Digiuno reale e digiuno metabolico

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Il digiuno, in termini letterari, è questo: “astensione totale o parziale dagli alimenti, sia volontaria (per es. come forma di protesta non violenta), sia in osservanza di un precetto religioso o di una prescrizione medica”.
A noi, più che il digiuno in sé interessano i suoi effetti metabolici, e per questo è consona un’altra citazione (di Lyle McDonald – se non erro nel libro The Rapid Fat Loss Handbook): “la dieta è come il digiuno, soltanto meno drastica”. Questa affermazione può risultare senza senso, in realtà un senso ce l’ha, basta leggere fra le righe: gli effetti metabolici di una restrizione calorica sono assimilabili a quelli di un digiuno, la differenza sta nell’intensità e le tempistiche entro i quali questi si verificano.
Qualcuno ricorda il Minnesota Semistarvation Study? Se una cosa buona ha fatto Ancel Keys, sarebbe molto meglio ricordarlo per questo che non per il fallace “Seven countries study”. A cosa è servito questo esperimento? A molto: ci ha fatto comprendere cosa accade, a livello biologico, psicologico e sociale, a persone a digiuno. Tutto il mondo della Ricerca parla di “digiuno”, ma a quanto ammontava l’introito energetico dei pazienti di Keys e colleghi? 1800 calorie al giorno, per 6 mesi. I Ricercatori considerano digiuno ciò che oggi molte persone pensano siano introiti che facciano ingrassare.

Perché considerare digiuno qualcosa che, di fatto, non lo è? 1800 calorie giornaliere significa comunque mangiare una quantità di cibo che molte persone a dieta oggi si sognano, dov’è l’inganno? L’inganno risiede nella nostra incapacità, da esseri umani, di pensare “lateralmente”, una sorta di pigrizia cognitiva, quello che ci porta a distorsioni del ragionamento che chiamiamo, nel gergo, bias. Attenzione, un bias non è necessariamente negativo: il nostro cervello cerca di utilizzare scorciatoie di ragionamento, che sono utili in termini di sopravvivenza, perché stereotipate e molto più veloci di processi consapevoli (pensate ai riflessi: girarsi bruscamente per un forte rumore può essere futile se questo rumore è generato da un portone che sbatte a distanza, è vitale se il rumore è generato da un’automobile che urta un muretto a pochi metri da noi).
Il bias in questo caso risiede nel fatto che abbiamo fatto nostra la definizione di digiuno come “Non si mangia (e a volte beve) nulla”, quando in realtà come detto su a noi interessano gli effetti metabolici del digiuno. Pensate ai vari farmaci antitumorali o antidiabetici o anticolesterolo: tutti farmaci che agiscono su vie metaboliche attivate anche in condizioni di digiuno. Vi chiedo di soffermarvi sull’immagine che riporto qui sotto.
A sinistra abbiamo fattori per così dire “catabolici” (ricavano energia a partire da molecole più complesse, carboidrati, grassi e proteine), a destra quelli “anabolici” (creano molecole complesse avendo a disposizione energia e molecole più semplici). Per farla semplice: attivare i fattori a sinistra fa dimagrire e perdere peso, attivare quelli a destra fa ingrassare e accumulare peso.
attivare i fattori a sinistra “simula” in qualche modo il digiuno. Perché? Perché la cellula “vede” quelli, non ragiona in termini di cosa mettiamo in bocca in un determinato momento o quanto duri la nostra finestra di sovralimentazione, se quei fattori sono attivati, lei capisce “digiuno”.

Come potete osservare dall’immagine, “Calorie restriction”, “Ketogenic diet”, “CHO restriction” sono messe insieme, perché tutte e tre hanno effetti simili e attivano i fattori a sinistra. A destra troviamo invece “Protein restriction”, che come potete osservare dalla linea spezzata, inibisce i fattori anabolici e interagisce anche con ciò che c’è a destra. Cosa significa tutto questo? Che se io faccio “vedere” alla cellula che sono attivi i fattori a sinistra, in qualsiasi modo ottenga questo risultato, lei capirà “digiuno”. Il che vuol dire che se introduco un alimento, prima di chiedermi “Interrompe il digiuno” devo chiedermi “Interferisce con quelle vie metaboliche? In che modo? Le potenzia o le inibisce?”; solo le risposte a queste domande possono davvero farmi capire se ciò che sto facendo si inserisce bene o meno nel mio protocollo di digiuno metabolico, in fase di sottoalimentazione.

Paradossalmente, possiamo usare gli alimenti in maniera funzionale non solo per simulare il digiuno, ma per amplificarne gli effetti.
Prendiamo ad esempio l’esperimento di Draznin e colleghi, che si intitola “Effetti della composizione dei macronutrienti dietetici sull’espressione e l’attività di AMPK e SIRT1 nel muscolo scheletrico umano”.
State attenti alle parole che seguono. Draznin ha fatto un esperimento con 4 tipi di diete diverse, ovvero

-Una dieta ipocalorica a bassi carboidrati e alti grassi;

-Una dieta ipocalorica ad alti carboidrati e bassi grassi;

-Una dieta ipercalorica a bassi carboidrati e alti grassi;

-Una dieta ipercalorica ad alti carboidrati e bassi grassi.

Le diete che attivavano maggiormente le vie “a sinistra” (relativamente all’immagine discussa sopra) erano quelle elevate in grassi, rispetto a quelle elevate in carboidrati. Ma la cosa più interessante è questa: la dieta ipercalorica ad alti grassi comunque attivava quelle vie, vincendo sulla dieta ipocalorica ad alti carboidrati. Unendo questo al discorso fatto sopra: le cellule capivano “digiuno” anche in ipercalorica!

Quindi, una dieta low carb, a parità di calorie, genera risultati differenti rispetto a una dieta high carb. In sostanza, posso introdurre più calorie ingrassando meno in una dieta high fat. I motivi biochimici e fisiologici qui descritti ce lo dicono chiaramente.

Olio di cocco, acido alfa lipoico (ALA), epigallocatechin gallato (EGCG), cannella, pepe nero, aceto, allina, vanidil solfato, cromo polinicotinato/picolinato, solo per citarne alcuni, sono supplementi funzionali al digiuno metabolico. Sono tutti degli induttori, simulatori, potenziatori del digiuno. Il che significa che se mangiate olio di cocco durante il digiuno, non lo “interrompete”, ma lo potenziate; se assumete EGCG o ALA o qualsiasi altra sostanza in grado di agire sui quei fattori “a sinistra”, non state facendo altro che potenziare gli effetti del digiuno metabolico.

Per esempio, la caffeina, direttamente e indirettamente, aumenta la produzione e i tempi di azione della noradrenalina. La noradrenalina fa mettere in circolo nutrienti, “depletando” le scorte energetiche cellulari e quindi aumentando il rapporto ADP/ATP, che a sua volta attiva AMPK/PPAR: dove compaiono, questi, nell’immagine esposta? A sinistra! Quindi, caffeina e stimolanti sono altri potenziatori del digiuno (che poi le xantine abbiano anche un effetto sulla sensibilità al glucosio e all’insulina, è un discorso a parte, qui parliamo dell’underfeeding, non dimenticatelo).

E in tutto questo, il ruolo dell’acqua? Molte volte viene trascurata, perché tanto… “è acqua”. Non è così: l’acqua può essere utilizzata funzionalmente in diversi modi.
L’ipotensione ortostatica è una condizione in cui, passando da clinostatismo (sdraiati) a ortostatismo (in piedi) si avvertono capogiri e/o nausee dovuti a un abbassamento pressorio che non dovrebbe verificarsi (questo potrebbe far sospettare anche un affaticamento surrenalico). Sapete qual è uno dei modi non farmacologici per gestirla? Boli d’acqua! Bere una quantità consistente d’acqua (> 500 mL) in pochi minuti permette un innalzamento pressorio di 10-20 mm Hg noradrenalino-mediato. Avete letto bene, mediato dalla noradrenalina. La noradrenalina, riprendendo in mano l’immagine qui esposta, agisce a sinistra!

Ogni volta che pensate a quali alimenti inserire o non inserire nel vostro protocollo di digiuno metabolico, in fase di sottoalimentazione, non chiedetevi “Interrompe il digiuno?” ma prendete in mano l’immagine qui riportata e indagate per capire dove ciò che state introducendo agisce: a sinistra o a destra? Se agisce a sinistra, non “interrompe” ma induce, simula o potenzia il vostro digiuno. Pensate comunque anche alle interazioni tra sinistra e destra: supplementi come i BCAA stimolano direttamente le vie a destra, ma se assunti in restrizione energetica l’effetto netto non è quello di “interrompere il digiuno”. Se studiate bene l’immagine vi accorgete, infatti, che la restrizione energetico-glucidica oltre ad agire sulle vie a sinistra, attivandole, mette un freno a quelle a destra (guardate la linea interrotta che da AMPK a mTORC1). Questo è anche il motivo per cui non si può sempre considerare, per esempio, un singolo fattore come “anabolico” o “catabolico”.

Fonte: http://vivereinforma.it/

 

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