AMINOACIDI ESSENZIALI (EAA) E STIMOLO DEL mTOR

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L’mTOR è una protein-chinasi che ha abbondantemente dimostrato di aumentare il potenziale di crescita muscolare e anche di controllare lo stato di salute. Tra le sostanze che hanno dimostrato scientificamente di stimolare adeguatamente il Mammalian Target of Rapamycin ( mTOR) vi sono gi Aminoacidi Essenziali (EAA).

Come risaputo, gli Aminoacidi Essenziali sono quegli aminoacidi che l’organismo non è in grado di sintetizzare da sé in quantità sufficiente e che devono essere assunti con l’alimentazione.

Nell’alimentazione umana si considerano essenziali i seguenti aminoacidi:

• Fenilalanina
• Isoleucina
• Istidina
• Leucina
• Lisina
• Metionina
• Treonina
• Triptofano
• Valina

Attraverso uno studio di Walker et al.(1) è stato dimostrato che l’assunzione di Aminoacidi Essenziali negli esseri umani stimola l’attività dell’mTOR: se presi immediatamente dopo il termine del workout prolungano la sintesi proteica post-workout per due ore.
Il dosaggio deve aggirarsi attorno ai 10 grammi di EAA al giorno, per incrementare le scorte di aminoacidi nella cellula muscolare, perché questo dosaggio stimola le vie di segnalazione insuliniche che attivano a loro volta l’mTOR.

In un altro studio (2) sui topi è stato dimostrato che l’abbinamento carboidrati + Aminoacidi Essenziali (in particolare Leucina) stimola la sintesi proteica maggiormente rispetto alla somministrazione di soli Aminoacidi Essenziali.
I carboidrati sono la fonte energetica preferenziale dalla cellula muscolare, rispetto agli Aminoacidi (AA), in questo modo il consumo dei glucidi diminuisce l’utilizzo degli AA come fonte energetica e quindi il risultato finale è che si genera un grande aumento degli aminoacidi essenziali nella cellula, migliorando cosi la sintesi proteica.

In caso di consumo di carboidrati, l’enzima AMPK (5′ AMP Activated Protein Kinase) che è misuratore di energia della cellula, disattiverà la produzione di ATP (Adenosin-trifosfato).
In considerazione del fatto che l’AMPK inibisce l’mTOR, l’ inibizione dell’ATP stimolerà anche l’attività dell’mTOR, prolungando cosi la sintesi proteica nel dopo-pasto.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti scientifici:

1. Med Sci Sports Exerc. 2011 Dec;43(12):2249-58. Exercise, amino acids, and aging in the control of human muscle protein synthesis. Walker DK et al.
2. Am J Physiol Endocrinol Metab. 2011 Dec;301(6):E1236-42. Leucine or carbohydrate supplementation reduces AMPK and eEF2 – phosphorylation and extends postprandial muscle protein synthesis in rats. Wilson et al.

Integrazione di Leucina e prestazioni sportive

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Uno studio recente si è soffermato sugli effetti di una dieta integrata con la Leucina sulle prestazioni dei canoisti. Tredici canoisti agonisti, dieci donne e tre uomini si sono sottoposti a degli esami prima e dopo aver preso per sei settimane degli integratori a base di L-leucina o di una sostanza placebo. Tra questi esami c’era l’antropometria, 10 secondi di lavoro con la parte superiore del corpo e un rematore fino all’incapacità al 70-75% della potenza aerobica massima. Sono stati rilevati lo sforzo percepito (RPE), la frequenza cardiaca (Heart Rate – HR), i BCAA nel plasma e i livelli di triptofano.
L’integrazione con la Leucina ha portato a degli aumenti significativi della Leucina contenuta nel plasma e delle concentrazioni totali di BCAA. La potenza della parte superiore del corpo è aumentata significativamente in entrambi i gruppi dopo l’assunzione di integratori ma la potenza era di gran lunga superiore dopo l’assunzione di leucina rispetto al placebo. Il tempo di remata è aumentato in maniera significativa e l’RPE medio si è ridotto in maniera altrettanto significativa con l’integrazione di leucina, mentre le variabili sono rimaste inalterate con il placebo. L’integrazione con la leucina non ha avuto alcun effetto sul rapporto triptofano:BCAA nel plasma, sulla frequenza cardiaca e sulle variabili antropometriche. Sei settimane di integrazione con la leucina hanno migliorato la resistenza e la potenza della parte superiore del corpo nei canoisti senza cambiare eccessivamente il rapporto triptofano:BCAA nel plasma.

In definitiva, la Leucina regola la sintesi delle proteine muscolari e migliora la potenza e la durata.

Gabriel Bellizzi


Studio di riferimento: Crowe, M.J., Weatherson, J.N., and Bowden, B.F. (2005). Effects of dietary leucine supplementation on exercise performance. Eur J Appl Physiol. Published online October 2005. 1-9.

GLUTAMMINA, GH E GRASSO CORPOREO

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La Glutammina è un aminoacido condizionatamente essenziale, in quanto pur venendo sintetizzato dall’organismo umano, in alcune condizioni richiede un’adeguata assunzione attraverso la dieta. Costituendo l’aminoacido più abbondante del corpo umano, il fabbisogno di Glutammina può aumentare sensibilmente in corso di stress, traumi chirurgici, ustioni, tumori o esercizio fisico particolarmente intenso come il BodyBuilding.

In ambito sportivo la Glutammina viene utilizzata principalmente per:

1- il suo effetto nell’aumento di volume delle cellule muscolari,favorendo l’ingresso nelle cellule di acqua, aminoacidi ed altre sostanze, stimolando la sintesi proteica e favorendo di conseguenza l’aumento di massa muscolare;
2- la sindrome da sovrallenamento, esistendo infatti una relazione tra il calo permanente dei livelli plasmatici di Glutammina e la comparsa dei sintomi del sovrallenamento (stanchezza cronica, calo di peso, perdita di appetito, comparsa di infezioni di lieve entità, nausea, depressione, apatia, aumento della frequenza cardiaca a riposo e diminuzione della frequenza cardiaca di allenamento);
3- il recupero dopo uno sforzo in quanto alcuni studi dimostrano un ruolo della glutamimina nel favorire l’aumento delle scorte di glicogeno muscolare durante il recupero, probabilmente a causa dell’aumentato ingresso di acqua all’interno delle cellule (ricordiamo a tal proposito che l’acqua è essenziale nella glicogenosintesi, in quanto per ogni grammo di glicogeno prodotto si legano ad esso circa 2,7 g di acqua).

Ma uno dei motivi per cui l’uso della Glutammina viene promosso in ambito sportivo è la stimolazione dell’ormone della crescita o GH. L’aumento dei livelli di GH è stato effettivamente dimostrato da un unico studio condotto da Welbourne nel 1995. Poiché la glutammina è capace di elevare i livelli plasmatici di arginina e glutammato, cioè due amminoacidi capaci di stimolare la secrezione di GH[1][2], il ricercatore volle stabilire se la diretta assunzione di una piccola dose di glutammina fosse in grado di stimolare allo stesso modo il rilascio dell’ormone. Altri obiettivi dello studio erano quelli di verificare l’effetto dell’assunzione dell’amminoacido sui livelli plasmatici di glutammina e di bicarbonato.
Poiché le concentrazioni di GH variano in base agli orari della giornata (ritmo circadiano) e all’assunzione di cibo[3] le condizioni dello studio vennero selezionate in modo da minimizzarne la secrezione in una categoria di soggetti in cui essa era ridotta. I soggetti coinvolti avevano un’età compresa tra i 32 e i 64 anni, poiché la letteratura scientifica aveva appunto riconosciuto una riduzione della secrezione di GH dopo la terza decade di vita[4]. Nove soggetti sani assunsero due grammi di glutammina disciolta in una bibita a base di soda (490 mL contenente 20 gr di glucosio, pH 3.8) ingeriti durante un periodo di 20 minuti dopo 45 minuti da una colazione leggera (toast, caffè e succo di frutta) per 2 sabati consecutivi alla stessa ora, per coincidere con bassi valori circadiani di GH. I campioni di sangue vennero ottenuti immediatamente, e ad intervalli di 30 minuti in un periodo di 90 minuti, e comparati con i campioni ottenuti una settimana prima dello studio. Venne riscontrata un’elevazione del GH a 90 minuti dall’assunzione più di 4 volte i valori basali[5]. Interessante notare che l’elevazione del GH indotto dalla glutammina si verificò nonostante la rilevante assunzione di carboidrati prima e durante l’ingestione dell’aminoacido. I carboidrati sono potenti stimolatori dell’insulina, che è notoriamente antagonista del GH. Ci si sarebbe potuto aspettare che i carboidrati alimentari, mediante l’insulina, avrebbero soppresso l’elevazione del GH indotta dalla glutammina, cosa che non è avvenuta.
Questo effetto favorevole sull’aumento della secrezione dell’ormone della crescita potrebbe interessare particolarmente gli atleti di forza (atleti impegnati nelle specialità con i pesi), i quali ricercano un aumento della massa e/o della forza muscolare, potenzialmente connessi con una maggiore produzione di ormoni anabolici. La letteratura scientifica recente però ha ampiamente messo in discussione il fatto che la stimolazione endogena acuta del GH sia utile ai fini dell’aumento dei guadagni muscolari. Secondo queste evidenze recenti, l’aumento degli ormoni sistemici come GH e testosterone indotto, ad esempio, dall’esercizio, non trova una correlazione con l’aumento dell’ipertrofia, della forza e della sintesi proteica[6][7][8][9][10]. Altri documenti hanno segnalato che gli amminoacidi stimolatori del GH, se assunti in prossimità dell’esercizio con i pesi, non abbiano mai dimostrato un aumento della massa muscolare rispetto alla non assunzione[11]. Questi fatti, combinati con i risultati non significativi ottenuti dalla supplementazione di Glutammina a lungo termine in concomitanza con l’esercizio con i pesi, sarebbero ulteriore conferma della mancata efficacia della glutammina in queste circostanze. Candow et al. (2001) conclusero che non ci fossero differenze significative tra l’assunzione di 0.8 gr/kg di massa magra di glutammina (56 g/die per una persona di 70 kg) e un placebo in un programma di 6 settimane, sulla prestazione, sui cambiamenti della composizione corporea, o sul catabolismo muscolare su giovani adulti[12]. Altri studi a lungo termine (Lehmkuhl et al., 2003)[13] hanno fornito risultati simili con dosaggi inferiori.
Ma poiché la Glutammina ha dimostrato di elevare significativamente i livelli di GH[5], si potrebbe ipotizzare che essa sia utile per la riduzione del grasso corporeo. Il GH è infatti un ormone dalle proprietà lipolitiche, che consente cioè di mobilizzare i grassi depositati[14]. Nell’uomo, alcuni dei principali ruoli del GH sono la mobilizzazione dei grassi e una riduzione dell’impiego di glicogeno e proteine[15]. Il GH pare abbia un ruolo minimo nella crescita del muscolo scheletrico nell’uomo adulto, ma sembra avere piuttosto una funzione molto più significativa nella perdita di grasso[16]. In realtà il potenziale della Glutammina nella perdita di grasso non è stato propriamente stabilito, e alcune ricerche non hanno osservato miglioramenti della composizione corporea col suo utilizzo[12][13]. Uno studio (Iwashita et al., 2006) ha somministrato 0.25 g/kg di Glutammina (17.5 g per una persona di 70 kg) assieme ad un pasto standard (6.5 kcal/kg: 14% proteine, 22% grassi, 64 carboidrati). La Glutammina ha provocato un aumento del dispendio energetico post-prandiale un aumento dell’ossidazione di grasso di 42 kcal. Usando la calorimetria diretta da 30 minuti prima del pasto fino a 6 ore dopo, i ricercatori trovarono che il dispendio energetico post-prandiale fosse aumentato del 49% rispetto all’assunzione di altri amminaocidi. I ricercatori conclusero che la supplementazione di Glutammina assieme ai pasti altera il metabolismo dei nutrienti aumentando l’ossidazione di carboidrati durante il primo periodo post-prandiale e aumentando l’ossidazione di grassi durante le fasi avanzate del periodo post-prandiale[17]. Sebbene questi risultati siano di particolare interesse, non sono stati analizzati i risultati cronici (a lungo termine) per verificare se effettivamente la Glutammina promuova una maggiore riduzione del grasso corporeo. Ad ogni modo, alcuni studi hanno analizzato i risultati cronici dell’utilizzo di Glutammina nelle variazioni della composizione corporea in concomitanza con l’esercizio con i pesi, senza osservare differenze rispetto ai gruppi che non la assumevano[12][13].

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1. ^ Alba-Roth et al. Arginine stimulates growth hormone secretion by suppressing endogenous somatostatin secretion. J Clin Endocrinol Metab. 1988 Dec;67(6):1186-9.
2. ^ Lindström P, Ohlsson L. Effect of N-methyl-D,L-aspartate on isolated rat somatotrophs. Endocrinology. 1992 Oct;131(4):1903-7.
3. ^ Maurice Goodman. Basic Medical Endocrinology. Academic Press, 2010. ISBN 0-08-092055-1
4. ^ Rudman et al. Impaired growth hormone secretion in the adult population: relation to age and adiposity. J Clin Invest. 1981 May; 67(5): 1361–1369.
5. ^ a b c d e Welbourne TC. Increased plasma bicarbonate and growth hormone after an oral glutamine load. Am J Clin Nutr. 1995 May;61(5):1058-61.
6. ^ West DW, Phillips SM. Anabolic processes in human skeletal muscle: restoring the identities of growth hormone and testosterone. Phys Sportsmed. 2010 Oct;38(3):97-104.
7. ^ West et al. Elevations in ostensibly anabolic hormones with resistance exercise enhance neither training-induced muscle hypertrophy nor strength of the elbow flexors. J Appl Physiol. 2010 Jan;108(1):60-7.
8. ^ West DW, Phillips SM. Associations of exercise-induced hormone profiles and gains in strength and hypertrophy in a large cohort after weight training. Eur J Appl Physiol. 2012 Jul;112(7):2693-702.
9. ^ West et al. Resistance exercise-induced increases in putative anabolic hormones do not enhance muscle protein synthesis or intracellular signalling in young men. J Physiol. 2009 Nov 1;587(Pt 21):5239-47.
10. ^ West et al. Sex-based comparisons of myofibrillar protein synthesis after resistance exercise in the fed state. J Appl Physiol (1985). 2012 Jun;112(11):1805-13.
11. ^ Chromiak JA, Antonio J. Use of amino acids as growth hormone-releasing agents by athletes. Nutrition. 2002 Jul-Aug;18(7-8):657-61.
12. ^ a b c d e f g h i Candow et al. Effect of glutamine supplementation combined with resistance training in young adults. Eur J Appl Physiol. 2001 Dec;86(2):142-9.
13. ^ a b c d Lehmkuhl et al. The effects of 8 weeks of creatine monohydrate and glutamine supplementation on body composition and performance measures. J Strength Cond Res. 2003 Aug;17(3):425-38.
14. ^ Pritzlaff et al. Catecholamine release, growth hormone secretion, and energy expenditure during exercise vs. recovery in men. J Appl Physiol. 2000 Sep;89(3):937-46.
15. ^ Rogol AD. Growth hormone: physiology, therapeutic use, and potential for abuse. Exerc Sport Sci Rev. 1989;17:353-77.
16. ^ Rennie MJ. Claims for the anabolic effects of growth hormone: a case of the Emperor’s new clothes?. Br J Sports Med. 2003 April; 37(2): 100–105.
17. ^ Iwashita et al. Glutamine supplementation increases postprandial energy expenditure and fat oxidation in humans. JPEN J Parenter Enteral Nutr. 2006 Mar-Apr;30(2):76-80.
* https://it.wikipedia.org/wiki/Glutammina

Tè Verde, insulino-resistenza e grasso corporeo

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In uno studio in cui gli scienziati hanno fatto seguire a dei topi una dieta ricca di fruttosio, oppure la stessa dieta con l’aggiunta di tè verde, i topi che avevano ricevuto il tè verde hanno mostrato una riduzione della resistenza all’insulina, che è collegata a un aumento (cioè a un’efficienza maggiore) dell’attività del GLUT-4, un trasportatore cellulare del glucosio (1).

Altri studi hanno dimostrato anche che bere tè verde riduce l’eccesso di glucosio ematico, indice del prossimo sviluppo del diabete (2). Se volete usufruire dell’effetto benefico del tè verde sull’insulina, evitate di berlo con latte o panna perché la ricerca ha dimostrato che 50 g di latte riducono del 90% il potenziamento dell’insulina da parte del tè verde stesso (3).

Uno studio ha esaminato gli effetti del tè verde e della caffeina sul dispendio energetico e sull’ossidazione dei grassi (4). I soggetti erano 10 uomini giovani e sani con in media 25 anni, alcuni magri e altri moderatamente sovrappeso. Per sei settimane, i soggetti hanno assunto due capsule di:

1) estratto di tè verde, più 50 mg di caffeina,
2) 50 mg di caffeina, o
3) un placebo.

In quelli che avevano assunto il tè verde il dispendio energetico era molto superiore a quello degli altri due gruppi e questi soggetti tendevano a utilizzare più calorie derivanti dai grassi di quelli che avevano ricevuto il placebo. Tutto questo ha dimostrato che gli effetti termogenici del tè verde non dipendono totalmente dal contenuto di caffeina.

Un altro studio ha esaminato gli effetti del tè oolong (5). 12 uomini hanno bevuto:

1) Acqua;
2) Tè molto forte;
3) Tè mediamente forte;
4) Acqua contenente 270 mg di caffeina.

Quando i soggetti hanno bevuto il tè molto forte invece dell’acqua, l’ossidazione dei grassi è aumentata del 12%.

Un altro studio ha scoperto che, quando i soggetti assumevano una quantità di tè sufficiente a fornire 600 mg di catechine del tè, il grasso intestinale viscerale, o profondo si è ridotto (6). Questa è una notizia meravigliosa per la salute, perché il grasso viscerale è quello più attivo e più pericoloso del corpo ed è collegato alle malattie cardiovascolari e al diabete. Sembra che gli effetti antiangiogenici del tè verde riducano e prevengano un accumulo eccessivo di grasso (7).

Uno studio recente condotto su uomini e donne giapponesi con depositi rilevanti di grasso viscerale ha scoperto infine che, bevendo tè contenente 583 mg di catechine del tè per 12 settimane, la pressione del sangue, le LDL e il grasso corporeo si sono ridotti significativamente (8).

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

1) Wu, L.Y., et al. (2004). Green tea supplementation ameliorates insulin resistance and increases glucose transporter- 4 content in a fructose-fed rat model. Eur J Nutr. 43.
2) Gomez, A., et al. (1994). Antihyperglycemic effect of black tea (Camellia sinensis) in rat. J Ethnopharmacol. 45:223-226.
3) Moon, H.S., et al. (2007). Proposed mechanisms of epigallocatechin- 3-gallate for anti-obesity. Chem-Biol Interactions. 167:85-98.
4) Dullo, A.G., et al. (1999). Efficacy of green tea extract rich in catechin polyphenols and caffeine in increasing 24-hour energy expenditure and fat oxidation in humans. Am J Clin Nutr. 70:1040-50.
5) Rumpler, W., et al. (2001). Oolong tea increases metabolic rate and fat oxidation in men. J Nutr. 131:2848-2852.
6) Nagao, T., et al. (2001). Tea catechins suppress accumulation of body fat in humans. J Oleo Sci. 50:717-28.
7) Diepvens, K., et al. (2007). Obesity and thermogenesis related to the consumption of caffeine, ephedrine, capsaicin, and green tea. Am J Physiol Regul Integ Comp Physiol. 292:R77-R85.

8) Nagao, T., et al. (2007). A green tea extract high in catechins reduces bodyfat and cardiovascular risk in humans. Obesity. 15:1473-83.
(*) Gli studi sono stati riportati nell’articolo “Tè verde e riduzione del grasso corporeo” di Jerry Brainum presente in IRONMAN allegato ad OLYMPIAN’S NEWS n° 91, pag 64-66 Pubblicato in Italia da Sandro Ciccarelli Editore.

PIRUVATO E LIPOLISI

Piruvato

Il piruvato viene normalmente prodotto nell’organismo durante il processo di metabolismo del glucosio. In effetti, sotto il profilo strutturale, il piruvato può essere considerato come una mezza molecola di glucosio, dal momento che il glucosio contiene sei atomi di carbonio e il piruvato ne ha tre.
Il tipo di piruvato che si ha nel corso di un normale metabolismo è l’acido piruvico. Questa versione acida non sarebbe certo pratica come integratore alimentare e, di conseguenza, gli integratori di piruvato in commercio vengono stabilizzati con l’aggiunta di vari minerali, come il calcio, il potassio, il sodio o il magnesio. In rari casi, il piruvato viene unito all’aminoacido glicina. Quest’ultima versione è ritenuta la forma più idonea e desiderabile, dal momento che evita problemi come il sovraccarico minerale, possibile con le versioni più comuni. In ogni caso, la combinazione piruvato-glicina ha dei costi di produzione molto più elevati – e questo spiega il motivo per cui non si vede spesso sugli scaffali.

Anche se il piruvato è sintetizzato all’interno dell’organismo, è presente in via naturale in molti alimenti, in particolare nella frutta e nella verdura. La migliore fonte alimentare di piruvato è costituita dalle mele rosse, con un contenuto stimato di 450 milligrammi per mela. Questa quantità è circa la stessa della maggior parte degli integratori in pillole, sebbene le mele contengano anche altri elementi, come carboidrati, fibre e altri ancora.

Nel corso del processo di glicolisi, ovvero la disgregazione dei carboidrati e del glucosio nell’organismo, il glucosio viene convertito in piruvato da vari enzimi. A sua volta, il piruvato si trasforma in acetil coenzima A, una sostanza metabolica chiave, in grado di seguire vari percorsi. In condizioni aerobiche, l’acetil coenzima A è indirizzato nel ciclo d Krebs, ovvero ciclo dell’acido citrico, che, in ultima analisi, produce ATP, la sostanza energetica primaria delle cellule. In condizioni anaerobiche, come, per esempio, durante un intenso allenamento con i pesi, l’acetil coenzima A viene convertito in lattato.

Le ricerche sugli effetti del piruvato ebbero inizio nel 1978, quando un ricercatore dell’Università di Pittsburg, Ronald Stanko, Ph.D. (titolo accademico, n. d. D.) effettuò uno studio sugli effetti del piruvato sul fegato grasso nei topi, indotto dall’ingestione di alcol. Questa ricerca iniziale trovò che l’aggiunta di piruvato, di diidrossiacetone (DHA) e di riboflavina (vitamina B2 ) a topi alimentati a forza con alcol, annullava completamente l’accumulo di grasso nel fegato, normale conseguenza di un eccesso di alcol. Questo studio fornì la prima indicazione che il piruvato potesse avere delle proprietà grasso-inibenti.
Gran parte delle ricerche sul piruvato hanno incluso anche il diidrossiacetone (DHA), una molecola con 3 atomi di carbonio, che è anche l’ingrediente attivo delle lozioni ad “abbronzatura veloce”. Il DHA opera in combinazione con il piruvato perché inibisce un enzima che catabolizza il piruvato e, oltre a questo, si contrappone alla conversione di piruvato in lattato. Molti integratori di piruvato di libera vendita non includono il DHA perché, in dosi elevate, questa sostanza tende a produrre degli effetti di natura tossica, compreso la nausea. In ogni caso, se assunto in picco le dosi, può migliorare l’efficienza del piruvato.
L’idea di ricorrere al piruvato per perdere peso è venuta dopo che vari studi avevano mostrato come la sostanza, possedesse delle proprietà grasso-inibenti in diversi animali. Per esempio, in una ricerca avente come soggetti i topi, il piruvato e il DHA rappresentarono il 15% dell’apporto calorico totale, per un arco di 112 giorni. Dall’analisi delle carcasse dei topi, risultò che il contenuto lipidico dei soggetti del gruppo a base di piruvato-DHA era inferiore del 32% rispetto ai topi a cui non venivano somministrati integratori. 1 topi che assumevano piruvato evidenziarono anche dei livelli metabolici più alti, con un’intensificazione dell’attività tiroidea. Oltre all’effetto di perdita di lipidi, venne riscontrato anche un inferiore livello di insulina nel plasma.
Uno studio del 1991, con dei topi grassi ottenuti per selezione genetica, chiamati topi di Zucker, mostrò come l’assunzione della combinazione piruvato-DHA promuovesse una maggiore perdita di grassi. Questa particolare razza di topolini da laboratorio ha molte caratteristiche simili a quelle dell’obesità umana, come un tasso metabolico ridotto, resistenza insulinica, elevati livelli ematici di insulina, oltre che un’alta concentrazione di grassi nel corpo, compreso il colesterolo totale. In questa particolare razza di topi, l’integrazione di piruvato alla dieta evitò un incremento di peso, grazie all’aumento del metabolismo e dell’ossidazione lipidica.
Non sono ancora molto chiari i motivi per cui il piruvato sia in grado di promuovere la perdita di grasso sia negli animali che nell’uomo, ma parecchie teorie offrono possibili spiegazioni. Per esempio, le ricerche sul piruvato con soggetti umani e animali evidenziano elevati livelli ematici degli ormoni tiroidei, a seguito della somministrazione di questo integratore. Un’altra possibilità è che crescenti concentrazioni di acetil coenzima A inibiscano un enzima chiamato piruvato deidrogenasi. Questo determina un minor utilizzo di carboidrati e, di contro, un maggiore uso di grassi in qualità di fonte energetica.
I minori livelli di insulina plasmatica possono, similmente, influenzare in maniera positiva l’utilizzo dei grassi, grazie ad un maggiore apporto di piruvato. Sappiamo che degli alti livelli di insulina mantengono costante l’obesità, dal momento che l’insulina promuove un enzima che fa aumentare le riserve lipidiche e che, allo stesso tempo, inibisce altri enzimi che favoriscono il rilascio e l’ossidazione dei grassi nell’organismo. Il controllo dell’insulina è uno dei punti chiave di diete popolari quali un regime a basso contenuto di carboidrati e la dieta della Zona, proposta dal biochimico Barry Sears.
Le ricerche sugli integratori di piruvato, ai fini del controllo di peso nell’uomo, sono state spesso oggetto di critica, a causa della manipolazione di risultati statistici, al punto che i risultati ottenuti dall’assunzione di piruvato risultano spesso molto esagerati. Per esempio, negli studi spesso citati, che riportarono un aumento di perdita di grassi del 48% e una ulteriore perdita di peso del 37%, la reale quantità di peso persa nello studio del 48% era di solo 1,3 kg in più rispetto al gruppo a placebo che non assumeva piruvato.
Inoltre, lo studio aveva come soggetti delle donne estremamente grasse, ricoverate in un reparto per malattie metaboliche per 21 giorni, con un apporto calorico di sole 500-1.000 calorie al giorno. Ancora più problematico il fatto che i soggetti ingerivano da 22 a 28 grammi di piruvato al giorno, un dosaggio di gran lunga superiore a quello raccomandato di 5-6 grammi. In effetti, a tutt’oggi, nessuno studio ha notato alcun effetto del piruvato, a seguito dell’assunzione di dosi così basse.
Un’altra ricerca, anche questa avente come soggetti delle donne obese ricoverate in ospedale, concluse che l’utilizzo di piruvato e DHA evitava un eccessivo aumento di peso dopo una dieta a restrizione calorica. Questo sarebbe un risultato veramente eccezionale, dal momento che la ricerca mostra come il 95% circa delle persone riacquista il peso perso durante una dieta. In ogni caso, soggetti femminili di questo studio sul piruvato seguirono una dieta da fame di sole 310 calorie, seguita poi da un apporto calorico più normale. Le donne assunsero anche soli 15 grammi di piruvato e 75 di DFIA.
I soggetti a cui veniva somministrata la combinazione piruvato-DHA riacquistarono 36% di peso in meno e 55% di grasso in meno rispetto al gruppo a placebo, quando ricominciarono a nutrirsi regolarmente. Sembra un risultato eccezionale, ma le cifre reali sono state di soli 1,8 kg in meno in termini di incremento di peso corpo reo e di 0,8 kg di grasso in meno per i soggetti chenon assumevano questa combinazione.
Gli studi che hanno preso ad esame gli effetti del piruvato sul colesterolo non sono stati di grande importanza. Uno di questi prevedeva un apporto giornaliero di piruvato da 36 a 53 grammi, per un totale di sei settimane, con soggetti che seguivano una dieta a base di alimenti ad elevato contenuto di lipidi e ad alta percentuale di colesterolo. I soggetti che prendevano il piruvato evidenziarono una riduzione del 4% in termini di livelli plasmatici di colesterolo, oltre che una diminuzione del 5% delle lipoproteine a bassa densità, spesso definite come il colesterolo “cattivo”, a causa dei loro legami con le malattie cardiovascolari. Il consumo di alimenti a basso contenuto di grassi e poveri di colesterolo, cointegrazione di piruvato, non ebbe alcun effetto sulla composizione lipidica del sangue. Di conseguenza, se paragonato ad altre, più efficaci, pratiche nutrizionali, in un’ottica di diminuzione del colesterolo, come la niacina e un maggiore apporto di fibre solubili, il piruvato prende un voto non buono.
Le altre ricerche che hanno esaminato gli effetti del piruvato su altri fattori di rischio cardiovascolare, come una alta pressione sanguigna, hanno ottenuto dei risultati altrettanto insignificanti. Uno studio con soggetti che seguivano udalimentazione iperlipidica, ad alto contenuto di colesterolo, trovò che l’assunzione di piruvato determinava una perdita del 9% in termini di battito cardiaco a riposo e una riduzione del 6% nella pressione sanguigna diastolica. L’esercizio fisico di tipo aerobico da solo batte facilmente questi risultati.
Le patologie cardiovascolari di ogni tipo sono in stretto rapporto con reazioni di ossido-riduzione (reazione redox) fuori controllo, a livello di organismo, che interessano dei normali sottoprodotti del metabolismo, chiamati radicali liberi. I nutrienti antiossidanti catturano questi radicali liberi e, così facendo, proteggono le cellule e i tessuti dal danno ossidativo. Tra gli antiossidanti alimentari, le vitamine E e C e vari minerali, come lo zinco e il selenio.
Gli studi in vitro, ovvero in provetta, mostrano che anche il piruvato esercita un’attività antiossidante, oltre che aiutare a mantenere i naturali erizimi antiossidanti dell’organismo, quali la superossido dismutasi e la glutatione reduttasi. Se il piruvato dovesse svolgere una simile funzione a livello corporeo, potrebbe probabilmente offrire una qualche forma di protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari. Che questo sia vero o falso dipende dagli studi sull’uomo relativi a questo punto preciso, e queste ricerche non sono state ancora effettuate. L’idea, quindi, del piruvato come un potente antiossidante è, attualmente, solo speculativa, ma possibile.
Alcuni articoli sostengono l’attività ergogena del piruvato, ma, anche questa, allo stato attuale delle cose, non è sicura. Per esempio, una ricerca del 1978 aveva come soggetti dei topi che, mentre correvano su un tapis roulant, ricevevano glucosio, lattato o piruvato, per somministrazione endovenosa. L’infusione di glucosio aumentò il tempo fino all’esaurimento, ma sia il lattato che il piruvato accelerarono l’insorgere dell’affaticamento.
D’altra parte, uno studio con soggetti umani che si allenavano sull’ergometro a braccio (esercizio aerobico), dopo sette giorni di dieta standard o di una integrata con piruvato, evidenziò. come per il gruppo a piruvato il tempo necessario per arrivare all’esaurimento era cresciuto del 20%. I soggetti della ricerca ingerivano 75 grammi di DRA e 25 di piruvato. Questo aumento di resistenza fisica in chi prendeva il piruvato venne spiegato con la minore velocità di disgregazione del glicogeno, a seguito di una maggiore estrazione di glucosio ematico ad opera dell’utilizzo di piruvato. Unaltra ricerca, che prevedeva esercizi con le gambe, indicò come la somministrazione di piruvato determinasse un maggiore assorbimento di glicogeno muscolare. Tutti questi studi, tuttavia, erano su soggetti non allenati; gli effetti dell’integrazione di piruvato a persone più esperte, sotto il profilo atletico, rimangono tuttora sconosciuti.
Mentre la maggior parte delle ricerche riguardanti l’apporto di piruvato hanno previsto dosaggi da 15 a 100 grammi il giorno, uno studio più recente, presentato in occasione del congresso del 1998 dell’American College of Sports Medicine (Collegio Americano di Medicina nello Sport), tenutosi lo scorso giugno ad Orlando, sostenne di aver ottenuto risultati migliori da dosi più tradizionali di piruvato. Lo studio prevedeva un apporto giornaliero di piruvato di soli 6 grammi in 53 soggetti assegnati a caso ad un gruppo di controllo, ad uno a placebo e ad uno a piruvato. 1 soggetti del gruppo a piruvato mostrarono una riduzione del 12,4% in termini di grasso corporeo dopo sei settimane, più un aumento di 1,5 kg circa di massa magra. Oltre a questo, riportarono anche una crescita del 2,2% del tasso metabolico a riposo. 1 soggetti degli altri gruppi non mostrarono alcun cambiarnento.
Un aspetto problematico di questa ricerca era il sistema usato per calcolare la composizione corporea: l’impedenza bioelettrica. Questa tecnica si basa sulla comparazione di dati di natura idrica, in base a rapporti già prestabiliti. Questi rapporti sono completamente alterati nelle persone disidratate e questo metodo di calcolo del grasso corporeo non è considerato accurato, in confronto agli altri sistemi disponibili.
Il metodo più recente di utilizzo del piruvato ai fini della perdita di grasso corporeo prevede la sua combinazione con altri nutrienti, più specificatamente con la carnitina e l’idrossicitrato (HCA). Questa tecnica si basa sul fatto che questi nutrienti promuovono un processo chiamato “trasporto inverso degli elettroni”, che ha, come conseguenza, un effetto termogeno più potente, convertendo le calorie in calore. Come notato in precedenza, aumentando l’acetil coenzima A, il piruvato tende a promuovere una maggiore ossidazione dei lipidi rispetto a quella dei carboidrati. La carnitina è un elemento essenziale per portare i grassi in quella parte delle cellule dove ha luogo l’ossidazione lipidica (mitocondri), mentre FHCA inibisce una sostanza che blocca la spola carnitina/grassi. L’effetto generale è di una maggiore ossidazione dei grassi. Una teoria avanza l’ipotesi che l’effetto sia talmente potente da verificarsi anche senza restrizione calorica.
L’assunzione di Metformina accelera il trasporto inverso degli elettroni favorendo l’attività dell’enzima piruvato chinasi.
Chi preferisce non assumere farmaci può ricorrere alla biotina, una vitamina del complesso B, che, se presa in dosaggi elevati (3 milligrammi) può anch’essa stimolare l’enzima.
Il piruvato può anche risultare utile durante le diete a basso apporto di carboidrati. Il consumo di meno di 40 grammi di carboidrati al giorno porta ad un rio funzionamento dell’ormone tiroideo attivo che, a sua volta, determina un abbassamento del metabolismo a riposo. Si pensa che questo sia dovuto ad una carenza relativa di ATP nel fegato, necessario per attivare l’enzima che converte l’ormone tiroideo inattivo nella sua versione attiva (T3). Il piruvato può ovviare a questo problema agendo come substrato epatico per la sintesi dell’ATP
Un adagio di tipo fisiologico dice che i grassi sono bruciati nella fiamma dei carboidrati. In parole più semplici, significa che c’è bisogno di un certo livello minimo di carboidrati per bruciare efficientemente i lipidi dell’organismo. Tuttavia, non sono propriamente i carboidrati ad essere necessari in questo processo, ma un sottoprodotto metabolico dei carboidrati, chiamato ossalacetato. Agendo in qualità di diretto precursore di ossalacetato, il piruvato permetterebbe di consumare pochissimi carboidrati, senza il conseguente indebolimento della capacità di bruciare i grassi. La maggiore sensibilità insulinica indotta dal piruvato accentua questo effetto. Il dosaggio preciso affinché il piruvato sia efficace sia aggira probabfimente intorno a 10 grammi al giorno.

Gabriel Bellizzi

Fonte:

Piruvato: vera potenza o pubblicità eccessiva di Jerry Brainum
(direttore responsabile dell’edizione internazionale) – Olympian’s News Sandro Ciccarelli

STUDI SCIENTIFICI SUL HMB

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Con diversi studi che indicano un effettivo miglioramento della massa magra, l’HMB risulta essere un valido integratore per la supplementazione sportiva, soprattutto nel BodyBuilding, avendo dalla sua parte dati scientifici che ne confermano l’efficacia.
Nel 1996, il dott. Steven Nissen ha pubblicato su The Journal of Applied Physiology (1) alcuni degli studi clinici più importanti sull’HMB. Due dei suoi primi studi prevedevano allenamento con i pesi svolto da uomini giovani che assumevano HMB o un placebo. I risultati del primo studio che è durato 3 settimane hanno mostrato che l’HMB ha ridotto il danno muscolare e la disgregazione proteica muscolare. I risultati hanno anche mostrato un incremento doppio della forza rispetto al gruppo placebo.
Questo studio ha mostrato che l’HMB ha favorito il recupero muscolare più rapido da un allenamento intenso, producendo guadagno di massa magra. I soggetti che hanno assunto HMB hanno incrementato la massa magra tre volte di più rispetto al gruppo placebo. La differenza di massa magra fra gruppo HMB e gruppo placebo ha raggiunto un livello che i ricercatori e gli scienziati definiscono scientificamente rilevante. Il livello di incremento mostrato nel primo studio ha portato a uno studio simile di 7 settimane sugli uomini giovani. Questo studio prevedeva anche allenamento con i pesi e ha prodotto incrementi significativi della massa magra e della forza nella distensione su panca. Il gruppo HMB ha incrementato il carico della distensione su panca tre volte di più del gruppo placebo. Adesso che la comunità scientifica sta studiando intensamente l’HMB, sempre più studi sostengono l’HMB e la sua capacità di aumentare la massa magra e di ridurre il tempo necessario per il recupero.
Uno studio condotto sull’HMB e su altri integratori alimentari ha mostrato che l’HMB è uno dei pochi integratori che producono un incremento significativo della massa magra. Questo studio è stato condotto nel 2003 dai dottori Nissen e Sharp che hanno pubblicato lo studio dei dati sull’allenamento con i pesi in meta-analisi (2). È stato scoperto che solo sei integratori avevano abbastanza studi con controllo placebo per essere inseriti nell’analisi. Insieme all’HMB, sono stati presi in considerazione creatina, cromo, androstenedione, Deidroepiandrosterone (DHEA) e proteine. Solo l’HMB e la creatina hanno indotto miglioramenti significativi della massa magra e della forza rispetto ai gruppi placebo.
Questo studio di meta-analisi ha mostrato che quelli che hanno assunto HMB, in concomitanza all’attività fisica, hanno sperimentato un incremento doppio della massa magra rispetto al gruppo placebo. Uno studio ha mostrato che, in combinazione, HMB e creatina sono stati complementari uno dell’altro, producendo risultati migliori di quelli degli integratori assunti da soli. La combinazione di HMB e creatina e la sua capacità di stimolare massa magra si è dimostrata molto efficace per quelli che vogliono massimizzare i guadagni di massa magra e di forza (3).
Studi hanno mostrato che, assumendo HMB in combinazione con l’attività fisica, tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, possono aumentare la massa magra (4,5).
L’HMB permette di migliorare la massa magra in due modi, agendo su entrambi gli aspetti del bilancio proteico, anbolismo e catabolismo (6).
In uno studio gli scienziati hanno scoperto che l’HMB è in grado di arrestare completamente l’induzione della disgregazione proteica. Ciò significa che l’uso di HMB riduce il danno muscolare bloccando gli attivatori chiave della disgregazione proteica (7). Il processo con cui l’HMB smorza la disgregazione proteica è stato mostrato in due modelli distinti: uno ha studiato le cellule muscolari e l’altro ha studiato il metabolismo di tutto il muscolo in un modello animale (8,9). Questi studi recenti sull’HMB hanno confermato che l’HMB inibisce la disgregazione proteica.
Uno studio svolto sui ciclisti allenati per la durata ha mostrato che l’HMB, in confronto a un placebo o alla leucina, ha favorito l’aumento del VO2max e ha ritardato la comparsa dell’accumulo del lattato nel sangue (OBLA). Ciò è importante perché l’HMB sposta la soglia metabolica. Il metabolismo aerobico è quasi 20 volte più efficace del metabolismo anaerobico, che produce acido lattico, una della cause principali dell’affaticamento muscolare. L’HMB facilita il miglioramento della capacità aerobica, ciò significa che potete allenarvi a un’intensità più alta per un periodo di tempo più lungo (10). L’HMB ha anche mostrato di ridurre l’incremento della CPK dopo una corsa di 20 km. L’aumento della CPK è una delle cause dell’indolenzimento muscolare ritardato (DOMS) sperimentato da tanti corridori dopo una maratona. Con l’HMB i corridori potrebbero recuperare più velocemente ed evitare questo effetto collaterale indesiderato (11).
Studi più recenti hanno mostrato che l’HMB ha migliorato il VO2max e l’RCP, indicando che l’HMB è un integratore che può favorire il miglioramento della durata (12).
La sicurezza dell’HMB è stata provata in numerosi studi, compresi studi sull’alimentazione animale, studi sulla tossicità nei topi e studi clinici sull’uomo. L’analisi di nove studi clinici sull’uomo, condotti su uomini e donne, giovani e vecchi, ha mostrato solo benefici positivi sulla salute (13). L’HMB ha ridotto il colesterolo LDL e la pressione ematica.

Con la capacità di incrementare la sintesi proteica e esercitare una riduzione del catabolismo muscolare, l’HMB rappresenta un integratore utile sia per atleti “Natural” che per atleti aiutati chimicamente; per questi ultimi, l’uso di HMB risulta più efficace durante fasi delicate come la PCT e l’OCT. I dosaggi in media dovrebbero attestarsi entro gli 0,5/1gm ogni 10Kg di massa magra al giorno, solitamente al mattino appena svegli e/o dopo l’allenamento.


Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti scientifici:

1. Nissen, S., Sharp, R., Ray, M., Rathmacher, J. A., Rice, J., Fuller,
J. C., Jr., Connelly, A. S. & Abumrad, N. N. (1996) The effect of
the leucine metabolite β-hydroxy β-methylbutyrate on muscle
metabolism during resistance-exercise training. J. Appl. Physiol.
81(5): 2095-2104.
2. Nissen, S. L. & Sharp, R. L. (2003) Effect of dietary supplements
on lean mass and strength gains with resistance exercise:
a meta-analysis. J Appl. Physiol 94: 651-659.
3. Jówko, E., Ostaszewski, P., Jank, M., Sacharuk, J., Zieniewicz, A.,
Wilczak, J. & Nissen, S. (2001) Creatine and b-hydroxy-b-methylbutyrate
(HMB) additively increases lean body mass and muscle
strength during a weight training program. Nutr. 17: 558-566.
4. Vukovich, M. D., Stubbs, N. B. & Bohlken, R. M. (2001) Body
composition in 70-year old adults responds to dietary β-hydroxy-
β-methylbutyrate (HMB) similar to that of young adults. J. Nutr.
131(7): 2049-2052.
5. Panton, L. B., Rathmacher, J. A., Baier, S. & Nissen, S. (2000)
Nutritional supplementation of the leucine metabolite β-hydroxy
β-methylbutyrate (HMB) during resistance training. Nutr. 16(9):
734-739.
6. Eley, H. L., Russell, S. T. & Tisdale, M. J. (2008) Attenuation of
Depression of Muscle Protein Synthesis Induced by
Lipopolysaccharide, Tumor Necrosis Factor and Angiotensin II by
β-Hydroxy-β-methylbutyrate. Am. J. Physiol Endocrinol. Metab.
7. Eley, H. L., Russell, S. T. & Tisdale, M. J. (2008) Mechanism of
Attenuation of Muscle Protein Degradation Induced by Tumor
Necrosis Factor Alpha and Angiotensin II by beta-Hydroxy-betamethylbutyrate.
Am. J. Physiol Endocrinol. Metab.
8. Smith, H. J., Wyke, S. M. & Tisdale, M. J. (2004) Mechanism of
the attenuation of proteolysis-inducing factor stimulated protein
degradation in muscle by beta-hydroxy-beta-methylbutyrate.
Cancer Res. 64: 8731-8735.
9. Smith, H. J., Mukerji, P. & Tisdale, M. J. (2005) Attenuation of
proteasome-induced proteolysis in skeletal muscle by β-hydroxy-β
-methylbutyrate in cancer-induced muscle loss. Cancer Res. 65:
277-283.
10. Vukovich, M. D. & Dreifort, G. D. (2001) Effect of beta-hydroxy
beta-methylbutyrate on the onset of blood lactate accumulation
and V(O)(2) peak in endurance-trained cyclists. J Strength. Cond.
Res. 15: 491-497.
11. Knitter, A. E., Panton, L., Rathmacher, J. A., Petersen, A. & Sharp,
R. (2000) Effects of β-hydroxy-β-methylbutyrate on muscle damage
following a prolonged run. J. Appl. Physiol. 89(4): 1340-1344.
12. Lamboley, C. R., Royer, D. & Dionne, I. J. (2007) Effects of betahydroxy-
beta-methylbutyrate on aerobic-performance components
and body composition in college students. Int. J. Sport Nutr.
Exerc. Metab 17: 56-69.
13. Nissen, S., Panton, L., Sharp, R. L., Vukovich, M., Trappe, S. W.
& Fuller, J. C., Jr. (2000) β-Hydroxy-β-methylbutyrate (HMB)
supplementation in humans is safe and may decrease cardiovascular
risk factors. J Nutr 130: 1937-1945.

GABA “GH BOOSTER”

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Il mercato degli integratori è ricco di prodotti così detti “GH Booster” , sulle cui etichette si millantano straordinari effetti sull’aumento endogeno di GH. I prezzi di questi integratori “miracolosi” variano a seconda del marchio che li distribuisce più che sul contenuto e sul suo reale effetto. Si tratta per lo più di prodotti contenenti Arginina Piroglutammato e Glicina, in dosi troppo basse per poter portare ad un picco di GH quando assunti oralmente.
Il problema di fondo è questo: gli scienziati possono fare cose abbaglianti in laboratorio con vari amminoacidi, ma sono molto spesso somministrati per via endovenosa e in dosi elevate. Nel mondo reale, la maggior parte degli aminoacidi hanno un gusto poco piacevole e devono essere presi in quantità maggiori e nell’ordine del grammo e, naturalmente, non sono iniettati – sono ingeriti.

Detto ciò, e scartando i “classici” della supplementazione “pro-GH” (Arginina, Glicina e Glutammina), esiste un “alternativa” valida ai peptidi secretagoghi e al GH sintetico? Si, il GABA!

Il GABA (acido γ-amminobutirrico) è un γ-amminoacido, principale neurotrasmettitore inibitorio nei mammiferi, del sistema nervoso centrale. Responsabile nella regolazione dell’eccitabilità neuronale in tutto il sistema nervoso. Negli esseri umani il GABA è anche direttamente responsabile per la regolazione del tono muscolare. Viene rilasciato dai neuroni dei circuiti locali presenti nel cervello (neuroni gabaergici), i quali presentano un piccolo corpo neuronale e arborizzano a breve distanza formando principalmente sinapsi asso-assoniche con i neuroni di proiezione (eccitatori). Esistono 3 tipi di recettore, tutti con effetti inibitori.
Il GABA è un messaggero ubiquitario e l’attivazione o l’antagonismo a livello dei suoi recettori è il meccanismo d’azione di un gran numero di farmaci sedativi, miorilassanti, ipnotici e antiepilettici, tra cui le più conosciute benzodiazepine.
Il GABA è una molecola endogena ottenuta a partire dall’acido glutammico che viene decarbossilato ad opera dell’acido glutammico decarbossilasi (GAD). Il GABA viene poi degradato ad opera dell’enzima gaba-transaminasi (GABA-T) che catalizzando sulla molecola una reazione di deaminazione ossidativa dà come prodotto la semialdeide succinica che verrà successivamente ossidata ad acido succinico, intermedio del ciclo di Krebs.

Ma arriviamo al punto che ci interessa, e cioè l’azione del GABA sulla secrezione endogena di GH.

Tre grammi di GABA somministrati a giovani maschi adulti prima dell’allenamento hanno mostrato di aumentare il GH endogeno non meno del 480%(1). Un secondo picco di GH può essere provocato prendendo 3-5 grammi di GABA a stomaco vuoto prima di dormire, e un terzo alzandosi strategicamente nel cuore della notte.
Questa strategia, che porta ad avere 3 picchi di GH durante il giorno rispetto a uno solo, è molto più incisiva e funzionale, e in conseguenza all’aumento del GABA prima dell’ allenamento gli effetti sono addizionali.

Il GABA può causare sonnolenza, in quanto è un neurotrasmettitore inibitorio. La dose pre-allenamento poi, dovrebbe essere assunta con una dose adeguata di caffeina per compensare questo effetto. Il suo effetto calmante è l’ideale prima di dormire e per tornare a dormire quando ci si sveglia durante la notte per assumerlo.
Il GABA può anche avere un effetto iniziale “paradosso” eccitatorio, variabile da soggetto a soggetto.

Bisogna comunque mantenere aspettative realistiche e non pensare che gli effetti saranno del tutto uguali alla somministrazione di GH esogeno. Comunque, nel corso del tempo con l’assunzione di GABA si potranno avere benefici sulla qualità e consistenza muscolare, sulla riduzione del grasso corporeo e sul rafforzamento del tessuto connettivo (tendini per lo più). Questi effetti sono quello che io chiamerei “il vantaggio del GABA”. Una cosa che si avrà nel breve termine con l’assunzione di GABA è il miglioramento della qualità del sonno.
I costi del GABA sul mercato sono accessibili e non richiedono un grande budget. Si può trovare in compresse e in polvere (quest’ultima è generalmente più economica). I costi si aggirano tra i 13 e 20 euro circa.

In Italia il GABA non è venduto come integratore alimentare (che novità), ma può essere ordinato facilmente attraverso siti di integratori con sede nel UK o in altri paesi del UE.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

(1) Powers, ME, et al. Growth hormone isoform responses to GABA ingestion at rest and after exercise. Med Sci Sports Exerc. 2008, Jan. 40(1):104-10

UN ESEMPIO DI SUPPLEMENTAZIONE PRE, INTRA E POST-WORKOUT (DRUG FREE)

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Il BodyBuilding è uno sport “variegato” e come tale va considerato. Un preparatore deve essere in grado di aiutare un atleta nel raggiungimento dei suoi obbiettivi anche se questi è un “Natural”. Se bene non mi piacciano le etichette commerciali, gli atleti “drug free” esistono e vanno aiutati. Quindi, attraverso la ricerca scientifica (come sempre) è possible districarsi nel mercato degli integratori da banco e selezionare quelli con un reale potenziale ergogenico.

Durante l’esercizio fisico, il flusso di sangue ai muscoli aumenta del 400%, si viene a creare un aumento del GH biologicamente attivo del 480% e avviene una modulazione favorevole della sensibilità all’Insulina che aumenta la sintesi proteica a un livello non inferiore al 600% (1, 2). Considerando quanto detto, ciò che un atleta dovrebbe fare è sfruttare al massimo questo momento ideale della giornata utilizzando un adeguata e mirata integrazione. Per fare questo, propongo i seguenti “consigli”:

– Come prima cosa, bisognerebbe prendere in considerazione l’integrazione di almeno 6 grammi di aminoacidi essenziali (EAA) nel pre-workout (assicurandosi che sia incluso L-Triptofano). La maggior parte delle formule di EAA in vendita non contengono uno degli stessi (di solito Triptofano). Le aziende spesso in sostituzione inseriscono aminoacidi non essenziali, come Arginina o L-tirosina (sperando che non si noti). Si possono aggiungere 5gm di Creatina con 3-6gm di Beta-Alanina.

– Successivamente, si dovrebbe considerare il consumo di 50-75g di amido modificato ad alto peso molecolare durante l’allenamento (specie se ad alto volume). Se si segue una dieta low-carb, o non si vogliono usare carboidrati, si può sostituire il prima citato integratore con L-glutammina (3). Alcuni preferiscono usare la Leucina al posto della Glutammina come aminoacido insulinogenico.

– Infine, si dovrebbe assumere nel post-workout almeno 20 g di una miscela di proteine del siero di latte/ caseina (comprensivo di entrambi i di e tri peptidi o EAA ), per sostenere la sintesi proteica in corso. Questa miscela è meglio consumarla con latte di cocco (mantiene i carboidrati bassi) o con un alto contenuto di carboidrati se l’obbiettivo è quello di sfruttare ulteriormente l’insulina. La co-somministrazione di Fosfatidilserina (circa 400mg)in questa fase aiuta ad avere un maggior controllo sul Cortisolo.

Un piano di supplementazione pre, intra e post-workout potrebbe essere:

PRE-WORKOUT

6 grammi di EAA, inclusi almeno 3 grammi di L-Leucina con 5gm di Creatina e 3-6gm di Beta-Alanina.

INTRA-WORKOUT

50-75g di amido modificato ad elevato peso molecolare. Se si desidera evitare i carboidrati, si possono inserire altri 6 grammi di amminoacidi essenziali. La ricerca ci mostra che 12g da soli possono più che raddoppiare l’assorbimento muscolare di aminoacidi, confronto a 20 g di proteine “intatte” della caseina o delle uova(4).

POST WORKOUT (entro 30 minuti dalla fine dell’allenamento)

1 misurino di una miscela di qualità composta da siero di latte e caseina con 400mg di Fosfatidilserina, seguito da un pasto solido circa un’ora dopo l’allenamento.

Per quanto riguarda l’aumento del GH durante l’allenamento entra in gioco il GABA:

30 minuti prima dell’allenamento, assumere 3 grammi di GABA a stomaco completamente vuoto. Una volta che il formicolio / parestesia passa, si è liberi di consumare la dose pre-workout di EAA. Si consiglia di non assumere il GABA insieme agli EAA. Infatti gli aminoacidi co-somministrati entreranno in competizione con il GABA per l’ingresso attraverso la barriera emato-encefalica, a svantaggio di quest’ultimo. In pratica, il GABA non raggiungerà i suoi recettori e non vi sarà alcun effetto positivo.

Non si tratta di “consigli” buoni per tutti, ma se applicati correttamente possono fare la differenza in una preparazione “Natural”.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1.) Powers, et al. Growth hormone isoform responses to GABA ingestion at rest and after exercise. Med Sci Sports Exerc. 2008 Jan;40(1):104-10
2.) Tipton, KD. Et al. Timing of amino acid-carbohydrate ingestion alters anabolic response of muscle to resistance training. Am J Physiol Endocrinol Metab. 2001. Aug;281(2):E197-206.
3.) Greenfield, J. Et al. Oral glutamine increases circulating glucagon-like peptide 1, glucagon, and insulin concentrations in lean, obese and type-2 diabetic subjects. The American Journal of Clinical Nutrition. 2008.
4.) Borshein et. al. Essential amino acids and muscle protein recovery from resistance training. Am J Physiol Endocrinol Metab. 2002. Oct;283(4):E648-57

Acido-D-Aspartico: evidenze scientifiche

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L’Acido D-Aspartico (DAA) è un aminoacido che si forma principalmente nell’ipofisi, nell’ipotalamo e nei testicoli. Svolge un ruolo importante nella produzione di composti associati a libido, crescita tessutale e muscolare. E’ inserito molto spesso nei protocolli “OCT” (Off Cycle Terapy) quando l’atleta cerca di mantenere uno stato ormonale favorevole alla prestazione e al mantenimento dei guadagni ottenuti nel periodo “On Cycle”.

L’Acido D-Aspartico stimola la produzione di molecole segnale, che a loro volta potenziano l’attività di testicoli ed ipofisi.
L’acido D-aspartico risulta essere (insieme alla Creatina e a pochi altri integratori da banco) uno dei migliori componenti naturali che un atleta può consumare al fine di migliorare le prestazioni.

Ma facciamo parlare i dati scientifici per avere le idee più chiare.

In un particolare studio, è stata somministrata a un gruppo di uomini adulti (di età compresa fra 27 e 37 anni) una dose giornaliera di 3,12 grammi di Acido D-Aspartico per dodici giorni consecutivi.
Il livello di crescita, nei soggetti che hanno ricevuto l’integratore è aumentato dal 33% al 45% dopo il periodo di dodici giorni. Si ritiene inoltre che l’Acido D-Aspartico offra benefici anche per la salute, che vanno dall’abbassamento della pressione arteriosa a un miglior funzionamento del sistema immunitario.

L’efficacia del Acido-D-Aspartico è confermata anche da In un altro studio (1) dove sono stati presi in esame le reazioni di uomini e ratti all’assunzione di DAA. In questo studio gli uomini sono stati divisi in due gruppi: un gruppo di 23 uomini al quale è stata data una dose giornaliera di D-aspartato (DADAVIT) per 12 giorni, e un altro gruppo di 20 uomini al quale veniva somministrato un placebo. I ratti invece sono stati divisi in un gruppo di 10 individui i quali bevevano una soluzione di 20 mM contenente D-aspartato o un placebo per 12 giorni. Quindi sono stati quantificati i livelli di LH e Testosterone e i livelli di D-aspartato nei tessuti. Gli effetti del D-aspartato sulla sintesi di LH e Testosterone sono stati valutati nei ratti estraendo l’ipofisi e isolando le cellule di Leydig. I tessuti sono stati incubati con D-aspartato, e quindi sono state determinate le concentrazione (sintesi) di LH e cGMP nella pituitaria e di Testosterone e cAMP nelle cellule di Leydig.
Negli esseri umani e nei ratti, il sodio D-aspartato ha indotto un miglioramento del rilascio di LH e Testosterone. Nella pituitaria del ratto, il sodio D-aspartato ha aumentato il rilascio e la sintesi di LH attraverso il coinvolgimento di cGMP come secondo messaggero, mentre nelle cellule di Leydig dei testicoli del ratto, ha aumentato la sintesi e il rilascio di Testosterone e il cAMP è implicato come secondo messaggero. Nell’ipofisi e nei testicoli il D-Asp è sintetizzato da un racemase D-aspartato che converte L-Asp in D-Asp. L’ipofisi e i testicoli possiedono una elevata capacità di intrappolare il D-Asp circolante da fonti esogene o endogene.
Lo studio mostra come l’Acido D-aspartico abbia un ruolo di rilevante incidenza nella regolazione del rilascio e della sintesi di LH e Testosterone, sia nell’uomo che nel ratto.
Con tutte queste comprovate proprietà benefiche ed i risultati di questi studi, associate ad un costo produttivo mediamente molto vantaggioso, fanno dell’Acido-D-Aspartico un integratore assolutamente valido.

Il suo inserimenti nella preparazione di atleti “Natural” o in fase “Off” (vedi anche OCT) è molto utile e permette un buon funzionamento dell’asse androgeno con benefici sulla forza e la massa magra.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti scientifici:

1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/

APPROFONDIMENTI SULL’ ABBINAMENTO CREATINA+CAFFEINA

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Dell’abbinamento “Creatina+Caffeina” ne avevo già parlato occupandomi però limitatamente della questione trattando l’aspetto dell’assorbimento. Purtroppo, i possibili “problemi” nei quali si può incappare con questo abbinamento integrativo non si limitano a questo. Infatti, esiste anche una possibile interazione negativa a livello dell’attività ergogenica di questi due composti.

In uno studio scientifico del 1996 [1], venne affermato che l’effetto ergogenico della creatina, e cioè la sua capacità nel migliorare le prestazioni, “è completamente eliminata dal consumo di caffeina”. In questo studio, un gruppo aveva assunto prima la creatina e un paio di settimane più tardi il placebo ; il secondo gruppo, prima il placebo e poi la creatina. Anche se questa procedura è quella che normalmente viene adottata in questo tipo di studi, sarebbe stato più corretto lasciar trascorrere un periodo più lungo tra i trattamenti per essere sicuri che gli atleti avrebbero avuto nei muscoli i loro livelli di creatina pre-studio. Altro dettaglio importante da considerare è la dieta; gli alimenti contenenti creatina possono, infatti, fornire abbastanza creatina da mantenere il carico iniziale. Considerando tutto questo, esistono fondati motivi per mettere in discussione i risultati riportati in questo studio.

In un altro studio del 2002 [2], l’assunzione di Creatina+Caffeina per tre giorni “neutralizza l’effetto benefico dell’integrazione a base di creatina sui muscoli in tempo di rilassamento”. È interessante notare che l’assunzione improvvisa e regolare di caffeina, invece, non avrebbe alcun impatto negativo.

L’assunzione improvvisa di caffeina dopo un periodo di carico di creatina sembrerebbe effettivamente avere un effetto ergogenico, come dimostrato da altri due studi [3, 4]. In entrambi gli studi, i ricercatori hanno osservato che l’ingestione elevata di caffeina (circa 5 mg / kg di peso corporeo) dopo un periodo di 5-6 giorni di integrazione a base di creatina e astinenza dalla caffeina migliorerebbe le prestazioni dell’esercizio ad alta intensità.
Allora che dire degli integratori pre-workout che contengono sia creatina che caffeina? Studi più recenti [5, 6] hanno testato integratori pre-workout che combinano ingredienti diversi, tra cui caffeina e creatina. I risultati hanno mostrato che l’ingestione di questi integratori prima dell’esercizio migliorerebbe le prestazioni nonostante la presenza di entrambe le sostanze: caffeina e creatina. Tuttavia, non è stato possibile individuare l’ingrediente che da solo potrebbe spiegare tale miglioramento, per cui il risultato è probabilmente dovuto alla combinazione di dosi relativamente basse di entrambe le sostanze.
Una buona strategia potrebbe essere quella di ridurre o addirittura interrompere l’assunzione di caffeina durante un periodo di carico di creatina per poi riprendere il suo normale utilizzo dopo tale periodo. O comunque, evitare di consumare grandi quantità di caffeina in combinazione con la creatina. Anche se un consumo moderato di caffeina non influenza l’equilibrio dei liquidi, dosi maggiori possono avere effetti diuretici. Poiché uno degli effetti positivi della creatina è la volumizzazione cellulare, vale a dire la presenza maggiore di liquidi nei muscoli, una corretta idratazione è fondamentale, pertanto l’eliminazione di acqua dal corpo causata dall’eccessiva assunzione di caffeina non è desiderabile. E per quelli preoccupati di non ottenere l’effetto ergogenico della caffeina con dosi moderate, sappiate che anche una dose bassa, pari a circa 200-300 mg, è sufficiente per migliorare la performance fisica [7].

Quindi, per concludere, secondo le mie osservazioni, un mix di“ Creatina+Caffeina” rimane un efficace pre-workout quando la dose di caffeina rimane nel range dei 200mg, anche se, nel complesso, risulta scientificamente più funzionale una loro suddivisione nella tempistica di assunzione.

Gabriel Bellizzi


Riferimenti:

[1] http://jap.physiology.org/content/80/2/452
[2] http://jap.physiology.org/content/92/2/513
[3] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21207054
[4] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12439084
[5] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22463603
[6] http://www.jissn.com/content/7/1/10
[7] http://www.gssiweb.org/en/ask-the-expert/all/dietary-supplements