ACIDO URSODESOSSICOLICO E SALUTE EPATICA

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Acido Ursodesossicolico

 

I BodyBuilder più previdenti conoscono l’importanza dell’inserimento degli epatoprotettori nella propria preparazione, la quale contempla l’utilizzo di AAS, specie se metilati in C-17. Tra i composti più utilizzati troviamo la Silimarina e la N-Acetil-cisteina (NAC), facilmente reperibili in quanto prodotti OTC.

Ovviamente, esistono sostanze farmacologiche da prescrizione le quali vengono utilizzate dagli atleti aiutati chimicamente come disintossicanti epatici. Tra queste troviamo il Glutatione, l’Acido Tauroursodesossicolico Biidrato e l’acido ursodesossicolico. Ed è proprio quest’ultimo a dimostrare la sua efficacia nel lavoro scientifico che riporto qui di seguito.

Medici messicani sono riusciti a curare un Bodybuilder con danno epatico utilizzando proprio l’acido ursodesossicolico (UDCA). L’acido ursodesossicolico è un acido biliare secondario che deriva dal metabolismo dell’acido colico da parte del microbiota umano intestinale. Il suo nome deriva dal fatto che è il principale acido biliare negli orsi (dal latino ursus). In biologia e biochimica lo si etichetta con l’acronimo UDCA. Il nome completo del UDCA è Acido 3α,7β-diidrossi-5β-colanoico.


L’atleta in questione era un BodyBuilder di 29 anni che soffriva di mal di stomaco da due mesi. Due settimane prima di andare dal medico aveva inoltre sviluppato ittero e prurito. Aveva perso quattordici chili.


I medici riscontrarono il danno epatico tramite apposite analisi. L’abuso di AAS aveva causato al Bodybuilder la colestasi, una condizione nella quale i condotti nel fegato si infiammano e, pertanto, non è possibile rimuovere la bile e convogliarla al duodeno. La Bile rimuove il colesterolo dal corpo.


Prima di ammalarsi, il Bodybuilder aveva seguito un ciclo di tre mesi composto da 25mg/die di Proviron(Mesterolone), 40mg/die di Andriol (Testosterone Undecanoato orale), 30mg/die di Deca(Nandrolone Decanoato), 50mg/die di Oxymetholone e 800 mg di Testosterone . [Strano ma è riportato “nero su bianco” – NdR.]


I medici, dopo aver fatto interrompere l’assunzione delle suddette molecole al Bodybuilder, diedero al soggetto una dose di 15mg per kg di peso corporeo di acido ursodesossicolico al giorno. L’UDCA rimuove gli acidi biliari tossici dal fegato – e quindi stimola il recupero dei condotti attraverso i quali il fegato invia l’acido biliare al duodeno nell’intestino[http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed.]. Ci sono voluti un paio di mesi, ma la funzionalità epatica del culturista è stata recuperata.

 

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Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed

Chlorodehydromethyltestosterone (Oral Turinabol)

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Chlorodehydromethyltestosterone

Androgenico: non disponibile
Anabolico: >100-180
Standard: Methyltestosterone (orale)
Nome chimico: 4-chloro-17a-methyl-17b-hydroxyandrosta-1,4-dien-3-one
Attività Estrogenica: nessuna
Attività Progestinica: non disponibile (bassa)

Il Chlorodehydromethyltestosterone (CDMT) [ (8R,9S,10R,13S,14S,17S)-4-chloro-17-hydroxy-10,13,17-trimethyl-7,8,9,11,12,14,15,16-octahydro-6H-cyclopenta[a]phenanthren-3-one ], (nome commerciale Oral Turinabol), è uno steroide androgeno-anabolizzante derivato del Methandrostenolone(Dehydromethyltestosterone) (Dianabol) dal quale differisce per l’aggiunta di un gruppo 4-cloridrico nel nucleo steranico dell’anello A.

Il Chlorodehydromethyltestosterone venne descritto per la prima volta nel 1962.(1) Jenapharm (Jena, Germania) rilasciò questa molecola come farmaco in vendita nella Germania dell’Est, con il marchio Oral Turinabol. Il farmaco è stato favorito dai clinici per la sua natura altamente anabolizzante e blandamente androgena,  cosa che rendeva questo farmaco favorevole per l’utilizzo non solo maschile ma anche femminile e nei bambini.  Il farmaco venne prodotto in due dosaggi, contenenti 1 mg e 5 mg di principio attivo per compressa, in modo che una versione a basso dosaggio fosse disponibile per i soggetti più sensibili. Il Chlorodehydromethyltestosterone è stato applicato per un certo numero di usi medici; soprattutto quelli incentrati sulla costruzione o il mantenimento del tessuto muscolare e della massa ossea.

L’Oral Turinabol è diventato uno steroide molto discusso nel corso del 1990, quando è stato rivelato che il Clorodeidrometiltestosterone era stato uno dei segreti tenuti gelosamente all’interno della “Macchina doping della Germania dell’Est.” Questo si riferisce al programma  doping sponsorizzato dallo stato, chiamato “Staatsplanthema 14.25“, che è stato operativo nella Germania dell’Est tra il 1974 e il 1989. Fu un programma aggressivo di somministrazione di anabolizzante, progettato con un solo obiettivo nella mente: barare al test anti doping olimpico. In molti casi, gli atleti olimpici, sia maschi che femmine, sono stati i protagonisti inconsapevoli di questo “inganno”, semplicemente perché i loro preparatori gli somministravano “vitamine”. Molte di queste “vitamine azzurre” si rivelarono  essere Oral Turinabol, un potente e non rilevabile ( all’epoca ) steroide anabolizzanti. Ben 10.000 atleti hanno ricevuto steroidi anabolizzanti durante il periodo di attività del programma, molti di loro assunsero Oral Turinabol. Per uno sguardo più approfondito a questo particolare evento storico, comprese le prove della partecipazione di diversi ex funzionari tedeschi dell’Est, vi consiglio di leggere il libro “Faust’s Gold: Inside the East German Doping Machine” di Steven Ungerleider.

A dispetto di un attività record e di un favorevole margine di sicurezza, la Jenapharm interruppe la produzione di Oral Turinabol nel 1994. Ciò è avvenuto in un momento in cui una grande quantità di attenzione negativa veniva data al doping nello sport, dando credibilità alla speculazione che non collegava questa decisione a problemi finanziari o a preoccupazioni per la salute legate al farmaco. Indipendentemente da ciò, la Jenapharm venne acquisita dalla Schering AG (Germania) nel 1996, una società con nessun interesse a rivivere le controversie del passato (la Schering aveva già interrotto la produzione di molti dei suoi prodotti contenenti steroidi anabolizzanti). Ne prima ne dopo, nessun altro marchio di Clorodeidrometiltestosterone è esistito come farmaco da prescrizione. Oggi, questo agente è ancora disponibile, ma è prodotto solo dal mercato nero delle UGL.

L’aggiunta di un gruppo 4-cloridrico nel nucleo steranico dell’anello A rende questa molecola del tutto non aromatizzabile, mentre, come ben sappiamo, il D-Bol, dal quale deriva, aromatizza a circa il 60% del Testosterone, ma a differenza di quest’ultimo aromatizza al ben più attivo metabolita metil estradiolo. Teoricamente, sebbene non sia 5-alfa ridotto,  si suppone che il Clorodeidrometiltestosterone dovrebbe avere una affinità maggiore per i recettori androgeni; non esistono test specifici in proposito, ma si è a conoscenza del fatto che la 5-alfa riduzione non aumenta la stabilità del keto- gruppo in C-3 responsabile dell’affinità per i recettori androgeni, mentre la metilazione in C- 17 aumenta la stabilità generale per l’affinità recettoriale.

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Differenze nella struttura molecolare tra Methandrostenolone e Chlorodehydromethyltestosterone.

Esistono altre differenze tra Methandrostenolone e Clorodeidrometiltestosterone,  non legate in modo specifico all’aggiunta del gruppo 4-cloridrico. Una differenza di questo tipo è la mancanza di azione soppressiva del Cortisolo, capacità che contraddistingue il D-Bol, per lo meno nelle prime settimane di assunzione, prima che si manifesti l’effetto rebound dell’ACTH.

Molto probabilmente questo è il motivo della minore potenza anabolica/anti-catabolica dell’ Oral Turinabol:

  • Methandrostenolone 90/210
  • Clorodeidrometiltestosterone 180

In linea teorica questa differenza dovrebbe diminuire con il passare delle settimane, mentre il rebound dell’ACTH si acutizza.

Come ben sappiamo, tutti gli AAS  alchilati mostrano una certa capacità di limitare la produzione epatica di SHBG. L’Oral Turinabol presenta una capacità di decrescita delle SHBG pari al  60% già dopo 2 settimane al dosaggio di 10 mg alla settimana (mentre per il Winstrol si necessita di 30 mg alla settimana per avere lo stesso effetto).

Il valore androgeno del Clorodeidrometiltestosterone è ufficialmente classificato come “0”, anche se ciò sembra legato alla dose; sembra mostrare androgenicità rilevabile a partire da 20 mg.

Il Clorodeidrometiltestosterone presenta una spiccata propensione fibrinolitica, ovvero la capacità di disgregare le piastrine e conseguente aumento del “pro-time” (tempo di coagulazione). Dal momento che tutti gli AAS hanno proprietà fibrinolitiche con andamento dose dipendente (finiscono per inibire la fibrinolisi con il rialzo dei dosaggi) questa caratteristica del Oral Turinabol non rappresenta un problema quando co-somministrato con altri AAS. Con dosaggi consistenti di Clorodeidrometiltestosterone  si  può verificare un attenuazione della diminuzione del pro-time rispetto ad altre molecole. Si consideri il fatto che una fibrinolisi troppo lenta può essere causa della formazione di coaguli arteriosi e venosi, potenzialmente mortali.(2, 3)

Come già accennato, il Clorodeidrometiltestosterone non è soggetto ad aromatizzazione, e non presenta una attività estrogenica misurabile. Non è quindi necessario l’utilizzo di un anti-estrogeno quando si utilizza questo steroide da solo, ed effetti collaterali come la ginecomastia non dovrebbero essere una preoccupazione anche tra gli individui sensibili. Con l’uso di Oral Turinabol non si verifica ritenzione idrica sottocutanea. Questo lo rende uno steroide favorevole da utilizzare durante i cicli di “Cut”, quando la ritenzione idrica e l’accumulo di grasso sono le maggiori preoccupazioni.

Essendo il Clorodeidrometiltestosterone  un composto C17-alfa alchilato, caratteristica che conferisce al farmaco una protezione dalla disattivazione epatica, permettendo ad una percentuale molto elevata del farmaco di entrare nel flusso ematico dopo somministrazione orale,  l’esposizione prolungata o ad alte dosi  può causare danni al fegato. In rari casi può svilupparsi una disfunzione epatica  pericolosa per la vita. Si consiglia quindi di tenere monitorata la funzionalità epatica e la salute generale durante l’uso. L’assunzione di AAS c17-alfa alchilati dovrebbe essere comunque limitata alle 6-8 settimane, nel tentativo di evitare un eccessivo stress epatico. L’uso di un integratore disintossicante epatico come il Liv-52 o l’Essentiale Forte è consigliato durante l’assunzione di AAS epatotossici.

Come risaputo, gli AAS possono avere effetti deleteri sul colesterolo sierico. Questo include una tendenza alla riduzione delle concentrazioni di colesterolo  HDL (buono) e un aumento delle concentrazioni di colesterolo  LDL (cattivo), cosa che comporta uno sbilanciamento dell’equilibrio HDL/LDL che si traduce in un rischio maggiore di sviluppare arteriosclerosi. L’impatto relativo all’assunzione di un AAS nei confronti dei lipidi ematici dipende dalla dose, dalla via di somministrazione (per via orale o iniettabile), dal tipo di steroide (aromatizable o non aromatizable), e dal livello di resistenza al metabolismo epatico. Il Clorodeidrometiltestosterone ha un forte effetto sulla gestione epatica del colesterolo a causa della sua resistenza strutturale durante il passaggio epatico, dalla sua natura non aromatizable, e per la via di somministrazione. Gli AAS possono anche influenzare negativamente la pressione del sangue e i livelli dei trigliceridi, riducendo il rilassamento endoteliale, e promuovendo l’ipertrofia ventricolare sinistra, tutti fattori con un potenziale nel aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e infarto del miocardio.

Per contribuire a ridurre lo sforzo cardiovascolare si consiglia di mantenere un programma di esercizio cardiovascolare attivo e di ridurre al minimo l’assunzione di grassi saturi, colesterolo e carboidrati semplici in ogni momento durante la somministrazione di AAS.

La supplementazione con oli di pesce (4 grammi al giorno) e un integratore alimentare di Niacina per il controllo del colesterolo è anche raccomandata.

Ricerche hanno mostrato una riduzione del Testosterone endogeno del 30% in seguito alla somministrazione di 20 mg al giorno di Chlorodehydromethyltestosterone  per 4 settimane. Sembra anche che dopo 5 giorni il livello del Testosterone torni ai livelli iniziali, e dopo 7 giorni il livello del Testosterone risulta superiore ai livelli iniziali del 5-10% mantenendosi a questo livello per altri 8-10 giorni.(4) Ciononostante è bene ricordare che tutti gli AAS se assunti in dosi sufficienti per promuovere l’aumento della massa muscolare causano una soppressione del  Testosterone endogeno. Senza l’intervento con sostanze  Testosterone-stimolante, e una adeguata PCT, i livelli di Testosterone dovrebbero tornare alla normalità entro 1-4 mesi dalla cessione del farmaco. Si noti che un ipogonadismo ipogonadotropo prolungato può svilupparsi secondariamente all’abuso di steroidi, cosa che richiede un intervento medico.

Anche per il Clorodeidrometiltestosterone  se ne consiglia l’assunzione lontano dai pasti in quanto studi hanno dimostrato che l’assunzione di uno steroide anabolizzante orale con cibo può diminuirne la sua biodisponibilità.(5) Questo è causato dalla natura liposolubile degli ormoni steroidei, che può permettere ad una parte del farmaco di sciogliersi  con i grassi alimentari non digeriti, riducendone di conseguenza  l’assorbimento dal tratto gastrointestinale. Per la massima biodisponibilità , questo steroide deve essere assunto a stomaco vuoto.

Una dose clinica comune di Oral Turinabol per i soggetti di sesso maschile è stimato intorno ai 5 mg al giorno; le linee guida effettive prescrittive non sono disponibili. In ambito sportivo, un efficace dose giornaliera orale rientra nel range dei 15-40 mg, assunto in cicli della durata di non più di 6-8 settimane per minimizzare l’effetto epatotossico. Anche se può essere somministrato con incrementale efficacia anche a dosaggi molto alti, personalmente non andrei oltre i 50mg/die (anche perché è un AAS tipicamente da principiante/intermedio). Comunque sia,  il dosaggio prima esposto è sufficiente per aumenti di massa magra e forza verificabili. L’Oral Turinabol trova un forte favore tra gli atleti di sport dove la velocità tende ad essere un obiettivo primario, ottenendo un forte vantaggio anabolizzante senza dover portare in giro acqua e/o grasso addizionale.

Una dose clinica comune di Oral Turinabol per i soggetti di sesso femminile è stimate intorno a 1-2,5 mg al giorno; anche in questo caso le linee guida prescrittive effettive non sono disponibili. In ambito sportivo, le donne avrebbero comunemente bisogno di una sola compressa da 5 mg al giorno, presa in cicli della durata di non più di 4-6 settimane per ridurre al minimo l’epatotossicità. Effetti virilizzanti sono improbabili a questo dosaggio livello. Dosi molto più elevate sono state spesso utilizzate con atleti di sesso femminile nel precedentemente esposto programma di doping della DDR, ma spesso a discapito di forti effetti collaterali virilizzante. Comunque, la dose ideale per una donna si attesta tra i 5mg e non oltre i 20mg/die.

L’emivita del Chlorodehydromethyltestosterone orale è di 8 ore (vita attiva 16 ore); ciò garantisce la possibilità di assumere 2 dosi giornaliere distanziate da un intervallo temporale di 8 ore. Esiste anche una versione iniettabile di Chlorodehydromethyltestosterone del mercato nero con una vita attiva di circa 48-72 ore.

L’ Oral Turinabol trova le sue migliori applicazioni in abbinamento con anabolizzanti aromatizzabili e non particolarmente affini al legame con le SHBG, come il Testoterone (con caratteristiche recettoriali Mix) il Boldenone (con caratteristiche recettoriali Non –ar/Mix) e anche il Primobolan, notoriamente soggetto fortemente al legame con le SHBG.

Come già detto l’Oral Turinabol è stato disponibile come farmaco da prescrizione in Germania (l’unico paese dove è stato prodotto per la maggior parte della sua storia) fino al 1994. Un numero molto piccolo di aziende farmaceutiche hanno commercializzato il farmaco dal momento che, soprattutto nei mercati meno regolamentati dell’Europa orientale e dell’Asia , la domanda del  mercato nero influenza ancora la produzione.

Il Chlorodehydromethyltestosterone può essere identificato positivamente mediante test di sostanze ROIDTEST ™ B & C. Dopo le recenti tendenze del mercato, troviamo che i preparativi del mercato nero etichettatati come “Clorodeidrometiltestosterone” hanno un alto rischio di non contenente lo stesso o di contenere altri steroidi. Nonostante le polveri di Chlorodehydromethyltestosterone abbiano un costo contenuto, alcune UGL possono sostituire questo AAS con Methandrostenolone o Metyltestosterone.
ROIDTEST ™ steroidi test kit, che può essere utilizzato per confermare la presenza di questo AAS in un prodotto, può essere acquistato qui:

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http://anabolic.org/roidtest-steroid-test-kits/

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

– ANABOLICS, 10th ed. (William Llewellyn’s ANABOLICS)

1- Doerner G and Schubert A. Proc. Intern. Congr. Hormonal Steroids, Milan 1962, Excerpta Med. Intern. Congr. Ser. No. 51, 210., and The steroid story of Jenapharm: From the late 1940s to the early 1970s. Sigfrid Schwarz, Dieter Onken, Alfred Schubert. Steroids. Volume 64, Issue 7, July 1999, Pages 439–445

2- [Activation of the fibrinolytic system with dehydrochlormethyltestosterone] Folia Haematol Int Mag Klin Morphol Blutforsch. 1984;111(4):556-62. German.

3- [Modification of hypofibrinolytic states by dehydrochlormethyltestosterone] Folia Haematol Int Mag Klin Morphol Blutforsch. 1984;111(4):563-6. German.

4- “The pharmacokinetics of Oral-Turinabol in humans” Pharmazie. 1991 Sep;46(9):650-4. German. Department of Urology, Universitaetsklinikum “Carl Gustav Carus,” Technical University of Dresden,Dresden, Germany

5- Anabolic Steroids and Sports Volume II. James E. Wright. Sports Science Consultants, Natick, MA 1982.

DONNE E TRT (TERAPIA SOSTITUTIVA DEL TESTOSTERONE)

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A causa della campagna sociale contro il Testosterone e gli steroidi anabolizzanti in generale, risulta difficile anche solo trovare uno studio approvato sull’uso del Testosterone negli uomini. La difficoltà aumenta vertiginosamente quando se ne cerca uno sull’uso del Testosterone nelle donne. Fortunatamente qualcosa c’è. In particolare esiste uno studio che può aiutare a capire l’importanza di una TRT anche in ambito femminile, dove si sottolinea il potenziale degli androgeni per aiutare le donne a perdere grasso.
Nel 1996, Lovejoy et ali hanno confrontato gli effetti del Nandrolone Decanoato e del farmaco antiandrogeno Spironolattone sulla composizione corporea nelle donne obese postmenopausali (1). La dose data al gruppo Nandrolone era bassa: 30 mg ogni due settimane. Tutte le donne dello studio hanno seguito una dieta con calorie ridotte (500 calorie al di sotto del mantenimento della massa magra) senza modificare le loro abitudini fisiche. Dopo nove mesi le donne che ricevevano il Nandrolone hanno perso in media il 3,6% del loro grasso corporeo mentre il gruppo placebo ha perso solo l’1,8% e il gruppo dello Spironolattone (antiandrogeno) ha perso solo lo 0,5%. Il Nandrolone ha raddoppiato il tasso di riduzione del grasso in confronto al placebo e il gruppo antiandrogeno non ha praticamente perso grasso: il ruolo degli androgeni nella perdita di grasso è chiaramente dimostrato anche nelle donne. Cosa ancora più sorprendente, nonostante la restrizione calorica il gruppo del Nandrolone ha addirittura guadagnato in media 1,8 kg di massa magra, mentre i gruppi placebo e antiandrogeno hanno perso oltre 1 kg di massa magra. Inoltre, il Nandrolone non ha prodotto resistenza all’insulina, cosa che precedentemente gli androgeni erano considerati fare.
Il gruppo di Lovejoy è rimasto sorpreso dalla capacità del Nandrolone di aumentare la massa muscolare nonostante la complessiva perdita di peso. Teniamo sempre a mente che la dose era piuttosto piccola e somministrata solo ogni due settimane e che queste donne seguivano solo una dieta con calorie ridotte senza svolgere un programma di allenamento con i pesi. Immaginatevi il miglioramento della composizione corporea che si sarebbe verificato se queste donne avessero seguito un programma di attività fisica e di dieta ben strutturati con un ricco apporto proteico oltre al Nandrolone!
Nonostante il risultato positivo, gli autori hanno però evidenziato alcuni problemi con l’uso del Nandrolone Decanoato. Nel gruppo del Nandrolone si è osservata una leggera anormalità dei lipidi ematici e un leggero, e paradossale, incremento del grasso addominale. Anche se questi effetti collaterali sono stati contenuti, è probabile che se invece del Nandrolone si opti per il classico Testosterone o Boldenone, questi effetti collaterali sarebbero più bassi o inesistenti grazie alla loro maggiore biocompatibilità.
Anche un uso quotidiano di Testosterone in gel sarebbe più efficace di una dose 3 volte al mese perché il gel terrebbe i livelli di Testosterone a un livello più fisiologico e costante rispetto alle iniezioni (parliamo sempre di ambito TRT). Solitamente le dosi di Testosterone in gel nelle donne si aggirano intorno a 0,25-1 mg ogni due giorni al mattino applicati, per ragioni di assorbimento, in zone nascoste non esposte al sole nell’area del collo dietro la mascella oppure sotto l’ascella. La dose cambia nel corso del tempo.
Dal momento che molte donne sulla trentina già presentano difficoltà a perdere grasso a causa dei bassi livelli di Testostosterone, cosa che notoriamente comincia 10-15 anni prima della menopausa con conseguente aumento di grasso, una semplice TRT ben strutturata garantisce un aiuto fondamentale per il miglioramento della composizione corporea.

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti scientifici:

(1)Lovejoy, et al, Exogenous androgens influence body composition and regional body fat distribution in obese postmenopausal women-a clinical research center study, J Clin Endocrinol Metab. 1996 Jun;81(6):2198-203

OXANDROLONE E CAFFEINA

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Dell’Oxandrolone conosciamo le ottime proprietà anabolizzanti, la sua capacità di diminuire le SHBG, la sua capacità di incrementare la chetogenesi epatica e la sua azione cortisolo-antagonista. Anche della Caffeina, che è un alcaloide usato in grande quantità in diverse parti del mondo, conosciamo le sue proprietà ergogene. Ma c’è una cosa che non tutti conoscono, e cioè che quest’ultima molecola, se abbinata insieme all’Oxandrolone, aumenta incisivamente l’assorbimento di questo AAS.

I ricercatori portoghesi del Laboratorio de Analises de Dopagem, vennero informati dalla polizia portoghese che alcuni utilizzatori di steroidi usavano una combinazione di Caffeina e Oxandrolone. I ricercatori furono incuriositi dalla notizia e vollero sapere di più circa l’uso potenziale di questa combinazione, cominciando a consultare la letteratura disponibile.

Trovarono alcuni studi che dimostravano che la Caffeina può aumentare l’assorbimento e l’effetto del paracetamolo.(1) Così, si chiesero se la Caffeina potesse esplicare lo stesso effetto quando co-somministrata con Oxandrolone.

Per dare una risposta a questa domanda i ricercatori effettuarono un esperimento (2) nel quale ad un soggetto, il cui consumo di caffeina corrispondeva ad un normale assunzione di tre piccoli caffè espresso al giorno, veniva somministrata una quantità infinitesimale [0,4 mg] di Oxandrolone.

I ricercatori hanno poi monitorato la quantità di Caffeina, Oxandrolone e del suo metabolita inattivo Epi-Oxandrolone nelle urine del soggetto nelle successive 40 ore. Nella figura “1” sono mostrati i valori trovati nelle prime 14 ore.

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I ricercatori hanno poi ripetuto l’esperimento, ma dando al soggetto un integratore di 300 mg di Caffeina. La figura “2” dimostra che la quantità di Oxandrolone e Epi-Oxandrolone è aumentata di un fattore di 20 e 15, rispettivamente.

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I ricercatori con il loro esperimento hanno dimostrato (se pur “in piccolo”) che la Caffeina provoca un notevole miglioramento nell’assorbimento dell’Oxandrolone da parte dell’organismo. In pratica questo significa che possono essere raggiunti gli effetti ricercati da questo AAS utilizzando dosaggi più bassi. I ricercatori hanno anche detto che “altri steroidi anabolizzanti dovrebbero essere esaminati”, riferendosi sempre alla co-somministrazione con Caffeina.

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17442681
2- http://www.adop.pt/media/4114/Oxandrolone_excretion_effect_of_caffeine_dosing_.pdf

LA QUESTIONE DELLA DIMINUZIONE, SATURAZIONE E SOTTOREGOLAZIONE DEI RECETTORI ANDROGENI

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Fra gli amatori del BodyBuilding, o tra i così detti “Guru”, la disinformazione sugli AAS è pari se non superiore alle informazioni reali ed utili riguardo a questa classe di sostanze. Basta andare in una qualsiasi palestra per sentire qualcuno che racconta ai suoi amici cose al limite dello scientifico sugli AAS, nel bene o nel male. In breve ci si ritrova in mezzo ad una valanga di sciocchezze dette da soggetti i quali basano la loro intera (o quasi) conoscenza degli AAS (o farmaci dopanti) su una sbrigativa e mal compresa lettura di qualche libro o articolo di A.L.Rea. In questi discorsi sugli AAS si sentono pronunciare tutti i termini più comuni come Deca, Testo, GH, ginecomastia, capezzoli, uvette, “enorme”, steroidi, grosso, mostro, dipendenza, “Conoscevo quel tipo”, ecc. ecc. Se per rarissimo caso sono un po’ “intelligenti” e hanno letto questo o qualche altro articolo di qualità sul BodyBuilding, possono dire qualcosa di sensato. Il più delle volte sanno quanto basta per essere pericolosi. Fortunatamente gli AAS non hanno dimostrato di essere altrettanto pericolosi. Non solo, ma la maggior parte di questi ragazzi che parla degli AAS non li userà mai e nemmeno li vedrà, tranne che in rete.
Questo tipo di colloqui condotti dall’ego non mi disturbano molto fino a che non si cominciano a dare consigli ad altre persone sprovvedute che possono veramente accedere agli AAS. Sparlare a proposito degli AAS dà agli altri ragazzi meno esperti l’impressione che i primi sappiano veramente quello di cui stanno parlando. Ecco come si diffonde la pseudoscienza folcloristica sugli AAS o gli altri farmaci usati nel BodyBuilding. Questo è anche il perché la maggior parte delle persone che effettivamente usa gli AAS sa poco in proposito. Quest’ultimo fatto dovrebbe preoccupare tutti quelli che hanno a cuore il BodyBuilding e/o i BodyBuilder.
Ho cominciato a stendere questo articolo prevedendo di dare delle spiegazioni stile libro di testo sul perché usando gli AAS i recettori degli androgeni (AR) non si “dimezzano” o “smorzano”. Ho deciso di scrivere una spiegazione facile da leggere ma comunque informativa su quello che fanno veramente gli AAS e come ciò escluda lo “smorzamento” dei recettori degli androgeni. Ho anche dei riferimenti ma non tanti da considerare questo pezzo un resoconto sugli studi svolti.

I recettori degli androgeni si smorzano/sotto regolano?
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Un principio frainteso della fisiologia degli steroidi è il concetto dei recettori degli androgeni (AR), a volte chiamati “recettori steroidei”, e gli effetti dell’uso degli steroidi sulla loro regolazione. Comunemente si pensa che assumere gli AAS per periodi di tempo prolungati condurrà a quello che si chiama “smorzamento” degli AR. La premessa a questa discussione è che quando si usano gli steroidi per un ciclo prolungato, alla fine si smette di crescere soprattutto per l’adattamento omeostatico che il corpo attua in modo marcato dopo sei settimane di assunzione di AAS. Nonostante ciò continua a persistere l’idea dello “smorzamento/sotto-regolazione” dei recettori AR, nonostante il fatto che a oggi non ci siano prove scientifiche che mostrano che livelli maggiori di androgeni smorzano i recettori degli androgeni nel tessuto muscolare.
A un primo sguardo la questione dello smorzamento degli AR appare piuttosto chiara. Dopotutto, sappiamo che lo smorzamento dei recettori si verifica con altri sistemi mediati dai messaggeri del corpo come i recettori adrenergici. È stato mostrato che quando si assumono i beta agonisti come il Clenbuterolo, il numero di recettori beta sulle cellule trattate comincia a diminuire (ciò è dovuto a una diminuzione della emivita delle proteine recettore senza una riduzione del ritmo a cui la cellula crea nuovi recettori). Ciò conduce a una diminuzione dell’efficacia di una singola dose. Di conseguenza, con meno recettori si ottiene una risposta fisiologica più piccola, o minore. È un modo naturale in cui il corpo mantiene l’equilibrio in presenza di un livello insolitamente alto di beta agonisti.
In realtà questo esempio con il Clenbuterolo non è appropriato. I recettori degli androgeni e i recettori adrenergici sono piuttosto diversi. Ciò nonostante, questa è l’argomentazione per lo smorzamento dei recettori degli androgeni e il ragionamento alla base di essa. Le differenze fra la regolazione degli AR e la regolazione dei recettori adrenergici mostra in parte l’errore nell’idea che gli AR si smorzino quando si assumono gli steroidi. Mentre l’emivita dei recettori adrenergici diminuisce nella maggior parte delle cellule che vedono un aumento delle catecolamine, in realtà l’emivita degli AR di molti tessuti aumenta in presenza degli androgeni(1).
Lasciatemi presentare un’altra argomentazione contro lo smorzamento degli AR nel tessuto muscolare. Penso che quando si prendono in considerazione tutti gli effetti del Testosterone sulle cellule muscolari si capisce che quando alla fine si smette di crescere (o si cresce più lentamente) non è perché c’è una riduzione del numero dei recettori degli androgeni.

Prendiamo in considerazione la domanda, “In che modo gli steroidi anabolizzanti inducono la crescita muscolare?”. Se lo si chiedesse all’appassionato di BodyBuilding nella media, penso che la risposta sarebbe, “gli steroidi aumentano la sintesi proteica”. Questo è vero, però c’è dell’altro oltre al semplice aumento della sintesi proteica. Infatti, la risposta alla domanda come funzionano gli steroidi deve comprendere praticamente tutti i meccanismi coinvolti nell’ipertrofia dei muscoli scheletrici. Questi meccanismi comprendono:

– Maggiore sintesi proteica
– Maggiore attività dei fattori di crescita (per esempio GH, IGF-1, ecc.)
– Maggiore attività delle cellule mioblaste staminali (cioè le cellule satellite)
– Maggiore numero di mionuclei (per mantenere il rapporto fra nuclei e citoplasma)
– Nuova formazione di miofibre

Cominciando dalla maggiore attività dei fattori di crescita, sappiamo che il Testosterone aumenta i livelli di GH e IGF-1. In uno studio eseguito a Friburgo, sono stati confrontati gli effetti del Testosterone e dello Stanozololo sulla stimolazione del rilascio di GH(2). Il Testosterone enantato (solo 3 mg per chilogrammo alla settimana) ha aumentato i livelli di GH del 22% e i livelli di IGF-1 del 21% mentre lo Stanozololo orale (0,1 mg per chilogrammo al giorno) non ha avuto nessun effetto sui livelli di GH e IGF-1. Questo studio è durato solo 2-3 settimane e anche se lo Stanozololo non ha influenzato i livelli di GH o IGF-1, ha avuto un effetto simile sui livelli di azoto nelle urine.
Cosa significa questa differenza fra gli effetti del Testosterone e quelli dello Stanozololo? Significa che lo Stanozololo può aumentare la sintesi proteica legandosi agli AR nei mionuclei esistenti ma, dato che non aumenta i livelli dei fattori di crescita (almeno tra le 2-3 settimane e a quella dose) è molto meno efficace nell’attivazione delle cellule satellite e perciò può non aumentare direttamente l’attività delle cellule satellite né il numero dei mionuclei quando confrontato con gli esteri del Testosterone.
Fino ad ora si è parlato dell’errore di considerare i recettori degli androgeni simili ad altri recettori come i recettori beta. I recettori beta si smorzano in risposta allo stimolo beta-adrenergico mentre ci sono prove concrete che i recettori degli androgeni aumentano di numero in risposta agli androgeni (e alla loro aromatizzazione). Abbiamo anche parlato dei vari effetti del Testosterone sulla crescita muscolare. Il Testosterone fa molto di più del semplice aumentare il ritmo della sintesi proteica!
Adesso concluderemo la nostra discussione sulla regolazione dei recettori degli androgeni per quanto riguarda il modo in cui crescono le cellule muscolari. Il meccanismo della vera crescita muscolare apre la porta a un aumento dei recettori degli androgeni in risposta all’azione del Testosterone.

Il fattore “Cellule Satellite”
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Le cellule satellite sono cellule mioblaste staminali, o cellule premuscolari, che agiscono da sostegno alla rigenerazione del muscolo scheletrico adulto. Dopo la proliferazione (riproduzione) e la successiva differenziazione (diventare un tipo specifico di cellula), le cellule satellite si fondono una con l’altra o con la fibra muscolare danneggiata adiacente, aumentando così il numero dei mionuclei per la crescita e la riparazione della fibra. La proliferazione delle cellule satellite è necessaria per soddisfare i fabbisogni di migliaia di cellule muscolari tutte con un bisogno potenziale di un maggiore numero di nuclei. La differenziazione è necessaria affinché i nuovi nuclei si comportino come i nuclei del muscolo di origine. Il numero di mionuclei determina direttamente la capacità di una cellula muscolare di produrre proteine, compresi i recettori degli androgeni.
Per meglio comprendere quello che sta succedendo fisicamente fra le cellule satellite e le cellule muscolari, bisogna immaginare due gocce d’olio che galleggiano sull’acqua. Le due gocce rappresentano una cellula muscolare e una cellula satellite. Il doppio strato lipidico delle cellule è idrofobico proprio come le gocce d’olio. Quando le gocce d’olio si avvicinano in un ambiente acquoso entrano in contatto per un momento e poi si fondono insieme per formare una goccia d’olio più grande. Tutto quello che era disciolto in una goccia si mischia con il contenuto dell’altra goccia. Questo è un modello semplificato di come le cellule satellite donano il nucleo, e perciò la capacità di sintetizzare le proteine, alle cellule muscolari esistenti.
La maggiore attivazione delle cellule satellite creata dal Testosterone ha bisogno di IGF-1. Quegli androgeni che aromatizzano agiscono aumentando non solo l’IGF-1 ma anche la sensibilità delle cellule satellite ai fattori di crescita(3). Questa azione non produce effetti diretti sulla sintesi proteica però aumenta la capacità di sintesi proteica aumentando le fusioni di cellule satellite con le fibre esistenti. Questo aumenta il numero dei mionuclei e perciò la capacità della cellula di produrre proteine.
Il Testosterone sarebbe molto meno efficace se non fosse in grado di aumentare la mionucleazione. Esiste un limite finito al rapporto citoplasma/nucleo, ovvero la dimensione di una cellula muscolare in relazione al numero di nuclei che contiene(4). Ogniqualvolta un muscolo cresce in risposta all’allenamento c’è un incremento coordinato del numero dei mionuclei e un aumento dell’area della sezione trasversale della fibra (CSA). Quando le cellule satellite non possono donare abbastanza nuclei il muscolo sovraccaricato non crescerà(5),(6). Chiaramente, l’attività delle cellule satellite è una condizione necessaria, un prerequisito, nell’ipertrofia muscolare compensatoria perché senza di essa un muscolo non può aumentare in modo significativo il contenuto proteico totale o CSA.

Più mionuclei = più recettori AR

Quindi non solo è vero che il Testosterone aumenta la sintesi proteica attivando le espressioni genetiche ma aumenta anche la capacità del muscolo di crescere in futuro stimolando l’accumulo dei mionuclei necessari per la sintesi proteica. Ci sono buone ragioni per pensare che il Testosterone in dosi abbastanza alte possa addirittura incoraggiare la formazione di nuove fibre. Per citare gli autori di uno studio recente sugli effetti degli steroidi sulle cellule muscolari:
“L’assunzione degli steroidi anabolizzanti e l’allenamento per la forza inducono un aumento della massa muscolare attraverso sia l’ipertrofia che la formazione di nuove fibre muscolari. Noi diciamo che l’attivazione delle cellule satellite è un passaggio chiave ed è incrementata dall’uso degli steroidi”(7).
In parole semplici, livelli sovrafisiologici di Testosterone stimolano l’aumento dei mionuclei e perciò un aumento del numero totale di recettori degli androgeni per fibra muscolare. Ricordatevi che sto parlando del Testosterone e degli esteri del Testosterone e degli altri AAS aromatizzabili, non degli AAS 5-alfa-ridotti.

Un altro gruppo di ricercatori dice:

“…è intrigante speculare che l’aumento dei livelli di AR attraverso la somministrazione di quantità farmacologiche di androgeni potrebbe convertire alcuni muscoli che normalmente rispondono poco in muscoli che rispondono maggiormente agli androgeni”(8).

Ci vuole tempo affinché questi cambiamenti si verifichino e i benefici di avere livelli più alti di Testosterone non si realizzeranno immediatamente. Comunque fa un po’ di luce sulle ovvie differenze proporzionali fra i fisici dei bodybuilder natural e quelli dei bodybuilder aiutati dagli AAS.
Conservare il tipo di massa muscolare vista nei bodybuilder d’élite di oggi necessita di un certo livello di androgeni nel corpo. Questo livello varia da individuo a individuo a seconda del bagaglio genetico. Ciò nonostante, se il livello di androgeni scende, o se ne viene ridotto l’utilizzo, anche il livello assoluto di massa muscolare scende. Allo stesso modo, quando il livello di androgeni aumenta lo stesso fa il livello di massa muscolare che il soggetto riesce a conservare. Il tutto succede senza nessun segno di smorzamento o sottoregolazione degli AR. Questo dimostra una relazione fra la quantità di androgeni nel sangue e la quantità di massa magra che si può conservare. Questo non significa che per diventare enormi tutto quello di cui c’è bisogno sono delle dosi massicce. Il reclutamento delle cellule satellite e l’aumento della mionucleazione necessita di un allenamento costante ed “efficace”, di quantità massicce di cibo e, cosa più importante, di tempo.

Per concludere…

Da quanto emerge, l’AAS migliore per il “bridge” e, quindi, per la conservazione della massa tra un ciclo ed il successivo rimane il Testosterone, anche per la sua biocompatibilità. Ovviamente, i fattori in gioco che determinano l’arresto (o il declino) dei guadagni muscolari vanno ben oltre il “leggendario” smorzamento degli AR: aumento dell’ACTH e del Cortisolo, aumento della produzione di SHBG, aumento della biosintesi degli Estrogeni, ecc.
La saturazione recettoriale androgena esiste ed è si un processo dose (non tempo) dipendente ma ciò non implica una diminuzione o smorzamento dei recettori AR che, come abbiamo visto, subiscono una proliferazione sul lungo termine. Anche se i recettori nel breve periodo saranno completamente saturi (e comunque attivi) nel lungo periodo subiranno un lento ma costante aumento (sempre se si usano molecole maggiormente biocompatibili come il Testosterone): in tutto questo non serve ne alzare ne abbassare la dose. Naturalmente vanno tenuti in considerazione anche gli altri fattori sopra elencati (non si limita tutto ad una “pillola”e ad un “fattore universale”, ricordatelo).
Ricapitolando, la proliferazione dei recettori androgeni si manifesta in modo massiccio in presenza di livelli sovrafisiologici di estradiolo (il segnale più potente per l’organismo di eccesso di testosterone) ma anche, in misura minore, sotto lo stimolo degli androgeni non ancora alfa-ridotti (per questo il testosterone e l’androstenediolo hanno un responso in proliferazione recettoriale androgena leggermente superiore all’estradiolo stesso; per questa ragione il metandriolo
(cioè metilnadrostenediolo) è usato soprattutto in certi preparati veterinari per aumentare la “resa” del prodotto.
In definitiva, la prossima volta che qualcuno afferma che i recettori AR si desensibilizzano o smorzano saprete che non è così; perché non si desensibilizzano o sotto-regolano come capita normalmente ai recettori adrenergici e oppiacei…E’ una variabile sconosciuta ai recettori AR!

Gabriel Bellizzi

Riferimenti bibliografici:


1. Kemppainen JA, Lane MV, Sar M, Wilson EM. Androgen receptor phosphorylation, turnover, nuclear transport, and transcriptional activation. Specificity for steroids and antihormones. J Biol Chem 1992 Jan 15;267(2):968-74
2. Fryburg DA., Weltman A., Jahn LA., et al: Short-term modulation of the androgen milieu alters pulsatile, but not exercise- or growth hormone releasing hormone-stimulated GH secretion in healthy men: Impact of gonadal steroid and GH secretory changes on metabolic outcomes. J Clin Endocrinol. Metab. 82(11):3710-37-19, 1997
3. Thompson SH., Boxhorn LK., Kong W., and Allen RE. Trenbolone alters the responsiveness of skeletal muscle satellite cells to fibroblast growth factor and insulin-like growth factor-I. Endocrinology. 124:2110-2117, 1989
4. Rosenblatt JD, Yong D, Parry DJ., Satellite cell activity is required for hypertrophy of overloaded adult rat muscle. Muscle Nerve 17:608-613, 1994
5. Rosenblatt JD, Parry DJ., Gamma irradiation prevents compensatory hypertrophy of overloaded extensor digitorum longus muscle. J. Appl. Physiol. 73:2538-2543, 1992
6. Phelan JN, Gonyea WJ. Effect of radiation on satellite cell activity and protein expression in overloaded mammalian skeletal muscle. Anat. Rec. 247:179-188, 1997
7. Kadi F, Eriksson A, Holmner S, Thornell LE. Effects of anabolic steroids on the muscle cells of strength-trained athletes. Med Sci Sports Exerc 1999 Nov;31(11):1528-34
8. Antonio J, Wilson JD, George FW. Effects of castration and androgen treatment on androgen-receptor levels in rat skeletal muscles. J Appl Physiol. 1999 Dec;87(6):2016-9.

Piccola precisazione sugli AAS legati alle SHBG e la loro attività

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E’ vero che un AAS legato alle SHBG (Sex Hormone Binding Globulin) risulta biologicamente inattivo? No!
È importante ricordare che gli androgeni non producono effetti fisiologici solo attraverso i recettori androgeni intracellulari ma anche attraverso le proteine leganti gli ormoni steroidei (SHBP). La maggior parte delle persone è convinta che solo il Testosterone libero è biologicamente attivo. Ciò è falso. Gli ormoni steroidei esercitano quelle che si chiamano azioni nongenomiche . Si pensa che questi effetti siano il risultato dell’incastro delle SHBP nella membrana cellulare dei tessuti interessati, agendo così da sistema del secondo messaggero, più o meno come funzionano le catecolamine (1), (2).
Come molti di voi sapranno, AAS diversi hanno caratteristiche di legame diverse (AR, Non-AR, Mix, ecc) e, quindi, azioni complessive diverse. In definitiva, una riduzione delle SHBG non risulta inutile anche se le molecole legate (come il Testosterone) mantengono un azione nongenomica. Altrimenti non avrebbero motivo d’esistere cicli con AAS con diversa attività recettoriale che comprendono, appunto, molecole con caratteristiche non-AR o nongenomiche come Stanozololo e Oxymetholone.

Gabriel Bellizzi

Studi di riferimento:

1- Rosner W., Hryb DJ., Khan MS., et al: Androgens, estrogens, and second messengers. Steroids 63:278-281, 1998
2- Wehling M. Specific, nongenomic actions of steroid hormones. Annu. Rev. Physiol. 59:365-393, 1997

ULTERIORI CONSIDERAZIONI SUL TRIBULUS TERRESTRIS

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Tempo fa avevo già espresso il mio personale parere (non favorevole) sull’integrazione di Tribulus Terrestris riportando diversi studi a favore della mia tesi. Tuttavia, ci sono altri tre studi a riguardo che vorrei riportare. (TRIBULUS TERRESTRIS: CHIACCHIERE E PLACEBO)

Un gruppo della clinica Texas Health and Wellness di Houston ha presentato uno studio in cui si esaminano gli effetti del tanto decantato stimolatore del Testosterone, la pianta Tribulus terrestris, su due Bodybuilder dilettanti (natural, ovviamente). I Bodybuilder hanno assunto un integratore composto da 250 mg di Tribulus, 100 mg di 7-ispropoxyisoflavone, 100 mg di Avena sativa (avena) e 50 mg di palmetto seghettato. Si sono allenati dai quattro ai sei giorni per settimana, eseguendo dai due ai tre esercizi per gruppo muscolare con ripetizioni nel range dalle sei alle otto per serie.

I Bodybuilder hanno preso dosi di otto capsule dell’integratore due volte al giorno, il doppio della dose consigliata dal produttore. I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue ogni 56 ore per 14 giorni. I risultati hanno indicato che l’integratore non aveva effetto sui valori del Testosterone ematico o dell’Ormone Luteinizzante (LH). Ciò è significativo perché si ritiene che il Tribulus agisca aumentando la secrezione dell’LH, che a sua volta incoraggerebbe un aumento della sintesi del Testosterone.

Bisogna tenere presente che questo studio (se così lo si può chiamare) utilizzava solo due soggetti.

Un altro studio effettuato dalla stessa clinica è ricorso ad un numero maggiore di soggetti: due difensori di linea, un ricevitore esterno e tre Bodybuilder dilettanti. Significativo è che tale studio è stato sponsorizzato dalla ditta che produce l’integratore in questione….

Questa volta i soggetti hanno assunto una capsula per ogni 10 chilogrammi di peso corporeo, ossia meno della metà della quantità utilizzata dai Bodybuilder dello studio precedente. Hanno assunto l’integratore dalle 6 alle 10 settimane. Si sono anche allenati in maniera simile a quanto hanno fatto i Bodybuilder del precedente studio. Ma questa volta (con una dose minore) i soggetti che assumevano l’integratore hanno mostrato tutti risultati significativi per la massa corporea magra e la forza muscolare. Immaginatevi da soli come mai…
Un terzo studio ha valutato gli effetti sugli ormoni e sulla performance di un integratore contenente Tribulus e ipriflavone, una sostanza che viene spesso decantata per gli effetti anabolici, ma che finora si è dimostrata efficace solamente negli animali e nella cura dell’osteoporosi nell’uomo.

I fisiologi dello sport della University of Toledo nell’Ohio, senza sponsorizzazioni questa volta, hanno somministrato l’integratore o un placebo a 10 ciclisti per 38 giorni. All’inizio dello studio e al ventottesimo e al trentottesimo giorno i soggetti hanno consegnato i campioni di sangue per le analisi del Testosterone libero, del Testosterone totale, del Cortisolo, degli Estrogeni e del rapporto tra Cortisolo e Testosterone libero oltre a quello tra Testosterone totale e Cortisolo.

I ciclisti hanno quindi effettuato una prova di 12,5 km su una bicicletta speciale che raccoglieva i gas da loro espulsi con la respirazione. Si sono allenati normalmente fino al ventiseiesimo giorno, quando l’intensità d’allenamento è aumentata considerevolmente ed è rimasta a quel livello fino al trentaquattresimo giorno.

Chi assumeva l’integratore ha presentato un rapporto tra il Testosterone libero e il Cortisolo più elevato, indicando una diminuzione della liberazione di Cortisolo. I ricercatori non hanno notato alcuna differenza nei livelli ematici di Estrogeno o del Testosterone totale tra il gruppo trattato con l’integratore e quello con il placebo. I soggetti che prendevano l’integratore hanno presentato anche un aumento della performance nel lavoro.

In conclusione, esistono diversi studi contrastanti sul Tribulus e le sue presunte azioni ergogeniche, e la sua efficacia risulta tutt’ora dubbia. Si pensa che a determinarne l’efficacia sia essenziale il tipo di terreno dove la pianta è cresciuta. Personalmente continuo a considerare un “testo booster” di superiore efficacia l’abbinamento di DAA, Vitamina D3 e Zinco Monometionina.

Gabriel Bellizzi


Fonte:


Gli studi riportati sono stati estrapolati da un articolo tratto da “Applied Metabolics Volume 3“, pubblicato in Italia da Sandro Ciccarelli Editore.

TESTOSTERONE E AUMENTO DELLA SENSIBILITA’ ALL’INSULINA

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I ricercatori della University of Buffalo, New York, hanno riportato che somministrare Testosterone agli uomini con diabete di tipo 2 e deficienza dell’androgena ha migliorato la loro sensibilità all’Insulina. Paresh Dandona e colleghi hanno condotto un esperimento con suddivisione casuale dei soggetti e gruppo di controllo su 81 uomini con diabete di tipo 2, che hanno ricevuto un trattamento a base di Testosterone o un placebo per 6 mesi. All’inizio chi soffriva di ipogonadismo (deficenza di Testosterone) aveva indice di massa corporea più alto e una maggiore percentuale di massa adiposa rispetto agli altri soggetti. Il team ha scoperto che i diabetici con ipogonadismo avevano anche una sensibilità all’Insulina molto minore e tale associazione è rimasta anche tenendo conto di età e peso. Con il trattamento il Testosterone libero è aumentato notevolmente, mentre nel gruppo placebo il paramentro non ha subito variazioni significative. Commentando la scoperta che “l’assunzione di Testosterone per 6 mesi ha migliorato di ben il 25% la sensibilità all’Insulina dei soggetti”, gli autori notarono che, nel gruppo Testosterone, la massa corporea magra totale era aumentata, mentre la massa adiposa si era molto ridotta.
Anche in soggetti sani, con livelli di Testosterone ridotti, non diabetici ma con un grado di insulino-resistenza marcata per alimentazione e età, una terapia sostitutiva con dosi terapeutiche di Testosterone può portare gli stessi benefici con possibili effetti avversi di bassa entità; cosa dimostrata nelle terapie Anti-Aging con supplementazione ormonale correlata.
Negli atleti l’effetto può diventare paradosso sul lungo termine. La cosa è dovuta a livelli cronicamente alti di androgeni esogeni che l’atleta, in specie agonista, si ritrova ad assumere durante la preparazione annuale. In questi casi, però, l’effetto avverso è dovuto in buona parte anche all’abuso di GH. Ma per quanto riguarda la sensibilità all’Insulina in atleti che praticano cicli di AAS brevi (4-6 settimane), intervallati da “bridge” mantenitivi con molecole altamente bio-compatibili (vedi Testosterone), la sensibilità all’Insulina ha subito e mantenuto variazioni positive. Tuttavia, queste variazioni sono state esaminate nel corso di 12 mesi, e pertanto non si hanno certezze sul mantenimento di questi parametri positivi con tali protocolli su periodi superiori. Questi ultimi dati da me riportati sono il frutto di studi privati resi possibili dalla supervisione di esami ematici specifici svolti e forniti da atleti di vario livello.

Gabriel Bellizzi

Riferimento


Dhindsa, S.S., et al, (2013). Testosterone replacement decreases insulin resistance in hypogonadal men with type 2 diabetes. [Abstract OR22-1.] Presentato all’ENDO ’13 (il convegno annuale della Endocrine Society), 19 giugno.

MIGLIORARE L’EFFICACIA DEL METENOLONE ACETATO ORALE

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Come risaputo, il Metenolone [17beta-Hydroxy-1-methyl-5alpha-androst-1-en-3-one] è un derivato del DHT moderatamente androgeno e anabolizzante (44-57/88 in riferimento al Testosterone 100/100). E’ disponibile in due versioni , una, la più “classica”, è quella iniettabile (Metenolone Enantato o Acetato) e la seconda, oggi poco usata, è quella orale (Metenolone Acetato). Ed è proprio di quest’ultima forma che andrò a trattare.
Il Metenolone, rispetto al DHT dal quale deriva, mostra una modifica nel doppio legame C1-C2 e nella metilazione in C1. Quest’ultima modifica aumenta lievemente la resistenza della molecola al passaggio epatico; ovviamente non a livello di una metilazione in C-17. Andrebbe detto anche che questa metilazione non apporta uno stress epatico elevato quanto quello che si verifica con le molecole metilate in C17. La mancanza della metilazione in C-17 li conferisce anche una irrilevante capacità di influire sul profilo lipidico. Comunque, questa caratteristica, che “obbliga” l’utilizzatore a dover assumere dosaggi consistenti durante la giornata, ha reso il Metenolone Acetato orale poco presente nella maggior parte delle preparazioni. Anche la difficile reperibilità di un prodotto che contenga realmente questa molecola ha contribuito al suo disuso.
Il Metenolone, in entrambe le sue forme, è considerato una molecola da novizi o per uso femminile (anche se il suo valore androgeno non è dei migliori). Partendo da questo presupposto, la forma orale trova il suo inserimento migliore proprio nelle preparazioni di atleti principianti di entrambi i sessi, o in quelle degli “ago-fobici” (si, esistono anche loro). In ogni modo, esistono degli accorgimenti per rendere il suo utilizzo più proficuo. Uno fra tutti è l’aumento della biodisponibilità.
La biodisponibilità è il primo ostacolo da risolvere con qualsiasi molecola che non presenti una modificazione in C-17 e, come si è ben visto, il Metenolone Acetato orale rientra a pieno in questa categoria, essendo metilato in C-1.
Il metodo per aumentare la biodisponibilità che più si conosce è quello di assumere la molecola lontano dai pasti, a stomaco vuoto, con succo di Pompelmo: infatti, il succo di Pompelmo contiene il bergamottino e la naringina che sono potenti inibitori del citocromo P450 3A4 (CYP3A4), il principale attore responsabile della
disattivazione delle molecole nel fegato. Esistono comunque altri di metodi.
Un altro metodo spesso usato per aumentare i livelli circolanti della forma orale di Metenolone è stato quello di mischiare 20-25mg di compresse sbriciolate con il DMSO in gel o in soluzione 50/50 di DMSO e acqua. Gli utilizzatori successivamente applicano la miscela sulla pelle (specialmente nelle zone dove il grasso è più testardo come fat-burner localizzato; similmente a quanto avviene per il Metenolone Acetato iniettabile somministrato attraverso iniezioni intradermiche). Il 10-20% della molecola contenuta viene così assorbito passando direttamente nel flusso ematico evitando così la disattivazione del fegato di primo passaggio. Questa operazione solitamente viene ripetuta 1-5 volte nell’arco della giornata.
Il DMSO è un solvente che trasporta direttamente attraverso la pelle le strutture molecolari più piccole mischiate in esso. La sua reperibilità non è delle più semplici, anche se si può trovare presso gli ingrossi di sostanze chimiche.
Un ulteriore metodo usato per aumentare la biodisponibilità del Metenolone Acetato orale consiste nella miscelazione delle compresse sbriciolate con l’olio alla vitamina E per un asunzione orale. In questo modo una grossa parte dello steroide attivo viene assorbita attraverso il sistema linfatico come l’Andriol (Testosterone Undecanoato orale) così da evitare la disattivazione di primo passaggio.
Una volta risolto il problema della biodisponibilità I dosaggi normalmente usati si aggirano tra i 50mg ed i 200mg al giorno, divisi in 3-4 dosi giornaliere a causa della breve emivita di 4-6 ore (alcuni hanno trovato più efficace suddividerlo in 4-6 dosi).
Il Metenolone non è una molecola facile da associare, per via della sua quasi totale affinità con i recettori AR e per la relativa debolezza del suo legame recettoriale, quindi abbinarlo a forti AR come il Trenbolone sarebbe una cattiva scelta. Parlando in questa sede della versione orale, la sua migliore affinità la si trova con molecole Non-AR come il Methandrostenolone , l’Oxymetholone o il Chlorodehydromethyltestosterone. Un principiante che vuole rimanere nell’ambito degli orali, sia esso un uomo o una donna, può avere dei buoni risultati associando il Metenolone Acetato orale con il Chlorodehydromethyltestosterone (Oral Turinabol): una delle ragioni di questa accoppiata va ricercata nel fatto che l’Oral Turinabol abbassa le SHBG circolanti evitando che il Metenolone, che ha una forte affinità con esse, venga reso inattivo. Il suo essere una molecola con pochi effetti collaterali fa si che gli utilizzatori principianti siano in grado di gestirla facilmente.

Gabriel Bellizzi

ACIDO ARACHIDONICO: CARATTERISTICHE E APPLICAZIONI

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L’acido arachidonico (AA) è un acido grasso poli-insaturo, ovvero che reca nella propria molecola più doppi legami carbonio-carbonio.
L’acido arachidonico è un omega 6 presente nell’organismo umano ed è introdotto con la dieta (ad esempio assumendo olio di arachidi, da cui prende il nome), ma lo si può far derivare anche dall’acido linoleico che è un acido grasso essenziale omega 6 (presente ad esempio nell’olio di canapa o cannabis e nell’olio di semi di girasole). All’interno delle cellule è legato a fosfolipidi di membrana (fosfatidilinositolo, fosfatidilcolina, fosfatidiletanolamina).
L’acido arachidonico è liberato dalla molecola di fosfolipide dall’enzima fosfolipasi A2, restituendo così il monogliceride fosfato e una molecola di acido arachidonico. Una seconda via, minoritaria, di liberazione dell’acido arachidonico è quella che prevede la scissione del diacil glicerolo fosfato (DAG) precedentemente originatosi dalla scissione del fosfatidil inositolo difosfato PIP2 da parte della proteina Gq.

L’acido arachidonico è un precursore nella sintesi degli eicosanoidi:

• Attraverso l’azione dell’enzima cicloossigenasi e perossidasi dà origine alla Prostaglandina H2, che a sua volta viene trasformata in diverse sostanze tra cui le prostaglandine – coinvolte nei processi infiammatori e in molte funzioni fisiologiche tra cui la protezione della mucosa gastrica – in prostacicline, e trombossani.
• l’enzima 5-lipoossigenasi lo trasforma in 5-HPETE, che a sua volta è usato per la produzione dei leucotrieni.
• l’acido arachidonico è usato anche nella biosintesi dell’anandamide.

La produzione di questi derivati, e la loro azione nell’organismo, sono nel complesso conosciuti come la cascata dell’acido arachidonico.

L’acido arachidonico ovviamente non viene sintetizzato soltanto dall’acido linoleico, può essere introdotto anche tramite alimentazione, alcuni alimenti che lo contengono sono (l’olio di arachidi da cui prende il nome), noci, olio di pesce sardina, merluzzo e salmone, carne, uova, tuorlo.

Nel nostro organismo l’acido arachidonico è presente soltanto nei fosfolipidi di membrana.

Analizziamo lo schema della Fosfolipasi:

Esistono vari tipi di Fosfolipasi:

– 1: Fosfolipasi C (PLC)
– 2: Fosfolipasi A2 (PLA2)
– 3: Fosfolipasi D (PLD)

Di nostro interesse è la fosfolipasiA2 che è quella capace di liberare l’acido arachidonico dalla membrana dei fosfolipidi.

La Fosfolipasi A2, abbreviata in (PLA2), è un enzima che permette il rilascio di acidi grassi dal secondo gruppo carbonioso dei gliceroli.
Nello specifico, la PLA2 riconosce il legame sn-2 acil dei fosfolipidi e ne induce la catalisi idrolitica rilasciando acido arachidonico e lisofosfolipidi permettendo l’inizio della cascata dell’acido arachidonico.

La fosfolipasi è un enzima che può essere riscontrato, con le dovute differenze strutturali, nei mammiferi, negli insetti e nei veleni dei serpenti.
Il rilascio della PLA2 è fondamentale nel responso infiammatorio.

Il rilascio e l’attività di tale enzima è regolato dalla sua fosforilazione e dai livelli di calcio.
Quando la PLA2 è fosforilata dalla Mitogen-activated protein kinase a livello della serina-505 la PLA2 si trasforma nella forma attivata.
Quando poi la fosforilazione è accoppiata all’influsso di ioni calcio la PLA2 migra verso la membrana cellulare dove catalizza la liberazione di acido arachidonico.

Si distinguono tre classi appartenenti alla famiglia delle FosfolipasiA2:

– PLA2 secretorie (sPLA2),
– PLA2 citosoliche (cPLA2)
– PLA2 Ca+2 indipendenti.

Tutti i processi esaminati in precedenza fanno riferimento alla cPLA2, Le cPLA2 sono enzimi citoplasmatici ad alto peso molecolare, (80-110 Kda).
La liberazione intracellulare di acido arachidonico (AA) indotta dai recettori è mediata principalmente dalla cPLA2, perché questa forma idrolizza di preferenza fosfolipidi contenenti AA.
Come accennato in precedenza, l’AA è il precursore della sintesi degli eicosanoidi, una classe di mediatori molto incisiva che, come sappiamo, comprende prostaglandine, trombossano, leucotrieni e lipossine.
Gli eicosanoidi, sono un gruppo di autacoidi, ovvero di sostanze ormone-simili ad azione locale, che vengono fisiologicamente liberati dalla cellula attraverso una cascata enzimatica che parte da un acido grasso a 20 atomi che è appunto l’acido arachidonico. L’acido arachidonico, come detto pocanzi, viene liberato dai fosfolipidi per opera della fosfolipasi A2 (PLA2) o (cPLA2).

Una massiva liberazione di eicosanoidi è caratteristica dei processi infiammatori, in presenza di un danno tissutale.
Si distinguono due vie metaboliche principali che a partire dall’acido arachidonico arrivano alla formazione degli eicosanoidi.

Il metabolismo dell’AA può seguire due strade:

1- La via della ciclossigenasi (COX) e;
2- la via della lipossigenasi (LOX).

La via della ciclossigenasi porta alla formazione di prostaglandine (PGE2 pg ,PGD2, PGF2, PGI2) e trombossani (TXA2), per azione a sua volta di enzimi specifici.
Ciascuno di questi enzimi ha una ben precisa distribuzione tessutale.
Ad esempio, la “TXA sintetasi” è presente all’interno delle piastrine (TXA2 è un potentissimo aggregante piastrinico).
Al contrario, l’endotelio è provvisto dell’enzima atto alla produzione di prostaciclina (PGI2), potente antiaggregante piastrinico.

L’aspirina, ed i FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) in genere, inibiscono la COX e quindi la produzione di tutte le prostaglandine ed i trombossani.

La ricerca ha mostrato che esistono due COX, dette COX1 e COX2. La COX1 è espressa nella mucosa gastrica. È per tale motivo che gli inibitori selettivi della COX2 hanno effetti lesivi della mucosa gastrica molto più attenuati.
La via della lipossigenasi vede l’azione del 5-LOX, che è l’enzima metabolizzante l’AA più importante dei neutrofili.
Il prodotto della 5-LOX è altamente instabile e viene successivamente convertito in leucotrieni (LTA4, LTB4, LTC4).

I leucotrieni, ed LTB4 in particolare, sono potenti agenti chemiotattici per i neutrofili.
LTC4 ed i suoi metaboliti (LTD4, LTE4) causano vasocostrizione, broncospasmo e
aumento della permeabilità vasale.

I farmaci anti-infiammatori steroidei (cortisone e derivati) inibiscono la fosfolipasi A2 e, quindi, la produzione di prostaglandine, trombossani e leucotrieni.
PAF deriva dai fosfolipidi di membrana dei neutrofili, delle piastrine, dei monociti, dei basofili, delle cellule endoteliali etc per azione della fosfolipasi A2.

PAF determina vasocostrizione, broncospasmo, vasodilatazione ed aumento della permeabilità vasale (100-10.00 volte più potente dell’istamina).
Inoltre, PAF facilita l’adesione dei leucociti attraverso modificazioni conformazionali delle integrine, ha azione chemiotattica, induce la
degranulazione leucocitaria e il burst ossidativo.

Il Fattore Attivante delle Piastrine (PAF) agisce sulle cellule bersaglio interagendo con recettori specifici e stimola la produzione di ulteriori mediatori (es. prostaglandine).

Lo schema riportato sopra che raffigura la cascata dell’AA è una semplificazione di quanto accade in natura.
In effetti la complessità delle reazioni coinvolte nella cascata dell’acido arachidonico è molto più ampia e interessa la formazione di molti composti di cui, alcuni, ancora non si conosce la funzione biologica e l’eventuale ruolo patologico durante i processi infiammatori.
Recentemente l’importanza nutrizionale dell’acido arachidonico è stata ampiamente rivalutata in campo sportivo, specie negli sport prevalentemente anaerobici, al punto che oggi viene commercializzato come integratore destinato a massimizzare la crescita muscolare. A permettere questo “cambio di rotta” sono state incisive le ricerche di William Llewellyn (autore di Anabolic) le quali lo condussero a formulare una teoria: che l’integrazione di acido arachidonico potrebbe aiutare gli atleti di forza a sviluppare la massa muscolare.

Successivamente William Llewellyn espose la sua teoria (1) lanciando sul mercato l’acido arachidonico sotto forma di integratore.
Fortunatamente esistono alcuni studi scientifici che mostrano l’azione del AA su forza e massa muscolare.

I ricercatori dell’Università di Tampa presentarono un poster in occasione della riunione annuale della National Strength and Conditioning Association in Las Vegas, che mostrava uno studio sugli effetti dell’acido arachidonico su 15 atleti di forza, dopo che avevano assunto 1500mg di acido arachidonico al giorno per un periodo di 8 settimane.

Lo studio venne svolto dividendo i partecipanti in 2 gruppi; uno a cui venne somministrato AA e un altro a cui venne somministrato un placebo.
L’età media dei soggetti era di 20 anni, tutti i soggetti eseguirono lo stesso programma di allenamento 3 volte a settimana.

I soggetti che avevano preso l’acido arachidonico guadagnarono 1,5 kg di massa magra durante l’esperimento, mentre negli atleti ai quali era stato somministrato un placebo non si verificò praticamente nessun cambiamento.
Le scansioni mostrarono che nel gruppo “acido arachidonico” i quadricipiti dei soggetti erano cresciuti di 0,47 centimetri in spessore, mentre per il gruppo “placebo” il risultato era circa la metà di 0,47.
I soggetti del gruppo “acido arachidonico” avevano migliorato il loro 1rm nella Bench press e nel leg press di quasi 110 kg in più, mentre per il gruppo “placebo” l’incremento era stato inferiore di 76 kg.
I ricercatori conclusero che questi risultati suggeriscono che l’acido arachidonico può aumentare positivamente gli adattamenti di forza e ipertrofia del muscolo scheletrico nei soggetti allenati, negli atleti e negli individui che tutti i giorni cercano di massimizzare la loro composizione corporea, la forza e la potenza. L’AA potrebbe essere usato come aiuto ergogenico.(2)
In un altro studio (3), trenta maschi sottoposti ad allenamento di resistenza (età: 20.4 ± 2.1 anni) sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno al quale veniva somministrato Acido Arachidonico e un altro al quale veniva somministrato un placebo (cioè CTL). Successivamente, entrambi i gruppi sono stati sottoposti a seguire 3 allenamenti a settimana per 8 settimane, seguendo un protocollo di allenamento non periodizzato. Lo spessore del muscolo quadricipite, attraverso scansione della composizione del corpo intero (DEXA), la forza muscolare e la potenza sono stati valutati al basale e post-test. Nel modello dei roditore, ratti maschi Wistar (~ 250 g, ~ 8 settimane di vita) sono stati pre-alimentati sia con AA o con acqua (CTL) per 8 giorni e sono stati alimentati con la dose finale di AA prima di essere acutamente allenati per la forza tramite stimolazione elettrica su flessioni plantari unilaterali. Un campione di muscolo misto è stato rimosso dalla gamba allenata e non allenata 3 ore post-esercizio.
la massa magra corporea (2,9%, p <0,0005), la forza della parte superiore del corpo (8,7%, p <0,0001), e il picco della potenza (12,7%, p <0,0001) sono aumentati solo nel gruppo AA. Per la sperimentazione animale, GSK-β (ser9) fosforilazione (p <0.001) indipendente dall’esercizio e la fosforilazione del AMPK dopo l’esercizio (p-AMPK meno di ARA, p = 0.041) erano diverse tra i topi alimentati con AA e quelli alimentati con CTL.
I ricercatori conclusero che i risultati suggeriscono che la supplementazione con AA può aumentare positivamente il potenziamento muscolare e gli adattamenti indotti in maschi sottoposti ad allenamenti di resistenza. Tuttavia, gli studi cronici a livello molecolare sono necessari per chiarire ulteriormente come l’AA combinato con l’allenamento per la forza influisca sul adattamento muscolare.

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Nel 2005, il Laboratorio Exercise & Sport Nutrition presso la Baylor University ha condotto uno studio in doppio-cieco, placebo-controllato per determinare se 50 giorni di allenamento di resistenza combinati con la supplementazione di acido arachidonico (X-Factor ™) sarebbe stata capace di influenzare gli effetti dell’allenamento di 31 ragazzi con 1 anno di esperienza nell’allenamento di resistenza.

I risultati sono stati presentati alla conferenza dell’International Society of Sports Nutrition nel 15 Giugno 2006.

Tutti i soggetti avevano assunto un totale di quattro capsule ogni giorno (una capsula di 250 mg di AA) o placebo ogni quattro ore.

I soggetti che assumevano X-Factor avevano aumentato i loro carichi ad una media di 251lbs alla bench press in 50 giorni, che è stato un aumento del 45% superiore rispetto al gruppo placebo.

Il gruppo che assumeva acido arachidonico aveva “sovraperformato” il gruppo placebo nella:

– Potenza media (225 ° A>> placebo);
– Potenza Anaerobica (6000/0> placebo);
– Capacità del lavoro totale (250%> placebo).

Non sono stati segnalati effetti collaterali durante lo studio.

Come agente anabolico a breve termine, l’acido arachidonico andrebbe integrato con una dose variabile tra i 500 mg ed i 1.000 mg al giorno ( con capsule da 250 mg ).
Le dosi da 1.000 mg sono più comunemente usate nel Bodyweight.

l’AA viene comunemente “ciclato” similmente a come si fa usualmente con gli AAS, e viene assunto per un periodo di 7-8 settimane, seguito da un uguale periodo di tempo di non assunzione.
Come si è potuto leggere in precedenza, l’AA viene assunto in dosi variabili tra i 250mg 4 volte al giorno, ogni 4 ore fino ad arrivare ad un totale di 1000mg.

Tale metodo è sufficiente per notare guadagni in termini di massa muscolare, forza e potenza anaerobica.
A seconda delle diete individuali e fattori metabolici, questi guadagni possono essere accompagnati da una diminuzione del grasso corporeo.

L’acido arachidonico ha anche un effetto vasodilatatore, può infatti produrre un pompaggio maggiore con un allenamento intenso. Questo si verifica spesso entro due settimane dall’inizio della supplementazione.

L’acido arachidonico (X-Factor), spesso produce un aumento dei residui che si presentano post-allenamento, in pratica vengono prolungati i DOMS.
Per questo motivo i tempi di recuperi tra un allenamento e l’altro vengono leggermente prolungati, (forse è richiesto un ulteriore giorno di riposo) prima di dedicarsi all’allenamento successivo.

Ciò è dovuto ad una normale intensificazione della risposta fisiologica dopo l’allenamento, rappresenta un aumento della cascata anabolica (e del tasso di crescita muscolare).

Persone che presentano una minor massa muscolare possono provare più dolore a seguito della supplementazione, a causa di una maggior attività delle prostaglandine. (4)

Ricapitolando, l’AA è un acido grasso essenziale della famiglia degli omega 6, ed è una componente vitale delle membrane cellulari, rivestendo un ruolo importante nella risposta infiammatoria.

E’ particolarmente rilevante il suo apporto durante le fasi di crescita corporea, o di riparazione cellulare, ed è infatti una componente naturale e importante del latte materno.

Questa sostanza viene talvolta considerata qualcosa da evitare completamente per il semplice fatto che è “infiammatoria” ma, come sempre, questo punto di vista semplifica eccessivamente, e in modo drastico, ciò che si verifica effettivamente nel corpo. È infatti vero che l’AA gioca un ruolo nell’ambito dell’infiammazione, ma ciò va considerato un fatto positivo, se controllato.

L’AA permettere all’organismo di rispondere in modo appropriato ad un trauma fisico, e assicura anche che la risposta infiammatoria cessi quando non è più necessaria.

In alcuni studi epidemiologici i livelli più elevati nel plasma sia dell’AA che degli omega 3 sono stati associati con i più bassi livelli dei markers infiammatori (5).

Inoltre, studi clinici hanno rilevato che aggiungendo alla dieta fino a 1.200 mg di AA (il che corrisponde a un dosaggio 12 volte più elevato rispetto all’apporto medio giornaliero negli Stati Uniti) non provoca alcun effetto evidenziabile sulla produzione delle citochine infiammatorie (6), (7).

Infine è importante rilevare che la carne rossa contiene una concentrazione inferiore in AA rispetto a quella di altre carni, a causa del suo contenuto generalmente più basso in acidi grassi polinsaturi.

L’AA risulta essere un supplemento di grande efficacia anche nei protocolli OCT.

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

Wikipedia

1- http://www.google.com/patents/US20040102519
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/
3- http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0155153#sec022
4- Studio tratto dal libro di William Llewelyn, Anabolics 9° edition, pagina 440.
5- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12821543
6- http://link.springer.com/article/10.1007/s11745-998-0317-4?no-access=true
7- http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF02537187