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La bassa biodisponibilità degli AAS orali non metilati in C-17 ha sempre significato una limitazione nella loro applicazione. Dosaggi efficaci e costi correlati hanno di norma spinto atleti e Preparatori verso altre scelte qualora l’uso di un composto orale fosse stato preso in considerazione. Ovviamente, questa limitazione non interessa soltanto questa categoria di AAS orali, e infatti molti altri farmaci potrebbero vedere il loro impiego a dosaggi nettamente più contenuti se somministrati con apposite pratiche. Tuttavia, e dai tempi delle pubblicazioni di Dan Duchaine, scomparso ormai da diciotto anni, che siamo a conoscenza di alcuni metodi per aumentare la biodisponibilità di queste molecole. Queste pratiche di somministrazione vanno ben oltre il semplice, e a volte poco fruttuoso, consiglio di “assumerle a stomaco vuoto”. Senza dubbio, l’utilizzo del DMSO in gel o in soluzione con acqua (50/50) come veicolo per migliorare la biodisponibilità dei farmaci è il più interessante in quanto permette anche una applicazione topica in zone specifiche del corpo, aree nelle quali si trovano accumuli adiposi particolarmente ostici da ridurre e che possono essere trattati in modo più specifico usando determinate molecole veicolate attraverso il DMSO.

Dopo le dovute note introduttive ed aver catturato l’attenzione di alcuni di voi, posso proseguire con la mia disamina riguardante l’argomento chiave di quest’articolo, il DMSO come mezzo per migliorare la biodisponibilità dei farmaci e le loro possibilità applicative.

Ma cos’è il DMSO?

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Il Dimetilsolfossido (DMSO), noto anche come Metilsolfossido o Sulfinilbis(metano), è un composto organico appartenente alla categoria dei solfossidi, si tratta di un composto organosulfuro con formula (CH3) 2SO. A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore e inodore particolarmente igroscopico. Sebbene nella sua forma pura sia effettivamente privo di odore, campioni impuri di Dimetilsolfossido odorano fortemente di Dimetilsolfuro. Il DMSO è un solvente aprotico, miscibile con una vasta gamma di solventi, fra cui alcoli, eteri, chetoni, clorurati e aromatici. È inoltre miscibile in tutte le proporzioni con l’acqua. Essendo quindi un solvente aprotico polare, il DMSO scioglie sia i composti polari che quelli non polari. Il DMSO possiede una particolare e insolita proprietà di far percepire un sapore simile all’aglio agli individui la cui pelle entra in contatto con esso.(1)

Il Dimetilsolfossido è un sotto-prodotto della lavorazione della carta, frequentemente usato come solvente in chimica organica: in particolare il Dimetilsolfossido è un solvente particolarmente indicato per alchilazioni SN2. Per esempio è possibile alchilare l’indolo o i fenoli con alte rese utilizzando idrossido di potassio (KOH) come base.
Gli atomi di idrogeno metilici del DMSO presentano un debole carattere acido (pKa= 35) a causa dell’effetto stabilizzante degli anioni del gruppo solfossido.

Il Dimetilsolfossido è stato scoperto nel 1867, tuttavia non venne utilizzato commercialmente fino al termine della Seconda guerra mondiale. In aggiunta ai suoi utilizzi come solvente, sia in chimica organica, sia per applicazioni industriali (chimica dei polimeri, farmaci, prodotti agrochimici), il Dimetilsolfossido è anche un eccellente agente per la rimozione delle vernici da legno e da metallo, caratterizzato da un vantaggio in termini di sicurezza rispetto ad altre sostanze come il Nitrometano e il Diclorometano.

Il DMSO è utilizzato come ossidante nelle reazioni di ossidazione di Swern e nell’ossidazione di Pfitzner-Moffatt.

Il DMSO può anche essere impiegato come agente di lavaggio nell’industria elettronica e, nella sua forma deuterata (DMSO-d6), è un comune solvente utilizzato nelle analisi NMR, grazie alla sua capacità di dissolvere un gran numero di sostanze e alla bassa interferenza dei suoi segnali. (AV)

Il ricorso in campo medico al DMSO risale almeno al 1963 quando una squadra di ricercatori della “Scuola di Medicina dell’Università dell’Oregon” diretta da Stanley Jacob scoprì che tale sostanza era in grado di penetrare in profondità sotto la pelle e altre membrane senza danneggiarle, trasportando altre molecole all’interno del sistema biologico. Il Dimetilsolfossido viene quindi utilizzato per l’applicazione topica di prodotti farmaceutici, accanto ai suoi usi come analgesico locale, anti-infiammatorio ed antiossidante.

Quindi, il compianto Dan Duchaine non scoprì nulla di nuovo ma ebbe quella giusta dose di intuitività in grado di fargli sperimentare combinazioni “artigianali” tra farmaci orali, ridotti in polvere, con bassa biodisponibilità e una soluzione di DMSO e acqua (rapporto 1:1) per applicazioni topiche, soprattutto in quelle zone con depositi adiposi ostici da ridurre.

Adesso abbiamo appurato che il DMSO è un solvente naturale con l’interessante capacità di agire come trasportatore transdermico in modo estremamente efficace. Ma fatta questa constatazione, come dosare correttamente i componenti di questo mix per applicazioni topiche?

DMSO nella pratica

Come accennato precedentemente, per prima cosa il DMSO (al 99,9%) va diluito con acqua in soluzione 50/50 dal momento che il Dimetilsolfossido puro sarebbe troppo irritante per la pelle. È importante utilizzare DMSO farmaceutico (puro) e non di tipo industriale, che avrà una buona dose di impurità. Il quantitativo di DMSO deve essere calcolato in base al quantitativo di principio attivo (addizionato alle compresse) che si vuole utilizzare. Il rapporto tra DMSO e compresse/mg di AAS è di 1ml ogni 10mg. Un semplice e rapido esempio può essere fatto con il Metenolone Acetato: la dose per somministrazione topica efficace risulta essere di 20-25mg. Una volta sbriciolate finemente le compresse contenti tale dosaggio si miscelano con la soluzione DMSO/Acqua composta da 2ml di Dimetilsolfossido e 2ml d’acqua. Una volta miscelata la polvere e la soluzione DMSO/Acqua essa va applicata nella zona desiderata (es. zona ombelicale). Dal momento che si tratta di una soluzione ben poco densa, è utile applicare una pellicola in modo da evitare dispersioni del preparato applicato. In fine, l’applicazione va tenuta per circa quaranta minuti, onde garantire un ottimale assorbimento del principio attivo. Questo trattamento viene generalmente eseguito da una a tre volte al giorno in base anche al numero delle aree da trattare. In alternativa alla soluzione con acqua è possibile utilizzata il DMSO in gel, ma è generalmente più difficile da reperire.

Riassunto pratico della procedura:

  • Miscelare il DMSO con acqua in rapporto 1:1 (es. 2ml/2ml)

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  • Sbriciolare un quantitativo di compresse mantenendo un rapporto mg/ml di DMSO pari a 1ml ogni 10mg.

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  •  Una volta sbriciolate finemente le compresse miscelarle con la soluzione DMSO/Acqua.

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  • Aspirare la miscela ottenuta con una siringa e applicare il contenuto direttamente sulla superfice cutanea della zona da trattare applicando una pellicola per impedire alla soluzione di disperdersi dall’area di applicazione.

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Per il trattamento delle adiposità localizzate con AAS miscelati alla soluzione di DMSO, oltre al Metenolone Acetato viene utilizzato il Mesterolone ed il Trenbolone Acetato (in polvere). Alcuni hanno realizzato dei mix topici rassomiglianti al Helios contenenti Clenbuterolo, Chetotifene, Yohimbina e Triiodotironina (T3). Oltre a questo tipo di applicazione, la soluzione con DMSO è stata usata semplicemente per aumentare la biodisponibilità di alcuni AAS non metilati in C-17 come, ad esempio, il Furazabol (noto anche come Androfurazanolo).

Vi sono alcuni effetti avversi derivanti dall’uso del DMSO. Dal momento che il Dimetilsolfossido è un trasportatore molto efficaci capace di veicolare attraverso la pelle qualsiasi struttura con un peso molecolare abbastanza ridotto, gli utilizzatori devono essere cauti e premurarsi di pulire a fondo la l’epidermide che verrà a contatto con la soluzione prima dell’applicazione, e prestare particolare attenzione a ciò che entrerà in contatto con quella specifica area nelle ore immediatamente successive. Alcuni utilizzatori tengono la zona protetta con una pellicola in modo da proteggere la pelle da eventuali contaminanti. Gli utilizzatori di DMSO segnalano frequentemente effetti collaterali minori come prurito o bruciore da eruzione cutanee nel sito di applicazione, spesso dipendenti dalla scorretta diluizione del DMSO con l’acqua. Pat Arnold una volta aveva suggerito la possibilità di diluire il DMSO con circa il 5-10% di isopropile . L’alcol agisce come un carrier similmente al DMSO, ma evapora rapidamente dopo l’applicazione lasciando sulla pelle una lieve patina, dovuta al minor dosaggio necessario, di DMSO. Per quelli molto sensibili al Dimetilsolfossido, questa miscela può consentire un ridotto tasso di irritazione o, comunque, un grado di questa decisamente più contenuto proprio per la minore quantità di DMSO necessaria.

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Acido Desossicolico

In conclusione, questa pratica può risultare vantaggiosa nel trattamento delle adiposità localizzate, sebbene esistano soluzioni iniettabili per mesoterapia con un grado di efficacia maggiore (vedi, per esempio, l’Acido Desossicolico iniettabile).

 

MCT

Per il miglioramento della biodisponibilità degli AAS orali, oltre all’assunzione di Naringina o Caffeina, è possibile miscelare le compresse in polvere con dell’olio MCT in modo da veicolarne l’assorbimento attraverso i vasi linfatici intestinali così come avviene per il Testosterone Undecanoato orale (Andriol). E su questo punto è utile aprire una parentesi.

La questione dell’assunzione di AAS orali in concomitanza con pasti a contenuto lipidico significativo e loro biodisponibilità è tanto semplice da trattare quanto soggetta a variabili che definirei di “vantaggio”. In passato citai spesso quanto riportato sul “Anabolic Steroids and Sports Volume II” (2), sul quale veniva riportato come l’assunzione di un AAS per via orale con un pasto poteva determinare una riduzione della su biodisponibilità a causa della natura liposolubile degli ormoni steroidei, che permette ad una parte del farmaco di sciogliersi con i grassi alimentari non digeriti, riducendo il suo assorbimento dal tratto gastrointestinale. Ad una attenta analisi della questione emerge che la possibilità che ciò avvenga in percentuali significative è legata alla quantità totale dei grassi nel pasto e che se questi non sono presenti in quantità elevate la loro presenza può favorire l’assorbimento degli AAS attraverso i vasi linfatici intestinali baipassando la deattivazione epatica di primo passaggio. Ovviamente, la percentuale di AAS che ipoteticamente potrebbe essere soggetta ad una celere espulsione per via dei grassi non digeriti è con tutta probabilità quanto meno discutibile. Esiste un interessante studio del 2016 (3) nel quale neonati operati per cardiopatia congenita e divisi in tre coorti da cinque soggetti sono stati sottoposti a trattamento post-operatorio con Oxandrolone. Ad un gruppo è stato somministrato il farmaco attraverso una soluzione acquosa 0,1 mg / kg / giorno, ad un altro attraverso una soluzione acquosa 0,2 mg / kg / giorno mentre al terzo gruppo è stato somministrato in una soluzione a base di olio di Trigliceride a Catena Media (MCT ) 0,1 mg / kg / giorno. Il gruppo trattato con la soluzione Oxandrolone+MCT ha mostrato il più basso calo di peso per età suggerendo una migliore biodisponibilità di questa preparazione.

Per conclude questa breve parentesi, si potrebbe affermare che gli AAS metilati in C-17 assunti con una quota di lipidi di circa il 20% o più la composizione del pasto potrebbero venire ad una certa loro percentuale assorbiti a livello dei vasi linfatici intestinali sgravando in modo parziale il loro impatto sul fegato, almeno per quanto riguarda i processi di de-attivazione di primo passaggio da parte del parenchima epatico. Ricordatevi, però, che la molecola verrà comunque processata a livello epatico causando stress a quest’organo. Per quanto riguarda gli AAS non metilati, è palese che il vantaggio sul incremento della loro biodisponibilità per via di questa pratica sia di interesse maggiore.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

  1. Novak, K. M., ed. (2002). Drug Facts and Comparisons (56th ed.). St. Louis, Missouri: Wolters Kluwer Health. p. 619.
  2. Anabolic Steroids and Sports Volume II. James E. Wright. Sports Science Consultants, Natick, MA 1982.
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27257953

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