sempre evitate il “fai da te” e assicuratevi della qualità del prodotto acquistato.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. British Journal of Sports Medicine 2005;39:787-788; doi:10.1136/bjsm.2004.015826 © 2005 by BMJ Publishing Group Ltd & British Association of Sport and Exercise Medicine
2. Goldspink G, Yang SY. Method of treating muscular disorders. United States Patent. Patent No US 6,221,842 B1, Apr 24 2001.
3. Barton-Davis E, Shoturma DI, Musaro A, et al. Viral mediated expression of insulin-like growth factor-I blocks the aging-related loss of skeletal muscle function. Proc Natl Acad Sci USA 1998;95:15603–7
4. J Physiol (2003), 547.1, pp. 247-254© Copyright 2003 The Physiological SocietyDOI: 10.1113/jphysiol.2002.032136

Follistatina: storia, studi e applicazioni

Storia e studi sulla Follistatina

FST.jpg
Follistatina (FST)

La Follistatina , anche nota come proteina activina-legante (activin-binding protein), è una proteina codificata nell’essere umano come gene FST.[1,2] .
La Follistatina è una glicoproteina autocrina che viene espressa in tutti i tessuti degli animali superiori . La sua funzione primaria è la bio neutralizzazione di legame dei membri della superfamiglia TGF-β, con un particolare focus sull’activina, un ormone paracrino.
Un nome usato in precedenza per questa proteina era FSH-suppressing protein (FSP). Al momento del suo iniziale isolamento dal liquido follicolare, è stata osservata inibire la secrezione dall’ipofisi anteriore dell’ormone follicolo-stimolante (FSH).
La Follistatina fa parte dell’Asse inibina-activina-follistatina. Le isoforme FS-288 e FS-315, sono note per essere create dalla splicing alternativa della trascrizione primaria dell’mRNA. L’isoforma FS-300 (Follistatina suina) si ritiene essere il prodotto di modificazione post-traslazionale mediante troncamento del dominio C-terminale della catena di aminoacidi primaria. 
Il singolo gene FST può anche essere codificato in due isoforme, FST317 e FST344 contenenti, rispettivamente, 317 e 344 aminoacidi, derivanti dallo splicing alternativo dei precursori dell’mRNA.

Quindi, ci sono vari tipi di Follistatina e tutti hanno funzioni diverse. Per quanto ne sappiamo, solo la Follistatina-344 è attiva nel tessuto muscolare.
Sebbene la Follistatina sia onnipresente la sua concentrazione più alta è stata individuata nell’ovaio femminile, seguito dalla pelle.

 

ipofisi
La Follistatina proteina activina-legante è prodotta dalle cellule folliculostellate (FS), cellule situate nell’Ipofisi anteriore. Le cellule FS sono connesse con le classiche cellule endocrine dell’Iopofisi anteriore comprese quelle gonadotrope.


Nei tessuti l’activina ha un importante ruolo nella proliferazione cellulare, rendendo in tal modo l’azione della Follistatina una salvaguardia contro la proliferazione cellulare incontrollata agendo anche come strumento di differenziazione cellulare. Entrambi questi ruoli sono fondamentali per la ricostruzione e la riparazione dei tessuti, e possono spiegare l’alta presenza di Follistatina nella pelle.

 

activina
Activina

Nel sangue, l’activina e la Follistatina sono entrambi noti per essere coinvolti nella risposta infiammatoria seguente lesione dei tessuti o incursioni patogene. La fonte della Follistatina nel plasma deve ancora essere determinata, ma a causa della sua natura autocrina si pensa possa essere rintracciabile nelle cellule endoteliali che rivestono tutti i vasi sanguigni, o nei macrofagi e nei monociti che circolano nel sangue.

 

progesterone
La Follistatina è coinvolta nello sviluppo dell’embrione. Ha azione inibitoria sulle proteine morfogenetiche dell’osso (BMP); le BMP inducono l’ectoderma a diventare ectoderma epidermico. L’inibizione delle BMP permette al neuroectoderma di derivare dall’ectoderma, un processo che alla fine costituisce la piastra neurale. Altri inibitori coinvolti in questo processo sono le proteine Noggin e Chordin.
Follistatina e BMP sono anche note per svolgere un ruolo nella follicologenesi all’interno dell’ovaio. Il ruolo principale della Follistatina nell’ovaio estro/mestruale, finora, sembra essere la progressione del follicolo da antrale a antrale/dominante, e soprattutto la promozione della differenziazione estrogena nella produzione delle cellule granulose (GC) del follicolo dominante nella produzione del Progesterone nelle grandi cellule luteina (LLC) del corpo luteo.

follistan-picture.gif
La Follistatina è attualmente in fase di studio per il suo ruolo nella regolazione della crescita muscolare nei topi, come antagonista della Miostatina (nota anche come GDF-8, un membro della superfamiglia TNF) che inibisce la crescita muscolare eccessiva. Lee & McPherron hanno dimostrato che l’inibizione della GDF-8, sia per eliminazione genetica (topi knockout) o per aumento della quantità di Follistatina, provoca un notevole aumentato della massa muscolare.[3][4]
Nel 2009, la ricerca sui macachi ha dimostrato che la regolazione della Follistatina attraverso la terapia genica ha portato anche alla crescita muscolare e ad aumenti di forza. Questa ricerca ha aperto la strada per gli studi clinici sull’uomo. 

Precedenti studi clinici tesi ad aumentare la massa – e conseguentemente la forza – muscolare sono stati condotti in pazienti affetti da distrofia di Becker e da distrofia facio-scapolo-omerale, utilizzando alcune sostanze in grado di bloccare l’azione della Miostatina in maniera specifica e selettiva (ad esempio mediante l’uso di un anticorpo contro la Miostatina, il MYO-29). Tali studi non hanno dato gli esiti attesi, nonostante i risultati promettenti ottenuti nei modelli murini di malattia (sul topo) e nonostante il farmaco fosse stato ben tollerato dai pazienti.
Questi risultati dubbi hanno più recentemente indotto a valutare l’effetto di altre proteine, inibenti l’azione della Miostatina. Tra queste, appunto, la Follistatina , che impedisce il legame della Miostatina con il suo recettore e a mostrato una maggiore efficacia rispetto ad altre sostanze “anti-Miostatina”.

bonekey20100423-f2
In aggiunta alla soppressione delle proprietà degenerative della Miostatina, la Follistatina sopprime anche la sintesi e la secrezione da parte della ghiandola pituitaria dell’ormone follicolo-stimolante (FSH). [6] Alti livelli di FSH nell’uomo sono indicatori di una irregolarità nella funzione testicolare.


Uno studio ha anche dimostrato che l’aumento dei livelli di Follistatina conduce ad un aumento della massa muscolare di alcuni gruppi muscolari principali, e può aumentare l’aspettativa di vita nei casi di atrofia muscolare spinale (SMA) in modelli animali.[5]
E ‘inoltre in fase di studio per il suo coinvolgimento nella sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), anche se c’è un dibattito in merito al suo ruolo diretto in questa malattia.

Uso della Follistatina nel BodyBuilding
follistatin-344-1mg-500x500

La Follistatina, in particolare la Follistatina 344 (FS344), ha rapidamente guadagnato popolarità nella comunità del BodyBuilding iniziando ad essere conosciuta dal “grande pubblico”. Infatti, non poteva passare inosservata la sua azione inibitoria sulla Miostatina, grande limitatore della crescita muscolare.
Come ben sappiamo, La miostatina è una proteina scoperta nel 1997 da un gruppo di scienziati guidati da Alexandra McPherron e Se-Jin Lee alla Johns Hopkins University. Essa risulta essere il fattore che limita la crescita muscolare negli esseri viventi. Prodotta soprattutto dalle cellule del muscolo scheletrico, come abbiamo visto la sua attività viene regolata da un inibitore chiamato Follistatina. In breve, la Miostatina regola la crescita dei muscoli del nostro corpo, impedendo una crescita di questi oltre un certo limite genetico (individuale). Quindi, di conseguenza, un inibizione dell’azione della Miostatina indotta dalla supplementazione di Follistatina permetterebbe ad un atleta di raggiungere una maggiore crescita muscolare, limitando ulteriormente i fattori omeostatici.


Tutti noi conosciamo gli stratagemmi messi in atto dal corpo per mantenere l’omeostasi durante un ciclo di ASS, in special modo dopo la 4° settimana: aumento dell’ACTH e del Cortisolo, aumento degli Estrogeni, ecc… . In uomini trattati con dosi crescenti di Testosterone, è stato osservato che i livelli di Miostatina erano significativamente più alti dal giorno 56 rispetto al basale, sia negli uomini giovani che meno giovani; cambiamenti nei livelli di Miostatina erano significativamente correlati con i cambiamenti del Testosterone totale e libero negli uomini giovani. In questo caso la Follistatina risulterebbe di grande impatto nell’alterazione positiva dei fattori di azione/reazione del corpo.

 

trichostatin-a-tsa-chemical-structure-s1045
Trichostatina (TSA) 

Alcuni inibitori della Miostatina, come la Trichostatina A (TSA), richiedono la somministrazione giornaliera, mentre un aumento dei livelli di FS344 hanno mostrato un efficacia fino a 15 mesi dopo la prima iniezione. La mancata necessità di somministrazione giornaliera rende la follistatina una valida alternativa per la soppressione della Miostatina.

 


La Follistatina “human-grade”è piuttosto costosa; parliamo di 4.500$ per 1mg![6] E questa cosa mi fa pensare sulla reale qualità della Follistatina commercializzata. Nei siti dove viene venduta la Follistatina è indicato il suo uso solo in ambito animale e non umano. Tuttavia, ne i costi ne le indicazioni hanno impedito ai BodyBuilders di reperirla e sperimentare sulla loro pelle gli effetti di questa molecola.
Solitamente, gli atleti che utilizzano la Follistatina (FS344) nelle loro preparazioni la assumono in iniezioni localizzate di 100 microgrammi (mcg) al giorno dai 10 ai 30 giorni. La FS viene anche inserita nei periodi di stacco dagli AAS in combinazione con peptidi o in PCT.
Quando acquistata, generalmente viene consigliato di ricostituire la Follistatina liofilizzata sterile in una soluzione non inferiore a 100 microgrammi/ml.
La Follistatina liofilizzata rimane stabile a temperatura ambiente per 3 settimane, deve essere conservato ad una temperatura inferiore ai 18 ° C. Dopo la ricostituzione la FS deve essere conservata a 4 ° C per 2-7 giorni.
Per la conservazione a lungo termine si consiglia di aggiungere una proteina carrier (0,1% HSA o BSA). Si consiglia di evitare di congelare e scongelare la soluzione.


Alcuni utilizzatori hanno sperimentato questa molecola a dosi superiori ai 200 mcg/die, ma gli effetti non sono risultati maggiori rispetto al dosaggio standard. Ci sono stati diversi casi nei quali non si è verificato alcun effetto (e qui ritorniamo alla dubbia qualità della FS venduta). Alcuni utilizzatori dichiarano effetti miracolosi dopo la somministrazione di FS344; effetti difficilmente attribuibili alla sola somministrazione di FS344 (mancanza di controllo scientifico e di uso in monoterapia). Esaminando le abitudini dei singoli atleti si nota un aumento dell’appetito e un consequenziale aumento dell’introito calorico. Alcuni di loro sono passati da 4.000 a oltre 6.000Kcal giornaliere.
Come tutti sanno, ogni volta che si aumenta notevolmente l’apporto calorico sopra il fabbisogno calorico giornaliero, si va incontro ad un aumento di peso. Gli utilizzatori che hanno inserito l’FS344 in una fase di “definizione” non hanno osservato alcun aumento della perdita di grasso o della percentuale di mantenimento della massa magra rispetto al suo non utilizzo. E’ interessante notare che gli utilizzatori di FS344 la usano in combinazione con AAS o altri farmaci. Per questi motivi è molto difficile stabilire la reale efficacia della FS negli atleti che l’hanno fino ad oggi sperimentata (soprattutto se si tratta di soggetti poco più che principianti e/o affetti da “placebismo cronico”)

Conclusioni

Si sa molto poco di questa proteina e dei suoi effetti, anche sul breve/medio termine; anche se rimane senza dubbio una sostanza promettente per il trattamento di malattie neuromuscolari.
Come già detto, dubito fortemente della qualità (o legittimità) della maggior parte della Follistatina venduta in rete, come dubito della maggior parte dei venditori.
Degli integratori anti-Miostatina commercializzati, prodotti utilizzando tuorli d’uovo fecondati e quindi ricchi di Follistatina, anche se alcuni ne esaltano i benefici riportando la massima di Gironda, il quale consumava 36 uova (fertilizzate) al giorno, penso che bisogna rimanere con i piedi per terra e il portafoglio debitamente chiuso. Non sto dicendo che non possano avere una applicazione utile, ma non fatevi strane idee…la crescita muscolare e il miglioramento delle prestazioni sono dipendenti da una miriadi di fattori, sono un calcolo a più variabili che non può essere in alcun modo limitato ad un solo fattore. La chiave del miglioramento è nella conoscenza delle proprie (se si è semplici atleti) e/o delle altrui (se si è preparatori) risposte psico-fisiche così che si possa agire con oggettiva consapevolezza.
Se volete “sperimentare” questa molecola fatelo affiancati da personale qualificato che sappia valutare e gestire un suo uso.

Gabriel Bellizzi

Note:


1. Jump up ^ Ueno N, Ling N, Ying SY, Esch F, Shimasaki S, Guillemin R (December 1987). “Isolation and partial characterization of follistatin: a single-chain Mr 35,000 monomeric protein that inhibits the release of follicle-stimulating hormone”. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 84 (23): 8282–6. doi:10.1073/pnas.84.23.8282. PMC 299526. PMID 3120188.
2. ^ Jump up to: a b Tortoriello DV, Sidis Y, Holtzman DA, Holmes WE, Schneyer AL (August 2001). “Human follistatin-related protein: a structural homologue of follistatin with nuclear localization”. Endocrinology 142 (8): 3426–34. doi:10.1210/en.142.8.3426. PMID 11459787.
3. Jump up ^ Lee SJ, McPherron AC (2001). “Regulation of myostatin activity and muscle growth”. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 98 (16): 9306–11. doi:10.1073/pnas.151270098. PMC 55416. PMID 11459935.
4. Jump up ^ “‘Mighty mice’ made mightier”. Retrieved 2008-02-26.
5. Jump up ^ Rose FF, Mattis VB, Rindt H, Lorson CL (December 2008). “Delivery of recombinant follistatin lessens disease severity in a mouse model of Spinal Muscular Atrophy”. Hum. Mol. Genet. 18 (6): 997–1005. doi:10.1093/hmg/ddn426. PMC 2649020. PMID 19074460. Retrieved 2008-12-17.
6. “Follistatin, Human Recombinant.” BioVision Inc. Np, 2015.

LANTUS E BODYBUILDING

 

12_bodybuilding

Ogni volta che il tema insulina viene fuori, inevitabilmente, qualcuno chiede quale forma di insulina sia la “migliore”. Mentre le informazioni generiche possono essere apprezzate dagli impazienti, le informazioni più specifiche ed importanti vengono spesso trascurate. Il livello di esperienza, le necessità individuale, le finanze, la durata d’uso, e gli obiettivi giocano tutti un ruolo nel determinare quale forma di insulina sia la migliore.

Al fine di semplificare le cose, l’insulina esogena si divide in 3 categorie:

1-      Insulina a breve durata d’azione

2-      Insulina ad azione intermedia

3-      Insulina a lunga durata d’azione.

Alcuni esempi di insulina che rientrano nel gruppo ad azione rapida sono l’Humalog, la Novolog e la Apidra, mentre l’originale Humulin R (insulina umana regolare) e Novolin sono considerati ad azione intermedia. Sia la Lantus che la  Levemir rientrano nel 3° e ultimo gruppo. Delle due varianti a lunga durata d’azione,  la Lantus ha la più lunga vita attiva nel corpo, rimanendo attiva fino a 26 ore, mentre la Levemir di solito a una vita attiva di circa 12-16 ore.

humalog1

Indipendentemente dal tipo, tutte le insuline forniscono gli stessi effetti di base, e la durata di azione è la differenziazione primaria. Il trasporto dei nutrienti, l’aumento della sintesi proteica,  la  diminuzione del  catabolismo proteico, l’aumento del IGF-1, l’aumento della biodisponibilità del IGF-1, e una maggiore vasodilatazioni sono i vantaggi più noti. Tuttavia, ci sono alcune caratteristiche che sono uniche per ciascuno dei vari analoghi e che rendono la Lantus in particolare un composto così interessante peri  BB’rs.

Di tutte le diverse insuline disponibili, la Lantus è probabilmente quella più avvolta dal mistero. Con un numero relativamente minuscolo di UGL che offrono questo farmaco, le difficoltà di approvvigionamento hanno portato alla diminuzione del suo  uso, così che c’è meno esperienza collettiva da cui attingere. Ciò ha portato anche ad una scarsità  delle informazioni disponibili sulla Lantus, in generale, con la maggior parte delle persone che non sono a conoscenza di una qualsiasi delle sue caratteristiche che la definiscono al di là dell’emivita. Questa è una vergogna, dal momento che la  Lantus offre alcuni vantaggi unici che non si trovano con altre insuline.

Con un profilo di sicurezza migliore rispetto alle versioni a più breve durata d’azione, la Lantus può essere utilizzata senza la paura di ipoglicemia, anche da parte di utilizzatori inesperti, assumendo un dosaggio ben calibrato. Ciò è reso possibile dalla sua unicità  farmacocinetica e alle sue caratteristiche strutturali, in cui i microcristalli di insulina contenuti consentono un rilascio costante di farmaco nel sangue per un periodo 18-26 ore. Il produttore sostiene che non vi è alcun effetto-picco con la Lantus, ma l’esperienza del mondo reale ha dimostrato il contrario. Mentre la risposta personale può variare, molti utilizzatori hanno scoperto che un leggero picco si verifica un paio d’ore dopo la somministrazione. Per questo motivo, i BB’rs prediligono la somministrazione della Lantus due volte  al giorno in dosi appropriate.

lrg1211-png
Differenza nella curva di rilascio tra Humulin N e Lantus in pazienti con Diabete di Tipo 1

A differenza delle insuline a  breve durata d’azione, che forniscono i benefici di cui sopra per poche ore al giorno, la Lantus continuerà il  trasporto dei nutrienti, l’aumento della sintesi proteica, il miglioramento della vasodilatazioni, ecc, per tutto il giorno, anche mentre dormiamo. Questo porta direttamente ad un tasso accelerato di crescita rispetto alla maggior parte dei programmi di insulina tradizionali che coinvolgono l’uso del peptide in una singola iniezione giornaliera intorno allenamento. Dal momento che la massima crescita è l’obiettivo, questa affermazione potrebbe facilmente essere interpretata nel senso che la Lantus è il farmaco migliore, ma questo non è necessariamente vero. Prima di fare certe affermazioni, dobbiamo prendere in considerazione il quadro più ampio, perché nel BB’ing non si tratta di ciò che possiamo realizzare in poche settimane, ma nell’arco di diversi anni.

insulin_resistance.gif.jpg

Lo svantaggio principale della Lantus è che può essere utilizzata solo per brevi periodi di tempo, in quanto l’esposizione continua a livelli elevati di insulina esogena porterà ad una riduzione della sensibilità all’insulina, la successiva sotto-regolazione dei Glut-4, e l’alterata produzione di insulina endogena, cose che si vorrebbero evitare sia da un punto di vista della saluta che della crescita muscolare. Così, mentre la Lantus può essere superiore per lo stimolo della crescita muscolare nel breve termine, troviamo che le cose cominciano a pareggiarsi nel lungo periodo, e protocolli come quelli pre-allenamento più comunemente impiegati possono invece essere utilizzati a tempo indeterminato, senza danneggiare la sensibilità all’insulina a qualsiasi grado significativo. Questo rende la Lantus ideale per dei “blitz”, in cui l’atleta vuole mettere su muscoli il più rapidamente possibile, ma non è adatta per un uso prolungato.

structure_of_igf-1r

Forse la più affascinante caratteristica della Lantus è il suo effetto sul IGF-1  ed i suoi recettori. In diversi studi universitari, la Lantus ha dimostrato una maggiore affinità di legame per il recettore del IGF-1 rispetto all’insulina umana regolare o uno dei qualsiasi altri analoghi. È interessante notare che Levemir, l’unico altro analogo dell’insulina ad azione prolungata sul mercato, mostra una ridotta affinità di legame ai recettori del IGF-1 umani. Questo mette la Lantus e la Levemir alle estremità opposte dello spettro in termini di affinità di legame. Mentre un aumento di IGF-1 vincolante è visto generalmente come una cosa positiva per la crescita muscolare, è stato il punto focale del dibattito in corso nella comunità medica per parecchi anni, per il fatto che  alcuni studi hanno mostrato un aumento del rischio di cancro quando si usa la Lantus. Da allora, altri studi hanno confutato questa nozione, ma il dibattito continua, con la comunità medica riluttante a prendere una posizione in un modo o nell’altro.

mechanism-of-insulin-action

A causa dei contradditori risultati degli studi, c’è anche qualche controversia riguardante la vera affinità della Lantus per il recettore dell’insulina. Uno studio ha dimostrato una affinità di legame fino a 600X maggiore rispetto all’ insulina umana regolare, mentre un altro ha rivelato un’affinità di legame molto più modesta, ma ancora impressionante, con una affinità di legame di 6-8X maggiore. Perché questo è importante? La capacità di un farmaco di influenzare il suo recettore bersaglio è legato direttamente alla sua affinità. Maggiore è l’affinità di un farmaco per un particolare recettore, più il  legame diventa probabile, mentre la durata d’azione nel sito recettore è spesso aumentata.

L’aumento dell’IGF-1 portato dalla somministrazione dell’insulina è un dato di fatto ben stabilito da diverso tempo, mentre la domanda della maggior parte dei BB’rs è “Le diverse forme di insulina aumentano i livelli di IGF-1 a vari livelli?” Secondo una recente ricerca, la risposta è sì! I pazienti trattati con la Lantus sono stati trovati avere più alti livelli di IGF-1 rispetto a quelli che hanno utilizzato l’insulina umana regolare. Con questo peptide che gioca un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo delle cellule muscolari, questo beneficio non deve essere sottovalutata. Tecnicamente, questo dovrebbe rendere la Lantus la forma di insulina più anabolizzanti disponibile.

Prendendo le informazioni di cui sopra in considerazione, credo che la Lantus trovi il suo miglior utilizzo in grandi dosi e per non più di 2-3 settimane alla volta, massimo. Il termine “grandi” è personale, come quello che potrebbe essere grande per una persona potrebbe non esserlo per un altro e viceversa. I diabetici usano la Lantus come una insulina “base” in combinazione con insuline a più breve durata d’azione ai pasti. Le insuline ad azione breve vengono utilizzate per controllare i grandi aumenti di zucchero nel sangue che avvengono dopo i pasti, mentre la Lantus è in genere utilizzata per gestire le fluttuazioni minori di glucosio nel sangue che si verificano tra i pasti e quando si è a riposo. Ovviamente, se il nostro obiettivo è quello di massimizzare la crescita muscolare, quello che vogliamo fare è di più che gestire piccole oscillazioni della glicemia. Dopo tutto, il corpo dei non diabetici fa questo abbastanza bene da solo.  

Rilasciando costantemente piccole quantità di insulina nel nostro sangue per tutto il giorno, ciò che accade quando si utilizzano dosi basali di Lantus, tutto ciò che si realizzerà sarà la soppressione della nostra produzione endogena di insulina (perché il corpo non ha bisogno di produrne di altra). In sostanza, ci si ritroverà in una sorta di terapia sostitutiva di insulina. Qual è il punto? Mentre la produzione naturale sarà completamente soppressa in presenza di dosaggi basali di insulina, si continuerà a ricevere qualche beneficio, ma i risultati non saranno altrettanto buoni come potrebbero essere.

Per massimizzare i risultati, i livelli di insulina devono essere abbastanza elevati per facilitare il trasporto ottimale dei nutrienti nella cellula muscolare ogni volta che si consuma un pasto, nonostante l’avvenuta soppressione. Tuttavia, la dose non dovrebbe mai essere così alta da permettere ai livelli di glucosio di scendere pericolosamente sotto il limite tra i pasti. Ovviamente, questo richiederà una certa pratica. Non ho intenzione di mettere in guardia circa gli ovvi pericoli da  sovradosaggio di insulina. Se avete bisogno di essere educati su questo, non siete pronti per questo tipo di programma, e vi rimando qui per le informazioni base. Quindi, se non avete ancora capito, questo programma è solo per gli utilizzatori avanzati … non perché sia  intrinsecamente pericoloso (perché sé si sa cosa si sta facendo, e lo si fa correttamente , i rischi sono molto bassi),  ma perché mi rifiuto di essere responsabile dei soliti idioti con poco cervello e una fretta esagerata di finire in ospedale, quelli che poi danno la colpa della loro idiozia agli autori degli articoli.  

Solitamente si suggerisce di dividere la dose giornaliera nel modo seguente:

1-Somministrare il 65% della dose giornaliera al risveglio e

2-somministrare la seconda dose del 35% del totale giornaliero 12 ore più tardi.

Ciò consentirà di ridurre il picco che si verifica post-iniezione con la 2° dose giornaliera, il che è importante perché si andrà a addormentato con un livello di insulina contenuto e in grado di essere gestito correttamente con i nutrienti assunti prima di dormire. Mentre ho detto in precedenza che con la Lantus si verifica un piccolo picco di solito un paio d’ore dopo l’iniezione, è importante rendersi conto che se la dose giornaliera complessiva aumenta, anche l’intensità del picco aumenta. Pertanto, ha senso assumere la dose più grande al mattino e una più piccola la sera.

mng.png

 

Durante il tempo di attività della Lantus, è necessario consumare almeno 6-7 pasti al giorno, tra cui un pasto prima di coricarsi. Ciò manterrà il glucosio e gli aminoacidi in circolo in tutto il sistema, cosa che non solo aiuterà a prevenire l’ipoglicemia, ma consentirà di ottimizzare la crescita muscolare. Si suggerisce di seguire una dieta a basso contenuto di grassi durante questo protocollo in quanto, così facendo,  aiuterà a ridurre al minimo il guadagno di grasso nei soggetti predisposti. L’ormone della crescita rende una grande aggiunta al protocollo, grazie anche al suo significativo e duraturo effetto lipolitico. Infine, viene consigliato sempre di assumere dei sensibilizzatori dell’insulina con questi tipi di programmi, in quanto impediscono / riducono al minimo la diminuzione della sensibilità all’insulina che accompagna normalmente l’uso di insulina. La Metformina e la Berberina sono due dei migliori composti per questo scopo e possono essere acquistati a basso costo, anche se la Metformina richiede una prescrizione medica. 500 mg di Berberina, 2-3X al giorno, saranno il più delle volte sufficienti.

Gabriel Bellizzi

Insulina esogena e chetosi

Disclaimer: il presente articolo non è un consiglio ne un incitamento alla sperimentazione di pratiche farmacologiche. Si tratta di una semplice e concisa riflessione a carattere
informativo. 

slinketo.jpg
Quando le diete chetogeniche tornarono in voga negli anni ’90, i culturisti si misero alla ricerca di modi per accelerare l’entrata in chetosi. Come ben sappiamo, la dieta chetogenica richiede diversi giorni e “step” prima che il corpo entri in piena chetosi (Keto adaptation). Agenti ipo-glicemizzanti sono stati utilizzati, ma alcuni degli atleti più “audaci” (?) si spinsero oltre usando basse dosi di insulina per accelerare il processo. L’idea era quella di entrare il più velocemente possibile in chetosi, così da avere più giorni “brucia grasso” per ciclo. Questo naturalmente ha portato al rischio che le “piccole dosi di Insulina” potessero essere troppe portando all’instaurarsi di una pericolosa ipoglicemia, quindi questa pratica non è stata applicata da molte persone.
Comunque, questa pratica risulta per certi versi interessante soprattutto a livello scientifico.
Per alcuni la prospettiva di utilizzare basse dosi di Insulina con una dieta a basso contenuto di carboidrati potrebbe essere un modo per raccogliere alcuni dei vantaggi anabolizzanti di questo ormone con una minore probabilità di guadagnare grasso, e potrebbe essere un modo per accelerare l’entrata in piena chetosi abbassando i livelli di glucosio ematico.
Bisogna ricordarsi che i chetoni sono protettivi per il cervello durante gli stati di ipoglicemia. Infatti ci sono studi che mostrano come iniezioni di Insulina in soggetti con alti livelli di chetoni possano portare i livelli di glucosio nel sangue a livelli pericolosamente bassi senza che il paziente presenti sintomi ipoglicemici. (1)
L’Insulina è nota per diminuire la chetogenesi epatica, quindi l’utilizzo di Insulina esogena rallenterà la produzione di chetoni…e ciò può essere un problema non da poco. Tuttavia ci sono alcuni dati che mostrano come la produzione di chetoni in animali ai quali è stata somministrata Insulina esogena in combinazione con ottanoato hanno mantenuto la chetogenesi epatica. (2) Questo è un dato potenzialmente importante dato che i trigliceridi a catena media (MCT) sono ottanoati circa al 70%.

Ma sorgono comunque degli interrogativi tra i quali:

1- La chetogenesi epatica negli esseri umani continua con la somministrazione di Insulina esogena e ottanoato?
2- Sono sufficienti gli MCT per combattere il basso livello di glucosio nel sangue in questa circostanza?

A mio avviso esistono troppe variabili avverse, senza contare che l’ago della bilancia pende troppo marcatamente dalla parte dei rischi rispetto ai possibili benefici.

Tuttavia esiste un metodo per accelerare i processi chetogenici che a mio avviso risulta superiore alla tecnica delle basse dosi di Insulina: l’uso della Metformina. Come riportato da me in un precedente articolo (3), la Metformina (tra le altre cose) diminuisce la quantità di glucosio/zucchero assorbita dall’intestino e diminuisce la quantità di glucosio/zucchero prodotta dal fegato. Entrambe queste cose accelerano notevolmente l’entrata in chetosi e l’instaurarsi della “Keto adaptation”, con un rischio notevolmente basso di incorrere in ipoglicemia; specie se la dose è pari a 250mg/die, sufficiente per questo scopo.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. http://caloriesproper.com/40-years-ago-a-group-of-researchers-turned-ketosis-into-poetry/
2. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19623545
3.https://www.facebook.com/399069290279317/photos/pb.399069290279317.-2207520000.1457101787./470554893130756/?type=3&theater

The Ultimate Insulin Protocol – new applications

insulin-720x480

Dopo aver scritto circa 6 anni fa “The Ultimate Insulin Protocol”, Mike Arnold ha ricevuto numerose richieste che domandavano il suo parere per quanto riguarda alcuni dei prodotti più recenti presenti sul mercato e anche se questi non possano essere utilizzati come sostituzione per i componenti originali del protocollo. Dopo aver risposto con un paio di messaggi abbreviati, ma continuando a leggere simili domande postate su tutte le piattaforme, Mike ha deciso di prendere qualche minuto per affrontare questo argomento ufficialmente, ma ancora più importante, per chiarire alcune delle idee sbagliate che circondano il protocollo originale.

In primo luogo, il lettore dovrebbe capire che quando questo protocollo è stato progettato, è stato destinato per essere di natura generica; per servire come modello di base da modulare a seconda delle proprie esigenze e caratteristiche individuali. Ma piuttosto che essere utilizzato per lo scopo previsto, molti cominciarono a replicare il protocollo parola per parola, senza alcun riguardo per l’importanza dell’individualità soggettiva.

Per quelli di voi che non hanno familiarità con l’originale protocollo (clicca qui per saperne di più), l’obiettivo era semplice: creare un protocollo facile da seguire, altamente efficace, un programma sostenibile privo (o quasi) dei rischi per la salute metabolica inerenti a molti programmi più elaborati, pur essendo adatto sia per principianti che per culturisti esperti. In breve, Mike Arnold ha voluto che le persone siano in grado di sperimentare i vantaggi dell’insulina, ma senza le potenziali conseguenze così spesso associate al suo uso. Grazie al bilanciamento tra efficacia e sicurezza, è stato a ragione denominato “ The Ultimate Insulin Protocol”.

Sebbene molti fattori sono stati considerati nella sua progettazione, il tipo di  insulina e il tempo e tipo di cibo da somministrare hanno formato il fondamento su cui è stato costruito tutto il programma. Mentre l’originale ha incluso alcuni integratori, oltre a una base di proteine e carboidrati, la maggior parte di esse erano opzionali; anche  per dare al lettore alcune idee su ciò che potrebbe essere utile a seconda delle finanze e degli obiettivi. Inoltre, l’integrazione è progredita notevolmente negli ultimi 6 anni, rendendo molte delle opzioni precedenti superate dalle norme vigenti, almeno in confronto ad alcuni dei nuovi prodotti. Indipendentemente da ciò, a parte un paio di integratori selezionati, che ritengo essere integratori di base,  difficilmente ve ne sono essenziali per l’efficacia complessiva del protocollo.

ins_receptor

Detto questo, diamo un’occhiata ai principi elementari del programma -la somministrazione di insulina pre-allenamento- imparando perché è il momento migliore per includere questo farmaco nella propria preparazione.  In breve, l’allenamento con i pesi provoca uno stress meccanico che a sua volta crea una sovra regolazione dello stimolo anabolico. Più comunemente, questo stato iper-anabolizzante viene indicato come finestra di allenamento; un determinato periodo di tempo che dura dall’inizio dell’allenamento fino a poche ore dopo. Un modo in cui il corpo reagisce all’allenamento con i pesi è attraverso un aumento della sensibilità all’insulina. Questo accade quando i nostri recettori per l’insulina, che risiedono sulla superficie della cellula, rispondono al segnale dell’insulina in modo più efficiente, cosa che ci permette un migliore assorbimento dei nutrienti all’interno della cellula.

745px-insulin_glucose_metabolism_zp-svg

L’allenamento promuove anche il recupero e la crescita a livello intracellulare aumentando la sintesi proteica, la glicogeno sintasi, dei glut4 e  l’espressione del trasportatore degli aminoacidi, e diminuendo i livelli di Miostatina. In combinazione con un aumento della sensibilità all’insulina, queste cose non solo si traducono in una crescita accelerata, ma forniscono un effetto di ri-partizionamento dei nutrienti, in cui il cibo che mangiamo e i macronutrienti ivi contenuti vengono indirizzati maggiormente verso il miocita (cellule muscolari), piuttosto che immagazzinato come grasso.

L’insulina è il complemento perfetto per questa finestra anabolica durante l’allenamento, in quanto non solo le sostanze nutrienti vengono trasportate alle cellule muscolari, permettendo così al corpo di approfittare di questo stato anabolizzante intensificato, ma l’insulina agisce anche per molti dei processi di costruzione muscolare, fornendo una costruzione muscolare raddoppiata nel momento in cui il corpo è più sensibile alla risposta del segnale dell’Insulina.

Come anti-catabolico, l’insulina è seconda a nessuno, impedendo la rottura del tessuto muscolare che si verifica durante l’allenamento con i pesi. Opponendosi attivamente con la ripartizione delle proteine muscolari, il tempo di recupero è ridotto. Questo ha un duplice effetto:

dal momento che il corpo non ha necessità di consumare grandi risorse  per il recupero, più energia può essere spesa per la supercompensazione (crescita);

  il recupero più rapido si traduce in un aumento della frequenza di allenamento, permettendo ai muscoli di essere stimolati più volte entro un determinato periodo di tempo e, in definitiva, di crescere più rapidamente. Infine, le concentrazioni di insulina sovrafisiologiche aumentano in modo significativo il volume del sangue all’interno nel tessuto muscolare, aggiungendo un pump muscolare generale che di per se stimola la crescita.

Tuttavia, affinché il nostro corpo possa mettere a frutto tutto questo, i nutrienti giusti devono essere presenti al momento giusto. A questo punto entra in gioco la nutrizione intra-allenamento del presente programma. Chiunque ha letto “The Ultimate Insulin Protocol” ha notato che è richiesto l’uso di proteine e carboidrati specifici da consumare in momenti particolari. Questi macronutrienti non sono stati scelti a caso, ma per la loro capacità di fornire grandi quantità di aminoacidi e glucosio facilmente digeribili e di rapida entrata nel flusso ematico,  mentre l’insulina esogena è attiva.  

Quando diamo un occhiata alle fonti  di carboidrati e proteine ideali per questo scopo, le migliori fonti non provengono da tutto il cibo, ma da carboidrati ad alto peso molecolare e dalle proteine idrolizzate / aminoacidi.  Questi prodotti escono dallo stomaco più rapidamente di qualsiasi altra proteina o fonte di carboidrati disponibili, consentendo un rapido assorbimento intestinale senza ridurre il flusso sanguigno per la loro digestione o causare disturbi digestivi.

carnivor

Ci sono molti ottimi prodotti sul mercato che rientrano in questa categoria di supplementi. In termini di proteine, ci sono le proteine del siero di latte, le proteine della carne, la caseina, e anche le proteine dell’uovo idrolizzate. Ci sono molte marche da scegliere, ma si deve leggere l’etichetta nutrizionale per assicurarsi che il prodotto in questione contenga  solo proteine idrolizzate, dal momento che alcune aziende tentano di ingannare il compratore stampando chiaramente la parola “idrolizzate” sul fronte della barattolo, ma che in  realtà contengono solo una piccola quantità delle suddette proteine nel prodotto. Alcuni individui scelgono di utilizzare gli aminoacidi essenziali, invece delle proteine in polvere.

Quando si tratta di carboidrati ad alto peso molecolare, ci sono ancora una volta molte marche tra cui scegliere, forse anche più di quante ce ne siano per le proteine idrolizzate. Tenere presente che non tutti i carboidrati ad alto peso molecolare sono uguali, ma possono variare sia il loro grado di osmolalità che la loro complessità. In generale, più bassa è la osmolalità, meglio è, dal momento che ciò  determina il tasso con il quale il carboidrato esce dallo stomaco. In generale, si desidera un carboidrato ad  alto peso molecolare con un punteggio di 500.000 o superiore.

gly

Mentre una osmolalità inferiore è sempre meglio, non importa quale tipo di carboidrato intra-allenamento viene utilizzato, la sua complessità è una questione di preferenze personali. Proprio come con i carboidrati integrali alimentari, che possono variare in complessità da zuccheri semplici ai polisaccaridi molto più complessi, in modo simile i carboidrati ad alto peso molecolare variano in complessità. Ci sono stati molti prodotti di carboidrati di successo sul mercato che contengono glucidi da entrambe le estremità dello spettro. Ad esempio, i carboidrati ad alto peso molecolare all’interno del Glycofuse Gaspari (che contiene Destrine cicliche altamente ramificate) sono uno zucchero semplice, mentre  prodotti simili come il Karbolyn o il Vitargo sono composti da una complessa varietà di polisaccaride.

Per quanto riguarda l’integrazione aggiuntiva, ci sono solo 2 composti che l’autore del protocollo ritiene   fondamentali per massimizzare gli effettivi. Questi sono la leucina e la creatina, specialmente le versioni micronizzate. Agendo come trigger anabolizzanti via mTOR, la leucina è essenziale non solo per stimolare la sintesi proteica in misura significativa, ma anche perché controlla direttamente la velocità con cui la sintesi proteica avviene. Pertanto, ottimizzare i livelli ematici di leucina è una questione importante per qualsiasi bodybuilder, indipendentemente dall’uso dell’insulina.

leucine-stimulates-mtor-01

Anche se ricorre a meccanismi completamente diversi, gli effetti positivi della creatina sulla crescita muscolare sono così numerosi, e il suo prezzo così ragionevole, che dovrebbe essere un elemento di base per tutti i culturisti. Essendo che non c’è momento migliore per assumere questi prodotti se non durante la finestra dell’allenamento e con l’influenza dell’insulina al suo apice, rende assai sensato l’uso di includerli  con lo shake intra-allenamento. La supplementazione aggiuntiva, se ce ne fosse il caso, dovrebbe essere determinata dagli  obiettivi e dalle finanze.

Un punto di contesa tra coloro che hanno visto / usato il protocollo originale è la quantità raccomandata di carboidrati. Come accennato in precedenza, l’intero programma era generico, comprese le raccomandazioni sulla dose dei carboidrati. Pertanto, il processo di pensiero dietro questo aspetto del programma era abbastanza semplice, e cioè selezionare una dose di insulina che producesse buoni risultati in chiunque con una discreta sensibilità all’insulina e in  coppia con una quantità opportunamente temporizzata di carboidrati per garantire la sicurezza dell’utilizzatore, non importa quanto buona può essere la loro sensibilità all’insulina. Essendo che l’autore del protocollo stava parlando ad un pubblico generale, egli doveva  tenere conto di tutti gli individui, non solo della persona nella media.

Nel determinare la quantità di carboidrati  giusto per il soggetto, non bisogna basarsi sull’assunzione di carboidrati in base alla vostra dose di insulina. Piuttosto, è la dose di insulina che deve essere determinata dalle vostre esigenze di carboidrati. Questo può variare notevolmente a seconda delle  persone e dei loro obiettivi. Un Bodybuilder avanzato di 300 lb, con un metabolismo rapido potrebbe richiedere 400 grammi di carboidrati durante la finestra di allenamento al fine di recuperare e crescere al meglio delle sue capacità, mentre un Bodybuilder intermedio di 180 lb bodybuilder con un metabolismo più lento potrebbe richiedere solo una piccola frazione di quella. 

In primo luogo è necessario stabilire l’assunzione di carboidrati ottimale, che varia a seconda se si sta cercando di crescere o perdere grasso (Nota: io personalmente, e lo stesso Mike Arnold,  non credo  che l’uso di insulina abbia molto posto nei programmi pre-gara, a parte un numero limitato di potenziali applicazioni). Una volta che avete stabilito il quantitativo di carboidrati si può decidere la dose di insulina. L’assunzione di carboidrati non dovrebbe cambiare solo perché si sta usando l’insulina! Molte persone tendono ad abbassare la loro assunzione di carboidrati il più possibile quando si usa questo farmaco, pensando che questo è ciò che devono fare per evitare l’aumento di grasso, ma tutto quello che stanno compiendo in questo modo è ridurre i loro guadagni potenziali.

Abbassando l’assunzione di carboidrati al livello minimo di grammi necessari per evitare l’ipoglicemia altera l’intero scopo per il quale si utilizza l’insulina, in primo luogo, e gran parte di questo scopo è quello di massimizzare il trasporto dei nutrienti al tessuto muscolare. Come si può pensare di sfruttare ciò se l’assunzione di carboidrati è simile a quella di una ragazza adolescente sottopeso? Tutto quello che farete, applicando questa scelta è compromettere drasticamente la capacità del corpo di ottenere grandi guadagni muscolari.

humalog6002pps1

Andiamo avanti. Da quando Mike Arnold scrisse il programma originale egli ha cambiato idea su alcune cose. Una di queste  è il tipo di insulina raccomandata. Pur credendo che l’Humalog / Novolog abbia  i suoi vantaggi, Arnold ritiene che il buon vecchio Humulin R / Novolin R sia la forma ideale di insulina per l’uso pre-allenamento in coloro che cercano di costruire massa, così come per tutti gli utilizzatori alle prime armi. Non solo è più sicuro grazie alla sua velocità di rilascio più lenta, ma rimane attivo per tutta l’intera finestra di allenamento. In questo modo il culturista può beneficiare di un maggiore apporto di nutrienti su più shake/pasti (shake intra e post-allenamento), piuttosto che uno solo, fornendo risultati superiori.

hr

In secondo luogo, ora consiglio un formato diverso in termini di tempi degli shake. In precedenza, Mike aveva consigliato di consumare 3 diversi shake di cui uno immediatamente pre-allenamento, uno a metà allenamento e uno post-allenamento. Anche se questo serviva allo scopo di fare in modo che i nutrienti erano presenti in quantità ottimale nell’interezza della finestra dell’allenamento, ma in realtà non risultava così funzionale. Inoltre, si è notato che la maggior parte delle persone rispondono meglio ad una combinazione di macros in un solo shake consumato durante tutto l’allenamento, seguito da un grande pasto solido entro 60 minuti dal termine del workout. Poiché lo shake è consumato tutto durante l’allenamento, ha lo stesso effetto di assumere uno shake all’inizio dell’allenamento e a metà, mentre lo shake finale è omesso a favore di un pasto solido.

workout_supplement_secrets_d

La logica dietro alla quale sta la decisione di saltare lo shake post-allenamento sta nello shake intra-allenamento e nello shake post-allenamento. Come è il caso qui, lo shake intra-allenamento sono normalmente consumati nel corso dell’allenamento, con una parte dello shake iniziato proprio all’inizio dell’allenamento e il resto viene sorseggiato mano a mano che l’allenamento progredisce. In questo modo, l’assimilazione dei nutrienti inizierà parzialmente durante l’allenamento e continua fino a circa un’ora dopo il termine dell’allenamento. A quel punto non c’è bisogno di consumare un’altra fonte a rapido assorbimento di proteine e carboidrati, dal momento che i muscoli sono già stati forniti di tutto ciò di cui hanno bisogno per avviare il processo di recupero e di crescita.

cosa-mangiare-prima-di-un-allenamento-in-palestra-640x480-5482

Pertanto, invece di bere un altro shake dopo il termine dell’allenamento, si consiglia di consumare un pasto solido, che fornirà un afflusso più sostenuto di aminoacidi e glucosio ai muscoli per molte ore a venire.

Quando l’insulina viene utilizzata, il fattore più importante da considerare, al di fuori dell’effetto acuto del farmaco sulla glicemia, è il suo effetto sulla sensibilità all’insulina. La resistenza all’insulina è il trampolino di lancio da cui derivano tutti gli altri problemi connessi all’insulina. Mantenendo la sensibilità all’insulina in un range normale, tutti gli effetti collaterali associati al farmaco, tra  salute e problemi estetici, rimarranno pressoché inesistente.

Questo è uno dei principali vantaggi di questo programma, in quanto permette all’individuo di godere dei benefici dell’insulina senza dover affrontare tutti gli effetti collaterali indesiderati. Ricordate, l’insulina è una sostanza naturale, secreta dal pancreas tutto il giorno per mantenere i livelli di glucosio nel sangue entro la normalità. Proprio come il nostro corpo è naturalmente programmato per gestire questo ormone senza complicazioni indesiderate (a patto di non alterarlo), così anche la gestione della nostra insulina esogena è determinata dalla risposta del nostro corpo ad essa.

 

berberina
Berberina

 

Mike Arnold ha affermato che  intenzionalmente aveva impostato questo programma in modo che possa essere utilizzato per 5 giorni alla settimana, a tempo indeterminato, senza danneggiare la propria sensibilità all’insulina. Se è vero che qualsiasi quantità di esposizione all’insulina avrà un corrispondente effetto negativo sulla sensibilità all’insulina, questo è facilmente evitato con l’aggiunta di sensibilizzatori dell’insulina al proprio programma, come berberina, melone amaro, ecc… Per la maggior parte delle persone, una supplementazione di berberina ad un dosaggio di  1.000-1.500 mg / giorno (suddivisi in 3 dosi giornaliere) è tutto ciò che serve per annullare gli effetti negativi di tale programma sulla sensibilità all’insulina e in molti casi, la sensibilità può anche migliorare. Per non dover ciclicizzare questo programma, si evita l’effetto yo-yo testimoniato dagli altri programmi.

Come sempre, assicurarsi di essere  ben informati sui potenziali rischi di un uso improprio di questo farmaco prima di impegnarsi in qualsiasi programma che contempli l’uso di insulina.

 

Gabriel Bellizzi

“The Ultimate Insulin Protocol” di Mike Arnold e l’uso dell’insulina pre-workout

Disclaimer: NON TENTATE DI PROVARE il presente protocollo. Questo programma può essere molto pericoloso! NON sperimentate con tali opzioni. Inoltre si prega di notare che l’autore e gli editori NON SARANNO ritenuti responsabili per eventuali morti o lesioni associate con questo approccio teorico di utilizzo di Insulina per il guadagno di massa muscolare !!! In poche parole, se provate questo approccio teorico di utilizzo di Insulina, si capisce che POTRESTE SERIAMENTE FARVI DEL MALE o morire. Detto ciò, chiunque applicasse questo protocollo è responsabile delle proprie azioni!

vasotropin

L’insulina …il peptide di cui tutti vogliono sapere, ma che pochi sono disposti a includere nei loro programmi. Inevitabilmente, ci si dovrebbe domandare come usare questo farmaco, e le risposte che arriverebbero sarebbero quasi sempre in termini di buone intenzioni, ammonizioni e incoraggiamenti verso il  potenziale utilizzatore…e il più delle volte tutto si riduce alla decisione di astenersi. L’insulina è diventata parte di un argomento un po’ tabù nella nostra comunità, anche tra quelli di noi che volontariamente si sono impegnati a divulgare e in una certa maniera  incoraggiare l’uso di AAS illegali. A prima vista, si può capire il perché questa mentalità potrebbe governare la popolazione generale del BB’ing. Tuttavia, dopo un’ulteriore osservazione viene rivelato che l’insulina, quando somministrata da coloro che hanno una conoscenza approfondita del farmaco e aderiscono religiosamente a tutte le linee guida di sicurezza, può essere utilizzata sia con successo che con una relativa “sicurezza”.

Eppure, non è senza un certo grado di verità che l’insulina viene affiancata da così tanti avvertimenti. Infatti, nel peggiore dei casi, un uso improprio dell’Insulina si può tradurre in un evento assai nefasto. Va inoltre notato che, anche quando l’insulina è usata responsabilmente, porta con sé un certo grado di rischio intrinseco. Qualora l’utilizzatore si trovasse in circostanze sfortunate, come ad esempio quella di contrarre un influenza intestinale, condizione in qui vi è una incapacità di tenere nello stomaco qualsiasi cibo / liquido, l’utilizzatore potrebbe trovarsi nei guai, soprattutto dopo la somministrazione di una grande dose di insulina. Questo è solo un esempio di come un individuo potrebbe trovarsi in una situazione per la quale non è la responsabilità il problema, ma le probabilità di tutti i giorni che si traducono in una situazione di emergenza.

Lo scopo di questo articolo non è quello di educare il lettore su come proteggersi dai potenziali pericoli di un uso a scopo dopante dell’insulina (di questo avevo già abbondantemente parlato qui), ma di fornire un metodo olistico e massimamente efficace della somministrazione di insulina. Presumo che chiunque sia disposto a implementare questo protocollo nel proprio programma di BB’ing è dettagliatamente a conoscenza  della sua applicazione e di tutte le metodiche di sicurezza disponibili(vi rimando nuovamente qui). Inoltre, sia ben chiaro che non sto incoraggio nessuno a usare questo programma. E’ stato pubblicato per semplici scopi informativi.

La rete è invasa da innumerevoli pensieri e idee su come utilizzare al meglio l’insulina. Alcune di queste idee sono valide, mentre altre sono completa spazzatura. In questo articolo andremo a scoprire quello che molti credono essere il singolo momento più efficace per utilizzare l’insulina … il pre-allenamento. Vi è una notevole evidenza scientifica che può essere utilizzata per eseguire il backup di questa affermazione di superiorità, oltre a numerosi rapporti aneddotici che concludono ciò allo stesso modo. Nel seguente protocollo ideato da Mike Arnold che viene qui di seguito esemplificato per quanto riguarda i tempi, è stato fatto un passo ulteriore mettendo a punto quello che io ritengo essere il programma di insulina singola più efficace per coinvolgere l’uso del peptide una sola volta al giorno.

intraw

Ciò che sta alla base di questo protocollo non è altro che una versione “arricchita” di ciò che sta alla base dell’integrazione “intra-workout”.

Spesso si ragiona sul fatto che durante l’allenamento ci si trova in uno stato fondamentalmente catabolico e dopo in uno stato anabolico. In realtà però, la sintesi proteica ed i meccanismi di anabolismo e catabolismo sono sempre attivi, quindi i processi di riparazione tissutale avvengono già nel momento in cui il muscolo viene danneggiato e durante il danneggiamento. Questo è ancor più vero nel momento in cui il workout sarà incentrato su più gruppi muscolari. La presenza di una concentrazione di insulina esogena in circolo addizionata all’introduzione di macronutrienti ben calibrati (vedi integrazione intra-workout) rende maggiormente incisivo il processo. 

pump

Gli utilizzatori di questo protocollo hanno riportato guadagni medi di 5kg in 2 settimane o meno, e ciò lo posso personalmente confermare. Il pump e la pienezza muscolare che si può raggiungere seguendo questo protocollo sono impressionanti. Il programma trova la sua magia nella sua tempistica e nella sinergia degli ingredienti utilizzati.

Qui di seguito è riportato  il protocollo nella sua interezza:

  1. ·         60 minuti pre-workout: *** optional (Uno qualsiasi dei supplementi NO stimolanti sul mercato. Gaspari Nutrition  “Vasotropin” è un ottimo prodotto).
  2. ·         45 minuti pre-workout: 15 IU Humulin R.
  3. ·         20 minuti pre-workout: 50 grammi di carboidrati ad alto peso molecolare (ex: Vitargo, Karbolyn, etc). 20 grammi di proteine idrolizzate (es: Hydrowhey, Carnivore). 20 grammi di Glicerolo Monostearato. 3 grammi di Leucina. 5 grammi di Creatina Monoidrata Micronizata. 2 grammi di Beta alanina. 10 grammi di Glutammina. 3 grammi di Taurina. 500 mg Potassio. 1 grammo di Vitamina C.
  4. ·         75 minuti dopo il 1° shake: 50 grammi di carboidrati ad alto peso molecolare. 20 grammi di protein idrolizzate (es: Hydrowhey, Carnivore). 10 grammi di Glicerolo Monostearato. 3 grammi di Leucina. 5 grammi di Creatina Monoidrata Micronizzata. 2 grammi Beta alanina. 10 grammi di Glutammina. 3 grammi di Taurina.
  5. ·         75 minuti dopo il 2° shake: 50 grammi di carboidrati ad alto peso molecolare. 20 grammi di protein idrolizzate (es: Hydrowhey, Carnivore). 3 grammi di Leucina. 5 grammi di Glutammina.

 

  •   Proteine totali: 60 grammi (esclusi gli amminoacidi in forma libera aggiunti)
  • Carboidrati totali: 150 grammi (escluse le trace di carboidrati contenute nelle polveri proteiche).

 

Prima di tutto, nel formulare il rapporto macros/slin sopra esposto, Arnold ha aumentato la quantità di carboidrati-proteine al di sopra di ciò che è tipicamente necessario per una UI di insulina, al fine di tenere conto degli utilizzatori che dimostrano un grado superiore alla media di sensibilità all’insulina. La maggior parte degli utilizzatori di slin o BB’rs in generale, richiedono circa 8 grammi di carboidrati-proteine per UI di slin, al fine di chiudere in pareggio e mantenere la normale soglia di glucosio nel sangue. Questo protocollo utilizza un rapporto 14: 1 (macro / slin), che permetterà a praticamente chiunque di utilizzare questo programma, pur mantenendo il glucosio nel sangue all’interno di un range di normalità.

Va notato che questo programma è stato progettato per essere seguito “come è scritto”, soprattutto per quanto riguarda i tempi di assunzione dei nutrienti e le loro quantità. Per gli utilizzatori di insulina già “navigati” che sanno quali rapporti sono ideali per loro, essi hanno la libertà di ridurre il numero di macros consumati per UI, se necessario, come determinato dal perfezionare della conoscenza del loro bisogno metabolico. Per gli utilizzatori inesperti, la componente nutrizionale del programma dovrebbe essere rispettata come scritta per almeno 2 settimane, a questo punto l’utilizzatore può quindi iniziare a personalizzare il suo rapporto macro/slin, se necessario.

myprotein-vitargo-pure

La base di questo programma poggia sul tipo specifico di macros utilizzati. Senza di loro, ogni altro componente / aspetto del programma è influenzato negativamente e in alcuni casi rende il tutto inefficace. Carboidrati ad alto peso molecolare, come il Vitargo, hanno dimostrato di essere superiori ad altre forme di carboidrati in diversi modi, ad esempio:

 

  1. Una maggiore velocità di digestione e assimilazione.
  2. compensazione di glicogeno migliore.
  3. il rilascio di insulina migliorato.
  4. La capacità di trainare altre sostanze nutrienti nella circolazione ad un ritmo più rapido (effetto vacuum).
  5. L’incapacità di causare ritenzione idrica intestinale, a differenza di altre forme di carboidrati, come destrosio e maltodestrine. Il risultato è zero gonfiore, assenza di indigestione, e una sezione centrale più stretta.
  6. La capacità di avviare e influenzare un osmosi a livello cellulare, in cui l’equilibrio di acqua è spostato a favore delle cellule muscolari e del sangue, lontano dalla regione sottocutanea (il risultato è muscoli più pieni e pelle più sottile). Utilizzando altre forme di carboidrati il tutto si tradurrà in un risultato inferiore e, pertanto, non è consigliabile che questo tipo di carboidrati vengano  sostituiti dal programma.

pp

Passando alla componente proteica; le proteine idrolizzate sono molto più velocemente assorbite rispetto ad altri tipi di proteine e sono l’unica proteina che può essere consumata insieme ai carboidrati ad alto peso molecolare senza compromettere il loro assorbimento. Le proteine idrolizzate hanno anche un altro vantaggio e cioè quello di stimolare la sintesi proteica in misura maggiore rispetto alle  concentrate o alle  isolate. Il perché è probabilmente dovuto al contenuto di Leucina che entra in circolo ad un ritmo superiore rispetto alle concentrate / isolate. Recenti ricerche sulla leucina hanno mostra che il corpo umano richiede 4,5 grammi di questo aminoacido per stimolare al massimo la sintesi proteica. Questa dose di 4,5 grammi deve essere somministrata in una sola volta per generare questa risposta, non deve essere rilasciata nel sistema per un periodo prolungato di tempo, cosa che si verifica quando si consumano proteine concentrate o isolate. Per questo motivo, si trova una dose di circa 4,5-5 grammi di leucina in ogni shake di cui sopra, con circa 2 grammi provenienti da ogni porzione da 20 grammi di siero di latte idrolizzato e altri 3 grammi in forma supplementare.

glic

In questo protocollo troverete anche la possibilità di un aggiunta di uno stimolatore del  NO a vostra scelta. Mike Arnold afferma che il “Vasotropin” della Gaspari sia altamente efficace. L’aggiunta di questo elemento, pur non “necessario”, aumenterà ulteriormente la circolazione e il trasporto dei nutrienti ai muscoli che lavorano, così come forniscono un aiuto contribuiscono ad aumentare il pumping  sperimentato durante e dopo l’allenamento. Il glicerolo monostearato è incluso anche tra gli ingredienti per il suo ruolo di volumizzante muscolare. Questo composto viene spesso utilizzato appena prima dellagara, al fine di contribuire al raggiungimento di uno aspetto pieno e asciutto durante l’esibizione. Inoltre è correttamente incluso nella maggior parte dei prodotti di alta qualità presenti sul mercato per l’uso pre-intra allenamento. Noterete anche l’inclusione di diversi altri volumizzatori cellulari, molti dei quali lavorano in sinergia per portare i risultati più pronunciati. Questi includono volumizatori tradizionali, come la glutammina, la taurina, la creatina, e il potassio, così come prodotti più recenti come la Beta alanina.

Al fine di promuovere un maggiore recupero e una risposta per una crescita massima, la temporizzazione dell’assunzione degli shake è stata messa a punto per mantenere un flusso costante dei nutrienti per tutta la vita attiva dell’insulina. L’Humulin R è stata appositamente scelta per questo scopo, dal momento che con la sua emivita permetterà all’utilizzatore di sfruttare le “finestre” sia intra che post-allenamento. L’Humulin R offre anche un picco di insulina meno pronunciato, che è più facile da gestire per la maggior parte degli utilizzatori rispetto ad una versione di insulina ad azione più rapida, come ad esempio l’Humalog.

insulin_time_activity.gif

 

Quando si parla di protocolli di insulina, in generale, uno dei più grandi problemi che affliggono gli utilizzatori è quello dell’insulino-resistenza. Un uso cronico a lungo termine dell’Insulina può compromettere la sensibilità all’insulina, situazione accompagnata da tutta una serie di potenziali complicazioni. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei programmi in circolazione richiedono all’utilizzatore  un certo periodo di pausa, costante necessaria per evitare di sviluppare insulino resistenza o, peggio, il diabete di tipo II. Tuttavia, a causa del tempo di esposizione all’insulina limitato con l’esecuzione di questo protocollo, la sensibilità all’insulina è solo moderatamente influenzata quando si utilizza il programma per circa 5-6 volte alla settimana. Per gli individui che scelgono di utilizzare il presente protocollo  solo 3-4 volte alla settimana, le alterazioni della sensibilità all’insulina è un non-problema. Per coloro che eseguono il protocollo per 5-6 volte a settimana, possono intervenire in due modi per assicurare una pienamente ottimale sensibilità all’insulina:

glucophage

  1.  L’utilizzatore può fare 2 settimane “off”  ogni 4 settimane “on”.
  2. L’individuo può aggiungere Glucophage (Metformina) nel suo programma di 3-4 volte a settimana ad un dosaggio di 700-800 mg, per 2 volte al Giorno.

 

 

Per gli utilizzatori che si apprestano all’uso di questo protocollo per la 1° volta, mentre il rapporto macros / slin di cui sopra è sufficiente, Arnold consiglia sempre di iniziare con un dosaggio ridotto e aumentato poco a poco ì fino all’intero importo. Per uno novizio, un dosaggio di 6-8 UI è ideale. Questo può essere seguito da una 2 ° iniezione  da 8-10 UI … per poi passare ad una 3 ° iniezione  di 10-12 UI prima di arrivare al dosaggio massimo di 15 UI. Infine, non ritengo questo programma adatto a tutti i BB’rs, specie a chi l’insulina non l’ha mai usata,  ma solo ad avanzati con una conoscenza minuziosa del peptide e del suo utilizzo…soggetti HP con il 15% di bf astenersi…

Per l’atleta serio che ha già utilizzato insulina ed è in cerca di un sistema pratico e funzionale, il protocollo di cui sopra è un ottimo punto riflessivo.  

Ma non finisce qui…

Andando oltre il protocollo di Mike Arnold, dopo aver parlato con alcuni Bodybuilder professionisti di un certo livello, sono venuto a conoscenza di un altro protocollo di insulina pre workout. Ho analizzato questo protocollo di insulina, e i suoi componenti, giungendo alla conclusione che valeva la pena riportarlo in questo articolo.

igf-1lr3vial

 Il protocollo in questione non contempla il solo uso di “shake e insulina” ma anche di GH (nel pre-workout a distanza dall’insulina) e del IGF-1lr3 (nel post workout).

Prima di proseguire, voglio sottolineare il fatto che questo protocollo è solo una base. Maggiormente al precedente protocollo, il presente è volto a dare una base su cui lavorare. Ognuno è diverso. Alcune persone avranno bisogno di più o meno carboidrati e amminoacidi. Questo si basa sulla quantità di insulina che sarà utilizzata e dalla reazione soggettiva. Questo è il motivo per il quale è riportato un intervallo per gli integratori e le dosi di insulina. Sarà necessario regolarli in base a come si reagisce. Per i carboidrati, iniziare sempre alti per poi abbassarli di conseguenza, una volta comprese le reali esigenze.

Il protocollo inizia con un’assunzione di GH, circa 30 minuti prima del workout per far si che i livelli plasmatici siano ragionevolmente alti, prima di aggiungere la dose di insulina. L’idea alla base di questo, è assicurarsi che il GH passi attraverso il fegato mentre si ha una notevole quantità di insulina in circolo. Questo è il modo in cui produciamo grandi picchi di IGF-1. Dopo l’allenamento, si somministra l’IGF-1LR3.

 

Il protocollo esemplificativo è il seguente:

 

  • 30 minuti pre-workout: 6-10UI di GH subq
  • 15 minuti pre-workout: 6-16UI di Novalog subq
  • 10 minuti pre-workout: assumere lo shake #1
  • Dopo ogni set eseguito: sorseggiare lo shake #2, e terminarlo entro la fine dell’allenamento.
  • Andare a casa
  • Somministrare la dose di 100mcg di IGF-1lr3 (per i suoi effetti sulla sensibilità all’insulina
  • Assumere lo shake #3

 

Ma come sono formulati gli shake?

 eaa1

  • Shake 1: 10-20g di EAA (Amino Acidi Essenziali) o PeptoPro, 40-60g Vitargo, 5g Creatina Monoidrata Micronizata, 200mg di Caffeina (migliora la resintesi di glicogeno); anche in questo caso la dose di carboidrati per ogni UI si aggira in media sui 7-10g.
  • Shake 2: 10-20g EAA o PeptoPro, 50-100g Vitargo, 5g di Carnitina Monoidrata Micronizata.
  • Shake 3: 2 tazze di albume pastorizzato, 1 tazza di avena istantanea, 1 banana o 1 tazza di mirtilli, Splenda o Stevia.  

 

* Non vi è alcuna necessità di un frullato post allenamento perché il glicogeno non sarà esaurito, e vi sarà già stata l’ingestione di notevoli quantità di aminoacidi. Optrare quindi per un pasto solido, con carboidrati integrali e un basso contenuto di grassi; questa sarà la migliore opzione in quel momento.

 

Con questo protocollo si sono misurati aumenti di peso di circa 15kg in 6 settimane! (ovviamente Insulina, GH e IGFlr3 erano affiancati da AAS). Una volta terminato il protocollo con Insulina pre-workout diversi utilizzatori affermano di aver perso solo qualche chilo d’acqua, e di aver mantenuto la maggior parte, se non tutti, i guadagni ottenuti.  Sembra quindi che i guadagni ottenuti sia molto “solidi”, e non solo attribuibili ad un accumulo di glicogeno.

Giova sempre ripeterlo, ma non ho pubblicare questo articolo affinché qualche idiota scelga di farsi del  male tentando di svolgere questo protocollo nella speranza di diventare un mostro all’istante (si nasce con le basi,  did you understand?).

reader_2sensor_fr_1

*Alcuni atleti hanno sperimentato una maggiore tendenza all’ipoglicemia durante i loro workout con protocolli di insulina pre workout; il controllo della glicemia e il rispetto dei punti base del protocollo evitano con un buon margine il verificarsi di casi ipoglicemici.

 

Lo ripeto per l’ennesima volta: QUESTO PROTOCOLLO E L’USO DI INSULINA SONO APPANNAGGIO DI ATLETI AVANZATI E MONITORATI DA PERSONALE QUALIFICATO!

Se non siete avanzati e veterani con l’uso dell’insulina, evitate il protocollo pre-workout e optate per protocolli più semplici e meno complessi.

 

Gabriel Bellizzi

 

“No Fat Gain” Insulin Program

Disclaimer: NON TENTATE DI PROVARE il presente protocollo. Questo programma può essere molto pericoloso! NON sperimentate con tali opzioni. Inoltre si prega di notare che l’autore e gli editori NON SARANNO ritenuti responsabili per eventuali morti o lesioni associate con questo approccio teorico di utilizzo di Insulina per il guadagno di massa muscolare !!! In poche parole, se provate questo approccio teorico di utilizzo di Insulina, si capisce che POTRESTE SERIAMENTE FARVI DEL MALE o morire. Detto ciò, chiunque applicasse questo protocollo è responsabile delle proprie azioni!


slinp.jpg

Dell’Insulina ho già abbondantemente parlato in un mio articolo passato, il quale prendeva in esame I tre peptidi GH, IGF-1 e Insulina (clicca qui). In questo articolo però vorrei trattare di un protocollo di Insulina esogena che definirei molto interessante.
L’Insulina è l’ormone anabolizzante non specifico più potente che un Bodybuilder possa usare per il miglioramento delle prestazioni, e questo è assodato. E’ assodato anche che questo peptide sia estremamente pericoloso da maneggiare potendo causare, se usato da chi non ha le competenze adatte, conseguenze irreparabili. Con l’uso dell’Insulina, citando A.L.Rea, ci sono tre variabili che si possono manifestare in base all’uso che si fa di questo peptide: Grosso, Grasso o morto. Purtroppo, ci sono ragazzi che, a mala pena HP e con una percentuale di grasso superiore al 12%, usano l’Insulina senza criterio alcuno ottendo si un aumento di peso ma nettamente a favore del grasso. Ma, a parte l’idiozia che spinge atleti immaturi a usare in maniera impropria Insulina esogena, perchè molti atleti al di fuori del circuito professionistico di alto livello diventano più grassi che grossi quando nelle loro preparazioni inseriscono l’Insulina? La risposta di fondo è “la paura”.
La maggior parte del guadagno di grasso è causato dal consumo eccessivo di carboidrati durante l’uso di Insulina. Una regola di “sicurezza” diffusa con l’uso di Insulina dice che bisogna consumare un minimo di 10 grammi di carboidrati per ogni UI di Insulina utilizzata (distribuiti nell’arco di tempo d’azione dell’Insulina utilizzata). Per esempio, un Bodybuilder che utilizza 8 UI di Insulina 2 volte al giorno, in aggiunta al suo normale apporto di carboidrati, proteine e grassi dovrebbe consumere una quota addizionale di carboidrati pari a 160 grammi per evitare di andare in coma ipoglicemico . Difficilmente ci si aspetta che 160 grammi in più di carboidrati, o 640 calorie in più al giorno facciano una differenza significativa su un soggetto che mangia 5000 o più calorie al giorno. Nella maggior parte dei casi ciò non farebbe differenza sostanziale, ma non è quello che accade nel mondo reale, in quello degli “aspiranti bestie”.

Il fatto è che, la maggior parte dei culturisti hanno un alto grado di paura di incappare in uno spiacevole shock insulinico, e come dargli torto. Così molti hanno la tendenza ad essere piuttosto reattivi a qualsiasi cambiamento dello stato mentale dopo un’iniezione. Questo porta a consumare una dose molto più consistente di carboidrati rispetto ai raccomandati 10 grammi per UI.
Anche se questa quantità di carboidrati supplementari (10gmXUI) non sembra terribilmente eccessiva, alcuni “pionieri” della supplementazione alla fine degli anni ‘90 erano certi che fosse il motivo principale per cui gli utilizzatori di Insulina guadagnano quantità sproporzionate di grasso. Mike Zumpano e Oliver Starr si chiesero: qual è stata la logica alla base di questo dosaggio di carboidrati? In secondo luogo, esiste una evidenza di biochimica umana la quale dimostri questa esigenza di quota glucidica? E in terzo luogo, esiste una soluzione più elegante che consentirebbe ai culturisti di utilizzare l’insulina in modo sicuro sfruttandone l’effetto anabolico ma evitando i guadagni eccessivi di grasso che finora hanno afflitto gli utilizzatori?
Entrambi ebbero il sentore che ci doveva essere un modo migliore. Il plasma umano contiene solo circa 5 grammi di carboidrati in uno specifico momento. I diabetici che hanno preso troppa insulina di solito possono riportare i loro livelli di zucchero nel sangue nel range di normalità consumando cinque grammi (solo 20 calorie!) di destrosio. Se così fosse, allora come si è arrivati alla regola dei 10 grammi per ogni UI?
Comunque, il metodo “alternativo” lo trovarono e fu ribattezzato protocollo “No Fat Gain”. Non si tratta certo di un protocollo privo di rischi; deve essere seguito alla lettera per divenire un protocollo con un buon margine di “sicurezza”. Inoltre, bisogna essere dotati di molta disciplina per eseguirlo. Si tratta di un metodo che porta a grandi guadagni muscolari con un guadagno minimo di grasso. Ma ne vale la pena? Giudicate voi.
Ecco il trucco; assumere l’Insulina, ma seguendo un dieta Low-Carb. Proprio così, Low. Con un contenuto glucidico di circa 50 grammi al giorno! Follia? Lasciatemi spiegare la logica biochimica che sta alla base.
Oliver Starr si chiese se ci fosse qualche altro modo per mantenere la glicemia nel sangue moderata con un alto grado di stabilità. La sua risposta è stata la gluconeogenesi. Se si guarda su un grafico dei processi biochimici (Boehringer è uno dei migliori), si può chiaramente vedere che, quando le riserve di glicogeno epatico e muscolare sono esaurite, ma prima che il corpo vada in chetosi, il corpo comincia a convertire aminoacidi in glucosio per mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue. Questo processo è noto come gluconeogenesi.
Come risaputo, seguire una dieta molto povera di carboidrati provoca un esaurimento delle riserve di glicogeno epatico e muscolare. Questo provoca un sovra-regolazione degli enzimi necessari per la conversione rapida ed efficace degli aminoacidi in glucosio. La parola gluconeogenesi significa letteralmente “la nascita di nuovo glucosio.”
La seconda metà dell’equazione, ovviamente, è il contenuto proteico della dieta. Se non si mangiano molti carboidrati, l’unico modo con cui il corpo può produrre glucosio è principalmente quello di convertire gli aminoacidi in glucosio. Questo accade in una certa misura ogni volta che si mangiano proteine, tuttavia, quando si mangia una grande quantità di proteine, si viene a creare ancora più glucosio.
E’ il livello di glucosio creato dall’eccesso di proteine che impedisce il verificarsi di uno shock insulinico quando si utilizza Insulina esogena in una dieta a basso contenuto di carboidrati. Il fatto è che non stiamo parlando di un consumo di proteine ordinario, stiamo parlando di un assunzione massiccia di proteine. Per questo protocollo si richiede necessariamente l’uso di proteine in polvere, perché non c’è modo di riuscire a essere in grado di mangiare la quantità di proteine che si richiedono da cibi interi. A titolo esemplificativo, si avrebbe bisogno di mangiare circa 24 petti di pollo al giorno per ottenere la quantità di proteine che si sono trovate necessarie per sostenere il livello di gluconeogenesi per coprire le necessità durante l’utilizzo di Insulina con una dieta a basso contenuto di carboidrati restando dentro il margine di “sicurezza”.
Lavorando con un certo numero di atleti per definire questo programma, si è scoperto che la migliore strategia era quella in cui si consumano 600 grammi di proteine da una combinazione di proteine del siero di latte e caseina, più un pasto solido che conteneva da 50 a 100 grammi di proteine, più alcune verdure fibrose a foglia verde. Il resto delle calorie devono provenire da fonti di grassi con scarsissimo o nullo contenuto di carboidrati.

Un’altra cosa che bisogna ricordare è che è necessario consumare una grande quantità d’ acqua in questo programma – tra 1,5 e 2 litri al giorno, oltre all’acqua che si ottiene dagli shake proteici. Si può suddividere l’assunzione consumando una bevanda proteica ogni 30 minuti o un’ora, mescolando in un contenitore 3 litri con 100 grammi di proteine e mantenendo una lista di quante volte si svuota ogni giorno.

Un’altra cosa che viene riferita dagli atleti che hanno utilizzato questo protocollo (a parte la quantità di muscoli guadagnati) è che si comincia a odiare qualsiasi bevanda proteica, non importa quanto buono sia il sapore. Il suggerimento che si può dare in questo caso è quello di optare per le proteine neutre… il gusto sarà terribile in un primo momento, ma dopo poche settimane, giorno dopo giorno, ci si farà l’abitudine senza rischiare nausee per uso cronico di proteine aromatizzate.

Un’altra cosa che è stata riferita è, stranamente, il verificarsi di un aumento della forza. Si pensa che ciò sia dovuto ad una up-regulation delle riserve di glicogeno associato all’uso di Insulina e basse dosi di carboidrati.

Probabilmente la cosa peggiore di questo protocollo è la disciplina necessaria affinché si consumi regolarmente un alto apporto proteico giornaliero. Bisogna ricordare, però, che in questo protocollo, l’unica cosa che mantiene un atleta in piedi (letteralmente) è l’assunzione di proteine. Se si utilizza l’insulina e non si mantiene un adeguato apporto di proteine, le conseguenze non saranno piacevoli, saranno gravissime. Se si esegue questo protocollo, è necessario smettere di usare l’Insulina e dedicare almeno un paio di giorni alla deplezione dei carboidrati prima di iniziare di nuovo il programma.

Ricordate, questo programma non è per tutti. E ‘difficile e potenzialmente pericoloso ed è necessario applicare ogni traccia di disciplina per poterlo applicare. Tuttavia, se si ha la forza di volontà e le competenze, i risultati possono essere eccezionali.

Approccio teorico all’uso di Insulina in un regime Low-Carb, passo dopo passo.

Giorni da 1 a 3: la deplezione di carboidrati. È necessario diminuire i carboidrati al di sotto dei 100 grammi al giorno. Si suggerisce di arrivare a 50 grammi di carboidrati il giorno 3. L’assunzione proteica deve aumentare a 450 grammi al giorno.

Giorni da 4 a 30: le proteine devono essere pari o superiore a 600 grammi al giorno. I carboidrati devono essere mantenuto tra 100 e i 50 grammi al giorno (50 è meglio) e si dovrebbero utilizzare i grassi affinché si compensi l’equilibrio delle proprie esigenze caloriche giornaliere. Come già detto, si raccomanda vivamente l’uso di proteine in polvere di composizione mista (siero di latte e caseina), anche se è possibile utilizzare alcuni cibi interi, se lo si desidera. (Basta tenere a mente che 600 grammi di proteine corrispondono all’incirca a 24 petti di pollo al giorno!)

L’autore del protocollo consiglia di dividere l’assunzione di Insulina in 2 iniezioni al giorno, a seconda di quando ci si allena. Una dovrebbe essere fatta durante l’allenamento, circa 30 minuti prima del termine dello stesso. L’altra deve essere fatta diverse ore prima del vostro allenamento (per coloro che si allenano nel pomeriggio) o diverse ore dopo (se ci si allena al mattino).

Si suggerisce di partire da una piccola dose di Insulina (4 UI) per poi aumentarla gradualmente. (l’autore del protocollo riferisce di essere arrivato ad usare 12 UI 3 volte al giorno, ma da questo punto riferisce di essere diventato un po’ insulino-resistente).

Va da sé che l’insulina deve essere iniettata per via sottocutanea (che non dovrebbe essere un problema a meno che non si utilizza anche GH o qualche altro farmaco con un protocollo di somministrazione per via endovenosa. In questo caso, le considerazioni da prendere sono altrettante).

Si suggerisce di interrompere il regime di insulina e di proteine entro il 26° giorno dei 30 giorni del l’intero ciclo.

Monitorare regolarmente la glicemia durante il giorno e in specie nel periodo di massima azione dell’Insulina. Se si inizia a perdere la capacità di rimanere svegli, prendere una zolletta di zucchero.

Se si sperimenta una sensazione di fame e di agitazione dopo aver preso l’Insulina, o non si è mangiato abbastanza, o se si è più avanti nel ciclo, si potrebbe essere insulino-resistenti. In questo caso, si consiglia di interrompere del tutto l’uso di Insulina e anche prendere in considerazione l’uso di un farmaco per migliorare la sensibilità all’insulina, come la Metformina

Infine, fate attenzione. L’uso di Insulina è ampiamente riconosciuto come uno dei più rischiosi farmaci per il miglioramento delle prestazioni, e per una buona ragione. Se non avete la disciplina per mantenere i carboidrati bassi e consumare la quantità necessaria di proteine ogni singolo giorno, vi consiglio di attenervi a metodi più sicuri e più sani per la crescita muscolare.

Gabriel Bellizzi