CIMETIDINA, PIU’ CHE UN SEMPLICE ANTIACIDO

 

cimetidina

Quando si entra in un negozio (o in un sito) di integratori, e si da uno sguardo ai “brucia grassi” disponibili, ci si accorge dell’enorme business che c’è dietro. Ci sono decine e decine di prodotti facenti parte di questa categoria di integratori. Hanno un prezzo medio che va da 10 a 40 o più euro, in alcuni casi, molto di più! Leggendo le etichette si nota che questi prodotti sono per lo più composti da caffeina, a volte con una spolverata di diuretici a base di erbe. Altri ancora sono composti da CLA, o acido linoleico coniugato, caffè verde ecc… La lista potrebbe continuare all’infinito.

Molto spesso questi costosi e sopravvalutati composti per la perdita di peso non hanno praticamente studi scientifici alle spalle a sostegno della loro millantata efficacia. Togliendo la caffeina e l’ECGC, tra i prodotti da banco disponibili, quello che rimane è davvero di dubbia efficacia.
Sull’efficacia di Efedrina, Salbutamolo, Clenbuterolo e altri farmaci con qualità termogeniche non ci sono dubbi, ma esiste qualcosa di più “blando”, pur mantenendo qualità realmente apprezzabile sulla perdita di peso? Magari da affiancare alle prima citate caffeina e ECGC? Si! La mia ricerca mi ha condotto alla conoscenza di un composto chiamato Cimetidina HCL.

Ma cos’è la Cimetidina?

La Cimetidina è un farmaco antistaminico antagonista dei recettori H2 che venne introdotta per la prima volta in terapia nel 1976. La sua indicazione principale è il trattamento dell’ulcera gastrica. E’ venduta anche come composto da banco (OTC). Indicato nel trattamento dell’Ulcera benigna gastrica e duodenale, esofagite da reflusso, sindrome di Zollinger-Ellison, mastocitosi sistemica, adenomi endocrini multipli (MEN). La cimetidina è grandemente efficace in caso di ulcera peptica.
Se si ricerca in profondità, senza fermarsi agli effetti terapeutici basilari per i quali si usa la Cimetidina, si trovano diversi studi che hanno riportato come l’uso di questa molecola riduca il peso in soggetti sani in sovrappeso. Sebbene il meccanismo di azione non sia completamente noto, la teoria dominante è che la Cimetidina sopprime la fame tramite un peptide della sazietà, la Colecistochinina. Comunque sia, il suo effetto marcato sulla soppressione dell’appetito è una garanzia.
Gli ultimi studi noti sull’uso della Cimetidina per la perdita di peso sono stati pubblicati nel 2000. Lo studio che ha attirato maggiormente l’attenzione dei preparatori e ricercatori in campo sportivo e nutrizionale, è quello dove si riporta che i soggetti ai quali era stata somministrata Cimetidina non solo avevano perso grasso preferenzialmente intorno alla vita ma avevano continuato a perdere grasso dopo il termine della somministrazione rispetto ai non utilizzatori (1).
La Cimetidina mostra anche la caratteristica di prolungare la durata d’azione di altre sostanze, tra le quali la caffeina. Infatti la Cimetidina blocca il sistema del Citocromo P450 (ossigenasi a funzione mista), inibendo il metabolismo microsomiale di molti farmaci, innalzandone i livelli plasmatici e prolungandone gli effetti farmacologici. Si tratta di un’arma a doppio taglio, per la quale ci si dovrebbe avvicinare con cautela all’uso della Cimetidina con sostanze come la caffeina. Eppure, rimane un altro fattore a favore dell’uso combinato e controllato di questa molecola.
Una combinazione “brucia grassi” efficace e a basso costo potrebbe essere composta da Cimetidina, EGCG e caffeina. L’ideale sarebbe 300 mg di EGCG, 200 mg di caffeina e 200 mg di Cimetidina fino a 3 volte al giorno.
Una qualità molto apprezzata della Cimetidina è che non è uno stimolante. Come tale, si può assumere per sopprimere l’appetito anche nel tardo pomeriggio e alla sera senza che essa interferisca con il sonno.
Ovviamente, la Cimetidina può avere degli effetti collaterali quali diarrea, cefalea, vertigine, astenia, rash, alopecia, tachicardia. Meno frequenti, e in seguito a dosaggi cronici prolungati, dovuti ad una possibile azione simil-antiandrogena del farmaco, ginecomastia, galattorrea e oligospermia (riduzione del conteggio degli spermatozoi).
Quindi, in definitiva, la Cimetidina, usata con le dovute precauzioni, può essere un aiuto a buon mercato per la perdita di grasso.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1.) Birketvedt, GS. Et al. Combination of diet, exercise and intermittent treatment of cimetidine on body weight and maintenance of weight loss. A 42 months follow-up study. Med Sci Monit. 2000 July-Aug;6(4):699-703.

OXANDROLONE E CAFFEINA

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Dell’Oxandrolone conosciamo le ottime proprietà anabolizzanti, la sua capacità di diminuire le SHBG, la sua capacità di incrementare la chetogenesi epatica e la sua azione cortisolo-antagonista. Anche della Caffeina, che è un alcaloide usato in grande quantità in diverse parti del mondo, conosciamo le sue proprietà ergogene. Ma c’è una cosa che non tutti conoscono, e cioè che quest’ultima molecola, se abbinata insieme all’Oxandrolone, aumenta incisivamente l’assorbimento di questo AAS.

I ricercatori portoghesi del Laboratorio de Analises de Dopagem, vennero informati dalla polizia portoghese che alcuni utilizzatori di steroidi usavano una combinazione di Caffeina e Oxandrolone. I ricercatori furono incuriositi dalla notizia e vollero sapere di più circa l’uso potenziale di questa combinazione, cominciando a consultare la letteratura disponibile.

Trovarono alcuni studi che dimostravano che la Caffeina può aumentare l’assorbimento e l’effetto del paracetamolo.(1) Così, si chiesero se la Caffeina potesse esplicare lo stesso effetto quando co-somministrata con Oxandrolone.

Per dare una risposta a questa domanda i ricercatori effettuarono un esperimento (2) nel quale ad un soggetto, il cui consumo di caffeina corrispondeva ad un normale assunzione di tre piccoli caffè espresso al giorno, veniva somministrata una quantità infinitesimale [0,4 mg] di Oxandrolone.

I ricercatori hanno poi monitorato la quantità di Caffeina, Oxandrolone e del suo metabolita inattivo Epi-Oxandrolone nelle urine del soggetto nelle successive 40 ore. Nella figura “1” sono mostrati i valori trovati nelle prime 14 ore.

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I ricercatori hanno poi ripetuto l’esperimento, ma dando al soggetto un integratore di 300 mg di Caffeina. La figura “2” dimostra che la quantità di Oxandrolone e Epi-Oxandrolone è aumentata di un fattore di 20 e 15, rispettivamente.

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I ricercatori con il loro esperimento hanno dimostrato (se pur “in piccolo”) che la Caffeina provoca un notevole miglioramento nell’assorbimento dell’Oxandrolone da parte dell’organismo. In pratica questo significa che possono essere raggiunti gli effetti ricercati da questo AAS utilizzando dosaggi più bassi. I ricercatori hanno anche detto che “altri steroidi anabolizzanti dovrebbero essere esaminati”, riferendosi sempre alla co-somministrazione con Caffeina.

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17442681
2- http://www.adop.pt/media/4114/Oxandrolone_excretion_effect_of_caffeine_dosing_.pdf

ULTERIORI CONSIDERAZIONI SUL TRIBULUS TERRESTRIS

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Tempo fa avevo già espresso il mio personale parere (non favorevole) sull’integrazione di Tribulus Terrestris riportando diversi studi a favore della mia tesi. Tuttavia, ci sono altri tre studi a riguardo che vorrei riportare. (TRIBULUS TERRESTRIS: CHIACCHIERE E PLACEBO)

Un gruppo della clinica Texas Health and Wellness di Houston ha presentato uno studio in cui si esaminano gli effetti del tanto decantato stimolatore del Testosterone, la pianta Tribulus terrestris, su due Bodybuilder dilettanti (natural, ovviamente). I Bodybuilder hanno assunto un integratore composto da 250 mg di Tribulus, 100 mg di 7-ispropoxyisoflavone, 100 mg di Avena sativa (avena) e 50 mg di palmetto seghettato. Si sono allenati dai quattro ai sei giorni per settimana, eseguendo dai due ai tre esercizi per gruppo muscolare con ripetizioni nel range dalle sei alle otto per serie.

I Bodybuilder hanno preso dosi di otto capsule dell’integratore due volte al giorno, il doppio della dose consigliata dal produttore. I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue ogni 56 ore per 14 giorni. I risultati hanno indicato che l’integratore non aveva effetto sui valori del Testosterone ematico o dell’Ormone Luteinizzante (LH). Ciò è significativo perché si ritiene che il Tribulus agisca aumentando la secrezione dell’LH, che a sua volta incoraggerebbe un aumento della sintesi del Testosterone.

Bisogna tenere presente che questo studio (se così lo si può chiamare) utilizzava solo due soggetti.

Un altro studio effettuato dalla stessa clinica è ricorso ad un numero maggiore di soggetti: due difensori di linea, un ricevitore esterno e tre Bodybuilder dilettanti. Significativo è che tale studio è stato sponsorizzato dalla ditta che produce l’integratore in questione….

Questa volta i soggetti hanno assunto una capsula per ogni 10 chilogrammi di peso corporeo, ossia meno della metà della quantità utilizzata dai Bodybuilder dello studio precedente. Hanno assunto l’integratore dalle 6 alle 10 settimane. Si sono anche allenati in maniera simile a quanto hanno fatto i Bodybuilder del precedente studio. Ma questa volta (con una dose minore) i soggetti che assumevano l’integratore hanno mostrato tutti risultati significativi per la massa corporea magra e la forza muscolare. Immaginatevi da soli come mai…
Un terzo studio ha valutato gli effetti sugli ormoni e sulla performance di un integratore contenente Tribulus e ipriflavone, una sostanza che viene spesso decantata per gli effetti anabolici, ma che finora si è dimostrata efficace solamente negli animali e nella cura dell’osteoporosi nell’uomo.

I fisiologi dello sport della University of Toledo nell’Ohio, senza sponsorizzazioni questa volta, hanno somministrato l’integratore o un placebo a 10 ciclisti per 38 giorni. All’inizio dello studio e al ventottesimo e al trentottesimo giorno i soggetti hanno consegnato i campioni di sangue per le analisi del Testosterone libero, del Testosterone totale, del Cortisolo, degli Estrogeni e del rapporto tra Cortisolo e Testosterone libero oltre a quello tra Testosterone totale e Cortisolo.

I ciclisti hanno quindi effettuato una prova di 12,5 km su una bicicletta speciale che raccoglieva i gas da loro espulsi con la respirazione. Si sono allenati normalmente fino al ventiseiesimo giorno, quando l’intensità d’allenamento è aumentata considerevolmente ed è rimasta a quel livello fino al trentaquattresimo giorno.

Chi assumeva l’integratore ha presentato un rapporto tra il Testosterone libero e il Cortisolo più elevato, indicando una diminuzione della liberazione di Cortisolo. I ricercatori non hanno notato alcuna differenza nei livelli ematici di Estrogeno o del Testosterone totale tra il gruppo trattato con l’integratore e quello con il placebo. I soggetti che prendevano l’integratore hanno presentato anche un aumento della performance nel lavoro.

In conclusione, esistono diversi studi contrastanti sul Tribulus e le sue presunte azioni ergogeniche, e la sua efficacia risulta tutt’ora dubbia. Si pensa che a determinarne l’efficacia sia essenziale il tipo di terreno dove la pianta è cresciuta. Personalmente continuo a considerare un “testo booster” di superiore efficacia l’abbinamento di DAA, Vitamina D3 e Zinco Monometionina.

Gabriel Bellizzi


Fonte:


Gli studi riportati sono stati estrapolati da un articolo tratto da “Applied Metabolics Volume 3“, pubblicato in Italia da Sandro Ciccarelli Editore.

I MIGLIORI SUPPLEMENTI PER IL CROSSFIT

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Nel giro di pochi anni si è verificato un vero e proprio boom di una nuova disciplina sportiva: il Crossfit. Grazie al Crossfit esercizi come snatch, clean e jerk iniziano a tornare di moda e sempre più persone si stanno rendendo conto dell’importanza di questi, specialmente quando si tratta di velocità ed esplosività.
I movimenti funzionali, che caratterizzano per l’appunto questa disciplina, sono intensi ed esplosivi e il tempo per completare la sessione è il WOD, Workout Of the Day.


A differenza del Bodybuilding, in questo sport non c’è una cultura diffusa sui supplementi. L’assunzione di specifici supplementi (alimentari e non) contribuisce ad avere un cambiamento immediato in termini di prestazioni e risultati della performance.
Di seguito riporto la supplementazione ideale specifica per ottimizzare il recupero e migliorare le prestazioni per chi pratica Crossfit. Questa “lista” contiene sostanze che secondo le mie ricerche hanno dimostrato una reale efficacia in questo sport.

La lista è divisa in due: Chimica specifica e Integratori alimentari specifici:

Chimica specifica:

1- Androgeni forti:

– Testosterone
– Trenbolone
– Metyltrienolone
– Trestolone
– Fluoxymesterone
– THG
– Mesterolone

2- Altri AAS:

– Oxymetolone 
– Methandrostenolone

-Metyl-1-Testosterone  

-Boldenone

3- Beta-adrenergici:

– Salbutamolo

4-Modulatori PPAR

-GW1516

5- Vasodilatatori:

– Sildenafil

6-Stimolatori della eritropoiesi:

-EPO

7-Peptidi:

-TB-500

-GH


Integratori alimentari specifici:

1- Beta-Alanina


2- Citrullina


3- Taurina


4- Creatina


5- Glucosamina


6- Condroitina


7- Caffeina

8-Carnitina

9-Arginina

10-Fosfatidilserina  

11-EAA

12-Vitargo/Maltodestrine

Ovviamente, l’aggiunta di post-workout contenenti proteine idrolizzate, glutammina peptidica, Vitargo e integratori idrosalini sono un ottima scelta. Anche i classici Omega-3 e Multivitaminico/Multiminerale sono da considerarsi integratori da inserire. Per quanto riguarda questa carrellata di sostanze mi sono limitato ad elencare quelle SPECIFICHE per uno sport come il Crossfit , nulla di più. Essendo ogni soggetto a se, ogni dilungamento su dieta e dosi sarebbe stato superfluo. Per il resto, utilizzate le indicazioni base presenti in questo scritto approfondendo il tutto, possibilmente affiancati da personale qualificato.

Gabriel Bellizzi

 

ACIDO ARACHIDONICO: CARATTERISTICHE E APPLICAZIONI

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L’acido arachidonico (AA) è un acido grasso poli-insaturo, ovvero che reca nella propria molecola più doppi legami carbonio-carbonio.
L’acido arachidonico è un omega 6 presente nell’organismo umano ed è introdotto con la dieta (ad esempio assumendo olio di arachidi, da cui prende il nome), ma lo si può far derivare anche dall’acido linoleico che è un acido grasso essenziale omega 6 (presente ad esempio nell’olio di canapa o cannabis e nell’olio di semi di girasole). All’interno delle cellule è legato a fosfolipidi di membrana (fosfatidilinositolo, fosfatidilcolina, fosfatidiletanolamina).
L’acido arachidonico è liberato dalla molecola di fosfolipide dall’enzima fosfolipasi A2, restituendo così il monogliceride fosfato e una molecola di acido arachidonico. Una seconda via, minoritaria, di liberazione dell’acido arachidonico è quella che prevede la scissione del diacil glicerolo fosfato (DAG) precedentemente originatosi dalla scissione del fosfatidil inositolo difosfato PIP2 da parte della proteina Gq.

L’acido arachidonico è un precursore nella sintesi degli eicosanoidi:

• Attraverso l’azione dell’enzima cicloossigenasi e perossidasi dà origine alla Prostaglandina H2, che a sua volta viene trasformata in diverse sostanze tra cui le prostaglandine – coinvolte nei processi infiammatori e in molte funzioni fisiologiche tra cui la protezione della mucosa gastrica – in prostacicline, e trombossani.
• l’enzima 5-lipoossigenasi lo trasforma in 5-HPETE, che a sua volta è usato per la produzione dei leucotrieni.
• l’acido arachidonico è usato anche nella biosintesi dell’anandamide.

La produzione di questi derivati, e la loro azione nell’organismo, sono nel complesso conosciuti come la cascata dell’acido arachidonico.

L’acido arachidonico ovviamente non viene sintetizzato soltanto dall’acido linoleico, può essere introdotto anche tramite alimentazione, alcuni alimenti che lo contengono sono (l’olio di arachidi da cui prende il nome), noci, olio di pesce sardina, merluzzo e salmone, carne, uova, tuorlo.

Nel nostro organismo l’acido arachidonico è presente soltanto nei fosfolipidi di membrana.

Analizziamo lo schema della Fosfolipasi:

Esistono vari tipi di Fosfolipasi:

– 1: Fosfolipasi C (PLC)
– 2: Fosfolipasi A2 (PLA2)
– 3: Fosfolipasi D (PLD)

Di nostro interesse è la fosfolipasiA2 che è quella capace di liberare l’acido arachidonico dalla membrana dei fosfolipidi.

La Fosfolipasi A2, abbreviata in (PLA2), è un enzima che permette il rilascio di acidi grassi dal secondo gruppo carbonioso dei gliceroli.
Nello specifico, la PLA2 riconosce il legame sn-2 acil dei fosfolipidi e ne induce la catalisi idrolitica rilasciando acido arachidonico e lisofosfolipidi permettendo l’inizio della cascata dell’acido arachidonico.

La fosfolipasi è un enzima che può essere riscontrato, con le dovute differenze strutturali, nei mammiferi, negli insetti e nei veleni dei serpenti.
Il rilascio della PLA2 è fondamentale nel responso infiammatorio.

Il rilascio e l’attività di tale enzima è regolato dalla sua fosforilazione e dai livelli di calcio.
Quando la PLA2 è fosforilata dalla Mitogen-activated protein kinase a livello della serina-505 la PLA2 si trasforma nella forma attivata.
Quando poi la fosforilazione è accoppiata all’influsso di ioni calcio la PLA2 migra verso la membrana cellulare dove catalizza la liberazione di acido arachidonico.

Si distinguono tre classi appartenenti alla famiglia delle FosfolipasiA2:

– PLA2 secretorie (sPLA2),
– PLA2 citosoliche (cPLA2)
– PLA2 Ca+2 indipendenti.

Tutti i processi esaminati in precedenza fanno riferimento alla cPLA2, Le cPLA2 sono enzimi citoplasmatici ad alto peso molecolare, (80-110 Kda).
La liberazione intracellulare di acido arachidonico (AA) indotta dai recettori è mediata principalmente dalla cPLA2, perché questa forma idrolizza di preferenza fosfolipidi contenenti AA.
Come accennato in precedenza, l’AA è il precursore della sintesi degli eicosanoidi, una classe di mediatori molto incisiva che, come sappiamo, comprende prostaglandine, trombossano, leucotrieni e lipossine.
Gli eicosanoidi, sono un gruppo di autacoidi, ovvero di sostanze ormone-simili ad azione locale, che vengono fisiologicamente liberati dalla cellula attraverso una cascata enzimatica che parte da un acido grasso a 20 atomi che è appunto l’acido arachidonico. L’acido arachidonico, come detto pocanzi, viene liberato dai fosfolipidi per opera della fosfolipasi A2 (PLA2) o (cPLA2).

Una massiva liberazione di eicosanoidi è caratteristica dei processi infiammatori, in presenza di un danno tissutale.
Si distinguono due vie metaboliche principali che a partire dall’acido arachidonico arrivano alla formazione degli eicosanoidi.

Il metabolismo dell’AA può seguire due strade:

1- La via della ciclossigenasi (COX) e;
2- la via della lipossigenasi (LOX).

La via della ciclossigenasi porta alla formazione di prostaglandine (PGE2 pg ,PGD2, PGF2, PGI2) e trombossani (TXA2), per azione a sua volta di enzimi specifici.
Ciascuno di questi enzimi ha una ben precisa distribuzione tessutale.
Ad esempio, la “TXA sintetasi” è presente all’interno delle piastrine (TXA2 è un potentissimo aggregante piastrinico).
Al contrario, l’endotelio è provvisto dell’enzima atto alla produzione di prostaciclina (PGI2), potente antiaggregante piastrinico.

L’aspirina, ed i FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) in genere, inibiscono la COX e quindi la produzione di tutte le prostaglandine ed i trombossani.

La ricerca ha mostrato che esistono due COX, dette COX1 e COX2. La COX1 è espressa nella mucosa gastrica. È per tale motivo che gli inibitori selettivi della COX2 hanno effetti lesivi della mucosa gastrica molto più attenuati.
La via della lipossigenasi vede l’azione del 5-LOX, che è l’enzima metabolizzante l’AA più importante dei neutrofili.
Il prodotto della 5-LOX è altamente instabile e viene successivamente convertito in leucotrieni (LTA4, LTB4, LTC4).

I leucotrieni, ed LTB4 in particolare, sono potenti agenti chemiotattici per i neutrofili.
LTC4 ed i suoi metaboliti (LTD4, LTE4) causano vasocostrizione, broncospasmo e
aumento della permeabilità vasale.

I farmaci anti-infiammatori steroidei (cortisone e derivati) inibiscono la fosfolipasi A2 e, quindi, la produzione di prostaglandine, trombossani e leucotrieni.
PAF deriva dai fosfolipidi di membrana dei neutrofili, delle piastrine, dei monociti, dei basofili, delle cellule endoteliali etc per azione della fosfolipasi A2.

PAF determina vasocostrizione, broncospasmo, vasodilatazione ed aumento della permeabilità vasale (100-10.00 volte più potente dell’istamina).
Inoltre, PAF facilita l’adesione dei leucociti attraverso modificazioni conformazionali delle integrine, ha azione chemiotattica, induce la
degranulazione leucocitaria e il burst ossidativo.

Il Fattore Attivante delle Piastrine (PAF) agisce sulle cellule bersaglio interagendo con recettori specifici e stimola la produzione di ulteriori mediatori (es. prostaglandine).

Lo schema riportato sopra che raffigura la cascata dell’AA è una semplificazione di quanto accade in natura.
In effetti la complessità delle reazioni coinvolte nella cascata dell’acido arachidonico è molto più ampia e interessa la formazione di molti composti di cui, alcuni, ancora non si conosce la funzione biologica e l’eventuale ruolo patologico durante i processi infiammatori.
Recentemente l’importanza nutrizionale dell’acido arachidonico è stata ampiamente rivalutata in campo sportivo, specie negli sport prevalentemente anaerobici, al punto che oggi viene commercializzato come integratore destinato a massimizzare la crescita muscolare. A permettere questo “cambio di rotta” sono state incisive le ricerche di William Llewellyn (autore di Anabolic) le quali lo condussero a formulare una teoria: che l’integrazione di acido arachidonico potrebbe aiutare gli atleti di forza a sviluppare la massa muscolare.

Successivamente William Llewellyn espose la sua teoria (1) lanciando sul mercato l’acido arachidonico sotto forma di integratore.
Fortunatamente esistono alcuni studi scientifici che mostrano l’azione del AA su forza e massa muscolare.

I ricercatori dell’Università di Tampa presentarono un poster in occasione della riunione annuale della National Strength and Conditioning Association in Las Vegas, che mostrava uno studio sugli effetti dell’acido arachidonico su 15 atleti di forza, dopo che avevano assunto 1500mg di acido arachidonico al giorno per un periodo di 8 settimane.

Lo studio venne svolto dividendo i partecipanti in 2 gruppi; uno a cui venne somministrato AA e un altro a cui venne somministrato un placebo.
L’età media dei soggetti era di 20 anni, tutti i soggetti eseguirono lo stesso programma di allenamento 3 volte a settimana.

I soggetti che avevano preso l’acido arachidonico guadagnarono 1,5 kg di massa magra durante l’esperimento, mentre negli atleti ai quali era stato somministrato un placebo non si verificò praticamente nessun cambiamento.
Le scansioni mostrarono che nel gruppo “acido arachidonico” i quadricipiti dei soggetti erano cresciuti di 0,47 centimetri in spessore, mentre per il gruppo “placebo” il risultato era circa la metà di 0,47.
I soggetti del gruppo “acido arachidonico” avevano migliorato il loro 1rm nella Bench press e nel leg press di quasi 110 kg in più, mentre per il gruppo “placebo” l’incremento era stato inferiore di 76 kg.
I ricercatori conclusero che questi risultati suggeriscono che l’acido arachidonico può aumentare positivamente gli adattamenti di forza e ipertrofia del muscolo scheletrico nei soggetti allenati, negli atleti e negli individui che tutti i giorni cercano di massimizzare la loro composizione corporea, la forza e la potenza. L’AA potrebbe essere usato come aiuto ergogenico.(2)
In un altro studio (3), trenta maschi sottoposti ad allenamento di resistenza (età: 20.4 ± 2.1 anni) sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno al quale veniva somministrato Acido Arachidonico e un altro al quale veniva somministrato un placebo (cioè CTL). Successivamente, entrambi i gruppi sono stati sottoposti a seguire 3 allenamenti a settimana per 8 settimane, seguendo un protocollo di allenamento non periodizzato. Lo spessore del muscolo quadricipite, attraverso scansione della composizione del corpo intero (DEXA), la forza muscolare e la potenza sono stati valutati al basale e post-test. Nel modello dei roditore, ratti maschi Wistar (~ 250 g, ~ 8 settimane di vita) sono stati pre-alimentati sia con AA o con acqua (CTL) per 8 giorni e sono stati alimentati con la dose finale di AA prima di essere acutamente allenati per la forza tramite stimolazione elettrica su flessioni plantari unilaterali. Un campione di muscolo misto è stato rimosso dalla gamba allenata e non allenata 3 ore post-esercizio.
la massa magra corporea (2,9%, p <0,0005), la forza della parte superiore del corpo (8,7%, p <0,0001), e il picco della potenza (12,7%, p <0,0001) sono aumentati solo nel gruppo AA. Per la sperimentazione animale, GSK-β (ser9) fosforilazione (p <0.001) indipendente dall’esercizio e la fosforilazione del AMPK dopo l’esercizio (p-AMPK meno di ARA, p = 0.041) erano diverse tra i topi alimentati con AA e quelli alimentati con CTL.
I ricercatori conclusero che i risultati suggeriscono che la supplementazione con AA può aumentare positivamente il potenziamento muscolare e gli adattamenti indotti in maschi sottoposti ad allenamenti di resistenza. Tuttavia, gli studi cronici a livello molecolare sono necessari per chiarire ulteriormente come l’AA combinato con l’allenamento per la forza influisca sul adattamento muscolare.

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Nel 2005, il Laboratorio Exercise & Sport Nutrition presso la Baylor University ha condotto uno studio in doppio-cieco, placebo-controllato per determinare se 50 giorni di allenamento di resistenza combinati con la supplementazione di acido arachidonico (X-Factor ™) sarebbe stata capace di influenzare gli effetti dell’allenamento di 31 ragazzi con 1 anno di esperienza nell’allenamento di resistenza.

I risultati sono stati presentati alla conferenza dell’International Society of Sports Nutrition nel 15 Giugno 2006.

Tutti i soggetti avevano assunto un totale di quattro capsule ogni giorno (una capsula di 250 mg di AA) o placebo ogni quattro ore.

I soggetti che assumevano X-Factor avevano aumentato i loro carichi ad una media di 251lbs alla bench press in 50 giorni, che è stato un aumento del 45% superiore rispetto al gruppo placebo.

Il gruppo che assumeva acido arachidonico aveva “sovraperformato” il gruppo placebo nella:

– Potenza media (225 ° A>> placebo);
– Potenza Anaerobica (6000/0> placebo);
– Capacità del lavoro totale (250%> placebo).

Non sono stati segnalati effetti collaterali durante lo studio.

Come agente anabolico a breve termine, l’acido arachidonico andrebbe integrato con una dose variabile tra i 500 mg ed i 1.000 mg al giorno ( con capsule da 250 mg ).
Le dosi da 1.000 mg sono più comunemente usate nel Bodyweight.

l’AA viene comunemente “ciclato” similmente a come si fa usualmente con gli AAS, e viene assunto per un periodo di 7-8 settimane, seguito da un uguale periodo di tempo di non assunzione.
Come si è potuto leggere in precedenza, l’AA viene assunto in dosi variabili tra i 250mg 4 volte al giorno, ogni 4 ore fino ad arrivare ad un totale di 1000mg.

Tale metodo è sufficiente per notare guadagni in termini di massa muscolare, forza e potenza anaerobica.
A seconda delle diete individuali e fattori metabolici, questi guadagni possono essere accompagnati da una diminuzione del grasso corporeo.

L’acido arachidonico ha anche un effetto vasodilatatore, può infatti produrre un pompaggio maggiore con un allenamento intenso. Questo si verifica spesso entro due settimane dall’inizio della supplementazione.

L’acido arachidonico (X-Factor), spesso produce un aumento dei residui che si presentano post-allenamento, in pratica vengono prolungati i DOMS.
Per questo motivo i tempi di recuperi tra un allenamento e l’altro vengono leggermente prolungati, (forse è richiesto un ulteriore giorno di riposo) prima di dedicarsi all’allenamento successivo.

Ciò è dovuto ad una normale intensificazione della risposta fisiologica dopo l’allenamento, rappresenta un aumento della cascata anabolica (e del tasso di crescita muscolare).

Persone che presentano una minor massa muscolare possono provare più dolore a seguito della supplementazione, a causa di una maggior attività delle prostaglandine. (4)

Ricapitolando, l’AA è un acido grasso essenziale della famiglia degli omega 6, ed è una componente vitale delle membrane cellulari, rivestendo un ruolo importante nella risposta infiammatoria.

E’ particolarmente rilevante il suo apporto durante le fasi di crescita corporea, o di riparazione cellulare, ed è infatti una componente naturale e importante del latte materno.

Questa sostanza viene talvolta considerata qualcosa da evitare completamente per il semplice fatto che è “infiammatoria” ma, come sempre, questo punto di vista semplifica eccessivamente, e in modo drastico, ciò che si verifica effettivamente nel corpo. È infatti vero che l’AA gioca un ruolo nell’ambito dell’infiammazione, ma ciò va considerato un fatto positivo, se controllato.

L’AA permettere all’organismo di rispondere in modo appropriato ad un trauma fisico, e assicura anche che la risposta infiammatoria cessi quando non è più necessaria.

In alcuni studi epidemiologici i livelli più elevati nel plasma sia dell’AA che degli omega 3 sono stati associati con i più bassi livelli dei markers infiammatori (5).

Inoltre, studi clinici hanno rilevato che aggiungendo alla dieta fino a 1.200 mg di AA (il che corrisponde a un dosaggio 12 volte più elevato rispetto all’apporto medio giornaliero negli Stati Uniti) non provoca alcun effetto evidenziabile sulla produzione delle citochine infiammatorie (6), (7).

Infine è importante rilevare che la carne rossa contiene una concentrazione inferiore in AA rispetto a quella di altre carni, a causa del suo contenuto generalmente più basso in acidi grassi polinsaturi.

L’AA risulta essere un supplemento di grande efficacia anche nei protocolli OCT.

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

Wikipedia

1- http://www.google.com/patents/US20040102519
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/
3- http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0155153#sec022
4- Studio tratto dal libro di William Llewelyn, Anabolics 9° edition, pagina 440.
5- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12821543
6- http://link.springer.com/article/10.1007/s11745-998-0317-4?no-access=true
7- http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF02537187

GABA, INIBIZIONE DELL’ACCUMULO DI GRASSO E SENSIBILITA’ ALL’INSULINA

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GABA

Del GABA ne ho già parlato in un precedente articolo(https://biogentech.wordpress.com/2016/08/08/gaba-gh-booster/) nel quale trattavo le capacità di questo composto di favorire il sonno e stimolare l’Ormone della Crescita (GH). Ma le capacità del GABA non finiscono qui. Secondo i ricercatori della University of California di Los Angeles, il GABA inibisce l’aumento delle riserve di grasso in situazioni di dieta ipercalorica.(1) Questo perché il GABA rende le cellule più sensibili all’Insulina.
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Più è alta la percentuale di grasso corporeo, e meno le cellule (miocita e non adipocita) sono sensibili all’Insulina. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che grandi depositi di grasso sono soggetti a infiammazione, come risultato del quale secernono sostanze che sabotano la corretta azione dell’Insulina. I ricercatori pubblicarono già uno studio effettuato su animali nel 2004, nel quale avevano dimostrato che il GABA inibisce questo processo.(2)

Lo studio svolto dai ricercatori della University of California, è stato svolto su animali, ed è stato pubblicato sul PLoS One nel 2011. I ricercatori hanno fatto ingrassare dei topi per 20 settimane facendoli seguire una dieta ricca di grassi [HFD]. Ad una metà degli animali dello studio è stato somministrato del GABA tramite la loro acqua.

L’equivalente umano della dose somministrata in questo studio si aggira tra gli 800-1200mg/die di GABA.(3)


La supplementazione con GABA non ha ridotto l’assunzione di cibo, ma ha ridotto l’aumento di peso. Nei soggetti supplementati con GABA quest’ultimo ha inibito l’aumento delle riserve di grasso.

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Quando i ricercatori hanno somministrato agli animali da laboratorio glucosio e insulina, i livelli di glucosio nel sangue sono diminuiti più rapidamente nei topi che era stati supplementari con il GABA. Ciò implica che il GABA ha potenziato la sensibilità all’Insulina dei topi.

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Il tessuto adiposo dei topi ai quali era stato somministrato il GABA conteneva meno cellule immunitarie di quello dei topo del gruppo “no-GABA”. Ciò significa che l’infiammazione del tessuto grasso era meno forte. Probabilmente il GABA funziona interagendo con il sistema immunitario.
Al termine delle 20 settimane i ricercatori hanno dato ai loro topi nuovamente una dieta standard, ma continuando però la supplementazione. Il livello del glucosio e il peso corporeo si sono stabilizzati nel gruppo GABA, mentre nel gruppo “non-GABA” questi valori si sono deteriorati.

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“Dato che il GABA agisce principalmente sui recettori GABA periferici ed è sicuro per il consumo umano, il GABA e altri agonisti GABA-R può essere utile per la prevenzione e il trattamento clinico dell’obesità e del diabete mellito di tipo-2 “, concludono i ricercatori.
Jide Tian, il primo autore dello studio e Daniel Kaufman, capo della ricerca sono convinti dei risultati ottenuti. Così convinti che essi hanno brevettato il metodo che hanno scoperto.

Quindi, per concludere, il GABA ha certamente dimostrato di avere un potenziale multiplo sfruttabile anche in diversi periodi della supplementazione sportiva.(4)

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21966503
2- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15470076
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17942826
4- http://www.google.com/patents/EP2621282A2

DATI SCIENTIFICI SULLA FOSFATIDILSERINA (PS)

 

La Fosfatidilserina (PS) è generalmente considerata un buon integratore per i Bodybuilder, in quanto – abbassando i livelli di cortisolo – permette una maggiore ipertrofia muscolare e un miglior recupero.  Di questo integratore ne parlai già in passato basandomi sui risultati ottenuti sul campo applicando ciò che la letteratura disponibile riporta. (1)

Ma esistono studi scientifici che mostrano una reale efficacia della PS nell’abbassare il Cortisolo ematico in seguito ad esercizio fisico? La risposta è si!
In un interessante studio (2) si è voluta esaminare l’influenza della supplementazione di Fosfatidilserina a breve termine e ad una dose moderata (600 mg al giorno) sulle concentrazioni plasmatiche di Cortisolo, Lattato, Ormone della Crescita e Testosterone, prima, durante e dopo l’attività fisica di intensità moderata in maschi sani.
Dieci soggetti maschi sani hanno partecipato allo studio. Ad ogni soggetto è stato somministrato o 600mg/die di PS o un placebo per 10 giorni utilizzando il metodo a doppio-cieco, controllo- placebo, crossover desing. Campioni di sangue venoso sono stati prelevati a riposo, dopo 15 minuti da un protocollo di esercizio fisico moderato su un cicloergometro che consisteva in cinque fasi incrementali di 3 minuti a partire dal 65% per terminare al 85% del VO2 max, e nel corso di un recupero passivo di 65 minuti. I campioni di plasma sono stati valutati per il Cortisolo, Ormone della Crescita, Testosterone, Lattato e Testosterone/Cortisolo ratio per trattamento (PS o placebo). Le concentrazioni di picco e dell’area sotto la curva (AUC) del Cortisolo sono state inferiori a seguito della somministrazione di PS (39 +/- 1% e il 35 +/- 0%, rispettivamente) rispetto al placebo (p <0.05). La PS ha aumentato l’AUC del Testosterone/Cortisolo ratio (184 +/- 5%) rispetto al placebo (p <0.05). Ne la somministrazione di PS ne il placebo hanno mostrato effetto sui livelli di Ormone della Crescita o di Lattato.
I risultati suggeriscono che la PS è un integratore efficace per combattere lo stress indotto da esercizio fisico e prevenire il deterioramento fisiologico che può accompagnare un eccesso di esercizio fisico. La supplementazione di PS promuove uno stato ormonale desiderato per gli atleti abbassando i livelli di Cortisolo aumentati.
Altre ricerche (3) hanno mostrato come un integrazione di PS a 800mg/die riduce la risposta del Cortisolo in seguito al sovrallenamento da allenamento con i pesi, migliorando la sensazione di benessere e diminuendo la percezione dell’indolenzimento muscolare. Tuttavia, alcuni risultati dubbi potrebbero suggerire che la dose necessaria per ottenere questo effetto neuroendocrino possono variare tra soggetto e soggetto. Recenti scoperte dimostrano che la supplementazione di PS a breve termine a 750mg/die migliora le capacità prestative durante esercizio fisico ad alta intensità. Ciò dimostra il potenziale effetto della supplementazione di PS negli esseri umani durante e dopo l’attività fisica. (4)
Questi sono solo alcuni dei dati scientifici che mostrano una reale efficacia e utilità della Fosfatidilserina in ambito sportivo. Come sempre, i dati scientifici ci vengono in aiutano quando bisogna separare le “dicerie commerciali” dalla reale efficacia di un supplemento.

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Nell’immagine: Cortisolo, Testosterone, Lattato e Ormone della Crescita in risposta a 10 giorni di trattamento orale con 600 mg di PS o placebo (fase di pre-esercizio da -30 a 0 minuti; fase di esercizio: 0 a 15 minuti; fase di recupero da 16 a 80 minuti ).

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://biogentech.wordpress.com/2016/08/19/fosfatidilserina-ps/  2-http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18662395
3- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16869708
4- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16394955

 

Fosfatidilserina (PS)

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La Fosfatidilserina (o PS) è un buon integratore per i Bodybuilder, in quanto abbassando i livelli di cortisolo (ormone catabolico) e permettendo una maggiore ipertrofia muscolare o una conservazione della massa magra in particolari momenti come dopo un ciclo di AAS/PH/DS o durante una dieta con una considerevole restrizione calorica quando i livelli di Cortisolo sono particolarmente elevati.

Prima di continuarne la descrizione, ritengo doveroso chiarire un concetto per me basilare: è vero che il Cortisolo favorisce il catabolismo e l’aumento della massa grassa, ma solo quando è in eccesso, mentre se prodotto in quantità normali è indispensabile per la nostra vita. Esso sovraintende la reazione “attacco – fuga”, è un antinfiammatorio, mantiene stabili sia i livelli energetici sia i livelli della pressione ematica. Quindi è sbagliato criminalizzarlo eccessivamente o addirittura abbassarne drasticamente la sua produzione quando non è necessario.

La fosfatidilserina appartiene alla classe dei fosfolipidi costituenti delle membrane cellulari che sono composti da 2 acidi grassi legati ad una molecola di glicerolo con un gruppo di fosfato. Sono strutturati in modo da formare una testa ed una coda. La prima è costituita da fosfato ed è idrofilica, cioè necessita di acqua, la seconda, invece, è costituita da acidi grassi ed è idrofoba, cioè non necessita di acqua.

Oltre alla fosfatidilserina, scarsamente presente nei tessuti animali, i fosfolipidi comprendono:

  • Acido Fosfatidico
  • Fosfatidilcolina (il fosfolipide più diffuso nel regno animale)
  • Fosfatidiletanolamina
  • Fosfatidiglicerofosfati (il fosfolipide più diffuso nel regno vegetale)
  • Difosfatidilgliceroli
  • Fosfatidilinositolo

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Prima che venisse scoperta la sua capacità di attenuare i livelli di Cortisolo, la Fosfatidilserina era già famosa per avere buoni effetti sulle facoltà mnemoniche e cognitive.

Non a caso, la Fosfatidilserina, è molto più abbondante nel cervello che in qualunque altra parte del corpo, specialmente nelle membrane cellulari dei neuroni (la cellule del cervello). A questo livello la Fosfatidilserina mantiene l’ottimale permeabilità cellulare necessaria per l’entrata delle sostanze nutritive e alla relativa espulsione dei materiali di rifiuto.

Permette una più efficace comunicazione tra i neuroni facilitando la conduzione degli impulsi nervosi. Questo potrebbe tradursi in un sistema neuro-muscolare più efficace.

Sono diversi gli studi che confermano la capacità della Fosfatidilserina sul ripristino delle capacità mnemoniche dovuti all’invecchiamento, ma è anche capace di aumentare comunque le capacità mentali anche nei soggetti normali.

Altri studi hanno dimostrato che la Fosfatidilserina induce uno stato di rilassamento, di calma. Senza contare che questo integratore riesce a migliorare i sintomi della depressione.

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Ma, come detto, questa sostanza è venuta alla ribalta nel mondo del Bodybuilding grazie alla sua capacità di contrastare il Cortisolo.

Studi hanno provato che la Fosfatidilserina:

  • RIDUCE LA SENSAZIONE DI FATICA
  • MANTIENE ELEVATI I LIVELLI DI TESTOSTERONE DURANTE L’ALLENAMENTO (rilevante se si è Natural)
  • RIDUCE IL CORTISOLO NEL SANGUE DEL 20%-30%

Quasi tutti gli atleti che hanno assunto la Fosfatidilserina hanno avvertito aumenti di forza e massa, oltre alla sensazione di finire l’allenamento senza troppa fatica.

L’unico dubbio riguardo all’uso della Fosfatidilserina, nasce dal fatto che il controllo del cortisolo è positivo per l’allenamento, in fase di dieta con ristretto apporto calorico e in PCT, ma essendo anche una potente sostanza antiinfiammatoria, il suo artificiale abbassamento, potrebbe aumentare la probabilità di patologie muscolo – scheletriche.

E’ vero, questa possibilità può essere concreta anche se remota con l’uso della sola Fosfatidilserina, ma l’uso della Fosfatidilserina solo per le fasi sopra citate , permette al cortisolo nelle altre fasi di non assunzione, di svolgere le sue regolari e fondamentali funzioni.

Come integratore la Fosfatidilserina è sia estratta dal cervello di alcuni animali, sia sintetizzata a partire dalla lecitina di Soya. E’ preferibile assumere quella derivante dalla Soya, perché quella animale può essere dannosa.

DOSI

  • Una dose tra i 100-300 mg al giorno sembra essere ideale per migliorare le capacità mentali.
  • Si consiglia un dosaggio di 100 – 200 mg al giorno, nei periodi di allenamento a bassa intensità in soggetti con produzione cortisonica elevata.
  • Si consiglia un dosaggio di 300-500mg al giorno nei periodi di restrizione calorica.
  • Nei periodi dove i livelli di Cortisolo sono anormalmente elevati , come allenamenti intensi o in PCT , è consigliabile una dose di 500 – 800 mg al giorno, a colazione e prima di una sessione di allenamento o la sera se non ci si allena.

MOMENTO DI ASSUNZIONE

E’ consigliabile assumere la Fosfatidilserina durante i pasti, divisa in due dosi:

  • Nei periodi in cui gli allenamenti sono meno intensi assumere 100 – 200 mg; metà della dose a colazione e metà dopo un allenamento(o anche prima se si è Natural).
  • Nei periodi in cui i livelli di Cortisolo sono più elevati la dose va divisa nel medesimo modo ma a dosaggi nel rang dei 500 – 800 mg.

Gabriel Bellizzi

LEUCINA, RECUPERO E CRESCITA MUSCOLARE

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Della Leucina ne ò già parlato in passato. Come tutti gli sportivi seri sapranno, fra gli aminoacidi essenziali, la Leucina sembra essere il più importante. Del “perché” di questa ultima affermazione lo si può comprendere leggendo i tre studi scientifici che riporto di seguito.

Nel primo studio gli scienziati hanno esaminato se la somministrazione post-allenamento di Leucina, proteine e cibi ricchi di carboidrati aumentasse il recupero (misurato con sessioni successive alla cyclette) più di quanto accadesse con un pasto di controllo. Gli scienziati hanno scoperto che, dopo l’allenamento intenso, assumere per più giorni consecutivi un integratore di Leucina e proteine, aggiunto a un cibo ricco di carboidrati ha migliorato la durata in ciclisti allenati di sesso maschile (1) e potrebbe anche ridurre il danno muscolare.

Un altro studio ha osservato l’effetto della Leucina sul danno muscolare dopo l’allenamento con opposizione di resistenza eccentrico (cioè con ripetizioni negative). Ventisette uomini non allenati sono stati divisi casualmente in 3 gruppi: Leucina, placebo e gruppo di controllo. I primi 2 gruppi hanno eseguito 100 salti in profondità da 60 cm di altezza e 6 serie di 10 ripetizioni solo negative al leg press. I soggetti hanno assunto la Leucina o il placebo 30 minuti prima, durante e immediatamente dopo l’allenamento, oltre che la mattina di ogni giorno di recupero, dopo la sessione. I ricercatori hanno scoperto che una dose elevata di Leucina può aiutare a proteggere la forza dopo il danno muscolare indotto dall’allenamento (2).

Nel terzo studio gli scienziati hanno esaminato se dosi giornaliere orali di L-leucina influenzano la forza, la massa magra (ossa escluse) e la massa grassa durante 12 settimane di allenamento con opposizione di resistenza. Ventisei uomini inizialmente non allenati hanno assunto 4 g al giorno di L-leucina o la stessa quantità di lattosio. Due volte alla settimana, tutti i soggetti hanno seguito un programma di allenamento con i pesi monitorato usando 8 macchine standard. I controlli sono stati svolti all’inizio e alla fine del periodo di integrazione. Gli scienziati hanno misurato la forza in ogni esercizio calcolando il massimale per 5 ripetizioni e hanno esaminato la composizione corporea con l’assorbimetria a raggi X a doppia energia. Il gruppo Leucina ha ottenuto aumenti molto maggiori sia della forza totale, che della forza in 5 degli 8 esercizi. I guadagni di forza totale ottenuti dal gruppo Leucina e da quello placebo sono stati, rispettivamente, del 40,8% e del 31,0% (3).

Gabriel Bellizzi

Fonti Bibliografiche

1 Thomson, J.S., et al. (2011). Leucine-protein supplemented recovery feeding enhances subsequent cycling performance in well-trained men. Appl Physiol Nutr Metab. 36(2):242-253.
2 Kirby, T.J., et al. (2011). Effect of leucine supplementation on indices of muscle damage following drop jumps and resistance exercise. Amino Acids. In press.
3 Ispoglou, T., et al. (2011). Daily L-leucine supplementation in novice trainees during a 12-week weight-training program. Int J Sports Physiol Perform. 6(1):38-50.

Gli studi riportati sono stati estrapolati da un articolo tratto da OLYMPIAN’S NEWS n° 126, pag 34 pubblicato in Italia da Sandro Ciccarelli Editore.

CONSIDERAZIONI SU ASSUNZIONE DI YOHIMBINA E ECA

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Della Yohimbina e dell’Efedrina ho già parlato nel dettaglio in due articoli (http://bbhit.altervista.org/yohimbina/ http://bbhit.altervista.org/efedrina/). Ciò che vorrei chiarire in questo breve articolo sono le considerazioni da prendere quando si decide di assumere uno stack composto da ECA e Yohimbina.

Il primo effetto da tenere bene in considerazione è lo stimolo al Sistema Nervoso Centrale. Per la maggior parte delle persone, gli effetti sul Sistema Nervoso Centrale (SNC) dovuti all’assunzione di ECA tendono a sparire abbastanza velocemente, entro 1-2 settimane. L’efficacia dell’ECA si mantiene regolare fino a 12 settimane di uso continuo per poi decrescere, fino a circa un anno. Ciò è ovviamente legato alla sottoregolazione dei beta-recettori la quale fa perdere effetto termogenico al ECA.
Una pratica “aggiuntiva” con l’uso di ECA è l’assunzione concomitante di L-tirosina. E’ interessante notare che nei ratti, l’integrazione di L-tirosina ha dimostrato di aumentare l’effetto anoressizzante (soppressione dell’appetito). Gli atleti i quali hanno aggiunto la L-tirosina al ECA (anche quelli che usavano lo stak continuativamente da diverso tempo) hanno notato una spinta aggiuntiva. Con ogni probabilità, la L-tirosina agisce come un precursore della Adrenalina / Noradrenalina garantendo quantità supplementari di queste sostanze.

Con la Yohimbina bisogna tenere in considerazione due punti principali:

1. Dosi adeguate. Molti consigliano dosi troppo basse e insufficienti per garantirne l’efficacia. Negli studi, la quantità minima di Yohimbina orale assunta riportata è di 0,2 mg / kg. Così un atleta di 90 kg avrà bisogno di 18 mg di Yohimbina assunti una sola volta per ottenere l’effetto desiderata. Attenzione: alcune persone rispondono all’assunzione di Yohimbina con aumenti molto alti della pressione e della frequenza cardiaca. Per valutare la tolleranza individuale, è consigliabile iniziare con circa 1/3 della dose ottimale (quindi l’atleta di 90Kg dovrebbe iniziare con una dose di 6 mg) per poi raggiungerla nel giro di pochi giorni. Se la pressione o i battiti aumentano troppo, cessare l’utilizzo.
2. Va assunta senza cibo. Questo è fondamentale, perchè anche una piccola risposta insulinica bloccherà l’effetto della Yohimbina. Infatti, assumendo la Yohimbina con il cibo si verifica una maggiore risposta insulinica rispetto a quanto si verificherebbe con il solo cibo (la risposta ha a che fare con i recettori alfa del pancreas). Tenendo in considerazione questo punto, il momento migliore per assumere Yohimbina è la mattina appena svegli, ad esempio prima del cardio. Se non si fa un allenamento cardio la mattina, il momento migliore per assumere Yohimbina sarebbe 30 minuti prima dell’allenamento serale, ma è necessario attendere almeno 3-4 ore dopo aver mangiato in modo che i livelli di insulina siano scesi. Comunque, il momento migliore rimane il mattino.

Quando un atleta presenta nella sua preparazione uno stack composto da Yohimbina e ECA dovrebbe regolare l’assunzione dei due composti separandoli. Non vanno mai presi insieme. La combinazione di ECA + Yohimbina è potenzialmente pericolosa (più dei due composti assunti da soli) a causa dell’interazione sulla frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Così, una suddivisione giornaliera dei due composti potrebbe prevedere l’uso della Yohimbina prima del cardio mattutino, attendendo circa 4 ore prima di assumere la dose di ECA.

Ovviamente, queste sono alcune delucidazioni rivolte ad un caso specifico, e cioè l’assunzione di Yohimbina e ECA nella stessa fase della preparazione. Personalmente ho sempre considerato migliore l’assunzione alternata dei due composti, con una rotazione nell’assunzione di due settimane per composto. Questa pratica, in effetti, risulta molto più pratica e “sicura”.

Gabriel Bellizzi