Se non avete ancora letto le precedenti tre parti vi invito a farlo prima di procedere con la lettura di questa parte conclusiva: 1° Parte 2° Parte 3° Parte.

Mentre mi accingo a concludere questa serie di articoli, ci sono ancora alcuni aspetti importanti del Trenbolone da trattare. Così, in questa quarta e ultima parte, discuterò dell’azione degli Androgeni sul tessuto adiposo. Tratterò anche dei possibili effetti collaterali legati al Trenbolone e, in fine, esporrò le mie conclusioni in merito alla molecola, tra cui le sue potenziali applicazioni pratiche in base a quanto riportato in questi articoli.

XII. Lipolisi

E’ ben noto a tutti che avere una eccessiva percentuale di grasso corporeo può portare a complicazioni di salute a lungo termine. Quello che vorrei fare in questa sezione è delineare alcuni dei problemi specifici connessi con l’obesità e quindi illustrare quali effetti gli Androgeni, e in particolare il Trenbolone, hanno sui depositi di grasso corporeo.

  • Sindrome metabolica

 

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Dislipidemia della sindrome metabolica. Le VLDL ricche di Trigliceridi (TG) si arricchiscono di Colesterolo Esterificato (CE); da esse si formano particelle fortemente aterogene: IDL ricche di CE e small LDL. La lipolisi delle HDL genera apoproteine A libere che vengono eliminate dal rene.

L’obesità è una fonte di preoccupazione significativa nel mondo occidentali, in quanto è uno dei principali fattori che portano alla così detta sindrome metabolica. La sindrome metabolica è il nome dato a un gruppo di fattori di rischio che aumentano la possibilità di sviluppare malattie cardiache e altri problemi di salute.(1) Tale sindrome è comunemente caratterizzata da una maggiore adiposità viscerale, dislipidemia (aumento del colesterolo totale, squilibrio della HDL:LDL ratio e aumento dei Trigliceridi) e da una marcata insulino-resistenza.(2)

Includendo le caratteristiche sopra citate, le condizioni che caratterizzano la sindrome metabolica sono:

 

  • Livello elevato di Trigliceridi
  • Basso livello di Colesterolo HDL
  • Pressione sanguigna elevata
  • Glucosio ematico alto a digiuno

In poche parole, ogni fattore di rischio indipendente sopra citato che abbia la possibilità di sviluppare malattie cardiache, diabete e ictus aumenta in modo significativo.

  • Carenza di Androgeni
MetabolismoAndrogeni
Schema del metabolismo degli Androgeni.

 

Un’altra correlazione è stata riscontrata tra la sindrome metabolica associata all’obesità e la carenza di androgeni nei maschi.(3) In media, 1 uomo su 200 presenta una carenza di Androgeni. (4) Tuttavia questa media subisce un significativo aumento se si prendono in esame uomini con sindrome metabolica correlata all’obesità.(5)(6) È abbastanza chiaro che esiste un effetto causale della condizione di obesità sui livelli di Androgeni nei maschi.(7)

I soggetti di sesso maschile che presentano una carenza di Androgeni legata alla sindrome metabolica hanno un rischio significativamente più alto di sviluppare malattie cardiovascolari e un correlato aumento dei tassi di mortalità, in particolare nei soggetti più anziani.(8)(9) Sebbene non sia comunemente identificato come unico fattore di rischio, la carenza di Androgeni appare certamente come se potesse essere classificata come tale. Fortunatamente, sono stati svolti molti esperimenti su animali al fine di documentare come gli Androgeni, e in particolare il Trenbolone, abbiano un impatto su vari aspetti della sindrome metabolica.

Nei ratti normogonadici il Trenbolone ha dimostrato di migliorare molteplici fattori legati alla sindrome metabolica, oltre a migliorare la tolleranza miocardica alla riperfusione ischemica, in misura maggiore rispetto al Testosterone.(10)(11) Questo è stato piuttosto sorprendente considerando che il Trenbolone non è un substrato soggetto all’enzima aromatasi, e che l’estrogeno è comunemente considerato cardioprotettivo.

La riperfusione ischemica è un termine volto a descrivere un danno tissutale causato quando l’apporto di sangue ritorna ai tessuti dopo un periodo prolungato nel quale questi ultimi hanno ricevuto una scarsa quantità di ossigeno.(12)(13)(14) Si ipotizza che questi effetti cardioprotettivi del Trenbolone siano mediati sia attraverso l’attività androgena diretta sul tessuto miocardico sia indirettamente attraverso il miglioramento della composizione corporea, profilo lipidico e sensibilità all’insulina. In effetti, una delle caratteristiche principali della compromissione indotta da deficienza androgena nella riperfusione ischemica è che tale condizione causa una desensibilizzazione all’insulina del miocardio.(15) Vi sono ulteriori speculazioni sul fatto che questo effetto cardioprotettivo possa essere modulato direttamente attraverso i AR e indipendentemente dall’attività estrogenica, o forse anche attraverso il crosstalk tra il Trenbolone ed i recettori del Estradiolo nel miocardio.

  • Effetti del Trenbolone sul grasso corporeo

 

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Come dovrebbe essere abbastanza chiaro ormai, se possiamo trovare modi per ridurre la percentuale di grasso corporeo, allora questo dovrebbe servire anche a ridurre il rischio di numerose conseguenze metaboliche negative. La somministrazione di Trenbolone ha dimostrato di ridurre le riserve di grasso corporeo in più specie. Infatti, gli effetti lipolitici del Trenbolone sono ancora più potenti di quelli osservati con la somministrazione del Testosterone, specialmente nei depositi di grasso viscerale.(16) Nei ratti castrati, è stato dimostrato che gli effetti lipolitici del Trenbolone sono dose-dipendente.(17)

Nei diversi studi svolti sul bestiame, il Trenbolone ha dimostrato di ridurre la percentuale di grasso e di marmorizzazione intramuscolare (18, 19, 20, 21, 22, 23), tuttavia questo non è stato universalmente osservato.(24) È possibile che le discrepanze tra questi studi possano essere dovute all’uso di un particolare genotipo bovino, che può avere un potenziale di marmorizzazione superiore alla media. A sostegno di questa linea di pensiero, uno studio ha dimostrato che gli impianti di TBA non alterano il deposito lipidico intramuscolare (misurato dal punteggio di marmorizzazione), il contenuto totale di lipidi, il contenuto di acidi grassi, la cellularità degli adipociti o l’espressione degli enzimi lipogenici. Ciò supporta l’ipotesi che gli impianti non possano avere un effetto diretto sul deposito lipidico intramuscolare, nemmeno nei bovini con un’elevata propensione genetica al deposito di grasso intramuscolare.(25)

Tornando al corpus della letteratura scientifica nel suo complesso, la somministrazione di Trenbolone ha dimostrato di ridurre il grasso viscerale (26), i livelli di tessuto adiposo di tutto il corpo (10, 24, 27, 28, 29, 30), lo spessore del grasso dorsale (31, 32 , 33), lo spessore della sezione costale (34-35) e la massa grassa retroperitoneale e perirenale.(36) Quindi, nonostante alcune prove dimostrino che gli impianti nel bestiame non hanno alcun impatto sui livelli del grasso corporeo (24-25,37), il corpo dell’evidenza scientifica nel suo complesso suggerisce che il Trenbolone sia in realtà un potente stimolatore della lipolisi.

  • Meccanismo d’azione

 

ARlipolisi

Gli Androgeni inducono potenti effetti lipolitici direttamente attraverso l’espressione degli AR nel tessuto adiposo.(38-39) Gli Androgeni inducono questi effetti attraverso l’inibizione dell’assorbimento lipidico da parte dell’adipocita oltre ad aumentare l’espressione dei recettori beta-adrenergici all’interno del tessuto adiposo.(40-41) Gli Androgeni possono anche ridurre il tasso di proliferazione degli adipociti.(4) Vale la pena notare che i AR sono più densamente espressi negli adipociti viscerali rispetto a quelli sottocutanei.(43-44)

Modelli animali hanno contribuito a dimostrare ulteriormente una chiara relazione tra AR e tessuto adiposo. Topi maschi che sono stati geneticamente modificati al fine di renderli impossibilitati a ricevere un segnalare tramite il recettore degli androgeni (ARKO) sviluppano adiposità viscerale ad insorgenza tardiva.(45-46) Inoltre, l’ARKO specificamente all’interno dei tessuti adiposi mostra che il segnale AR in questi tessuti gioca un ruolo fondamentale sia nell’omeostasi deIl’insulina che del glucosio. (47)

Oltre ai meccanismi descritti in precedenza, il Trenbolone può stimolare la lipolisi direttamente aumentando gli enzimi coinvolti nel processo lipolitico all’interno del fegato, come l’Enoyl CoA e l’ACADvl.(48) Il processo di adipogenesi (dove i preadipociti diventano adipociti) è in parte mediato dal recettore alfa dell’estrogeno (ERα) espresso in questi preadipociti.(49) Pertanto, può essere ragionevole ipotizzare che la capacità del Trenbolone di ridurre l’aromatizzazione e, di conseguenza, di abbassare l’attività estrogenica, possa essere un fattore che contribuisce alla riduzione dei tessuti adiposi osservati in numerosi studi.

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Gli studi in vitro ci hanno aiutato a capire che gli Androgeni possono semplicemente sopprimere l’adipogenesi. Più specificamente, quando gli Androgeni causano la progressione delle cellule progenitrici lungo la via miogenica, bloccano simultaneamente il loro ingresso nella via adipogenica.(50) Questo è stato specificamente osservato nelle linee cellulari in cui l’attivazione della via Wnt / β-catenina ha migliorato la miogenesi e ha inibito l’adipogenesi.(51) Il numero di cellule miogeniche e di proteine della miosina è aumentato in modo dose-dipendente in risposta ai trattamenti con Testosterone e Dihydrotestosterone. In parallelo, questi due steroidi hanno ridotto il numero degli adipociti formatisi mentre simultaneamente hanno diminuito l’espressione della proteina C / EBP-α e PPAR-γ. Tutto ciò continua a dimostrare che gli Androgeni hanno la capacità di attivare simultaneamente i percorsi miogenici mentre sopprimono i percorsi adipogenici.

  • Agonisti β-adrenergici
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Ractopamina

 

Non è mia intenzione dilungarmi più del dovuto su questo argomento, tuttavia esistono parecchi studi nei quali è stata osservata la risposta alla combinazione TBA e agonisti beta-adrenergici, quindi includerò qualche nozione in merito a questi composti giusto per completezza. Sebbene il Clenbuterolo e il Salbutamolo siano probabilmente i membri più popolari di questa famiglia di farmaci, nella maggior parte degli studi ai quali farò riferimento qui di seguito è stata usata la Ractopamina.

La Ractopamina è considerata prevalentemente un agonista β1-adrenergico anche se presenta affinità di legame per entrambi i recettori β1- e β2-adrenergici.(52) Il legame della Ractopamina con il recettore β-adrenergico provoca una risposta che si traduce in un aumento della massa muscolare magra (dose dipendente) con un effetto minore sul deposito di grasso.(53) La maggior parte dei β-agonisti utilizzati nel bestiame stimolano l’aumento della lipolisi, diminuiscono la lipogenesi o stimolano la disposizione proteica legandosi ai recettori β1- o β2-adrenergici.(54)

Gli impianti e gli agonisti β-adrenergici funzionano attraverso meccanismi separati, tuttavia entrambi alla fine agiscono per aumentare il deposito proteico.(55) Gli agonisti β-adrenergici sono agenti di ripartizionamento che reindirizzano i nutrienti assorbiti dal tessuto adiposo al tessuto miocitario, favorendo la sintesi proteica.(56)

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Recettore Beta2-Adrenergico

 

Come detto nella terza parte di questa serie di articoli, la proliferazione delle cellule satelliti è un passo cruciale nell’ipertrofia che si traduce in un aumento dei nuclei disponibili per alimentare il processo. A differenza di quanto osservato con gli impianti, l’evidenza suggerisce che durante le prime 3-5 settimane di trattamento con agonisti β-adrenergici, l’ipertrofia si verifica ma non si osserva alcuna variazione nel numero dei nuclei. Sembra che gli agonisti β-adrenergici causino il miglioramento dell’efficienza di nuclei esistenti all’interno della fibra muscolare nell’accrescere l’accumulo di proteine senza il supporto di ulteriore DNA dalle cellule satelliti. Tuttavia, nel tempo, diventa difficile per il muscolo-scheletrico sostenere questo livello di ipertrofia della fibra senza ulteriore DNA e quindi la risposta agli agonisti β-adrenergici viene infine soppressa (questione non direttamente legata alla sottoregolazione recettoriale).(57) Pertanto, non dovrebbe sorprendere che l’uso di β-agonisti con il Trenbolone abbia dimostrato di avere un effetto additivo in relazione all’ipertrofia e alla lipolisi.(35,58)

XIII. Effetti collaterali

Per iniziare a comprendere i potenziali effetti collaterali associati all’uso di Trenbolone, prima di tutto desidero rivedere quelli che sono stati osservati con altri trattamenti a base di Androgeni, poiché non sono stati condotti e pubblicati studi controllati che discutano gli effetti della somministrazione di Trenbolone sull’uomo. Possiamo quindi proseguire iniziando ad indagare sugli effetti indesiderati osservati su vari animali esposti al Trenbolone.

Volendo essere onesti, la maggior parte dei principali effetti collaterali associati ai trattamenti con Testosterone ad alto dosaggio sono legati alla 5-α riduzione a DHT o all’aromatizzazione ad Estradiolo e non direttamente causati dallo stesso AAS. (59, 60, 61, 62, 63) Come ho già accennato in precedenza, il Trenbolone e gli altri SARM (steroidei e non steroidei) sono stati creati con lo scopo di realizzare un composto avente gli effetti positivi di dosi sovraterapeutico di Testosterone senza gli effetti negativi comunemente associati a tale dosaggio.

  • Prostata

 

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Il cancro alla prostata è il secondo tumore più comunemente diagnosticato e la quinta principale causa di decesso correlato al cancro negli uomini statunitensi.(64) Nonostante le scarse evidenze che suggeriscono che la somministrazione di Testosterone aumenti il rischio di sviluppare cancro alla prostata, anche se somministrato a dosi sovrafisiologiche, l’ipertrofia prostatica rimane una preoccupazione.(65-66)

Una delle teorie più accettate sui meccanismi alla base del cancro alla prostata è rappresentata dalla teoria unificata di Pitts.(67) Egli crede che l’iperplasia prostatica androgeno-indotta si manifesti in assenza di malignità e il successivo sviluppo del cancro alla prostata sia principalmente indotto da, e legato a,  i livelli di Estradiolo circolante  derivato dall’aromatizzazione del Testosterone. Infatti, a supporto parziale di questa linea di pensiero, quando il Testosterone è co-somministrato con la Finasteride (inibitore della 5α-riduttasi), non induce l’allargamento della prostata in soggetti umani.(68-69)

Quindi, se seguiamo questa linea di pensiero, sebbene il Trenbolone abbia dimostrato di aumentare la massa prostatica, la successiva mancanza (o riduzione marcata) di Estradiolo circolante può in ultima analisi ridurre il rischio di malignità. Certamente, le conseguenze legate alla soppressione dei livelli estrogenici sul lungo termine non sarebbero vantaggiose data l’azione del E2 sull’erezione, sulla secrezione di GH, sul rimodellamento osseo e la regolazione del tessuto adiposo, tanto per citare alcuni esempi. (70) Scenari come questo sono esattamente il motivo per cui avremo bisogno ad un certo punto di veri e propri trial sull’uomo per valutare se il Trenbolone possa veramente essere un serio candidato per le strategie HRT in futuro.

Esistono alcuni studi svolti su animali che ci forniscono dati in vivo reali su come il Trenbolone influisca sulla prostata. In uno studio, la prostata di ratti trattati con Trenbolone ha mostrato una massa maggiore del 49% rispetto a quella osservata nei ratti di controllo in seguito ad un periodo di trattamento di 8 settimane.(10) In un follow-up, la prostata dei ratti trattati con Trenbolone è aumentata di dimensione, ma solo di circa il 75% di quella osservata nei ratti trattati con Testosterone.(11) Un altro studio ha dimostrato che la prostata dei ratti trattati con Trenbolone non era significativamente differente rispetto ai ratti di controllo, ma era significativamente inferiore rispetto ai ratti trattati con Testosterone.(71)

In uno studio leggermente più datato, ma discutibilmente più approfondito, sui ratti castrati, la somministrazione di Trenbolone ha prodotto un effetto dose-dipendente sulla massa della prostata. La dose più elevata ha provocato una massa prostatica superiore del 68% rispetto ai ratti di controllo, tuttavia né i gruppi trattati con dosaggio basso o moderato hanno mostrato un aumento della massa prostatica. I ratti ai quali è stato somministrato il Testosterone, per il confronto, hanno mostrato un aumento della massa prostatica dell’84%, valore maggiore persino di quello riscontrato nei topi trattati con un alto dosaggio di Trenbolone.(17) I ratti maschi intatti hanno mostrato uno schema molto simile.

  • Cuore

 

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Da decenni è noto che la carenza di Androgeni in individui di sesso maschile altera la struttura e la funzione cardiaca, che viene successivamente ripristinata per mezzo di una TRT.(72, 73, 74) In particolare, è stato dimostrato che la terapia con Testosterone diminuisce la frazione di eiezione e aumenta la dimensione ventricolare sinistra durante la diastole o la dilatazione del ventricolo sinistro. (75)

All’opposto, l’abuso di AAS è associato a una vasta gamma di patologie cardiovascolari. (76, 77, 78, 79, 80) Nel corso degli anni sono stati osservati vari problemi, tra cui l’aumento del rischio di fibrillazione atriale (81-82) e persino la morte improvvisa correlata al cuore. (83-84) Sebbene i meccanismi rimangano poco chiari, la risposta fibrotica ai trattamenti Androgeni può essere veicolata da un’interruzione localizzata dell’omeostasi redox nel miocita cardiaco.(85) Come spesso accade con gli ormoni, e non solo, la dose ideale grazie alla quale si garantisce un ottimale stato di salute può risiedere da qualche parte nel mezzo.

È interessante notare che il ruolo del metabolita androgenico chiave del Testosterone, il DHT, non sia stato considerato nella maggior parte della letteratura scientifica su questo argomento, nonostante il ruolo che potrebbe avere in relazione al rimodellamento cardiovascolare. In effetti, il rimodellamento cardiovascolare dipende in larga misura dalla 5α-riduzione la quale subirebbe un aumento con la terapia a base di Testosterone.(86) È possibile che la ridotta attività del DHT associata alla terapia con Trenbolone possa parzialmente spiegare il perché non sono stati osservati cambiamenti avversi nella struttura cardiovascolare o nella risposta cardiaca nei ratti.(10) Più specificamente, non sono state osservate differenze nei ratti trattati con Trenbolone per quanto riguarda lo spessore della parete anteriore diastolica / sistolica, dello spessore della parete ventricolare sinistra, nello spessore della parete diastolica / sistolica posteriore, nella frazione di eiezione o accorciamento frazionale rispetto ai ratti di controllo per un periodo di trattamento di otto settimane. Il volume sistolico e la gittata cardiaca erano simili tra i gruppi.

In uno studio di follow-up, sia i ratti trattati con Testosterone che quelli trattati con Trenbolone hanno sperimentato una protezione dalla riduzione della dimensione ventricolare sinistra in misura analoga dopo la loro castrazione.(11) La quantità di fibrosi sostitutiva osservata con il trattamento a base di Trenbolone è stata relativamente modesta rispetto a quella osservata nei ratti trattati con Testosterone. È stata rivelata solo in una singola sezione del miocardio campionato, mentre la fibrosi osservata nel cuore dei ratti trattati con Testosterone era molto diffusa. Vale la pena ricordare che la colorazione H&E utilizzata in questo studio non è il gold standard per la valutazione della fibrosi, tuttavia questi dati rimangono ancora interessanti.

  • Cervello

 

BARRIERA+EMATO-ENCEFALICA

È stato dimostrato che il Trenbolone ha la capacità di attraversare la barriera emato-encefalica e la barriera placentare nei roditori. La concentrazione di Trenbolone era più alta nell’ippocampo con concentrazioni più elevate nei ratti maschi rispetto alle femmine. L’ippocampo è noto per essere un bersaglio delle azioni modulatorie degli Androgeni e degli Estrogeni, quindi questa osservazione non ha significato una grossa sorpresa per i ricercatori.(87) Qualche anno fa, quando uscì il famigerato studio di Ma et al. (88), si creò un certo scalpore nell’ambito del BodyBuilding, poiché molti conclusero che il Trenbolone provocava danni cerebrali o disturbi neurologici. E in effetti c’erano una quantità significativa di persone che erano legittimamente preoccupate. E’ utile al fine di fare chiarezza esaminare lo studio e verificare cosa è davvero possibile ricavare da esso.

Il team di ricercatori stava esaminando in gran parte l’ipotesi dell’amiloide che afferma che gli squilibri tra la produzione di peptidi β-amiloidi e i tassi di clearance di Aβ possono giocare un ruolo importante nella neurodegenerazione associata a disturbi come la malattia di Alzheimer. (89-90) I principali segni distintivi della malattia di Alzheimer nel cervello sono le placche peptide β-amiloide (Aβ) extracellulare (placche senili) e i grovigli neurofibrillari intracellulari (NFT). Le placche senili consistono principalmente in Aβ40 e Aβ42.

I ratti maschi hanno mostrato elevati livelli di Aβ42 nel cervello entro 48 ore dall’iniezione di Trenbolone, in modo dose-dipendente, e questa elevazione è stata sia AR-mediata che ER-mediata in vivo e in vitro. L’aumento delle concentrazioni di Aβ42 nel cervello (ippocampo) aumentando di conseguenza il carico di Aβ42, portando all’aggregazione e alla deposizione e, infine, al danno neuronale. Diminuzione dei livelli di Aβ42 nel liquido cerebrospinale sono considerati un altro fattore predittivo della malattia di Alzheimer.(91) Sebbene le concentrazioni di Aβ42 nel liquido cerebrospinale non siano cambiate in modo significativo nei ratti trattati, il fatto che i neuroni aumentino la produzione di Aβ42 è comunque degno di nota.

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Struttura della Presenilina-1

 

Il Trenbolone ha anche causato una sottoregolazione dei livelli di proteina PS-1 (Presenilina-1) nei neuroni nella stessa misura nei trattamenti con basse e alte dosi. Un calo della PS-1 nei neuroni porta ad indebolimento delle loro normali funzioni e aumenta la vulnerabilità di essi all’apoptosi. Più nello specifico il calo della PS-1 ha indotto l’apoptosi dei neuroni ippocampali primari che è una caratteristica principale sia nelle malattie neurodegenerative acute che croniche.(92) Un dato interessante è rappresentato dal fatto che l’aggiunta di Testosterone “proteggeva” i neuroni dalla bassa attività della PS-1. Ancora più interessante è il fatto che questa risposta non si è verificata quando il Trenbolone è stato somministrato per primo. Perché il Testosterone e il Trenbolone abbiano dato risposta diversa a seconda dell’ordine di somministrazione è certamente una domanda che vale la pena porre.

Ora, le informazioni esposte in questo studio danno certamente adito a riflessioni sul margine di sicurezza della molecola. Tuttavia ulteriori studi dovranno essere condotti prima di trarre conclusioni definitive su come ciò possa riguardare l’uomo.

  • Virilizzazione

 

Come raccomandazione generale, specialmente con i composti aventi un marcato potenziale androgenico, gli individui di sesso femmine dovrebbero usare estrema cautela nella scelta del dosaggio di un dato AAS ed evitare l’esposizione prolungata alla/e molecola/e. È stato dimostrato che l’esposizione al Trenbolone, o anche ai suoi metaboliti, induce androgenizzazione e mascolinizzazione negli esemplari di sesso femminile in varie specie. (93, 94, 95, 96, 97)

Vi sono degli studi i quali hanno dimostrato la capacità del Trenbolone di indurre alterazioni androgeniche degli organi sessuali accessori nelle mucche (98-99) e di provocare un aumento dell’incidenza di malformazioni genitali femminili esterne in ratti femmine.(100) È stato anche dimostrato che l’esposizione alla molecola diminuisce la fertilità degli esemplari di sesso femminile in varie specie (97, 99, 101, 102, 103) e inibisce l’ovulazione nei ratti mestruari.(104)

In conclusione, come già avevo esposto in un mio articolo dedicato all’uso del Trenbolone nelle donne, l’applicazione di questa molecola nei protocolli delle atlete deve essere gestita con estrema cautela.

  • Casi studio

 

I casi studio possono essere utili, sebbene spesso non si possano trarre conclusioni a causa dell’ampia quantità di potenziali variabili in gioco. Sono a conoscenza di tre casi studio riportati in letteratura che si sono concentrati sul Trenbolone, ve li espongo qui di seguito.

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Nel primo caso, un BodyBuilder di 23 anni ha subito un infarto miocardico in seguito ad assunzione cronica di Trenbolone Acetato.(105) Naturalmente, non c’è modo di potersi accertare che l’unico composto utilizzato dal giovane BodyBuilder sia stato il Trenbolone Acetato, quindi provare a concludere che sia stato il Trenbolone a causare l’attacco cardiaco è piuttosto azzardato.

Nel secondo caso, il Trenbolone insieme ad una combinazione di altri composti anabolizzanti ha portato alla comparsa di rabdomiolisi, una grave degradazione del tessuto muscolo-scheletrico, in un BodyBuilder olandese di 34 anni.(106) Ancora una volta, poiché sappiamo che il Trenbolone presenta un effetto opposto sui tessuti muscolo-scheletrici, non possiamo far altro che speculare sulla reale causa della comparsa della rabdomiolisi in questo specifico caso. Le cause potrebbero essere state molteplici, come l’eventualità che il/i prodotto/i utilizzato/i potessero essere contaminati. Poiché il Trenbolone non è approvato per l’uso umano, i BodybìBuilder sono spesso ad alto rischio di venire in possesso di prodotti di scarsa qualità (o anche, appunto, contaminati). Ci sono fin troppe variabili per essere in grado di trarre conclusioni o di dare la colpa ad un singolo fattore.

Histamine
Istamina

 

Il terzo caso descrive le condizioni di un BodyBuilder di 21 anni che ha riportato un alterazione della pigmentazione della pelle (gialla) e un forte prurito in seguito ad un ciclo di Trenbolone.(107) Trovo questo caso particolarmente interessante perché ho sospettato a lungo che il Trenbolone potesse avere un impatto sull’aumento dei livelli di istamina, che è l’agente più conosciuto per causare prurito. Se questo fosse vero, potrebbe molto probabilmente spiegare il meccanismo causale di numerosi effetti avversi  riportati da diversi culturisti come reflusso acido, sonno alterato, affaticamento, ecc. Sfortunatamente, esiste una letteratura molto limitata che esamina specificamente l’impatto del Trenbolone sull’istamina (108-109), quindi la mia ipotesi rimane per il momento una speculazione, per quanto fondata, basata sulla aneddotica.

Prima di passare ai miei pensieri conclusivi, ci sono alcuni altri effetti indesiderati che dovrebbero essere brevemente menzionati. Analogamente ai trattamenti con alte dosi di Testosterone, è stato dimostrato che il Trenbolone induce atrofia testicolare nei suini maschi intatti.(110) È stato dimostrato che alte dosi di Trenbolone hanno un impatto negativo sulla funzione immunitaria maschile nei topi castrati.(111) Aneddoticamente, il Trenbolone è stato associato a reflusso acido, cambiamenti nello stato emotivo e insonnia. L’insonnia è un evento così diffuso che la comunità del bodybuilding ha effettivamente conferito il nome di “trensomnia” a questa condizione. Ho cercato di determinare la causa alla base di questo effetto per anni ma non sono mai stato in grado di individuarla con certezza, tuttavia sembra significativamente più prevalente durante i periodi di restrizione calorica.

Infine, molti dei primi test di sicurezza eseguiti sul composto non sono disponibili al pubblico e sono presenti solo all’interno del database dell’OMS (112) come abstract.

E’ da notare, tuttavia, che questo steroide mostra una affinità di legame per il recettore del Progesterone. (113, 114) Gli effetti collaterali associati all’attività del Progesterone sono simili a quelli degli Estrogeni, compreso il feedback negativo di inibizione della produzione di Testosterone e una maggiore velocità di accumulo di grasso. I progestinici aumentano anche l’effetto stimolante degli estrogeni sulla crescita del tessuto mammario. Sembra che ci sia una forte sinergia tra questi due ormoni, in modo tale che la ginecomastia potrebbe anche verificarsi con l’azione combinata dei progestinici, senza eccessivi livelli di estrogeni. L’uso di un anti-estrogeno, che inibisce la componente estrogenica di questa alterazione, è spesso sufficiente per mitigare la ginecomastia causata dal Trenbolone. Si noti che gli effetti collaterali progestinici sono più comuni quando il Trenbolone viene co-somministrato con altri steroidi aromatizzabili. Il rialzo della Prolattina è un altra possibile conseguenza derivante da questa attività recettoriale. Sebbene la secrezione di Prolattina sia fortemente soggetta a molteplici variabili che vanno da uno squilibrio dell’omeostasi ormonale ad un alterato stato emotivo.

XIV. Pensieri conclusivi/ Applicazioni pratiche

Sono state esposte molte informazioni in questa serie di articoli, ma credetemi che c’era ancora molto materiale che ho dovuto escludere semplicemente per motivi di primaria importanza e per non realizzare articoli eccessivamente lunghi.  Userò questa sezione finale per fare il punto della situazione sul Trenbolone basandomi sulle nozioni fino ad ora riportate e esporre alcuni dei miei pensieri personali sull’argomento, che sono il frutto di anni di studio e documentazione sul campo. Ovviamente, non sto per esporre protocolli preconfezionati con dosaggi e tempi d’assunzione. Trovo che ciò sia eticamente sbagliato.

Come ho accennato all’inizio di questa serie di articoli, il Trenbolone ha una reputazione quasi mitica e tale considerazione è abbastanza meritata. È senza dubbio una molecola molto potente, e il fatto di averne osservato gli effetti su diversi atleti nel corso degli anni mi ha permesso di cambiare idea su base concreta. Infatti, il potenziale del Trenbolone è stato da me osservato sia in “Bulk” che in “Cut” o “Pre-Contest”.

L’uso del Trenbolone in un contesto “Cut” o “Pre-Contest” ha senz’altro molto senso date le capacità del Trenbolone di esercitare una forte azione anti-catabolica e lipolitica. Però, e c’è un però, non è tutto oro ciò che luccica. Nel corso degli anni ho visto diversi atleti supplementati con Trenbolone durante una fase di restrizione e le loro condizioni psicofisiche erano decisamente precarie (e non solo per la restrizione alimentare). L’impatto negativo che un regime ipocalorico può avere sulla qualità del sono si va a sovrapporre all’effetto negativo dato dal  Trenbolone causando una grave compromissione della durata e della qualità del sonno, con conseguente affaticamento cronico e peggioramento dell’umore. È probabile che i livelli di stress sistemico causati dall’abbinamento “ipocalorica/Trenbolone” aumentino a tal punto da elevare ulteriormente i livelli di irritabilità. E non ci vuole molto, in tali contesti, perché questi sintomi si manifestino, specialmente (e questa è un osservazione che ha trovato riscontro in diverse testimonianze di atleti e Preparatori) se l’atleta presenta una percentuale di grasso corporeo molto bassa.

È interessante notare come a parità di dosaggio questi sintomi vengano mitigati durante una fase ipercalorica. Le reali cause per cui ciò si verifica non sono del tutto chiare ma la differenza di risposta (sebbene con variabili soggettive) sembra essere una realtà concreta.

A causa dell’impatto positivo del Trenbolone sui Glucocorticoidi e, di conseguenza, sulla sensibilità all’insulina, tale composto trova un abbinamento potenzialmente additivo in una fase “Bulk” con l’Insulina e il GH. L’uso concomitante con Stanozololo porta ad una riduzione della potenziale attività progestinica del Trenbolone.

Un altro problema che emerge con l’uso del Trenbolone in un contesto ipocalorico è il suo potenziale impatto sull’asse tiroideo. Anche se le prove non sono schiaccianti, esiste abbastanza materiale che suggerisce che il Trenbolone influisce direttamente sulla sintesi di ormoni tiroidei e che può addirittura portare ad una riduzione del tasso metabolico. Ovviamente, nessuno di questi effetti sarà vantaggioso, specie in una dieta a ridotto apporto calorico (che causa già di per se un calo degli ormoni tiroidei circolanti, in special modo del T3). Il problema, però, può essere facilmente risolvibile con l’uso di composti tiroidei esogeni. L’atleta in questo caso dovrà comunque fare molta attenzione nella scelta del dosaggio del composto tiroideo assicurandosi che la soglia ematica non superi (o rimanga poco oltre) il limite eutiroideo. In caso si venisse a creare una condizione di ipertiroidismo, gli effetti sul SNC già espressi dal Trenbolone verrebbero marcatamente accentuati peggiorando ulteriormente, tra le altre cose, anche la durata e la qualità del sonno. Esami ematici di controllo sulla funzionalità tiroidea ed il livello ematico degli ormoni tiroidei sono una scelta saggia con l’uso del Trenbolone.

A causa del fatto che il Trenbolone non è un substrato soggetto né alla 5α-reduttasi né all’aromatasi, non sorprenderà nessuno il sapere che non considero l’uso del solo Trenbolone una grande idea. Sebbene siano già stati condotti studi preliminari per indagare il potenziale del Trenbolone come terapia ormonale sostitutiva nell’uomo, non credo che ciò possa portare a risultati soddisfacenti semplicemente perché i maschi hanno bisogno di livelli adeguati di DHT e di Estrogeni per varie importanti funzioni metaboliche. Se questi vengono soppressi sul lungo periodo , è altamente probabile che emergano problemi indesiderati (già manifestati in quegli atleti poco previdenti i quali hanno svolto protocolli di supplementazione chimica senza l’inserimento di substrati soggetti all’aromatizzazione). Per ovviare a ciò sarebbe necessario abbinare la HRT a base di Trenbolone con altri composti soggetti ad aromatizzazione e alla 5α riduzioni, a dosi appena necessarie per garantire livelli adeguati di E2 e DHT.

Sebbene non ci fosse nulla in letteratura che lo specificasse chiaramente, l’esperienza personale suggerisce che il Trenbolone rappresenta uno degli AAS più difficili da gestire. Io non sono di certo un sostenitore dei lunghi periodi d’uso, fatte rare eccezioni che possono interessare periodi di preparazione alla gara (non superiori alle 12 settimane). Sicuramente, l’atleta che si avvicina per la prima volta a questa molecola dovrebbe sperimentarla utilizzando l’estere Acetato ad un dosaggio minimo efficace e per un periodo di massimo quattro settimane. Il Trenbolone legato all’estere Enantato o Hexahydrobenzylcarbonato, conferendo una vita attiva più lunga alla molecola, e facendo raggiungere una soglia ematica di picco intorno alla fine della 3° e l’inizio della 4° settimana di somministrazione, non risulta una scelta ottimale in questi casi. Al contrario della forma Acetata la quale raggiunge un picco ematico in breve tempo (24h) seguito da un calo nelle successive 48h , con gli esteri a lunga durata d’azione il calo della soglia ematica si esplica nel giro di 8 giorni dopo il raggiungimento del picco ematico (4°-8° giorno dalla somministrazione). Se dovessero insorgere sintomi indesiderati, l’uso dell’estere Acetato permetterà all’ormone di uscire dal sistema molto più rapidamente.

Come precedentemente esposto, sembra esserci una potenziale sinergia ipertrofica e lipolitica tra gli Androgeni e gli agonisti β-adrenergici. Tuttavia, il carico dei potenziali effetti avversi dati dalla co-somministrazione di questi composti (vedi sovrastimolazione del SNC) dovrebbe far soppesare attentamente i pro ed i contro di tale pratica valutando ovviamente le caratteristiche soggettive di risposta. Avere una condizione migliore pagandola con un netto peggioramento della qualità della vita non è un prezzo che molti pagherebbero. Esistono sempre altre strade, e qualora non ci fossero c’è sempre un modo per percorrere al meglio la strada che ci si pone davanti.

Spero che le informazioni fino a questo momento esposte vi possano essere state d’aiuto nella comprensione di questa molecola e delle sue potenziali e “corrette” applicazioni.

Gabriel Bellizzi

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