Introduzione

Fin dalla loro comparsa nel mercato della supplementazione sportiva “border line” , i SARM hanno goduto fin da subito di una enorme popolarità portata più dalle promesse che i produttori elencavano nelle descrizioni dei loro prodotti che da veri e propri dati di fatto. La “principale promessa” connessa a questa classe di molecole (classe più complessa di quanto comunemente inteso e non del tutto separata dagli AAS) era quella di apportare tutti i benefici degli AAS senza il carico di effetti collaterali ad essi legati. Questa è risultata una affermazione non vera, almeno in  buona parte. Personalmente, ho svolto ricerche e studi per molto tempo, un tempo sufficiente per constatare tramite letteratura e sperimentazione che gli effetti collaterali tipici degli AAS continuano a persistere anche nei SARM. Non solo, paradossalmente il loro uso in monoterapia è assai più problematico, per certi versi, di quello che potrebbe essere con l’uso del vecchi Testosterone. Ma il tema di questo articolo è più specifico e si riferisce alla epatotossicità potenziale di due SARM, il RAD-140 ed LGD-4033. Recentemente è stato pubblicato su Epatology Communications un articolo nel quale un equipe australiana ha descritto due casi di danno epatico riscontrati in uomini che avevano usato RAD 140 e LGD4033.[1] Purtroppo, i casi esaminati presentano più variabili che ne impediscono una corretta valutazione del potenziale negativo a livello epatico dei composti in questione.

Ma andiamo per ordine ….

Casi studio e approfondimenti sulla questione

RAD
RAD-140

Il primo caso riguarda un uomo di 49 anni che aveva assunto RAD 140 per 5 settimane consecutive. I ricercatori hanno analizzato il contenuto del “supplemento” nel loro laboratorio constatando un effettivo contenuto di RAD 140. Non sono stati trovati contaminanti. L’uomo era sottoposto a terapia antidepressiva a base di  anche usato la Venlafaxina, un antidepressivo SSRI che può interferire con la funzionalità epatica in alcune soggetti particolarmente sensibili.[2]

Dopo che l’uomo ha sviluppato ittero e prurito, ha cercato assistenza medica. L’analisi del sangue ha mostrato che la concentrazione dei marker ematici, legati alla valutazione della salute epatica, era sensibilmente aumentata. L’analisi ha suggerito che l’uomo soffriva di colestasi, un classico effetto collaterale da abuso di AAS orali metilati in C-17.

L’esame dei campioni di tessuto epatico ha mostrato che i tubi che drenano i sali biliari nell’intestino erano gravemente compromessi. Il corpo si libera dei prodotti di scarto liposolubili attraverso i sali biliari. Inoltre, i campioni di tessuto epatico erano infiammati e danneggiati.

I dottori hanno impedito all’uomo di assumere le sue medicine e gli hanno somministrato Ursodiolo e Colestiramina. Il suo fegato si riprese nei mesi seguenti. Un anno dopo, tutti i suoi valori erano tornati alla normalità.

sarms-liver-lgd-rad140

lgdq
LGD-4033

Il secondo caso descritto dagli australiani è quello di un uomo di 24 anni che aveva assunto LGD-4033 per 9 settimane. I ricercatori hanno anche analizzato anche questo “supplemento” trovando effettivamente LGD-4033, e nessun contaminante.

L’uomo si era ammalato una settimana dopo la fine del suo ciclo, ma solo dopo 3 settimane si recò dal medico. Aveva l’ittero, aveva la nausea, mangiava a malapena e aveva già perso 5 chili.

L’uomo non stava usando nessun altro farmaco. Tuttavia, una volta al mese era solito abbandonare lo stile di vita controllato e consumava molto alcol. Nel suo sangue, i ricercatori hanno trovato una maggiore concentrazione di enzimi che indicano danni al fegato. Il fegato dell’uomo aveva dimensioni più grandi della norma, ma secondo una scansione, non c’erano prove di un ridotto drenaggio dei sali biliari.

I ricercatori hanno deciso di aspettare e hanno visto che il fegato si era ripreso 4 mesi dopo.

sarms-liver-lgd-4033

I ricercatori concludono il loro articolo affermando che la lesione epatica in entrambi i casi rientra nello spettro descritto della lesione epatica associata agli steroidi anabolizzanti. Questi effetti off-target mettono in discussione la cosiddetta selettività tissutale dei SARM, che è stato il loro principale punto di forza.

Resta da vedere se questi casi rappresentino la punta dell’iceberg, ma data la crescente popolarità dell’uso dei SARM, è necessaria una maggiore vigilanza e segnalazione di potenziali casi.

Come abbiamo visto, in entrambi i casi sono presenti delle variabili che non permettono una piena valutazione del potenziale epatotossico delle due molecole. Nel primo caso la variabile era rappresentata dalla Venlafaxina, mentre nel secondo caso era l’abuso di alcool.

Ciò non significa che i due SARM non abbiano un possibile impatto epatico negativo. Studi controllati hanno mostrato infatti una epatotossicità potenziale del RAD-140 dose-dipendente.[3] Mentre con LGD-4033, a dose entro 1mg/die, non hanno osservato alterazioni significative i ALT e AST, sebbene, anche in questo caso, il problema aumenta in modo dose-dipendente.[4] Giova sottolineare che in ambito sportivo, è abbastanza comune per i soggetti di sesso maschile utilizzare dai 10 ai 20mg/die di LGD-4033, mentre le atlete rimangono nel range tra 5 e 10mg/die.
Questi dosaggi sono stati determinati dagli utilizzatori sulla base di informazioni aneddotiche  e sperimentazione personale e non rappresentano in alcun modo delle linee guida che determinano un uso corretto o errato  della molecola in questione.

Nota: il dosaggio più elevato di LGD-4033 utilizzato negli studi clinici di fase 2 è stato di 2mg al giorno a fini terapeutici.[5]

Come prendere questi dati? In  modo costruttivo, ovviamente. Considerate i SARM come un qualsiasi altro farmaco, valutando concretamente il lato “positivo” ed il lato “negativo”, e non come una sorta di “pillola rossa” in grado di darvi la visione e concretizzazione della soluzione definitiva alle vostre smanie estetiche.

Gabriel Bellizzi

Riferimenti:

1- https://doi.org/10.1002/hep4.1456

2- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK548799/

3- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4018048/

4- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3177038/

5- https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT02578095

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