Oxymetholone (Anadrol)

ATTENZIONE quest’articolo è redatto al solo scopo tecnico-informativo, non costituisce/sostituisce pertanto una prescrizione medica.

oxy

  • Androgeno: 45
  • Anabolico: 320
  • Standard: Methyltestosterone (orale)
  • Nome chimico: 2-hydroxymethylene-17a-methyl- dihydrotestosterone
  • 4,5-dihydro-2-hydroxymethylene-17-alpha-methyltestosterone
  • 17alpha-methyl-2-hydroxymethylene-17-hydroxy-5alpha-androstan-3-one
  • Attività estrogenica: alta
  • Attività progestinica: non significativa
  • Aromatizzazione: No

 

L’ Anadrol (Oxymetholone Ossimetolone) è forse secondo solo al Dianabol (Methandrostenolone) come importanza tra gli steroidi anabolizzanti orali per la massa usati nel Bodybuilding. Ciò è dovuto alla sua indubbia efficacia. Come il Dianabol, l’Anadrol ha una quasi assoluta non affinità con i recettori degli androgeni (AR). L’Oxymetholone non si lega fortemente al recettore degli androgeni, e la maggior parte dei suoi effetti anabolizzanti derivano dalla sua azione genomica non-AR mediato.

Il principio attivo dell’Anadrol è l’ Oxymetholone o Ossimetolone [17β-hydroxy-2-hydroxymethylidene-17α-methyl-3-androstanone], il quale è stato commercializzato negli U.S.A. proprio con il nome di Anadrol 50 (Anadrol è un marchio registrato da Unimed Pharmaceuticals negli Stati Uniti e in altri paesi). E’ un AAS prodotto dalla Syntex nel 1961, e inizialmente commercializzato per la cura dell’anemia plastica, in base alle spiccate proprietà eritropoietiche della molecola. Dopo essere stato mandato in pensione dall’eritropoietina (EPO) e da farmaci affini, l’ Oxymetholone ha trovato recente impiego nella cura dei malati di AIDS. Alcuni studi hanno infatti evidenziato la sua capacità di contrastare attivamente gli stati di grave deperimento fisico (cachessia o wasting syndrome). Ovviamente questa molecola oggi mantiene largamente la sua popolarità tra i Bodybuilder per le sue proprietà anabolizzanti a livello muscolare, a cui è legata una forte capacità di stimolo del sistema immunitario.

La struttura di questa molecola, come si evince, deriva da quella del DHT, da cui differisce solo per due aspetti:

  • La metilazione in C-17, che ne consente la biodisponibilità orale, determinando, una marcata tossicità epatica: nonostante la sua pessima reputazione a riguardo, però, l’Oxymetholone (mg per mg) non è più tossico di qualsiasi altro C-17-alfa-alchilato. La sua tossicità “in pratica” è però aumentata a causa delle alte dosi in cui è comunemente somministrato;

questa consuetudine è determinata dall’altra caratteristica che lo differenzia dal DHT e cioè:

  • La presenza del gruppo C-2 idrossimetilico che a sua volta determina, come accennato in precedenza:
  1. Assenza quasi assoluta di affinità per i recettori androgeni (AR), contrapposta alla capacità di legarsi probabilmente anche in modo non recettoriale al sito bersaglio, consentendo così la somministrazione efficace di dosi particolarmente e levate, senza riscontro del così detto “fenomeno della saturazione recettoriale”; recentemente è stata avanzata l’ipotesi che l’Oxymetholone (come probabilmente altri AAS) si leghino alla porzione Non genomica dei recettori androgeni o altri recettori steroidei, eventualità che non è sta ancora del tutto testata.
  2. Incremento della potenza anabolica (stabilizzando il chetone in C-3) che rende, anche solo mg per mg, l’Oxymetholone un anabolizzante di tutto rispetto (valore anabolizzante 320 comparato al Metyltestosterone 100 e quindi circa 450 rispetto al Testosterone).
  3. La capacità della molecola di legarsi al recettore estrogeno, rendendo per questo verso inefficace l’azione antiestrogenica degli inibitori dell’aromatase. L’attività estrogenica è però anche mediata dalla capacità della molecola di ridurre l’SHBG, rendendo il composto ancor più estrogenico quando cosomministrato con anabolizzanti aromatizzabili ed affini al SHBG come tipicamente il Testosterone o anche il Boldenone. Questa azione anti-SHBG raggiunge però il suo apice a 50mg/die con circa il 40% di soppressione e riducendosi a circa il 25% alla dose di 100mg/die;
  4. Bassissima affinità per l’SHBG;
  5. Capacità di innalzare la proteina legante del Cortisolo, riducendone così la porzione bioattiva.

Un’altra caratteristica particolare dell’ Oxymetholone è costituita dalla sua soggezione alla rimozione in quantità modeste del gruppo metilico in C-2 cosa che ne determina la conversione in 17-alpha-methyl DHT (17AMDHT), che determina, in base alla sua forte affinità per l’SHBG, un ulteriore biodisponibilità di AAS co-somministrati come il Testosterone. Il 17AMDHT determina il residuo effetto androgenico dell ’Oxymetholone che, mg per mg, è piuttosto modesto (45 con riferimento al Metyltestosterone con base 100) con ottimo rapporto (nonostante la credenza popolare) benefici/rischi per le atlete di sesso femminile (10/1).

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Infine l’ Oxymetholone causa una certa inibizione dell’enzima 11-beta idrossilasi, con conseguente ritenzione idrica che va ad aggiungersi a quella causata dai suoi effetti estrogenici: questo è un ‘effetto in parte positivo, soprattutto se l’Oxymetholone viene supplementato con potassio, in quanto la iper-idratazione cellullare accresce la sintesi proteica.

Ovviamente si verificherà una diminuzione di volume muscolare una volta interrotto l’uso del prodotto. Questa avviene anche a causa di una diminuzione dell’efficacia del prodotto in modo e tempo dipendente: infatti i maggiori risultati si riscontrano entro le prime 10 settimane per diminuire nelle seguenti fino a venti; questo può essere anche dovuto ad un effetto ciclico negativo che causa un aumento dell’ attività/produzione dell’ACTH in risposta alla diminuzione iniziale di Cortisolo libero.

Combinando l’Anadrol con AAS come il Trenbolone, Anavar, o Primobolan si produce un forte effetto sinergico. In pratica l’Oxymetholone è associabile con AAS, PH e DS tipo AR. E’ sconsigliata la co-somministrazione dell’ Anadrol con il Dianabol in quanto il rapporto benefici/rischi è molto sfavorevole (eccessiva epatossicità ed eccessiva ritenzione idrica con conseguente aumento pericoloso della pressione ematica).

Contrariamente a quello che molti Bodybuilder si aspettano, l’ Oxymetholone può essere lieve in termini di effetti collaterali quando non sono co-somministrati AAS aromatizzabili. Tuttavia, quando l’Oxymetholone viene utilizzato in un ciclo nel quale i livelli di estrogeni sono elevati, è noto per portare ad un peggioramento dei sintomi estrogeno-dipendenti. Questi sintomi sono dovuti al suo effetto estrogeno-progestinico che causa effetti tipici di un ulteriore aumento estrogenico, dovuto all’enzima aromatasi, o ad un aumento della prolattina. Ci sono alcune prove indirette che il problema possa essere dovuto principalmente all’attività progestinica: in alcuni casi l’uso concomitante di dosi moderate di Winstrol (Stanozolol), che ha effetti anti-progestinici, può evitare il problema. Alcuni hanno anche riferito di utilizzare il Dostinex (Cabergolina), che riduce la prolattina, per ottenere un rimedio al problema. È soprattutto utilizzando l’Oxymetholone in un contesto con alti livelli di estrogeni che ha fatto guadagnare all’Anadrol la reputazione di AAS “pesante”. Per esempio, se utilizzato in combinazione con alte dosi di Testosterone senza un inibitore dell’aromatasi, l’Oxymetholone diventa poco gestibile riguardo al peggioramento dell’attività estrogeno-progestinica.

La maggior parte degli utilizzatori non lo trova un AAS difficile da gestire quando non ci sono problemi concomitanti con alti livelli di estrogeni. Indipendentemente dal fatto che l’Oxymetholone non aromatizzi, in quanto si tratta di una molecola DHTderivata, in coloro che hanno già sviluppato ginecomastia l’Anadrol, a causa dei suoi effetti già precedentemente riportati, può essere un agente aggravante, anche con livelli di estrogeni tenuti a livelli normali. Può anche essere un agente causativo.

Per quelli con problemi di ginecomastia che stanno pensando di utilizzare l’Anadrol e sono incerti della loro risposta alla molecola, piuttosto che contare solo su Cabergolina e/o Winstrol per evitare effetti progestinici, e soprattutto se utilizzano AAS aromatizzabili, è consigliabile associare il ciclo con un inibitore dell’aromatasi e/o un modulatore selettivo del recettore dell’estrogeno (SERM), come il Nolvadex. Quelli che non hanno ginecomastia pre-esistente e hanno livelli di estrogeni nella norma (e non sono soggetti predisposti) utilizzando l’Anadrol non mostreranno effetti collaterali estrogenici eccessivi durante il ciclo (dose e tempo dipendente). Le misure di salvaguardia di cui sopra in genere non saranno obbligatorie.

Non è insolito per un utilizzatore che usa per la prima volta l’Oxymetholone ottenere risultati soddisfacenti con un solo ciclo di questa molecola assunta singolarmente; ma l’uso più efficace dell’Oxymetholone si ha abbinandolo ad AAS tipicamente AR. L’utilizzo tipico è di 50-150 mg/die, da suddividere in due-tre dosi al giorno. Nonostante dosi giornaliere più elevate possano portare effetti anabolizzanti lineari l’impatto sul fegato diventerebbe preoccupante, specialmente se si superano le quattro/sei settimane di utilizzo continuo. Con l’utilizzo di Oxymetholone si sono sperimentati repentini aumenti di peso e forza: mediamente un atleta è in grado di aumentare il proprio peso corporeo anche di 7-11Kg nelle prime tre settimane di utilizzo. Ma è bene che il lettore si renda conto che buona parte del peso guadagnato era dovuto alla ritenzione idrica. Gli utilizzatori hanno anche riportato forti aumenti della forza e del recupero nonché dell’aggressività (che se concentrata solo negli allenamenti è stata considerata positiva). Grazie alla sua capacità di trattenere i liquidi anche a livello articolare, gli atleti utilizzatori hanno riportato che con l’uso dell’Oxymetholone gli allenamenti particolarmente pesanti erano esenti da dolori articolari e il recupero tra le serie avveniva ad un ritmo incredibile (anche il recupero tra gli allenamenti era dimezzato).

L’Anadrol è stato utilizzato anche nel pre-gara da atleti esperti associato con Nolvadex e un diuretico antagonista. Se usato da solo, la produzione di Testosterone non viene completamente soppressa, in quanto non sembrano esserci indicazioni che riportino livelli di estrogeni anormalmente bassi, come avviene quando la produzione di Testosterone endogeno è completamente soppressa. Se abbinato con un AAS iniettabile non-aromatizzabile, è consigliabile usare anche una certa quantità di Testosterone o di altri steroidi aromatizzabili, o alternativamente il Testosterone può essere fornito endogenamente attraverso l’utilizzo di HCG a basso dosaggio. Se si usa Testosterone iniettabile, anche una dose di 100mg/settimana è sufficiente per questo scopo. Va anche detto che se usato da solo, la conservazione della massa dopo il ciclo diventa un sogno se non viene inserito un AAS con forti qualità anabolizzanti come Trenbolone, Winstrol Depot, Deca Durabolin, Boldenone, Oxandrolone, ecc.

Come già detto, l’Oxymetholone è una molecola C-17-alchilata, è presenta tossicità epatica. È consigliabile limitare l’uso dell’Anadrol per non più di sei settimane consecutive prima di prendere una pausa in grado di permettere il ripristino dei valori alterati delle transaminasi.

Come detto in un precedente mio articolo, l’Anadrol ha dimostrato clinicamente di avere un basso tasso di virilizzazione a dosi notevolmente superiori a quella necessaria per un ciclo di Massa/Forza di un atleta donna che pratica Bodybuilding o sollevamento pesi. Una dose totale di 25 mg/giorno è solo la metà della dose minima utilizzata in medicina, ma è notevolmente efficace per stimolare l’anabolismo muscolare nelle donne. Anche 12.5 mg/giorno può essere molto efficace.

Come per qualsiasi AAS orale utilizzato da atlete, dosi suddivise lungo l’arco della giornata sono probabilmente più sicure di dosi singole per una data dose totale al giorno, così da mantenere livelli costanti della molecola durante le ventiquattro ore rispetto a picchi seguiti da cali drastici. La vita attiva dell’Oxymetholone è di circa 16 ore. Per le donne è anche idealmente associabile all’Ostarina, che è un potente AR e praticamente priva di effetti avversi.

Per una protezione dai possibili effetti avversi dell’Oxymetholone a livello epatico è altamente consigliabile l’uso di Silimarina, Tudca e NAC. Se l’atleta decide di sfruttare la persistente efficacia ad alti dosaggi dell’Oxymetholone, oltre i 200mg/die, con tutti i rischi del caso, una forte supplementazione aggiuntiva di N-ademetionina (Samyr) e glutadione ridotto (Tad) è INDISPENSABILE. Si consiglia anche l’utilizzo di dosi abbondanti di Omega 3 e Niacina per tenere sotto controllo i livelli lipidici ematici che potrebbero subire alterazioni negative (aumento dell’LDL e diminuzione dell’HDL, aumento dei Trigliceridi). Essendo l’Anadrol uno stimolante della produzione di eritrociti (globuli rossi), le persone con problemi di eccessiva coagulazione, o se l’alta dose di Omega 3 non si dimostra sufficiente a mantenere la fluidità ematica a livelli accettabili, è consigliabile l’uso della Cardio Aspirina (100mg/die).

Spero ancora una volta di essere stato utile a chiarirvi alcuni dei concetti che stanno alla base della chimica applicata al Bodybuilding.

L’Oxymetholone può essere identificato positivamente mediante test di sostanze ROIDTEST ™ B & C. Dopo le recenti tendenze del mercato, troviamo che i preparativi del mercato nero etichettatati come “Oxymetholone” hanno un alto rischio di non contenente lo stesso o di contenere altri steroidi.
Il kit ROIDTEST ™ può essere utilizzato per confermare la presenza di questo AAS in un prodotto, e può essere acquistato qui:

OXYMETHOLONE_large

http://anabolic.org/roidtest-steroid-test-kits/

Gabriel Bellizzi

Bibliografia

  • Schanzer W: Metabolism of anabolic androgenic steroids. Clin Chem. Jul;42(7):1001-20, 1996 Cardoso CR, Marques MA, Caminha RC, Maioli MC, Aquino Neto FR: Validation of the determination of oxymetholone in human plasma analysis using gas chromatography-mass spectrometry. Application to pharmacokinetic studies. J Chromatogr B Analyt Technol Biomed Life Sci. Jul 25;775(1):1-8, 2002
  • Pavlatos AM, Fultz O, Monberg MJ, Vootkur A, Pharmd: Review of oxymetholone: a 17alpha-alkylated anabolicandrogenic steroid. Clin Ther. Jun;23(6):789-801; discussion 771, 2001
  • Saartok T, Dahlberg E, Gustafsson JA: Relative binding affinity of anabolic-androgenic steroids: comparison of the binding to the androgen receptors in skeletal muscle and in prostate, as well as to sex hormone-binding globulin.
  • Endocrinology. Jun;114(6):2100-6, 1984
  • Feldkoren BI, Andersson S. Anabolic-androgenic steroid interaction with rat androgen receptor in vivo and in vitro: a comparative study. J Steroid Biochem Mol Biol. 94(5):481-7, 2005
  • Ojasoo T, Delettre J, Mornon JP, Turpin-VanDycke C, Raynaud JP: Towards the mapping of the progesterone and androgen receptors. J Steroid Biochem. 27(1-3):255-69, 1987
  • Gorshein D, Murphy S, Gardner FH. Comparative study on the erythropoietic effects of androgens and their mode of action. J Appl Physiol. 35(3):276-8, 1973
  • Allen DM, Fine MH, Necheles TF, Dameshek W. Oxymetholone therapy in aplastic anemia. Blood. 32(1):83-9, 1968
  • Chatterton RT. Inhibition of progestational activity for fertility regulation. Res Front Fertil Regul. 1(3):1-14, 1981
  • Barbosa J, Seal US, Doe RP: Effects of anabolic steroids on hormone-binding proteins, serum cortisol and serum nonprotein-bound cortisol. J Clin Endocrinol Metab. Feb;32(2):232-40, 1971
  • *alcune informazioni di base erano state riportate anche da Pietro Sassi: Osservazioni sull’ Ossimetolone. 2013.

 

CARDIO E BODY-BUILDING

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La questione “Cardio” nel BodyBuilding è una questione delicata, una variabile che spesso non piace a priori e che, secondo la moda del momento, viene demonizzata tassativamente.

Ciò che è risaputo è che spesso l’allenamento aerobico assume connotazioni per così dire erronee, essendo da sempre confinato alla correlazione di attività fondamentale ai fini del dimagrimento e di attività da evitare ai fini dell’aumento della massa muscolare. Molti staranno pensando che questo è un ragionamento logico dal momento in cui un atleta se deve fare “massa” non ha interesse a “bruciare” più Kcal contrariamente a quanto sarebbe spinto a fare in “definizione”…Beh, le cose non sono così elementarmente riducibili. Entrambe queste “etichettature standardizzate” rappresentano miti duri a decadere.
Dall’osservazione sul campo e dalla logica intuizione che deriva da una attenta valutazione oggettiva di ciò che si osserva, sono dell’ìdea che l’allenamento cardiovascolare sia molto più idoneo durante il periodo di “massa” (eccesso calorico) rispetto al periodo di “definizione” (deficit calorico). Non mi sto riferendo ad una piccola nicchia di atleti ma sto parlando in generale, anche se il discorso non è applicabile con generalità. La soggettività di un atleta è sempre e comunque imperante sulle scelte che si fanno, che esso sia “Natural” o “Chemical”. Infatti, anche prendendo in considerazione un gruppo definito di atleti “Natural” ai quali viene applicato un certo tipo di preparazione, le risposte a tale preparazione varieranno in base alle caratteristiche individuali. Tutto funziona fino ad un certo punto ma c’è sempre qualcosa che funziona meglio.
L’allenamento cardiovascolare in “massa” aiuta ovviamente l’atleta a mantenere una buona condizione cardiovascolare ma migliora anche l’assorbimento dei nutrienti (soprattutto carboidrati) e la resistenza durante le sessioni di allenamento con i pesi. Ovviamente i fattori da tenere in considerazione sono molti, come evitare di eccedere con le sedute cardio: ricordiamoci sempre che sessioni di aerobica prolungate e intense portano ad un maggiore rilascio di Cortisolo e, quindi, ad un maggiore catabolismo muscolare. La risposta non è altrettanto definitiva qualora si effettuino sessioni moderate d’aerobica o altresì ad un ritmo più tranquillo per minor tempo, come 20-30 minuti a sessione.
C’è uno studio interessante, seppur limitato, che vorrei riportare.

Scienziati dell’Università del Texas di Tyler hanno studiato l’effetto prodotto dalla combinazione “aerobica+allenamento con i pesi” in un Bodybuilder agonista di 26 anni, altamente allenato. Il Bodybuilder seguì il proprio abituale programma di allenamento “off season” con i pesi, 4 giorni alla settimana, abbinandolo ad un allenamento di corsa sul Tapis Roulant per 8 settimane. Durante la prima settimana, l’uomo corse per 3 giorni a settimana, 20 minuti per sessione, al 75% del VO2max per 20 minuti e altri 2 giorni al 75% del VO2max per 45 minuti. L’uomo aumentò l’introito calorico con integratori “extra” per controbilanciare il costo energetico di quest’ulteriore attività aerobica.
I risultati dello studio mostrarono come dopo 12 settimane (la durata della ricerca) il Bodybuilder avesse un leggero aumento della propria capacità di VO2max . Il peso dell’atleta aumentò dagli iniziali 87,50Kg a 89Kg. La percentuale iniziale di grasso era del 14,6% e salì fino al 14,9% in 12 settimane. Il Bodybuilder acquistò anche 0,90Kg di massa non grassa. Per quanto riguarda la forza, il peso massimale sollevato nello Squot rimase lo stesso, 266Kg ca. , indicazione questa che i 4 giorni di aerobica a settimana non avevano reso ne più debole ne più forte la parte inferiore del corpo. Il suo deadlift (stacco da terra) massimale arrivò a 211Kg ca. , mentre il peso massimale nel Curl per i bicipiti andò da 75Kg a 77Kg circa.
Di conseguenza, gli autori dello studio conclusero giustamente che l’allenamento aerobico migliorava la capacità di resistenza cardio-respiratoria del Bodybuilder, senza per altro influenzare negativamente ne la forza ne la massa muscolare. Un aspetto di questo studio da sottolineare è che il Bodybuilder sviluppò progressivamente le proprie sessioni di allenamento aerobico fino ad arrivare al 85% del VO2max , considerato un livello intenso. In ogni caso, l’atleta in questione si allenò a questo livello d’intensità solo 2 volte alla settimana e per 20 minuti, mentre nelle altre due sessioni si attenne ad un ritmo più moderato, al 75% del VO2max. (1)

Per il mio modo di vedere, le sedute di aerobica dello studio sono anche “troppe”. Sono dell’idea che, durante periodi di “massa”, la frequenza aerobica dovrebbe essere suddivisa, in maniera piuttosto generale e tutt’altro che standard, in 2-3 sessioni a settimana da 20 minuti ciascuna, lontano dalle sessioni di allenamento con i pesi, al 75% del VO2max. Nei periodi di definizione invece, considero una buona scelta limitare le sessioni Cardio al limite indispensabile (se non si possono evitare); 2 sessioni a settimana da 20-30 minuti ciascuna, sempre lontano dalla sessione di allenamento con i pesi, al 75% del VO2max o, meglio ancora, alternati con un HIIT. Il migliore esercizio aerobico? Gli Scalini, seguiti dal classico Tapis Roulant.
La soggettività è il nocciolo della questione, in tutte le cose. Diffidare dai “Guru” che, divulgando una “cultura” spicciola, pensano di avere la verità in tasca. Tra “cortisolo fobia” e altre amenità, troppe volte si perde il senso della realtà.

 

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

(1) “Applied Metabolics 13”

 

Ulteriori considerazioni e approfondimenti sull’Hypertraining

Yates

Anche se l’hypertraining è sicuramente una tecnica avanzata per aumentare l’intensità, la domanda logica che segue è perchè una persona dovrebbe sottoporsi ad un’esperienza così intensa. Ancora, ascoltiamo la risposta direttamente da Mike: “Da un punto di vista più tecnico, profondo e scientifico, l’allenamento ad alta intensità riguarda davvero le contrazioni muscolari ad alta intensità ovvero più intensamente il muscolo è costretto a contrarsi e più grande sarà lo stimolo a crescere.”
Mike utilizzò questa tecnica avanzata con molti altri clienti con egual successo. Mi disse che tutti coloro che l’avevano usata sperimentarono un aumento di forza più marcato del solito in ogni esercizio che eseguirono (a quel tempo Mike usava questa tecnica quasi esclusivamente sulla incline press, sulla Nautilus curls e sul leg extension), e un cliente ebbe una crescita sui bicipiti dopo ognuno dei 3 allenamenti con hypertraining. Questi eseguirono una sola serie di hypercurls eseguiti con la routine di Mike di base con spalle e braccia che eseguivano ogni 12-13 giorni.

Una volta chiesero a Mike se pensava che l’hypertraining fosse la tecnica migliore di allenarsi per incrementi rapidi di forza e massa muscolare. Rispose: “Se avete capito che il 100% di sforzo è il fattore responsabile per fornire lo stimolo a crescere, allora è logico pensare che una serie in hypertraining possa produrre un tale livello di intensità. Ho usato il rest-pause, che è simile all’hypertraining, con successo nel 1979 e di recente ho avuto un successo considerevole utilizzando l’hypertraining con poche persone selezionate.”

Infatti Mike utilizzò l’allenamento in rest-pause ed ebbe risultati notevoli nelle sei settimane precedenti la sua prima competizione professionistica che ebbe luogo solo tre mesi dopo la vittoria con score perfetto al Mr. Universo. In un breve lasso di tempo fu in grado di migliorare significativamente la condizione raggiunta al Mr. Universo e aggiunse altri 3 kg di muscoli. Visto che è molto difficile per bodybuilder avanzati aumentare ancor di più la massa muscolare e dunque fu un notevole risultato raggiunto da Mike che poi andò a vincere la Florida Cup sconfiggendo anche Robby Robinson.

Mike non scrisse mai una guida completa sull’hypertraining. Disse: “Visto che tutto ciò è nuovo e ancora in fase di sperimentazione, non posso fornire ancora conclusioni definitive. Dopo aver raccolto altri dati dai miei clienti che utilizzano questa rivoluzionaria tecnica ad alta intensità potrò finalmente potrò avere un quadro più completo della situazione.” Purtroppo il fato aveva altri piani e Mike non ha vissuto abbastanza da completare le ricerche nell’applicazione di questa tecnica. Ci ha lasciato qualche informazione nei suoi scritti, indicando alcune precauzioni che andrebbero seguite nel cimentarsi in questa tecnica.

“Sappiamo con assoluta certezza che anche l’allenamento convenzionale Heavy Duty, nel quale l’ultima ripetizione possibile richiede il 100% dell’intensità esprimibile, scava un solco profondo nelle riserve energetiche corporee ovvero nella capacità di recupero sistemica. Se una serie classica portata al cedimento positivo potrebbe essere vista come un’esposizione al sole equatoriale di un’ora, una serie di rest-pause o hypertraining potrebbe essere paragonata a 2 o più ore di esposizione al sole. Il punto principale da tenere in considerazione è che lo stress imposto sull’organismo è molto maggiore quando si usano queste tecniche. Nessuno dei miei clienti ha mai eseguito più di 4-5 serie con un allenamento convenzionale in stile Heavy Duty.

Il mio suggerimento è di cominciare ad inserire il rest-pause o l’hypertraining in una sola serie per allenamento sulle 4 del vostro allenamento. Per i pettorali potresti usare queste tecniche avanzate sulla incline press dopo aver eseguito una serie di croci con manubri in maniera tradizionale. Per il dorso potresti usarle sulle trazioni inverse. Per i bicipiti sul curl con bilanciere e sui quadricipiti al leg extension. Come sempre utilizza la razionalità come guida. Ti consiglio inoltre di limitare le ripetizioni tra 4 e 6 sempre a causa dell’alto livello di intensità raggiunto. Ricorda: maggiore è il livello di stress imposto, più facile sarà sovrallenarsi. Se dopo uno o due allenamenti noti che la forza è rimasta stabile o è scesa, riduci la frequenza di utilizzo di queste tecniche ad un allenamento su tre. Per coloro che hanno una capacità di recupero inferiore e una minor tolleranza allo stress l’ideale sarebbe usare queste tecniche con la routine per avanzati.

Ci sono persone che non riescono a tollerare l’esposizione al sole anche per brevi periodi di tempo, e ci sono persone che non riescono a tollerare le tecniche avanzate di intensità perchè troppo brutali per il loro organismo. Ovviamente nessuno lo può sapere con certezza finchè non prova, ma in quei casi state molto attenti e utilizzate queste tecniche al massimo su un esercizio per allenamento.”

Ed infine un’ultima raccomandazione per coloro che non hanno ancora letto i libri di Mike, in particolare coloro che ignorano i danni causati dal sovrallenamento. Mike faceva allenare i suoi clienti una volta ogni 4-7 giorni per una buona ragione. Più ti alleni duramente e più stimolerai i processi di crescita, ma se non riposi a sufficienza, non crescerai. Questo processo richiede tempo. Se non accetti questo, ovvero pensi di poter adattare una tecnica ad altissima intensità come l’hypertraining ai tuoi allenamenti giornalieri a bassa intensità basati su serie multiple saresti un vero e proprio pazzo. Non solo diventerai più debole e piccolo, ma come Mike affermava: “Stai correndo il rischio concreto di entrare in una fase davvero grave di sovrallenamento che potrebbe richiedere letteralmente fino a sei mesi per essere recuperata.”

Se ti alleni duramente e con una certa logica potrai godere di tutti i benefici che l’allenamento Heavy Duty e le tecniche di intensità possono offrirti.

Fonte: http://www.highintensityitalia.com/

Mike Mentzer e l’Hypertraining

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In questo articolo viene descritta l’hypertraining, una tecnica di allenamento brutale ad alta intensità ideata da Mike Mentzer.

Dove sta scritto che una ripetizione di una serie deve essere seguita immediatamente da un’altra? Oppure, come anche io pensavo e ciecamente accettavo, dove sta scritto che solo l’ultima ripetizione di una serie richiede lo sforzo massimo?” -Mike Mentzer-

Mike Mentzer viene ricordato semplicemente per aver portato alla ribalta nuovi metodi per aumentare l’intensità di un allenamento coi pesi. Ad esempio, anche se non ha creato tecniche come il rest-pause, l’utilizzo che ne fece certamente le rese più popolari nel mondo del bodybuilding. Altre tecniche invece, come l’Infitonic e l’Omni-Contraction, sono state ideate direttamente da Mike.

Una delle tecniche di allenamento meno conosciute che Mike ha utilizzato con molti dei suoi clienti e colleghi, incluso il 6 volte Mr. Olympia Dorian Yates, è l’hypertraining.

Secondo Mike, Arthur Jones, colui che possedeva la Nautilus e la MedX corporation, descriveva una tecnica nella quale ogni fase positiva o concentrica in una serie doveva essere seguita immediatamente da una “supernegativa”, o una negativa con l’assistenza di un patner. Una ditta che produce macchine isotoniche, la Life Circuit, aveva anche sviluppato una linea di attrezzi computerizzate negli anni ’90 che incorporava questa tecnica nel suo software. Secondo Mike: “Molti anni dopo aver imparato ad utilizzare la tecnica rest-pause, Arthur Jones descrisse una variante della tecnica nella quale non solo ogni fase positiva e concentrica richiedeva uno sforzo massimale ma anche ogni negativa.

Lo chiamò hypertraining. Con l’hypertraining, comunque, Jones non suggerì una pausa tra ogni ripetizione. Invece consigliava che ogni ripetizione successiva seguisse la precedente in maniera del tutto convenzionale. Funzionava? Beh, per quanto ne so io nessuno ha mai provato questa tecnica fino a poco tempo fa.”

Mike con Dorian Yates

Era il 1993, per l’esattezza, e la location del test era la Gold’s Gym di Venice, California. L’individuo che provò la tecnica fu Mike Mentzer e l’individuo su cui venne testata fu Dorian Yates. Lo so perchè ero alla Gold’s Gym quel giorno e fui testimone dell’esperimento. Infatti scattai anche alcune foto dell’evento. Ecco il racconto di Mike:” All’inizio del 1993 stavo supervisionando Dorian Yates in un hypertraining che consisteva in una serie di spinte alla incline press e una serie alla Nautilus curls. Sulla incline press necessitammo di molte persone per aiutare Dorian a sollevare 300 kg fino alla posizione di massima contrazione per la prima ripetizione a R.O.M. completo. In altre parole cominciò dalla posizione con braccia distese, abbassò il carico in maniera lenta e controllata e poi lo spinse di nuovo in alto. Una volta raggiunta di nuovo la posizione di massima contrazione, questa volta enfatizzò la negativa abbassando il carico in maniera più lenta possibile. Non appena il peso raggiunse il punto più basso, io ed un altro aiutante scalammo il peso del 15% scendendo a 255 kg, mentre Dorian stava eseguendo un rest-pause da 7 secondi. Poi l’abbiamo aiutato a tornare al punto di massima contrazione in modo da eseguire un’altra hyper-ripetizione e mezzo.”

Dorian eseguì 4 ripetizioni in quel modo. Ne eseguì così poche semplicemente perchè non gli fu possibile, dopo aver fatto questo sforzo immane, eseguirne una quinta! Come mi disse Mike, “Capii subito quando Dorian aveva raggiunto il punto di sopportazione massimo. Solo coloro che si allenano con l’Heavy Duty possono capire quanto sia brutale una serie con ripetizioni di questo tipo, visto che ognuna di queste stimola il muscolo ad eseguire uno sforzo massimo sia in fase positiva che in fase negativa, è iper-intenso!!”

Ricordo quello spettacolo come se fosse avvenuto ieri: il petto di Dorian era estremamente gonfio, e stava respirando in maniera molto affannata cercando di recuperare da quello sforzo pazzesco, ma a quel punto doveva iper-allenare i suoi bicipiti!

Lasciamo che Mike racconti come è finita la storia: “Dorian eseguì la serie in hypertraining per i bicipiti senza usare il rest-pause tra ogni ripetizione. Cominciò la serie con tutto il carico possibile, circa 80 kg, con altri 15 kg in aggiunta. Quel carico non era sufficiente a raggiungere il cedimento con una sola ripetizione, quindi gli dissi di eseguirne il più possibile. Ne riuscì ad eseguire 3. La terza ripetizione richiese uno sforzo massimo e Dorian impiegò parecchi secondi per terminarla. Una volta raggiunta la posizione di massima contrazione, gli dissi di resistere il più possibile durante la discesa con la negativa mentre gli rendevo più difficile il tutto applicando manualmente una resistenza maggiore.

Resistette in maniera eroica, concentrandosi al massimo sullo sforzo che stava eseguendo e impiegando diversi secondi a completare la discesa. Appena raggiunse il punto di massimo allungamento rimossi rapidamente i 15 kg e Dorian eseguì subito altre 2 ripetizioni seguite ancora da una negativa vicina al cedimento. Ora che i suoi bicipiti erano affaticati era in grado di procedere con qualche altra iper-ripetizione, una singola ripetizione con cedimento positivo e negativo. Percepì le stesse sensazioni avute con la incline press: “brutale” e “iper-intenso” sono le parole che Dorian usò per descrivere questo allenamento”.

Fonte: http://www.highintensityitalia.com/ Altro…

Restrizione calorica e rapporto grassi/proteine in una Dieta Ketogenica?

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Lyle McDonald nel suo Body Opus Experience, parla dell’apparente dilemma del rapporto 1,5:1 fra grassi e proteine in una Dieta Ketogenica. Ma è così rilevante il rispettarlo?Lyle stesso afferma che il rapporto chetogeno 1,5:1 (che rappresenta il rapporto fra grammi di grassi e grammi di proteine + carboidrati) è fondamentale per usare la dieta chetogena per l’epilessia (perché qualcosa nei livelli alti di chetoni o un prodotto di questi livelli sembra essere la causa di una riduzione degli attacchi apoplettici).
Tuttavia, per la riduzione del grasso corporeo, questo rapporto non è necessario e probabilmente non desiderabile. Infatti, la situazione ideale sarebbe una in cui si assume il minimo di grassi, senza compromettere la chetosi (per le troppe proteine) e senza compromettere il ritmo metabolico. In teoria, ciò permetterebbe l’utilizzo massimo del grasso corporeo.

Quindi, in pratica, il metodo consigliato per approntare una dieta chetogena è:

1. Fissare i livelli calorici (cioè 26-28 cal/kg per ridurre il grasso)
2. Fissare i livelli proteici: generalmente 2 g/kg
3. Fissare i livelli di carboidrati: è impossibile arrivare a zero carboidrati, così solitamente si indicano tra i 10 e 30gm al giorno.
4. Il resto sono grassi.

Dunque, se per esempio si pesa 90 kg:

1. 90 x 28 = 2.520 Kcal/giorno
2. 90 x 2 = 180 g di proteine x 4 cal/g = 720 Kcal
3. 10 g di carboidrati x 4 cal/g = 40 Kcal
4. 2.520 – 720 – 40 = 1.760 Kcal dai grassi / 9 cal/g = 195,5 g di grassi

Quindi, in pratica, il rapporto si avvicina più all’1:1 che all’1,5:1. E il problema è risolto: calorie sufficienti, proteine sufficienti.

Gabriel Bellizzi

Acido-D-Aspartico: evidenze scientifiche

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L’Acido D-Aspartico (DAA) è un aminoacido che si forma principalmente nell’ipofisi, nell’ipotalamo e nei testicoli. Svolge un ruolo importante nella produzione di composti associati a libido, crescita tessutale e muscolare. E’ inserito molto spesso nei protocolli “OCT” (Off Cycle Terapy) quando l’atleta cerca di mantenere uno stato ormonale favorevole alla prestazione e al mantenimento dei guadagni ottenuti nel periodo “On Cycle”.

L’Acido D-Aspartico stimola la produzione di molecole segnale, che a loro volta potenziano l’attività di testicoli ed ipofisi.
L’acido D-aspartico risulta essere (insieme alla Creatina e a pochi altri integratori da banco) uno dei migliori componenti naturali che un atleta può consumare al fine di migliorare le prestazioni.

Ma facciamo parlare i dati scientifici per avere le idee più chiare.

In un particolare studio, è stata somministrata a un gruppo di uomini adulti (di età compresa fra 27 e 37 anni) una dose giornaliera di 3,12 grammi di Acido D-Aspartico per dodici giorni consecutivi.
Il livello di crescita, nei soggetti che hanno ricevuto l’integratore è aumentato dal 33% al 45% dopo il periodo di dodici giorni. Si ritiene inoltre che l’Acido D-Aspartico offra benefici anche per la salute, che vanno dall’abbassamento della pressione arteriosa a un miglior funzionamento del sistema immunitario.

L’efficacia del Acido-D-Aspartico è confermata anche da In un altro studio (1) dove sono stati presi in esame le reazioni di uomini e ratti all’assunzione di DAA. In questo studio gli uomini sono stati divisi in due gruppi: un gruppo di 23 uomini al quale è stata data una dose giornaliera di D-aspartato (DADAVIT) per 12 giorni, e un altro gruppo di 20 uomini al quale veniva somministrato un placebo. I ratti invece sono stati divisi in un gruppo di 10 individui i quali bevevano una soluzione di 20 mM contenente D-aspartato o un placebo per 12 giorni. Quindi sono stati quantificati i livelli di LH e Testosterone e i livelli di D-aspartato nei tessuti. Gli effetti del D-aspartato sulla sintesi di LH e Testosterone sono stati valutati nei ratti estraendo l’ipofisi e isolando le cellule di Leydig. I tessuti sono stati incubati con D-aspartato, e quindi sono state determinate le concentrazione (sintesi) di LH e cGMP nella pituitaria e di Testosterone e cAMP nelle cellule di Leydig.
Negli esseri umani e nei ratti, il sodio D-aspartato ha indotto un miglioramento del rilascio di LH e Testosterone. Nella pituitaria del ratto, il sodio D-aspartato ha aumentato il rilascio e la sintesi di LH attraverso il coinvolgimento di cGMP come secondo messaggero, mentre nelle cellule di Leydig dei testicoli del ratto, ha aumentato la sintesi e il rilascio di Testosterone e il cAMP è implicato come secondo messaggero. Nell’ipofisi e nei testicoli il D-Asp è sintetizzato da un racemase D-aspartato che converte L-Asp in D-Asp. L’ipofisi e i testicoli possiedono una elevata capacità di intrappolare il D-Asp circolante da fonti esogene o endogene.
Lo studio mostra come l’Acido D-aspartico abbia un ruolo di rilevante incidenza nella regolazione del rilascio e della sintesi di LH e Testosterone, sia nell’uomo che nel ratto.
Con tutte queste comprovate proprietà benefiche ed i risultati di questi studi, associate ad un costo produttivo mediamente molto vantaggioso, fanno dell’Acido-D-Aspartico un integratore assolutamente valido.

Il suo inserimenti nella preparazione di atleti “Natural” o in fase “Off” (vedi anche OCT) è molto utile e permette un buon funzionamento dell’asse androgeno con benefici sulla forza e la massa magra.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti scientifici:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/

APPROFONDIMENTI SULL’ ABBINAMENTO CREATINA+CAFFEINA

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Dell’abbinamento “Creatina+Caffeina” ne avevo già parlato occupandomi però limitatamente della questione trattando l’aspetto dell’assorbimento. Purtroppo, i possibili “problemi” nei quali si può incappare con questo abbinamento integrativo non si limitano a questo. Infatti, esiste anche una possibile interazione negativa a livello dell’attività ergogenica di questi due composti.

In uno studio scientifico del 1996 [1], venne affermato che l’effetto ergogenico della creatina, e cioè la sua capacità nel migliorare le prestazioni, “è completamente eliminata dal consumo di caffeina”. In questo studio, un gruppo aveva assunto prima la creatina e un paio di settimane più tardi il placebo ; il secondo gruppo, prima il placebo e poi la creatina. Anche se questa procedura è quella che normalmente viene adottata in questo tipo di studi, sarebbe stato più corretto lasciar trascorrere un periodo più lungo tra i trattamenti per essere sicuri che gli atleti avrebbero avuto nei muscoli i loro livelli di creatina pre-studio. Altro dettaglio importante da considerare è la dieta; gli alimenti contenenti creatina possono, infatti, fornire abbastanza creatina da mantenere il carico iniziale. Considerando tutto questo, esistono fondati motivi per mettere in discussione i risultati riportati in questo studio.

In un altro studio del 2002 [2], l’assunzione di Creatina+Caffeina per tre giorni “neutralizza l’effetto benefico dell’integrazione a base di creatina sui muscoli in tempo di rilassamento”. È interessante notare che l’assunzione improvvisa e regolare di caffeina, invece, non avrebbe alcun impatto negativo.

L’assunzione improvvisa di caffeina dopo un periodo di carico di creatina sembrerebbe effettivamente avere un effetto ergogenico, come dimostrato da altri due studi [3, 4]. In entrambi gli studi, i ricercatori hanno osservato che l’ingestione elevata di caffeina (circa 5 mg / kg di peso corporeo) dopo un periodo di 5-6 giorni di integrazione a base di creatina e astinenza dalla caffeina migliorerebbe le prestazioni dell’esercizio ad alta intensità.
Allora che dire degli integratori pre-workout che contengono sia creatina che caffeina? Studi più recenti [5, 6] hanno testato integratori pre-workout che combinano ingredienti diversi, tra cui caffeina e creatina. I risultati hanno mostrato che l’ingestione di questi integratori prima dell’esercizio migliorerebbe le prestazioni nonostante la presenza di entrambe le sostanze: caffeina e creatina. Tuttavia, non è stato possibile individuare l’ingrediente che da solo potrebbe spiegare tale miglioramento, per cui il risultato è probabilmente dovuto alla combinazione di dosi relativamente basse di entrambe le sostanze.
Una buona strategia potrebbe essere quella di ridurre o addirittura interrompere l’assunzione di caffeina durante un periodo di carico di creatina per poi riprendere il suo normale utilizzo dopo tale periodo. O comunque, evitare di consumare grandi quantità di caffeina in combinazione con la creatina. Anche se un consumo moderato di caffeina non influenza l’equilibrio dei liquidi, dosi maggiori possono avere effetti diuretici. Poiché uno degli effetti positivi della creatina è la volumizzazione cellulare, vale a dire la presenza maggiore di liquidi nei muscoli, una corretta idratazione è fondamentale, pertanto l’eliminazione di acqua dal corpo causata dall’eccessiva assunzione di caffeina non è desiderabile. E per quelli preoccupati di non ottenere l’effetto ergogenico della caffeina con dosi moderate, sappiate che anche una dose bassa, pari a circa 200-300 mg, è sufficiente per migliorare la performance fisica [7].

Quindi, per concludere, secondo le mie osservazioni, un mix di“ Creatina+Caffeina” rimane un efficace pre-workout quando la dose di caffeina rimane nel range dei 200mg, anche se, nel complesso, risulta scientificamente più funzionale una loro suddivisione nella tempistica di assunzione.

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

[1] http://jap.physiology.org/content/80/2/452
[2] http://jap.physiology.org/content/92/2/513
[3] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21207054
[4] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12439084
[5] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22463603
[6] http://www.jissn.com/content/7/1/10
[7] http://www.gssiweb.org/en/ask-the-expert/all/dietary-supplements

Il “dilemma” dell’associazione Creatina e Caffeina

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Spesso si sente dire che l’abbinamento Creatina e Caffeina non sia una buona scelta come pre-workout. Ma è vero ciò che si dice? No, non lo è per le ragioni che andrò ad elencarvi.

Assumere Caffeina insieme alla Creatina non crea nessun problema! Ma c’è una importante considerazione da fare.

La Creatina per essere assimilata correttamente necessita anche di un PH gastrico alcalino e non acido, il quale la degraderebbe senza essere assimilata. Per questo motivo la Creatina monoidrata viene abbitualmente assunta con un tampone.

La Caffeina, intesa come integratore stimolante non altera il PH gastrico e di conseguenza la sua assunzione non è controindicata in concomitanza con la Creatina. Dopotutto moltissimi preworkout contengono la combinazione Creatina+Caffeina.

Ciò che veramente va evitato, e che ha dato origine al falso mito, è il caffè assunto in concomitanza con la Creatina. Spesso molti atleti prima del workout assumono una tazza di caffè come energizante. Purtroppo il Caffè altera il PH gastrico rendendo l’ambiente acido,e come precedentemente detto non è un ambiente ideale per la Creatina.

C’era uno studio di qualche anno fa che dimostrava quanto appena detto. Purtroppo non è stato correttamente compreso da molte persone le quali hanno confuso caffè con Caffeina creando la falsa credenza di incompatibilità tra Creatina e Caffeina.

Di conseguenza:

•Il caffè altera il PH gastrico rendendo l’ambiente acido causando di conseguenza la degradazione della Creatina. La Creatina và assunta a debita distanza dall’assunzione di caffè. E’ anche consigliato astenersi dal consumo di caffe o di altre sostanze acidificanti durante i periodi di assunzione di Creatina per non comprometterne la corretta assimilazione.

•La Caffeina Anidra, quella presente negli integrato alimentari, non causa alcun problema e, di conseguenza, può essere tranquillamente assunta insieme alla Creatina come ottimo pre-workout.

Gabriel Bellizzi

VITAMINA C E CORTISOLO

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Che la Vitamina C abbia la capacità di abbassare il Cortisolo è cosa che spesso si sente dire tra i frequentatori di palestre (almeno quelli più informati) e i sedicenti “Guru” del momento. Ma esistono evidenze scientifiche a proposito? Certo che si!
Secondo uno studio effettuato da ricercatori della University of Alabama a Huntsville la supplementazione di Vitamina C potrebbe effettivamente abbassare i livelli di Cortisolo. I ricercatori hanno messo dei topi sotto stress per un’ora al giorno per tre settimane e poi hanno dato loro 200 mg di vitamina C o un placebo. Secondo Science Daily, dove era riportato lo studio, i ratti trattati con la Vitamina C hanno sperimentato una diminuzione del Cortisolo e di altri ormoni dello stress rispetto a quelli trattati con un placebo. (1)
Secondo lo Psychology Today, uno studio sugli esseri umani ha mostrato risultati simili. Ricercatori tedeschi hanno studiato gli effetti della supplementazione di vitamina C su partecipanti i quali dovevano parlare in pubblico; che è considerato un fattore di stress. Ai soggetti sono stati dati 1.000 mg di vitamina C o un placebo prima di eseguire l’operazione. Gli scienziati hanno scoperto che quelli del gruppo ai quali era stata somministrata vitamina C avevano livelli più bassi di Cortisolo e la pressione sanguigna più bassa rispetto a quelli che non avevano ricevuto la supplementazione di vitamina C. Inoltre, i partecipanti del gruppo Vitamina C percepivano meno stress rispetto al gruppo non-vitamina. (2)
Ma c’è uno studio che ritengo essere molto interessante. Si tratta di uno studio volto a misurare gli effetti della supplementazione di Vitamina C sulle alterazioni delle concentrazioni circolanti di Cortisolo, Adrenalina, Interleuchina-10 (IL-10) e Interleuchina-1 antagonista del recettore (IL-1Ra), seguenti ad ultramaratona e misurati utilizzando immunochemiluminescenza, radioimmunologico e procedure ELISA . Quarantacinque partecipanti alla maratona di 90km al 1999 Comrades sono stati divisi in gruppi uguali (n = 15) trattati con 500 mg/die di Vitamina C (VC-500), 1500 mg / die di Vitamina C (VC-1500) o un placebo (P) per 7 giorni prima della gara, il giorno della gara, e per 2 giorni dopo la conclusione della gara. La dieta dei corridori venne monitorata prima, durante e dopo la gara e vennero prelevati campioni di sangue da 35 ml 15 – 18 ore prima della gara, immediatamente dopo la gara, 24 e 48 ore dopo la gara. Ventinove corridori (VC-1500, n = 12; VC-500, n = 10; p, n = 7) rispettarono tutti i requisiti dello studio. Tutte le concentrazioni post-gara sono state aggiustate per variazione di volume del plasma. L’analisi dell’assunzione dietetica, della glicemia nel sangue e lo stato antiossidante del giorno precedente la gara e del giorno della gara non ha rivelato che l’assunzione di carboidrati o delle vitamine E e A erano fattori confondenti significativi nello studio. Le concentrazioni seriche di Vitamina C pre-gara nei gruppi VC-500 e VC-1500 (128 +/- 31 e 153 +/- 34 micromol / l) erano significativamente più alti rispetto al gruppo P (83 +/- 39 micromol / l). Immediatamente dopo la gara le concentrazioni seriche di Cortisolo erano significativamente più basse nel gruppo VC-1500 (p <0.05) rispetto ai gruppi P e VC-500. Quando i dati provenienti dai gruppi VC-500 e P sono stati combinati (n = 17), i livelli di Adrenalina, le concentrazioni di IL-10 e IL-1Ra nel plasma erano risultati significativamente inferiori (p <0.05) nel gruppo VC-1500. Lo studio ha dimostrato una attenuazione, seppur transitoria, sia dell’ormone dello stress surrenale che della risposta dei polipeptidi anti-infiammatori in seguito ad esercizio prolungato in corridori integrati con 1500 mg di vitamina C al giorno rispetto a <o = 500 mg al giorno. (3)
Quindi è ovvio che, anche a livello scientifico, la supplementazione di Vitamina C dimostra una reale efficacia nell’attenuare i livelli di Cortisolo. Il dosaggio efficace per tale scopo sembra essere 1gm. Tenete a mente che l’aggiunta di grandi dosi di vitamina C troppo velocemente può portare a diarrea e mal di stomaco. Pertanto, aumentare gradualmente l’assunzione della vitamina C è la scelta migliore.
La supplementazione di vitamina C può interagire con alcuni farmaci, tra cui gli antiacidi contenenti alluminio, l’aspirina, e il Tylenol secondo quanto riportato dalla University of Maryland Medical Center.(4) Se si sta attualmente prendendo uno di questi farmaci o altri, si c
onsiglia di consultare il proprio medico prima di assumere integratori di vitamina C.

Gabriel Bellizzi


Note:

(1) Science Daily; Scientists Say Vitamin C May Alleviate the Body’s Response to Stress; August 1999
(2) Psychology Today; Vitamin C: Stress Buster; April 2003
(3) Vitamin C supplementation attenuates the increases in circulating cortisol, adrenaline and anti-inflammatory polypeptides following ultramarathon running.
(4) University of Maryland Medical Center; Vitamin C (Ascorbic Acid); 2011

VITAMINA C E RILASCIO DI NORADRENALINA

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La Noradrenalina o norepinefrina(DCI) (NE) è un neurotrasmettitore; differisce dall’adrenalina in quanto rispetto ad essa manca di un metile legato al gruppo aminico. Essa è una catecolamina (cioè un’amina la cui struttura ricorda quella del catecolo) ed una fenetilamina avente formula chimica C8H11NO3. Lo stereoisomero naturale è la L-(−)-(R)-norepinefrina.
Rilasciata dalle cellule cromaffini come ormone nel sangue, è anche un neurotrasmettitore nel sistema nervoso, dove è rilasciato dai neuroni noradrenergici durante la trasmissione sinaptica. In quanto ormone dello stress, coinvolge parti del cervello dove risiedono i controlli dell’attenzione e delle reazioni. Insieme all’epinefrina, provoca la risposta di ‘attacco o fuga’ (fight or flight), attivando il sistema nervoso simpatico per aumentare il battito cardiaco, rilasciare energia sotto forma di glucosio dal glicogeno e aumentare il tono muscolare.

La Noradrenalina possiede anche un altro effetto, quello di attivare i processi termogeni nel corpo. Come ben saprete, il termine “termogeno” si riferisce alla capacità di trasformazione dell’energia in calore, anche conosciuto come ciclo energetico inutile, dal momento che vengono bruciate calorie senza per altro fare un vero e proprio lavoro. Molti degli integratori con azione lipolitica presenti in commercio sfruttano questo tipo di termogenesi. Ad esempio, la comune Caffeina agisce aumentando il rilascio di Noradrenalina.
La Noradrenalina è sintetizzata dall’aminoacido Tirosina in una reazione che richiede Vitamina C (Acido Ascorbico). Scienziati dell’Università di Berlino si sono chiesti quale fosse l’effetto dell’integrazione di Vitamina C sulla sintesi di Noradrenalina , in modo particolare nella fase post-allenamento, dal momento che l’esercizio fisico favorisce la secrezione di Noradrenalina.
Lo studio prevedeva 8 soggetti sani, che effettuarono due prove dall’enamento su bicicletta al 72% del VO2max, con o senza l’integrazione di Vitamina C. Il giorno precedente le prove, i soggetti ricevettero due dosi di Vitamina C da 500mg ciascuna, poi nuovamente a 2 e ad 1 ora prima dell’inizio della sessione d’allenamento.
I risultati evidenziarono un significativo aumento dei livelli di Noradrenalina con l’assunzione di Vitamina C rispetto a chi riceveva solo il placebo (sostanza inattiva). Questo test mostra come l’integrazione di Vitamina C prima di una sessione di allenamento faccia effettivamente aumentare la concentrazione di Noradrenalina . Ne conseguirebbe quindi che l’aggiunta di Vitamina C ad un qualsiasi composto termogeno, come il classico Caffeina ed Efedrina, aumenterebbe l’ossidazione dei lipidi durante l’esercizio.

Gabriel Bellizzi

Fonte:

“Applied Metabolics 13”