Melanotan II, azione e applicazione

 

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Melanotan II

 

Il Melanotan II (M2) è un analogo sintetico del ormone peptidico melanocortina α-melanocita-stimolante (α-MSH) il cui uso ha dimostrato di produrre melanogenesi (parte del processo di abbronzatura che produce pigmentazione e scurimento della pelle) ed effetti afrodisiaci in studi preliminari e studi clinici (1, 2, 3). Sviluppato presso la University of Arizona, è un analogo lattamico ciclico del α-MSH con sequenza aminoacidica Ac-Nle-ciclo [Asp-His-D-Phe-Arg-Trp-Lys] -NH2. E’ stato preceduto dalla creazione – sempre alla University of Arizona – del Afamelanotide, conosciuto come Melanotan I, la cui sequenza aminoacidica è Ac-Ser-Tyr-Ser-Nle-Glu-His-D-Phe-Arg-Trp-Gly-Lys-Pro-Val-NH2, ed è inoltre noto come [Nle4, D-Phe7] -α-MSH, che è talvolta abbreviata in NDP-MSH o NDP-α-MSH (soprattutto nella letteratura scientifica).
Come già accennato, il Melanotan II è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori della University of Arizona con l’intento di creare un peptide che potesse ridurre il rischio di cancro della pelle. I ricercatori riuscirono nell’intento scoprendo che potevano aumentare la quantità di melanina con M2, cosa che aiuta a proteggere la pelle e gli organi dai raggi UV. Come ulteriore vantaggio, osservarono anche un aumentato della libido nei maschi che non rispondevano bene al Viagra. Studi hanno dimostrato che Melanotan II potrebbe essere usato come terapia sostitutiva per i pazienti con risposta inadeguata agli inibitori PDE5. E’ stata anche notata la possibilità che il M2 favorisca la perdita di peso a causa della diminuzione dell’appetito.
Melanotan II agisce come un agonista non selettivo dei recettori della melanocortina, MC1, MC3, MC4, MC5. (4,5) Come altri peptidi ergici della melanocortina, e come gli ormoni melanociti-stimolante (MSH) e l’afamelanotide, ma a differenza dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), Melanotan II manca di affinità per il recettore MC2. (4,5) Relativamente l’attività del farmaco è la seguente: (6)

• MC1 (Ki = 0.686 nM)
• MC2 (Ki > 1000 nM)
• MC3 (Ki = 34.1 nM)
• MC4 (Ki = 6.60 nM
• MC5 (Ki = 46.1 nM)

La melanogenesi prodotta dal Melanotan II è causata dall’attivazione del recettore MC1, mentre i suoi effetti sessuali sono ritenuti essere correlati alla sua capacità di attivare il recettore MC4 (si pensa che anche il recettore MC3 venga coinvolto). (4,5,7,8) Altri effetti del Melanotan II, per lo più considerati come effetti collaterali, includono vampate di calore, nausea, vomito, stiramenti, sonnolenza e perdita di appetito (quest’ultimo dovuto all’attivazione del recettore MC4). (9,10)
Dal Melanotan II deriva il Bremelanotide che, comparativamente, è riportato essere approssimativamente 50 volte più potente come induttore dell’eccitazione sessuale nei ratti, come metabolita attivo.(11)
Nella prima fase della sperimentazione clinica condotta su tre soggetti (maschi) presso il College of Medicine, Pharmacology Department, University of Arizona in Tucson, Arizona, pubblicato nel 1996, e’ stato riferito che “Melanotan II ha un attività abbronzante ottenuta nell’uomo con sole 5 basse dosi a giorni alterni iniettate per via sottocutanea.” Gli effetti collaterali riportati sono stati nausea, sonnolenza ed erezioni spontanee del pene (12).
Il Department of Pharmacology, University of Arizona College of Medicine condusse uno studio nel 1998 il quale coinvolse dieci uomini i quali avevano sofferto di disfunzione erettile psicogena. Il loro studio concluse che, “Melanotan-II è un iniziatore potente dell’erezione negli uomini con disfunzione erettile psicogena ed ha effetti collaterali gestibili alla dose di 0,025 mg./kg”. (13)
Uno studio clinico condotto presso la Sezione di Urologia della University of Arizona College of Medicine e pubblicato nel 2000, il quale prendeva in esame 20 uomini con disfunzione erettile psicogena ed organica, ha concluso che “Melanotan II è un iniziatore potente dell’erezione del pene negli uomini con disfunzione erettile.” (14)
Per un Bodybuilder il Melanotan II entra in gioco nella preparazione in prossimità di una competizione. Il periodo “Pre-Gara” è incentrato nella cura dei dettagli che comprendono la pigmentazione della pelle. Muscoli e definizioni sono accentuati solo da una bella abbronzatura che rende l’atleta più evidenti agli spettatori e (soprattutto) ai giudici. Il Melanotan II è usato anche dai Bodybuilder amatoriali, soprattutto in prossimità della bella stagione e delle vacanze estive. L’uso del Melanotan II permette al culturista di proteggersi da una prolungata esposizione al sole, mentre migliora la melanina. Questo si traduce in una carnagione più scura e più abbronzata. Quando Melanotan II viene aggiunto a un protocollo “Pre-Gara”, i livelli di melanina aumenteranno, con conseguente abbronzatura; inoltre, esso contribuisce ad aumentare la perdita di grasso e incrementare la durezza muscolare.
Melanotan II è tipicamente venduto in fiale contenenti 10 mg di polvere liofilizzata. Le fiale sono ricostituite con una comoda quantità di acqua batteriostatica o sterile, aggiunta alla fiala con una siringa. Un esempio pratico della quantità di acqua necessaria è 2,5 ml. Quando si utilizza questa quantità di acqua, la soluzione risulterà contenere 4 mg di Melanotan II per ml. Se per esempio ci si deve somministrare una dose di 1 mg, un volume di 0,25 ml, o “25 UI” come indicato su una siringa da insulina, dovrebbe essere il quantitativo per l’iniezione. L’iniezione può avvenire per via sottocutanea, intramuscolare o endovenosa, in base alle preferenze e possibilità personali.
Per poter utilizzare in modo efficace Melanotan II, è necessario conoscere il proprio tipo di pelle. Per semplificare le cose, possiamo dividere i tipi di pelle in tre categorie:

Pelle di tipo 1: pelle molto chiara, difficile che si abbronzi. Dosi: 50-60mg o 5-6 fiale totali.
Pelle di tipo 2: pelle sensibile, soggetta a ustioni, ma a volte si abbronza. Dosi: 30-40 mg o 3-4 fiale totali.
Pelle di tipo 3: pelle media, a volte si ustiona e si abbronza sempre. Dosi: 20 mg o 2 fiale totali.

Le Iniezioni sono tipicamente giornaliere, cioè un iniezione al giorno. Quando si è alle prime armi con l’uso di M2 si dovrebbe prima di tutto testare la tolleranza dividendo l’iniezione in due piccole quantità al giorno. L’effetto del Melanotan II è cumulativo e il suo uso dovrebbe essere intrapreso circa un mese prima della data del contest/esibizione.

La dose giornaliera tipica si attesta tra 0,5 e 2,0 mg/die, con un range preferito tra 0,5 e 1,0 mg/die. Tuttavia, come detto in precedenza, è meglio valutare prima la tolleranza con un dosaggio inferiore pari a 0,25mg per volta.

Ovviamente, i dosaggi giornalieri variano a seconda della reale esigenza:

Per disfunzione erettile (DE): la dose media è di circa 0.025 mg/kg
Per abbronzatura (pigmentazione della pelle): la dose media è di 0.025-0.030 mg/kg.

Per l’utilizzo in caso di disfunzione erettile, l’iniezione deve essere fatta almeno circa 4-6 ore prima del momento in cui si ricerca l’effetto desiderato. La durata d’azione può protrarsi per circa 6-12 ore dopo l’inizio dell’effetto.

Dosi eccessive di M2 possono causare una tinta giallastra della pelle, quindi è necessario iniziare con dosi più basse e alzarle gradualmente.

Oltre a questo, bisogna sapere che se la pigmentazione è già naturalmente olivastra o più scura, sarà necessario utilizzare meno Melanotan II per le esigenze di abbronzatura.
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Dopo la ricostituzione, la fiala di Melanotan II va consumata del tutto preferibilmente entro 30 giorni. Prima della ricostituzione, M2 deve essere conservato in frigorifero o nel congelatore, ma può anche essere spedito senza refrigerazione.

L’utilizzo del Melanotan II deve essere interrotto, nel singolo caso, se causa problemi come una maggiore crescita, numero, o pigmentazione scura dei nei.
L’effetto del Melanotan II è abbastanza di lunga durata. Può anche volerci un anno o più prima che l’effetto di un ciclo scompaia del tutto. L’utilizzo di cicli di mantenimento in grado di conservare l’effetto pieno a tempo indeterminato consistono generalmente, come regola empirica, in circa 2 o 3 cicli di M2 all’anno.

Gli effetti collaterali associati al Melanotan II sono: viso arrossato, mal di testa, sensazione di vertigini, letargia, nausea, macchie bianche ed eventuale dolore o arrossamento nel sito di iniezione. Durante l’uso, è consigliato il controllo della dimensione e forma dei nei (nonché della presenza di nuovi).
C’è una nota aneddotica sul Melanotan II riferita da alcuni utilizzatori i quali hanno sperimentato grave nausea dopo l’utilizzo. Questo effetto è variabile da utilizzatore a utilizzatore, ma deve comunque essere preso in considerazione.
Melanotan II è un prodotto efficace per migliorare la capacità di abbronzarsi e, quindi, per migliorare l’estetica in prossimità di una gara o di una qualsivoglia esibizione. Il dosaggio medio si attesta tra 0,5 e 1,0 mg /die, e la quantità totale necessaria per un buon effetto è mediamente 30-40 mg totali, anche se per gli individui con pelle più scura, può essere efficace un dosaggio di 10 mg totali per un effetto significativo. Melanotan II può anche essere utilizzato per migliorare l’erezione, ma la frequenza di tale uso deve essere limitata per evitare un eccessivo effetto complessivo sulla pigmentazione della pelle.
Ricordo inoltre che il Melanotan II non è stato autorizzato dalla FDA per l’uso umano. La sua vendita e distribuzione è circoscritta al mercato nero. L’8 agosto 2008 la Danish Medicines Agency (DMA) ha emesso un avvertimento contro l’uso di qualsiasi prodotto chiamato “Melanotan” acquistato su internet. (15) La UK Medicines and Healthcare products Regulatory Agency ha emesso un avviso simile il 17 novembre 2008. (16) La Irish Medicines Board (IMB) ha emesso un avviso di sicurezza cautelare il 27 febbraio 2009 per quanto riguarda l’uso di “medicinale autorizzato Melanotan (I e II). (17) La Norwegian Medicines Agency ha emesso avvisi nel 2009 circa l’uso di “Melanotan” venduto on-line. (18) L‘Australian Therapeutic Goods Administration ha avvertito i consumatori di essere “molto prudenti” nell’usarlo. Nel luglio del 2010 la Swedish Medical Products Agency ha emesso un avvertimento contro l’uso di Melanotan II. (19)

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Bremelanotide (ex PT-141)

Nota aggiuntiva: E’ interessante il fatto che la Palatin Technologies ha sviluppato un altro ormone mirato per la terapia della disfunzione sessuale basato sul Melanotan II e chiamato Bremelanotide (ex PT-141). Bremelanotide è un metabolita attivo deaminato del Melanotan II che manca della funzione ammide C-terminale. Il farmaco è stato sottoposto a sperimentazione clinica per il trattamento del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo e la disfunzione erettile. Esso è destinato sia per gli uomini che per le donne. I risultati preliminari hanno dimostrato l’efficacia di questo farmaco, [20] ma lo sviluppo è stato brevemente sospeso [21] a causa di un effetto collaterale di aumento della pressione arteriosa osservata in un piccolo numero di soggetti di ricerca ai quali era stato somministrato il farmaco per via intranasale. Il 12 agosto del 2009, Palatin ha annunciato i risultati positivi (nessuno dei precedenti effetti della pressione del sangue intensificati sono stati osservati) di una fase di studio clinico in cui ai soggetti sperimentali è stato somministrato il farmaco per via sottocutanea. [22] A partire dal dicembre 2014 la formulazione sottocutanea del Bremelanotide è in III fase di sperimentazione clinica per la disfunzione sessuale. Inoltre, Palatin ha contemporaneamente sviluppando il PL-6983 per la disfunzione sessuale; un farmaco più selettivo, il quale ha dimostrato di produrre aumenti più bassi della pressione sanguigna in modelli animali rispetto al Bremelanotide.

 

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. Jump up ^ Hadley ME (Oct 2005). “Discovery that a melanocortin regulates sexual functions in male and female humans”. Peptides 26 (10): 1687–9. doi:10.1016/j.peptides.2005.01.023. PMID 15996790.
2. Jump up ^ “Tanning drug may find new life as Viagra alternative”. CNN. 1999. Retrieved 2008-06-12.
3. Jump up ^ Jaroff, Leon (1999-06-20). “Tanning Bonus”. Time. Retrieved 2008-09-17.
4. Yang Y, Chen M, Lai Y, Gantz I, Georgeson KE, Harmon CM (2002). “Molecular determinants of human melanocortin-4 receptor responsible for antagonist SHU9119 selective activity”. J. Biol. Chem. 277 (23): 20328–35. doi:10.1074/jbc.M201343200. PMID 11912210.
5. ^ Jump up to: a b c Wikberg, Jarl ES (2001). “Melanocortin receptors: new opportunities in drug discovery”. Expert Opinion on Therapeutic Patents 11 (1): 61–76. doi:10.1517/13543776.11.1.61. ISSN 1354-3776.
6. Jump up ^ Schiöth, Helgi B; Mutulis, Felikss; Muceniece, Ruta; Prusis, Peteris; Wikberg, Jarl E S (1998). “Discovery of novel melanocortin4receptor selective MSH analogues”. British Journal of Pharmacology 124 (1): 75–82. doi:10.1038/sj.bjp.0701804. ISSN 0007-1188.
7. David O. Norris; Kristin H. Lopez (25 November 2010). Hormones and Reproduction of Vertebrates. Academic Press. pp. 4–. ISBN 978-0-08-095809-5.
8. Jump up ^ King SH, Mayorov AV, Balse-Srinivasan P, Hruby VJ, Vanderah TW, Wessells H (2007). “Melanocortin receptors, melanotropic peptides and penile erection”. Curr Top Med Chem 7 (11): 1098–1106. doi:10.2174/1568026610707011111. PMC 2694735. PMID 17584130.
9. Tony M. Plant; Anthony J. Zeleznik (15 November 2014). Knobil and Neill’s Physiology of Reproduction: Two-Volume Set. Academic Press. pp. 2230–. ISBN 978-0-12-397769-4.
10. Jump up ^ Alan J. Wein; Louis R. Kavoussi; Andrew C. Novick; Alan W. Partin, Craig A. Peters (28 September 2011). Campbell-Walsh Urology. Elsevier Health Sciences. pp. 743–. ISBN 1-4557-2298-7. Cite uses deprecated parameter |coauthors= (help)
11. US patent 6579968, Christine H. Blood; Annette M. Shadiack & Joanna K. Bernstein et al., “Compositions and methods for treatment of sexual dysfunction”, published 17 June 2003, assigned to Palatin Technologies, Inc.
12. Dorr RT, Lines R, Levine N, et al. (1996). “Evaluation of melanotan-II, a superpotent cyclic melanotropic peptide in a pilot phase-I clinical study”. Life Sci. 58 (20): 1777–84. doi:10.1016/0024-3205(96)00160-9. PMID 8637402.
13. Wessells H, Fuciarelli K, Hansen J, et al. (Aug 1998). “Synthetic melanotropic peptide initiates erections in men with psychogenic erectile dysfunction: double-blind, placebo controlled crossover study”. J Urol. 160 (2): 389–93. doi:10.1016/S0022-5347(01)62903-3. PMID 9679884.
14. Jump up ^ Wessells H, Levine N, Hadley ME, Dorr R, Hruby V (Oct 2000). “Melanocortin receptor agonists, penile erection, and sexual motivation: human studies with Melanotan II”. Int J Impot Res. 12 (Suppl 4): S74–9. doi:10.1038/sj.ijir.3900582. PMID 11035391.
15. “Warning against the product Melanotan”. Danish Medicines Agency. 2008. Retrieved 2008-08-11.
16. Jump up ^ “”Tan jab” is an unlicensed medicine and may not be safe”. MHRA. 2008. Retrieved 2008-11-17.
17. Jump up ^ “US Lab Research Inc Warning letter”. FDA. 2009-01-29. Retrieved 2009-06-23.
18. Jump up ^ “Legemiddelverket advarer mot bruk av Melanotan”. Norwegian Medicines Agency. 2007-12-13. Retrieved 2009-03-11.
19. Jump up ^ “Läkemedelsverket varnar för användning av Melanotan II”. Medical Products Agency. 2010-07-26. Retrieved 2010-07-26. (Swedish)
20. King, S.H.; Mayorov AV; Balse-Srinivasan P; Hruby VJ; Vanderah TW; Wessells H. (2007). “Melanocortin Receptors, Melanotropic Peptides and Penile Erection”. Curr Top Med Chem. 7 (11): 1098–1106. doi:10.2174/1568026610707011111. PMC 2694735. PMID 17584130.
21. Jump up ^ “Palatin Technologies Announces New Strategic Objectives”. Retrieved 2008-05-13.
22. Jump up ^ “PALATIN TECHNOLOGIES, INC. REPORTS POSITIVE BREMELANOTIDE STUDY; IMPROVED SAFETY PROFILE WITH SUBCUTANEOUS ADMINISTRATION”. Retrieved 2009-08-12.

TB-500 (Timosina beta-4)

TB-500: uso, azioni e applicazioni
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TB-500 (Timosina beta-4)
La Timosina è una proteina individuata negli anni quaranta da Allan Goldstein come sostanza prodotta naturalmente dalla ghiandola timica, che agiva nella maturazione del sistema immunitario e nella produzione delle cosiddette cellule T. Goldstein produsse artificialmente la cosiddetta “Timosina frazione 5”, che in seguito si dimostrò composta da almeno 40 diverse proteine.
Nel 1972 venne individuata la “Timosina alfa1 (composta da 28 aminoacidi) e nel 1981 la “Timosina beta4” (composta da 43 aminoacidi). Si riscontrò inoltre che la timosina veniva prodotta non solo nella ghiandola timica, ma in molte altre cellule dell’organismo.
Nel 1987 Enrico Garaci osservò gli effetti clinici della Timosina alfa1 nel potenziamento del sistema immunitario e in seguito la sostanza è stata utilizzata nel trattamento di alcuni tipi di melanomi e delle epatiti B e C.
Altri studi hanno individuato una azione completamente diversa per la Timosina beta 4, che regola la produzione di actina, un componente del citoscheletro e la produzione di laminina, una proteina che agisce nel processo di guarigione delle ferite. Sono quindi in corso di studio le possibili applicazioni di questa sostanza nella cura delle lesioni alla cornea o dell’infarto.
Il TB-500 non è altro che una frazione sintetica della Timosina beta4, peptide naturalmente presente in tutte le cellule animali e umane. Per essere chiari, TB-500 non è TB-4, anche se è spesso venduto sotto questo nome. Il TB-4 è ancora una rara sostanza sottoposta a ricerca ed è estremamente costosa e non ancora disponibile per i BodyBuilder o per il miglioramento delle prestazioni negli animali.

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Timo


Nel corpo, il TB-4 è prodotto nel timo, una ghiandola che presenta le dimensioni più grandi nei bambini, atrofizzando in età adulta e divenendo praticamente inesistente negli anziani. Inoltre, il TB-4 è prodotto localmente in varie cellule, ed è particolarmente concentrato nei fluidi delle ferite; se ne trovano concentrazioni piuttosto elevate nel citoplasma di alcune cellule. In diversi studi, TB-4 è stato osservato essere in grado di promuovere diverse forme di guarigione delle ferite, promuovere la differenziazione delle cellule staminali e ridurre l’infiammazione.

Ormoni proteici come il TB-4 non impegnano un sito recettore nella loro interezza, in quanto sono troppo grandi per entrarvi. Infatti, solo una regione attiva della proteina si inserisce nel sito recettore.

La sequenza peptidica del TB-500 è identica a quella dell’area regione attiva del TB-4 e condivide con quest’ultimo molte, se non tutte, le sue proprietà, in una forma più economico da produrre.
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Il TB-500 è un farmaco iniettabile che può essere usato per promuovere la guarigione dagli infortuni, migliorare la possibilità di movimento in caso di lesioni o ridurre il dolore riducendo l’infiammazione. Fino ad ora il suo uso nell’uomo è stato relativamente raro e limitato alle persone che amano “sperimentare”. Il suo utilizzo sui cavalli da corsa è stato più diffuso, anche se non è un farmaco veterinario da prescrizione.
Lo scopo principale di questo peptide è promuovere la guarigione. Inoltre promuove la creazione di nuove cellule ematiche e muscolari. Gli effetti curativi del TB-500 sono stati osservati in tendini, legamenti, muscoli, pelle, cuore e negli occhi. La Timosina beta-4 è prodotta naturalmente in maggiore concentrazione quando il tessuto è stato danneggiato. Questo peptide è anche un potente agente anti-infiammatorio. TB-500 è diverso da altri fattori di riparazione (vedi Ormone della Crescita e IGF-1), perché promuove la migrazione endoteliale e dei cheratinociti. Inoltre non si lega alla matrice extracellulare ed ha un peso molecolare molto basso. A causa di ciò può percorrere lunghe distanze attraverso i tessuti del corpo umano. Uno dei meccanismi chiave d’azione del TB-500 è la sua capacità di regolare la crescita-cellulare proteina-Actina. Delle migliaia di proteine presenti all’interno delle cellule umane, l’actina rappresenta circa il 10% del totale. E ‘quindi una componente vitale della struttura delle cellule e del movimento.

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TMSB4X


Come accennato in precedenza, la Timosina Beta-4 è una proteina costituita da 43 aminoacidi ed è codificata negli esseri umani dal gene TMSB4X. Le sue azioni sono state osservate in numerosi studi clinici. La ricerca ha dimostrato che se la Timosina beta-4 viene utilizzata dopo un attacco di cuore può riattivare le cellule progenitrici cardiache per riparare il tessuto cardiaco danneggiato.
Molecolarmente la Timosina beta-4 risulta molto grande. In effetti, è così grande che non entra interamente nel recettore bersaglio. Diverse sezioni della molecola hanno diverse attività. Il TB-500 è la parte dalla Timosina beta-4 che promuove gli effetti più utili (guarigione complessiva, riparazione, nuove cellule del sangue e muscolari). Per applicazioni mediche è più pratico usare il TB-500 anziché l’intera proteina Timosina Beta-4.

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L’uso del TB-500 è da prendere in considerazione in caso di lesioni acute in cui, come giudicato dall’esperienza, la guarigione potrebbe altrimenti essere lenta, o nei casi di lesione cronica in cui la guarigione è seriamente compromessa. I tipi di lesioni che possono avere un beneficio dall’uso di questo peptide includono tendinite e strappi muscolari, ma possono includere molti tipi di lesioni muscolari e lesioni del tessuto connettivo, così come lesioni della pelle. Dove risultano infortuni muscolari in termini di flessibilità alterata, TB-500 è in grado di fornire un miglioramento sostanziale. Per quanto riguarda l’uso nei cavalli da corsa, è utilizzato per evitare la formazione di aderenze articolari. Se questo effetto si verifichi negli esseri umani come nei cavalli non è possibile dirlo con certezza, ma ci sono sostanziali indicazione che questo peptide aiuti a trattare aderenze articolari esistenti.
Mentre il TB-500 può essere notevolmente efficace somministrato da solo, molte persone sperimentano risultati migliori con una combinazione di TB-500 e GH rispetto all’uso singolo della molecola.

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GHRP-6


In alternativa, rispetto all’utilizzo del TB-500 da solo, un effetto guaritivo può essere migliorato combinando il TB-500 con un GHRP (come GHRP-2, GHRP-6, Ipamorelin o Hexarelin), o uno stack Mod GRF /GHRP.

Di questi due approcci, dai risultati ottenuti credo che attualmente lo stack più efficace risulti essere TB-500 / GH.
Il TB-500 è generalmente venduto come polvere liofilizzata in flaconi (vial) da 2mg. La polvere deve essere ricombinata con un quantitativo adeguato di acqua sterile o batteriostatica, ad esempio 1ml. Nel protocollo di dosaggio più comune, l’intero contenuto di una vial (2mg) viene iniettato in un’unica volta. La soluzione deve essere caricata solitamente in una siringa da insulina, e iniettata. Le iniezioni possono essere fatte per via sottocutanea, intramuscolare o endovenosa, in base alle preferenze e possibilità personali.
Prima della ricostituzione è possibile tenere il TB-500 in frigo tra i 2-8 gradi centigradi (36-46 gradi Fahrenheit) ed è così conservabile per 24 mesi. A temperatura ambiente (fino a 37 gradi Celsius o 98,6 Fahrenheit) è conservabile per più di 90 giorni; fino a 45 gradi Celsius o 113 Fahrenheit è conservabile per circa una settimana.
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Dopo la ricostituzione (soluzione ricombinata) il TB-500 deve essere conservato in frigo tra i 2 – 8 gradi Celsius (36 – 46 Fahrenheit). Non congelare. Una volta ricostituito il TB-500 deve essere utilizzato entro 8 giorni.
Il protocollo di dosaggio più comune comporta l’assunzione di 2 o 2,5mg di TB-500 due volte a settimana dalle quattro alle sei settimane, dopodiché la dose viene ridotta ad un dosaggio inferiore per una o due volte al mese come mantenimento.
Il livello di conoscenza sul dosaggio del TB-500 è ancora limitato. Il protocollo di cui sopra può essere il più efficiente su un considerevole numero di soggetti ma non in tutti, ma si tratta comunque del protocollo con il più alto numero di prove a suo favore. L’applicazione individuale corretta si acquisisce con il tempo, e quindi la modalità di utilizzo potrà cambiare. Una possibilità ragionevole, per esempio, è quella di aumentare la frequenza del dosaggio da 2 a 3 volte a settimana (testata con buon effetto), o aumentando il dosaggio a 4 o 5mg due volte a settimana. Prima di intraprendere un programma del genere, però, è consigliabile testare il prima citato protocollo standard.
Se interessati all’uso sugli animali, un tipico protocollo di dosaggio per i cavalli consiste in sei iniezioni da 10 mg ad intervalli di 7-10 giorni. Per un trattamento più intensivo, vengono utilizzati 20 mg ogni settimana. Per i cani da corsa, un protocollo tipico è costituito da sei iniezioni da 5 mg presi settimanalmente.
Il TB-500 è stato conosciuto inizialmente per la sua capacità di promuovere la ricrescita almeno parziale dei capelli in uomini con calvizie, e per scurire almeno una parte dei capelli grigi. È stato osservato anche essere efficace nel aumentare la massa muscolare nei cavalli. Quest’ultimo effetto può essere dovuto all’azione di promozione della differenziazione delle cellule satellite. I Culturisti che hanno usato TB-500 per scopi curativi non hanno generalmente riportato un tale effetto. Tuttavia, potrebbe essere che l’effetto si è verificato, ma è stato attribuito ad altre cause, o tale effetto non si è verificato perché TB-500 è in genere utilizzato solo quando l’atleta è infortunato, e cioè in momenti non particolarmente favorevoli all’ottenimento di migliori guadagni di massa. L’utilizzo del TB-500 allo scopo di aumentare i guadagni di massa magra non è l’ideale, ma durante il suo utilizzo le parti del corpo infortunate otterranno un marcato beneficio. Può anche avere un effetto protettivo sulle parti del corpo deboli (ancora illese). In definitiva, durante l’uso del TB-500 non bisognerebbe avere aspettative sulla crescita o la “qualità” muscolare.

Per concludere, si è visto che il TB-500 è un peptide che può essere molto utile per la guarigione delle lesioni, sia acute che croniche, e per il trattamento delle tendinite. Si può anche migliorare la flessibilità la dove questa è stata compromessa da una lesione, e in alcuni casi ha parzialmente promosso la ricrescita dei capelli persi. Come detto in precedenza, il protocollo ordinario di TB-500 consiste nell’assunzione di 2 o 2,5mg iniettati due volte alla settimana per 4-6 settimane, seguiti da iniezioni mensile o bimensili di 2 o 2,5 mg a seconda delle necessità.

Gabriel Bellizzi

Approfondimenti:

• Articolo sull’uso della timosina beta4 Una proteina naturale contro l’infarto del miocardio sul quotidiano di informazioni scientifiche on line “Salute Europa”, del 29 novembre 2004 (riferisce di un articolo pubblicato sulla rivista Nature del 25 novembre 2004).
• Articolo sull’uso della timosina alfa1 (Vera Martinella, Un nuovo farmaco contro il melanoma, Corriere della Sera del 12 luglio 2007).
• (ES) Storia della timosina sul sito della rivista scientifica on-line Creces.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=thymosin+beta-4

 

MGF E PEG-MGF (MECHANO GROWTH FACTOR AND PEGYLATED MECHANO GROWTH FACTOR): AZIONI E APPLICAZIONI

 

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Fattore di Crescita Meccanico (MGF)

 

 

L’MGF, conosciuto principalmente come IGF-1 Ec, è una isoforma dell’ IGF-1 (Fattore di crescita insulino-simile 1). L’MGF ( Fattore di Crescita Meccanico ) prende questo nome in quanto si è riscontrato attivarsi in risposta a stimoli muscolari meccanici. Venne scoperto nel tessuto muscolare da Goldspink, et al.
A differenza dell’ IGF-1 non circola sistematicamente nell’organismo, si attiva in loco ed esplica la sua funzione a livello locale stimolando la maturazione e la crescita oltre che delle cellule muscolari già esistenti anche delle cellule satellite quiescenti, promuove inoltre la sintesi proteica oltre che il trasporto del glicogeno all’interno delle cellule bersaglio stesse. È quindi imputabile alla sua presenza sia ipertrofia che iperplasia delle cellule muscolari scheletriche.(1) Inoltre, differisce principalmente dal IGF-1 “regolare” dalla sua sequenza C-Terminale. Nel muscolo umano, un inserto 49-base cambia la fase di lettura del fattore di crescita meccanico (MGF) rispetto al IGF-1.

Il fegato produce 2 tipi di MGF varianti sequenziali dell’IGF:

1) IGF-1Ec: questa è la prima variante sequenziale dell’IGF rilasciata e sembra stimolare l’attivazione delle cellule satellite. Questa è la variante più vicina al MGF sintetico.
2) IGF-IEa: questa è la seconda variante dell’IGF rilasciata dal fegato, ed è molto meno anabolizzante.

L’MGF differisce dalla seconda variante IGF-IEa in quanto possiede una diversa sequenza peptidica che è responsabile dell’attivazione delle cellule satellite nel muscolo scheletrico; in altre parole, è più anabolizzanti ed agisce più a lungo del rilascio sistematico della seconda variante epatica del MGF.
Quindi, basta pensare al MGF come una variante altamente anabolizzante di IGF. Dopo essersi allenati duramente (stimolo meccanico), il gene IGF è modificato nella sua sequenza nella variante MGF che provoca l’ipertrofia e la riparazione del danno muscolare locale attivando le cellule staminali muscolari nonché altri importanti processi anabolici, compresa la sintesi proteica sopra menzionato, e una maggiore ritenzione di azoto.
Alcuni studi effettuati sui ratti hanno mostrato un aumento del 20% della massa muscolare in seguito ad una sola iniezione di MGF. In particolare, uno studio sui roditori ha mostrato che, una singola iniezione intramuscolare di MGF ha determinato un aumento del 25% nella zona di sezione trasversale delle fibre muscolari in media entro tre settimane. (2) Utilizzando un protocollo simile, l’IGF-1 di derivazione epatica in quattro mesi ha prodotto un aumento del 15%. (3)
Da quanto osservato sembrerebbe anche che l’età ricopri un ruolo importante nella risposta al MGF, dal momento che i giovani hanno una migliore capacità di rispondere alla molecola. (4) Nei soggetti anziani l’esperienza ha invece mostrato una ridotta risposta al MGF che si traduce in una minore capacità di stimolare la crescita di nuovo tessuto muscolare.

Con le parole dell’uomo conosciuto come il padre della ricerca sul MGF:

“MGF è … un ottimo candidato per il doping genetico per il miglioramento delle prestazioni atletiche.” (1)

Quando ci si allena duramente, ciò che accade ai muscoli è il loro esaurimento, le cellule sono danneggiate, il tessuto muscolare deve essere riparato e il corpo produce 2 tipi di MGF varianti sequenziali (come visto in precedenza). La prima versione iniziale della suddetta variante “1” del fegato aiuta il recupero delle cellule muscolari, dal momento che se non c’è MGF le cellule muscolari morirebbero.
Dal momento che il muscolo è un tessuto post-mitotico, la sostituzione delle cellule non è un mezzo di riparazione dei tessuti, e se le cellule non vengono riparate muoiono e i muscoli diventano più piccoli e più deboli. Nel tessuto muscolare, il pool delle cellule staminali è apparentemente stimolato dall’azione del MGF, che è prodotto da un impulso successivo al danno muscolare.

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Ora, con iniezioni localizzate di MGF sintetico è possibile aumentare la velocità del recupero, aumentare le cellule del tessuto muscolare, stimolando le cellule satelliti a piena maturazione. In termini di dosi, 200mcg iniettati bilateralmente nei muscoli allenati (esempio 100mcg per bicipite) risulta la scelta di dosaggio migliore.
Il problema principale con l’uso del MGF è la sua breve durata d’azione. La sua emivita si aggira intorno ai 5-7 minuti. Per questo motivo deve essere utilizzato immediatamente dopo l’allenamento (nel giro di 30 minuti) poiché la sua funzione si esplica sul tessuto muscolare danneggiato. Alcuni attendono che l’azione del MGF endogeno termini prima di iniettare la versione sintetica, nel tentativo di “sfruttare” l’azione di entrambi; ciò vuol dire che l’atleta in questione attende circa 30 minuti prima di iniettare l’MGF esogeno.
L’IGF-1 interagisce negativamente con l’azione diretta del MGF smorzandone gli effetti per via della competizione recettoriale. Ciò vuol dire che i tempi di iniezione dei due peptidi dovrebbero essere separati: subito dopo il workout si somministra l’MGF e, successivamente all’esaurimento dell’azione di quest’ultimo si procede alla somministrazione dell’IGF-1.

Per sopperire alla breve durata d’azione del MGF, è stata aggiunta una molecola di glicole polietilenico – un aditivo non tossico – , con azione di rivestimento protettivo, così da permettere al MGF di raggiungere il flusso sanguineo e migrare in tutti i tessuti ed avere così una durata d’azione di circa 24 ore.
Questa modifica (detta anche pegilazione) permette alla molecola di MGF di agire in maniera sistemica, ovunque vi sia un danno muscolare e non solo nel muscolo dove è stato iniettato.

 

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PEG MGF

Il PEG MGF vede la sua migliore applicazione d’uso nei giorni di recupero (non allenamento) e/o nelle 24 ore tra la fine di un duro allenamento ed un altro. In seguito al danneggiamento muscolare, si viene a creare una proliferazione dei recettori del MGF, e gli effetti sono sistemici e profondi. Tutti i muscoli saranno supportati nel recupero attraverso una maggiore ritenzione di azoto, turnover proteico, e l’attivazione delle cellule satellite.
Nonostante quanto detto prima sul’interazione tra MGF ed IGF-1, il PEG MGF risulta funzionare molto bene in combinazione con l’IGF-1 a lunga durata d’azione. Poiché l’affinità recettoriale del IGF è molto forte, una co-somministrazione dei due peptidi (MGF e IGF) risulterebbe sfavorevole per l’azione del MGF, almeno sulla carta (la scienza supporta questa affermazione). Tuttavia, ulteriori prove sul campo condotte su atleti, hanno mostrato un azione favorevole con la co-somministrazione di PEG MGF e IGF1-LR3 o DES. L’uso combinato di MGF e IGF-1 LR3 risulta molto funzionale come “bridge” tra i cicli di AAS o durante la PCT per prevenire la perdita di massa muscolare e accelerare il recupero.
Anche se la scienza sembra fornire dati impressionante su carta, nel mondo reale, si vede qualcosa di totalmente diverso. Mentre il PEG MGF avrebbe dovuto teoricamente dare agli atleti risultati migliori rispetto al MGF regolare, in realtà difficilmente si riesce a raggiungere gli stessi risultati ottenuti con il classico MGF, anche con un dosaggio più alto (a giudicare dagli atleti seri con cui ho personalmente parlato).
Questo non vuol dire che il PEG MGF sia inutile, anzi. Sulla base delle evidenze sul campo, e sulle conversazioni con diversi atleti e culturisti, il miglior uso del PEG MGF si ha in congiunzione con (non al posto di) l’MGF regolare (e IGF). Utilizzare il PEG MGF nei giorni di riposo e l’MGF nei giorni di allenamento è una scelta funzionale.
Un protocollo correttamente pianificato potrebbe essere composto da una dose di 400-500mcg di PEG MGF nei giorni di riposo, e una dose di 200mcg di MGF con 100mcg di IGF-1LR3 nei giorni di allenamento (post-workout).

Per la maggior parte degli atleti con cui ho parlato e lavorato, questo protocollo è risultato una delle scelte migliori.

 

Quindi, ricapitolando, il PEG MGF risulta un prodotto da usare sempre in combinazione con un ciclo di IGF + MGF, e mai al posto del MGF regolare.
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Sia l’MGF che il PEG MGF vengono venduti in flaconcini (vial) contenenti la polvere che deve essere ricombinata con acqua batteriostatica. Generalmente, risulta ottimale ricombinare 2mg di polvere con 1ml di acqua batteriostatica. Una volta ricombinato, il prodotto può essere conservato in frigo per circa sei mesi. Bisogna evitare l’esposizione del prodotto a fonti di calore o alla luce del sole.

Tuttavia, l’MGF non si limita ad essere un brillante aiuto per gli atleti. Esso ha un grande ruolo da svolgere in ambito mendico per il trattamento dei pazienti colpiti da degenerazioni muscolari.

Per concludere, come sempre evitate il “fai da te” e assicuratevi della qualità del prodotto acquistato.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. British Journal of Sports Medicine 2005;39:787-788; doi:10.1136/bjsm.2004.015826 © 2005 by BMJ Publishing Group Ltd & British Association of Sport and Exercise Medicine
2. Goldspink G, Yang SY. Method of treating muscular disorders. United States Patent. Patent No US 6,221,842 B1, Apr 24 2001.
3. Barton-Davis E, Shoturma DI, Musaro A, et al. Viral mediated expression of insulin-like growth factor-I blocks the aging-related loss of skeletal muscle function. Proc Natl Acad Sci USA 1998;95:15603–7
4. J Physiol (2003), 547.1, pp. 247-254© Copyright 2003 The Physiological SocietyDOI: 10.1113/jphysiol.2002.032136

Follistatina: storia, studi e applicazioni

Storia e studi sulla Follistatina

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Follistatina (FST)

La Follistatina , anche nota come proteina activina-legante (activin-binding protein), è una proteina codificata nell’essere umano come gene FST.[1,2] .
La Follistatina è una glicoproteina autocrina che viene espressa in tutti i tessuti degli animali superiori . La sua funzione primaria è la bio neutralizzazione di legame dei membri della superfamiglia TGF-β, con un particolare focus sull’activina, un ormone paracrino.
Un nome usato in precedenza per questa proteina era FSH-suppressing protein (FSP). Al momento del suo iniziale isolamento dal liquido follicolare, è stata osservata inibire la secrezione dall’ipofisi anteriore dell’ormone follicolo-stimolante (FSH).
La Follistatina fa parte dell’Asse inibina-activina-follistatina. Le isoforme FS-288 e FS-315, sono note per essere create dalla splicing alternativa della trascrizione primaria dell’mRNA. L’isoforma FS-300 (Follistatina suina) si ritiene essere il prodotto di modificazione post-traslazionale mediante troncamento del dominio C-terminale della catena di aminoacidi primaria. 
Il singolo gene FST può anche essere codificato in due isoforme, FST317 e FST344 contenenti, rispettivamente, 317 e 344 aminoacidi, derivanti dallo splicing alternativo dei precursori dell’mRNA.

Quindi, ci sono vari tipi di Follistatina e tutti hanno funzioni diverse. Per quanto ne sappiamo, solo la Follistatina-344 è attiva nel tessuto muscolare.
Sebbene la Follistatina sia onnipresente la sua concentrazione più alta è stata individuata nell’ovaio femminile, seguito dalla pelle.

 

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La Follistatina proteina activina-legante è prodotta dalle cellule folliculostellate (FS), cellule situate nell’Ipofisi anteriore. Le cellule FS sono connesse con le classiche cellule endocrine dell’Iopofisi anteriore comprese quelle gonadotrope.


Nei tessuti l’activina ha un importante ruolo nella proliferazione cellulare, rendendo in tal modo l’azione della Follistatina una salvaguardia contro la proliferazione cellulare incontrollata agendo anche come strumento di differenziazione cellulare. Entrambi questi ruoli sono fondamentali per la ricostruzione e la riparazione dei tessuti, e possono spiegare l’alta presenza di Follistatina nella pelle.

 

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Activina

Nel sangue, l’activina e la Follistatina sono entrambi noti per essere coinvolti nella risposta infiammatoria seguente lesione dei tessuti o incursioni patogene. La fonte della Follistatina nel plasma deve ancora essere determinata, ma a causa della sua natura autocrina si pensa possa essere rintracciabile nelle cellule endoteliali che rivestono tutti i vasi sanguigni, o nei macrofagi e nei monociti che circolano nel sangue.

 

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La Follistatina è coinvolta nello sviluppo dell’embrione. Ha azione inibitoria sulle proteine morfogenetiche dell’osso (BMP); le BMP inducono l’ectoderma a diventare ectoderma epidermico. L’inibizione delle BMP permette al neuroectoderma di derivare dall’ectoderma, un processo che alla fine costituisce la piastra neurale. Altri inibitori coinvolti in questo processo sono le proteine Noggin e Chordin.
Follistatina e BMP sono anche note per svolgere un ruolo nella follicologenesi all’interno dell’ovaio. Il ruolo principale della Follistatina nell’ovaio estro/mestruale, finora, sembra essere la progressione del follicolo da antrale a antrale/dominante, e soprattutto la promozione della differenziazione estrogena nella produzione delle cellule granulose (GC) del follicolo dominante nella produzione del Progesterone nelle grandi cellule luteina (LLC) del corpo luteo.

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La Follistatina è attualmente in fase di studio per il suo ruolo nella regolazione della crescita muscolare nei topi, come antagonista della Miostatina (nota anche come GDF-8, un membro della superfamiglia TNF) che inibisce la crescita muscolare eccessiva. Lee & McPherron hanno dimostrato che l’inibizione della GDF-8, sia per eliminazione genetica (topi knockout) o per aumento della quantità di Follistatina, provoca un notevole aumentato della massa muscolare.[3][4]
Nel 2009, la ricerca sui macachi ha dimostrato che la regolazione della Follistatina attraverso la terapia genica ha portato anche alla crescita muscolare e ad aumenti di forza. Questa ricerca ha aperto la strada per gli studi clinici sull’uomo. 

Precedenti studi clinici tesi ad aumentare la massa – e conseguentemente la forza – muscolare sono stati condotti in pazienti affetti da distrofia di Becker e da distrofia facio-scapolo-omerale, utilizzando alcune sostanze in grado di bloccare l’azione della Miostatina in maniera specifica e selettiva (ad esempio mediante l’uso di un anticorpo contro la Miostatina, il MYO-29). Tali studi non hanno dato gli esiti attesi, nonostante i risultati promettenti ottenuti nei modelli murini di malattia (sul topo) e nonostante il farmaco fosse stato ben tollerato dai pazienti.
Questi risultati dubbi hanno più recentemente indotto a valutare l’effetto di altre proteine, inibenti l’azione della Miostatina. Tra queste, appunto, la Follistatina , che impedisce il legame della Miostatina con il suo recettore e a mostrato una maggiore efficacia rispetto ad altre sostanze “anti-Miostatina”.

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In aggiunta alla soppressione delle proprietà degenerative della Miostatina, la Follistatina sopprime anche la sintesi e la secrezione da parte della ghiandola pituitaria dell’ormone follicolo-stimolante (FSH). [6] Alti livelli di FSH nell’uomo sono indicatori di una irregolarità nella funzione testicolare.


Uno studio ha anche dimostrato che l’aumento dei livelli di Follistatina conduce ad un aumento della massa muscolare di alcuni gruppi muscolari principali, e può aumentare l’aspettativa di vita nei casi di atrofia muscolare spinale (SMA) in modelli animali.[5]
E ‘inoltre in fase di studio per il suo coinvolgimento nella sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), anche se c’è un dibattito in merito al suo ruolo diretto in questa malattia.

Uso della Follistatina nel BodyBuilding
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La Follistatina, in particolare la Follistatina 344 (FS344), ha rapidamente guadagnato popolarità nella comunità del BodyBuilding iniziando ad essere conosciuta dal “grande pubblico”. Infatti, non poteva passare inosservata la sua azione inibitoria sulla Miostatina, grande limitatore della crescita muscolare.
Come ben sappiamo, La miostatina è una proteina scoperta nel 1997 da un gruppo di scienziati guidati da Alexandra McPherron e Se-Jin Lee alla Johns Hopkins University. Essa risulta essere il fattore che limita la crescita muscolare negli esseri viventi. Prodotta soprattutto dalle cellule del muscolo scheletrico, come abbiamo visto la sua attività viene regolata da un inibitore chiamato Follistatina. In breve, la Miostatina regola la crescita dei muscoli del nostro corpo, impedendo una crescita di questi oltre un certo limite genetico (individuale). Quindi, di conseguenza, un inibizione dell’azione della Miostatina indotta dalla supplementazione di Follistatina permetterebbe ad un atleta di raggiungere una maggiore crescita muscolare, limitando ulteriormente i fattori omeostatici.


Tutti noi conosciamo gli stratagemmi messi in atto dal corpo per mantenere l’omeostasi durante un ciclo di ASS, in special modo dopo la 4° settimana: aumento dell’ACTH e del Cortisolo, aumento degli Estrogeni, ecc… . In uomini trattati con dosi crescenti di Testosterone, è stato osservato che i livelli di Miostatina erano significativamente più alti dal giorno 56 rispetto al basale, sia negli uomini giovani che meno giovani; cambiamenti nei livelli di Miostatina erano significativamente correlati con i cambiamenti del Testosterone totale e libero negli uomini giovani. In questo caso la Follistatina risulterebbe di grande impatto nell’alterazione positiva dei fattori di azione/reazione del corpo.

 

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Trichostatina (TSA) 

Alcuni inibitori della Miostatina, come la Trichostatina A (TSA), richiedono la somministrazione giornaliera, mentre un aumento dei livelli di FS344 hanno mostrato un efficacia fino a 15 mesi dopo la prima iniezione. La mancata necessità di somministrazione giornaliera rende la follistatina una valida alternativa per la soppressione della Miostatina.

 


La Follistatina “human-grade”è piuttosto costosa; parliamo di 4.500$ per 1mg![6] E questa cosa mi fa pensare sulla reale qualità della Follistatina commercializzata. Nei siti dove viene venduta la Follistatina è indicato il suo uso solo in ambito animale e non umano. Tuttavia, ne i costi ne le indicazioni hanno impedito ai BodyBuilders di reperirla e sperimentare sulla loro pelle gli effetti di questa molecola.
Solitamente, gli atleti che utilizzano la Follistatina (FS344) nelle loro preparazioni la assumono in iniezioni localizzate di 100 microgrammi (mcg) al giorno dai 10 ai 30 giorni. La FS viene anche inserita nei periodi di stacco dagli AAS in combinazione con peptidi o in PCT.
Quando acquistata, generalmente viene consigliato di ricostituire la Follistatina liofilizzata sterile in una soluzione non inferiore a 100 microgrammi/ml.
La Follistatina liofilizzata rimane stabile a temperatura ambiente per 3 settimane, deve essere conservato ad una temperatura inferiore ai 18 ° C. Dopo la ricostituzione la FS deve essere conservata a 4 ° C per 2-7 giorni.
Per la conservazione a lungo termine si consiglia di aggiungere una proteina carrier (0,1% HSA o BSA). Si consiglia di evitare di congelare e scongelare la soluzione.


Alcuni utilizzatori hanno sperimentato questa molecola a dosi superiori ai 200 mcg/die, ma gli effetti non sono risultati maggiori rispetto al dosaggio standard. Ci sono stati diversi casi nei quali non si è verificato alcun effetto (e qui ritorniamo alla dubbia qualità della FS venduta). Alcuni utilizzatori dichiarano effetti miracolosi dopo la somministrazione di FS344; effetti difficilmente attribuibili alla sola somministrazione di FS344 (mancanza di controllo scientifico e di uso in monoterapia). Esaminando le abitudini dei singoli atleti si nota un aumento dell’appetito e un consequenziale aumento dell’introito calorico. Alcuni di loro sono passati da 4.000 a oltre 6.000Kcal giornaliere.
Come tutti sanno, ogni volta che si aumenta notevolmente l’apporto calorico sopra il fabbisogno calorico giornaliero, si va incontro ad un aumento di peso. Gli utilizzatori che hanno inserito l’FS344 in una fase di “definizione” non hanno osservato alcun aumento della perdita di grasso o della percentuale di mantenimento della massa magra rispetto al suo non utilizzo. E’ interessante notare che gli utilizzatori di FS344 la usano in combinazione con AAS o altri farmaci. Per questi motivi è molto difficile stabilire la reale efficacia della FS negli atleti che l’hanno fino ad oggi sperimentata (soprattutto se si tratta di soggetti poco più che principianti e/o affetti da “placebismo cronico”)

Conclusioni

Si sa molto poco di questa proteina e dei suoi effetti, anche sul breve/medio termine; anche se rimane senza dubbio una sostanza promettente per il trattamento di malattie neuromuscolari.
Come già detto, dubito fortemente della qualità (o legittimità) della maggior parte della Follistatina venduta in rete, come dubito della maggior parte dei venditori.
Degli integratori anti-Miostatina commercializzati, prodotti utilizzando tuorli d’uovo fecondati e quindi ricchi di Follistatina, anche se alcuni ne esaltano i benefici riportando la massima di Gironda, il quale consumava 36 uova (fertilizzate) al giorno, penso che bisogna rimanere con i piedi per terra e il portafoglio debitamente chiuso. Non sto dicendo che non possano avere una applicazione utile, ma non fatevi strane idee…la crescita muscolare e il miglioramento delle prestazioni sono dipendenti da una miriadi di fattori, sono un calcolo a più variabili che non può essere in alcun modo limitato ad un solo fattore. La chiave del miglioramento è nella conoscenza delle proprie (se si è semplici atleti) e/o delle altrui (se si è preparatori) risposte psico-fisiche così che si possa agire con oggettiva consapevolezza.
Se volete “sperimentare” questa molecola fatelo affiancati da personale qualificato che sappia valutare e gestire un suo uso.

Gabriel Bellizzi

Note:


1. Jump up ^ Ueno N, Ling N, Ying SY, Esch F, Shimasaki S, Guillemin R (December 1987). “Isolation and partial characterization of follistatin: a single-chain Mr 35,000 monomeric protein that inhibits the release of follicle-stimulating hormone”. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 84 (23): 8282–6. doi:10.1073/pnas.84.23.8282. PMC 299526. PMID 3120188.
2. ^ Jump up to: a b Tortoriello DV, Sidis Y, Holtzman DA, Holmes WE, Schneyer AL (August 2001). “Human follistatin-related protein: a structural homologue of follistatin with nuclear localization”. Endocrinology 142 (8): 3426–34. doi:10.1210/en.142.8.3426. PMID 11459787.
3. Jump up ^ Lee SJ, McPherron AC (2001). “Regulation of myostatin activity and muscle growth”. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 98 (16): 9306–11. doi:10.1073/pnas.151270098. PMC 55416. PMID 11459935.
4. Jump up ^ “‘Mighty mice’ made mightier”. Retrieved 2008-02-26.
5. Jump up ^ Rose FF, Mattis VB, Rindt H, Lorson CL (December 2008). “Delivery of recombinant follistatin lessens disease severity in a mouse model of Spinal Muscular Atrophy”. Hum. Mol. Genet. 18 (6): 997–1005. doi:10.1093/hmg/ddn426. PMC 2649020. PMID 19074460. Retrieved 2008-12-17.
6. “Follistatin, Human Recombinant.” BioVision Inc. Np, 2015.

DOSI ELEVATE DI TESTOSTERONE E GRASSO CORPOREO

 

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Testosterone Enantato

 

Maggiore è il testosterone somministrato agli uomini,  più grasso questi perderanno. Endocrinologi canadesi e americani descrivono l’effetto di uno studio in cui hanno somministrato ad una cinquantina di uomini sani diverse dosi di testosterone Enantato per venti settimane. (1)

Il Testosterone aumenta la massa magra, e quindi anche la massa muscolare. Più massa muscolare significa anche un maggior dispendio energetico, cosa che coinvolge anche l’uso della massa grassa come substrato energetico. Gli effetti della terapia con Testosterone sulla composizione corporea sono ben noti, ma questi effetti sono uguali per tutte le parti del corpo? Questa è la domanda alla quale i ricercatori hanno cercato di dare una risposta- in particolare per ciò che concerne la massa grassa. Per fare questo hanno somministrato a uomini sani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni un’iniezione settimanale di 25.5, 125, 300 o 600 mg di Testosterone Enantato per un periodo di venti settimane. I ricercatori hanno anche somministrato ai soggetti dello studio un GnRH-agonista affinché venisse disattiva la loro produzione di Testosterone endogena.

Le dosi settimanali di 25.5 e 50 mg di Testosterone Enantato hanno determinato un livello di Testosterone più basso del normale. La dose di 125 mg ha determinato un livello di Testosterone più o meno normale, mentre i soggetti che avevano assunto 300 e 600 mg hanno sperimentato livelli di Testosterone sovrafisiologici.

Più alto è il dosaggio, più i soggetti presentavano una migliore composizione corporea con maggiore massa magra. La massa magra, si compone di fluidi, del volume ematico, della massa ossea e dalla massa muscolare.

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Le dosi somministrate che hanno portato a livelli di testosterone inferiori rispetto al normale hanno portato ad un aumento della massa grassa. Le dosi sovra fisiologiche invece hanno portato ad una riduzione della massa grassa.

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Un basso livello di Testosterone favorisce la deposizione del grasso nella zona addominale. Le dosi sovrafisiologiche impediscono l’accumulo del grasso nella zona addominale, ma riducono solo di una piccola parte la quantità di grasso (attività lipolitica connessa al legame con in recettori AR dell’adipocita). Questo vale sia per il grasso sottocutaneo che per quello viscerale.

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Le dosi sovrafisiologiche mostrano di causare una riduzione del grasso sugli arti. In particolare, il grasso intramuscolare è ridotto.

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I ricercatori non hanno esaminato come alte dosi di Testosterone riducano la quantità di grasso. Essi ipotizzano che il Testosterone saboti gli enzimi responsabili dell’immagazzinamento degli acidi grassi nelle cellule adipose e inibisca lo sviluppo delle cellule adipose di nuova formazioni.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://jcem.endojournals.org/cgi/content/abstract/89/2/718

Crescita muscolare e connessione con gli estrogeni

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In uno sport dove l’uso di ormoni è diffusissimo, non è irragionevole supporre che i praticanti posseggano una vasta conoscenza di tali ormoni, in particolare quelli che vengono prodotti naturalmente nel corpo umano. Eppure, quando si tratta di crescita muscolare, pochi ormoni sono stati così fraintesi come gli estrogeni. Alla fine degli anni ‘90, quando il primo A.I di 3° generazione (Anastrozolo) faceva il suo debutto, gli estrogeni sono stati considerati così essenziale per il processo di crescita che l’uso off-season degli inibitori dell’aromatasi, in qualsiasi quantità, non era visto di buon occhio.

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Con questa mentalità adottata dalla maggior parte degli atleti, l’aromatizzazione era vista come un fatto puramente positivo, con tutte le preoccupazioni di un eccesso estrogenico accantonate a semplici paranoie. Certo, il Nolvadex è stato regolarmente impiegato come trattamento anti-gyno, ma essendo sito recettore specifico, il composto non ha alcuna azione volta a rallentare il tasso di conversione degli androgeni in estrogeni. Per questo motivo, non era raro vedere molti Bodybuilder di alto livello con una tale quantità di ritenzione idrica sufficiente a riempire una vasca per i pesci over-size. Il consenso generale era che i livelli di estrogeni elevati erano buoni; e se un po’ di estrogeni  erano buoni, più estrogeni erano anche meglio.

Anche se gli effetti collaterali cosmetici degli estrogeni erano ben noti, la maggior parte degli individui di quel periodo possedeva solo una conoscenza parziale dei meccanismi attraverso i quali gli estrogeni influenzano la crescita muscolare. Ciò ha portato a molte conclusioni errate, in particolare per quanto riguardava il livello di estrogeni ottimale. Mentre la maggior parte credeva che ci fosse un punto di rendimenti decrescente in cui gli estrogeni supplementari apportavano ulteriori benefici, nessuno sapeva davvero dove tale linea si collocava. Per questo motivo molti utilizzatori di steroidi hanno tentato di scoprire ciò, consentendo una conversione incontrollata degli androgeni in estrogeni.

 

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Data la mentalità odierna, è facile capire perché un eccesso della soppressione degli estrogeni era una preoccupazione (e lo rimane tutt’oggi), ma con molti Bodybuilder che utilizzavano grammi di AAS aromatizzabili su base settimanale, i livelli di estrogeni erano spesso ad un livello marcatamente fuori del range di normalità, arrivando a raggiungere livelli di 10-20x superiori il limite massimo considerato normale. E’ lecito accettare che un atleta non voglia perdere i possibili benefici di un elevato livello di estrogeni (vedi , per esempio, proliferazione dei recettori degli androgeni), ma viene difficile giustificare un livello fuori range come quello citato pocanzi. Comunque sia, non tutti pensavano che tali livelli esageratamente alti di estrogeni fossero più vantaggiosi rispetto ai livelli più moderati, ma era l’ignoranza riguardo gli effetti degli inibitori dell’aromatasi negli uomini che ha portato molti a rinunciarvici completamente.

 

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 Il Femara (nome commerciale del Letrozolo) è considerato l’A.I. più potente; negli uomini è in grado di abbassare rapidamente il livello degli estrogeni del 65%. Ciò potrebbe essere legato alla sua capacità di legame reversibile  al gruppo eme del Citocromo P450.

 

A causa della mancanza di una ricerca clinica che dimostrasse gli effetti degli AI nei maschi adulti sani, la maggior parte dei culturisti presunse che anche basse dosi di Anastrozolo (Letrozolo e Exemestane non era ancora stati rilasciati)  avrebbero influenzato gli estrogeni allo stesso modo come nelle donne, con una riduzione dei livelli degli estrogeni circolanti del 95% o +. Ovviamente, questo sarebbe stato un problema e, di conseguenza la maggior parte dei culturisti ritenne che fosse nel loro interesse, dal punto di vista della crescita, mantenere un livello estremamente elevato di estrogeni, piuttosto che spazzare via questi ultimi quasi del tutto perdendo  i loro benefici.

Una mancanza di ricerca clinica non era l’unica ragione per la quale i culturisti scelsero di intraprendere questa strada. Parte della colpa va attribuita alla errata interpretazione di prove nel mondo reale. Un effetto collaterale comune di un livello elevato di estrogeni, che diventa più pronunciato quanto più i livelli aumentano, è la ritenzione idrica. In alcuni casi la ritenzione idrica può diventare abbastanza pronunciata, tanto da portare ad un notevole aumento di peso e anche ad una maggiore resistenza tramite una migliore idratazione. Tuttavia, essendo difficile distinguere completamente tra il peso dell’acqua e quello del  tessuto magro, molti scambiavano questo aumento di massa e forza, almeno in parte, ad un effettivo aumento della massa muscolare magra. A questo si aggiunge il fatto che la massa e la forza tendevano a diminuire con l’inizio dell’assunzione degli  A.I., e da ciò possiamo capire il perché molti si convinsero del fatto che gli inibitori dell’aromatasi abbiano un impatto negativo sulla crescita muscolare.

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Anche se il dibattito continua ancora oggi, la maggior parte dei Bodybuilder non è più convinta che queste concentrazioni estremamente sovrafisiologiche di estrogeni siano necessarie per massimizzare la crescita. In verità, noi non conosciamo il punto esatto in cui i benefici degli estrogeni sono massimizzati, in quanto vi sono molteplici vie, sia dirette che indirette, attraverso le quali gli estrogeni possono influenzare positivamente la crescita muscolare. Eppure, ci sono alcune prove che suggeriscono che i livelli di estrogeni leggermente elevati (appena sopra il range massimo) sono necessari per massimizzare tutti questi vantaggi. Tuttavia, si dovrebbe tenere a mente che il mantenimento dei livelli di estrogeni anche un po’ al di fuori del range di normalità aumenta notevolmente il rischio di sviluppare aterosclerosi, un forte fattore di rischio per infarto e ictus. Allo stesso tempo, i benefici della crescita connessi ad un così fatto aumento degli estrogeni sarà probabilmente minore, nel migliore dei casi, soprattutto se confrontato con i livelli di estrogeni che sono già nel range superiore al normale.

Conoscendo ora l’importanza degli estrogeni per i Bodybuilder, quali sono alcuni dei modi attraverso i quali gli estrogeni possono contribuire a promuovere la crescita muscolare? A differenza del Testosterone e di altri AAS, gli estrogeni non stimolano direttamente la crescita muscolare attraverso l’attivazione degli A.R. . Piuttosto, aiutano a stimolare il recupero e la crescita attraverso altri meccanismi, uno dei quali è l’aumento dei livelli di IGF-1.

 

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Fattore di Crescita Insulino Simile di Tipi I (IGF-1)

 

Dopo un allenamento intenso, l’ipertrofia del muscolo scheletrico è regolata da almeno tre grandi processi molecolari. Questi includono l’attività delle cellule satellite, la trascrizione genica, e la sintesi delle proteine, e tutti e tre sono fortemente influenzate dal IGF-1. L’ IGF-1 aumenta anche la a-actina, l’espressione del mRNA e la sintesi proteica e contemporaneamente migliora il trasporto dei nutrienti attraverso la sua attività insulino-simile. Ottimizzando i livelli di estrogeni, sono supportati i principali processi di costruzione del muscolo, portando ad un aumento del tasso di sintesi del tessuto muscolare.

Gli estrogeni svolgono anche un ruolo nella sintesi dell’ormoni della crescita, i cui effetti sul muscolo e sulla  lipolisi sono stati ben documentati. La linea di fondo è che senza un adeguato livello degli estrogeni, i livelli di ormone della crescita ne soffriranno, rendendo più difficile sia il guadagno di massa muscolare sia la perdita del grasso corporeo. Come ulteriore vantaggio, gli estrogeni favoriscono la crescita dell’espressione del recettore ormonale, potenziando ulteriormente i suoi effetti nel corpo. In parole povere, l’ormone della crescita funziona meglio in presenza di un livello adeguato di estrogeni. 

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Un livello adeguato di estrogeni garantisce anche un aumento della traslocazione dei Glut-4. Situato all’interno delle cellule, il Glut-4 è una proteina carrier che trasporta i nutrienti dalla superficie cellulare verso l’interno della cellula, dove possono poi essere utilizzati per il recupero e la crescita. Salvo attivazione, il Glut4 rimane all’interno della cellula, “ibernato” finché esso non riceve un segnale per salire in superficie. Tuttavia, in determinate condizioni il Glut-4 può essere piuttosto ostinato, rifiutandosi di salire nella superficie delle cellule in quantità adeguate, anche in presenza del segnale. Gli Estrogeni migliorano la traslocazione (spostamento) dei Glut-4 alla superficie cellulare, permettendo ad una maggiore quantità di sostanze nutritive di penetrare nella cellula, dove potranno infine essere utilizzate per la crescita muscolare e la riparazione. Ciò ha dei risvolti positivi sulla sintesi di glicogeno .

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Esiste una interazione che pochi conoscono e che incide particolarmente sulla crescita muscolare: l’interazione tra estrogeni e Miostatina. Come uno dei più potenti soppressori della crescita muscolare nel corpo umano, la proteine Miostatina interferisce con il processo di crescita su più livelli, uno dei quali è l’interferenza con l’mTOR. Anche piccoli aumenti di questo composto provocano  catabolismo muscolare rendendo più difficile il mantenimento del tessuto muscolare esistente, per non parlare di aumentare la massa e la forza. Per darvi un’idea di quanto potente sia la Miostatina, animali che sono stati geneticamente modificati per garantire l’assenza del gene della Miostatina hanno mostrato drastici aumentati dei livelli di massa muscolare rispetto ai loro simili geneticamente intatti. In molti casi in questi animali si è verificato un aumento di oltre il 100% del tessuto magro rispetto agli animali non trattati; un aumento enorme per non dire altro.

 

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RNA messaggero (mRNA)

 

Tuttavia, non abbiamo bisogno di essere degli esperti di ingegneria genetica al fine di manipolare i livelli di Miostatina all’interno del corpo. Negli studi clinici volti a valutare gli effetti dell’allenamento sulla Miostatina in uomini e donne, i livelli di estrogeni elevati che si trovano nelle donne hanno mostrato di avere un effetto inibitorio degli effetti sul tessuto muscolare della Miostatina e una sotto-regolazione dei livelli sierici di LAP / propeptide  e dell’espressione della Miostatina riducente l’ mRNA. Questo effetto di sotto-regolazione rende gli estrogeni anti-catabolici e, quindi, una componente importante del processo di crescita.

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Infine, gli estrogeni possono migliorare la contrazione muscolare attraverso un miglioramento della funzione della Miostatina. Mentre i benefici del miglioramento delle prestazioni sono evidenti, un aumento della forza muscolare dovrebbe indirettamente aumentare la crescita muscolare, consentendo all’individuo di gestire pesi più consistenti durante l’allenamento, conferendo in tal modo un maggior stimolo allenante.

Non considerando più gli estrogeni solo come una classe di steroidi “femminili”, il ruolo di questi ormoni nella crescita muscolare è innegabile. Considerabili alla stregua di un agente di crescita con diverse sfaccettature, gli estrogeni lavorano mano nella mano con il Testosterone per massimizzare molti dei processi anabolizzanti chiave del corpo e dei processi anti-catabolici in modo dose-dipendente. Anche se la scienza non ha ancora rivelato la quantità di estrogeni necessaria per massimizzare l’ipertrofia muscolare, i culturisti dovrebbero essere messi in guardia contro l’eccessiva soppressione degli estrogeni, dal momento che  l’evidenza suggerisce che l’attuale tendenza di mantenere i livelli di estrogeni all’interno del range basso, è improbabile che ciò  fornisca tutti i vantaggi dovuti a questi ormoni  sulla costruzione del tessuto muscolare. 

 

Gabriel Bellizzi

 

DOSI ELEVATE DI TESTOSTERONE ED EFFETTI (POSITIVI E COLLATERALI)

 

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Testosterone Enantato

 

I giovani che eseguono allenamenti di forza riescono ad aumentare maggiormente la propria massa magra iniettandosi Testosterone Enantato. Più alto è il dosaggio, maggiori sono gli effetti del Testosterone sulla massa muscolare e sulla potenza. I ricercatori americani hanno riferito questo sedici anni fa sul American Journal of Physiology – Endocrinologia e Metabolismo. (1) Gli effetti collaterali di alte dosi di Testosterone non sono eccessivi. Almeno, fino a quando non siete troppo preoccupati per il vostro HDL.

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I ricercatori hanno utilizzato il GnRH-agonista Decapeptyl per disattivare la produzione di Testosterone in sessanta uomini sani di età compresa tra i 18 ei 35 anni con precedenti esperienze nel sollevamento pesi. Poi hanno fatto seguire agli uomini presi in esame un ciclo di venti settimane di iniezioni di Testosterone Enantato. Gli uomini hanno ricevuto una dose settimanale di 25, 50, 125, 300 o 600 mg di Testosterone. Una dose di 25 mg è appena sufficiente a mantenere intatto il funzionamento sessuale maschile. La dose massima di Testosterone che gli uomini possono iniettare settimanalmente senza incorrere in problemi medici acuti è di 600 mg, almeno secondo gli studi pubblicati. Non tutti nel mondo degli steroidi sono d’accordo su tale cifra.

Gli uomini hanno tenuto un diario della loro attività sessuale, ma non c’era alcun segno di eventuali effetti. Stranamente, non faceva alcuna differenza se gli uomini si iniettavano 25 o 600 mg. Lo schema seguente mostra le variazioni relative.

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Più alta è la dose di Testosterone, tanto meno massa grassa si sviluppava negli uomini dello studio. E più Testosterone veniva iniettato, maggiore era il numero di chilogrammi che potevano spostare con la Leg-Press. Ci si potrebbe chiedere cosa sarebbe successo se gli uomini avessero ricevuto una dose di 1200 mg di Testosterone Enantato.

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La massa magra è costituita solo in parte dalla massa muscolare. Ma la massa muscolare è aumentata anche con dosi di Testosterone più alte.

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I ricercatori sono più preoccupati per il rapporto tra ormoni anabolizzanti e cancro. Quando si tratta di ormoni androgeni, i ricercatori sono particolarmente preoccupati per gli effetti sulla prostata. Un indicatore della salute della prostata è il Semenogelasi o antigene prostatico specifico (PSA) . Più le concentrazioni di PSA sono alte nel sangue, peggiore è la salute della prostata. Ma gli uomini dello studio che sono stati trattato con iniezioni di Testosterone più elevate non avevano un più alto livello di PSA.

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Le dosi più elevate di Testosterone hanno mostrato solo un aumento poco più consistenti, ma nulla per cui gli uomini dovessero essere preoccupati. [L’effetto è più grave negli uomini anziani.]
Un problema è stato l’effetto di dosi più elevate di testosterone sul colesterolo “buono” HDL.

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I ricercatori concludono comunque che il Testosterone non è una sicuro al cento per cento. Ed è per questo che essi sostengono lo sviluppo dei SARM nella loro conclusione: “I Modulatori Selettivi dei Recettori degli Androgeni che aumentano preferenzialmente la massa muscolare e la forza, ma interessano solo in minima parte i fattori della prostata e il rischio cardiovascolare, sono preferibili.”

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://ajpendo.physiology.org/cgi/content/full/281/6/E1172

Metformina: caratteristiche e uso nel Body Building

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Metformina

La Metformina è un farmaco appartenente alla famiglia delle biguanidi usato per il trattamento del diabete di tipo II. Il diabete di tipo II è detto anche diabete mellito non insulino dipendente. Comunque, la Metformina può essere prescritta anche per il trattamento del diabete di tipo I (insulino dipendente) per controllare il glucosio ematico in combinazione con iniezioni di Insulina.

La caratteristica principale della Metformina è di interagire fortemente con l’AMPK regolandone l’espressione. Infatti una sua sottoregolazione porta a consumare ATP, sintetizzare colesterolo e acidi grassi e a consumare glucosio: situazione in cui i livelli di insulina sono abbastanza alti (dunque abbondanza energetica). Al contrario invece, una sua sovraregolazione porta a creare ATP, consumare maggiormente acidi grassi per scopi energetici ed è una situazione metabolica simile alla restrizione calorica in cui i livelli d’insulina si mantengono bassi (dunque scarsità energetica).
La Metformina sovraregolando l’AMPK ha mostrato di avere quindi un impiego terapeutico alquanto trasversale nella cura delle disfunzioni metaboliche.

 

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Dunque la Metformina (sovraregolando l’AMPK) attua:

– riduzione della secrezione d’insulina
– riduzione della sintesi di acidi grassi e colesterolo dalle due situazione precedenti deriva:
– incremento della lipolisi
– incremento dell’ossidazione lipidica, captazione di glucosio e glicolisi nei muscoli scheletrici
– incremento dell’ossidazione lipidica e captazione di glucosio da parte del cuore
– inibizione dei processi pro-infiammatori
– riduzione a circa la metà dell’assorbimento di glucosio dal tratto gastrointestinale
– inibizione della gluconeogenesi epatica del 36%
– aumento del numero e della sensibilità dei recettori insulinici,
– incrementando la captazione del glucosio sulle strutture periferiche
– aumenta l’ossidazione lipidica per scopi energetici
Dalla seguente meta-analisi è risultato che la Metformina riduceva del:

– 5,3% il BMI e i trigliceridi
– 4,5% la glicemia a digiuno
– 14,4% l’insulina a digiuno
– 5,6% il colesterolo LDL
– 40% l’insorgenza del diabete (nei soggetti pre-diabetici)

incrementando del 5% il colesterolo HDL. La metformina dunque potrebbe essere usata anche nei soggetti dislipidemici con valori moderatamente alterati dell’LDL, anzichè usare le statine, e in associazione con repaglinide poichè ha mostrato da un lato di incrementare l’insulino sensibilità e dall’altro di migliorare il profilo lipidico.
Non è attualmente chiaro però il meccanismo tramite cui riesce ad attivare l’AMPK, ma altre ipotesi sul come la Metformina riesca ad inibire la produzione epatica di glucosio sono state avanzate. Ad esempio è stato ipotizzato che la Metformina possa inibire la glicerolo 3-fosfato deidrogenasi mitocondriale (mGPD) il che ridurrebbe la produzione di glucosio epatico dal glicerolo e dal lattato, ma il sistema shuttle del glicerolo fosfato è poco rilevante a livello
epatico a differenza di quello del malato aspartato, tant’è che su modello animale la distruzione dello shuttle glicerolo fosfato non ha alterato la glicemia ed inoltre si potrebbe prevedere che la gluconeogenesi dal lattato non sarebbe stata influenzata dato che il NADH prodotto dalla conversione del lattato a piruvato sarebbe stato consumato dalla gliceraldeide 3-f osfato
deidrogenasi durante la gluconeogenesi.
Però è stato trovato un anello di congiunzione tra questi due meccanismi, poichè è stato visto che la sovraregolazione dell’AMPK inibiva la mGPD nei lieviti (molto simile a quella umana), ciò spiegherebbe la possibile interazione fra il pathway che regola la mGPD e l’azione diretta che la Metformina esplica sull’AMPK.

 

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E’ interessante notare che studi relativamente recenti suggeriscono che la Metformina possa inibire direttamente l’azione della leucina sull’mTOR. Non solo ciò sarebbe un cattivo segno per la crescita muscolare, ma l’effetto inibitorio della Metformina sull’mTOR dovrebbe avere un effetto principale per la sua correlazione con la riduzione del rischio di tumori mortali nei diabetici. Interessante quanto postulato dal Dr. Melnik della University of Osnabrück in Germania: la Metformina può essere una concorrente diretta della leucina per il legame e l’attivazione dell’mTORC1. Il dottore ha osservato nel suo articolo che la consueta dose quotidiana nei diabetici di Metformina (2 g) è nel range dei 2 g di leucina derivati dal consumo giornaliero di 100 g di carne o di formaggio. Poiché le due sostanze sono simili di struttura e dimensioni, possono essere in competizione per i medesimi siti nell’attivazione dell’mTOR.

Comunque, la Metformina possiede queste tre caratteristiche di rilevante interessa:

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Rappresentazione schematica della Gluconeogenesi

1) Aumenta il numero e la sensibilità dei recettori cellulari per l’Insulina;
2) Diminuisce la quantità di glucosio/zucchero assorbita dall’intestino;
3) Diminuisce la quantità di glucosio/zucchero prodotta dal fegato (una fonte primaria per la produzione di glucosio epatico sono gli aminoacidi).

 

 

Questi tre effetti spiegano perché raramente la somministrazione clinica di Metformina si traduce in casi di maggiori effetti ipoglicemici durante la somministrazione del farmaco da solo. Comunque, quando somministrato in combinazione con iniezioni di insulina e/o di sulfonylureas (Glipizide) si verifica un incremento significativo dei fabbisogni di carboidrati e aumento del peso.

Le sopra menzionate caratteristiche esplicate dalla Metformina hanno fatto si che questo farmaco entrasse nell’arsenale della supplementazione farmacologica sportiva, soprattutto nel Body Building.

Generalmente i Body Builder utilizzano gli effetti della Metformina in modo diverso per fasi diverse:

1) Durante le fasi di massa (Bulk), con l’utilizzo di insulina esogena, 500-800mg di Metformina 1-2 volte al giorno hanno aumentato l’efficacia dell’insulina. Ciò è stato dovuto a un incremento del numero e della sensibilità dei siti recettori. La Metformina diminuisce anche la quantità di insulina esogena necessaria per ottenere i risultati massimi.

2) Durante la rigenerazione pancreatica o i protocolli che comprendono Glipizide, Glyburide o altri stimolanti del pancreas/insulina, la Metformina ne aumenta l’efficacia e amplifica i risultati. La dose comune di Metformina per questo scopo è di 500mg 2 volte al giorno.

3) Durante le fasi di definizione (Cut), i Body Builder utilizzano la Metformina come mezzo per diminuire la produzione di glucosio da parte del fegato e l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino. Di per se, ciò diminuisce la secrezione di insulina da parte del Pancreas e incrementa la dipendenza del corpo dalle riserve di grasso per i fabbisogni energetici. Ciò viene fatto specialmente durante l’uso di GH e del PGF-2 e crea un effetto sinergico con gli AAS. Dato che i siti recettori cellulari per l’insulina sono più sensibili e dato che esiste una stimolazione incrociata fra l’IGF-1 e l’insulina (e i loro siti recettori opposti) la conservazione della massa magra incrementa notevolmente. Questo effetto favorisce la riduzione degli effetti negativi che una dieta di dimagrimento esercita sulla produzione endogena di IGF-1: se avviene una cosomministrazione di IGF-1 e Metformina il vantaggio riflette sulla minor dose (di IGF-1) necessaria e sulla migliore efficienza recettoriale.

E’ risaputo che durante una dieta con deficit-calorico l’IGF-1 prodotto diminuisce, ed è uno dei fattori per cui la massa magra conservata si riduce. Se i siti cellulari sono più numerosi e sensibili, la stimolazione necessita di meno IGF-1. Solitamente, 500mg al giorno di Metformina sono considerati sufficienti.

La Metformina dovrebbe essere assunta insieme ai pasti e mai meno di sei ore prima di andare a letto. I soggetti con problemi renali non dovrebbero assumere Metformina e la maggior parte degli atleti dovrebbe essere a conoscenza del fatto che in alcuni casi l’associazione con farmaci 17-alfa-alchilati può indurre un danno epatico ancora maggiore.

Il foglietto illustrativo del Glucophage (nome commerciale del farmaco contenete Metformina) descrive i potenziali pericoli di un uso non controllato:

Combinare la Metformina con il Digoxin (Lanoxin), il Furosemide (Lasix) o qualsiasi diuretico è pericoloso per i soggetti con problemi cardiaci. La Metformina ha dimostrato di poter indurre l’acidosi. L’acidosi è un accumulo di acido lattico nel sangue. L’aumento eccessivo e prolungato di acido lattico nel sangue può causare problemi gravi. L’uso di alcol aumenta il rischio di acidosi durante i periodi di uso della Metformina. Prima dell’uso è essenziale un consulto medico e affidarsi a personale qualificato.

I segni dell’acidosi sono:

– Vertigini
– Stanchezza, debolezza, agitazione
– Dolori muscolari insoliti
– Ritmo cardiaco lento o irregolare
– Freddo
– Problemi di stomaco insoliti

Durante l’uso della Metformina, anche da sola, nonostante la rarità di casi ipoglicemici con il solo uso di questa molecola, è consigliato il controllo regolare della glicemia ematica attraverso un misuratore elettronico di facile reperibilità in farmacia o in rete.

Ma è vero che la Metformina ha un effetto negativo sulla Tiroide?

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Lo studio di Fournier et al. (1) uno studio trasversale di osservazione dove sono stati raccolti i dati di 65626 pazienti che hanno ricevuto metformina tra il 1988 e il 2012, sono stati divisi in due coorti di cui una era formata da 5689 ipotiroidei e 59937 eutiroidei. Lo scopo era di vedere la correlazione fra uso di metformina e bassi livelli di TSH, dall’analisi era emerso che in chi presentava ipotiroidismo il rischio di avere bassi livelli di TSH aumentava del 55% rispetto agli eutiroidei; ok, tutto questo può bastare per affermare un nesso causale patologico tra metformina e riduzione dei livelli di TSH? NO certo che no!

n letteratura le evidenze su tale correlazione raccontano una storia un po diversa se solo ci si soffermasse ad analizzarle, infatti nello studio di Karimifar et al (2) andomizzato in doppio cieco placebo controllato (ben diverso da un’analisi retrospettiva osservativa) sono stati analizzati gli effetti della metformina sulla tiroide per 3 mesi in 89 soggetti pre-diabetici divisi in due gruppi, in cui sono stati misurati i valori del TSH ma anche il volume ghiandolare (oltre alle misure antropometriche). Il protocollo del gruppo metformina prevedeva un dosaggio scalare da 500mg fino a 1500mg in base alla tolleranza soggettiva, ma comunque non meno di 500mg. I risultati dello studio sono stati che la metformina non ha inciso significativamente sull’alterazione del TSH, ma dividendo il gruppo in due sottogruppi in base ai valori basali di TSH (quindi 0.3-2.5 μU/ml e 2.6-5.5 μU/ml) è stato visto che una riduzione significativa del TSH si è avuta nel gruppo che mostrava valori basali più elevati; nessuna differenza significativa tra il prima e il dopo sul volume nodulare medio in entrambi i gruppi, ma isolando i noduli solidi è stato visto che il loro volume era diminuito nel gruppo a metformina. Per quanto riguarda l’insulino resistenza ovviamente essa ha presentato una significativa riduzione nel gruppo metformina rispetto ai valori basali.

Ora la correlazione causale tra metformina e bassi livelli di TSH non sembra cosi certa come poteva sembrare da un’analisi superficiale.

un’analisi retrospettiva precedente a quella di Fournier et al. condotta da un team italiano (Cappeli et al.(3) 2012) è stato preso un campione di 393 soggetti diabetici eutiroidei divisi in 3 gruppi, il gruppo che assumeva soltanto metformina (203 soggetti) aveva mostrato una significativa riduzione del TSH solo nel sottogruppo con valori basali compresi fra 2,51 mIU/l e 4,5 mIU/l e non in quello con valori ≥2,5 mIU/l e cosa importante è che i livelli di fT4 non sono cambiati alla fine del trattamento in tutti e 3 i gruppi.

Di per se la riduzione del TSH non vuol dir nulla se non contestualizzata.

In un lavoro precedente sempre di Cappell et al.(4) il gruppo a metformina formato da pazienti diabetici con ipotiroidismo lieve (valori medi di TSH 4,5mIU/l) aveva riportato dopo 1 anno una riduzione del TSH a 2,93mIU/l senza mai scendere a livelli inferiori al normale; anche qui sia in questo che negli altri gruppi i valori dell’fT4 e degli altri parametri non erano cambiati a seguito della riduzione del TSH.

Insomma ciò che possiamo estrapolare è che la metformina ha mostrato di ridurre il TSH solo nei soggetti diabetici con ipotiroidismo che mostravano valori basali di TSH nel range medio-alto e non in quelli nel range medio-basso, inoltre i valori di fT4 e degli altri parametri tiroidei non hanno subito alterazioni; nessun cambiamento significativo si è verificato invece nei soggetti eutiroidei.

Ma è vero che la Matformina abbassa i recettori androgeni e gli androgeni?

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Recettore degli Androgeni

 

Alcuni studi che mostrano una riduzione dei recettori androgeni ci sono ma sono in vitro (5). Esistono anche studi che mostrano una riduzione degli androgeni in vivo (6) ma se i soggetti sono supplementari chimicamente il problema non sussiste. In definitiva non c’è nulla di effettivamente valido in merito. Se si pensa che lo stesso meccanismo ipoglicemizzante della Metformina non è stato ancora compreso a pieno,  direi che di cose da scoprire in merito ci siano ancora…

 

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

  1. Fournier et al., Metformin and low levels of thyroid-stimulating hormone in patients with type 2 diabetes mellitus. CMAJ. 2014 Oct 21;186(15):1138-45. doi: 10.1503/cmaj.140688.
  2.   Karimifar et al., Effect of metformin on thyroid stimulating hormone and thyroid volume in patients with prediabetes: A randomized placebo-controlled clinical trial. J Res Med Sci. 2014 Nov;19(11):1019-26.
  3. Cappelli et al., Thyreotropin levels in diabetic patients on metformin treatment. Eur J Endocrinol. 2012 Aug;167(2):261-5. doi: 10.1530/EJE-12-0225.
  4. Cappelli et al., TSH-lowering effect of metformin in type 2 diabetic patients: differences between euthyroid, untreated hypothyroid, and euthyroid on L-T4 therapy patients. Diabetes Care. 2009 Sep;32(9):1589-90. doi: 10.2337/dc09-0273. 
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25199764.
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24267731http://bbhit.altervista.org/diabete-metformina-farmaci/


    http://bbhit.altervista.org/metformina-pseudoscienziati-disinformazione/
    – Chemical muscle enhancement. Report. B.B. desk reference. A.L.Rea
    – Costruire la bestia perfetta. Chemical muscle enhancement II. A.L.Rea
    http://www.v-power.sm/Notizia.aspx?oidnews=8f1065da-0800-4aba-97a1-7b4afa19aba8

Ormone della crescita, estrogeni, e ispessimento della pelle

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Come preparatore, la ricerca incessante per comprendere gli effetti degli ormoni sul corpo è guidata da un singolare desiderio di essere in grado di manipolarli a nostro vantaggio (in primis dell’atleta) nella ricerca dell’eccellenza fisica. Nel corso dei decenni, tre classi di ormoni sono emerse come le più influenti, sia per la loro vasta gamma di effetti sul corpo e il loro grado complessivo di impatto sul raggiungimento degli obiettivi. Questi sono gli steroidi (AAS e estrogeni), l’ormone della crescita, e l’insulina. Sebbene ciascuno di questi ormoni possa fornire effetti sia positivi che negativi, per la maggior parte, sono visti come vantaggiosi dal punto di vista del bodybuilding. Ma cosa succede quando uno di questi causa un effetto collaterale cosmetico che è in contrasto con i nostri obiettivi? Nella maggior parte dei casi semplicemente impieghiamo una contromisura appropriata e il problema va via. Tuttavia, un tale rimedio non è sempre disponibile, lasciando a noi la scelta tra il minore dei due mali.

Quando si tratta di raggiungere la condizione da gara, l’eliminazione del grasso e dell’acqua sottocutanei sono i due obiettivi più importanti, in quanto hanno il più grande effetto complessivo sul nostro aspetto. Questi non sono gli unici fattori, però. Variabili come la pienezza muscolare, la durezza e la densità muscolare, e le striature giocano un ruolo nel determinare il giudizio degli osservatori. Un altro fattore, anche se molto meno frequentemente esposto rispetto ai precedenti, è lo spessore della pelle.   

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Dorian Yates

Il grande Dorian Yates ha parlato di questo fattore in numerose occasioni, mentre accreditava la sua pelle relativamente sottile come un fattore decisivo per raggiungere l’aspetto estremamente roccioso per il quale era conosciuto. Questo ha senso, dal momento che la pelle, una volta eliminato tutto il grasso sottocutaneo, è l’ultima barriera tra i muscoli e il mondo esterno. Avvolgendo tutto il corpo come un guanto, ci impedisce di vedere chiaramente le nostre fibre muscolari e tendini come realmente sono. Mentre la persona nella media è grata per l’effetto che questa copertura naturale fornisce, nel bodybuilding serve solo a diminuire i dettagli muscolari.

La pelle è composta da tre strati; l’epidermide (strato più esterno), il derma (lo strato centrale), e il tessuto sottocutaneo (lo strato più interno). Anche se lo strato sottocutaneo è tecnicamente considerato parte della pelle, è li dove è conservato il grasso sottocutaneo ed è quindi molto variabile in termini di contenuto totale ed è  distinto dagli altri due strati, che sono ciò che noi di solito pensiamo quando sentiamo la parola “pelle”. Inoltre, il grasso sottocutaneo è in realtà solo un’altra parola per dire “grasso”, dal momento che tutto il grasso visibile comprende questo tipo di grasso (grasso intramuscolare e viscerale compongono il resto del grasso all’interno del corpo e ovviamente non sono visibili). A causa della stretta associazione del tessuto sottocutaneo con il grasso corporeo, da questo punto in avanti, ogni volta che userò la parola “pelle” mi riferirò esclusivamente agli strati di pelle conosciuti come epidermide e derma.

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Di questi due strati, il derma è facilmente il più spesso, dal momento che costituisce circa il 90% dello spessore totale della pelle e di conseguenza, è molto più adatto a sfocare la definizione muscolare che l’epidermide. Tuttavia, entrambi gli strati contribuiscono a questo effetto, rendendo necessaria la loro riduzione al minimo essenziale per la visualizzazione massima dei dettagli muscolari. Purtroppo, sia l’ormone della crescita che gli estrogeni possono avere un effetto profondo sullo spessore della pelle, rendendo la loro cattiva gestione potenzialmente controproducente per raggiungere le condizioni ottimali per la gara.

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Schema riassuntivo della biosintesi del collagene.

L’ormone della crescita aumenta lo spessore della pelle attraverso due meccanismi principali, uno dei quali è un aumento della sintesi di collagene. Il collagene è la principale proteina fibrosa insolubile nella matrice extracellulare (una raccolta di molecole extracellulari secreta dalle cellule che danno sostegno strutturale e biochimico alle cellule circostanti) e del tessuto connettivo. In realtà, è la singola proteina più abbondante nel regno animale, con ben 20 diversi tipi di collagene ad essere già stati isolati e classificati. Tuttavia, l’ 80-90 per cento di tutto il collagene trovato nel corpo umano è costituito dai tipi I, II, e III, con il tipo I ad essere il più comune.

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Agli occhi di molti, la capacità dell’ormone della crescita di aumentare la produzione di collagene è un tratto positivo ed è  uno dei più importanti vantaggi della supplementazione di GH, in quanto è responsabile di fornire non solo l’effetto anti-invecchiamento e il rafforzamento del tessuto connettivo, ma anche molti altri benefici. Tuttavia, la pelle è composto principalmente da collagene di tipo I (particolarmente nello strato del derma); il  GH è responsabile del aumento della produzione di questo. In realtà, il GH ha un effetto dose-dipendente sulla sintesi di collagene di tipo I, tanto che con dosi anche moderate ha dimostrato di aumentarne la produzione di diverse volte. Il secondo meccanismo mediante il quale il GH aumenta lo spessore della pelle, sia pure in modo indiretto, è attraverso l’aumento del IGF-1 , che aumenta la proliferazione cellulare dermica e nei compartimenti epidermici. E’ inutile dire che questo duplice effetto può avere un impatto drammatico sullo spessore totale della pelle, facendo dell’uso di GH durante la preparazione alla gara una contraddizione di sorta, in quanto possiede sia proprietà di perdita di grasso che di ispessimenti della cute.

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Gli estrogeni non sono di certo migliori sotto questo punto di vista, dal momento che interessano sia il derma e l’epidermide attraverso percorsi multipli. Nel valutare i suoi effetti sul derma, troviamo che gli estrogeni operano attraverso uno degli stessi meccanismi del GH sul aumento della sintesi del collagene, ma il modo in cui si compie questo processo è un po’ diverso. In questo caso, gli estrogeni stimolano i fibroblasti dermici (cellule all’interno dello strato del derma che generano il tessuto connettivo), una funzione primaria è produrre collagene. In uno studio, gli estrogeni hanno dimostrato di aumentare la produzione di collagene di tipo I del 76%. Anche se non è così drammatica come con l’ormone della crescita, questo è ancora un aumento di tutto rispetto, soprattutto alla luce della capacità degli estrogeni di promuovere la sintesi di acido ialuronico. Direttamente coinvolto nella idratazione cutanea, un aumento dei livelli di acido ialuronico si traduce in un aumento del contenuto di acqua dermica e una successiva espansione del volume della pelle. In uno studio, la somministrazione di estrogeni ha mostrato un aumento della sintesi di acido ialuronico a un pieno 70% nel giro di due settimane.

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Gli Estrogeni hanno anche pronunciati effetti sull’epidermide, aumentando lo spessore della pelle attraverso tre meccanismi distinti. Il primo è la stimolazione dell’attività mitotica nei cheratinociti; il tipo cellulare principale trovato nell’epidermide (cheratinociti costituiscono circa il 90% di tutte le cellule epidermiche). In parole povere, questo significa che l’estrogeno induce la proliferazione dei cheratinociti tramite scissione cellulare, portando a un aumento complessivo del numero di cheratinociti presenti nella pelle. Il secondo è inibendo direttamente l’apoptosi (morte cellulare) dei cheratinociti e l’ottundimento della produzione di chemochine; molecole infiammatorie che possono potenzialmente contribuire alla distruzione della cellula. Infine, gli estrogeni svolgono un ruolo nella idratazione epidermica, volumizzando questo strato di pelle.

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Ci sono delle applicazioni pratiche per risolvere il problema? Forse alcune. Prima di tutto, sembra che l’uso del GH pre-gara porta ad una perdita di grasso accelerata a scapito di un maggiore spessore della pelle. Solo un pensiero, ma potrebbe essere che l’uso eccessivo e massiccio di GH nei culturisti di oggi abbia contribuito alla mancanza di muscolarità spiccatamente evidente che era più prominente nella metà-fine anni 90? Non c’è dubbio che i bodybuilder di oggi siano pur sempre altrettanto magri (in termini di grasso corporeo), come i ragazzi del ’90, e per certi versi ancora di più- in particolare nella parte posteriore (se avete dubbi, basta confrontare i glutei dei Top 10 del Mr.O. 95 ‘). I livelli di ritenzione idrica sono anche al livello più basso di tutti i tempi. Eppure, molti dei culturisti di oggi sembrano mancare del dettaglio muscolare profondo e duro visto su molti dei grandi del ’90. Mentre all’insulina va una parte della colpa, se non la parte principale, sembra probabile che l’aumento dilagante dell’uso di GH (in termini di dose e durata) è responsabile di almeno alcuni dei problemi (nota: l’ormone della crescita provoca anche ritenzione idrica che può variare da lieve a grave, e che ovviamente influenza negativamente le condizioni quando si è in preparazione alla gara).

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In alto il Mr. Olympia del 1995 mentre in basso il Mr. Olympia del 2015

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Mentre io ho sempre sostenuto di staccare l’uso di GH a circa 7-14 giorni prima della gara, sono riluttante a raccomandare la totale sospensione del GH durante tutta la preparazione alla gara, semplicemente perché offre vantaggi significativi, come ad esempio una maggiore lipolisi e un migliore tasso di conservazione muscolare durante la dieta. Tuttavia, sembra che si dovrebbe sospendere il GH almeno alcuni mesi al fine di invertire completamente gli effetti negativi sullo spessore della pelle. Inoltre, il grado di miglioramento può variare notevolmente da individuo a individuo in base a numerosi fattori diversi, tra cui uno è il livello naturale dello spessore della pelle. A causa di questo, penso che alcuni bodybuilders sarebbero disposti a rischiare la sospensione dell’uso dell’ormone della crescita dal loro programma solo per scoprirlo. Tuttavia, con il GH si ha un effetto dose-dipendente della produzione di collagene, e la soluzione più ragionevole è semplicemente quella di non assumerne più di quanto sia necessario per portare il grasso corporeo nel range adeguato e mantenere la massa muscolare. Questo è un buon consiglio per molte ragioni, come l’uso di GH eccessivo, soprattutto nel lungo termine, può portare a molteplici effetti collaterali indesiderati cosmetici, in ultima analisi, danneggiando il proprio aspetto (senza considerare l’acromegalia, l’ipertrofia cardiaca e il diabete).

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Eliminare  gli effetti negativi degli estrogeni sullo spessore della pelle è un compito molto più gestibile, in quanto richiede il mantenimento dei  propri livelli di estrogeni entro l’intervallo massimo. E’ importante notare che gli effetti negativi degli estrogeni sullo spessore della pelle possono richiedere diversi mesi affinché vangano eliminati completamente, quindi il mantenimento di un elevato livello di estrogeni durante i primi mesi di preparazione alla gara per poi farli calare fino al livello minimo solo un paio di settimane prima dell’esibizione non è l’ideale. Per tutti coloro che usano grandi dosi di AAS aromatizzabili per tutta la maggior parte della preparazione, tenete questo bene in mente.

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A mio parere, frutto di dati empirici raccolti da diversi atleti è confermato anche da esperti del settore come Mike Arnold, la cosa migliore sarebbe optare per il mantenimento di un livello di estrogeni basso-normale (20-30) per tutta la preparazione per poi calare i livelli a 10 o meno nell’ultimo paio di settimane prima della gara. Gli estrogeni hanno un effetto benefico sulla gestione del glucosio e aiutano anche con la perdita di grasso, ma non ci vuole molto per ottenere questi benefici (nota: elevati livelli di estrogeni influenzano negativamente la perdita di grasso). Pertanto, il mantenimento di una normale concentrazione di estrogeni durante i primi mesi di preparazione ci permetterà di continuare a usufruire dei loro benefici senza influire negativamente sulla perdita di grasso. Poi, facendo calare i livelli verso il basso a circa 10 nelle ultime settimane, si elimina quasi completamente la ritenzione idrica persistente che potrebbe ancora essere un problema, lasciando un livello di estrogeni sufficiente a garantire un ottimale accumulo di glicogeno.

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Spero che questo articolo vi abbia dato qualcosa su cui riflettere, soprattutto perché vi sono molti bodybuilders le cui scelte si basano su nient’altro che ipotesi e dicerie. Ma a prescindere dalla strada che si sceglie, sappiate che tutti i farmaci per il miglioramento delle prestazioni hanno dei rischi, sia per la nostra salute che per il nostro aspetto. A volte, è sufficiente una leggera manipolazione per produrre risultati positivi in entrambe queste aree.

Gabriel Bellizzi

PARACETAMOLO E CICLISMO

 

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Paracetamolo

 

L’antidolorifico over-the-counter paracetamolo – conosciuto anche come il paracetamolo – ha la capacità di migliorare le prestazioni. Scienziati dello sport presso la University of Exeter in Inghilterra hanno somministrato a ciclisti allenati 1,5 g di paracetamolo e hanno scoperto che come conseguenza questi ultimi hanno ottenuto un miglioramento di 30 secondi del loro tempo in una prova di 10 miglia. (1)

Il Paracetamolo è l’analgesico più utilizzato nel mondo. È in uso fin dalla fine del XIX secolo, ma nonostante ciò gli scienziati non sanno ancora come funziona realmente questo composto. Una teoria afferma che il paracetamolo inibisce le ciclo-ossigenasi – gli enzimi che sono attivi nelle reazioni infiammatorie che causano dolore. Un’altra teoria afferma che il paracetamolo saboti le vie nervose lungo le quali viaggiano i segnali del dolore.

I ricercatori erano interessati a sapere fino a che punto gli atleti di élite devono superare il dolore. Prestazioni significa anche dolore, e la capacità di superare il dolore è un fattore di successo nello sport.
Se la loro teoria è giusta, gli antidolorifici dovrebbero aiutare i ciclisti allenati a ottenere tempi migliori. Così i ricercatori hanno reclutato 11 ciclisti di sesso maschile di età diversa tra 26 concorrenti, e reclutati da società ciclistiche locali, per fare una prova di 10 miglia / 16.1-km per due volte: in una occasione i soggetti hanno assunto un placebo e, in un’altra, 1,5 g di paracetamolo. I ciclisti hanno iniziato la prova 45 minuti dopo aver assunto l’antidolorifico o il placebo.

Quando i ciclisti avevano assunto il placebo, essi hanno percorso le 10 miglia in 26 minuti e 45 secondi, ma dopo aver assunto il paracetamolo il loro tempo è stato di 26 minuti e 15 secondi. Questa è una differenza statisticamente significativa.

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I ricercatori hanno misurato la potenza dei ciclisti durante la prova. In altre parole: quanto velocemente i ciclisti percorrevano le 10 miglia. Hanno notato che i ciclisti hanno sempre pedalato leggermente più veloce quando avevano assunto l’antidolorifico.

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I ricercatori hanno anche chiesto ai ciclisti quanto dolore avessero percepito e quanto stanchi fossero durante la prova. Qui hanno notato alcun effetto – a quanto pare perché quando i ciclisti avevano assunto un antidolorifico e pedalavano continuamente più veloce, e così sono andati contro la loro soglia del dolore.

È certamente uno studio interessante, ma sorgono alcuni problemi analizzandolo. Il paracetamolo ha un sapore amaro, ed è quasi impossibile da mascherare. Se si assumono 1,5 g di paracetamolo ciò si nota. Così i ciclisti probabilmente sapevano se stavano assumendo un placebo o un antidolorifico. Quindi, la reale causa dei 30-secondi guadagnati sulle 10 miglia potrebbe essere dovuto ad un effetto placebo incontrollato?

Se state pensando di sperimentare con il paracetamolo, tenete a mente che gli antidolorifici come il paracetamolo e l’ibuprofene inibiscono la crescita muscolare post-allenamernto nei giovani. (2)

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://jap.physiology.org/content/108/1/98.short
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11600586