ALA-DAG E METABOLISMO LIPIDICO

Le persone che hanno consumato un paio di grammi di Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico [ALA-DAG] per un periodo di due settimane hanno perso quasi mezzo chilo di grasso corporeo, almeno secondo quanto riportato dai ricercatori giapponesi della Kao Corporation in seguito ad un piccolo studio da loro svolto e pubblicato nel 2016 sul Journal of Oleo Science . (1)

Un lipide è costituito da un globulo [glicerolo] al quale sono legati tre acidi grassi. Ecco perché i lipidi vengono anche chiamati Trigliceridi. I ricercatori della Kao Corporation hanno svolto esperimenti per anni con un’alternativa a questo tipo di lipide: globuli non con 3 legami ma 2. Questi sono chiamati Diacilgliceridi. E quando i legami sono connessi ad acidi grassi omega-3, questi Diacilgliceridi hanno proprietà interessanti.

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I ricercatori dello studio che qui andiamo esponendo, hanno reclutato 16 partecipanti ai quali hanno fatto consumare un biscotto nel quale, senza che lo sapessero, era contenuto un quantitativo di 2,5g di Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico. La composizione esatta è mostrata di seguito. In un’altra occasione gli stessi partecipanti hanno ricevuto un normale biscotto contenente 2,5g di olio di colza.

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Alla fine del periodo di integrazione i ricercatori hanno fatto consumare ai partecipanti allo studio un pasto in cui i grassi contenuti erano stati tracciati [13C] così che potesse essere misurato il grasso ossidato dai partecipanti analizzando gli atomi di carbonio esalato per un periodo di sei ore. Ciò ha portato i ricercatori a scoprire che il Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico [ALA-DAG] aveva potenziato l’ossidazione dei grassi.

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Dopo aver consumato Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico per 14 giorni, i partecipanti hanno sperimentato una perdita del grasso corporeo pari a 400g rispetto a quando hanno consumato del semplice olio di colza.

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Il consumo ripetuto di Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico migliora la beta-ossidazione nell’intestino tenue (2) e nel fegato (3) dei roditori. Sebbene il meccanismo preciso attraverso il quale il consumo di Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico stimoli l’espressione genica non è chiaro, può essere correlato alla via metabolica dello stesso Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico.

In generale, la struttura del Triacilglicerolo viene idrolizzata dalla lipasi a 2-monoacilglicerolo e in acidi grassi e quindi risintetizzata in Triacilglicerolo nelle cellule della mucosa intestinale. Al contrario, la struttura del Diacilglicerolo viene idrolizzata a 1- o 3-monoacilglicerolo e in acidi grassi.

Poiché l’1-monoacilglicerolo non è facilmente risintetizzato a Triacilglicerolo nell’intestino tenue (4) (5) l’1-monoacilglicerolo e gli acidi grassi liberi possono rimanere nelle cellule della mucosa intestinale dopo il consumo del Diacilglicerolo. (6)

Gli acidi grassi Omega 3, come l’Acido-Alfa-Linolenico, l’Acido Eicosapentaenoico e l’Acido Docosaesaenoico aumentano le espressioni geniche, tra cui quella del recettore del farnesoide X e i recettori attivati da proliferatori perossisomiali (PPAR) rispetto ad altri acidi grassi, come gli acidi grassi saturi e Omega 6 (7), suggerendo che l’Acido-Alfa-Linolenico libero derivato dal Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico attiva l’ossidazione dei grassi e sopprime la sintesi degli stessi, in particolare nell’intestino tenue e nel fegato.

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Pertanto, il Diacilglicerolo e l’Acido-Alfa-Linolenico possono influenzare sinergicamente l’ossidazione dei grassi. Infatti, Murase et al. hanno suggerito che la beta-ossidazione è maggiore nei roditori alimentati con Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico rispetto a quelli alimentati con Triaciglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico. (8) Inoltre, il Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico  può aumentare l’ossidazione lipidica del 25% comparato alla dose di Diacilglicerolo arricchito con Acido Oleico o Linolenico. (9)

I ricercatori concludono dicendo che, il trattamento con Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico per 14 giorni ha migliorato l’utilizzo a scopo energetico dei grassi alimentari in esseri umani sani. Questo risultato indica che il consumo di Diacilglicerolo arricchito con Acido-Alfa-Linolenico ha effetti benefici per la prevenzione dell’obesità viscerale sovra-regolando il metabolismo lipidico.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. http://dx.doi.org/10.5650/jos.ess16064
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12368389
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15863369
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15957254
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12669816
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15669757
  7. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16919514
  8. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12368389
  9. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18936764

RESTRIZIONE CALORICA INTERMITTENTE VS RESTRIZIONE CALORICA CONTINUA

È più facile perdere peso se lo si fa per “step”. Si segue una dieta ipocalorica per due settimane, poi si alzano le calorie per le due settimane successive, per poi tornare ad una dieta ipocalorica per altre due settimane – e così via. I nutrizionisti australiani della University of Tasmania hanno pubblicato i risultati di uno studio che analizza questo tipo di schema alimentare sull’International Journal of Obesity. (1) La riduzione calorica intermittente si traduce in una maggiore perdita di grasso è un minore catabolismo muscolare.

I ricercatori australiani hanno diviso in due gruppi cinquanta uomini obesi. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti ad una dieta a basso contenuto calorico, che ha fornito circa due terzi del loro dispendio calorico giornaliero.

La metà dei soggetti dello studio è stata inserita nel gruppo di controllo [CON]. Essi hanno seguito la dieta ipocalorica per 16 settimane consecutive.

L’altra metà dei soggetti dello studio è stata inserita nel gruppo sperimentale [gruppo intermittente; INT]. Essi hanno seguito la dieta a “step”, o intermittente, il che significa che hanno seguito una dieta a basso contenuto calorico per due settimane, per poi passare ad una dieta normocalorica per altre due settimane. Hanno ripetuto questo schema otto volte.
I soggetti dello studio hanno ricevuto il cibo direttamente dai ricercatori, in modo che l’introito macro-calorico somministrato fosse preciso fino all’ultimo grammo.
I soggetti del gruppo “intermittente” al termine dello studio hanno perso il 50% di peso in più rispetto ai soggetti del gruppo di “controllo”.
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I chili in più che i soggetti del gruppo “intermittente” avevano perso erano tutti a carico della massa grassa.
Una volta terminato l’esperimento, i componenti di entrambi i gruppi sono aumentati di peso, ma il gruppo di “controllo” ha guadagnato il doppio del grasso del gruppo “intermittente”.
La dieta intermittente ha comportato una minore riduzione del dispendio energetico [dispendio energetico a riposo] rispetto alla dieta regolare. I ricercatori però non sono stati in grado di comprendere esattamente il meccanismo alla base di questa risposta.
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La restrizione calorica intermittente, pianificata su 2 settimane alternate ad un numero eguale di settimane in regime normocalorico, ha comportato una maggiore perdita di peso (perdita di grasso) senza una maggiore perdita di massa magra, una riduzione del dispendio energetico a riposo e un maggior guadagno di peso nei 6 mesi successivi, rispetto a una restrizione calorica equivalente continuativa.
I ricercatori scrivono che, mentre le riduzioni adattative del dispendio energetico a riposo sono state attenuate utilizzando questo approccio di restrizione calorica intermittente 2: 2, è possibile che una maggiore perdita di peso nel gruppo “intermittente” possa anche essere dovuta ad una riduzione della compensazione in altre funzioni energetiche come l’effetto termico del cibo (TEF) e dal dispendio energetico dato dalle attività giornaliere.
Inoltre, vi è la necessità di indagare sull’efficacia di questo approccio dietetico quando gli individui non ricevono pasti all’interno di uno studio metabolico strettamente controllato.
Pertanto, mentre sono necessari ulteriori studi per approfondire le basi meccanicistiche di questo nuovo approccio alimentare intermittente, i risultati ottenuti attraverso lo studio qui esposto forniscono un supporto preliminare per tale modello dietetico come alternativa superiore alla restrizione calorica continua.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:

CARBOIDRATI LA SERA E PERDITA DI PESO

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Se si vuole dimagrire, si perderà peso più velocemente se si concentrerà l’assunzione giornaliera di carboidrati [come pasta, riso, pane, patate ecc] alla sera. I nutrizionisti della Hebrew University di Gerusalemme hanno scoperto questo quando hanno fatto seguire un regime dietetico per sei mesi a sessanta poliziotti di ambo i sessi. (1)

Il digiuno intermittente è attualmente popolare nel mondo dello sport, anche grazie ai buoni risultati ottenuti da allenatori e atleti. Per approfondire tale argomento consiglio di dare un’occhiata al sito web del Bodybuilder, Trainer, consulente e scrittore Martin Berkhan. (2) Come ben sappiamo, l’essenza del digiuno intermittente è che, invece di cercare di dividere le diverse classi di alimenti durante la giornata, come consigliano da molti dietologi, ci si concentra sull’assunzione degli alimenti in un determinato lasso di tempo in modo da avere un successivo periodi di tempo relativamente lungo nel quale non si mangia.

Ci sono diversi modi per pianificare il digiuno intermittente. Berkhan consiglia di mangiare solo durante un periodo di otto ore e di pianificare gli allenamenti nella prima parte di questo lasso di tempo. Il pasto più grande, che dovrebbe essere quello con il maggiore carico glucidico, andrebbe consumato dopo la sessione di allenamento.

Che questo approccio alimentare possa essere efficace è suggerito in qualche modo anche dallo studio che qui andiamo a trattare, il quale è stato pubblicato su Obesity. Nello studio, i soggetti del test con un BMI superiore a 30 hanno seguito una dieta di 1300-1500 calorie al giorno. Le calorie provenivano per il 20% dalle proteine, per il 30% dai grassi e per il 50% dai carboidrati.

Il gruppo di controllo ha suddiviso l’assunzione di carboidrati nell’arco della giornata; il gruppo sperimentale ha mangiato il maggior numero possibile di carboidrati durante la cena. Il gruppo sperimentale consumò una colazione a base di noci e yogurt magro o crema di formaggio, mentre  il pranzo era a base di carne con verdure.

Concentrando i carboidrati nel pasto serale si è ottenuto come risultato una maggiore perdita di peso, come mostra la seguente tabella. Il gruppo di controllo ha perso 5 kg di grasso; il gruppo sperimentale ha perso 7kg di grasso.

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I ricercatori hanno chiesto ai soggetti dello studio quanto si sentissero affamati e hanno tradotto le loro risposte in punteggi di fame-sazietà [H-SSc]. Più alto è il punteggio, minore è la fame. Durante l’esperimento, la sensazione di fame era diminuita nel gruppo sperimentale.

L’assunzione di carboidrati concentrata durante la cena è risultata anche più salutare e ha comportato un aumento della secrezione dell’Adiponectina . L’adiponectina è un ormone proteico che modula alcuni processi metabolici, inclusa la regolazione del glucosio e il catabolismo degli acidi grassi. Inoltre, la concentrazione di proteine infiammatorie come CRP, TNF-alfa e Interleukina-6 è diminuita maggiormente nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo di controllo. I livelli di insulina e glicemia “mattutini” erano più bassi nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo di controllo e la concentrazione di HDL (“colesterolo buono”) era più alta nel gruppo sperimentale.

I ricercatori scrivono di aver dimostrato un miglioramento dello stato di fame / sazietà, persistenza nel processo di perdita di peso, migliori risultati antropometrici, migliore sensibilità all’insulina, miglioramento dei parametri della sindrome metabolica, meno infiammazione e cambiamenti ormonali, a seguito di semplici manipolazioni dei carboidrati. I ricercatori concludono dicendo che i risultati di tale studio forniscono una base scientifica per proporre possibili alternative dietetiche che possono essere benefiche per le persone che soffrono di obesità, insulino-resistenza e sindrome metabolica e che incontrano difficoltà nel mantenere una dieta dimagrante sul lungo termine.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21475137
  2. http://www.leangains.com/

SUPPLEMENTAZIONE DI OLIO DI PESCE E RIDUZIONE DELLA PERCENTUALE DI GRASSO CORPOREO

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Se le donne assumono 3g al giorno di un integratore di olio di pesce, sperimentano una diminuzione della percentuale di grasso nel giro vita. I ricercatori del Inserm in Francia hanno scoperto ciò quando hanno svolto un esperimento della durata di due mesi nel quale sono state prese in esame trenta donne affette da diabete di tipo 2. (1)

Gli acidi grassi derivati dal pesce ritardano la crescita delle cellule adipose. Se si assume un integratore di olio di pesce – o se si consuma spesso del pesce azzurro – mentre si è a dieta, la perdita di peso può subire una progressione più rapida. La perdita di peso attraverso l’esercizio fisico risulta essere più veloce se si aumenta la quantità di olio di pesce assunta. L’effetto si verifica perché gli acidi grassi contenuti nel pesce aumentano il consumo dei grassi a scopo energetico da parte del tessuto muscolare.

Molti dei risultati positivi ottenuti da altri ricercatori che hanno sperimentato l’efficacia degli acidi grassi del pesce sono tuttavia il risultato dell’assunzione di alti dosaggi. I ricercatori francesi decisero di verificare se una supplementazione più modesta – circa 3g di olio di pesce al giorno – avrebbe avuto effetto. Nel presente studio è stato usato un integratore di olio di pesce in capsule contenenti 1g di prodotto. Nell’esperimento, le tre capsule che i soggetti del test dovevano assumere hanno fornito loro una dose giornaliera pari a 1,8 g di Omega-3 a catena lunga. [1,1g EPA e 0,7g di DHA.]

Metà delle donne dello studio hanno ricevuto capsule contenenti olio di pesce. Mentre l’altra metà ha ricevuto un placebo.

Gli effetti della supplementazione con olio di pesce è mostrata nella seconda tabella di seguito riportata. Nelle seguenti tabelle sono riportati i dati inerenti all’effetto ottenuto sia dal gruppo “placebo” sia dal gruppo trattato con olio di pesce. Come si può vedere, il gruppo “placebo” non ha mostrato cambiamenti statisticamente significativi (NS = non statisticamente significativo) mentre il gruppo trattato con olio di pesce ha mostrato delle variazioni apprezzabili su percentuale di massa grassa, grasso del tronco, e nel diametro degli adipociti.

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I soggetti che avevano assunto la supplementazione di olio di pesce hanno mostrato una perdita di peso nella media di 1Kg ; il gruppo “placebo” non ha subito variazioni del peso. L’effetto non era statisticamente significativo. Ma la massa grassa totale dei soggetti del gruppo “olio di pesce” è diminuita, e tale effetto è statisticamente significativo. La diminuzione del grasso è stata particolarmente evidente nel tronco.

I ricercatori erano particolarmente interessati all’effetto sulla sensibilità all’insulina. Tale fattore però non ha mostrato cambiamenti significativi. L’assunzione di olio di pesce sembra ridurre il rischio che si verifichi un attacco cardiaco. L’assunzione di un integratore di olio di pesce sembra dimezzare la quantità della “proteina di attacco cardiaco” PAI-1 nel sangue. Più alto è il livello di PAI-1 nel sangue, maggiore è la possibilità di avere un attacco cardiaco. Nel gruppo placebo la concentrazione di PAI-1 è aumentata da 16,9 a 19,2 IE per millilitro, mentre nel gruppo “olio di pesce” la concentrazione è diminuita da 18,9 a 9,5 IE per millilitro.

La supplementazione con olio di pesce ha ridotto l’attività dei geni infiammatori nelle cellule adipose delle donne trattate. Secondo i ricercatori, questo effetto molecolare è la causa degli effetti sulla salute che sono stati osservati.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18065585

EFFETTO DELL’ASSUNZIONE DI D-ALLULOSIO SU METABOLISMO GLUCIDICO E LIPIDICO

In Giappone, la Matsutani Chemical Industry sta già vendendo l’Allulosio: un carboidrato molecolarmente simile al Fruttosio, con un carico calorico pari quasi allo zero e una tendenza all’aumento dell’utilizzo dei lipidi a scopo energetico. (1)

L’Allulosio (chiamato anche D-allulosio, Psicosio o D-psicosio), come detto precedentemente, è molecolarmente simile al Fruttosio e si trova in piccole quantità nel grano e nel riso. Possiede un potere dolcificante pari quasi a quello del Saccarosio, con un valore calorico praticamente inesistente.

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La Matsutani produce l’Allulosio e lo commercializza in Giappone come sciroppo Rare Sugar Sweet. La società punta sulla speranza che i produttori di alimenti dietetici si interessino all’Allulosio, e di conseguenza ha investito sulla ricerca al fine di esaminare gli effetti sulla salute del glucide. A seguito di alcuni studi, la FDA americana ha dichiarato l’Allulosio “sicuro” nel 2016. (2)

I ricercatori giapponesi hanno fatto consumare a 13 partecipanti sani un pasto in due diverse occasioni, e quattro ore dopo ogni pasto hanno misurato la quantità di carboidrati e grassi ossidati dai soggetti in esame. In un’occasione i partecipanti hanno consumato un bicchiere di una bevanda analcolica contenente una piccola quantità di aspartame mentre in un’altra occasione hanno consumato una bevanda analcolica contenente 5g di Allulosio.

Dopo il pasto preceduto dall’assunzione della bevanda contenente Allulosio, i partecipanti hanno ossidato un po’ meno carboidrati e un po’ più grassi rispetto a dopo il pasto preceduto dall’assunzione della bevanda contenente Aspartame.

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I ricercatori hanno riportato che i meccanismi d’azione “anti-obesità” del D-allulosio, possono essere legati ad eventi intestinali. Il D-allulosio è noto per avere un’azione inibitoria sull’alfa-glicosidasi (o maltasi), un enzima che appartiene alla classe delle idrolasi, deputato all’idrolisi del Maltosio, disaccaride composto da due molecole di Glucosio. Il processo di demolizione avviene nella prima parte dell’intestino tenue, detta duodeno.

Si potrebbe giustamente pensare che iniziare a parlare di un “effetto anti-obesità” sulla base di questo studio è forse eccessivamente prematuro oltre che ottimistico. Ma quando i ricercatori hanno riportato i risultati del loro studio, già conoscevano i risultati di un altro studio svolto su esseri umani, durante il quale i partecipanti hanno effettivamente perso una certa quantità di massa grassa dopo aver consumato 30g di Allulosio ogni giorno per tre mesi.

La figura seguente è stata presa dal sito web della Matsutani. (3)

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I ricercatori concludono dicendo che a basse dosi, il D-allulosio ha migliorato l’ossidazione postprandiale dei grassi e ridotto l’ossidazione dei carboidrati negli esseri umani sani. Ciò indica che il D-allulosio ha il potenziale per essere un dolcificante “anti-obesità” negli esseri umani.

Sono necessari però ulteriori studi sugli esseri umani per confermare questi effetti, usando un gran numero di individui con patologie come il diabete e l’obesità e somministrando loro il D-allullosio sul lungo termine.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. http://dx.doi.org/10.1016/j.nut.2017.06.007
  2. https://www.fda.gov/food/ingredientspackaginglabeling/gras/noticeinventory/ucm406210.htm
  3. http://www.matsutani.co.jp/english/products/raresugar.html

OMEGA-3 E AUMENTO DEL IGF-1

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Una dieta relativamente ricca di acidi grassi del pesce non è solo sana ma anche ergogenica. Aumenta le concentrazioni ematiche dell’ormone anabolizzante IGF-1, almeno secondo uno studio svolto su animali della Texas Tech University, in cui i ricercatori hanno cercato di determinare gli effetti anabolizzanti degli acidi grassi del pesce sul apparato scheletrico. (1)

Gli acidi grassi del pesce contribuiscono al mantenimento di un corpo più snello stimolando la combustione dei grassi e inibendo l’accumulo di grasso nelle riserve adipose.(2) Questi effetti sono stati mostrati attraverso studi su animali, studi in vitro, e studi su esseri umani. Da esperimenti su persone malate di cancro, sappiamo ora che l’olio di pesce rende più efficace l’integrazione proteica ed i test sugli animali suggeriscono che una dieta contenente olio di pesce aiuta il tessuto muscolare a recuperare più rapidamente dopo un allenamento.(3)

I ricercatori texani hanno scoperto un altro motivo per il quale gli atleti dovrebbero assumere dosi relativamente più elevate di acidi grassi omega-3 quando hanno condotto un esperimento in cui hanno somministrato a ratti di mezza età una dieta ad alto contenuto di grassi per venti settimane. Un quinto della dieta era costituito da grassi. I ricercatori hanno somministrato ad un gruppo principalmente acidi grassi Omega-6, ad un altro gruppo acidi grassi Omega-6 e Omega-3 e ad un terzo e ultimo gruppo prevalentemente acidi grassi Omega-3.

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La massa ossea diminuisce con il progredire dell’invecchiamento. Ciò è accaduto anche ai ratti. La velocità con la quale i ratti hanno perso la massa ossea era tuttavia nettamente inferiore nel gruppo ad alto consumo di Omega-3 [n-3] La tabella seguente mostra come ciò è accaduto. La dieta ricca in Omega-3 ha aumentato la concentrazione di una serie di ormoni anabolizzanti nel sangue. E’ stato evidenziato quello più interessante per gli atleti.

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Una maggiore assunzione di proteine porta anche a concentrazioni superiori di IGF-1. Forse gli acidi grassi e le proteine del pesce lavorano sinergicamente e aumentano i livelli di crescita muscolare insieme all’aumento dei livelli di IGF-1.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=926600
  2. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18065585
  3. http://ajpcell.physiology.org/cgi/content/full/289/1/C217

INULINA E GRASSO CORPOREO

 

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I bambini – e forse anche gli adulti che vogliono aumentare di massa muscolare accumulando meno grasso possibile- possono arrestare l’aumento della loro massa grassa assumendo 8g di Inulina al giorno. L’Inulina è un prebiotico – una fibra alimentare della quale si nutrono i batteri benefici nell’intestino. (1)

Nutrizionisti canadesi presso la University of Calgary hanno somministrato a 22 bambini in sovrappeso e obesi dai 7 ai 12 anni un paio di grammi di fibra Inulina ogni giorno per 16 settimane. I ricercatori hanno utilizzato Synergy-1, un prodotto dalla società tedesca Beneo. (2) La Beneo non ha finanziato lo studio.

Inizialmente ai partecipanti sono stati somministrati 4g di Inulina al giorno per due settimane. Dopo di che i ricercatori hanno aumentato la dose a 8g al giorno.

Ad un gruppo di controllo composto da 20 bambini in sovrappeso e obesi sono stati somministrati 3,3g di Maltodestrine ogni giorno, dose che conteneva la stessa quantità di energia di 8g di Inulina. I partecipanti hanno sciolto le Maltodestrine o l’Inulina in un bicchiere d’acqua che veniva bevuto mezz’ora prima del pasto serale.

La supplementazione con Inulina ha portato a quasi nessuna diminuzione del grasso corporeo, ma ha inibito la crescita del grasso corporeo dei bambini. Poiché i bambini continuavano a crescere normalmente, la supplementazione ha ridotto la loro percentuale di grasso corporeo per un po ‘più di un punto percentuale.

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La fibra Inulina ha modificato la composizione della popolazione di batteri nell’intestino dei bambini. Ha aumentato il numero di gran parte del Bifidobacterium benigno a scapito del Bacteroides vulgatus. Più forte è la diminuzione del Bacteroides vulgatus, più forte è la diminuzione della crescita del grasso corporeo.

I ricercatori sospettano che la modifica della popolazione batterica abbia determinato una riduzione della concentrazione di fattori infiammatori nel sangue e come conseguenza la percentuale di accumulo del grasso è diminuita.

I ricercatori hanno riportato che la supplemetazione con Inulina arricchita da oligofruttosio ha migliorato i risultati di obesità nei bambini in sovrappeso / obesi. Importante, i ricercatori hanno dimostrato che l’Inulina arricchita con oligofruttosio induce un aumento di specifici batteri nel intestino rispetto al placebo.

I ricercatori concludono dicendo che i risultati metabolici e microbici di questo studio forniscono una base per un più ampio test clinico nella popolazione pediatrica. I prebiotici sono poco costosi e non invasivi e quindi un intervento dietetico plausibile nella popolazione pediatrica in sovrappeso e obesa.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. https://dx.doi.org/10.1053/j.gastro.2017.05.055
  2. http://www.beneo.com/

ASSUNZIONE PROTEICA NEI GIORNI DI RIPOSO

Se si svolgono allenamenti di forza diversi giorni alla settimana si avrà bisogno di circa 1,7g di proteine per kg di peso corporeo nei giorni in cui non ci si allena. E se si vuole essere assolutamente certi di ottenere un assunzione proteica sufficiente si può arrivare ad assumere fino a 2,2 g di proteine per kg di peso corporeo, almeno secondo quanto affermato dagli scienziati dello sport canadesi sul Journal of Nutrition. (1)
I ricercatori hanno somministrato a uomini di età compresa tra i 18 ei 40 anni, con esperienza di almeno tre anni nell’allenamento di forza e che svolgevano almeno quattro allenamenti alla settimana, diverse quantità di proteine in diverse occasioni durante i giorni di non allenamento. Parte dell’aminoacido Fenilalanina che i partecipanti hanno assunto è stato “marcato” in modo tale che i ricercatori potessero misurarne la quantità ossidata attraverso il respiro dei soggetti presi in esame.
Il corpo non può stoccare gli aminoacidi come fa con glucosio e acidi grassi. Esso li usa per costruire/riparare i tessuti e la parte in eccesso viene convertita in glucosio (gluconeogenesi) o bruciata come fonte energetica. Poiché il corpo ha bisogno di un rapporto aminoacidico fisso per la costruzione dei tessuti, è possibile constatare se un organismo consuma abbastanza proteine osservando la quantità di uno specifico aminoacido che viene bruciata.
Nel seguente link viene riportata una breve descrizione della tecnica di misurazione dell’ossidazione degli aminoacidi: http://jn.nutrition.org/content/138…. I ricercatori hanno usato questa tecnica sui soggetti dello studio.
L’ossidazione della Fenilalanina, nella media dei partecipanti, era al suo punto più basso con un assunzione proteica giornaliere di 1,7g per kg di peso corporeo. L’ossidazione della Fenilalanina non è diminuita con una maggiore assunzione proteica. Ciò significa che con una assunzione giornaliera di proteine pari a 1,7g per kg di peso corporeo, la media dei partecipanti ha consumato tutti gli amminoacidi necessari per la costruzione/riparazione tissutale.
Ciò riguarda la media dei partecipanti. L’assunzione di proteine era ottimale per tutti i partecipanti quando veniva assunta una dose proteica pari a 2,2g per kg di peso corporeo.
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I ricercatori riportano che i loro indicatori dell’ossidazione degli amminoacidi sono coerenti con i primi risultati dell’equilibrio dell’azoto i quali suggeriscono che l’allenamento di forza cronico aumenta il fabbisogno proteico e, inoltre, indica che, almeno nei Bodybuilder con massa magra marcatamente superiore alla massa grassa, la dose proteica richiesta nei giorni di non allenamento supera l’attuale quantità dietetica raccomandata.
Pertanto, sulla base di questi dati, i ricercatori ritengono che, almeno nel caso di individui che si impegnano in esercizi di forza in cronico, la quota proteica non dovrebbe subire variazioni nei giorni di riposo.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:

ALTERAZIONE DELL’ASSORBIMENTO GLUCIDICO DA FONTI AMIDACEE

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Gli atleti, i fanatici del fitness ed i dietisti hanno spesso un rapporto di amore-odio nei confronti dei carboidrati. Come ben sappiamo i carboidrati sono la fonte di energia primaria del tessuto muscolare durante l’esercizio fisico anaerobico, ma al tempo stesso un loro eccesso porta a diversi effetti indesiderati: come l’inibizione della lipolisi o l’accellerazione dei processi di invecchiamento. I ricercatori hanno scoperto che è possibile ridurre l’assimilazione glucidica cuocendo riso, pasta e altre fonti di carboidrati amidacei e raffreddandoli per una o mezza giornata. (1)
Nel 2014, per un programma televisivo, Denise Robertson e Chris van Tulleken dell’Università di Surrey, in un paese quasi fuori dall’Europa, hanno fatto consumare a degli studenti della pasta in tre diverse occasioni. (2)
In una occasione la pasta è stata servita subito dopo la cottura; In un’altra occasione i ricercatori hanno lasciato raffreddare la pasta servendola un giorno dopo; E in un’altra occasione gli studenti hanno consumato la pasta che era stata raffreddata dopo la cottura ed in seguito riscaldata di nuovo.
I ricercatori scoprirono che il raffreddamento della pasta determinava una notevole riduzione dell’assorbimento di glucosio. La differenza più evidente era stata notata quando la pasta veniva raffreddata e poi nuovamente riscaldata. I ricercatori hanno misurato le concentrazioni ematiche di glucosio degli studenti dopo che essi avevano mangiato la pasta riscaldata confrontandole con i livelli seguenti al consumo della pasta cotta: i livelli erano dimezzati.
Ciò che è stato fatto con la pasta si può fare anche con il riso, così come riferito da Sudhair James del College of Chemical Sciences in Sri Lanka nel 2015 durante un congresso della American Chemical Society. (3)
James trovò che le concentrazioni di glucosio ematico dei partecipanti che avevano consumato del riso freddo, il quale era stato cotto e in seguito fatto raffreddare in frigo per 12 ore, erano la metà delle concentrazioni di glucosio ematico dei partecipanti che avevano consumato una porzione di riso appena cotto.
La spiegazione di ciò?
I carboidrati contenuti nel riso, patate, pasta di grano e pane sono costituiti per il 20% da amilopectina e per l’80% da amilosio. Il glucosio componente la amilopectina viene assorbito più velocemente del glucosio componente l’amilosio.
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Dopo la cottura, gli atomi di idrogeno delle molecole di glucosio nell’amilopectina e nell’amilosio si legano formando dei “ponti”. Il corpo trova più difficile scomporre queste catene in unità di glucosio separate.
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Parte dell’amido viene convertito in amido resistente. Il corpo non è in grado di assorbire l’amido resistente, ma i microrganismi nell’intestino possono trasformarlo parzialmente in acidi grassi a catena corta.
Raffreddando e riscaldando le fonti glucidiche amidacee non solo il corpo assorbe meno glucosio da questi alimenti, ma l’assorbimento è anche più lento. Allo stesso tempo si stimola la proliferazione della flora intestinale. Inoltre, si afferma che l’amido resistente abbia anche un effetto positivo sulla composizione corpore, probabilmente legato agli acidi grassi a catena corta prodotti dall’azione del microbiota intestinale.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:

INATTIVITA’ FISICA, DIETA IPOCALORICA E PERDITA DI MASSA MUSCOLARE

Qualche tempo fa ho riportato che un surplus calorico durante un periodo di inattività fisica accelera la perdita di massa muscolare. Questa scoperta ha spinto a speculare che durante un periodo di inattività, un lieve deficit calorico potrebbe essere il modo per tenere sotto controllo questo effetto. Ma se questo fosse il caso, allora il deficit calorico dovrebbe essere davvero modesto, e lo possiamo dedurre leggendo lo studio che i ricercatori italiani dell’Università di Trieste hanno pubblicato nel 2007 sul American Journal of Clinical Nutrition.(1) Un deficit calorico del 20% in ogni caso è troppo grande: questo stimola solo la perdita di massa muscolare.

I ricercatori hanno reclutato per l’esperimento 9 partecipanti sani facendoli stare a riposo per 14 giorni [Bed rest] in due occasioni separate. In una occasione i partecipanti hanno consumato una quantità calorica pari al loro fabisogno giornaliero [Eucaloric]; in un altra occasione hanno consumato una quantità calorica inferiore al 20% del loro fabisogno giornaliero [Hypocaloric]. I ricercatori hanno misurato l’effetto di questo trattamento sulla composizione corporea dei partecipanti.

In altre due occasioni i partecipanti sono stati autorizzati a camminare [Ambulatory]; durante una di queste occasioni della durata di 14 giorni hai partecipanti è stato fornito un quantitativo calorico pari al loro dispendio giornaliero e in un’altra il 20% in meno delle calorie consumate.

I soggetti a riposo [Bed rest] hanno mostrato una perdita della massa corporea magra – e l’ammontare della perdita era quattro volte maggiore quando i partecipanti seguivano una dieta ipocalorica.

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Dalla figura riportata qui sopra si può vedere che durante l’inattività i muscoli assorbono meno leucina dal flusso ematico riducendo anche gli effetti anabolizzanti indotti dalla leucina. Quindi, l’inattività fisica sembra ridurre i processi anabolizzanti nelle cellule muscolari. E un deficit calorico rafforza questa riduzione.

Gabriel Bellizzi

Riduzione:

1- http://ajcn.nutrition.org/content/86/2/366.short