ALTA ASSUNZIONE PROTEICA E SALUTE

 

Una dieta ricca di proteine – di solito una dieta ricca di proteine animali – non è pericolosa. E certamente se si ha uno stile di vita sano, non si fuma, si svolge attività fisica a sufficienza e si ha un controllo sul peso, una dieta ricca di proteine, non è assolutamente malsana. Gli epidemiologi presso la University of Harvard hanno pubblicato i loro risultati sul JAMA Internal Medicine. (1)

I ricercatori hanno raccolto i dati dello studio Nurses Health Study and Health Professionals. Tale studio ha fornito loro i dati su 131,342 partecipanti che erano stati seguiti per diversi decenni.

Maggiore era l’introito energetico derivante dalle proteine animali che i partecipanti assumevano, maggiore era il rischio di morire, come la figura 1 mostra, ma si può osservare che l’aumento del rischio di mortalità era molto piccolo.

I partecipanti che assumevano più proteine animali avevano un rischio di mortalità del 3% superiore rispetto ai partecipanti che assumevano un quantitativo proteico basso. Il 3% è un dato minimale.

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In pratica, l’aumento del rischio di mortalità si traduceva soprattutto in un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari fatali.

E’ così che una dieta ad alto contenuto di proteine animali è spesso associata ad uno stile di vita non sano. No, non stiamo parlando di Culturisti o adepti della dieta paleo. Queste persone sono spesso molto attente alla propria salute. Ma in altri contesti una dieta che contiene elevate quantità di proteine animali è spesso accompagnata da fattori di stile di vita non sani, quali sovrappeso, elevato consumo di alcol, fumo, elevato apporto di grassi saturi e da pressione alta, per citare solo alcuni fattori.

Ecco perché i ricercatori hanno esaminato di nuovo il rapporto tra la mortalità prematura e il consumo di proteine animali, ma questa volta si dividono i partecipanti in un gruppo con uno stile di vita sano e un gruppo con almeno un fattore di stile di vita malsano. Quando hanno fatto questo è emerso che il piccolo effetto negativo sulla salute di un elevato apporto di proteine animali è stato trovato solo in quest’ultimo gruppo.

Ecco perché i ricercatori hanno esaminato di nuovo il rapporto tra la mortalità prematura e il consumo di proteine animali, ma questa volta dividendo i partecipanti in due gruppi: un gruppo con uno stile di vita sano e un gruppo con almeno un fattore da stile di vita malsano. Quando hanno fatto questo è emerso che il piccolo effetto negativo sulla salute dato da un elevato apporto di proteine animali è stato osservato solo in quest’ultimo gruppo.

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I ricercatori hanno anche esaminato l’effetto delle proteine di origine vegetale. Più ne venivano consumate dai partecipanti, minore era il rischio di mortalità, come mostra la figura seguente: più che dalle proteine in se ciò è probabilmente dovuto alla fonte dalle quali esse provengono.

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Secondo questa analisi, i ricercatori hanno calcolato che per ogni 3% dell’apporto energetico totale proveniente dalle proteine di origine vegetale, il rischio di mortalità diminuisce del 10%. Se questo fosse davvero il caso, una dieta vegana ricca di proteine potrebbe anche essere abbastanza sana.

La figura seguente mostra l’effetto sulla mortalità dato dalla sostituzione di varie proteine animali con proteine vegetali.

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Questa analisi dimostra che soprattutto la sostituzione delle proteine provenienti da prodotti intensivamente trasformati della carne (wurstel, affettati, salsiccia) con proteine vegetali ha effetto positivo.

Anche se una maggiore assunzione di proteine animali è stata associata ad una più alta mortalità […], queste associazioni erano confinate ai partecipanti con almeno 1 fattore di rischio nello stile di vita.

La sostituzione delle proteine animali con proteine vegetali, in particolare sostituendole alle fonti come carne lavorata, può conferire un beneficio per la salute sostanziale. Pertanto, le raccomandazioni della sanità pubblica dovrebbero concentrarsi sul miglioramento della scelta delle fonti proteiche.

Gabriel Bellizzi

Riferimento:

1- http://dx.doi.org/10.1001/jamainternmed.2016.4182

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