ZINCO E TESTOSTERONE LIBERO

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Se si somministra ad atleti una dose giornaliera di 3 mg di solfato di zinco [appr. 1 mg di zinco elementare] per kg di peso corporeo, dopo quattro settimane avranno il 40% in più di Testosterone libero nel sangue. I ricercatori dell’Università di Selcuk in Turchia hanno scoperto questo quando hanno fatto un esperimento con 10 wrestlers di sesso maschile.(1)

Precedenti studi, nei quali i soggetti dell’esperimento erano topi e studenti fisicamente inattivi, si dimostrò come i livelli di Testosterone aumentavano in seguito alla somministrazione di alte dosi di zinco.(2) In questo studio, i ricercatori hanno esaminato l’effetto dello zinco su wrestlers altamente qualificati. I soggetti avevano un’età media di 19 anni ed erano sottoposti ad allenamenti cinque giorni alla settimana per almeno sei anni.
I wrestlers hanno eseguito un allenamento con i pesi una volta alla settimana, cross training una volta alla settimana e l’allenamento specifico per il wrestling per i restanti tre giorni.

Prima e dopo il periodo di quattro settimane di supplementazione con zinco, i ricercatori hanno fatto in modo che i soggetti di prova raggiungessero il punto di esaurimento. Prima e dopo la prova, i ricercatori hanno misurato le concentrazioni di tiroxina e testosterone nel sangue dei soggetti. In condizioni normali, un pesante sforzo fisico abbassa la concentrazione di questi due ormoni. La figura qui sotto mostra come l’integrazione di zinco abbia impedito che ciò accadesse. La supplementazione ha anche comportato un aumento del 40% della quantità di testosterone libero prima della prova di esaurimento.

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Lo stesso effetto è stato osservato anche sulle concentrazioni di tiroxina e T3 e T4 libero nel sangue.

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Molti enzimi usano lo zinco nei processi di produzione ormonale e di generazione di energia da grassi e carboidrati. I ricercatori affermano che lo sforzo fisico richiede grandi quantità di zinco. Tali grandi quantità di zinco possono essere fornite dagli integratori così da poter aiutare gli atleti a migliorare le loro prestazioni. “Dosi fisiologiche di supplementazione di zinco possono rivelarsi utili per la performance”, scrivono i ricercatori.

Se un atleta pesa 80 kg e desidera utilizzare lo zinco in dosi simili a quelle usate dai wrestlers turchi, dovrebbe assumere 240 mg di solfato di zinco al giorno [appr. 80 mg di zinco elementare]. L’uso a lungo termine di tali alte dosi di zinco non è sicuro. I ricercatori hanno segnalato effetti collaterali da livelli di assunzione molto più bassi. Secondo i ricercatori cinesi, una dose giornaliera di 50 mg di zinco porta ad alti livelli di colesterolo nell’uomo entro un paio di settimane.(3) Gli epidemiologi americani Walter Willett e Ed Giovannucci hanno scoperto che gli integratori di zinco a dosi superiori di 100 mg al giorno hanno aumentato il rischio di cancro alla prostata di un fattore di 2,2.(4)

Comunque sia, dosi pari a 25-30mg/die di Zinco Monometionina sono risultati degli ottimi aiuti complementari se aggiunti a DAA, Vitamina D3, Calcio e Magnesio. La ricerca ha mostrato un reale potenziale della formulazione ZMA. (5)

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16648789
2- http://cat.inist.fr/?aModele=afficheN&cpsidt=17988325
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15727190
4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12837837
5- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17882141

RESVERATROLO E INIBIZIONE DELL’AROMATASI

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Resveratrolo

 

Il Resveratrolo (3,5,4′-triidrossi-trans-stilbene) è un fenolo non flavonoide, una delle fitoalessine prodotte naturalmente da parecchie piante, ad esempio presente nella buccia dell’acino d’uva, in difesa da agenti patogeni quali batteri o funghi. Ad esso è attribuita [1] una possibile azione antitumorale [2], antinfiammatoria e di fluidificazione del sangue, che può limitare l’insorgenza di placche trombotiche.

Il Resveratrolo ha mostrato di possedere anche una marcata attività anti-aromatase. Secondo uno studio in vitro effettuata presso l’Università di Hong Kong nel 2006 (3), l’effetto è così forte che alte – ma non impossibile – dosi possono fornire alle donne protezione contro il cancro al seno. Nonostante si tratti di uno studio in vitro esso fornisce un interessante punto di riflessione per gli atleti ed i preparatori più attenti.

I ricercatori dello studio in questione hanno svolto esperimenti con cellule del cancro al seno umano SK-BR-3 e cellule MCF-7aro geneticamente modificate. La MCF-7 è anche una cellula del cancro al seno umano. I ricercatori hanno utilizzato una versione della cellula la quale aveva geni aggiuntivi collegati, in modo da poter produrre l’enzima aromatasi. Come la maggior parte di voi saprà, l’Aromatasi è l’enzima che converte fisiologicamente il Testosterone e l’Androstenedione in Estradiolo.
Ci sono due aspetti del rapporto tra Estradiolo e cancro. L’Estradiolo può convertire in analoghi ( 4 e 16-idrossi analoghi), e questi possono modificare le cellule sane in cellule tumorali. Inoltre, molte cellule del cancro al seno hanno recettori per l’Estradiolo.

Più alto è il livello di Estradiolo, più velocemente le cellule crescono e meno possibilità ha il sistema immunitario di eliminarle. I ricercatori volevano sapere se il Resveratrolo è in grado di inibire questo processo, riducendo così le probabilità di sviluppare cancro ormone-correlato. Da studi epidemiologici sapevano già che piccole quantità di Resveratrolo che le persone consumano mangiando uva, arachidi e bacche aiutano a ridurre il rischio di sviluppo del cancro al seno. (4) Sapevano anche che, in provetta, l’estratto rosso-uva impediva all’Aromatasi di svolgere la sua azione correttamente.(5)
Quando i ricercatori esposero le cellule SK-BR-3 al Resveratrolo hanno osservato che maggiore è la concentrazione di quest’ultimo, e minore è l’attività dell’Aromatasi. La figura qui sotto mostra questo.

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La figura seguente  mostra come il Resveratrolo riduce la produzione dell’Aromatasi nello stesso tipo di cellula.

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La figura seguente mostra come il Resveratrolo ha ritardato la crescita delle cellule MCF-7-Aro, che erano state anche esposte al Testosterone. Maggiore è la concentrazione di Resveratrolo, maggiore è l’effetto.

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I dati mostrano anche che il Resveratrolo ha un notevole effetto ad una concentrazione di diverse decine di micromoli. Questa è una dose che si può ottenere con gli integratori, come affermato nelle conclusioni dei ricercatori di uno studio condotto presso l’Università di Stato del New Jersey. (6) In questo studio [ su umani], con una dose di Resveratrolo pari ad 1 mg per kg di peso corporeo si ottenne una concentrazione di Resveratrolo nel sangue di 40 micromoli.
Se si dice ‘anti-estrogeno’ ad un atleta di forza, egli penserà automaticamente ‘più testosterone’. Questa associazione è corretta, se il resveratrolo è la sostanza in questione, secondo uno studio su animali svolto presso l’Universitat de Barcelona, che è la fonte dalla quale è stata presa la tabella seguente.(7)

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L’effetto di salvaguardia della salute del Resveratrolo può essere ancora più grande di quanto lo studio cinese suggerisce. Studi su cellule hanno dimostrato che il Resveratrolo inibisce anche la produzione di analoghi dell’Estradiolo gene-tossici (8) e previene i danni al materiale genetico (9).
Per quanto riguarda gli atleti supplementari chimicamente, un potenziale d’uso il Resveratrolo lo vede principalmente nei periodi “OCT”. Negli atleti “drug free”, invece, il Resveratrolo vede la sua potenzialità sfruttabile tutto l’anno come componente principale della propria integrazione OTC.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. (EN) Ma XR, Sun ZK, Liu YR, Jia YJ, Zhang BA. Resveratrol improves cognition and reduces oxidative stress in rats with vascular dementia. Neural Regen Res. 2013;8(22):2050-2059.
2. ^ Resveratrol, through NF-Y/p53/Sin3/HDAC1 complex phosphorylation, inhibits estrogen receptor α gene expression via p38MAPK/CK2 signaling in human breast cancer cells, Francesca De Amicis, Francesca Giordano, Adele Vivacqua, Michele Pellegrino, Maria Luisa Panno, Donatella Tramontano, Suzanne A. W. Fuqua, Sebastiano Andò, FASEB J., ottobre 2011, vol. 25, nº 10, pp. 3695–3707. doi: 10.1096/fj.10-178871
3. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16611627
4. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15785317
5. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14679019
6. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14969553
7. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15795430
8. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15795430
9. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18423413

Acido Ursolico, forza, massa muscolare e grasso corporeo

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Acido Ursolico

Se atleti di forza esperti assumono 450mg di Acido Ursolico ogni giorno, perdono principalmente grasso corporeo come riportato da scienziati dello sport coreani sul Journal of Physiology & Pharmacology. Anche se i ricercatori non hanno osservato gli effetti drammatici sulla massa muscolare i loro soggetti di studio hanno ottenuto guadagni significativi di forza.(1)

L’Acido Ursolico è un idrossiacido triterpenico pentaciclico, presente in alcune piante come il Rosmarino e la Mirabilis jalapa; è contenuto anche nella buccia di mela. In pratica si tratta di uno steroide vegetale con azione inibitoria sulle cellule tumorali. (2)

Studi su animali hanno dimostrato che l’assunzione di Acido Ursolico migliora la composizione corporea: i topi guadagnano tessuto muscolare e perdono tessuto adiposo se l’Acido Ursolico è aggiunto al loro cibo.(3) Altri studi su animali hanno dimostrato che l’Acido Ursolico migliora la resistenza.(4)

Finora a questo momento non ci sono stati studi su umani volti a osservare gli effetti dell’Acido Ursolico, per cui gli scienziati coreani hanno intrapreso alcune ricerche. Per il loro studio hanno usato 16 soggetti, i quali erano allenati per la forza da almeno tre anni. Sette dei soggetti dello studio hanno ricevuto un placebo [RT] per otto settimane; a nove soggetti è stato somministrato Acido Ursolico [RT + UA].

I ricercatori coreani hanno utilizzato per il loro esperimento un supplemento di Acido Ursolico prodotto dalla Labrada. Hanno fatto assumere ai soggetti tre capsule al giorno, le quali hanno fornito loro un totale di 450mg di Acido Ursolico. I soggetti hanno assunto una capsula ad ogni pasto.
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Tutti i soggetti dello studio hanno seguito lo stesso – piuttosto consistente- programma di allenamento, sei volte a settimana.
E’ giusto sottolineare che il presente studio non è stato sponsorizzato dalla Labrada. I ricercatori sono stati finanziati dal governo coreano.

Lo studio ha mostrato che una supplementazione di Acido Ursolico comporta una riduzione statisticamente significativa della massa grassa, e un piccolo, ma non significativo, aumento della massa corporea magra.

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La forza [better: torque] che i soggetti erano in grado di sviluppare dalla loro gamba destra quando si sono esibiti nella leg extension e nel leg curl era un po’ diminuita nel gruppo placebo. Nel gruppo supplementato la forza era aumentata significativamente.

La supplementazione con Acido Ursolico ha migliorato la concentrazione di IGF-1 e irisina. L’Irisina è un ormone proteico, identificato dai ricercatori della Harvard Medical School, che può replicare alcuni degli effetti positivi dell’attività fisica e della dieta (5, 6, 7); infatti l’Irisina viene secreta dalle cellule muscolari quando sono attive. Gli oncologi ritengono che l’irisina aiuta a spiegare perché l’esercizio fisico protegge dal cancro.

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I ricercatori avevano previsto che l’integrazione si traducesse in una maggiore crescita muscolare, e non possono spiegare il motivo per cui l’acido ursolico si è rivelato funzionare in modo più marcato come un aiuto dimagrante e conservativo della massa magra. I coreani non esprimono un parere sul fatto che il supplemento aumenta gli effetti anti-cancerogeni dell’esercizio fisico.

“I nostri risultati mostrano che un programma di allenamento di resistenza di 8 settimane con supplementazione di acido ursolico può ridurre la percentuale di grasso corporeo e aumentare l’IGF-1, l’Irisina e la forza muscolo-scheletrica senza intaccare la massa muscolare negli uomini”, scrivono i ricercatori. “In tal modo, questo approccio sembra essere una strategia promettente per migliorare la forza muscolo-scheletrica negli uomini. Tuttavia, i meccanismi molecolari alla base coinvolti nell’aumento del IGF-1, della Irisina e della forza muscolare raggiunti attraverso la supplementazione con acido ursolico richiedono ulteriori indagini.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:
1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25352765
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?Db=pubmed&Cmd=ShowDetailView&TermToSearch=17488026
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21641545
4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22745735
5- ^ P. Boström, J. Wu; MP. Jedrychowski; A. Korde; L. Ye; JC. Lo; KA. Rasbach; EA. Boström; JH. Choi; JZ. Long; S. Kajimura, A PGC1-α-dependent myokine that drives brown-fat-like development of white fat and thermogenesis., in Nature, vol. 481, nº 7382, gennaio 2012, pp. 463-8, DOI:10.1038/nature10777, PMID 22237023.
6- ^ New pill that ‘helps you to stay fit without exercise’, Telegraph. URL consultato il 12 gennaio 2012.
7- ^ Study finds exercise-related hormone may help obesity, Utah Daily Herald. URL consultato il 12 gennaio 2012.
8- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25124080

Acido Orotico

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All’incirca nel 2005, l’Acido Orotico ha debuttato nel bel mezzo dell’isteria dei pro-ormone. Purtroppo, nel momento in cui ha debuttato è stato eclissato da molecole come il metil-1-testosterone.

Come per l’Ecdysterone, esistono diversi studi svolti sul Acido Orotico (AO) nell’ex Unione Sovietica da Meerson, et al nel 1960, i quali mostrano gli effetti ergogenici in relazione all’esercizio (1). Altri studi forniscono prove basate su modelli animali, tra cui un accelerata ipertrofia del muscolo scheletrico (crescita muscolare) a seguito della supplementazione del AO. Ulteriori lavori da parte del gruppo di Meerson hanno dimostrato un miglioramento delle nel nuoto in funzione di una maggiore ipertrofia muscolare e livelli energetici in seguito alla supplementazione con Acido Orotico.

Ma cos’è l’Acido Orotico?

L’Acido Orotico [acido 1,2,3,6-tetraidro-2,6-diosso-4-pirimidincarbossilico] può essere visto come un agente anabolizzante non ormonale, naturalmente presente nel corpo ed avente un effetto stimolante generale sul metabolismo. In particolare, stimola la sintesi di acidi nucleici coinvolti nella sintesi proteica, e migliora i processi di riparazione e rigenerazione in molti tessuti.

Studi scientifici hanno dimostrato come l’AO sia estremamente utile per gli atleti. È unico nella sua capacità di ottimizzare molte delle funzioni corporee critiche per la resistenza.
L’Acido Orotico crea picchi della sintesi proteica e accelera in tal modo la crescita muscolare.

L’AO aumenta la sintesi di ATP, creatina e carnosina portando ad una maggiore forza e resistenza. Esso promuove l’accumulo di glicogeno e ottimizza l’utilizzo dell’ossigeno, con conseguente maggiore VO2 max.

Pool dei Nucleotidi

PROBLEMA: L’allenamento esaurisce il pool dei nucleotidi, diminuendo la capacità di generazione di energia del muscolo.

SOLUZIONE: L’Acido Orotico costruisce il pool dei nucleotidi nel muscolo, aumentando la forza contrattile del muscolo.

Di conseguenza l’atleta riuscirà a sollevare un peso maggiore, per più ripetizioni recuperando più velocemente tra le serie.

Ripartendo da dove la Creatina finisce…

Una volta che le riserve di ATP sono state ottimizzate nella cellula (dopo, ad esempio, un carico della creatina), l’AO va a lavorare in modo tale da assicurare che la situazione rimanga tale. Questo si realizza in 3 modi diversi:

1.) L’AO aumenta la produzione di frazioni di ribosio (R-1-P e R-5-P). Queste sono necessarie per il recupero / sintesi de novo dei nucleotidi purinici mediante un processo noto come ” ribosio transferasi”. Senza AO, le riserve di PRPP sono in genere molto basse, data la limitata capacità di questo percorso. La generazione di ribosio-5-fosfato (R-5-P – il precursore immediato del PRPP ribosio supplementato) è aumentata con AO e di conseguenza – più ATP è sintetizzato.
2.) L’AO aumenta le riserve di uridina monofosfato / citosina monofosfato (UMP / CMP). Con un aumento dei livelli di questi nucleotidi la domanda sulle riserve di ATP per sintetizzarli diminuisce. Il risultato finale è più ATP disponibile per funzioni importanti per l’atleta- come una maggiore energia e forza contrattile del muscolo.
3.) L’AO ha elevato le riserve di glicogeno intracellulare, attraverso una maggiore disponibilità di glucosio nel tessuto muscolare. In altre parole, si rende più efficiente la glicolisi (2).

DOSAGGIO/SICUREZZA

L’Acido Orotico è naturalmente prodotto dal corpo in piccole quantità, ed è considerato una sostanza estremamente sicura. L’Acido Orotico si trova naturalmente nel latte materno e, in quantità minuscole, in altri prodotti lattiero-caseari. Gli Orotati (sali minerali della vitamina B13 [acido orotico]) sono composti organici, pronti per essere ottimamente metabolizzato dalle cellule. I composti Orotati sono stati utilizzati in medicina ortomolecolare per decenni per aumentare la biodisponibilità di minerali ed oligoelementi. 500mg/die è una dose efficace.

DISPONIBILITA ‘/ COSTO

L’AO non è un ingrediente a buon mercato, ed è questo il motivo per cui la maggior parte delle aziende non punta sulla sua commercializzazione. E’ possibile acquistare l’AO standalone in confezioni da 10g (supplementazione per 20 giorno), per circa 45$ dalla società di forniture chimiche Sigma-Aldrich.

STUDI

L’AO aumenta la sintesi di proteine / ipertrofia muscolare e massimizza la sintesi proteica a tutti i livelli critici. Esso svolge anche un ruolo attivo nella sintesi di DNA / RNA ed è stato osservato aumentare l’ipertrofia muscolare (3,4).

Uno studio condotto presso la Justus-Liebig University con triatleti nel 1998, ha dimostrato che l’Acido Orotico migliora la potenza, la resistenza e le prestazioni. Il test ha dimostrato un notevole aumento dell’ossigeno e del metabolismo del glucosio, mentre i livelli di cortisolo e anidride carbonica sono stati drasticamente ridotti.

Questi risultati sono stati impressionanti in quanto rappresentano una differenza significativa rispetto al gruppo placebo. La capacità del AO di aumentare la produzione e la rigenerazione di ATP in un ambiente povero di ossigeno (similmente ad un allenamento con i pesi) è particolarmente impressionante. Migliora l’utilizzo del glucosio e ottimizza la Glicogenosi. Più glicogeno = glicolisi più veloce, il che significa un recupero più veloce tra le serie.

Gabriel  Bellizzi

Riferimenti:

1) Llan, J (1966) Effect of actinomycin D on nucleic acid metabolism and protein biosynethesis during metamorphosis of Tenebrio molitar L. Biochem J, 100(2):441-47

(2) Kypson J, Hait G, Mathew R. (1978) Effects of uridine on the performance and the metabolism of oxygenated and hypoxic rabbit hearts. J Mol Cell Cardiol. 10: 545-565.

3) Meerson FZ. (1969) The myocardium in hyperfunction, hypertrophy and heart failure. Circ.Res. 24/25 (Suppl.2): II146 – II155.

4) Meerson FZ, Rosanova LS. (1967) Effect of 2703 actinomycin and combination of nucleic acid synthesis activators on the development of fatigue and fitness. Doki. Akad. Nauk. SSSR: 166: 496-499.

Fosfatidilcolina e adiposità localizzate

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La Fosfatidilcolina (a volte abbreviata come PC) è un tipo di fosfolipide che contiene colina come gruppo di testa. È una molecola anfipatica, ottenuta dalla trimetilazione di una molecola di Fosfatidiletanolammina o sintetizzata ex novo a partire da un digliceride e da CDP-colina.
È stata scoperta nel 1850 da Maurice Gobley, che la estrasse dal tuorlo dell’uovo. La molecola è isolabile anche dai semi di soia attraverso un’estrazione meccanica o chimica utilizzando esano.
Si tratta di uno dei più importanti componenti delle membrane biologiche. In particolare, si tratta del fosfolipide più abbondante sul foglietto esterno della membrana plasmatica.
La Fosfatidilcolina è anche il principale componente della lecitina (dal greco lekithos – λεκιθος, tuorlo d’uovo), il cui estratto consiste appunto in una mistura di Fosfatidilcolina, acido fosforico, colina, acidi grassi, glicerolo, glicolipidi, trigliceridi ed altri fosfolipidi. Spesso, lecitina e Fosfatidilcolina sono utilizzati come sinonimi.
È particolarmente presente nella soia, dalla quale può essere estratta per essere usata nell’industria alimentare come agente emulsionante (sotto il nome di E322). Si trova anche in altri alimenti, tra i quali: uova, caviale e in quantità inferiore in cavolfiori, lenticchie, piselli, riso, fegato di vitello, latte. La lecitinasi è un gruppo di enzimi esterasici in grado di idrolizzare la lecitina. Il colesterolo presente nelle lipoproteine plasmatiche è spesso esterificato con una molecola di lecitina.
La Fosfatidilcolina è un fosfolipide conosciuto e studiato da moltissimo tempo, in quanto , come già eccennato, abbondantemente rappresentato in natura ed introdotto quotidianamente attraverso i vari alimenti.
Il ruolo nutrizionale della Fosfatidilcolina è molto importante, tanto che viene abbondantemente impiegata nell’industria alimentare (come agente emulsionante) e dietetica (come supplemento utile per abbassare il colesterolo e favorire l’efficienza di fegato e cervello).
Nell’organismo umano, la Fosfatidilcolina rappresenta uno dei principali componenti della membrana plasmatica, di cui regola fluidità, integrità e permeabilità.
Le straordinarie virtù della Fosfatidilcolina, sfruttate in campo medico nel trattamento delle iperlipidemie e delle patologie epatiche, derivano dalla sua natura anfifilica, che gli permette di mantenere i grassi in soluzione nel sangue ed in altri fluidi organici (che di per sé sono soluzioni acquose, quindi immiscibili con i lipidi proprio come l’acqua e l’olio). Ed è proprio in questa sua caratteristica che la Fosfatidilcolina ha trovato un suo recente utilizzo nel trattamento delle adiposità localizzate.

E’ piuttosto recente l’impiego della Fosfatidilcolina nel trattamento dell’adiposità localizzata. Fu negli anni ’90, in seguito ad una brillante intuizione, che un medico brasiliano la propose per primo per questo scopo. Infatti, se è vero che la Fosfatidilcolina è in grado di sciogliere il grasso con il quale viene a contatto, ciò può essere fatto da questa al fine di eliminare piccoli depositi adiposi e trattare la pannicolopatia edemato-fibrosclerotica (cellulite) sfruttando tecniche mesoterapiche.
Se la Fosfatidilcolina viene iniettata direttamente nel tessuto adiposo attraverso sottilissimi aghi, essa è in grado di solubilizzare i grassi, riducendo il volume delle cellule che li contengono (“svuota” gli adipociti). La tecnica è chiamata Lipodissolve, ed è scarsamente invasiva e generalmente svolta in regime ambulatoriale. Questa tecnica è particolarmente utile nel trattamento degli accumuli adiposi che, sia per fattori endocrini e metabolici (di base genetici), risultano di difficile e limitata eliminazione con i classici interventi dietetico-comportamentali.
La tecnica “Lipoddisolve” rappresenta quindi una efficace arma contro le adiposità localizzate sia femminili che maschili, anche quando tali inestetismi si localizzano in punti critici, come l’addome, l’interno coscia ed i fianchi: si sono ottenuti buoni risultati anche nel trattamento dei depositi adiposi della palpebra inferiore, del doppio mento e delle guancie.

L’avvento della Fosfatidilcolina ha rappresentato una vera e propria alternativa alla tradizionale liposcultura, la dove i depositi di grasso non sono di grande consistenza: in questo caso la tecnica chirurgica di liposuzione rimane la soluzione più efficace.

Comunque, il trattamento mesoterapico con Fosfatidilcolina consiste principalmente nell’identificazione delle zone di accumulo adiposo, sulle quali viene applicata una dose di crema anestetica. Dopo disinfezione, si infiltra mediante aghi piccoli e sottili la Fosfatidilcolina, direttamente all’interno del pannicolo adiposo distribuendo la sostanza in modo da ottenere una lisi quanto più omogenea e simmetrica.
Il trattamento non è doloroso ed è assolutamente tollerabile. Generalmente il fastidio si limita ad un leggero bruciore nella zona di infiltrazione seguito da un fastidio alla compressione nei giorni successivi, simile ad una contusione.
Può accadere che in alcuni distretti si verifichino dei versamenti, che scompaiono nel giro di una settimana. Ovviamente, nulla in confronto ai postumi di una liposuzione. La letteratura scientifica internazionale non riporta alcun effetto collaterale di rilievo mentre recenti lavori scientifici riportano risultati positivi nel 98% dei pazienti trattati.
Attualmente i protocolli proposti in Medicina Estetica vedono l’esclusione di bambini(direi ovvia), donne in gravidanza o in allattamento, diabetici con vasculopatie, e ovviamente chi è allergico alla Soia. Vi sono altre condizioni a rischio da valutarsi: le insufficienze epatiche e/o renali, l’adiposità con BMI>30, alcune situazioni immuno-endocrine quali la tiroidite o infezioni croniche particolarmente rischiose; alterazioni della coagulazione.
Il trattamento è molto veloce: in genere bastano quindici minuti per due o quattro aree di adiposità. L’iniziale effetto compare a partire dal terzo giorno e raggiungere il suo picco da una a due settimane dopo il trattamento, perdurando in maniera definitiva (dieta permettendo).
Nel corso di una seduta si riescono a trattare da due a quattro cuscinetti, in base all’entità dell’inestetismo. Ipotizzando una situazione tipo, in tre o quattro sedute si possono eliminare accumuli sui fianchi e nel basso addome. Dopo il trattamento si possono riprendere subito le normali attività. Il costo del trattamento (o delle fiale) è ovviamente notevolmente inferiore a quello delle soluzioni chirurgiche classiche, rivelandosi quindi semplice e discretamente accessibile.
Occorre ricordare che le infiltrazioni di Fosfatidilcolina non possono essere considerate sostitutive di strategie dietetiche ed esercizio fisico o di altre soluzioni terapeutiche medico-chirurgiche nel paziente obeso.
Il risultato ottenuto può essere migliorato con l’associazione di Carnitina (amminoacido necessario per veicolare gli acidi grassi all’interno dei mitocondri), di acido desossicolico (un sale biliare) e di altre sostanze capaci di migliorare la salute del microcircolo e limitare le reazioni avverse (antinfiammatori ed antidolorifici).
Ulteriori innovazioni di questo trattamento potrebbero portare alla definitiva sostituzione degli aghi con apparecchiature capaci di indurre la penetrazione delle sostanze tramite l’apertura elettrochimica di specifici canali intracellulari.
Esistono anche cosmetici particolari come gel e patch monouso a base di Fosfatidilcolina e di altri princìpi attivi drenanti, lipolitici e vasoprotettivi. Tra questi ricordiamo la caffeina, la centella, l’equiseto, l’escina, agenti antiossidanti, idratanti, emollienti ed alcune alghe marine. L’efficacia di questa variante non mostra la stessa efficacia mostrata dalle iniziezioni.
L’utilità di questo tipo di trattamento non è da sottovalutare, in specie dai BodyBuilder che cercano di diminuire inestetismi di matrice genetica e difficilmente trattabili con la semplice dieta ed esercizio (o altra supplementazione).

 

Gabriel Bellizzi

 

Per approfondimenti scientifici:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=phosphatidylcholine+lipolysis

La combinazione di L-lisina e L-arginina riduce lo stress e abbassa i livelli di Cortisolo

 

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La supplementazione con 2.34gm di L-lisina e la stessa quantità di L-arginina al giorno riduce lo stress psicologico e abbassa la quantità di Cortisolo negli uomini. I ricercatori della Ajinomoto hanno annunciato questa notizia nel Biomedical Research.

Miro Smriga, il primo autore di questo studio che è stato pubblicato sul Biomedical Research nel 2008, ha studiato per anni l’effetto della combinazione Lisina-Arginina su ansia e stress. Ha osservato l’effetto nei topi (1) sottoposti ad una situazione stressante in laboratorio, nei suini trasportati (2) e negli esseri umani con una personale sensibilità allo stress (3).

Almeno parte della spiegazione dell’effetto di riduzione dello stress della combinazione lisina-arginina è probabilmente legato all’interazione della Lisina con il recettore per il GABA.(4) Sonniferi e alcol agiscono attraverso gli stessi recettori.

Nello studio (5) pubblicato sul Biomedical Research , è stato somministrato ad un gruppo di circa un centinaio di soggetti di prova sani 2.34gm L-lisina e 2.34gm di L-arginina al giorno per sette giorni. I soggetti hanno assunto gli amminoacidi due volte al giorno, a colazione e nel pasto serale.


Dopo il periodo di supplementazione i soggetti dello studio sono stati sottoposti alla compilazione di un questionario, lo State-Trait Anxiety Inventory. Questo questionario viene utilizzato dagli psicologi per misurare la sensibilità e il livello di stress nella vita quotidiana. Nella figura qui sotto si può osservare che questa sensibilità si è ridotta nei soggetti che avevano preso la combinazione Lisina-Arginina.

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Come ben sappiamo, il Cortisolo è l’ormone principale associato allo stress. I ricercatori hanno misurato la concentrazione di Cortisolo nella saliva dei soggetti osservando di conseguenza che questo ormone non era diminuito in modo significativo nelle donne che avevano assunto l’integrazione di Lisina e Arginina. Negli uomini tuttavia questo è avvenuto, come mostrato nella figura qui sopra.
Gli aminoacidi hanno ridotto le concentrazioni di Cortisolo degli uomini del 18%. I ricercatori hanno eseguito le loro misurazioni tra le 9 e le 10 del mattino.

I ricercatori giapponesi hanno anche osservato l’effetto di un evento stressante – in questo caso l’esposizione al rumore – sui soggetti dello studio. Come già accennato, i ricercatori hanno notato che la supplementazione Lisina/Arginina non ha avuto effetto sulle concentrazione di Cortisolo nelle donne, mentre negli uomini questa combinazione ha accelerato il ritorno delle concentrazioni di Cortisolo a livelli normali.

 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12722988
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14609314
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16117182
4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8587651
5- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17510493

EFFETTI DELLA SUPPLEMENTAZIONE CON ACIDO FOSFATIDICO

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Gli acidi fosfatidici rappresentano i più semplici fosfogliceridi, prodotti formalmente dall’esterificazione del glicerolo in posizione 1 e 2 con acidi grassi e in posizione 3 con acido ortofosforico.[1]
L’Acido Fosfatidico (AF) è una parte di ciò che è noto come un fosfolipide, il tipo di lipidi che compongono le membrane cellulari e che sono fondamentali per la vita. Oltre ad essere un importante componente strutturale del corpo umano, l’acido fosfatidico è anche una molecola di segnalazione, ciò significa che la sua presenza può dare il via ad una serie di reazioni nel corpo.

In particolare, l’acido fosfatidico è noto per interagire con le proteine ed i loro percorsi biochimici. Un percorso importante che colpisce è quello del mTOR (acronimo di mammalian target of rapamycin). Come già riportato, l’mTOR è una proteina che attiva la sintesi proteica e induce ipertrofia. Durante l’allenamento, le fibre che ricevono lo stimolo meccanico di un carico esterno, innescano il rilascio di acido fosfatidico all’interno delle cellule. Questo aumento, stimola il percorso del mTOR che, insieme ad altri fattori concomitanti, conduce alla crescita e la riparazione del muscolo.

Mentre gli effetti dell’esercizio sull’acido fosfatidico e sul mTOR sono noti, ci sono ancora molti punti interrogativi che devono essere elaborati. Ad esempio, è possibile che qualche metabolita dell’acido fosfatidico interagisca con l’mTOR, piuttosto che l’acido stesso. In uno studio (2) i ricercatori hanno voluto constatare se l’integrazione con acido fosfatidico possa stimolare la crescita così da valutarne con esattezza il funzionamento.

Lo studio condotto è stato diviso in due fasi:

– Nella prima fase, il gruppo di ricerca ha testato diversi fosfolipidi che sono associati con l’acido fosfatidico, così come i loro precursori metabolici per gli effetti sul mTOR.

– Durante la seconda fase, i soggetti dello studio hanno assunto acido fosfatidico supplementare per vedere se i loro risultati nell’allenamento erano migliori rispetto al periodo di non assunzione.

La prima fase si è svolta in una capsula (o piatto) di Petri. Le cellule nel piatto sono state introdotte tramite l’acido fosfatidico derivato da uova, soia, o una serie di altre molecole affini derivate dalla soia. Le cellule che hanno lavorato per la segnalazione del mTOR erano l’acido fosfatidico (sia delle uova che della soia), fosfatidilserina e acido lisofosfatidico. L’acido fosfatidico dell’uovo ha potenziato l’mTOR del 221%, ma questo valore è di molto inferiore se confrontato con alcuni degli altri valori dello studio. L’acido fosfatidico ricavato dalla soia, ha potenziato la segnalazione del mTOR del 636%. L’acido lisofosfatidico ha dato circa lo stesso valore, seguito dalla fosfatidilserina, che era a poco meno del 600%.

Ma i risultati dello studio sopra citato possono essere riproducibili attraverso l’assunzione di AF come integratore?

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno analizzato i campioni provenienti da 28 uomini che avevano partecipato allo studio. La metà dei soggetti aveva assunto un integratore di acido fosfatidico mentre l’altra metà aveva assunto un placebo. Entrambi i gruppi si sono allenati tre giorni a settimana per otto settimane, utilizzando una varietà di esercizi finalizzati all’allenamento di tutto il corpo.

Il programma che avevano seguito era misto, utilizzando simultaneamente da una fino a dodici ripetizioni e variando la lunghezza dei periodi di riposo. Il gruppo “integratore” aveva assunto 750 mg di acido fosfatidico al giorno.
Alla fine, il gruppo “integratore” aveva guadagnato circa 2,267 Kg in più rispetto al gruppo placebo, e ebbe una crescita muscolare del retto femorale di un centimetro con un aumento della forza nella pressa di 51 Kg in più rispetto al gruppo placebo.

Questi sono grandi differenze per un periodo di sole otto settimane, soprattutto quando comparato al gruppo placebo il quale aveva la stessa routine di allenamento.

Va ricordato però che due degli autori dello studio sono titolari del brevetto in un’azienda che produce l’integratore utilizzato. Questo non invalida totalmente la prova, ma può mettere in dubbio il risultato nel complesso. Allo stato attuale, il percorso del mTOR in effetti sembra essere attivato non solo dall’acido fosfatidico nella sua forma naturale, che già si sapeva, ma anche dall’acido fosfatidico come integratore.

Per testare la funzionalità reale dell’AF è stato svolto un altro studio (3) nel quale è stato somministrato l’acido fosfatidico alla dose di 750 mg/die o un placebo per otto settimane. Tutti i partecipanti erano soggetti allenati e sono stati sottoposti all’esame della forza, dello spessore muscolare e dei guadagni di massa magra.
I soggetti che hanno ricevuto l’AF hanno sperimentato un aumento del 12,7% della forza nello squat e un aumento del 2,6% della massa magra rispetto ad un miglioramento del 9,3% e del 0,1% per il gruppo placebo.

In un altro studio(4), otto settimane di supplementazione con AF hanno fatto guadagnare 5kg di massa muscolare contro un aumento di 2.5kg del gruppo di controllo. C’è stato anche un aumento sostanziale del carico nel leg press rispetto al gruppo di controllo: i soggetti supplementati con AF avevano aumentato il proprio carico di 57,5Kg rispetto ai 35Kg del gruppo di controllo.

Il gruppo supplementato con AF aveva perso 2.8kg di grasso, il gruppo di controllo aveva perso 1.1kg di grasso.

Per integrare l’acido fosfatidico la fonte di più facile reperibilità è rappresentata dai granuli di lecitina. Due cucchiai è la dose ideale e possono essere mescolati nello shake intra o post-workout o consumati come parte di un pasto. I granuli di lecitina danno un sapore burroso ovunque vengano miscelati. Il momento migliore per assumere la propria dose è poco dopo l’allenamento.

Nei giorni di riposo, è sufficiente consumare la dose insieme al primo pasto della giornata, meglio se ricco di proteine . Qualunque sia il vostro obiettivo, due cucchiai di granuli di lecitina apportano mediamente 8gm di grassi e 1gm di carboidrati, per un totale di 105 Kcal – una quota irrilevante. Con due cucchiai di granuli di lecitina, si ottiene una dose di 1,200mg di AF, un dosaggio che non è presente nella maggior parte degli integratori di AF!

Quindi, abbiamo a disposizione un integratore con del grande potenziale sul guadagno di massa magra, sull’aumento di forza e sulla perdita di grasso – per un costo di circa 10 euro al mese.

Si tratta di un supplemento che non dovrebbe mancare nell’”arsenale” dell’atleta “Drug Free”.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. William W. Christie, Phosphatidic Acid, Lysophosphatidic Acid and Related Lipids, lipidlibrary.co.uk, 4/10/2009. URL consultato il 5 ottobre 2012.
2. Joy et al. “Phosphatidic acid enhances mTOR signaling and resistance exercise induced hypertrophy,” Nutrition & Metabolism 2014, 11:29
3. Hoffman, Jay R et al; “Efficacy of Phosphatidic Acid Ingestion on Lean Body Mass, Muscle Thickness and Strength Gains in Resistance-Trained Men”; Journal of the International Society of Sports Nutrition; 2012
4. Joy, Jordan M; “Phosphatidic acid supplementation increases skeletal muscle hypertrophy and strength”; Journal of the International Society of Sports Nutrition; 2013

CITRULLINA MALATO E MIGLIORAMENTO DELLE PRESTAZIONI

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La Citrullina malato è un composto costituito dall’aminoacido non essenziale Citrullina salificato con acido malico. Pur non partecipando direttamente alla sintesi proteica, la Citrullina svolge importanti funzioni nell’organismo come intermedio chiave del ciclo dell’urea, tramite il quale i mammiferi eliminano i gruppi amminici superflui. Il ciclo dell’urea, è un ciclo di reazioni biochimiche che produce urea a partire dall’ammoniaca, una sostanza tossica per l’organismo e il cui accumulo riduce la formazione di glicogeno muscolare e causa stanchezza.
La produzione di urea è quindi fondamentale per l’eliminazione di queste sostanze tossiche che inficiano la performance dell’atleta e che possono avere conseguenze nefaste per la salute. Gli allenamenti aerobici o anaerobici portano alla produzione nell’organismo di grandi quantità di ammoniaca(1).
La Citrullina fa salire i livelli di Arginina nel sangue, conosciutissimo aminoacido precursore dell’Ossido Nitrico(2).
I ricercatori hanno scoperto che la Citrullina malato aiuta ad eliminare il bruciore risultante dall’accumulo di acido lattico, poiché fa aumentare i livelli di bicarbonato (un acido che agisce da tampone assorbendo le molecole di acido lattico)(3).

Uno studio scientifico pubblicato nel maggio 2010 ha rivelato il vero potenziale di questo integratore. Con un’unica dose di Citrullina malato (8g), i soggetti che ne hanno fatto uso sono riusciti ad eseguire il 53% di ripetizioni in più nelle distensioni con bilanciere rispetto agli individui del gruppo placebo! Inoltre, coloro che hanno assunto l’integratore hanno sperimentato una riduzione del 40% dei dolori muscolari nelle 24 – 48 ore successive l’allenamento(4).
In un altro studio, ricercatori francesi hanno dimostrato che assumere Citrullina malato porta ad una riduzione significativa del senso di stanchezza e un aumento del 34% della produzione di ATP durante l’attività. Si è inoltre verificato un aumento del 20% del recupero di fosfocreatina dopo l’attività (5).
Se abbinata ai BCAA, la Citrullina malato migliora la secrezione dell’Ormone della Crescita post-attività fisica, oltre a far aumentare anche la concentrazione plasmatica di importanti aminoacidi come Arginina e Ornitina (6).
Esiste un altro studio interessante, benché svolto su roditori, che mostra come la Citrulina abbia un potenziale sulla conservazione della massa magra durante periodi di restrizione calorica rispetto alla Leucina (7).
La Citrullina malato è generalmente ben tollerata. L’unico effetto secondario registrato sono stati dolori di stomaco in 6 dei 41 soggetti che hanno partecipato allo studio di riferimento (4). Ma la dose usata è stata di 8 grammi. Si consiglia quindi di iniziare con 6 grammi.

Nonostante la presenza di Citrullina nell’anguria e di malato nelle mele, le quantità che si trova in questi alimenti sono molto basse affinchè si possano notare miglioramenti della performance sportiva associati al consumo di Citrullina malato. Quindi è necessario assumerla tramite integratore.

In conclusione, la Citrullina malato, grazie alla ricerca scientifica, risulta essere un integratore valido per il miglioramento delle prestazioni .

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:


1- – Wilkerson, J. & Batterton, D. & Horvath, S., Exercise-induced changes in blood ammonia levels in humans, European Journal of Applied Physiology and Occupational Physiology 22;37(4):255-63, Dicembre 1977
2- Dhanakoti, S. et. al., Renal arginine synthesis: studies in vitro and in vivo, American Journal of Phisiology Endocrinology and Metabolism Vol. 259 Nº3 E437-E442, Settembre 1999
3- – Callis, A. et. al., Activity of citrulline malate on acid-base balance and blood ammonia and amino acid levels. Study in the animal and in man, Arzneimittel-Forschung /Drug Research 41(6):660-3, Giugno 1991
4- – Pérez-Guisado, J. & Jakeman, P., Citrulline malate enhances athletic anaerobic performance and relieves muscle soreness, Journal of Strength & Conditioning Research 24(5):1215-22, Maggio 2010
5- – Bendahan, D. et. al., Citrulline/malate promotes aerobic energy production in human exercising muscle, British Journal of Sports Medicine 36:282-289, Febbraio 2002
6- – Sureda, A. et. al., L-citrulline-malate influence over branched chain amino acid utilization during exercise, European Journal of Applied Physiology 110(2):341-51, Settembre 2010
7- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23913268

ACIDO URSODESOSSICOLICO E SALUTE EPATICA

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Acido Ursodesossicolico

 

I BodyBuilder più previdenti conoscono l’importanza dell’inserimento degli epatoprotettori nella propria preparazione, la quale contempla l’utilizzo di AAS, specie se metilati in C-17. Tra i composti più utilizzati troviamo la Silimarina e la N-Acetil-cisteina (NAC), facilmente reperibili in quanto prodotti OTC.

Ovviamente, esistono sostanze farmacologiche da prescrizione le quali vengono utilizzate dagli atleti aiutati chimicamente come disintossicanti epatici. Tra queste troviamo il Glutatione, l’Acido Tauroursodesossicolico Biidrato e l’acido ursodesossicolico. Ed è proprio quest’ultimo a dimostrare la sua efficacia nel lavoro scientifico che riporto qui di seguito.

Medici messicani sono riusciti a curare un Bodybuilder con danno epatico utilizzando proprio l’acido ursodesossicolico (UDCA). L’acido ursodesossicolico è un acido biliare secondario che deriva dal metabolismo dell’acido colico da parte del microbiota umano intestinale. Il suo nome deriva dal fatto che è il principale acido biliare negli orsi (dal latino ursus). In biologia e biochimica lo si etichetta con l’acronimo UDCA. Il nome completo del UDCA è Acido 3α,7β-diidrossi-5β-colanoico.


L’atleta in questione era un BodyBuilder di 29 anni che soffriva di mal di stomaco da due mesi. Due settimane prima di andare dal medico aveva inoltre sviluppato ittero e prurito. Aveva perso quattordici chili.


I medici riscontrarono il danno epatico tramite apposite analisi. L’abuso di AAS aveva causato al Bodybuilder la colestasi, una condizione nella quale i condotti nel fegato si infiammano e, pertanto, non è possibile rimuovere la bile e convogliarla al duodeno. La Bile rimuove il colesterolo dal corpo.


Prima di ammalarsi, il Bodybuilder aveva seguito un ciclo di tre mesi composto da 25mg/die di Proviron(Mesterolone), 40mg/die di Andriol (Testosterone Undecanoato orale), 30mg/die di Deca(Nandrolone Decanoato), 50mg/die di Oxymetholone e 800 mg di Testosterone . [Strano ma è riportato “nero su bianco” – NdR.]


I medici, dopo aver fatto interrompere l’assunzione delle suddette molecole al Bodybuilder, diedero al soggetto una dose di 15mg per kg di peso corporeo di acido ursodesossicolico al giorno. L’UDCA rimuove gli acidi biliari tossici dal fegato – e quindi stimola il recupero dei condotti attraverso i quali il fegato invia l’acido biliare al duodeno nell’intestino[http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed.]. Ci sono voluti un paio di mesi, ma la funzionalità epatica del culturista è stata recuperata.

 

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Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed

GLUCOSAMINA E ARTICOLAZIONI

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La glucosammina è prodotta naturalmente nel corpo a partire dall’amminoacido glutammina e dal glucosio. La glucosammina è incorporata in molecole più grandi che si chiamano glicosamminoglicani (GAG) che, a loro volta, sono elementi importanti delle ossa, dei legamenti, dei tendini e del liquido sinoviale che lubrifica i tessuti articolari.
Gli studi che hanno usato sostanze traccianti speciali per seguire il percorso della glucosammina nel corpo, hanno mostrato che il suo uso principale è l’incorporazione nei GAG e che ciò stimola la sintesi di proteoglicani. I proteoglicani, che contengono glucosammina, formano la matrice strutturale delle articolazioni e del tessuto connettivo, in pratica sono i mattoni che formano il fondamento delle strutture articolari.
La glucosammina esercita anche un’attività antinfiammatoria che facilita la guarigione delle articolazioni e del tessuto connettivo danneggiati. La maggior parte degli studi che hanno esaminato l’efficienza della glucosammina ha mostrato che tale sostanza sembra funzionare come promesso. Un metastudio che ha esaminato gli studi precedenti sull’argomento ha concluso che, sebbene ci siano stati problemi metodologici in molti degli studi, la glucosammina sembrava esercitare effettivamente degli effetti positivi (1).
In un altro studio a lungo termine in doppio cieco, in cui i soggetti hanno assunto la glucosammina per tre anni, l’integratore è riuscito a rallentare la progressione dell’artrite nelle ginocchia in ben 202 pazienti (2). I soggetti sono stati suddivisi in 2 gruppi che hanno assunto 2 g di glucosammina o un placebo per tutto il periodo della ricerca. Quelli che hanno assunto la glucosammina hanno sperimentato meno dolore nelle ginocchia. In particolare, l’88% di quelli che hanno assunto la glucosammina ha sperimentato una riduzione del dolore mentre solo il 17% di quelli che hanno assunto la sostanza inerte ha espresso le stesse sensazioni.
Studi recenti allarmanti hanno avanzato l’ipotesi che la glucosammina causi resistenza all’insulina. Ciò è legato al modo in cui la glucosammina incrementa l’attività di un percorso biochimico nel corpo che si chiama percorso esosammina-fosfato. Ma questi studi hanno usato le forme di glucosammina iniettabili che causano livelli ematici molto più alti di quanto raggiungibile con le versioni orali. Anche gli studi sugli animali hanno usato dosi eccessivamente alte. Ciò nonostante, uno studio recente in cui alcuni uomini hanno ricevuto la glucosammina iniettabile non hanno sperimentati problemi di insensibilità all’insulina.

Alcune ricerche recenti mostrano alcuni effetti sorprendenti della glucosammina non legati alle sue capacità curative per le articolazioni. Uno studio ha scoperto che la glucosammina sembrava alleviare il dolore dato dall’emicrania (3) mentre un caso studio ha scoperto che poteva aver impedito la formazione di tessuto cicatrizzato intorno agli impianti al seno di una donna, un effetto collaterale comune (4).

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1 McAlindon, T.E., et al. (2000). Glucosamine and chondroitin for treatment of osteoarthritis: a systematic quality assessment and meta-analysis. JAMA. 283:1469-75.

2 Pavelka, K., et al. (2002). Glucosamine sulfate use and delay of progression of knee arthritis. Arch Intern Med. 162:2113-2123.
4 Russell, A.L., et al. (2000). Glucosamine for migraine prophylax is. Med Hypotheses. 55:195.

5 Skillman, T.M., et al. (2002). Incidental improvement ofbreast capsular contracture following tre atment of arthritis with glucosamine and chondroitin. Brit J Plastic Surg. 55:454.

I presenti studi sono stati estratti da un articolo presente su “Applied Metabolics Volume 1“, pubblicato in Italia da Sandro Ciccarelli Editore. Altro…