“No Fat Gain” Insulin Program

Disclaimer: NON TENTATE DI PROVARE il presente protocollo. Questo programma può essere molto pericoloso! NON sperimentate con tali opzioni. Inoltre si prega di notare che l’autore e gli editori NON SARANNO ritenuti responsabili per eventuali morti o lesioni associate con questo approccio teorico di utilizzo di Insulina per il guadagno di massa muscolare !!! In poche parole, se provate questo approccio teorico di utilizzo di Insulina, si capisce che POTRESTE SERIAMENTE FARVI DEL MALE o morire. Detto ciò, chiunque applicasse questo protocollo è responsabile delle proprie azioni!


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Dell’Insulina ho già abbondantemente parlato in un mio articolo passato, il quale prendeva in esame I tre peptidi GH, IGF-1 e Insulina (clicca qui). In questo articolo però vorrei trattare di un protocollo di Insulina esogena che definirei molto interessante.
L’Insulina è l’ormone anabolizzante non specifico più potente che un Bodybuilder possa usare per il miglioramento delle prestazioni, e questo è assodato. E’ assodato anche che questo peptide sia estremamente pericoloso da maneggiare potendo causare, se usato da chi non ha le competenze adatte, conseguenze irreparabili. Con l’uso dell’Insulina, citando A.L.Rea, ci sono tre variabili che si possono manifestare in base all’uso che si fa di questo peptide: Grosso, Grasso o morto. Purtroppo, ci sono ragazzi che, a mala pena HP e con una percentuale di grasso superiore al 12%, usano l’Insulina senza criterio alcuno ottendo si un aumento di peso ma nettamente a favore del grasso. Ma, a parte l’idiozia che spinge atleti immaturi a usare in maniera impropria Insulina esogena, perchè molti atleti al di fuori del circuito professionistico di alto livello diventano più grassi che grossi quando nelle loro preparazioni inseriscono l’Insulina? La risposta di fondo è “la paura”.
La maggior parte del guadagno di grasso è causato dal consumo eccessivo di carboidrati durante l’uso di Insulina. Una regola di “sicurezza” diffusa con l’uso di Insulina dice che bisogna consumare un minimo di 10 grammi di carboidrati per ogni UI di Insulina utilizzata (distribuiti nell’arco di tempo d’azione dell’Insulina utilizzata). Per esempio, un Bodybuilder che utilizza 8 UI di Insulina 2 volte al giorno, in aggiunta al suo normale apporto di carboidrati, proteine e grassi dovrebbe consumere una quota addizionale di carboidrati pari a 160 grammi per evitare di andare in coma ipoglicemico . Difficilmente ci si aspetta che 160 grammi in più di carboidrati, o 640 calorie in più al giorno facciano una differenza significativa su un soggetto che mangia 5000 o più calorie al giorno. Nella maggior parte dei casi ciò non farebbe differenza sostanziale, ma non è quello che accade nel mondo reale, in quello degli “aspiranti bestie”.

Il fatto è che, la maggior parte dei culturisti hanno un alto grado di paura di incappare in uno spiacevole shock insulinico, e come dargli torto. Così molti hanno la tendenza ad essere piuttosto reattivi a qualsiasi cambiamento dello stato mentale dopo un’iniezione. Questo porta a consumare una dose molto più consistente di carboidrati rispetto ai raccomandati 10 grammi per UI.
Anche se questa quantità di carboidrati supplementari (10gmXUI) non sembra terribilmente eccessiva, alcuni “pionieri” della supplementazione alla fine degli anni ‘90 erano certi che fosse il motivo principale per cui gli utilizzatori di Insulina guadagnano quantità sproporzionate di grasso. Mike Zumpano e Oliver Starr si chiesero: qual è stata la logica alla base di questo dosaggio di carboidrati? In secondo luogo, esiste una evidenza di biochimica umana la quale dimostri questa esigenza di quota glucidica? E in terzo luogo, esiste una soluzione più elegante che consentirebbe ai culturisti di utilizzare l’insulina in modo sicuro sfruttandone l’effetto anabolico ma evitando i guadagni eccessivi di grasso che finora hanno afflitto gli utilizzatori?
Entrambi ebbero il sentore che ci doveva essere un modo migliore. Il plasma umano contiene solo circa 5 grammi di carboidrati in uno specifico momento. I diabetici che hanno preso troppa insulina di solito possono riportare i loro livelli di zucchero nel sangue nel range di normalità consumando cinque grammi (solo 20 calorie!) di destrosio. Se così fosse, allora come si è arrivati alla regola dei 10 grammi per ogni UI?
Comunque, il metodo “alternativo” lo trovarono e fu ribattezzato protocollo “No Fat Gain”. Non si tratta certo di un protocollo privo di rischi; deve essere seguito alla lettera per divenire un protocollo con un buon margine di “sicurezza”. Inoltre, bisogna essere dotati di molta disciplina per eseguirlo. Si tratta di un metodo che porta a grandi guadagni muscolari con un guadagno minimo di grasso. Ma ne vale la pena? Giudicate voi.
Ecco il trucco; assumere l’Insulina, ma seguendo un dieta Low-Carb. Proprio così, Low. Con un contenuto glucidico di circa 50 grammi al giorno! Follia? Lasciatemi spiegare la logica biochimica che sta alla base.
Oliver Starr si chiese se ci fosse qualche altro modo per mantenere la glicemia nel sangue moderata con un alto grado di stabilità. La sua risposta è stata la gluconeogenesi. Se si guarda su un grafico dei processi biochimici (Boehringer è uno dei migliori), si può chiaramente vedere che, quando le riserve di glicogeno epatico e muscolare sono esaurite, ma prima che il corpo vada in chetosi, il corpo comincia a convertire aminoacidi in glucosio per mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue. Questo processo è noto come gluconeogenesi.
Come risaputo, seguire una dieta molto povera di carboidrati provoca un esaurimento delle riserve di glicogeno epatico e muscolare. Questo provoca un sovra-regolazione degli enzimi necessari per la conversione rapida ed efficace degli aminoacidi in glucosio. La parola gluconeogenesi significa letteralmente “la nascita di nuovo glucosio.”
La seconda metà dell’equazione, ovviamente, è il contenuto proteico della dieta. Se non si mangiano molti carboidrati, l’unico modo con cui il corpo può produrre glucosio è principalmente quello di convertire gli aminoacidi in glucosio. Questo accade in una certa misura ogni volta che si mangiano proteine, tuttavia, quando si mangia una grande quantità di proteine, si viene a creare ancora più glucosio.
E’ il livello di glucosio creato dall’eccesso di proteine che impedisce il verificarsi di uno shock insulinico quando si utilizza Insulina esogena in una dieta a basso contenuto di carboidrati. Il fatto è che non stiamo parlando di un consumo di proteine ordinario, stiamo parlando di un assunzione massiccia di proteine. Per questo protocollo si richiede necessariamente l’uso di proteine in polvere, perché non c’è modo di riuscire a essere in grado di mangiare la quantità di proteine che si richiedono da cibi interi. A titolo esemplificativo, si avrebbe bisogno di mangiare circa 24 petti di pollo al giorno per ottenere la quantità di proteine che si sono trovate necessarie per sostenere il livello di gluconeogenesi per coprire le necessità durante l’utilizzo di Insulina con una dieta a basso contenuto di carboidrati restando dentro il margine di “sicurezza”.
Lavorando con un certo numero di atleti per definire questo programma, si è scoperto che la migliore strategia era quella in cui si consumano 600 grammi di proteine da una combinazione di proteine del siero di latte e caseina, più un pasto solido che conteneva da 50 a 100 grammi di proteine, più alcune verdure fibrose a foglia verde. Il resto delle calorie devono provenire da fonti di grassi con scarsissimo o nullo contenuto di carboidrati.

Un’altra cosa che bisogna ricordare è che è necessario consumare una grande quantità d’ acqua in questo programma – tra 1,5 e 2 litri al giorno, oltre all’acqua che si ottiene dagli shake proteici. Si può suddividere l’assunzione consumando una bevanda proteica ogni 30 minuti o un’ora, mescolando in un contenitore 3 litri con 100 grammi di proteine e mantenendo una lista di quante volte si svuota ogni giorno.

Un’altra cosa che viene riferita dagli atleti che hanno utilizzato questo protocollo (a parte la quantità di muscoli guadagnati) è che si comincia a odiare qualsiasi bevanda proteica, non importa quanto buono sia il sapore. Il suggerimento che si può dare in questo caso è quello di optare per le proteine neutre… il gusto sarà terribile in un primo momento, ma dopo poche settimane, giorno dopo giorno, ci si farà l’abitudine senza rischiare nausee per uso cronico di proteine aromatizzate.

Un’altra cosa che è stata riferita è, stranamente, il verificarsi di un aumento della forza. Si pensa che ciò sia dovuto ad una up-regulation delle riserve di glicogeno associato all’uso di Insulina e basse dosi di carboidrati.

Probabilmente la cosa peggiore di questo protocollo è la disciplina necessaria affinché si consumi regolarmente un alto apporto proteico giornaliero. Bisogna ricordare, però, che in questo protocollo, l’unica cosa che mantiene un atleta in piedi (letteralmente) è l’assunzione di proteine. Se si utilizza l’insulina e non si mantiene un adeguato apporto di proteine, le conseguenze non saranno piacevoli, saranno gravissime. Se si esegue questo protocollo, è necessario smettere di usare l’Insulina e dedicare almeno un paio di giorni alla deplezione dei carboidrati prima di iniziare di nuovo il programma.

Ricordate, questo programma non è per tutti. E ‘difficile e potenzialmente pericoloso ed è necessario applicare ogni traccia di disciplina per poterlo applicare. Tuttavia, se si ha la forza di volontà e le competenze, i risultati possono essere eccezionali.

Approccio teorico all’uso di Insulina in un regime Low-Carb, passo dopo passo.

Giorni da 1 a 3: la deplezione di carboidrati. È necessario diminuire i carboidrati al di sotto dei 100 grammi al giorno. Si suggerisce di arrivare a 50 grammi di carboidrati il giorno 3. L’assunzione proteica deve aumentare a 450 grammi al giorno.

Giorni da 4 a 30: le proteine devono essere pari o superiore a 600 grammi al giorno. I carboidrati devono essere mantenuto tra 100 e i 50 grammi al giorno (50 è meglio) e si dovrebbero utilizzare i grassi affinché si compensi l’equilibrio delle proprie esigenze caloriche giornaliere. Come già detto, si raccomanda vivamente l’uso di proteine in polvere di composizione mista (siero di latte e caseina), anche se è possibile utilizzare alcuni cibi interi, se lo si desidera. (Basta tenere a mente che 600 grammi di proteine corrispondono all’incirca a 24 petti di pollo al giorno!)

L’autore del protocollo consiglia di dividere l’assunzione di Insulina in 2 iniezioni al giorno, a seconda di quando ci si allena. Una dovrebbe essere fatta durante l’allenamento, circa 30 minuti prima del termine dello stesso. L’altra deve essere fatta diverse ore prima del vostro allenamento (per coloro che si allenano nel pomeriggio) o diverse ore dopo (se ci si allena al mattino).

Si suggerisce di partire da una piccola dose di Insulina (4 UI) per poi aumentarla gradualmente. (l’autore del protocollo riferisce di essere arrivato ad usare 12 UI 3 volte al giorno, ma da questo punto riferisce di essere diventato un po’ insulino-resistente).

Va da sé che l’insulina deve essere iniettata per via sottocutanea (che non dovrebbe essere un problema a meno che non si utilizza anche GH o qualche altro farmaco con un protocollo di somministrazione per via endovenosa. In questo caso, le considerazioni da prendere sono altrettante).

Si suggerisce di interrompere il regime di insulina e di proteine entro il 26° giorno dei 30 giorni del l’intero ciclo.

Monitorare regolarmente la glicemia durante il giorno e in specie nel periodo di massima azione dell’Insulina. Se si inizia a perdere la capacità di rimanere svegli, prendere una zolletta di zucchero.

Se si sperimenta una sensazione di fame e di agitazione dopo aver preso l’Insulina, o non si è mangiato abbastanza, o se si è più avanti nel ciclo, si potrebbe essere insulino-resistenti. In questo caso, si consiglia di interrompere del tutto l’uso di Insulina e anche prendere in considerazione l’uso di un farmaco per migliorare la sensibilità all’insulina, come la Metformina

Infine, fate attenzione. L’uso di Insulina è ampiamente riconosciuto come uno dei più rischiosi farmaci per il miglioramento delle prestazioni, e per una buona ragione. Se non avete la disciplina per mantenere i carboidrati bassi e consumare la quantità necessaria di proteine ogni singolo giorno, vi consiglio di attenervi a metodi più sicuri e più sani per la crescita muscolare.

Gabriel Bellizzi

ECA STACK E TEMPO DI ASSUNZIONE

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Una domanda che mi viene spesso posta è “per quanto tempo è sicuro assumere l’ECA Stack! ??

Per chi non conosce gli acronimi, ECA sta per significare una combinazione di Efedrina, Caffeina e Aspirina. Non ricordo esattamente quando è entrato in uso questo acronimo, ma erano grosso modo gli anni ’90, quando si è scoperto che la combinazione di efedrina e caffeina aveva azione termogenica (il che significa che aumenta il dispendio energetico), causa soppressione dell’appetito, causa la mobilitazione del grasso e molti altri benefici potenziali per la perdita di grasso durante una dieta ipocalorica (1) (altri termogeni come il tè verde, la capsaicina e la nicotina sono anche stati presi in esame(2)).

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L’Aspirina a volte è stata aggiunta per i suoi potenziali benefici (per una volta vi risparmio i meccanismi coinvolti qui), ma, al di fuori degli obesi, in realtà la sua aggiunta non ha alcun beneficio. (3) Non è mai stato chiarito se basse dosi di aspirina (81 mg) hanno lo stesso beneficio della dose piena di  300 mg utilizzati negli studi e onestamente, se qualcuno sta per usare CE (spesso chiamato semplicemente EC stack), non consiglio l’uso dell’Aspirina.  

In ogni caso, quanto tempo deve essere utilizzato il CE stack? E la risposta dipende dalla propria prospettiva.  

Un aspetto degno di nota è questo: il CE stack è insolito (e forse unico) tra i composti per la perdita di grasso perché l’uso cronico lo rende di fatto più effica nelle sue funzionalità.  Io dico che questo è insolito, in quanto la maggior parte dei farmaci perdono, o almeno sembrano perdere, il loro effetto nel tempo (è un po’ più complicato di così, ma per maggiori informazioni vi rimando a questi due articoli [uno e due] ). L’Efedrina diventa più efficace nel tempo (e l’idea che deve essere ciclicizzata per evitare una perdita dell’effetto non è solo sbagliata ma esattamente controproducente). Il fatto è che nessuno è del tutto sicuro di come questo possa accadere. 

Le primi idee ruotavano intorno al tessuto adiposo bruno (BAT) e ipotizzavano che l’efedrina potesse aumentarlo. Ma gli esseri umani in realtà non hanno molto BAT (abbiamo più grasso Beige / Brite e bianco). L’unico studio del quale sono a conoscenza e che sia stato svolto su esseri umani ha dimostrato che, se non altro, la combinazione  CE diminuisce la quantità di BAT. (4)

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Quindi, onestamente, non ho idea del perché lo stack CE diventi più efficace con l’uso regolare. Ma i dati sembrano suggerire che l’uso cronico è migliore. Ma ciò non risponde al quesito sul tempo massimo di somministrazione. Inoltre, gli effetti collaterali del CE stack includono cose come aumento della frequenza cardiaca,  pressione sanguigna elevata e  diminuzione della stimolazione generale con l’uso regolare. Il CE stack diventa più efficace e sicuro nel tempo. In questo senso, concettualmente, potrebbe essere utilizzato per sempre.

Da un lato, il CE è davvero un supplemento per la perdita di grasso. Si tratta di effetti che sono piccoli, ma se sommati hanno dimostrato avere i benefici sopra elencati durante una dieta. Aumentando l’uso dei grassi, si può risparmiare la perdita del muscolo scheletrico / LBM, per esempio. (5) Così, anche se i suoi effetti metabolici complessivi sono moderati (aumentando il dispendio energetico del 5-10%), questo aiuta a compensare le normali riduzioni legate all’alimentazione in dispendio energetico. (6) E in questo senso, utilizzandolo solo fino a quando il periodo di dieta si conclude è una sorta di conclusione logica. Si tratta di un composto dietetico, da usare durante la dieta. E’ abbastanza logico, anche se potremmo disquisire su quanto tempo una dieta ipocalorica dovrebbe essere seguita prima di prendersi una pausa. (7)

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Ma c’è anche un altro modo di guardare a questo problema. Alla fine della dieta ipocalorica, una serie di adattamenti si sono verificati nel tentativo di facilitare il recupero del grasso. L’appetito e la fame aumentano (e le persone mostrano più attenzione a cibi dall’alto  contenuto calorico, ricchi di zuccheri, e cibi molto grassi) e varie componenti della spesa energetica sono diminuite insieme alla tendenza del corpo di immagazzinare il grasso ad un ritmo accelerato. Ci sono un numero enorme di fattori che entrano in gioco. (8) La leptina è bassa, la grelina è alta, gli altri ormoni della fame, come CCK, PYY, ecc sono diminuiti e questo aggiunge un segnale integrato per l’ipotalamo che diminuisce la stimolazione della tiroide (questo  insieme a una diminuzione della conversione del T4 in T3 nel fegato) e una diminuzione della funzionalità del sistema nervoso. Ed è quest’ultima che è rilevante.

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Anche se leggermente fuori tema, è giusto rammentare che probabilmente gli individui obesi sono diventati obesi a causa della bassa attività simpatica. Questa è stata chiamata l’ipotesi MONA LISA che stava per Most Obesities kNown Are Low In Sympathetic Activity. (9) Ma un altro lavoro dimostra chiaramente che non vi è elevata attività simpatica negli obesi. (10) Ciò che può accadere è che la bassa attività simpatica predispone verso l’obesità e quindi questo normalizza e  sovracompensa quando una persona diventa obesa. Indipendentemente.  

Il punto è che al termine di una dieta, questo stesso tipo di bassa attività del sistema nervoso simpatico è presente. E l’efedrina e la caffeina aiutano a compensare questo anche dopo il termine della dieta ipocalorica. Vale a dire che se si  continua a utilizzare CE oltre la durata effettiva della dieta ipocalorica si può così aiutare il mantenimento della perdita di peso sul lungo termine in quanto contribuisce a compensare la normale riduzione della perdita di grasso per conseguente riduzione della spesa energetica (almeno attraverso questo meccanismo) che si verifica . Ciò presuppone che se il composto è ben tollerato  ed efficace potrebbe divenire una parte permanente della supplementazione. 

E immagino che questo potrebbe riguardare alcuni lettori (e non sto suggerendo l’uso a lungo termine del composto qui preso in esame). Chiaramente il mantenimento del peso sul lungo termine è il grande problema quando si tratta di perdita di grasso; tutti possono perdere una certa quantità di grasso. E’ mantenerlo il problema (anche se il valore spesso citato del 90-95% di fallimento è del tutto errato, solo per la cronaca). Il corpo post-obeso è in uno stato di dispendio energetico abbassato ed è settato sul aumento dello stoccaggio del grasso; combinato con lo stile di vita moderno, dove infiniti spuntini pubblicizzano un alimentazione continua e di bassa qualità, questo è un vero problema. E vi è un crescente interesse per l’idea che l’obesità debba essere trattata come una malattia cronica recidivante. (11) E guarda caso l’assunzione di un farmaco sul lungo termine è necessario per prevenire le ricadute ….  

 

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EGCG

 

L’uso continuo del CE stack migliora almeno la diminuzione del dispendio energetico. Altri composti sono stati testati per tale scopo tra cui il tè verde (e caffeina) e capsaicina (e caffeina, perché la caffeina rende tutto migliore) e sarebbe certamente possibile passare a questi composti al termine della dieta ipocalorica e della supplementazione con CE, cosa che comporterebbe un minore carico di possibili effetti collaterali, tipica di certi composti controversi. Il tè verde può essere assunto con una standardizzazione di EGCG pari a 130-160 mg al giorno con 100 mg di caffeina assunti fino a tre volte al giorno (un programma tipico di dosaggio sarebbe 8, 12 e forse 16:00). Ciò significa che un totale di 390-480 mg di EGCG e 300 mg di caffeina totale potrebbero essere assunti al giorno.  Invece la capsaicina può essere utilizzata ad un dosaggio pari a 2,5-10 mg al giorno, che  equivarrebbe a circa 3-10 grammi di peperoncini interi. Esistono altri approcci, come l’aumento dei livelli di attività in grado di realizzare in modo efficace la stessa cosa. Ormai sappiamo da un po’ che l’esercizio fisico ha il più grande effetto sul mantenimento del peso (12) (piuttosto che aumentare la perdita di peso totale di per sé (13)), anche se ci vuole un bel po’. E una grande parte di questo è che aumentando il dispendio energetico legato all’esercizio, gli altri aspetti della diminuzione del tasso metabolico possono essere compensati. (14) Questo permette di consumare più cibo (critico il controllo della fame a lungo termine) senza l’acquisizione di grasso. 

Tutto ciò che è stato detto non è altro che un modo lungo e sintetizzabile in tre frasi:

1.       L’Efedrina funziona meglio con un uso a lungo termine e non vi è alcuna necessità di ciclicizzarla ad un livello fondamentale

2.       In un certo senso, l’Efedrina è un aiuto alla dieta ipocalorica e deve essere usata durante la fase di dieta attiva

3.       Continuando ad utilizzare l’Efedrina dopo il termine della dieta ipocalorica si contribuisce a compensare alcuni degli adattamenti che si verificano in risposta alla perdita di grasso e che tendono a promuovere il recupero del grasso corporeo. Ciò può essere realizzato attraverso altri metodi come una maggiore attività.

Penso di aver risposto a diversi punti non molto chiari sull’assunzione di Efedrina e Caffeina… 

 Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16840650

2- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/fat-loss-supplements-2.html/

3- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8646257 

4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25725625

5- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1310922

6- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/the-hormones-of-bodyweight-regulation-leptin-part-1.html/

7- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/the-full-diet-break.html/

8- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21677272

9- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9769705

10- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26064978

11- http://www.nature.com/ijo/journal/v28/n1/full/0802479a.html

12- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24739257

13- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/exercise-and-weight-fat-loss-part-1.html/ 

14- http://www.bodyrecomposition.com/fat-loss/metabolic-rate-overview.html/

DIETA LOW-CARB, ALLENAMENTO PER LA FORZA E PERDITA DI GRASSO

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I ricercatori della Norwegian School of Sport Sciences hanno buone e cattive notizie per i fan delle diete low-carb e atleti di forza. Se si fanno svolgere a donne inesperte allenamenti con i pesi seguendo una dieta low-carb, allo stesso tempo, la loro perdita di grasso risulta elevata [bene], ma il guadagno di massa corporea magra è pari a zero [male]. (1)

I ricercatori hanno svolto l’esperimento su un piccolo gruppo di 16 donne grasse di età compresa tra i 20 ei 40 anni. Una metà delle donne ha continuato a mangiare ‘normalmente’. L’altra metà è stata messa in regime dietetico chetogenico, seguendo una dieta di un libro famoso in Norvegia: Slank med ketolysekuren: en enklere vei til et lettere liv. Le donne sono state autorizzate a mangiare quanto volevano, ma la loro assunzione di carboidrati è stata limitata.

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Tutte le donne – sia del gruppo low-carb che del gruppo dove le donne seguivano la loro “normale” dieta – hanno iniziato a fare allenamenti con i pesi svolgendo allenamenti della durata di 60-100 minuti due volte a settimana.

Ogni sessione di allenamento è iniziata con 10 minuti di riscaldamento su una macchina cardio. Dopo di che le donne hanno allenato tutti i più importanti gruppi muscolari facendo esercizi di base come leg press, leg extension, leg curl, chest press, rows, shoulder press, pull downs e biceps curls.

Per le prime 5 settimane le donne hanno usato un peso con il quale potevano gestire solo 12 ripetizioni. Dopo che il peso è stato aumentato, sono passate a set di 8 ripetizioni.

Alla fine delle 10 settimane, le donne che avevano seguito una dieta a basso contenuto di carboidrati [Lc = Ex] avevano perso 5,6 kg. Di questi, 5,6 kg era grasso. Non c’era stato alcun aumento della massa corporea magra.

Le donne che non avevano cambiato la loro dieta [EX] avevano guadagnato 1,6 kg di massa magra e avevano perdere 0,6 kg di grasso.

La figura seguente mostra la quantità di ossigeno che i soggetti dello studio necessitavano per ciascuno dei quattro diversi protocolli per intraprendere lo sforzo. Come si può vedere, lo sforzo intenso ha elevato l’energia bruciata durante lo sforzo moderato. Più breve è il periodo di riposo, maggiore è l’effetto.

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Se si osservano le risposte individuali delle donne nella figura 2, si può osservare che alcune donne dello studio hanno ottenuto un aumenta della massa magra con una dieta low-carb. Una di queste ha perso 8 kg di grasso e guadagnato 3,5 kg di massa magra. Questo è abbastanza buono in un macrociclo di 10 settimane. Ma questo era il soggetto con la ‘miglior risposta’.

I ricercatori non hanno osservato notevoli cambiamenti nelle concentrazioni di colesterolo o di trigliceridi nel sangue delle donne.
I ricercatori scrivono che gli esercizi di resistenza eseguiti due volte alla settimana da donne in sovrappeso che seguono una dieta a basso contenuto di carboidrati (chetogenica) possono ridurre il grasso corporeo senza alterare in modo significativo la massa magra, mentre l’esercizio di resistenza con una dieta regolare può aumentare la massa corporea magra, senza alterare in modo significativo la massa grassa.

La dieta low-carb utilizzata nell’esperimento è abbastanza estrema. Gli atleti di forza spesso riducono la loro assunzione di carboidrati durante il giorno, ma poi mangiano quantità controllate di carboidrati poco prima, durante e dopo una sessione di allenamento. L’allenamento stimola le cellule muscolari ad assorbire più glucosio dal sangue (processo insulino-indipendente).

Nota: un alto contenuto di proteine, tipico delle dieta low-carb, ha ovviamente interessato questo studio. Le donne del gruppo low-carb hanno assunto 1755 Kcalorie al giorno; le donne del gruppo ‘dieta normale’ hanno assunto 1972 Kcalorie al giorno. Ciò equivale ad una differenza di 217 kcalorie. È per questo che le donne del gruppo low-carb non hanno guadagnato massa magra? Forse semplicemente non consumano abbastanza Kcal per farlo? Anche…

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.nutritionandmetabolism.com/content/7/1/17

Allenamento e dieta nelle atlete: da dove partire?

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L’allenamento femminile nel BodyBuilding è tutt’oggi un’incognita dalle più sfaccettate sfumature che spaziano tra l’ibridazione su modelli allenanti maschili diluiti, a infiniti circuiti cardio intervallati da una sala pesi vissuta ai limiti del ludico. Come uscirne fuori da questo “loop” infinito caratterizzato da svariate teorie e da un metro di misura troppo standardizzato? Beh, diciamo innanzi tutto che una risposta definitiva ovviamente non c’è, ma esiste una risposta (o meglio una serie di risposte) che possono indirizzare le atlete e/o i Preparatori verso soluzioni più pratiche e funzionali. Come accaduto spesso e volentieri, i lavori di Lyle McDonald mi sono stati di grande aiuto per fare necessaria chiarezza.

Innanzi tutto, bisogna sempre rammentare che una donna è una donna, non un uomo con livelli di Testosterone bassi…di conseguenza l’atleta di sesso femminile va “gestito” come tale. Le variazioni ormonali nella donna costituiscono il cardine da comprendere e gestire per strutturare allenamenti e diete consone al soggetto. Ed ecco che il fattore principale da tenere in considerazione è il ciclo mestruale con le sue marcate variazioni ormonali.

Il ciclo mestruale dura solitamente 28 giorni anche se c’è una variabilità e lo possiamo dividere in due grandi fasi di 14 giorni, fase Follicolare e fase Luteale.

I due ormoni principali che caratterizzano le due fasi sono gli Estrogeni e il Progesterone. Quando si parla di estrogeni ci si riferisce soprattutto all’Estradiolo.

Cosa caratterizza le due fasi?

1° fase: La fase follicolare (primi 14 giorni) è caratterizzata soprattutto dagli Estrogeni

2° fase: La fase luteale (gli ultimi 14 giorni e sopratutto l’ultima settimana) dal Progesterone.

 

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Curve ormonali della fase Follicolare (a sinistra) e Luteale (a destra)  

 

Contrariamente a quanto si pensa, gli estrogeni sono in realtà gli ormoni che hanno l’effetto più favorevole nelle donne. Essi migliorano la sensibilità insulinica, abbassano l’appetito, aumentano la produzione di enzimi che utilizzano gli acidi grassi nei muscoli.

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Il Progesterone è quello che crea i veri problemi: aumenta marcatamente la fame, tanto che l’ultima settimana del ciclo è caratterizzata dalla maggior voglia di zuccheri e cibi grassi. Il Progesterone causa un pò di insulino resistenza, si lega ai recettori androgeni bloccandoli e impedendo il legame recettoriale con il testosterone, diminuisce la sintesi proteica muscolare e ne incrementa il catabolismo. In definitiva, nella fase follicolare avvengono gli adattamenti positivi, mentre in quella luteale i negativi.

Nelle donne, contrariamente a quanto avviene negli uomini, ogni settimana ha una situazione ormonale totalmente diversa. Ciò ha un impatto considerevole sugli allenamenti: nella fase luteale la forza cala drasticamente, la coordinazione diminuisce, e anche le capacità cognitive si abbassano.

Se si allena una donna bisogna tenere conto di ciò, e inserire esercizi di forza e coordinazione nella fase luteale è un’impresa alquanto ardua.

Ovviamente, se all’atleta in questione viene somministrato Testosterone esogeno, tutto questo non conta più niente. E le atlete si possono allenare senza tenere conto di quanto detto similmente agli uomini.

Nella fase follicolare (la prima fase) la fame è più bassa e la sensibilità insulinica è migliore. Questo periodo è quindi adatto per avere un’alimentazione alta in carboidrati e eseguire allenamenti più duri.

Nella fase luteale (la seconda fase), a causa di una fame maggiore e una peggiore sensibilità insulinica è consigliabile tenere la quota glucidica più basse (a causa della resistenza insulinica indotta dal Progesterone si incorrerà in grossi sbalzi glicemici e di fame) e eseguire allenamenti più leggeri.

Ricordiamoci che il ciclo in se né limita né penalizza il dimagrimento. Bisogna semplicemente tenere in considerazione le sue due fasi e organizzare dieta e allenamento a seconda della fase in cui ci si trova.

E’ inoltre consigliabile non far iniziare una restrizione calorica ad una donna nella parte finale della fase luteale quando la fame è al massimo!

Le donne dovrebbero prestare attenzione anche quando devono misurare peso e circonferenze (o la massa grassa) perché, dal momento che durante le varie settimane del ciclo questi fattori cambiano a causa di variazioni di ritenzione idrica, paragonare due settimane diverse del ciclo per analizzare i progressi può essere fuorviante e far credere che un programma non stia funzionando quando, in realtà, non è così. I paragoni tra le misurazioni andrebbero fatti sempre nelle stesse settimane del ciclo (ad esempio 1° settimana con 1° settimana, 2° con 2° ecc…) 

Quindi, ricapitolando:

-1° Fase (fase follicolare): allenamenti intensi e dieta con alto contenuto glucidico, moderato contenuto proteico e basso contenuto lipidico.

-2° Fase (fase luteale): allenamenti leggeri e dieta con alto contenuto proteico, moderato contenuto lipidico e basso contenuto glucidico.

E il fattore contraccettivi?

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Esistono diverse varianti di contraccettivi tra pillole, anelli, iniezioni, cerotti ecc…

La maggior parte utilizzano la stessa variante sintetica di Estrogeni (una forma dell’Estradiolo) ma per quanto riguarda il Progesterone esistono circa 8 varianti.

Queste varianti possono essere divisi in 4 generazioni e ognuno influenza cose come fame, spesa energetica, sensibilità insulinica, bloccaggio dei recettori androgeni in maniera diversa.

In generale non possiamo dire che i contraccettivi causano direttamente un facile incremento del grasso, anche se influenzano davvero tante cose è possono essere veramente negativi.

L’effetto è molto marcato a seconda del farmaco quelli più vecchi usano dosi maggiori, i più nuovi dosi minori con Progesterone di qualità migliore.

Quello che però possiamo dire è che molti contraccettivi orali causano rapidamente una forte ritenzione idrica, e quindi aumento di peso.

Spesso accade che le donne che usano contraccettivi subiscono aumenti di fame e voglie fortissime ed ingrassano perché non rispettano più la dieta, incolpando poi direttamente il farmaco.

In generale gli aumenti di peso usando i contraccettivi sono dovuti ad effetti indiretti come quelli appena indicati, che non hanno motivi farmacologici specifici che agiscono sull’accumulo diretto del grasso.

Inoltre, giova ricordare che ogni atleta può presentare diversi profili ormonali di base.

Per esempio, in caso di PCOS (Poly-Cystic Ovary Syndrome) la donna presenta 2-3 volte più Testosterone del normale.

Una donna con il PCOS ha comunque meno Testosterone di un uomo con bassi livelli di Testosterone, ma le donne sono più sensibili degli uomini al Testosterone ed anche piccoli incrementi dell’androgeno portano grandi differenze.

Alcuni rischi nei quali possono incorrere le donne con PCOS sono il diabete, la perdita di capelli, l’infertilità, l’aumento di peli corporei, pelle grassa e molti altri effetti che di solito sono collegati ad un eccesso dei livelli di Testosterone.

Le donne con PCOS tendono ad essere fisicamente e psicologicamente più prestative in attività quali PowerLifting e BodyBuilding.

Purtroppo, nella società odierna si consuma troppo cibo e si svolge poca attività fisica, quindi in caso di PCOS il soggetto si presenta maggiormente predisposto al diabete.  

Ma se questi soggetti si allenano, seguono una dieta corretta e mangiano abbastanza proteine possono esprimere un grosso potenziale. Eseguono allenamenti pesanti, aumentano di massa magra più facilmente e si definiscono con meno difficoltà .

Gabriel Bellizzi

Approfondimenti:

 

FRUTTOSIO E CORTISOLO

 

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Fruttosio

 

Un mancato controllo dell’assunzione di fruttosio nella dieta non solo porta ad un graduale aumento di peso, aumenta anche l’attività del Cortisolo. Biochimici serbi hanno dimostrato questo effetto su ratti ai quali era stata data da bere acqua addizionata a fruttosio. (1)

Quasi tutti i prodotti alimentari trasformati che consumiamo contengono quantità crescenti di fruttosio sotto forma di zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio o succo di frutta. Questa dieta a base di fruttosio che l’industria alimentare ci sta servendo contribuisce a renderci grassi. Non solo perché contiene grandi quantità di Kcal nascoste, ma anche perché una dieta ad alto contenuto di fruttosio altera il nostro appetito e il nostro metabolismo. (2)

I biochimici presso l’Università di Belgrado, hanno pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry i risultati di uno studio nel quale hanno esaminato un altro aspetto potenzialmente “ingrassante” del fruttosio: l’effetto del cortisolo nelle cellule adipose.

In tutto il mondo ci sono diversi laboratori che stanno lavorando sullo sviluppo di aiuti dimagranti che disattivano l’azione del cortisolo nei depositi adiposi bloccando l’enzima 11-beta-HSD-1. Questo è l’enzima che converte l’ormone inattivo cortisone nell’ormone attivo cortisolo. Come ben sappiamo, Il cortisolo è l’ ormone dello stress che inibisce la crescita muscolare, ma stimola la crescita delle cellule adipose.

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I ricercatori serbi hanno studiato due gruppi di ratti di laboratorio maschi. Ad un gruppo è stata data da bere acqua potabile ordinaria [controllo]; all’altro gruppo è stata data acqua potabile contenente il 10% di fruttosio [fruttosio].

Dopo nove settimane, i topi del gruppo “fruttosio” aveva assunto più fruttosio rispetto agli animali del gruppo di controllo. I topi del gruppo “fruttosio” avevano un po’ più di grasso addominale rispetto ai ratti del gruppo di controllo, ma la differenza non era statisticamente significativa.

La quantità di acidi grassi liberi [NEFA] nel sangue dei ratti del gruppo “fruttosio” era significativamente superiore rispetto ai ratti del gruppo di controllo. Se si utilizzano gli acidi grassi liberi come fonte energetica non c’è nessun problema. Se non lo si fa, un’alta concentrazione di acidi grassi liberi nel sangue è disastrosa nel lungo periodo. Gli acidi grassi si accumulano nei muscoli e negli organi e finiscono per sabotare il loro funzionamento.

La dieta con fruttosio addizionale non ha aumentato il numero di recettori del cortisolo [GR] nelle cellule adipose, ma i ricercatori hanno trovato un numero più elevato dei recettori del cortisolo nei nuclei delle cellule. Questi sono stati probabilmente recettori attivati dal cortisolo, che successivamente trasmette istruzioni al DNA nelle cellule adipose.

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Nelle cellule adipose i ricercatori hanno scoperto concentrazioni più alte di 11 beta-HSD-1 e di H6PDH. L’H6PDH è un enzima che fornisce energia all’11-beta-HSD-1, in modo che possa svolgere la sua azione.

I ricercatori non sono stati in grado di confermare la teoria secondo la quale l’11-beta-HSD-1 e l’H6PDH bloccanti sono un aiuto ai fini del dimagrimento. Essi non hanno osservato un significativo aumento del grasso addominale nei loro animali da laboratorio, ma il loro studio suggerisce che una dieta a basso contenuto di fruttosio è interessante per tutti coloro che vogliono ridurre i loro livelli di cortisolo.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://dx.doi.org/10.1016/j.jnutbio.2012.09.002
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17326204

L’effetto combinato di Whey, Creatina e Glucosio.

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Uno shake contenente Whey, glucosio e creatina è un ottimo post workout, come riportato in uno studio condotto da Paul Cribb, un nutrizionista associato al marchio di integratori AST. Lo studio è stato svolto su 31 culturisti amatoriali di sesso maschile. (1)

Oltre alle semplici proteine, i distributori di integratori vendono sempre più miscele contenenti siero di latte, glucosio e creatina. Ma sono veramente migliori queste miscele? Cribb risponde a questa domanda in parte nello studio che ha svolto presso la Victoria University in Australia.

Cribb ha fatto seguire ai soggetti dello studio lo stesso allenamento per 10 settimane. Tutti i soggetti consumavano uno shake tre volte al giorno: al mattino, dopo l’allenamento e prima di andare a letto.

Tutti i frullati contenevano all’incirca lo stesso quantitativo calorico.

Il primo gruppo di culturisti ha assunto Whey ogni giorno [PRO]. L’importo è stato regolato in base al peso corporeo, per cui un Bodybuilder del peso di 80 kg ha consumato 103 g di proteine, 6 g di carboidrati e 1,2 g di grassi ogni giorno. Questo rappresenta un importo energetico di 447 kcal.

I Bodybuilder del secondo gruppo hanno assunto una miscela di Whey e glucosio ogni giorno [PRO-CHO]. Il nostro Bodybuilder di 80 kg in questo gruppo ha assunto 52 g di proteine, 59 g di carboidrati e 0,6 g di grassi. Questo rappresenta un importo energetico di 449 kcal.

Il gruppo Cr-PRO-CHO ha guadagnato maggior massa magra e ha ottenuto un maggior miglioramento del 1RM, come le figure riportate mostrano. Questa combinazione ha anche causato una maggiore crescita delle fibre muscolari di tipo II.

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In questo studio gli shake contenenti solo Whey hanno agito bene come quelli contenenti glucosio e Whey. Se si vuole perdere grasso, quindi, sembra che gli shake di Whey siano i migliori, ma gli shake contenenti creatina, glucosio e Whey sembrano rappresentare il mix migliore di tutti. sarebbe stato interessante se Cribb avesse osservato anche l’effetto di uno shake senza glucosio, ma solo Whey e creatina.

I supplementi utilizzati nello studio erano del marchio AST.

Certo, gli studi finanziati dalle aziende di integratori lasciano il tempo che trovano, ma il caro vecchio e semplice shake post-workout (Whey+Cho+Cr) mostra sempre i suoi vantaggi.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17986903

DIETE LOW-CARB, BCAA, WHEY E DEPRESSIONE/ANSIA

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La depressione e l’ansia rappresentano, oggi, un problema molto diffuso tra la popolazione occidentale. Nemmeno gli atleti, il cui stile di vita è generalmente “sano”, sono immuni a questi problemi. Molto spesso però, la causa scatenante di queste patologie non risiede tanto nei problemi repressi e non risolti, o in un ambiente ostile, ma nella dieta. Nella mia ricerca delle cause alimentari legate ad ansia e depressione, e alla loro risoluzione, Lyle McDonald mi è stato di grandissimo aiuto nel conoscere e comprendere il necessario.

 

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Serotonina

 

In generale, quando ci si mette a dieta, la Serotonina tende ad abbassarsi nel cervello e questo può causare depressione in soggetti sensibili. È interessante notare che questo effetto sembra essere più probabile che si verifichi nelle donne rispetto agli uomini (le donne sono più suscettibili alla depressione in generale). Nella mia esperienza, le diete a basso contenuto di carboidrati e ricche di proteine tendono ad essere ancora peggiori sotto questo aspetto.

In primo luogo, l’assunzione di nutrienti di per sé influenza la produzione dei neurotrasmettitori con effetti sia diretti che indiretti.

 

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Triptofano

 

In un modo molto diretto, aminoacidi specifici sono i precursori dei neurotrasmettitori specifici nel cervello. Il Triptofano è un precursore per la Serotonina nel cervello e la Tirosina (e fenilalanina che converte in tirosina nel corpo) è il precursore per la Dopamina (e successivamente adrenalina / noradrenalina).

Come esempio estremo, i ricercatori, a volte, utilizzano qualcosa chiamato deplezione del Triptofano acuta (realizzata fornendo una soluzione amminoacidica contenente tutti gli amminoacidi tranne il Triptofano) per ridurre drasticamente i livelli cerebrali di Serotonina. Questo è utilizzato per testare varie cose ma, tra le altre conseguenze, tende a causare depressione acuta in coloro che sono sensibili. Tuttavia, questo è un tipo di intervento abbastanza estremo, riducendo i livelli di Triptofano nel sangue massicciamente (di circa il 80%); con la dieta, i livelli di Triptofano scendono solo di circa il 10%.

Come al solito, le cose sono più complicate di così. I diversi amminoacidi hanno diversi trasportatori nel corpo e alcuni amminoacidi usano lo stesso trasportatore; questo significa che amminoacidi differenti possono competere per lo stesso trasportatore.

Un particolare relativo a questa discussione è il fatto che sia gli aminoacidi a catena ramificata (BCAA), la Tirosina, la Fenilalanina e il Triptofano condividono lo stesso trasportatore dei grandi aminoacidi neutri (Large neutral amino acids: LNAA). Quindi, questo significa che competono per il trasporto attraverso la barriera ematoencefalica, il che significa che i livelli dei diversi LNAA possono influenzarsi a vicenda. Il che significa che le quantità relative dei vari LNAA influenzeranno le concentrazioni ottenute in un tessuto specifico nel corpo; in questo caso il cervello.

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Se vi è una bassa quantità di Triptofano connessa ad un’alta presenza di altri LNAA, ci sarà una minore produzione di Serotonina nel cervello; se il livello degli LNAA è scarso, e il livello di Triptofano è alto, ci sarà un trasporto maggiore di Triptofano nel cervello e la produzione di Serotonina risulterà alta.

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Questo ci porta ad un potenziale problema con le assunzioni proteiche più alte in generale: la maggior parte delle proteine alimentari contengono meno Triptofano degli altri LNAA. Un’eccezione è un derivato del siero di latte chiamato alfa-lattoalbumina, che ha il più alto contenuto di Triptofano delle altre proteine alimentari; recenti studi hanno osservato che il consumo di questa proteina può aumentare il rapporto Triptofano:LNAA nel sangue, aumentando la sintesi della Serotonina cerebrale. Per confronto, mentre la maggior parte delle proteine alimentari possono contenere circa 2 grammi di Triptofano per 100 grammi, l’alfa-lattoalbumina contiene quasi 5 grammi di Triptofano per 100 grammi.

Così, vi è una interazione con l’assunzione di carboidrati della dieta. Le diete con un contenuto di carboidrati molto alto e povere di proteine sono note per aumentare il Triptofano plasmatico e i livelli di Serotonina (che è probabilmente uno dei motivi per cui tali diete rendono alcune persone assonnate e poco sveglie). Vale la pena ricordare che con una dose di proteine nella dieta a livelli estremamente bassi (sotto il 5% delle calorie totali), l’impatto reale di un’alta assunzione di carboidrati e bassa di proteine è massiccia in termini di effetti sui livelli di Serotonina nel cervello.

Tuttavia, questo potrebbe spiegare perché alcune persone che sono inclini alla depressione tendono a desiderare cibi a basso contenuto di proteine e ad alto contenuto di carboidrati in certi momenti (stress, disturbo affettivo stagionale), nel tentativo istintivo di auto-medicarsi e migliorare i livelli di Serotonina.

In ogni caso, permettetemi di spiegare il motivo per cui i carboidrati possono avere un impatto su tutto questo in quanto ciò contribuirà a chiarire il motivo per cui un abbassamento dei carboidrati possa causare problemi di ansia e depressione.

La ragione è questa, l’assorbimento di alcuni degli LNAA (in particolare gli aminoacidi a catena ramificata) è sensibili all’Insulina; per esempio, quando i livelli di insulina salgono, i livelli ematici dei BCAA scendono. Questo fa aumentare il rapporto Triptofano:LNAA, e in tal modo, il trasporto del Triptofano nel cervello aumenta, aumentando potenzialmente la produzione di Serotonina.

Quando i carboidrati sono ridotti (e le proteine alimentari di alta qualità sono aumentate), vi è la possibilità che i livelli di Serotonina calino. Tra la maggiore assunzione di LNAA (presenti nella maggior parte delle proteine di alta qualità), la ridotta clearance di questi a causa dei livelli di insulina ridotti e l’effetto complessivo della dieta in generale sui livelli plasmatici di Triptofano, nelle persone sensibili tutto questo porta a sviluppare problemi di ansia e depressione.

Ricapitolando, sia la dieta in generale che quelle a basso contenuto di carboidrati e alto di proteine in particolare possono causare problemi con la depressione e l’ansia nelle persone sensibili. Ovviamente, un fattore che conduce un soggetto a sperimentare tali disturbi è anche legato alla suscettibilità genetica.

Si noti anche che generalmente ci vogliono circa 2-3 mesi prima che i sintomi si presentino, con una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati (ad esempio con un contenuto di carboidrati pari a 100 grammi o meno) e/o con una dieta dal contenuto proteico elevato.

Quali sono le soluzioni? Qui di seguito espongo tre possibili soluzioni da seguire in questi casi:

1-      Aggiungere alla dieta la proteina alfa-lattoalbumina per l’apporto proteico giornaliero. Questa fornirà un alto contenuto di Triptofano, che contribuirà a sostenere la sintesi della Serotonina. Il consumo di questa proteina prima di dormire potrebbe aiutare il sonno, mentre assumerla in altri momenti della giornata può aiutare con l’umore generale. In questo contesto, vorrei far notare che consumare una cena ricca di carboidrati e povera di proteine può aiutare a risolvere in alcuni soggetti i problemi di sonno.

2-      Prendere in considerazione un’integrazione di 5-idrossitriptofano. Il 5-HTP è un altro precursore della Serotonina nel cervello che molti hanno utilizzato per affrontare i problemi di depressione, ansia e di sonno. La dose necessaria sembra variare in modo significativo, ma un assunzione di 50-100mg fino a tre volte al giorno può essere una scelta opportuna da prendere in considerazione per mantenere i livelli di Serotonina nei range ideali.

3-      Dato che i sintomi si mostrano solo dopo 2-3 mesi di dieta, una soluzione intelligente è quella di prendersi una pausa dalla dieta (con modifica della ripartizione dei macronutrienti), con fasi di “dieta attiva” e fasi “transitorie”. In sostanza, per esempio ogni 2 mesi, si prendono 2 settimane per aumentare le calorie e i carboidrati per ripristinare i livelli di Serotonina nel cervello affinché tornino alla normalità. Poi si può cominciare un’altra fase di “dieta attiva”, fermandosi prima che i sintomi della depressione/ansia si manifestino aggiungendo un altro periodo con carboidrati e calorie più alte.

Dato che “Repetitia iuvant”, se siete inclini a depressione e ansia:

A. Non abbassate i carboidrati sotto i 100g (generalmente alla dose di meno di 100 g / die di carboidrati iniziano i problemi)

B. Procuratevi una di quelle proteine ad alto contenuto di Triptofano (vedi alfa-lattoalbumina).

C. Assumente L-triptofano o 5-HTP per aumentare i livelli di Serotonina.

D. Alternate ogni 2-3 mesi il regime alimentare con 2 settimane di dieta ad alto contenuto di carboidrati.

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Per quanto riguarda l’utilizzo del siero di latte e dei BCAA e i problemi di depressione/ansia, lasciatemi sottolineare alcune cose. È concepibile che l’integrazione con BCAA (che personalmente ritengo pressoché inutile se l’assunzione proteica è sufficiente) potrebbe essere un fattore della comparsa di depressione/ansia per le ragioni discusse in questo articolo. Come già detto i BCAA competono con il Triptofano per l’assorbimento nel cervello in quanto essi condividono lo stesso trasportatore; se i BCAA sono cronicamente elevati, questo potrebbe abbassare ulteriormente la Serotonina, specie in un regime alimentare a basso contenuto di carboidrati. Il siero di latte ha il più alto contenuto di BCAA di qualsiasi altre proteine nella dieta e quindi potrebbe verificarsi la medesima cosa. Detto questo, sia i BCAA nello specifico che le proteine del siero in generale sono soggette all’Insulina e, come discusso in questo articolo, questo ormone agisce anche riducendo le concentrazioni di BCAA nel sangue. Quindi, spesso, è in primo luogo la dieta a basso contenuto di carboidrati la causa dei problemi di depressione/ansia che un soggetto (atleta o meno) sperimenta dopo 2-3 mesi di dieta. L’aumento intelligente dei carboidrati e la modulazione dei macronutrienti è spesso la soluzione al problema.

 

Gabriel Bellizzi

DIETA LOW-CARB: UNA BUONA SCELTA PER L’ATLETA?

L’esercizio fisico stimola le cellule muscolari a bruciare più grassi e aumenta il numero e la densità dei mitocondri. Possono gli atleti rafforzare questi processi seguendo una dieta a basso contenuto di carboidrati? No, scrivono gli scienziati dello sport della Liverpool John Moores University in un articolo apparso su Medicine & Science in Sports & Exercise. (1) Una dieta a basso contenuto di carboidrati può effettivamente ridurre il recupero e la crescita muscolare degli atleti…

I ricercatori hanno svolto l’esperimento con dieci corridori maschi, ripetendo ciò in due occasioni. In entrambe le occasioni i partecipanti si sono allenati due volte in un giorno:

1° allenamento – al mattino dopo la prima colazione gli uomini hanno svolto un allenamento interval training ad alta intensità;
2° allenamento – nel primo pomeriggio gli uomini correvano ad un ritmo moderatamente intenso per un’ora.

In entrambe le occasioni gli uomini fecero colazione con carboidrati, proteine e grassi. In una delle occasioni i partecipanti hanno ricevuto alimenti ricchi di carboidrati per il resto della giornata; nell’altra sono stati alimentati solo con cibo a basso contenuto di carboidrati.

I ricercatori hanno preso piccoli campioni di tessuto muscolare dai muscoli delle gambe dei soggetti dello studio prima e dopo le sessioni di allenamento, per poi analizzarle.

Quando i partecipanti allo studio avevano consumato cibo a basso contenuto di carboidrati dopo le sessioni di allenamento, come ovvio che sia, i ricercatori hanno trovato meno glicogeno nelle loro cellule muscolari. Nonostante questo essi non hanno osservato una attività maggiore del AMPK nelle cellule muscolari. Ciò significa che la dieta low-carb non ha portato ad un più alto consumo di grassi e non ha stimolato una maggiore produzione di mitocondri.

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Inoltre, la dieta low-carb inibisce l’attività della molecola segnale anabolizzante p70S6K. Anche questo dato indica che una dieta povera di carboidrati indebolisce i processi anabolici.

I ricercatori scrivono inoltre che, i nuovi dati indicano che un alimentazione post-esercizio ricca di grassi non ha alcuna influenza sull’attività del AMPK-alpha2 o sull’espressione di tali geni associati con ruoli di regolamentazione della biogenesi mitocondriale. Inoltre, anche se l’alimentazione post-esercizio ricca di grassi aumentata l’espressione di geni coinvolti nel trasporto dei lipidi e della loro ossidazione, i ricercatori hanno anche osservato una soppressione dell’attività del p70S6K1 nonostante la sufficiente assunzione di proteine post-esercizio.

Quest’ultimo risultato suggerisce che l’alimentazione post-esercizio ricca di grassi può compromettere la regolazione della sintesi proteica muscolare e il rimodellamento muscolare post-esercizio, causando così una potenziale reazione avversa all’adattamento in seguito all’allenamento se eseguita a lungo termine.

I ricercatori sottolineano che studi futuri dovrebbero esaminare la rilevanza funzionale delle risposte di segnalazione osservate nello studio, non solo in termini di sintesi delle proteine muscolari in acuto, ma anche le prestazione muscolo-scheletriche e adattamenti cronici indotti dall’uso sul lungo termine di questa strategia alimentare.

Gli atleti che hanno intrapreso una dieta low-carbs hanno notato che nella vita reale il corpo ha bisogno di diverse settimane per adattarsi al cambio nutrizionale. I partecipanti all’esperimento non avevano subito questo processo di adattamento. Questo potrebbe spingere qualcuno a pesare che i ricercatori avrebbero ottenuto risultati diversi se avessero svolto il loro esperimento su soggetti adattati ad una dieta low-carb. Personalmente, considero le low-carb ottime in acuto (sul breve termine), intervallate da periodi ricchi di carboidrati (Carb Cycling)…

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

1- http://dx.doi.org/10.1249/MSS.0000000000001009

L-CITRULLINA IN RESTRIZIONE CALORICA

 

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L-Citrullina

 

Se si assume una dose consistente dell’aminoacido L-citrullina poco prima di andare a dormire, ciò potrebbe aiutare a mantenere la massa muscolare, anche se si è in regime ipo-calorico nel tentativo di perdere grasso. Almeno, ciò potrebbe avvenire se si reagisce allo stesso modo in cui hanno reagito i ratti esaminati dai ricercatori presso l’Université Paris Descartes. I ricercatori francesi hanno pubblicato i loro risultati in Amino Acids. (1)

I ricercatori sospettano che la supplementazione con L-citrullina o L-leucina possa aiutare a diminuire la perdita di tessuto muscolare durante periodi di restrizione calorica. Secondo i test sugli animali, questi due aminoacidi possono agevolare il meccanismo anabolizzante cellulare nel tessuto muscolare in situazioni ipo-caloriche. (2)

I ricercatori hanno fatto seguire a ratti di sesso femminile una dieta di due settimane, durante le quali è stato dato loro il 60% del cibo che avrebbero mangiato se fossero stati autorizzati a mangiare quanto volevano. La tabella seguente mostra quanto ciò abbia ridotto la massa grassa di una quantità statisticamente significativa [Control restricted] se confrontato con i ratti che hanno mangiato tanto quanto volevano [Basal control].

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Tuttavia, se i ratti ricevevano una dose di 1g di L-citrullina per kg di peso corporeo per via orale [R-CIT 1] prima di andare a dormire, mantenevano un po’ più di massa muscolare. L’effetto non era statisticamente significativo, però. La somministrazione di una quantità simile di L-leucina – questa è stata mescolata con il cibo dei ratti – ha avuto meno effetto sulla massa muscolare [R-LEU].

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La figura seguente mostra ciò che i ricercatori hanno trovato quando hanno misurato la quantità di proteine contrattili nelle cellule muscolari dei ratti. L’apporto calorico ridotto ha fatto sì che il tessuto muscolare diminuisse. La supplementazione con L-leucina non è stata in grado di prevenire questo; la supplementazione con L-citrullina l’ha fatto.

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I ricercatori hanno anche osservato l’effetto della combinazione di L-leucina e L-citrullina [LEU-CIT]. I ricercatori hanno scoperto che l’aggiunta di L-leucina ha contrastato l’effetto positivo dalla L-citrullina. Non capiscono come questo accada.

I ricercatori sospettano che la L-leucina stimoli la crescita muscolare se vengono assunte elevate quantità di aminoacidi e altri nutrienti. Durante la restrizione calorica o un periodo di digiuno, la L-citrullina offre una migliore protezione muscolare della L-leucina.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23913268
2- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22160257

L-CARNITINA E DIGIUNO

 

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L-Carnitina

 

Il digiuno per un paio di giorni ogni tanto è salutare, ma molte persone trovano davvero difficile intraprenderlo. Si sentono affamati e stanchi. I medici dell’ospedale della Sun Yat-Sen University in Cina hanno scoperto che la supplementazione con L-carnitina può contribuire a risolvere questi problemi. Inoltre la L-carnitina aumenta la quantità di grasso corporeo che si può perdere attraverso il digiuno. (1)

I medici hanno svolto un esperimento su due gruppi ognuno composto da 15 adulti obesi. Ad un gruppo è stata somministrata un iniezione due volte al giorno contenenti 2g di L-carnitina per 7 giorni; all’altro gruppo sono state somministrate iniezioni che non contenevano il principio attivo.

I medici hanno scelto di somministrare la L-carnitina attraverso iniezioni perché il corpo non assorbe facilmente questo aminoacido somministrato per via orale. Per ovviare a questo problema la L-carnitina assunta oralmente dovrebbe essere somministrata durante un pasto equilibrato con presenza di carboidrati.

Tutti i soggetti dello studio hanno iniziato a digiunare il giorno 3 dell’esperimento. Hanno mangiato 200 kcal al giorno, per esempio da zuppa di verdure che hanno mangiato per colazione e pranzo. Durante il periodo di digiuno i soggetti hanno anche camminato per un paio d’ore ogni giorno.

Le iniezioni di L-carnitina hanno accelerare la perdita di peso. Il gruppo placebo ha perso 3,2 kg, il gruppo L-carnitina ha perso 4,6 kg.

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I soggetti del gruppo L-carnitina hanno perso più centimetri nel girovita.

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Il gruppo placebo ha riportato un aumento del senso di fame durante l’esperimento. Nel gruppo L-carnitina la sensazione di fame è diminuita. 

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Nel gruppo placebo la sensazione di stanchezza fisica è aumentata durante l’esperimento e la fatica mentale è rimasta la stessa. Nel gruppo L-carnitina la stanchezza sia fisica che mentale è diminuita.

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“È interessante notare che, insieme con il miglioramento dell’affaticamento, la perdita di peso e l’anoressia erano significativamente promossi con la somministrazione di L-carnitina per via endovenosa durante la terapia con il digiuno modificato nel nostro studio”, scrivono i ricercatori. “Inoltre, una riduzione della circonferenza della vita è stata osservata anche nel gruppo L-carnitina. Sulla base di questi risultati, è stato dedotto che la L-carnitina è in grado di promuovere la lipolisi e contribuire alla conservazione della massa magra durante il digiuno.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25424121