Gli Androgeni riducono l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule adipose. Rendono le cellule insensibili all’insulina, almeno secondo quanto scritto da ricercatori in uno studio in vitro pubblicato sul Journal of Endocrinology. (1)
I ricercatori hanno estratto cellule adipose sottocutaneo dalla zona addominale di una donna. Essi quindi hanno esposto queste cellule per due giorni a 10 o 100 nanomoli di Testosterone per litro. I 10 nanomoli rappresentano l’alta concentrazione che si trova naturalmente nel tessuto adiposo femminile.
Il Testosterone inibisce l’assorbimento del glucosio quando l’insulina è presente, come mostrato nel grafico qui sotto riportato.

Ci sono due modi in cui le cellule adipose assorbono il glucosio tramite l’insulina. Uno di questi è attraverso l’enzima proteina chinasi-C zeta. L’azione di questo enzima è inibita se il Testosterone si lega ai recettori degli androgeni nella cellula adiposa. Tutte le cellule adipose adulte del tessuto connettivo hanno questi recettori.
I ricercatori non considerano questo effetto come salutare. Ma non dimenticate, i ricercatori si riferiscono a donne in sovrappeso con un elevato livello di androgeni, e non agli atleti. Perché le donne in sovrappeso hanno relativamente poco muscolo per ossidare gli zuccheri, ed hanno una più elevata probabilità di avere alti livelli di glucosio nel sangue.
Non è chiaro fino a che punto i risultati di questo studio in vitro si possano applicare agli esseri umani.
Gabriel Bellizzi
Riferimenti:
1- http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17332526
Pubblicato da Gabriel Bellizzi [also known as Ružička, The Biochemist] - CEO BioGenTech -
Negli anni trenta del ventesimo secolo si è verificata una febbre dell’oro scientifica di proporzioni inaudite nel campo della nascente endocrinologia. Questa impresa è stata portata avanti con tanta celerità grazie al pionieristico lavoro di biochimici Adolf Friedrich Johann Butenandt e Lavoslav Stjepan Ružička, entrambi premi Nobel per la chimica nel 1939 grazie proprio alla pubblicazione dell’articolo “Sulla preparazione artificiale dell’ormone testicolare testosterone (androstene-3-one--17-olio)”.
Il potenziale del Testosterone e dei suoi primi derivati che videro la luce nella seconda metà degli anni trenta del 900, arrivo’ all’orecchio degli sportivi d’élite tanto che nel 1938 vi fu una prima pubblicazione che parlava del potenziale uso del Testosterone nel Bodybuilding.
Grazie agli abbattimenti dei costi di produzione delle molecole di sintesi, resi possibili dal genio della chimica Russell Earl Marker e dalla sua “Marker degradation”, nella seconda metà degli anni quaranta l’uso di AAS si è diffuso nelle squadre olimpiche di molti paesi. Successivamente tocco’ al pubblico amatoriale. E' nel 1976 che vi fu una nuova svolta, cioè la nascita della società di biotecnologie “Genetech” nata dall’incontro tra l’imprenditore Robert Swanson e Herbert Boyer, biochimico dell’Università della California. I due decisero di fondare questa società per lo sfruttamento commerciale delle tecniche del DNA ricombinante messe a punto da Boyer. Insulina e hGH divennero parte del corollario di farmaci utilizzati dai bodybuilder, e l’era dei “Freak” venne inaugurata.
Purtroppo, lo “scandalo DOPING” negli anni 80’, e le successive restrizioni di “facciata” hanno smantellato massivamente quella nicchia di ricercatori che lavoravano a stretto contatto con gli atleti e facevano ricerca sul campo. Essi non sono “estinti” ma sono obliati da una certa narrativa di comodo. Da qui il problema presente: l’atleta è in balia di leggende e metodiche partorite da menti non avvezze alla complessità della farmacologia partendo dalle basi della biochimica.
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