Assumendo un integratore contenente Piceatannolo, un metabolita del Resveratrolo, si potrebbe ridurre la massa grassa e aumentare la massa magra. Questa speculazione nasce in seguito alla visione di uno studio in-vitro, il quale ha dimostrato, almeno in tale contesto, che il Piceatannolo inibisce l’uptake di glucosio da parte delle cellule adipose stimolandolo nelle cellule muscolari. (1)
In seguito ad un migliore assorbimento dei nutrienti nel flusso ematico da parte delle cellule muscolari, ci si aspetterebbe come conseguenza una migliore crescita del tessuto muscolo-scheletrico. I ricercatori della Tokyo University of Agriculture and Technology in Giappone hanno annunciato cinque anni fa che il Piceatannolo potrebbe avere questo effetto sulle cellule muscolari. (2)
I ricercatori hanno esposto le cellule muscolari in vitro al glucosio e al Piceatannolo osservando in seguito che il Piceatannolo aumentava l’uptake del glucosio delle cellule muscolari. Il Piceatannolo attiva l’enzima AMPK (proteina chinasi attivata dall’adenosina monofosfato), che svolge un ruolo fondamentale nell’omeostasi energetica e agisce come commutatore e regolatore della durata della vita, e i GLUT4, una proteina volta al trasporto del glucosio all’interno della cellula e che viene attivata dalla presenza dell’Insulina o in modo insulino-indipendente in seguito ad esercizio fisico intenso.
Gli studi a livello cellulare sono interessanti, ma gli studi sugli animali lo sono maggiormente. Così i ricercatori hanno somministrato a topi obesi, insulino-resistenti, 50mg di Piceatannolo per kg di peso corporeo al giorno. L’equivalente umano di questa dose sarebbe nel range dei 200-350mg al giorno. Il livello di glucosio ematico dei topi ai quali era stato somministrato il Piceatannolo era sceso più velocemente di quello dei topi che non erano stati trattati con questa sostanza. I topi trattati con il Piceatannolo hanno anche guadagnato un po’ di peso.
I ricercatori non hanno esaminato l’effetto della supplementazione sulla composizione corporea, ma i risultati di uno studio in-vitro coreano-americano svolto nel 2012 indicano che potrebbe esserci un effetto in tal senso. (3)
In questo studio i ricercatori hanno esposto cellule adipose ad una miscele di Piceatannolo e Insulina e hanno osservato che più alta era la concentrazione di Piceatannolo, meno acidi grassi venivano immagazzinati nelle cellule. La figura seguente mostra come ciò accade: quando il livello di Piceatannolo aumenta in una cellula adiposa, il funzionamento del recettore dell’insulina diminuisce.
I ricercatori hanno potuto dimostrare che la molecola di Piceatannolo si lega al recettore dell’insulina e in seguito, in qualche modo, ostacola i segnali trasmessi alla cellula. La figura sopra riportata mostra come i ricercatori pensano che questo accada.
I ricercatori concludono affermando che, la loro ricerca di un legame diretto tra il Piceatannolo e il recettore dell’insulina e il ruolo inibitorio del Piceatannolo nell’attività della tirosin chinasi del recettore dell’insulina e la sua successiva cascata di fosforilazione della via di segnalazione del Insulina rivela un nuovo meccanismo attraverso il quale una stilbenica polifenolica naturale possa modulare l’adipogenesi.
Meno assorbimento del glucosio da parte delle cellule adipose, più assorbimento del glucosio da parte delle cellule muscolari, tramite l’azione dei GLUT4. Il Piceatannolo è un interessante sostanza da testare sul campo aggiungendola, per esempio, allo shake intra o post-workout (andandosi così a sommare alla ripartizione calorica indotta dall’esercizio fisico).
L’idea che i metaboliti vegetali possano ridurre l’assorbimento di sostanze nutritive dal sangue da parte delle cellule adipose e aumentarlo da parte delle cellule muscolari non è una novità. L’integratore per il bodybuilding della Biotest, l’Indigo-3G, si basa su questo principio e contiene l’ antocianina cianidina-3-glucoside come ingrediente attivo.
Il JavaFit Energy Extreme, una miscela di caffè a cui è stata aggiunta un mix di stimolanti, non apporta differenze nella capacità aerobica o anaerobica, ma aumenta i livelli del consumo energetica dopo brevi e intense sessioni di allenamento. Ricercatori americani riportano questo effetto nel Journal of the International Society of Nutrition Sports.(1)
Il JavaFit Energy Extreme è un alimento funzionale realizzato dal guru dei supplementi Jose Antonio. Antonio realizzò l’idea di potenziare le proprietà stimolanti del caffè aggiungendo ad esso un mix di altre sostanze stimolanti. La componente ergogenica più importante che Antonio mise nel JavaFit Energy Extreme è la ordinaria caffeina. Una dose di 3 mg / kg di peso di caffeina aumenta la resistenza. Per migliorare le prestazioni durante sessioni di allenamento brevi e intense si ha generalmente bisogno di una dose di caffeina pari a circa 5 mg / kg di peso corporeo.
Un altro ingrediente attivo del JavaFit Energy Extreme è il Citrus aurantium, un estratto erboristico contenente Sinefrina e Ottopamina, entrambi analoghi dell’adrenalina. Di queste due sostanze, è la Sinefrina che ha dimostrato avere un effetto maggiore sulla termogenesi (tessuto adiposo bruno) e nello stimolo del rilascio di acidi grassi negli studi in vitro e su animali.
Il JavaFit Energy Extreme contiene anche l’estratto di Garcinia cambogia – che contiene HCA – e Cromo Nicotinato .
In un articolo precedente gli scienziati dello sport hanno dimostrato che gli atleti che hanno bevuto il JavaFit Energy Extreme hanno svolto la loro sessione allenante (Cyclette) a più del 75% del loro VO2max, ma senza aver aumentato la propria velocità.(2) Nel presente studio, i ricercatori hanno reclutato dieci atleti amatoriali in buona salute e gli hanno fatto bere 350 ml di JavaFit Energy Extreme, che contenevano 450 mg di caffeina, 1200 mg di Garcinia cambogia, 360 mg di Citrus aurantium e 225 microgrammi di Cromo Nicotinato. In un’altra occasione i soggetti hanno assunto del caffè decaffeinato.
Successivamente, i ricercatori hanno fatto eseguire ai soggetti una sessione di allenamento al massimo delle loro possibilità per qualche minuto in modo da poter misurare la loro capacità aerobica e anaerobica. Il JavaFit Energy Extreme non aveva alcun effetto su questi parametri. Ma ha avuto un effetto sul consumo di ossigeno dopo la sessione di allenamento – l’excessive post-exercise oxygen consumption o EPOC. Vedi il grafico seguente.
I ricercatori ritengono che il JavaFit Energy Extreme (o, per meglio dire, i suoi componenti) agisce sul recupero delle cellule muscolari dopo lo sforzo in modo tale da aumentarne le riserve di gruppi fosfato e glicogeno, e di conseguenza il consumo di ossigeno aumenta. Per questo motivo, le cellule muscolari utilizzano una maggiore quantità di acidi grassi come substrato energetico.
I ricercatori scrivono che, l’EPOC è stato ipotizzato essere un processo termogenico per cui gli acidi grassi vengono ossidati per ricostituire le summenzionate riserve energetiche. L’EPOC può essere elevato di conseguenza agli aumenti degli ormoni termogenici indotti dall’esercizio fisico, comprese le catecolamine post-esercizio.
La Fentermina [2-methyl-1- phenylpropan-2-amine (2-methyl-amphetamine)],(fenil-terziario-butilammina), nota anche come α,α-dimethylphenethylamine, commercializzata come Fentermina cloridrato, è uno stimolante simpaticomimetico della famiglia delle anfetamine. Come altri derivati delle amfetamine, viene classificato come agente anoressizzante (soppressore dell’appetito). La Fentermina è comunemente prescritta come coadiuvante per la perdita di peso in pazienti obesi purché in associazione con esercizio fisico e una dieta dimagrante. Viene di solito utilizzata per brevi periodi di tempo (meno di 12 settimane). L’obiettivo principale del farmaco è quello di ridurre il desiderio di mangiare, riducendo così l’assunzione calorica totale. Anche se i dati sembrano variare da uno studio all’altro, gran parte di essi supportano almeno una modesta perdita aggiuntiva di massa grassa con l’uso di Fentermina cloridrato. (1) Gli atleti usano la Fentermina cloridrato per lo stesso scopo, in genere durante i periodi di forte restrizione calorica.
Nel 1959, la Fentermina base ricevette l’approvazione da parte della FDA degli Stati Uniti come farmaco anti-appetito. (2) Alla fine divenne disponibile in forma di sale cloridrato e in forma di resina. (2) La Fentermina cloridrato è stata introdotto per la prima volta nel mercato degli Stati Uniti negli anni ’70. La Fentermina era da tempo utilizzata come soppressore dell’appetito, anche se godette di maggiore attenzione nei primi anni ’90, quando il farmaco è stato associato con successo alla Fenfluramina durante studi dietetici. I ricercatori hanno dimostrato che questo tipo di combinazione di farmaci era effettivamente più efficace nel promuovere la perdita di peso rispetto alla sola dieta ed esercizio fisico, risultati che hanno portato rapidamente il Fen-Phen ad essere di primo piano nel mercato dei farmaci da prescrizione per la perdita di peso. Nel 1997, tuttavia, emerse che una percentuale molto elevata di utilizzatori di Fen-Phen aveva riportato difetti alla valvola cardiaca a causa dei farmaci. La Fenfluramina è stata identificata come causa principale di tale evento, e venne ritirata dal mercato USA nello stesso anno. La Fentermina oggi rimane disponibile negli Stati Uniti e in molte altre nazioni. I nomi commerciali più popolari sotto i quali viene venduta la Fentermina cloridrato includono Adipex, Ionamin, Anoxine, Phentrol e Obenix. Si noti che come derivato delle anfetamine, questo farmaco ha la tendenza a portare ad assuefazione e dipendenza. Per questo motivo è stato aggiunto alla lista IV delle sostanze controllate negli Stati Uniti.
La Fentermina ha qualche somiglianza nella sua farmacodinamica con il suo composto madre, l’anfetamina, in quanto entrambe agonisti TAAR1 (3), dove l’attivazione di questi nei neuroni monoammina facilita l’efflusso o il rilascio nella sinapsi di questi neurochimici; A dosi clinicamente rilevanti, la Fentermina agisce principalmente come agente di rilascio della norepinefrina nei neuroni, anche se, in misura minore, rilascia anche la dopamina e la serotonina nelle sinapsi. (4)(5) La Fentermina può anche innescare il rilascio di monoammine dal VMAT2, che è un effetto farmacodinamico comune tra i sostituti delle anfetamine. Il meccanismo d’azione principale della Fentermina nel trattamento dell’obesità è la riduzione della percezione della fame, che è un processo cognitivo mediato principalmente attraverso diversi nuclei all’interno dell’ipotalamo (in particolare il nucleo ipotalamico laterale, il nucleo arcuato e il nucleo ventromediale). Al di fuori del cervello, la Fentermina rilascia norepinefrina e epinefrina – note anche come noradrenalina e adrenalina – causando il rilascio di acidi grassi da parte delle cellule adipose.
Per un’efficacia ottimale, la Fentermina cloridrato non deve essere assunta con il cibo. La dose per i soggetti adulti è una capsula o compressa (37,5 mg) al giorno, somministrata prima o dopo 1-2 ore dalla prima colazione. Per alcuni pazienti mezza compressa (18,75 mg) al giorno può essere sufficiente, mentre in altri casi può essere consigliabile la somministrazione di mezza compressa (18,75 mg) due volte al giorno. Se assunta più di una volta al giorno, la seconda dose non deve mai essere somministrata nelle 4-6 ore precedenti all’andare a dormire. Il farmaco viene utilizzato tipicamente per 3-4 settimane alla volta, con terapia raramente superiori alle 12 settimane. Gli atleti usano tipicamente la quantità da prescrizione e a breve termine, a causa della elevata probabilità di effetti collaterali, poiché la possibilità che ciò si verifichi è elevata oltre i normali tempi terapeutici.
La Fentermina cloridrato è disponibile in diversi Paesi. Non è ampiamente contraffatta. In Italia non è in commercio pertanto è vietata l’importazione anche per uso personale.
5- Rothman RB, Baumann MH, Dersch CM, et al. (January 2001). “Amphetamine-type central nervous system stimulants release norepinephrine more potently than they dopamine and serotonin”. Synapse. 39 (1): 32–41. doi:10.1002/1098-2396(20010101)39:1<32::AID-SYN5>3.0.CO;2-3. PMID11071707.
Il Ketotifene è un farmaco antistaminico di seconda generazione, antagonista non competitivo dei recettori H1 dell’istamina. Il farmaco si trova in commercio come un sale dell’acido fumarico, Ketotifene fumarato [4- (1-Metil-4-piperidilidene-4Hbenzo[4,5] cicloespta [1,2-b] tifene-1- (9H) -one fumarato.], ed è disponibile sia nella forma di soluzione oftalmica allo 0.025% che di compresse da 2 mg. Il Ketotifene è venduto in Italia dalla società farmaceutica Thèa Farma con il nome di Zaditen. Poiché il brevetto è scaduto diverse società farmaceutiche commercializzano la molecola come medicinale equivalente.
Il Ketotifene è stato reso un farmaco da prescrizione a livello globale da parte della Novartis. È attualmente prescritto per le allergie, condizioni allergiche e (più comunemente) la gestione dell’asma in più di tre dozzine di paesi del mondo. Il nome commerciale più ampiamente disponibile è Zaditen (Novartis), che viene venduto in gran parte d’Europa e Asia. Oltre alle forme generiche del farmaco, decine di altri nomi commerciali possono essere trovati in mercati diversi. Il Ketotifene fumarato è approvato per la vendita negli Stati Uniti, ma attualmente solo come soluzione antiallergica oftalmica (Zaditor), non come farmaco orale per il trattamento di allergie o asma. Il dosaggio di Ketotifene fumarato in questo prodotto è troppo basso per essere considerato utile per qualsiasi altro scopo (off label). Data la pronta disponibilità di Ketotifene fumarato in altri paesi, il farmaco viene facilmente deviato per la vendita nel mercato nero. Comunque sia, non è estremamente popolare tra gli atleti.
Le linee guida UK sulla gestione clinica dell’asma considerano il Ketotifene un composto inefficace per la gestione di questa malattia. I dati disponibili sulla potenziale utilità del Ketotifene fumarato a tal fine sono conflittuali, con alcuni studi che riportano risultati positivi e altri che mostrano un effetto insignificante. Una revisione approfondita dei dati pubblicati sul Cochrane Database delle revisioni sistematiche del 2004 ha concluso che la molecola sembrava avere qualche utilità nel controllare l’asma e il respiro affannoso in molti bambini, ma la variabilità della malattia e della risposta al farmaco evidenzia che questi risultati positivi potrebbero non essere generalizzati per tutti i pazienti con asma. (1)
Il Ketotifene fumarato aumenta la concentrazione dei recettori beta-adrenergici nel corpo (in particolare i recettori beta-2). Farmaci che stimolano i recettori beta-2 sono comunemente prescritti come broncodilatatori, usati per aumentare il flusso d’aria nei polmoni e contrastare la costrizione causata dall’asma. Sebbene potenzialmente efficaci da soli, un effetto terapeutico chiave del Ketotifene fumarato è quello di aumentare la sensibilità del corpo ai farmaci beta-agonisti.
La sovraregolazione dei recettori beta-2 ad opera del Ketotifene fumarato rende questo farmaco interessante per gli atleti. Ciò è dovuto al forte ruolo del recettore beta-2 nel supportare la perdita di grasso. Anche se non è un forte composto per la perdita di grasso assunto da solo, in combinazione con un beta-2 agonista come il Clenbuterolo, il Ketotifene fumarato può aumentarne la potenza termogenica e prolungare notevolmente la finestra della lipolisi attiva. Il Clenbuterolo e gli altri beta-2 agonisti hanno normalmente una durata limitata di utilità in quanto i recettori beta-2-adrenergici diminuiscono di numero con una stimolazione regolare. Dopo un paio di settimane dall’inizio della terapia con questi composti, in genere cominciano a diminuire di efficacia. Il Ketotifene può prolungare notevolmente questo periodo di tempo.
La capacità del Ketotifene di potenziare gli effetti dei farmaci beta-2 agonisti è stata dimostrata in numerosi studi clinici. Ad esempio, uno studio pubblicato nel 1990 ha dimostrato che quando il Ketotifene e il Clenbuterolo vengono assunti insieme, si registra un significativo aumento della densità dei recettori beta-adrenergici rispetto all’uso del solo Clenbuterolo, che invece ne riduce di poco la densità in modo rapido. (2)Altri studi nei quali è stato usato il Salbutamolo hanno dimostrato che la riduzione dei recettori beta-adrenergici causata dall’utilizzo a lungo termine di questo agente potrebbe essere rapidamente invertita con appena 2 mg di Ketotifene fumarato al giorno. (3)
Se usato per ridurre la frequenza, la durata e la gravità degli attacchi d’asma, il Ketotifene fumarato viene solitamente somministrato inizialmente ad un dosaggio di 1 mg due volte al giorno (2 mg in totale). Se necessario, questo dosaggio può essere aumentato ad un dosaggio massimo di 2 mg due volte al giorno (4 mg totale). Gli atleti usano comunemente un dosaggio di 1 mg due volte al giorno (2 mg in totale) per l’uso (off-label) per la prevenzione della sottoregolazione dei beta-recettori dovuta all’uso di composti beta-agonisti come il Clenbuterolo e il Salbutamolo. Ciò può consentire a un individuo di ottenere un maggiore effetto termogenico, e di poter svolgere cicli più lunghi con farmaci beta-2 agonisti. Si noti che, data la capacità del Ketotifene di aumentare la sensibilità ai farmaci beta-agonisti, può essere necessario ridurre il dosaggio di questi ultimi se co-somministrati con Ketotifene fumarato.
L’emivita del Ketotifene fumarato è di 12 ore.
Gli effetti collaterali comuni con l’uso del Ketotifene fumarato includono secchezza delle fauci, stimolazione dell’appetito, aumento di peso, vertigini, stimolazione del SNC e sonnolenza. Questi effetti collaterali sono tutti comunemente associati a composti antistaminici forti. In rari casi possono verificarsi reazioni allergiche gravi a livello cutaneo o un’infiammazione vescicale chiamata cistite. Altri effetti collaterali connessi all’uso del Ketotifene fumarato comprendono Cefalea, nausea, vomito, dispepsia, e epigastralgia.
L’uso di Ketotifene fumarato deve essere evitato in soggetti sotto trattamento con antidiabetici orali e in caso di epilessia.
Il Ketotifene fumarato è ampiamente disponibile e viene venduto sotto numerosi nomi commerciali in molti paesi. La contraffazione su larga scala di questo medicinale non è attualmente nota da rappresentare un problema.
La Sibutramina (commercializzata come Meridia negli USA, Leptos in India, Reductil in Europa e altrove), solitamente in forma di idrocloruro monoidrato, è un riduttore dell’appetito per via orale, usato nel trattamento dell’obesità. È un inibitore del reuptake della serotonina e della noradrenalina ma non della dopamina; strutturalmente è simile alle amfetamine (1) anche se agisce diversamente. La Sibutramina è chimicamente una miscela racemica di (+) e (-) enantiomeri di 1- (4-clorofenil) -N, N-dimetil-α- (2-metilpropil)-cyclobutanemetanammina.
La Sibutramina esercita un effetto sulla perdita di peso attraverso due meccanismi distinti. Ha una marcata capacità di sopprimere l’appetito. Durante alcuni studi, i pazienti hanno ridotto la loro assunzione energetica di ben 1.300 Kcal durante l’assunzione di questo farmaco. (2) Oltre ai suoi effetti sull’assunzione calorica, la Sibutramina stimola anche il metabolismo e la spesa calorica giornaliera. Una singola dose di 10 mg ha dimostrata di aumentare il tasso metabolico basale fino al 30%, un effetto che viene mantenuto per almeno sei ore. Questa azione termogenica avviene attraverso l’interazione della molecola con il sistema adrenergico, soprattutto attraverso il supporto indiretto dell’attivazione dei recettori beta 3. Con l’uso di questo farmaco, si nota un forte aumento della termogenesi del tessuto adiposo marrone (BAT), che è accompagnato da aumenti della temperatura corporea di 0,5-1 grado Celsius.(3) L’elevazione della temperatura corporea è un buon indicatore dell’aumento della termogenesi.
Per avere un idea più chiara sull’efficacia della Sibutramina, si fa riferimento ad alcuni studi clinici svolti su questo agente. Uno di questi studi è stata condotta presso la Kansas Foundation for Clinical Pharmacology nel 2001. In questo studio, un gruppo di 322 pazienti obesi è stato trattato con 20 mg di Sibutramina o un placebo una volta al giorno per 24 settimane. Alla conclusione di questo studio, il 42% dei pazienti nel gruppo Sibutramina aveva perso il 5% o più del peso corporeo iniziale, mentre il 12% aveva osservato una perdita del peso corporeo del 10% o superiore. La Sibutramina è stata anche associata a significativi miglioramenti nei trigliceride e nei livelli di colesterolo HDL nel siero, in soggetti che presentavano valori scadenti all’inizio dello studio. Un altro studio dettagliato è stata svolto in Cina da parte del Dipartimento di Endocrinologia dell’ospedale Rui-jin nello stesso anno coinvolgendo un gruppo di 120 persone (uomini e donne) i quali sono stati trattati con soli 10 mg al giorno di Sibutramina. (4) Anche i risultati di questo studio sono stati favorevoli, con una media nella perdita di peso dei pazienti trattati pari a 15Kg nelle 24 settimane di utilizzo.
La Sibutramina ha ricevuto l’approvazione dalla Food and Drug Administration per la vendita come agente da prescrizione per la perdita di peso nel 1998. È stata sviluppata e commercializzata dalla Abbott Laboratories, che ha messo in vendita il farmaco sul mercato americano con il nome commerciale di Meridia. L’azienda ha anche venduto il farmaco in numerosi mercati internazionali sotto il nome di Reductil. La Sibutramina godette di un periodo limitato di vendite negli Stati Uniti, in quanto venne rimossa dal mercato nell’ottobre 2010 sotto pressione della FDA, citando una maggiore incidenza di eventi cardiovascolari avversi. La Abbott ritirò la Sibutramina da molti mercati in diverse aree del mondo. Si noti che la Sibutramina rimane classificata come sostanza controllata negli Stati Uniti. In Italia, nel marzo 2002, il Ministero della Salute ne decretò la sospensione dal commercio a seguito di una revisione dei dati di sicurezza, che rivelarono l’esistenza di un rischio cardiovascolare correlato al suo utilizzo. (5) Contemporaneamente l’Italia avviò una procedura di arbitrato a livello europeo richiedendo un parere al Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia europea per i medicinali. L’agenzia europea diede parere favorevole al mantenimento in commercio del farmaco, pertanto ad agosto dello stesso anno la sibutramina fu riammessa, con l’obbligo tuttavia di presentare ricetta medica specialistica per l’acquisto e di consegna al paziente di una scheda informativa sui possibili rischi.(6) L’agenzia europea aveva tuttavia richiesto all’azienda produttrice del farmaco uno studio multicentrico che valutasse l’efficacia e la sicurezza del farmaco. Lo studio richiesto venne denominato SCOUT (Sibutramine Cardiovascular OUTcome) e i risultati, pubblicati nel 2009, rivelarono che:
la perdita di peso ottenuta con la sibutramina è modesta
tale perdita di peso non si mantiene dopo la fine del trattamento
i pazienti trattati con Sibutramina avevano un aumento del rischio cardiovascolare del 16% rispetto ai pazienti trattati con placebo.
Il 24 gennaio 2010 pertanto, la Sibutramina venne nuovamente sospesa dalla commercializzazione.
La casa farmaceutica produttrice ha dichiarato di voler fare appello contro questa decisione.(7)
La Sibutramina cloridrato, dove ancora commercializzata, è comunemente venduta in capsule da 5 mg, 10 mg e 15 mg.
L’effetto collaterale più comune con la Sibutramina è l’aumento della pressione sanguigna, un tratto che lo rende un farmaco controindicato per l’utilizzo nei soggetti con pressione alta o altri problemi cardiovascolari. Altri effetti collaterali comuni sono la secchezza delle fauci, l’insonnia, l’irritabilità, il dolore alla schiena, il mal di stomaco e la stitichezza, che tendono a diminuire in termini di gravità quando l’utilizzatore si abitua al farmaco. La Sibutramina cloridrato deve essere sospesa immediatamente se si verificano effetti collaterali o sintomi più gravi di tossicità, inclusi eccitazione, irrequietezza, perdita di coscienza, confusione, agitazione, debolezza, brividi, fastidio, battito cardiaco accelerato, dilatazione delle pupille, vomito, difficoltà respiratorie, Dolori al petto, gonfiore di piedi, caviglie o gambe, svenimenti, disorientamento, depressione, febbre alta, dolore agli occhi, tremori o sudorazione eccessiva. Si ricordi che un’aumentata incidenza di eventi cardiovascolari avversi ha portato al ritiro di questo farmaco dalla maggior parte dei mercati. Non è generalmente più considerato un prodotto sicuro.
La Sibutramina cloridrato è usata per il trattamento dell’obesità, compresa la perdita e il mantenimento del peso, e deve essere utilizzata in combinazione con una dieta a ridotto apporto calorico. Questo farmaco è stato usato su pazienti con fattori di rischio aggiuntivi correlati al peso, tra cui ipertensione controllata, diabete e dislipidemia (colesterolo alto). Il dosaggio iniziale raccomandato per la maggior parte dei pazienti è 10 mg una volta al giorno, che deve essere regolato fino a 15 mg dopo 4 settimane se la perdita di peso non è stata inizialmente sufficiente. Di solito non sono raccomandate dosi più elevate. Anche gli atleti hanno usato questo farmaco nelle fasi di restrizione calorica, soprattutto per il suo effetto anoressizzante, ai medesimi dosaggi sopra indicati.
Ricordo inoltre che, questo farmaco è soggetto a disponibilità limitata a seguito di un richiamo sostenuto dalla FDA negli Stati Uniti e successivamente alla sua rimozione da molti altri mercati internazionali per ragioni di sicurezza.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:
–William Llewellyn’s ANABOLICS, 10th ed.
New Drugs, in Australian Prescriber, vol. 25, nº 1, 2002, p. 22. PDF
La Yohimbina (17α-hydroxy-yohimban-16α-carboxylic acid methyl ester) è un alcaloide estratto dalla corteccia della Pausinystalia Johimbe e dalle foglie della Rauvolfia serpentina (nota anche come radice di serpente indiana) venduto in alcuni paesi dietro prescrizione medica per il trattamento della disfunzione erettile, per il trattamento del disturbo da ridotto desiderio sessuale (riduzione della libido), e viene anche utilizzata per i suoi presunti effetti afrodisiaci.
La Yohimbina è un noto antagonista degli adrenocettori α-2. Ciò significa semplicemente che la Yohimbina può bloccare i recettori sulle cellule adipose che normalmente bloccano il processo di rilascio dei grassi nel torrente ematico. Ciò è controllato dagli ormoni Adrenalina e Noradrenalina (detti anche Epinefrina e Norepinefrina) che normalmente si legano agli adrenocettori delle cellule adipose per segnalare il rilascio dei grassi nel sistema circolatorio affinché possano essere bruciati come fonte energetica. Il corpo cerca di fermare questo processo attraverso la stimolazione dei recettori α-2 che dicono alle cellule grasse di accumulare materiale. Quando la Yohimbina blocca i recettori α-2 viene rilasciato più grasso che poi viene bruciato come fonte energetica.
Il principale studio che supporta quanto sopraddetto è “Does yohimbine act as a slimming drug?” di Kucio C., Jonderko, K., Piskorska D., Dipartimento di gastroenterologia, Silesian School of Medicine, Katowice, Polonia [Isr J Med Sci. 1991 Oct;27(10):550-6].
Dal momento che la Yohimbina è un antagonista degli α2-recettori, è stata esaminata per la sua efficacia nella cura dell’obesità.
20 donne obese sono state sottoposte a 3 settimane di dieta ipocalorica (1.000 kcal/giorno) dopo di che sono state assegnate a caso a due trattamenti secondo la procedura dello studio a doppio cieco: 10 soggetti hanno ricevuto 5mg di Yohimbina 4 volte al giorno mentre altri 10 hanno ricevuto un placebo, tutti hanno seguito una dieta ipocalorica di 1.000 kcal/giorno.
I risultati di questo studio hanno mostrato che i soggetti che hanno ricevuto la Yohimbina hanno sperimentato una perdita di grasso media di 3,55 kg mentre il gruppo placebo ha perso solo 2,21 kg. Questi studi hanno mostrato anche che il rilascio di Insulina dovuto all’ingestione del cibo inibisce le azioni della Yohimbina mentre una dieta molto ipocalorica ne agevola l’efficacia. Meno cibo significa anche meno rilascio di Insulina. Quindi una dieta ipocalorica combinata con una somministrazione multidose di Yohimbina può aumentare il dispendio calorico di oltre il 30%.
Ci sono almeno due punti chiave per massimizzare gli effetti della Yohimbina:
1. Una dose adeguata– Molte volte viene consigliata una dose troppo bassa. Negli studi, la quantità minima di Yohimbina assunta oralmente è stata di 0,2 mg/kg al giorno. Quindi una persona di 90 kg ha bisogno di 18 mg di Yohimbina al giorno per ottenere l’effetto lipolitico desiderato. Attenzione: con la Yohimbina alcune persone sperimentano delle risposte molto forti del ritmo cardiaco e della pressione ematica. Per valutare la propria tolleranza è consigliabile cominciate con circa 1/3 della dose ottimale (quindi una persona di 90 kg comincerebbe con 6 mg) incrementando la dose nel corso di un periodo di alcuni giorni (generalmente 2-3 giorni). Se il ritmo cardiaco o la pressione ematica aumentano troppo si consiglia l’interruzione dell’assunzione di Yohimbina.
2. Deve essere assunta a stomaco vuoto– È una cosa fondamentale perché anche una piccola risposta insulinica impedirà qualsiasi effetto della Yohimbina. Assumere la Yohimbina con il cibo produrrà una risposta insulinica maggiore rispetto all’assunzione del cibo da solo (la cosa è legata ai recettori α nel pancreas). In base a questa regola, uno dei momenti migliori per assumere la Yohimbina è prima dell’allenamento aerobico del mattino. Se non si svolge una sessione aerobica al mattino, credo che un altro momento favorevole per assumere la Yohimbina sia 30 minuti prima della sessione di allenamento serale, o comunque almeno 3-4 ore dopo aver mangiato affinché i livelli di Insulina calino a sufficienza. Comunque penso che la prima parte della giornata sia il momento migliore.
Alcuni atleti assumono la Yohimbina con un po’ di Caffeina circa 30 minuti prima della sessione aerobica. Assumono anche l’associazione ECA, ma mai insieme alla Yohimbina. La combinazione ECA + Yohimbina, come l’associazione Yohimbina + Clenbuterolo, è potenzialmente pericolosa (più dei due composti presi singolarmente) a causa dell’interazione sul ritmo cardiaco e sulla pressione ematica. Gli atleti in questione assumono la Yohimbina prima della sessione aerobica del mattino, e per la prima dose di ECA aspettano 4 ore dopo l’assunzione di Yohimbina. L’emivita della Yohimbina è di 0,25-2 ore.
Ricapitolando, gli effetti collaterali della Yohimbina a seconda del dosaggio assunto possono comportare anche importanti alterazioni della pressione arteriosa, in senso ipertensivo, che spesso si accompagnano ad aumento della frequenza cardiaca. Gli eventi avversi a carico del tratto gastrointestinale comprendono nausea e vomito. Per i suoi effetti eccitatori a carico del SNC la molecola comporta spesso la comparsa di irritabilità, ansia generalizzata, eccitazione, iperattività motoria, reazioni maniacali, allucinazioni, insonnia, tremore e vertigine. La contemporanea assunzione di Yohimbina e farmaci antidepressivi o fenotiazine può comportare un aumentato rischio di comparsa e aggravamento degli effetti collaterali.
Concludendo, la Yohimbina si presenta come un efficace agente lipolitico specie nei confronti del grasso testardo. Dati i suoi possibili effetti collaterali, la Yohimbina deve essere usata con cautela calcolando accuratamente le dosi così da evitare o diminuire la comparsa di effetti avversi.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti
– Domande & Risposte senza censura di Author L. Rea (Olympian’s News)
– Chemical Muscle Enhancement II (Author L. Rea)
– Chiedete a Lyle McDonald (THINK MUSCLE – Olympian’s News)
Il supplemento dimagrante più efficace e legale in Italia è la caffeina. Assumendone 600 mg al giorno si aumenta il dispendio energetico di 110 kcal in più. (1) Ma purtroppo la caffeina non è tollerata da tutti. Esiste uno studio dalla fine degli anni novanta, che dimostra che è possibile aumentare il dispendio calorico con solo una piccola quantità di caffeina combinata con il tè verde. (2)
Lo studio qui trattato è stato pubblicato nel 1999 sul American Journal of Clinical Nutrition ed è stato scritto da ricercatori presso l’Università di Friburgo. È stato parzialmente finanziato dalla Arkopharma Laboratories, il produttore dell’estratto di tè verde Exolise.
Al momento dello svolgimento dello studio gli integratori dimagranti contenenti caffeina ed efedra erano ancora legali. Essi erano noti per essere efficaci ma anche per i possibili effetti collaterali. Gli integratori di tè verde non presentano generalmente effetti collaterali. Ma i ricercatori hanno voluto verificare se il tè verde fosse un ingrediente adatto per gli integratori dimagranti.
I ricercatori pensarono che un integratore dimagrante basato sul tè verde funzionasse solo se abbinato ad una piccola quantità di caffeina. Considerarono una “piccola quantità” 50 mg di caffeina, all’incirca l’importo contenuto in una tazza di caffè.
I ricercatori hanno reclutato per l’esperimento 10 maschi sani di vent’anni in una camera di respirazione per 24 ore in modo che potessero misurare esattamente il dispendio energetico dei soggetti.
In una occasione i soggetti hanno ricevuto un falso supplemento senza ingredienti attivi [Placebo]; In un’altra occasione ai soggetti sono stati somministrati 50mg di caffeina a colazione, a pranzo e a cena; In un’altra occasione ai soggetti è stata somministrata nuovamente una dose di 50 mg di caffeina ma questa volta abbinata con mezzo grammo di estratto di tè verde pure: per un totale di 150 mg di caffeina e 1,5 g di estratto di tè verde al giorno.
L’estratto di tè verde utilizzato dai ricercatori aveva un contenuto di catechine pari al 25%, di cui il 72% per cento consisteva in EGCG. Questa è una percentuale elevata: nella maggior parte degli estratti di tè verde il contenuto di catechine è composto da circa la metà da EGCG. Secondo gli scienziati, l’EGCG è il flavonoide più potente nel tè verde.
La tabella seguente mostra che la caffeina ha aumentato la spesa energetica [EE] di sole 15 kcal al giorno. La combinazione di caffeina con il tè verde ha funzionato meglio, aumentando la spesa energetica totale di 79 kcal.
Ora la “spesa energetica più elevata” non significa necessariamente “un consumo più elevato dei grassi”, quindi, per tale ragione, i ricercatori hanno anche misurato la quantità di proteine, carboidrati e grassi “bruciati” dai soggetti dello studio.
I ricercatori hanno concluso che, la somministrazione orale dell’estratto di tè verde ha stimolato la termogenesi e l’ossidazione del grasso e quindi ha il potenziale per influenzare il peso corporeo e la composizione corporea attraverso cambiamenti sia nella spesa energetica che nell’uso del substrato.
Recentemente ho riportato uno studio svolto su esseri umani nel quale l’uso di tè verde (e più esattamente del suo contenuto in catechine e caffeina) ha provocato una “mutazione” delle cellule adipose da “bianche” a “brune”. Poiché le cellule di grasso brune sono metabolicamente più attive, il tè verde è potenzialmente interessante per le persone che vogliono ridurre la loro percentuale di grasso corporeo. Esiste un altro studio, questa volta svolto su animali, che mostra la stessa capacità attribuita questa volta alla curcumina, la sostanza più bioattiva della Curcuma. (1)
I biologi molecolari presso la Fourth Military Medical University in Cina hanno somministrato a dei topi 0, 50 o 100 mg di curcumina per via orale ogni giorno per un periodo di 50 giorni. L’equivalente umano di queste dosi, per un soggetto del peso di 80 kg, sarebbe circa 0, 400 o 800 mg di curcumina al giorno.
I topi ai quali era stata somministrata la curcumina non mangiavano meno – ma acquistavano meno peso rispetto ai topi ai quali non era stata somministrata la curcumina.
Alla fine dei 50 giorni, i topi ai quali era stata somministrata la curcumina avevano meno grasso corporeo rispetto ai topi del gruppo di controllo. L’integrazione con curcumina ha probabilmente aumentato il consumo calorico dei topi. Un segno di questo fu che la temperatura corporea dei topi del gruppo “curcumina” era più alta.
La supplementazione di curcumina ha aumentato anche il numero dei mitocondri nella cavità addominale inferiore dei topi. Questo è un segno che indica che la curcumina muta le cellule grasse bianche in cellule grasse brune.
La supplementazione con curcumina ha aumentato la sintesi di UCP1, una molecola che aumenta il consumo energetico cellulare, e PGC-1-alfa, una molecola che aumenta la sintesi mitocondriale nelle cellule.
I ricercatori affermano che questi risultati attribuiscono alla curcumina un ruolo importante nella mutazione del grasso bianco in grasso bruno rendendola proponibile per la terapia di pazienti obesi.
Circa quindici anni fa le aziende farmaceutiche stavano studiando febbrilmente i beta-3 agonisti nella speranza che questi composti avrebbero messo fine all’epidemia dell’obesità. (2) (3) (4)
Non ci riuscirono. Gli agonisti dei recettori Beta-3 funzionano molto bene nei ratti e nei topi, ma non altrettanto negli esseri umani per via della presenza dei Beta-3 recettori nel tessuto adiposo bruno, scarso nell’adulto (specie negli uomini). D’altra parte, un aumento del grasso bruno da parte delle catechine (come detto la volta scorsa) o della curcumina può rendere il potenziale dimagrante maggiore dei Beta-3 agonisti (vedi Sinefrina) nell’uomo.
C’è anche da riflettere se le ipotesi sulla curcumina esposte dai ricercatori cinesi possano trovare reale riscontro negli esseri umani.
Se si bevono due tazze di tè verde o bianco ogni giorno, la quantità di tessuto adiposo bruno nel corpo aumenta. (1) E questo potrebbe essere interessante per le persone che vogliono perdere un po’ di grasso corporeo. Il tessuto adiposo bruno viene così definito per la sua colorazione bruna data dall’elevata presenza di ferro associato ai citocromi presenti nei mitocondri. Le cellule del tessuto adiposo bruno non solo stoccano il grasso, ma lo “bruciano” e lo trasformano in calore.
I ricercatori per lo svolgimento dello studio hanno reclutato 22 studenti di sesso femminile per un periodo di 12 settimane. Hanno somministrato a metà degli studenti 540mg di catechine e 80mg di caffeina ogni giorno e l’altra metà un placebo con una piccola quantità di caffeina. E no, i ricercatori non sono stati sponsorizzati da un produttore.
I ricercatori descrivono le catechine come “catechina, catechina gallato, gallocatechina, gallocatechina gallato, epicatechina, epicatechina gallato, epigallocatechina e epigallocatechina gallato”. La quantità di catechine e caffeina utilizzate in questo studio è tale a quella che si troverebbe in due tazze di tè verde o bianco.
Durante l’esperimento i ricercatori hanno utilizzato la spettroscopia a tempo ridotto a infrarossi per misurare la quantità di emoglobina nei depositi adiposi nella zona delle spalle delle studentesse. In questo modo i ricercatori possono determinare la quantità di tessuto adiposo composto da grasso bruno. Le cellule di grasso bruno bruciano acidi grassi, per cui hanno bisogno di ossigeno, così il tessuto adiposo bruno contiene più emoglobina rispetto al tessuto adiposo bianco.
Gli esseri umani nascono con grandi quantità di grasso bruno nella pare superiore del corpo, ma perdono gran parte di esso durante la crescita. Studi recenti hanno dimostrato che la quantità di grasso bruno aumenta di nuovo quando le persone sono esposte al freddo e, in misura minore, quando sono esposte a diverse sostanze. La manipolazione del grasso bruno, come si verifica durante una dieta efficace, non è ancora chiara.
Le catechine hanno aumentato la quantità di tessuto adiposo bruno del 18% nell’area del corpo esaminata dai ricercatori.
I ricercatori non hanno indagato se i partecipanti al gruppo sperimentale hanno effettivamente prodotto più calore o hanno cominciato a bruciare più grassi.
I ricercatori scrivono che i loro risultati indicano che l’ingestione ripetuta di una bevanda ricca di catechine aumenta la densità dei tessuti adiposi bruni valutati mediante un metodo di spettroscopia a infrarossi. Sebbene il grado di aumento della massa del tessuto adiposo marrone fosse più piccola rispetto ai precedenti studi con esposizione al freddo, il risultato di questo studio amplia la scelta dei metodi per aumentare l’attività / massa del tessuto adiposo bruno.
I ricercatori affermano inoltre che l’assunzione quotidiana di una bevanda ricca di catechina può essere utile come trattamento efficace, più facile e più conveniente rispetto all’esposizione cronica al freddo per l’aumento del tessuto adiposo bruno.
I lamponi contengono una sostanza che somiglia alla Sinefrina. I chimici la chiamano 4- (4-idrossifenil) butan-2-one; nel linguaggio comune si chiama Chetone del lampone. Secondo i ricercatori della giapponenese Ehime University e l’azienda Kanebo, il composto stimola la combustione dei grassi. Almeno, sembra farlo nei topi. (1)
Come ben sappiamo, il Chetone del lampone è già presente nel mercato degli integratori. E’ la AMP2, AMP,il notorio successore del Ergopharm. Fornitore di materie prime che vende il composto come standard Razberi-K. È anche contenuto negli integratori dimagranti come il Lipofuze, che secondo l’americano HealthNews.com americano è il miglior integratore dimagrante venduto al momento. (2)
Nel Spectraforce Research Liquibolics Razberi-K, il chetone del lampone è in realtà l’unico ingrediente attivo.
Nel 2005 i ricercatori giapponesi hanno pubblicato i risultati di uno studio su animali che ha dimostrato che il chetone del lampone favorisce la perdita di peso. I ricercatori hanno realizzato lo studio a causa della somiglianza tra la formula di struttura del chetone del lampone e quella della Sinefrina, Adrenalina e Efedrina.
I ricercatori hanno somministrato ad un gruppo di topi alimenti contenenti grandi quantità di grasso per sei settimane [HFD]. Una volta che gli animali si erano abituati al grasso, i topi “HFD” hanno messo rapidamente peso. Questo, ovviamente, non è accaduto per i topi che sono stati alimentati con cibo ordinario [ND]. E nei topi “HFD” hai quali era stato somministrato anche l’1% di chetone del lampone nella loro dieta, l’aumento del peso corporeo era inferiore.
L’aggiunta del chetone del lampone ha portato ad una riduzione della crescita del tessuto adiposo.
I ricercatori fecero esperimenti con cellule del grasso bianco per misurare la quantità di acidi grassi rilasciati in funzione della concentrazione di glicerolo nella provetta. Maggiore è la concentrazione di glicerolo, maggiore è il rilascio di acidi grassi immagazzinati nelle cellule adipose.
Se le cellule adipose non sono state esposte alla noradrenalina, il chetone del lampone non ha mostrato alcun effetto. Quando sono state esposte alla noradrenalina, le cellule adipose hanno rilasciato più acidi grassi in base alla concentrazione del chetone del lampone. A quanto pare il chetone del lampone necessità nella noradrenalina per esplicare la sua azione.
I ricercatori hanno anche scoperto che il chetone del lampone non si lega ai recettori beta-adrenergici nelle cellule adipose.
Il chetone del lampone probabilmente funziona direttamente attraverso l’enzima lipasi ormone-sensibile. Questo enzima è attivato attraverso i recettori beta-adrenergici. I ricercatori hanno dimostrato che, a seguito della somministrazione del chetone del lampone, più lipasi ormone-sensibile viene indirizzato alle vescicole in cui le cellule adipose accumulano gli acidi grassi. L’enzima lipasi ormone-sensibile fa in modo che le cellule adipose rilascino gli acidi grassi.
Tra l’altro, non pensiamo che il chetone del lampone contenuto negli integratori dimagranti venga da lamponi reali. L’industria cosmetica e alimentare ha utilizzato questa sostanza per anni come colorante e insaporire. Ci sono bioreattori che producono il composto a buon mercato.