Clenbuterolo

 

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Clenbuterolo

 

Il Clenbuterolo, spesso commercializzato come sale cloridrato, è un composto broncodilatatore, più precisamente una amina simpaticomimetica, con attività di tipo agonista, a lunga durata d’azione e selettivo sui recettori β2-adrenergici. Come farmaco viene utilizzato per ridurre il broncospasmo in alcune condizioni patologiche quali l’asma bronchiale e la broncopneumopatia cronica ostruttiva.(1) In Italia viene commercializzato dalla società farmaceutica Biomedica Foscama nella forma farmacologica di compresse, sciroppo, oppure di soluzione da nebulizzare.

Il Clenbuterolo è una molecola adrenergica, un agonista selettivo dei recettori β2-adrenergici, diffusi in particolare a livello della muscolatura liscia bronchiale. La stimolazione di questi recettori da parte del farmaco comporta un incremento dell’AMP ciclico endocellulare. Questo aumento di AMP ciclico porta all’attivazione della protein chinasi A. Questo enzima inibisce la fosforilazione della miosina e riduce la concentrazione intracellulare di calcio ionico, con conseguente rilassamento e determinazione di un effetto di tipo broncodilatatore portando alla risoluzione del broncospasmo.

Rispetto ad altre molecole con attività β2-stimolante, il Clenbuterolo si caratterizza per un effetto più prolungato nel tempo ed una più marcata broncoselettività. Gli studi sperimentali hanno evidenziato che la molecola non influenza in modo significativo i recettori β1-cardiaci. Tuttavia è necessario ricordare che, pur essendo i recettori beta2-adrenergici predominanti nei bronchi, vi sono evidenze che una popolazione di recettori beta2 è presente anche nel muscolo cardiaco umano, normalmente in una concentrazione compresa tra il 10% ed il 20%.

Il farmaco ha anche dimostrato una notevole azione secretolitica ed è in grado di stimolare la motilità delle ciglia vibratili dell’epitelio bronchiale. Il Clenbuterolo provoca anche un aumento della capacità aerobica, una stimolazione del sistema nervoso centrale, nonché un incremento della pressione sanguigna e del trasporto di ossigeno. Aumenta il tasso di metabolizzazione del grasso corporeo incrementando il metabolismo basale dell’organismo.

Nella comunità dei BodyBuilder girava la voce secondo la quale il  Clenbuterolo possiede capacità anabolizzanti. La verità è che il Clenbuterolo è solo in minima parte anabolizzante nei confronti del tessuto muscolare, e che questo è stato in primo luogo osservato sugli animali piuttosto che sugli esseri umani (ciò richiederebbe anche un lungo periodo di utilizzo prima che qualsiasi di questi effetti diventino misurabili). (2) Da notare che questi studi condotti sugli animali usavano tipicamente dei dosaggi nella misura di 1-5 mg per chilogrammo di peso corporeo. In un atleta di 90 kg ciò equivale a una dose quotidiana di 450 mg di Clenbuterolo…qualcosa di impensabile/intollerabile.

Un punto importante da tenere in considerazione è che, con l’uso costante e continuato, gli effetti del Clenbuterolo non durano più di 3-4 settimane, poiché i recettori beta adrenergici sono estremamente sensibili e si smorzano, o si inibiscono, rapidamente. (3) La manifestazione di questo effetto si manifesta con una diminuzione della perdita di grasso fino al raggiungimento di un arresto completo di questa. Ci sono due metodi per ovviare a questo effetto:

  1.  Il primo è quello di sospendere l’uso del farmaco (per minimo 2 settimane).
  2. Il secondo è attraverso l’uso del Ketotifen fumarato, un farmaco antistaminico che è noto per sovra regolare i  recettori beta-2 (4). Si dice che il Benadryl abbia  gli stessi effetti del Ketotifen fumarato sui beta-2 recettori, ma questo si è rivelato falso perché anche se il Benadryl è un antistaminico come il Ketotifen, opera su un percorso molto diverso.

Studi sperimentali hanno dimostrato che dopo l’assunzione di una dose unica di 20 mcg per via orale di Clenbuterolo raggiunge il picco di concentrazione plasmatica (Cmax) dopo circa 2-3 ore (Tmax) dalla somministrazione. Il legame con le proteine plasmatiche varia tra l’89% ed il 98%.(5) L’emivita plasmatica della molecola è di circa 34 ore (36-48h) e la maggior parte della dose somministrata (87% circa) viene ad essere eliminata dall’organismo per via renale e per il 43% come farmaco immodificato.

In ambito sportivo, il Clenbuterolo è più comunemente utilizzato nei periodi “Cut” o nel  pre-gara. Viene raramente utilizzato durante la “Off season” o durante le fasi di “Bulk”. Una piccola parte degli utilizzatori di Clenbuterolo scelgono di utilizzarlo durante le prima citate fasi nel vano tentativo di evitare un eccessivo aumento del grasso in un periodo dove il consumo calorico è molto più alto dei livelli del metabolismo basale. Il problema è che fare ciò comporta soltanto uno spreco di tempo e di denaro, perché la meccanica del Clenbuterolo non fornisce questo effetto. Come precedentemente spiegato, il Clenbuterolo si lega ai recettori sulle cellule adipose avviando la lipolisi, che è il processo attraverso il quale vengono rilasciati i trigliceridi immagazzinati nelle cellule adipose nel flusso sanguigno sotto forma di acidi grassi liberi. Questi acidi grassi liberi poi circolano nel flusso sanguigno in tutto il corpo, e devono subire la seconda fase della perdita di grasso: ossidazione degli acidi grassi. Questo significa che gli acidi grassi devono essere penetrare  nelle cellule e nei mitocondri per essere ‘bruciati’, e ciò non può verificarsi in una qualsiasi quantità significativa se il consumo calorico è elevato.
Il Clenbuterolo può essere utilizzato da solo o con altri composti. Solitamente viene assunto in cicli della durata di 2 settimane seguite da una pausa di altre 2 settimane per evitare la sotto regolazione recettoriale. Un altro protocollo spesso utilizzato prevede l’uso continuo  del Clenbuterolo con l’aggiunta del Ketotifene ogni due settimane per un totale di 8 settimane. Si raccomanda di  non usare il Clenbuterolo per più di 12 settimane dando la possibilità al sistema cardiovascolare e ad altri sistemi del corpo di ricevere un riposo adeguato dal composto.

Vista la lunga emivita del composto, l’assunzione di una dose a giorni alterni, a seguito di un periodo di verifica della tollerabilità della durata variabile a seconda della dose necessaria, intervallato con l’uso del Ketotifene, per circa 6-8 settimane risulta un buon protocollo per una fase “Cut” o di preparazione alla gara.

Come farmaco per il trattamento dell’asma, il dosaggi di Clenbuterolo indicato è di 20 – 40mcg/die con un massimo di 80mcg/die.

A fini lipolitici, la dose di Clenbuterolo generalmente usata in ambito maschile si aggira nel range dei 120 – 160mcg al giorno. Le dosi mediamente utilizzate in ambito femminile sono nel range degli  80-100mcg al giorno. Personalmente, considero maggiormente favorevole, e tollerabile, un calcolo del dosaggio giornaliero in base al peso corporeo del soggetto; nella pratica ciò significa 1mcg per Kg di peso corporeo: un soggetto di 80Kg necessiterà di una dose di 80mcg/die.

Generalmente il dosaggio iniziale dovrebbe essere di 20-40mcg di Clenbuterolo per i primi 3 giorni, per poi aumentare la dose di 20mcg dal  4 ° giorno del ciclo, fino a raggiungere la dose prestabilita. La tollerabilità è fortemente soggettiva. Mentre alcuni individui presentano un alta tollerabilità,  altri ne presentano una molto bassa che richiede dosi più contenute e/o aumenti lenti.

Lo scalo della dose non è necessaria quando si termina l’uso di Clenbuterolo, anche se alcuni hanno una preferenza personale per questa pratica.
Dal momento che il Clenbuterolo presenta una emivita di circa 37-48 ore, il dosaggio giornaliero dovrebbero essere assunto in una sola volta al mattino. Non vi è alcun obbligo per cui bisognerebbe dividere il dosaggi di Clenbuterolo durante il giorno, anche perché questo in effetti potrebbe causare un peggioramento dell’insonnia e dei disturbi del sonno.

Tra gli effetti collaterali più comuni in corso di trattamento con Clenbuterolo si segnalano cefalea, nervosismo, cardiopalmo e tachicardia moderata, che solitamente tendono a scomparire dopo i primi giorni di trattamento, in qualche caso anche riducendo il dosaggio assunto. In alcuni pazienti sono stati segnalati secchezza delle fauci e crampi muscolari, raramente la comparsa di ipersensibilità.

In alcuni pazienti il Clenbuterolo può comportare la comparsa di tremori a carico della muscolatura scheletrica, in genere più facilmente evidenziabili alle mani. Questo effetto avverso, comune a tutti gli stimolanti beta-adrenergici, è strettamente correlato con la dose assunta.

Così come avviene anche per altre sostanze medicamentose somministrate per via inalatoria, in corso di trattamento con Clenbuterolo può manifestarsi broncospasmo paradosso (un respiro gravemente affannoso che compare entro pochi dall’inalazione). In caso di comparsa di questo effetto, è necessario assumere immediatamente un diverso broncodilatatore a rapida insorgenza d’azione, interrompere immediatamente la terapia precedente e iniziarne una alternativa.

In corso di sovradosaggio da clenbuterolo i segni e sintomi sono in genere transitori e strettamente correlati all’azione del farmaco sui recettori β-agonisti. In letteratura medica è stata segnalata la possibilità di intossicazione alimentare acuta dopo assunzione di carne e fegato di vitello contaminato. (6,7,8,9) Tra gli eventi più temibili in corso di sovradosaggio di clenbuterolo vi è l’ipokaliemia. Ne consegue la necessità di monitorare con attenzione i livelli sierici del potassio. Una volta sospeso il trattamento, in caso di importante sintomatologia cardiaca (in particolare tachicardia, cardiopalmo e simili) si può dover ricorrere all’adozione ulteriore misure, fra cui l’assunzione di β-bloccanti cardio-selettivi. Va ricordata la necessità di grande cautela nel loro utilizzo, stante la possibilità di evocare broncospasmo.

Alcuni studi più recenti condotti sugli animali – usando di nuovo dosi molto più forti rispetto a quelle che sarebbero ingerite dall’uomo – hanno mostrato che il Clenbuterolo diminuisce l’endurance degradando la struttura del cuore. In effetti, alcuni degli animali della ricerca sono morti per scompenso cardiaco. Uno studio recente, che ha esaminato il cuore e i muscoli scheletrici dei topi a cui era stato dato del Clenbuterolo, ha identificato alcuni effetti tossici diretti del farmaco. (10) Quello che è particolarmente interessante riguardo a questo studio è che gli effetti negativi sono risultati da appena una dose singola di Clenbuterolo iniettabile – una forma utilizzata da alcuni Bodybuilder.

I risultati hanno mostrato che il Clenbuterolo non solo ha danneggiato le cellule del muscolo cardiaco, ma le ha praticamente distrutte. La perdita delle cellule del muscolo cardiaco ha causato un aumento del deposito di collagene. In realtà le cellule del cuore attive sono state sostituite da tessuto cicatriziale, preparando il terreno per uno scompenso cardiaco improvviso.

Diverse teorie spiegano gli effetti indesiderati del Clenbuterolo. La prima implica il fatto che il Clenbuterolo esaurisce l’aminoacido taurina nel cuore; la taurina ha proprietà protettive, come quella di modulare i livelli di calcio che mantengono stabile il ritmo cardiaco. Il Clenbuterolo può anche aumentare la stimolazione del cuore indotta dalla noradrenalina, che, se eccessiva, può danneggiare il cuore.

Si potrebbe concludere che gli animali delle ricerche ricevevano megadosi di Clenbuterolo e che le dosi meno forti che usano gli atleti non avrebbero gli stessi effetti – ma le cose non stanno così.  Secondo la legge di Kleiber, la dose di Clenbuterolo data agli animali è equivalente a una dose di cinque o sei compresse usata dall’uomo (100-120mcg). Perciò sarebbero prevedibili gli stessi effetti collaterali. Inoltre, a causa del tempo prolungato che gli occorre per degradare nel corpo, il Clenbuterolo potrebbe accumularsi e avere effetti cumulativi.

Gli atleti che usano il Clenbuterolo dovrebbero assicurarsi anche di assumere un integratore di taurina che può offrire qualche protezione al cuore.
Da altri studi provengono ulteriori brutte notizie sul clenbuterolo.(11,12) Quando è stato dato ad alcuni suini, la parte dei testicoli che sintetizza il Testosterone (cellule di Leydig) è aumentata di massa, indicando un aumento della produzione di Testosterone. Ma le cellule dei testicoli dove è prodotto lo sperma (cellule di Sertoli) sono rimaste danneggiate permanentemente. Ciò implica che il Clenbuterolo può influenzare negativamente la fertilità.

L’aumento delle cellule che secernono Testosterone non è così sorprendente. Le catecolamine naturali come l’adrenalina, per le quali il Clenbuterolo serve in certa misura da sostituto sintetico, sono note per favorire la sintesi di Testosterone. Lo stress a breve termine, caratterizzato da un aumento del rilascio di catecolamine nel sangue, provoca un aumento del Testosterone. Ma se lo stress persiste, altri ormoni dello stress, come il Cortisolo, sono rilasciati e invertono questo effetto – cioè diminuiscono la sintesi e il rilascio del Testosterone.

 

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

1- H. Rensch, HD. Renovanz, [Clenbuterol: review of a new broncholytic agent]., in Med Monatsschr, vol. 31, nº 10, Ott 1977, pp. 457-60, PMID 337087

2- Anabolic effects of clenbuterol on skeletal muscle are mediated by beta 2-adrenoceptor activation. Choo JJ, Horan MA, Little RA, Rothwell NJ. Department of Physiological Sciences, University of Manchester Medical School, United Kingdom. Am J Physiol. 1992 Jul;263(1 Pt 1):E50-6.

3- Effect of dietary clenbuterol and cimaterol on muscle composition, beta-adrenergic and androgen receptor concentrations in broiler chickens. Schiavone A, Tarantola M, Perona G, Pagliasso S, Badino P, Odore R, Cuniberti B, Lussiana C. J Anim Physiol Anim Nutr (Berl). 2004 Apr;88(3-4):94-100.

4- Effects of ketotifen and clenbuterol on beta-adrenergic receptor functions of lymphocytes and on plasma TXB-2 levels of asthmatic patients. Huszar E, Herjavecz I, Boszormenyi-Nagy G, Slapke J, Schreiber J, Debreczeni LA. Z Erkr Atmungsorgane. 1990;175(3):141-6.

5- I. Yamamoto, K. Iwata; M. Nakashima, Pharmacokinetics of plasma and urine clenbuterol in man, rat, and rabbit., in J Pharmacobiodyn, vol. 8, nº 5, maggio 1985, pp. 385-91, PMID 4045696.

6- J. Bilbao Garay, JF. Hoyo Jiménez; M. López Jiménez; M. Vinuesa Sebastián; J. Perianes Matesanz; P. Muñoz Moreno; J. Ruiz Galiana, [Clenbuterol poisoning. Clinical and analytical data on an outbreak in Móstoles, Madrid]., in Rev Clin Esp, vol. 197, nº 2, febbraio 1997, pp. 92-5, PMID 9213863.

7- G. Brambilla, T. Cenci; F. Franconi; R. Galarini; A. Macrì; F. Rondoni; M. Strozzi; A. Loizzo, Clinical and pharmacological profile in a clenbuterol epidemic poisoning of contaminated beef meat in Italy., in Toxicol Lett, vol. 114, 1-3, aprile 2000, pp. 47-53, PMID 10713468.

8- G. Brambilla, A. Loizzo; L. Fontana; M. Strozzi; A. Guarino; V. Soprano, Food poisoning following consumption of clenbuterol-treated veal in Italy., in JAMA, vol. 278, nº 8, Ago 1997, p. 635, PMID 9272891.

9- V. Sporano, L. Grasso; M. Esposito; G. Oliviero; G. Brambilla; A. Loizzo, Clenbuterol residues in non-liver containing meat as a cause of collective food poisoning., in Vet Hum Toxicol, vol. 40, nº 3, Giu 1998, pp. 141-3, PMID 9610490.

10- Burniston, J.G., et al. (2002). Myotoxic effects of clenbuterol in the rat heart and soleus muscle. J Appl Physiol. 93:1824-32.

11- Blanco, A., et al. (2002). Testicular damage from anabolic treatments with the beta(2)-adrenergic agonist clenbuterol in pigs: a light and electron microscope study. The Veterinary Journal. 163:292-98.

12- Blanco, A., et al. (2001). Morphological and quantitative study of the Leydig cells of pigs fed with anabolic doses of clenbuterol. Res in Veterin Science. 71:85-91.

 

 

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