MSM E RECUPERO MUSCOLARE

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Il Metilsulfonilmetano (noto come MSM) potrebbe essere un supplemento di particolare interesse per gli atleti di forza, ma non per il notorio utilizzo che si fa di tale molecola per il trattamento del dolore articolare. Douglas Kalman, scienziato dello sport presso l’Università di Memphis, è giunto cautamente a questa conclusione dopo aver svolto un piccolo studio su esseri umani. Secondo il suddetto studio, pubblicato sul Journal of International Society of Sports Nutrition, sembrerebbe che una dose giornaliera di 3g di MSM acceleri il recupero post-allenamento contro resistenza.(1)

Il Metilsulfonilmetano (MSM) è un composto organosulforico di formula bruta (CH3)2SO2. È conosciuto anche con diversi altri nomi, tra cui DMSO2, solfone di metile, e dimetil solfone. Si trova in alcune piante primitive, è presente in piccole quantità in molti alimenti e bevande consumate quotidianamente come latte, frutta, caffè e tè, ed è ampiamente commercializzato come integratore alimentare. Gli studi hanno dimostrato che questo composto inibisce l’infiammazione. Si ritiene che l’MSM aumenti la sintesi di Glutatione e interrompa quella del fattore nucleare kappa-beta. Questo è un fattore di trascrizione coinvolto nella reazione delle cellule a quasi tutti i tipi di stress, dalle radiazioni UV al colesterolo LDL fino al cancro e all’avvelenamento del sangue.

L’allenamento intenso contro resistenza causa un importante stress cellulare a livello miocitario con conseguente infiammazione. Sebbene tale risposta causi una cascata di eventi biochimici implicati nello stimolo ipertrofico, una condizione infiammatoria eccessiva può causare un rallentamento del recupero muscolare con conseguente impedimento nello svolgere una seduta allenante produttiva con possibile rallentamento degli adattamenti e, di conseguenza, dei progressi; il mantenimento di un equilibrio funzionale di tale evento diventa un tassello discretamente importante nella preparazione. E’ supoerfluo sottolineare che anche un eccesso inibitorio dell’infiammazione causa un alterazione degli adattamenti e del potenziale di crescita muscolare.(2)(3) Comunque sia, se usato correttamente, l’MSM può accelerare il recupero con una più rapida decrescita dello stato infiammatorio e, di rimando, una più veloce ripresa dell’efficienza motoria muscolare.

Per lo svolgimento dello studio i soggetti reclutati sono stati divisi in due gruppi. Ad un gruppo è stata somministrata una dose giornaliera di 1,5g di MSM per 28 giorni; mentre l’altro gruppo ha ricevuto 3g di MSM. Prima e dopo il periodo di supplementazione i soggetti presi in esame sono stati sottoposti ad allenamenti alla Leg-Extension sulla quale hanno svolto 18 serie.

Prima, e poi 2 e 48 ore dopo le sessioni allenante, sono stati valutati i gradi di dolore muscolare e stanchezza che i soggetti presi in esame riportavano. I seguenti grafici suggeriscono che la dose di 3g di MSM ha accelerato il recupero in modo significativo.

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La supplementazione con MSM non ha causato un aumento della quantità di Glutatione nel sangue. Ha però aumentato l’attività antiossidante nel sangue due ore dopo l’allenamento.

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Un fattore limitate che scredita in parte il presente studio è lo sponsor della TandemRain Innovations, la società di George Bergstrom. Bergstrom è anche la forza trainante della Bergstrom Nutrition [bergstromnutrition.com], il produttore del supplemento a base di MSM denominato OptiMSM. Questo prodotto è stato utilizzato sugli otto soggetti maschi dello studio qui trattato.

Comunque, non è la prima volta che i ricercatori hanno riscontrato gli effetti protettivi dell’MSM in seguito a sforzo fisico. Ricercatori dell’Università di Azad, in Iran, alcuni anni fa hanno riferito che un periodo di integrazione pari a 50mg/Kg di MSM per 10 giorni riduceva i danni muscolari dopo che soggetti non allenati (quindi privi di qualsivoglia adattamento) svolgevano sedute allenanti contro resistenza.(4)(5) Anche in questo caso, la supplementazione con MSM ha anche potenziato l’attività antiossidante post-sessione allenante.

Tornando allo studio principale qui trattato, i ricercatori implicati in esso sono a favore di ulteriori ricerche. Anche se questo studio ha una portata limitata, ed è “viziato” dal finanziamento dell’azienda produttrice di supplementi a base di MSM, si suggerisce di fare ulteriori ricerche per estendere questi risultati. Gli studi futuri dovrebbero includere una dimensione del campione esaminato più ampia, un gruppo placebo per il confronto e l’inclusione di marcatori aggiuntivi del recupero e delle prestazioni dell’esercizio (ad esempio, forza e potenza).

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23013531
  2. https://dx.doi.org/10.1113/jphysiol.2013.267419
  3. https://www.ajcn.org/cgi/content/abstract/87/1/142
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21899544
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22525653

“Blood flow restriction training”: Stress Metabolico e Ipertrofia Muscolare

Breve introduzione all’argomento.

Standing Bicep Dumbbell Curl

Era il 2014 quando lessi per la prima volta di questa metodica allenante denominata “Blood flow restriction training”(BFR training). Sebbene all’epoca suscitò in me un certo interesse, tale da spingermi a stendere qualche riga in un breve sunto che pubblicai sulla mia pagina Facebook, non dedicai molto tempo alla sperimentazione del metodo in questione, almeno fino a due anni fa. Merito delle evidenze scientifiche ed empiriche che mostravano come lo stress metabolico fosse un fattore di importanza non trascurabile nello stimolo ipertrofico, il rispolverare questa “bizzarra” tecnica di allenamento basata sull’acutizzazione dello stress metabolico muscolare fu per me naturalmente consequenziale.

Senza dilungarmi oltre, nel seguente articolo cercherò di esplicare in modo fruibile teoria e pratica di questa tecnica allenante, partendo dalle basi e terminando con le possibili applicazioni.

Stress Metabolico – il secondo tassello dello stimolo ipertrofico indotto da allenamenti contro resistenza –

E’ fuori da ogni ragionevole dubbio, ad oggi, che la Tensione Meccanica sia il fattore primario nella promozione della crescita muscolare indotta da allenamenti contro resistenza. In seconda posizione di importanza si attesta lo Sress Metabolico (1)(2)(3) il quale, in termini semplicistici, consiste in un accumulo di metaboliti indotto dall’esercizio, in modo particolare di lattato, fosfati inorganici e H+.(4)(5)

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Tasso di impatto sull’ipertrofia muscolare dato da Tensione Meccanica (carico – tempo sotto tensione), Stress Metabolico (accumulo metaboliti – produzione lattacida – ipossia) e Danno Muscolare (range di lavoro – ripetizioni eccentriche – stretch muscolare)

Lo Stress Metabolico è massimizzato durante le attività che si basano prevalentemente sulla glicolisi anaerobica per la produzione di energia. La glicolisi anaerobica è prevalente durante le attività che durano da circa 15 a 120 secondi e il corrispondente accumulo di metaboliti causa fatica indotta perifericamente (al contrario di quella indotta centralmente), vale a dire un affaticamento correlato a cambiamenti metabolici o biochimici, o entrambi, contrariamente ad una diminuzione dell’attività nervosa.(6) La ricerca indica che l’esecuzione di 1 set di 12 ripetizioni al cedimento (con un tempo sotto tensione totale di 37±3 sec) eleva i livelli di lattato muscolare a 91 mmol/Kg (peso secco) e i valori aumentano a 118mmol/Kg dopo 3 set.(7) Al contrario, nei protocolli che coinvolgono carichi molto pesanti (≥90% del 1RM) è stato osservato un accumulo di metaboliti minimo, a causa della breve durata dell’allenamento (generalmente <10 secondi per set) in cui si utilizza primariamente il sistema dei fosfati muscolari per fornire energia. Inoltre, durante gli allenamenti contro resistenza che si basano sulla glicolisi veloce l’ossigenazione del muscolo è compromessa. La persistente compressione del flusso circolatorio nel corso di un set a lunga durata causa un’ipossia acuta, aumentando così l’accumulo dei metaboliti.(8) La combinazione di questi fattori provoca il rapido accumulo di metaboliti intramuscolari insieme ad una concomitante diminuzione nei livelli di pH.(9)

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I classici allenamenti di Bodybuilding sono generalmente impostati in modo tale da sfruttare gli effetti ipertrofici dello stress metabolico a scapito di una più alta intensità di carico.(10, 11) Questi allenamenti, che comportano classicamente l’esecuzione di set multipli da 8 a 12 ripetizioni per set con intervalli di recupero fra un set e l’altro relativamente brevi (12), si sono mostrati in grado di aumentare lo stress metabolico a un livello maggiore dei regimi di allenamento ad alta intensità tipicamente impiegati dai Powerlifter.(13,14)E’ ben documentato che nonostante si allenino solitamente a intensità moderate di carico, i Bodybuilder mostrano fisici molto muscolosi e livelli di massa magra paragonabili, se non maggiori, a quelli raggiunti dai Powerlifter.(10,15) Infatti, vi sono prove che gli allenamenti tipici del Bodybuilding producono maggiori aumenti ipertrofici rispetto agli allenamenti a carico più elevato tipici degli allenamenti in stile Powerliftin (16,17,18), anche se i risultati non sono costanti in tutti gli esperimenti quando si equipara il volume di carico.(19, 20) Si pensa che una serie di fattori siano mediatori degli adattamenti ipertrofici derivati dallo stress metabolico indotto dall’esercizio, tra cui un aumentato reclutamento delle fibre, alterazioni nella sintesi di miochine, rigonfiamento cellulare, accumulo di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e aumenti nella sintesi di ormoni sistemici.(21, 22, 23, 24)

Stress Metabolico e reclutamento delle fibre muscolari.

Un altro aspetto interessante dello stress metabolico è il suo impatto sul reclutamento delle fibre muscolari. Sebbene i carichi pesanti attivino fin dalle prime ripetizioni l’intero spettro di fibre, le ricerche mostrano che lo stress metabolico aumenta il reclutamento delle unità motorie a soglia più elevata anche con carichi leggeri. Gli studi mostrano che quando la fatica aumenta durante un esercizio sub-massimale prolungato, le soglie di reclutamento diminuiscono proporzionalmente.(25, 26, 27) Di conseguenza, l’attivazione delle fibre a contrazione rapida è alta, a condizione che il set sia portato al cedimento muscolare. Gli studi che hanno impiegato EMG (24-28), deplezione di glicogeno (29) e frazionamento dei fosfati organici (30, 4) hanno tutti dimostrato un aumentato reclutamento delle fibre a contrazione rapida nell’allenamento BFR, spingendo alcuni ricercatori a teorizzare che questo sia il fattore primario con cui l’occlusione del flusso ematico media l’anabolismo.(31, 32)

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I meccanismi precisi attraverso i quali lo stress metabolico aumenta il reclutamento delle fibre muscolari non sono ancora del tutto chiari. E’ stato ipotizzato che l’accumulo di H+ svolga un ruolo determinante tramite l’inibizione della contrattilità delle fibre già attivate, favorendo così il reclutamento di ulteriori unità motorie di alta-soglia.(33, 34, 28)

MacDougal et al (7) hanno proposto che la fatica durante l’allenamento in un set singolo portato al cedimento sia dovuta a una combinazione di acidosi e deplezione di fosfocreatina, mentre l’acidosi sia la causa più probabile negli allenamenti contro resistenza a set multipli. Nonostatnte sembri che l’aumento del reclutamento delle fibre sia almeno parzialmente responsabile degli aumenti nell’ipertrofia associata a stress metabolico, sembra che anche altri fattori potrebbero avere un ruolo. Suga et al (4) hanno dimostrato che solo il 31% dei soggetti ha mostrato un reclutamento delle fibre a contrazione rapida durante un allenamento con occlusione al 20% del 1RM rispetto al 70% dei soggetti che hanno effettuato un allenamento non occlusivo al 65% del 1RM. Visto che l’allenamento BFR a questa intensità (20% del 1RM) ha dimostrato di aumentare la crescita muscolare in modo simile, o maggiore, all’allenamento contro resistenza ad alta intensità (35, 36), gli effetti anabolici non possono essere unicamente ricollegabili allo stesso reclutamento delle fibre. Questi risultati sono ulteriormente supportati dalle ricerche che mostrano ampiezze EMG significativamente più alte quando si effettua un allenamento tradizionale al 80% del 1RM rispetto all’allenamento occlusivo al 20% del 1RM, indicando una ridotta attivazione muscolare ad intensità più basse.(37) Anche in studi recenti nei quali è stato comparato l’allenamento a carico elevato contro quello a carico leggero è emerso una maggiore attivazione muscolare durante la sessione ad intensità più alta nonostante, durante la sessione a basso carico si sia verificato un accumulo di metaboliti molto più marcato.(38, 39, 40)

Stress Metabolico e sintesi di Miochine.

Lo stress metabolico può influenzare la crescita muscolare attraverso l’aumento delle miochine anaboliche, diminuendo le miochine cataboliche, o esercitando entrambe le azioni. Anche se questa affermazione ha una base logica, i risultati delle ricerche sull’argomento sono ambigue. Takarada et al (24) hanno mostrato un aumento graduale del IL-6 in seguito a vari set di estensione del ginocchio con BFR rispetto allo stesso volume di esercizio senza occlusione; i livelli sono rimasti elevati per 24 ore dopo la seduta allenante. Tuttavia, la dimensione dell’effetto è stata lieve, e la quantità assoluta dell’aumento è stata solo ¼ di quello riportato nell’allenamento eccentrico ad alto carico. Fujita et al (41) hanno osservato che sei giorni di allenamento occlusivo dell’estensore del ginocchio hanno aumentato l’area della sezione trasversale della coscia del 2,4% senza nessuna modifica nei livelli di IL-6.

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Tabella 1.3, pag. 22 “Scienza e sviluppo dell’ipertrofia muscolare”

Analogamente, altri studi hanno mostrato che i livelli di IL-6 sono rimasti invariati a seguito di protocolli di allenamento BFR noti per aumentare lo stress metabolico.(42, 43) La totalità di questi risultati sembra confutare il ruolo del IL-6 nell’ipertrofia indotta dallo stress metabolico. La correlazione tra stress metabolico e altri fattori di crescita locali non è stata studiata bene, e ciò impedisce di trarre una conclusione sulla loro reale importanza nell’induzione ipertrofica attraverso lo stress metabolico.

Le prove suggeriscono che lo stress metabolico può influenzare la crescita muscolare attraverso la riduzione di fattori catabolici locali. Kawada e Ishii (44) hanno segnalato una significativa diminuzione dei livelli di MSTN nel muscolo plantare di ratti Wistar in seguito ad allenamento BFR, se paragonati a un gruppo di controllo sottoposto a chirurgia fittizia. Al contrario, nessuna differenza nell’espressione genica MSTN è stata osservata negli esseri umani dopo 3 ore di esercizio a bassa intensità con e senza occlusione.(45) Un’altra prova sperimentale su esseri umani ha mostrato che sebbene l’allenamento BFR non abbia avuto effetto sul MSTN, esso ha diminuito diversi importanti fattori di trascrizione proteolitica (FOXO3A, atrogina-1 e MuRF-1) nelle 8 ore successive all’esercizio rispetto ad un gruppo di controllo sottoposto ad allenamento senza occlusione.(46) In uno studio su uomini fisicamente attivi, Laurentino et al (35) sono stati esaminati gli effetti dell’allenamento BFR sui livelli cronici di MSTN dopo 8 settimane di allenamento. I risultati hanno mostrato una significativa riduzione del 45% nell’espressine genica di MSTN nel caso di allenamenti BFR, rispetto ad una riduzione non significativa in caso di esercizio a bassa intensità senza occlusione. La natura conflittuale di questi risultati impedisce di stabilire se vi sia una correlazione significativa tra l’ipertrofia indotta dallo stress metabolico e la sintesi di miochine.

Stress Metabolico e osmosi cellulare.

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Un altro meccanismo che si pensa possa mediare l’ipertrofia tramite lo stress metabolico è l’aumento dell’idratazione intracellulare (ovvero, rigonfiamento cellulare per osmosi). Si pensa che il rigonfiamento cellulare serva come regolatore fisiologico della funzione cellulare.(47, 48) Un vasto insieme di prove dimostra che un aumento dello stato di idratazione di una cellula allo stesso tempo aumenta la sintesi proteica e diminuisce il catabolismo. Questi risultati sono stati dimostrati in un ampia varietà di tipi cellulari inclusi osteociti, cellule del seno, epatociti e fibre muscolari.(49)

Le attuali teorie suggeriscono che un aumento dell’idratazione cellulare causa una pressione contro il citoscheletro e la membrana cellulare, e tale pressione viene percepita come una minaccia per l’integrità cellulare. In risposta la cellula aumenta l’attivazione a cascata di segnalazione anabolica che porta in fine al rafforzamento della sua struttura.(50, 51) La segnalazione sembra essere mediata attraverso osmocettori associati alle integrine presenti all’interno delle cellule.(52) Questi recettori attivano vie di trasduzione di proteine chinasi anaboliche, che pare siano mediate da fattori di crescita locali.(53, 54) Il PI3K sembra essere un importante componente del trasporto di amminoacidi nel muscolo a seguito di una maggiore idratazione cellulare.(52) Le ricerche suggeriscono che gli effetti anabolici siano anche indotti in modo indipendente dal mTOR (55), con prove di regolazione diretta da parte del MAPK.(56, 57). Inoltre, il rigonfiamento delle fibre muscolari può innescare la proliferazione delle cellule satellite e promuovere la loro fusione con le fibre interessate (58), fornendo un ulteriore impulso per la crescita.

Vi sono poche prove per quanto riguarda il gonfiore cellulare indotto da stress metabolico in seguito all’esercizio, e il suo eventuale ruolo nell’ipertrofia. Tuttavia, si può dare una spiegazione sensata a tale effetto. L’esercizio contro resistenza altera in modo acuto l’equilibrio indrico intra ed extra cellulare (59), e l’entità delle alterazioni dipende dal tipo di esercizio e dall’intensità dell’allenamento. Il rigonfiamento cellulare potrebbe essere aumentato da un tipo di allenamento contro resistenza che genera elevate quantità di acido lattico grazie alle proprietà osmolitiche del lattato (60, 61), anche se alcune ricerche hanno confutato questa ipotesi.(62) L’accumulo di lattato intramuscolare attiva meccanismi di regolazione del volume cellulare; gli effetti sembrano essere amplificati dall’aumento dell’acidosi associato.(49) Le fibre a contrazione rapida sono ritenute particolarmente sensibili ai cambiamenti osmotici, probabilmente perché contengono un’alta concentrazione di acquaporine-4 (AQP4), ovvero canali di trasporto dell’acqua.(60) Considerando che le fibre a contrazione rapida hanno dimostrato di avere il maggiore potenziale di crescita (63), un aumento del rigonfiamento in queste fibre potrebbe teoricamente migliorare il loro adattamento in modo significativo.

Stress Metabolico e sintesi di ormoni sistemici.

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E’ stato teorizzato che gli aumenti acuti degli ormoni anabolici nel post-workout, derivati dall’accumulo di metaboliti durante allenamenti contro resistenza, possano aumentare la risposta ipertrofica. In particolare, lo stress metabolico indotto dall’esercizio è fortemente associato con un picco dei livelli di Ormone della Crescita in seguito all’allenamento.(64, 65, 66, 67, 68, 24) Anche se transitoria, la grandezza di questi aumenti è considerevole. Uno studio ha mostrato un aumento nei livelli di GH in seguito ad allenamento BFR di 10 volte maggiore rispetto a quello osservato con un allenamento non occlusivo di simile intensità (69); un’altra ricerca ha mostrato aumenti post-allenamento 290 volte maggiori rispetto al livello basale.(24) Si pensa che le elevazioni in seguito all’allenamento siano mediate da un maggiore accumulo di lattato o ioni H+.(64, 66) Soggetti deficitari di miofosforilasi, un enzima glicolitico responsabile della scomposizione del glicogeno e che quindi induce la produzione di lattato, mostrano una risposta attenuata del GH nel post-workout (70), fornendo forti prove per un collegamento tra produzione di lattato e rilasci di GH. Una diminuzione del pH indotta dai metaboliti può anche potenziare la sintesi e rilascio del GH tramite stimolazione del chemoriflesso regolata dai metaborecettori intramuscolari e le afferenze nervose di tipo III e IV.(71, 72)

Dal momento che il GH è in grado di potenziare la sintesi di IGF-1, sembra logico che un accumulo dei metaboliti sarebbe associato anche con un aumento post-workout dei livelli di IGF-1, noto peptide implicato nei processi anabolici del tessuto muscolare. Ciò è stato confermato in parte da studi che mostrano elevazioni significativamente maggiori di IGF-1 dopo il completamento di un allenamento mirato ad enfatizzare lo stress metabolico (73, 74, 75), anche se altre ricerche non sono riuscite a confermare tale associazione.(76) Inoltre, diversi studi (77, 69, 68), ma non tutti (45), hanno segnalato aumenti acuti dei livelli di IGF-1 post-workout a seguito di un allenamento BFR, e questo suggerisce che tali risultati siano stati mediati dallo stress metabolico. E’ importante notare che l’insieme delle ricerche riguarda l’isoforma sistemica di IGF-1, e i risultati non possono essere necessariamente estrapolati ai suoi effetti intramuscolari locali.

Per quello che vale in questo caso, l’effetto dello stress metabolico sugli aumenti in acuto di Testosterone rimane sconosciuto. Lu et al (78) hanno riferito che produzioni di lattato indotta dall’esercizio era correlata con l’aumento del Testosterone durante una sessione di nuoto ad alta intensità in ratti Sprague-Dawley. In una seconda parte dello studio, l’infusione diretta di lattato nei testicoli dei ratti è stata vista causare un aumento dose-dipendente dei livelli di Testosterone. D’altra parte, la ricerca controllata sugli esseri umani ha prodotto risultati disparati. Sebbene alcuni studi mostrino maggiore rilascio di Testosterone in seguito a protocolli di allenamento alto affaticamento metabolico rispetto a quelli che non causano accumulo significativo di metaboliti (79, 65, 66, 80, 81), altri non mostrano nessuna differenza significativa.(82, 83, 84) Inoltre, molti degli studi sull’allenamento BFR non sono riusciti a trovare aumenti acuti di Testosterone significativamente maggiori malgrado gli alti livelli di metaboliti (69, 83, 85), e questo mette in dubbio quanto l’ormone in questione sia influenzato dall’accumulo di metaboliti. Le incongruenze tra gli studi potrebbero riguardare fattori demografici come sesso, età ed anzianità di allenamento, e inoltre lo stato nutrizionale ha dimostrato di influenzare il rilascio di testosterone.(86) Comunque sia, l’ipotetico impatto dei picchi ormonali transitori in seguito all’allenamento sugli adattamenti ipertrofici rimane quanto meno discutibile. Se un tale ruolo è presente,il suo impatto sembrerebbe essere di poca importanza.

Tiriamo le somme…

Ci sono quindi forti evidenze che lo stress metabolico indotto dall’esercizio contribuisca alla risposta ipertrofica. Quello che resta da determinare è se tali effetti siano additivi allo stimolo derivato dalle forze meccaniche o se siano ridondanti dopo che una certa soglia di carico sia stata raggiunta. Un problema nel cercare di trarre inferenze dai disegni sperimentali di allenamento è che tensione meccanica e stress metabolico si presentano contemporaneamente, confondendo la capacità di distinguere gli effetti di uno da quelli dell’altro. Questo può portare a credere che i fattori metabolici siano la causa della crescita quando in realtà lo sono i fattori meccanici, o viceversa.

La capacità di derivare un rapporto di causa-effetto tra ipertrofia e stress metabolico è ulteriormente ridotta dal fatto che l’accumulo di metaboliti indotti dall’esercizio si verifica generalmente in tandem con il danno alle fibre muscolari. Data la credenza comune secondo cui l’esercizio che causa danno muscolare causi il maggiore stimolo anabolico (87), è difficile separare gli effetti di una variabile dall’altra per quanto riguarda gli adattamenti ipertrofici. Le ricerche che dimostrano che l’allenamento BFR aumenta la crescita muscolare senza danni significativi alle fibre suggeriscono che gli effetti ipertrofici di accumulo di metaboliti siano infatti separati da quelli del danno muscolare (88), anche se esistono prove contrastanti sull’argomento che impediscono di trarre una conclusione definitiva.(89)

Infine, e cosa più importante, i meccanismi responsabili di eventuali effetti anabolici dello stress metabolico non sono stati completamente chiariti. Sebbene l’aumentato reclutamento delle fibre muscolari sembra svolgere un ruolo importante, è improbabile che il reclutamento rappresenti il solo beneficio ipertrofico dell’accumulo di metaboliti. Piuttosto, le prove suggeriscono che interazione combinata di più fattori locali, e probabilmente anche sistemici, contribuisca alla crescita in maniera diretta o facilitate, o entrambe.(90) Il fatto che gli studi effettuati fino ad oggi riguardino principalmente soggetti non allenati lascia aperta la possibilità che i meccanismi possano differire in base all’anzianità di allenamento.

Le tecniche allenanti che possono enfatizzare lo stress metabolico vanno oltre il solo BFR (vedi, per esempio, flex between sets e peack of contrattion), ma questa, all’apparenza, “bizzarra” tecnica di allenamento ha mostrato di poter creare uno stress metabolico più accentuato. Per questo motivo e per via della sua scarsa diffusione nelle preparazioni dei Bodybuilder ho deciso di trattarlo in modo completo ed esauriente.

Il “Blood flow restriction training” (BFR)

Introduzione e studi correlati

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Il “Blood flow restriction training” (abbreviato in “BFR training” e conosciuto anche con il nome di “Kaatsu Training”) o allenamento con occlusione è un approccio allenante che vede l’uso di lacci emostatici o apposite fasce posizionate all’altezza dell’inserzione articolare durante lo svolgimento di esercizi contro resistenza o aerobici.(91) Con questo metodo di allenamento, il flusso sanguigno verso e dagli arti viene limitato per l’appunto da una fascia durante il ciclo di contrazione e il periodo di riposo. Ciò comporta una parziale restrizione dell’afflusso arterioso ai muscoli, ma, in modo più significativo, limita il deflusso venoso dal muscolo.(92) Data la natura a carico leggero (generalmente pari a <40% del 1RM)e i benefici sulla forza derivanti dal BFR, esso può fornire un efficace stimolo riabilitativo clinico senza gli alti livelli di stress articolare associati all’allenamento a carico pesante.(93)

Diversi professionisti utilizzano una vasta gamma di protocolli BFR che non corrispondono a quanto riportato nella letteratura scientifica.(94) Gli attuali approcci che si concentrano sull’applicazione del BFR durante l’esercizio fisico consistono in sistemi di laccio emostatico pneumatico automatico o dispositivo gonfiabile portatile chiamato bracciale di occlusione. La ricerca che dimostra l’influenza della circonferenza della coscia e della larghezza della fascia (95) sulla pressione di occlusione ha accentuato la probabile necessità di un approccio individualizzato al BFR, in particolare per quanto riguarda l’impostazione della pressione della restrizione. Recentemente è in uso una tecnica per calcolare e prescrivere lo stimolo occlusivo in percentuale sulla pressione di occlusione totale negli arti, e rappresenta solo un esempio degli sforzi per tenere conto dei fattori di cui sopra e fornire un approccio individualizzato alla prescrizione dell’allenamento BFR relativamente rapido e sicuro. Mentre la relazione tra la pressione nel BFR e la compressione del tessuto sottostante durante l’esercizio non è ancora completamente compresa, l’allenamento BFR che utilizza il 40 -80% della pressione occlusiva negli arti è sicuro ed efficace se supervisionato da professionisti esperti (96);ciò nonostante, anche pressioni più basse possono fornire meno rischi senza la necessità di ricercare gradi pressori più elevati.

L’impatto dello stress metabolico sugli adattamenti ipertrofici è esemplificato negli studi sulla metodica BFR. La maggior parte della letteratura indica che l’allenamento BFR stimola la segnalazione anabolica e la sintesi proteica muscolare (43) e aumenta notevolmente la crescita muscolare (97) nonostante l’utilizzo di carichi spesso considerati troppo bassi per promuovere ipertrofia in modo significativo.(98, 99)

Si è ipotizzato che lo stress metabolico sia il fattore principale dell’ipertrofia indotta dal BFR. Sono stati notati forti accumuli di metaboliti durante questo tipo di allenamento (100), il che indica una associazione fra lo stress metabolico e la crescita muscolare osservata. A ulteriore sostegno di questa tesi, un aumento significativo nella sezione trasversale dei muscoli della coscia è stato notato in giovani soggetti maschi dopo 3 settimane di camminate con occlusione nelle gambe.(101)

Dato che giovani soggetti sani generalmente non subiscono aumenti della massa muscolare in seguito a sedute di allenamento aerobico a bassa intensità, lo studio fornisce una forte indicazione che esistono fattori diversi dalla tensione meccanica, responsabili degli adattamenti ipertrofici. Infatti, è stato osservato che gli aumenti nella sezione trasversale del muscolo sono significativamente correlati con i cambiamenti nei fosfati inorganici (r=.876) e nel pH intramuscolare (r=.601) durante l’allenamento BFR effettuato al 20% del 1RM. Ciò indica che lo stress metabolico generato durante l’allenamento contro resistenza è un regolatore chiave per la crescita muscolare.(102)

Gli studi che indagano gli effetti dell’allenamento contro resistenza in condizione di ipossia forniscono ulteriori prove della correlazione tra stress metabolico e crescita muscolare. Ko net al (103) hanno osservato che respirare solo il 13% di ossigeno durante un protocollo a set multipli e a basso carico ( 50% del 1RM), con intervalli di recupero piuttosto brevi (1 minuto) tra i set aumentava significativamente i livelli ematici di lattato rispetto allo stesso allenamento svolto in condizioni di normossia. Analogamente, Nishimura et al (104) hanno riferito aumenti significativamente maggiori nella sezione trasversale del flessore del gomito in seguito all’esecuzione di 4 set da 10 ripetizioni al 70% del 1RM effettuate in condizioni di ipossia acuta contro normossia. I meccanismi responsabili dell’aumento della risposta ipertrofica in seguito a sedute allenanti in ipossia devono ancora essere determinate, ma il maggiore accumulo di metaboliti è ritenuto svolgere un ruolo nel processo.(105)

Applicazioni pratiche

PRO_Bands_Main_Image_Revised2_640x640_crop_centerCome già accennato, il BFR è una metodica allenante contro resistenza articolare applicabile anche ad esercizi cardio a bassa intensità.

Lo schema di ripetizione standard utilizzato nel BFR consiste nell’esecuzione di 30 ripetizioni seguite da una pausa di 30 secondi seguita a sua volta da altre 3 serie da 15 ripetizioni intervallate sempre da 30 secondi di pausa (30/15/15/15) con un carico del 50% o meno del 1RM generalmente nell’esercizio di chiusura della seduta allenante di un dato gruppo muscolare (vedi, ad esempio, bicipiti o tricipiti). Questa esecuzione ci dà un volume di 75 ripetizioni totali in BFR. Il primo set di 30 ripetizioni può essere visto come il carico di innesco per iniziare il ciclo Cori o il ciclo dell’acido lattico. Questo primo set è generalmente ben tollerato dal soggetto e spesso si percepisce come estremamente facile. Il laccio emostatico o fascia viene lasciato applicato durante il periodo di riposo, questo è molto importante per l’accumulo dei metaboliti nel muscolo target.

I seguenti 3 set e periodi di riposo sono molto più difficili da gestire a causa del successivo accumulo di lattato. L’RPE è strettamente correlato all’accumulo di lattato. Inoltre, i soggetti possono avvertire un leggero e ulteriore aumento della frequenza cardiaca durante l’esercizio. Ciò è normale a causa del ridotto ritorno venoso, del conseguente calo del volume ematico e dell’aumentata FC per mantenere la gittata cardiaca. Se in qualsiasi momento il soggetto dovesse avvertire vertigini o dolore da moderato a grave nella zona soggetta alla compressione con o senza intorpidimento o parestesia nell’arto deve essere immediatamente interrotta la sessione di allenamento.

Una volta che il soggetto ha terminato la sessione di allenamento, percepirà la riperfusione di sangue nell’arto e il “bruciore” dato dal lattato, i quali generalmente scompaiono in breve tempo. Spesso il soggetto si sente molto affaticati agli arti e studi sulla misurazione della produzione di forza immediatamente dopo il BFR anche a carichi bassi hanno dimostrato una forza significativamente ridotta. Ed è per questo motivo che questa metodica allenante viene diligentemente inserita in chiusura della seduta di allenamento e non prima dello svolgimento di esercizi con carichi elevati. Questi stessi esercizi non dovrebbero essere eseguiti in BFR. Tuttavia, ci saranno momenti in cui il soggetto non è in grado di raggiungere il volume target. Bisogna ricordare che il volume è la chiave per l’aumento della forza e l’ipertrofia nell’allenamento BFR.

Gli esercizi comunemente utilizzati con il BFR comprendono per la parte superiore del corpo: Curl (con bilanciere, manubri, macchine o cavi), French Press, Push Down ecc…

Gli esercizi comunemente utilizzati con il BFR comprendono per la parte inferiore del corpo: Leg-Extesion, Leg-Curl, Calf, Squat, Stacchi, camminata e Cyclette.

Di seguito sono riportate le linee guida da seguire per quanto riguarda la progressione dell’esercizio in BFR e le difficoltà con il raggiungimento del volume: Carico: 20-30% 1RM (determinato, stimato). Se il soggetto raggiunge:

  • 75 ripetizioni = Continua con l’allenamento, rivaluta l’1RM entro 1-3 sessioni. Ristabilisci la nuova gamma del 20-30% man mano che la forza migliora.
  • 60-74 ripetizioni = Continua con l’allenamento, ma prolunga il periodo di riposo tra le serie 3 e 4 a 45 secondi. Fino al completamento di 75 ripetizioni.
  • 45-59 Ripetizioni = Continua con l’allenamento, ma estendi il periodo di riposo tra tutte le serie a 45-60 secondi.
  • <44 Ripetizioni = Ridurre il carico di circa il 10% fino a raggiungere 75 ripetizioni.
  • Se costretto a fermarsi prima di 75 ripetizioni a causa di dolore, indolenzimento o sensazione di disagio generale nell’area di posizionamento del laccio emostatico = Ridurre la pressione del laccio emostatico del 10% ad ogni sessione di allenamento fino a raggiungere la tolleranza pressoria. Aumentare la pressione della cuffia del 10% per raggiungere la pressione di occlusione dell’arto fino alla massima tollerabilità soggettiva.

Nota: diversi atleti dividono gli allenamenti della settimana in due set: nel primo set svolgono allenamenti tipici del Powerlifting o ibridati (vedi Powerbuilding), nel secondo set si dedicano ad allenamenti prettamente metabolici con l’inserimento in chiusura della seduta di un esercizio in BFR.

Possibili effetti collaterali e controindicazioni

Gli effetti collaterali che possono essere riportati durante l’esecuzione di esercizi in BFR sono svenimento e vertigini, intorpidimento, dolore e disagio, indolenzimento muscolare ad insorgenza ritardata.(106)

Tutti i soggetti devono essere valutati per i rischi e le controindicazioni all’uso del laccio emostatico prima dell’applicazione del BFR. I soggetti a probabile rischio di reazioni avverse sono quelli con scarsi sistemi circolatori, obesità, diabete, calcificazione arteriosa, tratto falciforme, ipertensione grave o compromissione renale.(107) Potenziali controindicazioni da considerare sono tromboembolia venosa, compromissione vascolare periferica, anemia falciforme, infezione delle estremità, linfoadenectomia, cancro o tumore, estremità con accesso alla dialisi, acidosi, frattura aperta, aumento degli innesti vascolari a pressione intracranica o farmaci noti per aumentare il rischio di coagulazione.(108)

Quando si usano lacci o fasce emostatiche, la quantità di pressione sul sistema vascolare non può essere controllata e ci sono state segnalazioni di casi di rabdomiolisi dovuti al VOT.(109) Un sostenitore del metodo, il dottor Yoshiaki Sato, ha rischiato la vita nel 1967 per via della mancata regolazione del VOT, portandolo a concentrarsi maggiormente sul controllo e la regolazione della pressione applicata sulla vascolarizzazione.

Conclusione

Il BFR training è senza dubbio una metodica allenante interessante da poter inserire nella propria preparazione, in specie sui gruppi muscolari carenti e a conclusione di una seduta ad essi dedicata, o semplicemente come “richiamo”. L’atleta o il preparatore che desidera applicare in modo corretto il BFR deve essere in grado di gestirlo in maniera ottimale. A tal fine il presente articolo può offrire le basi necessarie affinché ciò possa avvenire.

Gabriel Bellizzi

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  94. Patterson, Stephen D.; Brandner, Christopher R. (February 2017). “The role of blood flow restriction training for applied practitioners: A questionnaire-based survey” (PDF). Journal of Sports Sciences. 36 (2): 123–130.
  95. Loenneke, Jeremy P.; Fahs, Christopher A.; Rossow, Lindy M.; Sherk, Vanessa D.; Thiebaud, Robert S.; Abe, Takashi; Bemben, Debra A.; Bemben, Michael G. (2011-12-06). “Effects of cuff width on arterial occlusion: implications for blood flow restricted exercise”. European Journal of Applied Physiology. 112 (8): 2903–2912.
  96. Soligon, SD; Lixandrão, ME; Biazon, TMPC; Angleri, V; Roschel, H; Libardi, CA (September 2018). “Lower occlusion pressure during resistance exercise with blood-flow restriction promotes lower pain and perception of exercise compared to higher occlusion pressure when the total training volume is equalized”. Physiology International. 105 (3): 276–284.
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  98. Campos, GER, Luecke, TJ, Wendeln, HK, Toma, K, Hagerman, FC, Murray, TF, Ragg, KE, Ratamess, NA, Kraemer, WJ, and Staron, RS.
    Muscular adaptations in response to three different resistance-training regimens: Specificity of repetition maximum training zones. Eur J Appl Physiol. 88: 50-60, 2002.
  99.  Kraemer, WJ, Adams, K, Cafarelli, E, Dudley, GA, Dooly, C, Feigenbaum, MS, Fleck, SJ, Franklin, B, Fry, AC, Hoffman, JR, Newton,
    RU, Potteiger, J, Stone, MH, Ratamess, NA, and Triplett-McBride, T. American College of Sports Medicine position stand. Progression models in resistance training for healthy adults. Med Sci Sports Exerc. 34: 364380, 2002.
  100. Loenneke, JP, Wilson, GJ, and Wilson, JM. A mechanistic approach to blood flow occlusion. Int J Sports Med. 31: 1-4, 2010.
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  102. Takada, S, Okita, K, Suga, T, Omokawa, M, Kadoguchi, T, Sato, T, Takahashi, M, Yokota, T, Hirabayashi, K, Morita, N, Horiuchi, M, Kinugawa, S, and Tsutsui, H. Low-intensity exercise can increase muscle mass and strength proportionally to enhanced metabolic stress under ischemic conditions. J Appl Physiol. 1985(113): 199-205, 2012.
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  106. Brandner, Christopher & May, Anthony & Clarkson, Matthew & Warmington, Stuart. (2018). Reported Side-effects and Safety Considerations for the Use of Blood Flow Restriction During Exercise in Practice and Research. Techniques in Orthopaedics. 33. 1. 10.1097/BTO.0000000000000259.
  107. Jump up DePhillipo NN, Kennedy MI, Aman ZS, Bernhardson AS, O’Brien L, LaPrade RF. Blood Flow Restriction Therapy After Knee Surgery: Indications, Safety Considerations, and Postoperative Protocol. Arthroscopy techniques. 2018 Oct 1;7(10):e1037-43.
  108. Johnny Owens. Owens Recovery Science. Blood Flow Restriction Rehabilitation Accessed from http://www.owensrecoveryscience.com
  109. Spranger MD, Krishnan AC, Levy PD, O’Leary DS, Smith SA. Blood flow restriction training and the exercise pressor reflex: a call for concern. American Journal of Physiology-Heart and Circulatory Physiology. 2015 Sep 4;309(9):H1440-52.

Back Squat e Front Squat: stimoli muscolari differenti?

Lo stimolo dato dallo Squat ai muscoli quadricipiti, muscoli ischio crurali, muscoli adduttori e grande, piccolo e medio gluteo e muscoli polpacci non subisce alcuna differenza significativa tra l’esecuzione “Back” e “Front”. Gli scienziati dello sport presso l’Università della Florida lo hanno osservato confrontando gli effetti del Back-Squat con quelli del Front-Squat.(1)

Nell’ambiente delle palestre, tra le innumerevoli “leggende” che aleggiano su nutrizione, integrazione e allenamento, spesso si senti dire che il Front-Squat è più leggero sulla parte bassa della schiena e isola maggiormente i quadricipiti femorali, o che un modo di fare Squat è migliore dell’altro per il gluteo o gli ischiocrurali. Fino al momento della realizzazione del presente studio, le ricerche a riguardo erano state inconcludenti. Partendo da questo punto, i ricercatori dell’Università della Florida decisero dieci anni fa di esaminare le differenze tra le due varianti dello Squat.

I ricercatori hanno reclutato 9 uomini e 6 donne, tutti con un percorso di allenamento contro resistenza di almeno un anno, facendogli svolgere alternativamente il Back Squat e il Front Squat. I muscoli nei soggetti erano monitorati tramite elettrodi in modo tale che i ricercatori potessero misurare la forza espressa dai muscoli. La risultante fu che non trovarono alcuna differenza tra Back e il Front-Squat.

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BF = bicipite femorale [il tendine del ginocchio sulla parte esterna della coscia]; RF = rettore femorale [il grande muscolo quadricipite nella parte anteriore della coscia]; ST = semitendinosus [il tendine del ginocchio all’interno della coscia]; VL = vastus lateris [il quadricipite ane all’esterno della coscia]; VM = vastus medialis [il quadricipite  all’interno della coscia]; E = erector spinae [muscolo lungo la parte inferiore della colonna vertebrale].

I ricercatori hanno anche monitorato il grado di pressione causata a livello articolare dalle due varianti dello Squat. I risultati hanno mostrato che il Front Squat ha causato una pressione del 18% inferiore sull’articolazione del ginocchio rispetto al Back Squat.

Quindi, è possibile ipotizzare che gli atleti con problemi alle articolazioni del ginocchio, o soggetti alla loro comparsa, il Front Squat offre un vantaggio maggiore rispetto al Back Squat. Lo stesso vale per gli atleti che hanno una flessibilità ridotta nell’articolazione della spalla e trovano difficile tenere la barra mentre eseguono il Back Squat. Ma se non si hanno tali problemi non c’è motivo di scegliere una variante rispetto all’altra. L’effetto a livello muscolare è praticamente il medesimo, anche se la variabile dei carichi gestibili in ambo le varianti risulta senza dubbio incisiva.

Per concludere, non posso esimermi dal citare uno studio del 2015 (2) che prendeva nuovamente in esame le differenze tra le due varianti di Squat, e nel quale sono state misurate le attività elettromiografiche del vasto laterale, vasto mediale, retto femorale, semitendinoso, bicipite femorale, gluteo massimo ed erettore spinale mentre i partecipanti (n = 12, 21,2 ± 1,9 anni) stavano completando l’esecuzione del Front e del Back Squat con il massimo carico. Il t-test del campione accoppiato è stato utilizzato per confronti tra le due tecniche. I risultati hanno mostrato che l’attività elettromiografica del vasto mediale è risultata maggiore nel Front Squat rispetto al Back Squat durante la fase ascendente (P <0,05, d = 0,62; IC al 95%, -15,0 / -4,17) e l’intera esecuzione (P <0,05, d = 0,41; IC al 95%, -12,8 / -0,43), mentre l’attività elettromiografica semitendinosa (P <0,05, d = -0,79; IC al 95%, 0,62 / 20,59) era maggiore nel Back Squat nella fase ascendente. Rispetto alla variate Front Squat, il back Squat mostrava una inclinazione del tronco significativamente maggiore, senza differenze nella cinetica dell’articolazione del ginocchio durante tutto il movimento. I risultati possono suggerire che il Front Squat può essere preferito al Back Squat per lo sviluppo dell’estensore del ginocchio e per prevenire possibili lesioni lombari durante il carico massimo.

 

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-Back Squat  – Front Squat

Due studi differenti ma che mostrano entrambi alcune similitudini riguardo alle reali differenze tra le due varianti dello Squat, differenze visibili anche attraverso il grafico sopra esposto.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19002072
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25630691

PipeNig-FL e composizione corporea

Secondo uno studio in vitro di recente pubblicazione su “Nutrients”, studio realizzato da biologi italiani dell’Università di Torino, i composti presenti nell’estratto di pepe nero PipeNig-FL potrebbero avere il potenziale di agevolare il miglioramento della condizione ipertrofica muscolare e di bloccare l’aumento della massa grassa ad una concentrazione di 1 nanomol.(1)

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Trans-beta-Cariofillene

Quando gli utilizzatori di integratori per lo sport utilizzano prodotti contenenti estratti di pepe nero, di solito questi contengono bioperina. Poiché la bioperina nell’intestino tenue elimina alcuni enzimi, aumenta l’assorbimento di una vasta gamma di sostanze bioattive. Tuttavia, esiste il PipeNig-FL il quale è un tipo completamente diverso di estratto. Contiene principalmente trans-beta-cariofillene.

 

Il PipeNig-FL è un estratto di pepe nero prodotto dall’azienda italiana Biosfered.(2)

Nella seguente immagine è possibile vedere la composizione del PipeNig-FL.

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La Biosfered ha condotto ricerche su esseri umani per valutare l’effetto analgesico del PipeNig-NL, sospettando o, meglio, sperando che il nuovo estratto potesse avere effetti biologici ancora più interessanti. Da qui la ricerca in vitro dell’Università di Torino.

Quando i ricercatori hanno esposto le cellule muscolari nelle provette a una forma tracciata di glucosio e PipeNig-FL, hanno osservato che l’estratto ha aumentato l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule. Nelle cellule muscolari il trans-beta-cariofillene ha attivato il trasportatore del glucosio GLUT4[in basso a destra]. Ciò si è verificato con una concentrazione di 1 nanomol [in basso a sinistra] – che è sorprendentemente basso.

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Nelle cellule adipose, il trans-beta-cariofillene ha bloccato l’aumento della quantità di grasso immagazzinato [in alto a destra]. Le cellule adipose biosintetizzano in piccola parte, e in particolari condizioni, il grasso convertendo il glucosio (de novo lipogenesi). Apparentemente, il trans-beta-cariofillene inibisce l’assorbimento del glucosio dalle cellule adipose. Tuttavia, il principio attivo del PipeNig-FL non era dannoso per le cellule adipose.

I livelli di GLUT4 sono significativamente ridotti nelle cellule del tessuto muscolo scheletrico dei pazienti con diabete di tipo 2 e nei soggetti insulino-resistenti non diabetici. Come ormai risaputo, lo sviluppo di composti terapeutici in grado di indurre l’espressione / traslocazione dei GLUT4 può quindi migliorare la sensibilità all’insulina e ridurre la resistenza all’insulina.

Diverse molecole bioattive di origine vegetale sono state elencate come possibili stimolanti della traslocazione e/o espressione dei GLUT4, tra cui il Resveratrolo, l’Acido Clorogenico, la Daidzeina, la Curcumina e la Astaxantina. Come componente principale del PipeNig-FL, il trans-beta-cariofillene potrebbe ora essere incluso in questo elenco.

Il risultato dello studio è senza dubbio promettente, ma non fatevi prendere troppo dall’entusiasmo. I motivi sono legati al fatto che si tratta di un semplice studio in vitro che, oltretutto, è stato in parte finanziato dalla stessa azienda produttrice dell’estratto (la Biosfered). Inoltre, uno dei coautori della pubblicazione era un dipendente della Biosfered.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://doi.org/10.3390/nu11112788
  2. https://biosfered.com/

CICLO MESTRUALE E RICOMPOSIZIONE CORPOREA

L’ipotesi del miglioramento della composizione corporea in soggetti di sesso femminile variando i fattori allenante e alimentare in base alla fase del ciclo mestruale si è diffusa negli ultimi anni grazie ai lavori di Lyle McDonald. Nonostante ciò, le evidenze in merito sono ancora poche e la maggior parte dei possibili vantaggi di tale approccio in giovani donne provengono da dati empirici raccolti nel tempo da atlete e Preparatori. Esistono comunque degli studi dal valido designer che ci mostrano il potenziale di questa pratica di gestione della preparazione “drug free” al femminile. Uno studio a riguardo di particolare interesse, e che riporterò in questa sede, è quello svolto dai ricercatori dell’Università Ruhr di Bochum e pubblicato su “Springerplus” nel novembre del 2014.(1)

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Le donne presentano livelli ematici maggiori di Testosterone ed Estradiolo durante la Fase Follicolare del loro ciclo mestruale rispetto alla Fase Luteale. Gli scienziati dello sport sospettano da tempo che le atlete possano sfruttare le fluttuazioni ormonali legate alle fasi del ciclo mestruale.

I ricercatori si aspettavano di osservare un recupero più rapido dalla seduta allenante durante la Fase Follicolare. Per scoprirlo, i ricercatori hanno svolto l’esperimento sopra accennato reclutando 20 donne la cui età media era di 25 anni. Le donne avevano tutte un ciclo regolare e non usavano alcuna pillola contraccettiva.

I soggetti dell’esperimento sono stati sottoposti ad allenamenti su Leg-Press. Tali allenamenti consistevano nello stimolo separato degli arti inferiori sinistro e destro.

Gli allenamenti durante la Fase Follicolare avevano un volume maggiore per un arto e non per l’altro e viceversa durante la Fase Luteale. Ogni ciclo consisteva in: 8 set durante la Fase Follicolare e 2 durante la Fase Luteale [FT] o 8 set durante la Fase Luteale e 2 durante la Fase Follicolare [LT].

L’esperimento è durato per cinque cicli mestruali.

Alla fine dell’esperimento i soggetti sottoposti alla routine allenante con volume alternato per ogni arto inferiore, presentavano il 46% di massa muscolare e il 42% di forza in più nella gamba che avevano allenato con maggiore enfasi durante la Fase Follicolare rispetto all’altra gamba.

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I ricercatori conclusero, forse un po’ troppo entusiasticamente, raccomandando alle atlete eumenorroiche, e che non usano contraccettivi, di basare la propria periodizzazione nell’allenamento della forza sul proprio ciclo mestruale.

Personalmente, ho visto diverse atlete approcciarsi a tale schema prepararatorio osservando costantemente un obbligo di variazioni allenante e alimentari che va oltre un modello schematico. E’ teoricamente possibile che,per esempio, e molto semplicisticamente, di base periodi con livelli maggiormente marcati di Estradiolo possano essere gestisti al meglio con un carico glucidico più consistente (vedi effetto del Estradiolo sul metabolismo glucidico) e un maggiore volume allenante (contesto tipico della Fase Follicolare), mentre periodi con livelli maggiormente marcati di Progesterone potrebbero essere gestiti vantaggiosamente riducendo il carico glucidico (vedi correlazione tra Progetserone e insulino sensibilità/resistenza) e il volume allenante.

Ricordatevi sempre che per quanto affascinante e logica possa essere (o sembrare) una teoria, prima di poterla considerare universalmente valida si necessita di prove e controprove, di valutazione del grado di efficacia.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

 

 

SESAMOLO E RIDUZIONE DELL’ACCUMULO DI GRASSO.

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Sesamolo

Sebbene non vi siano al momento studi sull’uomo in grado di dimostrare un potenziale d’effetto del Sesamolo sul miglioramento della composizione corporea, questa molecola sembra promettente in base a ciò che è emerso da uno studio svolto su animali da parte dei ricercatori della Northwest A&F University (Cina) e pubblicato sulla rivista Molecular Nutrition & Food Research nell’agosto 2017.(1)

Lo studio in questione è stato svolto usando topi C57BL/6J. Questi animali sono stati alimentati per 12 settimane con mangime ricco in grassi e Fruttosio [HFFD]. Ad alcuni di questi topi era stato somministrato Sesamolo disciolto nella loro acqua [HFFD + sesamol]. La dose utilizzata nell’esperimento, se comparata all’essere umano, sarebbe stata in media di 400-500mg di Sesamolo al giorno.

I topi del gruppo di controllo sono stati alimentati con cibo standard, senza componenti obesogenici. A questi topi non è stato somministrato Sesamolo [Control].

Il Sesamolo è presente nei semi di Sesamo, insieme a lignani come Sesamina, Episamina, Sesamolina e Sesaminolo [vedi figura seguente]. Il Sesamolo è un elemento costitutivo di questi lignani. Questa molecola è utilizzata anche come materia prima nell’industria chimica, per la sintesi di Paroxetina e insetticidi.

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Sebbene l’effetto dimagrante del Sesamolo nell’uomo non sia stato ancora esaminato, alcune aziende di integratori alimentari hanno già iniziato a commercializzare supplementi per la perdita di peso contenenti questa molecola.

Senza divagare oltre, è possibile che in futuro il Sesamolo possa comparire anche in qualche “Testobooster”. Esistono alcuni studi in vitro nei quali il Sesamolo ha mostrato di poter aumentare la sintesi di Testosterone da parte delle cellule di Leydig attivando la proteina StAR.(2) Al tempo stesso, il Sesamolo sembra possedere un lieve effetto anti-estrogenico in altri tipi di cellule.(3)

Tornando allo studio qui trattato, la supplementazione con Sesamolo ha dimezzato l’aumento di peso dei topi sovralimentati, come mostrato nel seguente grafico.

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I ricercatori hanno scoperto che il Sesamolo ha specificamente inibito l’aumento del tessuto adiposo. Ciò è conforme ai risultati ottenuti attraverso studi in vitro in cui il Sesamolo ha mostrato di bloccare l’assorbimento dei substrati energetici da parte delle cellule adipose e di sabotare lo sviluppo dei pre-adipociti.(4)

Il Sesamolo ha migliorato l’effetto dell’Insulina riducendo la resistenza ad essa. Se ai topi veniva somministrato glucosio, il Sesamolo causava un rapido calo della glicemia ematica. La somministrazione di Sesamolo ha normalizzato i livelli di Insulina e glucosio quando i topi erano a digiuno.

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Il grafico in alto a sinistra mostra come funziona il Sesamolo a livello molecolare. Nei topi messi all’ingrasso, il Sesamolo ha mantenuto la produzione di PGC-1α. La PGC-1α è il regolatore principale della biogenesi mitocondriale. (5)(6)(7)

La figura sopra si riferisce a cellule adipose del grasso marrone, ma i ricercatori hanno osservato fenomeni simili anche nel fegato. Il Sesamolo probabilmente agisce a livello sistemici, almeno da quanto emerge da studi in vitro svolti su diversi tipi di cellule. (8)(9) Sembrerebbe che il Sesamolo sia un attivatore universale dell’AMPK.

Il Sesamolo, quindi, ha ridotto l’accumulo di grasso e la resistenza all’insulina indotte dalla dieta ricca di grassi e Fruttosio nei topi C57BL / 6J. In particolare, il Sesamolo ha in parte normalizzato le espressioni geniche del metabolismo lipidico dei mitocondri e l’accumulo di lipidi nel sangue e nei tessuti adiposi.

Pertanto, concludono i ricercatori, il Sesamolo potrebbe essere considerato un complemento nutrizionale alternativo in combinazione con strategie preventive e terapeutiche contro le complicanze associate all’obesità.

Dal canto mio, se la molecola in questione dovesse mai dimostrare un effetto significativo nell’uomo, il suo utilizzo da parte dei BodyBuilder in periodi di sovralimentazione potrebbe dare vantaggi significativi prolungando il periodo produttivo in regime ipercalorico.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://doi.org/10.1002/mnfr.201600717
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21863802
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21141889
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26616060
  5. Valero T (2014). “Mitochondrial biogenesis: pharmacological approaches”. Curr. Pharm. Des. 20 (35): 5507–9. doi:10.2174/138161282035140911142118. hdl:10454/13341. PMID 24606795. Mitochondrial biogenesis is therefore defined as the process via which cells increase their individual mitochondrial mass [3]. … This work reviews different strategies to enhance mitochondrial bioenergetics in order to ameliorate the neurodegenerative process, with an emphasis on clinical trials reports that indicate their potential. Among them creatine, Coenzyme Q10 and mitochondrial targeted antioxidants/peptides are reported to have the most remarkable effects in clinical trials.
  6. Jump up to: a b Sanchis-Gomar F, García-Giménez JL, Gómez-Cabrera MC, Pallardó FV (2014). “Mitochondrial biogenesis in health and disease. Molecular and therapeutic approaches”. Curr. Pharm. Des. 20 (35): 5619–5633. doi:10.2174/1381612820666140306095106. PMID 24606801. Mitochondrial biogenesis (MB) is the essential mechanism by which cells control the number of mitochondria.
  7. Jump up to: a b Dorn GW, Vega RB, Kelly DP (2015). “Mitochondrial biogenesis and dynamics in the developing and diseased heart”. Genes Dev. 29 (19): 1981–91. doi:10.1101/gad.269894.115. PMC 4604339. PMID 26443844.
  8. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30263528
  9. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26059394

UNA ANALISI SCIENTIFICA DEL METODO SST (SARCOPLASMA STIMULATING TRAINING).

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Ricordo molto bene l’ondata di sensazionalismo che la metodica allenante ideata da Patrick Tuor, denominata SST (acronimo di Sarcoplasma Stimulating Training), scatenò tra i palestricoli nostrani. Ad essere onesto, la “creatura” di Tuor affascinò anche me, all’epoca giovane Preparatore che muoveva i suoi primi e timidi passi nel settore. C’è da dire anche che all’ora le mie conoscenze sullo stimolo ipertrofico indotto da allenamenti contro resistenza erano alquanto basilari, e l’alone di “autorevolezza” che aleggiava (e aleggia) sul preparatore ex-agonista aveva ancora effetti sul mio metro di giudizio, non tanto perché la cosa mi convincesse pienamente ma piuttosto per via del mio desiderio di evitare scontri inutili con la massa di discepoli che un personaggio di una certa notorietà si porta inesorabilmente dietro. Con ciò non voglio assolutamente criticare il metodo SST che, oltre al nome di matrice più che altro commerciale, ha una validità d’effetto indubbia ma non superiore ad altre metodiche molto più datate. Per chi non conoscesse l’SST, in breve, si tratta di un elemento coadiuvante da inserire nella seduta in sala pesi e consistente in un esercizio per gruppo muscolare costituito da una struttura piramidale inversa con carichi quindi variabili e intensificazione alternata delle fasi del T.U.T. (Time Under Tension) con scalo dei tempi di recupero tra i set.

Un esempio di SST può essere il seguente:

  • 1° set: carico del 80% del 1RM, 3 serie da 10 ripetizioni con 15 secondi di recupero;
  • 2° set: riduzione carico del 20%, 1 serie da 10 ripetizioni con focus sull’eccentrica svolta con un tempo di 5 secondi;
  • 3° set: riduzione carico del 20%, 1 serie da 10 ripetizioni con focus sulla concentrica svolta con un tempo di 5 secondi;
  • 4° set: riduzione carico del 20%, 1 serie da 10 ripetizioni con focus in isometria fino a cedimento.

L’SST non è altro, quindi, che un piramidale inverso maggiormente “curato” nei dettagli. Questa metodica trova i suoi punti forti nello sfruttare le due variabili allenanti di maggiore impatto sullo stimolo ipertrofico, la tensione meccanica (determinata dal carico e dal T.U.T.) e lo stress metabolico (legato alla densità dell’allenamento). Rappresenta senz’altro una variante da poter inserire nelle programmazioni di soggetti avanzati in regimi ipercalorici o, comunque, tali da poter permettere la tollerabilità da parte dell’individuo di una certa intensità di lavoro.

Dopo questa doverosa introduzione arriviamo allo studio che mi ha spinto a scrivere il presente articolo.

Nel maggio di quest’anno è stato pubblicato su “Frontiers in Physiology” uno studio svolto da ricercatori dell’Università Cattolica di Brasilia sugli effetti del SST sullo stimolo ipertrofico. (1)

I ricercatori hanno reclutato 12 soggetti di sesso maschile con un esperienza nell’allenamento contro resistenza dai 2 agli 8 anni. I soggetti dello studio sono stati sottoposti in tre diverse occasioni ad allenamenti dei bicipiti e dei tricipiti.

Come prima cosa, i soggetti sono stati fatti allenare come di loro consuetudine usando un carico con il quale erano in grado di svolgere al massimo 10 ripetizioni. Con questo carico hanno eseguito 8 serie a cedimento per gruppo muscolare (bicipite e tricipite). Successivamente, in altre due occasioni, i soggetti sono stati fatti allenare con il metodo SST in due sue varianti.

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Gli allenamenti in SST non hanno causato un aumento della concentrazione ematica di acido lattico maggiore rispetto ad un tradizionale allenamento contro resistenza.

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Prima e dopo gli allenamenti, i ricercatori hanno determinato lo spessore del bicipite e del tricipite attraverso delle scansioni. Scoprirono così che l’allenamento con il metodo SST causava un maggiore aumento del pompaggio muscolare (maggior richiamo di sangue e nutrienti a livello miocitario) rispetto ad una seduta allenante tradizionale. L’approccio SST-CT si è rivelato particolarmente efficace in questo.

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Come risaputo, la tensione meccanica, lo stress metabolico e il danno muscolare sono, in ordine di importanza, gli stimoli allenanti che inducono la risposta ipertrofica. Il fattore “pompaggio” si ricollega allo stress metabolico in quanto l’infiammazione locale, dovuta anche all’accumulo di metaboliti di scarto, richiama sangue, quindi ossigeno, nutrienti e lo stimolo di fattori di crescita.(2)(3)(4)

I ricercatori affermano che i soggetti altamente allenati possono trarre vantaggio dal cambiamento della loro routine di allenamento contro resistenza usando il metodo di allenamento SST, poiché questo metodo può offrire uno stimolo dello spessore muscolare superiore, anche con un volume di allenamento totale inferiore rispetto a un approccio più tradizionale .

Tuttavia, concludono, gli effetti cronici del metodo SST sull’ipertrofia muscolare e sulla forza rimangono da determinare.

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PS: Ricordiamoci che l’allenamento con sovraccarichi induce sempre entrambi i tipi di ipertrofia muscolare (Sarcoplasmatica e Miofibrillare). Ovviamente, l’una può prevalere sull’altra a seconda del tipo di allenamento al quale si sottopone il soggetto e dei metabolismi energetici richiesti a soddisfare il lavoro. Un allenamento costantemente anaerobico lattacido, tipico del Body Building, comporta una maggiore risposta ipertrofica a carico del componente sarcoplasmatica, mentre le serie brevi ad alte percentuali di carico, tipiche dei PowerLifter, stimolano maggiormente l’ipertrofia della componente miofibrillare.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://doi.org/10.3389/fphys.2019.00579
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22051111
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26280652
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30335577

Basse dosi di Testosterone e composizione corporea nelle donne.

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Nel 2019 dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che la risposta agli androgeni da parte delle donne è molto più accentuata rispetto agli uomini ma, purtroppo, non sembra essere così. La cosa si manifesta nel dilagare di fenomeni da baraccone che, sebbene aventi condizioni ipertrofiche di un certo livello, mostrano gradi di mascolinizzazione imbarazzanti, da cambio di sesso. Ora, non ho intenzione di fare una disamina dei disturbi di identità che portano certi membri del gentil sesso ad affidarsi a soggetti incompetenti nel campo della farmacologia applicata al miglioramento delle prestazioni sportive con l’intento di diventare il “lui” con qualcosa di “lei”, ma è, come sempre, mia intenzione far riflettere sull’oggettività delle cose. Se è sufficiente 1/5 del dosaggio di un uomo per avere una spiccata risposta ipertrofica con un buon grado di conservazione della femminilità, qual senso denaturare l’estetica del BodyBuilding femminile con dosaggi che sarebbero alti anche per molti uomini? Il diventare “più grosse”? Naaa, non regge più come scusa…

testocrem.pngRecentemente, è stato pubblicato uno studio sul “British Journal of Sports Medicine” da parte di ricercatori svedesi i quali hanno sottoposto delle donne a trattamento topico a base di 10mg di Testosterone al giorno. Tale dosaggio lungi dal poter far raggiungere la soglia ematica di Testosterone riscontrabile in un uomo, ma è stata sufficiente a portare un aumento della massa muscolare, un calo della massa grassa e il miglioramento della resistenza.(1)

 

Alcune donne (non parlo dei soggetti con PCO) producono molto più Testosterone del normale a causa di un difetto congenito. Tra i migliori atleti è possibile trovare queste donne con un rapporto 140 volte superiore rispetto a quello riscontrabile nel resto della popolazione. (2) I ricercatori svedesi del Karolinska Institutet si sono chiesti se tali anomalie possano effettivamente dare vantaggi prestativi negli sport alle donne.

I ricercatori hanno diviso 48 donne normali, sane e attive di età compresa tra 18 e 35 anni in 2 gruppi. Durante le 10 settimane di durata dell’esperimento, le donne prese in esame hanno applicato 1ml di soluzione topica (crema) sull’esterno coscia ogni notte. Le donne del gruppo placebo hanno usato una soluzione senza sostanze bioattive, mentre le donne del gruppo sperimentale hanno applicato quotidianamente sulla cute una soluzione contenente 10mg di Testosterone.

I ricercatori hanno utilizzato AndroFeme, un prodotto realizzato dall’azienda Australian Lawley Pharmaceuticals.(3) AndroFeme è destinato alle donne in post-menopausa.

Nelle donne che avevano applicato la soluzione contenente Testosterone, il livello ematico dell’ormone era aumentato di un fattore 4,8. Questo livello è inferiore a quello che ci si aspetterebbe di trovare negli uomini. Gli uomini sani hanno un livello minimo di Testosterone di almeno 12nanomoli per litro.

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Nell’immagine in alto a destra è possibile osservare come la dose di Testosterone somministrata giornalmente non ha avuto effetti sulla forza espressa alla Leg-Extension. Inoltre, le donne trattate non erano in grado di saltare più in alto [vedi in alto a sinistra].

I vantaggi della somministrazione topica di 10mg di Testosterone si sono manifestati in un aumento della resistenza aerobica delle donne trattate. Durante un test in cui le donne dovevano correre su un tapis roulant con una pendenza sempre più elevata [in basso a sinistra] e un test in cui le donne dovevano pedalare per 30 secondi il più velocemente possibile [in basso a destra], la somministrazione di Testosterone ha portato ad un aumento rispettivamente il tempo di esaurimento e la velocità massima esprimibile.

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La massa muscolare totale nelle donne trattate con Testosterone ha subito un aumento del 2%, anche se i soggetti non hanno subito un incremento di peso. L’aumento della massa muscolare è stato compensato da una diminuzione della massa grassa (ricomposizione corporea).

Nel gruppo Testosterone, i cambiamenti corporei che potrebbero essere il risultato del trattamento ormonale, come l’aumento dell’acne e dei peli nel viso e nel corpo, erano tre volte più comuni rispetto al gruppo placebo. Più del 70% delle donne del gruppo Testosterone ha riportato questi cambiamenti. Ovviamente, vista la dose, non sono stati particolarmente marcati.

I ricercatori concludono con il dire che il loro studio supporta un effetto causale del Testosterone sulle prestazioni fisiche, misurato in base al tempo di esaurimento, in giovani donne sane. L’effetto ergogenico dovuto alla concentrazione di Testosterone moderatamente aumentata nel breve termine sembrava applicarsi solo sulla prestazione aerobica.

Il Testosterone ha anche promosso un miglioramento della composizione corporea con un aumento della massa muscolare sebbene il peso corporeo fosse invariato.

Vi ricordo che 10mg di Testosterone somministrato per via topica hanno una biodisponibilità molto contenuta. Ma nonostante ciò, gli effetti positivi si sono manifestati in modo statisticamente significativo.

La dose può fare il veleno o una differenza tutto sommato positiva…

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://doi.org/10.1136/bjsports-2018-100525
  2. https://academic.oup.com/jcem/article/99/11/4328/2836760
  3. https://www.lawleypharm.com.au/

META-ANALISI COMPARATIVA TRA CARDIO HIIT E CARDIO LISS/MISS

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Quando si parla di EPOC e VO2max, è ormai noto che l’High Intensity Interval Training (HIIT) sia più impattante rispetto al classico allenamento di resistenza (Cardio LISS/MISS). Ma quando si parla di perdita di peso/grasso, l’HIIT non mostra alcun vantaggio d’efficacia rispetto alla controparte. Questo è il risultato di una meta-analisi comparativa che i ricercatori affiliati all’Università di Sydney hanno recentemente pubblicato su “Sports Medicine”.(1)

I ricercatori hanno selezionato 47 studi nei quali venivano confrontati gli effetti di un classico allenamento Cardio LISS/MISS con quelli del HIIT. Per essere presi in considerazione dai ricercatori, gli studi dovevano essere durati come minimo 4 settimane.

I soggetti presi in esame negli studi erano spesso in sovrappeso o obesi, anche se in alcuni erano normo peso. In diversi studi analizzati i soggetti erano sedentari, mentre in alcuni lavori erano stati presi esame soggetti fisicamente attivi.

Dopo aver comparato i risultati degli studi selezionati, i ricercatori hanno constatato che, in media, l’HIIT migliorava il VO2max rispetto al classico allenamento aerobico di resistenza, ma le differenze sul miglioramento delle condizioni prestative non era marcato, anche se i dati mostrano qualche vantaggio nel HIIT.

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Per quanto riguarda la composizione corporea, non vi era differenza tra le due pratiche allenanti.

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Anche in questa meta-analisi, come già emerso in passato, non sono state osservate differenze statisticamente significative in termini di riduzione della massa grassa.

La conclusione dei ricercatori dell’Università di Sydney è stata che l’HIIT può portare  a maggiori vantaggi prestativi mentre a livello della composizione corporea non vi sono praticamente differenze tra questa metodica e il classico Cardio LISS/MISS. Tanto per sottolineare una volta di più l’ovvio in contrapposizione alla faziosità senza logica.

In conclusione, se l’obbiettivo è quello di aumentare l’output calorico in un regime dimagrante, la preferenza tra HIIT e LISS/MISS dovrebbe basarsi semplicemente sulla aderenza personale al programma con una o l’altra metodica. A parità di distanza percorsa, le Kcal consumate saranno le medesime, con le uniche differenze nel substrato energetico utilizzato durante la seduta (irrilevante sulla composizione corporea) e il tempo di esecuzione della stessa.

Ah, quasi dimenticavo… C’è un enorme differenza d’effetto sistemico tra l’esecuzione di sedute cardio di durata contenuta e quelle riscontrate nei maratoneti … Quindi evitiamo inutili isterismi “cardiofobici”…

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://doi.org/10.1007/s40279-019-01167-w

PRESUNTO EFFETTO PROTETTIVO CARDIOVASCOLARE DELLA TAURINA DURANTE L’USO DI AAS

molecola-taurinaSecondo uno studio su animali svolto da fisiologi rumeni presso l’Università di Medicina e Farmacia Carol Davila e pubblicato su “Medicina”, la supplementazione di Taurina potrebbe offrire protezione cardiovascolare agli utilizzatori di AAS.(1)

Per lo svolgimento del loro studio, i ricercatori hanno diviso dei ratti maschi in 4 gruppi:

  • Un gruppo di controllo [C] al quale non è stato somministrato alcun farmaco;
  • Un gruppo al quale veniva somministrata un’iniezione settimanale di Nandrolone Decanoato [A];
  • Un gruppo al quale veniva somministrata della Taurina miscelata all’acqua [T];
  • Un gruppo al quale veniva somministrata un’iniezione settimanale di Nandrolone Decanoato e Taurina miscelata all’acqua [AT].

Nei tre mesi di durata dell’esperimento, la concentrazione dei Trigliceridi nel sangue dei ratti trattati con Nandrolone era ovviamente peggiorata. L’ipertrigliceridemia è un noto fattore di rischio per malattie cardiovascolari. La supplementazione di Taurina, tuttavia, ha impedito il verificarsi di questo aumento dei livelli di Trigliceridi, come mostrato nella figura seguente.

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La somministrazione di Nandrolone decanoato ha portato anche ad una riduzione delle concentrazioni di HDL, una condizione nota per essere un fattore di rischio cardiovascolare. La figura seguente mostra l’impatto “contenitivo” sulla riduzione del HDL che la Taurina ha esercitato nei topi trattati con Nandrolone Decanoato e la supplementazione dell’aminoacido.

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Nel 2016, i ricercatori rumeni avevano pubblicato un altro studio svolto su animali, condotto esattamente nelle stesse modalità, nel Journal of Medical and Biological Research. (2) In quello studio, la somministrazione di Nandrolone Decanoato aveva causato un aumentato della pressione sanguigna dei ratti trattati, ma la co-somministrazione con Taurina aveva ridotto notevolmente questo incremento pressorio.

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I ricercatori affermano che, alla luce delle evidenti prove relative alla provata sicurezza della somministrazione di Taurina nell’uomo, il loro studio solleva il presupposto che la Taurina potrebbe essere utile in determinate circostanze associate ad alti livelli di androgeni circolanti in cronico, come nei disturbi endocrini o nell’abuso di AAS da parte degli atleti.

Bisognerebbe comunque prendere i risultati del presente studio con la dovuta cautela. Si tratta pur sempre di uno studio svolto su animali (ratti) e le variabili nella risultante che l’applicazione di questo protocollo integrativo potrebbero avere sull’uomo potrebbero essere assai diverse.

La dose di Nandrolone Decanoato somministrata ai ratti rapportata al dosaggio umano ammonterebbe a 200mg a settimana. Dosaggio decisamente minimale rispetto ai livelli (stupidamente) raggiunti dalla media degli utilizzatori odierni.

Per quanto modesto possa essere il dosaggio di Nandrolone Decanoato utilizzato nel presente studio, la dose di Taurina che i ricercatori somministravano ai ratti era decisamente elevata. Il dosaggio rapportato all’essere umano equivarrebbe a circa 15g di Taurina al giorno. In questo caso la dose è nettamente inferiore agli standard di utilizzo per questo aminoacido (dose massima raccomandata 8g/die). Giova ricordare che vi sono studi in attesa di conferma che indicano come un eccesso di Taurina negli adulti provochi ipertensione (il che andrebbe ad annullare i presunti benefici sulla pressione in co-somministrazione con AAS) e problemi gastrointestinali (diarrea e ulcera peptica). Sembra inoltre che l’assunzione di alti dosaggi di Taurina contribuiscano ad aggravare la psoriasi (comparsa di prurito, squame e diffusione delle lesioni cutanee).

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. http://dx.doi.org/10.3390/medicina55090540
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27254659