Trilostano (Vetoryl)

 

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Trilostano

 

Il Trilostano [(4α,5α,17β)-3,17-diidrossi-4,5- epossiandrost-2-ene-2-carbonitrile] è un inibitore della steroidogenesi adrenocorticale. La molecola inibisce l’enzima progesterone reduttasi, essenziale per la produzione di glicocorticoidi e di mineralcorticoidi, bloccando in modo competitivo e reversibile la conversione dei D5-3b-idrossisteroidi, ad esempio il pregnenolone, biologicamente inattivi, a D4-3-chetosteroidi, ad esempio il progesterone biologicamente attivi, sia nella corteccia surrenale che in altri tessuti. Il Trilostano sembra essere più efficace in soggetti con ipercortisolismo piuttosto che in individui con normale attività adrenocorticale. Il farmaco determinerebbe anche una inibizione della 3 beta-idrossisteroido-deidrogenasi. Nel paziente con Sindrome di Cushing il Trilostano generalmente riduce la secrezione, la concentrazione plasmatica e l’escrezione urinaria di Cortisolo e inibisce la risposta adrenocorticale alla stimolazione da corticotropina (ACTH). Durante il trattamento con il farmaco per periodi prolungati di tempo è possibile si verifichi un aumento, dovuto ad un meccanismo di feed-back negativo, delle concentrazioni plasmatiche di ACTH con conseguente stimolazione della steroidogenesi surrenalica. Questo meccanismo in alcuni soggetti può determinare un annullamento della inibizione della sintesi di cortisolo.

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Dopo somministrazione orale il Trilostano in genere viene rapidamente assorbito dal tratto gastrointestinale. È peraltro noto che esistono ampie variazioni interindividuali nella velocità e nell’entità dell’assorbimento.

Nei soggetti sani a digiuno, a distanza di circa 30-60 minuti dalla somministrazione orale di una singola dose di 120 mg il farmaco è dosabile nel plasma. Le concentrazioni plasmatiche massime del Trilostano e del 17-chetotrilostano sono rispettivamente di 0,4-1 e di 1,2-2,5 µg/ml. Il farmaco si distribuisce ampiamente nella maggior parte dei tessuti corporei concentrandosi particolarmente nell ghiandole surrenali, fegato, polmoni e reni. Il Trilostano subisce metabolismo epatico. Nell’animale sono stati individuati 5 metaboliti maggiori che fanno seguito a reazioni di idrossilazione e glucuronazione. Il metabolita principale è il 17-chetotrilostano che sembra due volte più potente del Trilostano nell’inibire la progesterone reduttasi. Nella scimmia il Trilostano e i suoi metaboliti sono escreti prevalentemente nelle urine, nel ratto prevalentemente nelle feci. Nel ratto e nel topo i valori della DL50 orale sono >16 g/kg. Il Trilostano viene impiegato nel trattamento della sindrome di Cushing e nell’iperaldosteronismo. Il farmaco è stato anche utilizzato per il trattamento del cancro della mammella avanzato, in donne nella post menopausa.

La dose terapeutica usuale di Trilostano è di 60 mg per 4 volte al giorno per almeno 3 giorni; essa viene quindi aggiustata, in base alla risposta del paziente, entro un intervallo compreso tra 120 e 480 mg/die. Sono state anche somministrate dosi giornaliere di 960 mg/die.

Molti Bodybuilders usano il Trilostano per la sua capacità inibitoria sulla sintesi del Cortisolo; cosa che torna loro utile ad esempio all’uscita da lunghi cicli di AAS per evitare perdite eccessive di massa magra e consolidare i guadagni o in pesante e prolungata restrizione calorica. Sempre più spesso infatti viene utilizzata questa molecola, o il Metyrapone, in sostituzione del Cytadren (Aminoglutetimide), spesso usato dagli atleti in passato.

Il Cortisolo rappresenta un elemento significativo dell’equazione che induce le limitazioni genetiche alla crescita muscolare. Molti addetti ai lavori e atleti hanno capito che:

1. meno Cortisolo = meno catabolismo (distruzione) muscolare;

2. meno Estrogeni = meno accumulo di grasso e meno ginecomastia e quindi un fisico più magro;

3. meno Aldosterone = meno ritenzione idrica e un aspetto più tonico.

Ma meno conversione di Pregnenolone in composti attivi = meno Testosterone endogeno.

Molti hanno considerato questi effetti fortemente positivi in quanto l’assenza della produzione naturale di Testosterone è stata rimpiazzata abbondantemente attraverso l’uso degli AAS ed è stato riconosciuto che l’assenza di ormoni concorrenti ha avuto un profondo effetto sinergico su quelli auto-somministrati. Quindi, bisogna ricordare che il Trilostano, al pari dell’Aminoglutetimide, non comporta un abbassamento esclusivamente a carico del Cortisolo: infatti le sue capacità inibitorie interessano anche proporzionalmente la biosintesi endogena degli Androgeni, Estrogeni e Aldosterone.

Per questo motivo gli atleti durante la somministrazione di Trilostano in periodi di uscita dai cicli assumono il Proviron (Mesterolone) per mantenere elevato il livello degli Androgeni circolanti. Le dosi assunte dagli atleti sono generalmente nel range dei 120-240mg al giorno divisi in dosi multiple da 60mg, generalmente con un protocollo di due giorni si e due giorni no per un massimo di quattro settimane. In questo modo si è in grado di sfruttare al meglio le capacità della molecola senza incorrere nei deleteri cicli di feed-back negativo e diminuendo l’incidenza degli altri possibili effetti collaterali. L’utilizzo di Trilostano non è stato protratto per più di 4-6 settimane: a quel punto il corpo risponderebbe con un aumento della produzione di ACTH creando un’intera nuova serie di effetti catabolici.

Un protocollo di Trilostano, la dove l’intento è quello di creare una soppressione del Cortisolo e degli Estrogeni può essere (come puro esempio) il seguente:

Giorni

1. Trilostano 120mg, Proviron 50/150mg

2. Trilostano 120mg, Proviron 50/150mg

3. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

4. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

5. Trilostano 120mg, Proviron 50/150mg

6. Trilostano 120mg, Proviron 50/150mg

7. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

8. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

9. Trilostano 120mg, Proviron 50/150mg

10. Trilostano 120mg, Proviron 50/150mg

11. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

12. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

13. Trilostano 180mg, Proviron 50/150mg

14. Trilostano 180mg, Proviron 50/150mg

15. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

16. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

17. Trilostano 180mg, Proviron 50/150mg

18. Trilostano 180mg, Proviron 50/150mg

19. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

20. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

21. Trilostano 240mg, Proviron 50/150mg

22. Trilostano 240mg, Proviron 50/150mg

23. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

24. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

25. Trilostano 240mg, Proviron 50/150mg

26. Trilostano 240mg, Proviron 50/150mg

27. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

28. Nolvadex 30mg, Proviron 50/150mg

In seguito alla somministrazione di dosi elevate di Trilostano si sono manifestati i seguenti effetti collaterali:

  • cefalea
  • astenia
  • stanchezza
  • senso di testa vuota
  • malessere ù
  • confusione
  • flushing
  • nausea
  • vomito
  • diarrea
  • rinorrea ed edema del palato
  • problemi epatici.

Sono stati riportati occasionalmente esfoliazione cutanea, rash, prurito ed eritema. Raramente possono verificarsi artralgia, crampi o dolori muscolari, palpitazioni, turgore e congestione alle mucose nasali, lacrimazione, febbre, sincope e aumento della salivazione.

Il Trilostano come già accennato può deprimere la funzione gonadica. In una donna che riceveva 240 mg di farmaco 4 volte al giorno si è assistito alla comparsa di crisi addisoniana. Il farmaco riduce fortemente anche la capacità del corpo di reagire alle risposte infiammatorie. Ciò significa che può impedire al corpo di inibire le emorragie e di combattere le malattie. Ciò può anche rendere un Bodybuilder una vittima della Sindrome di Cushing.

Il sovradosaggio da Trilostano si manifesta con ipotensione, anche grave, iperkaliemia e insufficienza surrenalica. Per il trattamento è necessario svuotare lo stomaco mediante emesi o lavanda gastrica e una terapia sostitutiva con corticosteroidi. Si devono monitore attentamente sia la potassiemia che la pressione sanguigna.

Il Trilostano è strutturalmente correlato al Testosterone e può interferire con alcuni metodi per la determinazione sierica di quest’ultimo. Il farmaco inoltre può produrre valori falsamente elevati di 11- idrossicorticosteroidi urinari e/o plasmatici.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

– Trilostano. Wikipedia

– Chemical Muscle Enhancement II (di Author L. Rea)

7-Keto-DHEA

7-keto-dhea

Il 7-Keto-DHEA (noto anche come 7-Keto, 7- ketodehydroepiandrosterone, o 7-oxodehydroepiandrosterone) è uno steroide prodotto dal metabolismo del pro-ormone surrenale Dehydroepiandrosterone (DHEA). Il 7-Keto non converte in Testosterone o Estrogeni, ed è stato per questo studiato come sostituto del DHEA. E’ spesso usato nella sua forma di “pro-farmaco” 7-Keto-DHEA Acetato.

Gli studi in vitro e sugli animali hanno suggerito l’utilità potenziale del 7-Keto negli esseri umani, ma attualmente non esistono sufficienti prove scientifiche a sostegno del suo uso come aiuto per la perdita di peso, la conservazione/crescita della massa muscolare, lo stimolo immunitario, o per qualsiasi altro uso clinico. Tuttavia, il 7-Keto è commercializzato come integratore alimentare per la perdita di peso, aumento del metabolismo, miglioramento della memoria, e per prevenire i cambiamenti legati all’età dal 1998. Quando viene utilizzato in soluzione topica (lozione per la pelle) il 7-Keto causa cambiamenti duraturi nei livelli fisiologici di Testosterone, Epitestosterone, Estradiolo, e altri ormoni steroidei. Le ricerche hanno sottolineato che l’uso di integratori contenenti questa molecola possa portare positività ai test anti-doping. L’Agenzia mondiale antidoping ha inserito il 7-Keto DHEA nella lista degli agenti anabolizzanti vietati.

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Per cercare eventuali metaboliti del DHEA che potessero avere una maggiore attività biologica, una maggiore specificità, e una minore propensione alla conversione in ormoni sessuali, il Dr. Lardy avviò un programma di analisi dei derivati del DHEA. L’attività di 150 di questi metaboliti è stata monitorata misurando l’induzione di due enzimi termogenici, la deidrogenasi mitocondriale glicerolo-3-fosfato e il citosolico enzima malico. I risultati di questo studio di riferimento sono stati pubblicati nel 1998 sulla rivista Steroids, e hanno rivelato che molti di questi steroidi non hanno indotto l’attività di questi enzimi termogenici, mentre il metabolita 7-Keto l’ha fatto. Infatti, il 7- Keto era 2,5 volte più attivo del DHEA ad indurre l’attività di questi enzimi termogenici. In seguito al lavoro di Marenich, si è scoperto che l’escrezione urinaria del 7-Keto diminuisce con l’età, in modo simile al suo composto progenitore, il DHEA. Sulla base dei vantaggi riscontrati, il metabolita 7-Keto è stato scelto per ulteriori studi come composto finalizzato alla perdita di peso.

Il 7-Keto è legalmente venduto negli Stati Uniti e nel Regno Unito come supplemento dietetico.

Il 7-Keto presenta caratteristiche uniche tra i derivati del DHEA a causa dell’ossigenazione in 7° posizione.

Questa modifica strutturale conferisce caratteristiche proprie alla molecola, e la ricerca ha rivelato che il 7-Keto DHEA ha molteplici effetti distinti nel corpo. Il 7-Keto ha una documentata azione termogenica nei ratti. Questa azione si realizza attraverso l’attivazione di tre enzimi termogenici:

  • Glicerolo-3-fosfato deidrogenasi
  • Enzima Malico
  • Acil-CoA ossidasi

In linea con la definizione biologica della termogenesi, tutti e tre questi enzimi attivano una via meno efficiente per la sintesi di ATP ai fini della produzione di calore. Quindi, questi enzimi promuovono anche l’utilizzo delle riserve di grasso per la produzione di energia e calore. Questa è la capacità posseduta dal 7-Keto di migliorare la termogenesi e, attraverso questo meccanismo, accelerare l’utilizzo dei depositi di grasso a fini energetici.

Uno studio del 2007 ha dimostrato come la somministrazione di 7-Keto in soggetti adulti in sovrappeso e in combinazione con una dieta ipocalorica ha invertito efficacemente il calo del tasso metabolico a riposo (RMR) normalmente associato con la dieta. Il 7-Keto ha dimostrato di possedere la capacità di aumentare il RMR dell’1,4% sopra i livelli basali e ha dimostrato di portare ad un aumento giornaliero del 5,4% del RMR quando somministrato con una dieta ipocalorica.

Il 7-Keto raggiunge questo effetto termogenico senza effetti cardiovascolari o a carico del Sistema Nervoso Centrale, che rappresentano gli effetti comunemente associati all’utilizzo dei classici agenti termogenici come Efedrina e Clenbuterolo.

Gli atleti, specie i BodyBuilders, utilizzano il 7-Keto anche per la sua capacità di ridurre l’attività del Cortisolo a livello enzimatico al dosaggio di 200mg/die diviso in due dosi uguali (in genere appena svegli e dopo l’allenamento): la sua somministrazione è mantenuta entro le 4-6 settimane onde evitare possibili rebound del Cortisolo.

Sebbene il processo di invecchiamento interessa tutti i segmenti del sistema immunitario, i ricercatori hanno identificato delle alterazioni nella funzione immunitaria cellulare delle cellule T mediata negli anziani. Il declino della funzione immunitaria delle cellule T è associato ad un aumento della suscettibilità alle infezioni. Ad esempio, gli individui con declino dell’immunità cellulare età-correlate hanno una risposta alterata al vaccino influenzale, che li rende più suscettibili a contrarre l’”influenza”, anche se hanno ricevuto il vaccino.

In uno studio clinico presentato al meeting della Federation of American Societies for Experimental Biology nell’aprile del 2004 , è stato valutato l’effetto del 7-Keto in relazione all’azione sulla funzione immunitaria in soggetti anziani.

Il 7-Keto è stato oggetto di una serie di valutazioni tossicologiche. Questi studi includono: AMES Mutagenicity Test, Acute Oral Dose LD50 nel ratto, Escalating Dose Oral Gavage in Rhesus Monkeys e 28 Day Oral Gavage in Rhesus Monkeys.

Non ci sono stati effetti avversi in nessuno di questi studi. Questo lavoro pre-clinico è stato seguito da uno studio di sicurezza di Fase I nell’uomo diretto da Davidson e colleghi presso il Chicago Center for Clinical Research. Questo studio è stato pubblicato sul Clinical Investigative Medicine e ha mostrato che il 7-Keto è sicuro per l’uomo fino ad una dose di 200mg/die per 4 settimane. Come negli studi tossicologici, non ci sono state gravi reazioni avverse o effetti collaterali ormonali segnalati. I dati sulla sicurezza di impiego a lungo termine (oltre 4 settimane) mancano.

Inoltre, un’analisi farmacocinetica completa è stata inserita come parte di questo studio. Questa analisi farmacocinetica descrive esattamente come il corpo assorbe, metabolizza, distribuisce ed espelle il 7- Keto. Esso rivela che il 7-Keto è rapidamente assorbito e convertito in un suo derivato solfato, che raggiunge le concentrazioni plasmatiche di picco dopo 2,2 ore e ha una emivita di 2,17 ore e non vi è nessun accumulo con somministrazioni ripetute.

Ad oggi, ci sono state due notifiche della FDA che autorizzano la libera vendita di prodotti contenetnti 7- Keto come ingrediente alimentare. Era intento della FDA annunciare con tali notifiche la sicurezza dei prodotti contenenti tale ingrediente. La FDA non ebbe nulla da obbiettare, nelle sudette notifiche, riguardo alla commercializzazione e vendita di prodotti contenenti 7-Keto.

Similmente al DHEA, il 7-Keto nel corpo viene rapidamente solfatato a 7-Keto solfato. Un metodo di analisi è stato sviluppato per la quantificazione del 7-Keto solfato nel plasma umano. Questo era un metodo HPLC, che utilizzava curve di calibrazione per il 7-Keto solfato nell’intervallo da 10 a 500 ng/ml. Livelli minimi sono stati misurati dopo ogni dose somministrata in ordine crescente; 0.50, 100 e 200 mg al giorno. Le concentrazioni plasmatiche di base aumentano proporzionalmente alla dose giornaliera somministrata. I livelli medi (15,8 ng/ml) dopo 1 settimana al dosaggio di 200 mg/die sono stati simili a quelli misurati dopo 4 settimane di trattamento (16,3 ng/ml). Ciò indica che il rapporto tra il tasso di formazione del metabolita e la sua eliminazione è costante durante somministrazioni multiple e non si accumula. Dopo un periodo di washout di dodici ore, 22 soggetti hanno ricevuto una singola dose di 100 mg di 7-Keto e i livelli plasmatici sono stati quantificati a 0.25, 0.50, 1.0, 2.0, 4.0, 6.0 e 12.0 ore dopo la somministrazione della dose.

Le concentrazioni plasmatiche medie misurate sotto studio hanno dimostrato un livello di picco nel plasma di 158 ng/ml dopo 2,2 ore dalla somministrazione della dose. L’emivita è risultata essere di 2,17 ore. Sulla base dei dati, il regime di dosaggio di due volte al giorno è stato consigliato come il programma di dosaggio ideale se il mantenimento di livelli ematici costanti è l’obiettivo.

I risultati di queste ricerche hanno dimostrato che vi erano dei casi contrastanti tra:

  • i dimezzamenti dei livelli plasmatici misurati
  • le concentrazioni plasmatiche di una singola dose da 100 mg per via orale.

Ricapitolando, non vi è accumulo con dosi ripetute e, con somministrazione in due volte al giorno, dovrebbe raggiungere un livello plasmatico stazionario in 11 ore.

In conclusione, il 7-Keto risulta utile come supplemento per il miglioramento delle prestazioni in periodi di restrizione calorica dove l’obbiettivo primario dell’atleta è quello di accellerare il consumo dei grassi di deposito e massimizzare la conservazione della massa muscolare. Il dosaggio utile a tal fine rimane quello dei 200mg/die diviso in due dosi uguali. Ricordo inoltre che l’uso prolungato (oltre le quattro settimane) è sconsigliato a causa dei possibili rebound del Cortisolo.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

– Wikipedia, “7-Keto-DHEA“

 

 

DHEA E CORTISOLO

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Come ben sappiamo in piccole quantità l’ormone dello stress Cortisolo è incredibilmente utile, ma quando raggiunge e mantiene livelli costantemente elevati diventa estremamente dannoso. Ricercando nelle vecchie riviste scientifiche, è emerso un modo per ridurre il Cortisolo del 30-40% : assumendo 25 mg di DHEA al giorno.(1)

La riduzione del Cortisolo in seguito alla supplementazione di DHEA è stata anche divulgata attraverso una clip di YouTube, in cui Jeff Anderson consiglia agli uomini che vogliono perdere grasso nella zona del torace di assumere 25 mg di DHEA al giorno (qui il link alla clip https://www.youtube.com). Il deposito di grasso in questa zona è in parte dovuto al Cortisolo, dice Anderson, e si può ridurre il livello di quest’ultimo assumendo una dose bassa di DHEA ogni giorno. 

Se gli uomini possano realmente perdere grasso toracico assumendo DHEA non è così sicuro, ma sappiamo che la supplementazione di DHEA riduce il livello di cortisolo che causa anche ritenzione idrica. Almeno, esiste uno studio fatto nel 2003, in cui i ricercatori presso la University of Pittsburgh hanno osservato ciò su un gruppo di uomini e donne di 69 anni che assumevano 200 mg di DHEA ogni giorno per 15 giorni.(2)

L’integrazione ha avuto inizio il giorno 8 ed è continuata fino al giorno 22. Le barre nelle figure  qui sotto mostrano la quantità di Cortisolo nel sangue dei partecipanti per ciascun giorno.
La riduzione del livello di Cortisolo causata dal DHEA era maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Anche se i livelli di cortisolo nei maschi sono scesi, la riduzione non è risultata statisticamente significativa in tutti i giorni.

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Una dose giornaliera di 200 mg di DHEA è un quantitativo elevato. In molti studi la dose usuale di DHEA utilizzata dai ricercatori è di 50 mg. Nel 2006 ricercatori italiani hanno pubblicato i risultati di uno studio sugli effetti di una dose notevolmente inferiore di DHEA sui livelli di Cortisolo.(3)

I ricercatori italiani hanno somministrato ai loro soggetti di prova – donne di età compresa tra 50 e 55 anni [barre scure nella figura 3] e tra 60 e 65 anni [barre di colore chiaro nella figura 3] – una dose quotidiana di 25mg di DHEA per un periodo di 12 mesi:

– 0 = livello di Cortisolo prima di iniziare DHEA;
– 2 = dopo 3 mesi;
– 3 = dopo 6 mesi;
– 4 = dopo 12 mesi.

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La figura qui sopra mostra come la supplementazione di DHEA possa funzionare. Essa mostra l’effetto della somministrazione di 10 microgrammi di ACTH sul livello di Cortisolo, prima della somministrazione e dopo 3, 6 e 12 mesi. L’ACTH è l’ormone messaggero che stimola le ghiandole surrenali a rilasciare Cortisolo. La secrezione di ACTH aumenta sotto stress. Sembra che la supplementazione di DHEA renda le ghiandole surrenali meno sensibile al ACTH.

Se si sta pensando di cercare di abbassare il livello di Cortisolo assumendo il DHEA, probabilmente si noterà un effetto maggiore se il pro-ormone si assume prima di andare a dormire o appena svegli (a stomaco vuoto o comunque lontano dai pasti). Anche nell’immediato post workout si possono ottenere maggiori benefici dalla supplementazione di DHEA ai fini di un abbassamento del Cortisolo.

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Tempo fa parlai dell’effetto sulla riduzione del Cortisolo da parte di un metabolita del DHEA, il 7-Keto-DHEA; vi rimando alla lettura dell’articolo http://bbhit.altervista.org/7-keto-dhea/.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17145649
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12544381
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17145649

USO DEL CLOMID NELL’OVER TRAINING

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Una dose relativamente modesta di Clomid – Clomifene Citrato – ha quadruplicato la quantità di testosterone in un atleta di resistenza, che aveva destabilizzato il proprio sistema ormonale a causa dell’over training. Endocrinologi della University of New Mexico hanno descritto ciò che è accaduto in uno studio pubblicato sul Fertility & Sterility. (1)

La combinazione di sport di resistenza e over training risulta disastrosa per la produzione degli ormoni sessuali. Una delle ragioni più importanti per cui ciò accade è che l’ over training fa sì che l’ipotalamo nel cervello smetta di produrre l’ormone GnRH. Il GnRH stimola la produzione di LH e FSH nella ghiandola pituitaria. Come ben sappiamo si tratta di due ormoni che stimolano le cellule di Leydig a produrre più Testosterone.

I più informati sapranno bene che gli Anti-estrogeni aumentano la produzione di GnRH. Più il livello di estrogeni circolanti è alto e minore risulta l’attività dell’ipotalamo; viceversa, minore è la quantità di estrogeni circolanti e più l’attività ipotalamica aumenta. Come ben sappiamo il Clomid si lega al sito recettore degli estrogeni bloccando la possibilità di legame degli estrogeni circolanti. Se si assume il Clomid, gli estrogeni continuano a circolare nel corpo al medesimo livello con l’impossibilità di legame con il sito recettore.

I ricercatori hanno deciso di applicare questi concetti su un uomo di 29 anni che ha mostrato segni di grave over training. L’uomo era alto 1,70 e pesava solo 52 kg, e come risultato della sua routine di allenamento aveva sviluppato fratture da stress nel bacino. Era sottoposto settimanalmente ad un totale di Km di corsa tra gli 80 ed i 140 da quando aveva quindici anni. Il soggetto in questione era affetto da osteoporosi.

Aveva avuto anche problemi sessuali dall’età di vent’anni: aveva avuto crescenti difficoltà a raggiungere l’erezione.

Quando i medici hanno esaminato il suo sangue, hanno scoperto che i testicoli dell’uomo stavano producendo troppo poco Testosterone. Il suo livello di Testosterone totale era di 4,5 nmol / L. Un livello normale per gli uomini è compreso tra 12,5 e 34,3 nmol / L. Il livello di Testosterone libero dell’uomo era 9,0 pmol / L. Il livello normale per questo è da 45.0 a 138,7 pmol / L. i livelli di LH e FSH dell’uomo erano appena entro i limiti normali, ma verso il basso.

I medici hanno somministrato al soggetto 50mg/die di Clomid. I grafici qui sotto mostrano che, in seguito alla somministrazione del SERM il suo livello di Testosterone è aumentato dopo la settimana 0 – dall’inizio della terapia con Clomid – di un fattore di quattro. Se si calcola generosamente si tratta di un fattore di cinque.

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Alla settimana 24 i medici hanno smesso di somministrare il Clomid al soggetto. Quando quest’ultimo lamentava di nuovo i problemi prima elencati, e non erano scomparsi dopo tre mesi, i medici hanno fatto assumere al soggetto 25mg/die di Clomid. L’uomo a quanto pare non era disposto a cambiare il suo stile di vita in modo tale da normalizzare i suoi livelli di Testosterone naturalmente.

Avrebbe potuto fare questo, per esempio, sostituendo parte del suo programma di allenamento di resistenza con un allenamento di forza, riducendo la quantità totale di lavoro settimanale, e dormendo di più o aumentando il suo apporto di acidi grassi monoinsaturi. 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://cat.inist.fr/?aModele=afficheN&cpsidt=2638974 Altro…

SERM E PROBLEMI ALLA VISTA

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I problemi (dose-dipendente) a carico della vista non interessano solo il Nolvadex e il Clomid ma tutti i SERM. Il problema si manifesta attraverso una alterata percezione dei colori e nella presenza nel campo visivo di un effetto simile a quello causato dall’esposizione ad una forte fonte di luce. Questi problemi derivano dall’effetto esercitato dall’interazione con il recettore degli estrogeni delle cellule retinali e del cristallino.
In parole povere, queste cellule sperimentano un effetto protettivo dall’attivazione del recettore estrogeno beta. Anche un uomo con un livello estrogenico relativamente basso riesce ad avere una attività significativa di quesi recettori e godere di una sufficiente protezione e benefici. Quando si usa un SERM a dosi relativamente alte e i livelli di estradiolo esercitano una bassa attività, e l’attivazione del recettore può essere essenzialmente soppressa con conseguenti disturbi visivi.
Quando le dosi di SERM sono alte, come succede con frequenza nei casi di pazienti con cancro al seno, le probabilità che si verifichino problemi alla vista sono molto elevate rispetto a quanto potrebbero essere in ambito culturistico, dove le dosi in generale sono contenute. Come esempio dell’effetto dose-dipendente, nel Documenta Ophthalmologica, Volume 120 (2) – Apr. 1, 2010 (1), non si riscontrano problemi a carico della vista nel gruppo di donne trattate con 20 mg/die di Tamoxifene; mentre molti altri studi riportano la comparsa di problemi visivi con dosi molto più alte.
Si raccomanda la sospensione immediata dell’uso dei SERM nel momento in cui compaiono i problemi visivi, anche se la PCT non è stata conclusa.
In questo frangente, anche se nel complesso l’approccio anti-aromatase (senza l’uso di SERM) risulta inferiore rispetto all’uso combinato con SERM, l’uso di un AI rimane l’opzione più funzionale (supponendo che la funzione testicolare sia buona; se così non fosse il supporto con HCG diventa essenziale). Bisogna inoltre utilizzare sempre gli esami del sangue per tenere sotto controllo i livelli di Estradiolo i quali dovrebbero rimanere nel range tra 15 ed i 21-22pg/ml massimo. Usualmente, sarebbe meglio che i livelli di Estradiolo si mantengano mediamente entro i 20pg/ml, anche se in questa situazione la durata dei valori bassi sarà breve e aiuterà il recupero.
Per avere maggiori possibilità di evitare qualunque problema, è raccomandabile mantenere le dosi di Nolvadex a 20mg/die, di Raloxifene a 60mg/die e di Clomid a 50mg/die.
Il “fai da tè” è, come sempre, e per ovvie ragioni etiche e professionali, sempre sconsigliato.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti scientifici:

1- https://www.deepdyve.com/browse/journals/documenta-ophthalmologica

 

Clomid (Clomifene Citrato)

 

clomid
Clomifene

Il Clomifene [ 2- [4- (2-chloro1,2-diphenylvinyl) fenossi] trietilammina citrato diidrato ] rientra nella categoria dei modulatori selettivi del recettore degli estrogeni (SERM), sia con proprietà antagoniste che agonista. E’ uno dei principi attivi creati per contrastare gli effetti negativi degli estrogeni, nel caso specifico il Clomifene però viene prevalentemente usato nella cura dell’infertilità della donna.

Il Clomid è un farmaco per la fertilità con una storia di sostanziale uso negli Stati Uniti e in molti altri paesi nel mondo. E’ stato il primo composto ha guadagnare l’accettazione diffusa a tale scopo durante i primi anni ’70, ed è stato da allora un farmaco comunemente usato per la pratica della fertilità. Il farmaco è ora considerato un composto standard per certe forme di terapia della fertilità, ed è stato adottato in quanto tale, molto al di fuori del confine statunitense. Il Clomifene citrato è attualmente disponibile nella maggior parte delle nazioni in tutto il mondo. I due marchi più popolari che si possono trovare sul mercato sono Clomid e Serofene, anche se il farmaco può essere trovato sotto numerose altre denominazioni commerciali, tra cui (ma non limitati a) Sepafar, Omifin, Pergotime, Gonaphene, Duinum, Clostil, Ova- mit, e Clostibegyt. Il Clomifene Citrato è in genere un farmaco molto costoso rispetto ai più forti SERM, anche più costoso di certi inibitori dell’aromatasi di terza generazione  più recenti. E, allo stesso modo, rimane un agente molto popolare tra  culturisti e atleti.

 

zuclomifene
Zuclomifene

 

Il Clomifene blocca i recettori degli estrogeni nell’ipotalamo, inibendo il feedback negativo degli estrogeni sul rilascio di gonadotropina, che porta ad una up-regulation dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. (1) Lo Zuclomifene, un isomero più attivo, rimane legato per lunghi periodi di tempo. Il Clomifene non è un farmaco steroideo.

Reazioni avverse comuni riscontrate con l’uso di Clomifene in studi clinici includono  ingrossamento ovarico (13,6%), vampate vasomotorie (10,4%), disturbi addominali (5,5%), nausea / vomito (2,2%), dolore al seno (2,1%), sintomi visivi (1,5%), cefalea (1,3%), e sanguinamento uterino anomalo (1,3%). I dati suggeriscono inoltre che l’uso prolungato di Clomifene citrato può far aumentare il rischio di tumore ovarico. Il Clomifene Citrato è occasionalmente associato ad un grave e potenzialmente pericoloso per la vita effetto collaterale chiamato sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS). I primi segni premonitori del OHSS includono dolore addominale e distensione, nausea, diarrea, e aumento di peso.

La somministrazione di Clomifene è vietata se vi è presenza di fibroma uterino, e se nel corso del trattamento dovessero comparire dei disturbi visivi bisogna immediatamente cessare la somministrazione del farmaco e ricorrere ad un oculista.

Infatti, alcuni pazienti durante la somministrazione di Clomifene citrato lamentano sfocature o altri disturbi visivi, come macchie o flash. (2) Questi sintomi si verificano più frequentemente con dosi più alte o terapie di lunga durata, e spesso scompaiono nel giro di pochi giorni o settimane di utilizzo. Prolungati disturbi visivi sono stati riportati dopo la sospensione della terapia con Clomifene citrato, e in alcuni casi possono essere irreversibili. Coloro che intendono utilizzare Clomifene citrato devono  essere avvertiti  che questi sintomi potrebbero essere problematici per il corretto svolgimento di attività come guidare un’auto o usare macchinari pesanti più pericolosi del solito. Mentre la causa esatta di questi sintomi visivi non è ancora del tutto chiara, è consigliabile interrompere il trattamento ed eseguire un approfondito esame medico / oculistico.

Il Clomid è approvato dalla FDA per il trattamento delle donne con disfunzione ovulatoria preventiva della gravidanza. Il dosaggio raccomandato è di 50 mg al giorno per 5 giorni, che devono essere iniziati circa 5 giorni del ciclo mestruale. Se l’ovulazione non si verifica, solitamente si seguono cicli con un dosaggio di 100 mg al giorno per 5 giorni. Molti medici raccomandano un limite di 6 cicli di terapia. Quando viene utilizzato dagli uomini (off-label) in PCT la dose è  di 50-100 mg al giorno per 30 giorni al termine di un ciclo di AAS, nel tentativo di portare la produzione naturale di Testosterone a livelli normali. Quindi, di solito è ritenuto più opportuno utilizzarlo come parte di un programma di recupero post-ciclo multicomponente. Ci sono degli atleti maschi “natural” che in passato hanno utilizzato il Clomifene nel tentativo di aumentare il proprio Testosterone endogeno. Alcune atlete, similmente a quanto avviene con il Tamoxifene, a volte usano il Clomifene citrato per la riduzione dell’attività estrogenica nel pre-gara. In alcuni casi questo può aiutare ad aumentare la perdita di grasso, in particolare nelle aree più  problematiche per il genere femminile, quali fianchi e cosce. Il farmaco, tuttavia, spesso produce effetti collaterali molto preoccupanti nelle donne in pre-menopausa, e inoltre non offre alcun vantaggio a scopo “lipolitico” rispetto al Tamoxifene o al Raloxifene. L’emivita del Clomifene è di 5-7 giorni.

Si noti che i composti trifeniletilene (Toremifene citato, Tamoxifene citrato, e Clomifene citrato) tendono a essere un po’ intrinsecamente estrogenici a livello epatico. Questo significa che, mentre essi possono bloccare l’attività estrogenica in alcune zone del corpo, in realtà possono agire come estrogeni in questa altra area chiave. l’azione estrogenica nel fegato è importante nella regolazione del colesterolo sierico (che tende a sostenere la riduzione di sintesi di LDL e HDL). Dal momento che i body builder che usano AAS sono già soggetti ad effetti cardiovascolari negativi, si rischia di aggravare il problema con gli inibitori dell’aromatasi (che abbassano i livelli sierici totali di estrogeni).  Con un SERM si possono ottenere valori di colesterolo migliori.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

– Chemical muscle enhancement. Report. B.B. desk reference (di Author L.Rea)

– ANABOLICS, 10th ed. (William Llewellyn’s ANABOLICS)

1- DrugBank > Clomifene. Updated on April 19, 2011

2- Association between Clomiphene Citrate and Visual Disturbances with Special Emphasis on Central Retinal Vein Occlusion: A Review. Viola M.I., Meyer D, Kruger T. Gynecol Obstet Invest 2011;71:73–76

 

 

GUARANA’ E VAMPATE DI CALORE INDOTTE DAL TAMOXIFENE

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Se la quantità di ormoni steroidei nel cervello diminuisce improvvisamente – ad esempio perché si sta assumendo un anti-estrogeno, come Tamoxifene – si possono verificare vampate di calore. Atleti supplementati chimicamente, i malati di cancro e le donne in menopausa spesso sperimentano questa reazione. Medici brasiliani hanno scoperto che la supplementazione con un semplice estratto di guaranà alla dose di 100 mg al giorno può prevenire le vampate di calore. (1)

I medici hanno svolto un esperimento con 15 donne, le quali erano state sottoposte a trattamento per il cancro al seno con somministrazione di Tamoxifene. Le donne prese in esame avevano almeno due vampate di calore al giorno. È normale. Gli studi hanno dimostrato che circa il 60% delle donne che utilizzano Tamoxifene sono turbate dalle vampate di calore.

I medici hanno somministrato alle donne una pillola contenente 50 mg di estratto di guaranà due volte al giorno per un periodo di sei settimane. Il prodotto era stato realizzato dalla società brasiliana Pharma Nostra (2) ed era titolato al’8% di Caffeina e al’1,5% di Tannini.

Non c’era nessun gruppo di controllo.

Durante le sei settimane nelle quali si è svolto l’esperimento i soggetti hanno sperimentato un minor numero di vampate di calore e la loro intensità era notevolmente diminuita. Entrambi gli effetti erano statisticamente significativi.

Due terzi delle donne hanno riferito un dimezzamento del numero delle vampate di calore precedentemente sperimentate.

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Non sono stati osservati effetti collaterali gravi.

I ricercatori non sono sicuri di come il guaranà – nome latino Paullinia cupana – agisca esattamente, ma sono incoraggiati dai risultati del loro studio anche se di piccole dimensioni. “Le proprietà termogeniche e / o anti-infiammatori della Paullinia cupana, i potenziali cambiamenti che questa pianta potrebbe indurre nei livelli di catecolamine nel sistema nervoso centrale potrebbero fornire prospettive per le indagini in futuro”, hanno scritto i ricercatori.

“Paullinia cupana è sembrata essere sicura, con nessun caso di interruzione della terapia a causa di effetti collaterali. Questo agente promettente dovrebbe essere studiato ulteriormente.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24488380
2- http://www.pharmanostra.com.br/

Nolvadex (Tamoxifene Citrato)

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Tamoxifene

Il Tamoxifene o Tamossifene [ (Z)-2-[4-(1,2-Diphenyl-1-butenyl)phenoxy]-N,N-dimethylethanamine ] è un farmaco antitumorale assunto per via orale ed appartenente alla famiglia dei modulatori selettivi del recettore degli estrogeni (SERM).

Quindi, il Tamoxifene citrato è classificato come un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni, con proprietà sia di tipo agonista che antagonista (noto anche come un estrogeno agonista / antagonista).

Venne scoperto per puro caso mentre si cercava di sintetizzare un nuovo farmaco anticoncezionale nel 1962, nei laboratori della ICI. E ‘stato reso disponibile in commercio negli Stati Uniti non molto tempo dopo, ma è stato inizialmente utilizzato per il trattamento di alcune forme di infertilità femminile, uno scopo per il quale il Tamoxifene citrato non sembrava l’ideale. Nel 1971, sono state intraprese le prime prove cliniche che valutarono l’efficacia del Tamoxifene citrato in pazienti con cancro al seno. Due anni dopo, notando il legame tra estrogeni e cancro al seno e il successo delle prime prove, la ICI perseguì la commercializzazione del farmaco negli Stati Uniti per curare il cancro al seno. Tuttavia, l’approvazione della FDA arrivò soltanto nel 1977. Il Tamoxifene citrato è stato venduto dalla ICI in un ampio numero di paesi con il marchio Nolvadex (la società sarebbe in seguito diventata noto come AstraZeneca). Un certo numero di farmaci generici  di altre marche seguirono, attualmente troppo numerosi per elencarli. Nel 1998, la FDA ha approvato l’espansione degli usi indicati per il  Tamoxifene citrato per includendo la prevenzione del cancro al seno in donne ad alto rischio di sviluppare la malattia. Nonostante il continuo successo clinico con il farmaco sia per il trattamento del cancro e la prevenzione, nel giugno 2006 AstraZeneca ha finalmente interrotto la vendita del Nolvadex negli Stati Uniti anche se un certo numero di versioni generiche sono ancora disponibili in questo paese, garantendo un facile accesso del paziente al farmaco . Il Nolvadex è attualmente, insieme al Clomid (Clomifene citrato) il SERM più popolare usato da atleti e culturisti.

Il Tamoxifene inibisce gli effetti degli estrogeni deacetilando gli istoni, e quindi annullando gli effetti del legame estrogenorecettore al DNA. Questo è utile in quanto, spesso, le cellule cancerose del tumore al seno traggono giovamento proprio da questi ormoni.

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Gli effetti collaterali del Tamoxifene possono comprendere  nausea, innalzamento della pressione arteriosa e vampate di calore, aumentato del rischio trombotico, polipi endometriali, iperplasia endometriale ed, in una piccola percentuale di casi, adenocarcinoma dell’endometrio, diminuzione dei globuli bianchi e piastrine; i rischi che comporta sono comunque molto inferiori rispetto ai benefici che assicura (riduzione del rischio di morte del 28% e riduzione significativa dell’incidenza di tumore mammario controlaterale).

Ricapitolando, il Tamoxifene è indicato per:

1) Il trattamento del carcinoma mammario metastatico in donne e uomini;

2) nel trattamento adiuvante del nodulo-maligno nel cancro al seno dopo un intervento chirurgico al seno e le radiazioni;

3) il trattamento adiuvante del carcinoma mammario con linfonodi positivi in donne in postmenopausa dopo un intervento chirurgico al seno e le radiazioni;

4) la riduzione dell’incidenza del cancro al seno controlaterale (nell’altra mammella) nel trattamento adiuvante;

5) la riduzione dell’incidenza di carcinoma mammario invasivo nelle donne con carcinoma duttale in situ (Carcinoma duttale in situ) dopo un intervento chirurgico al seno e le radiazioni;

6) e nella riduzione dell’incidenza del cancro al seno nelle donne ad alto rischio di cancro al seno.

Nelle donne e negli uomini con carcinoma mammario metastatico, una dose di 10-20 mg viene somministrato due volte al giorno (mattina e sera). Quando viene utilizzato dagli uomini (off-label) per mitigare gli effetti estrogenici degli AAS o in PCT, un dosaggio medio giornaliero utilizzato si aggira tra i 10-40 mg. L’emivita del Tamoxifene è di circa 5-7 giorni.

Il Tamoxifene ha trovato largo impiego in campo sportivo, e in particolare nel BodyBuilding, in diversi ambiti della preparazione. Generalmente viene inserito per tre ragioni e in tre contesti:

1- Per bloccare l’azione tissutale degli estrogeni in eccesso durante un ciclo di AAS aromatizzabili;
2- Per bloccare l’azione estrogeno-simile di molecole come l’Oxymetholone;
3- Per bloccare l’azione tissutale degli estrogeni in eccesso all’uscita di un ciclo, come parte integrante di una PCT

Ovviamente queste tre ragioni d’utilizzo del Tamoxifene interessano gli atleti di sesso maschile e non quelli di sesso femminile.

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Ma esiste un’azione del Tamoxifene dalla quale le atlete possono trarre considerevoli vantaggi nel periodo Pre-Gara o di “definizione”.
Più o meno tutti ci siamo accorti con l’esperienza che la maggior parte delle donne trova più semplice perdere grasso sul petto (seno) che su cosce e fianchi quando a dieta stretta. La ragione è fondamentalmente ormonale/recettoriale: solitamente le donne hanno più recettori beta-2 adrenergici nella parte alta del corpo (petto) e meno in quella bassa (fianchi e cosce), e più recettori estrogenici nella parte bassa che in quella alta. Di conseguenza, una volta a dieta, la maggior parte delle atlete vede diminuire sostanzialmente il grasso nella parte alta del corpo rispetto alla bassa. Ed è qui che entra in gioco il Tamoxifene.
Inserendo il Tamoxifene in una preparazione alla gara o in un ciclo di definizione femminile, viene bloccato l’ effetto del legame estrogeno-recettore al DNA impedendo di conseguenza l’azione lipogenica degli estrogeni facilitando la mobilitazione del grasso su fianchi e cosce: – attività estrogenica = + perdita di grasso nei punti critici. Le atlete, inserendo il Tamoxifene nella loro preparazione sono riuscite ad ottenere gambe veramente definite. Spesso le atlete inseriscono 10-20mg di Tamoxifene nelle ultime settimane di dieta di dimagrimento insieme a Clenbuterolo e tiroidei.
Le donne dovrebbero comunque sapere che la pillola anti-concezionale è un estrogeno e che il Tamoxifene blocca la sua efficacia. Durante l’uso del Tamoxifene le donne riscontrano irregolarità dei cicli mestruali, sanguinamento mestruale più debole e salto dei cicli.

E ‘importante notare che l’uso di un anti-estrogeno (SERM o, a maggior ragione, un anti-aromatase)  può ridurre leggermente i guadagni realizzati durante un ciclo di AAS; come ben sappiamo molti AAS  sembrano mostrare i loro effetti anabolizzanti più potenti se affiancati da un sufficiente livello di estrogeni (vedi: aromatizzazione) .Questa può essere una ragione per cui i guadagni fatti con un forte androgeno aromatizzabile come il Testosterone sono di solito più pronunciati rispetto a quelli ottenuti con AAS che aromatizza in misura minore (o non aromatizzano). Pertanto, è generalmente consigliabile identificare una reale necessità specifica di utilizzo del Tamoxifene citrato prima di un suo eventuale utilizzo durante un ciclo. Alcuni soggetti, infatti, trovano l’uso di un anti-estrogeno non sempre necessario, anche quando si utilizzano composti in tal senso problematici come Testosterone o Methandrostenolone. Altri, invece, riscontrano problemi come ritenzione idrica e ginecomastia anche con composti estrogenicamente più blandi come il Boldenone. La risposta estrogenica con l’uso di AAS sembra essere molto individuale, e può essere influenzata da fattori quali l’età e la percentuale di grasso corporeo (il tessuto adiposo è un sito primario di aromatizzazione).

Si noti che i composti trifeniletilene (Toremifene citato, Tamoxifene citrato, e Clomifene citrato) tendono a essere un po’ intrinsecamente estrogenici a livello epatico. Questo significa che, mentre essi possono bloccare l’attività estrogenica in alcune zone del corpo, in realtà possono agire come estrogeni in questa altra area chiave. l’azione estrogenica nel fegato è importante nella regolazione del colesterolo sierico (che tende a sostenere la riduzione di sintesi di LDL e HDL). Dal momento che i body builder che usano AAS sono già soggetti ad effetti cardiovascolari negativi, si rischia di aggravare il problema con gli inibitori dell’aromatasi (che abbassano i livelli sierici totali di estrogeni).  Con un SERM si possono ottenere valori di colesterolo migliori.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

Tamoxifen Drug Information. MedlinePlus.

– Chemical muscle enhancement. Report. B.B. desk reference (di Author L.Rea)

– ANABOLICS, 10th ed. (William Llewellyn’s ANABOLICS)

CONSEGUENZA DA ABUSO DI METHANDROSTENOLONE

 

 

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Methandrostenolone

 

 

Un Bodybuilder australiano che si stava preparando per una gara con forti dosi di Methandrostenolone [il principio attivo del Dianabol] ha pagato a caro prezzo il suo cattivo utilizzo di AAS: ha sviluppato una specie finora sconosciuta di infiammazione del fegato. I ricercatori dell’Università di Sydney hanno riportato il caso su Endocrine Practice. E’ stato il primo caso di infiammazione del fegato indotta da steroidi accompagnato da febbre.(1)

Il Bodybuilder in questione aveva 35 anni e pesava 120 kg. Qui sotto potete vedere una sua foto. Si recò da un medico lamentando mal di stomaco, dolore articolare, epatite e una temperatura corporea di 39 gradi Celsius. Il suo fegato era ingrossato.

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L’uomo riferì che si stava preparando per una gara e che aveva iniziato un ciclo di steroidi anabolizzanti sei settimane prima. Stava assumendo 100 mg di Methandrostenolone al giorno. Il Bodybuilder utilizzava DANABOL della Body Research, che aveva acquistato da un web store Thai.

Aveva abbinato al Dbol del testosterone propionato e del testosterone enantato, che si iniettava due volte a settimana (dosi sconosciute). I ricercatori non hanno saputo quali preparati di testosterone avesse usato l’uomo, ma sapevano che erano destinati per uso veterinario.

 

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Questa è una foto dell’atleta in questione.

 

Due settimane prima di recarsi dal medico aveva anche iniziato ad utilizzare 20 mg di Tamoxifene (SERM) e 2,5 mg di Letrozolo (AI) al giorno, così come 80 mg di Furosemide (diuretico dell’ansa) e 50 mg Spironolattone (diuretico risparmiatore di potassio).

Di logica conseguenza ad una supplementazione chimica, i ricercatori hanno rilevato nel sangue del soggetto un livello sovra fisiologico di Testosterone, ma non sono stati in grado di rilevare LH. Altra conseguenza dell’uso non corretto degli AAS, i testicoli del soggetto si erano ridotti in dimensione.

Gli esami del sangue mostrarono anche alti livelli di enzimi epatici AST [la cui concentrazione dovrebbe essere inferiore a 45 UI / l], ALT [la cui concentrazione dovrebbe essere inferiore a 47 UI / l] e GGT [la cui concentrazione dovrebbe essere inferiore a 43 UI / l]. Queste concentrazioni elevate sono legate a stress/danno epatico.

I medici hanno immediatamente sottoposto l’uomo ad una flebo dal momento che mostrava segni di disidratazione. Gli fecero inoltre interrompere la somministrazione di tutte le sostanze sopra citate. Nel giro di pochi giorni la funzionalità epatica dell’uomo cominciò a tornare alla normalità e la febbre si abbassò.

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I ricercatori scoprirono inaspettatamente un alta concentrazione della proteine infiammatorie CRP nel sangue del Bodybuilder [172 mg / l, mentre le concentrazioni dovrebbero essere inferiori a 10]. I ricercatori sospettano che il fegato danneggiato abbia sintetizzato la CRP la quale aveva poi causato l’innalzamento della temperatura corporea dell’uomo.

La dose cronica di Methandrostenolone utilizzata da Bodybuilder è stata con tutta probabilità la causa maggiore della crisi. Come ben sappiamo, il Methandrostenolone è una molecola con un gruppo metile in in C-17, caratteristica che rende questo AAS adatto per uso orale, ma che comporta al tempo stesso tossicità epatica.

Non si sa cosa sia successo al Bodybuilder in seguito. I medici lo hanno dimesso dall’ospedale dopo 7 giorni, ma successivamente l’uomo non è ritornato per eventuali check up.

“Anche se i casi di grave epatite sono stati riportati in pazienti che assumono Methandrostenolone, questo è il primo rapporto di un paziente con epatite sufficientemente grave da indurre una reazione infiammatoria sistemica che si manifesta principalmente come febbre alta”, hanno scritto i ricercatori.

“La gravità della necrosi epatica può essere stata essa stessa il motivo dello sviluppo della febbre. Questo richiama l’attenzione sui potenziali effetti tossici degli androgeni sintetici assunti da soli o in combinazione con altri farmaci come parte di comportamenti a rischio tra alcuni Bodybuilders.”

Per concludere, ribadisco un concetto che dovrebbe essere essenziale: evitate il “fai da te” o di farvi seguire da “Guru” di varia natura e tipo onde evitare di ritrovarsi in situazioni simili!

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24641932

POSSIBILE COMBINAZIONE DI LEUCINA E HMB

Se si ha una un po’ di conoscenza sull’integrazione sportiva, suona come una cattiva idea combinare Leucina e HMB per supportare e massimizzare la crescita muscolare. Poiché l’HMB è un metabolita della Leucina sembra improbabile che ci possa essere un vantaggio reale da una loro co-somministrazione. Ma secondo i ricercatori della University of Nottingham (Inghilterra) e della McMaster University (Canada), il mondo della fisiologia muscolare è più complessa di quanto possiamo pensare.(1)

HMB e Leucina

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Leucina

L’HMB e la Leucina sono due dei supplementi maggiormente usati dagli atleti di forza. Diversi studi hanno confermato il loro effetto positivo sulla prestazione sottolineandone l’improbabilità di incappare in effetti collaterali se assunti in quantità normali. L’HMB ha ricevuto pubblicità negativa per un po’ di tempo, ma un flusso continuo di studi positivi e l’evidenza empirica hanno cambiato le cose.

 

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HMB

La Leucina è la sostanza attraverso la quale le cellule muscolari ”captano” gli aminoacidi. Di tutti gli aminoacidi, la Leucina è quella che viene metabolizzata più facilmente. Quindi, forse, non solo le cellule muscolari ‘captano’ gli aminoacidi attraverso la Leucina, ma anche attraverso i suoi metaboliti, come l’α- KIC e l’HMB. Se la concentrazione di Leucina e dei suoi metaboliti aumenta nella cellula muscolare, allora la cellula aumenta i suoi processi anabolici.

 
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Studio

Fino a poco tempo fa, non era stato pubblicato nessuno studio che metteva a confronto gli effetti anabolici dell’HMB e della Leucina. I due gruppi di ricercatori hanno rettificato questo. Quelli di Nottingham hanno esaminato l’HMB e quelli in Canada hanno esaminato la Leucina.

I ricercatori hanno somministrato a degli studenti sedentari 2.42 g di acido libero HMB o 3,42 g di Leucina al mattino a stomaco vuoto monitorandone l’attività anabolica nei loro muscoli con aminoacidi marcati. I dati sono stati raccolti è rappresentati nella figura 1 e 2.

Nella figura sotto a sinistra viene mostrato l’effetto della Leucina e dell’HMB sul FRS Miofibrillare [in linguaggio semplice: la sintesi delle proteine muscolari]. La Leucina ha potenziato la sintesi proteica muscolare del 110%; l’HMB l’ha incrementata del 70%. In pratica la differenza tra l’effetto anabolizzante muscolare dell’HMB e quella della Leucina non era statisticamente significativa.

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Nella figura sopra a destra viene mostrato l’effetto dell’HMB sulla ripartizione del muscolo [MPB]. I ricercatori non hanno osservato l’effetto anticatabolico della Leucina. Essi erano già consapevoli del fatto che la Leucina ha solo un effetto anticatabolico indiretto. La Leucina aumenta la sintesi di insulina, ed è attraverso questo ormone che ha un effetto anticatabolico. Se si blocca l’aumento del livello di insulina somministrando la Leucina, lo stimolo anticatabolico di questo aminoacido è ridotto.(2)

La Leucina e l’HMB non funzionavano esattamente nello stesso modo nelle cellule muscolari. Entrambe le sostanze attivano il segnale per la proteina AKT, ma non allo stesso tempo e nella stessa misura: la Leucina crea un’attivazione sostanziale di breve durata, l’HMB un’attivazione moderatamente intensa ma più a lungo.

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Inoltre, la Leucina ha comportato una migliore attivazione della molecola segnale anabolizzante p70S6K di quanto fatto dall’HMB.

Conclusione

Quindi, i ricercatori hanno concluso che si Leucina e HMB migliorano la crescita muscolare, ma non utilizzando lo stesso meccanismo. Questo potrebbe significare che è possibile aumentare l’effetto di questi due aminoacidi combinandone l’assunzione.

 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23551944
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18577697