ALCUNI CHIARIMENTI RIGUARDO AI DOMS

doms1

Percepire DOMS non è un indicatore dell’efficacia di un certo allenamento. Anche se diverse persone sperimentano dolori e bruciori muscolari, la loro entità varia molto tra soggetti diversi, tra i gruppi muscolari e col procedere del tempo.
Quindi, la presenza dei DOMS che solitamente viene percepita da 2 a 4 giorni dopo l’allenamento, non è un indicatore del recupero muscolare. Si possono sperimentare DOMS ed aver recuperato abbastanza da potersi riallenare in maniera produttiva, o si possono non avere dolori e necessitare ancora di giorni ulteriori di riposo. Il miglior modo per determinare quanto si è recuperato è quello di prendere nota accuratamente ad ogni allenamento sul traning diary di ogni variabile che si possa presentare. Ammettiamo che ci si alleni abbastanza intensamente, mantenendo i workout molto brevi, e mangiando in maniera adeguata, si dovrebbe con il giusto riposo ottenere continui aumenti di forza e massa muscolare. Se no, si dovranno incrementare i tempi di recupero tra gli allenamenti.

Gabriel Bellizzi

LA TECNICA DEL REST-PAUSE

restpous

 

La tecnica del Rest-Pause è molto usata dai BodyBuilder agonisti, che abbiano o meno un partner di allenamento, perché aiuta ad incrementare l’intensità del workout, lavorando sul sistema creatinfosfato (CP). Quest’ultimo fornisce alle fibre muscolari l’energia necessaria a compiere potenti sforzi, come sprint o serie esplosive con poche ripetizioni. Sebbene il CP duri poco, viene ripristinato molto velocemente durante i periodi di recupero.
Con la tecnica del Rest-Pause ci si allena brevemente con un peso piuttosto alto, poi si recupera per un brevissimo tempo, si lavora di nuovo, si recupera di nuovo e cosi via.
Il sistema permette sostanzialmente di completare più ripetizioni con un carico più alto rispetto a quello utilizzabile con ripetizioni normali. Queste ultime esauriscono il sistema CP, mentre con la tecnica rest-pause si può lavorare intensamente su un muscolo, riposando prima di arrivare all’esaurimento e sfruttando la capacità del corpo di ripristinare velocemente le riserve di energia.
Non occorrono più di 15-20 secondi di recupero. Con questa nuova energia è possibile ricominciare la serie con maggiore forza ed eseguendo più ripetizioni con un dato carico.
Più forza si scatena e più ripetizioni si completano in un dato periodo, più i muscoli ingrosseranno come reazione di risposta.

Dal momento che i carichi e i periodi di recupero possono variare, è bene scegliere un peso che riesca a portare ad esaurimento dopo 6-7 ripetizioni, con il quale si deve completare solo 3-4.
Inizialmente ci si può sentire in grado di andare avanti, ma è meglio fare una pausa. Recuperare per 15-20 secondi, poi eseguire altre 3-4 ripetizioni. Continuare cosi con questa alternanza tra serie e recuperare quante più volte si riesce, fino a quando non si sarà più in grado di completare tre ripetizioni. Tutto questo è soltanto una serie.
Ogni miniserie, costituisce un segmento che, unito agli atri, forma una singola serie Rest-Pause. Quindi se si eseguono 4 miniserie da 3-4 ripetizioni con la tecnica Rest-Pause, saranno state eseguite 12-16 ripetizioni con un carico che ci porterebbe ad esaurimento dopo 7 .
E’ importante notare che si può sfruttare la tecnica del Rest-Pause a diverse intensità.
Un carico 6-7RM è piuttosto pesante, e magari più avanti nella sezione si potrebbe lavorare con un 10RM, o anche con un 12RM. In questi casi, il numero totale di ripetizioni da eseguire in una miniserie, e il conseguente pompaggio, aumenteranno significativamente.
Se non si ha un partner di allenamento, si dovrà lavorare in totale sicurezza e sfruttare bene il tempo per aumentare l’intensità grazie a questa tecnica.
E’ quindi importante scegliere gli attrezzi adatti per ognuna di esse.
La tecnica del Rest-Pause funziona molto bene quando si lavora con le macchine, sia quelle con i dischi che con le pile di pesi, che all’interno del Rack.
Applicare questa tecnica a strumenti come i manubri o bilancieri non sarebbe una buona idea, perché portare ogni volta il peso in posizione richiede sforzo.
La tecnica Rest-Pause richiede un livello molto alto di intensità e carichi elevati, cosa che può portare, specialmente se si è “Natural”, al superallenamento con le sue problematiche annesse.

Gabriel Bellizzi

INTEGRATORI ALIMENTARI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA FUNZIONALITA’ TIROIDEA

tsh

Sul web circolano svariate teorie su come migliorare l’abbassamento degli ormoni tiroidei dovuto ad un regime alimentare ipocalorico protratto nel tempo o ad un ciclo farmacologico a base di ormoni tiroidei sintetici. In seguito a studi e ricerche sono emerse varie strategie integrative per risolvere questi problemi, ma una combinazione di integratori alimentari da banco ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto agli altri sistemi.

 

 

Riporto qui di seguito la lista dei supplementi da banco che possono migliorare realmente la funzionalità tiroidea alle dosi indicate:

1 – 12,5-25mg/die di Zinco. Questo minerale è importante per la produzione e la conversione degli ormoni tiroidei e questo dosaggio si è dimostrato efficace per aiutare la tiroide in questo senso. Lo zinco, assieme al selenio, previene il declino del T3 quando, per esempio, si è a dieta ipocalorica.

2- 400mcg/die (massimo) di Selenio. Attiva l’enzima responsabile della funzione di controllo della tiroide nella conversione epatica del T3 in T4.

3- 20mg estratto puro di Guggulsteroni “Z” ed “E” 3-4 volte al giorno. E’ un derivato della pianta Comiphora Mukul ed è usato da secoli nella medicina Ayurvedica indiana. Diversi studi hanno provato che il Guggul ha l’abilità di incrementare la capacità di utilizzo da parte della tiroide degli enzimi che servono per la conversione ormonale.

4- 165-250mg di Coleus Forskohlii (standardizzato al 10% di Forskolina) 3-4 volte al giorno. La Forskolina mima gli effetti del TSH stimolando la produzione e il rilascio tiroideo degli ormoni iodati, senza inibire la produzione endogena di TSH. Secondo ciò che attualmente la scienza ci dice, è improbabile che possa elevare il T4 e il T3 fin sopra il range normale o borderline, ma certamente normalizza i valori di ormoni iodati evitando che scendano pericolosamente durante le restrizioni caloriche o aiutando ad ri-elevarli dopo l’uso di ormoni tiroidei sintetici.

5- 100-225mcg/die di Iodio. Lo Iodio è un microelemento essenziale fisiologicamente presente nell’organismo; la tiroide lo utilizza per produrre i suoi due ormoni principali , Tiroxina (T4) e Triiodotironina (T3).

6- da 1 a 3gm/die di L-Tirosina. E’ un aminoacido conosciuto come precursore degli ormoni tiroidei, e livelli troppo bassi possono compromettere la funzionalità della ghiandola.

7- 2,5/5gm/die di Omega 3 (EPA+DHA). Oltre ad avere una funzione sulla salute in generale, aumentano le specifiche azioni del nostro organismo, nel rilevare e rispondere effettivamente agli ormoni tiroidei.

8- Conoscere i livelli di vitamina D. Se ne siete carenti la tiroide può risentirne in modo importante. Fate in modo di averne tra i 40 e 80 ng/ml.

E’ consigliabile anche prendere per un mese dei probiotici in quanto aumentano la funzione digestiva e potenziano il sistema immunitario, rendendo l’organismo più resistente alle infezioni, migliorando la salute generale, fondamentale anche per un corretto funzionamento della tiroide.

 

Gabriel Bellizzi

Consigli per massimizzare e migliorare il carico di carboidrati durante una Dieta Chetogenica Ciclica (CKD).

ckd

1) La prima ricarica dovrebbe essere fatta dopo essere stati in regime chetogenico per quattro settimane. Questo arco di tempo risulta necessario per raggiungere ed instaurare la così detta Keto-adaptation. I carboidrati in questa fase devono rimanere nel range dei 30-60gm massimo; i grassi dovrebbero ricoprire il 70-80% delle calorie totali, mentre le proteine devono restare moderate (30-20% del totale calorico giornaliero).

2) La durante della ricarica dipende dalle caratteristiche individuali, dal tipo di carboidrati consumati e, soprattutto, dalla loro quantità. Generalmente, in soggetti con tendenza all’iperinsulinemia e all’Insulino resistenza, o con masse muscolari contenute, 12-24 ore di ricarica bastano; mentre per i soggetti con una migliore sensibilità all’Insulina e maggiori masse muscolari, 36-48 ore risultano più adatte. Le prime 24 ore di carico dei carboidrati dovrebbero essere consumati 8-10 g di carboidrati per chilogrammo di massa corporea magra. Ciò rappresenta il 70% delle calorie totali assunte. Se la ricarica dura più di 24 ore, durante le seconde 24 ore, dovrebbero essere assunti circa 5 g per chilogrammo che rappresentano circa il 60% delle calorie totali assunte.

3)Il carico di carboidrati dovrebbe iniziare immediatamente dopo l’allenamento. Un ritardo di anche 2 ore fra la fine dell’allenamento e l’inizio del carico di carboidrati fa sì che la risintesi del glicogeno sia del 47% più lenta rispetto a se i carboidrati sono consumati immediatamente(Reed, MJ et. al. “Muscle glycogen storage postexercise: effect of mode of carbohdyrate administration” Med Sci Sports Exerc (1989) 66: 720-726.). Idealmente, si dovrebbe consumare una grossa quantità di carboidrati liquidi immediatamente dopo l’allenamento. Una buona regola generale è consumare 1,5 g di carboidrati per chilogrammo di massa corporea magra, insieme a una quantità di proteine pari circa 1,1gm, immediatamente dopo l’allenamento e poi ancora due ore dopo. Il consumo di carboidrati prima (e anche durante) l’allenamento precedente il carico di carboidrati produrrà ritmi più alti di risintesi del glicogeno, molto probabilmente perché quando il carico di carboidrati comincia i livelli di Insulina sono più alti. Nei soggetti con massa grassa ridotta al 10% (o meno) è consigliabile consumare un piccolo pasto di carboidrati 1-2 ore circa prima della sessione di allenamento che precede il carico di carboidrati.

4) L’assunzione proteica dovrebbe rimanere nel range di 1,5-2 g ogni kg corporeo di massa magra durante tutte le fasi del carico di carboidrati. Nelle prime 24 ore, ciò rappresenta circa il 15% delle calorie totali, nelle seconde 24 ore rappresenta circa il 25% delle calorie totali.

5) L’assunzione di grassi dovrebbe essere mantenuta intorno al 10-15% delle calorie totali durante la ricarica. Durante le seconde 24 ore del carico di carboidrati l’assunzione di grassi dovrebbe essere ulteriormente diminuita.

6) Un fattore importante riguardante il carico di carboidrati è il tipo di attività fisica che lo precede. I carichi di carboidrati tipici sono stati studiati sugli atleti di endurance, non sui sollevatori di pesi, quindi i paragoni dovrebbero essere fatti con cautela.
Solo i muscoli allenati immediatamente prima del carico di carboidrati vengono supercompensati. Un ritardo anche di qualche ora rallenta molto la risintesi del glicogeno. I gruppi muscolari che sono stati allenati molti giorni prima dell’inizio del carico di carboidrati non verranno supercompensati in modo ottimale. Per ottenere risultati ottimali, si dovrebbe allenare tutto il corpo nell’allenamento precedente il carico di carboidrati. Molti atleti però hanno ottenuto ottimi risultati senza allenare tutto il corpo prima del carico di carboidrati, usando un allenamento di split routine.
Continuo comunque a preferire il full-body per questo fine.

7) In uno studio molto simile a una CKD (Acheson, K.J. “Nutritional influences on lipogenesis and thermogenesis after a carbohydrate meal.” Am J Physiol (1984) 246: E62-E70.), i soggetti hanno seguito una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi (ma non chetogenica) per 5 giorni e hanno esaurito il glicogeno muscolare con l’attività fisica.
I soggetti hanno assunto 500 g complessivi di carboidrati in tre pasti distinti. Durante le prime 24 ore, nonostante l’alta assunzione calorica (e di carboidrati), c’era uno sbilancio negativo di grassi di 88 g che significa che era stato effettivamente perso del grasso durante il periodo di alta assunzione di carboidrati. Quando il glicogeno muscolare è esaurito, l’assunzione di carboidrati sembra essere usata principalmente per ristabilire le riserve di glicogeno e il grasso continua a essere usato per la produzione di energia. Anche l’eccesso di carboidrati non depositato come glicogeno era usato per produrre energia.
In generale, la sintesi di grasso dal glicogeno (chiamata De Novo Lipogenesi) nel breve termine è piuttosto piccola (Marc Hellerstein “Synthesis of fat in response to alterations in diet: insights from new stable isotope methodologies” Lipids (1996) 31 (suppl) S117-S125.).

8) Ai BodyBuilder che si avvicinano a una gara interessa sapere quanto a lungo manterranno livelli di glicogeno oltre il normale dopo un carico di carboidrati affinché possano eseguire il carico di carboidrati per un evento specifico.
Con livelli di glicogeno normali, e nessuna attività fisica, i livelli di glicogeno si mantengono per almeno 3 giorni. Sembra che anche le riserve di glicogeno oltre il normale possano essere mantenute per almeno 3 giorni. Quindi, in vista di una gara, il BodyBuilder previdente ricaricherà nei tre giorni precedenti l’evento, prendendo in considerazione le variabili soggettive.

Fonte: Articolo pubblicato su Olympian’s News numero 49.
©2001 by Think Muscle, all right reserved

CLA e sue possibili applicazioni

cla

L’acido linoleico coniugato, più semplicemente CLA, è un isomero del più noto acido linoleico, acido grasso polinsaturo appartenente alla famiglia degli omega 6, caratterizzato da uno scheletro carbonioso di 18 atomi e da due doppi legami, il primo dei quali in posizione 6.
Pur mantenendo la stessa costituzione carboniosa, il CLA differisce dall’acido linoleico per la posizione dei due doppi legami, presenti tra il decimo ed il dodicesimo atomo di carbonio o tra il nono e l’undicesimo. La particolare struttura chimica di questo acido grasso definisce sedici possibili isomeri, ma in natura se ne ritrovano prevalentemente due il 9 cis – 11 trans ed il 10 cis – 12 trans, la cui abbondanza è sicuramente correlata alla relativa funzionalità biologica.
L’acido linoleico coniugato è definito come acido grasso essenziale, in quanto l’organismo umano non presenta gli enzimi deputati alla sua sintesi (desaturasi), presenti invece nel rumine (stomaco con funzioni digestive) dei ruminanti, dove la presenza di specifici microrganismi è in grado di indurre la reazione di bioidrogenazione incompleta necessaria alla sua sintesi. Si può quindi facilmente dedurre come una delle principali fonti di questa sostanza sia proprio la carne animale, ma soprattutto il latte ed i relativi derivati, che sono anche da evitare per ragioni risapute. Esistono tuttavia altre fonti di CLA, come l’olio di cartamo e di girasole, dalle quali si preferisce condurre l’estrazione.
In un regime alimentare “equilibrato” la quota di acido linoleico coniugato introdotta giornalmente con la dieta, è stata stimata tra i 20 ed i 170 mg, quantità decisamente inferiore rispetto a quella suggerita dai vari protocolli integrativi.

L’utilizzo di acido linoleico coniugato in ambito sportivo lo si deve soprattutto all’osservazione delle variazioni sulla composizione corporea. Entrando più nel dettaglio, si è osservata un’importante azione ripartitiva, che ha garantito una diminuzione significativa dei livelli di massa grassa a favore di quella muscolare. Quest’azione – particolarmente evidente su modelli animali, dove i dosaggi utilizzati superano di gran lunga quelli applicabili all’uomo – si riduce drasticamente sugli umani, dove la perdita ponderale indotta dalla supplementazione con CLA si aggirerebbe intorno ai 0.09 kg/settimana.

I meccanismi molecolari del CLA responsabili di questa azione:

1. Inibizione della lipoprotein lipasi, con riduzione dell’uptake di acidi grassi e relativa lipogenesi;

2. Induzione dell’apoptosi di pre-adipociti;

3. Aumentata espressione di proteine disaccoppianti mitocondriali, con incremento della termogenesi indotta;

4. Aumento del dispendio energetico muscolare, mediato dall’aumentata espressione di carnitina acetil transferasi, enzima necessario a trasportare gli acidi grassi nel mitocondrio con conseguente ossidazione:

5. Induzione della sintesi proteica: effetto ancora non dimostrato.

Personalmente, e dati i suoi meccanismi d’azione, ho trovato l’utilizzo di CLA più idoneo se aggiunto come integratore nei periodi “Bulk”, e in special modo su soggetti che presentano una predisposizione ad accumulare facilmente grasso. Le dosi utilizzate per questo scopo si aggirano tra i 3 ed i 6g al giorno divisi in tre dosi (da assumere con i pasti). Gli effetti diventano evidenti dopo 30 giorni di uso continuo. La maggior parte degli utilizzatori che hanno assunto CLA durante il periodo di “Bulk” hanno sperimentato una riduzione dell’accumulo del grasso addominale. Ovviamente il CLA può essere inserito in una classica fase di “definizione”, ma per questa fase, a mio avviso, esistono dei supplementi superiori come le classiche Xantine, ad esempio.

Dati i suoi possibili effetti sul lungo termine (vedi ad esempio aumento di biomarkers infiammatori – proteina c reattiva e globuli bianchi –  potenzialmente pericoloso per alcuni tipi di patologie, e aumento della resistenza all’insulina ecc…, se ne sconsiglia l’uso continuo oltre i  3 mesi.

Gabriel Bellizzi

Lista dei sintomi da basso o alto livello di cortisolo e stanchezza surrenale

cortisolci

Questo è un argomento che interessa tutti, dagli sportivi di basso a quelli di alto livello. In questo post potete trovare una lista estesa dei sintomi derivanti da livelli alti o bassi di cortisolo e conseguente stanchezza surrenale (adrenal fatigue). Questi sintomi sono stati tradotti dal libro “Stop the Thyroid Madness” di Janie Bowthorpe, una paziente che dopo lunghe ricerche ha trovato la soluzione ai suoi problemi di ipotiroidismo e malattia di Addison. Questi sintomi derivano dalla testimonianza di migliaia di pazienti e lettori che le hanno scritto negli anni e che soffrivano di questa patologia.

sintomi da ipotiroidismo con livelli elevati di FT3
tremore alle mani; sensazione di tremore interiore
diarrea
palpitazioni
vedere tutto nero con sensazione di panico
paura irrazionale
debolezza generale
incapacità di gestire lo stress
incapacità di interagire con gli altri
incapacità di concentrarsi
collera o scatti d’ira improvvisi
ipersensitività emozionale
reazioni spropositate agli eventi della vita
atteggiamento molto difensivo
personalità paranoica
reazioni esacerbate allo stress quotidiano
impazienza
facilmente irritabile
episodi di ipoglicemia da leggeri a severi
tempi lunghi (alcuni giorni) per recuperare dopo situazioni di stress di piccola entità
sintomi dell’influenza
necessità di alcuni giorni di recupero dopo una visita dentistica
mal di testa
dolori su tutto il corpo
infiammazione che non se ne va
pelle super-sensibile (odia essere toccato/a)
stanchezza esagerata
dolori allo scalpo
agitazione e nervosismo
goffaggine (lascia cadere oggetti inavvertitamente ed inciampa)
confusione
attacchi di fame improvvisi
malassorbimento dei nutrienti
ipersensitività agli integratori
bassa acidità di stomaco
dolori lombari
senso di apatia
ha una reazione di spavento quando colto/a di sorpresa
debolezza muscolare
respiro corto
◾sensazione di stordimento e vertigini
◾necessità di caffè al mattino per svegliarsi
◾sensazione di vomito se corre in salita
◾nausea da attività fisica
◾sensazione di svenimento ogni volta che si alza in piedi
◾borse sotto gli occhi (occhiaie)
◾svegliarsi nel cuore della notte
◾minzione (urinare) con frequenza
◾sintomi da colon irritabile
◾peggioramento delle allergie
◾si sente meglio dopo le 18.00
◾dolore all’altezza delle ghiandole surrenali
◾livelli elevati di estrogeni

Fonte: Codice Paleo

Arginina Alfa-Chetoglutarato (AAKG), Sildenafil (Viagra) e pompaggio muscolare

2000px-L-Arginin_-_L-Arginine_svg
Arginina

Molte sono le persone incerte sull’acquisto di stimolatori dell’ossido d’azoto (NO) perchè non sanno se ne vale davvero la pena.

 

Un recente studio sull’AAKG (Arginina Alfa-Chetoglutarato), condotto presso la Baylor University è stato presentato alla conferenza annaule della International Society of Sports Nutrition tenutasi a Las Vegas. Lo studio ha somministrato a 35 uomini che si allenano coi pesi 3 dosi giornaliere da 4 grammi di AAKG o 3 dosi di placebo, mentre seguivano un programma di otto settimane.
Al termine dello studio, l’incremento di forza nelle distensioni su panca è stato pari a 2,2 Kg nel gruppo placebo e 8,5 Kg nel gruppo AAKG. Lo studio ha dimostrato inoltre come sia preferibile assumere AKG a stomaco vuoto.
Esiste un altro protocollo di assunzione di AAKG al fine di aumentare forza e “pompaggio muscolare”. Questo protocollo consiste nell’aggiunta di Sildenafil insieme alla AAKG.


Ma come mai questo abbinamento?

Sildenafil_svg
Sildenafil

Il Sildenafil (Viagra) 1-[4-etossi-3-(6,7-diidro-1metil-7-osso-3-propil-1H-pirazolo[4,3-d]pirimidin-5-il) fenilsulfonil]-4-metilpiperazina è uno dei tre farmaci, approvati dalla FDA, per la cura dell’impotenza, chiamati inibitori PDE-5 ed includono anche il Tadalafil (Cialis) e Vardenafil (Levitra). Essi agiscono inibendo l’enzima PDE-5, che fa aumentare la concentrazione di una sostanza chimica chiamata ossido nitrico, che favorisce il flusso di sangue al pene e in altri tessuti in tutto il corpo (compresi i muscoli). I vasi sanguigni, muscolatura liscia, muscolo scheletrico, le piastrine del sangue e dei tessuti polmonari contengono gli enzimi PDE e simili. Oltre a promuovere le erezioni, i PDE-5 inibitori riducono la pressione arteriosa sistemica, l’ipertensione polmonare, la resistenza ai polmoni, e promuove il flusso sanguigno delle coronarie (cuore). L’uso a lungo termine migliora la funzione endoteliale, che è fondamentale per il controllo del flusso sanguigno.

Quindi, è chiaro che il Sildenafil migliora il controllo del flusso sanguigno. I muscoli hanno bisogno di molto sangue per rimuovere le scorie metaboliche e fornire energia, ossigeno ed ormoni. L’aumento del flusso sanguigno accelererebbe la consegna dei principali amminoacidi ai muscoli, che promuoverebbero la sintesi proteica muscolare e la crescita. Sembra ragionevole che il Viagra abbia un potenziale nel miglioramento delle prestazioni e che il BodyBuilder potrebbe sfruttare la sua azione in sinergia con la AKG.

 


Sensibilità all’Insulina, Sildenafil e NO


La sensibilità all’insulina colpisce la salute dell’endotelio, le cellule che rivestono i vasi sanguigni. Queste cellule rilasciano ossido nitrico (NO) che apre i vasi sanguigni nei tessuti in tutto il corpo. L’uso a lungo termine di Sildenafil, permette all’endotelio di aumentare la sua capacità di rilasciare NO. Mentre i miglioramenti del Sildenafil indotti nel controllo del flusso sanguigno potrebbero essere maggiori negli uomini che soffrono di cattiva salute metabolica. Il Sildenafil non sembra aumentare le prestazioni di resistenza a seguito di un uso a breve termine, ma potrebbe avere benefici a lungo termine in atleti ben allenati.
Negli esseri umani, l’uso prolungato di Sildenafil ha aumentato la produzione nei sistemi di controllo dell’ossido nitrico nel sangue, che ha forti legami sul metabolismo dell’insulina.
La capacità del Sildenafil di aumenta l’ossido nitrico (NO) rilasciato dai vasi sanguigni porta ad indubbi benefici. Il NO aiuta ad accendere la sintesi proteica nei muscoli, in particolare quando le fibre sono in tensione o stirate. il NO innesca anche la formazione di cellule satelliti che aggiungono massa alle fibre muscolari.


Come pianificarne l’uso


L’uso è estremamente soggettivo, e richiede la supervisione di personale esperto. Generalmente, la somministrazione di 2-4gm di AAGK assunti oralmente insieme a 25-50mg di Sildenafil 50 minuti prima dell’allenamento con succo di pompelmo (aumenta la concentrazione plasmatica di Sildenafil) ha portato ad un maggiore pompaggio muscolare ed a maggiore forza e resistenza durante la seduta allenante. Non superare i 100mg totali giornalieri!
Come ogni farmaco anche il Sildenafil può portare alla comparsa di effetti collaterali. I più comuni sono: congestione nasale, dispepsia, diarrea, cefalea, vomito, vampate, priapismo. Se ne sconsiglia pertanto l’auto-somministrazione senza un adeguato controllo medico o di personale esperto.

Gabriel Bellizzi

Digiuno intermittente: suoi vari aspetti

IFF

La gran parte delle persone che vive nei paesi industrializzati consuma generalmente tre pasti al giorno e qualche snack. Tuttavia l’uomo è modellato nutrizionalmente in modo irregolare e di certo questa irregolarità non prevede l’accesso al cibo nelle quantità e qualità in voga nei tempi moderni.

Il digiuno intermittente

Come prima cosa, non esiste un metodo unico o migliore di praticare il digiuno intermittente. L’unica regola da seguire è, quando mangiate, di consumare cibo sano ( cibi Paleo).
Il digiuno intermittente (in inglese Intermittent Fasting o IF) è una logica conseguenza della Paleo dieta. Inoltre, evitando i cibi raffinati (in assenza di picchi insulinici), il digiuno diventa molto spesso un’esigenza naturale di questo regime alimentare.

I vantaggi del digiuno intermittente associato alla Paleo dieta

⦁ i cambiamenti ormonali coinvolti nel digiuno favoriscono la perdita di peso
⦁ il digiuno intermittente può diminuire i livelli insulinici
⦁ con più bassi livelli di insulina, il corpo utilizza le riserve di grasso per produrre energia
⦁ aumenta le catecolamine, che inducono il corpo a consumare energia ad un ritmo maggiore
⦁ promuove uno stato di salute riducendo lo stress ossidativo (invecchiamento)
⦁ può rafforzare il sistema immunitario

Mark Sisson sul digiuno intermittente e perdita muscolare

Non credi che il digiuno intermittente costringa il corpo ad intaccare i muscoli per ottenere gli amminoacidi per la gluconeogenesi?

Una volta che sei keto-adapted, la gran parte delle richieste di energie sarà soddisfatta dalle risorse di grasso e dai chetoni, per cui non dovrai ingerire proteine per risparmiare i muscoli. Nel caso tu abbia bisogno di glucosio per un allenamento intenso, parte verrà dal glicerolo (dai trigliceridi) e parte dalla gluconeogenesi. Ma non avrai bisogno di molto tessuto muscolare, perché le richieste di glucosio diminuiranno, e sarai in grado di bruciare grassi e chetoni.
Come dico spesso, il digiuno intermittente non è ideale quando sei un brucia-zuccheri (per chi segue diete high-carb & low-fat). In questo caso, avrai probabilmente bisogno di proteine per avviare il processo di gluconeogenesi, e quindi suggerisco di consumare un pasto ricco di proteine prima di iniziare il digiuno in modo che il corpo abbia sufficienti amminoacidi per indurre la gluconeogenesi. Chiaramente, questa regola non vale per tutti quelli che sono in chetosi. Per voi, non preoccupatevi della perdita muscolare durante il digiuno intermittente.

L’esperienza di Chris Kresser con il digiuno intermittente dei suoi pazienti

Mentre penso che il digiuno intermittente possa essere utile in certe situazioni, non credo sia una strategia appropriata per tutti.
Perché?

Perché il digiuno può aumentare i livelli di cortisolo. Uno degli effetti del cortisolo è che aumenta i livelli di zucchero nel sangue. Per cui, in alcune persone con problemi di regolazione nei livelli di zucchero nel sangue, il digiuno può peggiorare le cose.
In passato ho avuto alcuni pazienti che si sono rivolti a me dopo vari mesi di paleo dieta a basso contenuto di carboidrati e digiuno intermittente. Controllando i livelli di zucchero nel sangue con un glucometro in questi pazienti, abbiamo scoperto che c’erano dei problemi. Non solo avevano alti livelli di glicemia al mattino (tipico delle persone che seguono una dieta a basso contenuto di carboidrati) ma avevano alti livelli glicemici o effetto yo-yo durante tutta la giornata.
Poi ho verificato i ritmi di cortisolo e melatonina in due di questi pazienti e risultavano sfasati in entrambi i casi.
Perché accade questo? E’ possibile che gli sbalzi glicemici stessero esaurendo le ghiandole surrenali. Oppure, che le ghiandole surrenali fossero già sotto stress e le ripetute secrezioni surrenali necesarie a portare il loro livello glicemico ad uno stato di normalità (quando troppo basso) creasse ulteriore stress.
In via sperimentale, abbiamo deciso di procedere con pasti regolari, anche più frequenti del normale (ogni 2-3 ore).
Sapete cos’è successo?
La glicemia si è normalizzata in pochi giorni, hanno iniziato a dormire meglio ed altri sintomi sono migliorati. Ritestato il cortisolo in uno di questi pazienti, era tornato alla normalità dopo tre settimane di dieta “regolare”.
Allora, com’è possibile che il digiuno intermittente normalizzi i livelli di zucchero nel sangue in alcuni e lo scombussoli in altri?
Non sono sicuro, ma penso che ciò abbia molto a che fare con la condizione surrenale nel momento in cui si inizia il digiuno. Esiste una relazione complessa tra glicemia ed ormoni come cortisolo, glucagone, epinefrina, norepinefrina ed ormone della crescita. Mentre è vero che bilanciare i livelli di glicemia può ripristinare la situazione ormonale, è anche vero che gli squilibri ormonali possono scombussulare i livelli glicemici.
Ho sentito vari aneddoti sul digiuno intermittente circa la difficoltà iniziale, ma che dopo una fase di adattamento (abbastanza lunga in certi pazienti), ha provocato gli effetti desiderati. E’ forse possibile che se questi miei pazienti avessero continuato con il digiuno intermittente, i livelli glicemici e la sensibilità insulinica si sarebbero normalizzati. Ma tutti questi miei pazienti (3) avevano praticato il digiuno intermittente con paleo dieta per almeno sei mesi, quindi penso che anche così facndo per qualche altro mese, difficilmente la situazione sarebbe migliorata.
Questo è il motivo per cui non consiglio il digiuno intermittente a persone con problemi di regolazione della glicemia. Suggerisco invece di mangiare ogni 2-3 ore. Questo aiuta a mantenere il livello di zucchero nel sangue stabile durante il giorno e previene lo stress ormonale (cortisolo, epinefrina, norepinefrina). Quando i miei pazienti che con un passato di digiuno intermittente ed alti livelli di glicemia iniziano a seguire una dieta con pasti frequenti, il loro livello glicemico si normalizza quasi sempre.
(brano tradotto dal sito di Chris Kresser)

Loren Cordain sul digiuno intermittente

In questa intervista, il Prof. Loren Cordain chiarisce la sua posizione in merito al digiuno intermittente nell’era paleolitica.
Le evidenze disponibili suggeriscono che probabilmente esistevano due modi di organizzare i pasti per le persone che cercavano di procurarsi il cibo. Il primo prevedeva un unico grande pasto alla fine della giornata dove i cacciatori portavano le loro prede al gruppo e/o i raccoglitori portavano il loro cibo al gruppo per un pasto principale.
Gli uomini erano quasi sempre cacciatori, mentre le donne, i bambini e gli uomini anziani erano raccoglitori. Se c’era del cibo disponibile al villaggio, tutti restavano al villaggio e tendevano a sgranocchiare cibo e fare spuntini durante tutta la giornata. In definitiva, tre pasti principali non rappresentavano la norma ed il digiuno intermittente era uno schema comune, specialmente tra i cacciatori.

Dr. Jack Kruse sul digiuno intermittente

Jack Kruse spiega come il nostro corpo utilizzi grassi e glucosio come energia, ed il ruolo della leptina in questo processo. Se il segnale della leptina non funziona correttamente, le vie metaboliche non possono prendersi cura dello stress derivante dal digiuno intermittente, e questo può provocare effetti indesiderati. Jack Kruse supporta anche l’idea che se stiamo facendo tutto correttamente, il digiuno intermittente può produrre un aumento di massa muscolare e diminuire il grasso corporeo. Il digiuno intermittente è però anche un fattore di stress per il nostro corpo. Se siamo eccessivamente allenati, in assenza di sonno o generalmente stressati, allora il digiuno intermittente dovrebbe essere evitato almeno fino a quando tutti questi fattori non sono stati sistemati.

Paul Jaminet sul digiuno intermittente

Il digiuno intermittente quotidiano aiuta ad “uccidere” molti patogeni (autofagia) e probabilmente aumenta la longevità e migliora la salute.
Il digiuno è un modo efficace di migliorare l’immunità contro i patogeni intracellulari. Ma i digiuni dovrebbero essere brevi e per meno di 24 ore. E’ meglio digiunare spesso ma per poco. Digiuni lunghi favoriscono infezioni intracellulari attraverso la soppressione dell’autofagia durante i periodi di rifornimento. Digiuni lunghi possono anche interferire con i ritmi circadiani che sono supportati dal consumo quotidiano di cibo.
Credo che un digiuno di 16 ore sia la cosa migliore. E’ abbastanza breve da poter essere ripetuto quotidianamente, ma abbastanza lungo da provocare livelli elevati di autofagia.
La popolazione dei Kitivan (Papua e Nuova Guinea), che è solita digiunare quotidianamente, è nota per la sua assenza di malattie. L’unico e il principale pasto cucinato della giornata è al tramonto, dopo che le attività di giardinaggio sono state completate, e generalmente è composto da patate dolci, taro ed occasionalmente pesce, selvaggina, maiale o uova di pesce. Durante il giorno, mango, banane, cocco ed il suo latte possono essere consumate durante il lavoro.

Quando non digiunare

Un digiuno dovrebbe essere interrotto se genera fame o altri segni da privazione di nutrimento come secchezza delle fauci, secchezza degli occhi, irritabilità, rabbia o ansietà.
Insomma, io sono favorevole al digiuno intermittente. Tuttavia, avendo sperimentato i pro e i contro in periodi diversi, ho ritenuto corretto, ma soprattutto utile riportarvi le esperienze di alcuni medici del mondo Paleo al fine di raccogliere informazioni di primaria importanza per chi intende appocciare questa pratica. Sempre dopo aver consultato il vostro medico di fiducia.
In definitiva, il digiuno intermittente è una pratica funzionale. Ma affinché tale pratica porti degli ulteriori benefici al nostro stato di salute, è necessario che tutte le funzioni fondamentali (alimentazione, sonno, allenamento, stress management) siano perfettamente in ordine. Altrimenti il rischio è solo quello di aggiungere ulteriore stress e peggiorare la situazione generale.

Bibliografia

1. “1. Perfect Health Diet” di Paul & Shou-Ching Jaminet
http://www.marksdailyapple.com/fasting-questions-answers/#ixzz2MTeguryX
http://www.marksdailyapple.com/fasting-longevity-lifespan/#ixzz2MTenbe3F
http://www.marksdailyapple.com/fasting-longevity-lifespan/#axzz2MPv6r8bd
http://www.marksdailyapple.com/how-to-intermittent-fasting/#ixzz2MTevyspE
6. http://robbwolf.com/2012/03/08/eat-eat-question/
7. http://www.healthyfellow.com/658/dr-loren-cordain-interview-part-one/
8. http://chriskresser.com/to-intermittent-fast-or-not-to-fast-that-is-the-question


Fonte: Codice Paleo

Steroidi anabolizzanti, guida educativa all’uso

Il presente articolo NON intende in alcun modo incitare all’uso di sostanze attualmente illegali, i contenuti ivi riportati NON rappresentano/sostituiscono una prescrizione medica bensì hanno solo il nobile intendo di fare LIBERA INFORMAZIONE. Il blog e l’autore sono esenti da ogni responsabilità.

______

steroidi-anabolizzanti-guida-alluso-300x244In qualità di studente di endocrinologia, ricercatore scientifico in ambito nutrizionale dal 2005, e amante della Cultura Fisica, scrivendo articoli su nutrizione, allenamento e molti altri dediti esclusivamente alla discussione dettagliata sugli steroidi anabolizzanti e farmaci per migliorare la prestazione, ho deciso di scrivere una breve “guida educativa” essenziale all’uso degli steroidi anabolizzanti/farmaci. I miei amici e colleghi mi chiedono ripetutamente perché persevero nel mio sforzo per l’educazione agli steroidi anabolizzanti/androgeni (AAS) e farmaci per il miglioramento delle prestazioni. Dopotutto, gli AAS sono ancora demonizzati e, in quanto sostanze tenute sotto controllo, sono essenzialmente illegali. Di conseguenza, in quanto “difensore” degli steroidi anabolizzanti, spesso sono criticato e divento il bersaglio dei crociati della guerra ai farmaci. Di sicuro, la questione AAS non sarà un argomento di discussione popolare durante i ritrovi familiari!

Perché allora continuare a parlare dei loro usi ed effetti?

Perché interessarmi così tanto alla verità sugli AAS?

Perché occuparsi degli steroidi anabolizzanti?

La mia risposta si basa su due ragioni principali:

  • la volontà di minimizzare le conseguenze negative per la salute sperimentate dagli utilizzatori di AAS attraverso un approccio di riduzione/prevenzione del danno;
  • voglio parlare degli importanti benefici per la salute dati dall’uso corretto degli AAS e ignorati in passato dalla comunità medica; questi benefici sono alcuni degli stessi effetti di miglioramento della prestazione sperimentati dagli atleti.

Non avevo immaginato quanto sarebbe stata controversa una discussione sugli AAS così aperta né quanto avrebbe messo a disagio così tante persone. A causa del sovversivismo delle informazioni sugli AAS disponibili, vorrei dedicare un po’ di tempo alla discussione un po’ più approfondita di entrambe queste ragioni.

Approccio filosofico all’educazione all’uso dei farmaci e alla prevenzione dell’abuso di farmaci

Il successo dei programmi tradizionali di prevenzione dei farmaci è a dir poco dubbio. Il motivo principale è la falsa idea che l’uso di qualsiasi farmaco sia insalubre; di conseguenza, l’obiettivo (irraggiungibile) di questi approcci è l’astinenza totale dai farmaci. Il mio approccio all’educazione ai farmaci è sempre stata una strategia di riduzione/prevenzione del danno.

Invece di impedire l’uso degli steroidi, o di altri farmaci “doping”, penso che l’approccio più pratico e percorribile sia prevenire l’abuso degli stessi farmaci. Questo approccio riconosce la distinzione fra l’uso di farmaci e l’abuso di farmaci. È possibile usare un farmaco senza abusarne. Nessun farmaco se usato correttamente è di per se in assoluto dannoso, nemmeno i tanto demonizzati steroidi anabolizzanti!

La conoscenza è potere, più sono le informazioni disponibili per il consumatore, migliori sono le decisioni che può prendere. Internet ha rappresentato per me un metodo estremamente efficiente per dispensare ai consumatori informazioni sugli steroidi anabolizzanti/farmaci. Io ho presentato informazioni approfondite e veritiere, notizie e risorse sugli AAS/farmaci che cercano di minimizzare/prevenire i danni associati all’uso degli stessi.

Cos’è esattamente la riduzione/prevenzione del danno?

Dunque, la riduzione/prevenzione del danno può comprendere i seguenti punti:

  • insegnare ai Bodybuilder come usare gli AAS/farmaci in modo sicuro e responsabile, parlare delle contraddizioni dell’uso degli AAS/farmaci così da evitare di esacerbare i problemi di salute associati agli stessi;
  • insegnare ai Bodybuilder come ciclizzare gli AAS/farmaci ed evitare l’uso continuo degli stessi per periodi di tempo prolungati;
  • informare gli atleti dell’inibizione e del recupero (PCT) della produzione naturale di testosterone;
  • informare i Bodybuilder del dosaggio di AAS/farmaci più basso possibile sufficiente per produrre gli effetti desiderati;
  • discutere delle differenze farmacologiche fra gli AAS/farmaci disponibili sul mercato;
  • insegnare le giuste tecniche di iniezione insieme all’importanza della sterilità degli aghi e delle siringhe;
  • insegnare agli atleti ad approfondire accuratamente la fonte dalla quale si reperiscono i farmaci verificandone la reale efficacia e purezza (specie se provengono da UGL del mercato nero);
  • insegnare ai Bodybuilder ad effettuare regolari esami del sangue;
  • insegnare ai Bodybuilder l’uso di integratori in grado di proteggere al massimo la salute evitando/limitando la comparsa di effetti avversi (transaminasi alterate, lipidi ematici alterati ecc…).

In breve, significa fare tutto quanto possibile per minimizzare le conseguenze negative per la salute di un utilizzatore di AAS/farmaci.

Nonostante la natura controversa dell’approccio di riduzione/prevenzione del danno all’interno della comunità del Bodybuilding, sento l’obbligo di conservare il mantenimento della salute in cima ai miei sforzi di educazione ai farmaci/AAS. Ho sempre pensato che l’approccio di riduzione/prevenzione del danno avrebbe prodotto il beneficio maggiore, non solo al Bodybuilder e all’atleta che sceglie di usare gli AAS/farmaci ma anche alla società in generale.

La salute al primo posto

Ogni Bodybuilder e atleta in generale che sceglie di usare gli AAS/farmaci deve innanzitutto tenere sotto controllo la salute generale attraverso periodici esami del sangue. Molti atleti, specie dilettanti o amatoriali, si dimenticano di questo aspetto spendendo magari 500€ per un ciclo di AAS/farmaci e nemmeno 10€ per controllare i marcher essenziali della salute! Cosa che non va mai sottovalutata.

Ad esempio, la maggior parte degli AAS orali presentano una metilazione in posizione C-17 e questo rende la molecola epatotossica. Se un atleta sceglie di usare un protocollo di AAS/farmaci che presentano questa caratteristica o una simile che crea stress epatico, e bene che l’interessato si sottoponga con regolarità (a seconda della durata del ciclo) a controlli specifici per le transaminasi affinchè non raggiungano livelli di alterazione tali da indicare un possibile danno epatico.

Generalmente le alterazioni persistono fino a 2-3 settimane dopo l’interruzione dell’assunzione del farmaco per poi tornare ai livelli fisiologici. Andrebbe anche detto che si presentano assai peggiori gli esami del sangue nelle persone dopo una serata di forte assunzione di alcol (la norma per molti giovani) rispetto ad una persona che ha assunto forti dosi di Anadrol; con questo non voglio assolutamente rimangiarmi quanto o detto prima (usare e non abusare dei farmaci) ma è semplicemente quello che è.

Comunque, se il fegato subisce un danno a lungo termine l’atleta può scordarsi di fare progressi futuri.

Per minimizzare questi effetti sul fegato esistono in commercio efficaci integratori con funzione epatoprotettiva come la Silimarina (400-600mg/die), il NAC (1,2-2gm/die), il Tudca (250-750mg/die), il Samyr (400-800mg/die), ecc.

Un altro fattore che più comunemente crea problemi all’utilizzatore è l’alterazione dei lipidi ematici. Cicli con AAS metilate in C-17 o cicli con alte dosi di AAS per lunghi periodi di tempo producono una riduzione del colesterolo legato alle lipoproteine ad alta densità (HDL). Ciò avviene essenzialmente per un’azione sul fegato delle molecole utilizzate (in special modo quelle metilate in C-17) e per una riduzione dell’utilizzo del colesterolo LDL per la produzione di androgeni che durante un ciclo di AAS viene ridotta o interrotta.

L’HDL elimina il colesterolo dal sangue per riportarlo nel fegato. Il fegato degrada il colesterolo in bile per poi espellerlo dal corpo. Questo è l’unico modo che ha il corpo per eliminare il colesterolo in eccesso. Non è come il grasso che può essere bruciato/ossidato. Generalmente con l’uso dei nandroloni si sono visti pochi o zero effetti se la dose settimanale non superava i 2,2mg per Kg di peso. Vi sono alcuni studi che sostengono l’idea che i nandroloni esercitano un effetto positivo sui livelli di HDL.

La dieta ricopre un ruolo importante nella salute del cuore e di tutto il fisico. Una dieta ricca di acidi grassi monoinsaturi e acidi grassi essenziali come EPA, DHA e GLA facilita la prevenzione dei disturbi del ritmo cardiaco e aumenta i livelli di HDL abbassando quelli di LDL e Trigliceridi.

Qualsiasi dieta dovrebbe limitare il consumo di grassi saturi al 10-20% del totale lipidico assunto giornalmente. Per il colesterolo alto c’è un farmaco da prescrizione che si chiama Mevacor e che contiene lovastatina, che impedisce al fegato di sintetizzare colesterolo. Ci riesce inibendo un enzima epatico specifico (l’enzima che l’assunzione degli AAS metilati in c-17 alterano). Peccato però che il farmaco in questione abbia dimostrato di provocare danno epatico e cardiaco. Il Riso Rosso contiene naturalmente la lovastatina ed è un prodotto di libera vendita. 2,5-3gr al giorno hanno mostrato di avere effetti simili al farmaco Mevacor. In dosi più elevate la lovastatina può causare danno muscolare. Il coenzima Q-10 sembra prevenire questo effetto. Anche la Niacina favorisce la riduzione del colesterolo e dei problemi negativi connessi. 300mg-3gr al giorno (a seconda dello stato di salute dell’atleta) hanno prodotto risultati eccellenti nella maggior parte degli utilizzatori aumentando l’HDL e diminuendo LDL (la Niacina, come le altre vitamine del complesso B, può inibire l’utilizzo dei grassi come fonte energetica favorendo l’utilizzo dei carboidrati per tale scopo). Sono utilizzati anche i Guggulsteroni per favorire la riduzione del colesterolo LDL e dei Trigliceridi. 40-60mg al giorno di estratto puro hanno lavorato bene per questo scopo.

Un altro problema comunemente riscontrabile dagli atleti con l’uso di AAS è l’incremento dei globuli rossi (ematocrito). Gli AAS, con variazioni tra molecole diverse, stimolano i reni a sintetizzare eritropoietina (EPO) che a sua volta stimola la produzione di globuli rossi. Come ben sapete l’Anadrol era prescritto clinicamente per questo scopo. Un incremento dei globuli rossi incrementa il trasporto di ossigeno, la vascolarità, la pienezza e la consistenza muscolare. Da punto di vista di un Bodybuilder/atleta la cosa era positiva fino ad un certo punto. Avere troppi globuli rossi per periodi di tempo prolungati incrementa il volume ematico al punto tale da rallentare la circolazione. Ciò incrementa la probabilità di coaguli di sangue e perciò incrementa anche la possibilità di ictus e infarti. Per prevenire tale circostanza, in casi in cui il problema potrebbe persistere nonostante l’utilizzo di alte dosi di Omega-3, o nel caso in cui gli esami del sangue avessero mostrato alterazioni significative, l’utilizzo di 100mg/die di Cardio Aspirina sono consigliati. Gli AAS che più incidono in questo senso sono il Boldenone, Oxymetholone, e il Trenbolone.

Gli AAS inducono anche l’attivazione del sistema renina-angiotensina nei reni. Ciò a sua volta promuove il rilascio di Aldosterone da parte delle ghiandole surrenali causando ritenzione idrica che può portare alla comparsa di pressione ematica alta o ipertensione. L’Aldosterone è un ormone che aiuta a conservare il volume ematico attraverso l’aumento della ritenzione di sodio e perciò della ritenzione idrica. L’aumento di ritenzione idrica incrementa la pressione ematica gravando sul cuore, e se la situazione persiste troppo allungo si può manifestare una cardiopatia. Anche l’incremento eccessivo degli estrogeni (dipendenti dalla molecola usata) provoca ritenzione idrica e i problemi sopra esposti; ma questo argomento merita approfondimenti futuri. Comunque, per prevenire/limitare questo problema esistono farmaci come i diuretici ciclici (Lasix) o risparmiatori di Potassio (Moduretic) oppure farmaci specifici come la Clonidina Cloridrato (Catapres). Data la pericolosità di tali sostanze, in particolar modo se utilizzate da principianti e senza una supervisione di un medico/esperto, fortunatamente si può “ripiegare” su prodotti da banco molto efficaci come il Tarassaco (un diuretico risparmiatore di potassio naturale) che ha mostrato un’ottima efficacia alla dose (divisa) di 300-600mg al giorno.

Anche l’aumento incontrollato degli estrogeni è causa di preoccupazione per l’atleta oltre ad essere la causa di molti dei fattori prima citati, e di altri come l’accumulo di grasso con modello femminile e la ginecomastia. Per risolvere il problema esistono diversi farmaci da prescrizioni con funzioni differenti nel contrasto degli estrogeni:

  • Antagonisti: sono molecole che agiscono come antagonisti della molecola d’estrogeno competendo con essa per il sito recettore specifico. Il Nolvadex (Tamoxifene Citrato) e il Clomid (Clomifene Citrato) sono due tra i più conosciuti farmaci agonisti dell’estrogeno.
  • Inibitori dell’Aromatase: controllano gli estrogeni limitando o prevenendo l’attività dell’enzima aromatasi (responsabile della conversione del Testosterone e di altri AAS in estrogeni). Il Femara(Letrozolo) e l’Arimidex (Anastozolo) sono due tra i più conosciuti farmaci inibitori dell’Aromatase.
  • Inibitori della Biosintesi: controllano gli estrogeni alla loro origine, impedendo la loro biosintesi endogena (che parte dal Colesterolo attraverso un enzima specifico, in questo caso è il sistema enzimatico P-450). Il Cytadren (Aminoglutetimide), il Vetoril (Trylostano) e il Metyrapone sono alcuni dei farmaci inibitori della biosintesi più utilizzati. L’Amino glutetimide ha azione anche di inibitore dell’Aromatase.

Il Controllo degli estrogeni è essenziale per motivi di salute e di risultati potenziali. Ricordate che un livello eccessivo di estrogeni circolanti per lunghi periodi di tempo hanno un’influenza negativa sul cuore e altri organi a causa dei depositi di grasso in eccesso e alla ritenzione idrica: aumento degli estrogeni = aumento dell’Aldosterone e dalla ritenzione idrica. Ecco perché molti utilizzatori sembrano molto “lisci” e gonfi (specie in viso) sotto ciclo con AAS aromatizzabili.I giovani atleti che non hanno raggiunto ancora il massimo del loro sviluppo staturale fisico dovrebbero evitare qualsiasi AAS specie quelli aromatizzabili per il verificarsi della saldatura prematura dell’epifisi.

Nota: ho riportato i problemi più comuni riscontrabili dall’atleta durante un ciclo di AAS. Ne esistono ovviamente altri ma la loro incidenza è assai inferiore e dipendente dalla quantità e dal tempo di assunzione. Vi sono poi altri fattori di rischio riscontrabili con l’abuso di altri farmaci come il GH, l’IGF-1, l’Insulina, le PGF-2, Ormoni Tiroidei, ecc.

Applicazioni degli esami del sangue

Gli esami ematici base che un Bodybuilder/atleta deve premurarsi di fare sono i seguenti:

  • Fegato: LDH, SGOT, SGPT, GGPT, BILIRUBINA, AZOTO NELL’UREA EMATICA(BUN),FOSFATASI ALCALINA.
  • Reni: AZOTO NELL’UREA EMATICA, SODIO, CLORURO, FOSFORO, CALCIO, POTASSIO, ACIDO URICO, CO2, RAPPORTO CREATININA/BUN.
  • Cuore: TRIGLICERIDI, COLESTEROLO TOTALE, COLESTEROLO HDL, COLESTEROLO LDL, RAPPORTO COLESTEROLO HDL-LDL, RAPPORTO COLESTEROLO TOTALE HDL, POTASSIO, SGOT, SGPT.
  • Ossa: CALCIO, FOSFATASI ALCALINA.
  • Sistema immunitario: GLOBULINA.
  • Zuccheri nel sangue: GLUCOSIO.
  • Sistema Nervoso: POTASSIO, CLORURO, SODIO.

Ci sono altri esami più specifici che l’atleta deve svolgere, e questi comprendono il quadro ormonale generale:

  • Testosterone totale
  • Testosterone libero
  • LH
  • SHBG
  • Estradiolo
  • Cortisolo
  • Insulina
  • T-3, T-4 totali e liberi
  • TSH
  • Prolattina

Anche l’esame del livello del PSA è importante. Il range di riferimento è solitamente tra lo 0,0-0,4ng/ml. Più è basso e meglio è. Se il livello è alto, alti livelli di DHT ed Estrogeni possono favorire la comparsa di tumore alla prostata. E’ un rischio che si presenta specie in soggetti avanti con gli anni o portatori di predisposizione genetica in tal senso. Esistono prodotti da banco che contrastano l’effetto del DHT sulla prostata o sulla perdita dei capelli (se si è predisposti) come il Palmeto Seghettato. Ovviamente la scelta degli esami specifici ormonali va fatta in determinati momenti come dopo una PCT per verificare il livello di recupero dell’asse HPTA.

Fattori del dosaggio efficace

Affinchè una qualsiasi sostanza per l’accrescimento muscolare chimico produca effetti, prima deve essere fissato un livello oltre il normale per quel l’individuo. Per esempio, la produzione normale di Testosterone per un uomo è di “circa” 35-50mg la settimana. Cioè un livello ematico di 35-50mg circolanti la settimana. Cioè una produzione giornaliera che va dai 5 ai 7mg al giorno. Per semplificare, presumiamo che la produzione settimanale di 50mg sia la soglia ematica normale per un ipotetico Bodybuilder e che il livello ematico si riferisca al livello ematico circolante settimanale. Affinché un’iniezione (o una dose orale) di AAS producano un effetto, deve essere di una quantità che entri nel sistema circolatorio ad un ritmo e con una dose che superi il livello ematico normale e perciò la normale soglia ematica.

Questa soglia deve essere mantenuta o aumentata per restare efficace. Questo significa che se l’AAS di esempio utilizzato sopprime eccessivamente la funzione dell’HPTA, allora anche questo deve essere compensato con un aggiustamento delle dosi esogene.

Tutti gli AAS e tutte le sostanze per l’accrescimento chimico hanno una propria vita attiva “teorica”. E tutti hanno una propria emivita. L’emivita è il tempo necessario affinchè metà dose migri dal sito d’iniezione nel sistema vascolare e poi sparisca. Quindi, teoricamente, una dose di 200mg di Testosterone Enantato iniettato rilascerebbe 100mg nel corso della sua emivita di 4 giorni, però resta attivo per tutta la sua vita attiva di 8 giorni. Quindi il Testosterone Enantato è stato iniettato il giorno 1 ed entro il giorno 4 ha rilasciato metà della sua dose di 200mg (100mg), ciò deve superare il livello/soglia ematica normale stabilendone uno nuovo, causando perciò un effetto superiore a quello dei livelli ematici normali. Questo è quanto inteso con il termine sovrafisiologico. Dopo diversi studi su esami del sangue è parso chiaro che un farmaco possa avere un’emivita e una vita attiva diverse da persona a persona, e in condizioni diverse.

Comunque ci sono delle tabelle di riferimento che comprendono soglie delle dosi multiple per determinare i range effettivi.

Ovviamente non è possibile indicare un valore fisso. La dose più bassa presente come riferimento era in riferimento alla dose minima necessaria per causare un effetto. Mentre la dose più alta era il punto oltre il quale una dose più altra non produceva risultati migliori. In poche parole, ci sono dei farmaci che causano effetti positivi a 100mg, dopo di ché i risultati miglioravano solo arrivando a dosi di 400mg. Per portare un altro esempio di soglia, 10mg di Dianabol orala al giorno producono un’attività quasi uguale all’attività degli androgeni endogeni di un uomo. In genere è necessario assumere 20mg/die di Methandrostenolone per superare questa soglia. Solitamente, per il Dianabol, la soglia più alta è uguale a 5mg ogni 11-12Kg di peso corporeo al giorno. Anche l’allenamento e l’uso precedente di farmaci influenzano molto i fattori del dosaggio. Un principiante con pochi anni di esperienza nell’allenamento ha bisogno di soli 2,2mg per chilogrammo di peso corporeo di Nandrolone Decanoato alla settimana per progredire in modo eccellente in un ciclo di soli 28 giorni.

La mia conoscenza mi dice che gli atleti sbagliano a superare qualsiasi livello di soglia di un farmaco prima che smetta di produrre risultati accettabili. Questo è uno dei maggiori errori commessi a lungo termine che si possono vedere e che riducono di molto il potenziale di crescita nel lungo termine. Anche la crescita naturale è una soglia di crescita.

Esempio

alc12

Sono linee guida generiche utilizzate presumendo i pesi corporei indicati di seguito con meno del 12% di grasso corporeo:

  • PRINCIPIANTE: 84-99Kg.
  • INTERMEDI: 99-108kg.
  • AVANZATI: 108-120Kg.
  • MOLTO AVANZATI: oltre 120Kg.

Ripeto una cosa fondamentale: qualsiasi soglia ematica efficace superata prima che smetta di dare risultati è un periodo di crescita perso!

Anche gli ormoni tiroidei, il GH, l’IGF-1 possiedono livelli minimi di dosaggio efficacie. Per esempio, se un atleta nella media produce giornalmente 25mcg di T-3 per avere effetti desiderabili con l’assunzione di T-3 esogeno l’atleta in questione dovrà superare la sua soglia ematica giornaliera (25mcg); assumendo una dose di 40mcg di T-3 al giorno supererà la sua soglia ematica di ormone circolante e attivo (anche qui interverranno dei fattori di azione/reazione a seconda del tempo e della dose somministrata).

Protocolli

L’obbiettivo di qualsiasi protocollo per la crescita era guadagnare più massa muscolare possibile e/o perdere grasso al tempo stesso. Per fare ciò c’è bisogno di un piano che punti a fare miglioramenti, non a soltanto mantenere o riguadagnare le perdite dei cicli precedenti.

Il corpo ha periodi e fattori di azione/reazione. Fondamentalmente, il corpo comincia ad adattarsi in modo significativo alla maggior parte dei tentativi per modificare l’omeostasi dopo 2-3 settimane. Questo è un problema perché solitamente un ciclo produce i risultati migliori dal 10° al 30° giorno. Però si può trarre profitto da questa informazione usandola a vantaggio dell’atleta che andrà ad utilizzare cicli brevi di 21-30 giorni (il punto in cui la somministrazione di una o più molecole danno i maggiori risultati) per poi uscire da quel dato protocollo prima che gli effetti collaterali negativi superino i benefici entrando in un’altra fase/protocollo.

L’esperienza personale e quella raccolta attraverso studi approfonditi sul campo mi dice che un ciclo di 8 settimane che fornisce un livello di AAS ematico continuo settimanale di 400-800mg, nella maggior parte dei casi comincia a non dare più risultati intorno alla settimana 6. Questo perché il livello di contrasto del corpo (iperproduzione di ormoni catabolici ecc…) incrementa come reazione alla somministrazione continua di una determinata dose di AAS, cioè l’azione. Quindi l’anabolismo e il catabolismo raggiungono un livello quasi uguale. Per creare un ambiente di crescita, uno o entrambi i fattori del rapporto anabolico/catabolico devono essere modificati a favore o all’aumento della costruzione de tessuto o della riduzione di perdita di tessuto. Dopo 6 settimane un atleta produce e mantiene livelli di Cortisolo molto più alti del normale. Un incremento della dose somministrata supererebbe nuovamente il Cortisolo ma alla fine il problema si riproporrebbe. Cosa assai peggiore, quando l’atleta esce dal ciclo, gli alti livelli di ormoni catabolici sopraffanno le sostanze anabolizzanti in declino, in un momento in cui anche il recupero dell’HPTA è lontano, e la gran parte dei guadagni del ciclo vengono rapidamente persi. E’ anche per questo motivo che considero essenziale la strutturazione intelligente dei protocolli di tutto l’anno che l’atleta dovrà seguire tenendo in considerazione quanto sopra esposto.

“Periodi di massima efficacia” dei farmaci

Adesso che abbiamo discusso teoricamente sull’emivita e sulla vita attiva dei farmaci e dei livelli e delle soglie ematici, parliamo ora dei “Periodi di massima efficacia”. Capisco che può sembrare una mole eccessiva di informazione da prendere in considerazione. Ma per creare protocolli che producano risultati massimi è necessario prendere in esame tutti i fattori di azione/reazione. Gli atleti meglio strutturati (non solo esternamente) non usano AAS/farmaci a caso.

Sappiamo che l’emivita e la vita attiva degli AAS iniettabili sono determinati in base alla lunghezza della catena dell’estere al quale sono legati. Il lettore dovrebbe conoscere anche la base con cui l’enzima esterasi agisce dopo l’iniezione per indurre la migrazione degli AAS liberi nel sistema vascolare.

Qualsiasi farmaco introdotto nel corpo con qualsiasi metodo ha un periodo di tempo nel quale la sua efficacia è al massimo. E’ la parte della vita attiva di un farmaco che produce i risultati migliori.

Sembrerebbe che un farmaco produca gli stessi effetti per tutta la durata della sua vita attiva, ma purtroppo non è così. Dopo la somministrazione di un farmaco, l’enzima esterasi impiega un po’ di tempo per agire sull’estere del farmaco e il rilascio successivo nel sistema vascolare. Più la catena dell’estere dell’AAS (o di qualsiasi farmaco) è lunga più la sua vita attiva sarà maggiore. Ciò significa anche che la migrazione impiegherà più tempo. Dopo che il farmaco è migrato nel sistema vascolare può, secondo la sua struttura, impiegare un po’ di tempo per diventare efficace. Anche se non sembra, la cosa non è così difficile da prendere in considerazione come sembrerebbe.

Generalmente parlando, il periodo di massima efficacia di un farmaco equivale alla sua emivita.

Non la prima metà della sua vita attiva, ma solitamente la porzione centrale della sua vita attiva. Un farmaco con una vita attiva di 16 giorni, per esempio il Nandrolone Decanoato, avrà un periodo di massima efficacia di circa 8 giorni.

Di seguito vi espongo delle tabelle-grafici di riferimento per quello che ho appena spiegato.

Grafico A-B-C-D (“Periodo di massima efficacia”)

alc13.png

Grafico A: E’ il periodo di massima efficacia per un estere con una vita attiva di 14-16 giorni. Il farmaco inizia la sua attività nel giorno 1 ma esercita il suo vero potenziale solo a partire dal giorno 4. Questo farmaco resta nel suo “periodo di massima efficacia” dal giorno 4 al giorno 12, all’incirca, cioè 8 giorni. L’andamento del Deca-Durabolin (Nandrolone Decanoato), del Testosterone Cipionato e del Primobolan Depot (Metenolone Enantato) corrisponde a questo grafico.

Grafico B: Questo è un farmaco con una vita attiva di circa 3 giorni (72 ore). Il “periodo di massima efficacia” va dalla diciottesima alla cinquantaquattresima ora. Ricordatevi comunque che il farmaco è attivo anche prima e dopo il “periodo di massima efficacia”. E’ per questo che viene chiamata vita attiva. L’andamento del Durabolin e del Testosterone Propionato corrisponde a questo grafico.

Grafico C: Questo è un farmaco con una vita attiva di circa 8 giorni. Il “periodo di massima efficacia” va dal giorno 2-3 al giorno 5, cioè all’ incirca 3-4 giorni. L’andamento del Testosterone Enantato corrisponde a questo grafico.

Grafico D: Questo è un farmaco orale con una vita attiva di circa 6 ore. Il “periodo di massima efficacia” va all’incirca dalla 1° alla 5° ora. L’andamento del Testosterone Undecanoato (Andriol), del Dianabol e del Primobolan orale corrisponde a questo grafico.

PCT (Terapia Post Ciclo): rigenerazione dell’HPTA e conservazione della massa magra

Spesso leggo e sento dire di persone che affermano che la massa muscolare magra accumulata durante i protocolli di AAS è persa velocemente dopo l’interruzione dell’assunzione. Ciò però, in base alla mia esperienza, è stato vero ma non necessario e prevenibile per coloro i quali erano a conoscenza dei fattori di azione/reazione del corpo. Ovviamente, la ritenzione idrica dovuta, per esempio, all’aromatizzazione è persa, però la percentuale di massa magra conservata dipende da come l’atleta gestisce i fattori di azione/reazione.

L’inibizione/abbassamento del Cortisolo (utilizzando per esempio Cytadren o PS), l’inibizione/abbassamento dell’attività e della produzione degli estrogeni (utilizzando il Femara e/o il Nolvadex) e l’uso di stimolanti del Testosterone (come piccole dosi di HCG) possono aiutare l’atleta a recuperare e a conservare la maggior parte dei guadagni nel lungo termine. Ovviamente la pianificazione di una PCT è fortemente soggettiva, solitamente anche maggiormente di quanto non sia la pianificazione di un ciclo di AAS. Comunque la PCT dura all’incirca 4-6 settimane.

Diversi atleti optano per un’altra scelta: la terapia sostitutiva con dosi moderate di AAS (bridge) controllando però che i range della salute generale rimangano positivi (Lipidi ematitici, transaminasi, ematocrito). Un’altra scelta presa soprattutto da atleti amatoriali per conservare i guadagni è quella di utilizzare tra un ciclo e il successivo l’Ostarina (SARM). Questo modulatore selettivo del recettore degli androgeni non presenta significativa soppressione gonadotropica fino alla dose di 25mg/die.

Personalmente opterei sempre per la seconda scelta a meno che la terapia sostitutiva non sia l’ultima scelta possibile per il progresso.

Comunque, come accennato in precedenza, la PCT andrebbe pianificata in base agli esami del sangue specifici.

Conclusioni: La disgrazia all’interno della comunità medica

Qui ho voluto esporre in breve alcune linee guida essenziali per gli atleti che intendono iniziare un protocollo di integrazione chimica volto al miglioramento delle prestazioni; ci sarebbero state molte altre cose da aggiungere ma per il momento penso che il materiale da me esposto sia più che sufficiente.

Comunque la comunità medica, scelta con cura dalle multinazionali del farmaco, è restia a riconoscere la verità dei fatti. Con l’approvazione della legge del 1990 (negli U.S.A.) sul controllo degli steroidi anabolizzanti c’è stato un cambiamento deciso nel clima politico e nelle leggi sugli AAS. Sfortunatamente, ciò si è tradotto in un pregiudizio insensato contro l’uso medico degli AAS. Questa demonizzazione degli steroidi anabolizzanti/androgeni ha fortemente rallentato la ricerca per cure poco costose per la perdita muscolare, un problema spesso associato all’HIV/AIDS. Dato che gli AAS erano (e sono ancora) una sostanza sotto controllo, la maggior parte dei medici era ed è riluttante a prescriverli per scopi diversi da quelli indicati sull’etichetta, anche se gli AAS avrebbero e possono offrire importanti benefici per la salute per alcuni dei loro pazienti.

Quali sono alcuni dei benefici per la salute associati agli AAS?

L’accoppiata AAS e attività fisica con opposizione di resistenza, una pratica usata da i Bodybuilder da decenni, ha mostrato in molti studi di rovesciare la perdita muscolare e di migliorare in modo significativo la salute e il benessere degli individui affetti da malattie debilitanti (come l’HIV) e/o la sarcopenia, cioè la perdita muscolare legata all’età. Non solo gli AAS riducono e combattono la perdita muscolare ma funzionano anche da modulatori clinicamente significativi della risposta immunitaria. La buona notizia è che la terapia con androgeni sta guadagnando rispetto come cura per l’HIV e anche nella terapia sostitutiva ormonale.

Fortunatamente, posso parlare degli usi alternativi e diversi da quelli indicati nell’etichetta dei farmaci da prescrizione e classificati come gli AAS (per esempio, l’uso degli AAS per aumentare la massa magra e la dimensione e la forza dei muscoli). Le discussioni che faccio sugli usi diversi da quelli riportati sull’etichetta è particolarmente necessaria e importante in un momento in cui le forze sociali e legali mettono in pericolo l’obiettività della comunità medica per quanto riguarda le applicazioni mediche utili degli AAS. Fortunatamente, l’uso degli AAS come cura medica standard per la perdita muscolare sta guadagnando gradualmente un livello di accettazione sempre più alto.

Spero ancora una volta di essere stato utile a chiarirvi alcuni dei concetti che stanno alla base della chimica applicata al Bodybuilding.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti bibliografici

  • Bhasin, S, et al. The effect of supraphysiological doses of testosterone on muscle size and strength in normal men. N Engl J Med (1996) 335(1):1-7.
  • Strawford, A, et al. Resistance exercise and supraphysiological androgen therapy in eugonadal men with HIV-related weight loss: a randomized controlled trial. JAMA (1999) 281(14):1282-1290.
  • Sattler, F, et al. Effects of pharmacological doses of nandrolone decanoate and progressive resistance training in immunodeficient patients infected with human immunodeficiency virus. J Clin Endo Metabol (1999) 84(4):1268-1276.
  • Calabrese LH, et al. The effects of anabolic steroids and strength training on the human immune response. Med Sci Sports Exerc. 1989;21(4):386-92.
  • Mooney M, et al. Medibolics . http://www.medibolics.com/
  • Mooney M & Vergel N. Built to survive: a comprehensive guide to the medical use of anabolic steroids, nutrition and exercixe for HIV(+) men and women. http://www.medibolics.com/
  • Costruire la Bestia Perfetta – Chemical muscle enhancement II di Author L. Rea

Ipertrofia Sarcoplasmatica, Ipertrofia Miofibrillare e Iperplasia – conoscerle per migliorare l’allenamento –

 

ipertrofia-muscolareL’ipertrofia muscolare è l’obbiettivo primario del Bodybuilder tanto da divenire per quest’ultimo una vera e propria ossessione. Così il culturista si mette affannosamente alla ricerca della metodica di allenamento migliore per raggiungere i suoi obbiettivi. Spesso, però, l’atleta si dimentica di ragionare in modo scientifico e cade nel vortice delle mode e del “sentito dire”.

Una conoscenza completa dei vari aspetti dell’ipertrofia muscolare rappresenta per i professionisti del settore un valido alleato per aiutare i propri cliente a raggiungere i proprio obbiettivi a lungo termine.

Le risposte utili per tale conoscenza le troviamo, per l’appunto, nel concetto di ipertrofia muscolare e nella profonda comprensione delle modalità con le quali si manifesta.

Ipertrofia deriva dal greco upèr (troppo) e trofé (nutrimento) e indica quindi l’aumento di volume delle cellule che compongono un organo o un tessuto del corpo umano. In questa sede ci soffermiamo sul concetto di ipertrofia muscolare e di come l’allenamento con i sovraccarichi possa effettivamente creare adattamenti a un muscolo e che tipi di adattamenti otteniamo a seconda degli stimoli a cui lo sottoponiamo.

Ogni qualvolta somministriamo uno stimolo che abbia le giuste caratteristiche di intensità e durata nel tempo otteniamo un adattamento, ovvero il nostro corpo lo contrasta migliorandosi o meglio mettendosi nelle condizioni di migliorare la propria efficienza in risposta ad esso. Un esempio possono essere i calli che compaiono sulle mani di chi si allena coi pesi in modo costante: il corpo si adatta creando un ispessimento dell’epitelio più resistente alla frizione e alla pressione esercitata da manubri e bilancieri.

Analogamente all’interno di ogni fibra muscolare, le strutture interne si adattano in maniera tale da garantire al muscolo un’efficienza maggiore in risposta a quello stimolo specifico, in questo caso il sollevamento di un peso. Tale adattamento comporta l’aumento delle dimensioni delle singole fibre dovuto sia ad un aumento della componente contrattile che alla componente fluido-energetica della fibra.

Vi sono due tipi di ipertrofia:

 

1) Ipertrofia sarcoplasmatica, dovuta all’aumento del sarcoplasma e delle strutture che lo compongono: acqua, proteine non contrattili, organelli e riserve energetiche quali glicogeno e lipidi. La fibra si adatta dal punto di vista strutturale ed energetico adattandosi all’aumentata richiesta di lavoro muscolare. È tipica dei body builder e non comporta un aumento di forza del muscolo pur aumentandone la sezione trasversa.

2) Ipertrofia miofibrillare, dovuta all’aumento delle miofibrille e delle proteine contrattili che le compongono actina e miosina. La fibra si adatta agendo sui dispositivi che direttamente influiscono sulla produzione di forza a livello periferico. Sono responsabili quindi di un diretto aumento della forza. È tipica dei sollevatori di peso.

*Non andrebbe trascurato nemmeno il fattore iperplastico, ma a questo ci arriviamo più avanti.

L’allenamento con i sovraccarichi induce sempre entrambi i tipi di ipertrofia muscolare. L’una può prevalere sull’altra a seconda del tipo di allenamento proposto e dei metabolismi energetici richiesti a soddisfare il lavoro.

Ecco che un allenamento costantemente anaerobico lattacido, tipico del body building, comporta una percentuale maggiore di ipertrofia sarcoplasmatica mentre le serie brevi ad alte percentuali di carico, tipiche dei sollevatori di peso, stimolano maggiormente l’ipertrofia miofibrillare.

Quindi, il lavoro muscolare prevalentemente anaerobico-alattacido induce la proliferazione delle cellule staminali del muscolo scheletrico (Cianti, 1998) determinando sensibile iperplasia e lipolisi localizzata. Affinché il processo di maturazione si attui compiutamente lo stimolo allenante costituito da serie portate ad esaurimento in grado cioè di produrre lisi significativa del tessuto muscolare deve essere distanziato di almeno 12–14 giorni (Carraro, 2011), mentre l’incremento del diametro traverso della fibra correlato alla sua ipertrofia sarcoplasmatica si evidenzia pienamente in terza giornata. E’ proprio questa differenza tra allenamento miofribillare e sarcoplasmatico, e loro caratteristiche di recupero e super compensazione, che confondono moltissimi Bodybuilder. La diffusione di metodiche di allenamento miste ipertrofiche – iperplasiche (Weider, Olistic, ecc..), senza differenziazione , ha aggiunto ulteriori fallimenti nel raggiungimento degli obbiettivi da parte di un atleta.

Ipertrofia Sarcoplasmatica e MAX PUMP POINT

L’ipertrofia del sarcoplasma è senza dubbio l’ipertrofia più indotta dal Bodybuilder “medio” . Si tratta ovviamente di quella qualità dei muscoli che li rende gonfi, pieni e duri, simili a “palloncini”. Come detto più sopra, l’ipertrofia del sarcoplasma è fenomeno compensatorio che si attua a carico del glicogeno muscolare depositato appunto nella parte liquida della cellula, il sarcoplasma. Lo si esaurisce con l’esercizio e nel riposo , grazie ad una dieta ricca di carboidrati, si ricostituisce in eccesso, super compensa. E poiché ogni grammo di glicogeno cattura quasi tre grammi di acqua l’incremento del volume muscolare e del peso corporeo è rapido ed evidente, e l’aspetto che ne deriva per il corpo è quello classico “gonfiato” del Bodybuilder.

miofib.png
Miofibrille al microscopio elettronico. Nel Sarcoplasma di colore giallo si evidenziano in verde i mitocondri mentre i punti neri sono i granuli di glicogeno (foto tratta da netintegratori.it)

 

Esaurimento e Super-compensazione

Quando si lavora coi pesi il concetto base è l’esaurimento. Esaurisci l’impulso nervoso nelle serie di forza massimale, esaurisci i fosfati nella forza esplosiva, esaurisci il glicogeno nella forza resistente. Solo e soltanto quando l’esaurimento è completo abbiamo piena super compensazione, l’ipertrofia sarcoplasmatica non fa eccezione.
La corretta procedura punto per punto è la seguente:

  • LAVORO LOCALIZZATO:

Esaurire contemporaneamente il glicogeno di tutti i muscoli del corpo sarebbe impresa disperata, come spiegato Astrand oltre trenta anni fa occorrerebbero tre giorni consecutivi di lavoro esaustivo e prolungato accompagnato da dieta “zero carbo”, la cosidetta “scarica” che fanno spesso i bodybuilder prima di una gara, un lavoro al massacro. Se invece si fa lavorare un solo gruppo muscolare alla volta, il glicogeno necessario è solo quello del distretto interessato, neppure il glicogeno epatico interviene in modo sostanziale, di conseguenza diviene più facile esaurirne le scorte.

  • ESERCIZIO DI RESISTENZA ALLO SFORZO: IL “POMPAGGIO”:

In questo tipo di esercizio prevale il consumo di glicogeno su altri substrati energetici e questo ci rende proficuo il lavoro. Resistenza allo sforzo significa contrazioni muscolari continue, lente e concentrate, mantenendo il muscolo sotto continua tensione per 30, 50 secondi anche di più, corrispondenti a 12 – 15 ripetizioni per ciascuna serie. I recuperi tra un set e l’altro saranno brevi e incompleti, quel minimo che serve per ripristinare sufficiente ATP per ripetere l’esercizio. Time Under Tension.

  • ARCO DI MOVIMENTO LIMITATO:

La tensione deve essere sempre al massimo, il muscolo non deve rilassarsi. Spesso per la posizione della leva rispetto alla forza di gravità oppure in esercizi multi articolari dove lo sforzo nel cosiddetto movimento completo si trasferisce su altri settori c’è un calo di tensione, il muscolo si rilassa, riposa sia pure impercettibilmente. Il movimento invece deve essere mantenuto nell’ambito del Total Tension Range, l’arco d’azione che non gli consente di riposare.

  • SET AD ESAURIMENTO:

La serie va portata all’estremo della capacità contrattile, quando il blocco della circolazione che deriva dalla continua contrazione del muscolo insieme all’acido lattico prodotto lo intossicano e nonostante ci sia ancora combustibile a disposizione lo costringono all’arresto. A questo punto il muscolo “soffocato” s’ingrippa, non è più in grado di lavorare.

A questo punto il glicogeno non è ancora esaurito, e nessuna scheda è in grado di prevedere quante serie serviranno per farlo. Lo si capisce quando si arriva al punto di massimo pompaggio, il Max Pump Point.

Max Pump Point

Durante la serie la tensione delle fibre sollecitate schiaccia i vasi sanguigni, “pinzetta” le arterie, la circolazione all’interno del muscolo è bloccata. Quando, a serie ultimata, appoggi il bilanciere e rilasci la muscolatura, nell’arco di 10/30 secondi la circolazione locale si riattiva. Siccome è stata a lungo interrotta il sangue si riversa in grandissima quantità, ulteriore forma di super compensazione, nelle fibre che hai sollecitato. Si chiama iperemia reattiva, il flusso aumenta di 10/15 volte oltre la norma. Il muscolo di conseguenza si gonfia, è questo il pompaggio del bodybuilder. Ma attenzione devi dargliene il tempo, se “corri il pump”, cioè se riposi troppo poco tra una serie e l’altra blocchi questo processo. Recuperando parzialmente ma a sufficienza set dopo set, il muscolo si dilata, cresce sempre di più, si gonfia ben oltre il suo volume. Per quanto si deve proseguire, quante serie ancora sono necessarie per esaurire il glicogeno di quel dettaglio muscolare? Non può dirtelo la scheda che è una indicazione generica da adattare alle circostanze sempre diverse di allenamento. Capisci che il tuo lavoro è compiuto quando arrivi al punto in cui anche se continui ad allenarlo il muscolo non si dilata ulteriormente, anzi se insisti inizia a perdere volume. Questo è il punto di Max Pump, il punto che ti dice “Stop, glicogeno esaurito, il combustibile è finito, passa ad un altro esercizio!”. Quante serie ci servono per arrivare al Max Pump Point? Dipende da quanto è grande il muscolo allenato, dalla dieta, ma soprattutto dall’esperienza. Un principiante che è in grado di attivare solo poche fibre alla volta impiegherà molte più serie di un body builder avanzato padrone del massimo reclutamento di unità motorie possibile. Ma soprattutto il Max Pump Point cambia ogni volta, da seduta a seduta per questo dobbiamo affidarci alla percezione sensoriale del pompaggio. Una volta che hai imparato a riconoscerlo ti fermi una serie prima della decrescita e passi ad un altro piano di lavoro, ad altre unità motorie, ad un altro esercizio.

  • TECNICHE DI INTENSITA’ IPERTROFICA:

Sono tutti quei sistemi che prolungano il lavoro sotto sforzo, quindi ripetizioni forzate e negative, peak contraction, pre-stancaggi, POF, superset e serie giganti, circuit training, superlento, down the rack, allenamenti contro il tempo ad elevata densità di stimolo, set a scalare e così via.

La Frequenza di Allenamento

Se non hai prodotto lacerazioni del tessuto, evidenziate dai DOMS (anche se non sempre), puoi allenare di nuovo questo muscolo anche dopo pochi giorni, anche più volte alla settimana. Infatti sono sufficienti 24/36 ore per una super compensazione completa del glicogeno a condizione che la dieta contenga sufficienti carboidrati.

 

schemar
Un rifornimento di carboidrati immediatamente dopo l’esercizio assicura un ripristino più rapido del glicogeno in prima battuta, ma il vantaggio si attenua col passare del tempo, dopo otto ore anche con rifornimento tardivo si ha quasi lo stesso risultato che risulta sovrapponibile 24 ore più tardi (foto tratta da:netintegratori.it)

La velocità della resintesi non è condizionata dall’immediatezza del ristoro alimentare, mentre le modalità migliori per ricaricare il glicogeno post allenamento le ho descritte nell’articolo “Clean Bulk per insulino-resistenti”. Nel caso insorgessero dolori muscolari evidenza di infiammazione dei tessuti e innesco dei fenomeni di iperplasia bisogna attendere diversi giorni (dipendenti anche dall’entità del danno) perché questa si manifesti. Per ovvi motivi di etero cronicità dei fenomeni compensatori è sempre preferibile tenere distinti gli allenamenti pro ipertrofia sarcoplasmatica da quelli ipertrofici mio fibrillari/iperplasici. Un classico esempio di scheda per l’ipertrofia sarcoplasmatica potrebbe essere quello che segue. Tieni sempre presente che l’ipertrofia è per sua natura labile, a cessazione dell’esercizio oppure riducendo drasticamente i glucidi dall’alimentazione la massa muscolare torna alla condizione di partenza.

LUNEDI/GIOVEDI MARTEDI/VENERDI MERCOLEDI/SABATO
Panca Orizzontale Panca Inclinata Croci Orizzontali Gluteus Machine Leg Curl Stacco per Femorali Alzate Laterali 90° Lento con Manubri Tirate al Mento
Lat Machine dietro collo Rematore con Bilanciere Dorsai ai Cavi Leg Extension Squat Affondi con Camminata PushDown French Press Tricipiti con Manubrio
Addome alle parallele Sit Up Calf Machine Polpacci Seduto Curling Bilanciere Curl su Inclinata
12-15 ripetizioni lente e controllate ad esaurimento. 1 minuto di riposo tra le serie Ogni esercizio fino al Max Pump Point Cambiare esercizi se necessario. Nel Bodybuilding si allena il muscolo, non l’esercizio.

Ipertrofia Miofibrillare e cellule satellite (iperplasia)

Il lavoro muscolare prevalentemente anaerobico-alattacido, funzionale per l’ipertrofia miofibrillare, induce la proliferazione delle cellule staminali del muscolo scheletrico (Cianti, 1998) determinando sensibile iperplasia e lipolisi localizzata. Affinché il processo di maturazione si attui compiutamente lo stimolo allenante costituito da serie portate ad esaurimento in grado cioè di produrre lisi significativa del tessuto muscolare deve essere distanziato di almeno 12–14 giorni (Carraro, 2011).

Questi fenomeni si manifestano senza che i nuclei della mio-cellula aumentino di numero nonostante la evidente ipertrofia e le cellule-satellite reclutate possono subire destini funzionali diversi.

Le Cellule-Satellite sono cellule non ancora specializzate, localizzate tra il sarcolemma e la lamina basale della mio-cellula. La loro attivazione va incontro a destini biologici diversi:

  • Maturano in nuove mio-cellule oppure si fondono con la cellula madre
  • Aggiungono nuclei alla cellula madre
  • Possono tornare allo stato di quiescenza (Allen, 1999)

Al momento non è stato ancora chiarito come questa diversificazione possa avvenire.

I muscoli scheletrici dei vertebrati adulti hanno una notevole capacità di rigenerarsi da necrosi, lesioni, naturale apoptosi, atrofia e di aumentare il numero delle mio – cellule con fenomeni di iperplasia – ipertrofia. Alexander Mauro (1961) aveva suggerito che le cellule-satellite localizzate tra il sarcolemma e la lamina basale della cellula muscolare potevano essere considerate come vere e proprie riserve di crescita e di riparazione muscolare. Successivamente si è dimostrato che la loro attivazione avviene grazie al fattore Pax – 7 di trascrizione. Più recentemente (Chen – Ming – Fan et al, 2013) ha osservato come la soppressione di questo gene, fortemente espresso dalle cellule-satellite, impedisca sia la rigenerazione che l’ipertrofia muscolare. Ulteriori studi (Galy, 2013) hanno chiarito che eliminando le cellule – satellite si assiste ad una notevole perdita di tessuto e se ne impedisce la rigenerazione. La ricerca si è ampliata (Kardon, 2013) dimostrando come anche i tessuti connettivi siano parte essenziale della nicchia biologica delle staminali del muscolo scheletrico.

F.Kadi et al THE EFFECTS OF HEAVY RESISTANCE TRAINING AND DE – TRAINING ON SATELLITE CELLS IN HUMAN SKELETAL MUSCLES The Journ of Physiology 558 August 1, 2004 (1005-1012

L’obiettivo della ricerca era quello di chiarire la risposta delle cellule-satellite e dei nuclei durante l’allenamento strenuo contro resistenze (body building) e successivamente alla sua sospensione. Sono stati reclutati 15 soggetti giovani e sani con una età media di 24 anni. Per 90 giorni sono stati sottoposti ad allenamenti tri-settimanali che comprendevano quattro diversi esercizi per le cosce (hack squat, incline leg press, leg extension, leg curl) insieme ad altri esercizi per la parte superiore del corpo. Il protocollo era costituito da 4-5 sets per 6-10 ripetizioni a sfinimento e a seguire, 90 giorni di sospensione dell’allenamento. Su ciascuno di loro sono state effettuate 8 biopsie della coscia destra (prima, a 30 e 90 giorni durante la fase di allenamento e a 3, 10, 30, 60, 90 giorni della fase di sospensione). Già dopo 30 giorni di allenamento le cellule-satellite erano aumentate quasi del 20% e a 90 giorni oltre il 30. I nuclei cellulari rimanevano praticamente inalterati sia in fase di allenamento che di de-training. L’esperimento ha evidenziato in particolare la grande plasticità del muscolo scheletrico. Vediamo questi risultati più nel dettaglio.

L’iperplasia si evidenzia a 30 giorni con un incremento del 19,3% ma esplode letteralmente a 90 giorni (+31,4%) per aumentare ancora in decima giornata dalla sospensione dell’allenamento confermando in 12-14 giorni il tempo necessario alla differenziazione e proliferazione delle staminali del muscolo. Il fenomeno si realizza in assenza di necrosi, ma rimane correlato alla severità dello stimolo dell’esercizio. Il numero delle neo cellule rimane elevato per almeno 60 giorni e non ritorna mai al livello di partenza. La massima ipertrofia sarcoplasmatica evidenziata dalla sezione trasversa della fibra si osserva in terza giornata dalla sospensione chiarendosi così la etero – cronicità dei tempi di recupero e di super – compensazione. Come si vede dallo schema l’ipertrofia è però altrettanto velocemente perduta. Non si assiste ad un incremento dei nuclei cellulari evidenza di una capacità di estensione del loro dominio in caso di necessità.

La ricerca conferma l’esistenza di precursori indifferenziati quiescenti capaci di dividersi e differenziarsi in risposta ad uno stimolo di accrescimento. Trenta giorni sono sufficienti (in pratica lo si riscontra già a 14 giorni, anche se lo studio non ha previsto questo intervallo) e l’aumento continua nel tempo. Questo incremento di nuove cellule prosegue per almeno 60 giorni dalla sospensione dell’esercizio e non è necessaria la necrosi del tessuto per attivarlo, anche se è sempre proporzionale al danno subito (Grounds, 1998). A questo proposito si deve ricordare che la serie ad esaurimento e l’enfasi sulla fase eccentrica della contrazione muscolare notoriamente inducono la lisi maggiore del tessuto evidenziata dai DOMS che seguono nei giorni successivi. L’ipertrofia si realizza anche in assenza di stimolo specifico di natura anaerobica – lattacida (pompaggio) e senza che vi sia un aumento dei nuclei per estensione temporanea del loro dominio sulla nicchia cellulare.
Si evince, a questo punto, che l’esaurimento di un gruppo muscolare fa si che quest’ultimo necessiti di diversi giorni (fino a 14 giorni) per portare a termine i processi supercompensatori a carico dell’ipertrofia miofibrillare e per il completamento dell’iperplasia data dalla maturazione delle cellule satellite.

Cosa concludere?

Vista queste differenze allenanti, supercompensatorie e di recupero, come applicare le informazioni fino a qui riportate in modo funzionale? E’ semplice, ciclicizzando la preparazione annuale in fasi allenanti distinte! Alternando, secondo le proprie esigenze, mesocicli puramente ipertrofici sarcoplasmatici con mesocicli puramente ipertrofici miofibrillari/iperplastici.

Uno schema possibile potrebbe essere costituito da 2 mesocicli consecutivi prevalentemente ipertrofici sarcoplasmatici seguiti da 1 mesociclo ipertrofico mio fibrillare/iperplastico: una sorta di “gonfia e riempi”.

miosar.jpg

 

La comprensione di queste dinamiche può guidarci con maggior consapevolezza nell’allenamento personale o in quello dei propri clienti, aiutandoci a raggiungere un risultato migliore nel complesso.

Gabriel Bellizzi

Fonti:

http://www.projectinvictus.it 

https://www.netintegratori.it/