dietcoke

Qualche tempo fa pubblicai un articolo nel quale evidenziavo, attraverso diversi studi, come l’uso di dolcificanti “low calorie” a dosaggi variabili (Aspartame da 0, 350mg a 1050 mg/die) da parte di individui sani non avesse un impatto significativo sui livelli di glucosio e insulina in risposta al test di tolleranza al glucosio, sulla massa e composizione corporea, sulla fame, pienezza e sete e sull’HbA1c (emoglobina glicata). Secondo uno studio pubblicato nel 2015 sull’American Journal of Clinical Nutrition, le persone in sovrappeso o obese che cercano di perdere peso attraverso una riduzione dell’introito calorico giornaliero e all’inserimento o aumento dell’attività fisica, ottengono migliori risultati se consumano acqua al posto di bevande light ai pasti. (1)

Lo studio clinico in questione era randomizzato a 2 bracci, in singolo cieco. I partecipanti eleggibili sono stati assegnati in modo casuale dopo le misure di base utilizzando un metodo sulla casualità numerica generata dal coordinatore del progetto con allocazione nascosta dai partecipanti e dai dietologi che li seguivano fino a quando la randomizzazione non è stata rivelata ai partecipanti all’inizio dello studio.

I partecipanti all’esperimento erano sessantadue donne in sovrappeso o obese (BMI 27-40) di età compresa tra i 18 ed i 50 anni.

Per 24 settimane le donne prese in esame hanno seguito una dieta ipocalorica, che creava un deficit di 500-1000Kcal rispetto al fabbisogno giornaliero. Inoltre, le donne sono state spronate ad allenarsi con intensità moderata per 60 minuti al giorno.

I partecipanti allo studio sono stati divisi in due gruppi: Il “gruppo acqua”(Water), composto al termine dello studio da 30 soggetti, nel quale è stata sostituita l’assunzione abituale di bevande light con un bicchiere d’acqua (250 mL) assunto dopo il pasto principale (pranzo), e il “gruppo bevanda dietetica”(DB), composto al termine dello studio da 32 soggetti, nel quale i componenti sono stati istruiti a bere una bevanda dietetica una volta al giorno (250 mL) dopo il pasto principale (pranzo) per 5 volte a settimana con consumo di sola acqua dopo il pasto principale (pranzo) nei restanti giorni della settimana. Le assunzioni di liquidi sono state abbinate tra i 2 gruppi nel loro pasto principale, ma entrambi i gruppi erano liberi di bere acqua come bevanda durante il resto dei giorni ma non erano autorizzati a consumare bevande dietetiche. Inoltre, a entrambi i gruppi è stato chiesto di non bere bevande dietetiche o acqua durante il pasto e di non aggiungere dolcificanti ipocalorici come l’aspartame o il sucralosio a bevande come tè o caffè. Sono state richieste visite bisettimanali al dietista per promuovere l’aderenza dei soggetti alla dieta ipocalorica e alla sostituzione delle bevande. Quelli del gruppo DB hanno ricevuto le loro bevande durante le visite di trattamento bisettimanali. Entrambi i gruppi hanno iniziato una dieta ipocalorica secondo il protocollo NovinDiet (nome della clinica dove si è svolto l’esperimento), che includeva consigli per aumentare gradualmente i livelli di attività fisica per raggiungere i 60 minuti di attività moderata per 5 giorni a settimana.

La Clinica NovinDiet è una clinica privata per la perdita di peso che utilizza un approccio integrato (dietetico, comportamentale, esercizio e trattamenti medici). Il protocollo NovinDiet si basa sullo sviluppo di un approccio di problem-solving per ogni soggetto in modo individuale e affronta la gestione sia della dieta che dell’esercizio fisico. In questo studio, il programma è stato progettato per consentire la perdita di peso del 7-10% del peso corporeo iniziale, ad una velocità di 0,5-1 kg / settimana per 24 settimane. I programmi di dieta individuali erano basati sui registri del diario alimentare dei pazienti e sulle loro preferenze alimentari, con modifiche graduali per adeguare la loro dieta al protocollo NovinDiet. La dieta ipocalorica alla quale sono stati sottoposti i soggetti dello studio era ad alto contenuto glucidico, e a basso contenuto di grassi saturi [17% delle calorie dalle proteine, il 23% dai grassi (<10% da grassi saturi) e il 60% dai carboidrati].

Alle sessioni bisettimanali sono stati discussi i problemi comportamentali riferiti dai soggetti riguardo al loro programma per la perdita di peso. Sono stati forniti opuscoli che i soggetti si portavano a casa e che utilizzavano per registrare l’aderenza al protocollo dietetico. Durante il periodo di intervento, i soggetti hanno completato il modulo di feedback in merito alla loro aderenza alla dieta assegnata e all’attività fisica svolta. I soggetti hanno anche avuto accesso a un sito Web, a riviste Internet settimanali e al supporto telefonico/online da parte di in consulente, se necessario.

Le misurazioni antropometriche di tutti i soggetti sono state prese al basale, 12 settimane e 24 settimane dopo l’inizio del programma (eccetto l’altezza, che è stata presa solo durante la visita di screening) dal dietologo.

L’assunzione macrocalorica è stata rilevata al basale e l’ultima settimana dell’intervento (settimana 24) sono stati analizzati dal software Nutritionist IV (versione 4.1; Hearst). Campioni di sangue di tutti i soggetti sono stati prelevati dopo un digiuno notturno (10-12 ore), tra le 7:00 e le 9:00, al basale e 24 settimane dopo l’inizio del programma per le misurazioni biochimiche, cellulari e ormonali. I campioni di sangue a digiuno sono stati raccolti mediante venipuntura secondo un protocollo standard.

I soggetti sono stati sottoposti a misurazione della curva glicemica e insulinica (prelievo ematico dopo 2h dall’assunzione di 75g di glucosio) secondo il metodo standard della American Diabetes Association per escludere condizioni diabetiche. Il glucosio plasmatico a digiuno (FPG) e le concentrazioni di glucosio 2h post prandiali sono state misurate utilizzando il metodo colorimetrico enzimatico. L’insulina è stata misurata utilizzando un dosaggio radioimmunologico con insulina umana marcata con 125I e un antisiero di insulina umana ad un dosaggio immunoradiometrico (IRMA; Biosource) con un sistema a contatore γ (Gamma I; Genesys). La resistenza all’insulina è stata valutata attraverso l’indice HOMA-IR, che è stato calcolato utilizzando la seguente formula:

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E’ stata effettuata anche la misurazione dell’emoglobina glicata (HbA1c), mediante un metodo colorimetrico dopo una separazione iniziale mediante cromatografia a scambio ionico (Biosystem), e l’analisi biochimica del colesterolo totale sierico (TC), dei trigliceridi e del colesterolo HDL tramite un analizzatore automatico Selectra E (Vita Laboratory) seguendo le procedure standard dei kit diagnostici di Pars Azmoon. Il colesterolo LDL è stato calcolato usando la formula di Friedewald:

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Degli 89 soggetti obesi e in sovrappeso reclutati per lo studio, 62 hanno completato l’intervento di 24 settimane (il 71% della popolazione originale). Dei 27 soggetti esclusi, 2 lo sono stati a causa dei risultati del Beck Depression Inventory. Cinque soggetti sono stati esclusi perché hanno smesso di tenere il registro alimentare o lo hanno riempito in modo insufficiente. I risultati degli esami del sangue al basale hanno rivelato che 11 pazienti non erano eleggibili perché avevano un criterio di esclusione ≥1.

grafico89

Al basale, non c’erano differenze statisticamente significative nelle caratteristiche fisiche o nelle misurazioni biochimiche tra i gruppi di intervento o tra coloro che hanno completato o non completato lo studio una volta reclutati.

 

Water group (n = 35)  DB group (n = 36) 
Age, y  32.2 ± 6.92  31.7 ± 6.8 
Body weight, kg  88.2 ± 8.8  87.6 ± 9.8 
Height, cm  161.3 ± 4.9  161.7 ± 4.2 
BMI, kg/m2  33.9 ± 3  33.5 ± 3.6 
Waist circumference, cm  104.6 ± 5.8  103.5 ± 5.9 
Married, %  73  75 
Total cholesterol, mmol/L  4.8 ± 0.4  4.7 ± 0.4 
HDL cholesterol, mmol/L  1.3 ± 0.2  1.3 ± 0.2 
LDL cholesterol, mmol/L  2.8 ± 0.4  2.7 ± 0.5 
Triglycerides, mmol/L  1.7 ± 0.2  1.6 ± 0.2 
FPG, mmol/L  5.2 ± 0.5  5.3 ± 0.4 
2hpp, mmol/L  6.9 ± 0.7  6.7 ± 0.7 
HbA1c, %  5.1 ± 0.4  5 ± 0.4 
Insulin, mU/L  13.7 ± 2.1  13.1 ± 3.1 
HOMA-IR  3.2 ± 0.6  3.1 ± 0.8 

Una volta concluso il test, il “gruppo acqua” ha mostrato una perdita di peso maggiore di 1,2kg rispetto al gruppo DB. Il risultato era statisticamente significativo.

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Le riduzioni della concentrazione di Colesterolo TC, LDL e Trigliceridi e l’aumento del Colesterolo HDL sono state rilevate durante le 24 settimane di studio in ciascun gruppo (P <0,001), ma non vi erano differenze significative in questi risultati tra i gruppi dopo le 24 settimane.

Il TC dopo 24 settimane era diminuito di -0,53 ± 0,16 mmol/L nel “gruppo acqua” rispetto agli -0,49 ± 0,17 mmol/L del gruppo DB.

Le concentrazioni di HDL dopo 24 settimane erano aumentate di 0,125 ± 0,045mmol/L nel gruppo acqua rispetto agli 0,124 ± 0,050mmol/L del gruppo DB, mentre il colesterolo LDL era diminuito di -0,534 ± 0,164 mmol/L (acqua) e -0,551 ± 0,191 mmol/L (DB).

Le concentrazioni di Trigliceridi dopo 24 settimane sono diminuite di -0.281 ± 0.109 mmol / L (acqua) e -0.280 ± 0.122 mmol / L (DB).

I ricercatori non hanno certezza sulla causa esatta di questa differenza, ma sospettano che possa ricercarsi nella sensibilità all’insulina. Se si osserva il grafico sopra riportato la sensibilità all’insulina è leggermente migliorata nel “gruppo acqua” rispetto al gruppo DB.

L’analisi dei dati ha mostrato che l’FPG, l’insulina a digiuno, la curva del glucosio (2hpp), l’HbA1c e l’indice HOMA-IR diminuivano nel tempo in entrambi i gruppi (P <0,001 per effetto tempo di tutte le variabili). Tuttavia, le differenze tra i gruppi erano significative solo per l’insulina, 2hpp e HOMA-IR. La riduzione media del glucosio plasmatico a digiuno su 24 settimane era di -0.767 ± 0,278 mmol / L (acqua) e -0,681 ± 0,169 mmol / L (DB).

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In termini di differenze del 2hpp durante le 24 settimane di intervento, la riduzione media di questo era -1.024 ± 0.254 mmol / L (acqua) e -0.719 ± 0.275 mmol / L (DB).

Il calo dell’HbA1c su 24 settimane nel gruppo acqua era -0,54% ± 0,12%, mentre questa riduzione era pari a -0,47% ± 0,17% nel gruppo DB alla settimana 24.

Le concentrazioni sieriche di insulina a digiuno sono diminuite significativamente nel tempo, con differenze tra i 2 gruppi (P <0,001). La riduzione dell’insulina era di -2,8 ± 0,8 mU / L (acqua) e -1,8 ± 1,3 mU / L (DB) dopo 24 settimane. Inoltre, vi è stato un significativo miglioramento della resistenza all’insulina nel gruppo acqua rispetto al gruppo DB su 24 settimane. L’HOMA-IR è diminuito di -0,097 ± 0,049 nel gruppo acqua rispetto a -0,057 ± 0,042 del gruppo DB su 24 settimane.

In conclusione, i ricercatori scrivono che sostituire le bevande dietetiche con il consumo di acqua sembra avere un impatto positivo sulla perdita di peso e sulla sensibilità all’insulina nei soggetti sovrappeso e obesi che seguono una dieta ipocalorica e che ora sono necessari studi a più lungo termine.

Nonostante il presente studio mostri un ottimo design, vi sono delle “lacune” che possono alterare in parte il risultato finale, nella fattispecie per quanto riguarda le conclusioni in merito. Una di queste è rappresentata dalla “buona fede” posta nei confronti dei soggetti presi in esame e del loro impegno a svolgere l’attività fisica consigliata in modo omogeneo. Dato che la perdita di peso è determinata principalmente dall’input e dall’output calorico, è possibile che parte dei soggetti trattati non abbiano rispettato le direttive dategli soprattutto per quanto riguarda l’attività fisica. Anche la differenza d’età tra i soggetti monitorati può in parte “viziare” i risultati. Inoltre, i soggetti esaminati non possono essere considerati pienamente “sani” (mi riferisco soprattutto agli individui obesi), e le loro caratteristiche non li rendevano particolarmente avvantaggiati nel seguire una dieta ipocalorica con una percentuale glucidica del 60% (questione che andrebbe analizzata caso per caso in base alla storia clinica del paziente cosa che, nonostante la personalizzazione del programma, non sembra essere stata presa totalmente in considerazione). Nonostante ciò, i fattori elencati non possono spiegare del tutto una riduzione media di peso superiore di 1,2Kg del gruppo che consumava un bicchiere d’acqua post pranzo. Quindi, di conseguenza, allineandomi con quanto detto dai ricercatori, l’impatto della bevande dietetiche (e dei dolcificanti) nei soggetti sovrappeso o obesi va indagato ulteriormente e con controlli più rigidi sui pazienti.

 

Riferimenti:

  1. https://doi.org/10.3945/ajcn.115.109397

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