CHEMICAL HP-O?

Introduzione

Young man studying on books

È una mia vecchia abitudine quella di prendere un programma alimentare o allenante che susciti in me un certo interesse e da esso partire per creare ex novo un programma direttamente ispirato al precedente ma, fondamentalmente diverso.
Mi successe per la prima volta nel lontano 2005/2006 con la “Dieta Zona” di Barry Sears quando, da novizio studioso di nutrizione, divoravo letteralmente i suoi lavori cercando di  modificarli funzionalmente affinché fossero delle valide alternative nutrizionali nel campo della Cultura fisica e del Fitness. Più recentemente fu la volta del “Anabolic Burst Cycling of Diet and Exercise (Ciclo Anabolico di Dieta ed Esercizio-ABCDE) di Tobjorn Akerfeldt il quale venne modificato, o per meglio dire adattato, all’aggiunta di supplementazione farmacologica.

Ultimante, in uno dei miei momenti di ispirazione, mi ricordai di un mio vecchio progetto che stava nel cassetto dei lavori incompiuti, situato nel lobo temporale del mio cervello in attesa di essere rispolverato o dimenticato. Si trattava di un progetto di protocollo di allenamento/dieta/supplementazione(PED e OTC)  ispirato dal conosciuto (nemmeno tanto)  “Ciclo Cianti della Caccia e del Riposo” , noto anche come “Ciclo Cianti” o “HP-O Cycle”,  frutto dell’eccentrico Giovanni Cianti.

Quando lessi del “Ciclo Cianti” per la prima volta sul libro “Allenati e alimentati con i cicli naturali” , era l’autunno del 2005 ed io ero un 19venne con tante idee, una passione sfrenata per la Cultura fisica e il Fitness e per tutto ciò che ci ruota attorno. La lettura del libro mi affascino non poco, anche perché all’epoca ero un evoluzionista convinto sicuro che la chiave universale ai problemi dell’umanità era ormai stata svelata da Sears, Di Pascuale e  da Cianti…ovviamente non era così, ma questa è un altra storia…

C’è da dire senza ombra di dubbio che all’epoca ero un accanito sostenitore della guerra senza quartiere al Doping, quindi ero alla perenne ricerca di una suo “sostituto” …ma anche questa è un altra storia finita per scontrarsi contro la cruda realtà della biologia umana…

Detto ciò, in cosa consistono queste modifiche al “Ciclo Cianti” che la mia mente lavoratrice abbozzò nel 2008 (un anno dopo l’inizio del mio percorso di ricerca sui farmaci per il miglioramento delle prestazioni) ? Un attimo di pazienza…occorre partire con ordine…

 

“Ciclo Cianti della Caccia e del Riposo”? Uno sguardo oggettivamente critico.

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Il metodo H-PO, così come si presenta attualmente e sviluppato per gli sport di potenza e velocità, è un sistema integrato allenamento – alimentazione, basato sulla scissione in due blocchi – di più giorni ciascuno – rispettivamente della fase di allenamento (hunting) e della fase di riposo (pigging out), accompagnati da sistemi nutritivi diversi, funzionali nel primo caso allo stimolo del Testosterone (con una dieta ipocalorica, povera di proteine e con una buona quantità di grassi) e nel secondo caso allo stimolo di GH ed insulina (con una dieta ipercalorica, iperglicidica, iperproteica e ipolipidica); nella prima fase ci si esaurisce muscolarmente mentre, nella seconda fase, si attua e enfatizza la super compensazione e la vera e propria crescita muscolare): tutto questo in base alle documentate ricerche e sperimentazioni biologiche ed endocrinologiche.

Tralascerò in questa sede le spiegazioni scientiste che Cianti ha portato come risposta del perché il suo ciclo funzioni, mi atterrò soltanto a farvi notare una cosa che probabilmente avrete sperimentato in prima persona.

Vi è mai capitato, parlo soprattutto agli atleti di un certo livello e serietà, di dover restare fermi per un certo periodo di tempo o di allenarvi in condizioni di dieta ristretta e di perdere massa magra e capacita prestative? E avete mai notato come reagisce il vostro corpo quando riprendete la vostra preparazione ottimale? Recuperate velocemente il muscolo e la forza perduta  arrivando anche a guadagnare più muscolo è più forza di quello perso: un mix espresso di memoria muscolare e supercompensazione.

 

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Qualcosa di simile accadde durante il famoso “Colorado Experiment” (per saperne di più)

 

 

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Dal momento che la così detta “Scienza Ufficiale” è retta non tanto dai dati concreti ma dalle speculazioni di comodo, la domanda per rispondere al perché un individuo denutrito o nutrito con una percentuale calorica inferiore al proprio fabbisogno recuperi aumentando massa muscolare e forza (rispetto al basale di precedenza) una volta avuta la possibilità di nutrirsi a dovere, è ricaduta sul “dogma” della pseudo-scienza neo-darwinista: l’evoluzione della specie umana…e Ciantì nel suo libro ci gira pesanemente intorno per avvalorare il suo programma.

Ora, non è mia intenzione cadere in questa sede in un dibattito lunghissimo volto a smontare una teoria senza prove oggettive se non creazioni artistiche e fossili falsificati. Vi accennerò comunque alcune cose interessanti in merito  che, benché si andrà  un po’ fuori tema, torneranno utili a tutti.

Condizione necessaria per la sopravvivenza di una teoria è il riscontro sperimentale. Purtroppo l’entusiasmo dei positivisti per la teoria dell’evoluzione della specie (chiamante in causa la selezione naturale ed altri fattori escogitati più o meno ad hoc) ha offuscato tale necessità, cosicché lo stesso Darwin, osservatore attento e naturalista di grande talento, è stato scavalcato dimenticando con disinvoltura le sue stesse raccomandazioni che incitavano chi di dovere (i paleontologi in primis) alla ricerca delle prove sperimentali dell’evoluzione stessa.

Prove che alcuni volonterosi, in mancanza di meglio, si sono fabbricate adattando reperti naturali alle necessità della teoria (uomo di Piltdown) o confondendo le acque con altre “scoperte” (il caso Lucy).
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A sinistra i pochissimi resti di Lucy mentre,  a destra, la fantasiosa ricostruzione del presunto “ominide”.
A proposito di “Lucy”, ve la ricordate, no? Quel reperto fossile che tutti i mezzi di comunicazione e la scuola ci hanno fatto passare come “antenata” dell’uomo? Ecco, non vi scioccate se vi dico che non è altro che una scimmia!
Australopithecus è latino e significa “scimmia del Sud”. Nel nome scelto dagli scienziati per indicare la specie di “Lucy”, Australopithecus afarensis, non vi è, coscientemente, traccia alcuna di umanità. Continuiamo con il nomignolo. Stante che il ritrovamento avvenne il 30 settembre 1974 nel villaggio di Hadar, nella valle di Awash, nella depressione etiopica di Afar, per opera di Maurice Taieb, Donald Johanson, Yve Coppens e Mary Leakey (1913-1996), proprio mentre alla radio strimpellava Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, un inno all’Lsd, e stante che il reperto apparteneva a un essere di sesso femminile, l’australopiteco fu chiamato “Lucy”. Ma è come la moda di dare nomi di cristiani agli animali domestici: farlo non li rende umani.
Proseguiamo con la sostanza. Il barone Solly Zuckerman (1904-1993) e il professor Charles E. Oxnard (classe 1933), due celebri anatomisti, affermano da decenni che non solo “Lucy”, ma tutti gli Australopithecus sono proprio quel che dice il loro nome; scimmie, nulla a che fare con la linea che porta all’Homo sapiens. Zuckerman si concentrò sul fatto che “Lucy”, diversamente da noi, era incapace di camminare in posizione eretta. Oxanard ha trovato somiglianze straordinarie tra “Lucy” e gli oranghi. Tutto sta nell’angolo formato dalle ossa della coscia e della gamba: in “Lucy” l’angolo è quello di un essere simile all’orango e alla scimmia ragno di oggi, cioè degli ottimi arrampicatori ma che non camminano affatto bipedi come gli uomini. Per di più quel che resta delle nocche di “Lucy” mostra proprio la postura scimmiesca: camminava a quattro zampe, poggiando sulle nocche come i gorilla.
Due studiosi allora della George Washington University nella capitale statunitense, i paleoantropologi Brian G. Richmond (oggi allo Smithsonian Institution di Washington) e David S. Strait (oggi alla University di Albany, nello Stato di New York) lo hanno scoperto rinvenendo in “Lucy” (ma anche nei “cugini” Australopithecus anamensis) quattro caratteristiche scheletriche del radio distale (il polso) degli scimpanzé e dei gorilla, non degli uomini. Nature ne ha dato notizia nel marzo 2000. Non dimentichiamo tra l’altro che di “Lucy” resta solo il 40% dello scheletro, che tutto è frammentario e che tutti quei frammenti si mostrano in ordine sparso. Impossibile per esempio spingersi più in là di un tot nelle congetture, praticamente inutile provare a riscostruirne le fattezze.
Del resto, negli anni 1990, Fred Spoor, docente di Anatomia evolutiva nel Dipartimento di Evoluzione umana dell’Istituto Max Planck di Antropologia evolutiva di Lipsia e allo University College di Londra, ha passato “Lucy” alla Tac e dal labirinto osseo dell’orecchio interno, che fa parte dell’apparato vestibolare (responsabile dell’equilibrio), ha ricavato un dato: le dimensioni del canale semicircolare (legato all’equilibrio) degli Australopithecus è quelle delle scimmie, non quello degli uomini. Pertanto il loro equilibrio, la loro postura e il loro andamento erano quelli delle scimmie, non degli uomini!
E l’equilibrio delle “scimmie del Sud” incompatibile con la deambulazione eretta umana è confermata anche dalle analisi condotte su “Selam”, un altro Australopithecus afarensis femmina scoperto nel 2000 a Dikika, in Etiopia, risalente a 3,3 milioni di anni fa e soprannominata la “bimba di Lucy” benché (dicano) più o meno 120mila anni più vecchia di lei e questo solo perché probabilmente di circa tre anni di età. “Selam” l’ha scoperta Zeresenay Alemseged,  e dei suoi organi dell’equilibrio non adatti a camminare come un essere umano ha parlato nel 2006 Scientific American. Ovviamente questi dati vengono sbrigativamente licenziati come argomenti “creazionisti”, ma è ben difficile affibbiare tale epiteto al fior di scienziati evoluzionisti come tutti quelli citati. Il fatto (non l’illazione) cui peraltro si deve rispondere ora è che delle 88 ossa rimasteci di “Lucy” una (una vertebra) appartiene a un esemplare di Theropithecus, un babbuino.
Ne ha discusso anche il simposio annuale della Società Paleoantropologica di San Francisco. Qui gli studiosi hanno appurato che l’enigmatica vertebra appartiene a una famiglia oggi rappresentata solamente dalla specie Theropithecus gelada, ma che all’epoca la famiglia dei Theropithecus era il cercopitecoide più diffuso nel giacimento KH-1s di Hadar in cui è stata scoperta “Lucy”. Storie di scimmie, appunto…
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La ricostruzione del craneo dell'”Uomo di Piltdown” ricostruendo partendo da parti di orangutan e uomo moderno.
Come non citare anche il ritrovamento dell’Uomo di Piltdown, il falso costruito combinando l’osso mandibolare di un orangutan con frammenti di cranio di un uomo moderno.
Così va il mondo: da un lato si predica che una delle fondamentali conquiste del pensiero scientifico consiste nella rinuncia al Principio di autorità, (l’ipse dixit di antica memoria), dall’altro si attribuiscono caratteristiche autoritarie alle tesi di Tizio, Caio e Sempronio (essi sono “autorevoli”), indipendentemente dalla verificabilità sperimentale degli asserti.
La teoria dell’evoluzione della specie, comunque, è attaccabile in diverse maniere: lo dimostra anche solo ciò che è stato detto fino a questo punto(se siete interessati ad approfondire, vi rimando qui).
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A destra (Claudio Tozzi) tipico esemplare “affabulatore” in compagnia dell’ennesimo presunto ominide con tanto di ricostruzione artistica delle parti molli…cosa non si fa per vendere…
All’uomo di Scienza corre l’obbligo di sostenere il primato dei fatti in modo da relegare automaticamente i furbi ed i chiacchieroni nel girone di coloro che, affabulando (anche con maestria) creano gran confusione: come dire creano grandi quantità di entropia intellettuale.
 Quindi,  diffidate dei “Guru” che parlano per “dogmi gnostici” definendo l’uomo un “rudere del ‘Paleolitico” …tanto per fare un esempio…
Ritornando al protocollo di Cianti, tutto ciò che fin ora è stato detto e quindi volto a dire che l'”HP-O” è una buffala e non funziona? Assolutamente no, è la spiegazione del perché funziona e la teoria che vi è intorno ad essere sbagliate e scientificamente infondate!
Ma allora perché funziona? Sarebbe meglio dire “perché può funzionare”, comunque le ragioni del perché funziona le condivide in parte con la famosissima “Paleo Dieta”:
1- Eliminando dalla dieta cibi industriali e quali derivati dai cereali, latticini e derivati (da allevamenti intensivi), carni nutrite con granaglie, pesci e crostacei allevati ecc…e aggiungendo carni magre (da allevamenti al pascolo), pesce selvatico, frutta, tuberi e verdura  vi è una grossa diminuzioni di sostanze nocive quali grassi trans, un eccesso di grassi saturi e di zuccheri  (senza contare i conservanti presenti negli alimenti) e un aumentato apporto di vitamine, sali minerali, proteine nobili, Omega 3 e fibre si produce un benefico impatto sulla salute generale, una riduzione calorica e, di conseguenza, un miglioramento dello stato del soggetto… Per questo motivo opterei per chiamarla “Bio Diet”…è decisamente più adatto….
2- Il concedere il tempo necessario all’intero sistema di recuperare da 1-3 giorni di allenamento strenuo, permette l’attuarsi della famosa super-compensazione; il soggetto recupera con gli interessi e al prossimo allenamento le sue prestazioni saranno più elevate (il discorso è ovviamente più complesso di così). Il risultato teorico è: ogni settimana più muscolo, più forza e BF ridotta. Ovviamente le risposte soggettive giocano un ruolo predominante e questo sistema risulta di maggior funzionalità se abbinato all’Heavy Duty o comunque a metodiche di allenamento HIT.
3- Lo stimolo ormonale attuato dal cambio alimentare nelle due fasi, facilitando, nella prima fase,  la forza e il focus mentale  sfruttando un migliore stimolo del Testosterone mentre,  nella seconda fase, acutizzando l’anabolismo muscolare con uno stimolo di GH, Insulina e IGF-1.
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Giorni di allenamento= Catabolismo/Giorni di riposo= Anabolismo.  

 

Tralasciando ominidi che rincorrono mammut, uno schema esemplificativo del HP-O è il seguente:

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Le regole del protocollo originale dicono di mangiare a sazietà nei giorni di riposo: carni, pesce, molluschi, crostacei, uova intere, verdure, frutta fermentata.
Mentre dicono di mangiare di rado: latte vaccino o di altri animali, yogurt, frutta, vino, olio d’ oliva.
Evitando: cereali, legumi, latticini e formaggi, salumi, insaccati, birra, alcolici, snack, sale da cucina, condimenti eccessivi.

Per quanto riguarda l’allenamento H-PO esso deve rispettare i seguenti principi:

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Riassumendo in breve:

  • 1-3 giorni di allenamento strenuo (preferibilmente HD/HIT); dieta leggermente ipocalorica; uso di integratori quali Creatina, Caffeine, Beta Alanina, ecc…
  • 3-10 giorni di riposo attivo con leggera attività cardio (30-40′ di camminata al 60-65% della FC Max); dieta ipercalorica; uso di integratori quali Fosfatidilserina, EAA, Leucina, Glutammina, GABA, Proteine, ecc…

Il metodo H-PO è sicuramente un approccio molto interessante, meritevole di essere provato anche nella sua “versione originale”, anche se molto eccentrico e molto poco scientifico nelle spiegazioni del perché funziona.

Ma proseguiamo con la versione modificata…

Chemical HP-O?

Nella versione “rivoluzionata”, Chemical HP-O, le basi sono del tutto simili al programma originale ma con alcune differenze: il programma testato più funzionale si è mostrato essere composto da 3 giorni di allenamento strenuo (preferibilmente in HD/HIT) con dieta ipocalorica con apposita  supplementazione OTC/PED seguiti da 4 giorni di riposo attivo e dieta ipercalorica con apposita  supplementazione OTC/PED, tutto ciò ripetuto  per un massimo di 8 volte.

Rimane quindi un sistema integrato allenamento – alimentazione-supplementazione, basato sulla scissione di due blocchi – questa volta a giorni definiti – rispettivamente della fase di allenamento (hunting) e della fase di riposo (pigging out), accompagnati da sistemi nutritivi, integrativi e farmacologici funzionali alla massimizzazione del’intero programma.

Esiste un’integrazione OTC differenziata per ognuna delle due fasi, volta a aumentare le prestazioni richieste in ognuna delle due .  Per la parte farmacologica l’unica reale differenza sta nella dose di GH e nel l’aggiunta dell’insulina Lantus nei giorni di riposo attivo.

Qui di seguito una tabella esemplificativa di un microciclo; in seguito entreremo più nel dettaglio

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GIORNI 1-2-3:

-Dieta ipocalorica:

  •  40% di Carboidrati
  • 30% di Ptoteine
  • 30% di Grassi

 

  •  2000kcal/die

 

  •  Fonti alimentari: Uova, Tacchino, Pollo, Noci (di vario tipo), verdure fibrose, verdure amidacee, frutta, Avena, Farro, Kamut, Orzo, Riso, Olive, olio evo, Pesce.

 

– Allenamenti in HD/HIT:

  •  esercizi fondamentali e complementari;
  • 80-90% del 1RM;
  • 1-2 esercizi per gruppo;
  • 1-2 serie portate a cedimento con forzate per esercizio.

– Supplementazione OTC:

  •  Creatina: 10g intra-workout
  • Beta-Alanina: 6g pre-workout
  • Citrullina: 6g pre-workout
  • Taurina : 2g pre-workout
  • Carnitina Tartrato: 2g pre-workout
  • Multivitaminico/Multiminerale: 1cp
  • Vitamina D3: 3000UI
  • Vitamina C : 3g/die
  • Caffeina: 600mg/die
  • Omega 3: 5g/die
  • NAC: 3g/die
  • Silimarina: 600mg/die
  • Deursil: 450mg/die
  • Niacina: 1g/die
  • Berberina: 1500mg/die
  • ALA:1200mg/die
  • Vitargo: 100gm

– Supplementazione PED:

  •  Testosterone Propionato: 100mg/die
  • Trenbolone Acetato: 100mg/die
  • Trestolone Acetato: 50mg/die
  • GH: 2UI 1h pre-workout
  • Efedrina: 60mg totali al gg
  • T4/T3 : 150mcg/50mcg die

 

GIORNI 4-5-6-7:

-Dieta ipercalorica:

  •  70% Carboidrati
  • 20% Proteine
  • 10% Grassi

 

  •  5000kcal

(per i primi due giorni di riposo)

  •  60% Carboidrati
  • 30% Proteine
  • 10% Grassi

 

  •  4000kcal

(per gli ultimi due giorni di riposo)

Fonti alimentari: Carne rossa magra, pesce, pollo, tacchino, albume, riso, avena, farro, kamut, mais, patate.

– Riposo attivo:

  • 30′ di cardio a medio/bassa intensità (60-65% della FC max)

– Supplementazione OTC:

  •  EAA: 10-20g/die
  • Proteine: 30-40g per spuntini
  • Fosfatidilserina: 800mg/die
  • Leucina: 10g/die
  • HMB: 3g/die
  • Creatina: 10g intra-cardio
  • Viamina D3: 3000UI
  • Vitamina C : 3g/die
  • Multivitaminico/Multiminerale: 1cp
  • Omega 3: 5g/die
  • NAC: 3g/die
  • Silimarina: 600mg/die
  • Deursil: 450mg/die
  • Niacina: 1g/die
  • Berberina : 1500mg/die
  • ALA :1200mg/die
  • Vitargo: >100gm

– Supplementazione PED:

  •  Testosterone Propionato: 100mg/die
  • Trenbolone Acetato: 100mg/die
  • Trestolone  Acetato: 50mg/die
  • GH: 2UI X 3v
  • Lantus: 30UI (1^ iniezione 65% della dose; 12h dopo 2^ iniezione 35% della dose)
  • T4/T3: 150mcg/50mcg die

 

Cosa concludere?..

Ovviamente, si tratta di un protocollo  per avanzati estremamente semplificato. Ne sconsiglio caldamente l’utilizzo.

Questa modifica “farmacologica” del “Ciclo Cianti” può essere una variabile aggiuntiva alla preparazione annuale dell’atleta avanzato, come spartiacque tra i mesocicli dove l’allenamento è maggiormente indirizzato allo stimolo sarcoplasmatico.

Nota: questo articolo  è stato scritto al solo scopo di condividere una mia vecchia idea per un protocollo fasico basato sull’alternanza di allenamento, dieta e farmacologia.

 

Gabriel Bellizzi

CAFFEINA, CARBOIDRATI E RESINTESI DEL GLICOGENO

 

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Caffeina

 

La caffeina non è solo utile per migliorare le prestazioni degli atleti durante l’allenamento. Secondo uno studio svolto su esseri umani alla RMIT University di Bundoora, Australia, il famoso stimolante aiuta anche il recupero dopo gli sforzi fisici pesanti. In combinazione con i carboidrati, la caffeina accelera la sintesi di glicogeno nei muscoli affaticati. (1)

Per un periodo di 4 ore i soggetti dello studio hanno mangiato 4g di carboidrati/ kg di peso corporeo sotto forma di forma di barrette, gel e bevande sportive. In un’occasione i partecipanti hanno assunto solo carboidrati [CHO], mentre in un’altra occasione i soggetti hanno anche caffeina [CAF]. I soggetti hanno assunto un totale di 8mg di caffeina/kg di peso corporeo, e la dose è stata divisa in due.

Durante il periodo di recupero i ricercatori hanno effettuato biopsie nei muscoli delle gambe dei soggetti. Hanno osservato che la caffeina aveva accelerato la velocità con la quale le cellule muscolari sintetizzano glicogeno di ben il 66%.

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La Caffeina ha alzato la concentrazione di insulina e – in misura minore – di glucosio nel sangue dei soggetti.

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Le attività di endurance causano un aumento dell’attività degli enzimi AMPK e CaMK nelle cellule muscolari. Entrambi questi enzimi sono coinvolti nel processo attraverso il quale le cellule muscolari assorbono energia. La caffeina aumenta l’attivazione CaMK.

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I ricercatori scrivono che, dopo una sessione allenante la caffeina agisce in concerto con i carboidrati nel ripristino del glicogeno ridotto dall’attività fisica mostrando un effetto additivo sui tassi di accumulo post-esercizio del glicogeno muscolare. Il tasso complessivo di resintesi osservato nella presente inchiesta con l’ingestione di caffeina è, al meglio delle nostre conoscenze, il più alto riportato per i soggetti umani in condizioni fisiologiche. Se anche basse dosi di caffeina possono aumentare i tassi di resintesi pos-esercizio del glicogeno nella stessa misura resta da determinare.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://jap.physiology.org/cgi/content/abstract/105/1/7  

DIETA LOW-CARB, ALLENAMENTO PER LA FORZA E PERDITA DI GRASSO

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I ricercatori della Norwegian School of Sport Sciences hanno buone e cattive notizie per i fan delle diete low-carb e atleti di forza. Se si fanno svolgere a donne inesperte allenamenti con i pesi seguendo una dieta low-carb, allo stesso tempo, la loro perdita di grasso risulta elevata [bene], ma il guadagno di massa corporea magra è pari a zero [male]. (1)

I ricercatori hanno svolto l’esperimento su un piccolo gruppo di 16 donne grasse di età compresa tra i 20 ei 40 anni. Una metà delle donne ha continuato a mangiare ‘normalmente’. L’altra metà è stata messa in regime dietetico chetogenico, seguendo una dieta di un libro famoso in Norvegia: Slank med ketolysekuren: en enklere vei til et lettere liv. Le donne sono state autorizzate a mangiare quanto volevano, ma la loro assunzione di carboidrati è stata limitata.

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Tutte le donne – sia del gruppo low-carb che del gruppo dove le donne seguivano la loro “normale” dieta – hanno iniziato a fare allenamenti con i pesi svolgendo allenamenti della durata di 60-100 minuti due volte a settimana.

Ogni sessione di allenamento è iniziata con 10 minuti di riscaldamento su una macchina cardio. Dopo di che le donne hanno allenato tutti i più importanti gruppi muscolari facendo esercizi di base come leg press, leg extension, leg curl, chest press, rows, shoulder press, pull downs e biceps curls.

Per le prime 5 settimane le donne hanno usato un peso con il quale potevano gestire solo 12 ripetizioni. Dopo che il peso è stato aumentato, sono passate a set di 8 ripetizioni.

Alla fine delle 10 settimane, le donne che avevano seguito una dieta a basso contenuto di carboidrati [Lc = Ex] avevano perso 5,6 kg. Di questi, 5,6 kg era grasso. Non c’era stato alcun aumento della massa corporea magra.

Le donne che non avevano cambiato la loro dieta [EX] avevano guadagnato 1,6 kg di massa magra e avevano perdere 0,6 kg di grasso.

La figura seguente mostra la quantità di ossigeno che i soggetti dello studio necessitavano per ciascuno dei quattro diversi protocolli per intraprendere lo sforzo. Come si può vedere, lo sforzo intenso ha elevato l’energia bruciata durante lo sforzo moderato. Più breve è il periodo di riposo, maggiore è l’effetto.

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Se si osservano le risposte individuali delle donne nella figura 2, si può osservare che alcune donne dello studio hanno ottenuto un aumenta della massa magra con una dieta low-carb. Una di queste ha perso 8 kg di grasso e guadagnato 3,5 kg di massa magra. Questo è abbastanza buono in un macrociclo di 10 settimane. Ma questo era il soggetto con la ‘miglior risposta’.

I ricercatori non hanno osservato notevoli cambiamenti nelle concentrazioni di colesterolo o di trigliceridi nel sangue delle donne.
I ricercatori scrivono che gli esercizi di resistenza eseguiti due volte alla settimana da donne in sovrappeso che seguono una dieta a basso contenuto di carboidrati (chetogenica) possono ridurre il grasso corporeo senza alterare in modo significativo la massa magra, mentre l’esercizio di resistenza con una dieta regolare può aumentare la massa corporea magra, senza alterare in modo significativo la massa grassa.

La dieta low-carb utilizzata nell’esperimento è abbastanza estrema. Gli atleti di forza spesso riducono la loro assunzione di carboidrati durante il giorno, ma poi mangiano quantità controllate di carboidrati poco prima, durante e dopo una sessione di allenamento. L’allenamento stimola le cellule muscolari ad assorbire più glucosio dal sangue (processo insulino-indipendente).

Nota: un alto contenuto di proteine, tipico delle dieta low-carb, ha ovviamente interessato questo studio. Le donne del gruppo low-carb hanno assunto 1755 Kcalorie al giorno; le donne del gruppo ‘dieta normale’ hanno assunto 1972 Kcalorie al giorno. Ciò equivale ad una differenza di 217 kcalorie. È per questo che le donne del gruppo low-carb non hanno guadagnato massa magra? Forse semplicemente non consumano abbastanza Kcal per farlo? Anche…

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- http://www.nutritionandmetabolism.com/content/7/1/17

Allenamento e dieta nelle atlete: da dove partire?

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L’allenamento femminile nel BodyBuilding è tutt’oggi un’incognita dalle più sfaccettate sfumature che spaziano tra l’ibridazione su modelli allenanti maschili diluiti, a infiniti circuiti cardio intervallati da una sala pesi vissuta ai limiti del ludico. Come uscirne fuori da questo “loop” infinito caratterizzato da svariate teorie e da un metro di misura troppo standardizzato? Beh, diciamo innanzi tutto che una risposta definitiva ovviamente non c’è, ma esiste una risposta (o meglio una serie di risposte) che possono indirizzare le atlete e/o i Preparatori verso soluzioni più pratiche e funzionali. Come accaduto spesso e volentieri, i lavori di Lyle McDonald mi sono stati di grande aiuto per fare necessaria chiarezza.

Innanzi tutto, bisogna sempre rammentare che una donna è una donna, non un uomo con livelli di Testosterone bassi…di conseguenza l’atleta di sesso femminile va “gestito” come tale. Le variazioni ormonali nella donna costituiscono il cardine da comprendere e gestire per strutturare allenamenti e diete consone al soggetto. Ed ecco che il fattore principale da tenere in considerazione è il ciclo mestruale con le sue marcate variazioni ormonali.

Il ciclo mestruale dura solitamente 28 giorni anche se c’è una variabilità e lo possiamo dividere in due grandi fasi di 14 giorni, fase Follicolare e fase Luteale.

I due ormoni principali che caratterizzano le due fasi sono gli Estrogeni e il Progesterone. Quando si parla di estrogeni ci si riferisce soprattutto all’Estradiolo.

Cosa caratterizza le due fasi?

1° fase: La fase follicolare (primi 14 giorni) è caratterizzata soprattutto dagli Estrogeni

2° fase: La fase luteale (gli ultimi 14 giorni e sopratutto l’ultima settimana) dal Progesterone.

 

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Curve ormonali della fase Follicolare (a sinistra) e Luteale (a destra)  

 

Contrariamente a quanto si pensa, gli estrogeni sono in realtà gli ormoni che hanno l’effetto più favorevole nelle donne. Essi migliorano la sensibilità insulinica, abbassano l’appetito, aumentano la produzione di enzimi che utilizzano gli acidi grassi nei muscoli.

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Il Progesterone è quello che crea i veri problemi: aumenta marcatamente la fame, tanto che l’ultima settimana del ciclo è caratterizzata dalla maggior voglia di zuccheri e cibi grassi. Il Progesterone causa un pò di insulino resistenza, si lega ai recettori androgeni bloccandoli e impedendo il legame recettoriale con il testosterone, diminuisce la sintesi proteica muscolare e ne incrementa il catabolismo. In definitiva, nella fase follicolare avvengono gli adattamenti positivi, mentre in quella luteale i negativi.

Nelle donne, contrariamente a quanto avviene negli uomini, ogni settimana ha una situazione ormonale totalmente diversa. Ciò ha un impatto considerevole sugli allenamenti: nella fase luteale la forza cala drasticamente, la coordinazione diminuisce, e anche le capacità cognitive si abbassano.

Se si allena una donna bisogna tenere conto di ciò, e inserire esercizi di forza e coordinazione nella fase luteale è un’impresa alquanto ardua.

Ovviamente, se all’atleta in questione viene somministrato Testosterone esogeno, tutto questo non conta più niente. E le atlete si possono allenare senza tenere conto di quanto detto similmente agli uomini.

Nella fase follicolare (la prima fase) la fame è più bassa e la sensibilità insulinica è migliore. Questo periodo è quindi adatto per avere un’alimentazione alta in carboidrati e eseguire allenamenti più duri.

Nella fase luteale (la seconda fase), a causa di una fame maggiore e una peggiore sensibilità insulinica è consigliabile tenere la quota glucidica più basse (a causa della resistenza insulinica indotta dal Progesterone si incorrerà in grossi sbalzi glicemici e di fame) e eseguire allenamenti più leggeri.

Ricordiamoci che il ciclo in se né limita né penalizza il dimagrimento. Bisogna semplicemente tenere in considerazione le sue due fasi e organizzare dieta e allenamento a seconda della fase in cui ci si trova.

E’ inoltre consigliabile non far iniziare una restrizione calorica ad una donna nella parte finale della fase luteale quando la fame è al massimo!

Le donne dovrebbero prestare attenzione anche quando devono misurare peso e circonferenze (o la massa grassa) perché, dal momento che durante le varie settimane del ciclo questi fattori cambiano a causa di variazioni di ritenzione idrica, paragonare due settimane diverse del ciclo per analizzare i progressi può essere fuorviante e far credere che un programma non stia funzionando quando, in realtà, non è così. I paragoni tra le misurazioni andrebbero fatti sempre nelle stesse settimane del ciclo (ad esempio 1° settimana con 1° settimana, 2° con 2° ecc…) 

Quindi, ricapitolando:

-1° Fase (fase follicolare): allenamenti intensi e dieta con alto contenuto glucidico, moderato contenuto proteico e basso contenuto lipidico.

-2° Fase (fase luteale): allenamenti leggeri e dieta con alto contenuto proteico, moderato contenuto lipidico e basso contenuto glucidico.

E il fattore contraccettivi?

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Esistono diverse varianti di contraccettivi tra pillole, anelli, iniezioni, cerotti ecc…

La maggior parte utilizzano la stessa variante sintetica di Estrogeni (una forma dell’Estradiolo) ma per quanto riguarda il Progesterone esistono circa 8 varianti.

Queste varianti possono essere divisi in 4 generazioni e ognuno influenza cose come fame, spesa energetica, sensibilità insulinica, bloccaggio dei recettori androgeni in maniera diversa.

In generale non possiamo dire che i contraccettivi causano direttamente un facile incremento del grasso, anche se influenzano davvero tante cose è possono essere veramente negativi.

L’effetto è molto marcato a seconda del farmaco quelli più vecchi usano dosi maggiori, i più nuovi dosi minori con Progesterone di qualità migliore.

Quello che però possiamo dire è che molti contraccettivi orali causano rapidamente una forte ritenzione idrica, e quindi aumento di peso.

Spesso accade che le donne che usano contraccettivi subiscono aumenti di fame e voglie fortissime ed ingrassano perché non rispettano più la dieta, incolpando poi direttamente il farmaco.

In generale gli aumenti di peso usando i contraccettivi sono dovuti ad effetti indiretti come quelli appena indicati, che non hanno motivi farmacologici specifici che agiscono sull’accumulo diretto del grasso.

Inoltre, giova ricordare che ogni atleta può presentare diversi profili ormonali di base.

Per esempio, in caso di PCOS (Poly-Cystic Ovary Syndrome) la donna presenta 2-3 volte più Testosterone del normale.

Una donna con il PCOS ha comunque meno Testosterone di un uomo con bassi livelli di Testosterone, ma le donne sono più sensibili degli uomini al Testosterone ed anche piccoli incrementi dell’androgeno portano grandi differenze.

Alcuni rischi nei quali possono incorrere le donne con PCOS sono il diabete, la perdita di capelli, l’infertilità, l’aumento di peli corporei, pelle grassa e molti altri effetti che di solito sono collegati ad un eccesso dei livelli di Testosterone.

Le donne con PCOS tendono ad essere fisicamente e psicologicamente più prestative in attività quali PowerLifting e BodyBuilding.

Purtroppo, nella società odierna si consuma troppo cibo e si svolge poca attività fisica, quindi in caso di PCOS il soggetto si presenta maggiormente predisposto al diabete.  

Ma se questi soggetti si allenano, seguono una dieta corretta e mangiano abbastanza proteine possono esprimere un grosso potenziale. Eseguono allenamenti pesanti, aumentano di massa magra più facilmente e si definiscono con meno difficoltà .

Gabriel Bellizzi

Approfondimenti:

 

Cardio in “Bulk”

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Tra i numerosi dibattiti senza fine nel campo del Bodybuilding,   la questione dell’allenamento aerobico/cardio quando l’obiettivo esplicito è il massimo guadagno di massa muscolare è al quanto critica. E come di solito avviene, ci sono una varietà di punti di vista estremi in questo dibattito.

Ad un estremo vi è l’idea che gli atleti debbano svolgere un’ora di cardio a bassa intensità tutti i giorni durante la loro fase ipercalorica. Questo sistema è di solito proposto come un modo per controllare l’eccessivo guadagno di massa grassa durante il periodo di sovralimentazione necessaria per massimizzare il guadagno muscolare. All’altro estremo, invece, vi è l’idea che qualsiasi attività al di fuori del sollevamento pesi, e soprattutto cardio, non farà altro che inficiare i guadagni di massa muscolare (e forza).

Come al solito, credo che la verità stia nel mezzo e mi piacerebbe sottolineare alcuni dei vari pro e contro del mantenere una qualche forma di allenamento cardio nel programma generale quando l’obiettivo esplicito è l’aumento di massa muscolare. Come al solito, se l’allenamento cardio è buono, cattivo o neutro dipende dalla situazione nell’insieme e a come viene eseguito.

Per chiarire il contesto, il principale tipo di attività cardio che qui prendo in esame è quella a bassa o moderata intensità. Per la maggior parte, a meno che non si tratti di un atleta che deve eseguire sessioni di interval training per il suo sport, io non consiglio l’interval training, quando gli obiettivi sono i massimi guadagni di massa muscolare.

Sì, si può sempre trovare qualcuno che si è trovato bene con l’HIIT in una fase “Bulk” (e ci sono state diverse teorie che avvaloravano come lo sprint potrebbe aumentare i guadagni muscolari), ma per la maggior parte dei soggetti non credo che allenamenti cardio ad alta intensità di qualsiasi tipo (HIIT o altro) siano ottimali quando l’obiettivo è il massimo guadagno muscolare. Così in questa sede ci si concentrerà sul cardio a bassa o moderata intensità.

Cominciamo con i vantaggi di un allenamento Cardio durante la fase “Bulk”.

Tra i pro del mantenere una certa quantità di allenamento cardio durante una fase di massa, troviamo i seguenti:

·         Recupero migliorato

·         Appetito

·         Il mantenimento di una certa capacità di condizionamento e di lavoro (resistenza)

·         Migliorata ripartizione Calorica

·         Mantiene le vie di ossidazione dei grassi attive

Diamo un’occhiata a ciascuno di questi possibili vantaggi.

·         Recupero migliorato

Fatto a bassa o a moderata intensità (Tornerò a specificarlo alla fine di questo articolo) l’allenamento cardiovascolare può agire come una forma di recupero attivo. Pompando il sangue attraverso i muscoli allenati, il recupero è spesso accelerato (e per molti, il recupero attivo aiuta effettivamente più del semplice recupero passivo: non fare nulla).

Vorrei far notare che la maggior parte delle forme di allenamento cardio tendono ad interessare maggiormente la parte bassa del corpo, e quindi la maggior parte di questo effetto (recupero attivo) interesserà la parte inferiore del corpo. L’atleta che vuole ottenere un effetto simile per la parte superiore del corpo dovrebbe effettuare sessioni cardio su vogatore o una macchina che coinvolge anche la parte superiore del corpo in una certa misura (vedi Ellittica).

Infine, vale la pena notare che, sorseggiando una bevanda composta da carboidrati / proteine (all’incirca 30 grammi di carboidrati e 15 grammi di proteine per ora), l’aumento del flusso di sangue ai muscoli che lavorano migliorerà il trasporto dei nutrienti; questo dovrebbe anche aiutare il recupero muscolare generale.

·         Appetito

L’impatto dell’esercizio fisico sull’appetito può essere estremamente variabile. Per alcune persone, l’attività, e questo è particolarmente vero per le attività ad alta intensità, esso è in grado di smorzare l’appetito; per altri può stimolarlo. Nel contesto di una fase “Bulk”, gli atleti che hanno difficoltà a consumare calorie sufficienti spesso inseriscono una moderata quantità di cardio ottenendo un miglioramento in termini di appetito.

·         Mantenimento della capacità di condizionamento/lavoro (resistenza)

A seconda delle specificità dell’allenamento, non è raro per i sollevatori e atleti di perdere molto del loro condizionamento metabolico quando si trovano in fasi di puro guadagno di massa muscolare (in cui tutto quello che stanno facendo è allenamenti con i pesi). Basse ripetizioni / lunghe pause nell’allenamento tendono ad avere il maggiore impatto nel far perdere grandi quantità di condizionamento e capacità di lavoro in questo tipo di fase.

Per gli atleti questo è chiaramente dannoso in quanto significa dover ricominciare le cose di nuovo da zero. Anche per gli atleti di forza (ad esempio Bodybuilder), perdere la capacità di lavoro può interferire negativamente sul recupero complessivo sia durante un allenamento che tra gli allenamenti.

La cosa buona è che si necessita di molto meno allenamento per mantenere un po’ di condizionamento di quanto non ne serva per sviluppare e mantenere almeno una certa quantità di allenamento cardio nel programma nella sua totalità…Quindi “ricominciare da 0” non è funzionale…

·         Migliorata ripartizione Calorica

Come potenziale beneficio aggiuntivo, l’attività aerobica potrebbe potenzialmente migliorare i risultati nel corso di una fase di massa in un altro modo che ha a che fare con il partizionamento calorico complessivo. Come probabilmente saprete, la ripartizione calorica ha a che fare con l’indirizzamento delle calorie nel miocita o nell’adipocita, sia quando ci si sovra-alimenta che quando ci si sotto-alimenta.

Probabilmente il più potente strumento di partizionamento che abbiamo è l’allenamento. L’attività regolare aumenta l’assorbimento dei nutrienti nel muscolo scheletrico; in pratica ciò significa meno calorie in eccesso stoccate altrove (vedi cellule adipose). Mentre è discutibile quanto possa incidere su questo un basso o moderato allenamento cardio, di certo non guasterà in tal senso se sarà fatto in quantità ragionevoli. E può aiutare nel lungo periodo.

·         Mantiene le vie di ossidazione dei grassi attive

Infine, c’è la questione del mantenimento di un buon metabolismo lipidico. Francamente, io non sono estremamente convinto che fare cardio in ipercalorica mantenga effettivamente un atleta magro; in particolare dato che è relativamente facile consumare più calorie e sopraffare qualsiasi lieve consumo calorico dato dal tipo di cardio svolto. Francamente, ho il sospetto che sarebbe più facile mantenere il surplus calorico sotto un maggiore controllo (o migliorare la sua assunzione in base all’allenamento).

La maggior parte dei soggetti otterrà un più rapido tasso di crescita muscolare, evitando che si verifichi un eccessivo guadagno di grasso; ciò richiede fondamentalmente una dieta controllata.  

Ora, tangenzialmente (e questo è un argomento che non posso discutere pienamente qui), credo che una delle ragioni per cui il cardio è demonizzato in termini di perdita di massa muscolare in una dieta è che la gente esegue il cardio da una condizione di totale assenza a grandi maratone sul tapis roulant; questo è spesso accompagnato da una massiccia riduzione delle calorie e ho il sospetto che è questa combinazione che tende a causare la perdita di massa muscolare.

Questo è un problema in quanto durante la sovralimentazione, che è condizione generale necessaria per generare i massimi guadagni di massa muscolare, il corpo spesso perde parte della sua capacità di usare il grasso come combustibile e questo può richiedere un paio di settimane affinché si ristabilisca pienamente quando le calorie vengono limitate (ho il sospetto che questo spiega alcune degli strani ritardi che sembrano verificarsi nella vera perdita di grasso quando la gente inizia nuovamente una  dieta ipocalorica).

E questo sembra essere ancora più evidente se il soggetto in questione non ha eseguito allenamenti cardio durante la fase di “Bulk”. Mantenendo una certa quantità di cardio durante la fase di massa, almeno qualche capacità di usare efficacemente il grasso come substrato energetico viene mantenuta efficiente. Quando la fase di dieta ipocalorica inizia, il corpo sarà maggiormente e prontamente indirizzato all’utilizzo del grasso come fonte energetica.

 Quali sono invece gli svantaggi del cardio durante una fase “Bulk”?

Dopo aver esaminato i vantaggi nel mantenere almeno un medio/basso allenamento cardio durante una fase di massa, ora vorrei sottolineare i due principali svantaggi, o almeno i due svantaggi che solitamente emergono:

·         Brucia calorie che potrebbero essere indirizzate verso la crescita muscolare

·         Possibilità di intralcio del recupero e sovrallenamento

Diamo un’occhiata a questi possibili svantaggi.

·         Brucia calorie che potrebbero essere indirizzate verso la crescita muscolare

Questo tende ad essere una delle principali preoccupazioni di coloro i quali propendono per il ‘no cardio mentre il fine è aumentare la massa’, e cioè la preoccupazione che le calorie che potrebbero essere indirizzate al fine della crescita muscolare vangano bruciate dall’allenamento cardio. E certamente, portato agli estremi della pratica, c’è molto di vero in questo.

Come ho già detto in precedenza, il consumo calorico con un allenamento cardio a bassa o moderata intensità non è molto elevato a meno che qualcuno non sia estremamente ben allenato (e può consumare enormi quantità di calorie anche a bassa intensità). Le poche centinaia di calorie bruciate durante l’attività cardio bassa/moderata è abbastanza facile da sopperire giorno per giorno e non sono sicuro che questo sia un problema enorme in termini di intralcio nella crescita muscolare.

L’unica eccezione a questo sono i soggetti perennemente magri (ad esempio il classico ‘hardgainer’ o il tipo ectomorfo). Queste sono le persone che hanno abbastanza difficoltà a mettere su peso, in primo luogo, per una vasta gamma di motivi. Dal momento che hanno difficoltà a mettere su massa magra e raramente tendono a “sporcarsi”, in primo luogo, questi soggetti probabilmente dovrebbero evitare qualsiasi allenamento cardio in modo che tutte le loro energie e l’assunzione di cibo siano indirizzate verso la crescita muscolare.  

Naturalmente, l’eccezione a questa eccezione si riferisce alla questione appetito che ho citato più sopra. Il classico tipo ectomorfo / hardgainer ha spesso difficoltà a mangiare sufficienti calorie (uno dei motivi per cui tendono a rimanere così magri è che il loro appetito tende a ridursi abbastanza facilmente quando sono in sovralimentazione). In tale situazione, se l’esecuzione di alcuni allenamenti cardio nei giorni off li aiuta a mangiare di più, allora potrebbe essere il caso di inserirli.

·         Possibilità di intralcio del recupero e sovrallenamento

L’ultimo punto racchiude in sé due questioni estremamente legate una all’altra. La preoccupazione di fondo è che il tentativo di combinare l’allenamento intenso in sala pesi con l’allenamento cardio metterà in pericolo i risultati ricercati con l’allenamento in sala pesi. E anche qui c’è sicuramente del vero.

Diversi studi in acuto (e l’esperienza pratica) hanno suggerito che la combinazione di un allenamento cardiovascolare e un allenamento incentrato sulla forza tende a causare un’interferenza in termini di risultati. È interessante notare che (e questo va oltre lo scopo di questo articolo), mentre l’allenamento cardiovascolare tende a mettere in pericolo le prestazioni di forza, al contrario, spesso non è stato visto; allenamenti per la forza pesanti non sembrano mettere in pericolo gli adattamenti di un allenamento di resistenza.

Ora uno dei fattori da tenere a mente è che la maggior parte degli studi che esaminano questo argomento sono stati svolti utilizzando alcuni tipi di allenamenti cardio ad alta intensità; erano spesso esaminati tipi di allenamenti legati al football americano o altri sport di questa natura. Il che significa che non hanno molta rilevanza per ciò che viene discusso in questo articolo. L’intensità è un fattore chiave, per ragioni che vanno oltre la portata di questo articolo. Quando l’intensità è mantenuta bassa e il volume e la frequenza moderate, il potenziale impatto negativo dell’allenamento cardiovascolare sugli adattamenti in sala pesi è massicciamente ridotto.

In tal senso, vorrei ancora far notare che quantità eccessive di cardio possono interferire con il recupero, sia per via sistemica (tutto il corpo) che localmente (specifici gruppi muscolari). Le gambe sono il distretto che più di tutti può subire tale intralcio poiché la maggior parte degli allenamenti cardio interessano tale area del corpo. Anche quantità eccessive di cardio a bassa intensità possono interferire con il recupero complessivo delle gambe e in questo caso sono consigliate le varianti che interessano maggiormente altri distretti corporei (vedi ad esempio il vogatore).   

Quindi il Cardio in fase “Bulk”…sì o no?

A mio parere, con la potenziale eccezione dei soggetti estremamente magri / hardgainer (che potrebbero comunque ancora beneficiare della stimolazione dell’appetito), non vi sono altri aspetti svantaggi reali per cui non si debba inserire un allenamento cardio a bassa/media intensità in una fase “Bulk”.  

Ho semplicemente l’impressione che la maggior parte dei problemi con l’allenamento cardio cominciano a entrare in gioco quando l’intensità o il volume diventano eccessivi. Fino a quando questi fattori sono tenuti moderati e l’intensità è tenuta sotto controllo, credo che la maggior parte delle preoccupazioni sono per lo più inutili. 

Quindi come definire un allenamento cardio moderato, ragionevole, ecc?

Come minimo, 20-30 minuti di cardio eseguiti tre volte alla settimana permette il permanere di una forma cardiovascolare di base, di bruciare qualche caloria, di attuare un recupero attivo, e aiuta a mantenere il metabolismo lipidico attivo in modo che il passaggio ad una dieta ipocalorica è un po’ più semplice; tutte le cose buone che ho citato. Così facendo, seguendo questi accorgimenti, si può eseguire un allenamento cardio senza avere alcun impatto concreto  sui progressi compiuti in sala pesi.  

Una frequenza più elevata può essere utilizzata, ma non avrebbe molto senso per più di cinque volte a settimana a meno che l’intensità non venga mantenuta molto bassa (ad esempio, si può fare una camminata veloce al giorno se lo si desidera). Andando più a lungo rispetto al minimo di 20-30 minuti si bruciano un po’ di calorie, ma ci sono dei limiti alla disponibilità di tempo (e la gente inizia ad annoiarsi) e potrei impostare un limite ragionevole di 40 minuti di cardio a moderata intensità al massimo; se l’intensità è mantenuta fino in fondo (ancora una volta, pensiamo al camminare a ritmo sostenuto), un’ora è accettabile.

In termini di intensità, credo che mantenere una bassa o moderata intensità sia la cosa migliore. Più in particolare, un’intensità massima del 70% della frequenza cardiaca massima (140 battiti al minuto per una persona con un massimo di 200 battiti) o ancora più basso dovrebbe fare raggiungere alcuni benefici senza intaccare il recupero o la crescita.

Come ho fatto riferimento nella prima parte di questo articolo, è qualcosa di molto vicino a una tradizione del bodybuilding quella di camminare sul tapis roulant per un’ora ogni giorno e, mentre penso che la quantità è eccessiva per la maggior parte dei soggetti, l’intensità è sicuramente bassa con quel tipo di attività. Ciò che i bodybuilder hanno fatto con successo per tanti anni sembrerebbe essere una lezione importante, soprattutto per quelle persone che pensano che l’unico tipo di lavoro metabolico vale qualcosa senza l’alta intensità.

Un ultimo problema da esaminare è quello della tempistica,  e cioè quando eseguire il cardio. In un universo ideale, qualsiasi allenamento cardio dovrebbe essere fatto completamente separato dall’ allenamento con i pesi. Il Cardio al mattino (a digiuno o meno) e i pesi alla sera probabilmente sarebbe l’ideale, ma non può sempre essere realisticamente pianificato quando le persone lavorano a tempo pieno.

Un approccio molto comune è quello di eseguire un certo tipo di allenamento cardio nei giorni off dalla sala pesi e questo è certamente praticabile se la programmazione lo permette. Naturalmente, non tutti possono farlo in palestra tutti i giorni o trovare il tempo per farlo all’aperto o in casa. Anche il recarsi in palestra per una breve sessione di 20-30 minuti, renderebbe il viaggio in palestra poco funzionale (il tempo di guida può richiedere più tempo della sessione in se).

Questo solleva quindi la questione se l’allenamento cardio dovrebbe essere fatto prima o dopo l’allenamento.

Fino a quando l’intensità è mantenuta bassa, facendo un breve allenamento cardio prima dei pesi ciò non danneggia l’intensità con i pesi (bisogna pensare ad esso come ad un generale e prolungato riscaldamento). Farlo così avrà un minore potenziale di impatto sulla sessione in sala pesi in sé. Un compromesso ragionevole sarebbe quello di svolgere la sessione dopo i pesi bevendo uno shake post-allenamento mentre si svolge il cardio dopo i pesi.

Vorrei far notare che, dopo un allenamento pesante per le gambe, molto probabilmente non si avrà molta voglia di eseguire una seduta di cardio molto lunga. Mantenere la sessione al minimo (ad esempio 20 minuti di lavoro ad intensità piuttosto bassa) è probabilmente la cosa migliore in questa circostanza. Il Cardio fatto dopo l’allenamento della parte superiore del corpo può essere un po’ più lungo e / o più intenso se lo si desidera (entro le linee guida date sopra).

Riassumendo

Quindi riassumendo, nella maggior parte dei casi, credo che mantenere una ragionevole quantità di allenamento cardio a intensità moderata nel programma di allenamento, anche quando l’obiettivo è esplicitamente quello di aumentare la massa muscolare può essere utile per la maggior parte degli  atleti (la principale eccezione la fanno gli hardgainer estremi).

I potenziali vantaggi includono il miglioramento del recupero, il miglioramento della capacità di lavoro, una migliore ripartizione calorica, il miglioramento dell’appetito (a volte), e una probabilità in più di rimanere con una massa grassa ridotta e passare più facilmente e con maggiore adattabilità ad una dieta ipocalorica una volta che la fase “Bulk” è terminata. I contro, compreso il possibile ostacolo del recupero e sovrallenamento sistematico diventa un reale problema solo quando viene svolto con  un volume eccessivo o un eccessiva intensità.

Un minimo di tre sedute a settimana (fino a forse un massimo di 5) di una durata ragionevole (20-30 minuti almeno fino a forse 40 minuti al massimo) a bassa o moderata intensità (70% della frequenza cardiaca massima o meno) dovrebbe permettere di raggiungere i vantaggi precedentemente elencati senza provocare nessuno dei problemi successivamente esposti.

Gabriel Bellizzi

 

CARDIO E BODY-BUILDING

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La questione “Cardio” nel BodyBuilding è una questione delicata, una variabile che spesso non piace a priori e che, secondo la moda del momento, viene demonizzata tassativamente.

Ciò che è risaputo è che spesso l’allenamento aerobico assume connotazioni per così dire erronee, essendo da sempre confinato alla correlazione di attività fondamentale ai fini del dimagrimento e di attività da evitare ai fini dell’aumento della massa muscolare. Molti staranno pensando che questo è un ragionamento logico dal momento in cui un atleta se deve fare “massa” non ha interesse a “bruciare” più Kcal contrariamente a quanto sarebbe spinto a fare in “definizione”…Beh, le cose non sono così elementarmente riducibili. Entrambe queste “etichettature standardizzate” rappresentano miti duri a decadere.
Dall’osservazione sul campo e dalla logica intuizione che deriva da una attenta valutazione oggettiva di ciò che si osserva, sono dell’ìdea che l’allenamento cardiovascolare sia molto più idoneo durante il periodo di “massa” (eccesso calorico) rispetto al periodo di “definizione” (deficit calorico). Non mi sto riferendo ad una piccola nicchia di atleti ma sto parlando in generale, anche se il discorso non è applicabile con generalità. La soggettività di un atleta è sempre e comunque imperante sulle scelte che si fanno, che esso sia “Natural” o “Chemical”. Infatti, anche prendendo in considerazione un gruppo definito di atleti “Natural” ai quali viene applicato un certo tipo di preparazione, le risposte a tale preparazione varieranno in base alle caratteristiche individuali. Tutto funziona fino ad un certo punto ma c’è sempre qualcosa che funziona meglio.
L’allenamento cardiovascolare in “massa” aiuta ovviamente l’atleta a mantenere una buona condizione cardiovascolare ma migliora anche l’assorbimento dei nutrienti (soprattutto carboidrati) e la resistenza durante le sessioni di allenamento con i pesi. Ovviamente i fattori da tenere in considerazione sono molti, come evitare di eccedere con le sedute cardio: ricordiamoci sempre che sessioni di aerobica prolungate e intense portano ad un maggiore rilascio di Cortisolo e, quindi, ad un maggiore catabolismo muscolare. La risposta non è altrettanto definitiva qualora si effettuino sessioni moderate d’aerobica o altresì ad un ritmo più tranquillo per minor tempo, come 20-30 minuti a sessione.
C’è uno studio interessante, seppur limitato, che vorrei riportare.

Scienziati dell’Università del Texas di Tyler hanno studiato l’effetto prodotto dalla combinazione “aerobica+allenamento con i pesi” in un Bodybuilder agonista di 26 anni, altamente allenato. Il Bodybuilder seguì il proprio abituale programma di allenamento “off season” con i pesi, 4 giorni alla settimana, abbinandolo ad un allenamento di corsa sul Tapis Roulant per 8 settimane. Durante la prima settimana, l’uomo corse per 3 giorni a settimana, 20 minuti per sessione, al 75% del VO2max per 20 minuti e altri 2 giorni al 75% del VO2max per 45 minuti. L’uomo aumentò l’introito calorico con integratori “extra” per controbilanciare il costo energetico di quest’ulteriore attività aerobica.
I risultati dello studio mostrarono come dopo 12 settimane (la durata della ricerca) il Bodybuilder avesse un leggero aumento della propria capacità di VO2max . Il peso dell’atleta aumentò dagli iniziali 87,50Kg a 89Kg. La percentuale iniziale di grasso era del 14,6% e salì fino al 14,9% in 12 settimane. Il Bodybuilder acquistò anche 0,90Kg di massa non grassa. Per quanto riguarda la forza, il peso massimale sollevato nello Squot rimase lo stesso, 266Kg ca. , indicazione questa che i 4 giorni di aerobica a settimana non avevano reso ne più debole ne più forte la parte inferiore del corpo. Il suo deadlift (stacco da terra) massimale arrivò a 211Kg ca. , mentre il peso massimale nel Curl per i bicipiti andò da 75Kg a 77Kg circa.
Di conseguenza, gli autori dello studio conclusero giustamente che l’allenamento aerobico migliorava la capacità di resistenza cardio-respiratoria del Bodybuilder, senza per altro influenzare negativamente ne la forza ne la massa muscolare. Un aspetto di questo studio da sottolineare è che il Bodybuilder sviluppò progressivamente le proprie sessioni di allenamento aerobico fino ad arrivare al 85% del VO2max , considerato un livello intenso. In ogni caso, l’atleta in questione si allenò a questo livello d’intensità solo 2 volte alla settimana e per 20 minuti, mentre nelle altre due sessioni si attenne ad un ritmo più moderato, al 75% del VO2max. (1)

Per il mio modo di vedere, le sedute di aerobica dello studio sono anche “troppe”. Sono dell’idea che, durante periodi di “massa”, la frequenza aerobica dovrebbe essere suddivisa, in maniera piuttosto generale e tutt’altro che standard, in 2-3 sessioni a settimana da 20 minuti ciascuna, lontano dalle sessioni di allenamento con i pesi, al 75% del VO2max. Nei periodi di definizione invece, considero una buona scelta limitare le sessioni Cardio al limite indispensabile (se non si possono evitare); 2 sessioni a settimana da 20-30 minuti ciascuna, sempre lontano dalla sessione di allenamento con i pesi, al 75% del VO2max o, meglio ancora, alternati con un HIIT. Il migliore esercizio aerobico? Gli Scalini, seguiti dal classico Tapis Roulant.
La soggettività è il nocciolo della questione, in tutte le cose. Diffidare dai “Guru” che, divulgando una “cultura” spicciola, pensano di avere la verità in tasca. Tra “cortisolo fobia” e altre amenità, troppe volte si perde il senso della realtà.

 

Gabriel Bellizzi

 

Riferimenti:

(1) “Applied Metabolics 13”

 

Ulteriori considerazioni e approfondimenti sull’Hypertraining

Yates

Anche se l’hypertraining è sicuramente una tecnica avanzata per aumentare l’intensità, la domanda logica che segue è perchè una persona dovrebbe sottoporsi ad un’esperienza così intensa. Ancora, ascoltiamo la risposta direttamente da Mike: “Da un punto di vista più tecnico, profondo e scientifico, l’allenamento ad alta intensità riguarda davvero le contrazioni muscolari ad alta intensità ovvero più intensamente il muscolo è costretto a contrarsi e più grande sarà lo stimolo a crescere.”
Mike utilizzò questa tecnica avanzata con molti altri clienti con egual successo. Mi disse che tutti coloro che l’avevano usata sperimentarono un aumento di forza più marcato del solito in ogni esercizio che eseguirono (a quel tempo Mike usava questa tecnica quasi esclusivamente sulla incline press, sulla Nautilus curls e sul leg extension), e un cliente ebbe una crescita sui bicipiti dopo ognuno dei 3 allenamenti con hypertraining. Questi eseguirono una sola serie di hypercurls eseguiti con la routine di Mike di base con spalle e braccia che eseguivano ogni 12-13 giorni.

Una volta chiesero a Mike se pensava che l’hypertraining fosse la tecnica migliore di allenarsi per incrementi rapidi di forza e massa muscolare. Rispose: “Se avete capito che il 100% di sforzo è il fattore responsabile per fornire lo stimolo a crescere, allora è logico pensare che una serie in hypertraining possa produrre un tale livello di intensità. Ho usato il rest-pause, che è simile all’hypertraining, con successo nel 1979 e di recente ho avuto un successo considerevole utilizzando l’hypertraining con poche persone selezionate.”

Infatti Mike utilizzò l’allenamento in rest-pause ed ebbe risultati notevoli nelle sei settimane precedenti la sua prima competizione professionistica che ebbe luogo solo tre mesi dopo la vittoria con score perfetto al Mr. Universo. In un breve lasso di tempo fu in grado di migliorare significativamente la condizione raggiunta al Mr. Universo e aggiunse altri 3 kg di muscoli. Visto che è molto difficile per bodybuilder avanzati aumentare ancor di più la massa muscolare e dunque fu un notevole risultato raggiunto da Mike che poi andò a vincere la Florida Cup sconfiggendo anche Robby Robinson.

Mike non scrisse mai una guida completa sull’hypertraining. Disse: “Visto che tutto ciò è nuovo e ancora in fase di sperimentazione, non posso fornire ancora conclusioni definitive. Dopo aver raccolto altri dati dai miei clienti che utilizzano questa rivoluzionaria tecnica ad alta intensità potrò finalmente potrò avere un quadro più completo della situazione.” Purtroppo il fato aveva altri piani e Mike non ha vissuto abbastanza da completare le ricerche nell’applicazione di questa tecnica. Ci ha lasciato qualche informazione nei suoi scritti, indicando alcune precauzioni che andrebbero seguite nel cimentarsi in questa tecnica.

“Sappiamo con assoluta certezza che anche l’allenamento convenzionale Heavy Duty, nel quale l’ultima ripetizione possibile richiede il 100% dell’intensità esprimibile, scava un solco profondo nelle riserve energetiche corporee ovvero nella capacità di recupero sistemica. Se una serie classica portata al cedimento positivo potrebbe essere vista come un’esposizione al sole equatoriale di un’ora, una serie di rest-pause o hypertraining potrebbe essere paragonata a 2 o più ore di esposizione al sole. Il punto principale da tenere in considerazione è che lo stress imposto sull’organismo è molto maggiore quando si usano queste tecniche. Nessuno dei miei clienti ha mai eseguito più di 4-5 serie con un allenamento convenzionale in stile Heavy Duty.

Il mio suggerimento è di cominciare ad inserire il rest-pause o l’hypertraining in una sola serie per allenamento sulle 4 del vostro allenamento. Per i pettorali potresti usare queste tecniche avanzate sulla incline press dopo aver eseguito una serie di croci con manubri in maniera tradizionale. Per il dorso potresti usarle sulle trazioni inverse. Per i bicipiti sul curl con bilanciere e sui quadricipiti al leg extension. Come sempre utilizza la razionalità come guida. Ti consiglio inoltre di limitare le ripetizioni tra 4 e 6 sempre a causa dell’alto livello di intensità raggiunto. Ricorda: maggiore è il livello di stress imposto, più facile sarà sovrallenarsi. Se dopo uno o due allenamenti noti che la forza è rimasta stabile o è scesa, riduci la frequenza di utilizzo di queste tecniche ad un allenamento su tre. Per coloro che hanno una capacità di recupero inferiore e una minor tolleranza allo stress l’ideale sarebbe usare queste tecniche con la routine per avanzati.

Ci sono persone che non riescono a tollerare l’esposizione al sole anche per brevi periodi di tempo, e ci sono persone che non riescono a tollerare le tecniche avanzate di intensità perchè troppo brutali per il loro organismo. Ovviamente nessuno lo può sapere con certezza finchè non prova, ma in quei casi state molto attenti e utilizzate queste tecniche al massimo su un esercizio per allenamento.”

Ed infine un’ultima raccomandazione per coloro che non hanno ancora letto i libri di Mike, in particolare coloro che ignorano i danni causati dal sovrallenamento. Mike faceva allenare i suoi clienti una volta ogni 4-7 giorni per una buona ragione. Più ti alleni duramente e più stimolerai i processi di crescita, ma se non riposi a sufficienza, non crescerai. Questo processo richiede tempo. Se non accetti questo, ovvero pensi di poter adattare una tecnica ad altissima intensità come l’hypertraining ai tuoi allenamenti giornalieri a bassa intensità basati su serie multiple saresti un vero e proprio pazzo. Non solo diventerai più debole e piccolo, ma come Mike affermava: “Stai correndo il rischio concreto di entrare in una fase davvero grave di sovrallenamento che potrebbe richiedere letteralmente fino a sei mesi per essere recuperata.”

Se ti alleni duramente e con una certa logica potrai godere di tutti i benefici che l’allenamento Heavy Duty e le tecniche di intensità possono offrirti.

Fonte: http://www.highintensityitalia.com/

Mike Mentzer e l’Hypertraining

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In questo articolo viene descritta l’hypertraining, una tecnica di allenamento brutale ad alta intensità ideata da Mike Mentzer.

Dove sta scritto che una ripetizione di una serie deve essere seguita immediatamente da un’altra? Oppure, come anche io pensavo e ciecamente accettavo, dove sta scritto che solo l’ultima ripetizione di una serie richiede lo sforzo massimo?” -Mike Mentzer-

Mike Mentzer viene ricordato semplicemente per aver portato alla ribalta nuovi metodi per aumentare l’intensità di un allenamento coi pesi. Ad esempio, anche se non ha creato tecniche come il rest-pause, l’utilizzo che ne fece certamente le rese più popolari nel mondo del bodybuilding. Altre tecniche invece, come l’Infitonic e l’Omni-Contraction, sono state ideate direttamente da Mike.

Una delle tecniche di allenamento meno conosciute che Mike ha utilizzato con molti dei suoi clienti e colleghi, incluso il 6 volte Mr. Olympia Dorian Yates, è l’hypertraining.

Secondo Mike, Arthur Jones, colui che possedeva la Nautilus e la MedX corporation, descriveva una tecnica nella quale ogni fase positiva o concentrica in una serie doveva essere seguita immediatamente da una “supernegativa”, o una negativa con l’assistenza di un patner. Una ditta che produce macchine isotoniche, la Life Circuit, aveva anche sviluppato una linea di attrezzi computerizzate negli anni ’90 che incorporava questa tecnica nel suo software. Secondo Mike: “Molti anni dopo aver imparato ad utilizzare la tecnica rest-pause, Arthur Jones descrisse una variante della tecnica nella quale non solo ogni fase positiva e concentrica richiedeva uno sforzo massimale ma anche ogni negativa.

Lo chiamò hypertraining. Con l’hypertraining, comunque, Jones non suggerì una pausa tra ogni ripetizione. Invece consigliava che ogni ripetizione successiva seguisse la precedente in maniera del tutto convenzionale. Funzionava? Beh, per quanto ne so io nessuno ha mai provato questa tecnica fino a poco tempo fa.”

Mike con Dorian Yates

Era il 1993, per l’esattezza, e la location del test era la Gold’s Gym di Venice, California. L’individuo che provò la tecnica fu Mike Mentzer e l’individuo su cui venne testata fu Dorian Yates. Lo so perchè ero alla Gold’s Gym quel giorno e fui testimone dell’esperimento. Infatti scattai anche alcune foto dell’evento. Ecco il racconto di Mike:” All’inizio del 1993 stavo supervisionando Dorian Yates in un hypertraining che consisteva in una serie di spinte alla incline press e una serie alla Nautilus curls. Sulla incline press necessitammo di molte persone per aiutare Dorian a sollevare 300 kg fino alla posizione di massima contrazione per la prima ripetizione a R.O.M. completo. In altre parole cominciò dalla posizione con braccia distese, abbassò il carico in maniera lenta e controllata e poi lo spinse di nuovo in alto. Una volta raggiunta di nuovo la posizione di massima contrazione, questa volta enfatizzò la negativa abbassando il carico in maniera più lenta possibile. Non appena il peso raggiunse il punto più basso, io ed un altro aiutante scalammo il peso del 15% scendendo a 255 kg, mentre Dorian stava eseguendo un rest-pause da 7 secondi. Poi l’abbiamo aiutato a tornare al punto di massima contrazione in modo da eseguire un’altra hyper-ripetizione e mezzo.”

Dorian eseguì 4 ripetizioni in quel modo. Ne eseguì così poche semplicemente perchè non gli fu possibile, dopo aver fatto questo sforzo immane, eseguirne una quinta! Come mi disse Mike, “Capii subito quando Dorian aveva raggiunto il punto di sopportazione massimo. Solo coloro che si allenano con l’Heavy Duty possono capire quanto sia brutale una serie con ripetizioni di questo tipo, visto che ognuna di queste stimola il muscolo ad eseguire uno sforzo massimo sia in fase positiva che in fase negativa, è iper-intenso!!”

Ricordo quello spettacolo come se fosse avvenuto ieri: il petto di Dorian era estremamente gonfio, e stava respirando in maniera molto affannata cercando di recuperare da quello sforzo pazzesco, ma a quel punto doveva iper-allenare i suoi bicipiti!

Lasciamo che Mike racconti come è finita la storia: “Dorian eseguì la serie in hypertraining per i bicipiti senza usare il rest-pause tra ogni ripetizione. Cominciò la serie con tutto il carico possibile, circa 80 kg, con altri 15 kg in aggiunta. Quel carico non era sufficiente a raggiungere il cedimento con una sola ripetizione, quindi gli dissi di eseguirne il più possibile. Ne riuscì ad eseguire 3. La terza ripetizione richiese uno sforzo massimo e Dorian impiegò parecchi secondi per terminarla. Una volta raggiunta la posizione di massima contrazione, gli dissi di resistere il più possibile durante la discesa con la negativa mentre gli rendevo più difficile il tutto applicando manualmente una resistenza maggiore.

Resistette in maniera eroica, concentrandosi al massimo sullo sforzo che stava eseguendo e impiegando diversi secondi a completare la discesa. Appena raggiunse il punto di massimo allungamento rimossi rapidamente i 15 kg e Dorian eseguì subito altre 2 ripetizioni seguite ancora da una negativa vicina al cedimento. Ora che i suoi bicipiti erano affaticati era in grado di procedere con qualche altra iper-ripetizione, una singola ripetizione con cedimento positivo e negativo. Percepì le stesse sensazioni avute con la incline press: “brutale” e “iper-intenso” sono le parole che Dorian usò per descrivere questo allenamento”.

Fonte: http://www.highintensityitalia.com/ Altro…

Lo Zone Training di Brian Johnston

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Lo Zone Training di Brian Johnston è una metodica di allenamento annoverata tra le tecniche H.I.T. in quanto la gestione di Intensità, Volume e Frequenza è quella tipica delle metodologie ad alta intensità.

Questa metodologia è stata sviluppata dal tecnico canadese Brian D. Johnston nel 2004.

L’idea che sta alla base della metodica è quella che nella maggior parte degli esercizi che facciamo, sia con manubri e bilancieri che con le macchine, possiamo scomporre il movimento in 2 momenti ben precisi: la fase facile e quella difficile.

La fase difficile è quella in cui per vari motivi legati essenzialmente allo svantaggio di leva o al tipo di attrezzatura che stiamo utilizzando lo sforzo percepito (possiamo anche dire effettivo) è molto alto e rimane così fino al raggiungimento di un punto in cui lo svantaggio di leva cessa (o la distribuzione del carico nelle macchine varia), da quel punto in poi l’esercizio diviene molto più facile.

Facciamo un esempio per meglio rendere il concetto: prendiamo il Curl con bilanciere in piedi, la parte difficile è quella del sollevamento del bilanciere dalla posizione di massima estensione del braccio fino al raggiungimento dei 90 gradi tra Ulna e Omero, da quel momento in poi continuare a sollevare il bilanciere diventa relativamente più facile.

E’ interessante ricordare che se invece prendiamo in esame l’esercizio sotto l’aspetto fisiologico sappiamo che a mano a mano che il bicipite si contrae aumentano le unità motorie reclutate arrivando a toccare il massimo del reclutamento nel punto di massima contrazione (peak-contaction), in questo punto il muscolo è in grado di esprime quindi la sua massima forza.

Nel Curl con bilanciere che abbiamo usato come esempio, a mano a mano che procediamo nel sollevamento del carico, diventiamo sempre più forti, tuttavia, passato il punto di massima difficoltà (i 90 gradi tra Ulna e Omero), la resistenza diminuisce progressivamente riducendo l’impatto totale sul nostro bicipite proprio nel momento in cui più ne avremo bisogno.

Questo, se ci pensate bene, avviene naturalmente su ogni esercizio che facciamo sia con manubri e bilancieri che alle macchine.

Lo Zone Training si basa quindi su questa “semplice” intuizione: dividere l’arco di movimento in due zone distinte; la zona facile e quella difficile per poi allenarle una di seguito all’altra.

Le due zone vengono quindi allenate partendo da quella difficile ed una volta raggiunto il cedimento muscolare (che normalmente avviene con un quantitativo di mini-ripetizioni che vanno da un minimo di 8 ad un massimo di 12) nella zona allenata si passa senza riposo (o introducendo una piccola pausa di non più di 5 secondi) ad allenare la zona più facile, che però, a questo punto, risulterà anch’essa difficile in quanto ci troviamo con un muscolo già notevolmente affaticato dal lavoro precedentemente eseguito.

Naturalmente anche per lo Zone Training (da ora in poi ZT) come per l’Heavy Duty (da ora in poi HD) esiste una modalità ben specifica di esecuzione che caratterizza la serie allenante.

Sia nell’HD che nello ZT l’attenzione è sempre riposta sul tempo totale necessario a raggiungere il cedimento muscolare, avendo ben chiaro, ad entrambi gli autori, che è necessario terminare la serie in tempi idealmente sotto i 90 secondi in modo da coinvolgere principalmente le fibre bianche di tipo IIA e IIX, intermedie e veloci (per tutti coloro che volessero approfondire questi temi consiglio di leggere il primo libro di Enrico dell’Olio: “L’intensità applicata alla scienza dell’esercizio“, dove tratta l’argomento con dovizia di particolari).

Johnston con la sua metodica non vuole creare una nuova versione di un allenamento fatto attraverso l’uso di serie parziali, egli sa bene che il lavoro attraverso movimenti parziali porta ad uno sviluppo incompleto e non equilibrato dei muscoli lavorati, aumentando anche di molto il rischio di infortunio in allenamento.

Quello che propone Johnston non è l’abolizione di uno stimolo completo, ma la scomposizione dell’esercizio in zone successive di lavoro.

In questo modo il muscolo viene comunque allenato nell’intero arco di movimento (R.O.M.), ma l’attenzione qui viene focalizzata sulla creazione di uno stress continuo ripartendolo equamente su tutto l’arco di movimento a differenza di quello che succedeva precedentemente, dove invece, per motivi fisiologici o meccanici, ci trovavamo a lavorare con resistenze diverse lo stesso muscolo durante il suo R.O.M. (Range Of Movement).

Le conseguenze per la crescita ed il coinvolgimento muscolare che derivano dall’applicazione di questa metodologia tuttavia non si esauriscono qui, le implicazioni secondarie, ma non meno importanti, derivanti da un allenamento di questo tipo coinvolgono anche altri aspetti legati alla fisiologia della contrazione muscolare:

◦Analizzando il sistema, quello che emerge immediatamente è il gran numero di mini-ripetizioni all’interno di una serie allenante ( da un minimo di 16 ad un massimo di 24 ); Johnston ama ricordare nei suoi libri che lo ZT non è una metodologia dove si facciano molte ripetizioni, ma va considerato come un sistema ad alto numero di contrazioni nella singola serie.

◦Il numero di serie da eseguire per un gruppo muscolare non è fisso, il parametro di riferimento per terminare l’allenamento di una data area è il raggiungimento del suo massimo pompaggio, una condizione questa che si traduce in una momentanea difficoltà oggettiva e soggettiva di contrazione totale del muscolo allenato in virtù della pressione idraulica indotta dall’alto richiamo di sangue intramuscolare come diretta conseguenza dell’alto numero di mini-ripetizioni ( effetto pompaggio ).

◦Spostamento dell’enfasi del lavoro dalla sezione centrale del muscolo, come normalmente avviene nelle altre metodiche che impiegano il R.O.M. completo di movimento, alle estremità dello stesso che coincidono con i punti di origine ed inserzione dei tendini.

◦Sperimentazione di una sensazione di pompaggio estremo.

Vedremo più avanti nel libro come queste caratteristiche intrinseche ed uniche di questa metodologia di allenamento integrano e completano quelle dell’HD.

Per chi non conoscesse ancora queste tecniche di allenamento consiglio vivamente la lettura dei libri scritti da Mike Mentzer e Brian D. Johnston sul tema, così come per fare i necessari e dovuti approfondimenti:

◦Zone Training ( il metodo Johnston Rep ) di Brian D. Johnston edito da Sandro Ciccarelli editore.

◦High Intensity Training( The Mike Mentzer way ) scritto da Mike Mentzer.

Articolo tratto (e adattato) dal libro “Protocollo Ibrido HD/ZT” di Enrico Dell’Olio (http://www.highintensityitalia.com/).

L’allenamento ad alta intensità demistificato

mtzdi James Vandervest

Il problema del volume ed intensità ha probabilmente causato più controversie di qualsiasi altro argomento nel campo del bodybuilding. Il più grosso errore è stato prendere il principio del “più è meglio” che solitamente viene utilizzato negli allenamenti di resistenza come triathlon, marcia e maratona e trasferirlo al body building. Questa è una applicazione errata di questi principi correlati e dipendenti tra loro.
Il problema del volume è stato ingigantito, infatti è di secondaria importanza quando si cerca di stimolare il muscolo a guadagnare forza e circonferenze. Sicuramente dovrai avere una certa quantità di volume nel tuo allenamento, nessuno potrà dire di usare zero volume e innescare i meccanismi di crescita. Comunque il principio del volume è secondario a quello di intensità. Perchè? Perchè l’intensità è la variabile più correlata allo stimolo di crescita muscolare come i fisiologi dell’esercizio documentano da quasi 100 anni.
Il problema di serie e volume è un fattore critico nella programmazione di un allenamento H.I.T. e spesso viene male interpretato oppure usato in maniera impropria. Arthur Jones, il vero creatore degli allenamenti H.I.T., almeno in una forma coerente, all’inizio iniziò dicendo di eseguire 4 serie per esercizio. Eseguì questo protocollo nei suoi allenamenti per anni senza superare il peso di 80 kg. Dopo aver compreso ancor meglio l’argomento, dimezzò il numero totale di serie senza variare altri parametri. Aveva solamente ridotto il volume totale di allenamento. In poche settimane guadagnò 6 kg di peso.
Questo significa che una riduzione di serie del 50% gli aveva permesso di guadagnare una notevole quantità di muscoli!
Nota: molti bodybuilders, anche quelli che usano steroidi, sarebbero molto felici di guadagnare 6 kg di massa muscolare in tempi così brevi. Per molti di loro è più di quello che solitamente possono guadagnare in un anno.

Probabilmente l’esempio più estremo di allenamenti in stile “high intensity”, almeno tra quelli che riducono di molto il volume, è l’Heavy Duty di Mike Mentzer, in particolare la versione che egli stesso raccomandava tra il 1994 e il 2001. Le 2 o 3 serie ogni 4-10 giorni, citate solitamente come riassunto di questa tecnica di allenamento, fu un metodo estremo che Mentzer sviluppò nell’Heavy Duty 2 conosciuto come la routine di consolidamento, ideato per risolvere il problema dello stallo che i suoi clienti avevano nei progressi, che egli attribuì al sovrallenamento. La cosa importante era che Mentzer stava lavorando con persone dotate di una genetica nella media o addirittura sotto la media ( ovvero coloro che avevano fallito con le altre metodiche). E’ possibile che queste persone non avessero progressi a causa di recupero tra gli allenamenti insufficiente. L’allenamento che Mentzer propugnava prima del 1994 ai suoi clienti (io ero uno di loro) era originariamente 2 giorni di allenamento consecutivi e uno di riposo, 2 di allenamento e 2 di riposo. Tutte le serie erano portate al cedimento completo con ripetizioni forzate e negative alla fine di ogni serie. Questo era troppo per la maggioranza delle persone, se non per tutti i suoi clienti, incluso me stesso. Così Mike passò dalla routine chiamata Heavy Duty 1 ad un programma stilato su 3 giorni per settimana separando il corpo in petto/dorso, deltoidi/bicipiti/tricipiti e gambe che funzionava bene per molti. Personalmente ho avuto i maggiori guadagni di forza lavorando su tre giorni settimanali. Anche allenarsi tre volte settimanali può essere eccessivo per alcuni individui. Il principio dell’individualità enuncia che i clienti allenati non sono tutti uguali anche se tutti possediamo la stessa fisiologia e anatomia. Questo principio deve essere tenuto particolarmente in considerazione nel programmare o correggere un programma di allenamento per i vostri clienti o per te stesso.

Fonte: http://www.highintensityitalia.com/ Altro…