Rabbit Starvation Modificata

rsIntroduzione

La Rabbit Starvation(1) oppure “Morbo del Caribù” è la condizione di sofferenza e disagio cui sono soggetti gli umani quando la loro alimentazione è costituita da carne eccessivamente magra (coniglio e petto di pollo ad esempio) e assolutamente priva di carboidrati e di grassi.
La letteratura scientifica in materia è scarsa e si basa soprattutto su osservazioni e riscontri effettuati nelle spedizioni artiche o in altre condizioni al limite della sopravvivenza.
I sintomi che la contraddistinguono sono l’insorgere entro una settimana di nausea, diarrea, mal di testa, pressione sanguigna e battito cardiaco ridotti, fatica, sconforto, fame continua di grassi anche dopo pasti abbondanti ma esclusivamente a base di proteine. In alcuni rari casi si è parlato perfino di morte.(2)

Osservazioni Storiche sulla Rabbit Starvation

Esiste una certa aneddotica che riguarda i cacciatori bianchi nelle foreste del Canada settentrionale, i quali nella stagione invernale non avevano altro cibo se non la carne magrissima dei conigli con le conseguenze che abbiamo appena elencato.
Conseguenze che non colpivano i nativi di quelle terre perché mangiavano l’animale completo delle interiora ottenendo sia grasso che glicogeno epatico.
Vilhjamur Stefansson, che ha passato molti mesi con Eskimesi e Indiani delle estreme regioni canadesi, ci racconta che – nonostante l’assenza assoluta di zuccheri e cibo vegetale – il problema non insorge quando ci si nutre di alce e caribù con ampie riserve di grasso, per non parlare delle foche e dei leoni marini. Non a caso i nativi che consumano questi animali preferiscono cacciare esemplari vecchi proprio perché più grassi.
Un altro famoso esploratore artico, Hugh Brody riferisce che gli Eskimesi mangiano fegato crudo e grasso oppure carne affumicata e lardo (pemmican) rimanendo oltretutto indenni – come ampiamente dimostrato – dalle malattie cardiovascolari che presso quelle società non sono mai esistite. Nella prefazione del libro di Alden Todd “Abbandonati: la storia della spedizione artica Greely, 1881-1884” sempre lo stesso Stefansson sostiene che sia stato il cannibalismo dei compagni già morti a provocare il decesso di buona parte dell’equipaggio come conseguenza di questa inusuale e macabra Rabbit Starvation.
Lo stesso Charles Darwin nel “Viaggio del Beagle” descrive esperienze simili relative alla fame da grassi, pur valutando che i gauchos argentini mangiano per mesi esclusivamente chili di carne di manzo ogni giorno apparentemente senza problema alcuno.

Osservazioni Scientifiche sulla Rabbit Starvation

Poco ci dice la letteratura scientifica in merito a questo argomento.
Esiste uno studio(3) su di un singolo caso di decesso per Rabbit Starvation riportato anche da Loren Cordain il quale peraltro ritiene(4) che a fronte di un carico proteico eccessivo il fegato non sia in grado di produrre enzimi sufficienti per la sintesi dell’urea.
Oltre un certo limite infatti l’organismo va in iperammonemia e iperaminoacidemia(5).
Il tratto gastro-intestinale potrebbe assorbire in teoria non oltre 1,3 – 10 gr di aminoacidi ogni ora(6), anche se il dato ci appare superato di gran lunga all’atto pratico. Lo stesso autore d’altronde nella ricerca citata sottolinea come il 75% delle società di cacciatori – raccoglitori ricavi da fonti animali fino al 73% (98% gli Eskimos) del proprio nutrimento. Il limite di tolleranza sarebbe raggiunto sempre secondo Cordain quando l’apporto proteico equivale a circa il 40% dell’introduzione calorica complessiva, secondo Billsborought quando si aggira sul 35%.

I problemi maggiori di una dieta esclusivamente proteica protratta sono i seguenti:

1. Deficit calorico imponente.
La transaminazione converte le proteine in urea e induce la sintesi degli aminoacidi derivati in glucosio. Si tratta di un processo dal costo metabolico molto elevato, fino a 6 volte la trasformazione dei carboidrati in glucosio.
E’ un processo aerobico che ha il proprio limite nella disponibilità di ossigeno del fegato.
La capacità complessiva del sistema si attesta comunque sulla produzione di 400 gr. giornalieri di glucosio, che non è poco…

2. Forte squilibrio della bilancia acido-base dell’organismo e conseguente catabolismo muscolare(7).
Il NEAP infatti (Net Endogenous Acid Production) aumenta in diretta proporzione con l’aumento del cibo di origine animale rispetto a quello vegetale.

3. Deficit nutrizionale particolarmente di vitamina A e betacaroteni fondamentali nella sintesi delle proteine, vitamina C e acidi grassi. Consumare il fegato degli animali aiuta a superare questa condizione, come le esperienze degli indigeni dimostrano.

4. Iperproduzione di cortisolo. E’ oramai ampiamente dimostrato il rapporto tra dieta e produzione ormonale. In particolare si è posta attenzione all’aumento del cortisolo extra viscerale in seguito a un pasto iperproteico e scarso di carboidrati. La questione ad oggi è servita da pretesto per sottolineare l’influenza negativa che le proteine animali avrebbero sull’umore (ansia, depressione, instabilità) e sulle conseguenze per i nascituri qualora l’alimentazione materna in gravidanza e allattamento fosse iperproteica(8) Il cortisolo, prodotto dal surrene e liberato nel sangue, può essere disattivato a cortisone e depositato nel letto viscerale per essere successivamente riattivato.
Si evidenzia cortisolo attivo in due diverse frazioni:


VISCERALE: per riattivazione da parte del fegato(9),(10). Questa quota non risente del cortisolo circolante, non viene influenzata dal pasto e neppure dal diabete di tipo 2(11), mentre l’obesità sembra avere influenza

EXTRAVISCERALE: prodotto dal surrene. In seguito al pasto ricco di proteine ma allo stesso tempo esente da carboidrati(12),(13),(14) la frazione surrenale aumenta mentre si riduce l’escrezione dell’ormone.
Con una quota minima di zuccheri anche con un apporto del 30% di proteine non ne aumenta la produzione.

Sembra quindi essere il rapporto proteine – zuccheri piuttosto che le proteine da sole a determinarne l’increzione dell’ormone. Il meccanismo viene attivato a livello di mucosa intestinale da alcuni aminoacidi – particolarmente il triptofano – con un segnale all’asse ipotalamo-ipofisi-surrene(15). Stranamente questa risposta si attiva solo a metà giornata col pranzo e non per esempio con la colazione del mattino(16).
Escluso ogni possibile valenza allergenica è invece ipotizzabile una funzione digestiva delle proteine.
Alcuni studi(17) infine dimostrano come nella tarda gravidanza in seguito a dieta iperproteica e allo stesso tempo scarsa di carboidrati, si instauri una elevata produzione di cortisolo che programma il neonato ad ipercortisolemia in età adulta.

Riscontri soggettivi sulla Rabbit Starvation Modificata

Dal momento che qui stiamo parlando di alimentazione applicata al BodyBuilding, questa situazione dannosa nel lungo termine può dare grossi vantaggi se ristretta sul breve periodo, inserita in una programmazione corretta, ad esempio, come “arma” pre-gara.

Il passaggio alla Rabbit Starvation Modificata (50% carne bianca(pesce e 50% carne rossa) ha un immediato riscontro nei seguenti fattori:

• lieve perdita di potenza ed esplosività muscolare nel lavoro alattacido, da attribuirsi al ridotto apporto di creatina. Nonostante che – grassi a parte – non ci siano differenze sostanziali tra carne di manzo e petto di pollo, il contenuto in creatina di quest’ultimo è praticamente inesistente.
• La perdita di potenza muscolare sposta il lavoro alattacido verso il lattacido quindi va a intaccare le riserve di glicogeno muscolare, provocando leggero svuotamento e incremento di appetito per i carboidrati.
• Lievi episodi di cefalee, inappetenza, fame di grassi per l’eccesso di proteine e la scarsità di grassi e zuccheri (iperammonemia e iperaminoacidemia).
• L’allenamento diviene meno piacevole e più sofferto.

Tutto questo costringe a ricariche cicliche composte da 10-12 uova intere, fegato di manzo e abbondanti porzioni di Riso e Patate dolci in un ciclo di 5-6 giorni rabbit + 2-1 ricarica. Il risultato netto finale è il mantenimento del peso corporeo con un calo notevole della percentuale di grasso in soli 28-42 giorni. L’equilibrio acido-base è mantenuto e così l’anabolismo proteico.
Questa strategia si è rivelata di grande utilità nella fase finale della preparazione alla gara o, per chi non gareggia, nella fase inoltrata del Cutting, sostituendosi alla classica KD (Dieta chetogenica) quando lo stallo nei progressi si manifesta.
In conclusione uno shift della Dieta Chetogenica (con alimenti “Paleo”) verso la Rabbit Starvation Modificata si è dimostrato positivo per raggiungere la definizione estrema, non fisiologica richiesta dalle competizioni di BodyBuilding, con disagio contenuto. Trattandosi tuttavia di una metodica estrema non deve essere protratta oltre le sei settimane.

Esempio di Rabbit Starvation Modificata (6 giorni consecutivi)

-Colazione: 350gm di Manzo magro + integratore di fibre + Kitosano+ M.V.
-Spuntino: 250gm di Petto di Pollo + Potassio/Magnesio
-Pranzo: 500gm di Manzo magro + integratore di fibre + Kitosano+ M.V.
-Spuntino: 250gm di Petto di Pollo + Potassio/Magnesio
-Cena: 500gm di Manzo Magro+ integratore di fibre + Kitosano+ M.V.
-Spuntino: 250gm di Petto di Pollo.

ATTENZIONE: è caldamente sconsigliato l’uso di questa metodica senza la supervisione da parte di persone qualificate.

Gabriel Bellizzi

Bibliografia e Fonti

[1] “RABBIT STARVATION” 2006

[2] Speth JD, Spielmann KA ENERGY SOURCE, PROTEIN METABOLISM AND HUNTER-GATHERER SUBSISTENCE STRATEGIES J Anthropol Archaeol 1983: 2:1-31

[3] Lieb CW THE EFFECTS ON HUMAN BEING OF A TWELVE MONTHS EXCLUSIVELY MEAT DIET jama 1929; 93:20-2

[4] L. Cordain et al PLANT-ANIMAL SUBSISTENCE RATIOS AND MACRONUTRIENT ENERGY ESTIMATIONS IN WORLDWIDE HUNTER-GATHERERS DIETS Am J of Clin Nutr 2000; 71: 682-92

[5] Rudman et al MAXIMAL RATES OF EXCRETION AND SYNTESIS OF UREA IN NORMAL AND CIRRHOTICS SUBJECTS J Clin Invest 1973; 52:2241-9

[6] Bilsborought S, Mann N. A REVIEW OF ISSUE OF DIETARY PROTEIN INTAKE IN HUMANS Int J Sport Nutr Exerc Metab, 2000 Apr; 16(2): 129-52

[7]A. Strhole et al ESTIMATION OF THE DIET-DEPENDENT NET ACID LOAD IN 229 WORLDWIDE HISTORICALLY STUDIED HUNTER-GATHERER SOCIETIES Am J of Clin Nutr vol. 91, n°2, 406-412, 2010

[8] ANXIETY AND DEPRESSION IN MEAT EATERS, 2007

[9] R.Basu et al SPLANCHNIC CORTISOL PRODUCTION OCCURS IN HUMANS Diabetes 53: 2051-2059, 2004

[10] R.Basu et al SPLANCHNIC CORTISOL PRODUCTION IN DOGS OCCURS PRIMARLY IN THE LIVER Diabetes, 55: 3013-3019, 2006

[11] R.Basu et al OBESITY AND TYPE 2 DIABETES DO NOT ALTER SPLANCHNIC CORTISOL PRODUCTION IN HUMANS J of Clin Endo & Metab, vol. 90, n°7: 3919-3926, 2005

[12] B.Ishizuka et al PITUITARY HORMONE RELEASE IN RESPONSE TO FOOD INGESTION: EVIDENCE FOR NEUROENDOCRINE SIGNALS FROM GUT TO BRAIN J of Clin Endo & Met, vol. 57: 1111-1116, 1983

[13] R.H.Stimson et al DIETARY MACRONUTRIENT CONTENT ALTERS CORTISOL METABOLISM INDEPENDENTLY OF BODY WEIGHT CHANGES IN OBESE MEN J of Clin Endo & Met, vol. 92, n° 11: 4480-4484, 2007

[14]R.Basu et al EFFECT OF NUTRIENT INGESTION ON TOTAL-BODY AND SPLANCHNIC CORTISOL PRODUCTION IN HUMANS Diabetes 55: 667-674, March 2006

[15]C.Benedict et al GUT PROTEIN UPTAKE AND MECHANISMS OF MEAL-INDUCED CORTISOL RELEASE The J of Clin End & Met, vol. 90, n. 3: 1692-1696, 2005

[16]E.L.Gibson et al INCREASED SALIVARY CORTISOL RELIABLY INDICED BY A PROTEIN-RICH MIDDAY MEAL Psychosomatic Medicine 61: 214-224, 1999

[17]K.Herrick et al MATERNAL CONSUMPTION OF A HIGH-MEAT, LOW-CARBOHYDRATED DIET IN LATE PREGNANCY: RELATION TO ADULT CORTISOL CONCENTRATIONS IN OFFSPRING The J of Clin Endo & Met, vol. 88, n° 8: 3554-3560, 2003  

www.giovannicianti.org

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