Metformina: caratteristiche e uso nel Body Building

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Metformina

La Metformina è un farmaco appartenente alla famiglia delle biguanidi usato per il trattamento del diabete di tipo II. Il diabete di tipo II è detto anche diabete mellito non insulino dipendente. Comunque, la Metformina può essere prescritta anche per il trattamento del diabete di tipo I (insulino dipendente) per controllare il glucosio ematico in combinazione con iniezioni di Insulina.

La caratteristica principale della Metformina è di interagire fortemente con l’AMPK regolandone l’espressione. Infatti una sua sottoregolazione porta a consumare ATP, sintetizzare colesterolo e acidi grassi e a consumare glucosio: situazione in cui i livelli di insulina sono abbastanza alti (dunque abbondanza energetica). Al contrario invece, una sua sovraregolazione porta a creare ATP, consumare maggiormente acidi grassi per scopi energetici ed è una situazione metabolica simile alla restrizione calorica in cui i livelli d’insulina si mantengono bassi (dunque scarsità energetica).
La Metformina sovraregolando l’AMPK ha mostrato di avere quindi un impiego terapeutico alquanto trasversale nella cura delle disfunzioni metaboliche.

 

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Dunque la Metformina (sovraregolando l’AMPK) attua:

– riduzione della secrezione d’insulina
– riduzione della sintesi di acidi grassi e colesterolo dalle due situazione precedenti deriva:
– incremento della lipolisi
– incremento dell’ossidazione lipidica, captazione di glucosio e glicolisi nei muscoli scheletrici
– incremento dell’ossidazione lipidica e captazione di glucosio da parte del cuore
– inibizione dei processi pro-infiammatori
– riduzione a circa la metà dell’assorbimento di glucosio dal tratto gastrointestinale
– inibizione della gluconeogenesi epatica del 36%
– aumento del numero e della sensibilità dei recettori insulinici,
– incrementando la captazione del glucosio sulle strutture periferiche
– aumenta l’ossidazione lipidica per scopi energetici
Dalla seguente meta-analisi è risultato che la Metformina riduceva del:

– 5,3% il BMI e i trigliceridi
– 4,5% la glicemia a digiuno
– 14,4% l’insulina a digiuno
– 5,6% il colesterolo LDL
– 40% l’insorgenza del diabete (nei soggetti pre-diabetici)

incrementando del 5% il colesterolo HDL. La metformina dunque potrebbe essere usata anche nei soggetti dislipidemici con valori moderatamente alterati dell’LDL, anzichè usare le statine, e in associazione con repaglinide poichè ha mostrato da un lato di incrementare l’insulino sensibilità e dall’altro di migliorare il profilo lipidico.
Non è attualmente chiaro però il meccanismo tramite cui riesce ad attivare l’AMPK, ma altre ipotesi sul come la Metformina riesca ad inibire la produzione epatica di glucosio sono state avanzate. Ad esempio è stato ipotizzato che la Metformina possa inibire la glicerolo 3-fosfato deidrogenasi mitocondriale (mGPD) il che ridurrebbe la produzione di glucosio epatico dal glicerolo e dal lattato, ma il sistema shuttle del glicerolo fosfato è poco rilevante a livello
epatico a differenza di quello del malato aspartato, tant’è che su modello animale la distruzione dello shuttle glicerolo fosfato non ha alterato la glicemia ed inoltre si potrebbe prevedere che la gluconeogenesi dal lattato non sarebbe stata influenzata dato che il NADH prodotto dalla conversione del lattato a piruvato sarebbe stato consumato dalla gliceraldeide 3-f osfato
deidrogenasi durante la gluconeogenesi.
Però è stato trovato un anello di congiunzione tra questi due meccanismi, poichè è stato visto che la sovraregolazione dell’AMPK inibiva la mGPD nei lieviti (molto simile a quella umana), ciò spiegherebbe la possibile interazione fra il pathway che regola la mGPD e l’azione diretta che la Metformina esplica sull’AMPK.

 

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E’ interessante notare che studi relativamente recenti suggeriscono che la Metformina possa inibire direttamente l’azione della leucina sull’mTOR. Non solo ciò sarebbe un cattivo segno per la crescita muscolare, ma l’effetto inibitorio della Metformina sull’mTOR dovrebbe avere un effetto principale per la sua correlazione con la riduzione del rischio di tumori mortali nei diabetici. Interessante quanto postulato dal Dr. Melnik della University of Osnabrück in Germania: la Metformina può essere una concorrente diretta della leucina per il legame e l’attivazione dell’mTORC1. Il dottore ha osservato nel suo articolo che la consueta dose quotidiana nei diabetici di Metformina (2 g) è nel range dei 2 g di leucina derivati dal consumo giornaliero di 100 g di carne o di formaggio. Poiché le due sostanze sono simili di struttura e dimensioni, possono essere in competizione per i medesimi siti nell’attivazione dell’mTOR.

Comunque, la Metformina possiede queste tre caratteristiche di rilevante interessa:

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Rappresentazione schematica della Gluconeogenesi

1) Aumenta il numero e la sensibilità dei recettori cellulari per l’Insulina;
2) Diminuisce la quantità di glucosio/zucchero assorbita dall’intestino;
3) Diminuisce la quantità di glucosio/zucchero prodotta dal fegato (una fonte primaria per la produzione di glucosio epatico sono gli aminoacidi).

 

 

Questi tre effetti spiegano perché raramente la somministrazione clinica di Metformina si traduce in casi di maggiori effetti ipoglicemici durante la somministrazione del farmaco da solo. Comunque, quando somministrato in combinazione con iniezioni di insulina e/o di sulfonylureas (Glipizide) si verifica un incremento significativo dei fabbisogni di carboidrati e aumento del peso.

Le sopra menzionate caratteristiche esplicate dalla Metformina hanno fatto si che questo farmaco entrasse nell’arsenale della supplementazione farmacologica sportiva, soprattutto nel Body Building.

Generalmente i Body Builder utilizzano gli effetti della Metformina in modo diverso per fasi diverse:

1) Durante le fasi di massa (Bulk), con l’utilizzo di insulina esogena, 500-800mg di Metformina 1-2 volte al giorno hanno aumentato l’efficacia dell’insulina. Ciò è stato dovuto a un incremento del numero e della sensibilità dei siti recettori. La Metformina diminuisce anche la quantità di insulina esogena necessaria per ottenere i risultati massimi.

2) Durante la rigenerazione pancreatica o i protocolli che comprendono Glipizide, Glyburide o altri stimolanti del pancreas/insulina, la Metformina ne aumenta l’efficacia e amplifica i risultati. La dose comune di Metformina per questo scopo è di 500mg 2 volte al giorno.

3) Durante le fasi di definizione (Cut), i Body Builder utilizzano la Metformina come mezzo per diminuire la produzione di glucosio da parte del fegato e l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino. Di per se, ciò diminuisce la secrezione di insulina da parte del Pancreas e incrementa la dipendenza del corpo dalle riserve di grasso per i fabbisogni energetici. Ciò viene fatto specialmente durante l’uso di GH e del PGF-2 e crea un effetto sinergico con gli AAS. Dato che i siti recettori cellulari per l’insulina sono più sensibili e dato che esiste una stimolazione incrociata fra l’IGF-1 e l’insulina (e i loro siti recettori opposti) la conservazione della massa magra incrementa notevolmente. Questo effetto favorisce la riduzione degli effetti negativi che una dieta di dimagrimento esercita sulla produzione endogena di IGF-1: se avviene una cosomministrazione di IGF-1 e Metformina il vantaggio riflette sulla minor dose (di IGF-1) necessaria e sulla migliore efficienza recettoriale.

E’ risaputo che durante una dieta con deficit-calorico l’IGF-1 prodotto diminuisce, ed è uno dei fattori per cui la massa magra conservata si riduce. Se i siti cellulari sono più numerosi e sensibili, la stimolazione necessita di meno IGF-1. Solitamente, 500mg al giorno di Metformina sono considerati sufficienti.

La Metformina dovrebbe essere assunta insieme ai pasti e mai meno di sei ore prima di andare a letto. I soggetti con problemi renali non dovrebbero assumere Metformina e la maggior parte degli atleti dovrebbe essere a conoscenza del fatto che in alcuni casi l’associazione con farmaci 17-alfa-alchilati può indurre un danno epatico ancora maggiore.

Il foglietto illustrativo del Glucophage (nome commerciale del farmaco contenete Metformina) descrive i potenziali pericoli di un uso non controllato:

Combinare la Metformina con il Digoxin (Lanoxin), il Furosemide (Lasix) o qualsiasi diuretico è pericoloso per i soggetti con problemi cardiaci. La Metformina ha dimostrato di poter indurre l’acidosi. L’acidosi è un accumulo di acido lattico nel sangue. L’aumento eccessivo e prolungato di acido lattico nel sangue può causare problemi gravi. L’uso di alcol aumenta il rischio di acidosi durante i periodi di uso della Metformina. Prima dell’uso è essenziale un consulto medico e affidarsi a personale qualificato.

I segni dell’acidosi sono:

– Vertigini
– Stanchezza, debolezza, agitazione
– Dolori muscolari insoliti
– Ritmo cardiaco lento o irregolare
– Freddo
– Problemi di stomaco insoliti

Durante l’uso della Metformina, anche da sola, nonostante la rarità di casi ipoglicemici con il solo uso di questa molecola, è consigliato il controllo regolare della glicemia ematica attraverso un misuratore elettronico di facile reperibilità in farmacia o in rete.

Ma è vero che la Metformina ha un effetto negativo sulla Tiroide?

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Lo studio di Fournier et al. (1) uno studio trasversale di osservazione dove sono stati raccolti i dati di 65626 pazienti che hanno ricevuto metformina tra il 1988 e il 2012, sono stati divisi in due coorti di cui una era formata da 5689 ipotiroidei e 59937 eutiroidei. Lo scopo era di vedere la correlazione fra uso di metformina e bassi livelli di TSH, dall’analisi era emerso che in chi presentava ipotiroidismo il rischio di avere bassi livelli di TSH aumentava del 55% rispetto agli eutiroidei; ok, tutto questo può bastare per affermare un nesso causale patologico tra metformina e riduzione dei livelli di TSH? NO certo che no!

n letteratura le evidenze su tale correlazione raccontano una storia un po diversa se solo ci si soffermasse ad analizzarle, infatti nello studio di Karimifar et al (2) andomizzato in doppio cieco placebo controllato (ben diverso da un’analisi retrospettiva osservativa) sono stati analizzati gli effetti della metformina sulla tiroide per 3 mesi in 89 soggetti pre-diabetici divisi in due gruppi, in cui sono stati misurati i valori del TSH ma anche il volume ghiandolare (oltre alle misure antropometriche). Il protocollo del gruppo metformina prevedeva un dosaggio scalare da 500mg fino a 1500mg in base alla tolleranza soggettiva, ma comunque non meno di 500mg. I risultati dello studio sono stati che la metformina non ha inciso significativamente sull’alterazione del TSH, ma dividendo il gruppo in due sottogruppi in base ai valori basali di TSH (quindi 0.3-2.5 μU/ml e 2.6-5.5 μU/ml) è stato visto che una riduzione significativa del TSH si è avuta nel gruppo che mostrava valori basali più elevati; nessuna differenza significativa tra il prima e il dopo sul volume nodulare medio in entrambi i gruppi, ma isolando i noduli solidi è stato visto che il loro volume era diminuito nel gruppo a metformina. Per quanto riguarda l’insulino resistenza ovviamente essa ha presentato una significativa riduzione nel gruppo metformina rispetto ai valori basali.

Ora la correlazione causale tra metformina e bassi livelli di TSH non sembra cosi certa come poteva sembrare da un’analisi superficiale.

un’analisi retrospettiva precedente a quella di Fournier et al. condotta da un team italiano (Cappeli et al.(3) 2012) è stato preso un campione di 393 soggetti diabetici eutiroidei divisi in 3 gruppi, il gruppo che assumeva soltanto metformina (203 soggetti) aveva mostrato una significativa riduzione del TSH solo nel sottogruppo con valori basali compresi fra 2,51 mIU/l e 4,5 mIU/l e non in quello con valori ≥2,5 mIU/l e cosa importante è che i livelli di fT4 non sono cambiati alla fine del trattamento in tutti e 3 i gruppi.

Di per se la riduzione del TSH non vuol dir nulla se non contestualizzata.

In un lavoro precedente sempre di Cappell et al.(4) il gruppo a metformina formato da pazienti diabetici con ipotiroidismo lieve (valori medi di TSH 4,5mIU/l) aveva riportato dopo 1 anno una riduzione del TSH a 2,93mIU/l senza mai scendere a livelli inferiori al normale; anche qui sia in questo che negli altri gruppi i valori dell’fT4 e degli altri parametri non erano cambiati a seguito della riduzione del TSH.

Insomma ciò che possiamo estrapolare è che la metformina ha mostrato di ridurre il TSH solo nei soggetti diabetici con ipotiroidismo che mostravano valori basali di TSH nel range medio-alto e non in quelli nel range medio-basso, inoltre i valori di fT4 e degli altri parametri tiroidei non hanno subito alterazioni; nessun cambiamento significativo si è verificato invece nei soggetti eutiroidei.

Ma è vero che la Matformina abbassa i recettori androgeni e gli androgeni?

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Recettore degli Androgeni

 

Alcuni studi che mostrano una riduzione dei recettori androgeni ci sono ma sono in vitro (5). Esistono anche studi che mostrano una riduzione degli androgeni in vivo (6) ma se i soggetti sono supplementari chimicamente il problema non sussiste. In definitiva non c’è nulla di effettivamente valido in merito. Se si pensa che lo stesso meccanismo ipoglicemizzante della Metformina non è stato ancora compreso a pieno,  direi che di cose da scoprire in merito ci siano ancora…

 

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

  1. Fournier et al., Metformin and low levels of thyroid-stimulating hormone in patients with type 2 diabetes mellitus. CMAJ. 2014 Oct 21;186(15):1138-45. doi: 10.1503/cmaj.140688.
  2.   Karimifar et al., Effect of metformin on thyroid stimulating hormone and thyroid volume in patients with prediabetes: A randomized placebo-controlled clinical trial. J Res Med Sci. 2014 Nov;19(11):1019-26.
  3. Cappelli et al., Thyreotropin levels in diabetic patients on metformin treatment. Eur J Endocrinol. 2012 Aug;167(2):261-5. doi: 10.1530/EJE-12-0225.
  4. Cappelli et al., TSH-lowering effect of metformin in type 2 diabetic patients: differences between euthyroid, untreated hypothyroid, and euthyroid on L-T4 therapy patients. Diabetes Care. 2009 Sep;32(9):1589-90. doi: 10.2337/dc09-0273. 
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25199764.
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24267731http://bbhit.altervista.org/diabete-metformina-farmaci/


    http://bbhit.altervista.org/metformina-pseudoscienziati-disinformazione/
    – Chemical muscle enhancement. Report. B.B. desk reference. A.L.Rea
    – Costruire la bestia perfetta. Chemical muscle enhancement II. A.L.Rea
    http://www.v-power.sm/Notizia.aspx?oidnews=8f1065da-0800-4aba-97a1-7b4afa19aba8

Ormone della crescita, estrogeni, e ispessimento della pelle

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Come preparatore, la ricerca incessante per comprendere gli effetti degli ormoni sul corpo è guidata da un singolare desiderio di essere in grado di manipolarli a nostro vantaggio (in primis dell’atleta) nella ricerca dell’eccellenza fisica. Nel corso dei decenni, tre classi di ormoni sono emerse come le più influenti, sia per la loro vasta gamma di effetti sul corpo e il loro grado complessivo di impatto sul raggiungimento degli obiettivi. Questi sono gli steroidi (AAS e estrogeni), l’ormone della crescita, e l’insulina. Sebbene ciascuno di questi ormoni possa fornire effetti sia positivi che negativi, per la maggior parte, sono visti come vantaggiosi dal punto di vista del bodybuilding. Ma cosa succede quando uno di questi causa un effetto collaterale cosmetico che è in contrasto con i nostri obiettivi? Nella maggior parte dei casi semplicemente impieghiamo una contromisura appropriata e il problema va via. Tuttavia, un tale rimedio non è sempre disponibile, lasciando a noi la scelta tra il minore dei due mali.

Quando si tratta di raggiungere la condizione da gara, l’eliminazione del grasso e dell’acqua sottocutanei sono i due obiettivi più importanti, in quanto hanno il più grande effetto complessivo sul nostro aspetto. Questi non sono gli unici fattori, però. Variabili come la pienezza muscolare, la durezza e la densità muscolare, e le striature giocano un ruolo nel determinare il giudizio degli osservatori. Un altro fattore, anche se molto meno frequentemente esposto rispetto ai precedenti, è lo spessore della pelle.   

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Dorian Yates

Il grande Dorian Yates ha parlato di questo fattore in numerose occasioni, mentre accreditava la sua pelle relativamente sottile come un fattore decisivo per raggiungere l’aspetto estremamente roccioso per il quale era conosciuto. Questo ha senso, dal momento che la pelle, una volta eliminato tutto il grasso sottocutaneo, è l’ultima barriera tra i muscoli e il mondo esterno. Avvolgendo tutto il corpo come un guanto, ci impedisce di vedere chiaramente le nostre fibre muscolari e tendini come realmente sono. Mentre la persona nella media è grata per l’effetto che questa copertura naturale fornisce, nel bodybuilding serve solo a diminuire i dettagli muscolari.

La pelle è composta da tre strati; l’epidermide (strato più esterno), il derma (lo strato centrale), e il tessuto sottocutaneo (lo strato più interno). Anche se lo strato sottocutaneo è tecnicamente considerato parte della pelle, è li dove è conservato il grasso sottocutaneo ed è quindi molto variabile in termini di contenuto totale ed è  distinto dagli altri due strati, che sono ciò che noi di solito pensiamo quando sentiamo la parola “pelle”. Inoltre, il grasso sottocutaneo è in realtà solo un’altra parola per dire “grasso”, dal momento che tutto il grasso visibile comprende questo tipo di grasso (grasso intramuscolare e viscerale compongono il resto del grasso all’interno del corpo e ovviamente non sono visibili). A causa della stretta associazione del tessuto sottocutaneo con il grasso corporeo, da questo punto in avanti, ogni volta che userò la parola “pelle” mi riferirò esclusivamente agli strati di pelle conosciuti come epidermide e derma.

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Di questi due strati, il derma è facilmente il più spesso, dal momento che costituisce circa il 90% dello spessore totale della pelle e di conseguenza, è molto più adatto a sfocare la definizione muscolare che l’epidermide. Tuttavia, entrambi gli strati contribuiscono a questo effetto, rendendo necessaria la loro riduzione al minimo essenziale per la visualizzazione massima dei dettagli muscolari. Purtroppo, sia l’ormone della crescita che gli estrogeni possono avere un effetto profondo sullo spessore della pelle, rendendo la loro cattiva gestione potenzialmente controproducente per raggiungere le condizioni ottimali per la gara.

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Schema riassuntivo della biosintesi del collagene.

L’ormone della crescita aumenta lo spessore della pelle attraverso due meccanismi principali, uno dei quali è un aumento della sintesi di collagene. Il collagene è la principale proteina fibrosa insolubile nella matrice extracellulare (una raccolta di molecole extracellulari secreta dalle cellule che danno sostegno strutturale e biochimico alle cellule circostanti) e del tessuto connettivo. In realtà, è la singola proteina più abbondante nel regno animale, con ben 20 diversi tipi di collagene ad essere già stati isolati e classificati. Tuttavia, l’ 80-90 per cento di tutto il collagene trovato nel corpo umano è costituito dai tipi I, II, e III, con il tipo I ad essere il più comune.

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Agli occhi di molti, la capacità dell’ormone della crescita di aumentare la produzione di collagene è un tratto positivo ed è  uno dei più importanti vantaggi della supplementazione di GH, in quanto è responsabile di fornire non solo l’effetto anti-invecchiamento e il rafforzamento del tessuto connettivo, ma anche molti altri benefici. Tuttavia, la pelle è composto principalmente da collagene di tipo I (particolarmente nello strato del derma); il  GH è responsabile del aumento della produzione di questo. In realtà, il GH ha un effetto dose-dipendente sulla sintesi di collagene di tipo I, tanto che con dosi anche moderate ha dimostrato di aumentarne la produzione di diverse volte. Il secondo meccanismo mediante il quale il GH aumenta lo spessore della pelle, sia pure in modo indiretto, è attraverso l’aumento del IGF-1 , che aumenta la proliferazione cellulare dermica e nei compartimenti epidermici. E’ inutile dire che questo duplice effetto può avere un impatto drammatico sullo spessore totale della pelle, facendo dell’uso di GH durante la preparazione alla gara una contraddizione di sorta, in quanto possiede sia proprietà di perdita di grasso che di ispessimenti della cute.

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Gli estrogeni non sono di certo migliori sotto questo punto di vista, dal momento che interessano sia il derma e l’epidermide attraverso percorsi multipli. Nel valutare i suoi effetti sul derma, troviamo che gli estrogeni operano attraverso uno degli stessi meccanismi del GH sul aumento della sintesi del collagene, ma il modo in cui si compie questo processo è un po’ diverso. In questo caso, gli estrogeni stimolano i fibroblasti dermici (cellule all’interno dello strato del derma che generano il tessuto connettivo), una funzione primaria è produrre collagene. In uno studio, gli estrogeni hanno dimostrato di aumentare la produzione di collagene di tipo I del 76%. Anche se non è così drammatica come con l’ormone della crescita, questo è ancora un aumento di tutto rispetto, soprattutto alla luce della capacità degli estrogeni di promuovere la sintesi di acido ialuronico. Direttamente coinvolto nella idratazione cutanea, un aumento dei livelli di acido ialuronico si traduce in un aumento del contenuto di acqua dermica e una successiva espansione del volume della pelle. In uno studio, la somministrazione di estrogeni ha mostrato un aumento della sintesi di acido ialuronico a un pieno 70% nel giro di due settimane.

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Gli Estrogeni hanno anche pronunciati effetti sull’epidermide, aumentando lo spessore della pelle attraverso tre meccanismi distinti. Il primo è la stimolazione dell’attività mitotica nei cheratinociti; il tipo cellulare principale trovato nell’epidermide (cheratinociti costituiscono circa il 90% di tutte le cellule epidermiche). In parole povere, questo significa che l’estrogeno induce la proliferazione dei cheratinociti tramite scissione cellulare, portando a un aumento complessivo del numero di cheratinociti presenti nella pelle. Il secondo è inibendo direttamente l’apoptosi (morte cellulare) dei cheratinociti e l’ottundimento della produzione di chemochine; molecole infiammatorie che possono potenzialmente contribuire alla distruzione della cellula. Infine, gli estrogeni svolgono un ruolo nella idratazione epidermica, volumizzando questo strato di pelle.

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Ci sono delle applicazioni pratiche per risolvere il problema? Forse alcune. Prima di tutto, sembra che l’uso del GH pre-gara porta ad una perdita di grasso accelerata a scapito di un maggiore spessore della pelle. Solo un pensiero, ma potrebbe essere che l’uso eccessivo e massiccio di GH nei culturisti di oggi abbia contribuito alla mancanza di muscolarità spiccatamente evidente che era più prominente nella metà-fine anni 90? Non c’è dubbio che i bodybuilder di oggi siano pur sempre altrettanto magri (in termini di grasso corporeo), come i ragazzi del ’90, e per certi versi ancora di più- in particolare nella parte posteriore (se avete dubbi, basta confrontare i glutei dei Top 10 del Mr.O. 95 ‘). I livelli di ritenzione idrica sono anche al livello più basso di tutti i tempi. Eppure, molti dei culturisti di oggi sembrano mancare del dettaglio muscolare profondo e duro visto su molti dei grandi del ’90. Mentre all’insulina va una parte della colpa, se non la parte principale, sembra probabile che l’aumento dilagante dell’uso di GH (in termini di dose e durata) è responsabile di almeno alcuni dei problemi (nota: l’ormone della crescita provoca anche ritenzione idrica che può variare da lieve a grave, e che ovviamente influenza negativamente le condizioni quando si è in preparazione alla gara).

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In alto il Mr. Olympia del 1995 mentre in basso il Mr. Olympia del 2015

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Mentre io ho sempre sostenuto di staccare l’uso di GH a circa 7-14 giorni prima della gara, sono riluttante a raccomandare la totale sospensione del GH durante tutta la preparazione alla gara, semplicemente perché offre vantaggi significativi, come ad esempio una maggiore lipolisi e un migliore tasso di conservazione muscolare durante la dieta. Tuttavia, sembra che si dovrebbe sospendere il GH almeno alcuni mesi al fine di invertire completamente gli effetti negativi sullo spessore della pelle. Inoltre, il grado di miglioramento può variare notevolmente da individuo a individuo in base a numerosi fattori diversi, tra cui uno è il livello naturale dello spessore della pelle. A causa di questo, penso che alcuni bodybuilders sarebbero disposti a rischiare la sospensione dell’uso dell’ormone della crescita dal loro programma solo per scoprirlo. Tuttavia, con il GH si ha un effetto dose-dipendente della produzione di collagene, e la soluzione più ragionevole è semplicemente quella di non assumerne più di quanto sia necessario per portare il grasso corporeo nel range adeguato e mantenere la massa muscolare. Questo è un buon consiglio per molte ragioni, come l’uso di GH eccessivo, soprattutto nel lungo termine, può portare a molteplici effetti collaterali indesiderati cosmetici, in ultima analisi, danneggiando il proprio aspetto (senza considerare l’acromegalia, l’ipertrofia cardiaca e il diabete).

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Eliminare  gli effetti negativi degli estrogeni sullo spessore della pelle è un compito molto più gestibile, in quanto richiede il mantenimento dei  propri livelli di estrogeni entro l’intervallo massimo. E’ importante notare che gli effetti negativi degli estrogeni sullo spessore della pelle possono richiedere diversi mesi affinché vangano eliminati completamente, quindi il mantenimento di un elevato livello di estrogeni durante i primi mesi di preparazione alla gara per poi farli calare fino al livello minimo solo un paio di settimane prima dell’esibizione non è l’ideale. Per tutti coloro che usano grandi dosi di AAS aromatizzabili per tutta la maggior parte della preparazione, tenete questo bene in mente.

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A mio parere, frutto di dati empirici raccolti da diversi atleti è confermato anche da esperti del settore come Mike Arnold, la cosa migliore sarebbe optare per il mantenimento di un livello di estrogeni basso-normale (20-30) per tutta la preparazione per poi calare i livelli a 10 o meno nell’ultimo paio di settimane prima della gara. Gli estrogeni hanno un effetto benefico sulla gestione del glucosio e aiutano anche con la perdita di grasso, ma non ci vuole molto per ottenere questi benefici (nota: elevati livelli di estrogeni influenzano negativamente la perdita di grasso). Pertanto, il mantenimento di una normale concentrazione di estrogeni durante i primi mesi di preparazione ci permetterà di continuare a usufruire dei loro benefici senza influire negativamente sulla perdita di grasso. Poi, facendo calare i livelli verso il basso a circa 10 nelle ultime settimane, si elimina quasi completamente la ritenzione idrica persistente che potrebbe ancora essere un problema, lasciando un livello di estrogeni sufficiente a garantire un ottimale accumulo di glicogeno.

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Spero che questo articolo vi abbia dato qualcosa su cui riflettere, soprattutto perché vi sono molti bodybuilders le cui scelte si basano su nient’altro che ipotesi e dicerie. Ma a prescindere dalla strada che si sceglie, sappiate che tutti i farmaci per il miglioramento delle prestazioni hanno dei rischi, sia per la nostra salute che per il nostro aspetto. A volte, è sufficiente una leggera manipolazione per produrre risultati positivi in entrambe queste aree.

Gabriel Bellizzi

COSOMMINISTRAZIONE DI SINEFRINA, NARINGINA E ESPERIDINA.

 

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La Sinefrina, il principio attivo del Citrus aurantium ha avuto un momento di notorietà come “il” successore dell’Efedrina – fino a quando è diventato chiaro che il suo effetto limitato ai beta-3 recettori adrenergici non era all’altezza del precedente composto. Ricercatori americani [finanziati, tra l’altro, dal produttore di integratori Nutratech] hanno scoperto che l’aggiunta di due flavonoidi trasformano la Sinefrina in una sostanza maggiormente attiva. (1)

I ricercatori hanno fatto un esperimento con 50 soggetti di prova, che sono stati divisi in 5 gruppi.

Al primo gruppo [vedi immagine] è stato somministrato un placebo. 

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Al secondo gruppo [seconda barra; T2] è stata somministrata una dose di 50 mg di Sinefrina, sotto forma del supplemento Advantra Z. La Nutratech, il produttore di questo supplemento, è anche il datore di uno dei ricercatori. Altri due ricercatori hanno anche lavorato come consulente per la Nutratech. Nel secondo gruppo, la quantità di energia bruciata a riposo era aumentata di 35 calorie in un periodo di 75 minuti.

Al terzo gruppo [terza barra; T2] sono stati somministrati 50 mg sinefrina più di 600 mg di naringina . La quantità di energia bruciata a riposo era aumentata di 99 calorie in un periodo di 75 minuti.

Al quarto gruppo [quarta barra; T4] sono stati somministrati 50 mg sinefrina oltre a 600 mg di naringina più 100 mg di esperidina . La quantità di energia bruciata a riposo era aumentata di 153 calorie in un periodo di 75 minuti.

Al quinto gruppo [quinta barra; T5] sono stati somministrati 50 di sinefrina più 600 mg di naringina oltre a 1000 mg di esperidina. La quantità di energia bruciata a riposo è aumentata solo di 49 calorie in un periodo di 75 minuti.

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Durante il periodo di 75 minuti i ricercatori hanno anche misurato la pressione sanguigna dei soggetti e la frequenza cardiaca. Sembra che, mentre l’aggiunta di naringina e esperidina aumenta le proprietà sul metabolismo della sinefrina, ma non i suoi effetti indesiderati cardiovascolari.

Esperidina e naringina sono entrambi presenti negli agrumi, come la sinefrina. I ricercatori ipotizzano che l’esperidina e la naringina attivino l’adiponectina. L’adiponectina rende le cellule muscolari più sensibili all’insulina.

I ricercatori riportano che i dati suggeriscono che la combinazione dei flavonoidi naringina e esperidina con la sinefrina può aiutare la gestione del peso. Ulteriori studi sono necessari per determinare le dosi ottimali, nonché la sicurezza e l’efficacia associati con l’uso a lungo termine di questi composti.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3085176/?report=abstract Altro…

ECA STACK E TEMPO DI ASSUNZIONE

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Una domanda che mi viene spesso posta è “per quanto tempo è sicuro assumere l’ECA Stack! ??

Per chi non conosce gli acronimi, ECA sta per significare una combinazione di Efedrina, Caffeina e Aspirina. Non ricordo esattamente quando è entrato in uso questo acronimo, ma erano grosso modo gli anni ’90, quando si è scoperto che la combinazione di efedrina e caffeina aveva azione termogenica (il che significa che aumenta il dispendio energetico), causa soppressione dell’appetito, causa la mobilitazione del grasso e molti altri benefici potenziali per la perdita di grasso durante una dieta ipocalorica (1) (altri termogeni come il tè verde, la capsaicina e la nicotina sono anche stati presi in esame(2)).

acido-acetilsalicilico

L’Aspirina a volte è stata aggiunta per i suoi potenziali benefici (per una volta vi risparmio i meccanismi coinvolti qui), ma, al di fuori degli obesi, in realtà la sua aggiunta non ha alcun beneficio. (3) Non è mai stato chiarito se basse dosi di aspirina (81 mg) hanno lo stesso beneficio della dose piena di  300 mg utilizzati negli studi e onestamente, se qualcuno sta per usare CE (spesso chiamato semplicemente EC stack), non consiglio l’uso dell’Aspirina.  

In ogni caso, quanto tempo deve essere utilizzato il CE stack? E la risposta dipende dalla propria prospettiva.  

Un aspetto degno di nota è questo: il CE stack è insolito (e forse unico) tra i composti per la perdita di grasso perché l’uso cronico lo rende di fatto più effica nelle sue funzionalità.  Io dico che questo è insolito, in quanto la maggior parte dei farmaci perdono, o almeno sembrano perdere, il loro effetto nel tempo (è un po’ più complicato di così, ma per maggiori informazioni vi rimando a questi due articoli [uno e due] ). L’Efedrina diventa più efficace nel tempo (e l’idea che deve essere ciclicizzata per evitare una perdita dell’effetto non è solo sbagliata ma esattamente controproducente). Il fatto è che nessuno è del tutto sicuro di come questo possa accadere. 

Le primi idee ruotavano intorno al tessuto adiposo bruno (BAT) e ipotizzavano che l’efedrina potesse aumentarlo. Ma gli esseri umani in realtà non hanno molto BAT (abbiamo più grasso Beige / Brite e bianco). L’unico studio del quale sono a conoscenza e che sia stato svolto su esseri umani ha dimostrato che, se non altro, la combinazione  CE diminuisce la quantità di BAT. (4)

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Quindi, onestamente, non ho idea del perché lo stack CE diventi più efficace con l’uso regolare. Ma i dati sembrano suggerire che l’uso cronico è migliore. Ma ciò non risponde al quesito sul tempo massimo di somministrazione. Inoltre, gli effetti collaterali del CE stack includono cose come aumento della frequenza cardiaca,  pressione sanguigna elevata e  diminuzione della stimolazione generale con l’uso regolare. Il CE stack diventa più efficace e sicuro nel tempo. In questo senso, concettualmente, potrebbe essere utilizzato per sempre.

Da un lato, il CE è davvero un supplemento per la perdita di grasso. Si tratta di effetti che sono piccoli, ma se sommati hanno dimostrato avere i benefici sopra elencati durante una dieta. Aumentando l’uso dei grassi, si può risparmiare la perdita del muscolo scheletrico / LBM, per esempio. (5) Così, anche se i suoi effetti metabolici complessivi sono moderati (aumentando il dispendio energetico del 5-10%), questo aiuta a compensare le normali riduzioni legate all’alimentazione in dispendio energetico. (6) E in questo senso, utilizzandolo solo fino a quando il periodo di dieta si conclude è una sorta di conclusione logica. Si tratta di un composto dietetico, da usare durante la dieta. E’ abbastanza logico, anche se potremmo disquisire su quanto tempo una dieta ipocalorica dovrebbe essere seguita prima di prendersi una pausa. (7)

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Ma c’è anche un altro modo di guardare a questo problema. Alla fine della dieta ipocalorica, una serie di adattamenti si sono verificati nel tentativo di facilitare il recupero del grasso. L’appetito e la fame aumentano (e le persone mostrano più attenzione a cibi dall’alto  contenuto calorico, ricchi di zuccheri, e cibi molto grassi) e varie componenti della spesa energetica sono diminuite insieme alla tendenza del corpo di immagazzinare il grasso ad un ritmo accelerato. Ci sono un numero enorme di fattori che entrano in gioco. (8) La leptina è bassa, la grelina è alta, gli altri ormoni della fame, come CCK, PYY, ecc sono diminuiti e questo aggiunge un segnale integrato per l’ipotalamo che diminuisce la stimolazione della tiroide (questo  insieme a una diminuzione della conversione del T4 in T3 nel fegato) e una diminuzione della funzionalità del sistema nervoso. Ed è quest’ultima che è rilevante.

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Anche se leggermente fuori tema, è giusto rammentare che probabilmente gli individui obesi sono diventati obesi a causa della bassa attività simpatica. Questa è stata chiamata l’ipotesi MONA LISA che stava per Most Obesities kNown Are Low In Sympathetic Activity. (9) Ma un altro lavoro dimostra chiaramente che non vi è elevata attività simpatica negli obesi. (10) Ciò che può accadere è che la bassa attività simpatica predispone verso l’obesità e quindi questo normalizza e  sovracompensa quando una persona diventa obesa. Indipendentemente.  

Il punto è che al termine di una dieta, questo stesso tipo di bassa attività del sistema nervoso simpatico è presente. E l’efedrina e la caffeina aiutano a compensare questo anche dopo il termine della dieta ipocalorica. Vale a dire che se si  continua a utilizzare CE oltre la durata effettiva della dieta ipocalorica si può così aiutare il mantenimento della perdita di peso sul lungo termine in quanto contribuisce a compensare la normale riduzione della perdita di grasso per conseguente riduzione della spesa energetica (almeno attraverso questo meccanismo) che si verifica . Ciò presuppone che se il composto è ben tollerato  ed efficace potrebbe divenire una parte permanente della supplementazione. 

E immagino che questo potrebbe riguardare alcuni lettori (e non sto suggerendo l’uso a lungo termine del composto qui preso in esame). Chiaramente il mantenimento del peso sul lungo termine è il grande problema quando si tratta di perdita di grasso; tutti possono perdere una certa quantità di grasso. E’ mantenerlo il problema (anche se il valore spesso citato del 90-95% di fallimento è del tutto errato, solo per la cronaca). Il corpo post-obeso è in uno stato di dispendio energetico abbassato ed è settato sul aumento dello stoccaggio del grasso; combinato con lo stile di vita moderno, dove infiniti spuntini pubblicizzano un alimentazione continua e di bassa qualità, questo è un vero problema. E vi è un crescente interesse per l’idea che l’obesità debba essere trattata come una malattia cronica recidivante. (11) E guarda caso l’assunzione di un farmaco sul lungo termine è necessario per prevenire le ricadute ….  

 

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EGCG

 

L’uso continuo del CE stack migliora almeno la diminuzione del dispendio energetico. Altri composti sono stati testati per tale scopo tra cui il tè verde (e caffeina) e capsaicina (e caffeina, perché la caffeina rende tutto migliore) e sarebbe certamente possibile passare a questi composti al termine della dieta ipocalorica e della supplementazione con CE, cosa che comporterebbe un minore carico di possibili effetti collaterali, tipica di certi composti controversi. Il tè verde può essere assunto con una standardizzazione di EGCG pari a 130-160 mg al giorno con 100 mg di caffeina assunti fino a tre volte al giorno (un programma tipico di dosaggio sarebbe 8, 12 e forse 16:00). Ciò significa che un totale di 390-480 mg di EGCG e 300 mg di caffeina totale potrebbero essere assunti al giorno.  Invece la capsaicina può essere utilizzata ad un dosaggio pari a 2,5-10 mg al giorno, che  equivarrebbe a circa 3-10 grammi di peperoncini interi. Esistono altri approcci, come l’aumento dei livelli di attività in grado di realizzare in modo efficace la stessa cosa. Ormai sappiamo da un po’ che l’esercizio fisico ha il più grande effetto sul mantenimento del peso (12) (piuttosto che aumentare la perdita di peso totale di per sé (13)), anche se ci vuole un bel po’. E una grande parte di questo è che aumentando il dispendio energetico legato all’esercizio, gli altri aspetti della diminuzione del tasso metabolico possono essere compensati. (14) Questo permette di consumare più cibo (critico il controllo della fame a lungo termine) senza l’acquisizione di grasso. 

Tutto ciò che è stato detto non è altro che un modo lungo e sintetizzabile in tre frasi:

1.       L’Efedrina funziona meglio con un uso a lungo termine e non vi è alcuna necessità di ciclicizzarla ad un livello fondamentale

2.       In un certo senso, l’Efedrina è un aiuto alla dieta ipocalorica e deve essere usata durante la fase di dieta attiva

3.       Continuando ad utilizzare l’Efedrina dopo il termine della dieta ipocalorica si contribuisce a compensare alcuni degli adattamenti che si verificano in risposta alla perdita di grasso e che tendono a promuovere il recupero del grasso corporeo. Ciò può essere realizzato attraverso altri metodi come una maggiore attività.

Penso di aver risposto a diversi punti non molto chiari sull’assunzione di Efedrina e Caffeina… 

 Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16840650

2- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/fat-loss-supplements-2.html/

3- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8646257 

4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25725625

5- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1310922

6- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/the-hormones-of-bodyweight-regulation-leptin-part-1.html/

7- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/the-full-diet-break.html/

8- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21677272

9- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9769705

10- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26064978

11- http://www.nature.com/ijo/journal/v28/n1/full/0802479a.html

12- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24739257

13- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/exercise-and-weight-fat-loss-part-1.html/ 

14- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/metabolic-rate-overview.html/

CAFFEINA E PSEUDOEFEDRINA A CONFRONTO

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La Caffeina è considerata doping ad un dosaggio predefinito (quantità nelle urine superiore a 12 mg/ ml), mentre la pseudoefedrina, d’altra parte, lo è a prescindere. Gli atleti di resistenza che pensano che l’illegalità della pseudo-efedrina significhi un miglioramento delle loro prestazioni rispetto a quanto avrebbero con l’uso di caffeina commettono un grosso errore, come riportato dagli scienziati dello sport presso l’Università del Western Australia nel International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism. I ricercatori hanno testato entrambe le sostanze su 10 ciclisti maschi ben allenati e triatleti. (1)

 

Un certo numero di studi recentemente pubblicato hanno riportato risultati negativi sulla pseudoefedrina. Uno studio su esseri umani ha dimostrato che la pseudoefedrina non ha avuto effetto come sostanza dopante. (2) Anche questo studio è stato svolto in Australia. Una teoria afferma che l’effetto vasocostrittore della pseudoefedrina annulli il suo effetto stimolante.

In tre diverse occasioni i ricercatori hanno somministrato ai loro soggetti:

– un placebo
– 200 mg di caffeina
– 180 mg pseudoefedrina.

Per essere precisi: ai soggetti dello studio è stata somministrata una dose di 2,5 mg di caffeina o 2,3 mg di pseudoefedrina per kg di peso corporeo.

Tutti i soggetti consumavano giornalmente caffeina sotto forma di caffè, tè o bevande energetiche. I ricercatori hanno chiesto ai soggetti dello studio di cessare queste abitudini nelle 48 ore precedenti all’inizio dell’esperimento.

Un’ora dopo l’ingestione della dose prestabilita [o placebo, o caffeina o pseudoefedrina] i soggetti dovevano fare un corsa cronometrata di 40km su un ergometro.

I ricercatori hanno scoperto che somministrare pseudoefedrina ai soggetti non ha avuto alcun effetto sul miglioramento delle prestazioni. Nemmeno la loro potenza [in altre parole la loro velocità] era aumentata dopo l’assunzione di pseudoefedrina. Un miglioramento di questa è accaduto dopo l’assunzione di caffeina, anche se l’effetto non era statisticamente significativo.

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La Pseudoefedrina non ha ridotto la quantità di tempo necessario affinché i soggetti completassero i 40 km. La caffeina invece ha ridotto il tempo, ma ancora una volta l’effetto non era statisticamente significativo.

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Questi risultati mostrano favorevolmente che gli effetti della caffeina sono probabilmente migliori di quelli della pseudoefedrina. Quindi, un uso/abuso della pseudoefedrina da parte degli atleti non si traduce in un miglioramento delle prestazioni superiore a quello ottenibile attraverso l’uso di sostanze legali…In pratica, a parte la struttura della molecola e il suo nome, la similitudini con la vituperata Efedrina finiscono qui…Non fatevi ingannare dal nome e non spendete quei 10 euro circa per un Naristar pre-workout perché con 5 euro circa potete acquistare della caffeina anidra ottenendo decisamente dei vantaggi…

 

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23578950
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23988786 Altro…

Genisteina, Capsaicina, EGCG e AMPK

 

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Genisteina

 

La Soia contiene la Genisteina, un isoflavone che inibisce la crescita delle cellule adipose e in alte concentrazioni ne provoca l’apoptosi. Si tratta quindi di un composto potenzialmente utile se utilizzato come un integratore dimagrante senza che si provochino aumenti del livello di adrenalina – con i problemi che ciò può comportare. Nutrizionisti coreani presso la Kyung Hee University hanno scoperto che la Capsaicina, la sostanza stimolante nel peperoncino, e il principale flavonoide del tè verde, l’EGCG, agiscono nello stesso modo della Genisteina. Attivano l’AMPK – proprio come fa la molecola denominata Aicar… (1)

I ricercatori hanno posto in provetta le cellule adipose immature di topi, e le hanno fatte entrare in contatto con gli ormoni che stimolano le cellule adipose. I ricercatori hanno aggiunto la Genisteina ad alcune delle provette, e hanno notato che nel giro di due giorni le cellule adipose erano diventate completamente mature [vedi figura seguente]. Ma maggiore era la concentrazione della Genisteina in provette, minore era il tasso di crescita.
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I ricercatori hanno notato anche che le cellule adipose adulte erano maggiormente soggette ad apoptosi se venivano esposte ad alte concentrazioni di Genisteina [vedi figura seguente].

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La figura seguente mostra come agisce la Genisteina. L’isoflavone attiva l’enzima AMPK. Maggiore è la concentrazione di Genisteina, più gruppi fosforo sono attaccati alla molecola di AMPK e l’enzima acetil-CoA-carbossilasi [ACC]. L’ACC è attivato dal AMPK.

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La cosa interessante è che sia la Capsaicina che l’EGCG agiscono in modo più incisivo della Genisteina. Questi composti attivano sia l’AMPK che l’ACC.

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I ricercatori hanno anche aggiunto Aicar alle cellule adipose, osservando che questo composto funziona esattamente allo stesso modo delle tre sostanze vegetali osservate in precedenza. Quindi, conoscendo l’azione che l’Aicar ha avuto negli studi sugli animali, sarà una motivazione in più per essere interessati a questo tipo di supplementazione. La Genisteina, l’EGCG e la Capsaicina non sono composti interessanti solo per gli integratori dimagranti. È possibile utilizzarli anche come integratori per gli atleti di resistenza – se si vuole, in combinazione con sostanze nutritive mitocondriali. (2)

La figura seguente mostra l’interazione tra Aicar, AMPK e ACC quando il grasso viene ossidato nei mitocondri.

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Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16236247
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21507065

NICOTINAMIDE-RIBOSIDE, CELLULE MUSCOLARI E MITOCONDRI

Le cellule muscolari consumano più energia e bruciano più grasso quando integrate dall’analogo della vitamina B3, la nicotinamide-riboside. Ciò è suggerito da uno studio svolto su animali che i ricercatori presso la Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (Svizzera), hanno pubblicato in Cell Metabolism. Secondo tale studio, la nicotinamide-riboside non è solo un potenziale aiuto dimagrante, ma può anche essere un supplemento sportivo interessante e un integratore che può proteggere dal diabete. (1)

La Nicotinamide-riboside si trova nel latte, ma viene sintetizzata anche nel corpo quando gli enzimi attaccano il ribosio alla vitamina B3.

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Nad+

La Nicotinamide-riboside è un precursore del coenzima cellulare NAD +. Il NAD + gioca un ruolo cruciale nel funzionamento dei mitocondri, le centrali energetiche nelle cellule del nostro corpo. La ricerca svolta ha dimostrato che l’invecchiamento è parzialmente dovuto alla diminuzione della quantità di NAD + nel corpo, e le sostanze che inibiscono questa diminuzione possono aiutare a ritardare l’invecchiamento. (2) Questa scoperta ha reso la nicotinamide-riboside conosciuta dalla comunità Anti-Aging.

Possono dosi consistenti di nicotinamide-riboside migliorare il funzionamento delle cellule muscolari? Si può ottenere un maggiore consumo energetico da parte dei muscoli in questo modo? Questo è ciò che i ricercatori di Losanna hanno voluto scoprire.

I ricercatori hanno fatto ingrassare un gruppo di topi, dando loro una dieta ricca di calorie [HFD] mentre ad un altro gruppo hanno dato cibo normale [CD]. La metà dei topi in entrambi i gruppi sono stati supplementati con 400 mg di nicotinamide riboside per kg di peso corporeo al giorno. L’equivalente umano di questa dose – per una persona del peso di 80 kg – è di circa 3,2 g di nicotinamide-riboside al giorno. Questa è una quantità molto elevata. Non provateci a casa …

Su internet si possono leggere le esperienze di soggetti che hanno sperimentato l’assunzione di questo composto con dosi fino a 300-400 mg di al giorno.

La supplementazione di nicotinamide-riboside ha inibito l’aumento di massa grassa nei topi sottoposti a dieta di ingrasso, e ha portato ad un maggiore consumo di ossigeno. Barra Nera = gruppo supplementazione (vedi immagine seguente).

 

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Alla fine delle 12 settimane, i ricercatori hanno fatto correre su un tapis roulant i topi ingrassati fino a raggiungere il punto di esaurimento. La supplementazione ha aumentato la loro capacità di resistenza. Ha inoltre potenziato la temperatura corporea dei topi in un ambiente freddo e ha aumentato le dimensioni dei loro mitocondri.

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La figura 1 mostra come i ricercatori pensano operi la nicotinamide-riboside. L’analogo della vitamina B3 aumenta la concentrazione di NAD +, e il NAD +, a sua volta, attiva gli enzimi di ringiovanimento, come il SIRT1.

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I ricercatori affermano che i loro dati, combinati con l’evidenza che gli altri NAD + precursori in grado di migliorare la resistenza all’insulina correlata all’età (3) e che la nicotinamide riboside aumenta (4), garantisce pertanto future indagini per vedere se aumentando i livelli di NAD + con supplementazione di nicotinamide-riboside potrebbe anche migliorare la durata della salute e della vita delle persone.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.cell.com/cell-metabolism/abstract/S1550-4131(12)00192-1?_returnURL=http%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS1550413112001921%3Fshowall%3Dtrue
2- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24360282
3- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21982712
4- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17482543

Citrus aurantium e Rhodiola rosea soppressori dell’appetito

Una combinazione attentamente bilanciata di Citrus aurantium e Rhodiola rosea riduce l’appetito e le riserve di grasso, secondo quanto riportato in uno studio effettuato presso la State University del New Jersey.(1)

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Dall’alto: Rosavine e Salidroside

La Sinefrina, della quale ho parlato nel dettaglio in un mio articolo di qualche anno fa, è il principio attivo del Citrus aurantium, e ha un azione riducente sull’appetito, ma può anche avere un effetto limitante sulle arterie e causare ipertensione. Studi in vitro hanno dimostrato che la Rhodiola rosea ha anche un paio di proprietà che sono di interesse per le persone che vogliono perdere peso, e gli studi sugli animali hanno anche dimostrato che la Rhodiola protegge il muscolo cardiaco.(2) Ecco perché i ricercatori si sono chiesti se fosse stato possibile fare un integratore dimagrante efficace combinando i due estratti.

I ricercatori hanno cercato di rispondere a questa domanda svolgendo uno studio su animali.

I ricercatori hanno somministrato ai ratti Citrus aurantium, Rhodiola o una combinazione dei due estratti al giorno per dieci giorni tramite un tubo. Ad un gruppo di controllo è stata somministrata solo una piccola quantità di liquido senza ingredienti attivi [Placebo]. Ad un altro gruppo di controllo è stata somministrata esattamente la stessa quantità di cibo dato ai ratti del gruppo di Citrus aurantium + Rhodiola rosea [Controllo].

L’estratto di Citrus aurantium conteneva il 6% di Sinefrina, un composto simile al chetone di lampone e all’Efedrina.

L’estratto di Rhodiola conteneva il 3% di rosavine e l’1% di Salidroside.

Una dose di 3,2-5,6 mg di Citrus aurantium per kg di peso corporeo al giorno in combinazione con 20 mg di Rhodiola rosea per kg di peso corporeo al giorno ha ridotto l’apporto calorico giornaliero dei topi. Se la dose di Citrus aurantium è troppo alta, l’effetto stranamente scompare.

L’equivalente umano di queste dosi è circa 45-75 mg di Citrus aurantium e 260 mg di Rhodiola rosea al giorno.(3)

 

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La quantità di grasso addominale era significativamente inferiore nei ratti che avevano ricevuto sia la Rhodiola rosea che il Citrus aurantium rispetto agli altri gruppi.

I ricercatori non sanno con esattezza come la combinazione di Citrus aurantium e Rhodiola rosea funzioni, ma sospettano che questi due composti abbiano un effetto a livello cerebrale. Essi hanno scoperto che la combinazione ha potenziato la concentrazione dei neurotrasmettitori appetito-soppressori nella parte del cervello che regola il comportamento alimentare. Nel ipotalamo ad esempio la combinazione aveva questo effetto sulla noradrenalina.

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Nella corteccia prefrontale, un’altra parte del cervello che è coinvolta nella regolazione dell’appetito, la combinazione di Rhodiola e Citrus aurantium ha potenziato la concentrazione di dopamina di una quantità significativa.

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I ricercatori non hanno osservato effetti collaterali cardiovascolari.
I ricercatori hanno affermato che dosi combinate di Citrus aurantium e Rhodiola rosea promuovono il miglioramento delle alterazioni causate da una alimentazione ad alto contenuto di grassi e dall’obesità. I ricercatori continuano dicendo che questi effetti sembrano derivare da una interazione tra i due estratti erboristici ed i loro componenti bioattivi, rappresentando un nuovo meccanismo che richiede un ulteriore esame.

Lo studio è stato finanziato dal governo americano, nella forma del National Center for Complementary and Alternative Medicine e del Office of Dietary Supplements.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23746567
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23044195
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17942826

RESVERATROLO, QUERCETINA E CELLULE ADIPOSE

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Un mix di Resveratrolo e Quercetina può avere un doppio effetto dimagrante. Secondo uno studio in provetta fatto presso la University of Georgia, un mix di Quercetina e Resveratrolo bloccano la crescita delle cellule adipose portando ad un consumo maggiore dei grassi. Inoltre questo mix uccide le cellule grasse adulte. (1)

La Quercetina, che si trova naturalmente nel tè verde, nel vino rosso, nelle mele e nelle cipolle, stimola il rilascio del grasso dalle cellule adipose e ha un effetto moderatamente stimolante sul metabolismo. Il Resveratrolo ha effetti piuttosto simili: inibisce anche l’assorbimento del grasso da parte delle cellule adipose.(2) Il Resveratrolo induce le cellule a produrre più energia stimolando i mitocondri, aumentando così il consumo di energia.

I ricercatori hanno voluto sapere quale effetto potesse avere una combinazione di Resveratrolo e Quercetina. Così hanno messo giovani cellule adipose in una provetta aggiungendovi concentrazioni crescenti di Quercetina [Q] e Resveratrolo [R]. La figura mostra l’effetto che hanno le sostanze sulla quantità di acidi grassi immagazzinati dalle cellule adipose. I dati si riferiscono alle concentrazioni in micromoli.

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Le sostanze hanno bloccato la proteina PPAR-gamma. Si tratta di un sensore che segnala alle cellule adipose la presenza di acidi grassi nelle vicinanze.

I ricercatori hanno ripetuto l’esperimento con cellule adipose adulte osservandone la vitalità. Le sostanze hanno ucciso le cellule.

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Il mix di Quercetina e Resveratrolo hanno indotto le cellule adipose a suicidarsi – almeno i ricercatori hanno trovato i classici indici di suicidio cellulare: più citocromo C e i filamenti di DNA più sciolti. Il Citocromo C si trova nei mitocondri. Se lo si trova nel liquido cellulare allora c’è qualcosa che non va nella cellula.

I ricercatori che hanno svolto lo studio sono medici veterinari. Comunque, i ricercatori hanno affermato che “questi risultati suggeriscono che somministrare Resveratrolo e Quercetina, specialmente in combinazione, può avere un potenziale per essere utilizzata per regolare il ciclo di vita degli adipociti.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18433793
2- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2596873/

INIBITORI DELLA MIOSTATINA E CLENBUTEROLO

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Negli ultimi anni si è diffuso tra i Culturisti l’uso di inibitori della Miostatina, delle sostanze che attualmente sono in fase sperimentale per il trattamento di gravi patologie quali cancro e malattie degenerative dell’apparato muscolo-scheletrico.
Esistono diversi studi svolti su animali che hanno dimostrato che gli inibitori della Miostatina possono causare una massiccia crescita della massa muscolare. Uno studio svolto su animali, pubblicato sul Muscle & Nerve, suggerisce che la combinazione di un inibitore della Miostatina con il Clenbuterolo causa una crescita muscolare ancora maggiore.(1)

Come ben sappiamo la Miostatina è una proteina che mantiene la crescita muscolare sotto controllo. Inibitori della Miostatina disattivano questa proteina e il suo effetto. Dal momento che la Miostatina è attiva praticamente solo nei muscoli e in nessun altro tessuto, gli scienziati sperarono che gli inibitori della Miostatina possano essere degli agenti anabolizzante senza i classici effetti collaterali. Solo il tempo ci potrà dire se le loro speranze sono giustificate. In due studi sempre svolti su animali il blocco della Miostatina ha ridotto la resistenza (2), e indebolito le inserzioni muscolari.(3)

I ricercatori non sono ancora d’accordo su quale sia il modo migliore per disattivare l’attività della Miostatina. Aziende farmaceutiche come la Acceleron stanno eseguendo test su sostanze che mimano la Miostatina legandosi al sito recettore neutralizzando l’azione di quest’ultima. Un altro approccio è quello di aumentare la sintesi di Follistatina. La Follistatina, della quale ho già abbondantemente parlato in passato è una proteina che disattiva la Miostatina nelle cellule muscolari. Un altro approccio si serve del sistema immunitario per questo scopo.

Ricercatori cinesi stanno osservando un altro metodo per contrastare l’azione della Miostatina Iniettando massicce quantità . Questo metodo può portare alla rottura del tessuto muscolare nel breve termine, ma nel lungo periodo il sistema immunitario inizierebbe a considerare la Miostatina come una sostanza estranea da abbattere.(4)

Lo studio che qui riporto è frutto del lavoro degli scienziati molecolari dalla University of Hawaii. Gli autori dello studio hanno utilizzato topi in cui il gene della Miostatina era stato disattivato. I muscoli di questo tipo di topi sono mostrati nella figura seguente. La foto in alto mostra i muscoli di un topo normale . I ricercatori hanno voluto capire se questi topi potessero sviluppare masse muscolari ancora maggiori, somministrando loro il Clenbuterolo. Il risultato è stato positivo.

M = topi miostatina-deficienti, W = topi normali . 0 ppm = no Clenbuterolo, 20 ppm = con Clenbuterolo.
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L’esperimento è durato solo 14 giorni. La tabella seguente mostra che durante tale periodo i topi normali hanno aumentato massa muscolare maggiormente quando sono supplementati con Clenbuterolo, ma i topi miostatina-deficienti hanno aumentato molto di più la propria massa muscolare. Questo è un dato promettente per gli atleti supplementati chimicamente. Con la diffusione nel “mercato grigio” degli inibitori della Miostatina come il YK11, l’abbinamento di queste molecole con vecchie “glorie” della Old School (come il Clenbuterolo o il Salbutamolo) potrebbero essere degli stack utilizzabili nei periodi di stacco dagli AAS e/o dai Peptidi; sempre sotto stretto controllo da parte di professionisti qualificati! .

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Nota: la WADA sta già lavorando su un test antidoping per il rilevamento degli inibitori della Miostatina.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/mus.21950/abstract
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20544938
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18162552
4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20163624