TRIBULUS TERRESTRIS: CHIACCHIERE E PLACEBO

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Il Tribulus Terrestris si è fatto conoscere attraverso il Tribestan ® , che credo sia stato il primo prodotto di tribulus terrestris commercializzato al pubblico, menzionato da Dan Duchaine in Underground Steroid Handbook . Il tribulus è un integratore erboristico usato in Europa orientale sin dalla fine degli anni ’70. I suoi presunti (e sottolineo PRESUNTI) effetti comprendono il maggiore rilascio di ormone luteinizzante e perciò la maggiore produzione di testosterone, maggiore produzione di sperma, maggiore volume eiaculatorio e maggiore libido. Tutti questi effetti, se effettivamente VERI, farebbero del tribulus un integratore veramente interessante. Ma, purtroppo, non è tutto oro quello che luccica.
Nella mia esperienza di valutazione del reale effetto di svariati integratori alimentari, il Tribulus Terrestris è stato più volte testato ma senza rilevante differenza con chi non ne faceva uso. Nemmeno i così detti “soggetti più portati al suo utilizzo” (uomini oltre i 40-50 anni) hanno mostrato reali benefici dalla sua assunzione: si sono registrate in alcuni soggetti erezioni più frequenti, ma nulla di rilevante su composizione corporea e miglioramento delle prestazioni.
Le mie conclusioni sono le seguenti: se volete un integratore che migliori veramente il vostro livello androgeno lasciate perdere erbette varie. I migliori integratori alimentari per tal fine sono:

-Acido D-Aspartico (DAA)
-Vitamina D3
-Zinco Monometionina o ZMA

Se volete approfondire il tema visionando gli studi effettuati sul Tribulus Terrestris di seguito riporto il link:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=tribulus+terrestris+testosterone

Noterete sicuramente che la SCIENZA (quella concreta, non le teorie) da giudizi non tanto discostanti dai miei.

INTEGRATORI ALIMENTARI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA FUNZIONALITA’ TIROIDEA

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Sul web circolano svariate teorie su come migliorare l’abbassamento degli ormoni tiroidei dovuto ad un regime alimentare ipocalorico protratto nel tempo o ad un ciclo farmacologico a base di ormoni tiroidei sintetici. In seguito a studi e ricerche sono emerse varie strategie integrative per risolvere questi problemi, ma una combinazione di integratori alimentari da banco ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto agli altri sistemi.

 

 

Riporto qui di seguito la lista dei supplementi da banco che possono migliorare realmente la funzionalità tiroidea alle dosi indicate:

1 – 12,5-25mg/die di Zinco. Questo minerale è importante per la produzione e la conversione degli ormoni tiroidei e questo dosaggio si è dimostrato efficace per aiutare la tiroide in questo senso. Lo zinco, assieme al selenio, previene il declino del T3 quando, per esempio, si è a dieta ipocalorica.

2- 400mcg/die (massimo) di Selenio. Attiva l’enzima responsabile della funzione di controllo della tiroide nella conversione epatica del T3 in T4.

3- 20mg estratto puro di Guggulsteroni “Z” ed “E” 3-4 volte al giorno. E’ un derivato della pianta Comiphora Mukul ed è usato da secoli nella medicina Ayurvedica indiana. Diversi studi hanno provato che il Guggul ha l’abilità di incrementare la capacità di utilizzo da parte della tiroide degli enzimi che servono per la conversione ormonale.

4- 165-250mg di Coleus Forskohlii (standardizzato al 10% di Forskolina) 3-4 volte al giorno. La Forskolina mima gli effetti del TSH stimolando la produzione e il rilascio tiroideo degli ormoni iodati, senza inibire la produzione endogena di TSH. Secondo ciò che attualmente la scienza ci dice, è improbabile che possa elevare il T4 e il T3 fin sopra il range normale o borderline, ma certamente normalizza i valori di ormoni iodati evitando che scendano pericolosamente durante le restrizioni caloriche o aiutando ad ri-elevarli dopo l’uso di ormoni tiroidei sintetici.

5- 100-225mcg/die di Iodio. Lo Iodio è un microelemento essenziale fisiologicamente presente nell’organismo; la tiroide lo utilizza per produrre i suoi due ormoni principali , Tiroxina (T4) e Triiodotironina (T3).

6- da 1 a 3gm/die di L-Tirosina. E’ un aminoacido conosciuto come precursore degli ormoni tiroidei, e livelli troppo bassi possono compromettere la funzionalità della ghiandola.

7- 2,5/5gm/die di Omega 3 (EPA+DHA). Oltre ad avere una funzione sulla salute in generale, aumentano le specifiche azioni del nostro organismo, nel rilevare e rispondere effettivamente agli ormoni tiroidei.

8- Conoscere i livelli di vitamina D. Se ne siete carenti la tiroide può risentirne in modo importante. Fate in modo di averne tra i 40 e 80 ng/ml.

E’ consigliabile anche prendere per un mese dei probiotici in quanto aumentano la funzione digestiva e potenziano il sistema immunitario, rendendo l’organismo più resistente alle infezioni, migliorando la salute generale, fondamentale anche per un corretto funzionamento della tiroide.

 

Gabriel Bellizzi

CLA e sue possibili applicazioni

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L’acido linoleico coniugato, più semplicemente CLA, è un isomero del più noto acido linoleico, acido grasso polinsaturo appartenente alla famiglia degli omega 6, caratterizzato da uno scheletro carbonioso di 18 atomi e da due doppi legami, il primo dei quali in posizione 6.
Pur mantenendo la stessa costituzione carboniosa, il CLA differisce dall’acido linoleico per la posizione dei due doppi legami, presenti tra il decimo ed il dodicesimo atomo di carbonio o tra il nono e l’undicesimo. La particolare struttura chimica di questo acido grasso definisce sedici possibili isomeri, ma in natura se ne ritrovano prevalentemente due il 9 cis – 11 trans ed il 10 cis – 12 trans, la cui abbondanza è sicuramente correlata alla relativa funzionalità biologica.
L’acido linoleico coniugato è definito come acido grasso essenziale, in quanto l’organismo umano non presenta gli enzimi deputati alla sua sintesi (desaturasi), presenti invece nel rumine (stomaco con funzioni digestive) dei ruminanti, dove la presenza di specifici microrganismi è in grado di indurre la reazione di bioidrogenazione incompleta necessaria alla sua sintesi. Si può quindi facilmente dedurre come una delle principali fonti di questa sostanza sia proprio la carne animale, ma soprattutto il latte ed i relativi derivati, che sono anche da evitare per ragioni risapute. Esistono tuttavia altre fonti di CLA, come l’olio di cartamo e di girasole, dalle quali si preferisce condurre l’estrazione.
In un regime alimentare “equilibrato” la quota di acido linoleico coniugato introdotta giornalmente con la dieta, è stata stimata tra i 20 ed i 170 mg, quantità decisamente inferiore rispetto a quella suggerita dai vari protocolli integrativi.

L’utilizzo di acido linoleico coniugato in ambito sportivo lo si deve soprattutto all’osservazione delle variazioni sulla composizione corporea. Entrando più nel dettaglio, si è osservata un’importante azione ripartitiva, che ha garantito una diminuzione significativa dei livelli di massa grassa a favore di quella muscolare. Quest’azione – particolarmente evidente su modelli animali, dove i dosaggi utilizzati superano di gran lunga quelli applicabili all’uomo – si riduce drasticamente sugli umani, dove la perdita ponderale indotta dalla supplementazione con CLA si aggirerebbe intorno ai 0.09 kg/settimana.

I meccanismi molecolari del CLA responsabili di questa azione:

1. Inibizione della lipoprotein lipasi, con riduzione dell’uptake di acidi grassi e relativa lipogenesi;

2. Induzione dell’apoptosi di pre-adipociti;

3. Aumentata espressione di proteine disaccoppianti mitocondriali, con incremento della termogenesi indotta;

4. Aumento del dispendio energetico muscolare, mediato dall’aumentata espressione di carnitina acetil transferasi, enzima necessario a trasportare gli acidi grassi nel mitocondrio con conseguente ossidazione:

5. Induzione della sintesi proteica: effetto ancora non dimostrato.

Personalmente, e dati i suoi meccanismi d’azione, ho trovato l’utilizzo di CLA più idoneo se aggiunto come integratore nei periodi “Bulk”, e in special modo su soggetti che presentano una predisposizione ad accumulare facilmente grasso. Le dosi utilizzate per questo scopo si aggirano tra i 3 ed i 6g al giorno divisi in tre dosi (da assumere con i pasti). Gli effetti diventano evidenti dopo 30 giorni di uso continuo. La maggior parte degli utilizzatori che hanno assunto CLA durante il periodo di “Bulk” hanno sperimentato una riduzione dell’accumulo del grasso addominale. Ovviamente il CLA può essere inserito in una classica fase di “definizione”, ma per questa fase, a mio avviso, esistono dei supplementi superiori come le classiche Xantine, ad esempio.

Dati i suoi possibili effetti sul lungo termine (vedi ad esempio aumento di biomarkers infiammatori – proteina c reattiva e globuli bianchi –  potenzialmente pericoloso per alcuni tipi di patologie, e aumento della resistenza all’insulina ecc…, se ne sconsiglia l’uso continuo oltre i  3 mesi.

Gabriel Bellizzi

Arginina Alfa-Chetoglutarato (AAKG), Sildenafil (Viagra) e pompaggio muscolare

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Arginina

Molte sono le persone incerte sull’acquisto di stimolatori dell’ossido d’azoto (NO) perchè non sanno se ne vale davvero la pena.

 

Un recente studio sull’AAKG (Arginina Alfa-Chetoglutarato), condotto presso la Baylor University è stato presentato alla conferenza annaule della International Society of Sports Nutrition tenutasi a Las Vegas. Lo studio ha somministrato a 35 uomini che si allenano coi pesi 3 dosi giornaliere da 4 grammi di AAKG o 3 dosi di placebo, mentre seguivano un programma di otto settimane.
Al termine dello studio, l’incremento di forza nelle distensioni su panca è stato pari a 2,2 Kg nel gruppo placebo e 8,5 Kg nel gruppo AAKG. Lo studio ha dimostrato inoltre come sia preferibile assumere AKG a stomaco vuoto.
Esiste un altro protocollo di assunzione di AAKG al fine di aumentare forza e “pompaggio muscolare”. Questo protocollo consiste nell’aggiunta di Sildenafil insieme alla AAKG.


Ma come mai questo abbinamento?

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Sildenafil

Il Sildenafil (Viagra) 1-[4-etossi-3-(6,7-diidro-1metil-7-osso-3-propil-1H-pirazolo[4,3-d]pirimidin-5-il) fenilsulfonil]-4-metilpiperazina è uno dei tre farmaci, approvati dalla FDA, per la cura dell’impotenza, chiamati inibitori PDE-5 ed includono anche il Tadalafil (Cialis) e Vardenafil (Levitra). Essi agiscono inibendo l’enzima PDE-5, che fa aumentare la concentrazione di una sostanza chimica chiamata ossido nitrico, che favorisce il flusso di sangue al pene e in altri tessuti in tutto il corpo (compresi i muscoli). I vasi sanguigni, muscolatura liscia, muscolo scheletrico, le piastrine del sangue e dei tessuti polmonari contengono gli enzimi PDE e simili. Oltre a promuovere le erezioni, i PDE-5 inibitori riducono la pressione arteriosa sistemica, l’ipertensione polmonare, la resistenza ai polmoni, e promuove il flusso sanguigno delle coronarie (cuore). L’uso a lungo termine migliora la funzione endoteliale, che è fondamentale per il controllo del flusso sanguigno.

Quindi, è chiaro che il Sildenafil migliora il controllo del flusso sanguigno. I muscoli hanno bisogno di molto sangue per rimuovere le scorie metaboliche e fornire energia, ossigeno ed ormoni. L’aumento del flusso sanguigno accelererebbe la consegna dei principali amminoacidi ai muscoli, che promuoverebbero la sintesi proteica muscolare e la crescita. Sembra ragionevole che il Viagra abbia un potenziale nel miglioramento delle prestazioni e che il BodyBuilder potrebbe sfruttare la sua azione in sinergia con la AKG.

 


Sensibilità all’Insulina, Sildenafil e NO


La sensibilità all’insulina colpisce la salute dell’endotelio, le cellule che rivestono i vasi sanguigni. Queste cellule rilasciano ossido nitrico (NO) che apre i vasi sanguigni nei tessuti in tutto il corpo. L’uso a lungo termine di Sildenafil, permette all’endotelio di aumentare la sua capacità di rilasciare NO. Mentre i miglioramenti del Sildenafil indotti nel controllo del flusso sanguigno potrebbero essere maggiori negli uomini che soffrono di cattiva salute metabolica. Il Sildenafil non sembra aumentare le prestazioni di resistenza a seguito di un uso a breve termine, ma potrebbe avere benefici a lungo termine in atleti ben allenati.
Negli esseri umani, l’uso prolungato di Sildenafil ha aumentato la produzione nei sistemi di controllo dell’ossido nitrico nel sangue, che ha forti legami sul metabolismo dell’insulina.
La capacità del Sildenafil di aumenta l’ossido nitrico (NO) rilasciato dai vasi sanguigni porta ad indubbi benefici. Il NO aiuta ad accendere la sintesi proteica nei muscoli, in particolare quando le fibre sono in tensione o stirate. il NO innesca anche la formazione di cellule satelliti che aggiungono massa alle fibre muscolari.


Come pianificarne l’uso


L’uso è estremamente soggettivo, e richiede la supervisione di personale esperto. Generalmente, la somministrazione di 2-4gm di AAGK assunti oralmente insieme a 25-50mg di Sildenafil 50 minuti prima dell’allenamento con succo di pompelmo (aumenta la concentrazione plasmatica di Sildenafil) ha portato ad un maggiore pompaggio muscolare ed a maggiore forza e resistenza durante la seduta allenante. Non superare i 100mg totali giornalieri!
Come ogni farmaco anche il Sildenafil può portare alla comparsa di effetti collaterali. I più comuni sono: congestione nasale, dispepsia, diarrea, cefalea, vomito, vampate, priapismo. Se ne sconsiglia pertanto l’auto-somministrazione senza un adeguato controllo medico o di personale esperto.

Gabriel Bellizzi

Steroidi anabolizzanti, guida educativa all’uso

Il presente articolo NON intende in alcun modo incitare all’uso di sostanze attualmente illegali, i contenuti ivi riportati NON rappresentano/sostituiscono una prescrizione medica bensì hanno solo il nobile intendo di fare LIBERA INFORMAZIONE. Il blog e l’autore sono esenti da ogni responsabilità.

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steroidi-anabolizzanti-guida-alluso-300x244In qualità di studente di endocrinologia, ricercatore scientifico in ambito nutrizionale dal 2005, e amante della Cultura Fisica, scrivendo articoli su nutrizione, allenamento e molti altri dediti esclusivamente alla discussione dettagliata sugli steroidi anabolizzanti e farmaci per migliorare la prestazione, ho deciso di scrivere una breve “guida educativa” essenziale all’uso degli steroidi anabolizzanti/farmaci. I miei amici e colleghi mi chiedono ripetutamente perché persevero nel mio sforzo per l’educazione agli steroidi anabolizzanti/androgeni (AAS) e farmaci per il miglioramento delle prestazioni. Dopotutto, gli AAS sono ancora demonizzati e, in quanto sostanze tenute sotto controllo, sono essenzialmente illegali. Di conseguenza, in quanto “difensore” degli steroidi anabolizzanti, spesso sono criticato e divento il bersaglio dei crociati della guerra ai farmaci. Di sicuro, la questione AAS non sarà un argomento di discussione popolare durante i ritrovi familiari!

Perché allora continuare a parlare dei loro usi ed effetti?

Perché interessarmi così tanto alla verità sugli AAS?

Perché occuparsi degli steroidi anabolizzanti?

La mia risposta si basa su due ragioni principali:

  • la volontà di minimizzare le conseguenze negative per la salute sperimentate dagli utilizzatori di AAS attraverso un approccio di riduzione/prevenzione del danno;
  • voglio parlare degli importanti benefici per la salute dati dall’uso corretto degli AAS e ignorati in passato dalla comunità medica; questi benefici sono alcuni degli stessi effetti di miglioramento della prestazione sperimentati dagli atleti.

Non avevo immaginato quanto sarebbe stata controversa una discussione sugli AAS così aperta né quanto avrebbe messo a disagio così tante persone. A causa del sovversivismo delle informazioni sugli AAS disponibili, vorrei dedicare un po’ di tempo alla discussione un po’ più approfondita di entrambe queste ragioni.

Approccio filosofico all’educazione all’uso dei farmaci e alla prevenzione dell’abuso di farmaci

Il successo dei programmi tradizionali di prevenzione dei farmaci è a dir poco dubbio. Il motivo principale è la falsa idea che l’uso di qualsiasi farmaco sia insalubre; di conseguenza, l’obiettivo (irraggiungibile) di questi approcci è l’astinenza totale dai farmaci. Il mio approccio all’educazione ai farmaci è sempre stata una strategia di riduzione/prevenzione del danno.

Invece di impedire l’uso degli steroidi, o di altri farmaci “doping”, penso che l’approccio più pratico e percorribile sia prevenire l’abuso degli stessi farmaci. Questo approccio riconosce la distinzione fra l’uso di farmaci e l’abuso di farmaci. È possibile usare un farmaco senza abusarne. Nessun farmaco se usato correttamente è di per se in assoluto dannoso, nemmeno i tanto demonizzati steroidi anabolizzanti!

La conoscenza è potere, più sono le informazioni disponibili per il consumatore, migliori sono le decisioni che può prendere. Internet ha rappresentato per me un metodo estremamente efficiente per dispensare ai consumatori informazioni sugli steroidi anabolizzanti/farmaci. Io ho presentato informazioni approfondite e veritiere, notizie e risorse sugli AAS/farmaci che cercano di minimizzare/prevenire i danni associati all’uso degli stessi.

Cos’è esattamente la riduzione/prevenzione del danno?

Dunque, la riduzione/prevenzione del danno può comprendere i seguenti punti:

  • insegnare ai Bodybuilder come usare gli AAS/farmaci in modo sicuro e responsabile, parlare delle contraddizioni dell’uso degli AAS/farmaci così da evitare di esacerbare i problemi di salute associati agli stessi;
  • insegnare ai Bodybuilder come ciclizzare gli AAS/farmaci ed evitare l’uso continuo degli stessi per periodi di tempo prolungati;
  • informare gli atleti dell’inibizione e del recupero (PCT) della produzione naturale di testosterone;
  • informare i Bodybuilder del dosaggio di AAS/farmaci più basso possibile sufficiente per produrre gli effetti desiderati;
  • discutere delle differenze farmacologiche fra gli AAS/farmaci disponibili sul mercato;
  • insegnare le giuste tecniche di iniezione insieme all’importanza della sterilità degli aghi e delle siringhe;
  • insegnare agli atleti ad approfondire accuratamente la fonte dalla quale si reperiscono i farmaci verificandone la reale efficacia e purezza (specie se provengono da UGL del mercato nero);
  • insegnare ai Bodybuilder ad effettuare regolari esami del sangue;
  • insegnare ai Bodybuilder l’uso di integratori in grado di proteggere al massimo la salute evitando/limitando la comparsa di effetti avversi (transaminasi alterate, lipidi ematici alterati ecc…).

In breve, significa fare tutto quanto possibile per minimizzare le conseguenze negative per la salute di un utilizzatore di AAS/farmaci.

Nonostante la natura controversa dell’approccio di riduzione/prevenzione del danno all’interno della comunità del Bodybuilding, sento l’obbligo di conservare il mantenimento della salute in cima ai miei sforzi di educazione ai farmaci/AAS. Ho sempre pensato che l’approccio di riduzione/prevenzione del danno avrebbe prodotto il beneficio maggiore, non solo al Bodybuilder e all’atleta che sceglie di usare gli AAS/farmaci ma anche alla società in generale.

La salute al primo posto

Ogni Bodybuilder e atleta in generale che sceglie di usare gli AAS/farmaci deve innanzitutto tenere sotto controllo la salute generale attraverso periodici esami del sangue. Molti atleti, specie dilettanti o amatoriali, si dimenticano di questo aspetto spendendo magari 500€ per un ciclo di AAS/farmaci e nemmeno 10€ per controllare i marcher essenziali della salute! Cosa che non va mai sottovalutata.

Ad esempio, la maggior parte degli AAS orali presentano una metilazione in posizione C-17 e questo rende la molecola epatotossica. Se un atleta sceglie di usare un protocollo di AAS/farmaci che presentano questa caratteristica o una simile che crea stress epatico, e bene che l’interessato si sottoponga con regolarità (a seconda della durata del ciclo) a controlli specifici per le transaminasi affinchè non raggiungano livelli di alterazione tali da indicare un possibile danno epatico.

Generalmente le alterazioni persistono fino a 2-3 settimane dopo l’interruzione dell’assunzione del farmaco per poi tornare ai livelli fisiologici. Andrebbe anche detto che si presentano assai peggiori gli esami del sangue nelle persone dopo una serata di forte assunzione di alcol (la norma per molti giovani) rispetto ad una persona che ha assunto forti dosi di Anadrol; con questo non voglio assolutamente rimangiarmi quanto o detto prima (usare e non abusare dei farmaci) ma è semplicemente quello che è.

Comunque, se il fegato subisce un danno a lungo termine l’atleta può scordarsi di fare progressi futuri.

Per minimizzare questi effetti sul fegato esistono in commercio efficaci integratori con funzione epatoprotettiva come la Silimarina (400-600mg/die), il NAC (1,2-2gm/die), il Tudca (250-750mg/die), il Samyr (400-800mg/die), ecc.

Un altro fattore che più comunemente crea problemi all’utilizzatore è l’alterazione dei lipidi ematici. Cicli con AAS metilate in C-17 o cicli con alte dosi di AAS per lunghi periodi di tempo producono una riduzione del colesterolo legato alle lipoproteine ad alta densità (HDL). Ciò avviene essenzialmente per un’azione sul fegato delle molecole utilizzate (in special modo quelle metilate in C-17) e per una riduzione dell’utilizzo del colesterolo LDL per la produzione di androgeni che durante un ciclo di AAS viene ridotta o interrotta.

L’HDL elimina il colesterolo dal sangue per riportarlo nel fegato. Il fegato degrada il colesterolo in bile per poi espellerlo dal corpo. Questo è l’unico modo che ha il corpo per eliminare il colesterolo in eccesso. Non è come il grasso che può essere bruciato/ossidato. Generalmente con l’uso dei nandroloni si sono visti pochi o zero effetti se la dose settimanale non superava i 2,2mg per Kg di peso. Vi sono alcuni studi che sostengono l’idea che i nandroloni esercitano un effetto positivo sui livelli di HDL.

La dieta ricopre un ruolo importante nella salute del cuore e di tutto il fisico. Una dieta ricca di acidi grassi monoinsaturi e acidi grassi essenziali come EPA, DHA e GLA facilita la prevenzione dei disturbi del ritmo cardiaco e aumenta i livelli di HDL abbassando quelli di LDL e Trigliceridi.

Qualsiasi dieta dovrebbe limitare il consumo di grassi saturi al 10-20% del totale lipidico assunto giornalmente. Per il colesterolo alto c’è un farmaco da prescrizione che si chiama Mevacor e che contiene lovastatina, che impedisce al fegato di sintetizzare colesterolo. Ci riesce inibendo un enzima epatico specifico (l’enzima che l’assunzione degli AAS metilati in c-17 alterano). Peccato però che il farmaco in questione abbia dimostrato di provocare danno epatico e cardiaco. Il Riso Rosso contiene naturalmente la lovastatina ed è un prodotto di libera vendita. 2,5-3gr al giorno hanno mostrato di avere effetti simili al farmaco Mevacor. In dosi più elevate la lovastatina può causare danno muscolare. Il coenzima Q-10 sembra prevenire questo effetto. Anche la Niacina favorisce la riduzione del colesterolo e dei problemi negativi connessi. 300mg-3gr al giorno (a seconda dello stato di salute dell’atleta) hanno prodotto risultati eccellenti nella maggior parte degli utilizzatori aumentando l’HDL e diminuendo LDL (la Niacina, come le altre vitamine del complesso B, può inibire l’utilizzo dei grassi come fonte energetica favorendo l’utilizzo dei carboidrati per tale scopo). Sono utilizzati anche i Guggulsteroni per favorire la riduzione del colesterolo LDL e dei Trigliceridi. 40-60mg al giorno di estratto puro hanno lavorato bene per questo scopo.

Un altro problema comunemente riscontrabile dagli atleti con l’uso di AAS è l’incremento dei globuli rossi (ematocrito). Gli AAS, con variazioni tra molecole diverse, stimolano i reni a sintetizzare eritropoietina (EPO) che a sua volta stimola la produzione di globuli rossi. Come ben sapete l’Anadrol era prescritto clinicamente per questo scopo. Un incremento dei globuli rossi incrementa il trasporto di ossigeno, la vascolarità, la pienezza e la consistenza muscolare. Da punto di vista di un Bodybuilder/atleta la cosa era positiva fino ad un certo punto. Avere troppi globuli rossi per periodi di tempo prolungati incrementa il volume ematico al punto tale da rallentare la circolazione. Ciò incrementa la probabilità di coaguli di sangue e perciò incrementa anche la possibilità di ictus e infarti. Per prevenire tale circostanza, in casi in cui il problema potrebbe persistere nonostante l’utilizzo di alte dosi di Omega-3, o nel caso in cui gli esami del sangue avessero mostrato alterazioni significative, l’utilizzo di 100mg/die di Cardio Aspirina sono consigliati. Gli AAS che più incidono in questo senso sono il Boldenone, Oxymetholone, e il Trenbolone.

Gli AAS inducono anche l’attivazione del sistema renina-angiotensina nei reni. Ciò a sua volta promuove il rilascio di Aldosterone da parte delle ghiandole surrenali causando ritenzione idrica che può portare alla comparsa di pressione ematica alta o ipertensione. L’Aldosterone è un ormone che aiuta a conservare il volume ematico attraverso l’aumento della ritenzione di sodio e perciò della ritenzione idrica. L’aumento di ritenzione idrica incrementa la pressione ematica gravando sul cuore, e se la situazione persiste troppo allungo si può manifestare una cardiopatia. Anche l’incremento eccessivo degli estrogeni (dipendenti dalla molecola usata) provoca ritenzione idrica e i problemi sopra esposti; ma questo argomento merita approfondimenti futuri. Comunque, per prevenire/limitare questo problema esistono farmaci come i diuretici ciclici (Lasix) o risparmiatori di Potassio (Moduretic) oppure farmaci specifici come la Clonidina Cloridrato (Catapres). Data la pericolosità di tali sostanze, in particolar modo se utilizzate da principianti e senza una supervisione di un medico/esperto, fortunatamente si può “ripiegare” su prodotti da banco molto efficaci come il Tarassaco (un diuretico risparmiatore di potassio naturale) che ha mostrato un’ottima efficacia alla dose (divisa) di 300-600mg al giorno.

Anche l’aumento incontrollato degli estrogeni è causa di preoccupazione per l’atleta oltre ad essere la causa di molti dei fattori prima citati, e di altri come l’accumulo di grasso con modello femminile e la ginecomastia. Per risolvere il problema esistono diversi farmaci da prescrizioni con funzioni differenti nel contrasto degli estrogeni:

  • Antagonisti: sono molecole che agiscono come antagonisti della molecola d’estrogeno competendo con essa per il sito recettore specifico. Il Nolvadex (Tamoxifene Citrato) e il Clomid (Clomifene Citrato) sono due tra i più conosciuti farmaci agonisti dell’estrogeno.
  • Inibitori dell’Aromatase: controllano gli estrogeni limitando o prevenendo l’attività dell’enzima aromatasi (responsabile della conversione del Testosterone e di altri AAS in estrogeni). Il Femara(Letrozolo) e l’Arimidex (Anastozolo) sono due tra i più conosciuti farmaci inibitori dell’Aromatase.
  • Inibitori della Biosintesi: controllano gli estrogeni alla loro origine, impedendo la loro biosintesi endogena (che parte dal Colesterolo attraverso un enzima specifico, in questo caso è il sistema enzimatico P-450). Il Cytadren (Aminoglutetimide), il Vetoril (Trylostano) e il Metyrapone sono alcuni dei farmaci inibitori della biosintesi più utilizzati. L’Amino glutetimide ha azione anche di inibitore dell’Aromatase.

Il Controllo degli estrogeni è essenziale per motivi di salute e di risultati potenziali. Ricordate che un livello eccessivo di estrogeni circolanti per lunghi periodi di tempo hanno un’influenza negativa sul cuore e altri organi a causa dei depositi di grasso in eccesso e alla ritenzione idrica: aumento degli estrogeni = aumento dell’Aldosterone e dalla ritenzione idrica. Ecco perché molti utilizzatori sembrano molto “lisci” e gonfi (specie in viso) sotto ciclo con AAS aromatizzabili.I giovani atleti che non hanno raggiunto ancora il massimo del loro sviluppo staturale fisico dovrebbero evitare qualsiasi AAS specie quelli aromatizzabili per il verificarsi della saldatura prematura dell’epifisi.

Nota: ho riportato i problemi più comuni riscontrabili dall’atleta durante un ciclo di AAS. Ne esistono ovviamente altri ma la loro incidenza è assai inferiore e dipendente dalla quantità e dal tempo di assunzione. Vi sono poi altri fattori di rischio riscontrabili con l’abuso di altri farmaci come il GH, l’IGF-1, l’Insulina, le PGF-2, Ormoni Tiroidei, ecc.

Applicazioni degli esami del sangue

Gli esami ematici base che un Bodybuilder/atleta deve premurarsi di fare sono i seguenti:

  • Fegato: LDH, SGOT, SGPT, GGPT, BILIRUBINA, AZOTO NELL’UREA EMATICA(BUN),FOSFATASI ALCALINA.
  • Reni: AZOTO NELL’UREA EMATICA, SODIO, CLORURO, FOSFORO, CALCIO, POTASSIO, ACIDO URICO, CO2, RAPPORTO CREATININA/BUN.
  • Cuore: TRIGLICERIDI, COLESTEROLO TOTALE, COLESTEROLO HDL, COLESTEROLO LDL, RAPPORTO COLESTEROLO HDL-LDL, RAPPORTO COLESTEROLO TOTALE HDL, POTASSIO, SGOT, SGPT.
  • Ossa: CALCIO, FOSFATASI ALCALINA.
  • Sistema immunitario: GLOBULINA.
  • Zuccheri nel sangue: GLUCOSIO.
  • Sistema Nervoso: POTASSIO, CLORURO, SODIO.

Ci sono altri esami più specifici che l’atleta deve svolgere, e questi comprendono il quadro ormonale generale:

  • Testosterone totale
  • Testosterone libero
  • LH
  • SHBG
  • Estradiolo
  • Cortisolo
  • Insulina
  • T-3, T-4 totali e liberi
  • TSH
  • Prolattina

Anche l’esame del livello del PSA è importante. Il range di riferimento è solitamente tra lo 0,0-0,4ng/ml. Più è basso e meglio è. Se il livello è alto, alti livelli di DHT ed Estrogeni possono favorire la comparsa di tumore alla prostata. E’ un rischio che si presenta specie in soggetti avanti con gli anni o portatori di predisposizione genetica in tal senso. Esistono prodotti da banco che contrastano l’effetto del DHT sulla prostata o sulla perdita dei capelli (se si è predisposti) come il Palmeto Seghettato. Ovviamente la scelta degli esami specifici ormonali va fatta in determinati momenti come dopo una PCT per verificare il livello di recupero dell’asse HPTA.

Fattori del dosaggio efficace

Affinchè una qualsiasi sostanza per l’accrescimento muscolare chimico produca effetti, prima deve essere fissato un livello oltre il normale per quel l’individuo. Per esempio, la produzione normale di Testosterone per un uomo è di “circa” 35-50mg la settimana. Cioè un livello ematico di 35-50mg circolanti la settimana. Cioè una produzione giornaliera che va dai 5 ai 7mg al giorno. Per semplificare, presumiamo che la produzione settimanale di 50mg sia la soglia ematica normale per un ipotetico Bodybuilder e che il livello ematico si riferisca al livello ematico circolante settimanale. Affinché un’iniezione (o una dose orale) di AAS producano un effetto, deve essere di una quantità che entri nel sistema circolatorio ad un ritmo e con una dose che superi il livello ematico normale e perciò la normale soglia ematica.

Questa soglia deve essere mantenuta o aumentata per restare efficace. Questo significa che se l’AAS di esempio utilizzato sopprime eccessivamente la funzione dell’HPTA, allora anche questo deve essere compensato con un aggiustamento delle dosi esogene.

Tutti gli AAS e tutte le sostanze per l’accrescimento chimico hanno una propria vita attiva “teorica”. E tutti hanno una propria emivita. L’emivita è il tempo necessario affinchè metà dose migri dal sito d’iniezione nel sistema vascolare e poi sparisca. Quindi, teoricamente, una dose di 200mg di Testosterone Enantato iniettato rilascerebbe 100mg nel corso della sua emivita di 4 giorni, però resta attivo per tutta la sua vita attiva di 8 giorni. Quindi il Testosterone Enantato è stato iniettato il giorno 1 ed entro il giorno 4 ha rilasciato metà della sua dose di 200mg (100mg), ciò deve superare il livello/soglia ematica normale stabilendone uno nuovo, causando perciò un effetto superiore a quello dei livelli ematici normali. Questo è quanto inteso con il termine sovrafisiologico. Dopo diversi studi su esami del sangue è parso chiaro che un farmaco possa avere un’emivita e una vita attiva diverse da persona a persona, e in condizioni diverse.

Comunque ci sono delle tabelle di riferimento che comprendono soglie delle dosi multiple per determinare i range effettivi.

Ovviamente non è possibile indicare un valore fisso. La dose più bassa presente come riferimento era in riferimento alla dose minima necessaria per causare un effetto. Mentre la dose più alta era il punto oltre il quale una dose più altra non produceva risultati migliori. In poche parole, ci sono dei farmaci che causano effetti positivi a 100mg, dopo di ché i risultati miglioravano solo arrivando a dosi di 400mg. Per portare un altro esempio di soglia, 10mg di Dianabol orala al giorno producono un’attività quasi uguale all’attività degli androgeni endogeni di un uomo. In genere è necessario assumere 20mg/die di Methandrostenolone per superare questa soglia. Solitamente, per il Dianabol, la soglia più alta è uguale a 5mg ogni 11-12Kg di peso corporeo al giorno. Anche l’allenamento e l’uso precedente di farmaci influenzano molto i fattori del dosaggio. Un principiante con pochi anni di esperienza nell’allenamento ha bisogno di soli 2,2mg per chilogrammo di peso corporeo di Nandrolone Decanoato alla settimana per progredire in modo eccellente in un ciclo di soli 28 giorni.

La mia conoscenza mi dice che gli atleti sbagliano a superare qualsiasi livello di soglia di un farmaco prima che smetta di produrre risultati accettabili. Questo è uno dei maggiori errori commessi a lungo termine che si possono vedere e che riducono di molto il potenziale di crescita nel lungo termine. Anche la crescita naturale è una soglia di crescita.

Esempio

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Sono linee guida generiche utilizzate presumendo i pesi corporei indicati di seguito con meno del 12% di grasso corporeo:

  • PRINCIPIANTE: 84-99Kg.
  • INTERMEDI: 99-108kg.
  • AVANZATI: 108-120Kg.
  • MOLTO AVANZATI: oltre 120Kg.

Ripeto una cosa fondamentale: qualsiasi soglia ematica efficace superata prima che smetta di dare risultati è un periodo di crescita perso!

Anche gli ormoni tiroidei, il GH, l’IGF-1 possiedono livelli minimi di dosaggio efficacie. Per esempio, se un atleta nella media produce giornalmente 25mcg di T-3 per avere effetti desiderabili con l’assunzione di T-3 esogeno l’atleta in questione dovrà superare la sua soglia ematica giornaliera (25mcg); assumendo una dose di 40mcg di T-3 al giorno supererà la sua soglia ematica di ormone circolante e attivo (anche qui interverranno dei fattori di azione/reazione a seconda del tempo e della dose somministrata).

Protocolli

L’obbiettivo di qualsiasi protocollo per la crescita era guadagnare più massa muscolare possibile e/o perdere grasso al tempo stesso. Per fare ciò c’è bisogno di un piano che punti a fare miglioramenti, non a soltanto mantenere o riguadagnare le perdite dei cicli precedenti.

Il corpo ha periodi e fattori di azione/reazione. Fondamentalmente, il corpo comincia ad adattarsi in modo significativo alla maggior parte dei tentativi per modificare l’omeostasi dopo 2-3 settimane. Questo è un problema perché solitamente un ciclo produce i risultati migliori dal 10° al 30° giorno. Però si può trarre profitto da questa informazione usandola a vantaggio dell’atleta che andrà ad utilizzare cicli brevi di 21-30 giorni (il punto in cui la somministrazione di una o più molecole danno i maggiori risultati) per poi uscire da quel dato protocollo prima che gli effetti collaterali negativi superino i benefici entrando in un’altra fase/protocollo.

L’esperienza personale e quella raccolta attraverso studi approfonditi sul campo mi dice che un ciclo di 8 settimane che fornisce un livello di AAS ematico continuo settimanale di 400-800mg, nella maggior parte dei casi comincia a non dare più risultati intorno alla settimana 6. Questo perché il livello di contrasto del corpo (iperproduzione di ormoni catabolici ecc…) incrementa come reazione alla somministrazione continua di una determinata dose di AAS, cioè l’azione. Quindi l’anabolismo e il catabolismo raggiungono un livello quasi uguale. Per creare un ambiente di crescita, uno o entrambi i fattori del rapporto anabolico/catabolico devono essere modificati a favore o all’aumento della costruzione de tessuto o della riduzione di perdita di tessuto. Dopo 6 settimane un atleta produce e mantiene livelli di Cortisolo molto più alti del normale. Un incremento della dose somministrata supererebbe nuovamente il Cortisolo ma alla fine il problema si riproporrebbe. Cosa assai peggiore, quando l’atleta esce dal ciclo, gli alti livelli di ormoni catabolici sopraffanno le sostanze anabolizzanti in declino, in un momento in cui anche il recupero dell’HPTA è lontano, e la gran parte dei guadagni del ciclo vengono rapidamente persi. E’ anche per questo motivo che considero essenziale la strutturazione intelligente dei protocolli di tutto l’anno che l’atleta dovrà seguire tenendo in considerazione quanto sopra esposto.

“Periodi di massima efficacia” dei farmaci

Adesso che abbiamo discusso teoricamente sull’emivita e sulla vita attiva dei farmaci e dei livelli e delle soglie ematici, parliamo ora dei “Periodi di massima efficacia”. Capisco che può sembrare una mole eccessiva di informazione da prendere in considerazione. Ma per creare protocolli che producano risultati massimi è necessario prendere in esame tutti i fattori di azione/reazione. Gli atleti meglio strutturati (non solo esternamente) non usano AAS/farmaci a caso.

Sappiamo che l’emivita e la vita attiva degli AAS iniettabili sono determinati in base alla lunghezza della catena dell’estere al quale sono legati. Il lettore dovrebbe conoscere anche la base con cui l’enzima esterasi agisce dopo l’iniezione per indurre la migrazione degli AAS liberi nel sistema vascolare.

Qualsiasi farmaco introdotto nel corpo con qualsiasi metodo ha un periodo di tempo nel quale la sua efficacia è al massimo. E’ la parte della vita attiva di un farmaco che produce i risultati migliori.

Sembrerebbe che un farmaco produca gli stessi effetti per tutta la durata della sua vita attiva, ma purtroppo non è così. Dopo la somministrazione di un farmaco, l’enzima esterasi impiega un po’ di tempo per agire sull’estere del farmaco e il rilascio successivo nel sistema vascolare. Più la catena dell’estere dell’AAS (o di qualsiasi farmaco) è lunga più la sua vita attiva sarà maggiore. Ciò significa anche che la migrazione impiegherà più tempo. Dopo che il farmaco è migrato nel sistema vascolare può, secondo la sua struttura, impiegare un po’ di tempo per diventare efficace. Anche se non sembra, la cosa non è così difficile da prendere in considerazione come sembrerebbe.

Generalmente parlando, il periodo di massima efficacia di un farmaco equivale alla sua emivita.

Non la prima metà della sua vita attiva, ma solitamente la porzione centrale della sua vita attiva. Un farmaco con una vita attiva di 16 giorni, per esempio il Nandrolone Decanoato, avrà un periodo di massima efficacia di circa 8 giorni.

Di seguito vi espongo delle tabelle-grafici di riferimento per quello che ho appena spiegato.

Grafico A-B-C-D (“Periodo di massima efficacia”)

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Grafico A: E’ il periodo di massima efficacia per un estere con una vita attiva di 14-16 giorni. Il farmaco inizia la sua attività nel giorno 1 ma esercita il suo vero potenziale solo a partire dal giorno 4. Questo farmaco resta nel suo “periodo di massima efficacia” dal giorno 4 al giorno 12, all’incirca, cioè 8 giorni. L’andamento del Deca-Durabolin (Nandrolone Decanoato), del Testosterone Cipionato e del Primobolan Depot (Metenolone Enantato) corrisponde a questo grafico.

Grafico B: Questo è un farmaco con una vita attiva di circa 3 giorni (72 ore). Il “periodo di massima efficacia” va dalla diciottesima alla cinquantaquattresima ora. Ricordatevi comunque che il farmaco è attivo anche prima e dopo il “periodo di massima efficacia”. E’ per questo che viene chiamata vita attiva. L’andamento del Durabolin e del Testosterone Propionato corrisponde a questo grafico.

Grafico C: Questo è un farmaco con una vita attiva di circa 8 giorni. Il “periodo di massima efficacia” va dal giorno 2-3 al giorno 5, cioè all’ incirca 3-4 giorni. L’andamento del Testosterone Enantato corrisponde a questo grafico.

Grafico D: Questo è un farmaco orale con una vita attiva di circa 6 ore. Il “periodo di massima efficacia” va all’incirca dalla 1° alla 5° ora. L’andamento del Testosterone Undecanoato (Andriol), del Dianabol e del Primobolan orale corrisponde a questo grafico.

PCT (Terapia Post Ciclo): rigenerazione dell’HPTA e conservazione della massa magra

Spesso leggo e sento dire di persone che affermano che la massa muscolare magra accumulata durante i protocolli di AAS è persa velocemente dopo l’interruzione dell’assunzione. Ciò però, in base alla mia esperienza, è stato vero ma non necessario e prevenibile per coloro i quali erano a conoscenza dei fattori di azione/reazione del corpo. Ovviamente, la ritenzione idrica dovuta, per esempio, all’aromatizzazione è persa, però la percentuale di massa magra conservata dipende da come l’atleta gestisce i fattori di azione/reazione.

L’inibizione/abbassamento del Cortisolo (utilizzando per esempio Cytadren o PS), l’inibizione/abbassamento dell’attività e della produzione degli estrogeni (utilizzando il Femara e/o il Nolvadex) e l’uso di stimolanti del Testosterone (come piccole dosi di HCG) possono aiutare l’atleta a recuperare e a conservare la maggior parte dei guadagni nel lungo termine. Ovviamente la pianificazione di una PCT è fortemente soggettiva, solitamente anche maggiormente di quanto non sia la pianificazione di un ciclo di AAS. Comunque la PCT dura all’incirca 4-6 settimane.

Diversi atleti optano per un’altra scelta: la terapia sostitutiva con dosi moderate di AAS (bridge) controllando però che i range della salute generale rimangano positivi (Lipidi ematitici, transaminasi, ematocrito). Un’altra scelta presa soprattutto da atleti amatoriali per conservare i guadagni è quella di utilizzare tra un ciclo e il successivo l’Ostarina (SARM). Questo modulatore selettivo del recettore degli androgeni non presenta significativa soppressione gonadotropica fino alla dose di 25mg/die.

Personalmente opterei sempre per la seconda scelta a meno che la terapia sostitutiva non sia l’ultima scelta possibile per il progresso.

Comunque, come accennato in precedenza, la PCT andrebbe pianificata in base agli esami del sangue specifici.

Conclusioni: La disgrazia all’interno della comunità medica

Qui ho voluto esporre in breve alcune linee guida essenziali per gli atleti che intendono iniziare un protocollo di integrazione chimica volto al miglioramento delle prestazioni; ci sarebbero state molte altre cose da aggiungere ma per il momento penso che il materiale da me esposto sia più che sufficiente.

Comunque la comunità medica, scelta con cura dalle multinazionali del farmaco, è restia a riconoscere la verità dei fatti. Con l’approvazione della legge del 1990 (negli U.S.A.) sul controllo degli steroidi anabolizzanti c’è stato un cambiamento deciso nel clima politico e nelle leggi sugli AAS. Sfortunatamente, ciò si è tradotto in un pregiudizio insensato contro l’uso medico degli AAS. Questa demonizzazione degli steroidi anabolizzanti/androgeni ha fortemente rallentato la ricerca per cure poco costose per la perdita muscolare, un problema spesso associato all’HIV/AIDS. Dato che gli AAS erano (e sono ancora) una sostanza sotto controllo, la maggior parte dei medici era ed è riluttante a prescriverli per scopi diversi da quelli indicati sull’etichetta, anche se gli AAS avrebbero e possono offrire importanti benefici per la salute per alcuni dei loro pazienti.

Quali sono alcuni dei benefici per la salute associati agli AAS?

L’accoppiata AAS e attività fisica con opposizione di resistenza, una pratica usata da i Bodybuilder da decenni, ha mostrato in molti studi di rovesciare la perdita muscolare e di migliorare in modo significativo la salute e il benessere degli individui affetti da malattie debilitanti (come l’HIV) e/o la sarcopenia, cioè la perdita muscolare legata all’età. Non solo gli AAS riducono e combattono la perdita muscolare ma funzionano anche da modulatori clinicamente significativi della risposta immunitaria. La buona notizia è che la terapia con androgeni sta guadagnando rispetto come cura per l’HIV e anche nella terapia sostitutiva ormonale.

Fortunatamente, posso parlare degli usi alternativi e diversi da quelli indicati nell’etichetta dei farmaci da prescrizione e classificati come gli AAS (per esempio, l’uso degli AAS per aumentare la massa magra e la dimensione e la forza dei muscoli). Le discussioni che faccio sugli usi diversi da quelli riportati sull’etichetta è particolarmente necessaria e importante in un momento in cui le forze sociali e legali mettono in pericolo l’obiettività della comunità medica per quanto riguarda le applicazioni mediche utili degli AAS. Fortunatamente, l’uso degli AAS come cura medica standard per la perdita muscolare sta guadagnando gradualmente un livello di accettazione sempre più alto.

Spero ancora una volta di essere stato utile a chiarirvi alcuni dei concetti che stanno alla base della chimica applicata al Bodybuilding.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti bibliografici

  • Bhasin, S, et al. The effect of supraphysiological doses of testosterone on muscle size and strength in normal men. N Engl J Med (1996) 335(1):1-7.
  • Strawford, A, et al. Resistance exercise and supraphysiological androgen therapy in eugonadal men with HIV-related weight loss: a randomized controlled trial. JAMA (1999) 281(14):1282-1290.
  • Sattler, F, et al. Effects of pharmacological doses of nandrolone decanoate and progressive resistance training in immunodeficient patients infected with human immunodeficiency virus. J Clin Endo Metabol (1999) 84(4):1268-1276.
  • Calabrese LH, et al. The effects of anabolic steroids and strength training on the human immune response. Med Sci Sports Exerc. 1989;21(4):386-92.
  • Mooney M, et al. Medibolics . http://www.medibolics.com/
  • Mooney M & Vergel N. Built to survive: a comprehensive guide to the medical use of anabolic steroids, nutrition and exercixe for HIV(+) men and women. http://www.medibolics.com/
  • Costruire la Bestia Perfetta – Chemical muscle enhancement II di Author L. Rea

Anabolic Burst Cycling of Diet and Exercise (Ciclo Anabolico di Dieta ed Esercizio-ABCDE)

abcdeSi tratta dell’Anabolic Burst Cycling of Diet and Exercise (Ciclo Anabolico di Dieta ed Esercizio-ABCDE) promulgato negli anni novanta dallo svedese Tobjorn Akerfeldt, dimenticato da molti (ma non da tutti), visto che è uno dei sistemi alimentari fasici più efficaci di ogni tempo per aumentare massa muscolare di qualità, anche di un kg di puro muscolo ogni 30 giorni.


Ma che cos’è l’A B C D E?

Negli anni novanta uno sconosciuto studente di medicina svedese, tale Tobjorn Akerfeldt, elaborò una rivoluzionaria manipolazione alimentare, chiamata ABCDE, Anabolic Burst Cycling of Diet and Exercise (Ciclo Anabolico di Dieta ed Esercizio).


In una lunga intervista rilasciata alla fine degli anni ’90 da Akerfeldt su “Muscle Media” al grande direttore di allora Bill Phillips, lo svedese sottolineava che i nostri geni non sono cambiati di molto negli ultimi 100.000 anni, gettando le basi per la sua proposta sulla stessa ipotesi dei cicli di caccia dei cacciatori-raccoglitori e cioè quella che dopo aver cacciato un animale ne consumavamo le carni per una o due settimane per poi passare ad altri periodi in cui mangiavamo poco.
In pratica il nostro organismo sarebbe tarato per alternare periodi di sovralimentazione ad altri di digiuno parziale o completo. L’idea di Akerfeldt è quindi tremendamente semplice e intuitiva e cioè bisogna alternare due settimane di alte calorie a due settimane di dieta ferrea. In questo modo (e alcuni studi lo provano anche), se nella prima fase di 14 giorni aumentiamo le calorie dalle 1200 alle 1600 rispetto al regime precedente, si innalzeranno progressivamente gli ormoni anabolici IGF-1, testosterone e insulina.

Ovviamente tale situazione porta ad un significativo aumento della massa muscolare (dai 1,3 ai 2,9 kg). Tuttavia in questa fase si accumulerà una certa quantità di grasso che sarà però tolta nella restrizione calorica delle due settimane successive, con un guadagno netto di 1-2 kg di puro muscolo a ciclo, e nei limiti della soglia genetica per un atleta “Natural”.
Se ci alleniamo eseguendo magari un anno di ABCDE e calcoliamo un Kg di massa muscolare al mese, vuol dire prendere 12 Kg all’ anno… Ipoteticamente! Nella “peggiore” delle ipotesi 0,5 Kg al mese, sono sempre 6 Kg in 365 giorni.

Quindi aggiungendo anche il lavoro con i pesi, la massa muscolare sarà ancor più enfatizzata e seguendo una dieta stretta nelle due settimane successive si toglierà anche il grasso accumulato, cercando di mantenere il muscolo acquisito.

Tuttavia, sappiate che in diversi casi il ciclo ABCDE non ha dato alcun risultato, proprio per l’estrema sensibilità individuale al metodo e al giusto settaggio della quantità dei nutrienti, soprattutto nella seconda fase. Per esempio, se siamo di fronte ad un individuo dal metabolismo particolarmente “veloce”, ridurre troppo la quantità di cibo nella seconda fase, può facilmente fargli perdere tutta la massa e la forza acquistata nella prima fase. Quindi sono necessari 2 o 3 cicli di settaggio dei parametri e anche voi potreste ottenere incredibili risultati.

Quando funziona l’ABCDE apporta grandi vantaggi, considerando che alcuni miei atleti (“Natural”) sono riusciti a prendere anche 10-12 kg in otto mesi.

Sono convinto che per gli “Hardgainer” sia veramente una delle poche strategie alimentari da applicare con efficacia.
Come ho già accennato, nei soggetti “normali” i 14 giorni di sovralimentazione possono sì aumentare la massa muscolare, ma anche il grasso, in maniera maggiore di quella che Akerfeldt asserisce, con il rischio di non riuscire a perderlo nei successivi 14 giorni o di perderlo tutto, assieme a tutta la massa muscolare acquisita, se la dieta, l’attività aerobica e altri fattori della preparazione sono troppo drastici.

Mauro Di Pasquale (l’ autore della “Dieta Metabolica”) afferma che quello che si acquista nella prima parte, si perderebbe nella seconda.

Tuttavia, anche se prove sul campo mi hanno dimostrato che c’è possibilità che ciò accada, sono convinto che la dieta dello svedese sia veramente una buona strategia, soprattutto per gli Hargainer. Questo perché l’ABCDE è una dieta in grado di sconvolgere un apparato endocrino e un metabolismo “inceppati”, e quindi modulare gli ormoni anabolici come testosterone, insulina e IGF-1.

Senza contare il tremendo effetto psicologico; tutti i “magri ostinati” che ho conosciuto erano decisamente e giustamente demoralizzati, in quanto il valore che compariva sulla loro bilancia sembrava cementificato sugli stessi numeri da tutta la vita. Invece l’ABCDE li ha fatti aumentare di peso (sia pure in parte di grasso, che però nel loro caso era a percentuali molto contenute) nell’arco di 14 giorni, rendendoli euforici e ottimisti.

Una volta la dieta è stata applicata su un atleta dalle caratteristiche di Hardgainer: molto magro pur seguendo una alimentazione iper-calorica (a detta sua). Con l’ ABCDE è riuscito a prendere 2,5 kg in 10 giorni, che non è molto, ma è comunque di più dei suoi ultimi 4 anni! Quindi la seconda parte del ciclo, a causa del particolare metabolismo di queste persone, può essere meno drastica e quindi si può avere una minore perdita di massa muscolare.

Prima di passare ai calcoli di pianificazione dell’ABCDE, vorrei far notare che nei gruppi facebook/forum di Bodybuilding e affini, si leggono da anni infinite discussioni su come l’avena aumenterebbe i muscoli, che ogni tanto una carbonara va bene, che bisogna variare i “macro”, che non si fa squat sotto il parallelo non si è uomini veri, se ti infortuni di brutto sei un guerriero, bisogna allenarsi per forza tutti i giorni ad oltranza perché lo fanno i russi, ecc. mentre se veramente vogliamo parlare di aumento della forza/massa muscolare, nei gruppi/forum si dovrebbe discutere anche di questa ottima pianificazione alimentare: l’ ABCDE!

L’A B C D E in pratica

Bisogna prima fare dei calcoli di conversione in quando Tobjorn Akerfeldt ha utilizzato per le sue formule il sistema anglosassone con le libbre.
Poniamo quindi il caso che un atleta pesi 82 Kg, il calcolo delle calorie si effettua in questo modo:

1. Moltiplicare il peso in libbre x 12 (una libbra corrisponde a 0,458 Kg) e aggiungere 1500 calorie a questa cifra.
Peso corporeo 82 Kg ( 82 x 2,23 = 182 libbre ) 182 x 12 = 2194 + 1500 = 3694 calorie da consumare nella fase di superalimentazione.

2. Per la fase ipocalorica moltiplicare il peso corporeo in libbre per 8. 182 x 8 = 1456 calorie da consumare.

3. Se durante la prima settimana di sovralimentazione non si aumenta almeno di 1- 1,5 Kg di peso, aumentare la quota calorica di 500 calorie.
Se la situazione perdura aumentare ancora di 500 calorie fino alla fine del ciclo di sovralimentazione.

4. Invece nella fase ipocalorica, se non si perde peso, diminuire di 300 calorie al giorno alla settimana.

5. Se alla fine di ogni ciclo di 28 giorni, siete riusciti ad aumentare di massa magra e bruciare il grasso, all’inizio del nuovo ciclo aumentare ancora di 100 calorie.

6. I pasti devono essere almeno 6 al giorno, ognuno di circa 500-800 calorie nella fase di massa e di circa 250 calorie nella fase di definizione. Bere anche 3-4 litri di acqua al giorno.
La suddivisione dei nutriente deve essere così ripartiti:

Ipercalorica:

20-30% di proteine – 40-60% di carboidrati – 20-30% di grassi.

Ipocalorica:

20% proteine – 10% carboidrati – 70% grassi

7. La scelta degli alimenti consigliati è ovviamente basata su alimenti “Paleo”, tuttavia assumere 3500-5000 calorie al giorno con questo tipo di alimentazione a volte è molto difficile, in quanto mancano i cibi a forte densità calorica come pasta, pane, patate, ecc. Nella fase ipercalorica è possibile utilizzare riso bianco e patate americane, che pur non essendo “paleo” (il riso, non le patate), non contengono lectine e saponine, degli anti-nutrienti che possono danneggiare il nostro organismo.

8. Nella fase IPERcalorica invece far coincidere la fase di carico ad alto volume-intensità nell’allenamento e lo scarico con allenamenti brevi nella fase di definizione.

9. Nella fase IPOcalorica l’alimentazione deve essere Paleo-Ketogenica, cioè 70-20-10 alle calorie calcolate con l’esempio numero 2.

10. Nella fase di definizione eseguire 20 minuti di HIIT al mattino a digiuno per circa 3-4 volte a settimana.

11.Eseguire allenamenti ad alto volume, in multifrequenza e con il 60% del 1RM nella fase ipercalorica (quando è più facile reggerli e ottenerne benefici).

12. Eseguire allenamenti brevi e intensi durante la fase ipocalorica.

14. Integratori Alimentari:

Fase IPER Calorica:

• 20 grammi di creatina suddivisa in dosi di 5 grammi, presa ai pasti e 30-50’ prima dell’ allenamento.
• 1gm di EAA e Leucina  X Kg di peso da assumersi nel post-workout
• Proteine idrolizzate per il post-workout

Fase IPO Calorica:

Attenzione: in questa fase gli integratori anti-catabolici sono DECISIVI E FONDAMENTALI per impedire che tutti i Kg di massa muscolare acquistati nella fase ipercalorica dell’ABCDE vengano persi alla fine del ciclo ipo.


• HMB e Glutammina appena svegli, nel post-workout e prima di dormire.
• 200mg di Caffeina Anidra con 10-20mg di Sinefrina HCL prima dell’allenamento a digiuno con 1000 mg di ALC.
• 1gm di Fosfatidilserina diviso in 2 dosi uguali: post-workout e pre-bad.
• 1gm di vitamina C al mattino + 1 grammo dopo l’allenamento + 1 grammo a cena. In totale 3 grammi al giorno di vitamina C.
• Se si presentano cali energetici assumere 6gm di Creatina divisa in 2 dosi uguali: pre e post workout
• Aumentare la creatina tre giorni prima della fase ipercalorica successiva.

Conclusioni

Questo specifico programma è l’ideale per molti  atleti che si trovano di fronte ad uno stallo, specie se facenti parte della “difficile” cerchia degli “Hargainer”. Quello che qui ho riportato è sufficiente da permettere un “test di prova”.  Potrebbero volerci un po’ di prove e di errori per ottenere la giusta messa a punto, sia nella fase di massa che in quella di definizione.  Si tratta comunque di un sistema valido e che vale la pena provare.

Gabriel Bellizzi

Ciclizzazione Proteica e Massa Muscolare

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Per ottenere massa muscolare di qualità, in special modo se si tratta di un soggetto “Natural”, il classico sistema delle alte quantità di proteine sistematiche ogni giorno non risulta essere sempre valido.

Secondo Tobjorn Akerfeldt (che negli anni ‘90 rivoluzionò questi concetti con il sistema ABCDE) per aumentare la massa magra bisogna  porsi degli obiettivi:

1. Limitare il catabolismo degli aminoacidi
2. Aumentare la sintesi delle proteine
3. Limitare il catabolismo delle proteine
4. Incrementare la proporzione di proteine muscolari di nuova sintesi

La disgregazione viene soppressa in maniera temporanea dall’aumento dell’assunzione proteica, mentre la sintesi proteica viene favorita con un apporto proteico superiore a 1,4 g/Kg (130g x un peso di 90 kg).
Tutte le proteine ingerite con i pasti sono disgregate in aminoacidi liberi, che vengono utilizzati, per esempio, per costruire proteine nuove, a seconda dello stato metabolico presente in quel momento.
Le nuove proteine (muscolari, del fegato, intestinali) hanno ritmi di ricambio diversi.

Il pool degli aminoacidi liberi è situato principalmente dentro le cellule e costituisce solo l’1% del contenuto di aminoacidi corporeo sotto forma di proteine, ma questo potrebbe essere un problema, perchè il gruppo di aminoacidi liberi è più piccolo dell’apporto medio giornaliero di aminoacidi alimentari.

Tuttavia:

• Il ritmo di ricambio proteico è alto (più di 500 g. al giorno)

• Per la produzione di glucosio, in una prima fase viene utilizzato il così detto “pool delle proteine labili” di origine viscerale e del fegato solo dopo l’esaurimento di questo, inizia una fase di perdita di massa muscolare

L’alto ritmo di ricambio proteico permette il cambio strategico della redistribuzione delle proteine, in sostanza se il digiuno proteico è breve vengono intaccate solo le proteine labili.
Se è lungo (specialmente per malattia, perchè si devono fabbricare i proteici anticorpi), traumi o altro, saranno smontate le proteine muscolari (solo dopo 3-4 giorni).
Il catabolismo viene inibito in maniera temporanea da un aumento dell’ assunzione proteica; solo con il consumo sopra i 1,4 g/Kg aumenta la sintesi proteica (130 g. x 90 Kg di peso). Il pool degli aminoacidi liberi è sempre costante e la sintesi proteica è però controllata dalla quantità di aminoacidi sia cellulari che del sangue.

I diversi sistemi di controllo degli Aminoacidi liberi in eccesso

1.La Gluconeogenesi (La gluconeogenesi o neoglucogenesi è un processo metabolico mediante il quale, in caso di necessità dovuta ad una carenza di glucosio nel flusso ematico, un composto non glucidico viene convertito in glucosio) delle proteine o del grasso.

2. Innalzamento degli enzimi del fegato per il ciclo dell’urea, cioè converte gli aminoacidi in eccesso in azoto proteico in forma idrosolubile che può essere escreto con l’urina.

In pratica, visti tutti questi sistemi di controllo, più si assumono proteine, più ne aumenta il fabbisogno.

I problemi che ne derivano sono i seguenti:

• Un sovraccarico costante di 2-3 g/Kg al giorno per tutta la vita alla lunga potrebbero dare problemi
• Il costo economico elevato
• La costanza obbligatoria nelle frequenza dei pasti e nella quantità di cibo e integratori
• Basta il solo forzato digiuno notturno per fare andare subito in catabolismo il corpo
• Stimolazione continua e forzata dell’mTOR

Se quindi si ingeriscono alte quantità di proteine (250-400g al giorno) ogni giorno, alla fine questa quantità basterà SOLO PER MANTENERE LA MASSA MUSCOLARE ACQUISITA.
Questo perché l’organismo via via aumenta sempre di più gli enzimi e i sistemi che catabolizzano gli aminoacidi e del resto è quello che fa con tutto: alcol, lipidi, acqua, ecc.

Tuttavia, in maniera transitoria, l’aumento degli Aminoacidi Essenziali in eccesso diventa fortemente anabolico: per esempio aumenta anche l’ormone tiroideo T3, che stimola la sintesi proteica nel muscolo.
L’ idea è quindi ciclizzare la quantità delle proteine per evitare gli effetti negativi dell’ assunzione prolungata e costante in quantità.


Durante il primo giorno di basso apporto di proteine, la sintesi proteica viene ridotta, mentre abbiamo detto che la degradazione è costante.

Dopo 3 giorni il catabolismo però cala in maniera significativa.

In definitiva una dieta a basso contenuto di proteine per 2-3 GIORNI aumenta, paradossalmente, i meccanismi anti-catabolici.

La chiave: al ritorno alla normale dieta iperproteica, scatta la supercompensazione di proteine muscolari, cioè la CRESCITA DI MASSA MAGRA.
Quindi per 2-3 giorni si dovrebbe seguire una prima fase IPOPROTEICA a 1,1g/Kg al giorno ( x un atleta di 80 kg equivale a 88 grammi al giorno).

Quantità di Carboidrati e Grassi

Per i Glucidi il discorso può essere duplice nei giorni ipoproteici e iperproteici:

1 scenario possibile: Glucidi, nei giorni IPOPROTEICI,  scelti dalla frutta (1/3 del totale) e dalla verdura (2/3 del totale) e solo nei primi 1-2 giorni IPERPROTEICI da patate americane e riso bianco.

2 scenario possibile: Glucidi, nei giorni IPOPROTEICI,  scelti da Riso, Patate, Avena, Farro, con una bilancia calorica in difetto, aumentando l’introito solo nei primi 1-2 giorni IPERPROTEICI.


Anche per i Grassi possono esserci due varianti direttamente proporzionali ai Glucidi:

1° scenario possibile: i Grassi devono essere mantenuti tra gli 1,5 e i 2gm per Kg di peso corporeo e devono provenire solo da olio extravergine di oliva, Omega 3 e Olio di Cocco o un integratore di MCT (trigliceridi a catena media, con catene di carbonio più corte e sono più chetogenici rispetto ai grassi con catene di carbonio più lunghe); questi quando vengono digeriti vanno direttamente al fegato e vengono utilizzati come fonte di energia, e possono contribuire a bruciare i grassi in eccesso nel corpo. 

 

2° scenario possibile: i Grassi devono essere mantenuti tra gli 0,6 e gli 0,8gm per Kg di peso corporeo e devono provenire da olio extravergine di oliva e Omega 3.

Per quanto riguarda le quantità dei carboidrati dipende dallo “scenario possibile” selezionato:

1° scenario possibile:   0,5-1gm per Kg di peso corporeo al giorno; nei primi 1-2 giorni di iperproteica 200/300gm circa.

2° scenario possibile:  3-5gm per Kg di peso corporeo.


Ovviamente queste grammature sono indicative e servono solo a farsi un idea sul quantitativo di carboidrati utili in una determinata fase e in un determinato “scenario”. 

1° scenario  possibile: 


PRIMA FASE: IPOPROTEICA

•Proteine: 2-3 giorni in IPOPROTEICA a 1,1 g/Kg al giorno (88 g. x un atleta di 80 kg)
• Carboidrati :40-80gm (frutta /verdura)
• Grassi : 160g. (olio EVO, olio di cocco, MCT, Omega 3)

SECONDA FASE: IPERPROTEICA

• Proteine (da carne, pesce, proteine in polvere, uova) a 3,3 g/Kg al giorno per 4 giorni ( 265 grammi x un atleta di 80 kg)
• Carboidrati : 200/300 g. (patate dolci e riso) nei primi 1-2 giorni.
• Grassi : 40-80g. (olio d’ Oliva, olio di cocco, omega 3) nei primi 1-2 giorni.

2° scenario  possibile: 


PRIMA FASE: IPOPROTEICA

•Proteine: 2-3 giorni in IPOPROTEICA a 1,1 g/Kg al giorno (88 g. x un atleta di 80 kg)
• Carboidrati :240-400gm (Riso, Patate, Avena, Farro)
• Grassi : 40-80g. (olio EVO e Omega 3)

SECONDA FASE: IPERPROTEICA

• Proteine (da carne, pesce, proteine in polvere, uova) a 3,3 g/Kg al giorno per 4 giorni ( 265 grammi x un atleta di 80 kg)
• Carboidrati : 400/500 g. (Riso, Patate, Avena, Farro) nei primi 1-2 giorni. Scendere a 200/300gm nei successivi 2-3 giorni
• Grassi : 40g. (olio d’ Oliva, olio di cocco, omega 3) nei primi 1-2 giorni.


 

Note al programma:

1. Allenamento con i pesi (preferibilmente in Full-Body) nei 2-3 giorni della Prima Fase.


2. Niente attività aerobica nei 2-3 giorni della Prima Fase.


3. 3-4 litri di Acqua al giorno.


4. Attività aerobica (non obbligatoria) nei 3-4 giorni della Seconda Fase.


5. Scarico dagli integratori proteici, BCAA ecc… nei 2-3 giorni della Prima Fase.

Riassumendo, il programma dev’essere quindi:

• 2-3 giorni ipoproteica: 88 grammi
• 3-4 giorni iperproteica: 265 grammi
• 2-3 giorni ipoproteica: 88 grammi… e cosi via

Un’alternativa può essere una IPOPROTEICA ancora più estrema, perché in questo modo gli enzimi saranno maggiormente innescati nei giorni IPERPROTEICI: solo 60 grammi di proteine al giorno. La Fase successiva IPERPROTEICA uguale a quella indicata sopra.

Gabriel Bellizzi

 

Zinco e sua integrazione

zinco

Nel perseguimento del benessere, molte aziende di integratori fanno affermazioni false su quello che possono fare i loro prodotti per gli atleti. Spesso queste affermazioni si basano su una cattiva interpretazione di studi scientifici, su studi scientifici scadenti oppure non si basano affatto su studi scientifici. Le informazioni presentate qui si basano principalmente su dati raccolti in esperimenti controllati, quando ne esistono. Le prove aneddotiche saranno prese in considerazione ma non saranno utilizzate per sostenere le affermazioni dei produttori.

Da diverso tempo c’è un interesse crescente per lo zinco come integratore in combinazione con il magnesio (di cui abbiamo parlato la volta precedente). Adesso molte aziende hanno sul mercato la loro linea di integratori di zinco e di magnesio e molte altre si stanno adoperando per fare la stessa cosa.
Lo zinco è un metallo blu-bianco ed è un elemento indispensabile dell’alimentazione umana.
Lo zinco è presente in tutti gli organi e i tessuti del corpo umano. Lo zinco è presente anche in concentrazioni minori nei fluidi corporei. La maggior parte dello zinco è depositato nelle ossa, nel fegato, nei reni, nei muscoli e nella pelle.
Per quanto riguarda la dieta, lo zinco è presente soprattutto nella carne e nei frutti di mare.
Proprio come lo zinco è presente in alte concentrazioni nei vostri muscoli, è presente in alte concentrazioni anche nella carne dei muscoli degli animali che mangiate. Lo zinco forma dei complessi con gli amminoacidi, le proteine intere e gli acidi nucleici. Forse avete letto che altri nutrienti interferiscono con l’assorbimento dello zinco. Ciò è particolarmente vero per i vegetali che contengono fitato (inositolo esafosfato). Il fitato è una molecola di fosfati che interagisce con lo zinco e il calcio in un modo che impedisce l’assorbimento dello zinco.
Altri alimenti come gli spinaci, la bietola, le uova di pesce, il cioccolato, il tè e altri, hanno mostrato tutti di inibire l’assorbimento di zinco. È importante ricordare che anche se in laboratorio questi alimenti hanno interferito con l’assorbimento dello zinco, nel mondo reale il corpo compensa la minore disponibilità dello zinco in questi alimenti aumentando la sua capacità di assorbire lo zinco dagli altri alimenti.
Lo zinco è presente in praticamente tutte le cellule del corpo. La sua concentrazione nelle cellule è superiore a quella di tutti gli altri oligominerali combinati.
Biologicamente, lo zinco è essenziale per molte, molte funzioni diverse. Queste funzioni sono divisibili in tre categorie fondamentali: catalitiche, strutturali e regolatrici. Cataliticamente, lo zinco fa parte di più sistemi enzimatici di tutti gli altri oligominerali messi insieme. Lo zinco ricopre un ruolo in tutte le categorie enzimatiche che comprendono oltre 200 enzimi diversi.
Strutturalmente, la dimensione ridotta e la forte carica dello zinco lo rendono una parte necessaria di molte strutture enzimatiche diverse. Uno degli aspetti più importanti per i bodybuilder potrebbe essere il ruolo dello zinco nella trascrizione. Lo zinco sembra interagire con i recettori del nucleo come il recettore degli androgeni e formare gli zinc finger che permettono al recettore di legarsi alla sequenza promotrice di geni specifici. Il termine zinc finger è usato per indicare la forma delle proteine recettore, che somiglia a un dito e la presenza, dello zinco legato al recettore. Per esempio, se non fosse presente abbastanza zinco, il testosterone non riuscirebbe a modificare l’espressione genica e perciò non produrrebbe nessun effetto anabolizzante nelle cellule muscolari. Gli effetti della deficienza di zinco vanno oltre la semplice assenza di crescita muscolare.
La deficienza di zinco ha mostrato di ridurre le concentrazioni di ormone luteinizzante e testosterone circolanti, di modificare il metabolismo epatico degli steroidi e di modificare i livelli dei recettori degli ormoni sessuali steroidei. Ovviamente tutto ciò produce disfunzioni sessuali e patogenesi in tutti gli ambiti secondo l’azione del testosterone.
Vedete quindi che come parte integrante di un grosso gruppo di metalloenzimi e come parte strutturale degli enzimi e delle proteine nucleari coinvolte nella trascrizione, lo zinco ricopre un importante ruolo regolatore nel corpo.
Molti studi che hanno esaminato l’equilibrio dei minerali negli atleti, hanno riscontrato grosse perdite di zinco. L’allenamento cronico combinato con diete con calorie ridotte, riduce ulteriormente i livelli di zinco ematico. L’assunzione inadeguata di zinco è stata collegata alla riduzione del testosterone ematico. Potrebbe essere un meccanismo della sindrome da superallenamento.
Recentemente è stato eseguito uno studio che ha esaminato i giocatori di football e l’integrazione con lo zinco, anche se era coinvolta un’azienda interessata alla commercializzazione di un integratore di zinco, i risultati vanno presi in considerazione attentamente. I giocatori di una squadra di football universitaria hanno svolto gli esami del sangue prima e dopo un periodo di 8 settimane di allenamento intenso. Per 8 settimane i soggetti hanno ricevuto un integratore di ZMA o un placebo. Il gruppo ZMA ha assunto 3 capsule per notte che contenevano un totale di 30 mg di Zn sotto forma di monometionina/aspartato, 450 mg di Mg sotto forma di aspartato e 10 mg di vitamina b6. Nel gruppo ZMA, i livelli ematici di Zn e Mg sono aumentati rispettivamente del 29,1% e del 6,2%, mentre nel gruppo placebo i livelli sono diminuiti rispettivamente del 4,4% e del 9,2%. Nel gruppo ZMA i livelli ematici di testosterone libero e totale sono aumentati rispettivamente del 32,4% (da 567,9 a 752,7 ng/dL) e del 33,5% (da 132,1 a 176,3 pg/mL), invece, nel gruppo placebo sono diminuiti rispettivamente del 10,5% (da 588,8 a 526,8 ng/dL) e del 10,2% (da 141,0 a 126,6 pg/mL). Nel gruppo ZMA i livelli ematici di IGF-1 sono aumentati del 3,6% mentre nel gruppo placebo sono diminuiti del 21,5%. È stata misurata la forza massima del quadricipite della gamba destra a 180° per secondo (forza) e a 300° per secondo (potenza funzionale). La variazione della forza a 180° per secondo del gruppo ZMA è stata un +11,6%, quella del gruppo placebo un +4,6%; la variazione del gruppo ZMA a 300° per secondo è stata +18,2%, mentre quella del gruppo placebo è stata +9,4%.
I risultati sopraddetti devono assolutamente essere confermati da altri ricercatori indipendenti non coinvolti nell’industria degli integratori. Ciò nonostante, questi risultati sono interessanti e promettenti.
Ricordatevi che in questo studio i livelli di testosterone sono rimasti ben entro il range normale degli adulti sani (300-1.000 ng/dL). Questo ci dice come applicare correttamente lo zinco nella nostra strategia integrativa. Se non vi state allenando abbastanza duramente da provocare il superallenamento, l’integrazione con lo zinco non vi servirà a niente. In altre parole, integrare con lo zinco e/o il magnesio come nello studio sopraddetto, migliorerà i guadagni prevenendo una deficienza. Non migliorerà la prestazione oltre i limiti normali, le impedirà soltanto di ridursi come farebbe altrimenti a causa dell’intensità e della frequenza dell’allenamento.
Non fraintendetemi, si tratta di una cosa positiva. Il mio problema è con le persone che non sanno prima di tutto come allenarsi, poi acquistano un integratore aspettandosi di cominciare a mettere su massa muscolare. Queste persone o non sanno cosa bisogna fare per far crescere naturalmente i muscoli oppure sono semplicemente preda delle strategie di vendita. Fondamentalmente, se non riuscite a mettere su 2 kg di massa muscolare in diciamo… 3-4 mesi senza integratori, nessun integratore al mondo potrà aiutarvi. Gli integratori non ormonali permetteranno soltanto al corpo di funzionare normalmente in situazioni in cui altrimenti cederebbe e mostrerebbe sintomi di superallenamento. Queste stesse situazioni sono necessarie per qualsiasi sollevatore di pesi esperto per continuare a guadagnare massa muscolare.
Sono molte le cose da dire sul ruolo biologico dello zinco nel corpo, troppe per una rubrica come questa. È sufficiente dire che quelli che sanno come allenarsi, e si allenano duramente, trarranno i benefici maggiori dell’integrazione con lo zinco.

Riassunto dello zinco

Sostanza: Zinco.

Benefici riscontrati: Mantenimento dei livelli di testosterone durante l’allenamento intenso e frequente. Susseguente incremento dell’IGF-1 a causa di livelli di testosterone più che ottimali (cioè maggiore aromatizzazione degli androgeni). Incrementi più costanti della forza nel corso di un periodo di allenamento di 8 settimane.
Sono stati eseguiti studi di controllo? Sì.
Meccanismo di azione L’integrazione con zinco impedisce la riduzione dei livelli di zinco e
l’associato declino dell’azione degli ormone steroidei.

Interazione con altri nutrienti? Sì. Gli alimenti ricchi di fitati come i cereali interi e i legumi possono interferire con l’assorbimento dello zinco, specialmente quando è presente anche il calcio. Lo zinco interagisce anche con altri oligominerali con cui compete per i siti recettori e il trasporto.

Dose efficace: L’RDA per lo zinco è 15 mg al giorno per gli uomini e 12 mg al giorno per le donne. Gli studi che hanno usato 30 mg al giorno hanno mostrato alcuni risultati positivi negli atleti che si allenano cronicamente.

Somministrazione appropriata: L’efficacia dell’integrazione con lo zinco non dipende dal momento di assunzione a causa del rigido controllo dei livelli di zinco nel corpo. Una dose singola di zinco dovrebbe essere sufficiente per eliminare i sintomi della deficienza di zinco negli atleti.

Tossicità? Sì. Anche se l’assorbimento dello zinco diminuisce con l’aumentare.

Riferimenti


Om AS, Chung KW. “Dietary zinc deficiency alters 5 alphareduction and aromatization of testosterone and androgen and estrogen receptors in rat liver”. J Nutr 1996 Apr;126(4):842-8
L.R. Brilla, Conte V., “A novel zinc and magnesium formulation (ZMA) increases anabolic hormones and strength in athletes”. Med. Sci. Sports Exrc. 31(5 Supp) pp.S123, 1999.
Subcommittee on the Tenth Edition of the RDAs, Food and Nutrition Board, Commission on Life Sciences, and the National Research Council. Recommended Dietary Allowances 10th Ed., National Academy Press, Washington, D.C. 1989
Groff JL., Gropper SS., Hunt SM. “Advanced Nutrition and Human Metabolism”. 2nd ed. West Publishing. New York. 1995.
Williams MH. “Nutrition for Health Fitness and Sport”. 5th ed. WCB/McGraw-Hill Companies , Inc. New York., 1999. Krotkiewski, M., et al. “Zinc and muscle strength and endurance”. Acta Physiologica Scandinavica 116:309-311, 1982

Fonte:

Magnesio e sua integrazione

mag

Il magnesio è un minerale versatile che ha alcune implicazioni importanti per quanto riguarda gli atleti. La ricerca scientifica lo ha studiato in modo piuttosto approfondito. Questo articolo cerca di rispondere alla domanda “Perché il magnesio è così importante per gli atleti e quali sono le sue funzioni?”. Esplorando alcune informazioni generali sul magnesio e poi esaminando la ricerca, è facile capire perché questo minerale è così importante per il giusto funzionamento del metabolismo.

Nel corpo umano il magnesio è quarto per presenza complessiva ma intracellularmente (all’interno delle cellule) è secondo solo al potassio. Il 60-65% del magnesio presente nel corpo umano si trova nelle ossa. Il magnesio che non si trova nelle ossa, si trova soprattutto all’interno delle cellule muscolari1,2. Circa l’1% del magnesio si trova nel fluido extracellulare. All’interno delle cellule, il magnesio si può trovare legato ai fosfolipidi. Negli studi condotti sugli animali, è stato visto che il magnesio osseo è usato per mantenere i livelli di magnesio muscolare e in tutto il corpo3 quando l’assunzione di magnesio è ridotta. Quando ingerito, l’assorbimento del magnesio è mediato e influenzato dal tempo di permanenza nello stomaco, dalla quantità assunta e dalla quantità di fosforo e calcio presente nella dieta4. Questi minerali competono per i siti di assorbimento nella mucosa intestinale. Il magnesio in eccesso non depositato nelle ossa o non trattenuto nei tessuti è espulso con le urine. Questo minerale è coinvolto in più di 300 reazioni enzimatiche nel corpo5, compresa la glicolisi, il ciclo di Krebs, la formazione di creatin fosfato, la sintesi di acido nucleico, l’attivazione degli amminoacidi, la contrazione del muscolo cardiaco e dei muscoli lisci, la formazione ciclica di AMP e, cosa più importante per chi si allena per aumentare la forza, la sintesi proteica. Alcune funzioni di questo macrominerale importante sono di rilievo per gli atleti di forza e di durata. Per comprendere pienamente le implicazioni che questo minerale ha sugli atleti, dobbiamo esplorare ulteriormente i ruoli del magnesio.

L’ATP (adenosin trifosfato ovvero energia) è sempre presente sotto forma di complesso ATP con magnesio. Fondamentalmente il magnesio dà stabilità all’ATP. Il magnesio si lega ai gruppi di fosfato presenti nell’ATP, formando così un complesso che aiuta il trasferimento dei fosfati dell’ATP. Dato che generalmente i muscoli allenati contengono più ADP (adenosin difosfato), permettere all’ATP di rilasciare un gruppo fosfato è importante per chi svolge attività fisica.

Il magnesio è anche un cofattore per l’enzima creatin chinasi che converte la creatina in creatin fosfato o fosfocreatina (la forma immagazzinata della creatina). Dato che gli integratori di creatina monoidrata sono estremamente popolari e di efficacia dimostrata, il magnesio può essere un minerale importante per facilitare l’ottimizzazione della funzione della creatina. Nei muscoli attivi, la creatin chinasi aiuta anche la fosfocreatina a combinarsi con l’ADP per risintetizzare l’ATP nell’attività contrattile. Questo processo, che coinvolge il magnesio, fondamentalmente aumenta la resistenza anaerobica. Comunque, la fosfocreatina possiede un maggiore potenziale di trasferimento del gruppo fosfato rispetto all’ATP quindi può essere in grado di formare l’ATP velocemente e fornire energia per l’attività muscolare6.

Il magnesio ricopre un ruolo importante anche nella biosintesi delle proteine, cosa certamente applicabile agli atleti. È necessario per l’attivazione degli amminoacidi e per l’attaccamento dell’mRNA al ribosoma. Questo processo facilita la “costruzione” delle proteine. In altre parole, la sintesi proteica dipende dalle concentrazioni ottimali di questo minerale. Si pensa che i livelli bassi di magnesio possano influenzare negativamente il metabolismo proteico e possano tradursi in una riduzione dei guadagni di forza di un regime di allenamento strutturato. È importante notare che aumentare l’assunzione proteica alimentare può incrementare i fabbisogni di magnesio perché l’assunzione proteica alta può ridurre la ritenzione di magnesio5.

Per comprendere completamente la funzione del magnesio, è necessario esplorare la sua relazione con il calcio e il potassio. Il magnesio è necessario per la secrezione di PTH (ormone paratiroideo). Il PTH aiuta a mantenere la omeostasi del calcio. Livelli alti di calcio o di magnesio inibiscono la secrezione di PTH. Il magnesio può competere con il calcio per i siti leganti non specifici sulla miosina7. Il magnesio causa anche un’alterazione nella distribuzione del calcio cambiandone il flusso attraverso la membrana cellulare. Può anche diminuire le concentrazioni intracellulari di calcio inibendo il rilascio di calcio da parte del reticolo sarcoplasmatico7. Nel processo di coagulazione del sangue, il magnesio e il calcio sono antagonisti. Principalmente il calcio favorisce questo processo mentre il magnesio lo inibisce. Se si assumono grosse quantità di calcio tutti i giorni, è possibile sviluppare una deficienza di magnesio. La maggior parte degli esperti dice che il rapporto fra calcio e magnesio dovrebbe essere 2 a 1. In altre parole, se assumete 1.500 mg di calcio al giorno attraverso la dieta e l’integrazione, dovreste cercare di assumere anche almeno 750 mg di magnesio al giorno. Ciò può prevenire lo sviluppo di uno squilibrio. Gli integratori di magnesio e di calcio dovrebbero essere assunti in momenti diversi per permettere un assorbimento migliore di entrambi questi minerali.

Anche il magnesio e il potassio sono molto legati. Il magnesio è necessario per la funzione della pompa sodio e potassio. Se si verifica una deficienza di magnesio, allora la funzione di pompaggio del sodio fuori dalla cellula e del potassio dentro alla cellula può essere ostacolata5. La prescrizione di diuretici tende a esaurire il magnesio e il potassio. In questa situazione, l’assunzione di magnesio può normalizzare i livelli sia di magnesio che di potassio nel muscolo5.

Il magnesio è stato implicato anche nella prevenzione dei crampi e degli spasmi muscolari. In uno studio clinico, 500 mg di magnesio gluconato hanno alleviato gli spasmi muscolari (nel giro di pochi giorni) nelle giocatrici di tennis adulte che si lamentavano di avere degli spasmi muscolari associati all’attività fisica prolungata all’aperto8. Questo può essere dovuto al fatto che le perdite di minerali attraverso il sudore e l’urina sono maggiori durante l’attività fisica prolungata. In particolare, le perdite di magnesio attraverso il sudore possono aumentare durante l’attività fisica9. La perdita maggiore di magnesio è stata osservata durante e dopo l’attività fisica. È stato scoperto uno spostamento del magnesio dal plasma agli eritrociti10. Fondamentalmente, più l’attività fisica è anaerobica (cioè glicolitica), maggiore è lo spostamento del magnesio dal plasma negli eritrociti. Ecco perché gli atleti possono avere un fabbisogno maggiore di magnesio.

Di solito le persone che soffrono di attacchi di cuore hanno una deficienza di magnesio. Ci sono molti studi che mostrano che esso può essere molto importante per la funzione cardiaca11,12,13,14. Per esempio, uno studio11 ha mostrato che l’individuazione precoce della deficienza di magnesio è imperativa per la prevenzione delle anormalità del metabolismo cardiaco e per il mantenimento dell’integrità strutturale del muscolo cardiaco durante l’anestesia. Il modo migliore per far controllare i livelli di magnesio dal medico è testare i livelli di magnesio nei globuli rossi piuttosto che nel siero. Misurare i livelli di magnesio nel siero individuerà solo le deficienze più gravi.

Quindi, cosa dice la ricerca sul magnesio per gli atleti? Uno studio del 1992 pubblicato sul Journal of the American College of Nutrition intitolato “Effetto nell’uomo dell’integrazione di magnesio sull’allenamento della forza”15 ha studiato gli effetti di un integratore di magnesio alimentare (ossido di magnesio assunto in 8 mg/kg/al giorno compreso il magnesio alimentare) sullo sviluppo della forza durante un programma di allenamento per la forza a doppio cieco di 7 settimane in 26 soggetti non allenati. C’era un gruppo integrato con il magnesio e un gruppo di controllo o placebo. Per esempio, una persona di 90 kg del gruppo integrato con il magnesio ha ricevuto circa 725 mg di magnesio al giorno. I risultati dello studio hanno mostrato che il gruppo sottoposto a integrazione orale di magnesio ha ottenuto guadagni di forza significativamente maggiori rispetto al gruppo di controllo. I ricercatori hanno anche concluso che il magnesio può esercitare il suo ruolo nella sintesi proteica a livello ribosomale.

Il magnesio è un minerale importante anche per gli atleti di durata. Gli atleti di durata possono sperimentare una deficienza di magnesio a causa delle maggiori perdite di questo minerale attraverso il sudore16,17. Il maggiore dispendio energetico può causare anche un aumento dei fabbisogni di magnesio. L’integrazione di questo minerale ha dimostrato anche di migliorare il metabolismo cellulare negli atleti agonisti18. Un altro studio clinico che ha esaminato gli effetti dell’integrazione di magnesio (360 mg al giorno) per 4 settimane nei canottieri maschi agonisti, ha mostrato una diminuzione della concentrazione di lattato ematico e del consumo di ossigeno in confronto ai canottieri che hanno ricevuto un placebo18. In altre parole, i risultati di questo studio hanno indicato che l’integrazione di magnesio può avere un effetto benefico sul metabolismo energetico e l’efficienza lavorativa.

Altri studi mostrano che i livelli di magnesio ematico possono ridursi in risposta all’allenamento per la forza19. Inoltre, negli studi di ricerca è stato notato che la contrazione massima dei quadricipiti è correlata positivamente allo stato del magnesio ematico20.

L’alcolismo, i disturbi renali, il diabete mellito possono tutti causare la comparsa di una deficienza di magnesio. Alcuni dei segni e dei sintomi di una deficienza di magnesio comprendono nausea, vomito, anoressia, debolezza muscolare, spasmi muscolari e tremito6. La deficienza di magnesio può essere collegata ai disturbi cardiovascolari, l’ipertensione e gli attacchi di cuore, come detto precedentemente. Per aiutare a prevenire qualsiasi deficienza è necessario far controllare trimestralmente da un medico la regolarità dei livelli di magnesio nei globuli rossi.

La tossicità del magnesio è altamente improbabile perché i reni in salute possono eliminarlo molto rapidamente. La tossicità si verifica più facilmente nelle persone che hanno problemi renali. Uno degli effetti principali dell’assunzione eccessiva di magnesio è la diarrea.

Le forme migliori di integrazione sembrano essere quelle chelate in un amminoacido (magnesio glicinato, magnesio taurato) o in un composto intermedio del ciclo di Krebs (magnesio malato, magnesio citrato, magnesio fumarato). Queste forme sembrano meglio utilizzate, assorbite e assimilate. Cercate di stare alla larga dalle forme inorganiche di magnesio come il cloruro di magnesio o il magnesio carbonato perché possono non essere assorbite altrettanto bene e possono causare disturbi gastrici.

Le fibre alimentari ostacolano un po’ l’assorbimento di magnesio1 quindi il magnesio non dovrebbe essere assunto con una fonte di fibre. Le fonti alimentari di magnesio comprendono la frutta secca, i legumi e i semi di soia. Dato che per gli atleti può essere complicato assumere abbastanza magnesio attraverso le fonti alimentari, è possibile usare il magnesio integrativo. Assumere 500-1.000 mg al giorno di magnesio può permettere agli atleti di impedire qualsiasi deficienza oltre a ottimizzare la prestazione nell’attività atletica. Gli atleti devono anche capire l’importanza vitale di questo macrominerale perché ricopre un ruolo in molte funzioni del corpo. Quindi la prossima volta che sperimentate spasmi e/o crampi muscolari o volete semplicemente aumentare l’energia, provate l’integrazione con magnesio e forse vedrete dei grandi risultati!

Riferimenti bibliografici
1 National Research Council. Recommended dietary allowances, 10th ed. Washington, DC: National Academy Press, 1989:187-194.
2 Shils ME. Magnesium. In: Brown ML,ed. Present Knowledge in Nutrition, 6th ed. Washington, DC: International Life Sciences Institute Nutrition Foundation, 1990: 224-232.
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4 E. Hamilton, S. Gropper, The Biochemistry of Human Nutrition (St. Paul, MN: West publishing, 1987).
5 P. Wester. “Magnesium,” Am J Clin Nutr 45 suppl (1987): 1305-1312.
6 Groff J, Gropper S, Hunt S. Advanced Nutrition and Human Metabolism 2nd edition. (St. Paul, MN: West publishing, 1995).
7 L. Iseri, et al., “Magensium: Nature’s physiological calcium blocker,” Am Heart J 108 (1984): 188-193.
8 L. Liu, et al., “Hypomagnasemia in a tennis player,” Phys. Sportsmed 11 (1983): 79-80.
9 C. Consolazio, et al., “Excretion of sodium, potassium, magnesium, and iron in human sweat and the relation of each to balance and requirements,” J. Nutr 79 (1963): 407-415.
10 P. Deuster, et al., “Magnesium homeostasis during high-intensity anaerobic exercise in men,” J. Appl. Physiol. 62 (1987): 545-550.
11 B. Krasner, “Cardiac effects of magnesium with special reference to anaesthesia: a review,” Can Anaesth Soc J 26:3 (1979): 181-185.
12 Y. Furkawa, et al., “Effects of magnesium on the isolated, blood-perfused atrial and ventricular preparations of the dog heart,” Jpn Heart J 22:2 (1981): 239-246.
13 G. Stark, et al., “The influence of elevated Mg 2+ concentrations on cardiac electrophysiological parameters,” Cardiovasc Drugs Ther 3:2 (1989): 183-189.
14 M. Haigney, et al., “Tissue magnesium levels and the arrhythmic substrate in humans,” J Cardiovasc Electrophysiol 8:9 (1997): 980-986.
15 L. Brilla and T. Haley, “Effect of magnesium Supplementation on on strength training in humans,” J. Amer. Coll. Nutr. 11.3 (1992): 326-329.
16 D. Costill, et al., “Muscle water and electrolytes following various levels of dehydration in man,” J. Appl. Physiol. 40 (1976): 6-11.
17 R. McDonald and C. Keen, “Iron, zinc, and magnesium nutrition and athletic performance,” Sports Med. 5 (1988): 171-184.
18 S. Golf, et al., Is magnesium a limiting factor in competitive exercise? A summary of relevant scientific data. In Magnesium (London: John Libbey & Company, 1993), pp. 209-220.
19 F. Beuker, et al., “The saturation of magnesium plasma levels during strength training,” Magnesium Res. 2 (1989): 294.
20 G. Stendig-Lindberg, et al., “Predictors of maximum voluntary contraction force of quadriceps femoris muscle in man. Ridge regression analysis,” Magnesium 2 (1983): 93-104.

Fonte: http://www.olympian.it/

Acetil-L-carnitina e sua integrazione

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Molecola Acetil-L-Carnitina

 

Le informazioni presentate in questo post hanno solo scopo educativo. Si basano su studi scientifici, esperienze cliniche o usi tradizionali. I risultati riportati non avvengono necessariamente in tutti gli individui. Consultare sempre il proprio medico, dietologo o farmacista prima di intraprendere l’uso di qualsiasi integratore dietetico. Le informazioni qui riportate non vogliono avere alcun valore di prescrizione medica.

Introduzione

La L-carnitina è stata scoperta nei tessuti muscolari nel 1905. È presente come carnitina libera non esterificata e come carnitina esterificata (acil-carnitina). L’acetil-L-carnitina rappresenta la forma più semplice tra le carnitine esterificate, ovvero quella nella quale il gruppo acilico legato è composto da solo due atomi di carbonio.
In pratica, l’acetil-L-carnitina è un estere dell’aminoacido trimetilato L-carnitina, composto che gioca un ruolo di fondamentale importanza nel processo di produzione di energia a partire dai lipidi. La L-carnitina, infatti, permette il trasporto degli acidi grassi a lunga catena dal citosol cellulare ai mitocondri, ove il processo continua attraverso la beta ossidazione, il ciclo di Krebs e la fosforilazione ossidativa fino alla produzione di energia in forma di ATP. L’acetil-L-carnitina riveste un ruolo cruciale in questo complicato processo, vale a dire quello di trasportatore intermedio del gruppo acetilico tra la molecola della L-carnitina e quella del CoA.
L’acetil-L-carnitina è in grado di: facilitare l’uptake di CoA nel mitocondrio durante il processo di beta ossidazione degli acidi grassi, incrementare la produzione di acetilcolina e stimolare la sintesi dei fosfolipidi di membrana. Essendo dal punto di vista strutturale molto simile alla acetil-colina, l’acetil-L-carnitina può anche esercitare un azione colino-mimetica.
Le possibili applicazioni dell’acetil-L-carnitina sono molteplici e rivestono molti ambiti, dagli integratori energetici destinati agli sportivi, a quelli contro la depressione e per la funzionalità cerebrale. La ricerca medica ha inoltre individuato alcuni indirizzi terapeutici di tipo prettamente clinico, quali ad esempio: il morbo di Alzheimer, le neuropatie diabetiche, l’ischemia e la riperfusione cerebrale nonché il miglioramento delle facoltà cognitive degenerate in seguito ad alcolismo. In questa sede ci atterremo solamente al primo ambito, ovvero quello che maggiormente si rivolge alla prevenzione od alla cura di una sintomatologia leggera e quindi non di carattere prettamente patologico.

Metabolismo

La carnitina può essere sintetizzato nel cervello, nel fegato o nel rene ad opera dell’enzima ALC-transferasi a partire da lisina, metionina ed in presenza di vitamina C ed altre sostanze che fungono da substrato o cofattori. Il tessuto del muscolo cardiaco e di quello scheletrico rappresentano le principali sedi di stoccaggio di questa sostanza.
Il metabolismo della L-carnitina è riassunto nella figura. Come si può notare, la produzione di acetil-L-carnitina avviene a partire dalla L-carnitina e dall’acetil-CoA derivato dal processo di beta ossidazione degli acidi grassi (entranti sotto forma di acil-CoA) grazie all’intervento dell’enzima carnitina-acetiltransferasi presente nella matrice mitocondriale.
La disponibilità di L-carnitina e dei suoi esteri previene l’accumulo di quantitativi tossici di acidi grassi e acil-CoA (rispettivamente nel citoplasma e nel mitocondrio) e permette l’avviamento degli acetil-CoA alla sede mitocondriale per la produzione di energia.

Per le prestazioni sportive

I livelli di carnitina totale, di carnitina libera, di carnitina esterificata presenti nel nostro organismo possono essere misurati tramite il prelevamento di campioni di urina, plasma e tessuto (biopsie muscolari) umano. Grazie alla misurazione dei metaboliti della carnitina che accompagnano l’esercizio fisico, è stato possibile stabilire che l’allenamento intenso determina un’ingente domanda metabolica di carnitina. In tal caso l’assunzione esogena di carnitina può facilitare significativamente l’entrata degli acidi grassi nei mitocondri e la conseguente produzione di ATP.
Per garantire una continua disponibilità di energia durante l’esecuzione di un’attività fisica particolarmente intensa, possono essere assunte indistintamente sia la forma libera della L-carnitina che quella esterificata dell’acetil-L-carnitina (singolarmente od in miscela). I meccanismi che, in entrambi i casi, entrano in gioco sono riassumibili come segue:

• Incremento dell’efficienza metabolica di utilizzazione delle molecole ad alta energia (lipidi).
• Incremento della possibilità di bruciare grassi durante l’esecuzione dell’attività fisica.
• Incremento dell’efficienza con la quale sono bruciati gli zuccheri.
• Diminuzione del rapporto lattato/piruvato con relativo incremento della disponibilità energetica a livello cellulare.
• Livelli ottimali di creatina contribuiscono a contrastare il naturale innalzamento di acetil-CoA che si verifica durante l’esercizio fisico.
• Incremento diretto dell’attività degli enzimi che partecipano alla respirazione cellulare (più veloce produzione di energia).
• Riduzione del dolore muscolare che può seguire un intenso esercizio fisico.
• Riduzione dell’incremento dei battiti cardiaci durante l’istante di massima intensità dello sforzo.
• Incremento della resistenza degli atleti durante sforzi prolungati.
• Diminuzione della formazione di radicali liberi durante l’esercizio fisico.

Per le prestazioni intellettuali

Per la presenza del gruppo acetilico, l’acetil-L-carnitina è in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica ed è quindi più adatta della L-creatina libera ad ottimizzare la funzione cellulare nel distretto cerebrale.
In particolare, l’acetil-L-carnitina può prevenire il naturale deterioramento cellulare che può verificarsi in seguito al perduramento di situazioni di stress od all’invecchiamento. Coll’avanzare dell’età, infatti, la quantità di acetil-L-carnitina presente nel nostro cervello diminuisce. Per questa ragione, l’integrazione con tale sostanza è particolarmente indicata per le persone anziane. L’acetil-L-carnitina risulta di grande utilità anche nel caso in cui le cellule cerebrali siano state private di ossigeno per un breve lasso di tempo. È stato infatti verificato che, grazie alla somministrazione di acetil-L-carnitina, il recupero dei pazienti colpiti da ictus può essere più veloce.
Il meccanismo con il quale l’acetil-L-carnitina può prevenire il deterioramento delle cellule cerebrali ed ottimizzare la loro funzionalità coinvolge diverse modalità. L’acetil-L-carnitina, oltre ad aiutare le cellule cerebrali ad avere a propria disposizione energia prontamente disponibile, agisce anche da potente antiossidante e contribuisce ad incrementare il livello di un importante messaggero molecolare, l’acetil-colina. La disponibilità di energia è particolarmente importante per le cellule cerebrali che, come è noto, non sono sostituibili.
L’acetil-L-carnitina è inoltre in grado di diminuire la perdita di recettori cellulari che normalmente avviene coll’avanzamento dell’età. Tali recettori sono quelli che permettono la comunicazione tra diversi neuroni: ottimizzare la loro funzionalità significa dunque ottimizzare la funzionalità cerebrale. L’acetil-L-carnitina agisce anche a livello dei neurotrasmettitori, vale a dire delle molecole che partecipano dal punto di vista chimico alla trasmissione dell’impulso.
Proprio per la sua capacità di incrementare la vitalità e l’energia a livello intellettuale, l’assunzione di acetil-L-carnitina risulta indicata anche nel trattamento della depressione, soprattutto di quella che compare in età avanzata.
In alcune sperimentazioni, inoltre, l’acetil-L-carnitina si è dimostrata in grado di:

• diminuire l’accumulo di lipofuscina, un indice di invecchiamento nel cervello;
• aumentare il livello del fattore di crescita NGF (nerve growth factor) che costituisce un composto importante nel mantenimento della funzionalità dei neuroni. Dato che col progredire dell’età i neuroni rispondono meno alla benefica azione dell’NGF, l’azione dell’acetil-L-carnitina si manifesta coll’incrementare anche la sensibilità dei neuroni nei confronti di tale composto;
• mantenere la guaina mielinica di rivestimanto dei nervi (importante per il mantenimento della salute e funzionalità dei nervi stessi);
• preservare l’informazione genetica custodita negli acidi nucleici RNA e DNA;
• aiutare le cellule cerebrali ad utilizzare fonti energetiche alternative, quali ad esempio i lipidi od i corpi chetonici. L’assunzione di acetil-L-carnitina aiuta le cellule del nostro cervello ad adattarsi a livelli minori di glucosio nel sangue quali quelli che possono verificarsi tra un pasto (ipoglicemia). In tale modo è garantito al cervello un costante ed adeguato apporto di energia;

In sintesi, possiamo affermare che l’acetil-L-carnitina:

• mantiene i neuroni vitali ed in salute;
• aiuta i neuroni ad inviare ed a ricevere i segnali;
• protegge i neuroni ed i loro recettori dal danneggiamento inflitto dallo stress.

Dal momento che il cervello sovrintende a tutti i processi che regolano lo stress e l’invecchiamento, agendo positivamente in ambito cerebrale, l’acetil-L-carnitina contribuisce al mantenimento dello stato di salute globale del nostro organismo.

Dosi e tossicità

Le dosi normalmente consigliate per l’acetil-L-carnitina variano dai 250 ai 2.000-3.000 mg/die a seconda del tipo e dell’indirizzo della formulazione6. A titolo indicativo, è possibile riportare i seguenti dosaggi:

• per il mantenimento della funzionalità intellettuale: 250-1.000 mg/die
• contro la depressione e per il sistema immunitario: 500-2.000 mg/die
• per la performance sportive: da sola od assieme alla L-carnitina in dosi da 500 a 2.000 mg/die.

In corrispondenza dei dosaggi più elevati e/o prolungati, in alcuni soggetti possono presentarsi sogni più vivaci. Se si stanno assumendo farmaci a base di acido valproico (es. Depakote, Depakene), ma anche fenitoina (Dilantin) potrebbe essere necessario incrementare l’utilizzo di carnitina (in questi casi è sempre opportuno consultare prima il medico).

ACETIL N-CARNITINA
Tabella riassuntiva

Proprietà, azioni, impieghi:

Miglioramento delle performance sportive ed intellettuali, aiuto per la memoria, per il sistema immunitario e per il mantenimento delle facoltà intellettive, contro la depressione, contro la sindrome da affaticamento cronico, etc.

Dose consigliata:

– Per il mantenimento della funzionalità intellettiva: 250-1.000 mg/die
– Contro la depressione e per il sistema immunitario: 500-2.000 mg/die
– Per le performance sportive: da sola od assieme alla L-carnitina in dosi da 500 a 2.000 mg/die.

Quando iniziare ad assumerla:

Per il miglioramento delle facoltà intellettive, è’ consigliabile iniziare ad assumerla con l’inizio dell’età adulta (18-20 anni) in concomitanza di periodi di intenso stress fisico ed intellettuale e con maggiore regolarità dopo i 40 anni.

Possibili sinergie con:

Magnesio, acido folico, Vit B12, Zinco, Vit. E, Vit. B6, CoQ10, Ginkgo biloba, Rhodiola rosea, Rhododendro caucasico, Cardo mariano, Kawa kawa, Centella asiatica, Semi di pompelmo, Mirtillo, Valeriana.

Precauzioni per l’utilizzo:

Non è consigliabile l’utilizzo da parte dei soggetti colpiti da epilessia o da sindromi maniaco-depressive bipolari.

Possibili Effetti Collaterali:

In corrispondenza dei dosaggi più elevati e/o prolungati, in alcuni soggetti si possono presentare sogni più vivaci.

Possibili interazioni con:

Se si stanno assumendo farmaci a base di acido valproico (es. Depakote, Depakene), ma anche fenitoina (Dilantin) potrebbe essere necessario incrementare l’utilizzo di carnitina (consultare il medico)

Bibliografia


1 Alternative Medicine Review – Monograph. Acetyl-L-Carnitine. Volume 4, Number 6, December 1999 available on:http://www.thorne.com/altmedrev/mono-acetyl4-6.html.
2 John H. Furlong N.D. Acetyl-L-Carnitine: Metabolism and Applications in Clinical Practice Alt Med Rev 1996;1(2):85-93.
3 Bucci L. I nutrienti come aiuti ergogeni per lo sport e per l’esercizio fisico. Sandro Ciccarelli Editore SRL., Firenze 1999, pag 48-54.
4 Crayhon R. The carnitine miracle. M. Evans and Company Inc. New York, 1999.
5 Patti F et al. Effects of L-acetil-carnitina on functional recovery of hemiplegic patients. Clinical Trials Journal 1988; 25 (Suppl 1), 87-101.
6 Bratman S. Natural Health Bible. Edited by Stepven Bratman, M.D. & David Kroll, PhD 1999, p 151-153.

Fonte: http://www.olympian.it/