ABUSO DI AAS E POSSIBILI EFFETTI SUL LUNGO TERMINE (POST UTILIZZO)

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Gli atleti di elite che hanno usato AAS decenni fa mostrano più probabilità di soffrire di depressione, disturbi d’ansia e rotture tendinee – ma non di malattie cardiovascolari. I ricercatori delle dipendenze dell’Università di Göteborg in Svezia hanno scoperto questo quando hanno preso in esame 683 ex atleti elitari.(1) Lo studio suggerisce inoltre che l’uso di AAS riduce la probabilità di ipertrofia prostatica e di problemi di libido.

I ricercatori hanno interrogato gli atleti d’elite svedesi che avevano svolto sport noti per l’uso di AAS, come Powerlifting, Weight Lifting, Wrestling, Lancio del Peso e del Disco, tra il 1960 e il 1980.

I ricercatori hanno chiesto agli atleti di riportare gli eventuali problemi di salute dei quali avevano sofferto nella loro vita.

Dei 683 atleti che avevano compilato i questionari scritti, 143 hanno affermato di aver usato AAS riferendo anche il tempo d’uso durante la loro carriera agonistica.

La figura qui di seguito riportata riassume le relazioni più o meno statisticamente significative. L’uso di AAS aumenta la probabilità di rotture tendinee, depressione e disturbi d’ansia a lungo termine, ma riduce – cosa particolare – la possibilità di ipertrofia prostatica e diminuzione della libido.

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La cosa più evidente di questo studio epidemiologico, però, è ciò che i ricercatori non hanno trovato. Dove sono le malattie cardiovascolari? Gli attacchi cardiaci? Non si trovano da nessuna parte. I ricercatori sospettano che i partecipanti abbiano utilizzato dosi di AAS basse negli anni 60 e 70, tali che la probabilità di sviluppare problemi di salute cardiovascolare sul lungo termine era minima.

I ricercatori affermano che un passato abuso di AAS sembra avere una forte associazione con problemi psichiatrici, come la depressione e l’ansia.

Questa associazione sembra essere ancora più forte se l’abuso di AAS è stato protratto nel tempo (cicli di AAS per più di 2 anni).

Questo risultato solleva la questione se questi effetti somatici e di salute mentale dati dall’abuso di AAS dipendano dalla dose e dalla frequenza di utilizzo. Tuttavia, non sono state osservate grandi differenze nella salute somatica, ad eccezione di un’associazione tra abuso di AAS e aumento delle rotture tendinee, cosa che è stata osservata negli studi precedenti a breve termine.

È interessante notare che un passato abuso di AAS, soprattutto se l’abuso non era così protratto nel tempo, sembra dare una minore incidenza di ipertrofia prostatica, cosa che probabilmente si spiega come conseguenza dell’ipogonadismo indotto dal uso di AAS che rende il volume della prostata minore, ma non spiega facilmente la diminuzione della libido osservata.

I ricercatori concludono sottolineando che, questi risultati dovrebbero essere visti come spunti riflessivi e che sono necessari ulteriori studi a riguardo.

Riferimenti:

  1. http://dx.doi.org/10.1016/j.jsams.2017.03.008

Piceatannolo e stimolo del EPO

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Piceatannolo

 

Gli atleti di resistenza che sono alla ricerca di un nuovo integratore che migliori la prestazione potrebbero prendere in considerazione l’uso del Piceatannolo. L’idea nasce dai risultati di uno studio in vitro svolto dagli scienziati molecolari dell’Università Nazionale di Pusan ( Corea) e pubblicato sullo European Journal of Pharmacology. Lo studio suggerisce che l’integrazione di Piceatannolo può aumentare la produzione di EPO.(1)

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HIF-1-alpha

 

Lo studio in questione non ha nulla a che fare con lo sport, ma ha a che fare con tutto ciò che riguarda i problemi intestinali come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, in cui gli intestini sono cronicamente infiammati. Gli studi sugli animali hanno dimostrato che l’aumento dell’attività del fattore di trascrizione della Sottounità Alfa Del Fattore Inducibile Dall’Ipossia 1[HIF-1-alpha] riduce l’infiammazione associata alla colite. L’azione del HIF-1-alpha salvaguardia le cellule contro la carenza di ossigeno e, di consenguenza, aumenta le loro possibilità di sopravvivenza.

Se si è a conoscenza che il gruppo di composti a cui il Piceatannolo appartiene aumenta l’attività di HIF-1-alfa, allora si capisce il perché i ricercatori coreani si sono chiesti se il Piceatannolo può essere usato per stimolare l’HIF-1-alfa. Se così fosse, il Piceatannolo potrebbe essere una sostanza utilizzabile per alleviare la colite.

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Resveratrolo

 

Il Piceatannolo è un analogo del Resveratrolo. Come il Resveratrolo si trova naturalmente nelle more, nelle mandorle, nel frutto della passione, nel rabarbaro e nella camomilla ecc.

I fornitori di integratori hanno avuto il Piceatannolo nei loro cataloghi per un certo numero di anni, quindi probabilmente non ci vorrà molto tempo prima che i supplementi contenenti importanti dosi di Piceatannolo appaiano sul mercato.
Gli atleti di resistenza più informati avranno maggiore familiarità con l’HIF-1-alfa. L’HIF-1-alfa stimola una maggiore sintesi di EPO e VEGF.

Il cloruro di cobalto è un farmaco efficace per la resistenza in quanto induce l’attività dei radicali libera nel corpo, aumentando così la concentrazione di HIF-1-alfa e, di conseguenza, aumentando la sintesi di EPO.(2)

La Salidroside, un composto trovato nella Rhodiola rosea, fa lo stesso – ma in un modo che probabilmente ha meno rischi per la salute associati.

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I ricercatori hanno aggiunto il Piceatannolo [PCT] alle cellule intestinali HCT116 in provetta e hanno osservato che il composto ha agito come si aspettavano. Il Piceatannolo ha aumentato la sintesi di HIF-1-alfa e VEGF.

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I ricercatori hanno scoperto che il Piceatannolo sabota l’enzima HIF-prolyl-4-idrossilasi. Questi enzimi spezzano i gruppi di prolasi dalle molecole di HIF-1 alfa in una posizione critica, dopo di che i meccanismi cellulari spezzano il fattore di trascrizione aminoacidi.

Il Resveratrolo non ha avuto alcun effetto sul HIF-1-alfa. I ricercatori hanno scoperto che Il gruppo del catecol del Piceatannolo è necessario per inibire ‘HIF-prolyl-4-idrossilasi. Il Resveratrolo, che ha un gruppo resorcinolo, non ha avuto alcun effetto sull’enzima.

Le potenziali proprietà di stimolo dell’EPO del Piceatannolo non sono uniche. I ricercatori che hanno svolto il presente studio hanno pubblicato i risultati di uno studio in vitro nel 2007, nel quale il flavonoide quercetina aveva esplicato esattamente lo stesso effetto sulle cellule intestinali.(3)

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Gli enzimi attaccano i gruppi di zucchero al Piceatannolo nel corpo, in modo che i reni possano espellere il composto. Gli studi sugli animali mostrano che il processo è rapido. (4) Certamente se i gruppi di zucchero si attaccano al gruppo catecol, ci si potrebbero chiedere se il composto non diventi inattivo.

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Piceatannol-3′-O-beta-D-glucopyranoside

 

Ci sono tuttavia studi che sembrano suggerire che il Piceatannolo metabolizzato rimanga in una certa misura attivo. Uno di questi è uno studio in vitro del 2010.(5) In questo studio un analogo zuccherato del Piceatannolo, il Piceatannol-3′-O-beta-D-glucopyranoside, ha stimolato la produzione di NO nelle cellule renali .

L’immagine riportata suggerisce che probabilmente possa aumentare anche la sintesi di EPO.

 

 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23261967
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16244201
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17377063
4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17132206
5- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20543547

6-OXO (4-Androstene-3,6,17-trione)

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4-Androstene-3,6,17-trione

Il 4-Androstene-3,6,17-trione (4-AT, noto anche come 6-OXO, Androstenetrione o 4-etioallocholen-3,6,17-trione) è un composto steroideo al quale viene attribuita la capacità di poter migliorare il rapporto testosterone-estrogeni attraverso la sua attività di inibizione dell’enzima aromatasi, ma non ha alcun effetto dimostrato sulla composizione corporea.

Il 6-OXO è un inibitore irreversibile dell’aromatasi che agisce legandosi in modo permanente all’enzima aromatasi impedendo a quest’ultimo di esercitare la sua azione nel tessuto adiposo e nei tessuti periferici. (1)(2)(3) Come risaputo, l’enzima aromatasi è responsabile della conversione del Testosterone, e di altri substrati ad esso soggetti,  in Estradiolo. L’inibizione dell’attività dell’enzima aromatasi causa una diminuzioni dei livelli circolanti di Estradiolo, ciò porta ad un aumento del LH e, di conseguenza, del Testosterone. Poiché il Testosterone possiede anche attività miotropica, i livelli di Testosterone elevati possono portare ad un aumento della massa muscolare. Tuttavia, non sembra che ci siano studi su umani o animali che sperimentino l’ipotesi che il 6-OXO possa produrre un effetto anabolizzante.

Il 6-OXO è utilizzato dagli atleti supplementati chimicamente durante l’uso di AAS soggetti ad aromatizzazione con il fine di mantenere un controllo sui livelli di estradiolo circolanti e, di conseguenza, evitare la comparsa di effetti collaterali legati ad un eccesso estrogenico (ritenzione idrica, accumulo di grasso con modello femminile, ginecomastia ecc…). Se da una parte questa pratica preventiva evita (o, almeno, diminuisce) il rischio di comparsa di effetti collaterali dati da un eccesso estrogenico, dall’altra parte può portare alla comparsa di Acne o, se già presente, accentuarne l’entità. Alcuni inseriscono  il 6-OXO in PCT, sia per mantenere un controllo sui livelli estrogenici e sia, di conseguenza, come mezzo per ridurre i tempi di recupero stimolando la produzione di Testosterone endogeno in combinazione con i SERM (es. Tamoxifene e Clomifene). E’ giusto specificare però che, l’uso del  6-OXO in PCT non è raccomandato in quanto la sua natura steroidea potrebbe determinare un alterazione del recupero ormonale ricercato.  

Il dosaggio di 6-OXO mediamente utilizzato si aggira nel range dei 300-600mg/die. La sua emivita è di circa 3-6 ore.

L’Università di Baylor ha condotto uno studio della durata di otto settimane al fine di determinare gli effetti di 300 mg o 600 mg di 6-OXO al giorno in soggetti di sesso maschile allenati per la resistenza. Rispetto al basale, il Testosterone libero risultò aumentare rispettivamente del 90% per il gruppo a 300 mg e dell’84% per il gruppo a 600 mg. Anche il Diidrotestosterone e il rapporto tra Testosterone libero e Estradiolo sono aumentati in modo significativo. I ricercatori hanno concluso che i risultati di questo studio indicano che otto settimane di supplementazione con 6-OXO non hanno avuto alcun effetto sulla composizione corporea o i marker di sicurezza clinica, ma hanno inibito in modo incompleto l’attività dell’aromatasi e hanno aumentato significativamente i livelli endogeni di DHT i quali sono calati dopo un periodo di tre settimane dall’interruzione della terapia. (4)(5) Questo studio non ha utilizzato un gruppo di controllo ed è stato finanziato in parte da due produttori commerciali di 6-OXO.

Tornando alla questione inerente al mancato effetto sulla composizione corporea dato dall’uso di 6-OXO, nonostante il presunto aumento del Testosterone (sufficiente a provocare miglioramenti significativi nella composizione corporea se somministrata tramite iniezione) non si ottengono miglioramenti né nella riduzione della massa grassa (FFM) né nell’aumento della forza. Pertanto, alcuni ipotizzano che il 6-OXO sia probabilmente un AI debole che in realtà non ha un potere inibitorio sull’enzima aromatasi alla dose raccomandata convertendosi semplicemente in metaboliti che danno false letture, o che effettivamente aumenta il Testosterone mentre i suoi metaboliti esercitano un azione  antagonista per il recettore androgeno abbastanza forte da bloccare qualsiasi effetto anabolizzante dato dal Testosterone.

In una lettera di avvertenza datata 7 luglio 2006, l’americana Food and Drug Administration (FDA) sosteneva che la commercializzazione di 6-OXO viola la legge federale sugli alimenti, i farmaci e la cosmetica e come tale i  prodotti che contengono il suddetto composto sono legalmente definibili come adulterati.

Nel 2008, la Health Canada ha pubblicato un avviso nel quale affermava che il 6-OXO ha un rischio sanitario legato alla coagulazione del sangue consigliando a tutti gli utilizzatori di cessarne immediatamente l’uso. (6)

Per chi è sottoposto a controlli anti-doping, è bene ricordare che il 6-OXO è rilevabile attraverso l’esame delle urine. (7)(8)

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Prodotti contenenti 6-OXO sono venduti negli store online UK sotto diversi nomi commerciali.

 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- Numazawa M, Tsuji M, Mutsumi A (1987). “Studies on aromatase inhibition with 4-androstene-3,6,17-trione: its 3 beta-reduction and time-dependent irreversible binding to aromatase with human placental microsomes”. J Steroid Biochem. 28 (3): 337–44. doi:10.1016/0022-4731(87)91028-4. PMID 3657156.

2- Covey DF, Hood WF (1981). “Enzyme-generated intermediates derived from 4-androstene-3,6,17-trione and 1,4,6-androstatriene-3,17-dione cause a time-dependent decrease in human placental aromatase activity”. Endocrinology. 108 (4): 1597–9. doi:10.1210/endo-108-4-1597. PMID 7472286.

3- Hsueh AJ, Erickson GF (1978). “Glucocorticoid inhibition of FSH-induced estrogen production in cultured rat granulosa cells”. Steroids. 32 (5): 639–48. doi:10.1016/0039-128X(78)90074-0. PMID 734698.

4- Rohle D, Wilborn C, Taylor L, Mulligan C, Kreider R, Willoughby D (2007). “Effects of eight weeks of an alleged aromatase inhibiting nutritional supplement 6-OXO (androst-4-ene-3,6,17-trione) on serum hormone profiles and clinical safety markers in resistance-trained, eugonadal males”. J Int Soc Sports Nutr. 4: 13. doi:10.1186/1550-2783-4-13. PMC 2100070Freely accessible. PMID 17949492.

5- “The science of 6-OXO”. Muscle & Fitness. July 2004.

6- “Health Canada warns consumers not to use the dietary supplements 6-OXO and 1-AD due to potential serious health risks”. Health Canada. June 18, 2008.

7- Van Thuyne W, Van Eenoo P, Mikulcíková P, Deventer K, Delbeke FT (2005). “Detection of androst-4-ene-3,6,17-trione (6-OXO) and its metabolites in urine by gas chromatography-mass spectrometry in relation to doping analysis”. Biomed Chromatogr. 19 (9): 689–95. doi:10.1002/bmc.496. PMID 15828056.

8- Deventer, K; Vaneenoo, P; Mikulcikova, P; Vanthuyne, W; Delbeke, F (2005). “Quantitative analysis of androst-4-ene-3,6,17-trione and metabolites in human urine after the administration of a food supplement by liquid chromatography/ion trap-mass spectrometry”. Journal of Chromatography B. 828: 21. doi:10.1016/j.jchromb.2005.08.024.

NANDROLONE E DANNO ENDOTELIALE

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Il Nandrolone danneggia il tessuto endoteliale dei vasi sanguigni ad una concentrazione undici volte inferiore rispetto a quella in cui il Testosterone esercita il medesimo effetto. I ricercatori dell’Università dell’Aquila (Italia) hanno osservato questo effetto tramite test di laboratorio su cellule umane. (1)

L’uso di AAS, come il Testosterone e il Nandrolone, in alte dosi e nel lungo termine aumenta la possibilità che si verifichi insufficienza cardiaca fatale; la probabilità di ciò aumenta ulteriormente quando si combinano con droghe ricreative come la Cocaina.

Ci sono diverse teorie che tentano di spiegare come gli AAS causino tale effetto nefasto, e queste teorie non si escludono tra loro. La più nota è che gli AAS causano ipertrofia cardiaca, talvolta a livelli fatali. Questo effetto non si verifica dopo un singolo ciclo di AAS, o dopo un dosaggio pesante, ma solo dopo un uso prolungato. La probabilità che il muscolo cardiaco subisca ipertrofia aumenta ancora di più quando gli AAS vengono utilizzati in combinazione con il GH.

Gli AAS hanno anche un effetto immediato sul cuore e sui vasi sanguigni. In concentrazioni elevate uccidono le cellule del cuore e producono coaguli di sangue. Questi coaguli minuscoli e quasi invisibili possono tagliare il tessuto endoteliale dei vasi sanguigni.

Un altro effetto negativo degli androgeni è che essi causano una riduzione dei vasi sanguigni (stenosi). Anche il molto mite DHEA ha mostrato di farlo in alcuni esperimenti.

In tutti questi processi le cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni sono il fattore chiave. Gli AAS induriscono queste cellule, il che provoca un aumento della pressione sanguigna. Questo a sua volta causa ipertrofia del muscolo cardiaco. Le cellule indurite sono anche più suscettibili ai coaguli di sangue.

Questo è il background dello studio italiano. I ricercatori hanno esposto le cellule endoteliali al Testosterone, al Androstenedione (il precursore del Testosterone), al Nandrolone e a due suoi precursori. Quindi hanno registrato le concentrazioni in cui la metà delle cellule smetteva di crescere. I risultati sono riportati nella figura seguenti.

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Più un AAS riduce la crescita delle cellule dei vasi sanguigni, tanto più risulta pericoloso l’AAS per il cuore e i vasi sanguigni. Il Nandrolone è molto più dannoso del Testosterone, come mostrato nella figura sopra esposta.

D’altra parte, il Norandrostenediolo risulta essere sorprendentemente mite. I grafici di seguito esposti mostrano l’effetto del Testosterone [blu], del Nandrolone [nero] e del Norandrostenediolo [verde] sulla crescita e lo sviluppo delle cellule endoteliali. Il Nandrolone mostra un effetto molto maggiore su queste cellule seguito dal Testosterone.

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I ricercatori hanno osservato anche che gli AAS aumentano la concentrazione di Calcio nella cellula. Il calcio cellulare attiva gli enzimi suicidi.

I ricercatori affermano che secondo questi risultati, le alterazioni endoteliali osservate possono essere considerate come eventi che predispongono a gravi danni a livello della vascolarità cellulare.

La maggior parte degli AAS utilizzati pesantemente nel Bodybuilding sono strutturalmente basati sul Testosterone, non sul Nandrolone. Come si può vedere da questa ricerca italiana, non è una cattiva idea.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17267145

CREATINA E INIBIZIONE DELLA MIOSTATINA

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Creatina

 

Nel mondo della supplementazione sportiva l’interesse nei confronti di composti con una reale o presunta attività inibitoria sulla Miostatina è particolarmente vivo. Secondo uno studio svolto su esseri umani e riportato sul Molecular and Cellular Endocrinology, un integratore che presenta tale azione è disponibile da decenni. Se ciò che viene riportato in questo studio è vero, un’altra azione della Creatina consisterebbe nell’inibizione dell’azione della Miostatina. (1)

Gli autori dello studio sono scienziati dello sport dell’università di Arak in Iran. Essi volevano conoscere l’esatto funzionamento della Creatina . Alcuni scienziati considerano la Creatina poco più di un substrato energetico come con capacità di aumentare l’idratazione intracellulare. Ma c’è un piccolo gruppo di ricercatori che afferma che la creatina fa molto di più. Affermano che la Creatina stimola anche l’aumento della massa muscolare.

I ricercatori hanno svolto uno studio reclutando 27 studenti maschi. Di questi, 8 non hanno svolto alcuna attività – gruppo di controllo.

I restanti 19 studenti sono stati fatti allenare con i pesi per 8 settimane. Gli studenti sono andati in palestra tre volte a settimana, svolgendo 6 esercizi di base che hanno compreso tutti i principali gruppi muscolari: bench-press, lat-pulldown, biceps curl, leg press, knee extension e leg curl. Gli studenti si sono allenati tra il 60-70% del loro 1RM, e hanno eseguito tre serie per ogni esercizio. Gli studenti hanno riposato per non più di 2 minuti tra una serie e l’altra.

La metà degli studenti che si sono allenati hanno assunto Creatina. Nella prima settimana hanno assunto un dosaggio giornaliero pari a 0,3 g di Creatina per kg di peso corporeo mentre nelle settimane successive hanno assunto un dosaggio di Creatina pari a 0,05 g per chilogrammo di peso corporeo. Non è così strano scoprire che i soggetti allenati sono diventati più muscolosi e più forti e che la supplementazione di Creatina ha migliorato l’effetto.

I ricercatori hanno misurato la concentrazione di Miostatina nel sangue dei soggetti. L’allenamento con i pesi ha mostrato di ridurne la concentrazione. E l’allenamento con i pesi abbinato all’integrazione di Creatina ne ha ridotto ulteriormente la concentrazione.

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I ricercatori hanno misurato la concentrazione della GASP-1[protein growth and differentiation factor-associated serum protein-1] . Questa proteina neutralizza la Miostatina. Esiste un brevetto nel quale i ricercatori descrivono come le versioni di sintesi possono causare la crescita muscolare manipolando la GASP-1.(2) Comunque sia, la produzione di GASP-1 è aumentata come risposta all’allenamento della forza ed è aumenta maggiormente nei soggetti che hanno combinato l’allenamento della forza con la supplementazione di Creatina.

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I ricercatori hanno concluso che la Creatina non crea soltanto un mero pompaggio muscolare. Così la Creatina risulta essere un vero e proprio agente anabolizzante, responsabile di una maggiore sintesi proteica. La diminuzione della Miostatina e l’inibizione della sua funzione da parte del GASP-1 può svolgere un ruolo importante nell’aumento della forza e della massa muscolare mediante allenamenti della forza. La supplementazione con Creatina ha comportato un aumento maggiore della massa muscolare e della forza, e questi miglioramenti sono stati accompagnati da livelli di Miostatina più bassi.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20026378
2- http://www.freepatentsonline.com/7192717.html

TRENBOLONE E CANCRO AL POLMONE

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Trenbolone

 

Secondo uno studio coreano gli utilizzatori di Trenbolone che fumano hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro del polmone rispetto ai fumatori che non assumono l’AAS. (1)

 

I ricercatori coreani hanno svolto esperimenti con le cellule in vitro. Il loro intento era quello di scoprire i meccanismi attraverso i quali gli steroidi possono aumentare il rischio di cancro. Nel loro articolo, pubblicato sul Toxicology in Vitro, dimostrano che alcuni AAS possono aumentare il rischio di cancro attraverso l’interazione con il recettore arilico per gli idrocarburi (AhR). Questo è lo stesso recettore con cui interagiscono le diossine ei PCB.

Quasi tutte le cellule animali hanno un AhR . Probabilmente la sua funzione è quella di rilevare le sostanze con un potenziale dannoso. Se le cellule epatiche rilevano la presenza di composti nocivi attraverso questo recettore, iniziano a produrre l’enzima CYP1A1.

In un organismo sano questo enzima ha una azione detossificante, ma in soggetti con elevati livelli di PAK o che sono fumatori l’aumento dell’attività del CYP1A1 causa problemi. Ad esempio, l’enzima converte le sostanze tossiche contenute nel fumo di sigarette in composti ancora più pericolosi dei loro precursori. È per questo che le persone che producono naturalmente elevate quantità di CYP1A1 hanno il 700% di probabilità in più di poter sviluppare il cancro al polmone se fumano rispetto ai soggetti che producono quantità normali dell’enzima. E non bisogna dimenticare che i fumatori hanno il 1000% di probabilità di sviluppare il cancro del polmone rispetto ai non fumatori. Nei fumatori che bevono la probabilità è effettivamente superiore raggiungendo il 2000%.

I ricercatori hanno osservato l’azione in tal senso del Drostanolone, dell’Oxandrolone, del Fluoxymesterone, dell’Androstatrienedione, del Nandrolone Decanoato, del Nandrolone, del DHT, del Methandrostenolone, dell’Oxymetholone, dello Stanozololo, dell’Epitestosterone, del Testosterone e del THG.

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I ricercatori hanno aggiunto gli AAS in provette contenenti cellule epatiche geneticamente manipolate, che emettono fluorescenza quando i loro recettori arilici per gli idrocarburi sono attivati. Nella figura sopra esposta si può osservare che il THG ha attivato il recettore. Il Testosterone e gli altri AAS non lo hanno fatto. A concentrazioni elevate il THG aveva quasi lo stesso effetto del TCDD.

Quando i ricercatori hanno esposto le cellule epatiche al THG, la produzione dell’enzima CYP1A1 è aumentata. Il Testosterone non ha avuto alcun effetto.

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Per assicurare la validità dell’esperimento, i ricercatori hanno ripetuto l’esperimento utilizzando il CH-223191, che blocca il recettore arilico per gli idrocarburi. Come si può osservare nella figura precedente, questo composto ha compromesso l’effetto del THG.
Probabilmente è la struttura del Trenbolone con i suoi tre doppi legami nell’anello A, B e C, che contraddistingue anche il THG, a causare l’interazione con il recettore arilico per gli idrocarburi.
Se così fosse, allora la combinazione di fumo e assunzione di Trenbolone, Metribolone o THG aumenterebbe esponenzialmente i rischi. Il THG è di difficile reperibilità sul mercato, ma il Trenbolone e il Metribolone possono essere più facilmente reperiti.

La ricerca sugli animali ha dimostrato che il Trenbolone riduce la concentrazione di ormoni tiroidei nel corpo. (2) La ricerca coreana può spiegare una causa scatenante ciò: la stimolazione del recettore arilico per gli idrocarburi riduce la concentrazione degli ormoni tiroidei. (3)

I ricercatori concludono dicendo che, i risultati di questo studio in vitro potrebbero rappresentare il risultato di una prolungata esposizione al THG o ad altri AAS sintetici che possono causare effetti negativi attraverso percorsi di attivazione della diossina.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22664790
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7397472
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17687447

11-OXO (Adrenosterone)

Adrenosterone
Adrenosterone

 

L’Adrenosterone (androst-4-ene-3,11,17-trione), noto anche come sostanza G di Reichstein, è un ormone steroideo presente principalmente nelle ghiandole surrenali di mammiferi e pesci. (1) Ha una bassa attività androgenica e fornisce una marcata inibizione selettiva dell’enzima 11βHSD1, responsabile della conversione del Cortisone nell’ormone Cortisolo. (2) Una certa quantità di tale ormone è convertita in 11-Ketotestosterone da numerosi enzimi epatici.

È commercializzato negli Stati Uniti e nel Regno Unito come coadiuvante per la perdita di peso e/o la gestione della malattia di Cushing con i nomi di 11-OXO, 11-KETO, 11-Sterone e 11-Test.

L’Adrenosterone venne inizialmente isolato nel 1936 dalla corteccia surrenale. L’Adrenosterone è presente in piccole tracce nell’uomo così come nella maggior parte dei mammiferi e in quantità più elevate nei pesci, dove è un precursore dell’androgeno primario, 11-Ketotestosterone. L’Adrenosterone ha dimostrato di essere convertito in 11-Ketotestosterone negli esseri umani (conversione epatica), cosa che contribuisce al manifestarsi degli effetti androgeni dati dal Adrenosterone. Il corpo  usa l’Adrenosterone come mezzo per aiutare a regolare i livelli del Cortisolo.

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11HSD1R

 

Come già precedentemente accennato, questo ormone è in grado di inibire la funzione dell’enzima 11beta-idrossisteroide deidrogenasi reduttasi tipo 1 (11HSD1R), enzima responsabile della conversione dell’inattivo Cortisone nell’attivo Cortisolo. Come ben sappiamo un eccesso di Cortisolo non è soltanto catabolico nei confronti della massa muscolare, ma è un fattore fondamentale nella promozione del deposito di grasso negli uomini a livello toracico e addominale. L’11-oxo (e il suo metabolita 11-ketotestosterone) inibisce l’attività enzimatica che conduce alla sintesi di Cortisolo nel tessuto muscolare e adiposo, legandosi all’enzima e impedendoli di conseguenza di svolgere la sua attività. In poche parole, il Cortisone non può essere convertito in Cortisolo, causando così un calo nei livelli di Cortisolo tissutale. 

Le implicazioni dovute ad un abbassamento del Cortisolo in risposta all’azione dell’11-OXO a livello enzimatico, comprendono il fatto che, anche se il Cortisolo e la sua attività è ridotta nei tessuti, il che significa meno catabolismo e un minore deposito di grassi, permette comunque al Cortisolo presente di svolgere le sue importanti funzioni nel corpo . Ciò abbassa l’entità dei possibili effetti collaterali legati a bassi livelli di Cortisolo. 

L’11-OXO può portare dei vantaggi sulla perdita di grasso e sulla riduzione del  catabolismo muscolare assunto in dosi nel range dei 300-500mg per via orale e 180mg tramite applicazione topica al giorno. La somministrazione del 11-OXO per via topica rende possibile l’applicazione del composto direttamente nella zona toracica e addominale. Ciò permette l’utilizzo di un  minor dosaggio grazie all’aumento della biodisponibilità dovuta al metodo di somministrazione, contrariamente a quanto avviene con la somministrazione orale del composto il quale, non presentando metilazione, non mostra una spiccata resistenza metabolica. Quindi, la somministrazione topica consente di utilizzare un dosaggio pari a 180mg o meno al giorno, a differenza dei 300-500mg necessari per ottenere effetti evidenti quando somministrato per via orale.

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11-Ketotestosterone

 

Il metabolita epatico del 11-OXO, l’11-ketotestosterone, è strutturalmente costituito come una forma ossidata di Testosterone che contiene un gruppo keto in posizione-11. Oltre ad avere un azione inibitoria sul  11βHSD1, egualmente al suo precursore,  sembra possedere un certo potenziale di legame recettoriale androgeno dal quale ne deriva un effetto sul muscolo scheletrico. L’11-Ketotestosterone ha anche dimostrato di apportare aumenti di forza misurabili.

La maggior parte degli atleti usa questo composto in combinazione con AAS in cicli della durata di circa 6-8 settimane utilizzando dosi orali giornaliere a partire da 500mg fino ad arrivare a 900mg divisi in 2-4 dosi uguali. 

L’emivita del 11-OXO è di circa 5 ore.

L’11-OXO è un androgeno molto mite, ma potrebbe ancora causare un feedback negativo dell’HPTA a dosi superiori a 300mg per via orale e 120mg per via topica, ma rimanendo  in tali range non sembra mostrare un impatto negativo sul HTPA, anche se utilizzato durante una PCT. 

L’11-OXO trova il suo utilizzo migliore inserito nella parte finale di un ciclo di AAS, in specie in cicli della durata di 8-12 settimane, agendo come “tampone” all’aumento del Cortisolo che si verifica come risposta omeostatica fisiologica (a partire da 4-6 settimane dopo l’inizio dell’alterazione dell’omeostasi dovuta all’uso di AAS) , o in PCT dove contribuisce ad un miglioramento del mantenimento dei guadagni ottenuti durante il ciclo. Se ne sconsiglia l’uso prolungato (oltre le 12 settimane) in quanto può causare aumenti pressori e rebound cortisolemico (quest’ultimo può verificarsi già con un uso oltre le 6 settimane).

Gli effetti collaterali più comuni con l’uso di questo composto riguardano dolori articolari (come conseguenza dell’abbassamento dei livelli di Cortisolo) e l’aumentata propensione agli infortuni. In alcuni soggetti è stato sperimentato anche un calo della libido con l’uso di questo composto. L’uso del 11-OXO nelle donne con una maggiore sensibilità androgena può comportare la comparsa di lievi effetti virilizzanti (soprattutto aumento della peluria e acne).

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- M. Blasco, P. Carriquiriborde; D. Marino; AE. Ronco; GM. Somoza, A quantitative HPLC-MS method for the simultaneous determination of testosterone, 11-ketotestosterone and 11-beta hydroxyandrostenedione in fish serum., in J Chromatogr B Analyt Technol Biomed Life Sci, vol. 877, 14-15, maggio 2009, pp. 1509-15, DOI:10.1016/j.jchromb.2009.03.028, PMID 19369122.

2- L. Brooker, MK. Parr; A. Cawley; U. Flenker; C. Howe; R. Kazlauskas; W. Schänzer; A. George, Development of criteria for the detection of adrenosterone administration by gas chromatography-mass spectrometry and gas chromatography-combustion-isotope ratio mass spectrometry for doping control., in Drug Test Anal, vol. 1, 11-12, novembre 2009, pp. 587-95, DOI:10.1002/dta.108, PMID 20355175.

MYO-X E INIBIZIONE DELLA MIOSTATINA

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Il supplemento MYO-X, commercializzato dalla Myos Corp, può essere facilmente acquistato negli store di integratori alimentari online. Contiene un estratto di uova di galline fecondate che, secondo il produttore, inibisce il peptide Miostatina nel corpo e, di conseguenza, causa un aumento della crescita muscolare. Questo può essere vero, secondo quanto riportato dai ricercatori americani nel Journal of the American College of Nutrition. (1)

I ricercatori hanno diviso 37 studenti di sesso maschile, tutti con esperienza negli allenamenti di resistenza, in tre gruppi. Tutti i soggetti hanno seguito lo stesso programma di allenamento per 12 settimane.

Un gruppo di studenti ha assunto 1 scoop di MYO-X ogni giorno. Ciò corrispondeva a 6.6g di Fortetropin (un complesso di grassi e proteine contenuti nelle uova fecondate; il principio attivo che teoricamente dovrebbe agire come inibitore della Miostatina) e 4.4g di fruttosio e destrosio. Un secondo gruppo ha assunto 1 scoop di MYO-X, e un terzo gruppo ha assunto un placebo con contenuto di macronutrienti compatibile. Il contenuto compatibile di macronutrienti del placebo non è stato rivelato dai ricercatori.

I partecipanti allo studio che avevano assunto il MYO-X hanno ottenuto maggiore massa magra, hanno perso più tessuto adiposo e il loro aumento di massa muscolare era superiore ai soggetti che avevano assunto il placebo. Una dose relativamente bassa di MYO-X [1 scoop / giorno] ha avuto il medesimo effetto di una dose del medesimo relativamente elevata [3 scoop / giorno].

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I ricercatori non hanno osservato effetti sulla forza in seguito all’assunzione di MYO-X.

La concentrazione di Miostatina è diminuita nel sangue dei partecipanti che avevano assunto MYO-X.

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I ricercatori hanno anche svolto studi su animali, che hanno permesso loro di capire come la Fortetropin agisce a livello molecolare (vedi immagine seguente).

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I ricercatori hanno scritto che il loro studio clinico su esseri umani ha mostrato che l’integrazione con Fortetropin ha determinato cambiamenti positivi nello spessore muscolare e nella massa corporea magra in giovani maschi sani e sottoposti ad allenamenti di resistenza.

Inoltre, secondo i ricercatori la ricerca futura dovrebbe essere focalizzata sul chiarire ulteriormente il meccanismo d’azione alla base dei risultati ottenuti e determinare l’effetto della supplementazione di Fortetropin su altre fasce di popolazione suscettibili ad una perdita accelerata di massa muscolare.
Per concludere, è corretto sottolineare il fatto che il presente studio è stato sponsorizzato dalla Myos Corp, il prima citato produttore del MYO-X.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://dx.doi.org/10.1080/07315724.2016.1142403

Uso del Trenbolone nelle donne

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Del Trenbolone ho parlato approfonditamente in diversi articoli, ne ho descritto le caratteristiche e le applicazioni sottolineandone i pro e i contro. In questo articolo vorrei trattare brevemente una pratica d’uso del Trenbolone che in passato mi sono trovato ad osteggiare, e cioè  l’uso di questo AAS in ambito femminile.

 

 

Per trattare questo argomento con la giusta obbiettività occorre fare un breve ripasso delle caratteristiche base di questa molecola.

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Trenbolone

 

Il Trenbolone (17β-Hydroxyestra-4,9,11-trien-3-one), sintetizzato nel 1963 da Veluz et al.(1), è un 19 nor- steroide derivato dal Nandrolone, condividendo quindi con il suo precursore l’alterazione in C-19 della molecola . Il Trenbolone differisce dal suo precursore (Nandrolone) per:

1- Il doppio legame inserito in C9– C10, che inibisce totalmente l’aromatizzazione e aumenta la resistenza al passaggio epatico;

2- l’insaturazione in C11-C12 che aumenta l’affinità per il recettore androgeno, rendendo il Trenbolone uno degli anabolizzante con la più forte affinità AR. (2)

Agli inizi del 1970, il Trenbolone è stato venduto come farmaco veterinario iniettabile (Trenbolone Acetato) in Inghilterra dalla Hoechst con il nome di Finajet, e in Francia come Finaject dalla Roussel. La Roussel AG in Germania è stata il genitore per entrambe le società. Sempre negli anni ’70, Il Trenbolone vide il suo debutto come farmaco da prescrizione per uso umano. La forma esterificata di Trenbolone commercializzato per uso umano era il Trenbolone Hexahydrobenzylcarbonato, sviluppato dalla Negma Laboratoires in Francia, la quale ha venduto il farmaco con il nome commerciale di Parabolan. È stato inoltre venduto per un periodo di tempo con il nome di Hexabolan, un nome che richiama all’estere. Il Trenbolone Hexahydrobenzylcarbonato è l’unica forma nota di Trenbolone mai prodotto come farmaco per uso umano.

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Il Parabolan è stato prescritto in Francia come agente anabolizzante per il risparmio proteico in caso di cachessia (deperimento della massa magra) e nella malnutrizione, oltre che per combattere alcune forme di osteoporosi. Le sue linee guida di prescrizione includevano  raccomandazioni per il trattamento delle popolazioni androgeno-sensibile, come le donne e gli anziani. Grazie alle sue spiccate proprietà androgene, tuttavia, il farmaco è stato controindicato nei bambini, e soprattutto nelle giovani donne. Il Parabolan è rimasto sul mercato francese per un tempo molto lungo, anche se è stato interrotto (volontariamente) dalla Negma nel 1997.

Il Parabolan era generalmente somministrato ad un dosaggio clinico pari a 3 fiale al mese (228mg). La terapia veniva avviata il primo mese con tutte e 3 le fiale somministrate nel corso dei primi 15 giorni. Durante i successivi 3 mesi, veniva somministrata una iniezione (76 mg) ogni 10 giorni. Queste linee guida di trattamento erano applicate anche alle donne.

E’ corretto tenere a mente che il valore Anabolico/Androgeno del Trenbolone rispetto al Testosterone (100/100) è pari a 625:185.

Come si può osservare, Il Trenbolone possiede una spiccata attività androgena anche se, il suo indice terapeutico, ovvero il rapporto tra valore anabolizzante e valore androgeno, è pari a 3,4 (eguale a quello del Nandrolone). Nonostante ciò, le atlete di sesso femminile possono incorrere in effetti collaterali androgenici molto forti tra i quali troviamo approfondimento della voce, irregolarità mestruale, cambiamenti nella struttura della pelle,  crescita di peli sul viso, alopecia, e ipertrofia clitoridea. Per ovviare a questo, le donne devono prestare particolare attenzione alle dosi somministrate.

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Il Trenbolone viene sempre più utilizzato dalle donne a dosi controllate (sebbene i “preparatori” sconsiderati non manchino). Il fatto che la molecola presenta spiccate caratteristiche di aumento della massa magra e di riduzione della massa grassa, hanno fatto si che questo composto diventasse un attrattiva anche per le atlete. Quando le utilizzatrici vengono interrogate sul loro uso di Trenbolone riportano una varietà di dosaggio abbastanza eterogenea e, ovviamente,  dipendente dall’estere utilizzato.  In genere si parte da un dosaggio molto contenuto di 10mg (estere Acetato) a giorni alterni fino ad arrivare ad un dosaggio di  100mg / settimana suddiviso in due dosi eguali. Le atlete di alto livello impegnate in competizioni importanti hanno riportato l’uso in combinazione di Trenbolone con Testosterone Propionato. Un altro uso del Trenbolone che è stato riportato in ambito femminile consiste nell’assunzione del farmaco negli ultimi 3-4 giorni precedenti alla gara per aggiungere durezza e definizione.  Generalmente, e per ovvie ragioni, le atlete optano per l’uso del Trenbolone Acetato che, con la sua breve emivita, risulta essere più gestibile. Con questo estere l’uso più comune consiste nell’iniezione di 10mg del AAS a giorni alterni (per un totale di 40-30mg a settimana)  per un periodo limitato a 4-6 settimane. Per assicurarsi una dose precisa, è consigliato l’uso di siringhe da Insulina. Con esteri più lunghi (Trenbolone Enantato e Hexahydrobenzylcarbonato) le dosi comunemente riportate in ambito femminile rientrano nel range dei 76mg divisi in due dosi da 38mg distanziate da 4 giorni l’una dall’altra (Trenbolone Hexahydrobenzylcarbonato) o dei 100mg divisi in due dosi da 50mg distanziate da 4 giorni l’una dall’altra (Trenbolone Enantato)  per un totale di 6 settimane. Questi dosaggi sono discretamente conservativi e volti ad evitare la comparsa di gravi effetti collaterali virilizzanti.

Le atlete di sesso femminile più esperte usano il Trenbolone in off-season in modo da cogliere i benefici dati dalla molecola sulla crescita della massa muscolare mantenendo al tempo stesso la percentuale di grasso corporeo relativamente bassa (dieta dipendente). D’altro canto, l’uso di questo AAS viene applicato da queste atlete anche  durante la preparazione alla gara dove le aiuterà a preservare la massa muscolare precedentemente guadagnata e ridurre marcatamente la massa grassa, mentre stanno seguendo una dieta ipocalorica. Le atlete più spesso inseriscono il Trenbolone durante le ultime settimane di preparazione alla gara o addirittura ne limitano l’uso alla settimana prima dell’esibizione – con un programma di iniezioni più frequente.

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E’ corretto riportare che gli effetti collaterali virilizzanti sono stati sperimentati a diverso grado con tutte le pratiche sopra menzionate – solitamente sotto forma di aumentata della peluria e acne – e la gravità degli effetti collaterali sembrava essere peggiore nelle donne più giovani. La teoria volta a spiegare tale fenomeno ricerca le cause nella funzione ovarica e nella sensibilità androgenica, dove una donna più giovane presenta una funzione ovarica più forte e una sensibilità androgenica più spiccata rispetto ad una donna più matura che può entrare in peri-menopausa: squilibri più marcati = effetti più marcati.  Ovviamente questa è semplicemente una speculazione ma sembra comunque essere una spiegazione plausibile. 

Le atlete, oltre agli effetti collaterali virilizzanti,  hanno anche sperimentato effetti collaterali quali  tachicardia dopo una sola iniezione, accompagnata da copiosa sudorazione notturna e da insonnia abbastanza grave. L’aumento dell’aggressività, similmente a quanto accade per gli atleti di sesso maschile,  è spesso una costante nelle atlete che usano Trenbolone .  

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Comunque sia, la dose di Trenbolone considerata “migliore” dalle atlete in quanto a rischi/benefici è stata di 30mg/settimana (Trenbolone Acetato) divisa in tre somministrazioni (Lunedì-Mercoledì-Venerdì). Alcune atlete sono riuscite a contenere gli effetti virilizzanti con una dose settimanale di 90mg di Trenbolone Acetato (in tre dosi da 30mg), ma non è generalmente consigliato specie se si è alla prima esperienza con questa molecola. Torno a ripetere che, per la somministrazione di Trenbolone nelle atlete è raccomandato l’uso di una siringa per insulina così da ottenere dosaggi molto precisi e abbassare anche il rischio di creare tessuto cicatriziale. 

Non dobbiamo dimenticare che il Trenbolone è un potente androgeno che viene utilizzato principalmente nel bestiame, e nonostante la parentesi del Parabolan come farmaco per uso umano non abbiamo molte informazioni a nostra disposizione sull’effetto di questo composto sul sistema endocrino femminile rispetto ad altri  farmaci usati in passato o attualmente per trattare pazienti di sesso femminile.

Molto onestamente, in tale contesto il dosaggio di Trenbolone dipende principalmente da quanto una donna è disposta ad affrontare i possibili effetti collaterali. Non esiste una dose efficace di Trenbolone che ci garantisca in assoluto una protezione dalla possibile comparsa di effetti collaterali virilizzanti. Inoltre, le atlete sono soggette agli effetti collaterali molto conosciuti dagli uomini con l’uso di questa molecola, tra cui la riduzione dei livelli di TSH e, di conseguenza, la riduzione di T4 e T3, e possibile iper-prolattinemia.

Non si tratta di una molecola di facile gestione, tanto nell’uomo quanto nella donna. Di conseguenza, se né sconsiglia l’uso in atlete principianti/intermedie nell’uso della chimica e senza supervisione da parte di personale preparato in grado di gestire e applicare con le dovute precauzioni la molecola.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- Velluz L, Nomine G et al. C R Acad Sci 1963;257:569.

2- Unique steroid congeners for receptor studies. Ojasoo, Raynaud. Cancer Research 38 (1978):4186-98.

TRENBOLONE E ALZHEIMER

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Trenbolone

 

I Bodybuilder che usano il Trenbolone possono aumentare le loro possibilità di sviluppare la malattia di Alzheimer, o almeno questa è la paura degli scienziati molecolari Fucui Ma e Daicheng Liu della Shandong Normal University in Cina. Ma e Liu hanno somministrato tramite iniezione del Trenbolone a dei topi e hanno osservato quasi immediati cambiamenti nei cervelli degli animali dando ai neurologi materiale su cui riflettere.(1)

Le cellule del cervello sono in grado di conservare le informazioni e di elaborarle perché creano continuamente nuove connessioni tra loro. La Proteina precorritrice della beta-amiloide [APP] svolge un ruolo importante in questo processo. Per essere precisi: la APP è una proteina di trans-membrana di tipo 1.

Gli enzimi scompongono la APP in pezzi e se questo processo si svolge correttamente le cellule cerebrali funzionano in modo normale. Ma se gli enzimi iniziano a non agire come dovrebbero – a causa di geni difettosi o fattori ambientali pericolosi – si formano frammenti proteici tossici. Il più rischioso di questi è l’amiloide-beta-42, che si accumula nel cervello, formando placche e uccidendo infine le cellule cerebrali. Il cervello delle persone decedute a causa dell’Alzheimer contengono grandi quantità di amiloidi-beta-42, per cui la maggior parte dei neurologi pensa che l’amiloide-beta-42 sia la causa dell’Alzheimer e di forme legate alla demenza.

Il Testosterone, l’Estradiolo e il DHT offrono protezione contro l’Alzheimer. Ecco perché Ma e Lui si sono chiesti quale effetto avrebbe avuto il Trenbolone sulla formazione di amiloide-beta-42. Così, hanno somministrato a dei topi 5 iniezioni di Trenbolone in un periodo di 48 ore. L’equivalente umano delle dosi utilizzate dai ricercatori sarebbe circa 0,85mg per kg di peso corporeo.

L’amiloide-beta-42 si è accumulata nel cervello dei ratti maschi trattati con Trenbolone. Il grafico seguente mostra i risultati emersi nel periodo di 48 ore nel quale sono state distribuite le 5 iniezioni di Trenbolone.

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I ricercatori hanno inoltre svolto esperimenti con le cellule cerebrali esponendole per 48 ore a 100 nanomoli di Trenbolone [TB]. L’aggiunta di un antiandrogeno come la Flutamina [Flu] ha ridotto l’accumulo di amiloide-beta-42. Così è emerso che i danni cerebrali causati dal Trenbolone sono dovuti dagli effetti androgeni di questa molecola.

Una combinazione di Trenbolone e DHT ha mostrato di aumentare l’accumulo di amiloide-beta-42.

I ricercatori affermano che, dal momento che i danni ai neuroni possono verificarsi molto prima dei sintomi clinici dei disturbi neurodegenerativi, l’esposizione al Trenbolone dovrebbe essere considerata come un fattore ambientale ad alto rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer. I ricercatori discutono a favore di ulteriori ricerche.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25461682