GH esogeno e ormoni tiroidei

gh-molecule

Le teorie nel mondo della supplementazione farmacologica, in ambito soprattutto cucluristico, sono diverse e si dividono tra intuizioni con basi più o meno solide e speculazioni fini a se stesse…oltre a ciò vi sono, fortunatamente,  i dati scientifici.

In passato, usando come fonte le informazioni di un “guru” della chimica ormai scomparso, affermai che durante un ciclo di GH la miglior scelta fosse l’uso della Triiodotironnina (T3)… ma è realmente così ?

La ghiandola tiroidea secerne due ormoni che sono di primaria importanza per la comprensione dell’interazione tiroide/GH. Il primo è la Tiroxina (T4) e il secondo è la Triiodotironina (T3). Il T3 è spesso considerato l’ormone fisiologicamente attivo, e conseguentemente quello sul quale si concentrano la maggior parte delle attenzioni degli atleti. Il T4, d’altra parte, viene convertito nei tessuti periferici in T3 dagli enzimi del gruppo deiodinasi. Nell’organismo ne sono presenti 3 tipi, D1, D2 e D3, distribuiti in modo diverso nei tessuti. La D1 è più presente nei reni e nel fegato e permette, sia la trasformazione del T4 in T3, che il recupero dello iodio dagli ormoni eliminati. In tiroide, ipofisi, sistema nervoso centrale, muscolo, cuore e tessuto adiposo bruno si trova più D2, che serve a produrre, a partire dal T4, la maggior parte del T3 presente nel sangue. Il ruolo della D3, presente nella pelle e nel cervello, è meno chiaro, ma sembra prevalentemente quello del recupero dello iodio dalle molecole di T3 e T4 da eliminare. La maggior parte del T3 nel corpo (circa l’80%) proviene da questa conversione tramite i primi due tipi di deiodinasi, mentre la conversione allo stato inattivo è compiuta, come detto pocanzi, dal terzo tipo.

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E’ importante notare che non tutto il T4 nel corpo viene convertito in T3 – alcune molecole restano non convertite. La secrezione di T4 è controllata dall’ormone tireostimolante (TSH, acronimo dell’inglese Thyroid-stimulating hormone) che è prodotto dalla ghiandola pituitaria. La secrezione del TSH è a sua volta controllato attraverso il rilascio dell’ormone di rilascio della tireotropina (TRH, acronimo dall’inglese thyrotropin releasing hormone) che viene prodotta nell’ipotalamo. Così, quando i livelli di T3 salgono, la secrezione di TSH viene  soppressa, grazie al sistema di auto regolazione del corpo conosciuto come “ciclo di feedback negativo”. Questo è anche il meccanismo con cui l’ormone tiroideo esogeno sopprime la produzione dell’ormone tiroideo endogeno. Tuttavia, va notato che il TSH (come tutti gli altri ormoni) non può funzionare a vuoto. Il TSH richiede anche la presenza di Insulina o del Fattore di Crescita Insulino-Simile per stimolare la funzione tiroidea. (1) Quando l’ormone tiroideo è presente senza né insulina o IGF-1, non ha effetto fisiologico (ibid).

La maggior parte delle persone pensa che il T3 sia solo un ormone fisiologicamente attivo che regola il setpoint del grasso corporeo e che ha alcuni effetti anabolizzanti minori, ma in realtà, in alcuni casi di ritardo della crescita nei bambini, il T3 è in realtà troppo basso, mentre i livelli di GH sono normali, e questo ha un effetto limitante sulla crescita di diversi tessuti. (2) Ciò potrebbe essere dovuto alla capacità del T3 di stimolare la proliferazione del IGF-1 mRNA in molti tessuti (che, ovviamente, è anabolizzante), o potrebbe essere dovuto all’effetto sinergico che il T3  ha sul GH, in particolare sulla regolazione del gene dell’ormone della crescita. Anche se è stato dimenticato nel mondo del miglioramento delle prestazioni, la regolazione della risposta dell’ormone della crescita è prevalentemente determinata dal controllo positivo della trascrizione genica dell’ormone della crescita che è proporzionale alla concentrazione dei complessi tiroidei ormone-recettore, che sono influenzati dai livelli di T3.

A questo punto, solo per dare una migliore comprensione di quello di cui stiamo parlando, credo che sia giusto dare anche una breve spiegazione dell’ormone della crescita (GH).
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Somatostatina (SS)
Il GH nel corpo è regolato da molti fattori interni, quali ormoni ed enzimi. Un cambiamento nel livello di produzione del GH nel corpo inizia nell’ipotalamo con la Somatostatina (SS) e l‘ormone di rilascio della somatotropina  (GHRH, Growth hormone releasing hormone). La Somatostatina esercita il suo effetto sulla pituitaria per diminuire la produzione di GH, mentre il GHRH agisce sulla pituitaria per aumentare la produzione di GH. Insieme, questi ormoni regolano il livello di GH nel corpo. In molti casi, un deficit di GH si presenta con un basso livello di T3, e un livello di T4 normale (4). Questo avviene naturalmente, perché la conversione del T4 in T3 dipende in parte dal GH (e il GH converte in IGF-1), e la sua capacità di stimolare il processo di conversione del T4 in T3.
È interessante notare che l’ipotalamo non è l’unico luogo in cui è contenuta la Somatostatina; anche la ghiandola tiroidea contiene le cellule deputate alla produzione di Somatostatina. Ciò è di particolare interesse, perché nel caso della tiroide, è stato osservato che alcuni ormoni che in precedenza erano solo considerati governare la secrezione di GH possono anche influenzare la produzione di ormoni tiroidei. La Somatostatina può agire direttamente per inibire la secrezione di TSH o può agire sull’ ipotalamo per inibire la secrezione di TRH. Così, quando si inietta GH esogeno, il corpo rilascia Somatostatina, perché esso non ha più bisogno di produrre il proprio approvvigionamento di GH … e purtroppo, il rilascio di Somatostatina ha il potenziale per inibire il TSH, e quindi limitare la quantità di T4 sintetizzato nel corpo.
Ma non è l’unica interazione che possiamo osservare tra la tiroide e l’Ormone della Crescita.
Come ben saprà chi ha un minimo di conoscenza in biologia, il corpo cerca sempre di mantenere l’omeostasi, o condizione di funzionamento “normale”. Questa è la versione del corpo dello status quo, ed esso combatte tenacemente per mantenere il comfort dello status quo. Ciò che vediamo con l’interazione  tiroide/GH è che i livelli fisiologici di ormoni tiroidei circolanti sono necessari per mantenere la normale secrezione di GH, a causa delle loro dirette azioni stimolatorie. Tuttavia, quando le concentrazioni sieriche di ormoni tiroidei aumentano oltre la norma osserviamo un aumento nell’azione della Somatostatina ipotalamica, che sopprime la secrezione di GH e impedisce qualsiasi effetto stimolatorio che l’ormone tiroideo può aver sul GH. La soppressione della secrezione di GH degli ormoni tiroidei è probabilmente mediata a livello ipotalamico da una diminuzione nel rilascio di GHRH (5).
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Inoltre, come la produzione di IGF-I è aumentata nell’ipotalamo dopo somministrazione di T3,  il T3 può partecipare alla mediazione del IGF-1 nel feedback negativo del GH innescato dall’aumento della somatostatina che causa la  diminuzione della produzione di GHRH (6). L’IGF-I, curiosamente, ha la capacità di mediare alcuni degli effetti del T3 indipendentemente dal GH, ma non allo stesso grado del GH. (7) Infatti, la produzione di IGF-I è aumentata nell’ipotalamo dopo il T3, e la somministrazione può plausibilmente partecipare al feedback negativo attivando o aumentando il livello di Somatostatina e / o diminuendo la produzione di GHRH. Così sappiamo che il GH abbassa il T4, ma un aumento del T3 sovra-regola i recettori del GH (8) e del IGF-1. (9,10)
Come si è detto in precedenza, a causa della capacità del GH di convertire il T4 poco attivo in T3 molto attivo, la somministrazione di GH negli atleti sani ci mostra un aumento dei livelli medi di T3 libero (fT3), e una diminuzione dei livelli medi di T4 libero(fT4). (11)
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Interazione tra GH, IGF-I, T3 e GC. Il GH stimola la secrezione epatica di IGF-I e la  produzione locale di IGF-I nelle piastre di crescita, ed esercita azioni dirette nella piastra di crescita.

Il T3 circolante è derivato dalla ghiandola tiroidea e dalla deiodazione enzimatica del T4 nel fegato e nel rene … Gli enzimi regolatori 5′-DI e 11ßHSD tipo 2 possono anche essere espressi nei condrociti per controllare la fornitura locale di T3 intracellulare e GC. I recettori per ciascun ormone (GHR, IGF-IR, TR, GR) sono espressi nei condrociti nelle piastre di crescita.
Così, con l’uso di GH, ciò che vediamo è un aumento della conversione del T4 in T3, e un possibile inibizione del TRH da parte della Somatostatina, e pertanto anche se i livelli di T3 possono aumentare, non v’è alcun aumento del T4 (logicamente, ne vediamo una diminuzione). Ora, come si è potuto vedere, esiste una spiccata sinergia tra il GH e il T3 nel corpo e, se si è prestata attenzione fino a questo punto, si noterà che il fattore limitante sulla capacità del GH di esercitare molti dei suoi effetti, è mediata dalla quantità di T3 nel corpo.
Come osservato in precedenza, il T3 aumenta molti degli effetti del GH attraverso diversi meccanismi, inclusi (ma non limitati a): aumento dei livelli di IGF-1, dei livelli di IGF-1 mRNA, e infine dal fattore mediante il controllo del processo di trascrizione del gene dell’Ormone della Crescita come illustrato di seguito:
Comparazione della cinetica del legame L-T3-recettore nell’abbondanza del tasso di trascrizione del gene del GH. (3)
Come si può vedere, i livelli di T3 sono direttamente correlati alla trascrizione genica del GH. Gli scienziati hanno concluso che la quantità di T3 presente è un fattore di regolazione della quantità reale della trascrizione genica del GH. Ed è la trascrizione genica quella che ci dà in realtà  gli effetti del  GH. Quest’ultimo fatto sembra davvero far luce sul motivo per cui abbiamo bisogno di livelli di T3 sovrafisiologici se stiamo utilizzando livelli sovrafisiologici di GH, giusto? In caso contrario, il GH che si sta usando verrebbe limitato dalla quantità di T3 che il nostro corpo produce. Tuttavia, poiché si sta assumendo GH, e questo porta ad un aumento della conversione del T4 in T3, il T4 si abbassa sostanzialmente, ed è questo il problema con il GH. E può effettivamente essere il fattore limitante del GH … se comprendiamo che almeno alcuni degli effetti del GH sono accentuati dagli ormoni tiroidei, in particolare dal T3, allora quello che stiamo osservando è che il GH iniettato viene limitato dalla mancanza di T3. Ma questo non ha senso, perché se usiamo T3 + GH, otteniamo una diminuzione del effetto anabolico del GH.
Sapevo che non poteva essere solo l’effettiva presenza di sufficiente T3 con il GH ad essere limitante sul effetto anabolico del GH, perché, semplicemente aggiungendo T3 ad un ciclo di GH si ridurrà l’effetto anabolico del GH (12.) .
In origine, avevo affermato che il T3 era sinergico con il GH, mentre in seguito ho affermato che il T3 effettivamente riduceva gli effetti anabolici del GH – ora mi rendo conto che avevo ragione in entrambe le affermazioni. Questo è emerso in seguito alla lettura di diversi studi. Si osserva infatti che anche durante una terapia ormonale con il GH, i livelli necessari di T3 dovevano essere elevati per trattare diverse condizioni causate da una carenza dell’Ormone della Crescita naturale. E anche se il paziente era in terapia con GH, i livelli di T3 necessitavano ancora di essere alzati. E quello che ho notato è che questi livelli sono stati elevati con successo utilizzando T4 supplementare, ma non T3.
Ecco il motivo per cui penso che:

L’aggiunta di T3 non è ciò che serve. Ciò che serve è il processo di conversione effettivo del T4 in T3, e la presenza dell’attività della deiodinasi perché ciò avvenga. Questo perché la 5′-deiodazione della l-tiroxina (T4) per convertire nell’ormone tiroideo 3,3′,5-triiodotironine (T3),  è catalizzata da due enzimi 5′-deiodinase (D1 e D2).

Questi enzimi non solo “creano” T3 dal T4, ma in realtà definiscono alcune funzioni del T3 – dipendenti in molti tessuti compreso l’ipofisi anteriore e il fegato. Quindi, quando v’è un eccesso di T3 nel corpo, ma livelli di T4 sono normali, l’asse tiroideo del corpo invia un segnale di feedback negativo, abbassando di conseguenza la produzione di deiodinasi D1 e D2, incrementando quella di D3, meno (D1 e D2) deiodinasi, ma più del tipo D3, che segnala l’arresto del processo di conversione del T4 in T3, ed è inibitoria verso molti degli effetti sinergici che il T3 possiede! La D3 è l’inattivatore fisiologico degli ormoni tiroidei e dei loro effetti (13) ed è ben noto avere interazioni indipendenti con i fattori di crescita (quindi anche GH e IGF-1). (14) Questo perché con un adeguato livello di  T4 e un eccesso di T3,  la D1 e la D2 non sono  più necessarie per la conversione del  T4 in T3, ma i livelli di D3 si eleveranno. Quando vi sono livelli inferiori di D1 e D2, sembrerebbe che il T3, che è stato convertito dal T4 non possa esercitare più un azione di “protein sparing” (risparmio proteico), dal momento che la D1 e la D2 sono responsabili per la mediazione di molti degli effetti che il  T3 ha sul corpo. Questo sembra essere uno dei modi con cui la deiodinasi contribuisce all’anabolismo in presenza di altri ormoni.

 

Tutto questo spiegherebbe aneddoticamente perché vediamo molti culturisti che fanno uso di T3 perdere molta massa muscolare, se non utilizzano un adeguata copertura anabolica (AAS) – non stanno utilizzando l’enzima che regolano alcune delle capacità del T3 di stimolare la sintesi proteica, mentre viene contemporaneamente segnalato all’organismo di produrre maggiore enzima inibitorio (D3). Ricordate, che per decenni i Bodybuilder che sono stati a dieta per una gara sono stati convinti che avrebbero perso meno massa muscolare con l’utilizzo del T4, ma che è meno efficace per perdere grasso rispetto al T3? Beh, come abbiamo visto, senza qualcosa (GH in questo caso) per supportare il processo di conversione, sarebbe chiaramente meno efficace! Poiché l’enzima deiodinasi si trova anche nel fegato, e vediamo una diminuzione della clearance dell’azoto epatico con GH + T3, sembrerebbe che l’enzima D3 eserciti i suoi effetti inibitori, ma in assenza degli effetti dei primi due enzimi deiodinasi, rimane incontrollato e limitante, e non solo sulla  capacità di ritenzione di azoto del GH.
In altre parole, se si utilizza abbastanza GH affinché esso sia d’aiuto nella conversione sovrafisiologica di T4 in T3, ma abbiamo già un livello (esogeno) di T3 elevato, il GH sarà limitato nella conversione di qualsiasi eccesso di T4 in T3…almeno fino ad un certo punto – il che sarebbe un fattore limitante sugli effetti anabolici del GH, quando accoppiato con l’aumento della D3 per inibire la sinergia T3 / GH necessaria.
Come ulteriore prova, quando si guarda a certi tipi di crescita cellulare (cellula cartilagine in questo caso) vediamo che aumenti di GH inducono aumenti di IGF-I  che ne stimolano la proliferazione, mentre il T3 è responsabile per la differenziazione ipertrofica. Quindi sembrerebbe che in alcuni tessuti, l’IGF-1 stimola la sintesi di nuove cellule, mentre il T3 le rende più grandi.  In questo particolare caso,  è da notare il fatto che il T4 e la D1 siano una componente attiva in questo sistema. I ricercatori indicano chiaramente (parafrasando) che: “il T4 viene convertito in T3 dalla deiodinasi (5′-DI tipo 1) nei tessuti periferici … [inoltre] il GH stimola la conversione del T4 in T3, suggerendo che alcuni effetti del GH possono coinvolgere questo percorso “. La cosa che i ricercatori voglio far notare è che in questo percorso di conversione è probabilmente coinvolto il GH, e non la semplice presenza del T3. (15)
Inoltre, questo stesso studio osserva che il T3 ha la capacità di stimolare l’espressione del IGF-I nei tessuti mentre il GH non ha tale effetto (ibid).
Allora, cosa  si sta facendo quando si aggiunge T3 al GH? Si sta effettivamente arrestando il percorso di conversione che è responsabile di alcuni degli effetti del GH! E aggiungendo il T4 invece del T3? Così facendo sarà valorizzato il percorso, consentendo al GH esogeno di aumentare la conversione del T4 in T3, ottenendo così più di un effetto dal GH che si sta assumendo. L’aggiunta del T4 nei cicli di GH consentirà effettivamente di ottenere di più dal GH utilizzandolo in modo efficace! 
Bisogna ricordare che, l’elemento che catalizza il processo di conversione è l’enzima deiodinasi. Questo sembrerebbe anche il motivo per cui con basse quantità di T3 (ancora una volta, dal aneddotica dei culturisti) si può essere in grado di aumentare leggermente la sintesi proteica e avere un effetto anabolizzante – non usandone abbastanza per far si che il corpo fermi o rallenti la produzione dell’enzima deiodinasi. Lo stato tiroideo può anche influenzare l’espressione del IGF-I nei tessuti diversi dal fegato. Quindi, quello che abbiamo qui è un problema. Quando si assume GH, si abbassano i livelli di T3 … ma abbiamo bisogno del T3 per mantenere i nostri livelli  di sovra regolazione del recettore del GH in modo ottimale. Inoltre, sappiamo che molti degli effetti anabolici del GH sono legati alla sua conversione in IGF-1, e per mantenere i recettori del IGF sovra regolati si necessita di mantenere livelli adeguati di T3. Ma, come abbiamo appena visto, l’aggiunta di T3 esogeno insieme al GH arresterà la funzionale clearance dell’azoto epatica dell’ Ormone della Crescita, probabilmente attraverso l’effetto di riduzione della biodisponibilità di IGF-1. (12)
Quindi si vogliono sufficienti livelli di T3 quando si somministra GH esogeno, o il suo effetto anabolico non sarà vicino al pieno potenziale.  E ora sappiamo che non solo abbiamo bisogno di sufficienti livelli di T3 , ma si vuole che il processo di conversione del T4 in T3 ne prenda il posto, perché è la presenza di quegli enzimi mediatori che permetteranno al T3 di essere sinergico con il GH, invece di essere inibitorio come si osserva quando il T3 viene semplicemente aggiunto ad un ciclo di GH. Ed è bene ricordare che si vogliono non solo adeguati livelli di T3, ma si vuole anche la presenza di adeguate quantità della D1 e della D2 – e quando si assume T3 esogeno, ciò non accade … in tal modo tutto ciò che accade è che la D3 si eleva inibendo gli effetti benefici del T3 quando combinato con il GH.
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Quindi, se si utilizza il GH senza il T4, si spreca metà delle proprie finanze – e se si utilizza con il T3, si  spreca tempo.  Iniziare a utilizzare il T4 con il GH, e si otterranno  sempre  risultati completi dal proprio investimento. 
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:
  1. GrowthFactors. 1990;2(2-3):99-109.Interaction of TSH, insulin and insulin-like growth factors in regulating thyroid growth and function. Eggo MC, Bachrach LK, Burrow GN.
  2. F, Rumpler M, Klaushofer K 1994 Thyroid hormones increase insulin-like growth factor mRNA levels in the clonal osteoblastic cell line MC3T3- E1. FEBS Lett 345: 67–70
  3. Relationship of the rate of transcription to the level of nuclear thyroid hormone-receptor complexes.J Biol Chem. 1984 May 25;259(10):6284-91. Yaffe BM, Samuels HH.
  4. Thyroid morphology and function in adults with untreated isolated growth hormone deficiency. J Clin Endocrinol Metab. 2006 Mar;91(3):860-4. Epub 2006 Jan 4.
  5. Eur J Endocrinol.1995 Dec;133(6):646-53.Influence of thyroid hormones on the regulation of growth hormone secretion. Giustina A, Wehrenberg WB.
  6. Binoux M, Faivre-Bauman A, Lassarre C, Tixier-Vidal A 1985 Triiodothyronine stimulates the production of insulin-like growth factor I (IGF-I) by fetal hypothalamus cells cultured in serum free medium. Dev Brain Res 21:319–323
  7. Eur J Endocrinol. 1996 May;134(5):563-7.Insulin-like growth factor I alters peripheral thyroid hormone metabolism in humans: comparison with growth hormone.Hussain MA, Schmitz O, Jorgensen JO, Christiansen JS, Weeke J, Schmid C, Froesch ER
  8. Harakawa S, Yamashita S, Tobinaga T, Matsuo K, Hirayu H, Izumi M, Nagataki S, Melmed S. In vivo regulation of hepatic insulin-like growth factor-1 messenger ribonucleic acids with thyroid hormone. Endocrinol Jpn 37(2):205-11, 1990
  9. Hochberg Z, Bick T, Harel Z Alterations of human growth hormone binding by rat liver membranes during hypo- and hyperthyroidism. Endocrinology 126(1):325-9, 1990
  10. Matsuo K, Yamashita S, Niwa M, Kurihara M, Harakawa S, Izumi M, Nagataki S, Melmed S Thyroid hormone regulates rat pituitary insulin-like growth factor-I receptors. Endocrinology 126(1):550-4, 1990
  11. The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism Vol. 88, No. 11 5221-5226, 2003. High Dose Growth Hormone Exerts an Anabolic Effect at Rest and during Exercise in Endurance-Trained Athletes M. L. Healy, J. Gibney, D. L. Russell-Jones, C. Pentecost, P. Croos, P. H. Sönksen and A. M. Umpleby
  12. J Hepatol. 1996 Mar;24(3):313-9. Effects of long-term growth hormone (GH) and triiodothyronine (T3) administration on functional hepatic nitrogen clearance in normal man.Wolthers T, Grofte T, Moller N, Vilstrup H, Jorgensen JO
  13. Huang, SA. Physiology and pathophysiology of type 3 deiodinase in humans. Thyroid. 2005 Aug;15(8):875-81. Review.
  14. Hernandez. A. Structure and function of the type 3 deiodinase gene.Thyroid. 2005 Aug;15(8):865-74. Review.
  15. F, Rumpler M, Klaushofer K 1994 Thyroid hormones increase insulin-like growth factor mRNA levels in the clonal osteoblastic cell line MC3T3- E1. FEBS Lett 345: 67–70

 

PERCENTUALE DI IPOGONADISMO INDOTTO DA AAS

Come già riportato in un precedente studio da me pubblicato, i soggetti che hanno utilizzato AAS hanno mostrato un danno sull’equilibrio ormonale endogeno permanente. (1) La pubblicazione in questione è stata basata su uno studio danese che è stato recentemente pubblicato sul PLoS One. Un anno prima, i ricercatori della Harvard Medical School avevano pubblicato uno studio simile. Anche se non è solido come lo studio danese, i risultati sono altrettanto sgradevoli. Secondo i ricercatori, la metà degli ex utilizzatori di steroidi non avevano mai recuperare il loro equilibrio ormonale. (2)

I ricercatori hanno preso in esame 55 culturisti amatoriali di sesso maschile. Hanno reclutato solo i soggetti che erano in grado di fare almeno 1 ripetizione con 125 kg su panca.

Dei soggetti facenti parte del gruppo, 19 culturisti avevano usato steroidi in passato, ma avevano smesso. Gli Ex-utilizzatori sotto terapia sostitutiva del Testosterone, perché i loro testicoli non producevano abbastanza ormone sessuale maschile, sono stati esclusi dallo studio. I 36 culturisti che hanno affermato di non avere mai usato AAS sono stati sottoposti a vari test per verificare se fossero realmente dei “Bodybuilder Natural”.

La percentuale di ex-utilizzatori con un livello relativamente alto di Testosterone era notevolmente inferiore rispetto a quella dei soggetti che non avevano mai fatto uso di AAS. E sì, le differenze tra i gruppi erano statisticamente significative. Vedi figura seguente.

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Gli ex utilizzatori presentano livelli minori di Testosterone libero nel sangue rispetto ai soggetti che non hanno mai fatto uso di AAS. La differenza tra i due gruppi non era statisticamente significativa, come mostrato nella figura seguente. Le differenze della libido e delle dimensioni dei testicoli erano significative tra i due gruppi.

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Quattro ex-utilizzatori avevano terminato un ciclo di AAS da circa 4-6 mesi prima dell’esperimento. Il resto degli ex-utilizzatori erano “puliti” da almeno 7 mesi. Anche escludendo i dati dei quattro “recenti ex-utilizzatori” i risultati globali non hanno subito modificazioni.

I ricercatori riassumono i risultati del loro studio nella tabella seguente.

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I ricercatori sottolineano che poco più della metà degli ex-utilizzatori ha mostrato sintomi pronunciati di ipogonadismo dopo la cessazione dell’utilizzo di AAS. E anche se hanno preso in esame solo un piccolo numero di culturisti, credono che i risultati del loro studio siano motivo di preoccupazione.

Le presenti osservazioni, nonostante i loro limiti, suggeriscono che l’ipogonadismo indotto dall’uso di AAS probabilmente rappresenta un problema emergente nella crescente popolazione mondiale di utilizzatori di steroidi anabolizzanti – una questione ancora apparentemente sottodiagnosticata nella letteratura scientifica. I sintomi dell’ipogonadismo sono di particolare interesse perché possono indurre i soggetti interessati a riprendere rapidamente l’utilizzo di AAS dopo aver interrotto un precedente ciclo con questi farmaci, in un tentativo di auto-cura dei sintomi indotti dala cessazione dell’uso di AAS.

L’applicazione di cicli di AAS ripetuti può condurre ad una dipendenza da steroidi anabolizzanti, un disturbo che sembra svilupparsi in circa il 30% degli utilizzatori di AAS.

I ricercatori concludono con il dire che, per evitare la comparsa di dipendenza da AAS, e per ridurre i sintomi dell’ipogonadismo prolungato, i pazienti affetti da ipogonadismo necessitano probabilmente di un trattamento endocrinologico per ripristinare la normale funzione ipotalamo-ipofisi-testicolare, ed un possibile trattamento antidepressivo (se i sintomi depressivi sono pronunciati), e un trattamento con sostanze per trattare la dipendenza per ridurre il rischio di ricaduta nell’uso di AAS.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://biogentech.wordpress.com/…/aas-e-ipogonadismo…/
2- http://dx.doi.org/10.1111/add.12850

INTROITO PROTEICO DURANTE UN CICLO DI AAS

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Processo di sintesi proteica

 

Di quante proteine realmente si necessita durante un ciclo di AAS? La risposta non è così semplice anche se molti affermano, in “vero stile broscience”, che il “più è meglio”…lasciate perdere queste speculazioni frutto di scarso intelletto e di scarsa capacità di valutazione logica… iniziate a valutare la questione sul piano biochimico e , ovviamente, scientifico…Questo è il mio intento per questo breve articolo.

 

Iniziamo dalle basi

Cosa sappiamo della farmacodinamica degli AAS e, quindi, del loro impatto sulla sintesi proteica?

La farmacodinamica degli AAS è differente dagli ormoni peptidici. Gli ormoni peptidici solubili in acqua non possono penetrare la membrana lipidica cellulare e possono influire solo indirettamente con il nucleo delle cellule bersaglio mediante la loro interazione con i recettori di superficie delle cellule. Tuttavia, come ormoni liposolubili, gli AAS sono permeabili a livello di membrana e influenzano il nucleo delle cellule per azione diretta. L’azione farmacodinamica degli AAS inizia quando l’ormone esogeno penetra la membrana della cellula bersaglio e si lega ad un recettore degli androgeni (AR) che si trova nel citoplasma di quella cellula. Da qui, il composto ormone-recettore diffonde il segnale nel nucleo dove viene alterata l’espressione dei geni [1] o attivati processi che inviano segnali ad altre parti della cellula. [2] Diversi tipi di AAS legano alla AAR con differente affinità, a seconda della loro struttura chimica. [3] Alcuni AAS come metandienone legano debolmente a questo recettore in vitro, ma mostrano ancora effetti AR-mediati in vivo. La ragione di questa discrepanza non è nota.[4]

L’effetto degli AAS sulla massa muscolare avviene in almeno due modi: [5] il primo modo, aumentando la produzione di proteine; in secondo modo, riducendo il tempo di recupero bloccando gli effetti dell’ormone cortisolo sul tessuto muscolare, in modo che il catabolismo del muscolo è notevolmente ridotto. E ‘stato ipotizzato che questa riduzione di disgregazione muscolare può avvenire attraverso un inibizione da parte degli AAS sull’azione di altri ormoni steroidei chiamati glucocorticoidi che promuovono la ripartizione dei muscoli. [6] Gli AAS influenzano anche lo sviluppo e il numero delle cellule adipose, favorendo la differenziazione cellulare a favore delle cellule muscolari. [7] Gli AAS possono anche diminuire il grasso aumentando il metabolismo basale (BMR), dal momento che un aumento della massa muscolare aumenta il BMR.

Il peso corporeo negli uomini può aumentare di 2-5 kg a seguito dell’uso di AAS nel breve termine (<10 settimane), che può essere attribuito principalmente ad un aumento della massa magra. Gli studi sugli animali hanno anche evidenziato che la massa grassa è stata ridotta, ma la maggior parte degli studi sugli esseri umani non sono riusciti a mostrare significativi decrementi della massa grassa. Gli effetti sulla massa magra del corpo hanno dimostrato di essere dose-dipendente. sono stati osservati sia ipertrofia muscolare che la formazione di nuove fibre muscolari. L’idratazione della massa magra rimane inalterata dopo l’uso di AAS, anche se piccoli incrementi di volume di sangue non si possono escludere. [3]

La regione superiore del corpo (torace, collo, spalle e braccia) sembra essere più suscettibile agli AAS rispetto ad altre regioni del corpo a causa della predominanza di AR nella parte superiore del corpo. [Citazione necessaria] La più grande differenza nella dimensione delle fibre muscolari tra utilizzatori di AAS e non utilizzatori è stata osservata nel tipo fibre muscolari del vasto laterale e del muscolo trapezio come un risultato sul lungo termine dovuto agli AAS. Dopo l’interruzione del farmaco, gli effetti svaniscono lentamente, ma possono persistere per più di 6-12 settimane dopo la cessazione dell’uso di AAS. [3]

Vi sono miglioramenti della resistenza nell’intervallo del 5-20% della forza basale, in base soprattutto ai farmaci e alle dosi utilizzate, nonché al periodo di somministrazione. Nel complesso, l’esercizio in cui sono stati registrati i miglioramenti più significativi è la panca. [3] Per quasi due decenni, si è ipotizzato che gli AAS esercitassero effetti significativi solo sulla forza di atleti esperti. [8] [9] Uno studio randomizzato controllato ha dimostrato, tuttavia, che anche negli atleti alle prime armi a 10 settimane di programma di allenamento di forza accompagnato da una somministrazione settimanale di 600mg di Testosterone Enantato può migliorare la forza più che solo il solo allenamento. [3] [10] Questa dose è sufficiente per migliorare in modo significativo la massa muscolare magra rispetto al placebo anche in soggetti che non svolgono allenamento. [10] Gli effetti anabolizzanti di Testosterone Enantato erano altamente dose-dipendente. [3] [11]

E che utilità possono avere tali informazioni per capire le reali necessità proteiche durante un ciclo di AAS?

Beh, un consiglio tra tutti è di dare un occhiata agli studi indicati, in particolare due studi: il primo intitolato “The Effects of Supraphysiologic Doses of Testosterone on Muscle Size and Strength in Normal Men” e il secondo “Testosterone dose-response relationships in healthy young men”.

Se osserviamo il primo studio notiamo che sono stati reclutati 50 uomini di età compresa tra i 19 ed i 40 anni con esperienza nel sollevamento pesi e che non avevano partecipato ad alcuna compeizione nei 12 mesi precedent. Dei 50 uomini reclutati, 7 sono usciti durante il periodo di controllo a causa di problemi con la programmazione o la conformità. I restanti 43 uomini sono stati assegnati in modo casuale a uno dei quattro gruppi:

1° placebo senza esercizio fisico;

2° Testosterone senza esercizio fisico

3° placebo più esercizio fisico, e

4° Testosterone più esercizio.

Lo studio è stato suddiviso in un periodo di 4 settimane di controllo, un periodo di trattamento di 10 settimane, e un periodo di recupero di 16 settimane. Durante il periodo di controllo di quattro settimane, gli uomini sono stati invitati a non sollevare pesi o impegnarsi in esercizi aerobici faticosi.

Dei 43 uomini, 3 hanno abbandonato durante la fase di trattamento: 1 a causa di problemi diconformità, 1 perché è stato rilevato l’uso illecito di droga durante lo screening dei farmaci di routine, e 1 a causa di un incidente automobilistico. Quaranta uomini hanno completato lo studio: 10 nel gruppo placebo senza esercizio; 10 nel gruppo Testosterone senza esercizio; 9 nel gruppo placebo più esercizio; e 11 nel gruppo testosterone più esercizio.

Due settimane prima del giorno 1, gli uomini sono stati incaricati di iniziare a seguire una dieta quotidiana standardizzata contenente 36 kcal per chilogrammo di peso corporeo, 1,5 g di proteine per Kg, e il 100% della dose giornaliera raccomandata di vitamine, minerali e oligoelementi. La conformità con la dieta è stata verificata ogni quattro settimane con un massimo di controlli ogni tre giorni per il consumo di cibo. L’assunzione calorica della dieta è stata regolata ogni due settimane sulla base delle variazioni del peso corporeo.

Tralasciando le altre specifiche dell’esperimento che, al fine di arrivare al succo della questione, ci servono a poco (ma se volete controllare basta cliccare sul link riportato nel riferimento 10), il quantitativo proteico (abbinato a quello calorico) di 1,5g è stato sufficiente a portare ad un guadagno di massa magra nel gruppo Testosterone (600mg/week)+esercizio pari a 6.1 kg in 10 settimane. Il gruppo che assumeva i 600mg di Testosterone senza svolgere alcun esercizio, ha subito un aumento della massa magra di 3,2kg in 10 settimane. Ciò ci suggerisce che il quantitativo proteico, seppur contenuto rispetto alla media dei frequentatori di palestra, risulti pienamente sufficiente al fine di portare aumenti della massa muscolare abbinati a 600mg di Testosterone a settimana per 10 settimane.

Si noti che la massa magra non ha subito significativi cambiamenti nel gruppo placebo senza esercizio. Gli uomini nel gruppo placebo più esercizio hanno avuto un aumento della massa magra pari ad 1,9 kg. La percentuale di grasso corporeo non è cambiata significativamente in nessun gruppo (dati non riportati).

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Peso corporeo, massa magra, dimensioni muscolari e guadagni di forza, prima e dopo le 10 settimane di trattamento. (10)

Nel secondo studio era in doppio cieco, randomizzato costituito da un periodo di 4 settimane di controllo, un periodo di trattamento di 20 settimane, e un periodo di recupero di 16 settimane. I partecipanti dello studio erano uomini sani, tra i 18 ed i 35 anni di età, con una precedente esperienza con il sollevamento pesi e normali livelli di Testosterone. Questi uomini non avevano usato agenti anabolizzanti e non avevano partecipato a manifestazioni sportive competitive nel corso dell’anno precedente, e non avevano in programma di partecipare ad eventi competitivi per l’anno successivo.

Sessantuno uomini eleggibili sono stati randomizzati in uno dei cinque gruppi. Tutti hanno ricevuto mensilmente iniezioni di un agonista del GnRH per sopprimere la produzione di Testosterone endogeno.

I 5 gruppi hanno ricevuto inoltre:

Gruppo 1: ha ricevuto iniezioni intramuscolari settimanali di 25 mg di Testosterone Enantato;

Gruppo 2: ha ricevuto iniezioni intramuscolari settimanali di 50 mg di Testosterone Enantato;

Gruppo 3: ha ricevuto iniezioni intramuscolari settimanali di 125 mg di Testosterone Enantato;

Gruppo 4: ha ricevuto iniezioni intramuscolari settimanali di 300 mg di Testosterone Enantato;

Gruppo 5: ha ricevuto iniezioni intramuscolari settimanali di 600 mg di Testosterone Enantato.

Al gruppo 1-2-3-4 sono stati assegnati 12 uomini, mentre al gruppo 5 ne sono stati assegnati 13. Le iniezioni di Testosterone e di GnRH sono state somministrate dal personale del General Clinical Research Center per assicurarne la conformità.

L’apporto calorico e proteico sono stati standardizzati rispettivamente in 36 kcal per kg di peso al giorno e 1,2g di proteine per kg di peso corporeo al giorno. La dieta standard è stata avviata 2 settimane prima dell’inizio del trattamento farmacologico; la dieta è stata aggiustata ogni 4 settimane. L’apporto nutrizionale è stato monitorato.

I partecipanti sono stati invitati a non svolgere allenamento per la forza o esercizio di resistenza da moderata a pesante durante lo studio.

La composizione corporea e le prestazioni muscolari sono stati valutati al basale e durante le 20 settimane. La massa magra e la massa grassa sono state misurate tramite bilancia idrostatica e densiometria con raggi X a doppia energia (DEXA, Hologic 4500, Waltham, MA). I volumi complessivi del muscolo della coscia e del muscolo quadricipite sono stati misurati mediante risonanza magnetica.

Attraverso la seguente tabella si possono osservare le variabili della composizione corporea dei partecipanti dei 5 gruppi.

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Analisi della composizione corporea. (11)

 

Come si può vedere, anche in soggetti non allenati fino a 600mg, un apporto proteico di 1,2g per kg di peso è sufficiente per apportare cambiamenti nella composizione corporea.

 

Cosa concludere da tutto ciò?

Siamo abituati a vedere sempre più un “abuso” proteico senza cognizione da numerosi atleti sotto ciclo, soprattutto da soggetti facenti parte della fascia “principiante/intermedio”. Il dibattito sulla corretta assunzione proteica è quasi all’ordine del giorno, tra le varie teorie che si diffondono in rete. Ma dove sta la verità? In chi dice “3g per kg fissi!” o in chi si accosta più su “minimo 2g per kg bastano!”?

Bill Roberts afferma che durante un ciclo di AAS bisognerebbe mantenere un assunzione proteica intorno ai 2-2,5g per kg di peso corporeo; secondo la sua teoria, dosi inferiori a questa risulterebbero in meno guadagni durante il ciclo. Lo stesso Bill Roberts sottolinea che per un atleta non supplementato chimicamente basta 1-1,5g di proteine per kg di peso corporeo, con un adeguato apporto glucidico ovviamente. Anche il Dr Michael Scallys sembra affiancarsi all’idea che, dato l’aumento del livello di sintesi proteica durante il ciclo, e dal momento che non c’è nessun danno reale per avere un apporto proteico superiore, per andare sul sicuro si dovrebbe mantenere un assunzione proteica poco più alta del “normale”.

Tuttavia, Borge Fagerli ha osservato che gli androgeni permettono al corpo di “riciclare” e fare un uso migliore degli aminoacidi, il che significa che il fabbisogno proteico può anche essere inferiore e non superiore durante il ciclo. Ha anche puntualizzato il fatto che bisogna curarsi anche dell’apporto glucidico e lipidico.

Quindi?

Secondo quanto estrapolato dagli studi e dai dati empirici raccolti da preparatori, esperti del settore e atleti di diverso livello, posso dire che un apporto proteico base in un ciclo di AAS, conforme al grado di esso (cioè se ci troviamo di fronte ad un ciclo con quantità di AAS basse o alte), può essere il seguente:

  • Dose settimanale tra i 600mg e gli 800mg di AAS: 1,2-1,5g di proteine per kg di peso
  • Dose settimanale tra 1g e 1,5g di AAS: 2-2,5g di proteine per kg di peso
  • Dose settimanale superiore ai 2g di AAS: >3g di proteine per kg di peso.

Comunque sia, i dati sopra riportati si riferiscono ad un contesto ipercalorico con un adeguato apporto glucidico ed un apporto lipidico ridotto ad un minimo di 0,6g e un massimo di 0,8g per kg di peso corporeo al giorno.

Dati certi non né abbiamo, ma da ciò che emerge dagli studi disponibili e dall’esperienza di innumerevoli atleti e preparatori, non che ricercatori del settore, possiamo affermare che questi dati sono, in generale, universalmente applicabili con successo.

Contestualizzare rimane la prima cosa da fare…

PS: se vi può interessare, questo punto di vista è decisamente interessante https://www.youtube.com/watch?v=RQEXQFrBUy0

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. Lavery DN, McEwan IJ (2005). “Structure and function of steroid receptor AF1 transactivation domains: induction of active conformations”. Biochem. J. 391 (Pt 3): 449–64. doi:10.1042/BJ20050872. PMC 1276946. PMID 16238547.
  2. Cheskis BJ (2004). “Regulation of cell signalling cascades by steroid hormones”. J. Cell. Biochem. 93 (1): 20–7. doi:10.1002/jcb.20180. PMID 15352158.
  3. Hartgens F, Kuipers H (2004). “Effects of androgenic-anabolic steroids in athletes”. Sports Med. 34 (8): 513–54. doi:10.2165/00007256-200434080-00003. PMID 15248788.
  4.  Roselli CE (1998). “The effect of anabolic-androgenic steroids on aromatase activity and androgen receptor binding in the rat preoptic area”. Brain Res. 792 (2): 271–6. doi:10.1016/S0006-8993(98)00148-6. PMID 9593936.
  5. Brodsky IG, Balagopal P, Nair KS (1996). “Effects of testosterone replacement on muscle mass and muscle protein synthesis in hypogonadal men—a clinical research center study”. J. Clin. Endocrinol. Metab. 81 (10): 3469–75. doi:10.1210/jc.81.10.3469. PMID 8855787.
  6. Hickson RC, Czerwinski SM, Falduto MT, Young AP (1990). “Glucocorticoid antagonism by exercise and androgenic-anabolic steroids”. Med Sci Sports Exerc. 22 (3): 331–40. doi:10.1249/00005768-199006000-00010. PMID 2199753.
  7. Singh R, Artaza JN, Taylor WE, Gonzalez-Cadavid NF, Bhasin S (2003). “Androgens stimulate myogenic differentiation and inhibit adipogenesis in C3H 10T1/2 pluripotent cells through an androgen receptor-mediated pathway”. Endocrinology. 144 (11): 5081–8. doi:10.1210/en.2003-0741. PMID 12960001.
  8. Hervey GR, Hutchinson I, Knibbs AV, Burkinshaw L, Jones PR, Norgan NG, Levell MJ (October 1976). “”Anabolic” effects of methandienone in men undergoing athletic training”. Lancet. 2 (7988): 699–702. doi:10.1016/S0140-6736(76)90001-5. PMID 61389. 
  9. Hervey GR, Knibbs AV, Burkinshaw L, Morgan DB, Jones PR, Chettle DR, Vartsky D (April 1981). “Effects of methandienone on the performance and body composition of men undergoing athletic training”. Clin. Sci. 60 (4): 457–61. PMID 7018798.
  10. Bhasin S, Storer TW, Berman N, Callegari C, Clevenger B, Phillips J, Bunnell TJ, Tricker R, Shirazi A, Casaburi R (July 1996). “The effects of supraphysiologic doses of testosterone on muscle size and strength in normal men”. N. Engl. J. Med. 335 (1): 1–7. doi:10.1056/NEJM199607043350101. PMID 8637535.
  11. Bhasin S, Woodhouse L, Casaburi R, Singh AB, Bhasin D, Berman N, Chen X, Yarasheski KE, Magliano L, Dzekov C, Dzekov J, Bross R, Phillips J, Sinha-Hikim I, Shen R, Storer TW (December 2001). “Testosterone dose-response relationships in healthy young men”. Am. J. Physiol. Endocrinol. Metab. 281 (6): E1172–81. PMID 11701431.

AAS ED EFFETTI PSICHIATRICI (ROID-RAGE)

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Non c’è dubbio che l’attenzione negativa sugli AAS dei media sia esagerata, ma ci sono cose che per principio non vanno ignorate. Di tanto in tanto gli utilizzatori di steroidi manifestano un aumento esponenziale dell’aggressività (la famosa “Roid-Rage”) e finiscono per ricorrere alla violenza. Fortunatamente la maggior parte degli utilizzatori non presentano sensibilità a questo effetto, come è stato scoperto da psichiatri americani nel 2000. Secondo il loro studio, solo il 4% dei culturisti che fanno uso di steroidi sono sensibili agli effetti psichiatrici degli androgeni. (1)

 

Che gli steroidi possono aumentare l’aggressività è un fatto noto. Ma quanto è grave ciò? Più aggressività non significa necessariamente che se stai avendo una brutta giornata commetti un omicidio. Lo psichiatra Harrison Pope ha voluto sapere come molti frequentatori di palestra utilizzatori di steroidi possano, in teoria, “impazzire” a causa dell’assunzione di AAS.

Il dottor Pope ha reclutato 50 uomini utilizzatori di steroidi per il suo esperimento. Per sei settimane ha somministrato ai suoi soggetti di studio una dose settimanale di 600 mg di Testosterone Cypionato della Upjohn. Il dottor Pope ha fatto compilare ai soggetti di studio dei questionari destinati a rilevare i segni di mania. Una mania è descritta come una condizione di stimolo, in cui le persone selvaggiamente sopravvalutano le proprie capacità e l’importanza dei propri sentimenti. Gran parte dell’aggressività relativa all’uso degli steroidi è associata con gli utilizzatori che hanno tendenze maniacali.

Il dottor Pope ha utilizzato la Young Mania Rating Scale per identificare i segni di mania. Se il punteggio del soggetto è superiore a 20 nel test, è un caso disperato. Un punteggio tra 10 e 19 indica che ha dei problemi, ma non c’è bisogno che venga rinchiuso.

Dei 50 culturisti che il dottor Pope ha studiato, 42 non hanno reagito psicologicamente al Testosterone. Il loro punteggio YMRS era talvolta aumentato di una quantità molto piccola, ma nulla di significativo. La figura seguente rappresenta un tipico non-responder.

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La barra orizzontale nera (vedi immagine) rappresenta il trattamento con Testosterone. La barra orizzontale bianca invece rappresenta un falso trattamento ormonale.

Se si estrapolano le cifre, poi si nota che l’84% degli utilizzatori di steroidi non mostrano problemi psichiatrici con un’iniezione settimanale di 600 mg di Testosterone. Nel 12% per cento [6 soggetti di prova] qualcosa accade, ma i disordini non erano abbastanza gravi da richiedere un intervento. Questi erano i responder moderati. La figura seguente mostra che il loro punteggio YMRS è aumentato durante lo studio, ma non ha raggiunto il punto di rottura critica del punteggio 20.

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In 4% [2 soggetti di prova] degli utilizzatori di steroidi ha mostrato problemi significativi. La figura seguente mostra la curva di un responder marcato.

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Il dottor Pope era in grado di prevedere quale dei suoi soggetti di prova avrebbe avuto una reazione psicologica negativa alle iniezioni di Testosterone. Il dottore ha scoperto anche che l’ereditarietà non sembra svolgere un ruolo in ciò. Undici dei 50 soggetti di prova provenivano da famiglie nelle quali era noto il verificarsi di disturbi dell’umore, ma nessuno degli 11soggetti in questione faceva parte dei 2 soggetti responder marcati o dei 6 responder moderati.

Quindi il dottor Pope conclude che solo il 4% degli utilizzatori di steroidi avrà una tendenza a manifestare marcata aggressività a causa dell’assunzione di AAS. Il 4% non sembra molto, ma è abbastanza per essere preso in considerazione.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

http://archpsyc.ama-assn.org/cgi/content/abstract/57/2/133

EFFETTO DEL PARACETAMOLO CON INIEZIONI DI TESTOSTERONE

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Secondo uno studio su animali svolto quasi 32 anni fa, il Paracetamolo ha meno effetto se si sta assumendo Testosterone. (1)

Nel 1985 farmacologi alla Gandhi Medical College di Bhopal hanno pubblicato sul Journal of Pharmacology indiano i risultati di uno studio in cui avevano fatto test del dolore sui ratti. Il test che ha coinvolto gli animali consisteva nel immergere la loro coda in acqua calda. Successivamente i ricercatori hanno misurato quanto tempo impiegavano i ratti a tirare fuori la coda dall’acqua calda. Più il tempo risultava lungo, e meno sensibili al dolore erano gli animali.

Questo è il modo in cui i ricercatori hanno testato l’effetto antidolorifico del Paracetamolo e dell’Indometacina. Hanno somministrato gli antidolorifici pochi minuti prima di fare il test del dolore con l’acqua calda. L’obbiettivo principale dei ricercatori è stato quello di scoprire di più sulla relazione reciproca tra gli antidolorifici e la quantità di ormone sessuale maschile circolante nel corpo degli animali. Così ai ratti sono state somministrate iniezioni di Testosterone, alla dose di 1 mg / kg / giorno, con inizio tre giorni prima dell’inizio della prova del dolore. I ricercatori hanno anche svolto i loro esperimenti con ratti castrati.

I risultati delle prove sono riportati nella figura qui di seguito riportata. È possibile vedere la quantità media di tempo impiegato dagli animali per ritrattare la coda dall’acqua calda. I tempi sono in secondi.

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Il livello di testosterone nel gruppo 4 era probabilmente simile a quella del gruppo 1.

Il Paracetamolo ha aumentato la quantità di tempo impiegata dai ratti prima che questi ritirassero la coda dall’acqua calda del 72%. Se si somministra il testosterone agli animali, la quantità di tempo impiegata prima che la coda venisse tirata fuori dall’acqua è aumentato solo del 32% rispetto al normale. In altre parole, le iniezioni di Testosterone riducono l’effetto analgesico del Paracetamolo del 55%.

Fortunatamente l’assunzione di Testosterone riduce la probabilità di avere bisogno di un antidolorifico. Alcuni anni fa, i biologi della Princeton University hanno scoperto tramite studi sui passeri che gli impianti di Testosterone riducono la sensibilità al dolore. (2)

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ijp-online.com/article.asp…
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15256306

RALOXIFENE E COMPOSIZIONE CORPOREA NELLE DONNE

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Raloxifene Citrato

 

Il Tamoxifene, uno dei SERM più popolari tra gli atleti supplementati chimicamente, ha uno svantaggio sulla composizione corporea. Nelle donne, almeno sul lungo termine, il suo utilizzo riduce la massa corporea magra e porta ad un aumento della massa grassa. Un altro SERM, il Raloxifene, non ha questi svantaggi. Uno studio olandese suggerisce che in realtà migliora la composizione corporea. (1)

Anti-estrogeni e composizione corporea

Gli atleti supplementati chimicamente utilizzano il Tamoxifene per contrastare l’attività estrogenica durante un ciclo di AAS, ma anche per agevolare il recupero post ciclo mantenendo un controllo estrogenico tissutale e aumentando i loro livelli di Testosterone.

Molto pochi studi scientifici sono stati pubblicati sugli effetti esatti del Tamoxifene sugli atleti supplementati chimicamente. Maggiori informazioni si hanno circa gli effetti del Tamoxifene nelle donne che sono sopravvissute al cancro al seno.

Il Tamoxifene aumenta considerevolmente le possibilità di sopravvivenza di queste donne, e riduce la possibilità di recidiva di forme di cancro estradiolo-sensibili. Ecco perché i medici spesso prescrivono il Tamoxifene per anni dopo il trattamento iniziale del cancro al seno.

Uno dei prezzi che queste donne pagano per la loro maggiore probabilità di sopravvivenza è il peggioramento della loro composizione corporea. (2) La loro massa corporea magra subisce una riduzione mentre la loro massa grassa incrementa. (3)


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Nel 2010 geriatri di Utrecht hanno pubblicato uno studio dal quale è possibile dedurre che il Raloxifene non ha un effetto negativo sulla composizione corporea. Il Raloxifene è commercializzato con il nome di Evista dalla Eli Lilly. Il produttore ha fornito i farmaci utilizzati nello studio, ma non ha sponsorizzato lo studio. I ricercatori sono stati finanziati dal governo olandese.

Nello studio ad un gruppo di 70 donne di età compresa tra i 70 e gli 80 anni è stata somministrata una dose giornaliera di 60mg di Raloxifene. Ad un altro gruppo di 73 donne è stato somministrato un placebo. 


Risultato


La figura qui sotto riportata mostra come il Raloxifene abbia alterato la composizione corporea delle donne: ha ridotto la loro massa grassa, ma ha anche aumentato la massa corporea magra.

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Il Raloxifene non ha aumentato la forza muscolare delle donne, ma ha migliorato alcune funzioni mnemoniche.

I ricercatori concludono dicendo che, “l’impatto clinico di questo risultato merita ulteriori ricerche”.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19884264
2- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22903689
3- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23438652

Raloxifene (Evista)

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Raloxifene Citrato

 

Il Raloxifene Cloridrato [6-hydroxy-2-(4-hydroxyphenyl)- benzothiophen-3-yl]- [4-[2-(1-piperidyl)ethoxy]phenyl] -methanone (nome commerciale Evista) è un farmaco che rientra nella categoria dei Modulatori Selettivi del Recettore degli Estrogeni (SERM); è un SERM  tutto sommato di recente immissione nel mercato, specie se paragonato al Tamoxifene Citrato (Nolvadex) o al Clomifene Citrato (Clomid).

Il Raloxifene è un SERM non steroideo appartenente alla famiglia del Benzotiofene. Altri SERM, come il Clomid e il Nolvadex, invece, appartengono alla famiglia dei composti Trifeniletilene. Il Raloxifene è molto simile nella sua modalità di azione al Nolvadex (Tamoxifene), e fa mostra di un attività sia agonista che antagonista nei confronti del recettore degli estrogeni  in diversi tessuti del corpo. In particolare, il Raloxifene agisce come un antagonista degli estrogeni nel tessuto mammario e nel tessuto uterino, mentre allo stesso tempo agisce come un agonista estrogenico nel tessuto osseo. Il Raloxifene è infatti utilizzato in medicina nella prevenzione dell’osteoporosi nelle donne in post-menopausa a causa della sua attività estrogenica nell’osso. Al contrario, il Nolvadex è noto per agire come un antagonista degli estrogeni a livello osseo, il che presenta ovviamente un problema per le pazienti con cancro mammario alle quali è stato prescritto l’uso di questo farmaco. Considerando queste proprietà, è quindi comprensibile il motivo per cui il Raloxifene abbia dimostrato alcuni chiari vantaggi rispetto al Nolvadex, e si è mostrato come un nuovo farmaco per il trattamento di varie malattie tipiche del periodo post-menopausa in pazienti di sesso femminile.
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La Eli Lilly and Company ha sviluppato il Raloxifene, e il Raloxifene (con il nome commerciale di Evista) è entrato nel mercato dei farmaci da  prescrizione nel 1997, quando è stato approvato dalla FDA. Il suo uso iniziale era quello di farmaco per il trattamento dell’osteoporosi (a causa dei suoi effetti estrogenici nel tessuto osseo, aumentando la densità ossea nei pazienti). 10 anni dopo, nel 2007, il Raloxifene è stato approvato per il trattamento del cancro al seno. Da allora è diventato una farmaco molto popolare, utilizzato in oltre 50 paesi in tutto il mondo.
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A causa delle maggiori differenze che il  Raloxifene presenta  nella sua selettività come agonista e antagonista estrogenico in diversi tessuti del corpo, sono in corso indagini per la sua applicazione in altre malattie, compreso il cancro alla prostata, l’acromegalia, il cancro uterino, le malattie cardiovascolari e il cancro al seno. (1)
Gli atleti supplementati chimicamente sono attratti dall’utilizzo del Raloxifene a causa della sua natura  anti-estrogena da impiegare nella lotta contro gli effetti collaterali estrogeno-correlati che di solito sono causati dall’uso di androgeni aromatizzabili che si traducono in livelli estrogenici  plasmatici elevati. Un effetto collaterale estrogenico comune è lo sviluppo di ginecomastia. Nel trattamento della ginecomastia in particolare, Il Raloxifene ha effettivamente dimostrato una maggiore efficacia rispetto al Nolvadex (Tamoxifene). (2)
Come con altri SERM, Il Raloxifene ha dimostrato anche un notevole vantaggio nello stimolare la produzione naturale di Testosterone endogeno nei maschi, in quanto studi hanno dimostrato un aumento dei livelli sierici di testosterone del 20% alla dose di 120 mg di Raloxifene al giorno. (3) In questo aspetto però, il Raloxifene sembra inferiore al Tamoxifene.
Come precedentemente detto, il Raloxifene è un SERM e ciò significa che non riduce i livelli elevati di estrogeni nel sangue. Serve invece per bloccare gli effetti degli estrogeni a livello  del recettore degli estrogeni in alcuni tessuti del corpo (tessuto mammario), pur agendo per promuovere effetti estrogenici in altri tessuti (osso e tessuto uterino). È quindi efficace nella prevenzione e / o il trattamento della ginecomastia.

Il Raloxifene serve anche come antagonista dell’estrogeno a livello  ipotalamico, stimolando la produzione di gonadotropina (LH e FSH) dalla ghiandola pituitaria, che alla fine si traduce in un aumento dei livelli di Testosterone endogeno.

Il Raloxifene Cloridrato è approvato per il trattamento della prevenzione dell’osteoporosi nelle donne in post-menopausa, per la riduzione del rischio di carcinoma mammario invasivo nelle donne in post-menopausa con osteoporosi, e nella riduzione del rischio di carcinoma mammario invasivo nelle donne in postmenopausa ad alto rischio di carcinoma mammario invasivo. In ambito medico, e in particolare nel trattamento del Osteoporosi, il dosaggio di Raloxifene generalmente somministrato è di 60 mg 1 volta al giorno.
La dose raccomandata è di 60 mg somministrata una volta al giorno, indipendentemente dai pasti. Quando viene utilizzato (off-label) per attenuare gli effetti collaterali estrogenici dovuti all’aromatizzazione degli AAS aromatizzabili, gli atleti di sesso maschile spesso assumono una dose tra i 30 mg ed i  60 mg al giorno. L’emivita del Raloxifene Cloridrato è di 27.7h.
La FDA ha imposto la presenza del seguente avviso/avvertenza nel foglietto illustrativo del farmaco Evista (Raloxifene cloridrato) : “Attenzione: aumento del rischio di tromboembolismo venosa e di morte per ictus. Aumento del rischio di trombosi venosa profonda ed embolia polmonare sono stati riportati con Evista. Le donne con storia attiva o passata di tromboembolia venosa non devono assumere Evista. Aumento del rischio di morte a causa di ictus si è verificato in un trial in donne in post-menopausa con malattia coronarica documentata o ad aumentato rischio di eventi coronarici maggiori. Considerare il  rapporto rischio-beneficio in donne a rischio di ictus “.
Fra gli effetti indesiderati con l’uso di Raloxifene Cloridrato si riscontrano trombosi venosa, vampate, ipertensione, insonnia, cefalea, nausea, rash cutaneo, edema, crampi che si dislocano alle gambe.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:
1-“FDA Approves New Uses for Evista” (Press release). U.S. Food and Drug Administration. 2007-09-14. Retrieved 2007-09-15.
2- Beneficial effects of raloxifene and tamoxifen in the treatment of pubertal gynecomastia. Lawrence SE, Faught et al. J. Pediatr. 2004 Jul;145(1 ):71-6.
3-Effects of raloxifene on gonadotropins, sex hormones, bone turnover and lipids in healthy elderly men. Eur J Endocrinol. 2004 Apr;150(4):539-46

EFFETTI DA SOVRADOSAGGIO DI MELANOTAN-II

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 Se si inietta una dose eccessiva di Melanotan-II si possono danneggiare i reni e causare una perdita della massa muscolare. I ricercatori del Illinois Poison Control Center di Chicago descrivono un caso in Clinical Toxicology. (1)

La ghiandola pituitaria nel cervello produce l’Ormone Proopiomelanocortina [POMC]. Questo ormone è un precursore del ACTH e l’ACTH è un precursore dell’ormone alfa-melanocita stimolante o alfa-MSH. Quest’ultimo è il modello per il gruppo di composti chimici di ricerca a cui il Melanotan-II appartiene. 

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La figura qui sopra riportata mostra la formula di struttura dell’alfa-MSH. È possibile rimuovere tutte le parti della struttura, fino a quando la parte evidenziata rimane intatta. Altrimenti il composto non può interagire con i recettori della melanocortina, di cui quattro sono interessanti.

Il recettore della melanocortina di tipo-1 [MC-1 receptor] si trova nelle cellule della pelle, che diventano marroni quando questo recettore viene stimolato. Attraverso questo meccanismo gli analoghi del alfa-MSH aiutano le persone dalla pelle chiara a sviluppare una pelle abbronzata senza dover esporsi al sole.

I recettori MC-3 e MC-4 si trovano nel cervello e nelle principali vie nervose. La stimolazione di questi causa eccitazione sessuale e – negli uomini – erezioni.

E poi c’è il recettore MC-5. Questo è coinvolto nella regolazione della temperatura corporea. Grazie a questo recettore molti analoghi del alfa-MSH hanno un effetto dimagrante.

Tre analoghi del alpha-MSH sono presenti sul mercato. Una cosa che hanno in comune è che gli enzimi li possono neutralizzare con la stessa facilità con la quale possono neutralizzare l’alfa-MSH.

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Il Melanotan-I è un farmaco che è ancora in fase sperimentale, ed è in fase di sviluppo per il trattamento di malattie che coinvolgono l’ipersensibilità della pelle alla luce solare. Il Melanotan-I viene identificato anche con il nome di Afamelanotide o Scenesse. Si pensa sia un composto sicuro, anche se gli scienziati hanno espresso preoccupazione per l’effetto stimolante che il Melanotan-I sembra avere su nei o voglie. Molti tumori della pelle iniziano come nei o lentiggini allargate.

Il Melanotan-II è un agente abbronzante, ma ha anche un effetto pro-sessuale. Per questo motivo la società statunitense Palatin Technologies ha sviluppato il PT-141 o Bremelanotide. La Palatin accarezzò l’idea di mettere il PT-141 sotto forma di spray, ma decise di non proseguire dopo che i soggetti di prova del test avevano riportato pressione alta in seguito alla somministrazione del composto.

Il soggetto descritto dai ricercatori inizialmente citato, è un uomo bianco di 39 anni che aveva acquistato una vial di Melanotan-II attraverso un negozio online. Le indicazioni del sito ricordava che gli utilizzatori dovrebbero iniettare 1 mg al giorno, ma l’uomo in questione si era iniettato in una volta sola una dose sei volte superiore: voleva ottenere un abbronzatura il più velocemente possibile.

Due ore più tardi le cose andavano male. L’uomo ha cominciato a sudare e ad avere i brividi; si sentiva ansioso e ha sviluppato dolore diffuso. E’ stato ricoverato in ospedale dove i medici hanno verificato che aveva un battito cardiaco e la pressione sanguigna elevati e che la sua urina conteneva la proteina mioglobina, un indicatore del danno muscolare. Apparentemente il sovradosaggio di Melanotan-II ha causato la disgregazione delle cellule muscolari e come risultato le proteine muscolari sono entrate nel flusso sanguigno. Ciò può causare danni ai reni.

I medici somministrarono all’uomo per via endovenosa iniezioni di bicarbonato di sodio per ridurre la disgregazione muscolare. Il trattamento ha funzionato e tre giorni dopo l’uomo era in grado di tornare a casa.

I ricercatori hanno esaminato il prodotto utilizzato dall’uomo attraverso un spettrometro di massa, confrontandolo con un composto puro garantito. C’era una corrispondenza del 99,41%, quindi era probabile che il prodotto che l’uomo aveva usato non era in sé il problema.

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I ricercatori hanno invitato i loro colleghi a segnalare eventuali casi simili nei quali si sarebbero imbattuti. I ricercatori hanno infine aggiunto che, il monitoraggio continuo e la comunicazione di queste esposizioni uniche possono aiutare a chiarire le possibili complicanze ed educare la comunità medica sui prodotti venduti su Internet.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23121206 Altro…

Mecasermina Rinfabato e miglioramento della resistenza

Dosi mediche della variante del IGF-1 Mecasermina Rinfabato non sembrano mostrare alcun effetto sulla muscolatura e la massa grassa degli atleti, ma il suo uso si traduce in una maggiore capacità di resistenza. Endocrinologi presso la University of Southampton, in Inghilterra hanno scoperto ciò quando hanno somministrato ad atleti amatoriali questo complesso di IGF-1 per 28 giorni. (1) I ricercatori pensano che sia il momento per la WADA di sviluppare un test antidoping per la Mecasermina Rinfabato.

IGF-1 e IGFBP-3

L’uso del IGF-1 tra gli atleti supplementati chimicamente è diventato normale quanto l’uso del GH o del Testosterone. Questi atleti di solito usano versioni di IGF-1 leggermente modificate. Queste versioni del peptide sono neutralizzate meno rapidamente da enzimi e proteine di trasporto rispetto al IGF-1 ordinario, che possiede una vita attiva molto breve dopo l’iniezione.

Gli inventori della preparazione (Mecasermina Rinfabato) che i ricercatori hanno utilizzato nello studio hanno trovato un altra soluzione per ovviare a questo problema (la breve durata d’azione): hanno legato alla molecola di IGF-1 la proteina di trasporto IGFBP-3. L’IGFBP-3 protegge l’IGF-1 contro gli attacchi degli enzimi e rilascia l’ormone gradualmente. Come risultato, gli utilizzatori hanno la necessità di iniettare il composto solo una volta al giorno, e, a differenza del IGF-1, il complesso IGF1-IGFBP-3 non ha effetti drammatici sui livelli di glucosio ematici.

Iplex e Increlex

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I ricercatori hanno utilizzato il Iplex, prodotto dalla Insmed. All’inizio di questo secolo la Insmed ha finanziato studi sul IGF-1-IGFBP-3, ma ha deciso di fermarne la produzione nel 2009.(2) I ricercatori sembrano aver usato i preparati che la Insmed aveva archiviati nel congelatore. La Mecasermina Rinfabato è ancora sul mercato, con il nome di Increlex, prodotto dalla Ipsen Biopharmaceuticals.

Composizione corporea

I ricercatori hanno somministrato a 56 atleti amatoriali, i quali hanno svolto allenamenti intensi, almeno due volte a settimana, iniezioni giornaliere contenenti 30 o 60 mg di IGF-1-IGFBP-3 per 28 giorni. Durante questo periodo il peso corporeo dei soggetti, la massa magra e la massa grassa non hanno subito variazioni.

I ricercatori hanno anche aggiuntodi aver usato dosi mediche e che non sapevano quali effetti avrebbero potuto avere dosi elevate del composto, o quello che potrebbe l’effetto della combinazione di IGF-1-IGFBP-3 con l’ormone della crescita.

Capacità di resistenza

Il consumo massimo di ossigeno dei soggetti [VO2max], la misura più importante della capacità di resistenza, ha subito un aumento a seguito della somministrazione del complesso di IGF-1-IGFBP-3. Nella figura qui di seguito riportata i ricercatori hanno fatto una distinzione tra i soggetti maschi e femmine. La dose di 30 mg non era efficace come la dose da 60 mg.

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Conclusione

“Non ci sono casi confermati di atleti d’elite che hanno abusato del rhIGF-I / rhIGFBP-3, ma a quanto pare è un agente anabolizzante attraente con un minor rischio di effetti collaterali, rispetto sia al IGF-I da solo o all’insulina”, hanno scritto i ricercatori.

“Questo studio dimostra che 28 giorni di somministrazione di IGF-I /IGFBP-3 migliora la capacità aerobica, ma non ha alcun effetto sul grasso corporeo o la massa magra negli atleti amatoriali. Il significato di questo miglioramento negli atleti di alto livello richiede ulteriori indagini, come la comprensione dei meccanismi alla base dei benefici sulle prestazioni aerobiche. ”

“I risultati di questo studio supportano l’inclusione del IGF-I nella lista WADA delle sostanze proibite e sottolineano la necessità di sviluppare metodi per la rilevazione dell’abuso di IGF-I.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26046967
2- http://www.biospace.com/…/insmed-incorporated-stops-…/151193

2,4-dinitrofenolo (DNP)

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2,4-dinitrofenolo (DNP)

 

Il 2,4-dinitrofenolo (o α-dinitrofenolo o DNP) è un nitrocomposto derivato del fenolo.

Esso rientra nella categoria dei disaccoppianti chimici, acidi deboli idrofobici e ionofori, che permettono il flusso di elettroni nella catena respiratoria senza che venga prodotto ATP, fonte energetica essenziale per la vita.

A temperatura ambiente si presenta come un solido giallo chiaro inodore. È un composto tossico per l’uomo e per gli animali; l’avvelenamento da dinitrofenolo provoca un brusco aumento del metabolismo, sudorazione intensa (con cui il corpo cerca di dissipare calore), collasso e quindi può portare alla morte.

Ed è proprio la sua estrema efficacia nell’aumento del metabolismo a rendere il DNP uno dei composti per la perdita di grasso più potenti ed efficaci (e pericolosi, ovviamente).

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Il DNP interferisce con il processo cellulare della sintesi dell’ATP.

L’ATP è la fonte di energia immediata per la cellula e tutte le sostanze nutritive che producono energia, compresi i carboidrati, alla fine sono convertiti in ATP. Dal momento che la cellula non può sintetizzare con efficienza l’ATP in presenza di una sostanza disaccoppiante come il DNP, deve ricorrere ad un’altra fonte immediata di energia per avere le calorie necessarie a continuare la produzione di ATP: ai grassi. Il corpo inizia a bruciare i grassi come se fossero ceppi gettati tra le fiamme.

Spesso si dice che l’uso del DNP tra i Bodybuilder sia stato suggerito dallo scomparso Dan Duchaine, collaboratore di IRONMAN che conosceva ampiamente i prodotti ergogeni. Anche se fu Dan a discutere l’impiego del DNP nelle diete dimagranti, non è stato certo il primo ad esplorarne i possibili utilizzi. L’effetto dei farmaci a base di DNP venne osservato inizialmente nel 1885 quando gli scienziati notarono gli effetti termogeni di una sostanza derivata dal catrame di carbon fossile, il giallo marte, un colorante alimentare. L’idea di usare il DNP come farmaco dimagrante venne osservando gli effetti della sostanza su operai francesi che lavoravano alla costruzione delle munizioni e che producevano l’esplosivo durante la 1ª Guerra Mondiale partendo da una miscela con il 40% di DNP e il 60% di TNP. Il DNP passava attraverso la pelle degli operai facendoli dimagrire rapidamente.

Osservato questo effetto si condussero studi sugli animali e venne riscontrato che il DNP aumentava potentemente la re spirazione cellulare portando ad un rapido innalzamento della temperatura corporea.

Quando negli animali si aumentavano le dosi di DNP, morivano in breve tempo perché le cellule erano letteralmente cotte al loro interno. Si osservò anche che gli animali passavano subito al rigor mortis, un irrigidimento del corpo dovuto alla perdita di ATP muscolare nei tessuti. Solitamente quell’effetto si verifica dopo 4-6 ore dal decesso, quindi i ricercatori conclusero che le dosi elevate di DNP avevano esaurito tutte le scorte di ATP negli animali.

Nonostante il destino degli sfortunati animali al quale era stato somministrato il DNP, gli scienziati della Stanford University di Palo Alto, in California, vi scorsero un certo potenziale per la cura dell’obesità (una volta che si sarebbero determinate le dosi terapeut iche corrette). Così nei primi anni Trenta del XX secolo iniziarono a sperimentare con il DNP in soggetti obesi.

Altri ricercatori combinarono il DNP con gli ormoni tiroidei, i quali controllano il metabolismo delle cellule. Determinare le dosi di DNP che non si sarebbero rivelate pericolose fu un’impresa ardua, benché le ricerche fossero ampie. Il DNP ha un margine di sicurezza molto ridotto ed ogni soggetto può rispondere in maniera del tutto diversa, ossia alcuni possono tollerare dosi più elevate mentre altri hanno effetti collaterali piuttosto importanti anche con dosi ridotte.

Valido per tutti i soggetti era senza dubbio il fatto che il DNP aumentava il metabolismo a riposo in media dell’11% per ogni aumento della dose pari a 0,1 mg.

Gli studi mostrarono che la maggioranza dei soggetti tollerava bene dosi fino a 5 mg, per ogni chilogrammo di peso corporeo. Durante l’assunzione venivano riferite però vampate di calore e un aumento della sudorazione. Con una dose pari a 5-10 mg per chilogrammo di peso corporeo si è avuta una notevole sudorazione, ma senza che si sia oggettivamente elevata la temperatura corporea o accelerato il battito cardiaco. A 10 mg il battito cardiaco aumentava, come anche la frequenza della respirazione, e la temperatura corporea saliva verso valori pericolosi.

In base a quelle ricerche mediche svolte nel periodo storico della Grande Depressione, la dose terapeutica corretta per il DNP venne fissata sui 3-5 mg per ogni chilogrammo di peso corporeo. Quell’intervallo di valori permetteva un incremento del metabolismo basale del 20-30% dopo un’ora dall’assunzione. Il metabolismo rimaneva elevato per 24 ore, poi iniziava a scendere gradualmente. Assumendo il DNP quotidianamente si aveva un incremento pari al 40% del metabolismo basale e lo si poteva mantenere elevato per 10 settimane.

Anche se nessuno dei soggetti che assumeva il DNP nei primi studi aveva tentato di seguire una qualche dieta, avevano perso molto peso. Uno studio mostrò che su 170 persone curate con il DNP si aveva una perdita media di 7,8 kg, ossia 640 g la settimana.

Poiché il DNP non promuove direttamente il catabolismo muscolare, la conclusione fu che la perdita di peso consisteva soprattutto di grasso corporeo.

Comunque il DNP faceva venire un edema, ossia ritenzione idrica, e ciò comportava un effetto interessante.

Alcuni soggetti che assumevano il DNP dopo un certo tempo non riuscivano più a perdere peso nonostante il metabolismo continuasse a salire, ma quando ne interruppero l’uso il peso calò rapidamente. Smettendo l’assunzione del DNP, avevano perso la ritenzione idrica e si era reso evidente il dimagrimento, prima mascherato dal gonfiore.

Nonostante il notevole incremento del metabolismo dovuto all’assunzione del DNP, i ricercatori riscontrarono alcune complicazioni cardiovascolari. Non soltanto il DNP non stimola eccessivamente l’apparato cardiovascolare ma addirittura abbassa la pressione sanguigna se elevata. Gli studi attestano una riduzione media del 9,4% della pressione diastolica e del 12,6% della pressione sistolica in 30 persone già ipertese che hanno assunto il DNP. I diabetici che assumono il DNP presentano un incremento della resistenza al glucosio.

L’apparente successo – e la presunta sicurezza – del DNP se assunto alle corrette dosi terapeutiche portò alla sua diffusione come uno dei principali farmaci dimagranti. Purtroppo molti medici che lo prescrissero nei primi tempi non erano molto consapevoli del suo stretto margine di sicurezza. Un altro problema fu che con l’aumentare della sua popolarità, il DNP iniziò a comparire in vari preparati dimagranti distribuiti senza ricetta medica. Si stima che entro il 1934 lo avessero usato 100.000 persone.

Oggi molti Bodybuilder ritengono che il DNP non sia poi tanto pericoloso e che gli effetti collaterali riferiti siano stati esagerati. Si pensava alla stessa maniera negli anni Trenta, quando l’uso del DNP era tanto diffuso. A quel tempo ci furono svariati casi di consumatori non accorti, probabilmente non al corrente della dose corretta, che si erano letteralmente cotti all’interno facendo arrivare il proprio metabolismo a valori incontrollabili prendendo troppo DNP. Chi difendeva il DNP osservò che quei casi sfortunati erano comunque pochi rispetto al grosso numero di persone che usava il farmaco.

Comunque rilevarono alcuni aspetti problematici dell’uso del DNP. Circa il 7% dei consumatori aveva avuto forti rash cutanei. Inoltre pareva che il DNP riducesse i globuli bianchi necessari per contrastare le infezioni e l’inizio delle forme tumorali. Nel 1935 iniziò il declino del DNP come cura dimagrante perché vennero alla luce vari casi di donne che assumendolo si erano ri trovate con la cataratta. La Food and Drug Administration prese nota di quei casi e lo tolse dal mercato nel 1938.

Anche se il DNP in un certo senso venne relegato nel limbo dei farmaci dimagranti, non scomparve del tutto. Continuò ad essere usato per varie applicazioni industriali e mediche. È tuttora una delle sostanze citotossiche preferite per gli studi in vitro, ossia su cellule. Gli scienziati lo prediligono perché è una ottima sostanza tossica per distruggere le cellule ed accedere alla loro attività interna. Nell’industria il DNP è impiegato per la lavorazione delle vernici, come conservante per il legno e come insetticida, da qui nel bodybuilding qualcuno lo ha scherzosamente definito “la dieta dell’insetticida”. Alcuni nomi commerciali del DNP sono Caswell No. 32, Suldo Black B., Nitro Kleenup e Maroxol-50.

Nei primi anni Ottanta del XX secolo il DNP emerse di nuovo come farmaco dimagrante per i Bodybuilder e venne venduto con il nome di Hexalon. Molti professionisti d’élite di quel periodo lo usavano e quasi tutti riferivano potenti effetti dimagranti e di definizione muscolare. I fornitori del DNP avvertivano i potenziali clienti che li avrebbe fatti sentire “come con l’influenza” e ammonivano a non superare le dosi consigliate, sull’eco delle raccomandazioni dei dottori degli anni Trenta. Eppure alcuni Bodybuilder ebbero comunque dei problemi, soprattutto usandolo nel lungo termine. Questo non ci sorprende considerando che i resoconti che abbiamo indicano che alcune persone che lo avevano usato nel passato per molto tempo erano morte con una dose relativamente ridotta pari a 1-4 mg per chilogrammo di peso corporeo. La dose letale stabilita per il DNP è 14-43 mg per chilogrammo di peso corporeo – proprio poco al di sopra della dose terapeutica consigliata.

Nonostante i pericoli associati al DNP, il concetto di indurre un dimagrimento per mezzo di un meccanismo di disaccoppiamento cellulare rimane affascinante. Questo è stato vero soprattutto da quando vennero scoperte le proteine native del disaccoppiamento cellulare. Le proteine del disaccoppiamento cellulare agiscono come il DNP ma in modo molto più controllato. In definitiva il DNP non è una sostanza “per tutti”, solamente atleti con grande competenza ed esperienza alle spalle possono usarlo con un relativo margine di sicurezza per brevi periodi di tempo: generalmente 10 giorni. Alcuni di questi atleti hanno ingerito la dose di 5mg/Kg come prima cosa al mattino. Altri invece hanno suddiviso la dose in 2-5 porzioni uguali. Il DNP ha causato anche un incremento dei recettori degli androgeni. Gli utilizzatori hanno sperimentato crampi e strappi muscolari dovuti all’interferenza del DNP con la risintesi dell’ATP e altri fattori.

Comunque, il dosaggio minimo utile di DNP si attesta a 100mg (con un aumento del metabolismo basale di circa il 10%), anche se la dose minima maggiormente usata è di 200 mg / die, con un massimo  di 400 mg /die. Alcuni, tuttavia, arrivano alla dose di 600 mg / die.

Il metodo di dosaggio utile più “sicuro” rimane quello che contempla l’uso di 2-4 mg (milligrammi) per 1 chilogrammo (kg) di peso corporeo.  Pertanto, un atleta di 100 kg assumerebbe giornalmente una dose tra i 200 ed i 400 mg di DNP. 100kg x 2mg = 200mg.

Un esempio di programma con DNP per un atleta di 100Kg potrebbe essere il seguente:

◾Giorno 1-4: 200mg al giorno
◾Giorno 5-8: 250mg al giorno
◾Giorno 9-14: 300mg al giorno

Una percentuale molto consistente di individui, forse fino al 10%, sono allergici al DNP. Un utilizzatore alle prime armi con il DNP dovrebbe quindi utilizzare non più di 100-200 mg / die per i primi due giorni, per valutare la tolleranza.

La durata di utilizzo è spesso solo circa 2 settimane, un tempo sufficiente per vedere notevoli effetti sulla riduzione del grasso corporeo.

La componente alimentare quando si parla di DNP non è così trascurabile come si possa pensare. L’uso del DNP richiede un consumo di carboidrati controllato evitando dosi troppo basse che condurrebbero ad inevitabili “crash” energetici. In nessun modo dovrebbe essere seguita una dieta chetogenica. In media, il dosaggio di carboidrati e proteine nella dieta durante un ciclo di DNP dovrebbe attestarsi a 2g Carboidrati X Kg di peso corporeo e 4g di Proteine X kg di peso corporeo. Un eccesso di carboidrati non farà altro che aumentare la temperatura corporea con conseguente aumento dei rischi di incappare in danni fisici dovuti alle alte temperature.

Le calorie giornaliere non dovrebbero essere al di sotto della soglia di mantenimento, e spesso posso eccedere di molto questa soglia, a causa dell’aumento dell’appetito (specie verso i carboidrati). 

Durante l’uso di DNP, non è possibile svolgere allenamenti intensi. Solitamente, durante il periodo di utilizzo del DNP, viene svolto un allenamento con i pesi leggero (in buffer). 

Con l’uso del DNP viene generalmente aggiunta un integrazione di Vitamina E e C, Coenzima Q10, Glicerolo, Taurina e Glutammina.

Gli effetti collaterali riscontrabili con il DNP  sono:

  • Intensa sudorazione
  • Fluidi corporei gialli
  • Forte disidratazione
  • Deplezione degli elettroliti
  • Crampi
  • Riduzione del T3
  • Edema
  • Respiro corto
  • Problemi alla vista
  • Aumento dell’appetito
  • Calo dei livelli di zucchero nel sangue
  • Coma e decesso (con dosi elevate)

E ‘fondamentale mantenersi adeguatamente idratati (almeno 4lt d’acqua al giorno) durante l’uso di DNP. E’ raccomandato l’uso giornaliero di un multivitaminico/multiminerale , come il monitoraggio del colore delle urine.


Nota importante: La disidratazione e l’esaurimento degli elettroliti è un problema serio con l’utilizzo di DNP; quindi è consigliata una supplementazione  di Potassio, Magnesio, e Calcio. È necessario ricostituire i livelli di elettroliti quotidianamente.

L’aggiunta di una dose fisiologica di  T3 (Liotironina Sodica) alla preparazione diventa una necessità durante l’uso di DNP.

*La temperatura corporea dovrebbe essere monitorata regolarmente con l’uso di DNP.

Gabriel Bellizzi

Bibliografia

  • Magne, H., et al. (1932). Studies on the action of dinitrophenol 1-2-4. Ann Physiol Physicochem Biol. 8:1-167.
  • Tainter, M.L., et al. (1932). Dinitrophenol in the treatment of obesity: final report. JAMA. 101:322-336.
  • Simkins, S., et al. (1937). Dinitrophenol and desiccated thyroid in the treatment of obesity, a comprehensive clinical and laboratory study. JAMA. 108:2110-2118.
  • Cutting, W.C., et al. (1933). Actions and uses of dinitrophenol: promising metabolic applications. JAMA. 101:193-195.
  • Chemical Muscle Enhancement (A.L.Rea.).
  • Chemical Muscle Enhancement II (A.L.Rea.).
  • William Llewellyn’s Anabolics 10th Edition.