QUALI SONO I MIGLIORI PROTOCOLLI E LE MIGLIORI MOLECOLE PER IL BRIDGING?

bridge

Ovviamente, quando si parla di Bridging si va a trattare un argomento molto complesso che, al pari del ciclo di AAS stesso o della PCT, si fonda sull’individualità del soggetto preso in esame. Ma esistono delle linee logiche modulabili in base alle diverse variabili soggettive applicabili al Bridging ? Certo che si! Come ne esistono d’altronde nella pianificazione di un ciclo farmacologico o di una PCT efficaci . Il punto di partenza logico è quello di tenere bene a mente che il Bridging oltre ad avere lo scopo “mantenitivo” della massa magra ha quello di dare all’organismo un periodo di recupero dall’uso più o meno “intelligente” (questo dipende da voi o dal vostro preparatore) di AAS; evitando quindi di incappare nell’”uso ad oltranza” di megadosi di AAS e altri farmaci per il miglioramento delle prestazioni con i conseguenti effetti negativi, tra i quali:

– Incremento della attività dell’enzima aromatasi e della biosintesi degli estrogeni;
– Incremento dell’attività della 5-alfa-reduttasi, e di conseguenza aumento dei livelli di DHT;
– Incremento della produzione di glucocorticoidi e incremento dell’attività dei relativi recettori.
– Incremento dei livelli di Sexual Hormone Binding Proteins (SHBG)
– Alterazioni lipidiche croniche (colesterolo totale, HDL, LDL e Trigliceridi);
– Alterazioni croniche degli enzimi epatici (AST, ALT, ALP, GGT)
– Alterazione cronica dell’ematocrito e dei fattori della coagulazione (tempo di protrombina).

Le alterazioni sopra elencate vanno ovviamente tenute in considerazione nella pianificazione corretta di un Bridge. Quindi , per comporre un Bridging funzionale si dovrebbero tenere in considerazione le seguenti linee guida:

1- Contemplare prodotti non 5-alfa-riducibili (anche se il Testosterone rimane la scelta base migliore) o che vengono 5-alfa-ridotti in molecole ancora più anabolizzanti (un esempio sono le molecole sintetizzate a partire dal Boldenone);
2- La dove si sceglie per esempio il Testosterone, sfruttare l’attività estrogena per la sua proprietà di proliferazione dei recettori androgeni, tenendo sotto controllo i livelli di androgeni ed estrogeni circolanti mantenendoli in un rapporto favorevole (con appositi esami ematici), selezionando accuratamente tipologie e dosaggi delle molecole aromatizzabili e degli antiestrogeni;
3- Evitare l’utilizzo di inibitori enzimatici o della biosintesi dei glucocorticoidi così da evitare l’insorgenza di deleteri e cronici rebounds: utilizzare prodotti come ad esempio la N-ademetionina (SAMe) che regola a livello ipotalamico la produzione di cortisolo attraverso la sua attività anti-stress o la Fosfatidilserina (PS), oppure utilizzare androgeni anabolizzanti dotati di affinità inversa rispetto ai recettori del cortisolo come il Trenbolone ed i derivati del nandrolone in genere.
4- Utilizzare deboli AAS con una forte affinità di legame con le SHBG (il Proviron, per esempio), utilizzare sostanze che abbassano la produzione di SHBG (tralasciando i metilati in c-17, vari antiestrogeni come l’Exemestane ma anche l’Ostarine sono buone scelte), oppure assumere molecole refrattarie al legame con l’SHBG.
5- Evitare l’utilizzo di molecole metilate in C-17 per la loro tossicità epatica e per la loro capacità di alterare l’equilibrio lipidico: quindi, per esempio, evitare di seguire la vecchia moda dei 10mg di Dianabol al mattino;
6- Per una donna, tanto quanto per il ciclo, scegliere molecole con un basso impatto androgeno (vedi Nandrolone);
7- Se si opta per molecole quali Boldenone e derivati, e si hanno tendenze allo squilibrio dell’ematocrito, l’utilizzo della cardio aspirina può risultare una scelta saggia (sempre con appositi esami del sangue per verificarne la necessità).
8- Uso saltuario ma ben calcolato di Gonadotropine, in modo da evitare un atrofia testicolare cronica.
9- Il GH risulta un ottima aggiunta al classico bridge, a dosaggi di 2-3UI al giorno, portafoglio permettendo.
10- In caso di scelta di molecole come Trenbolone o Nandrolone e derivati, utilizzare un antiprolattinico (sempre con appositi esami del sangue per verificarne la necessità).

Quale potrebbe essere un esempio di bridge maschile o femminile per un soggetto intermedio? In maniera puramente esemplificativa:

– Bridging maschile esemplificativo
– 300mg di Metenolone Enantato a settimana
– 250UI di Gonadotropina tre volte a settimana.
– 800mg di SAMe o Fosfatidilserina
– Oppure
– 250mg di Testosterone Enantato a settimana
– 250UI di Gonadotropina tre volte a settimana.
– 50-100mg di Proviron al giorno.
– 800mg di SAMe o Fosfatidilserina

– Bridging femminile esemplificativo
– 50mg di Boldenone a settimana
– 800mg di SAMe o Fosfatidilserina
– Oppure
– 100mg di Metenolone Enantato a settimana
– 800mg di SAMe o Fosfatidilserina
– Oppure
– 50mg di Nandrolone Decanoato a settimana.
– 800mg di SAMe o Fosfatidilserina

Molti atleti, in special modo quelli di livello agonistco, scelgono di intraprendere la metodica del Bridging, che consente loro di mantenere la massa magra e l’equilibrio dei valori ematici, attraverso la selezione (e limitazione) dei tipi di prodotti in base ai criteri qui sopra indicati.
E’ da tenere in considerazione che, molecole spiccatamente anaboliche ma senza effetti androgeni apprezzabili, fino a 20-25mg al giorno, e senza effetti negativi sul fegato e sui lipidi, parliamo quindi dell’Ostarina, tende a ibridare il Bridging e la classica PCT: ma la vera impresa è reperire questa molecola essendo sicuri della sua reale presenza nel prodotto acquistato.
Personalmente, sconsiglierei il Bridging agli “spiaggiaroli”, a tutti coloro che non hanno alle spalle almeno 2-3 cicli correttamente svolti, a tutti coloro che non raggiungono un peso HP con il 10% (o meno) di grasso nei periodi off (in questo caso, probabilmente bisognerebbe imparare prima a mangiare ed allenarsi), ed agli amatoriali che lo fanno solo ed esclusivamente per “piacere” al gentil-sesso (non servono gli AAS per questo) . Per tutti gli agonisti ed i veri appassionati della ghisa, il Bridging risulta superiore alla PCT nel mantenimento dei guadagni e, al tempo stesso, nel mantenimento di valori ematici salubri.

Gabriel Bellizzi

 

2 risposte a "QUALI SONO I MIGLIORI PROTOCOLLI E LE MIGLIORI MOLECOLE PER IL BRIDGING?"

    1. Dipende dalle condizioni di salute generali le quali vanno regolarmente monitorate e nel caso non sia possibile avere un minimo di margine per un miglioramento dei marker l’atleta ha generalmente due scelte: entrare il TRT o staccare e procedere con una PCT. Se un atleta non ha considerato correttamente i tempi della preparazione lasciando un “buco” di 5 mesi dalla fine di una fase al contest beh, o dovrebbe imparare a calcolare meglio i tempi o affidarsi a qualcuno che lo sappia fare…

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