Clenbuterolo

 

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Clenbuterolo

 

Il Clenbuterolo, spesso commercializzato come sale cloridrato, è un composto broncodilatatore, più precisamente una amina simpaticomimetica, con attività di tipo agonista, a lunga durata d’azione e selettivo sui recettori β2-adrenergici. Come farmaco viene utilizzato per ridurre il broncospasmo in alcune condizioni patologiche quali l’asma bronchiale e la broncopneumopatia cronica ostruttiva.(1) In Italia viene commercializzato dalla società farmaceutica Biomedica Foscama nella forma farmacologica di compresse, sciroppo, oppure di soluzione da nebulizzare.

Il Clenbuterolo è una molecola adrenergica, un agonista selettivo dei recettori β2-adrenergici, diffusi in particolare a livello della muscolatura liscia bronchiale. La stimolazione di questi recettori da parte del farmaco comporta un incremento dell’AMP ciclico endocellulare. Questo aumento di AMP ciclico porta all’attivazione della protein chinasi A. Questo enzima inibisce la fosforilazione della miosina e riduce la concentrazione intracellulare di calcio ionico, con conseguente rilassamento e determinazione di un effetto di tipo broncodilatatore portando alla risoluzione del broncospasmo.

Rispetto ad altre molecole con attività β2-stimolante, il Clenbuterolo si caratterizza per un effetto più prolungato nel tempo ed una più marcata broncoselettività. Gli studi sperimentali hanno evidenziato che la molecola non influenza in modo significativo i recettori β1-cardiaci. Tuttavia è necessario ricordare che, pur essendo i recettori beta2-adrenergici predominanti nei bronchi, vi sono evidenze che una popolazione di recettori beta2 è presente anche nel muscolo cardiaco umano, normalmente in una concentrazione compresa tra il 10% ed il 20%.

Il farmaco ha anche dimostrato una notevole azione secretolitica ed è in grado di stimolare la motilità delle ciglia vibratili dell’epitelio bronchiale. Il Clenbuterolo provoca anche un aumento della capacità aerobica, una stimolazione del sistema nervoso centrale, nonché un incremento della pressione sanguigna e del trasporto di ossigeno. Aumenta il tasso di metabolizzazione del grasso corporeo incrementando il metabolismo basale dell’organismo.

Nella comunità dei BodyBuilder girava la voce secondo la quale il  Clenbuterolo possiede capacità anabolizzanti. La verità è che il Clenbuterolo è solo in minima parte anabolizzante nei confronti del tessuto muscolare, e che questo è stato in primo luogo osservato sugli animali piuttosto che sugli esseri umani (ciò richiederebbe anche un lungo periodo di utilizzo prima che qualsiasi di questi effetti diventino misurabili). (2) Da notare che questi studi condotti sugli animali usavano tipicamente dei dosaggi nella misura di 1-5 mg per chilogrammo di peso corporeo. In un atleta di 90 kg ciò equivale a una dose quotidiana di 450 mg di Clenbuterolo…qualcosa di impensabile/intollerabile.

Un punto importante da tenere in considerazione è che, con l’uso costante e continuato, gli effetti del Clenbuterolo non durano più di 3-4 settimane, poiché i recettori beta adrenergici sono estremamente sensibili e si smorzano, o si inibiscono, rapidamente. (3) La manifestazione di questo effetto si manifesta con una diminuzione della perdita di grasso fino al raggiungimento di un arresto completo di questa. Ci sono due metodi per ovviare a questo effetto:

  1.  Il primo è quello di sospendere l’uso del farmaco (per minimo 2 settimane).
  2. Il secondo è attraverso l’uso del Ketotifen fumarato, un farmaco antistaminico che è noto per sovra regolare i  recettori beta-2 (4). Si dice che il Benadryl abbia  gli stessi effetti del Ketotifen fumarato sui beta-2 recettori, ma questo si è rivelato falso perché anche se il Benadryl è un antistaminico come il Ketotifen, opera su un percorso molto diverso.

Studi sperimentali hanno dimostrato che dopo l’assunzione di una dose unica di 20 mcg per via orale di Clenbuterolo raggiunge il picco di concentrazione plasmatica (Cmax) dopo circa 2-3 ore (Tmax) dalla somministrazione. Il legame con le proteine plasmatiche varia tra l’89% ed il 98%.(5) L’emivita plasmatica della molecola è di circa 34 ore (36-48h) e la maggior parte della dose somministrata (87% circa) viene ad essere eliminata dall’organismo per via renale e per il 43% come farmaco immodificato.

In ambito sportivo, il Clenbuterolo è più comunemente utilizzato nei periodi “Cut” o nel  pre-gara. Viene raramente utilizzato durante la “Off season” o durante le fasi di “Bulk”. Una piccola parte degli utilizzatori di Clenbuterolo scelgono di utilizzarlo durante le prima citate fasi nel vano tentativo di evitare un eccessivo aumento del grasso in un periodo dove il consumo calorico è molto più alto dei livelli del metabolismo basale. Il problema è che fare ciò comporta soltanto uno spreco di tempo e di denaro, perché la meccanica del Clenbuterolo non fornisce questo effetto. Come precedentemente spiegato, il Clenbuterolo si lega ai recettori sulle cellule adipose avviando la lipolisi, che è il processo attraverso il quale vengono rilasciati i trigliceridi immagazzinati nelle cellule adipose nel flusso sanguigno sotto forma di acidi grassi liberi. Questi acidi grassi liberi poi circolano nel flusso sanguigno in tutto il corpo, e devono subire la seconda fase della perdita di grasso: ossidazione degli acidi grassi. Questo significa che gli acidi grassi devono essere penetrare  nelle cellule e nei mitocondri per essere ‘bruciati’, e ciò non può verificarsi in una qualsiasi quantità significativa se il consumo calorico è elevato.
Il Clenbuterolo può essere utilizzato da solo o con altri composti. Solitamente viene assunto in cicli della durata di 2 settimane seguite da una pausa di altre 2 settimane per evitare la sotto regolazione recettoriale. Un altro protocollo spesso utilizzato prevede l’uso continuo  del Clenbuterolo con l’aggiunta del Ketotifene ogni due settimane per un totale di 8 settimane. Si raccomanda di  non usare il Clenbuterolo per più di 12 settimane dando la possibilità al sistema cardiovascolare e ad altri sistemi del corpo di ricevere un riposo adeguato dal composto.

Vista la lunga emivita del composto, l’assunzione di una dose a giorni alterni, a seguito di un periodo di verifica della tollerabilità della durata variabile a seconda della dose necessaria, intervallato con l’uso del Ketotifene, per circa 6-8 settimane risulta un buon protocollo per una fase “Cut” o di preparazione alla gara.

Come farmaco per il trattamento dell’asma, il dosaggi di Clenbuterolo indicato è di 20 – 40mcg/die con un massimo di 80mcg/die.

A fini lipolitici, la dose di Clenbuterolo generalmente usata in ambito maschile si aggira nel range dei 120 – 160mcg al giorno. Le dosi mediamente utilizzate in ambito femminile sono nel range degli  80-100mcg al giorno. Personalmente, considero maggiormente favorevole, e tollerabile, un calcolo del dosaggio giornaliero in base al peso corporeo del soggetto; nella pratica ciò significa 1mcg per Kg di peso corporeo: un soggetto di 80Kg necessiterà di una dose di 80mcg/die.

Generalmente il dosaggio iniziale dovrebbe essere di 20-40mcg di Clenbuterolo per i primi 3 giorni, per poi aumentare la dose di 20mcg dal  4 ° giorno del ciclo, fino a raggiungere la dose prestabilita. La tollerabilità è fortemente soggettiva. Mentre alcuni individui presentano un alta tollerabilità,  altri ne presentano una molto bassa che richiede dosi più contenute e/o aumenti lenti.

Lo scalo della dose non è necessaria quando si termina l’uso di Clenbuterolo, anche se alcuni hanno una preferenza personale per questa pratica.
Dal momento che il Clenbuterolo presenta una emivita di circa 37-48 ore, il dosaggio giornaliero dovrebbero essere assunto in una sola volta al mattino. Non vi è alcun obbligo per cui bisognerebbe dividere il dosaggi di Clenbuterolo durante il giorno, anche perché questo in effetti potrebbe causare un peggioramento dell’insonnia e dei disturbi del sonno.

Tra gli effetti collaterali più comuni in corso di trattamento con Clenbuterolo si segnalano cefalea, nervosismo, cardiopalmo e tachicardia moderata, che solitamente tendono a scomparire dopo i primi giorni di trattamento, in qualche caso anche riducendo il dosaggio assunto. In alcuni pazienti sono stati segnalati secchezza delle fauci e crampi muscolari, raramente la comparsa di ipersensibilità.

In alcuni pazienti il Clenbuterolo può comportare la comparsa di tremori a carico della muscolatura scheletrica, in genere più facilmente evidenziabili alle mani. Questo effetto avverso, comune a tutti gli stimolanti beta-adrenergici, è strettamente correlato con la dose assunta.

Così come avviene anche per altre sostanze medicamentose somministrate per via inalatoria, in corso di trattamento con Clenbuterolo può manifestarsi broncospasmo paradosso (un respiro gravemente affannoso che compare entro pochi dall’inalazione). In caso di comparsa di questo effetto, è necessario assumere immediatamente un diverso broncodilatatore a rapida insorgenza d’azione, interrompere immediatamente la terapia precedente e iniziarne una alternativa.

In corso di sovradosaggio da clenbuterolo i segni e sintomi sono in genere transitori e strettamente correlati all’azione del farmaco sui recettori β-agonisti. In letteratura medica è stata segnalata la possibilità di intossicazione alimentare acuta dopo assunzione di carne e fegato di vitello contaminato. (6,7,8,9) Tra gli eventi più temibili in corso di sovradosaggio di clenbuterolo vi è l’ipokaliemia. Ne consegue la necessità di monitorare con attenzione i livelli sierici del potassio. Una volta sospeso il trattamento, in caso di importante sintomatologia cardiaca (in particolare tachicardia, cardiopalmo e simili) si può dover ricorrere all’adozione ulteriore misure, fra cui l’assunzione di β-bloccanti cardio-selettivi. Va ricordata la necessità di grande cautela nel loro utilizzo, stante la possibilità di evocare broncospasmo.

Alcuni studi più recenti condotti sugli animali – usando di nuovo dosi molto più forti rispetto a quelle che sarebbero ingerite dall’uomo – hanno mostrato che il Clenbuterolo diminuisce l’endurance degradando la struttura del cuore. In effetti, alcuni degli animali della ricerca sono morti per scompenso cardiaco. Uno studio recente, che ha esaminato il cuore e i muscoli scheletrici dei topi a cui era stato dato del Clenbuterolo, ha identificato alcuni effetti tossici diretti del farmaco. (10) Quello che è particolarmente interessante riguardo a questo studio è che gli effetti negativi sono risultati da appena una dose singola di Clenbuterolo iniettabile – una forma utilizzata da alcuni Bodybuilder.

I risultati hanno mostrato che il Clenbuterolo non solo ha danneggiato le cellule del muscolo cardiaco, ma le ha praticamente distrutte. La perdita delle cellule del muscolo cardiaco ha causato un aumento del deposito di collagene. In realtà le cellule del cuore attive sono state sostituite da tessuto cicatriziale, preparando il terreno per uno scompenso cardiaco improvviso.

Diverse teorie spiegano gli effetti indesiderati del Clenbuterolo. La prima implica il fatto che il Clenbuterolo esaurisce l’aminoacido taurina nel cuore; la taurina ha proprietà protettive, come quella di modulare i livelli di calcio che mantengono stabile il ritmo cardiaco. Il Clenbuterolo può anche aumentare la stimolazione del cuore indotta dalla noradrenalina, che, se eccessiva, può danneggiare il cuore.

Si potrebbe concludere che gli animali delle ricerche ricevevano megadosi di Clenbuterolo e che le dosi meno forti che usano gli atleti non avrebbero gli stessi effetti – ma le cose non stanno così.  Secondo la legge di Kleiber, la dose di Clenbuterolo data agli animali è equivalente a una dose di cinque o sei compresse usata dall’uomo (100-120mcg). Perciò sarebbero prevedibili gli stessi effetti collaterali. Inoltre, a causa del tempo prolungato che gli occorre per degradare nel corpo, il Clenbuterolo potrebbe accumularsi e avere effetti cumulativi.

Gli atleti che usano il Clenbuterolo dovrebbero assicurarsi anche di assumere un integratore di taurina che può offrire qualche protezione al cuore.
Da altri studi provengono ulteriori brutte notizie sul clenbuterolo.(11,12) Quando è stato dato ad alcuni suini, la parte dei testicoli che sintetizza il Testosterone (cellule di Leydig) è aumentata di massa, indicando un aumento della produzione di Testosterone. Ma le cellule dei testicoli dove è prodotto lo sperma (cellule di Sertoli) sono rimaste danneggiate permanentemente. Ciò implica che il Clenbuterolo può influenzare negativamente la fertilità.

L’aumento delle cellule che secernono Testosterone non è così sorprendente. Le catecolamine naturali come l’adrenalina, per le quali il Clenbuterolo serve in certa misura da sostituto sintetico, sono note per favorire la sintesi di Testosterone. Lo stress a breve termine, caratterizzato da un aumento del rilascio di catecolamine nel sangue, provoca un aumento del Testosterone. Ma se lo stress persiste, altri ormoni dello stress, come il Cortisolo, sono rilasciati e invertono questo effetto – cioè diminuiscono la sintesi e il rilascio del Testosterone.

 

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

1- H. Rensch, HD. Renovanz, [Clenbuterol: review of a new broncholytic agent]., in Med Monatsschr, vol. 31, nº 10, Ott 1977, pp. 457-60, PMID 337087

2- Anabolic effects of clenbuterol on skeletal muscle are mediated by beta 2-adrenoceptor activation. Choo JJ, Horan MA, Little RA, Rothwell NJ. Department of Physiological Sciences, University of Manchester Medical School, United Kingdom. Am J Physiol. 1992 Jul;263(1 Pt 1):E50-6.

3- Effect of dietary clenbuterol and cimaterol on muscle composition, beta-adrenergic and androgen receptor concentrations in broiler chickens. Schiavone A, Tarantola M, Perona G, Pagliasso S, Badino P, Odore R, Cuniberti B, Lussiana C. J Anim Physiol Anim Nutr (Berl). 2004 Apr;88(3-4):94-100.

4- Effects of ketotifen and clenbuterol on beta-adrenergic receptor functions of lymphocytes and on plasma TXB-2 levels of asthmatic patients. Huszar E, Herjavecz I, Boszormenyi-Nagy G, Slapke J, Schreiber J, Debreczeni LA. Z Erkr Atmungsorgane. 1990;175(3):141-6.

5- I. Yamamoto, K. Iwata; M. Nakashima, Pharmacokinetics of plasma and urine clenbuterol in man, rat, and rabbit., in J Pharmacobiodyn, vol. 8, nº 5, maggio 1985, pp. 385-91, PMID 4045696.

6- J. Bilbao Garay, JF. Hoyo Jiménez; M. López Jiménez; M. Vinuesa Sebastián; J. Perianes Matesanz; P. Muñoz Moreno; J. Ruiz Galiana, [Clenbuterol poisoning. Clinical and analytical data on an outbreak in Móstoles, Madrid]., in Rev Clin Esp, vol. 197, nº 2, febbraio 1997, pp. 92-5, PMID 9213863.

7- G. Brambilla, T. Cenci; F. Franconi; R. Galarini; A. Macrì; F. Rondoni; M. Strozzi; A. Loizzo, Clinical and pharmacological profile in a clenbuterol epidemic poisoning of contaminated beef meat in Italy., in Toxicol Lett, vol. 114, 1-3, aprile 2000, pp. 47-53, PMID 10713468.

8- G. Brambilla, A. Loizzo; L. Fontana; M. Strozzi; A. Guarino; V. Soprano, Food poisoning following consumption of clenbuterol-treated veal in Italy., in JAMA, vol. 278, nº 8, Ago 1997, p. 635, PMID 9272891.

9- V. Sporano, L. Grasso; M. Esposito; G. Oliviero; G. Brambilla; A. Loizzo, Clenbuterol residues in non-liver containing meat as a cause of collective food poisoning., in Vet Hum Toxicol, vol. 40, nº 3, Giu 1998, pp. 141-3, PMID 9610490.

10- Burniston, J.G., et al. (2002). Myotoxic effects of clenbuterol in the rat heart and soleus muscle. J Appl Physiol. 93:1824-32.

11- Blanco, A., et al. (2002). Testicular damage from anabolic treatments with the beta(2)-adrenergic agonist clenbuterol in pigs: a light and electron microscope study. The Veterinary Journal. 163:292-98.

12- Blanco, A., et al. (2001). Morphological and quantitative study of the Leydig cells of pigs fed with anabolic doses of clenbuterol. Res in Veterin Science. 71:85-91.

 

 

Efedrina

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L’ Efedrina è un beta-agonista non selettivo capace di interagire con i beta-recettori 1, 2 e 3. L’Efedrina è classificata come un simpaticomimetico. In quanto simpaticomimetico, l’Efedrina ha la capacità di interagire in maniera più o meno marcata (a seconda della dose) con il sistema nervoso simpatico. Lo fa inducendo le terminazioni nervose pre-sinapsi a rilasciare noradrenalina (NA) nello spazio sinaptico. Esercita anche l’effetto di aumentare l’adrenalina circolante (Adr), il principale beta-2 agonista del corpo. Anche la noradrenalina, una volta rilasciata nello spazio sinaptico, interagisce con i recettori adrenergici sulla superficie delle cellule grasse e di molte altre cellule nel corpo, compreso il muscolo. Nel grasso, ciò dà inizio a una sequenza di eventi all’interno delle cellule che aumenta la lipolisi. Nel muscolo dà inizio a una serie di processi che aumentano la sintesi proteica e/o diminuisce la disgregazione muscolare.

L’Efedrina induce l’effetto termogeno stimolando tutti e tre sottotipi di recettori beta-adrenergici, però il 35-40% del suo effetto stimolante agisce su i recettori beta-3. Ciò è significativo in quanto la risposta che governa l’attività di smorzamento dei recettori beta-2 (recettori stimolati selettivamente dal Clenbuterolo e che mostrano desensibilizzazione/smorzamento nel giro di 2-3 settimane di uso continuo) non è possibile con i recettori beta-3. Quindi l’Efedrina ha un’efficacia potenziale a lungo termine. Lo stimolo dei recettori beta-3 incrementa in misura maggiore la disgregazione dei grassi. Andrebbe anche detto che l’Efedrina incrementa la conversione del T-4 in T-3 da parte del fegato, e ciò aumenta l’efficacia complessiva del composto.

L’intera catena di eventi che si verifica dopo la somministrazione di efedrina segue questo percorso:

  • l’ efedrina stimola il rilascio di NA da parte delle terminazioni nervose simpatiche;
  • l’ NA e l’Efedrina si legano ai recettori beta-adrenergici 1, 2 e 3 sulla superficie di tutti i tessuti che contengono questi recettori. Il tessuto adiposo e il muscolo scheletrico hanno molti adrenocettori sulla loro superficie;
  • quando l’ NA e l’Efedrina si legano ai recettori beta-adrenergici, le proteine regolanti il nucleotide guanina stimolatore (proteine Gs) all’interno della membrana cellulare attivano l’enzima adenilato ciclasi;
  • l’adenilato ciclasi poi converte l’ATP in 3′-5′-cAMP; poi il cAMP si lega alla sottounità regolatore della proteina chinasi A; una volta legata al cAMP, la proteina chinasi A rilascia la sottounità catalitica;
  • la sottounità catalitica fosforilizza la lipasi ormone-sensibilie (HSL), trasformandolo così nella forma attiva HSL-P; ù
  • poi l’HSL-P catalizza una reazione di idrolisi di tre passi per ridurre i trigliceridi in glicerolo e acidi grassi per scopo energetico.

L’ efedrina aumenta la conversione del poco attivo T-4 nel molto più attivo T-3 da parte del fegato.

Come molti di voi forse sapranno, l’ Efedrina è molto più efficace se combinata con la Caffeina. Ciò è stato dimostrato in uno studio che ha esaminato gli effetti di entrambe le sostanze assunte separatamente, insieme, e in confronto a un placebo. (Astrup, 1992b; Toubro, 1993)

In uno studio a doppio cieco casuale con controllo placebo, 180 pazienti obesi sono stati curati attraverso una dieta con calorie ridotte e o una combinazione di efedrina/caffeina (20 mg/200 mg), o efedrina (20 mg), o caffeina (200 mg), o un placebo, tre volte il giorno per 24 settimane. La perdita di peso media è stata molto maggiore con la combinazione che con il placebo dalla settimana 8 alla settimana 24. La perdita di peso nei gruppi solo Efedrina e solo Caffeina è stata simile a quella del gruppo placebo.

Questi risultati dimostrano chiaramente la necessità di combinare l’ Efedrina e la Caffeina quando si cerca di ridurre il grasso. Non solo è necessario combinare l’Efedrina e la Caffeina per stimolare un effetto brucia grassi significativo, ma quando assunte insieme in determinati rapporti, la Caffeina e l’ Efedrina esibiscono effetti sinergici. Confrontando diversi rapporti di efedrina e caffeina, è stato scoperto che 20 mg di Efedrina e 200 mg di Caffeina producevano un effetto sinergico non prodotto da nessun altro rapporto. (Astrup, 1991)

Ciò significa che l’Efedrina e la Caffeina assunte nel rapporto 1:10 (20 mg di Efedrina : 200 mg di Caffeina) creano effetti superiori alla somma degli effetti distinti delle due molecole. Non preoccupatevi del fatto che la maggior parte dell’ Efedrina pura è reperibile solo in compresse da 25 mg, questi 5 mg aggiuntivi non modificheranno in modo significativo gli effetti sinergici della combinazione.

– Ma perché questa compatibilità? –

Quando sono utilizzate le sostanze beta-agoniste, il corpo rilascia adrenalina e noradrenalina, secrete grazie allo stimolo e i nervi simpatici, come detto in precedenza. Alla fine però, il corpo ha una risposta di adattamento che regola l’attività a lungo termine dei beta-agonisti e perciò il loro lavoro termogeno (effetto brucia grassi). Le metilxantine, come la Caffeina, Enprofillina, e Teofilina, bloccano o inibiscono la risposta di adattamento del corpo in modo significativo. La co-somministrazione di metilxantine si traduce quindi in un effetto più lungo e potente.

Il lettore deve anche sapere che i beta-agonisti modulano il loro segnale di disgregazione dei grassi attraverso un precursore energetico all’interno della cellula detto adenosinmonofosfato ciclico (cAMP).

Sostanze chiamate fosfodiesterasi controbattono questa azione disgregando il cAMP, causando la diminuzione o l’interruzione del segnale per la perdita di grasso. Le metilxantine inibiscono o bloccano la fosfodiesterasi che è l’enzima che degrada il fosfato in cAMP. Così, l’effetto brucia grassi e il valore termogeno del segnale del beta-agonista utilizzato continua.

Ecco svelato il perché dell’eccellente compatibilità e sinergia di Efedrina e Caffeina.

C’è uno studio eccellente che ha dimostrato non solo gli effetti brucia grassi dell’Efedrina e della Caffeina ma anche le loro proprietà di salvaguardia dei muscoli. 14 soggetti sono stati trattati con una dieta di 1.000 kcal e o E+C (20 mg di Efedrina + 200 mg di Caffeina) o un placebo, tre volte il giorno per 8 settimane in uno studio a doppio cieco.

I due gruppi hanno sperimentato la stessa riduzione del peso ma il gruppo E+C ha perso 5 kg in più di grasso corporeo e 3 kg in meno di massa magra. (Astrup, 1992)

Si tratta certamente di valori più che significativi! Questo effetto anabolico/anticatabolico dell’Efedrina può manifestarsi anche quando non si riducono le calorie.

Nella mia esperienza personale, o conosciuto atleti che sono riusciti a ridurre in modo significativo la quantità di grasso guadagnato durante una fase di massa di sei settimane. L’unico problema che è stato sperimentato era la difficoltà a mangiare tanto senza appetito.

Un’ultima nota sull’Efedrina e i suoi effetti durante le diete chetogene

Ho riscontrato che usando l’Efedrina durante le diete chetogene, raramente si entra nella vera chetosi. Ciò è stato fonte di grande frustrazione per molti atleti dilettanti e agonisti. Bisogna sapere che l’Efedrina non solo aumenta la mobilitazione dei grassi ma aumenta anche molto la gluconeogenesi (dalla parte di glicerolo -10% del peso). In altre parole, mentre riducete i carboidrati, l’Efedrina stimola il fegato a sintetizzare glucosio. Durante la misurazione della glicemia, spesso i valori scendono sotto a 75 quando si assumono almeno 75 mg di Efedrina e 600 mg di caffeina al giorno, indifferentemente da quanto è bassa l’assunzione di carboidrati.

Comunque non dimentichiamoci la vera ragione per utilizzare una dieta chetogena. Non è una gara per vedere quanto a lungo potete resistere senza carboidrati o quanto potete spingervi nella chetosi, è semplicemente una strategia per perdere più grasso possibile nel minore tempo possibile. Anche se la combinazione Efedrina/Caffeina sembra impedire la chetosi profonda, incrementa comunque la perdita di grasso e la conservazione della massa muscolare. Ciò la rende uno strumento di grande valore durante qualsiasi dieta con pochi o zero carboidrati.

Riassunto sull’ Efedrina

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Spero di essere stato nuovamente utile a chiarirvi alcuni dei concetti che stanno alla base della chimica applicata al Bodybuilding.

Gabriel Bellizzi

Bibliografia

  • Astrup A, Buemann B, Christensen NJ, Toubro S, et al. The effect of ephedrine/caffeine mixture on energy expenditure and body composition in obese women. Metabolism 1992 Jul;41(7):686-688
  • Astrup A, Breum L, Toubro S, Hein P, Quaade F, The effect and safety of an ephedrine/caffeine compound compared to ephedrine, caffeine and placebo in obese subjects on an energy restricted diet. A double blind trial. Int J Obes Relat Metab Disord 1992 Apr;16(4):269-277
  • Toubro S, Astrup AV, Breum L, Quaade F. Safety and efficacy of long-term treatment with ephedrine, caffeine and an ephedrine/caffeine mixture. Int J Obes Relat Metab Disord 1993 Feb;17 Suppl 1:S69-S72 Astrup A, Toubro S, Cannon S, Hein P, Madsen J. Thermogenic synergism between ephedrine and caffeine in healthy volunteers: a double-blind, placebo-controlled study. Metabolism 1991 Mar;40(3):323-329
  • Verità e bugie sugli integratori: Efedrina. Bryan Haycock

 

BIOTINA, LIPIDI EMATICI E GRASSO CORPOREO

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Alte – ma non troppo – dosi di biotina riducono la quantità di trigliceridi nel sangue e riducono la massa grassa. Ricercatori molecolari presso l’Universidad Nacional Autonoma de Mexico hanno scoperto questo in seguito ad un test sui topi.(1)

Cardiologi negli anni ‘70 scoprirono che se si somministrano ad esseri umani alte dosi di biotina si ottiene una riduzione della quantità di lipidi nel sangue.(2) Questo è interessante perché i trigliceridi sono un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

I ricercatori messicani hanno voluto riproporre questo studio, nella speranza di poter scoprire un aiuto per i soggetti con alti livelli patologici di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

I ricercatori hanno somministrato a topi maschi mangime contenente una dose di biotina appena sufficiente o del mangime contenente alti livelli di biotina, per un periodo di otto settimane. L’equivalente umano della dose di biotina del gruppo trattato era dei circa 1 – 1,5 mg al giorno.

Assumere biotina supplementare si traduce in una riduzione delle concentrazioni di trigliceridi nel sangue del 35%.

La figura 1 mostra l’effetto della supplementazione di biotina sulla produzione di una serie di proteine che le cellule usano per immagazzinare il grasso: glucotrasportatore-2 (GLUT2), glucochinasi (GK), fosfofruttochinasi (PFK1), piruvato chinasi (PK), glucosio 6-fosfato deidrogenasi (G6PDH), acetil-CoA carbossilasi 1 (ACC1), acido grasso sintasi (FAS), stearoil-CoA desaturasi-1 (SCD1), proteina steroli elemento normativo vincolante 1-c (SREBP1c), forkhead box O1 ( FoxO1) e perossisomi proliferatori recettore gamma (PPAR-gamma).

La figura 1 mostra la produzione di proteine lipogeniche nel tessuto adiposo; la figura 2 mostra la produzione di proteine lipogeniche nel fegato. Nelle cellule adipose, la somministrazione di biotina ha ridotto la produzione di tutte le proteine lipogeniche; nelle cellule epatiche ha ridotto la produzione della maggior parte delle proteine.

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L’idea di utilizzare vitamine per scopi medicinali non è una novità. I medici prescrivono vitamina B3 (Niacina) per ridurre i livelli dei lipidi ematici (LDL e trigliceridi). Farmacologi hanno sviluppato analoghi della vitamina A e D per uso farmaceutico.

“Il contenuto di biotina negli integratori commerciali per gli esseri umani è da 40 a 166 volte superiore rispetto alla dose di riferimento di 30 mcg / giorno”, scrivono i ricercatori. “I dati del presente studio hanno dimostrato che, nei topi, un aumento di 55 volte della concentrazione di biotina nella dieta diminuisce i trigliceridi sierici e l’espressione degli enzimi lipogenici, fornendo supporto molecolare per gli effetti di concentrazioni farmacologica di biotina sulla lipemia.”

Potrebbe la biotina agire come integratore dimagrante? I risultati della ricerca suggeriscono che c’è la possibilità. Alla fine dell’esperimento di otto settimane i topi del gruppo di controllo avevano una massa grassa pari al 14,9% mentre i topi del gruppo supplementato con biotina avevano una massa grassa pari al 12,6%.

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20655901
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7011260 Altro…

CO-SOMMINISTRAZIONE DI SALBUTAMOLO E L-DOPA E SUOI EFFETTI SULLA COMPOSIZIONE CORPOREA

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Più di un decennio fa i neurologi presso la University of Arkansas hanno pubblicato sul Clinical Neuropharmacology i risultati di un piccolo studio che prendeva in esame queste due molecole, e che può essere di interesse per l’atleta. Non si sa con certezza se la combinazione Salbutamolo e L-dopa – la combinazione che i neurologi hanno testato nello studio – sia ragionevolmente sicura. Quello che sappiamo è che gli effetti sulla ricomposizione corporea che i ricercatori hanno osservato sono notevoli.(1)

Le otto persone che sono servite come soggetti per l’esperimento erano tutte sofferenti di Parkinson e avevano un’età media di 59 anni. Stavano già assumendo L-dopa, un aminoacido che stimola la produzione di dopamina nel cervello. La produzione del corpo di dopamina diminuisce rapidamente con l’insorgenza del Parkinson e di conseguenza le cellule cerebrali perdono la loro funzione. Supplementazione di L-Dopa riduce i sintomi nel primo stadio della malattia.

La dose media di L-dopa assunta dai soggetti era di 481mg al giorno.

Le cellule assorbono più L-dopa, e di conseguenza producono più dopamina, quando sono esposte ad adreno-beta-2-agonisti.(2) Gli studi sugli animali hanno dimostrato che gli adreno-beta-2-agonisti migliorano l’assorbimento di L-dopa nel cervello.(3)

Ecco perché i ricercatori hanno voluto provare la combinazione di Salbutamolo, un lieve adreno-beta-2-agonista, e L-dopa, per vedere che effetto avesse sui loro pazienti. Hanno somministrato ai soggetti dello studio 4 dosi orali da 4 mg di Salbutamolo al giorno.

In un paziente sessantenne la co-somministrazione di Salbutamolo/L-dopa ha causato mal di testa, agitazione e tremore. Il paziente a cessato l’assunzione della combinazione dopo due settimane. Gli altri soggetti hanno continuato per 14 settimane. Durante questo periodo hanno anche eseguito due allenamenti incentrati sulla forza a settimana.

La tabella mostra che la forza massima dei soggetti è aumentata modestamente e che la loro composizione corporea è cambiato notevolmente. Mentre non vi è stato alcun cambiamento nel peso corporeo dei soggetti, la loro massa magra è aumentata di 7,7 kg.


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Nella metà dei pazienti l’aggiunta di Salbutamolo al farmaco L-dopa riduce i sintomi del Parkinson.

I ricercatori sottolineano che non sanno se la combinazione che hanno testato sia sicura.

“Il significativo incremento osservato nella frequenza cardiaca media, visto nel dieci per cento dei pazienti che utilizzavano Salbutamolo, e nel caso isolato di aritmie cardiache e angina sottolineano la necessità di una valutazione cardiaca attenta quando l’uso di Salbutamolo è considerato”, scrivono i ricercatori. “Gli effetti collaterali sul sistema nervoso centrale includono un maggiore tremore fisiologico (venti per cento), insonnia, vertigini, sonnolenza, agitazione, irritabilità, nervosismo, allucinazioni visive, e mal di testa.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12897642
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10894789
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1356793

L’Artemisia iwayomogi agisce come il GW1516?

 

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Cardarine (GW1516)

 

Del GW1516, PPAR-delta-agonista il cui uso è diffuso da alcuni anni in diverse discipline sportive, ne ho già parlato dettagliatamente. Secondo uno studio su animali pubblicato sul PLoS ONE, c’è un integratore che fa esattamente la stessa cosa. Avete mai sentito parlare della Artemisia iwayomogi? (1)

PPAR, GW1516 & Artemisia iwayomogi

Le cellule contengono la molecola PPAR. PPAR ha diverse funzioni che possiamo riassumere in una sola frase: PPAR è un sensore degli acidi grassi. Più stimoli una cellula riceve tramite il PPAR, maggiore sarà l’utilizzo degli acidi grassi come substrato energetico. La variante PPAR che è più rilevante per le cellule muscolari è il PPAR-delta.

GW1516 è una sostanza sperimentale creata nei laboratori GlaxoSmithKline. Somministrandolo a topi sottoposti a esercizio fisico si è notato che il GW1516 è un efficace farmaco per la resistenza.(2)

L’estratto di Artemisia iwayomogi ha dimostrato le medesime proprietà.

Studio

I ricercatori della Korean AmorePacific Corporation (http://www.amorepacific.com/) hanno scoperto che il concentrato [95 per cento] estratto alcolico della pianta Artemisia iwayomogi [95EEAI] ha lo stesso effetto del GW1516. Contiene sostanze che attivano il PPAR-delta. La figura seguente, che si basa sulla ricerca in vitro , lo dimostra.

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I ricercatori hanno fatto ingrassare i topi da laboratorio dando loro del cibo a cui era stato aggiunto del grasso in più [HFD]. Gli animali hanno messo su peso più rapidamente dei topi ai quali era stata somministrata una dieta normale. Quando i ricercatori hanno dato ai topi HFD una dose quotidiana di 200 mg di estratto di Artemisia iwayomogi per kg di peso corporeo, questi hanno messo su meno peso di quello che ci si aspettava [in  basso a sinistra]. I loro muscoli bruciavano quasi il doppio del grasso rispetto ai topi ingrassati ai quali non era stato somministrato l’estratto [in basso a destra].

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La somministrazione di Artemisia iwayomogi ha ridotto la crescita delle riserve di grasso nei topi HFD [in  alto a sinistra]. Inoltre, l’estratto ha potenziato l’attività nelle cellule muscolari degli enzimi che aiutano a convertire gli acidi grassi in energia [in alto a destra].
I guaritori tradizionali asiatici usano gli estratti di Artemisia per trattare il diabete. Quindi non è sorprendente che i ricercatori coreani abbiano anche scoperto che l’Artemisia iwayomogi potenzi l’assorbimento del glucosio nelle cellule muscolari.

Conclusione

“I nostri dati forniscono evidenze sperimentali che 95EEAI è un naturale agonista PPARdelta che induce un rafforzamento dei geni coinvolti nel metabolismo degli acidi grassi e attiva l’ossidazione degli acidi grassi in vitro e in vivo, suggerendo il suo potenziale come misura interventiva e preventiva per il trattamento dei disturbi metabolici”, hanno riassunto i ricercatori.

Ovviamente, l’ Artemisia iwayomogi può avere la sua utilità anche in ambito sportivo, cosa chiara visti i risultati dello studio.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22479450
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18674809 Altro…

CORRETTA ASSUNZIONE DI EGCG

 

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EGCG

 

Se si beve il tè verde o si assumono capsule contenenti estratto di tè verde, nella speranza di trarne i benefici per i quali le catechine ivi contenute sono conosciute, è preferibile farlo a stomaco vuoto. Nutrizionisti australiane hanno riportato questi consigli in un articolo su Nutrients. I ricercatori australiani hanno scoperto che il corpo non assorbe l’EGCG – la principale sostanza bioattiva nel tè verde – così bene in abbinamento con il cibo. (1)

I ricercatori hanno somministrato a quattro soggetti sani 500 mg di EGCG in tre diverse occasioni. Per l’esperimento hanno usato il Teavigo, prodotto dalla DSM.

L’EGCG è stato somministrato ai soggetti dello studio in tre diverse occasioni:

1) Nella prima occasione, i soggetti hanno assunto la loro dose di EGCG in forma di capsule al mattino a stomaco vuoto [Capsule senza prima colazione].
2) Nella seconda occasione, hanno assunto le capsule insieme con cornflakes e latte [Capsule con prima colazione].
3) Nella terza e ultima occasione, i ricercatori hanno mescolato l’EGCG in un frullato contenente fragole, zucchero e siero di latte [Sorbetto alle fragole], che i soggetti bevevano come prima colazione.

Dopo che i soggetti avevano assunto l’EGCG, i ricercatori hanno monitorato il livello della catechina nel sangue dei soggetti per un periodo di otto ore. I soggetti, su concessione dei ricercatori, hanno consumato il pranzo durante questo lasso di tempo.

I ricercatori hanno scoperto che il livello di EGCG nel sangue dei soggetti che lo avevano assunto a stomaco vuoto era da tre a quattro volte più alto rispetto alle altre condizioni nelle quali i soggetti hanno assunto il supplemento.
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Quando il cibo viene ingerito, lo stomaco produce acido per digerirlo. Una volta che il cibo entra nel piccolo intestino il pancreas neutralizza l’acido con bicarbonato. Secondo uno studio del 2001, questo è il momento in cui molto dell’EGCG viene perso. (2)

In conclusione, l’assorbimento sistemico è stato significativamente più alto per l’EGCG assunto in capsule senza cibo al mattino a digiuno rispetto a quando è stato assunto in capsule con una leggera colazione o inserito in un sorbetto alla fragola. Pertanto, sulla base di questi risultati, i ricercatori sottolineano che l’ingestione di EGCG con acqua a stomaco vuoto è il metodo più appropriato per la sua somministrazione orale.

I ricercatori concludono anche dicendo che questo dato dovrà essere preso in considerazione per studi clinici futuri in cui l’EGCG dovrà essere studiato come un potenziale nutraceutico bioattivo negli esseri umani.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.mdpi.com/2076-3921/4/2/373
2- http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0308814601001315

Cardarine (GW1516 o GSK-516)

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Cardarine (GW501,516 o GW1516 o GSK-516) conosciuto anche con il nome Endurobol, è un farmaco che agisce come un modulatore PPARδ. Cardarine attiva l’AMPK e stimola l’assorbimento del glucosio nel tessuto muscolo-scheletrico, ed ha dimostrato di invertire le anomalie metaboliche negli uomini obesi con sindrome metabolica pre-diabetica, molto probabilmente stimolando l’ossidazione degli acidi grassi (leggi a proposito anche Diabete: Metformina e altri farmaci). È stato proposto come potenziale trattamento per l’obesità e le condizioni correlate, soprattutto quando usato in combinazione con un composto sinergico come l’AICAR: questa combinazione ha dimostrato di aumentare significativamente la resistenza in studi su animali.

Cardarine è un agonista selettivo (attivatore) del recettore PPARδ. Esso mostra un’alta affinità (Ki= 1 Nm) e potenza (EC50= 1 Nm) per i PPARδ con >1000 volte la selettività sui PPARα e PPARγ. Nei ratti, il legame del cardarine per i PPARδ recluta il co-attivatore PGC-1a. Il complesso/coattivatore PPARδ a sua volta regola l’espressione delle proteine coinvolte nella spesa energetica. Inoltre, nei ratti trattati con cardarine, è stato osservato un aumento del metabolismo degli acidi grassi nel muscolo scheletrico e la protezione contro l’obesità indotta dalla dieta e il diabete di tipo 2. Nelle scimmie rhesus obese, cardarine ha mostrato di aumentare le lipoproteine ad alta densità (HDL) e abbassare le lipoproteine a bassissima densità (VLDL). Il meccanismo con cui gli agonisti PPARδ aumentano l’HDL sembra essere il risultato di un aumento dell’espressione del trasportatore del colesterolo ABCA1. Comunque, ci sono due principali usi del cardarine in ambito sportivo:

1. Il più comune utilizzo è quello dato dalla sua azione sull’aumento della resistenza. Cardarine è stato per questo motivo inserito nella lista delle sostanze vietate dalla WADA. Chiunque ricerchi un drastico aumento della resistenza trova in questa molecola una grande efficacia. Il cardarine mostra il suo effetto su questo parametro molto rapidamente e il risultato può essere sconcertante. Un dosaggio comune di 10mg al giorno fornisce un significativo aumento della resistenza.

2. Il secondo utilizzo è quello dato dalla sua azione sulla perdita di grasso. Molti atleti utilizzano questa molecola come agente lipolitico senza proprietà cataboliche (salvaguardia del tessuto muscolare). Ciò comporta una marcata conservazione del tessuto muscolare mentre si verifica una riduzione sostanziale del grasso. Il mantenimento di una maggiore condizione muscolare lo si ottiene anche con la combinazione di cardarine con AAS o SARM come l’Ostarina e l’Andarina. Una dose di 10mg al giorno fornisce una buona perdita di grasso, ma un aumento della dose a 20mg al giorno fornisce un risultato nettamente superiore sulla perdita di grasso.

Cardarine può essere utilizzato in cicli di 8 settimane ma, come con qualsiasi altro supplemento, l’assunzione dovrebbe essere ben strutturata facendo passare un periodo di tempo adeguatamente lungo tra un ciclo ed il successivo per evitare la comparsa di eventuali effetti collaterali mantenendo il più possibile la sua efficacia.

Effetti collaterali e dibattito sulle evidenze

Ci sono costanti dibattiti e diversi studi a sostegno dei potenziali effetti collaterali del cardarine sugli utilizzatori. Vi sono studi che dimostrano che cardarine ha causato il cancro nei ratti, mentre altri studi lo confutano. Non ci sono dati sufficienti per convalidare sostanzialmente questa tesi (ma nemmeno a confutarla tassativamente). Nel complesso cardarine ha dimostrato di avere pochi o nessun effetto collaterale, specie se comparato con altre molecole: non si presenta, per esempio, soppressione ormonale o tossicità epatica. Inoltre, va ricordato che gli studi che sono stati fatti sono stati svolti in tempi molto lunghi rispetto ad un ciclo “classico”, e non a un dosaggio corrispondente a quello di un essere umano.

La questione del cardarine e del cancro deriva principalmente da uno studio nel quale veniva somministrata a dei ratti la molecola alla dose di 10mg/kg al giorno; paragonata all’uomo, sarebbe come se una persona di 90Kg assumesse giornalmente 900mg di cardarine! Queste dosi sfidano ogni logica e sono lontanissime dai dosaggi mediamente utilizzati dagli atleti (10-20mg al giorno). Ricapitolando, nello studio citato, i ratti hanno ricevuto l’equivalente di una dose di 900mg di cardarine; questo sarebbe paragonabile all’assunzione di 14625mg di aspirina al giorno. Di solito, una dose di aspirina corrisponde a 325mg (1 pillola). Questa dose di aspirina potrebbe letteralmente uccidere, dimenticate il cancro!

Alcuni studi sono tesi a dimostrare che il cardarine provoca una crescita e un aumento delle cellule tumorali basandosi sulla stima del numero delle cellule utilizzando un metodo che testa l’attività enzimatica: una maggiore attività indicherebbe un maggior numero di cellule. Il problema con questo metodo di prova è la sostanza stessa che viene testata, la quale causa un reale aumento dell’attività enzimatica all’interno delle cellule. Si può vedere che giudicare la proliferazione cellulare dall’attività enzimatica, introducendo una sostanza che aumenta l’attività enzimatica, può dare risultati alterati con riferimento a un aumento delle cellule. Anche se nessun aumento delle cellule si è verificato, la maggiore attività enzimatica potrebbe indurre a credere che esso si sia verificato.

Ci sono rapporti che sostengono che il cardarine aumenta la carcinogenesi in vari modi:

  • aumentando la crescita delle cellule a causa della inibizione della apoptosi (morte cellulare)
  • promuovendo la proliferazione cellulare (crescita cellulare) aumentando la cicloossigenasi-2 (COX- 2) e/o il Fattore di Crescita Endoteliale Vascolare (VEGF).

Questi rapporti sostengono quindi che cardarine può portare:

  • all’inibizione della apoptosi nelle cellule tumorali umane del colon
  • stimolare la proliferazione delle cellule cancerose nel fegato, nella mammella, nella prostata
  • aumentare l’espressione dei COX-2 nelle cellule cancerose del fegato umano
  • aumentare l’espressione del VEGF nelle cellule cancerose del seno e del colon

Principalmente, le relazioni si collegano al fallace studio summenzionato fatto sui roditori.

Anche se alcuni rapporti forniscono un argomento a favore della tesi sul cancro, ci sono molti altri rapporti che sono in contrasto con questo punto di vista. Ad esempio il cardarine ha un’azione antinfiammatoria in molti tipi di cellule:

  • epitelio del colon
  • macrofagi
  • cardiomiociti
  • cellule immunitarie
  • cheratinociti
  • mioblasti
  • cellule endoteliali
  • epatociti.

L’evidenza suggerisce anche che il cardarine promuove la differenziazione nell’epitelio intestinale, nelle cellule della mammella e del colon, nel trofoblasto e nei cheratinociti primari. Ciò significa che permette alle cellule di diventare cellule più specializzate mantenendo un limite naturale di alcuni tipi di cellule, senza provocare squilibri. E’ stato anche dimostrato che il cardarine ha un azione inibitoria sulla crescita cellulare in un vasto numero di cellule.

Sintesi degli argomenti contro la tesi del cancro:

  • è un antinfiammatorio in molte cellule
  • limita i tumori
  • inibisce la crescita eccessiva delle cellule
  • riduce il rischio di cancro

E’ stato fatto uno studio nel tentativo di scoprire il motivo per cui così tante incongruenze esistevano sul cardarine. Questo studio ha preso in esame tre campioni di cellule cancerose del colon e due campioni di cellule cancerose del fegato umano testandole con diversi modelli. Nel modello 1, in presenza od in assenza del siero e, nel modello 2 in presenza o assenza di cardarine, studiando a più periodi le colture. I risultati sono stati quantificati usando il metodo Coulter, che è lo standard di conteggio, per determinare la proliferazione cellulare. Con i metodi di prova per questo esperimento, tutti e cinque i campioni non hanno mostrato cambiamenti nella proliferazione cellulare e non si è riusciti ad offrire alcuna prova che i PPARs quali il cardarine possano aumentare la crescita del cancro.

Cardarine (GSK-516) nella preparazione atletica

Le possibilità di inserimento del cardarine in una preparazione nel periodo “Cut” o Pre-Gara sono molteplici. Alcuni lo inseriscono addizionandolo o sostituendolo ai classici Clenbuterolo e T-3, con l’importante vantaggio dato dalla mancata azione catabolica sul tessuto muscolare. Come accennato in precedenza, il cardarine può essere abbinato a diversi AAS o SARM come Ostarina e Andarina. Nonostante ciò, esiste un AAS che mostra una marcata sinergia con il cardarine: il Trenbolone. Dall’esperienza raccolta dagli utilizzatori, la combinazione Trenbolone/Candarine (GSK-516) è perfetta anche per una fase ReComp.

Ma perché accoppiare questi due composti?

Trenbolone e Cardarine hanno effetti sinergici eccezionali! Il Trenbolone consente agli utilizzatori di aggiungere massa muscolare di qualità, anche quando si è in deficit calorico (purchè si mantenga una buona assunzione proteica). Inoltre, permette di ridurre il grasso corporeo, cosa che si somma alla medesima capacità in possesso di Cardarine. Basterebbe quanto esposto per rendersi conto che si tratta di una combinazione vincente, ma ci sono alcuni punti da tenere in considerazione per comprendere la reale compatibilità di questi due composti:

Gli effetti positivi del Trenbolone

  • Aumento della massa anche quando si è in deficit calorico
  • Perdita di grasso corporeo, risparmio di tessuto muscolare, effetti anti-catabolici
  • Aumento della forza in tempi brevi
  • Aumento della qualità muscolare e dell’estetica

Effetti negativi del Trenbolone

  • Calo della resistenza. Il Trenbolone è noto per abbassare notevolmente la resistenza cardiovascolare
  • Altera il profilo lipidico, aumenta il colesterolo cattivo e diminuisce il colesterolo buono
  • Causa “Tren tosse”, rendendo la respirazione difficile
  • Causa “Tren insonnia”, rendendo difficile dormire la notte
  • Letargia, ci si stanca, anche con esercizi di base
  • Pressione alta, mal di testa e svenimenti

Effetti positivi di Cardarine

  • Aumento della resistenza! Il cardarine, come ho detto, è stato vietato dalla WADA a causa della sua capacità di aumentare le prestazioni. Si tratta di un aiuto straordinario per la resistenza cardiovascolare
  • Aumento della perdita di grasso (rapida riduzione della percentuale di grasso)
  • Risparmio Muscolare, aiuta a prevenire la disgregazione muscolare
  • Migliora la salute del fegato
  • Aumenta il colesterolo buono, diminuendo quello cattivo
  • Diminuisce la pressione sanguigna

Mantenere elevata la resistenza è essenziale per svolgere allenamenti di qualità, non c’è niente di peggio che dover affrontare con sofferenza un allenamento per mancanza di fiato. Di certo è difficile pensare di riuscire ad usufruire di una maggiore forza se si resta senza fiato dopo 3 ripetizioni! Un rapido sguardo ai prima citati vantaggi/svantaggi del Trenbolone e di Cardarine mostrerà che gli effetti collaterali negativi del Trenbolone possono essere facilmente contrastati inserendo nella propria preparazione il cardarine! Non solo gli utilizzatori possono ottenere tutti i vantaggi del Trenbolone, ma godranno di un benefico aumento della resistenza e della perdita di grasso (sommata), non soffrendo degli effetti collaterali negativi associati con il solo Trenbolone!

Avere un fisico di alta qualità non dovrebbe essere ricercato a costo della propria performance o, ancor più importante, salute. Questi due composti aumentano la capacità di bruciare il grasso e proteggere il muscolo, il tutto mantenendo la resistenza cardiovascolare e, soprattutto, con un occhio alla salute. Queste molecole si completano a vicenda.

Un esempio di ciclo combinato potrebbe essere costituito da 8 settimane con 50mg/die trenbolone acetato e 20mg/die di cardarine. Ovviamente questo è solo un esempio e non costituisce ne sostituisce una prescrizione medica.

In conclusione,il cardarine sta diventando estremamente popolare oltre oceano per la sua estrema efficacia. I suoi effetti sulla resistenza e la perdita di grasso sono stati impressionanti, ha dimostrato di avere effetti drastici ma con pochi o nessun effetto collaterale (se usato correttamente). Ma, come per tutte le altre molecole, sarebbe saggio affiancarsi ad un preparatore esperto prima di inserire il cardarine nella propria preparazione.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti scientifici

• Tachibana et al., “The Role of PPARs in Cancer“. PPAR Research Volume 2008 (2008), Article ID 102737, 15 pages.

• Hollingshead et al., “Peroxisome proliferator-activated receptor-β/δ (PPARβ/δ) ligands do not potentiate growth of human cancer cell lines“. Carcinogenesis (2007) 28 (12): 2641-2649.

 

 

SALBUTAMOLO PRE-CARDIO

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Salbutamolo

Una dose di Salbutamolo – il principio attivo del Ventolin – non aumenta di molto la quantità totale di energia utilizzata durante una sessione di allenamento cardio, ma incide sul tipo di substrato utilizzato per ottenerla. Secondo uno studio condotto da scienziati dello sport della Université d’Orléans, gli atleti bruciano più grassi se prima della loro sessione cardiovascolare (bici) assumono una dose di Salbutamolo.(1)

I ciclisti che assumono Salbutamolo prima della gara riescono ad avere più energia, ma senza sapere esattamente da dove proviene questa energia addizionale. I ricercatori francesi hanno deciso di colmare questo gap di conoscenza facendo un esperimento con otto atleti dilettanti ragionevolmente allenati. I soggetti dello studio eseguivano una sessione di bici della durata di due ore al 60% del loro VO2max – una volta con un placebo e una volta con Salbutamolo, contenente 4 mg di principio attivo. I soggetti di prova hanno iniziato la loro sessione allenante un paio d’ore dopo aver preso le pillole.

Il grafico sottostante mostra quanta energia è stata utilizzata dai soggetti di prova. PLA = placebo; SAL = Salbutamolo.

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La quota di joule che i ciclisti hanno bruciato era leggermente aumentata a causa del Salbutamolo, ma non ad una quantità significativa. Tuttavia, quando i ricercatori hanno esaminato se i ciclisti avevano ricavato la loro energia dai grassi o dai carboidrati, hanno notato che il Salbutamolo aveva promosso l’utilizzo dei grassi riducendo quello dei carboidrati.
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I ricercatori hanno anche misurato i livelli di insulina, ormone della crescita e ACTH (ormone messaggero che segnala alle surrenali di rilasciare Cortisolo) nel sangue dei soggetti. Il Salbutamolo aveva ridotto la produzione di ACTH. Il Salbutamolo aveva anche provocato un piccolo aumento non statisticamente significativa nel livello di ormone della crescita.

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I ricercatori hanno concluso che l’effetto ergogenico mostrato dall’esperimento era lieve: “I nostri dati mostrano che il metabolismo energetico e la sua regolazione non è significativamente influenzata dall’assunzione di una dose terapeutica acuta di Salbutamolo. Ulteriori studi saranno necessari per studiare l’effetto del Salbutamolo su questi parametri in altre condizioni, in particolare negli atleti di elite sottoposti a lunghi allenamento di durata. ”

Bene – mi sento di dissentire. Sostanze e metodi che stimolano la combustione dei grassi e il risparmio dei carboidrati sono sempre di interesse per gli atleti di resistenza, anche se la quantità totale di energia bruciata non aumenta. E forse ancora di più quando si tratta dell’effetto del Salbutamolo sulla riduzione del ACTH.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18925413

CAPSAICINA E METABOLISMO

 

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Capsaicina

 

Secondo uno studio svolto da nutrizionisti olandesi su esseri umani pubblicato su PLoS One, una supplementazione di capsaicina – la sostanza più attiva contenuta nella polvere di peperoncino – impedisce il rallentamento del metabolismo conseguente ad una dieta ipocalorica. (1)

La capsaicina (o capseicina) è un composto chimico presente, in diverse concentrazioni, in piante del genere Capsicum (ad esempio nel peperoncino piccante). Insieme alla diidrocapsaicina, è uno degli alcaloidi responsabili della maggior parte della “piccantezza” dei peperoncini, cui si aggiungono gli altri capsaicinoidi, meno piccanti. Nel corpo la capsaicina interagisce con i recettori vanilloidi, e questo aumenta il tasso metabolico. Questa è la ragione per cui i nutrizionisti olandesi sperarono che la capsaicina potesse essere una sostanza naturale contro il sovrappeso.

Gli scienziati olandesi hanno voluto scoprire se la capsaicina potesse aumentare l’effetto di una dieta a basso contenuto calorico sulla perdita di grasso. Hanno usato 19 soggetti sani per il loro esperimento, e hanno somministrato loro capsaicina durante i pasti. I ricercatori hanno utilizzato del peperoncino in polvere McCormick, che conteneva 2,45 mg di capsaicina, 0,28 mg nordihidrocapsaicina e 1,44 mg dihidrocapsaicina per grammo.

Ai soggetti è stata somministrata una dose di 1,03 g di peperoncino in polvere – che conteneva 2,56 mg di capsaicina – ad ogni pasto. Non tutti i soggetti reagiscono bene a questa elevata quantità, quindi i ricercatori hanno selezionato i soggetti dello studio affinché mangiassero regolarmente peperoncino.

I ricercatori hanno fatto trascorrere 36 ore in una camera di respirazione i soggetti dello studio, in modo da poter misurare il dispendio energetico dei soggetti.

In un’occasione i soggetti hanno consumato il 100% del loro fabbisogno calorico senza aver assunto la capsaicina. In un’altra occasione i soggetti hanno consumato la stessa quantità di energia assumendo capsaicina ad ogni pasto principale.

In una terza occasione i soggetti hanno consumato il 75% del loro fabbisogno calorico senza assumere la capsaicina. E in un’altra occasione i soggetti hanno consumato la stessa quantità di energia assumendo la capsaicina ad ogni pasto principale.

La restrizione calorica ha ridotto la quantità totale di energia consumata dai soggetti, ma la capsaicina ha diminuito il livello di tale riduzione.

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Quando i soggetti hanno consumato il 75% del loro fabbisogno calorico e non hanno assunto la capsaicina, essi non hanno avuto un consumo di più grasso secondo i calcoli statistici dei ricercatori. Quando i soggetti hanno assunto capsaicina durante i pasti c’è stato un aumento statisticamente significativo del consumo dei grassi a scopo energetico.


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La suplementazione di capsaicina non ha determinato un aumento della pressione ematica.

“In un bilancio energetico negativo efficace del 20,5%, il consumo di 2,56 mg di capsaicina per pasto supporta il bilancio energetico negativo contrastando l’effetto sfavorevole del bilancio energetico negativo della diminuzione delle componenti della spesa energetica” hanno sintetizzato i ricercatori. “Inoltre, il consumo di 2,56 mg di capsaicina per pasto favorisce l’ossidazione dei grassi nel bilancio energetico negativo e non aumenta in modo significativo la pressione sanguigna.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23844093

Telmisartan (Micardis)

 

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Telmisartan

 

Il telmisartan (acido 2-[4-[ [4-metil-6-(1-metilbenzimidazol-2-il)-2-propilbenzimidazol-1-il] metil]fenil] benzoico), appartenente alla famiglia dei sartani, è un antagonista dei recettori dell’angiotensina II di tipo 1 (AT1). Diversamente dagli ACE-inibitori che riducono i livelli plasmatici e tessutali di angiotensina II, i sartani bloccano il legame del peptide coi recettori specifici; ne deriva un blocco delle azioni cardiovascolari dell’angiotensina II, senza interferenze sul sistema kallicreina-kinina-prostaglandine e perciò con minori effetti indesiderati rispetto agli ACE-inibitori. Questi ultimi, infatti, inibiscono la conversione dell’angiotensina I in angiotensina II, ma bloccano nel contempo anche la trasformazione catabolica della bradikinina, causando un accumulo di bradikinina e di altri peptidi ritenuti responsabili, almeno in parte, dei principali effetti indesiderati degli ACE-inibitori (es. tosse).
Dopo somministrazione orale, il telmisartan viene rapidamente assorbito e raggiunge il massimo delle concentrazioni plasmatiche dopo circa 1 ora. Il cibo ne riduce solo di poco la biodisponibilità (6% circa) e quindi il farmaco può essere assunto indifferentemente lontano o durante i pasti. L’emivita è superiore alle 20 ore. Viene eliminato pressoché totalmente immodificato con le feci.
Come precedentemente accennato, il telmisartan è un farmaco orale da prescrizione più comunemente usato per trattare l’ipertensione, tra cui l’ipertensione lieve dove la pressione del sangue è solo moderatamente elevata o borderline. Se la scelta del farmaco è indirizzata all’ automedicazione per l’ipertensione lieve o borderline, telmisartan è una scelta migliore o addirittura eccellente. Com’è risaputo, la pressione sanguigna elevata è spesso un effetto collaterale indesiderato che si verifica durante i cicli di steroidi anabolizzanti (in specie aromatizzabili) e può anche limitare l’uso degli androgeni. In questi casi l’uso di telmisartan è già sufficiente a renderlo un farmaco di valore per molti.

Tuttavia, il telmisartan ha anche una applicazione d’uso completamente differente, conseguenza del suo possedere un certo numero di altre proprietà interessanti che possono essere utili in alcuni casi.
Attualmente non conosco un termine per descrivere questa seconda categoria di utilizzo. Il termine che più si avvicina sarebbe quello di ” guaritore metabolico”, anche se questo non è un termine scientifico. L’applicazione secondaria di questo farmaco è tutt’ora in corso e non è ancora completata, ma per i risultati dati fino ad ora è estremamente promettente. Questa categoria di sostanze, e il loro uso o combinazioni, risulta efficace nel modificare l’espressione genica in modo da correggere i danni dell’espressione genica associata con l’età, lo sviluppo di insulino-resistenza, e / o una dieta fortemente ipo-calorica. L’obiettivo è quello di ristabilire l’espressione (produzione di mRNA) e i livelli di questi geni per i recettori, fattori, e citochine ai valori normali tipici di un individuo sano. Questa è una caratteristica del telmisartan, la quale rende questo farmaco molto promettente e, in larga misura, di facile reperibilità.
I benefici di questa azione “secondaria” possono includere la riduzione del grasso, il miglioramento dell’insulino-resistenza, della sensibilità all’insulina, una riduzione del rischio di sviluppare arteriosclerosi, ictus e attacco cardiaco, e possibili benefici per la salute del cervello. In alcuni casi, l’umore o l’energia possono migliorare con l’uso di questo farmaco.
Se la pressione arteriosa deve essere abbassata, la considerazione dell’uso del telmisartan risulta senz’altro indicata. Se non vi è tale necessità, i fattori che potrebbero suggerire il suo utilizzo includono la riduzione del grasso viscerale, il miglioramento della sensibilità all’insulina alterata, la riduzione del rischio di sviluppare aterosclerosi, o per il miglioramento della salute e, possibilmente, della funzione del cervello.

I motivi per non usare telmisartan potrebbero includere la mancanza di volontà nell’accettare il rischio di possibili effetti collaterali, o nel rifiuto di voler spostare l’equilibrio verso la perdita di grasso viscerale invece della perdita di grasso sottocutaneo. L’azione lipo-riducente del telmisartan si manifesta marcatamente nella riduzione del grasso viscerale, notoriamente malsano. Bisogna considerare il fatto che il corpo cerca di mantenere una certa quantità di grasso: teoricamente, la riduzione del grasso viscerale in questo caso potrebbe forzare la ritenzione di una maggiore quantità di grasso sottocutaneo. Quindi non è consigliato l’uso del telmisartan nelle ultime settimane prima di una gara di BodyBuilding.
Per ridurre il rischio di aterosclerosi, malattie cardiovascolari o ictus, la dove il rischio è solo moderata, in primo luogo, si suggerisce una dose dai 20 ai 40 mg per via orale una volta al giorno. Il dosaggio sarebbe lo stesso anche nel caso in cui l’interesse fosse quello di rallentare la perdita della funzionalità celebrale dovuta all’età, o per migliorare potenzialmente la funzione cerebrale.
Per migliorare la perdita di grasso, in particolare del grasso viscerale, o per migliorare l’insulina resistenza si suggerisce un dosaggio di 80-160 mg / die. La dose iniziale, tuttavia, generalmente deve partire da 20-40 mg /die valutando la tolleranza individuale.
Anche se non è obbligatorio per gli utilizzatori di telmisartan, quando si usa questo farmaco si suggerisce un’integrazione di oleuropeina a 200-400 mg / die e vitamina D 5000 UI/die. L’uso di queste due sostanze è atto a ridurre o eliminare le forse due attività del telmisartan che non si considerano auspicabile per il fisico o il miglioramento delle prestazioni. Tra un pò spiegherò il perchè.
Il Telmisartan non deve essere usato in combinazione con un diuretico, e bisogna evitare di incorrere in grave disidratazione durante l’utilizzo di questo farmaco.
La pressione arteriosa deve essere monitorata durante l’utilizzo del telmisartan. In genere, qualsiasi riduzione della pressione arteriosa dovuta alla somministrazione di questo farmaco è moderata, e coloro che non hanno la pressione alta generalmente non diminuiscono la dose del telmisartan. Eppure, ci possono essere eccezioni, quindi la pressione dovrebbe essere monitorata.
L’utilizzo del telmisartan andrebbe comunque coerentemente ciclicizzato piuttosto che usarlo continuamente. Fino ad oggi non v’è alcuna prova che dimostri scientificamente che una metodologia ciclica sia meglio di un’altra, ma sarebbe comunque indicato un uso intermittente come, ad esempio, durante un ciclo di Insulina o nelle settimane nelle quali si sta in forte restrizione calorica. Quanto detto non è a causa di problemi emersi con l’uso di questo farmaco, ma semplicemente perché ci si aspetta che i benefici possano essere completamente o quasi completamente realizzati con questa modalità d’uso.
Come precedentemente detto, il telmisartan fa parte della classe farmacologica degli antagonisti del recettore dell’angiotensina, ma ha molti effetti sull’espressione genica che in genere sono favorevoli al metabolismo, all’isulino-resistenza, e alla composizione corporea. I risultati possono includere l’aumento del PPAR-delta, GLUT4, UCP1, SIRT1, AMPK, HDL, fosfo-AMPK-α, ormone lipasi, adiponectina, leptina, CRP, IL-1β, e ossidazione degli acidi grassi nel muscolo; diminuzione dell’Aldosterone, TNF-alfa, LDL, trigliceridi, infiammazione nel tessuto adiposo, glicemia a digiuno; e inibizione dell’adipogenesi.

Tutto ciò può essere utile per la perdita di grasso o per migliorare la salute; l’attivazione del PPAR-delta può anche risultare in un aumento della resistenza muscolare, aumentando la capacità ossidativa delle fibre di tipo II.
Il telmisartan è anche un agonista parziale del PPAR-gamma che, pur essendo utile per le persone diabetiche, non lo è per un farmaco per il miglioramento fisico, perché l’attivazione del PPAR-gamma lavora per migliorare il deposito di grasso. Telmisartan ha così tante attività che lavorano contro il deposito di grasso che nel complesso è improbabile che si guadagni grasso corporeo dal meccanismo PPAR-gamma, ma comunque è preferibile ridurre al minimo questa attivazione. La supplementazione di Oleuropeina può essere utile per bloccare questa attivazione, quindi è un supplemento suggerito da utilizzare in combinazione con telmisartan.
L’altra attività indesiderate è il blocco parziale del recettore 1,25-diidrossivitamina-D. Per rimediare a ciò è consigliata la supplementazione di vitamina D.
Telmisartan ha un effetto biochimico sulle cellule muscolari che è molto simile all’effetto dell’ esercizio fisico. Una conseguenza di questo è un aumento della capacità ossidativa delle fibre muscolari di tipo II, che può essere chiamato “switching” dal tipo IIb a IIa. E ‘possibile che tale conversione potrebbe essere un problema significativo per i powerlifter, sollevatori olimpici, o altri atleti con caratteristiche di forza esplosiva. D’altra parte, la resistenza di formazione ordinaria induce anche lo stesso effetto, e questo effetto è probabilmente reversibile, in ogni caso.
Il passaggio tra fibre di tipo II a tipo I, che sarebbe di maggiore preoccupazione, non accade con telmisartan per quanto si sa. Una conversione nell’uomo appare possibile solo cambiando il nervo a cui è collegata la fibra muscolare.
In generale, non è necessario essere preoccupati del fatto che l’uso di telmisartan si traduca in una metamorfosi fisica da BodyBuilder ad atleta di resistenza. Ma una maggiore capacità di affrontare allenamenti duraturi è comune.
Non ci sono prove riguardo al fatto che l’uso di telmisartan può far regredire o intervenire parzialmente sull’ipertrofia ventricolare sinistra (IVS) indotta dall’uso di AAS negli uomini, ma in modelli animali il telmisartan può agire per invertire LVH. Il tempo ci dirà se un inversione totale o parziale dell’LVH indotta dall’uso di AAS possa essere ancora un altro vantaggio dell’uso di telmisartan.

Anche se il telmisartan è generalmente ben tollerato, i potenziali effetti collaterali includono mal di testa, vertigini, diarrea, stanchezza. Effetti indesiderati gravi di rabdomiolisi e angioedema sono conosciuti ma molto rari. Una risposta allergica è possibile. Interrompere l’uso di telmisartan se si manifestano effetti collaterali incisivi.

Un elenco più completo dei potenziali effetti collaterali è il seguente http://dailymed.nlm.nih.gov/dailymed/drugInfo.cfm?setid=19615482-4264-45e0-a6d5-fefd2cb06c6c. Va tenuto presente che quasi ogni effetto collaterale menzionato è anche riportato dal gruppo placebo, e generalmente con frequenza simile.
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Per concludere, il telmisartan può essere utile per moderare la pressione sanguigna nei soggetti con pressione sanguigna elevata, sia quando si usano AAS o no . Questo farmaco è anche in grado di migliorare l’isulino-resistenza, la perdita di grasso (soprattutto viscerale), e potenzialmente può migliorare la salute a lungo termine.
Il telmisartan è commercializzato sotto il nome di Micardis ® in compresse da 20, 40 e 80mg.

 

Gabriel Bellizzi