Recentemente ho riportato uno studio svolto su esseri umani nel quale l’uso di tè verde (e più esattamente del suo contenuto in catechine e caffeina) ha provocato una “mutazione” delle cellule adipose da “bianche” a “brune”. Poiché le cellule di grasso brune sono metabolicamente più attive, il tè verde è potenzialmente interessante per le persone che vogliono ridurre la loro percentuale di grasso corporeo. Esiste un altro studio, questa volta svolto su animali, che mostra la stessa capacità attribuita questa volta alla curcumina, la sostanza più bioattiva della Curcuma. (1)
I biologi molecolari presso la Fourth Military Medical University in Cina hanno somministrato a dei topi 0, 50 o 100 mg di curcumina per via orale ogni giorno per un periodo di 50 giorni. L’equivalente umano di queste dosi, per un soggetto del peso di 80 kg, sarebbe circa 0, 400 o 800 mg di curcumina al giorno.
I topi ai quali era stata somministrata la curcumina non mangiavano meno – ma acquistavano meno peso rispetto ai topi ai quali non era stata somministrata la curcumina.
Alla fine dei 50 giorni, i topi ai quali era stata somministrata la curcumina avevano meno grasso corporeo rispetto ai topi del gruppo di controllo. L’integrazione con curcumina ha probabilmente aumentato il consumo calorico dei topi. Un segno di questo fu che la temperatura corporea dei topi del gruppo “curcumina” era più alta.
La supplementazione di curcumina ha aumentato anche il numero dei mitocondri nella cavità addominale inferiore dei topi. Questo è un segno che indica che la curcumina muta le cellule grasse bianche in cellule grasse brune.
La supplementazione con curcumina ha aumentato la sintesi di UCP1, una molecola che aumenta il consumo energetico cellulare, e PGC-1-alfa, una molecola che aumenta la sintesi mitocondriale nelle cellule.
I ricercatori affermano che questi risultati attribuiscono alla curcumina un ruolo importante nella mutazione del grasso bianco in grasso bruno rendendola proponibile per la terapia di pazienti obesi.
Circa quindici anni fa le aziende farmaceutiche stavano studiando febbrilmente i beta-3 agonisti nella speranza che questi composti avrebbero messo fine all’epidemia dell’obesità. (2) (3) (4)
Non ci riuscirono. Gli agonisti dei recettori Beta-3 funzionano molto bene nei ratti e nei topi, ma non altrettanto negli esseri umani per via della presenza dei Beta-3 recettori nel tessuto adiposo bruno, scarso nell’adulto (specie negli uomini). D’altra parte, un aumento del grasso bruno da parte delle catechine (come detto la volta scorsa) o della curcumina può rendere il potenziale dimagrante maggiore dei Beta-3 agonisti (vedi Sinefrina) nell’uomo.
C’è anche da riflettere se le ipotesi sulla curcumina esposte dai ricercatori cinesi possano trovare reale riscontro negli esseri umani.
Pubblicato da Gabriel Bellizzi [also known as Ružička, The Biochemist] - CEO BioGenTech -
Negli anni trenta del ventesimo secolo si è verificata una febbre dell’oro scientifica di proporzioni inaudite nel campo della nascente endocrinologia. Questa impresa è stata portata avanti con tanta celerità grazie al pionieristico lavoro di biochimici Adolf Friedrich Johann Butenandt e Lavoslav Stjepan Ružička, entrambi premi Nobel per la chimica nel 1939 grazie proprio alla pubblicazione dell’articolo “Sulla preparazione artificiale dell’ormone testicolare testosterone (androstene-3-one--17-olio)”.
Il potenziale del Testosterone e dei suoi primi derivati che videro la luce nella seconda metà degli anni trenta del 900, arrivo’ all’orecchio degli sportivi d’élite tanto che nel 1938 vi fu una prima pubblicazione che parlava del potenziale uso del Testosterone nel Bodybuilding.
Grazie agli abbattimenti dei costi di produzione delle molecole di sintesi, resi possibili dal genio della chimica Russell Earl Marker e dalla sua “Marker degradation”, nella seconda metà degli anni quaranta l’uso di AAS si è diffuso nelle squadre olimpiche di molti paesi. Successivamente tocco’ al pubblico amatoriale. E' nel 1976 che vi fu una nuova svolta, cioè la nascita della società di biotecnologie “Genetech” nata dall’incontro tra l’imprenditore Robert Swanson e Herbert Boyer, biochimico dell’Università della California. I due decisero di fondare questa società per lo sfruttamento commerciale delle tecniche del DNA ricombinante messe a punto da Boyer. Insulina e hGH divennero parte del corollario di farmaci utilizzati dai bodybuilder, e l’era dei “Freak” venne inaugurata.
Purtroppo, lo “scandalo DOPING” negli anni 80’, e le successive restrizioni di “facciata” hanno smantellato massivamente quella nicchia di ricercatori che lavoravano a stretto contatto con gli atleti e facevano ricerca sul campo. Essi non sono “estinti” ma sono obliati da una certa narrativa di comodo. Da qui il problema presente: l’atleta è in balia di leggende e metodiche partorite da menti non avvezze alla complessità della farmacologia partendo dalle basi della biochimica.
La BioGenTech è un laboratorio di ricerca che opera direttamente sul campo dapprima della sua fondazione grazie al lavoro del CEO Amedeo Gabriel Bellizzi. Nel 2021, ha visto la luce e ha preso concretezza un idea: fornire informazioni valide e affidabili su una scienza multidisciplinare. Nessun circo delle pulci, ma qualcosa che si può vedere e constatare.
Noi alla BioGenTech, la quale è una realtà collaborativa sebbene diretta da una mente, siamo scienziati puri con un atteggiamento snobistico nei confronti dei soli affari. Riteniamo la sola corsa al denaro una cosa da bottegai, poco stimolante dal punto di vista intellettuale. E la ricerca al servizio del commerciale, quindi resa scientismo, può andare bene solo per chi non e’ dotato di etica o è limitato nella materia.
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