Diete low-carb e impatto sulla funzione tiroidea

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Le persone (e gli atleti) che riscontrano problemi seguendo un regime low-carb sembrano ritrovarsi nel medesimo schema. Inizialmente i soggetti si sentono meglio, perdono peso ma presto sviluppano sintomi da stanchezza, spesso accompagnati da sintomi classici dell’ipotiroidismo come freddo alle estremità, perdita di capelli e problemi digestivi. Reintroducendo i carboidrati, i sintomi mostrano una attenuazione.


Dal momento che i sintomi fanno pensare all’ipotiroidismo, i soggetti interessati controllano la tiroide (solitamente con gli esami TSH e FT4 senza FT3), con ancora maggiore confusione quando i risultati indicano una situazione ottimale.
Le persone che approfondiscono ulteriormente con un esame chiamato rT3 (reverse T3, in Italia non esiste ma potete ordinarlo all’estero) scoprono di avere livelli anormali, e ciò rappresenta un problema. Con l’aggiunta di T3 esogeno i pazienti mostrano dei miglioramenti , ma non sempre ciò è sufficiente a ripristinare le cose in modo ottimale.
Un eccesso di Reverse T3 può essere causato da una disfunzione surrenale cronica (cortisolo troppo alto o troppo basso) così come da livelli di ferro/ferritina bassi. I motivi possono essere molteplici, ma questi sono certamente i più frequenti. I valori dell’rT3 vanno considerati in relazione ai valori di FT3 e T3 (quest’ultimo in Italia non lo fanno). Un rapporto sano FT3/rT3 dovrebbe essere uguale o maggiore a 10. Valori alti di rT3 sono anche associati ad aumentati livelli di colesterolo LDL. Tuttavia quel che conta è il rapporto tra i due valori.


Nell’interessante articolo “Thyronamines—Past, Present, and Future”, alcuni ricercatori spiegarono la relazione tra consumo di carboidrati e funzione tiroidea attraverso la presenza di tironamine sull’energia metabolica. Nello studio citato del 2010 è stato dimostrato che iniettando tironamine nella cavità della pancia o nei tessuti cerebrali di animali in sperimentazione si verificavano le seguenti reazioni e comportamenti:

• ridotta capacità di utilizzare lo zucchero come fonte di energia
• insulino resistenza
• temperatura basale ridotta
• contrazioni cardiache indebolite
• declino delle attività

Dopo l’iniezione di tironamine, gli effetti cominciavano entro pochi minuti e perduravano per almeno 8-12 ore.
Ad oggi non è possibile testare i livelli di tironamine, ma attraverso il test dell’rT3 possiamo verificare il precurose delle tironamine. E possibile che presto si scoprirà che elevati livelli di rT3 corrispondono ad alti livelli di tironamine nei tessuti.
La ricerca sugli esseri umani ha dimostrato che i nostri ormoni tiroidei sono influenzati da singificativi cambiamenti nella quantità di carboidrati consumati.
Per alcuni soggetti, un improvviso declino di glucosio disponibile può scatenare un riflesso simile a quello che avviene negli animali che vanno in ibernazione, e cioè provocando la conversione di T4 in rT3 anziché nella sua forma attiva T3. L’rT3 viene poi convertito in tironamine che causano i sintomi dell’ipotiroidismo senza però alterazioni particolari negli esami sierici circa il funzionamento della tiroide.
Ci troviamo comunque nel campo delle speculazioni e sono necessarie molte altre ricerche prima di avvalorare questa ipotesi.
Secondo quanto osservato, per favorire una transizione da una dieta normo-glucidica ad un regime low-carb senza conseguenze è importante che la riduzione dei carboidrati sia lenta e graduale, iniziando a diminuire il consumo di carboidrati dalla colazione per poi estenderlo agli altri pasti durante un soggettivo periodo di tempo. Una ricarica ciclica regolata dalle esigenze migliora ulteriormente la situazione.
Ricordiamoci inoltre che uno stato di adattamento chetogenico può risultare in una ridotta conversione dell’ormone T4 nell’attivo T3. Questo non rappresenta uno stato patologico ma accade semplicemente poiché in questa situazione (chetosi) non c’è bisogno di così tanto ormone tiroideo attivo per uno stato ipometabolico più efficiente. Che uno ci creda oppure no, questa è una condizione altamente desiderabile da un punto di vista della longevità. Le diete low-carb non fanno assolutamente male alla tiroide. Ed una volta che si inizia nuovamente a consumare una maggiore quantità di cibo, i valori della tiroide aumentano molto velocemente (ricordate l’inserimento di ricariche cicliche?). Questo non significa però che si tratti di una cosa sempre auspicabile.
Comunque sia, se parliamo di BodyBuilder supplementati chimicamente (con T3 esogeno) questi specifici problemi non si manifestano. Se invece parliamo di atleti che hanno scelto di limitare la loro supplementazione a quella da banco, l’aggiunta di integratori quali Selenio, Guggulsteroni, Coleus Forskohlii, Zinco, Iodio e Omega 3 (EPA e DHA) possono aiutare a migliorare e stabilizzare la situazione.

Gabriel Bellizzi

Approfondimenti:


http://press.endocrine.org/doi/pdf/10.1210/er.2009-0040
http://www.codicepaleo.com/carbs/
Altro…

 Fonte: Codice Paleo

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