I grassi necessitano dei carboidrati per essere “bruciati”?

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Chiunque abbia dato un esame di biochimica all’Università, o che semplicemente abbia studiato le basi di biochimica o si sia interessato all’argomento “nutrizione”, sa che esiste da sempre un famoso detto che recita: “i grassi bruciano al fuoco dei carboidrati” (“fat burn in a carbohydrate flame”). Questa citazione, riportata spesso da testi e documenti di carattere scientifico, e di conseguenza anche da molti siti web e da molti personal trainer, è stata coniata dal biochimico tedesco Georg Rosenfeld nel lontano 1895. Essa spiega un principio fondamentale del metabolismo energetico, ovvero che i sottoprodotti del metabolismo dei carboidrati sarebbero necessari per il completo catabolismo e impiego dei lipidi. In altre parole questo concetto spiegherebbe, secondo una certa interpretazione, la presunta necessità di assumere carboidrati alimentari al fine di riuscire a “bruciare” (sarebbe più corretto dire “ossidare”) i grassi.
Secondo questo superficiale ragionamento , visto che la completa ossidazione dei grassi avverrebbe grazie ai sottoprodotti metabolici dell’impiego energetico dei carboidrati, eliminando generalmente i carboidrati dalla dieta si lascerebbe intendere, almeno implicitamente, una “falla nel sistema” che avrebbe l’effetto di compromettere l’efficienza metabolica nell’ossidazione dei grassi. Questo ipoteticamente si rifletterebbe addirittura su un blocco dell’impiego energetico dei grassi e quindi su un mancato o uno scarso dimagrimento.

Ovviamente queste ipotesi non trovano un reale riscontro scientifico, ma per capirlo è necessario mettere in chiaro alcuni punti.

Innanzi tutto, in biochimica con il termine “bruciare” si intende la capacità di estrarre energia dai macronutrienti, di ricavare ATP. Cosa l’organismo ne faccia dell’ATP prodotto è un altro discorso.

Detto ciò, bisogna anche capire come funziona il Ciclo di Krebs:

– I macronutrienti per essere utilizzati ed entrare dentro al ciclo devono essere scomposti:

– Il glucosio diventa Piruvato e in presenza di ossigeno a seconda dell’abbondanza dei carboidrati assunti diventa ossalacetato o acetil-CoA.

– I trigliceridi vengono scissi in acidi grassi e glicerolo. Quest’ultimo entra a far parte della glicolisi e segue le vie del glucosio, gli acidi grassi invece formano aceti-CoA.

– Gli aminoacidi utilizzano il loro scheletro carbonioso e a seconda se sono glucogenetici o chetogenici seguono due vie differenti:

1 – ossalacetato

2- acetil-CoA.

L’acetil-CoA per entrare nel Ciclo di Krebs ha bisogno dell’ossalacetato che svolge la funzione di “introduttore”. Per questo motivo viene detto che i “grassi bruciano al fuoco dei carboidrati”, perchè l’acetil-CoA senza ossalacetato rallenta o blocca l’ossidazione lipidica nel ciclo.

Tuttavia, essendo il corpo umano adattativo nel suo biologico margine genetico, la pratica quotidiana dimostra che anche senza carboidrati si può perdere grasso. Ma perchè questo avviene? Perchè nel fegato l’acetil-CoA in eccesso va incontro ad altri processi fisiologici e nella matrice mitocondriale degli epatociti forma acetoacetil-CoA il precursore dei corpi chetonici. Questi ultimi possono essere ossidati da tutti i tessuti extra-epatici dell’organismo che abbiano mitocondri, fornendo energia.
Quindi è vero che “i grassi bruciano al fuoco dei carboidrati” ma anche a quello dei corpi chetonici.
Per concludere, il muscolo è il principale tessuto che metabolizza i grassi a riposo. Il suo consumo di glucosio-glicogeno quando non facciamo nessuna attività impegnativa è veramente minimo a patto di non avere l’insulino-resistenza (inflessibilità metabolica). Il muscolo scheletrico umano può ossidare almeno sette aminoacidi: Leucina, Isoleucina, Valina, Glutammato, Asparagina, Aspartato e Alanina. Quindi questi ultimi, visto che la capacità glicolitica muscolare a riposo rimane bassa, forniscono gli intermedi per far funzionare il Ciclo di Krebs. Pertanto nel muscolo i grassi “bruciano” anche (o prevalentemente) al “fuoco degli aminoacidi” e non solo dei carboidrati.

E’ chiaro quindi che l’affermazione “i grassi bruciano al fuoco dei carboidrati” sia basata su una datata teoria originata alla fine del diciannovesimo secolo, ma che la scienza moderna, approfondita e appoggiata dalla dimostrazione pratica, dimostri il fatto che “i grassi bruciano al fuoco dell’ossalacetato”, molecola che può derivare sia dal glucosio che da precursori non-glucidici, ovvero dagli amminoacidi.

Fonte:

Project Nutrition – Per essere padroni dei concetti e non schiavi delle diete.

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