ANTIDEPRESSIVI E COMPOSIZIONE CORPOREA

  • Preambolo

Doctor holding medicine - anti depressants

L’aumento esponenziale di patologie psichiatriche, tra le quali emergono maggiormente ansia e depressione, ha portato ad un consequenziale aumento del consumo di psicofarmaci (una stima riporta che il 20% della popolazione in Italia fa uso di psicofarmaci). Il tema dell’utilizzo di psicofarmaci, come ansiolitici e antidepressivi, è molto attuale e discussa in gran parte d’Europa e negli Stati Uniti. E non sono pochi i medici che si interrogano da tempo sulle cause e i potenziali effetti della loro diffusione. Gli innumerevoli effetti collaterali legati agli psicofarmaci più diffusi (vedi antidepressivi e benzodiazepine) in molti casi, “arginando” (con marcate differenze soggettive) da una parte il malessere primario lamentato dal paziente, tendono a causare diversi problemi più o meno gravi che non solo hanno il potenziale di peggiorare le condizioni di salute del soggetto trattato ma possono anche peggiorarne le condizioni psicologiche. Uno di questi effetti è l’aumento di peso. Di particolare interesse anche per gli atleti, l’aumento di peso e il peggioramento della composizione corporea legato all’uso degli antidepressivi è un tema tutt’altro che chiarito ed è  spesso dibattuto senza avere la ben che minima formazione in merito. Scopo di questo articolo è quello di analizzare più da vicino la correlazione tra antidepressivi e aumento del peso corporeo.

Introduzione

I farmaci psicotropi hanno vari effetti collaterali e l’aumento del peso corporeo è uno di questi effetti ed è correlato ad un certo numero di composti facenti parte di questa classe di farmaci. Esiste un’ampia evidenza empirica che mostra la relazione tra la terapia antipsicotica e l’aumento del peso corporeo. Più precisamente gli antipsicotici di seconda generazione (SGA) sono noti per il loro potenziale di causare un significativo aumento del peso corporeo.(1) Tuttavia esiste una carenza di prove per quanto riguarda l’effetto degli antidepressivi sui cambiamenti del peso e della composizione corporea rispetto agli antipsicotici, lasciando aperte ulteriori controversie relative all’effetto di questi farmaci su tale risposta indotta.(1)

La depressione e l’obesità sono ormai due diffusi problemi della salute psicofisica nella società moderna.(2,3) Non ci sono studi che suggeriscono un’associazione positiva tra la depressione e l’obesità. (4-7) Alcuni ricercatori hanno tentato di stabilire i meccanismi alla base per l’associazione positiva tra obesità e depressione. (4,6,8-11) Wild et al. (4), McCarty et al. (8) e Ball et al (9) hanno suggerito che le donne sono più inclini a diventare obese durante gli stati depressivi rispetto agli uomini. Heo et al (10) hanno identificato nel sesso, età e razza dei fattori che contribuiscono all’associazione tra obesità e depressione. Fattori sociali e culturali possono anche contribuire all’aumento di peso e all’obesità che si verificano parallelamente ai disturbi dell’umore.(6) Afari et al (11) hanno svolto uno studio finalizzato a constatare se le influenze genetiche condivise sono responsabili dell’associazione tra queste due condizioni scoprendo un’associazione fenotipica modesta tra la depressione e l’obesità. È stato anche scoperto che i farmaci antidepressivi rappresentano un fattore potenziale per l’induzione dell’aumento di peso nei pazienti depressi. (5,12,13)

Tra antidepressivi TCA (antidepressivi triciclici), IMAO (inibitori delle monoamino ossidasi), e Mirtazapina (antidepressivo di seconda generazione appartenente alla classe farmacologica dei NaSSA) sono noti per dare maggiori problemi legati all’aumento di peso.(14) Alcuni pazienti possono anche aumentare di peso durante l’assunzione di SSRI, in particolare con terapia a base di Paroxetina.(15) Lo scopo di questo articolo è di intraprendere una revisione completa della letteratura riguardante l’effetto degli antidepressivi sui cambiamenti del peso e della composizione corporea, per chiarire se l’aumento di peso si verifica frequentemente con l’uso di antidepressivi e quali antidepressivi sono associati con l’aumento di peso. Gli studi disponibili saranno classificati in base a ciascun antidepressivo al fine di ottenere una prospettiva generale sull’effetto di ciascun farmaco sulle variazioni del peso corporeo. Infine verranno discusse le aree nelle quali la conoscenza è maggiormente carente dei farmaci antidepressivi e gli esiti dell’aumento di peso.

Una ricerca in rete è stata condotta attraverso i database di Medline, Pubmed, Cochrane library e Science Direct ed è stata passata al vaglio la letteratura pubblicata tra il gennaio 1973 e l’agosto 2012 utilizzando come criterio di ricerca due gruppi di parole chiave: antidepressivi, i nomi di ciascuna categoria di antidepressivi, parola chiave del primo gruppo, e, come parola chiave del secondo gruppo, obesità e peso. Gli articoli identificati nella procedura di ricerca sono stati esaminati e gli elenchi di riferimento degli articoli recensiti sono stati cercati manualmente. I riferimenti identificati come rilevanti sono stati recuperati e rivisti. Dopo aver esaminato tutti gli studi, quelli che non avevano alcun contenuto sull’associazione tra antidepressivi e variazioni di peso sono stati esclusi. Gli articoli rimanenti hanno tutti soddisfatto i criteri di ricerca come risultato principale o come risultato secondario. Tra questi articoli, sono stati identificati quarantanove studi empirici tra cui alcuni che prendevano in esame l’applicazione di diversi antidepressivi senza alcuna specificazione e alcuni hanno usato ciascun particolare antidepressivo in gruppi separati. L’ultimo gruppo che contiene risultati più precisi per ciascun antidepressivo specifico è stato enfatizzato nel presente articolo.

Esistono quarantanove studi empirici in letteratura riguardanti l’effetto degli antidepressivi sui cambiamenti del peso corporeo. Ogni antidepressivo viene discusso separatamente secondo la letteratura pertinente. La tabella 1 illustra il riepilogo dei risultati che sono stati raggiunti attraverso la review* che ha reso possibile la realizzazione di questo articolo.

Esposizione “causa/effetto” dei farmaci antidepressivi presi in esame

  • Amitriptilina

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L’Amitriptilina è un antidepressivo comunemente collegato all’aumento di peso. (12,13,16-22) In uno studio clinico 51 donne depresse trattate con Amitriptilina sono state divise in due gruppi; un gruppo aveva mantenuto l’uso della Amitriptilina per nove mesi mentre un altro gruppo aveva sospeso l’assunzione del farmaco dopo tre mesi. Entrambi i gruppi hanno mostrato un guadagno di peso durante il recupero. Tuttavia, il gruppo trattato con Amitriptilina ha continuato a ingrassare eccessivamente, mentre la cessazione dell’assunzione del farmaco dopo nove mesi di trattamento ha causato una perdita di peso.(16) Il risultato di un altro studio randomizzato in doppio cieco di sei settimane ha mostrato aumenti di peso corporeo significativamente più elevati con l’assunzione di Amitriptilina rispetto al placebo e al Trazodone (quest’ultimo ha causato una leggera perdita di peso).(17) Pande et al (18) hanno scoperto che il 100% dei pazienti trattati con Amitriptilina durante il trattamento ha subito un aumento di peso. L’Amitriptilina induce un notevole aumento di peso nei pazienti, il quale è superiore all’aumento di peso dovuto alla somministrazione di Clomipramina e Imipramina.(12) Un altro studio ha riportato aumenti di peso modesti (1,7 ± 4,1 Kg) nel 22% dei pazienti trattati con Amitriptilina in un doppio-studio clinico controllato con placebo. (20) Berilgen et al (22) hanno riscontrato che l’Amitriptilina causa aumento di peso e aumento dei livelli serici di Leptina suggerendo che l’Amitriptilina può causare resistenza alla Leptina con tutte le conseguenze ad essa correlate. Al contrario, Hinze-Selch et al (21) non hanno riscontrato influenze sui livelli di Leptina con l’uso di TCA compresa l’Amitriptilina, nonostante l’uso di questi composti abbia portato ad un aumento di peso.

Due esperimenti svolti su animali nei quali sono stati utilizzati ratti Wistar (23) e ratti OLETF (24) non furono in grado di riprodurre l’aumento di peso corporeo connesso alla terapia con Amitriptilina e lo studio portò alla conclusione che non vi era alcun legame tra l’aumento di peso e il trattamento con Amitriptilina nei ratti.(23, 24) Ciò mostra che gli studi disponibili nei quali è stato osservato l’effetto della Amitriptilina sugli animali non possono essere usati come modello di paragone per ipotizzare i meccanismi che portano all’aumento di peso con la somministrazione di Amitriptilina osservato in ambiente clinico.

  • Clomipramina

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La Clomipramina induce un aumento di peso nell’uomo come sostenuto da due studi clinici.(12, 25) Al contrario, la Clomipramina ha ridotto l’aumento di peso e l’assunzione di cibo nei ratti Wistar maschi mantenuti su un regime dietetico di auto-selezione con fonti separate di proteine, grassi e carboidrati.(26) Durante i 27 giorni di questo studio, la Clomipramina non ha alterato il consumo alimentare dalle fonti proteiche e lipidiche, ma ha ridotto l’apporto energetico a seguito di una diminuzione nell’assunzione dalla fonte glucidica cosa che si è riflessa positivamente sul peso corporeo.(26)

  • Imipramina

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L’Imipramina non mostra lo stesso impatto nel causare l’aumento del peso corporeo rispetto all’Amitriptilina e alla Clomipramina. Un aumento di peso non significativo è stato il risultato della maggior parte degli studi svolti (27-29). Pesi medi di 2,1 ± 1,5 kg dopo 6 settimane e 4 ± 1,4 kg dopo 4-6 mesi sono stati registrati nei pazienti che assumevano Imipramina in uno studio controllato.(12) In uno studio sperimentale basato sugli animali, l’aumento di peso è stato raggiunto e persino protratto nei ratti dopo l’interruzione della somministrazione della Imipramina.(30)

  • Desipramina

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Il cinquanta per cento dei pazienti trattati con Desipramina, in uno studio clinico durato 10 anni, hanno guadagnato peso.(18) topi Sabra femmina hanno mostrato un graduale aumento del loro peso corporeo durante l’assunzione della Desipramina, rispetto al gruppo dei ratti trattati con placebo.(31)

 

 

  • Nortriptilina

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Tutti e cinque gli studi clinici disponibili per la Nortriptilina hanno riportato vari gradi di aumento di peso nei pazienti che assumevano questo farmaco.(18,21,32-34) Un gruppo di ricercatori ha esaminato l’efficacia e la tollerabilità della Nortriptilina in 35 bambini e adolescenti affetti da ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività). Una delle loro scoperte durante lo studio in doppio cieco, controllato con placebo , è stata che la Nortriptilina ha causato un aumento di peso di 5,2 libbre (2,35kg) in media nel corso delle nove settimane dello studio.(32) Hinze-Selch et al (21) hanno riscontrato significativi aumenti di peso con Amitriptilina /Nortriptilina nella loro sperimentazione clinica controllata, mentre non hanno segnalato alcun aumento dei livelli plasmatici di Leptina . Nei pazienti geriatrici, la Nortriptilina non ha causato un marcato aumento di peso poiché un significativo aumento di peso (> 10 lb) si è verificato solo nel 17,2% dei pazienti nel periodo di 30 settimane dello studio.(34) Il 24% dei pazienti dello studio ha mostrato una perdita di peso al di sotto del livello premorboso e il 20,7% non ha mostrato alcun cambiamento di peso.(34)

  • Protriptilina

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Una perdita di peso media di 1,75Ib (793g circa) a settimana è stata raggiunta dai pazienti trattati con Protriptilina in uno studio clinico nel quale è stata osservata l’influenze della Protriptilina sui cambiamenti del peso corporeo nei pazienti con basso livello urinario di 3metossi-4-idrossi-fenilglicole.(35)

 

  • Maprotilina (antidepressivo tetraciclico)

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Come risultato di uno studio clinico controllato nel quale si sono osservati gli effetti di diversi antidepressivi sulle variazioni del peso corporeo, la Maprotilina e l’Amitriptilina hanno indotto un aumento di peso più marcato mentre gli antidepressivi Imipramina e non triciclici hanno indotto un aumento di peso minore. (12) I pazienti trattati con Maprotilina hanno subito aumenti di peso di 3,2 ± 2,6 kg dopo 6 settimane e 5,2 ± 4,1 kg dopo 4-6 mesi.(12)

  • Fenelzina e Tranilcipromina
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Partendo dall’alto: Fenelzina e Tranilcipromina

Nell’unico studio clinico disponibile attraverso il quale si è osservata l’influenza della Fenelzina sulle variazioni del peso corporeo, ha mostrato che l’aumento di peso è stato raggiunto dal 46% dei pazienti che avevano assunto questo farmaco per dieci anni.(18) Nello stesso studio il Tranilcipromina ha indotto il maggiore aumento di peso ( una media di 4,1 ± 2,2 Kg di aumento di peso nel 73% dei pazienti) rispetto ad altri antidepressivi inclusi Desipramina, Nortriptilina, Amitriptilina e Fenelzina (18).

 

  • Moclebomide

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L’unico studio disponibile trattante l’effetto del Moclebomide sulle variazioni del peso corporeo ha riportato un aumento di peso non significativo a seguito dell’assunzione di questo farmaco durante il trattamento a breve termine (6 settimane) ed a lungo termine (18 settimane).(19)

  • Fluoxetina

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Esistono risultati contrastanti in letteratura sull’effetto della Fluoxetina sui cambiamenti del peso corporeo. Alcuni ricercatori hanno riportato la perdita di peso in seguito a somministrazione di Fluoxetina (19, 35-38), e alcuni altri hanno osservato un effetto inibitorio sull’assunzione di cibo da parte dei ratti trattati con questo farmaco.(39) Al contrario, altri ricercatori hanno scoperto che la Fluoxetina può sia provocare un aumento di peso (30,40) che non portare alcun cambiamento in questo parametro.(24) Michelson et al (41) hanno anche esaminato l’effetto della Fluoxetina sui cambiamenti di peso corporeo e hanno rilevato sia un aumento e una perdita di peso corporeo, rispettivamente durante le fasi acuta e cronica del trattamento. Durante questo studio clinico durato un anno e nel quale sono stati esaminati 839 pazienti depressi, una modesta perdita di peso si è verificata dopo le 4 settimane iniziali nei pazienti che assumevano Fluoxetina. (41) Nella fase continua e dopo la remissione dei sintomi depressivi tutti i pazienti hanno preso peso e questi aumenti erano simili in entrambi i gruppi, sia in quello trattato con Fluoxetina che nel gruppo Placebo. Pertanto questo può essere dovuto alla remissione e non necessariamente al farmaco in modo diretto.(41) Un altro studio che ha trovato risultati contrastanti per la Fluoxetina è stato effettuato prendendo in considerazione il peso di base dei pazienti depressi.(42) Questo studio ha osservato una perdita di peso nei pazienti in sovrappeso e un aumento del peso corporeo nei pazienti normo peso come risultato del trattamento con Fluoxetina.(42)

  • Fluvoxamina

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In uno studio in doppio cieco, Moon e Jesinger (43) hanno confrontato gli effetti collaterali della Fluvoxamina e della Mianserina in 59 pazienti depressi. Di conseguenza, la Fluvoxamina non ha causato alcun aumento di peso come effetto collaterale mentre la Mianserina ha indotto l’aumento di peso. (43) In un altro studio i cui partecipanti erano 40 donne obese, la Fluvoxamina ha causato una perdita di peso media di 3,1 kg durante 12 settimane. Maggiore, ma non significativamente diverso dal gruppo controllato trattato con placebo.(44) Precisamente, la Fluvoxamina non induce aumenti di peso e può addirittura causare la perdita di peso nelle donne depresse obese.(44)

  • Paroxetina

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La Paroxetina è un altro antidepressivo che ha ottenuto risultati diversi per quanto riguarda la sua influenza sui cambiamenti del peso corporeo. Vi sono due studi clinici randomizzati che riportano aumenti di peso con l’uso di questo farmaco.(37,45) Benkert et al (41) hanno studiato l’efficacia e la tollerabilità della Mirtazapina rispetto alla Paroxetina e hanno scoperto che entrambi i farmaci inducevano aumenti di peso dopo 6 settimane in pazienti depressi e questo effetto era più forte per la Mirtazapina rispetto alla Paroxetina. Cambiamenti nel peso corporeo di 284 pazienti con disturbo depressivo maggiore che sono stati assegnati in modo casuale al trattamento in doppio cieco con Fluoxetina, Sertralina e Paroxetina sono stati osservati in uno studio clinico.(37) Aumenti significativi del peso si sono verificati solo nel gruppo Paroxetina per un totale di 26 e 32 settimane.(37) Al contrario, la Paroxetina non è stata osservata indurre alcun aumento di peso statisticamente significativo nei pazienti depressi durante uno studio retrospettivo comparativo che ha utilizzato registri clinici di studi in doppio cieco.(19) Un altro studio che ha concluso che la Paroxetina non influenza il peso corporeo è quello svolto da Hinze-Selch et al.(21) In questo studio hanno osservato gli effetti di diversi antidepressivi sul peso corporeo, i livelli della Leptina plasmatica, i recettori TNF-a e solubili del TNF. Gli autori hanno riportato che la Paroxetina non ha apportato alcuna modifica nei fattori citati, compreso il peso corporeo, simile agli effetti del trattamento senza farmaci, ma contrario al trattamento con TCA che ha causato aumenti del peso corporeo e dei livelli di Leptina nel plasma. In un altro studio si suggerisce che la Paroxetina inibisca significativamente l’assunzione di cibo nei ratti.(39)

  • Citalopram

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Wade et al hanno condotto due studi di 12 mesi: (i) uno studio randomizzato in doppio cieco nel quale si è usato placebo, Citalopram e Clomipmmina su 279 pazienti con disturbo di panico e (ii) uno studio aperto con Citalopram su 541 pazienti depressi. Nel primo studio i pazienti con disturbo di panico trattati con Citalopram non si sono avvicinati ad un aumento di peso statisticamente significativo e nel trial dove i pazienti depressi hanno assunto il Citalopram esso o non ha causato alcun aumento di peso o a portato ad un leggero aumento di peso (<2,5 kg) nella maggioranza dei pazienti.(25) Gli autori hanno suggerito che i minimi aumenti di peso osservati nei pazienti depressi possono essere il risultato di un aumento dell’appetito legato al miglioramento della loro condizione.(25) Il Citalopram è stato anche causa di un aumento del peso non significativo in un altro studio clinico.(46) Di 18 pazienti che sono stati esaminati per valutare il desiderio di carboidrati causato dal trattamento con Citalopram (SSRI), in una clinica per i disturbi dell’umore, otto soggetti hanno mostrato un aumento significativo della voglia di carboidrati insieme all’aumento di peso subito dopo l’inizio del trattamento.(47)

  • Escitalopram

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Durante uno studio clinico in doppio cieco della durata di otto mesi i pazienti trattati con Escitalopram hanno subito un aumento di peso medio di 1,38 kg, che era superiore all’aumento di peso nei pazienti trattati con Duloxetina.(48) Un aumento di peso non significativo di 0,14 kg in 6 mesi è stato il risultato di un altro studio aperto randomizzato.(33)

  • Sertralina

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La Sertralina può indurre un modesto aumento ponderale nei pazienti depressi.(37) I pazienti obesi possono perdere peso durante l’assunzione di Sertralina in particolare quelli con MHPG urinario basso (3-metossi-4-idrossifenilglicole).(49) Meyerowitz e Jaramillo (1994) in uno studio clinico per valutare l’effetto della Sertralina sul peso corporeo di 23 pazienti depressi e sovrappeso hanno effettuato la misurazione delle loro concentrazioni urinarie di 3-metossi-4-idrossifenilglicole (MHPG). I risultati hanno mostrato che la Sertralina può causare la perdita di peso e con una media di 1,06 libbre/settimana (circa 480g) in pazienti con bassi livelli urinari di MHPG che è risultata significativamente superiore alla perdita media di peso di 0,42 lb/settimana (circa 190g) riscontrata nei pazienti con alti livelli urinari di MHPG.(49)

  • Zimelidina

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L’unico studio disponibile ha riportato che la Zimelidina non ha causato alcun aumento di peso e, in molti casi, ha portato ad una perdita di peso con un cambiamento medio del peso di 0,2 ± 1,8 kg durante un mese di somministrazione di questo antidepressivo in uno studio clinico randomizzato. (50)

 

  • Duloxetina

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Durante uno studio controllato in doppio cieco, la Duloxetina ha avuto un’incidenza significativamente maggiore nell’aumento anormale del peso durante il trattamento (aumento del 7% del peso rispetto al basale) rispetto al placebo.(48) Durante 10 studi clinici controllati l’effetto della Duloxetina sul peso corporeo dei pazienti con disturbo depressivo maggiore è stato analizzato. (51) I risultati di questi studi non hanno indicato alcun effetto coerente dato dalla Duloxetina sul peso poiché i pazienti trattati con questo farmaco hanno subito una modesta perdita di peso in fase acuta a seguito di un modesto aumento ponderale durante trattamenti più lunghi. (51)

  • Mianserina

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In uno studio in doppio cieco di sei settimane, Moon e Jesinger (43) hanno valutato l’efficacia della Mianserina e della Fluvoxamina in pazienti affetti da episodio depressivo maggiore. La Mianserina ha influenzato la compliance a causa dell’aumento di peso per un periodo più lungo.

 

  • Mirtazapina

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La Mirtazapina ha mostrato di causare aumenti di peso in diversi studi svolti sull’uomo. (20,45,46,52) Durante uno studio in doppio cieco placebo-controllato svolto su pazienti adulti con disturbo depressivo maggiore, l’efficacia della Mirtazapina è stata confrontata con l’Amitriptilina. Uno dei risultati di questo studio ha evidenziato che l’aumento di peso misurato era più frequente con l’uso di Amitriptilina (22% dei pazienti) rispetto a quanto osservato con l’uso di Mirtazapina (13% dei pazienti).(20) Un altro confronto è stato fatto tra l’efficacia e la tollerabilità della Mirtazapina rispetto alla Paroxetina su 275 pazienti ambulatoriali depressi. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a 6 settimane di trattamento con Mirtazapina o Paroxetina. Il risultato relativo all’aumento di peso ha mostrato un aumento di peso maggiore nel gruppo trattato con Mirtazapina rispetto al gruppo trattato con Paroxetina.(45) Uno studio multicentrico randomizzato in doppio cieco con l’obbiettivo di confrontare l’efficacia e la tollerabilità della Mirtazapina e del Citalopram in pazienti depressi, ha osservato un aumento dell’appetito e del peso corporeo significativo nei pazienti trattati con Mirtazapina (rispettivamente del 8,8% e del 15,3%) rispetto ai pazienti trattati con Citalopram (1,5% e 4,5%).(46) Laimer et al hanno studiato l’influenza del trattamento con Mirtazapina sul peso corporeo, sulla massa grassa, sul metabolismo del glucosio, sul profilo lipoproteico e sulla Leptina mettendo a confronto due gruppi di donne di cui uno era composto da sette donne depresse mentre l’altro era composto da sette donne volontarie mentalmente e fisicamente sane (gruppo di controllo). I risultati hanno confermato che la Mirtazapina causa aumenti significativi del peso corporeo (da una media di 63,6 ± 13,1 kg a un peso corporeo medio di 66,6 ± 11,9 kg), della massa grassa e delle concentrazioni di Leptina nei pazienti trattati.(52) Contrariamente agli studi svolti sull’uomo non ci sono stati collegamenti diretti tra lo sviluppo dell’obesità e la Mirtazapina secondo lo studio controllato sugli animali condotto da Jeon, Joe e Kee (24) i qiali hanno usato i ratti OLETF (Otsuka Long-Evans Tokushima Fatty) per la loro ricerca.

  • Bupropione

 

 

 

 

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Tre studi clinici randomizzati hanno preso in esame gli effetti del Bupropione sulle variazioni del peso corporeo. In tutti questi studi, i ricercatori hanno concluso che il Bupropione può indurre la perdita di peso nei pazienti trattati. (53-55) In uno studio randomizzato in doppio cieco, la media della perdita di peso è risultata modesta con trattamento a base di Bupropione SR a lungo termine in pazienti con depressione aumentata in risposta all’aumento del peso corporeo al basale.(53) Un altro studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo ha valutato l’efficacia del Bupropione SR nella riduzione del peso e dei sintomi depressivi in 422 adulti obesi con sintomi depressivi. Dopo 26 settimane, il gruppo Bupropione SR ha perso in media una maggiore quantità di peso (4,4 kg: 4,6% del peso basale) rispetto al placebo (1,7 kg: 1,8% del peso basale).(54) Nel terzo studio in doppio cieco controllato con placebo della durata di 48 settimane ha mostrato che il Bupropione SR in combinazione con un programma di intervento sullo stile di vita era associato a una riduzione del peso corporeo dose correlata.(55)

  • Trazodone

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In uno studio randomizzato in doppio cieco della durata di 6 settimane è stato osservato che il Trazodone causava una leggera perdita di peso nei pazienti sovrappeso.(17)

 

Discussione conclusiva

Una significativa associazione positiva è stata riportata tra depressione e obesità in modo più marcato tra le donne.(56) L’aumento di peso corporeo è un noto effetto collaterale legato a numerosi farmaci psicotropi, inclusi gli antidepressivi.(57) Si sono riportati a conoscenza del “grande pubblico” dei vari e, spesso, contrastanti effetti dei diversi antidepressivi sulle variazioni del peso corporeo. I TCA e in particolare l’Amitriptilina, come abbiamo visto, sono noti tra gli antidepressivi per causare l’aumento di peso.(18,58,59) E’ stato anche riportato che l’Amitriptilina è stata ripetutamente segnalata come un induttore dell’aumento di peso negli studi clinici. (12,13,16-22) Tutti i TCA sembrano causare un aumento di peso negli studi clinici eccetto la Protriptilina che ha causato una perdita di peso quando somministrata a pazienti con depressione maggiore.(35) Si pensava che gli SSRI inducessero la perdita di peso piuttosto che l’aumento del peso in contrasto con i TCA.(58) Come osservabile tra i risultati, la maggior parte degli studi riporta una perdita di peso nei pazienti che assumevano la Fluoxetina, tuttavia in alcuni studi è stato riscontrato un aumento di peso con l’uso di questo farmaco. Gli stessi risultati incoerenti si applicano alla Paroxetina.

L’aumento di peso è stato anche osservato negli studi nei quali si sono presi in esame altri SSRI tra cui il Citalopram e l’Ecitalopram. Le ricerche disponibili per gli IMAO hanno riportato un aumento di peso correlato alla Fenelzina e alla Tranilcipromina, ma non è stato osservato alcun cambiamento significativo di peso con il Moclebomide. Il Bupropione è l’unico antidepressivo del quale tutti gli studi confermano l’induzione della perdita di peso in pazienti depressi trattati con questo farmaco.

Alcuni studi hanno suggerito che l’aumento di peso può essere almeno in parte legato alla remissione dalla depressione stessa e non necessariamente causato dai farmaci antidepressivi. (25, 60) A sostegno di questa ipotesi vi è la comune diminuzione dell’appetito durante gli stati depressivi. Tuttavia ci sono prove che gli antidepressivi causano un aumento di peso in pazienti con altri disturbi psichiatrici come ADHD (32) ed emicrania (22).

Anche la durata del trattamento è un fattore importante che può influire sui risultati. Un discreto numero di studi ha riportato differenze tra gli effetti a breve e a lungo termine degli antidepressivi sulle variazioni del peso corporeo. Michelson et al (41) hanno riportato la perdita di peso nei pazienti trattati con Fluoxetina durante la fase acuta (4 settimane) e un aumento di peso negli stessi pazienti durante la fase continua. Un altro studio comprendente 10 trial clinici che hanno esaminato gli effetti della Doluxetina ha riscontrato sia una perdita che un aumento di peso rispettivamente nella fase acuta e cronica, ma in tassi modesti e, quindi, non significativi. La categorizzazione delle fasi acute, croniche, di breve durata, a lungo termine, non è la stessa tra i diversi studi considerando gli effetti dipendenti dal tempo d’assunzione degli antidepressivi e aggiunge maggiori difficoltà nell’interpretazione dei risultati quando si vuole avere un punto di vista generale sulla questione.

L’età è un altro fattore che sembra influenzare la relazione tra farmaci antidepressivi e aumento del peso corporeo. Come osservato nello studio condotto da Corman et al. (34), la Nortriptilina non ha causato un marcato aumento di peso nei pazienti geriatrici e ha causato anche una perdita di peso in alcuni dei soggetti trattati. Contrariamente a ciò, nei pazienti non anziani il trattamento con Nortriptilina ha causato un marcato aumento di peso.(18,21,32)

Il peso basale dei pazienti trattati sembra essere un altro fattore di una certa importanza nel risultato delle variazioni di peso dovute all’uso dei farmaci antidepressivi. Ciò è stato confermato in uno studio clinico condotto da Orzack et al (42) che ha rilevato un aumento di peso tra i pazienti normopeso e una perdita di peso nei pazienti sovrappeso quando trattati con Fluoxetina.

I risultati incoerenti per gli effetti degli antidepressivi sui cambiamenti del peso corporeo che sono stati riportati nella letteratura disponibile possono essere riconducibili al concomitante uso di un farmaco psicotropico da parte dei pazienti psichiatrici co-morbosi. Questo fenomeno può anche essere dovuto a diversi fattori, come le dimensioni del campione e la durata degli studi, o come la sensibilità genetica all’azione del farmaco.

Come ormai risaputo, l’obesità e il sovrappeso possono portare a gravi problemi di salute come lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Inoltre, l’aumento di peso causato dai farmaci antidepressivi è una delle principali ragioni per la non conformità dei pazienti con il trattamento e lo scarso esito dello stesso; la lotta all’aumento di peso una volta che si è verificato può essere molto difficile. (57) Quindi comprendere i meccanismi sottostanti che contribuiscono all’effetto degli antidepressivi sui cambiamenti del peso corporeo sono importanti.

I risultati degli studi svolti su animali, come di consueto, non sono sempre coerenti con quelli clinici. Per esempio l’Amitriptilina e la Mirtazapina non hanno avuto alcuna associazione diretta con l’obesità nei ratti e infatti è stato suggerito da Jeon et al (24) che questi due antidepressivi possono regolare i livelli circolanti di Adiponectina e i recettori dell’Adiponectina. L’Amitriptilina è risultata essere anche inefficace nell’aumentare l’assunzione giornaliera di cibo e il peso corporeo dei ratti in una serie di studi sperimentali nonostante l’applicazione di vari dosaggi, vie di somministrazione, composizione della dieta e appetibilità (23). La Clomipramina è stata somministrata cronicamente a ratti wistar maschi esposti a procedura di autoselezione dei macronutrienti portando ad una riduzione del consumo di cibo e dell’aumento del peso corporeo (26) mentre, similmente a quanto osservato con la Amitriptilina e Mirtazapina, la Clomipramina è stata osservata indurre un aumento di peso negli studi clinici. (12,25) Interpretare i risultati degli studi sugli animali per l’induzione dell’ obesità in seguito a somministrazione di farmaci antidepressivi è una sfida anche quando si considerano le situazioni di vita reale per l’uomo. Mastronardi et al (30) hanno tentato di simulare una situazione simile a quella di pazienti con stress/depressione ed esposizione a farmaci antidepressivi a breve termine con un consumo di una dieta ricca di grassi nei ratti. Per ottenere questo tipo di esperimento, i ratti sono stati sottoposti a ripetuti stress (RRS) e al farmaco antidepressivo nel breve termine dopo un lungo periodo di esposizione a una dieta ricca di grassi (30). I risultati hanno mostrato effetti di aumento di peso anche dopo la sospensione degli antidepressivi Imipramina e Fluoxetina nei ratti che hanno tollerato il fenomeno di sensibilizzazione tempo-dipendente. (30) In un altro studio sperimentale su base animale la Desipramina ha provocato da prima la perdita di peso nei ratti e, successivamente, a portato all’aumento di peso nelle fasi continue di trattamento della durata di oltre 3 mesi.(31)

È noto che molte sostanze regolatrici influenzano l’appetito, inclusi neurotrasmettitori come la Noradrenalina, il 5HT, i Neuropeptidi come la Colecistochinina, l’Ormone di Rilascio della Corticotropina, il neuropeptide Y, gli oppioidi e altri peptidi ormone-simili come l’Enterostatina, la Bombesina, l’Amilina e Leptina (59 ). È stato riportato che i TCA sono associati con l’aumento di peso a causa della loro azione antagonizzante sui recettori H1 protratta nel tempo. (61) È stato suggerito che l’induzione dell’aumento di peso osservata con l’uso del Citalopram possa anche essere dovuta alla sua elevata affinità con i recettori H1. Alcuni ricercatori hanno tentato di individuare il ruolo della Leptina nell’associazione tra antidepressivi e obesità.(21, 22) Berilgen et al (22) hanno scoperto che l’Amitriptilina può causare resistenza alla Leptina attraverso meccanismi diversi determinando quindi un aumento dei livelli serici di Leptina e del BMI. Al contrario, in un altro studio l’Amitriptilina non ha causato alcun aumento dei livelli di Leptina mentre induceva un aumento di peso.(21) I meccanismi sottostanti all’aumento di peso dipendente dall’assunzione di farmaci antidepressivi non sono ancora ben compresi e sono necessari ulteriori studi al fine di indagare il ruolo dei neurotrasmettitori e di altri possibili fattori che contribuiscono al induzione dell’aumento di peso causato dall’uso di farmaci antidepressivi. Le aree di controversia, come gli ovvi risultati opposti tra gli studi svolti su animali e gli studi svolti su esseri umani, o i diversi effetti dipendenti dal tempo di esposizione agli antidepressivi sui cambiamenti del peso corporeo, dovranno essere affrontati in studi futuri. Indagini continue e più precise sul fattore tempo-dipendente nell’influenza degli antidepressivi sull’aumento del peso corporeo, come è già stato fatto per gli antipsicotici (61), potrà aiutare a chiarire il ruolo della durata del trattamento con questa classe di farmaci nell’induzione di tale fenomeno. Indagare sugli effetti di altri antidepressivi che non sono stati inclusi negli studi precedenti come la Doxepina, la Trimipramina, la Venlafaxina, il Nefazodone e la Amoxapina è un altro problema che dovrà essere considerato attraverso pertinenti studi futuri riguardanti l’associazione dei farmaci antidepressivi e il cambiamento del peso corporeo.

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Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

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TRATTAMENTO DELLA SINDROME DEL TUNNEL CARPALE CON ACIDO ALFA-LIPOICO

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Acido Alfa-Lipoico

 

L’Acido Alfa-Lipoico può dare sollievo ai soggetti che soffrono della sindrome del tunnel carpale. Ricercatori messicani hanno osservato che una dose pari a 600mg di ALA si presta bene a tal fine.(1) Il loro studio è interessante anche per gli atleti supplementari chimicamente. Infatti, circa un terzo degli utilizzatori dell’ormone della crescita sviluppa la sindrome del tunnel carpale.

Gli atleti supplementati farmacologicamente e che usano alte dosi di GH hanno buone possibilità di sviluppare la sindrome del tunnel carpale. Questo accade perché il GH promuove, direttamente ed indirettamente, nella mano e nel polso, la crescita del tessuto osseo, dei muscoli, dei legamenti e del tessuto connettivo. Nel polso, come ben sappiamo, passa il nervo mediano attraverso il tunnel carpale (o canale carpale).

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Quando il tunnel carpale si restringe e il nervo mediano viene compresso, si sviluppa formicolio, intorpidimento e spesso dolore. E questa condizione viene chiama sindrome del tunnel carpale.

Quando tale sindrome è causato dall’uso di GH esogeno, il rimedio è semplice: cessare la somministrazione del composto. Secondo quanto riportato nella letteratura medica (2), la sindrome del tunnel carpale causato dall’uso di GH esogeno tende a scomparire nel giro di poche settimane dopo la cessata somministrazione. Ma se la sindrome del tunnel carpale è causata da un’altro fattore- e ce ne sono molti – allora l’unica soluzione risulta essere l’intervento chirurgico.

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Nel 2014, ricercatori italiani hanno pubblicato uno studio nel quale si riportava che un integrazione giornaliera composta da 300mg di Acido Alfa-Lipoico, 500mg di Curcumina Fitosoma e vitamine del gruppo B ha alleviato i sintomi della sindrome del tunnel carpale.(3) Gli autori dello studio hanno usavano l’Axin C, un prodotto della Farmacondo.

Anche i ricercatori messicani, affiliati all’Università di Guadalajara, hanno cercato di alleviare i sintomi legati alla sindrome del tunnel carpale con una supplementazione OTC, ma optando per un approccio più semplice. Hanno somministrato a 10 pazienti 600mg di Acido Alfa-Lipoico ogni giorno per 3 mesi. Hanno usato la versione più economica, vale a dire la miscela racemica composta dal 50% di enantiomeri R e dal 50% di enantiomeri S.

Altri nove pazienti hanno ricevuto un placebo.

Dopo un mese di integrazione, i pazienti hanno subito l’intervento chirurgico. Successivamente, hanno continuato a utilizzare la supplementazione di ALA per altri 2 mesi.

Poco prima dell’inizio della supplementazione [BASAL], dopo un mese di supplementazione [PRESURGERY] e un mese dopo la cessazione della supplementazione [FINAL], i medici hanno fatto compilare ai pazienti il Boston Questionnaire. Si tratta di un questionario con il quale i medici determinano la gravità della sindrome del tunnel carpale.

Nel mese precedente l’operazione, l’Acido Alfa-Lipoico ha ridotto la gravità dei sintomi. Tre mesi dopo l’intervento, il gruppo trattato con Acido Alfa-Lipoico presentava meno disturbi rispetto al gruppo placebo. Questo suggerisce che la supplementazione con ALA ha accelerato la guarigione del nervo mediano danneggiato.

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Il gruppo trattato con Acido Alfa-Lipoico ha mostrato miglioramenti nei parametri sensoriali e motori, un’osservazione che potrebbe essere spiegata dai meccanismi multimodali dell’Acido Alfa-Lipoico legati alla sua azione antiossidante, agendo come “spazzino” dei radicali liberi e come rigeneratore delle vitamine C ed E, le quali contribuiscono alla riduzione dello stress ossidativo nel nervo periferico.

I risultati ottenuti suggeriscono anche che l’Acido Alfa-Lipoico può accelerare il recupero della funzione del nervo mediano, poiché il punteggio del Boston Questionnaire è migliorato più repentinamente nel gruppo trattato con Acido Alfa-Lipoico rispetto al gruppo placebo.

In conclusione, i ricercatori affermano di aver scoperto che l’Acido Alfa-Lipoico ha un effetto neuroprotettivo, somministrato per 1 mese prima della decompressione chirurgica e per 3 mesi dopo l’intervento.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://doi.org/10.1089/jmf.2017.0056
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11128896
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3915925/

AAS E RIDUZIONE DELLE DIMENSIONI DEL SENO

 

Gli AAS possono inibire gli effetti estrogenici di sostegno sulla crescita e il mantenimento dello sviluppo dei tessuti mammari e possono causare, consequenzialmente, una riduzione visibile delle dimensioni del seno (atrofia mammaria). E’ giusto sottolineare che tale condizione non è ovviamente paragonabile alla riduzione nelle dimensioni del seno sperimentata dalle atlete “Natural”, soprattutto a causa della diminuzione della massa grassa. È stato dimostrato che l’uso di androgeni da parte di soggetti di sesso femminile causa una riduzione delle dimensioni del tessuto ghiandolare mammario e un aumento del tessuto connettivo fibroso.(1) Questi cambiamenti fisiologici sono simili a quelli osservati dopo la menopausa, quando i livelli estrogenici, in specie quelli dell’Estradiolo, sono marcatamente ridotti. La riduzione delle dimensioni del seno prodotta dall’uso di AAS può persistere in modo significativo anche dopo la loro cessata assunzione, poiché può esserci un sostanziale rimodellamento tissutale locale causato, appunto, da un eccessiva attività androgenica. Anche se il problema è tutto sommato facilmente ovviabile con un intervento di mastoplastica additiva, le utilizzatrici, o aspiranti tali, sono avvertite delle possibili e sostanziali modifiche nella fisiologia del seno conseguenti all’uso/abuso di AAS.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. Effects of long-term androgen administration on breast tissue of female-to-male transsexuals. M Slagter, L Gooren et al. J Histochem Cytochem. 54(8): 905-910, 2006.

AAS E GINECOMASTIA

 

La ginecomastia è senza dubbio uno dei possibili effetti collaterali legati all’uso di AAS più conosciuti e, al tempo stesso, rappresenta uno degli effetti collaterali meno funzionalmente gestiti da molti atleti e/o preparatori…date un attenta occhiata alle competizioni di BodyBuilding e ve ne renderete facilmente conto…

Come risaputo, gli AAS aventi attività estrogenica (diretta o indiretta) o progestinica possono causare la comparsa di ginecomastia (sviluppo del tessuto mammario nei maschi). Questa condizione è caratterizzata specificatamente dalla eccessiva crescita del tessuto ghiandolare negli uomini, a causa di uno squilibrio degli ormoni sessuali maschili e femminili e dell’impatto che questo esercita su dato tessuto organico. L’estrogeno è il principale responsabile della crescita della ghiandola mammaria esplicando la sua azione a livello recettoriale nel tessuto mammario favorendo l’iperplasia dell’epitelio duttale, l’allungamento / ramificazione duttale e la proliferazione dei fibroblasti.(1) Contrariamente, gli Androgeni inibiscono la crescita del tessuto ghiandolare.(2) Alti livelli di androgeni e bassi livelli di estrogeni solitamente prevengono questo anomalo sviluppo del tessuto mammario negli uomini, anche se ciò è possibile in entrambi i sessi, con un ambiente ormonale favorevole affinché ciò si verifichi. Come ovvio, la ginecomastia è considerata dagli utilizzatori di AAS come un effetto collaterale sgradevole dato dal uso/abuso (e mal uso) di questa classe di farmaci. In casi estremi il seno può assumere un aspetto marcatamente femminile, difficile da nascondere anche con abiti larghi.

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La ginecomastia tende a svilupparsi attraverso una serie di fasi progressive. La gravità di questo processo di sviluppo subisce variazioni dipendenti dal tipo e della dose del/degli AAS utilizzato/i e dalla sensibilità individuale all’azione ormonale. Il primo “step” di questo processo di sviluppo è generalmente caratterizzato dalla percezione di dolore nella zona del capezzolo (ginecodinia). Questo stadio può facilmente affiancarsi con un lieve gonfiore intorno alla zona del capezzolo (lipomastia). La lipomastia viene a volte chiamata pseudo-ginecomastia, poiché coinvolge principalmente il tessuto adiposo e non quello ghiandolare. In questa fase, è possibile gestire il lieve gonfiore del capezzolo riducendo o eliminando gli AAS aventi attività estrogenica indiretta e diretta, e somministrando diligentemente un SERM e un AI (steroideo) per diverse settimane. Se non trattata, tuttavia, questa condizione può rapidamente degenerare in una “consolidata” ginecomastia, che comporta una crescita significativa del tessuto adiposo, fibroso e ghiandolare. La crescita del tessuto ghiandolare può essere facilmente avvertita nelle fasi iniziali semplicemente tastando l’area del capezzolo. La ginecomastia “consolidata” per essere eliminata richiede generalmente che il soggetto interessato si sottoponga ad un intervento di chirurgia estetica correttiva (riduzione del seno maschile).(3)

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Atleta di 26 anni sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica correttiva (riduzione del seno maschile).

 

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Nonostante la ginecomastia sia uno degli effetti collaterali da uso/abuso di AAS più comuni, data la sua chiara associazione con determinati farmaci o pratiche, è anche facilmente evitabile (possedendo le adeguate conoscenze). L’attenta selezione degli AAS e del loro dosaggio rappresenta la base per prevenirne l’insorgenza di questa spiacevole condizione. Gli utilizzatori più previdenti assumono farmaci specifici per il controllo dei livelli e/o dell’attività estrogenica, pratica che contrasta la possibile comparsa della ginecomastia. I composti maggiormente utilizzati sono rappresentati dal modulatore selettivo del recettore per gli estrogeni Tamoxifene Citrato e dall’inibitore dell’aromatasi Anastrozolo. La ginecomastia rappresenta una realtà anche per coloro che stupidamente, al termine di un ciclo di AAS, non svolgono una adeguata PCT; dato lo squilibrio ormonale che si viene a creare nel periodo successivo all’uso di AAS, un mancato intervento con SERM può facilmente portare allo sviluppo di ginecomastia.

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È importante essere consapevoli del fatto che il progesterone può anche aumentare l’attività estrogenica tissutale e, di conseguenza, la crescita del tessuto mammario.(4) Dato ciò, i farmaci progestinici possono essere in grado di causare l’insorgenza della ginecomastia in individui sensibili, anche se questi non presentano livelli estrogenici elevati. Molti AAS, in particolare quelli derivati dal Nandrolone, sono noti per esibire una forte attività progestinica. Mentre la ginecomastia non è un evento comune con l’uso di questi AAS, essi però sono occasionalmente collegati alla comparsa di questo effetto collaterale, come riportato da segnalazioni aneddotiche. Il Tamoxifene Citrato viene solitamente utilizzato come farmaco ancillare durante l’uso di questi AAS, dal momento che, legandosi al recettore estrogenico, impedisce sia gli effetti estrogenici a livello tissutale che l’azione coadiuvante dei composti progestinici.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. Estrogen regulation of mammary gland development and breast cancer: amphiregulin takes center stage
  2. Heather L LaMarca1 and Jeffrey M Rosen. Breast Cancer Res. 2007; 9(4): 304.
  3. Androgens and mammary growth and neoplasia. Dimitrakakis C, Zhou J, Bondy CA. Fertil Steril. 2002 Apr;77 Suppl 4:S26-33.
  4. Surgical treatment of gynecomastia in the body builder. Aiache AE. Plast Reconstr Surg. 1989 Jan;83(1):61-6.
  5. Roles of estrogen and progesterone in normal mammary gland development insights from progesterone receptor null mutant mice and in situ localization of receptor. Shyamala G. Trends Endocrinol Metab. 1997 Jan-Feb;8(1):34-9.

AAS E INSONNIA

 

L’uso di AAS può essere associato all’insonnia. Questa reazione avversa sembra essere correlata a uno squilibrio dei livelli ormonali, ed è stata osservata durante stati di eccesso o insufficienza ormonale. Ad esempio, l’insonnia è una condizione comunemente riportata tra gli uomini che soffrono di bassi livelli di Androgeni (Ipogonadismo).(1) L’insonnia viene riportata frequentemente dagli utilizzatori di AAS (a scopo dopante) durante il primo periodo post-ciclo, quando i livelli degli AAS esogeni calano e quelli degli Androgeni endogeni risultano bassi a causa della soppressione indotta dai primi.(2) Allo stesso tempo, questo effetto collaterale si osserva anche durante la somministrazione di AAS (3), quando i livelli di Androgeni sono molto alti. L’eziologia riguardante l’insonnia steriode-correlata non è del tutto compresa, sebbene l’aumento del Cortisolo o la diminuzione degli Estrogeni siano condizioni comunemente attribuite ad essa.(4)(5) Date le complesse interazioni tra gli steroidi sessuali e la psiche umana, è difficile prevedere come e quando apparirà questa reazione avversa. Nonostante l’insonnia sia frequentemente riportata tra gli utilizzatori di AAS (in specie durante l’uso di molecole fortemente androgene e/o progestinice), questo effetto collaterale raggiunge raramente un livello clinicamente significativo.

Generalmente, gli utilizzatori che sperimentano questo effetto collaterale tendono a gestirlo in diversi modi, utilizzando semplici supplementi OTC come Melatonina, L-Triptofano, 5-HTP, GABA ecc… oppure assumendo farmaci come le benzodiazepine o gli anti-staminici. L’uso di benzodiazepine, in particolare, è caldamente sconsigliato dal momento che, i composti facenti parte di questa classe di farmaci, tendono a causare dipendenza.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. Testosterone deficiency and mood in aging men: pathogenic and therapeutic interactions. Seidman SN. World J Biol Psychiatry. 2003 Jan;4(1):14-20.
  2. Treatment strategies of withdrawal from long-term use of anabolic-androgenic steroids. MedraÊ M, Tworowska U. Pol Merkur Lekarski. 2001 Dec;11(66):535-8. Review
  3. Psychological moods and subjectively perceived behavioral and somatic changes accompanying anabolic-androgenic steroid use. Bahrke MS,Wright JE, Strauss RH, Catlin DH. Am J Sports Med. 1992 Nov-Dec;20(6):717-24.
  4. Insomnia: pathophysiology and implications for treatment. Roth T, Roehrs T, Pies R. Sleep Med Rev. 2007 Feb;11(1):71-9. Epub 2006 Dec 18.
  5. When does estrogen replacement therapy improve sleep quality? Polo-Kantola P, Erkkola R, Helenius H, Irjala K, Polo O. Am J Obstet Gynecol. 1998 May;178(5):1002-9.

AAS E CANCRO AL CERVELLO

 

L’uso di AAS non è associato al cancro al cervello. Complicazioni relative a una rara forma di cancro solitamente fatale chiamata linfoma primario del Sistema Nervoso Centrale (cervello) hanno causato la morte del famoso giocatore di football americano Lyle Alzado. Questo tipo di tumore al cervello compare più comunemente nei pazienti immunocompromessi, come quelli affetti dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV), o nei pazienti che hanno subito un trapianto di organi e che assumono farmaci immunosoppressivi per prevenire il rigetto dell’organo trapiantato.(1)(2) Prima della sua morte, Alzado aveva sostenuto che la causa del cancro che lo affliggeva era da attribuirsi a 14 anni di abuso di AAS.(3) Sebbene gli AAS possono essere moderatamente immunosoppressivi, questa classe di farmaci non è associata ad un’immunosoppressione clinica estrema tale da poter causare la comparsa di un linfoma cerebrale. Allo stesso modo, non esiste alcuna evidenza clinica o meccanismo compreso che suggerisca che l’abuso di AAS sia responsabile della morte di Alzado. Anche se i medici affermano che non vi sono prove di un’associazione tra l’abuso di farmaci per il miglioramento delle prestazioni e il cancro di Alzado (4), questa storia è spesso divulgata dai media intenti ad elencare i pericoli derivanti dall’abuso di AAS.

Gabriel  Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. Football; Alzado Tumor is Rare and Deadly. Elisabeth Rosenthal. NY Times. July 4, 1991.
  2. Primary central nervous system lymphoma. O’Neill BP, Illig JJ. Mayo Clin Proc. 1989 Aug;64(8):1005-20.
  3. Sports People: Football; Alzado Talks. NY Times. Associated Press Report. June 28,1991.
  4. Alzado believed drug killed him – Ex-Raider star dead from brain cancer. Associated Press. May 15, 1992.

AAS E DISFONIA

 

Gli AAS sono comunemente connessi ad un approfondimento della voce nei soggetti di sesso femminile. Ciò è causato dall’influenza androgenica diretta sulla laringe e sui tessuti muscolari coinvolti nella fisiologia vocale, che (nei soggetti di sesso femminile) non sono normalmente esposti ad alti livelli di Androgeni. I cambiamenti iniziali possono includere un leggero brusio della voce, con variazioni udibili del tono nella parte alta e bassa dello spettro vocale (parlata tranquilla e proiezione vocale). (1) In generale si assiste ad una frequenza vocale inferiore durante il parlato, una riduzione del campo vocale ad alta frequenza, e una instabilità della voce. In molti casi le modifiche causate dall’uso di AAS da parte di soggetti di sesso femminile possono assomigliare a quelle che si verificano nei soggetti di sesso maschile in età puberale. Se lasciati progredire, questi cambiamenti possono evolvere in una voce caratteristicamente maschile.

L’approfondimento della voce è definito come un effetto collaterale androgenico o mascolinizzante. Gli AAS con androgenicità relativa più elevata come il Testosterone, il Fluoxymesterone e il Trenbolone, presentano un elevata tendenza (dose e sensibilità soggettiva dipendenti) a produrre cambiamenti della voce quando usati nelle atlete. (2)(3)(4)(5) Per correttezza c’è da sottolineare il fatto che, tutti gli AAS sono in grado di alterare la voce durante il loro uso da parte delle atlete e l’incidenza del manifestarsi di tale effetto è legato alla dose, al tempo di somministrazione e alla sensibilità individuale. A tal proposito, sono stati segnalati cambiamenti nella voce di soggetti di sesso femminile in condizioni di somministrazione terapeutica di AAS e con molecole con un basso valore androgeno, quali Oxandrolone e Nandrolone.(6) (7) Bisognerebbe, quindi, prestare attenzione e monitorare la voce durante l’assunzione di AAS, poiché le modifiche sono spesso facilmente generate. L’interruzione immediata dell’uso di AAS può ridurre la gravità dei sintomi, sebbene alcuni cambiamenti possano persistere. L’uso di AAS può, allo stesso modo, alterare permanentemente la fisiologia vocale nei soggetti di sesso femminile.

Anche se la disfonia è un effetto collaterale derivante dall’uso di AAS che interessa solitamente gli individui di sesso femminile, è una possibilità che può interessare raramente anche i soggetti di sesso maschile. Esiste un rapporto isolato di stridore (rumore vibrante durante la respirazione) e raucedine vocale correlati ad abuso di AAS da parte di soggetti di sesso maschile. (8) Questa istanza comportava anche il fumo, tuttavia, rendendo più difficile discernere l’influenza diretta degli AAS. In generale, la fisiologia vocale è ben consolidata nel maschio in età adulta. A parte le riduzioni molto ridotte nel tono, non si prevede che gli AAS abbiano forti effetti udibili sulla voce nei soggetti di sesso maschile.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. A report on alterations to the speaking and singing voices of four women following hormonal therapy with virilizing agents. Baker J. J Voice 1999 Dec;13(4):496-507.
  2. Fundamental voice frequence during normal and abnormal growth, and after androgen treatment.Vuorenkoski V, Lenko HL,Tjernlund P,Vuorenkoski L, Perheentupa J. Arch Dis Child. 1978 Mar;53(3):201-9.
  3. Fluoxymesterone therapy in anemia of patients on maintenance hemodialysis: comparison between patients with kidneys and anephric patients. Acchiardo SR, Black WD. J Dial. 1977;1(4):357-66.
  4. Testosterone therapy in women: its role in the management of hypoactive sexual desire disorder. Abdallah RT, Simon JA. Int J Impot Res. 2007 SepOct;19(5):458-63. Epub 2007 Jun 21.
  5. Virilization caused by methandrostenolone-containing cream in 2 prepubertal girls. Sorgo W, Zachmann M. Helv Paediatr Acta. 1982 Sep;37(4):401- 6.
  6. Change in speaking fundamental frequency in hormone-treated patients with Turner’s syndrome–a longitudinal study of four cases. AnderssonWallgren G, Albertsson-Wikland K. Acta Paediatr. 1994 Apr;83(4):452-5.
  7. Virilization of the voice in post-menopausal women due to the anabolic steroid nandrolone decanoate (Deca-Durabolin). The effects of medication for one year. Gerritsma EJ, Brocaar MP, Hakkesteegt MM, Birkenhäger JC. Clin Otolaryngol Allied Sci. 1994 Feb;19(1):79-84.
  8. Severe laryngitis following chronic anabolic steroid abuse. Ray S, Masood A, Pickles J, Moumoulidis I. J Laryngol Otol. 2008 Mar;122(3):230-2. Epub 2007 May 14.

AAS E RITENZIONE IDRICA E SODICA

 

Un altro effetto largamente conosciuto legato all’uso di AAS consiste in un aumento della quantità di acqua e di sodio immagazzinati nel corpo. Questo effetto può includere aumenti sia della ritenzione idrica intracellulare che extracellulare. Con ritenzione idrica intracellulare ci si riferisce, ovviamente, all’acqua veicolata all’interno delle cellule. Anche se quest’ultimo effetto non aumenta direttamente il contenuto proteico muscolare, esso agisce primariamente come espansore del volume miocitario e, con sequenzialmente, il suo impatto primario sulla massa muscolare viene considerato e calcolato come parte della massa corporea magra. L’acqua extracellulare è immagazzinata nel sistema circolatorio, così come nei vari tessuti corporei, ossia negli spazi tra le cellule (interstiziali). Gli aumenti dei liquidi interstiziale possono essere esteticamente evidenti e salutisticamente preoccupanti. Nei casi più gravi questo aumento dei liquidi interstiziali può manifestarsi marcatamente in un aspetto molto gonfio (edema periferico o localizzato), con gonfiore alle mani, alle braccia, e al viso. Ciò può comportare una riduzione della visibilità delle caratteristiche muscolari in tutto il corpo. Un eccesso della ritenzione idrica può anche essere associato ad un elevato aumento della pressione sanguigna (1) che, a sua volta, può aumentare lo sforzo cardiovascolare e renale.

L’estrogeno è un regolatore della ritenzione idrica sia negli uomini che nelle donne.(2) Questo effetto sembra essere mediato in parte da alterazioni dell’ormone antidiuretico (ADH, o vasopressina, AVP) , un neuropeptide costituito da 9 aminoacidi sintetizzato dai neuroni dei nuclei sopraottico e paraventricolare dellipotalamo e coinvolto primariamente nel controllo del riassorbimento idrico nei reni.(3) Aumenti dei livelli estrogenici tendono a provocare aumenti dei livelli di AVP che, a loro volta, possono favorire un maggiore stoccaggio di acqua. Anche gli Estrogeni sembrano agire sui tubi renali in modo indipendente dall’Aldosterone per aumentare il riassorbimento di sodio.(4) Il sodio è il principale elettrolita nell’area extracellulare e aiuta a regolare l’equilibrio osmotico delle cellule. Livelli elevati di questo elettrolita possono aumentare significativamente l’acqua extracellulare. Gli AAS soggetti all’azione dell’enzima aromatasi (soggetti quindi alla conversione in estrogeni), o che possiedono attività estrogenica intrinseca (vedi Oxymetholone), sono, allo stesso modo, associati ad una maggiore ritenzione idrica extracellulare. (5)

Gli AAS soggetti alla conversione in Estradiolo, o che posseggono attività estrogenica intrinseca, sono generalmente le scelte preferenziali dagli atleti nei protocolli finalizzati all’aumento della massa muscolare (“bulking”). Un utilizzatore di AAS spesso tende ad ignorare l’aumento della ritenzione idrica durante questa specifica fase della preparazione, a volte anche accettando di buon grado l’aumento delle dimensioni corporee legato alla ritenzione. Gli AAS soggetti all’aromatizzazione come il Testosterone, o aventi azione estrogenica come l’Oxymetholone, sono considerati come i composti più potenti per l’aumento della massa muscolare e della forza, effetti che possono essere causati in parte dai benefici anabolici dati da un elevata attività estrogenica. Si ritiene comunemente che l’eccesso di acqua immagazzinata nei muscoli, nelle articolazioni e nei tessuti connettivi aumenti la resistenza dell’individuo alle lesioni. Con l’uso di AAS fortemente aromatizzabili o con marcate caratteristiche d’azione estrogenica, la ritenzione idrica può rappresentare una grande porzione (35% o più) del peso ottenuto durante la fase iniziale di un protocollo. Questo peso viene rapidamente perso una volta interrotto l’uso di AAS o con la riduzione dell’attività estrogenica durante il protocollo.

Gli AAS non soggetti all’aromatizzazione (o non aventi attività estrogenica intrinseca) come l’Oxandrolone e lo Stanozololo hanno mostrato di promuovere una maggiore ritenzione idrica, quindi questo effetto non è del tutto esclusivo dei composti aromatizzabili o con attività estrogenica. (6)(7) Gli AAS con bassa o nulla attività estrogenica tendono a produrre modesti incrementi dell’acqua corporea e della ritenzione di liquidi intracellulari, ma senza influenzare la ritenzione idrica extracellulare visibile. (8)(9) Questi AAS sono perciò considerati delle scelte preferenziali dagli atleti quando il fine principale della preparazione è volto ad un miglioramento della qualità muscolare e dell’estetica in generale (vedi fasi “Cut” o “Pre-Contest”). Gli AAS più popolari associati alla bassa ritenzione idrica visibile (extracellulare) comprendono, per esempio, il Fluoxymesterone (benchè questo aumenti la conversione del Cortisone in Corticolo), il Metenolone, il Drostanolone, l’Oxandrolone, lo Stanozololo e il Trenbolone.

L’eccesso di ritenzione idrica può essere risolto con l’uso di farmaci ancillari come, ad esempio, il Tamoxifene Citrato (specialmente con l’uso di composti non aromatizzabili ma con azione estrogenica intrinseca) o un inibitore dell’aromatasi come l’Exemestane (particolarmente indicati con l’uso di AAS soggetti all’aromatizzazione). Riducendo al minimo l’attività estrogenica, questi farmaci possono ridurre efficacemente la ritenzione idrica extracellulare. Nella maggior parte dei casi in cui viene utilizzato uno o più composti aromatizzabili, come precedentemente accennato, gli inibitori dell’aromatasi si dimostrano significativamente più efficaci nel raggiungimento di questo obiettivo. Una pratica comune tra i Bodybuilder durante le competizioni è quella di utilizzare un diuretico, che può eliminare l’eccesso di acqua aumentandone direttamente l’escrezione renale. Questo è considerato il metodo più efficace per migliorare rapidamente la definizione muscolare omessa dalla ritenzione idrica, ma può anche essere una delle pratiche più acutamente rischiose. Esistono infatti pratiche molto più “sicure” per la gestione dei liquidi corporei in vista di una competizione (vedi il mio articolo “LA STRATEGIA-CONTROLLO SALE/ALDOSTERONE/ACQUA”). La ritenzione idrica non è un effetto collaterale persistente dato dall’uso di AAS. L’acqua in eccesso viene eliminata rapidamente e il normale bilancio idrico viene ripristinato, una volta interrotta la somministrazione di AAS.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. Salt, hypertension, and edema. Rössler R. Internist (Berl). 1976 Oct;17(10):489-93. Review.
  2. Sex hormone effects on body fluid regulation. Stachenfeld NS. Exerc Sport Sci Rev. 2008 Jul;36(3):152-9.
  3. Effect of ovarian steroids on vasopressin secretion. Forsling, M. L., P. Stromberg, and M. Akerlund. J. Endocrinol. 95: 147-151, 1982
  4. Estrogen influences osmotic secretion of AVP and body water balance in postmenopausal women. Nina S. Stachenfeld, Loretta Dipietro, Steven F. Palter, and Ethan R. Nadel Am J Physiol Regul Integr Comp Physiol 274: R187-R195, 1998.
  5. Independent and combined effects of testosterone and growth hormone on extracellular water in hypopituitary men. Johannsson G, Gibney J, et al. J Clin Endocrinol Metab. 2005 Jul;90(7):3989-94. Epub 2005 Apr 12.
  6. Casner, S. W., Early, R. G., and Carlson, B.R. Journal of Sports Med and Phys Fitness, 1971 11,98.
  7. The effects of anabolic steroids on growth, body composition, and metabolism in boys with chronic renal failure on regular hemodialysis. Jones RW, El Bishti MM et al. J Pediatr. 1980 Oct;97(4):559-66.
  8. A randomized, placebo-controlled trial of nandrolone decanoate in human immunodeficiency virus-infected men with mild to moderate weight loss with recombinant human growth hormone as active reference treatment. Storer TW, Woodhouse LJ, J Clin Endocrinol Metab. 2005 Aug;90(8):4474-82. Epub 2005 May 24.
  9. Bodybuilders’ Body Composition: Effect of Nandrolone Decanoate. VAN MARKEN LICHTENBELT, W. D., F. HARTGENS, N. B. J. VOLLAARD, S. EBBING, and H. KUIPERS. Med. Sci. Sports Exerc., Vol. 36, No. 3, pp. 484-489, 2004.

AAS E REATTIVITA’ VASCOLARE

 

L’endotelio è uno strato di cellule che rivestono l’intero sistema circolatorio. Queste cellule si trovano all’interno di tutti i vasi sanguigni e contribuiscono ad aumentare o ridurre il flusso e la pressione sanguinea rilassando o costringendo i vasi (vasodilatazione e vasocostrizione). Queste cellule contribuiscono anche alla regolazione della permeabilità vasale e sono coinvolte in una serie di importanti processi vascolari, tra cui la coagulazione del sangue e la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi). Avere un endotelio più flessibile (reattivo) è generalmente considerato auspicabile per la salute sistemica. Infatti, l’endotelio risulta spesso compromesso in soggetti con malattie cardiovascolari. I pazienti con disfunzione endoteliale tendono a manifestare una maggiore vasocostrizione, un flusso sanguigno limitato, un elevata pressione ematica, infiammazione locale e una ridotta capacità circolatoria.(1) I soggetti interessati da tale disfunzione presentano quindi un maggior rischio di infarto, ictus o trombosi (coaguli di sangue).

Le cellule endoteliali sono sensibili all’attività degli Androgeni, il che può spiegare almeno in parte il motivo per cui gli uomini mostrano una minore reattività vascolare rispetto alle donne.(2) Analogamente, è stato dimostrato che l’uso di AAS compromette l’attività endoteliale e la reattività vascolare. Studi svolti presso l’Università di Innsbruck (Austria) hanno confrontato il livello di dilatazione endoteliale di 20 utilizzatori di AAS e di un gruppo di atleti di controllo (non utilizzatori).(3) Negli utilizzatori di AAS è stata osservata una lieve ma misurabile alterazione nella dilatazione vascolare e nella funzione endoteliale. Ulteriori studi svolti presso la University of Wales (Cardiff), nei quali si è confrontata la dilatazione vascolare in utilizzatori, ex-utilizzatori e non-utilizzatori di AAS, hanno mostrato che gli AAS causano un declino nella vasodilatazione indipendente dall’endotelio.(4) Questi effetti portano l’utilizzatore ad avere una maggiore “rigidità” relativa del sistema vascolare, che potrebbe aumentare la probabilità che si verifichi un evento cardiovascolare avverso. In entrambi gli studi, la reattività vascolare è migliorata dopo la sospensione dell’uso di AAS.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. Hypertension, stroke, and endothelium. F. Consentino , M. Volpe. Cur Hypertension Rep. January 2005: 7(1); 68-71
  2. Differences in Vascular Reactivity Between Men and Women. Bob J. Schank, MS et al. Angiology, Vol. 57, No. 6, 702-708 (2007)
  3. Flow-mediated, endothelium-dependent vasodilatation is impaired in male body builders taking anabolic-androgenic steroids. Ebenbichler CF, Sturm W et al. Atherosclerosis. 2001 Oct;158(2):483-90.
  4. Impaired vasoreactivity in bodybuilders using androgenic anabolic steroids. Lane HA et al. Eur J Clin Invest 2006 Jul; 36(7): 483-8.

AAS E POLICITEMIA

 

Come ormai risaputo, gli AAS stimolano l’eritropoiesi (produzione di globuli rossi). Un potenziale effetto negativo consequenziale all’aumento della eritropoiesi è la policitemia, o sia una sovrapproduzione di globuli rossi. La policitemia può essere riflessa nel livello dell’ematocrito o nella percentuale del volume sanguineo costituito da globuli rossi. All’aumentare dell’ematocrito corrisponde un aumento della viscosità del sangue. Se il sangue diventa troppo denso, la sua capacità di circolazione viene compromessa. Questo può aumentare notevolmente il rischio di gravi eventi trombotici tra cui embolia e ictus. Un alto livello di ematocrito rappresenta anche un fattore di rischio indipendente per le malattie cardiache. (1) Il livello normale di ematocrito negli uomini va dal 40,7 al 50,3% e nelle donne dal 36,1 al 44,3% (le cifre possono variare leggermente a seconda della fonte). Per ragioni di scala, mentre un ematocrito del 50% può essere considerato normale, un ematocrito del 60% o superiore è considerato critico (pericoloso per la vita).

La somministrazione di AAS tende a provocare un aumento del livello dell’ematocrito di diversi punti percentuali, variabili a seconda del soggetto e dei composti utilizzati (non ché della loro dose). Di conseguenza, molti Bodybuilder che usano AAS presenteranno livelli di ematocrito superiori al normale. Ad esempio, in uno studio è stata misurata la media dell’ematocrito in un gruppo di culturisti competitivi utilizzatori di AAS, e tale media è risultata essere del 55,7%.(2) Questo livello è considerato clinicamente alto e aumenterebbe la viscosità del sangue quanto basta per elevare il rischio che si verifichino gravi eventi cardiovascolari. Anche se non è probabile che si tratti di una causa isolata, si ritiene che un livello elevato di ematocrito abbia rappresentato un fattore contributivo alla morte di un numero di abusatori di AAS, solitamente associato a pressione alta, iperomocisteinemia e / o aterosclerosi. Il livello medio di ematocrito nei Bodybuilder che non utilizzano AAS (in riferimento allo studio prima citato) è risultato essere del 45,6%, ben all’interno del range normale per uomini adulti sani.

Molti medici specializzati nella Terapia Ormonale Sostitutiva considerano un livello di ematocrito del 55% un punto di riferimento assoluto. Al di sopra di questo punto la terapia con AAS non può essere proseguita in modo sicuro. In tal caso l’assunzione di tali farmaci verrebbe sospesa fino a quando i livelli dell’ematocrito non siano stati corretti. Aumenti minori dell’ematocrito possono essere risolti con flebotomia (salasso terapeutico). Per tale scopo, 1 litro di sangue può essere rimosso periodicamente durante l’assunzione di AAS, spesso ogni due mesi. Anche l’idratazione corretta è importante, poiché la disidratazione può temporaneamente causare l’innalzamento del livello dell’ematocrito, dando un falso positivo per la policitemia. L’assunzione giornaliera di Cardioaspirina è anche comunemente consigliata se l’ematocrito è superiore alla norma, in quanto ciò ridurrà l’aggregazione piastrinica la tendenza alla formazione di coaguli. Gli utilizzatori sono avvisati del potenziale rischio cardiovascolare dovuto ad alti livelli di ematocrito associati all’uso/abuso di AAS.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  • ANABOLICS 11th Edition [William Llewellyn]
  1. Hematocrit and the risk of cardiovascular disease–the Framingham study: a 34-year follow-up. Gagnon DR, Zhang TJ, Brand FN, Kannel WB. Am Heart J. 1994 Mar;127(3):674-82.
  2. Homocysteine induced cardiovascular events: a consequence of long term anabolic-androgenic steroid (AAS) abuse. M R Graham, F M Grace et al. Br. J Sports Med. 2006;40:544-48.